lunedì 20 novembre 2017

Aikido FIJLKAM e programma tecnico unificato: di cosa si tratta?

Come molti di voi sapranno, dallo scorso aprile sono stato nominato al non banale compito di Presidente della Commissione Tecnica Federale: da quel momento, insieme ai Maestri Giovanni Desiderio (Salerno) e Giancarlo Giuriati (Treviso) ho iniziato a lavorare sodo su quegli aspetti che potessero da subito migliorare il Settore Aikido FIJLKAM.

Per chi non lo sapesse, la Federazione è suddivisa in "Settori" e l'Aikido fa parte del Settore "Arti Marziali", insieme al Ju Jitsu, al Sumo, alla Capoeira, al Grappling, al Pancrazio Athlima ed al S'istrumpa: ciascun settore federale deve sottostare al medesimo Regolamento Organico Federale... quindi, sotto questo punto di vista, sia le discipline maggiori (Judo, Karate, Lotta) che quelle minori (come la nostra) vengono ad assumere lo stesso costrutto organico.

Alcuni vivono ciò come qualcosa di molto svalutativo per la nostra disciplina (poiché non facciamo Sport Olimpici, perché 4 livelli di qualifica per i Docenti possono risultare eccessive, etc, etc..) ma non sono di quest'idea, e credo anzi, che un po' di inquadramento all'interno di regole chiare non possa che giovare ad un ambito (come il nostro) che è stato lasciato per decadi nelle mani di Maestri dall'ego ipertrofico e che hanno distribuito favori, gradi e benemerenze secondo la loro personalissima convenienza.

Credo che un po' di meritocrazia nell'Aikido non possa fare che bene - se utilizzata con criterio - e che quindi le persone che spendono più impegno e passione per questa stupenda disciplina non debbano essere ostacolate nell'emergere.

Da quando però la nuova Commissione Tecnica Nazionale è stata nominata, i miei colleghi ed io ci siamo resi conto subito (ci era chiaro pure qualche minuto prima!!!) che il Settore Aikido Federale non potesse operare al meglio, con gli strumenti di cui disponeva: uno degli scogli più grandi risultava - ad esempio - essere il programma tecnico federale di riferimento...

... che era (ed è ancora attualmente) basato sul bagaglio tecnico Iwama Ryu e la didattica del Maestro Morihiro Saito.

Nulla di sbagliato sotto il punto di vista dei contenuti specifici da studiare: Morihiro Saito fu uno dei senpai dell'Aikikai di Tokyo, 9º Dan... e senpai della maggioranza degli insegnanti di alto rango presenti sul globo (senpai di Tada Shihan, per esempio!)... non è che quindi la sua didattica fosse e sia ancora oggi qualcosa di superato, tutt'altro anzi!

Nulla di più comodo per me, a livello personale, che nell'Iwama Ryu ci sono nato ed è stato il mio piatto unico della pratica per almeno 12 o 13 anni: conoscevo già il metodo, la didattica, la nomenclatura tecnica quando sono approdato in Federazione, quindi per me è stato un simpatico "sentirmi a casa"!

Il problema però nasce dal fatto che la Federazione, come ambito istituzionale, si occupa del patrocinio di un movimento, di una disciplina (come l'Aikido) ben AL DI LA' di una sua visione o Scuola specifica, ed è necessario ammettere che la maggioranza dell'Aikido NON è connotato da una visione legata ad Iwama, per mere questioni storiche.

La Federazione si trovava quindi con un programma più che valido, di ostica interpretazione però da tutti coloro che per numerosi anni avessero utilizzato altri stili ed altre didattiche legate all'Aikido: impossibile e non opportuno chiedere a tutti costoro di "ripartire da capo" per allinearsi alla proposta tecnica federale.

I Maestri d'Aikido dovrebbero essere parecchio abili ed abituati a mettersi in discussione sotto tutti i punti di vista, è però comprensibile come alcuni di essi abbiano qualche remora a cambiare la propria prospettiva in modo sostanziale, perché questo richiede umiltà (che purtroppo non sempre è presente), ma anche perché ciò coinvolge direttamente dinamiche relative ai propri allievi.

