lunedì 28 novembre 2016

L'Aikido è una "meditazione in movimento"?

Spesso abbiamo sentito riferirsi all'Aikido o al Tai Ji Quan come discipline simili ad una sorta di "meditazione in movimento"...

Cosa c'è di vero in ciò?

Entrambe le pratiche che abbiamo citato hanno origini prettamente marziali, ma è stato proprio in questo campo che allievi e maestri hanno nella storia sentito l'esigenza di approcciarsi a pratiche interiori, come la meditazione... quindi questo accortamente ci sembra alquanto calzante.

E per quale motivo i guerrieri del passato potevano essere tanto interessati a pratiche "mentalistiche" che spesso hanno sconfinato nello spirituale ed anche nel religioso?

Ci si è forse presto resi conto che in situazioni di pericolo estremo, come quelle legate al conflitto, ad uno scontro fisico in battaglia - ad esempio - la lucidità mentale è una dei primi fattori a vacillare ed a poter compromettere l'esito del combattimento.

Rimanere equilibrati, non farsi prendere da preoccupazione, paura, affanno... sono parole semplici a pronunciarsi, ma difficili da vivere quando è messa a repentaglio la propria vita!

Le Arti Marziali sono quindi state imbibite in ogni tradizione antica da pratiche spirituali, fra le quali la meditazione merita un posto a sé.

Ma meditazione è un termine troppo generico per noi occidentali, è come dire "arte marziale": poi è necessario specificare meglio cosa si intende per essa...

Sin dall'antichità, gli esseri umani hanno prestato attenzione a cogliere gli aspetti immanenti di sé, piuttosto che quelli esterni, che vedevano nel mondo.

Oggi questa tendenza si è completamente invertita: le persone sono così dipendenti dall'esterno da avere perso quel naturale collegamento che le connetteva alla natura... anche quella più autentica ed interna a sé.

La tecnologia in questo senso, non solo non ci ha aiutati, ma ci ha costretti a forme di dipendenza che sarebbero risultate del tutto ridicole ai nostri predecessori nella storia.

Le pratiche marziali sono rimaste invece pregne di questa filosofia, quindi - da un certo punto di apprendimento in poi - l'atteggiamento interiore del praticante inizia ad avere un valore sempre più degno di nota: lo sguardo, la presenza nel "qui ed ora", la rilassatezza... la fermezza e la decisione, la capacità di sospensione del giudizio...

Tutti elementi che in un combattimento possono realmente fare la differenza!

... e quindi, siccome noi occidentali siamo spesso stati cresciuti senza la benché minima idea di come sviluppare queste doti NATURALI, ecco che alcuni di noi si approcciano alle discipline marziali e vi ritrovano quegli atteggiamenti emotivi, mentali e spirituali... divenuti famosi alle nostre latitudini attraverso le tipologie di meditazione orientale, come lo Zazen o alcune pratiche buddiste...

"Svuotare tua mente!": quante volte abbiamo sentito questa frase con la tipica cadenza orientale che coniuga i verbi all'infinito.

Solo che non è così facile, perché tutte le volte che "proviamo a svuotare nostra mente" si intrufola impunemente un pensiero che non abbiamo per nulla invitato...

... e più proviamo a fargli resistenza ed a mandarlo via, più ne piovono altri 5000 simili!

La meditazione è una vera e propria scienza, che va conosciuta sia in via teorica che pratica... cosa che richiede anni di esperienza sul campo.

Uno dei primi luoghi comuni da sfatare è che si tratti di una pratica necessariamente religiosa: non è così, e può essere vissuta sia in un modo completamente laico, sia può essere integrata nel proprio sistema di valori spirituali o credenze di tipo religioso.

La meditazione è uno strumento, così come lo è l'Aikido o una forchetta: sta a noi utilizzarli al meglio per conoscerci, relazionarci al prossimo o assaporare un'ottima pastasciutta!

Non è quindi che un Insegnante di meditazione si trovi esattamente sulle pagine gialle!

Praticando Aikido tuttavia ci troviamo ad imbatterci "per caso" in atteggiamenti mentali ed emotivi tipici della meditazione: la cosiddetta "non-mente"... specie durante un momento concitato di pratica, non pensiamo a nulla di specifico, mentre il nostro livello di presenza nell'attimo che stiamo vivendo diventa molto amplificato.

