lunedì 9 febbraio 2009

Aiki-messaggi innovativi: 1 – l’Aikido e la disabilità


Come promesso la scora settimana, ci ritroviamo puntuali con un nuovo Post… questa volta però orientato alla ricerca di tutti quei messaggi positivi, spesso anche innovativi in modo ardito, che la nostra Arte sta mostrando capace di cogliere, fare propri e rimandare alla società.

Si tratta di una sorta di rovescio della medaglia rispetto a quando troviamo necessario esplicitare alcuni pericoli che potrebbero essere contattati dentro e fuori dai tatami… intendendo bene che, anche questi, paiono forse per ora maggiormente da attribuirsi agli uomini che interpretano l’Aikido, più che dell’Aikido stesso.

Ci piace quindi pensare che per la stessa ragione alcuni talentuosi possano sperimentarsi nel dare nuovo e maggiore lustro alla disciplina che amiamo, grazie alla loro capacità di impegno e lungimiranza.

È il caso di oggi, nel quale vi parliamo di alcuni interessanti orizzonti che parrebbero aprirsi nell’utilizzo dell’Aikido in modo semplice, utile, intelligente e proficuo.

Vi parliamo cioè dell’esperimento intrapreso negli ultimi mesi dello scorso anno da tre giovani Aikidoka, tuttavia due dei quali già in possesso di un’esperienza di insegnamento tutt’altro che banale e di un relativo grado di maturità nell’Arte che ne garantisca al contempo competenza, esperienza e serietà, pur messe al servizio di idee fresche, giovanili ed innovative.

I Maestri Luca Gri e Sandro Lucagnano e la loro allieva ed amica Maddalena Neglia, appartenenti al Dojo ASD Judo Aikido Vittorio Veneto, infatti, dallo scorso 5 novembre hanno iniziato la collaborazione con una Struttura Residenziale per l'assistenza alla disabilità fisica e mentale chiamata “Piccolo Rifugio, nei pressi del loro centro urbano.
Il progetto consiste nel praticare Aikido con sei Utenti, per ora tutte ragazze, per una volta alla settimana fino al prossimo giugno… con una reciproca soddisfazione ed un profitto che tuttavia non si sarebbe nemmeno potuto ipotizzare prima del suo avvio!

Le problematiche delle ragazze Ospiti del Piccolo Rifugio sono varie: una di esse manifesta la Sindrome di Down, altre sono colpite da distrofie ed altre forme di ritardo mentale di tipo medio-grave, oltre ad essere interessate da tratti autistici (con problemi di vista, udito, linguaggio) e riconducibili a sindrome da iperattività.

Sono insomma il tipo di persone che la “brillante” società odierna non considera interessanti, utili o attraenti… e che spesso (ma sicuramente non in questo caso) si tende più che altro a “confinare” nelle Strutture Residenziali… limitandosi ad agire per esse con atti di pura baldanza, più che di vera assistenza sociale e valorizzazione all’individuo.

Quella che segue è una parziale sintesi della loro attuale e pregiatissima esperienza.

Superate le non poche difficoltà burocratiche che normalmente si incontrano nell’intraprendere simili iniziative, anche grazie all’esperienza datata del loro Dojo che ha messo a disposizione i tatami, che si è impegnato a prendere contatti con il Comune per il patrocinio, le assicurazioni.. alla Struttura che ha messo a disposizione i suoi locali…

i tre praticanti sopra citati, o forse per meglio dire, i tre autentici Maestri di Aikido in senso ideologico e profondo oltre che pratico… come si diceva, ogni mercoledì incontrano queste sei ragazze per un’ora e con esse condivide la gioia della pratica dell’insegnamento e dell’apprendimento…

Già, perché quello che può non essere così immediato cogliere, è che risulta veramente difficile insegnare Aikido (così come qualsiasi altra cosa!) a chi è sensibilmente differente da noi.
È necessaria una giusta dose di umiltà e coraggio per uniformarsi ad una capacità di comprensione mentale differente, possibilità di memorizzazione inferiore, capacità di concentrazione scarsa, se non talvolta quasi nulla… unitamente ad alcune problematiche fisiche che limitano oggettivamente la reale possibilità di muoversi durante gli incontri. Può essere simile a voler danzare un ballo di gruppo di cui si ignorano i ritmi e nel quale gli altri membri pare danzino su un'altra musica.

La pratica dell’Aikido con i disabili, in qualche modo, costringe a ridisegnare la disciplina stessa a loro misura, per aprire un canale comunicativo e relazionale che altrimenti rischierebbe di rimanere inutilizzato.
Questo pare che però non stia proprio avvenendo in questo caso, anzi: sia le Ospiti, la loro Equipe Educativa, i loro familiari, che i tre promotori dell’iniziativa stanno probabilmente cogliendo di essere solo all’inizio di una progettualità reciproca fruttuosa e profonda.