In che modo andare al Dojo a dire che per sostenere esami sarà indispensabile "sottoporsi" ad una lista di tecniche dalla nomenclatura poco nota e, soprattuto, mai utilizzata in precedenza... solo perché si entra a far parte del circuito Federale?

Ovvio che la propria identità Aikidoistica deve poter essere mantenuta, anche quella tecnica e didattica quindi.

Per autentica premura di poter potenzialmente includere qualsiasi prospettiva arricchente legata alla pratica della nostra disciplina, abbiamo deciso di mettere le mani sul programma tecnico nazionale, per renderlo qualcosa di nuovo - sicuramente di inedito - e più conforme al suo compito di linea guida comune.

Cosa è cambiato in sostanza?

Semplice: anziché rifarsi ad un elenco di tecniche (come solitamente i programmi di ogni Scuola fa), la Federazione si rifarà ad un elenco di principi, che sono universalmente utilizzati in ciascuna espressione e forma che l'Aikido può assumere.

Per questo discorso vi rimandiamo direttamente a quanto scritto già su questo Blog un paio di settimane fa a proposito di tecnica, principi e prospettive... a questo LINK

All'esame non si verrà più giudicati per ikkyo omote o per sankyo ura... ma per una serie a scelta di katame waza (il principio è "tecniche di immobilizzazione"); anziché esibire morote dori koshinage atama wo irenai (che un non Iwamista non sa manco cosa sia)... verrà richiesto di esibire una serie di nage waza (il principio è "tecniche di proiezione"), fra le quali ciascun candidato potrà eventualmente inserire anche i modi di fare koshi nage propri della sua Scuola di provenienza.

Verranno valutate qualità della pratica come:

connessione con il partner - "ki no musubi" [気の結び];

✓ armonizzazione con il partner - "awase" [合わせ];

✓ non eccessivo o immotivato utilizzo della forza muscolare - "jutai" [柔体];

✓ integrazione e centratura del proprio movimento;

✓ postura ed equilibrio corporeo - "shisei" [姿勢];

✓ lo sbilanciamento del partner "kuzushi" [崩し];

✓ evasione dalla linea d’attacco;

✓ timing appropriato  "go no sen" [後の先], "sen no sen" [先の先];

✓ cedevolezza "yawara no sen" [柔の先];

✓ chiarezza e stabilità di base "kihon" [基本];

✓ fluidità "ki no nagare" [気の流れ];

✓ capacità di assorbire il movimento - "ukeru" [受ける];

✓ capacità di prendere la decisione/l’iniziativa "toru" [取る];

✓ principi di esecuzione tecnica "omote" [表] e  "ura" [裏]... "soto" [外] e "uchi" [内], oppure ancora "irimi" [入身] e "hirai" [開い];

✓ stato mentale appropriato - “fudōshin” [不動心], “zanshin” [残心], “mushin” [無心], “shoshin” [初心]
✓ qualità dell'intenzione - “kimochi” [気持ち].

Verrà data estrema importanza al "principio di integrità", ovvero quello secondo il quale qualsiasi manifestazione tecnica marziale deve tenere in estrema e prioritaria considerazione l'incolumità fisica e psicologica del proprio compagno... tanto da mettere in secondo piano la pulizia dell'esecuzione tecnica se essa dovesse potenzialmente compromettere uke.

Questo è ciò che principalmente caratterizza l'Aikido da qualsiasi altra forma di Budo tradizionale (in cui non è richiesto certo di ledere il proprio partner, ma se ciò avvenisse fortunatamente verrebbe considerato un "incidente di pratica").

Esistono tutta una serie di elementi che invece l’Aikido ha ereditato dalla tradizione marziale giapponese che meritano di continuare ad essere celebrati più che mai ai nostri giorni: essi sono parte integrante dell’etichetta di pratica; i termini tecnici giapponesi per riferirci ad essa sono “reishiki” [礼式] - forma stabilita o cerimonia regolamentare - o “reiki” [例規] - regola stabilita o statuto -.