In questo senso allora, l'Aikido è una forma di meditazione in movimento: ma è necessario comprendere bene di cosa stiamo parlando prima.

I corsi della nostra disciplina spesso mirano quasi solo ad insegnamenti di tipo tecnico, e pochi sono coloro che integrano regolarmente il lavoro meditativo con la pratica sul tatami: lo stesso O' Sensei aveva relegato ad una sua dimensione personale queste attività psico-spirituali.

Il problema quindi attualmente è di chi intendesse saperne di più e non sapesse dove reperire fonti bibliografiche ed esperienziali.

Noi abbiamo avvicinato da alcuni anni l'attività meditativa "statica" ai corsi regolari di Aikido, ovviamente non considerandola parte integrante di essi... ma lasciando ai singoli la possibilità di approfondire in spazi attigui a quelli del proprio allenamento personale.

Il risultato è che molti di noi comprendono meglio questa cosa dell'Aikido visto come una forma di "meditazione dinamica".
Non sosteniamo tuttavia che questa sia la scelta migliore o la più giusta... ma solo vi portiamo la nostra esperienza per riflettere insieme sull'argomento.

La meditazione, così come l'Aikido stesso, talvolta è qualcosa di molto poco stereotipabile come si vorrebbe... e risulta un'esperienza quotidiana semplice quanto efficace al contempo.

Il nostro Capo Redattore, Marco Rubatto, ha pubblicato già da qualche anno proprio un testo introduttivo sulla meditazione ("Introduzione alla Meditazione", p. 104 Ed. Youcanprint - che troverete sia in formato cartaceo, che e-book ai precedenti link), per agevolare tutte quelle persone - anche non Aikidoka - che fossero interessate all'affascinante mondo dell'esplorazione di sé in modo semplice ed essenziale.

Ve lo segnaliamo quindi - non a titolo pubblicitario - quanto quale ulteriore risorsa disponibile a favore degli interessati.

Sicuramente, comprendere cosa l'aspetto razionale ed intuitivo... subconscio ed inconscio possano apportare alla nostra pratica marziale potrebbe essere qualcosa di interessante per tutti i praticanti di Arti Marziali.

Ma detto questo, ci fermiamo qui... come fece O' Sensei... certi che ciascuno saprà trovare il canale più adatto a sé per esplorare eventualmente questi aspetti della sua disciplina.

lunedì 21 novembre 2016

Bannen Aikido, Sorrento e Kumano: un trittico armonico che farà parlare molto di sé

Come vi avevamo promesso qualche settimana fa, la nostra Redazione ha partecipato nello scorso week end 29/10-1/11/16 ad un evento italiano legato all'Aikido più unico che raro: Sorrento è stata la sua l'incantevole location!

Eccovi il nostro breve report...

Si è trattato, in realtà, non solo di un'evento, ma di una serie di eventi concatenati fra loro, ai quali siamo stati onorati di presenziare e partecipare attivamente in prima persona.

Dovete innanzi tutto sapere che la città di Sorrento è gemellata con l'agglomerato urbano di Kumano, nella prefettura di Mie (JP) sin dal 29 novembre 2001: ricorreva quindi nei giorni il 15º anniversario di tale cerimonia, all'interno di una cornice ben più ampia che riguarda il nostro Paese ed i nostri fratelli del Sol Levante... ossia il 150º anniversario delle relazioni diplomatiche fra Italia e Giappone!

Per questa occasione sono stati come al solito invitati numerosi personaggi ed artisti giapponesi, nella fattispecie dei musicisti di fama, estremamente interessati allo studio del mandolino napoletano... che in Giappone viene studiato - incredibile ma vero - da quasi un milione e mezzo di persone (ci hanno superato di brutto!!!).

La prefettura di Wakayama è anche quella che ha dato i natali al Fondatore dell'Aikido è quella adiacente a quella di Mie (i monti Kumano, patrimonio dell'umanità sancito dall'UNESCO, sono stati uno dei luoghi di pellegrinaggio preferiti da O' Sensei!)...

