domenica 25 ottobre 2009

Andare a fare Aikido in Giappone


Chi di noi non ha mai sognato di poter andare in Giappone per praticare Aikido nella sua terra d'origine?

Sicuramente è un sogno, spesso utopico per molti, ma molto frequente fra gli Aikidoka.

Ma non sono pochi ormai gli italiani che da anni riescono a realizzare un simile progetto.
Noi stessi lo abbiamo fatto, quindi ci è parso opportuno fornire qualche informazione in più e stimolare riflessioni in merito.

Innanzi tutto, molto è cambiato dai primi anni in cui gli occidentali si imbarcavano in simili imprese (era ancora in vita O' Sensei), quindi i molteplici apripista degli ultimi quindici anni, hanno reso più accessibile a chiunque la pratica in Giappone.

Attualmente all'Aikikai Hobu Dojo di Shinjuku, a Tokyo, circa il 65% dei praticanti ad agosto è occidentale, ed ogni giorno si possono incontrare almeno un paio di italiani, sparsi a frequentare le molteplici lezioni disponibili (nella foto, in primo piano... uno di loro!).

Andare a Tokyo a praticare è diventato una realtà molto più alla portata di quanto si possa normalmente credere.

C'è da sfatare il mito che sia caro andare e soggiornare in Giappone. Certo non costa come fare una giornata di mare sulle nostre coste, ma se paragonassimo 15 giorni all-inclusive in qualche rinomata località turistica italiana... il prezzo potrebbe quasi risultare competitivo.

A parte un certo costo fisso di viaggio (12 ore di aereo, andata e ritorno circa 800 Euro) e l'equivalente di un nostro albergo per i pernottamenti (50 Euro a notte circa)... le voci costose di spesa sono i trasferimenti interni, ma se con oculatezza si acquista il Japan Rail dall'Italia, è possibile usufruire di completa libertà di circolazione sulle linee ferroviarie giapponesi, che sono così capillari, che permettono di raggiungere ogni località, con incredibile efficienza e puntualità.

Il cibo e la pratica sono veramente a buon mercato, perciò chi non avesse eccessive mire turistiche se la potrebbe cavare con l'equivalente di una mini vacanza in Italia.

All'Aikikai Hombu Dojo è possibile per chiunque praticare, poiché anche coloro che non sono iscritti vengono tesserati sul posto e quindi hanno accesso agli allenamenti.

E' opportuno contattare anticipatamente la Fondazione via e-mail, presentare il proprio curriculum e gli estremi della propria permanenza.
Non c'è forse vera possibilità di venire rifiutati, ma questo può servire per partire con il piede giusto...

Ma questo non è l'unico luogo dove è possibile praticare a Tokyo!
Noi questa estate siamo stati ospiti anche dello Yoshinkan Hobu Dojo, sempre a Shinjuku (non meravigli, questo quartiere è circa grande come Milano...) ed abbiamo praticato sotto la supervisione diretta di Yasuhisa Shioda Kancho, il figlio di Gozo Shioda Sensei, che ora regge la scuola del padre.

Abbiamo visitato il Dojo principale dello Shin Shin Toitsu Aikido Kai, la Società del Ki fondata da Koichi Tohei Sensei, sempre a Tokyo.

Abbiamo anche praticato in Hokkaido, l'isola più a nord, sia a Shirataki... luogo in cui O' Sensei visse per otto anni, sia a Naka Yubetsu, paese limitrofo ad Engaru, dove cioè il Fondatore incontrò per la prima volta il suo Maestro Sokaku Takeda.

E' possibile praticare ad Osaka, Kameoka, Kyoto... a Tanabe, terra natia di Morihei Ueshiba e luogo della sua sepoltura, come a Shingu, città a circa due ore di treno da Tanabe, nel Dojo fondato da O' Sensei stesso...

... ad Iwama, paese in cui il Fondatore si ritirò per studiare e perfezionare ulteriormente la sua Arte. Addirittura qui è possibile farlo sotto ben tre diversi raggruppamenti: il ramo Aikikai della prefettura di Ibaraki, il Dojo privato di Hiroki Nemoto Sensei e la scuola di Hitoiro Saito Sensei, figlio di Morihiro Saito Shihan.