La conoscenza dell’etichetta di pratica da parte di un praticante permette di valutare quanto sia profonda e sentita la disciplina per la quale egli si sottopone ad un esame.

Arrivare quindi tardi ad un seminar/esame, arrivarci con orologio, catenazzi ed orecchini che ci facciano sembrare un albero di Natale addobbato saranno indicatori più che adeguati a comprendere quanto sia radicata la conoscenza delle regole di base per calzare un tatami!

Il nuovo programma tecnico federale, presentato con successo allo scorso Seminar nazionale di Ostia dello scorso 21 e 22 ottobre, è già stato pubblicato sulla pagina ufficiale di Facebook del Settore Aikido FIJLKAM...

sarà presto reso disponibile sul sito federale e comunque è scaricabile al seguente LINK.

Esso entrerà in vigore il 1º gennaio del 2018, affiancandosi tuttavia però fino al 2020 al programma tecnico uscente, così da dare modo a ciascun candidato agli esami di scegliere ancora su quale programma preparasi.

Il nuovo programma tecnico quindi NON sarà un'imposizione, ma una proposta ed un'opportunità, che magari subirà anche qualche modifica via via che ne scorgeremo eventuali limiti o difetti...

É stato previsto che ci siano addirittura parti dell'esame in cui il candidato può richiedere una sorta di "credito tecnico" ovvero l'opportunità di sostituire la richiesta della Commissione esaminatrice con un'esercizio peculiare della Scuola dalla quale egli proviene.

Questa possibilità si è resa necessaria dal momento che non tutte le Scuole attualmente presenti in Federazione danno identica importanza ai diversi aspetti tecnici: c'è chi pratica meno buki waza, che chi non fa koshi nage, chi non pratica suwari waza, etc.

L'idea è stata quella di INCLUDERE e di dare ad ognuno la possibilità di ESPRIMERE il proprio Aikido, personalizzando quindi anche di più l'esame, come prova di maturità e di responsabilizzazione che ciascun praticante fa nei confronti di se stesso.

Non è più tempo, in Aikido, che l'esame venga percepito come un'occasione di "dire bene la poesia" che abbiamo imparato a memoria: deve piuttosto essere un momento in cui viene messo alla prova e viene anche celebrato il proprio impegno.

Quindi più flessibilità e più responsabilità allo tesso tempo.

Tengo io a precisare, così come i miei colleghi della Commissione Tecnica nazionale, che il nuovo programma tecnico NON sarà un'escamotage per accettare un po' tutto ed il contrario di tutto... anzi!

Forse sarà qualcosa di più difficile che quello storicamente in vigore, perché sarà meno specifico, ma più completo... reintroducendo pratiche come il jiyu waza ed il randori nelle quali si scorge in pochi secondi quanto è profonda la preparazione di un candidato.

Il movimento Aikidoistico è alle porte di un'importate prova di maturità collettiva, nella quale apprendere come rimanere unita nonostante, ma anche grazie alle proprie differenze interne... tuttavia l'equilibrio è l'equilibrio, e si vede se si ha un minimo di esperienza, così come quando le posture, le distanze ed il timing hanno un senso oppure no.

Tutti noi crediamo di avere abbattuto una barriera storica notevole, cosa che non potrà che aprire gli orizzonti della pratica comune... ed augurandoci che ciò venga apprezzato negli intenti da tutti coloro che ne faranno presto un utilizzo quotidiano nei proprio Dojo.

Per qualsiasi comunicazione o informazione, chiunque può raggiungerci all'indirizzo "aikidofijlkamnazionale@gmail.com"

Marco Rubatto
Presidente Commissione Tecnica Nazionale FIJLKAM



lunedì 13 novembre 2017

Aikido e bulimia: è possibile?