... in questa cornice politico-culturale, è stato anche presentato a Sorrento il 31/10/16 la traduzione completa di un makimono (letteralmente "cosa arrotolata") originale ed inedito di Morihei Ueshiba, rinvenuto da una ragazza giapponese, nipote di un'allievo del Fondatore, che ha consegnato copia al Sindaco della città a simbolo dei rapporti di collaborazione ormai stabili fra Sorrento e Kumano.

Di cosa si tratta?

È un "moku roku", ossia un'elenco di tecniche e di metodologie legate all'Aiki-Budo che Morihei Ueshiba rilasciava ai suoi allievi più fedeli, a segno della loro possibilità di insegnare ciò che avevano appreso dal loro Maestro.


L'emozione di vedere di persona circa 10 metri di pergamena vergati a mano dal Fondatore nel 1927 è stata notevolissima!!!

Pare che il testo sia stato talvolta di difficile traduzione, forse per via del fatto che i linguisti dell'università "L'Orientale" di Napoli non avevano alcuna base conoscitiva rispetto a ciò che avevano sotto mano, quindi si sono lasciati trasportare da una traduzione letterale, che forse poco aveva a che fare con il linguaggio gergale ed estremamente da "addetti ai lavori" che è stato utilizzato.

È stato anche dichiarato che in alcuni punti i "conti non tornavano" e la responsabilità di ciò è stata attribuita ad O' Sensei stesso, che si sarebbe sbagliato in numerosi punti: pur non escludendo tale ipotesi, ci vien da dire che ve ne possono essere anche altre... come ad esempio che questa traduzione venga affiancata da un praticante esperto di Aikido o Daito Ryu, oltre che di lingua e cultura giapponese...!

Ma il week end Sorrentino non finiva qui...

Il Maestro ed amico Angelo Armano, 6º dan Aikikai, ha tenuto la cerimonia di apertura (Kagami Biraki) del suo nuovissimo ed ampio Dojo, organizzando uno stage internazionale di Aikido, che ha visto partecipare nel corpo insegnanti (oltre al Maestro Armano stesso) anche Yutaka Fujino Sensei,  danTomomi Okabe Sensei,dan... e numerosi praticanti giunti da diversi paesi esteri e da tutta Italia.

2 giorni di lavoro intenso sulla forma e sul coraggio di trascenderla: in due parole sole "Bannen Aikido", ossia uno stato d'animo nel quale la parte più autentica e profonda del sé si manifesta attraverso l'incontro con uke.

Un allenamento intenso e profondo al quale è stato un privilegio partecipare!!!

Il "Centro Metamorfosi - Shugyo Juku" di Sorrento sarà da ora aperto per ospitare lezioni quotidiane di Aikido, così come seminar e stage residenziali... che daranno a chiunque lo desideri l'opportunità di affacciarsi, abbracciare o stringere ulteriori importanti legami e scambi con questa affascinante e splendida disciplina.

Ci siamo sentiti particolarmente vicini a questo evento, giacché a nostra volta siamo partiti poco più di 2 mesi fa con la stessa avventura presso l'Hara Kai Dojo di Torino, quindi ci viene più che spontaneo augurare al Maestro Armano tantissima fortuna e prosperità per il suo importantissimo progetto!

Ma non siamo ancora giunti alla fine di questa straordinaria esperienza...

In occasione di questo week end di iniziative culturali e sportive, abbiamo avuto il piacere di essere invitati all'apertura della mostra di Shodo della Maestra giapponese Minako Kobayashi, che rimarrà visitabile fino al prossimo 6 gennaio 2017 presso l'Istituto Comprensivo Torquato Tasso di Sorrento.

Il tema era "l'incontro": con pochi ed essenziali tratti è stato egregiamente descritto dall'artista il tema dell'incontro fra sé e sé, dell'incontro con l'altro, fra culture differenti (da alcuni anni gli allievi dell'Istituto Tasso hanno scambi con studenti delle Scuole di Kumano, quindi è anche presente una mostra fotografica che mostra i momenti salienti di questi scambi umani e culturali)...

