sabato 19 luglio 2008

悟 Satori: che cosa è successo in giardino?


"Ebbi la sensazione che l'universo improvvisamente stesse tremando e che
uno spirito d'oro, venendo su dalla terra, avvolgesse il mio corpo e lo trasformasse in un corpo d'oro. Nello stesso tempo, la mia mente ed il mio corpo divennero luminosi. Ero in grado di comprendere il cinguettio degli uccelli ed ero chiaramente cosciente della mente di Dio, il creatore di questo universo. In quel momento io fui illuminato: la fonte del Budo è l'amore di Dio; lo spirito dell'amorevole protezione di tutti gli esseri. Infinite lacrime di gioia scesero giù dalle mie guance.

Da allora mi sono sforzato di comprendere che tutta la terra è la mia casa ed il sole, la luna, le stelle, sono tutte mie proprie cose. Io mi liberai da ogni desiderio non solo per la posizione, fama e prosperità, ma anche di essere forte. Compresi che il Budo non è far cadere l'avversario con la forza; neppure è strumento per portare il mondo verso la distruzione con le armi.
Io capii che l'esercizio del Budo consiste nell'accettare lo spirito dell'universo, mantenere la pace nel mondo, produrre nella giusta misura, parlare correttamente, proteggere e valorizzare tutti i beni della natura.
Dobbiamo permeare di questa verità il nostro essere, nella sua interezza di mente e corpo, utilizzandola nella vita di tutti i giorni".


[Morihei Ueshiba, O' Sensei]

C'è chi va in giardino per raccogliere i pomodori, chi va per innaffiare il rosmarino... dalla storiografia pare che O' Sensei, nella primavera del 1925, a quarantadue anni, ci sia andato quel giorno per rinfrescarsi e scaricare la tensione di uno scontro che aveva appena terminato di avere con un ufficiale di marina, venuto poc'anzi a fare la sua conoscenza.
Costui ebbe un diverbio con Ueshiba per futili motivi (?il carattere di alcune famiglie di rose?), ma i due decisero di battersi. L'ufficiale impugnò il suo bokken e Morihei provò nuovamente la sensazione che aveva già sperimentato in Mongolia: disse cioè in seguito di essere stato cosciente dei movimenti e delle intenzioni stesse del suo avversario prima ancora che si materializzassero - sara sicuramente capitato a chiunque di noi! (^__^)
Per merito di ciò, forse fu estremamente facile per lui schivare ogni attacco senza reagire, fino al momento in cui l'ufficiale cadde a sedere stremato, dopo non averlo sfiorato nemmeno una volta.

Ma non è ora importante soffermarci su questo aneddoto, quanto su ciò che ad esso segui: IL GIARDINO.

Asciugandosi il sudore dal viso, incapace di camminare e di sedersi, in preda ad una sorta di estasi, fu preso da una sensazione mai provata fino ad allora.

Non è in queste pagine che si cercherà di CAPIRE il SATORI, ma proviamo perlomeno ad interpretare, con tutti i limiti che ciò presenta, quello che può essere successo in quegli attimi:

- un momento qualunque, si è trasformato in un momento importantissimo, fondamentale, densissimo;

- i postumi dell’avvenimento hanno modificato la visione stessa dell'esistenza di Morihei per tutto il tempo che poi è seguito;

- il significato intrinseco delle cose è divenuto istantaneamente chiaro, circolare, coerente;

- è stata sperimentata una sorta di integrazione intelligente fra tutte le cose e gli eventi che componevano la sua realtà quotidiana, attribuendo ad essa senso, valore e significato profondo;

- la sensazione di coerenza è apparsa come un "anti-caos", in cui Morihei stesso, si è sentito parte integrante e fondamentale di questo "TUTTO";

- la consapevolezza sopraggiunta non si è poi più dileguata nel tempo che è seguito.

Beh! Niente male... quasi quasi conviene andare a coltivare, a nostra volta, qualche barbabietola... sperando sempre in una occasione analoga!

Tuttavia, per quanto inspiegabile e immanente possa risultare quello che accadde, dobbiamo ammettere che è accaduto ad un UOMO, fatto di carne, ossa, sangue, pregi e difetti... un essere che storicamente aveva qualcosa di molto analogo ed attinente a noi: la condizione umana.

Sarebbe poi antistorico ed ignorante pensare che "egli fosse il prediletto!", giacché fenomeni analoghi sono accaduti e stati descritti costantemente nella storia dell'umanità, ad ogni latitudine ed in ogni epoca.

A titolo d'esempio, forniamo sull'argomento solo qualche rimando ad analoghi e ben noti casi più "nostrani".

Roberto Assagioli, fondatore della Psicosintesi Transpersonale, nato 5 anni dopo O' Sensei ed anche scomparso 5 anni dopo di lui, ad undici anni, mentre guardava il sole al tramonto a Venezia ebbe l'intuizione della struttura della psiche, ed in seguito affermò:
"Quel giorno ricevetti lo scheletro della psicosintesi, poi, per tutta la vita, ho messo la carne intorno a quello scheletro".

Santa Teresa d'Avila con queste parole nella sua biografia ha descritto quanto le accadde:
"Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga lancia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata. Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento. Quando l'angelo estrasse la sua lancia, rimasi con un grande amore per Dio".

San Francesco, Santa Caterina da Siena, Don Bosco hanno avuto comprovati momenti di analoga estasi, "illuminazione", misticità... tutti diversi ma comunemente legati da una sensazione di idonea collocazione nel progetto del TUTTO... un TUTTO pieno, intelligente, benevolo, onnipresente e manifesto.

Dante Alighieri, nel canto XXIII del Paradiso, dice:

Oh quanto è corto il dire e come fioco
al mio concetto! e questo, a quel ch'i' vidi,
è tanto, che non basta a dicer 'poco'.
O luce etterna che sola in te sidi,
sola t'intendi, e da te intelletta
e intendente te ami e arridi!

[…]
Qual è 'l geomètra che tutto s'affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond' elli indige,
tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l'imago al cerchio e come vi s'indova;
ma non eran da ciò le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne.
A l'alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e 'l velle,
sì come rota ch'igualmente è mossa,
l'amor che move il sole e l'altre stelle."


Si parlerebbe in questo caso più propriamente di Kensho, ossia una rivelazione paragonabile al Satori, ma di carattere immediato e transitorio, ossia i cui contorni vengono in qualche modo nuovamente smussati e confusi dal tempo che trascorre in seguito. E’ il caso di Dante perciò, che in un buon italiano poetico ha scritto qualcosa che suona come: “Ho visto Dio, era così stupendo che non riesco a descriverlo, né mi ricordo bene cosa è accaduto, ma conservo il ricordo di quanto fu reale e speciale”.