La bulimia è un disturbo serio del comportamento alimentare, che purtroppo interessa un crescente numero di persone.

È qualcosa di psicologicamente parecchio difficile da stanare e trattare con efficacia: polarmente opposta rispetto all'anoressia, il bulimico (cioè quello che letteralmente ha una "fame da bue") mangia in modo compulsivo, indipendentemente dal sensazione di sazietà o meno che prova.

Di solito, la terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento primario per la bulimia... ovvero è necessario andare in analisi.

Esiste qualcosa di simile alla bulimia in Aikido?

ESISTE!!!

È un fenomeno non molto frequente, ma esiste: parliamo di alcuni fra coloro che non perdono occasione per praticare ed investire ogni loro tempo e risorse in Aikido...

Ed è una cosa buona, visto che la pratica non è mai abbastanza?

NO, non lo è... perché l'Aiki-bulimico fa tutto senza criterio, al solo scopo di "averne di più possibile"... e quindi senza rendersi conto che ciò non porta a nulla di buono per sé.

... mangia, mangia e non si cura se digerisce qualcosa oppure si intasa e basta!

Non solo non mancherà mai a lezione, ma al Dojo farà di tutto per essere "il migliore", quello più in vista, quello che sa tutto come una sorta di "primo della classe" o "vice maestrino"... l'impeccabile, insomma... ma solo per colmare un suo grande vuoto personale, più che per amore di ciò che pratica e di se stesso.

L'Aiki-bulimico avrà un Aikidocard (Budopass) pieno zeppo di stage registrati: ogni fine settimana sarà su un tatami diverso, si sottoporrà al allenamenti con i Maestri più disperati... girerà l'Italia (e l'estero) come un senza fissa dimora... per fare più stage possibile, quasi come se il numero di stage fosse qualcosa da collezionare e da vantare di fronte ai propri compagni ordinari di allenamento.

Andare agli stage, nuovamente, fa bene intendiamoci... ma non è qualcosa di quantitativo!

Se non c'è seria presenza ed intenzione consapevole, l'Aikido è una buona strada per perdersi in quella parte di se stessi nella quale è possibile naufragare, esattamente come qualsiasi altra disciplina.

Avete mai visto persone calcare sul tatami senza essere più capaci di fermarsi?

La differenza fra la saggezza, la costanza, la buona volontà... e l'esagerazione può essere così piccola?

Può essere... può essere...

In Aikido conta ciò che fai, se tu sei dentro ciò che fai... non se il tuo agire è diventato una droga, alla quale sei legato con un meccanismo ossessivo compulsivo!

Sicuro che più uno si allena, più maestri si incontrano sulla propria strada, maggiore è la possibilità che si ha di crescere... ma il concetto di [道] "DO" non prevede alcuna aspettativa sul risultato... 

... anzi indica la tendenza a percorrere una via per il solo GUSTO stesso di percorrerla, piuttosto che per potersi vantare (con se stessi e quindi con gli altri) di quanti chilometri abbiamo fatto.

Il traguardo è secondario alla capacità di godersi il percorso: sotto questo punto di vista, è anche quindi possibile praticare "poco e bene" ed vivere un'esperienza qualitativamente invidiabile.

Ma poi... chi se ne frega di essere invidiabili?!
Torniamo di nuovo allo stesso punto: cosa gli altri pensano di ciò che facciamo dovrebbe essere un problema altrui per un Aikidoka...

Il kaizen (ne abbiamo parlato QUI) avviene studiandosi di continuo, ma anche riconoscendo i propri limiti ed imparando a rispettarli.

Un bulimico dell'Aikido non ce la fa... quindi alla lunga si fa del male senza accorgersene e paga caro il suo azzardo, proprio perché esagera, ed il suo corpo, la sua mente ed il suo spirito lo costringeranno presto ad uno STOP forzato e rinsavente.

Esiste un tempo fisiologico per l'apprendimento e ciascuno ha il proprio: questo tempo non può essere forzato in alcun modo, ed il solo tentativo di accelerare le proprie conquiste più del consentito denota una certa immaturità della propria visione... 