Ecco un breve video mandato in onda sulle TV nipponiche che immortala il Dojo sopra citato così come ora apparirebbe a chi lo visitasse. Nel filmato, oltre ad Isoyama, Inagaki e Nagashima Sensei, compaiono molti compagni di pratica che questa estate hanno sudato insieme a noi.



Sicuramente in nessuno dei luoghi sopra citati però è gradita la visita a sorpresa, perciò è necessario preannunciare la propria venuta, prendendo prima contatto via e-mail.

Rispetto a ciò, si sfati pure la credenza sulla necessità di essere presentati in questi luoghi da qualche alta carica, che intercede perché ci venga concesso il permesso di andare!
Un tempo era così, ora è possibile contattare direttamente chi si vuole e prendere accordi.

E' bene conoscere un minimo le usanze e le abitudini della società giapponese, poiché, fuori dalla metropoli di Tokyo, ci si trova quasi sempre in aperta campagna... nel Giappone vero, ci verrebbe da dire... nel quale proprio pochi parlano inglese (e spesso quando lo parlano è come se non lo facessero, perchè non si capisce nulla!).
Ma non crediamo che qualche Dojo che in effetti possa rifiutare una proposta di soggiorno dagli stranieri. Sono spesso realtà molto piccole e locali, che sono molto più in difficoltà economica di quanto si direbbe, perciò... allievi = finanze in arrivo, perchè rifiutare!

La scorsa estate Nemoto Sensei aveva solo un allievo ed ogni mattina si allenavano solo loro due insieme, mentre all'Ibaraki Shibu Dojo c'erano circa circa 6 Uchideshi e 6 Sotodeshi.... nessuna cifra astronomica!

E' necessario essere disposti spesso ad una vita veramente spartana, in condizioni igienico-sanitarie talvolta incerte... ma si sopravvive e quindi, infine, si può fare!

In ciascuno di luoghi citati si può entrare in contatto con i luoghi della storia dell'Aikido e di Morihei Ueshiba. Abbiamo trovato, paradossalmente, che questo è al momento la cosa più interessante da fare in Giappone per un Aikidoka.

Sicuramente è possibile ricevere lezioni dagli allievi diretti del Fondatore (solo questa estate ne abbiamo incontrati una decina...), ma l'impressione nostra (e speriamo solo nostra) è questa: al momento non giureremmo che l'Aikido migliore si trovi per forza ad 11000 km di distanza.

Abbiamo praticato tanto là, abbiamo visto molti occidentali che lo facevano al nostro fianco, ma altrettante volte abbiamo avuto l'impressione che oggi i giapponesi siano interessati ad altro... con una inevitabile ricaduta negativa sulla qualità di quanto è possibile praticare nella loro terra.

A nostro avviso, è come se disinteressandosi un po' delle loro tradizioni, non curassero molto la consapevolezze legate all'allenamento ed all'insegnamento dell'Aikido.

All'Haikikai Hombu Dojo ci sono certamente personaggi di indubbia competenza che è possibile incontrare direttamente, ma una buona maggioranza del corpo docente, ci è parso, non brillare come se lo aspetterebbe chi fa un lungo viaggio per apprendere il meglio.

Lo Yohinkan Hombu Dojo è un luogo dall'austerità veramente inquietante, in cui ogni allenamento viene portato all'estremo delle possibilità fisiche... infatti gli allievi locali hanno quasi tutti i segni evidenti sul loro corpo di un eccesso di sollecitazione (tutori, bende, cerotti, fasce sono all'ordine di ogni lezione!).

Presso il Dojo Ki no Kenkyukai abbiamo incontrato molta resistenza al nostro inserimento. Vecchie beghe politiche con l'Aikikai ancora impediscono spesso agli Aikidoka interessati di accedere a questa realtà, che ci è parsa molto chiusa su se stessa... quasi a mò di setta, che giudica, di volta in volta, chi può essere ammesso e chi no.

Ad Iwama, altro luogo storico importantissimo... è possibile ammirare l'Aiki Jinja, visitare la casa del Fondatore ed il suo Dojo perfettamente inalterato... ma l'enorme quantità di forza fisica e di aggressività che pare essere usata di routine negli allenamenti, ad esempio, ci è parsa nuovamente discostarsi dalla via più consona all'Aikido.

Non diciamo sicuramente questo per critica distruttiva, ma perché abbiamo notato come i problemi in effetti siano presenti ovunque ed il Giappone non possa sempre essere considerato il luogo idillico della pratica.