In numerose culture religiose l'estasi è considerata come un dono divino che apre un canale di comunicazione tra gli uomini e gli dei o un mezzo per raggiungere verità assolute: in questo caso essa è definita "mistica".

Sotto l'aspetto fenomenologico, l'estasi mistica è assolutamente identica ad altre forme di esaltazione emotiva, ciò che cambia è il significato che un soggetto le attribuisce.

Pertanto, non ha nulla di sovrannaturale e l'aspetto divino è solo un'attribuzione di un determinato contesto culturale.

Alcuni ambienti religiosi sono in grado di creare un clima suggestivo così intenso e ricco di aspettative mistiche al punto da indurre addirittura visioni in un fervido credente.
Un'identica esperienza di estasi può essere interpretata diversamente in differenti tradizioni culturali. Un cattolico la definisce come un rapimento divino, uno sciamano indiano può considerarla come un'illuminazione determinata dagli spiriti del suo villaggio, mentre per un pastore nomade del Kenya o un capo tribù della Nuova Guinea è solo l'espressione della sua forza e della sua virilità. In quest'ultimi casi, l'estasi non assume nemmeno connotazioni religiose ma è considerata come un fenomeno del tutto naturale.

Un elemento veramente interessante è rappresentato dal fatto che ogni soggetto in stato di estasi non vede e non sente nulla che non appartenga già al suo patrimonio culturale, i cosiddetti messaggi che l'estatico riceve sono strettamente legati alla sua tradizione storica e non hanno alcun significato per altre.

In Giappone, quanto testé descritto viene chiamato appunto 悟 Satori, parola derivante dal verbo "satoru", ossia “rendersi conto”. Esso ha una connotazione duratura nel tempo, proprio come rimandato dalla vita ed opere di O’ Sensei: un evento che schiude un mondo di consapevolezze improvvise e determinanti per tutto quanto seguirà.

La tradizioni rimandano che l'illuminazione - o risveglio -, cioè la scoperta spontanea, immediata e totale dell'essere, non si possa insegnare con argomentazioni e discorsi, ma sia un evento intimo e diretto, un'esperienza pratica.

A seguito di questo se ne deduce che gli argomenti di un Post sono limitanti, quindi preferiamo la pratica, la pratica e poi, ancora la pratica…
.. a questo punto, non è poi così importante stabilire di che cosa.

Noi, per esempio, stiamo facendo un pensierino su piantare qualche zucchino, raccogliere il basilico per la pasta al pesto… e prepararci per vivere al meglio la prossima volta che saliremo sul tatami!

domenica 13 luglio 2008

La spiritualità esiste?

Ecco a voi una serie di Post, che da oggi prendono il via per farci esaminare un argomento alquanto dibattuto e controverso dell'Amata Arte... "la spiritualità dell'Aikido"!

Che paroloni! "la spiritualità" e "l'Aikido" suonano come partners necessariamente alla vigilia di un matrimonio, per alcuni... e sull'orlo del divorzio per altri.

C’è chi percepisce infatti l'Aikido come una delle Arti spirituali per eccellenza, mentre altri ritengono che affibbiare ad essa questo aggettivo dai contorni così soggettivi e poco definibili non possa che danneggiare quanto in vece di oggettivamente buono ci possa essere.

Il Fondatore è parso chiaramente sbilanciarsi su tale disputa, per abbracciare incondizionatamente la tesi della disciplina olistica, che includesse anche la dimensione spirituale nella sua realtà e pratiche, nei suoi strumenti e fini.

Quindi?! Era forse O' Sensei un pazzo?
Se non lo vogliamo considerare tale, è segno che la spiritualità deve essere una realtà piuttosto oggettiva e reale quanto il mondo dei cinque sensi, se, invece, lo fosse stato... l'Aikido andrebbe preso per buono in toto, meno che negli aspetti più sottili, tanto cari a quel vecchio "squinternato" giapponese!

La domanda che è doveroso porci quindi è: "la spiritualità esiste, ed è un dato di fatto oggettivo... esiste solo per coloro che la credono vera... o, ancora, è una comprovata bufala?".

Interessante domanda: praticamente, in soldoni, ci stiamo chiedendo: "Esiste dio?" (scritto apposta con la lettera minuscola per essere sufficientemente generici).

Poiché se esistono dio e le cose del mondo che "ad esso appartengono", ci chiederemo in che nesso possono stare con l'Aikido (che comunque è un'Arte praticata - sicuramente almeno un po' - nel nostro mondo (materiale, meccanicista, sensoriale... strutturabile secondo leggi più o meno note della fisica).
Mentre, se dio ed "il suo mondo" - cioè quello spirituale - non esistessero, non varrebbe nemmeno la pena di porsi la domanda!

Beh... non siamo esattamente i primi a chiederci se la spiritualità esista o meno... questo ci conforta, siamo in grande compagnia... ma da ricercatori quali ci riconosciamo, siamo giunti all'interessante consapevolezza che è coerente pensare che essa sia una realtà... e che esista in modo oggettivo, cioè per tutti, sia quelli che lo vogliono, sia quelli che lo rifiutano.

Questa affermazione, già da sola, potrebbe suscitare le reazioni di coloro che hanno desunto il contrario o che vogliono vivere senza porsi il problema, ma noi non siamo sprovveduti e fondiamo le nostre scoperte su solide ipotesi e dimostrazioni.

Fino a qualche tempo fa, le informazioni sulla spiritualità, sul mondo spirituale, su angeli e demoni, divinità e loro incarnazioni, potevano essere egregiamente ritrovate nei principali credo religiosi diffusi su tutto il globo (ed ancora spesso è così)... si poteva cioè fare riferimento alle importanti tradizioni spirituali, badando alle loro assonanze e dissonanze, alla ricerca di qualcosa di comune ad esse.
Questo è stato fatto: si è visto che effettivamente risulta esserci un "terreno comune" al di sotto delle posizioni, apparentemente inconciliabili, di cristiani, shintoisti, mussulmani, induisti... ma sono sempre stati punti di vista... rispettabili per alcuni, ma confutabili da altri punti di vista diversi: ce la si gioca, insomma, a chi crede di possedere maggiormente la verità!... senza che si possa mai giungere ad una posizione definitiva, comunemente accettata.

Era anche possibile appartenere a quelle minoranze umane di cosiddetti mistici, veggenti, sensitivi (in ogni tradizione queste figure sono presenti)... che hanno sempre rimandato di avere, a propria detta, un contatto personale, intimo ed esperienziale con i mondi dello spirito.
Questa via però non ha mai convinto più di tanto le masse dell'oggettività dei livelli sottili dell’esistenza
: solitamente, al contrario, ha più alienato e ghettizzato coloro che si sono detti portatori di tali doti (ed ancora spesso è così)... additati come pazzi, visionari, squilibrati... da separare dalla società "sana".