L'Aiki-bulimico punta a passare esami uno dietro l'altro, vuole l'hakama quando è kyu, vuole altri dan quando ne possiede già una: nulla che la maggioranza di noi non abbia mai desiderato... ma è nella sproporzione di questo slancio la sua stessa "malattia": imparare tanto è veloce rischia di lasciare spesso le cose sulla superficie... come un post-it male appiccicato e quindi molto precario, mentre un Aikidoka dovrebbe essere più innamorato del raggiungimento di una qualche profondità.


Non dovrebbe "avere", ma "essere" una CINTURA NERA, and so on...

La bulimia in Aikido è spesso un pretesto per non guardare le cose in modo serio e maturo: da questo punto di vista, quindi è una fuga simile a desistere dal praticare sul serio...

L'Aikido può essere definito in molti modi, lo abbiamo letto più volte in queste pagine: quest'oggi ci piacerebbe pensare ad esso come "l'arte del compromesso"; nulla che rimandi ad aspetti rinunciatari, quanto all'intelligenza necessaria a trovare un percorso equilibrato da percorrere, senza farsi consumare da esso...

... e dover quindi per forza rinunciare a perseguire i propri traguardi desiderati.

Scendere dal tatami con ancora un po' di Aiki-appetito potrebbe essere una buona norma per ciascuno!


lunedì 6 novembre 2017

Nomenclatura comune: tecnica, principi, prospettive dell'Aikido

In Aikido è bene formarci un vocabolario condiviso rispetto agli argomenti dei quali discutiamo insieme, altrimenti il rischio è di parlare "lingue differenti", che tendono a fraintendersi ed a limitare così i possibili scambi proficui.

Per questa ragione e per agevolare una specifica nostra progettualità, spendiamo qualche parola quest'oggi per formalizzare alcuni concetti ai quali ci riferiremo in futuro, quando sarà necessario "essere comprensibili" in aree notevolmente importanti.

Parliamo quindi di 3 termini che costituiscono macro-aree di lavoro: la "TECNICA", i "PRINCIPI" e le "PROSPETTIVE" dell'Aikido.

Partiamo dalla TECNICA...

... possiamo definire "tecnica" tutta quell'insieme di gestualità fisiche che ci dice COSA fare e ci indica il modello migliore per raggiungere un certo risultato.

I modelli tecnici e didattici sono molti, ma TUTTI mirano a rendere particolarmente comprensibile un movimento o un frammento di esso.
Kotegaeshi è una tecnica, shihonage e koshinage pure...

La tecnica dell'Aikido ha caratteristiche peculiari importanti:

- può essere imparata per imitazione;

- può indicare il livello di bagaglio di un praticante;

- può essere più o meno corretta, inflazione della sua capacità di ricalcare il modello che ci viene mostrato;

- si suppone che un allievo esperto abbia avuto più modo di affinare gli aspetti tecnici, rispetto ad un principiante;

- appartiene ad un contesto piuttosto oggettivo;

- esistono scuole tecniche anche molto differenti fra loro;

- esistono differenti didattiche tecniche, che si prefiggono scopi anche molto diversi fra loro.

Storicamente in Aikido la tecnica ha costituito almeno il 90%, se non di più, del fulcro attorno al quale ruota una lezione ordinaria, o un seminar.

Ora parliamo invece dei PRINCIPI: essi in Aikido sono quegli elementi che collegano trasversalmente la propria pratica, quasi indipendentemente dalle tecniche utilizzata... o meglio, sono quelle caratteristiche comuni che sono contenute nelle varie tecniche.

Se le tecniche rappresentassero il "cosa" fare, i principi sarebbero il "COME" farlo al meglio.

Facciamo alcuni esempi di principi: fra essi abbiamo...