Solo sono considerazioni, le nostre: ci auguriamo nessuno le prenda per oro colato, ma si prenda la briga di verificarne in prima persona l'attendibilità.

Questo ovvio non faccia minimamente cessare la voglia di fare la valigia e provare l'emozione di praticare in Giappone... ci sono molti motivi per farlo (storici, filosofici, religiosi, culturali, didattici...) , noi siamo soddisfatti da quest'esperienza, che ci siamo promessi di ripetere... solo ci è parso importante anche sottolineare alcune evidenti tendenze, che sfatano forse un po' un mito, ma crediamo avvicinino anche molto più ad una realtà ora contattabile con relativa facilità.

Per noi il viaggio è stato ancora più importante, poiché ci ha permesso di comprendere quanto in realtà sia più avanti di quanto si creda l'Aikido italiano, che spesso potrebbe essere svalutato pensando di andare a trovare l'Aiki-Eldorado altrove!

Andiamo quindi in Giappone, visitiamo i luoghi cari ad O' Sensei e pratichiamo (siamo a disposizione anche per fornire documentazione ed indirizzi precisi per alloggio e spostamenti a chi ce ne dovesse fare richiesta), ma anche celebriamo il tesoro che già possediamo nei nostri Dojo, durante ogni allenamento.... questo è un bel regalo che noi possiamo fare al nostro Aikido, almeno dello stesso pregio - se non superiore - di andare a cercare qualcosa di inedito in Giappone.

Buona pratica nostrana a tutti!

mercoledì 21 ottobre 2009

お誕生日おめでとう Buon compleanno Aikime!


A due anni i bambini già camminano sulle proprie gambe...

... ma la cosa più importante è che pare si siano già concessi il tempo di ritagliarsi una propria personalità, riconoscere la propria immagine in uno specchio, manifestare i segni del proprio carattere...

Happy Birthday animated glitter graphic, picture, image for Myspace comments, Orkut, Friendster, Hi5.

Speriamo anche Aikime speriamo abbia saputo fare altrettanto in questi primi due anni di vita!

... diventando ormai un Aiki-bambino che pesa 110 Post, che ha messo in collegamento su Facebook con il suo Gruppo più di 160 persone (praticanti, appassionati, curiosi... Maestri, allievi, simpatizzanti), che offre consulenze in tema Aikido a tutti coloro che si mettono in contatto con noi (l'ultimo bizzarro progetto: fornire informazioni per una tesi di laurea in "Scienze del Turismo", che si prefigge - fra le altre cose - di creare un viaggio organizzato in Giappone per appassionati di Aikido, nei luoghi storici dove esso è nato, si è sviluppato ed ora si può praticare!)... e che riceve ormai ogni giorno molte visite di cortesia!

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Siamo contenti di questo progetto...
che ci auguriamo fiorisca ancora maggiormente in futuro... sempre nella direzione di offrire servizi on-line (tramite link, video, libri, riflessioni, sondaggi, pubblicazioni...) per Aikidoka e non.


BUON COMPLEANNO
AIKIME-SAN!!!

domenica 18 ottobre 2009

Embukai: le dimostrazioni di Aikido


Qualche riflessione su un'usanza molto diffusa nella nostra Arte, cioè quella di esibire se stessa nelle "dimostrazioni"... embukai, in giapponese.

Molti gruppi organizzano simili eventi in concomitanza di particolari avvenimenti durante l'anno: l'avvio o la fine dei corsi, inserendosi nei carnet di quelli previsti per feste cittadine, festività, sagre...

Altrettanto diversa è la modalità con la quale le dimostrazioni vengono organizzate.
Ci sono Maestri che costruiscono una scaletta prefissata, alla quale l'embukai deve attenersi, altri che non preparano nulla e lasciano che le cose avvengano in pura improvvisazione.

Alcuni Insegnanti preferiscono chiedere solo agli allievi più esperti di esibire il proprio Aikido con lui, facendo da partner durante l'esibizione... mentre altri esortano tutto il gruppo a seguirli, per neofiti che siano i partecipanti.

Va detto che anticamente l'embukai era qualcosa di molto meno frequente di oggi, poiché essendo tutte le scuole marziali di origine e "proprietà" familiare, non era molto conveniente, né sicuro mostrare troppo in pubblico i propri "tesori"... tecnici... poiché essi avrebbero potuto facilmente essere rubati o carpiti da non casuali spettatori, appartenenti magari alle famiglie rivali.