Come hanno infatti reagito le sei ragazze al tatami?
In modo più che soddisfacente sembrerebbe!

I Maestri Gri e Lucagnano infatti rimandano che nonostante alcuni problematiche di coordinazione corporea, di dolori alla schiena e forse paure che frenano la familiarizzazione delle neo-Aikidoka con le cadute ed il tatami in genere, le stesse hanno mostrato una capacità di memorizzazione corporea ben più sviluppata dei loro colleghi normodotati che, a parità di esperienza, potrebbero essersi iscritti ad un Dojo tradizionale.

La percezione del loro stesso corpo pare stia migliorando in modo sensibilmente visibile dopo solo quattro mesi di pratica (che per loro significano poi circa 16 ore soltanto!)
Le spiegazioni si sono fatte più brevi, per non dover puntare eccessivamente sulla concentrazione e molto è affidato alla memoria muscolare stessa (ma quale problema c’è in questo! Anche la tradizione vuole che i Maestri spieghino poco e gli allievi pratichino molto… è solo dalle nostre parti che si tendono a fare conferenze sul tatami!).

Per questioni di privacy non è corretto citare ulteriormente dinamiche che riguardino direttamente le sei Ospiti, ma questo non ci impedisce di fare alcune prime considerazioni rispetto a questo primo step del progetto…. considerazioni che spesso non è semplice reperire, data la diffusa mancanza di consapevolezze sulla diversa abilità che mostrano i portatori di handicap in genere.

Si sappia che il termine handicap deriva dal linguaggio ippico, e veniva utilizzato per riferirsi al cavallo più veloce di tutti, quello che probabilmente sarebbe riuscito a vincere ogni corsa, sbaragliando sempre i suoi concorrenti.
Ad esso veniva appositamente interposto un ostacolo sul suo tragitto (l’handicap, appunto) per far si che ci potesse essere ancora gara con gli altri…
Questo faccia capire come sia spesso facile etichettare come disabile chi possiede semplicemente una marcia in più degli altri, probabilmente proprio perché ne si temono inconsciamente le potenzialità.

In qualsiasi caso tuttavia, come si diceva il relazionarsi con il diverso costringe gli interlocutori a trovare una mediazione rispettosa di entrambe i mondi coinvolti (non sa di Aikido questo?) per poter collaborare con profitto.
Il cosiddetto normodotato deve forse “farsi un po’ disabile”, così come a questi è richiesto di assumere un’ottica, una mentalità ed anche una postura che non gli appartiene completamente di natura.
Ma cosa succede quando questa alchimia, come in questo caso, pare avvenire in modo spontaneo e naturale?

Si può forse percepire che questa ipotizzata disabilità realmente non esista, oppure appartenga contemporaneamente a tutti…. ma che comunque la diversità NON impedisce lo scambio adulto e qualitativo di movimenti, valori, pensieri ed emozioni.

Ci si abbraccia poi forse, perché ci si riscopre fratelli che erano stati disgiunti solo da un pregiudizio… guarda caso però radicato nella società ad opera dei normodotati (perché sono la maggioranza?) e non dei disabili stessi!

Se questa alchimia avviene, l’Aikido ha compiuto la sua missione: è riuscito ad unire, a conciliare con rispetto posizioni distinte e apparentemente antinomiche.

Già, perché non si deve pensare che praticare Aikido con i portatori di handicap si collochi solo in un nuovo ambito di badanza… per far fare qualcosa a queste persone, insomma. Non è così.

Dai rimandi è chiaro come essi apprendano, e lo facciano con passione, impegno e velocità…. ma anche i promotori stessi vengono arricchiti da qualcosa di sano autentico e profondo: lo scambio è alla pari.

Che un portatore di handicap dia il massimo è comprensibilissimo in questa ed altre situazioni: le sei ospiti del Piccolo Rifugio non solo hanno trovato tre persone esperte e competenti nella tecnica dell’Aikido, hanno trovato innanzitutto un team (i familiari, gli Operatori/Educatori del loro Centro, gli Aikidoka) che ha voluto credere in loro e che sta investendo settimanalmente tempo ed energie in loro favore.

Chiunque di noi, se fosse stato etichettato dalla nascita come “diverso”, “DISabile”, “INadatto”, fosse stato svalutato ed accantonato per le capacità che NON possiede, a volte persino occultato alla vista altrui e mantenuto con un distaccato ed igienico progetto di badanza (leggi: “ti faccio mangiare, dormire e ti tengo pulito, basta che non disturbi”)… se incontrasse qualcun altro disposto a scommettere le proprie energie su cotanta “inutilità”… non donerebbe cuore, mente e corpo a questo benefattore dell’anima?

Noi lo faremmo.