... toccando in modo marcato anche principi e tematiche particolarmente care al mondo dell'Aikido...

da "Ware wa uchu nari" ("Io sono l'Universo"), a "Aikido" (scritto con il kanji 愛 "amore", anziché 合 di "armonia", un gioco di omofoni talvolta utilizzato dal Fondatore stesso).
Un momento che apre il cuore e che fonde la cultura e la tradizione giapponese più elegante con l'occidente al quale siamo abituati quotidianamente (tutte le opere sono state realizzate su carta da disegno normale e non su carta di riso).

É stato presentato il progetto che per il secondo anno ha visto l'Aikido entrare nelle scuole e diventare una preziosa risorsa di crescita per alunni ed insegnanti insieme...

Ed infine, ma non per ordine di importanza, è stato presentato il libro "Bannen Aikido" del Maestro Angelo Armano, edito da Valtrend Editore.

Noi eravamo fra i relatori di questa conferenza stampa, tenutasi nella Sala Consigliare del Comune di Sorrento, quindi possiamo raccontarvi piuttosto bene cosa ci siamo detti.



Bannen Aikido è un testo molto particolare, poiché sotto forma di dialogo fra tre personaggi (Tamashi, - il maestro saggio, Baka - l'allievo esperto ed un po' matto, e Junpei - il novizio inesperto con la tendenza ad intellettualizzare un po' troppo) si passano in rassegna le grandi tematiche inerenti l'Aikido.


Si tratta di un testo coraggioso ed utile!

Coraggioso, perché ha l'ardire di spingersi fino a dove spesso la "sacra tradizione" dell'Aikido non osa fare, proprio per la sua naturale tendenza e forse bisogno di conservare o proteggere qualcosa. Proteggere tuttavia diviene chiaramente - ad un certo punto - talvolta una scusa per non evolvere e quindi non permettere alla metamorfosi interiore di manifestarsi attraverso le nostre azioni... sul tatami, come nel quotidiano.

Leggendo Bannen Aikido, è possibile imbattersi in aneddoti inerenti il Fondatore, i suoi allievi più diretti che lo hanno fatto conoscere al mondo (Michio Hikitsuchi, Nobuyoshi Tamura, Morihiro Saito, Hideo Hirosawa, Hiroshi Tada, Itsuo Tsuda, Motomichi Anno... solo per citarne alcuni), ma anche in fisici, filosofi, mistici, scrittori, famosi esperti di Budo (Wolfgang Pauli, Carl Jung, Friedrich Nietzsche, James Hillman, Gustavo Rol, Chuang Tzu, Martin Heideger, Giordano Bruno, Dante Alighieri, William Blake, Shigeru Egami, Myamoto Musashi): il panorama culturale dei confronti offerti diremmo che è piuttosto ampio e ben assortito!

Si parla di "Aiki", "musubi" (collegamento, annodamento"), "michibichi" (condurre), "masakatsu agatsu" ("vera vittoria, vittoria su di sé"), "shugyo" (percorso, pellegrinaggio)... ma soprattuto si viene messi a nudo - se vogliamo - smontando quelle certezze immutabili che spesso ergiamo a difenditrici di quello che siamo stati, e che di fatto, ci impediscono di diventare quello che vogliamo essere.

Capirete quindi che si tratta anche di un libro mondo utile: in Aikido spesso si sprecano grasse parole sulla filosofia, ma pochi sono poi di fatto i protagonisti di quella metanoia che chiunque infondo anela. Non pratichiamo di certo per rimanere inalterati dalla pratica, ne - tantomeno - imbruttiti!

Il Maestro Angelo Armano, con audace semplicità, ci parla indirettamente della SUA metanoia attraverso i personaggi di questo libro e di quello stato di cose delle quali si può parlare SOLO per esperienza diretta... e non per sentito dire.

Angelo, senza timore,  ci fa entrare in quello che lui è, non in quello che sa... ed è questa il principale elemento di coraggio ed utilità di questo formidabile testo: è una testimonianza attiva di quanto è potente "il dentro" quando si armonizza completamente e si esprime "nel fuori".

Bannen Aikido non è forse un libro facile, anche se crediamo sia semplice: è uno di quei testo che forse è da leggere e poi rileggere, poiché è un "libro in divenire"... che accompagna il lettore nella PROPRIA trasformazione e la specchia fedelmente.