Già ai tempi di O' Sensei però divennero più frequenti: egli molte volte ha dato dimostrazioni pubbliche di Aikido. Anche in questo caso però risulta dalle cronache, che egli esibisse qualcosa di molto differente da quanto poi veniva insegnato quotidianamente sul tatami del suo Dojo. Come mostrare al pubblico un risultato notevole, cercando di non fornire però gli strumenti per arrivarci.
Prova ne sia che nelle dimostrazioni pubbliche di Morihei Ueshiba veramente di rado è mostrato l'allenamento ki hon, che invece costituiva la base di quanto egli praticava per giungere a quell'essenzialità di movimento che ha contraddistinto i suoi movimenti.



Quest'oggi è cambiato il contesto storico... nessuno ruba con gli occhi le tecniche segrete degli altri... in realtà nessuno comunque ne avrebbe la capacità nemmeno se lo volesse!

Gli embukai di O' Sensei e di tutti i grandi Sensei che lo hanno seguito, comunque duravano sempre pochi minuti, erano vissuti solo da pochi allievi esperti precedentemente scelti dal Maestro per affiancarlo, sia che la scaletta di quanto bisognava esibire fosse prefissata, sia che fosse un momento di improvvisazione.

Oggi c'è una maggiore tendenza a dimostrare "la lezione tipo" che si svolge solitamente nel Dojo, in modo da informare (con o senza commento vocale a quanto avviene) gli spettatori di quanto verrebbe loro chiesto di praticare se decidessero di iscriversi ad un corso di Aikido.



Una curiosità veramente interessante: nonostante il nostro corso sia abbastanza fiorente di iscrizioni... praticamente nessuno degli spettatori che ha chiesto informazioni su di noi al termine di un nostro embukai si è poi fattivamente iscritto al corso. Sarà forse carenza strutturale del nostro Aikido!... Scarso interesse reale degli spettatori... non ci è dato di sapere...

Una cosa è certa: la necessità di riflettere sull'utilità profonda e reale di un embukai, poiché non pare logicamente sostenibile (almeno a noi) che le dimostrazioni abbiano principalmente lo scopo di avere nuovi iscritti al corso!



Quello che segue è stata quindi la NOSTRA riflessione in merito, che come sempre quando compare non vuole convincere di essere l'unica possibilità coerente... ma che ci è caro condividere, per avere i vostri rimandi in merito.

Ci colpì molto, presenziando al primo giorno di allenamento dell'anno di un Dojo all'estero, vedere che i membri avevano organizzato una dimostrazione "a porte chiuse"... cioè fra di loro, e noi ospiti.

Ciascun allievo aveva segnato su un semplice pezzo di carta che cosa aveva voglia di mostrare agli altri e con quale partner avrebbe avuto il piacere di farlo... fosse anche solo per eseguire tenkan o una caduta in avanti.

I deshi (gli allievi) quindi, uno a uno, hanno mostrato ai loro compagni ed Insegnanti il "loro" Aikido... nessuno commentava fosse giusta o sbagliata, superlativa o misera la loro esecuzione.
Stavano esibendo l'Aikido a loro stessi, fra di loro.



Questa cosa ci piacque molto, quindi decidemmo di adottarla, a nostra misura, nei nostri embukai.
Continuiamo a fare dimostrazioni pubbliche, almeno un paio all'anno... alle quali ciascun allievo ha l'occasione di esibire quello che ritiene (tecniche di base, di livello più avanzato, tai jutsu, buki waza... tecniche libere, randori... movimenti con un sottofondo musicali... ciascuno è realmente libero), anche l'Insegnante fa altrettanto.
La differenza però sta nel fatto che i principianti spesso sentono il bisogno di non improvvisare i loro interventi, che quindi vengono provati qualche volta nel Dojo prima, mentre i Senpai tendono ad improvvisare tutto sul momento.

Il risultato è una dimostrazione imperfetta, così come ciascuno di noi in realtà è (sarà per questo che poi nessuno si iscrive? ^_^ ), ma molto mooolto reale, poiché autentica "fotografia" del nostro Aikido al momento attuale.
Usiamo poi filmare i nostri embukai, in modo da poter vedere a distanza di tempo, l'evoluzione del nostro modo di muoverci e vivere quei momenti di "imbarazzo" pubblico... per poter avere una misura del cambiamento del nostro Aikido stesso.

