lunedì 20 maggio 2019

Aikido e compiti a casa

In Aikido c'è l'Insegnante, e ci sono gli allievi... come a scuola!

Ci sono le lezioni da seguire e gli esercizi da fare per comprendere quanto padroneggiamo la disciplina, come a scuola!

C'è un aspetto che però è molto differente dall'ambito scolastico dal quale tutti noi proveniamo: NON ci sono i compiti a casa.

Le lezioni di Aikido sono solo in palestra, oppure al Dojo: fuori di Aikido neanche più l'ora, fino all'allenamento successivo.

Nell'immaginario collettivo, applicare l'Aikido fuori dal tatami vorrebbe dire usare qualche tecnica in caso di aggressione fisica, rapina, etc... che poi - per nostra fortuna - non accade cosi di frequente, quindi niente Aikido fuori dal tatami!

Non suggeriamo di provare quindi koshinage a casa sul propio nonno, né di immobilizzare a terra una zia con un sankyo ura... no, questo no!

Ma cosa sarebbe della nostra disciplina, se gli allievi si abituassero - in una certa misura - a fare anche una sorta di "compiti a casa"?

È possibile una cosa del genere?

CERTO che lo è!

L'Aikido è una disciplina trasversale, che comprende movimenti fisici ed anche una certa qual filosofia presente negli stessi, ciò che normalmente definiamo "principi"... ad esempio:

- non opporre resistenza alla forza di uke;

- utilizzare la sua forza per eseguire l'azione;

- spostarsi dalla linea di attacco;

- radicarsi al suolo;

- estendere il ki;

- centralizzare il movimento;

- comprendere la differenza fra "go no sen" e "sen no sen", fra "omote" e "ura", fra "irimi" e "tenkan";

- utilizzare al meglio il timing;

- evitare di reagire all'attacco, ma imparare ad agire contemporaneamente ad esso;

- essere ricettivi e determinati al contempo;

- sviluppare presenza consapevole;

- accompagnare la nostra azione con la respirazione ad essa più adatta;

- imparare ad armonizzarci con l'aggressore;

- imparare come avere una mente libera, stabile, focalizzata, curiosa...

E si potrebbe continuare ancora un bel po'!!!

Ecco: tutti questi principi sono utilizzabili BENISSIMO anche nella vita di tutti i giorni, anche in contesti in cui il conflitto NON viene esplicitato sul piano fisico... ma bensì lavorativo, relazionale, sociale, etc.

Quindi se un allievo si allena ad utilizzare questi principi sul tatami, non dovrebbe farlo solo per mostrare l'incremento delle sue abilità durante gli allenamenti, quanto per saper vivificare queste sue consapevolezze nella vita di tutti i giorni... anche nei luoghi dove non esegue alcun kotegaeshi o kesa giri.

Ora l'idea potrebbe essere questa: si potrebbe chiedere agli allievi di notare quante e quali volte in una settimana affrontano dei conflitti, di qualsiasi natura essi risultino.

È possibile chiedere di analizzare di quale tipo di conflitto siano i più ricorrenti nella loro quotidianità e di osservare qual è l'atteggiamento più frequente con il quale loro si pongono nei confronti dei loro momenti di crisi.

Quindi, sarebbe possibile chiedere loro se riescono ad intravvedere nei loro modi di affrontare il conflitto qualche principio fra quelli appresi sul tatami (non mettersi "contro", scegliere il timing migliore, essere accoglienti ma determinati, agire e non reagire, etc...).

Se un allievo fosse abituato a farlo, gli si potrebbe proprio chiedere di fare una sorta di "compiti a casa", nei quali mostrare se o come egli padroneggia o meno l'Aikido anche FUORI dal tatami:

- quante vote questa settimana hai scelto di fare tenkan di fronte al tentativo di qualcuno di "prenderti in centro" (emotivo, relazionale, lavorativo)?

- quante volte hai optato invece per un irimi, deciso e potente?

- hai rispettato il tuo avversario durante il conflitto, come fai con uke sul tatami?

- sei stato troppo aggressivo o remissivo dinnanzi alle grane che ti sei trovato a risolvere?

- Hai notato una differenza nella risoluzione dei conflitti, se riesci ad applicare i principi dell'Aikido in come parli, ti atteggi, ti comporti?