Ma a noi oggi serve uno strumento più oggettivo per indagare nei mondi dello spirito (anche solo per poi poterne parlare nei confronti dell'Aikido!!!): una cosa che sia visibile a tutti, con i cinque sensi, sperimentabile da tutti, ciascuno nel suo vissuto, esattamente come un kotegaeshi!

Fortuna nostra, la scienza... per millenni acerrima nemica della religione (che si è sempre riferita a cose non facilmente misurabili), oggi pare venirci in aiuto.

Veramente aveva già offerto un primo timido aiuto ai tempi della tanto famosa, quanto contestata, "fotografia Kirlian" (in fisica noto come "effetto corona"), che secondo alcuni dava prova dell'esistenza di un campo sottile, battezzato "Aura", che avvolge gli esseri viventi... mentre per altri era solo l'effetto del tutto naturale della ionizzazione dei gas presenti intorno all'oggetto investito da una scarica elettrica ad alto potenziale. Entrambe queste due contrastanti posizioni rispetto alla fotografia Kirlian si sono dimostrate contestabili dai pensatori dell'opposta fazione.

Ad oggi è del tutto stata provata la responsabilità della ionizzazione (anche luminosa) dei gas presenti all'intorno dell'oggetto nella formazione degli aloni colorati che compaiono di frequente nelle foto delle mani dei pranoterapeuti (incorniciate quasi a voler dimostrare ai clienti di possedere un "fluido speciale" nelle mani!).
Non è invece altrettanto stata spiegata la ragione delle specifiche conformazioni che tali gas ionizzati assumono intorno agli individui fotografati (ed brillantezza maggiore a seguito di una meditazione o di una preghiera - prova statisticamente eseguita in modo significativo -, "buchi nell'Aura" in corrispondenza di regioni del corpo umano o organi che risultano particolarmente infragiliti o affetti da patologie - altra prova statisticamente eseguita in modo significativo -).

Ma il viaggio negli ultimi anni si è realmente fatto più interessante, poiché le nuove frontiere della fisica, della matematica e della chimica sembra stiano sconfinando nel millenario campo della mistica, in seguito al tentativo di trovare leggi unificanti, valide sia in campo atomico, sia nella realtà di ogni giorno, sia contemporaneamente nelle dinamiche dei macro sistemi stellari.

Ci stiamo arrivando! Il tentativo dell'integrazione del nostro sapere ci sta riportando a conclusioni spesso analoghe a quelle già desunte, per via del tutto intuitiva, da mistici e spiritualisti di tutte le tradizioni e di tutti i tempi! L'unica differenza: loro si riferivano a "questa cosa" come a "dio", noi la chiameremmo forse oggi "leggi unificanti universali", ma i risultati non paiono tanto dissimili.

Qualche esempio...

Attualmente è possibile, tramite un dispositivo chiamato S.Q.U.I.D. (Superconducting Quantum Interference Devices), misurare debolissimi campi magnetici (può apprezzarne dell'ordine di 10^-15 Tesla), prossimi ai limiti quantistici ed è del tutto indipendente dalla frequenza. Le proprietà fisiche sono descritte dalla meccanica quantistica, mentre le caratteristiche si basano sull'effetto Josephson e sulla quantizzazione del flusso.

Questo marchingegno, attualmente costosissimo (per via di superconduttori da mantenere a bassissime temperature) ed impiegato in moltissimi campi di nicchia... è già stato ad esempio utilizzato per misurare con estrema precisione il campo elettromagnetico umano... rivelando una incredibile conferma di quanto già osservato nel fenomeno Kirlian...

E' possibile oggi attribuire un'energia (un flusso di campo) a ciascun organo umano, visualizzando così le sue frequenze modali, le sue eventuali modificazioni dovute ad una patologia.

In buona sostanza, stiamo dichiaratamente scoprendo in modo scientifico il campo energetico nel quale è immerso in nostro corpo materiale, la famosa “Aura”, potendone visualizzare i punti di criticità... esattamente come farebbe un pranoterapeuta con le mani!
Questo campo energetico può essere rappresentato, attribuendo alle varie frequenze un colore caratteristico, proprio come è stato fatto dalla tradizione indiana per i Chakra, e si può quantitativamente rilevare quali sono i punti del corpo che vibrano a frequenze simili, ricostruendo in modo sperimentale i tracciati dei meridiani energetici cinesi!

"Casualmente", i risultati paiono essere generosamente conformi a quelli traibili dalle varie tradizioni spirituali esistenti. Questo è un settore di completa avanguardia... in cui i possibili disconoscimenti sono concessi unicamente dall'ignoranza sugli attuali traguardi dello scibile umano. In futuro, man mano che la scienza ripeterà in più luoghi tali risultati notevoli, diverrà maggiormente ostico pensare che si tratti di una trappola per creduloni.

Comunque sia, è bene sempre passare da più di una strada e convergere ad un risultato analogo, per accreditare una teoria.

Portiamo quindi l'attenzione del lettore gli studi di uno scienziato giapponese, il Dott. Masaru Emoto.

Questo signore ha appurato sperimentalmente che l'acqua la proprietà di catturare la quint’essenza dell'informazione nella quale viene immersa, o meglio, permette ad essa di cambiarne la struttura molecolare.
Un bicchiere di acqua pura, distillata viene congelato e poi osservato al microscopio. La cristallizzazione si presenta con la nota forma ad esagono regolare. Fin qui...

Ciò che è notevole è il ripetere l'esperienza dopo aver fatto ascoltare allo stesso bicchiere d'acqua la musica di Bach o Beethoven... o la musica Heavy Metal! La cristallizzazione cambia, assume le proprietà armoniche o disarmoniche proprie della musica "ascoltata" dall'acqua! Basta fare nuovamente la prova al microscopio in seguito ad un nuovo congelamento.

Ma non finisce qui... se si scrive una parola sul contenitore dell'acqua distillata, essa è in grado di renderne il messaggio nei suoi cristalli! L'acqua sa anche "leggere".

Se poi si appoggia il contenitore su una fotografia di una margherita... i cristalli tenderanno ad assomigliare statisticamente ad una margherita!

Vi sembra troppo?



Non è tutto! Cosa accade se l'acqua viene immersa in un atmosfera ricca di spiritualità? Essa ne rimanderà l'effetto sui suoi cristalli, semplicemente!
Sono stati fatti numerosi esperimenti con le preghiere, i mantra ed i canti delle principali religioni attuali, che tendono a mostrare analoghi risultati... rimandanti armonia, benevolenza, pace e senso del sacro.

E' stato possibile raccogliere acqua inquinata, che non mostrava più la capacità a formare cristalli di forma regolare... pregare per essa… e constatare che in seguito l'acqua era "guarita", ossia cristallizzava in forme estremamente più complesse e ricche.
E' stata esaminata al microscopio l'acqua di Lourdes, ad esempio, scoprendo che essa sembra possedere proprietà sicuramente collegabili ad una forte presenza in essa di "informazione spirituale"… probabilmente responsabile dei noto effetti miracolistici attribuiti a questa fonte.