Il pubblico così ha modo di vedere qualcosa di modesto, ma autentico... con diversi gradi di consapevolezza che si muovono sul tatami di fronte ad esso. Questo a nostro avviso li potrebbe aiutare a vedere il senso di un cammino, quello che potrebbe loro interessare se frequentassero un corso.

Abbiamo quindi completamente abolito gli embukai in cui tutto viene provato e riprovato più volte, cercando la straordinarietà di quanto mostrato: cadute altissime, randori con 15 persone contro 1... e così via.
A nostro giudizio non è rispondente alla realtà e/o al nostro livello una cosa simile e ci sembra di prendere un po' in giro il pubblico se dovessimo fare così.

Del resto, a parte chi osserva una dimostrazione da NON-addetto ai lavori, è veramente evidente un embukai nel quale tutto viene sinteticamente "recitato"... si nota un che di artificiale e non autentico anche nella tecnica più perfetta, ma non vissuta in modo totalmente partecipato (così come ad esempio avviene nell'improvvisazione).



[non ce ne voglia l'amico Stefan... qui ora preso ad esempio per una di quelle dimostrazioni "preparate" scenicamente. La sua preparazione è grande, così come la sua genuinità]

Crediamo sempre più che l'embukai sia un momento importante, poiché ci permette di esibire agli altri ciò che amiamo, ma questo ben al di là che ciò piaccia o meno. L'importante per ciascuno di noi è condividerlo, poiché lo sviliremmo tenendolo solo per noi...

Di tanto in tanto, nella massa, si incontra poi qualcuno in grado di apprezzare e riconoscere l'autenticità di ciò... ma non crediamo debba essere questo il motore delle nostre azioni.

Abbiamo letto:

"l'Amore non è un bisogno, ma un traboccare...
L'Amore è un lusso.
E abbondanza significa possedere così tanta vita che non sai più cosa farne, quindi la condividi.
Significa avere nel cuore infinite melodie da cantare; che qualcuno le ascolti o no è irrilevante.
Anche se nessuno ascolta, devi comunque cantare, devi danzare la tua danza".
[Osho, "Con te o senza di te"]


Così noi facciamo con il nostro Amore, l'Aikido.

domenica 11 ottobre 2009

y = Aikido (x)


Chi di voi ricorda il significato di "funzione matematica"?

Qualche reminescenza dell'Università o delle Scuole Superiori potrebbe portare il nostro pensiero a quella “scatola nera” - la funzione
appunto -, in cui entra un numero (solitamente “x”), viene elaborato, e ne esce un altro (“y”, oppure “f(x)”) in grado di soddisfare la funzione stessa.

y = f(x)

x = 0 ; f(x) = 1

x = 1 ; f(x) = 3
x = 2 ; f(x) = 9
x = 3 ; f(x) = 19
x = 4 ; f(x) = 33

sono quindi tutti punti del piano cartesiano che soddisfano la funzione y = 2x^2 + 1
La cosa interessante, almeno in matematica, è ch
e trovata la funzione, si sono anche automaticamente trovati TUTTI i punti del piano che la soddisfano (perché a qualsiasi valore che diamo a x è possibile trovare almeno un corrispondente valore di y… e così via).

Ci siamo chiesti
, quindi… se l’Aikido fosse u
na funzione… una funzione filosofica, anziché matematica… che operatore sarebbe per “gli oggetti” in entrata?
Quali i suoi valori in uscita dopo averne applicato
l’essenza di quest’Arte?
Questi i primi risultati notevoli di questo studio di funzione:


x = 2 ; Aikido(x) = 1

x = 3 ; Aikido(x) = 1

x = 4 ; Aikido(x) = 1
x = 5 ; Aikido(x) = 1

se si entra nell’atmosfera del
Dojo con un’idea... dualistica...di chi attacca e di chi si difende (2 o più individui, appunto), l’Aikido dovrebbe aiutare una sorta di fusione, facendoci sperimentare una sensazione di unione intima fra i protagonisti dell’azione;

x = violenza/prepotenza
Aikido(x) = accettazione non passiva

se così non fosse, cioè se alla prepotenza si rispondesse con altrettanta volontà di sopraffazione, l’Aikido tornerebbe subito a far parte delle forme di Bujutsu dalle quali deriva; evidentemente nelle sue corde ci deve essere una replica diversa, tale da permetterci di non “subire”, ma anche capace di non renderci deplorevoli e violenti come chi assale;

x = forzatura/imposizione
Aikido (x) = cedevolezza/naturalezza

anche molte altre Arti Marziali insegnano la “Via della cedevolezza”… l’Aikido, di suo, può forse favorire la presa di coscienza di sé, capace di agevolare e velocizzare un nuovo incontaminato contatto con spontaneità, adattabilità, flessibilità, pur in presenza di una ferrea determinazione.