Se riuscissimo ad applicare nelle vita i principi di quello che facciamo sul tatami... e scoprissimo che essi funzionano sul serio e ci permettono di vivere meglio, non credete che le persone salirebbero sul tatami più spesso e più volentieri?

Teniamo separati i contesti e poi ci lamentiamo che la gente non viva le filosofie che dice di amare: per quale motivo?

Se non c'è questa corresponsione fra passione (Aikido) e vita di tutti i giorni, la prima si spegne e la seconda diventa qualcosa che taglia fuori ciò che sentiamo importante.

Diventiamo personaggi settoriali, che alienano parte di se stessi.

Pensiamoci a provare a fare i compiti, non è impossibile... è solo strano, almeno fino a quando non ci si abitua... dopodiché sembrerà qualcosa di strano NON FARLI!


E domani... tutti alla lavagna!!!



lunedì 13 maggio 2019

L'inchino quando non c'è nessuno

I praticanti di Aikido sono soliti fare un inchino con il capo, o anche un saluto in seiza, quando salgono o scendono dal tatami.

È un gesto di rispetto verso il luogo nel quale si alleneranno o hanno appena finito di farlo.

Un senpai potrebbe rimproverare un kohai che accede o lascia l'area di pratica con troppa leggerezza/disattenzione rispetto a questo rituale.

Ma supponiamo che uno di noi abbia avuto le chiavi del Dojo, per allenarsi da solo (ci sono in Aikido esercizi che possiamo fare da soli, specie davanti ad uno specchio)... e vi ci entri in un momento in cui non c'è nessuno...

Una stanza silenziosa, un tatami davanti: lo fareste l'inchino salendo e scendendo... o vi sentireste idioti?

Ci sono riti che facciamo "perché si fa così", "perché qualcuno ci ha detto di farlo", o "perché c'è qualcuno che ci osserva"...


E poi ci sono quelli che si fanno perche li reputiamo importanti, indipendentemente da come la pensino gli altri.


Se l'Aikido è una disciplina che pratichiamo per conoscerci meglio, a livello personale... fisico, emotivo, spirituale... le cose che facciamo dovremmo farle innanzi tutto PER NOI.

In questo caso la nostra riflessione va ad un gesto semplice, che è segno di rispetto verso un luogo, che forse viene considerato "sacro" per le scritte giapponesi che svettano suoi muri... ma forse che lo è ancora di più quando e perché siamo noi a riempirlo.

Beh, quel gesto semplice perché lo facciamo?!

Perché molti altri lo hanno fatto molto prima di noi e non vorremmo proprio essere noi i responsabili dell'interrompere questa importante tradizione?

Perché se no qualcuno ci rimprovera?

Per abitudine?

Perché lo fanno i nostri compagni e noi non ci chiediamo più di tanto il motivo, ma li imitiamo a nostra volta... e forse un giorno capiremo cosa stiamo scimiottando?

Come tratteremmo un Dojo vuoto la dice lunga su come lo trattiamo quando è pieno: la stessa cosa vale per il modo di salire sul tatami.


Se ci venisse spontaneo un gesto esteriore di rispetto anche quando non c'è nessuno che potrebbe coglierlo (oltre NOI), è forse segno che a noi stessi questo gesto SERVE, e vogliamo coglierlo.

Se non ci venisse spontaneo e ne approfittassimo di lasciare perdere tutte ste smancerie a mandorla ora che nessuno se ne accorge... beh, il nostro consiglio è di smettere altrettanto con esse quando ci sono anche gli altri.

Non si può percorrere una via personale in un certo modo SOLO perché ci sono anche gli altri: è normale essere influenzabili e influenzati dalla presenza altrui... ma non così tanto quando si scende nell'essenza di ciò che facciamo.

Altrimenti un giorno potremmo dovere render conto a noi stessi che abbiamo recitato per una vita, che ogni gesto - per quanto estetico, profondamente significativo, tradizionale - non era altro che un fake di se stesso.

Così non serve a nessuno: né a noi che mentiamo a noi stessi, né ai nostri compagni che vedendoci fare l'inchino potrebbero pensare che attraverso di esso ci viviamo qualcosa di importante.

Le discipline come l'Aikido NON servono a nascondersi dietro ad una maschera, ma - al contrario - ad insegnarci il coraggio di tirarla giù e imparare a farne anche senza.