Le immagini a lato non sono che scarni esempi!

Ma ecco che anche in questo caso "la vibrazione" pare essere la star del palcoscenico, così come lo era stata nell'esame del campo elettromagnetico umano. L'acqua rispecchia il significato ontologico delle parole... le parole sono vibrazione... e “casualmente” il Vangelo di San Giovanni inizia con "All'inizio era il verbo, ed il verbo era presso Dio, e il verbo era Dio". Siamo nuovamente cascati, per altra strada, dalla scienza alla tradizione spirituale!

Indizzi, non prove... sulla realtà di un argomento che forse non potrà mai più di tanto essere definitivamente ed incontestabilmente oggettivato, sul quale non sarà mai forse pronunciabile un'ultima parola definitiva; tuttavia...

... cosa aveva scoperto/trovato Morihei Ueshiba nella spiritualità?
Cosa ha unito a quattrocento anni di distanza O' Sensei mentre diceva "la migliore vittoria è quella su se stessi" con Francesco di Assisi, che aveva predicato "aver vinto su te stesso, questa è la vera letizia"?

Forse Ueshiba si interessava di saggistica cristiana?! O forse è giunto per via personale alla stessa intuizione alla quale sono giunti santi e mistici di tutte le nazioni, di tutti i tempi?

E' importante chiedercelo, al termine di questo lungo Post... poiché se si crede che la spiritualità abbia un senso, è importante rivisitare la nostra pratica di Aikido anche alla luce di esso!


lunedì 7 luglio 2008

Aikimarathon: condivisione di esperienze

Quale simboli può richiamare un evento come l'Aikimarathon?

Che l'Aikido non sia un'Arte NON competitiva è risaputo... a che pro quindi fare una maratona di pratica?

L'Aikido è anche noto come pratica fisica e mentale (anche spirituale, per alcuni) densa di etica e di significato profondo.

Non è però altrettanto facile vedere vissuti questi valori, forse perché siamo uomini... che pur aspirando ad alti ideali, spesso si trovano frenati dai loro stessi limiti.

Questo però non toglie una fiduciosa speranza di oltrepassarli, come richiesto ad uno sportivo che cerca di superare se stesso ad ogni traguardo. L'Aikido, a suo modo, può essere considerato allora come una gara con se stessi, una gara a fare meglio, a dare il massimo.

Ci si incontrerà quindi il 20 luglio prossimo con appassionati di "endo-competizioni", ma si farà di più...

- si darà il senso di continuità a ciò che si pratica, con una staffetta di Insegnanti che GRATUITAMENTE si metteranno a disposizione di tutti i partecipanti;

- si utilizzerà l'Aikido per incontrarsi e si useranno gli incontri per fare Aikido, il tutto con una sensibilità particolare al mondo del Sociale, devolvendo ad esso i ricavati dell'iniziativa;

- sarà possibile mostrare (a se stessi) la propria resistenza a contatto con le proprie passioni... e verificare di persona il detto "una gioia condivisa... è una gioia moltiplicata".

La comunità dell'Aikido che si incontra al di là dei campanilismi, celebrando maggiormente l'importanza di ciò che unisce, su ciò che divide... un evento, insomma, che toccherà sicuramente il fisico e l'attitudine di chi pratica, ma in modo particolarmente etico e sano...

... varrà proprio la pena di non mancare!

lunedì 30 giugno 2008

Arte della Pace e dell'Armonia?


Sovente si è messi dinnanzi alle questioni inerenti l'efficacia dell'Aikido nel caso di un attacco reale, ricevuto per la strada anziché nel Dojo... in un contesto, cioè, dove gli attacchi non sono codificati o preordinati...

Ma siccome esistono molti modi di praticare la nostra Arte, altrettanto spesso si sente parlare di efficacia maggiore di uno "stile" rispetto ad un altro.

Sicuramente Morihei Ueshiba apprese in giovinezza un'Arte Marziale solida ed efficace, nella quale le proiezioni e le leve non venivano sicuramente risparmiate all'attaccante... Sokaku Takeda era rinnomato per le sue tecniche che non lasciavano spazio a replica!

Qualcosa però poi accadde: O' Sensei realizzò di non volere rinunciare a "tanta invincibilità", ma nel contempo non approvava l'idea di diventare il nuovo carnefice del suo attaccante.
Egli realizzò che lui ed il suo attaccante "erano una cosa sola", perciò ferire il proprio avversario era sinonimo di danneggiare se stessi (e viceversa, ovviamente)...
che rispettare il proprio avversario (o colui che riteneva essere tale) non dovesse significare l'accettazione passiva della sua aggressione, ma che lo stornare l'energia alla fonte d'origine non dovesse nemmeno trasformarsi nel punire chi aveva agito impropriamente (per l'ovvia ragione di cui sopra: "punire un altro" = "punire se stessi").
Lo smacco dell'attaccare, essere bloccato senza danno e sforzo, avrebbe potuto essere la migliore azione perché l'aggressore potesse realizzare l'assurdità del suo agire.

Da queste risapute considerazioni, derivano altrettanto noti postulati:

- non è necessario per fare Aikido avere muscoli grossi, essere uomini e di grossa stazza;

- solo se è l'energia dell'attaccante a riatterrarlo, egli stesso potrà realizzare l'insensatezza del suo agire... (se l'aggredito ci mette del suo... sta punendo lui!);

- le leve articolari e le proiezioni servono per rendere l'atro innocuo, non sono da portare allo spasimo anche quando l'aggressore è già inerte;

- l'Aikido serve per riequilibrare il fisico di chi lo pratica, non, alla lunga, per danneggiarlo...


Ora guardiamo insieme questo filmato:



Noto Maestro, 8º Dan, allievo diretto del Fondatore sin dal 1949 e tutt'ora in attività, conosciuto anche per avere tenuto un seminario in Italia.
Ma non è per il suo nome, il suo grado, la sua provenienza o il suo stile che lo presentiamo oggi.
Sicuramente spettacolare la sua esibizione, in una location storica più che onorevole... ma guardiamo ancora i suoi movimenti nei confronti di Uke anche in un altro filmato:




Nulla di personale nei suoi confronti, ma l'esempio calza a pennello per questo genere di pratica:
... si tratta forse di "Aiki-sodomia"?
Si aprano le iscrizioni per divenire suo partner nelle dimostrazioni.
Voi evitereste di attaccarlo per non scoprirvi in fallo con voi stessi... o per paura di morire?