Rimanere “sempreverdi”
sembra il massimo in natura per ritardare l’invecchiamento; gli stereotipi del tipo “si fa così”… “questo è
bene, quest’altro è male”… non sono per forza sbagliati o inutili, ma talvolta si rivelano inadatti ad una realtà in continua evoluzione: la vita stessa. L’Aikido potrebbe favorire l’apprendimento di uno stato vigile, presente e consapevole, al contempo sempre nuovo, spontaneo e fresco, così come la vita ci mostra di essere;

x = stereotipo ; Aikido(x) = innovazione/rivoluzione

l’Aikido esce dagli stereotipi di Arte Marziale tradizionale, se ci pensiamo… pur onorando la sua provenienza da esse: ha saputo shockare per il suo contenuto inedito e rivoluzionario nel mondo dell’arte della guerra, divenendo l’Arte della Pace. Ci si veste sempre da guerrieri, forse non si smette di esserlo, ma i vestiti ora sono indossati con intenzioni ripulite dal di dentro;

x = conflitto ; Aikido(x) = opportunità

le contingenze legate alla crescita spesso sono connesse con un conflitto, uno stato di stress che però viene cavalcato quale possibilità di operare un cambiamento, piuttosto che come un evento negativo dal quale è solo bene prendere distanza.

Per ogni neonato, ad esempio, il momento della nascita è un poderoso conflitto: sembra di mo
rire durante il parto, poiché si mette di respirare nella modalità conosciuta nell’utero materno, per iniziare ad utilizzare i propri polmoni. Un vero e proprio shock forse, ma, con il senno di poi, anche la morte ad uno stato prenatale per fare ingresso di diritto nella vita.

L’Aikido potrebbe essere simile, dandoci la possibilità conscia
di esaminare alcune condizioni di conflitto (quello fisico e psicologico, ad esempio) per imparare a scorgerne l’aspetto evolutivo e per non rimanere intrappolati dal significato negativo che è usuale attribuirgli;

x = caos ; Aikido(x) = armonia


randori”, il famoso confronto libero dell’Aikido, talvolta realizzato con l’attacco simultaneo di più praticanti, ha proprio il significato di “afferrare” (nel senso di “controllare”) “il caos”.

Si è per decenni creduto che l’entropia dell’universo, cioè il suo stato di
disordine, stesse continuando ad aumentare, passando a configurazioni via via più caotiche e casuali. Oggi taluni sono disposti a riconsiderare la questione, in quanto l’Universo sembra capace di un caos organizzato, veramente meno caotico e cieco di quanto si sarebbe creduto.

L’Universo pare sia retto ovunque da leggi armoniche che sottolineano equilibrio, essenzialità, ottimizzazione ed intelligenza.
Se l’Aikido è l’Arte dell’Armonia, significa che passando sotto la sua ottica
può apparire meno casuale ciò che altrimenti potrebbe essere preso per tale.

Può e
ssere armonizzato e reso cioè costruttivo quanto prima in apparenza era da considerarsi solo parziale e disordinato, se non dannoso;

x = guerra ; Aikido(x) = pace

pace non intesa come rifiuto della guerra o suo opposto, ma come una realtà ultima che abbraccia anche la guerra e la trascende, rifiutandosi di porsi al suo stesso livello. Se l’Aikido fosse un’Arte capace veramente di incamerare conflittualità per farne “fiori da mettere nei nostri cannoni” sarebbe veramente una grande opportunità essere Aikidoka…;

x = malattia ; Aikido(x) = salute

già, perché lungi da noi ritenere l’Aikido la panacea di tutti i mali, constatiamo semplicemente che armonia, pace e salute sono, fondamentalmente sinonimi, in quanto aspetti diversi dello stesso principio, così come lo sono anche disarmonia, guerra e malattia. Simbolicamente, la malattia all’interno di un essere è segno di una “guerra interna”, cioè di una disarmonia venutasi a creare fra gli elementi costituenti… immaginiamo un orchestra che suona con parte degli strumenti non accordati e/o con i musicisti che vanno ciascuno un po’ per i fatti suoi… Difficile che il brano proposto risulti melodico!