O' Sensei diceva che quando ci inchiniamo all'universo, esso ricambia il favore.
La realtà potrebbe quindi essere solo uno SPECCHIO!

A questo punto, quando ci inchiniamo al tatami, ci inchiniamo a noi stessi: non è una cosa banale, né forse inutile.

Che ci sia o meno qualcun altro nella stanza, non cambia il senso profondo delle cose!




lunedì 6 maggio 2019

氣結びの太刀 Ki musubi no tachi: la spada che non fa rumore

Quest'oggi entriamo nel cuore dell'Aiki ken, con l'esercizio che spesso è considerato la summa di questa pratica, ovvero [氣結びの太刀] "Ki musubi no tachi": la spada annodata dal ki.

Si tratta di un'armonizzazione precostituita fra uchitachi (colui che attacca, armato di bokken) ed uketachi (chi riceve gli attacchi con il suo bokken): un kata è un esercizio formale, nel quale sono previsti alcuni movimenti e non altri, quindi diventa abbastanza speculativo chiederci come mai i comportamenti di entrambi siano stati schematizzati in un modo, piuttosto che in un altro.

Tuttavia è possibile studiare piuttosto bene ciò che avviene, tanto da comprenderlo ad un certo livello di profondità.

Iniziamo dicendo che la didattica dell'Aiki ken richiede un approccio progressivo alle sue pratiche; i gradini principali sono:

- ken suburi nanahon (serie di 7 esercizi da eseguire in solitaria);

- ken no awase (armonizzazioni di spada, 4 esercizi sono famosi in tutto il mondo, ma ne esistono numerosissimi da praticare);

- kumi tachi go hon (serie di 5 combattimenti prefigurati con la spada);

- henka no tachi (variazioni dei 5 combattimenti prefigurati con la spada).

Di solito questo studio può serenamente richiedere una ventina di anni di impegno settimanale costante... e questa è la ragione per la quale in queste pagine ci siamo più volte chiesti a cosa serva mettersi a studiare Kashima Shin Ryu o Katori Shinto Ryu PRIMA di avere chiari questi esercizi che invece sono - di default - appannaggio dell'Aikido, ed espressamente creati per esso!

Non è il caso di fomentare polemiche, ma capite bene che l'arricchimento di altre discipline ha sicuramente senso e risulta piuttosto proficuo quando prima si è praticato un po' della PROPRIA, ci sono invece un sacco di Aikidoka che imparano decine di kata mirabolanti e se la cavano malissimo con gli esercizi di base delle armi dell'Aikido... comprendete perciò come questo sia un po' un paradosso?

In ogni caso, Ki musubi no tachi - tradizionalmente parlando - viene considerato ciò che viene "dopo", quindi una pratica di livello piuttosto avanzata.

Per questa ragione - sempre tradizionalmente parlando - questo esercizio NON viene spiegato [説明 無し "setsumei nashi", "senza spiegazione"], ma solo mostrato e quindi viene richiesto di imitarlo.

Comprendiamo molto bene le ragioni che possono avere spinto storicamente ad un approccio così "a mandorla" nella didattica: mostrare e quindi chiedere di ripetere è uno dei metodi migliori per far acuire l'attenzione dei praticanti, stimolare in loro curiosità ed impegno, ed un sacco di altri atteggiamenti marziali utili al loro percorso personale.

La parte in ombra di tutto ciò - secondo noi contemporaneamente presente - è il maldestro tentativo di MANTENERE IL CONTROLLO sugli allievi, creando dipendenza dall'Insegnante "che queste cose le sa"... e quindi, necessitare del suo intervento per capire meglio gli esercizi più avanzati e complessi (e Ki musubi no tachi può esserne un esempio egregio!).

Ma ripetere una fraccata di volte senza capirci un tubo abbiamo già compreso essere qualcosa di piuttosto inutile, se non addirittura controproducente.

Delineiamo quindi le peculiarità di questo importante esercizio.

Innanzi tutto "la spada annodata dell'energia" sta a significare che le armi non hanno un contatto fisico diretto fra loro, ma il loro movimento sembra appunto coordinato, armonizzato e diretto dal ki.

Un altro nome tradizionale di questo esercizio è infatti [音無しの剣] "Otonashi no ken", ovvero "la spada silenziosa/senza suono/che non fa rumore".