- la stabilità dell'equilibrio psicofisico (fudoshin);
- l'armonizzazione con il partner (awase);
- la scelta dello spazio/tempo di azione (ma-ai);
- la capacità di collegarsi all'energia del partner (ki no musubi);
- la capacità di fare fluire l'energia del partner (ki no nagare);
- le azioni portati dinnanzi a noi (omote);
- le azioni portare NON dinnanzi a noi (ura);
- le azioni che portano ad immobilizzare il partner (katame waza);
- le azioni che portano ad allontanare il partner mediante una proiezione (nage waza);
- il movimento spiraliforme (razen);
- la centralizzazione del movimento nell'hara;
- la capacità di sbilanciamento del partner (kuzushi);
- l'integrazione del movimento con la respirazione (kokyu);
- ...

"Ten-chi" (cielo-terra), ovvero la capacità di indirizzare il proprio movimento e quello del partner, allo stesso tempo, sia verso l'alto che verso il basso è un PRINCIPIO, poiché si ritrova sia in "ten-chi nage" (che è una tecnica specifica), che in ikkyo, sankyo, koshinage e numerose forme di kokyu nage (che sono ALTRE tecniche specifiche).

In generale, diciamo che ogni Scuola, didattica o stile di Aikido tende a rapportarsi con questi elementi per risultare efficace nei suoi intenti... ma, più in particolare, i principi:

- possono essere appresi solo parzialmente per imitazione, in quanto è necessaria una componente di esperienza personale diretta per comprenderli e padroneggiarli a fondo;

- iniziano quindi a rivolgersi all'individualità del praticante, diventando quindi più soggettivi e meno oggettivi rispetto alle tecniche;

- se le tecniche fossero un processo di analisi, i principi sarebbero quello opposto, ovvero di "sintesi" della pratica;

- se le tecniche fossero una scatola, i principi sarebbero il suo contenuto;

- un principiante è in grado di percepire un principio esattamente come lo può fare un praticante più esperto, poiché stiamo parlando di "contenuti" non delle forme che li veicolano;

- i principi possono funzionare anche al di fuori dalle consuete forme tecniche, ma NON è valido il viceversa, ovvero le tecniche che non contengono un principio al loro interno appaiono dei meri esercizi ginnici eretici, fini a loro stessi;

A differenza delle tecniche, i principi sono COMUNI a differenti metodi didattici, poiché ciascuno di essi (come metodiche proprie) mira allo studio dei contenuti delle proprie "scatole tecniche"... e presto avremo molto da dirvi su questo tema.

Un uke NON sbilanciato non è qualcosa di positivo per alcun stile di Aikido; una distanza ed un timing inappropriati sono dannosi in qualsiasi contesto Aikidoistico vengano calati, e così via...

Infine... le PROSPETTIVE... sono le visioni che ci muovono all'azione, le motivazioni più intime e profonde che ci legano alla disciplina che pratichiamo.

Se le tecniche rappresentano il "cosa" fare, i principi il "come" ottenerlo al meglio... mentre le prospettive sono il "PERCHÈ" farlo, ovvero il motivo che sta a monte di ciascuna azione.

Le prospettive sono diverse e tutte legittime: c'è chi fa Aikido per mantenersi in salute, c'è chi lo fa per l'ambiente relazionale che lo permea, c'è chi pratica perché interessato alle discipline tradizionali giapponesi, chi desidera porre enfasi sugli aspetti legati alla difesa personale... e chi lo ritiene un ottimo percorso di crescita sia personale, che spirituale... chi cerca una disciplina che sia contemporaneamente sia fisica, che filosofica, etc.