Ma se l’Aikido è in grado di strutturare armonia e pace, allora è anche capace di rimandare armonia e pa
ce all’interno di chi lo pratica, uno status che si potrebbe anche definire semplicemente “benessere”… che va tra l’altro al di là del concetto di salute o dell’assenza di malattie;

x = staticità ; Aikido(x) = movimento

questo aspetto è più che chiaro sotto il punto di vista fisico, il ki no nagare (flusso del ki) è proprio di
un’azione non bloccata, ma agevolata nel suo svolgersi. Ci sono però anche altri connotati di un aspetto che rispecchia movimento alla staticità.

Fluire, spostarsi sono gli elementi più importanti in un processo di cambiamento, di trasformazione e quindi anche di crescita.
Ogni volta che vogliamo progredire, dobbiamo essere dis
posti a cambiare punto di riferimento, a muoverci dallo stato che vogliamo lasciarci alle spalle.

Gli Aikidoka possono fare qu
esto per analogia simbolica con ciò che avviene sul tatami.
Inoltre, per nostra esperienza, se si frequenta un buon corso di Aikido, è naturale essere periodicamente interessati da alcune “crisi”: dopo essersi ingaggiati a dovere nell’Arte, essa ci ricompensa con la possibilità di “cambiare qualcosa” in noi… muoverci a livello profondo verso il prossimo step. Solitamente gli allievi si preoccupano dei momenti bui che attraversano, ma solo perché non ne colgono l’opportunità evolutiva… bisogna accettare di non essere statici, nemmeno nel proprio modo di essere, oltre che con il corpo.

L’Aikido insegna a muoverci, e ci muove.


Cosa succede ora se proviamo a tracciare questa funzione... se proviamo cioè a riportarla sugli assi cartesiani, per vedere che forma assume?

Non è facile questa operazione, non ci riusciremo noi… adesso.

Ciascun praticante però può provarci, e vedere cosa si forma… dentro e fuori di sé.

lunedì 5 ottobre 2009

Aiki-messaggi innovativi: 3 - lo status dei progetti


Di tanto in tanto è bene andare a vedere come si sono sviluppate quelle iniziative che con entusiasmo abbiamo segnalato qualche tempo fa: innovazioni importanti, audaci, inedite nel campo dell'Aikido, che è bene rispolverare periodicamente per avere un feedback dei risultati ed obiettivi fin ora raggiunti.

1 - Siamo partiti nel febbraio 2009 con il descrivere un progetto innovativo che riguardava l'utilizzo dell'Aikido da parte di portatori di handicap medio-grave.
Trovate il link alla nostra descrizione del progetto qui.

Cosa ne è stato degli Ospiti del Piccolo Rifugio?
Il 30 giugno scorso è stato ufficialmente concluso il primo periodo di sperimentazione che è stato definito da Organizzatori ed Utenti "un successo"...

Un comunicato stampa ci ha avvisato dell'avvenuta consegna delle cinture gialle alle piccole tre nuove praticanti venete. A detta dei responsabili del progetto, il loro apprendimento sembra essere stato enormemente più veloce e sorprendente di qualunque aspettativa potesse essere stata formulata in precedenza.

Dopo alcuni mesi di pratica settimanale, le tre ragazze che hanno partecipato alle lezioni hanno mostrato di possedere una notevole naturalezza nell'esecuzione delle tecniche che erano state loro insegnate, compresa una sorprendente capacità mnemonica, che tendenzialmente è raro attribuire ai portatori di handicap psichico.

L'esame è stato quindi vero, nel senso che non si è trattato di un riconoscimento di "buona volontà", poiché ciascuna delle allieve ha mostrato di avere acquisito competenze specifiche, oltre sicuramente ad avere beneficiato delle conseguenze positive e salutari di un'attività psico-motoria completa di ogni aspetto.