Oltre i momenti di reciproco movimento sincrono, infatti, sono anche più che evidenti:

-numerosi istanti nei quali è forza fisica di Tori a proiettare Uke, non il fluire dell'aggressione di quest'ultimo;

- le leve sono portate fino alle preghiere del partner di smettere (mano che batte sul tatami);

- le proiezioni spesso lasciano il partner, come dire... schiantarsi mezzo tramortito al suolo;

- Uke è molto allenato e pronto a saltare, per non essere ferito... viene un po' trattato come "quella cosa" da scrollarsi di dosso, più che come una parte di se stessi;

- non pare tra Tori ed Uke sia la Pace a farla da padrone... ma nemmeno l'Armonia;

- il "super uomo invincibile" emerge bene, l'Uomo amorevole verso il prossimo nettamente di meno.

Questo è il Bujutsu che precedeva l'Arte dell'Armonia e della Pace, è quella via tradizionale che mirava a uscire indenni da un attacco... o è l'Aikido di O' Sensei?

Molti Maestri del passato hanno praticato questo tipo di "sollevamento pesi" e lo hanno anche insegnato (gli ultimi della generazione, ancora lo propagandano oggi)... e prima di insegnarlo, sono stati essi stessi sbattuti al suolo, o feriti da una leva portata allo spasimo: sono stati sicuramente grandi tecnici... ma altrettanto buoni esempi di equilibrio per noi?

Ci hanno realmente dimostrato che dopo una vita di Aikido si sta meglio... o piuttosto che dopo tante botte e dolori sparsi in tutto il corpo quando cambia il tempo... ora ci tenevano a restituire "pan per focaccia"?

E' interessante scegliere il proprio Insegnante non solo per la potenza dei suoi kotegaeshi, ma anche per quanto egli sa testimoniare dell'Arte che utilizza.

Pensiamoci perché...

se l'Aikido è l'Arte che non deve consentire di essere picchiati, non deve nemmeno permettersi di picchiare. Essere efficaci è diverso dall'essere giustizieri del proprio io.

Per questo è complicato apprendere: uccidere un leone è più facile che ammaestrarlo...

"Abbiate cura del vostro partner come se fosse un bimbo in fasce"
[O' Sensei, Morihei Ueshiba]

sabato 21 giugno 2008

Patrick Cassidy: il coraggio del cambiamento

Un altro Maestro, un altro argomento su cui riflettere e discutere.

Quest'oggi sotto i nostri riflettori c'è l'esperienza divulgata da Patrick Cassidy Sensei, a pochi giorni dal suo arrivo nel nostro Dojo per il Seminar internazionale che terrà il prossimo fine settimana. Ma non è per questo che scriviamo...

E' piuttosto per quanto crediamo nei contenuto di questo post che lo abbiamo invitato in Italia per la seconda volta...

Non ci interessa infatti tanto la sua storia personale o il suo curriculum (di tutto rispetto, fra l'altro), quanto la capacità che ha mostrato dinnanzi a numerosi fatti che lo hanno intimamente coinvolto in passato... di cambiare... cambiare e poi cambiare ancora, senza rinnegare le sue radici, ma senza fossilizzarsi in esse!

Spesso chi pratica Aikido, "nascendo" in un Dojo o sotto una specifica affiliazione, può convincersi che quella sarà sempre e necessariamente la sua casa, il suo posto, la sua famiglia...
ma si sa, vivendo le cose possono cambiare, anche all'improvviso...

... e ci si può trovare sfrattati, orfani o anche solo semplicemente curiosi di vedere cosa c'è dietro la siepe del proprio recinto.

Nel fare questo ci avventuriamo in un mondo nuovo, magari conosciuto e rassicurante per altri, ma non per noi chi ne fa l'esperienza inedita.

Ci si può quindi attaccare alle proprie radici, assolutizzandone la bontà ineguagliabile... ma già che il passato non sempre torna facilmente (e comunque mai in modo identico), si rischia di diventare una sorta di AMARCORD vivente:

- quando c'era il maestro XXX, quello si che era Aikido!
- ormai è tutta una questione superficiale, non è più come ai vecchi tempi;
- non arriveremo mai al livello di perfezione di YYY, o ZZZ;
- non si rispettano più le tradizioni... etc, etc...

La crescita nella propria Arte si sposa difficilmente con le righe precedenti, giacché "evolvere" esprime proprio l'idea di "cambiare con il tempo" e grazie ad esso.

Patrick Cassidy Sensei ha esattamente interpretato in questo modo la sua idea di Aikido... e ciò ha mosso il nostro vivo interesse.

Dopo due anni di Ingegneria Aeronautica in California e già praticando da alcuni anni Aikido, egli decise di trasferirsi in Giappone, ad Iwama, per apprenderlo direttamente da Morihiro Saito Sensei (scomparso nel 2002)... una delle persone che più stette a contatto diretto e duraturo con il Fondatore.
Cassidy Sensei cercava "le radici"!

Patrick ha quindi trascorso più di sei anni come Uchideshi in Iwama, raggiungendo il 4º Dan, tramite allenamenti fisici alquanto austeri (come la tradizione ha sempre richiesto) e una vita a dir poco spartana.

Poi però qualcosa a lui accadde, come ai molti che ciecamente percorrono a testa bassa la via che reputano "la migliore che ci sia" (... senza aggiungere "per loro").

Si rese conto che altri tipi di Aikido stavano praticandosi in giro per il mondo e che alcune interessanti caratteristiche di essi non erano facilmente contattabili nella sua strada "tradizionale".

Molti raccontano di aver praticato Aikido per anni e di essere stati sconvolti nell'incontro con un praticante (in genere di un altra scuola) di grado molto basso che mostrava abilità incredibili e superiori alle proprie... tanto da mettere in crisi il valore di ciò che fino ad ora si è fatto.

Molti bloccati dalla presa di un 3º Kyu (per es.) di Saito Sensei, hanno "dimenticato il passato" per donarsi completamente ad Iwama. Molti altri, provenienti da Iwama, sono stati sconvolti dalla fluidità e spontaneità di un 3º Kyu (per es.) di Tissier Sensei... ed hanno tentato di prendere cittadinanza francese...

Sono cose che si sentono raccontare, ma hanno in sé qualcosa di molto caratteristico e, se vogliamo, limitante: sono duali

- o Saito o Tissier
- o Aikikai o
- "QUESTO o QUELLO"...

Non è questo che si può chiamare veramente crescita: il cambiamento ci può in effetti essere stato, ma ora il problema è il taglio netto con le proprie radici, con il proprio passato!

Quando si cambia è segno che non va più bene quello che per anni si è fatto, ma ciò non vuol dire che fosse OGGETTIVAMENTE sbagliato, piuttosto forse non più adatto a quanto si sta per diventare soggettivamente.

Ma non è possibile l'integrazione del passato con il presente?
Esiste il modello "QUESTO & QUELLO"?

Non si può prendere quello che si ritiene nutriente da un sistema, senza buttarlo via o accoglierlo in blocco?