Non esiste una prospettiva più valida di un'altra, anche perché le PROSPETTIVE sono:

- esclusivamente legate ad un fattore soggettivo e quindi personale;

- non possono essere fatte proprie dall'esterno, anche perché si caratterizzano dall'esprimere qualcosa di intimo, legato alle proprie convinzioni ed visioni della vita;

- un principiante possiede già delle prospettive dell'Aikido, ancora prima di iscriversi ad un corso, anzi esse sono proprio le motivazioni che la/lo spingono a farlo incamminare verso la pratica;

- se le tecniche fossero una scatola, i principi sarebbero il suo contenuto e le prospettive le pulsioni emotive che ci legano ad essa;

- se l'Aikido fosse un linguaggio, le tecniche sarebbero le sue sillabe, i principi i significati delle frasi e le prospettive i motivi che ci spingono al dialogo;

- è possibile avere prospettive affini alla filosofia dell'Aikido - paradossalmente - anche senza praticarlo su un tatami... così come è possibile praticarlo su un tatami SENZA avere prospettive affini a quelle del Fondatore (ad esempio: ego, volontà di predominio, desiderio di competizione con il prossimo, etc).

Tecniche, principi e prospettive divengono quindi 3 elementi importantissimi, poiché fra loro correlabili in diversi modi, dei quali vi offriamo una possibile rappresentazione nella seguente immagine:




E perche vi diciamo tutto ciò?

Semplicemente per poter fornire una "mappa del territorio" nel quale ci muoviamo insieme, nella pratica dell'Aikido, così come nel suo studio a 360º...

Fino ad ora l'Aikido è stato SOPRATTUTTO studiato a livello TECNICO: questo non è stato sicuramente un male, poiché ce n'era un gran bisogno... ma ciò ha anche portato una differenziazione naturale delle metodiche di insegnamento ed allenamento, che spesso NON agevolano la mutua comprensione fra le diverse Scuole ed Enti che ne patrocinano la pratica (sia a livello nazionale, che internazionale).

Crediamo che in un futuro (che è già parzialmente il nostro presente), l'Aikido verrà studiato molto più a livello dei suoi PRINCIPI e delle sue PROSPETTIVE: questo costituisce un'enorme cambiamento di paradigma ed anche prova di maturità per tutti i praticanti ed insegnanti.

A breve, daremo una dimostrazione pratica e concreta di tutto ciò, stay tuned quindi!!!

lunedì 30 ottobre 2017

Abuso di potere: l'anti-Aikido per eccellenza

In Aikido c'è sempre un allievo ed un maestro, un kohai ed un senpai...

Un neofita o un allievo è di solito qualcuno che ha fiducia nel suo superiore, nell'allievo più anziano del Dojo o nel proprio Sensei: questa fiducia è ben riposta se attraverso ad essa è possibile crescere come non sarebbe invece possibile fare senza di essa.

Solo che siamo esseri umani, con un sacco di potenzialità e con notevoli ombre delle quali - spesso - non siamo neppure consci: questo ingenera un sacco di possibilità di abusare della propria influenza sugli altri o di permettere che qualcuno abusi della nostra fiducia, ingenuamente riposta nelle mani sbagliate.

Ci occupiamo quest'oggi dell'abuso di potere, un fenomeno abbastanza contrario ai principi di etica e rispetto che insegna l'Aikido, ma quanto mai frequente nei ranghi della disciplina.

Il rispetto implica la capacità di discernere ciò che potenzialmente potrebbe danneggiare il prossimo, e la ferma volontà di starne alla larga; il rispetto richiede anche la capacità di percepire cosa può danneggiarci... e nuovamente la scelta di evitare che ciò accada.

L'abuso di potere è l'opposto di tutto ciò, ovvero quindi una sorta di "Ainti-Aikido"!

Ogni tanto si sente di qualche insegnante di arti marziali denunciato per molestie sulle allieve... è proprio di qualche giorno fa il caso di un NON-Insegnate di Karate di Brescia, CARMELO CIPRIANO, attualmente arrestato ed incriminato per aver fatto sesso con alcune sue allieve minorenni: quale etica voleva insegnare loro sto PIRLA?

Per queste allieve sto PIRLA era un riferimento, un simbolo di onesta, di coerenza, di rispetto?
Ha utilizzato la sua posizione, il fascino della sua figura per ottenere ciò che voleva: vi rendete conto del viscidume, della manipolazione e del raggiro?