Uketachi ed uchitachi partono ad una distanza surreale per un vero combattimento: da isshoku sito no maai (un passo una distanza, nel quale le spade di incrociano di circa 10 cm), entrambi fanno due passi indietro... raggiungendo la distanza reciproca di circa 4 metri.

Entrambi compiono sul posto un movimento che corrisponde all'incirca (se non per il movimento dei piedi) al terzo suburi di ken, solo che uchitachi colpisce con shomeuchi (fendente frontale) sul sei chu sen (la linea che congiunge il centro di praticanti), mentre uketachi si sposta leggermente alla sua destra.

Al termine del PRIMO movimento di entrambi quindi, avremo uchitachi che taglia nel vuoto, mentre uketachi taglia in direzione del centro del compagno, ovviamente senza poterlo colpire, per via dell'enorme distanza che separa i due.

SECONDO movimento sincrono...

Uchitachi fa un passo in avanti con la gamba sinistra, nella direzione in cui si trova ora il centro del compagno, caricando un secondo shomenuchi.

Uketachi blocca la discesa di questo colpo con uno tsuki (colpo di punta) e quindi si appresta a passare dall'altra parte del sei chu sen per colpire il compagno con uno yaku yokomenuchi (fendente laterale alla tempia opposta, quella destra di uchitachi).

A questo punto, egli deve compiere un ulteriore parata verso il basso, per impedire che la prossimità che si è venuta a creare consenta ad uchitachi di effettuare un taglio orizzontale verso l'addome di uketachi.

Questa parata è uno dei rari momenti dell'Aiki ken nel quale la tsuka kashira del bokken NON guarda in direzione dell'hara del praticante, ma è verso il tatami.

TERZO (ed ultimo) movimento sincrono...

Uketachi fa un passo indietro con la gamba sinistra, per sfilare la sua arma dal blocco laterale creato dal partner, e carica il bokken, con l'intento di colpire nuovamente uketachi.

Quest'ultimo ne approfitta per fare un cambio rapido della posizione dei piedi e bloccare i polsi del compagno, all'apice del loro caricamento.

La forma di base di Ki musubi no tachi FINISCE QUI: il problema è che...

- essendo un esercizio che di solito non viene spiegato;

- essendo una pratica considerata piuttosto avanzata...

TUTTO finisce qui.

E invece no, in realtà... proprio NO!

Le possibilità di eseguire delle variazioni di questa forma di base (per quanto ritenuta avanzata) sono veramente enormi... ed oggi intendiamo offrirvene una piccola testimonianza diretta.

Di seguito potete vedere la registrazione di un Senpai Special Class avvenuto nel nostro Dojo a fine dello scorso marzo.

Abbiamo raccolto per voi 10 VARIAZIONI della forma di base di Ki musubi no tachi, che - fra l'altro includono:

- ken no riai (2) e taijutsu no riai (8), ovvero armonizzazioni alternative con il bokken e movimenti tipici delle tecniche a mani nude;

- tachi dori kokyunage (2), shinken shihara dori (2)  e koshinage (2);

- henka (variazioni) derivanti da movimenti tipici dei kumi jo (2), nella fattispecie del 6º e del 9º kumi jo.





Questo ci porta ad alcune considerazioni finali...

- il buki waza (tecniche di armi) dell'Aiki ken tradizionale ha un bagaglio tecnico ALMENO ampio QUANTO quello del tai jutsu (tecniche a mani nude);

- l'Aiki ken e l'Aiki jo sono DUE SISTEMI completamente COMPATIBILI ed INTEGRATI fra loro, cosa che invece NON accade in nessun'altra Scuola di scherma giapponese e di Jodo;

- il buki waza ed il taijutsu risultano facce differenti di una medesima realtà, e da ciò l'importanza di studiare armi in contesti primariamente Aikidoistici, anziché andarsi a prendere Scuole di armi esterne, come invece fa una buona fetta di praticanti odierni;

- certe pratiche possono pure essere considerate avanzate, ma questo NON dovrebbe essere un pretesto per aspettare di avere 20 anni di esperienza per cimentarvisi... altrimenti continueranno ad essere qualcosa di irraggiungibile.