Un'opera ammirevole, e non è l'amicizia che ci lega al Maestro a farcelo affermare, quanto l'aver constatato che nel mare di pubblicazioni "copia ed incolla" o i volumi fotografici dei maestroni che pretendono di spiegarci l'Aikido per fotogrammi... esiste ancora qualcuno che ha qualcosa di inedito e molto interessante da dire su questa straordinaria disciplina...

... qualcuno che ha consapevolezza di quanto possa essere importante e ispiratrice la propria testimonianza più autentica!!!








lunedì 14 novembre 2016

Vide 'o Kaiso quant'è bello, spira tanto sentimento

1935



1952



1961



1966 - 1969



Sono documenti piuttosto noti agli "addetti ai lavori" i filmati che vi abbiamo riportato in questo Post: dov'è quindi l'inedito?

L'inedito può essere gli occhi con cui li guardiamo...

Una uomo, Morihei Ueshiba, intraprende piuttosto giovane la via del BU, si forma in numerose Scuole per abbracciare in modo specifico il Daito Ryu Aiki Ju Jutsu...

... quindi - ad un certo punto - se ne discosta per seguire un "suo" percorso, che negli anni verrà poi chiamato Aikido.

Non è un mistero che egli non sapesse che nome attribuire a ciò che faceva, visto che lo ha cambiato più volte!

La sua pratica cambia molto, così come i principi e le prospettive con le quali porta avanti sia il suo allenamento personale, che il suo insegnamento: potete vedere nei video precedenti questo cambiamento?


Di sicuro ci sono cambiamenti legati all'età: una giovinezza con una fisicità esplosiva tende sempre e comunque ad essere ricalibrata man mano che gli anni passano... ma non crediamo che questa sia stata l'unica motivazione del suo cambiamento.

Filosofeggiare di più da anziano può essere stata una scusa per muoversi meno, o una SCELTA, e propendiamo per questa seconda ipotesi...

Il Fondatore cosa ci lascia?

- Allievi preparatissimi che diverranno i futuri divulgatori dell'Aikido mondiale;
- alcuni video che, di per sé, vanno contro la tradizione di non rivelare ciò che viene praticato nel Dojo;
- 2 testi, Budo e Budo Renshu;
- alcuni splendidi poemi, chiamati doka, o canti del cammino;
- alcune registrazioni di discorsi tenuti prima delle sue dimostrazioni o conferenze nelle quali è intervenuto;
- fotografie, scattate in un tempo in cui non esisteva certo la comodità degli smartphone.

STOP, oppure forse no...

... continua ad ispirare centinai di migliaia di persone, con il suo volto, il suo sorriso, il suo messaggio coraggioso, che ci viene da sintetizzare così: "È possibile trovare pace anche all'interno di un conflitto".

Chi di noi non vive stress e conflittualità?

Come è attuale l'opera che ha iniziato questo grande Uomo!!!

Un Insegnate insegna, un Maestro ispira... lui è stato un grande Maestro, per quello che lo chiamiamo O' Sensei... lasciamoci quindi ispirare: è un enorme piacere farlo con il cuore aperto!


lunedì 7 novembre 2016

L'Aikidoka che si tolse il dente del Ju Jitsu

Quanti di noi praticano una sorta di Ju Jitsu (si dice "Ju Jutsu", in realtà!) educato... o edulcorato che chiamano Aikido?

L'Aikido non è qualcosa che riguarda SOLO il modo di mettere a terra un avversario tramite una leva articolare o una proiezione...

... è piuttosto cio che accade MENTRE eseguiamo una tecnica ad un avversario fisico che ne specchia  uno veramente ostico e temibile anche se immateriale, e che si annida in qualche parte recondita di noi stessi.

Quando il compagno cade fuori, una parte interna di noi impara ad accettare, a cadere.

Quando riusciamo lasciamo incolume il nostro compagno, salviamo dalla distruzione una parte in ombra di noi stessi.

Vogliamo essere "efficaci"? Ah si?
E perché mai ci interessa così tanto?!

Nel Ju Jutsu (così come in altre discipline marziali) la cosa interessa perché l'efficacia è un requisito fondamentale per uscire indenni da uno scontro fisico con un avversario.

Nell'Aikido è interessante essere efficaci con se stessi, in termini di capacità di cambiare, evolvere, migliorare noi stessi ATTRAVERSO l'interazione con l'altro: le due cose da fuori si somigliano parecchio, ma hanno una sostanza incredibilmente differente.