Credete che in Aikido non accadano cose simili?
Purtroppo accadono... sia così gravi, sia meno eclatanti, ma pur sempre cattivi esempi di mancanza di rispetto.

Ma non bisogna solo circuire ragazzine per fare un abuso di potere: ce ne sono molti più piccoli, ma non meno significativi sotto gli occhi di tutti... ma molto radicati negli usi e costumi per essere giudicati tali.

Un senpai, nei confronti dei suoi kohai, è sempre nel giusto? Utilizza bene la sua esperienza?
La mette a servizio del prossimo?
Si muove come farebbe un "fratello maggiore" o come un altro PIRLA che utilizza la propria posizione per essere servito e riverito da chi è più principiante di lui?

Nella cultura giapponese, ogni giorno milioni di senpai (in ogni campo della società, dalla scuola, al lavoro...) assoggettano altrettanti kohai alle loro perversioni egoiche: una divisione in "caste" nata per utilizzare l'esperienza come valore distinguente e nobilitante... non assicura - infatti - che questa esperienza sia ben digerita e quindi utilizzata, e da adito a moltissimi mio-abusi di potere quotidiani.

In Aikido il Sensei chiama un uke: con questa persona egli dimostrerà dinnanzi al gruppo l'esercizio o la tecnica al meglio delle sue capacità... uke si presterà con tutto se stesso, offrendo il suo corpo, la sua energia...

... che garanzia abbiamo che il Maestro capisca quando il suo allievo ha dato tutto ciò che aveva da offrire?
Potremmo fargli fare 5 cadute per spiegare l'esercizio... oppure 10, ma perché no... anche 15 o 20...




Se lui fosse esausto potrebbe iniziare ad essere distratto e quindi rischiare di farsi male, sicuri che sapremo quando smettere... senza "violentarlo" oltre?

Si.. perché uke non ha la possibilità di dire: "Maestro, adesso basta sbattermi al tappeto come Gatto Silvestro, sono stanco!!!"... non lo può dire, deve continuare a fare uke, e STOP!

Tralasciando la possibilità che si tratti di un uke pigro e fancazzista... chi lo tutela se non il Sensei o il suo tori?

Nessuno!

Cosa accade se il Maestro intende far vedere quanto sia micidiale una chiave articolare?
Prende uno dal gruppo e lo corca di mazzate... e nella sua faccia sofferente gli altri capiranno, vero?

Il nostro Marco ci ha lasciato un polso... e si è portato dietro i postumi in modo evidente per 4 anni... mentre le conseguenze attuali sono meno marcate, ma sono permanenti sul suo polso sinistro.

Beh, ecco un altro tipo (tutt'altro che infrequente) di "abuso di potere" legalizzato dai ruoli!

E quando un Maestro dice al suo allievo: "Potrai fare l'esame SOLO se verrai a 5 seminari di Aikido"... oppure "dopo che avrai fatto X-mila ore di allenamento"... lo fa perché all'allievo tutto ciò può tornare utile, o può anche capitare che si comporti così per mettere in risalto il potere che ha sugli altri?!

Abuso di potere?
Non è detto... ma non escludiamo che ogni tanto accada anche questo.

Come si fa ad evitare l'abuso di potere in un Dojo, sotto ogni forma?

Non abbiamo una ricetta magica, e crediamo che la piccolezza umana spesso ci faccia precipitare in situazioni che da fuori non sembrano sicuramente etiche, come non lo è l'abuso di potere in una disciplina basata sul rispetto e sulla reciprocità.

Una buona pista potrebbe essere vedere se le atmosfere sono più piene di regole da rispettare ed imposizioni, o da gioia e desiderio di condividere un percorso: l'abuso di potere mal si accoppia con la condivisione, per esempio...

Vi auguriamo di incontrare poco abuso di potere nel vostro percorso... o se lo incontraste, di saperlo riconoscere presto, isolarlo e lasciarlo solo... non merita di proliferare ulteriormente in una disciplina così profonda come l'Aikido!