Non bisognerebbe mai essere sul tatami per "fare giusto", ma per fare del nostro meglio. L'imprecisione ed anche l'errore sono una parte importantissima del processo di apprendimento!

Buona pratica a tutti!





lunedì 29 aprile 2019

50 anni che non sei più qui: il punto della situazione

Caro O' Sensei,

il 26 aprile 1969 te ne sei andato da questa terra, quindi proprio qualche giorno fa abbiamo celebrato il cinquantesimo anniversario della tua mancanza fra noi.

Ci sembra più che corretto tenerti informato su come le cose stiano procedendo quaggiù rispetto all'Aikido: te lo dobbiamo per il tuo lavoro pionieristico immenso, senza il quale oggi NON saremmo nemmeno qui a scrivere.

L'Aikido è cresciuto da subito numericamente molto e si è espanso in tutto il mondo; forse si contano veramente sulle dita di una mano le zone della Terra che ancora non conoscono la disciplina che ci hai donato... e che non hanno avuto qualche pur timida nozione sulla tua vita, e sulla filosofia che ti ha spinto attraverso di essa.

Questo è avvenuto subito dopo che tu sei morto, specie dagli anni '70 agli anni '90, anche grazie ad una generosa e coraggiosa compagine di Insegnanti, quasi tutti tuoi allievi più o meno diretti...

... che hanno viaggiato in tutti i continenti per far giungere l'eco della tua voce, dei tuoi movimenti e dei contenuti importanti che in essi erano racchiusi.

C'è poi stato un periodo di stasi, e quindi una lieve contrazione nei numeri del movimento nell'ultima decina di anni... che sembrano le contrazioni pre-parto: forse qualcosa di nuovo si sta preparando a nascere!

Le atmosfere che si respirano sui tatami, qui in Italia, ma così come in svariati altri luoghi del pianeta, sono le più disparate: ci sono Insegnanti, Dojo, gruppi che sono rimasti molto legati alla tradizione del Giappone... così come altri luoghi nei quali ci si è sentiti un pochino più liberi di sperimentare alcune "contaminazioni" all'Aikido, almeno a quello che ci è stato spesso insegnato dai tuoi allievi diretti.

In alcuni casi la tradizione è degenerata nel tradizionalismo, in altri la curiosità ha spinto l'esplorazione in luoghi poco utili forse alla disciplina... e poi c'è anche chi è riuscito a tenere un timido equilibrio fra questi due poli... ma ciò che è certo che certa gente ha incominciato a guardarsi di storto a vicenda, percependosi in "fazioni" opposte ed antinomiche.

QUESTO deve essere uno degli ambiti nei quali non ci abbiamo ancora capito molto né di te, ne dell'Aikido... visto che tu ci volevi insegnare che nel nostro nemico esisteva un potenziale enorme per noi (e in noi per lui)!

Molti Aikidoka nel proprio nemico ci vedono purtroppo ancora solo un enorme rompi-coglioni, da far cadere al suolo (forse) nel modo più aggraziato possibile, e forse pure senza fargli troppo male... ma solo nella prospettiva di avere qualche aneddoto intrigante da raccontare poi al bar con gli amici, del tipo: "IO Sono così figo che gli ho ritorto la sua stessa energia contro, ed è cascato a terra come una pera matura!"

"IO, Io, io...": pazienza... magari ci andrà ancora un attimo a maturare,  in "soli" 50 anni che non ci sei più non ce l'abbiamo fatta, a livello collettivo, a capire sta cosa!

Analogamente ci sono centinaia di Organizzazioni che si occupano di diffondere l'Aikido sul territorio, in tutto il mondo... e ciascuna sembra animata da ottimi propositi: non pensare che essere al momento mostrino più di tanto intenzione di collaborare fra loro per il bene comune della disciplina eh... tutt'altro purtroppo!



Ad esempio, se tornassi ad Iwama un attimo - nel giro di pochi km quadrati intorno a CASA TUA - troveresti almeno 3 o 4 "fazioni" che si guardano fra loro col coltello in mezzo ai denti... che sono tutte li a pontificare quanto l'Aikido sia utile ed importante per l'evoluzione spirituale dell'umanità!

Probabilmente ti verrebbe voglia di nuclearizzare la prefettura di Ibaraki, ed avresti la nostra comprensione... ma poi crediamo che alla fine non lo faresti: oltre agli Aikidoka in fondo li ci vive pure brava gente!!!