Ci auguriamo quindi che questo progetto-pilota possa proseguire anche quest'anno (solitamente l'autunno è il periodo più idoneo all'avvio di simili progettualità nell'ambito socio-sanitario-educativo) con partecipazione, ingaggio e profitto inalterati - se non aumentati - da parte di tutti i soggetti coinvolti.
Ci auguriamo altresì che esso sia stimolo per quei Maestri ed allievi dei corsi che amerebbero realizzare qualcosa di simile nel contesto sociale in cui vivono!

2 - A marzo 2009 invece abbiamo assistito alla nascita dell'ambizioso progetto "World Dojo"... di cui ritroverete i dettagli a questo link.

A che punto siamo?

I lavori continuano, le conferenze via Web anche... giusto la settimana scorsa l'ultima, in presenza di Insegnanti di Aikido che operano in Svizzera, Olanda, Germania, Canada, California, Italia (c'eravamo noi!). Altri Insegnanti che si sono entusiasticamente fatti coinvolgere, hanno fatto ampliare il progetto ad un dialogo che comprende anche Israele e Regno Unito.

Qual è il tema della discussione? La costruzione di un dialogo inter-stile, che individui alcuni fondamentali punti di forza dello sviluppo dell'Aikido in futuro, intessendo nel frattempo anche una rete di supporti internazionali volti a sostenere le iniziative singole e collettive dei partecipanti.

Il primo parto di questo progetto, oltre al dialogo periodico on-line via Skype, è un sito Web, ancora non del tutto completo, che potrete trovare a questo indirizzo.

Le differenze spesso distanziano, ma altre volte rendono veramente produttivo il dialogo, come in questo caso: non è del tutto chiaro dove una simile progettualità possa condurre, ma l'incontro con persone che hanno dedicato parte della vita allo studio ed all'insegnamento dell'Aikido pare renda particolarmente prolifica l'interazione e lo scambio di vedute.

Con probabilità verrà in futuro proposto un incontro fisico dei partecipanti sparsi per il mondo, per ora insieme solo virtualmente sul Web. Vi terremo informati!

3 - Ben prima, in un momento imprecisato del 2008, si è dato il via al progetto di unificazione di alcuni settori dell'Aikido sotto il patrocinio di F.I.J.L.K.A.M., la Federazione Italiana Judo, Lotta, Karate, Arti Marziali... diretta appendice del C.O.N.I.

Avevamo iniziato a sottolineare un'inedita tendenza all'aggregazione inter-stile nell'Aikido italiano con il Post riportato qui, quindi c'è stata una vera e propria escalation di coinvolgimento e di aggregazione al progetto di riunire differenti Scuole e Maestri, culminato con l'articolo che avevamo pubblicato al seguente link...

Come appare ora lo status dei lavori?

A fatica, tra tentennamenti, piccoli intoppi e nuovi coinvolgimenti, pare che il processo di unificazione sotto il patrocinio F.I.J.L.K.A.M. stia continuando!

Certo il lavoro da fare è molto e più è grande la realtà che si muove, più complesso è mantenere equilibri e garantire qualità progettuale in ogni istante: ma il solo fatto che la direzione continui ad essere quella dell'aggregazione, a nostro avviso, è un ottimo segno...

E' la prima volta nel nostro Paese che ci si pone il problema di unire fra loro diverse "famiglie" della nostra disciplina con i numeri attuali. Il programma di convivenza (pacifica) potrebbe garantire sicuramente maggiore visibilità all'Aikido, così come già è stato per quegli Stati in cui il processo è avvenuto ormai da anni.

La strada dello studio dei punti in comune e delle divergenze è sempre delicata, ma parecchio consonante con la disciplina che pratichiamo. L'instaurazione di un regime "democratico" all'interno delle diverse scuole che fanno capo ad un'unica Federazione è di per sé qualcosa di veramente ambizioso, se consideriamo la natura tradizionalmente piramidale di ciascuna di esse!

Ancora impegno, quindi...
...ecco quello che serve, ulteriore investimento da parte dei praticanti di ogni livello e luogo per far crescere rigogliosamente i progetti innovativi sull'Aikido che stanno germogliando in Italia, come nel Mondo intero. Crediamo questo sia un investimento produttivo per l'Arte da consegnare a coloro che verranno.

Da parte nostra ci sarà attenzione a segnalare ogni nuova partenza interessante, inedita e sperimentale... per poi, ciclicamente andare a testare i frutti delle scommesse ardite di quei free-landers, degni di stima fin da subito per il loro coraggio.