Certo, la tradizione non lo ha mai consentito: io sono il tuo Maestro e ciò che dico non si discute (leggi: "è giusto per ipotesi")... ma siamo veramente ancora li con i tempi?

C'è in effetti un modo di capire cosa è meglio e cosa è peggio: quello che passa indenne il setaccio della storia e si mostra duraturo... è MEGLIO, perchè ha superato molte crisi e battaglie. Quello che vacilla facilmente non può avere molto valore. Non si applica tuttavia bene questo infallibile metodo all'Aikido, però... perchè è ancora un'Arte troppo giovane... la storia si sta costruendo solo ora. E quindi?

Ciascuno è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità: se prendo una strada e poi cambio, le conseguenze ricadranno su di me, nel bene e nel male.

Questo è esattamente il rischio che Patrick Cassidy ha accettato ed accetta di vivere nel portare avanti la sua idea di Aikido... che è sua e solo sua.

Tergiversando in questa sede sulla ragione che lo spinse a cercare "altro" fuori dalla scuola di Iwama, egli ha continuato quindi i suoi studi con altri importanti insegnanti, fra i quali Takeda Yoshinobu (7º Dan), Robert Nadeau (7º Dan), Richard Moon (5º Dan), Peter Ralston e Vernon Kitabu Turner Roshi. Ha coltivato inoltre la pratica dello Yoga, studiando con Junko Tomonaga e trascorrendo più di tre anni in viaggio attraverso India, Nepal e Tibet.

Si è interessato per oltre 20 anni all'Arte giapponese della Cerimonia del Tè, studiando in Giappone con Fukuda Satchiko Sensei ed in California con Fujimoto Sensei.

Questo bagaglio esperienziale è stato quindi messo al servizio di quello che egli ha ritenuto essere il punto nodale del suo interesse, ossia approfondire gli aspetti che riguardano il risveglio ed evoluzione personale di ciascuno.
Si è trasferito dalla California a Montreux (Svizzera francese) in modo stabile nel 2003, ove vive e lavora con il SUO sistema che offre un approccio strutturato agli allievi, ispirato appunto alle questioni inerenti il significato di essere vivi e presenti, che mira ad agevolare il loro personale percorso di crescita e trasformazione.

Quale è la particolarità?

Che egli non si considera più "un Aikidoka di Iwama" (ma è possibile vederlo praticare un solido e preciso ki-hon), ma semplicemente "un Aikidoka", né si identifica perciò in modo esclusivo anche con altre sue esperienze passate... ma le utilizza in modo integrato, per perseguire il fine che egli ha a cuore.

Come sono le sue lezioni, quindi!?

Si praticano tecniche varie, numerose varianti codificate di kumi jo e kumi tachi, proprio come Saito Sensei insegnava, ma viene anche spesso chiesto di fare esercizi di respirazione e di muovere il corpo in libertà al suono di musica melodiosa o ritmata, esprimendo in modo fisico emozioni, stati d'animo o caratteristiche della marzialità.

Lo Yoga viene utilizzato nell'Aiki Taiso... un'esperienza senza dubbio "polivalente"!

Egli si assume in prima persona le responsabilità del suo metodo e chiede con gentilezza a chi si approccia a lui di sospendere temporaneamente il giudizio su quanto viene vissuto sotto la sua guida, precisando che non è la pratica migliore che si possa incontrare, né la più giusta, né che le pratiche di provenienza ("le radici") di chi incontra siano più o meno buone... dice solo che il suo è UN punto di vista, da prendere come tale, cercando di spogliarsi temporaneamente dai propri preconcetti e provando a "cambiare pelle", per un attimo, sicuri che si potrà riprendere la propria quando lo si desidera.

Lo troviamo un approccio onesto e coraggioso, proprio perché non assoluto, né creante dipendenza.

Chi vuole sperimentarlo di persona... lo venga a provare la prossima settimana.
(MESSAGGIO PUBBLICITARIO! AI PRIMI 3 AIKIDOKA CHE CHIAMANO IN OMAGGIO UNA MOUNTAIN BIKE ED UN FORNO A MICROONDE! ^__^)

E' un modo di fare più che altro collaudato dalla storia stessa, perché tutti coloro che sono cresciuti, che si sono realmente evoluti, hanno necessariamente dovuto abbandonare (anche solo temporaneamente) il proprio vecchio recinto, facendo quello che nel Giappone medioevale veniva chiamato "musha-shugyo", ossia il viaggio tradizionale d'apprendistato per ottenere la maturità marziale tramite il confronto con nuovi Dojo, insegnanti e praticanti.

O' Sensei stesso abbandonò la via mostrata da Takeda, per fare maturare la propria.

Anche la “parabola del figliol prodigo” parla di un allontanamento da casa per in cerca di novità altrove e di una riaccoglienza partecipata forse anche proprio in onore dell'esperienza maturata durante questo viaggio.

Una cosa è certa: solo chi si allontana può tornare, ma soprattutto, è certo di muoversi.

Noi crediamo in questo modo di operare, a dispetto di chi maligna il rischio così facendo di non essere mai "né carne, né pesce".

Certo che chi inizia deve ricevere direttive chiare e precise, anche sotto il punto di vista tecnico, ma altrettanto onesto è sottolineare, appena è possibile, quanto esse si possano mostrare relative e dipendenti dal contesto che le emana.

Abbiamo una fortuna: pratichiamo per un sacco di ore tutte le settimane, quindi (anche se le lezioni non basterebbero mai) disponiamo di tempo sufficiente per lavorare su molti aspetti, anche fra loro diversi o in apparente contrasto.

Ci assumiamo quindi le nostre responsabilità, perchè vogliamo evolvere, senza paura di ciò che lasciamo o di ciò che potremmo incontrare... per questo quindi guardiamo con onore e rispetto chiunque segua una suo percorso o un suo credo, felici di poterci ogni tanto confrontare con altri... per prendere coscienza del NOSTRO stesso viaggio.

domenica 15 giugno 2008

昭二 西尾 Shoji Nishio: integratore di esperienze

“Se tieni una posizione naturale, puoi entrare immediatamente quando percepisci che il tuo avversario si sta per muovere. Quando l’avversario si muove tu hai già vinto” [Shoji Nishio]


Shoji Nishio nacque nella Prefettura di Aomori il 5 dicembre del 1927. Nell’età dell’adolescenza si recò a Tokyo per trovare lavoro, poco prima degli anni in cui scoppiò il secondo conflitto mondiale. Iniziò presto a praticare Judo in un Dojo locale, probabilmente per fortificare la sua fragile condizione fisica.