In Aikido è possibile far cadere l'altro ed auto-convincerci che ciò ci abbia migliorato... anche se di fatto siamo rimasti quelli di prima, anzi abbiamo incancrenito chi eravamo: si è gonfiato l'ego per il tonfo che abbiamo fatto fare ad uke... e nulla più.

Siamo starti efficaci? NO, assolutamente no...

Si può essere "efficaci fuori" e del tutto fallimentari dentro: l'Aikido si occupa di cose "interne", pur manifestandosi in un sacco di attività esterne.

Perché quindi continuiamo a considerarci praticanti di Aikido, se poi ci limitiamo a scimmiottare ciò che fa qualsiasi Ju Jutsuka?

C'è differenza fra Aikido e MMA, Krav Maga, Ju Jutsu?

Attenzione: non stiamo affermando che il Ju Jutsu o altre discipline simili siano in qualche modo "inferiori" all'Aikido, ma semplicemente che sono UN'ALTRA COSA... talvolta persino assomiglianti fin che vogliamo in tecniche, origini storiche, culturali e bla bla bla...

... ma UN'ALTRA COSA!

La pizza è un cibo italiano? SI

La pastasciutta è un cibo famoso in Italia? SI

La pizza è simile alla pastasciutta? NO!!!

L'Aikido deriva storicamente dall'Aiki-Ju Jutsu, certamente... ma il fatto che derivi dal Ju Jutsu NON significa che coincida con esso in principi e prospettive, anzi è un qualcosa di piuttosto distante e differente dalla sua matrice marziale e culturale.

In Aikido l'altro è importante, molto importante... ma per qualcosa di diverso rispetto all'avere qualcuno con quale mettere in discussione o alla prova le nostre doti bugei: l'altro è un pezzo estroverso di noi... nel Ju Jutsu (né altrove) di questa roba qui non c'è traccia - e va bene così - ma vogliamo smettere di confondere le due discipline fra loro, solo perché si somigliano?

RIPETIAMO: non che il Ju Jutsu sia da meno che l'Aikido, solo che è un'altra cosa... quindi perché mai dovremmo praticare l'uno dicendo che apparteniamo ai cultori dell'altro?!

Aikido e difesa personale? NOOOOOOOOO!

Non può essere così tanto interessata alla difesa personale - tanto da divenire quasi una fisima - una persona che sta cercando di sconfiggere se stessa: se ne impipperà proprio di quanto siano temibili i rapinatori/stupratori/malviventi che potrebbero esserci dietro l'angolo...

Per sconfiggere quelli bisogna fare ALTRO, non Aikido: la nostra possibilità reale di cambiare il mondo deriva dall'opportunità di agire su noi stessi, non tanto sul prossimo.

Se desideriamo che il mondo sia più onesto, meno violento o approfittatore... imponiamoci di essere i primi a non fare cose simili e STOP!

E voi direte: "E come facciamo a non farci mettere i piedi in testa da quelli che però la pensano diversamente e vogliono continuare ad essere violenti ed approfittatori, nonostante il nostro dissenso?"

La risposta è duplice:

- c'è chi crede che diventare più forte degli altri, consentirà di tenere questi "altri" a bada nel caso in cui vengano ad imporci qualcosa di poco desiderabile... e questa è la risposta PRE-Aikido... per esempio del Ju Jutsu;

- c'è chi crede che gli altri siano meri specchi di noi stessi, quindi muta se stesso per cambiare di riflesso il prossimo... e sa che come gli altri si pongono con noi (quindi magari anche con violenza) è una funzione di come ci poniamo con noi stessi... e che gli altri ci possono fare solo ciò che noi consentiamo a noi stessi di fare a noi stessi, e questa è la risposta dell'Aikido.

Nessuno obbliga nessuno a scegliere la risposta B rispetto alla A, ma serve un briciolo di coerenza a chi invece la preferisce, ma poi di fatto si comporta come se avesse scelto la prima!

Arrendiamoci alle nostre convinzioni più profonde ed andiamo ad apprendere come lussare una spalla, se per noi è così importante... ma smettiamo di farlo eventualmente sotto una luce buonista di chi afferma di amare e coltivare l'arte della pace: la coerenza alla fine paga e consente a chiunque di vivere in modo più sereno ed autentico!