Forse i disabili non sono più in gamba di noi a darsi da fare, sono solo persone NORMALMENTE capaci di darsi da fare, solo alle quali nessuno tende a chiederlo con frequenza per errata valutazione delle loro reali capacità.
Che possa essere l’Aikido a far emergere queste potenzialità che la società aveva scioccamente occultato, come non può essere un immenso e moderno Goal di quest’Arte?

L’Aikido non preveda la beneficenza tra i suoi ranghi, ma l’amore e lo scambio paritario… cosa che al Piccolo Rifugio ora avviene settimanalmente, forse in futuro anche di più, non appena tre Ospiti del Reparto Maschile avranno modo di unirsi alle loro sei compagne, ormai divenute nel frattempo meritoriamente senpai!

Le cronache narrano che quando Morihiro Saito Sensei incontrò il Fondatore e richiese di essere accettato come suo allievo, questi disse: "Ti insegnerò come servire la società e la gente con quest'Arte Marziale".
Pare proprio quindi che l’Aikido possa a diritto essere utilizzato nella società di ieri e di oggi come disciplina di servizio…

... servizio alla riscoperta delle bellezze ed autenticità nascoste e valorizzabili, delle potenzialità inespresse in ciascuno, dei valori profondi e umanamente condivisibili con il prossimo.

L’Aikido può fare questo, nel Veneto lo sta già facendo e ci auguriamo lo possa fare sempre più in futuro in numerosi altri luoghi, ed anche grazie all’interazione con i preziosi portatori di diverse abilità, grazie a come essi stanno mostrando di saper essere allievi modello e (per chi è in grado di scorgerlo) talentuosi Maestri dell’Arte dello scambio pacifico e rispettoso.

Ci sentiamo di esplicitare il nostro augurio a Luca, Sandro, Maddalena e le loro sei neo-Aikidoka per la lodevole iniziativa che stanno insieme svolgendo, che getta ulteriore utilità, lustro e senso ad un’Arte che così facendo non rischia certamente di invecchiare, nonché per la loro evidente lungimiranza nell’incarnare nel qui ed ora… in modo attento e profondo… il messaggio di fratellanza, amore e rispetto che O’ Sensei stesso pareva tenere tanto a tramandarci.

7 commenti:

carlo seishindojo ha detto...

Mi unisco ai complimenti ed agli auguri!
E' sempre bello leggere queste notizie.

Anonimo ha detto...

Tutto questo è semplicemente meraviglioso.
Vorrei solo sapere se è possibile e come fare a praticare e insegnare l'aikido a individui che hanno perso gli arti, specie se inferiori.
In sostanza, persone che hanno non deficit cognitivi, ma deficit fisici totali, che non hanno più le gambe come possono fare aikido?
Grazie mille.
Chakram.

Shurendo ha detto...

Al solito non è facile trovare risposte esaurienti e definitive, ma noi non siamo qui per farlo...
Sicuramente Chakram questa tua domanda apre nuovi importanti interrogativi su cosa l'Aikido in realtà ed in profondo sia...
Se l'Aikido sta soprattutto nel corpo, allora è impossibile praticarlo senza gambe.... così come se non stesse solo li, ci dovrebbero essere forme di coinvolgimento che abbracciano anche una così limitante condizione (propendiamo per quest'idea...).
I giocatori di Hokey su carrozzina hanno imparato che per praticare la loro disciplina le gambe non sono indispensabili. Si potrebbe forse fare altrettanto in Aikido? Affronteremo fra breve questo argomento in un Post, per quanto in modo indiretto. Grazie per il commento e rimani on-line

Luca Gri ha detto...

Grazie per l'articolo e complimenti per il blog. Rispondendo a Chakram, l'argomento si fa molto complesso ed è per questo che per il momento non me la sono sentita di includere questa tipologia di persone. Quoto pienamente Shurendo e aggiungo che l'unico modo per capire bene il problema è di mettersi nella loro stessa condizione. Sarebbe da provare a sedersi in carrozzina e praticare. Sono sicuro che qualcosa di positivo possa essere fatto anche verso di loro. Rimaniamo in contatto!

Anonimo ha detto...

Come ho già detto continuate a essere sempre più meravigliosi. Ora non posso entrare nel merito per questioni di privacy, ma diciamo che lavorando in ambienti ospedalieri ultimamente mi ero fatto questa domanda, anche perché trovo che l'Aikido sia una di quelle cose che possono essere in grado anche di farti voltare pagina...
State facendo un lavoro splendido. Complimenti!
Chakram

Anonimo ha detto...

Your blog keeps getting better and better! Your older articles are not as good as newer ones you have a lot more creativity and originality now keep it up!

Anonimo ha detto...

Condivido pienamente il suo punto di vista. Penso che questo sia una buona idea. Pienamente d'accordo con lei.
E 'vero! Ottima idea, condivido.