Quando la guerra finì, la pratica delle Arti Marziali era severamente contrastata dalle forze di occupazione e il famoso Kodokan, sede centrale del Judo, aveva cessato ogni attività.
Con il rimpatrio dei soldati in Giappone dopo il conflitto, gradualmente le attività al Kodokan ripresero con regolarità e l’allora giovane Shoji fu in grado di ricominciare il suo addestramento nel Judo. Egli con costanza procedette negli esami, ricevendo il 4° Dan, ma si scoprì poco dopo rispetto a questa disciplina insoddisfatto, a causa dei compromessi operati sulle tecniche dell’Arte nell’ottica del suo adattamento sportivo alle competizioni.

Verso la fine del 1940, come supplemento al suo addestramento nel Judo, Shoji Nishio iniziò ad allenarsi nel Karate, sotto il famoso Yasuhiro Konishi (1893 – 1983), fondatore del Shindo Jinen Ryu. Praticò Karate fino al 1952, ma trovò anche questa Arte limitata per le stesse ragioni di carattere competitivo. In quegli anni era stata avviata una forte iniziativa per modificare le tecniche tradizionali del Karate di Okinawa in modo da ricondurre questa Arte a conformarsi con le discipline del Budo moderno - in primis il Judo ed il Kendo - che erano state convertite in discipline sportive a carattere agonistico.

Il fato volle tuttavia che ci fosse una stretta connessione tra Konishi Sensei ed il Fondatore dell’Aikido, che risaliva fin dagli inizi del 1930, quando Morihei Ueshiba insegnava al Kobukan Dojo. A quel tempo Konishi Sensei , dopo essersi allenato sotto la guida dei principali maestri di Karate di quel tempo (Gichin Funakoshi, Chojun Miyagi, Kenwa Mabuni e Choki Motobu), si addestrò con austerità per diversi anni con O’ Sensei, che considerava "il più grande artista marziale che avesse mai incontrato".

Nel 1952, uno degli istruttori più anziani del Dojo di Konishi Sensei, un certo Toyosaku Sodeyama Sensei, disse al venticinquenne Shoji di avere incontrato un artista marziale "che era come un fantasma", riferendosi a Morihei Ueshiba.
Nishio più tardi commentò:

"Ero stupito che potesse esserci qualcuno che nemmeno Sodeyama Sensei riuscisse a colpire.

Era O’ Sensei… Comunque, io vidi l’Aikido ed immediatamente mi iscrissi al Dojo. Mi era stato detto di andare a vedere l’Aikido, ma non sono più tornato al Karate!".

Il giovane Nishio si unì quindi al neonato Aikikai Hombu Dojo, anche spinto dall’entusiasmo di Sodeyama Sensei. Nel Dojo di Tokyo in quel periodo c’erano pochi studenti ed una coppia di famiglie sfollate dalla guerra che ancora vivevano nello stabile. L’insegnamento era svolto principalmente dal figlio di Morirei Ueshiba, Kisshomaru Sensei, e da Koichi Tohei Sensei e consisteva in un numero relativamente piccolo di tecniche; circa la metà del tempo di pratica nel Dojo - di cui solo una parte disponeva di tatami - era dedicato alle tecniche suwari waza.

Nishio Sensei descrive le condizioni spartane di quei primi giorni dell’Aikikai così:

"Non c’era nessuno e qualche volta mi allenavo con la spada e poi andavo a casa. Eravamo fortunati ad essere cinque persone. Era un periodo in cui tutti i Giapponesi erano affamati e solo persone che si potrebbero definire fanatiche delle Arti Marziali potevano venire! La gente che arrivava era gente che aveva fatto arti come il Judo ed il Karate, ma pensavano che li dovesse esserci qualcosa di più, qualcosa di più profondo di quelle Arti. Così ognuno veniva dopo aver provato qualcos’altro. Non c’era nessuno che avesse esperienza solo di Aikido. Questo non era motivo di preoccupazione. Oggi, quando le persone imparano solo Aikido, molti sono assaliti da dubbi".

Il Fondatore passava la maggior parte del suo tempo ad Iwama, al tempo in cui Nishio si unì all’Aikikai, quindi passò più di un anno e mezzo prima che egli potesse vedere di persona per la prima volta O' Sensei in azione.

Ciò che lo impressionò maggiormente della tecnica di Ueshiba era la velocità fulminea nell’utilizzo della spada. Nishio Sensei era convinto che l’Aikido fosse il giusto percorso marziale per lui, ma allo stesso tempo, egli trovò delle imperfezioni nei suoi metodi di pratica, specialmente dopo aver visto l’incredibile lavoro di spada di Ueshiba e notando l’assenza di tecniche di spada nel bagaglio dell’Arte, così come gli veniva insegnata.

Per rimediare alla cosa, Nishio iniziò lo studio dello Iaido (Muso Jikiden Eishin Ryu) con il 10° Dan Shigenori Sano nel 1955, e quindi Jodo (Shinto Muso Ryu) con il famoso Takaji Shimizu (1896 – 1978). Ciascuna di queste Arti contribuì ad aumentare la sua conoscenza delle armi e a suo dire completò il suo addestramento di Aikido.

Non tutti però a quel tempo condivisero le personali necessità che lo condussero alle sue escursioni nelle altre Arti Marziali; il suo Aikido iniziò perciò ad acquisire uno stile unico.

Egli era anche insoddisfatto della relativa debolezza delle tecniche di proiezione dell’Aikido, che comprendevano principalmente irimi nage, shi ho nage e kote gaeshi. Poco alla volta, egli sviluppò il proprio repertorio innovativo di tecniche che comprendevano proiezioni di anca (koshi waza), basate sulle sue esperienze passate nel Judo. Allo stesso modo, egli incorporò sistematicamente modelli di atemi nei movimenti di spada per facilitare l’impostazione e l’esecuzione delle tecniche. Nishio concepì anche una didattica che comprendesse jo e ken integrati alle tecniche a mani nude, utilizzando la sua vasta esperienza con le armi.

Il suo sistema presenta pochi punti in comune con il più diffuso metodo codificato da Morihiro Saito Sensei.

Iniziò l’insegnamento nell’anno 1955 e raggiunse il grado di 5° Dan nel 1958, dopo solo sei anni di pratica. Va detto che storicamente, nei primi anni dell’Aikido, questa non era una cosa del tutto eccezionale e molte delle figure principali degli anni ‘40 e ’50, come Koichi Tohei Sensei, Morihiro Saito Sensei, Seigo Yamaguchi Sensei, Michio Hikitsuchi Sensei - e numerosi altri -, venivamo promossi rapidamente.

Nishio iniziò ad insegnare sempre più spesso all’esterno e a frequentare sempre meno l’Hombu Dojo. Egli era impiegato alla Zecca giapponese durante il giorno ed insegnava la sera in varie zone di Tokyo e dintorni.