Lasciamo l'Aikido a quei sognatori pacifisti, deboli ed illusi che praticano SOLTANTO per migliorare se stessi, anche se ciò non li renderà mai in grado di salvarsi la pelle in un'eventuale scontro reale: nessuno di loro crediamo si offenderà, anzi...




lunedì 31 ottobre 2016

Chiuso per celeste ponte fluttuante

"Ame-no-ukihashi" è nella tradizione shinto il "celeste ponte fluttuante" che collega il cielo e la terra...

Sovente O' Sensei, nei suoi discorsi ne cita l'immagine...

"Forgio me stesso
 sul Celeste Ponte Fluttuante
 nel Sé profondo
 unito al Vero Nulla
 dagli Dèi benedetto".

Oggi questa immagine invece la citiamo noi, che ci prendiamo un'apparente pausa per fare un celeste ponte fluttuante fra domenica e la festa di Ognissanti.

In realtà in questo preciso istante stiamo lavorando per voi, fuori sede... e presto saprete di cosa si tratta.

Buona fluttuazione a tutti!





lunedì 24 ottobre 2016

Incidenti nella pratica: un evento che segna ed insegna molto

Di solito non accadono moltissimi incidenti nella pratica dell'Aikido, ma ogni tanto può succedere...

D'altronde, utilizzando il nostro corpo e studiando qual è il modo migliore di muoverlo, può accadere sia di farlo in modo scorretto con il proprio, sia di causare dolore ad un compagno.

Cosa fare in questi casi?

É tutta nostra la responsabilità se feriamo involontariamente un compagno?

É tutta dei nostri compagni la responsabilità se veniamo involontariamente feriti?

L'Aikido utilizza molte leve articolari, che hanno generano traumi (contusioni, slogature, rotture...) dal decorso piuttosto lungo e travagliato per chi si trova a subirle... quindi la massima attenzione è sempre d'obbligo, questo è chiaro.

Tuttavia succede che talvolta, nonostante tutta l'attenzione di cui siamo capaci, nonostante tutti i nostri buoni propositi, nonostante l'amicizia sincera che proviamo per i nostri compagni... li feriamo o permettiamo loro di ferirci in modo più o meno marcato, come mai?!

Premettiamo che il principale compito di ogni Sensei è fare di tutto per mettere gli allievi nelle condizioni migliori di sicurezza nella pratica: parte della responsabilità di un incidente - almeno in modo indiretto - ricade quindi sempre sull'Insegnante... che non è riuscito a percepire o prevenire la situazione rischiosa.

Nonostante questo però, talvolta accade lo stesso... e di solito gli incidenti più seri sono quelli che derivano da situazioni del tutto ordinari e banali, se ci pensate.

la dinamica comuni sono poche, esaminiamole di seguito:

- uke attacca ad una velocità non congruente con quella alla quale riesce a ricevere la risposta dell'azione (leggi: "io intanto meno, poi vediamo!"), e si ferisce per questo;

- tori esegue un movimento formalmente corretto, ma che risulta improprio o eccessivo per il compagno (leggi: "non sono stato capace di sentire che per lui era troppo");

- uke cerca di bloccare la tecnica di tori (leggi: "tu questa non me la farai mai!"), ma la sua ostruzione non riesce e viene ferito proprio per via di questa;

- indipendentemente da come attacca uke, sale la carogna a tori e prova a sterminare chi ha di fronte... riuscendoci maldestramente per puro caso...

Sappiamo che quando muoviamo il nostro corpo, muoviamo in realtà anche il 100% del nostro "corpo mentale"... che però è subconscio o inconscio per oltre il 90% di se stesso.

Quindi siamo simili ad elefanti che si credono gatti e che provano a fare lo slalom fra i bicchieri di cristallo: qualche coccio ce lo lasciamo dietro solo per il fatto che noi non siamo ciò che pensiamo di essere... ma molto di più (e/o molto di meno)!

Feriamo un compagno quando nella nostra testa le cose per lui non dovrebbero causare alcun rischio, ma invece lo FANNO.