Hai detto a chiare frasi che l'Aikido avrebbe dovuto servire ad affratellare l'umanità in una grande famiglia: alcune volte noi lo usiamo addirittura per allontanarci dagli altri praticanti della medesima disciplina. Grottesco, vero?!

... altro gap enorme fra filosofia e pratica: ciascuna è qui per dire che l'Aikido è bello, utile, nobile... così come per sottolineare che solo "il proprio Aikido" avrebbe però tutte queste caratteristiche insieme.

E gli altri?

"Fanno quello che possono", ovvero, quando non sono aspramente svalutati, vengono criticati severamente, o nei casi migliori TOLLERATI: nessuno aiuta nessun altro senza avere ben chiaro sin dall'inizio qual è il proprio tornaconto... nuovo segno che la connessione "Io sono l'universo", quindi che pure "l'altro" - in qualche modo - sarebbe parte di questo tutto non dev'essere stata compresa un granché!

Ok: non può andare tutto per filo e per segno, quindi proseguiamo così e vediamo dove ci porterà questo viaggio... senza perdere le speranze che possa migliorare mentre lo percorriamo!

Antro punto importante: crediamo che pure per te la pratica fosse MOOOLTO importante e sappiamo quanta enfasi hai dato alla ricerca - anche tecnica - del gesto, del movimento, del timing...

... ma com'è che il 95% degli Aikidoka, e sopratutto degli Insegnanti sono BLOCCATI solamente nella ricerca della tecnica, del gesto e del timing?

Devono avere studiato pessimamente la storia, visto che tu sembravi essere il meno impallinato di tutti con questa specifica dimensione della pratica: forse le prospettive dell'Aikido ed i suoi principi ti dovevano stare molto più a cuore di come piegare la falange del pollice sinistro, visto che non c'era nessuno dei tuoi allievi diretti che si muoveva uguale ad un altro.

Tu hai lasciato che ciascuno sviluppasse una propria percezione, propensione e prospettiva della disciplina, anziché imporre la tua: qui sono tutti attenti ad insegnarti questo o quel modo di far cascare uke... ma era questo che anche tu avresti fatto, se fossi ancora fra noi?!

NON ci pare: ci sembra piuttosto che sia ancora piuttosto vivo un misunderstanding fondamentale sulla disciplina che pratichiamo: è come se essa fosse una torta, UNA fetta della quale sia appunto composta da tecnica, particolari, movenze specifiche, etc...

... ma UNA fetta è qualcosa di molto differente dalla sua interezza!

Ebbene, sappi che 50 anni dopo che tu sei morto, siamo ancora qui che discutiamo per la maggior parte del tempo sul dosaggio degli ingredienti di QUELLA sola specifica fetta di torta, ovvero quella tecnica.

E crediamo che siano stati veramente in pochi quelli che sono riusciti a seguire il tuo esempio, ed abbiano potuto mettere insieme i molteplici aspetti della disciplina... ci va un coraggio non comune, innanzi tutto: il coraggio di non essere più capiti dal prossimo.

Poi sarebbe pure facile comprendere che come facciamo NON basta: di gente che fa Aikido ce n'è ormai parecchia, ma di gente come te, arrivata ad essere come tu eri (sotto ogni punto di vista, sopratutto quello umano) praticando questa disciplina non ne abbiamo incontrata a frotte!

Peccato, abbiamo sudato e stiamo sudando ancora molto... ma qualcosa è segno che sfugge comunque ai più...

Analogo problema stiamo vivendo con i famigerati "gradi" in Aikido: forse non ci abbiamo capito ancora molto in merito...

Ai tuoi tempi, tu ti svegliavi ed un giorno dicevi a Tizio o a Caio che PER TE loro erano X o Y dan: in base a cosa prendevi questa decisione di "promozione"?

Dopo che te ne sei andato, abbiamo iniziato a creare una struttura, sia tecnica, che didattica, e dei percorsi chiari per i passaggi di grado: solo che ora c'è gente che pensa che un determinato percorso personale sia specchiato SOLAMENTE dalle abilità tecniche che un candidato riesce a dimostrare dinnanzi ad una commissione esaminatrice.