La rete dei Dojo di Nishio praticava metodi che erano spesso visti come una deviazione dagli standard dell’Hombu Dojo, basato principalmente sugli approcci di Kisshomaru Ueshiba e Koichi Tohei. Mantenne comunque stretti legami con la sede centrale dell’organizzazione, partecipando regolarmente a grandi dimostrazioni ed eventi sociali. Il Fondatore e suo figlio apparivano spesso come ospiti alle lezioni nei Dojo affiliati di Nishio.

Quando egli lasciò il suo lavoro alla Zecca nel 1980 era 8° Dan Aikikai di Aikido, 7° Dan di Iaido Nihon Zendoku, 6° Dan di Kodokan Judo e 5° Dan di Karate Shindō Jinen Ryu.


Divenuto libero di dedicarsi totalmente all’insegnamento dell’Aikido, espanse le sue attività al di fuori del Giappone, ed in particolare compresero frequenti viaggi in Scandinavia, negli Stati Uniti, ed in vari paesi europei, fra i quali la Francia venne prediletta. Nishio Sensei mantenne per circa 20 anni un programma di insegnamento attivo che comprendeva regolari viaggi all’estero, ma il graduale peggioramento della sua salute lo obbligò a diminuire l’attività negli ultimi anni della sua vita.

Scrisse il libro "Aikido: Yurusu Budo" ("Il Budo dell’Accettazione"), pubblicato da Aiki News, nel quale presenta i principi chiave della sua arte attraverso l’esposizione delle tecniche di gyaku hanmi, ai hanmi katate dori, sode dori, kata dori menuchi, shomen uchi, e yokomen uchi. Vengono descritte in questo documento storico sia le tecniche a mani nude, che le loro versioni con jo e ken.

Una serie di 9 video vennero realizzati in quegli anni, attualmente commercializzati in formato DVD (1 - gyaku hanmi katate dori, 2 - ai hanmi katate dori, 3 - shomen uchi, 4 - yokomen uchi, 5 - ryote dori, 6 - sode dori, 7 - kata dori menuchi, 8 e 9 - tecniche di spada).

Nishio Sensei generò una nuova scuola di Iaido contenente movimenti derivanti dall’Aikido, denominata Aiki Toho Iaido o Nishio-Ryu Iai.

Egli durante la cerimonia del Kagami Biraki del 2003 ricevette l’onorevole premio di Budo Kyoryusho dalla Federazione Giapponese di Budo per il suo contributo allo sviluppo ed alla diffusione dell’Aikido in tutto il mondo nell’arco della sua lunga carriera marziale.

Il Maestro ci ha lasciati il 15 marzo del 2005, all’età di 77 anni, per una forma cancerogena letale ed i funerali si sono svolti in forma privata, all’esclusiva presenza dei suoi familiari.

Ulteriori notizie in merito alla metodologia di allenamento e filosofia personale di questo grandissimo Maestro e praticante di Aikido sono disponibili in italiano nell’articolo di Aikido Journal “Shoji Nishio (1927-2005): Genio innovativo dell’Aikido” (Traduzione di Gianni Canetti).


Per l’enorme contributo innovativo allo studio ed alla divulgazione dei principi dell’Aikido, Shoji Nishio Sensei di diritto può essere posto fra i “grandi” del mondo del Budo moderno.


domenica 8 giugno 2008

Aikimarathon: una buona idea

Cos'è una buona idea?

E' qualcosa che viene in mente a qualcuno per primo... a volte così meritevole e capace da volerla condividere subito con gli altri, senza pensare ai vantaggi che ne potrebbe trarre, alle critiche che potrebbe causare, ai profitti realizzabili.

In questo senso, ci viene da affermare che una buona idea è venuta l'anno scorso ad alcuni Aikidoka torinesi, che si sono ritrovati per organizzare e dare vita alla prima Aikimarathon mai registrata.

Di cosa si tratta?
Presto detto: del progetto di praticare Aikido ininterrottamente dall'alba al tramonto.
La manifestazione, l'anno scorso appena sfioratada chi scrive queste righe, si è rivelata quanto mai semplice, originale ed innovativa al contempo.

In una location immersa nel verde, nella prima periferia cittadina, ci si è trovati per praticare lezioni da 50 minuti che si susseguivano a pause di10 minuti, dalla mattina alla sera.

Gli allievi Aiki-Maratoneti venivano muniti di una scheda riassuntiva delle lezioni previste nell'arco della giornata... ciascun partecipante faceva vidimare la sua presenza all'insegnante che aveva tenuto la corrispondente lezione... così, man mano che la giornata procedeva, venivano accumulati "punti" per vincere la maratona. Al termine delmanifestazione, la persona con più ore sul tatami (che aveva saltato
meno lezioni) si è aggiudicato la vittoria (per la cronaca, a vincere è stato un Aikidoka classe 1943, che ha partecipato a tutte le 14 ore, con una Aikidoka - per galanteria non si dice l'età - anche lei partecipe a tutte le lezioni previste).
Una Aiki-spaghettata ha poi sancito la chiusura dell'Evento.

Le caratteristiche di un raduno diquesto tipo sono state innovative, a nostro giudizio per le seguenti ragioni:

- il costo di partecipazione è stato simbolico a fronte dell'enorme possibilità di pratica (14 ore complessive);

- gli insegnanti si alternavano liberamente, anche provenendo da estrazioni tecniche differenti, in modo tale da apportare continuo stimolo ai partecipanti;

- le lezioni erano studiate nella consapevolezza che numerose ore potevano essere già trascorse dall'inizio ed altrettante avrebbero potuto separare i partecipanti dalla fine: il rispetto per il fisico quindi è stata una priorità di non poco conto;

- i partecipanti sono stati coinvolti in una forma amicale "competitiva", pur praticando un'Arte intrinsecamente non competitiva per definizione... e ciò è avventuo nel più completo rispetto di questo assunto;

- gli insegnanti hanno rimandato, alternandosi fra loro, di non essere loro stessi in competizione... come spesso invece accade... offrendo ai partecipanti un esempio sano di applicazione di principi etici vissuti;

- il ritrovarsi perl'Aikido, all'insegna dell'Aikido e nulla più... volendo quasi mettere in mostra chi era desideroso di farne di più è stato un altro messaggio importante lanciato ai presenti, sottolineante quanto ogni Aikidoka maturo già ben comprende, ossia che non c'è mai voglia, tempo e passine in eccesso per la pratica e l'apprendimento dell'Arte che cirapisce;

- [DOVEROSA INTEGRAZIONE DEL 09/06/08] l'intero incasso dell'Evento è meritevolmente stato devoluto a favore di un'Associazione per la cura e tutela delle persone Diversamente Abili.

Una buona idea quindi!

Il Post non è, al solito, pensato perfare nomi e cognomi, ma siccome la manifestazione anche quest'anno si svolgerà ad Alpignano il 20/07/2008, non possimao che augurare ai suoi Organizzatori un sempre crescente riscontro della loro meritoria opera.

Continuate così!