Veniamo feriti da un compagno quando nella nostra testa non sta per accadere proprio nulla di grave... ma invece fra poco accadrà.

Si parla quindi sempre e comunque di DISCONNESSIONE, da qualche elemento della nostra realtà personale e della realtà dell'altro: l'universo poi è così splendido e perfetto nella sua Gestalt che tori ferisce uke esattamente quando sia tori che uke non erano nel "qui ed ora", cioè basta che uno dei due sia attivamente presente a se stesso ed alla situazione che sta vivendo perché ciò non accada.

Quindi è quasi sempre un "concorso di colpa", potremmo dire: per uno che si distrae e ferisce il compagno, c'è un compagno che si è distratto e permette di venire ferito... le responsabilità quindi sono sempre da condividere, nonostante che nell'azione specifica il fattaccio sembra avere avuto un responsabile più evidente dell'altro.

Un caso tipico, carichiamo il bokken sulla schiena e con la punta colpiamo inavvertitamente il compagno dietro a noi (che non potevamo vedere): "colpa nostra"?

La "colpa" non esiste... esiste la responsabilità!

Non non abbiamo percepito quello che ci stava a 3 cm dalle natiche (perché? fosse stato un nemico reale avremmo fatto meglio ad includerlo nel raggio dei sensori!!!)... ma quello dietro a cosa pensava mentre gli chiavavamo il nostro bokken sulla capa?! Lui ci aveva di fronte...

Ben al di là di ciò che accade e del perché accade, esaminiamo dunque cosa significa tutto ciò e cosa farcene di questa dolorosa esperienza: sia venire feriti, che ferire... per noi sono esperienze che vorremmo infatti evitare.

Noi sul tatami però non ci saliamo per "evitare le esperienze scomode", ma per imparare a conviverci ed a renderle almeno utili!!!

Se veniamo feriti e l'incidente ci causa dolori continui durante il giorno, così come una prolungata assenza dal Dojo... saremo inclini indubbiamente ad una forma di crisi: o ne usciamo così afflitti da demordere e decidere di concludere la nostra esperienza con l'Aikido, OPPURE ne saremmo addirittura rinforzati, poiché avremmo trovato un ulteriore motivo per proseguire NONOSTANTE la momentanea avversità e limitazione nella pratica.

É bene o e male quindi essere feriti?
Ne bene, né male... ma può essere evolutivo avere il coraggio di non farsi "sconfiggere" dal dolore e dall'esperienza!

Se feriamo un compagno e ci dispiacciamo un sacco per quanto è accaduto... perché non avevamo nessuna intenzione di... É bene o e male?

Ne bene, né male... ma constatata la reale possibilità di costringere una persona a letto per 20 giorni per una distrazione - nuovamente - potremmo spaventarci dell'accaduto a tal punto da decidere di interrompere la pratica per non "essere più un pericolo per il prossimo"...

... OPPURE inizieremo a praticare con più consapevolezza, più connessione e meno irruenza con chi abbiamo di fronte, PROPRIO perché non vogliamo che un simile incidente capiti mai più!

Un incidente quindi è utile nel momento nel quale viene vissuto come costruttivo da entrambe le parti: spesso crea o rinsalda amicizie.

Il "morto di kotegaeshi" magari potrà sentirsi particolarmente supportato dai messaggi in cui il suo "boia" gli chiede come stia andando la convalescenza, quando sarà nuovamente possibile rivedersi... potrebbe NON sentirsi solo a vivere l'incidente, e potrebbe sentire tutto il gruppo al suo fianco ed al suo servizio in caso di bisogno; in questo caso l'incidente fa addirittura team-building!!!

Tutti questi Aikidoka che studiano per riappropriarsi del vero spirito di un Samurai, potrebbero comprendere che esso deriva dalla radice "mettersi al servizio"... non tanto saper combattere.

Creare una società nelle quale siamo l'uno al servizio dell'altro... perché abbiamo compreso che l'altro è una parte integrante di noi stessi... è qualcosa di molto marziale, perché darà voce al coraggio di smettere di farci la guerra.

Ferire o essere feriti è un'esperienza, cerchiamo di vivercela al meglio e nel modo più utile che c'è per la propria crescita personale... dopo di che cerchiamo di evitare di farci male quando NON SERVE!!!