Altri invece pensano che gli esami sono superflui, poiché tanto il cammino personale è qualcosa di interno e quindi di NON necessariamente visibile da fuori: costoro tendono a emanare gradi "ad-minchiam", dicendo che essi rispecchierebbero i meriti di chi sta percorrendo questo cammino con se stesso.

Nuovamente DUE posizioni, diametralmente opposte e spesso in conflitto fra loro!

Che la pratica sia ANCHE (ma non solo) tecnica, e che gli avanzamenti di grado possano specchiarsi ANCHE (ma non solo) in come uno respira, muove mani, piedi e centro addominale... al momento non lo ha ancora protocollato nessuno.

Help us, please!

Ci sono però anche belle novità ultimamente: giusto per non mandarti nel paradiso dei Kami sono notizie di cui rattristarti!

I tempi (come i tuoi) nei quali praticare arti marziali poteva essere ancora un'opzione quotidiana sembravano ormai appannaggio del passato, per via delle esigenze di una società sempre più fagocitata dalla produttività, il business e caratterizzata da un tempo libero personale che diminuisce con costanza.

Però negli ultimi decenni, sono nati un po' in tutto il mondo molti Dojo "professionali", gestiti da persone che hanno scelto di dedicarsi interamente alla pratica ed all'insegnamento dell'Aikido... che hanno permesso, da un lato di fornire un servizio molto più serio e capillare rispetto alle bi-lezioni settimanali di un Club Sportivo hobbista...

... dall'altra parte sta consentendo ad un non trascurabile gruppo di persone (su scala planetaria) di dedicarsi all'esplorazione della pratica dell'Aikido ESATTAMENTE come facesti tu per una vita intera!

Quindi non si sta solo praticando di più, ma pure meglio e con più consapevolezza rispetto al passato.

La pratica è diventata quasi ovunque più gentile, più sensibile e rispettosa dei limiti fisici (propri ed altrui), perché poi la gente il giorno seguente deve andare al lavoro senza un braccio al collo o un dito steccato... e ci siamo perciò accorti che i tuoi allievi diretti, amanti di essere considerati "duri-e-puri", hanno terminato la loro esistenza (o lo stanno facendo) mezzi scassati, tutti rotti da quelle leve sempre portate allo spasimo, da quelle proiezioni fatte su un pavimento duro come il mogano.

Ecco: diciamo che stiamo capendo che non serve soffrire come animali a riprova che il lavoro che facciamo sia di qualità... e questo non è poco!

È una bella inversione di paradigma.

C'è ancora gente in giro che vanta slogan tipo "no pain, no gain", ma noi li lasciamo che si randellino fra loro sempre di più... al limite fornendo loro qualche sex-toy per il loro Aiki bondage sadomaso, giusto perché essi provino quel brividino in più sulla schiena... come quando ti usano come un makiwara con un suburito!

L'armonia sembra più passare per un corpo che invecchia bene ATTRAVERSO la pratica, come tu stesso ha mostrato fino ad 85 anni, piuttosto che al cattivo esempio che abbiamo scorto in chi ti ha seguito e ci ha preceduto.

Ma d'altronde lo sappiamo bene: "Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito".

Tu sei stato responsabile di ciò che rimandavi, NON di certo di ciò che gli altri ci capivano!

Ciascuno crea un po' fuori un ambiente che assomiglia chi è dentro: noi siamo figli del nostro mondo interiore... che a guardare la società deve essere ancora un po' incasinato, ma proprio per questo l'Aikido può essere ancora molto importante per noi tutti!

Volevamo quindi farti avere nostre notizie, anche se forse tu non ci hai mai tolto un attimo gli occhi di dosso negli ultimi 50 anni...

... e volevamo RINGRAZIARTI, per tante cose!

C'è da dire grazie per la persona che hai saputo diventare, trasformandoti più e più volte, passando attraverso le crisi che la vita ti ha portato ad affrontare come un vero guerriero; c'è da ringraziarti perché ci hai insegnato con l'esempio che è possibile NON indurire solo il cuore passando attraverso le difficoltà, ma al contrario pure aprirsi ed avere il coraggio della propria sensibilità!

C'è da dire grazie per che hai vissuto intensamente e, senza giudizio, ci hai spronato con l'esempio a fare altrettanto... e c'è addirittura da dirti grazie perché ad un certo punto - 50 anni fa - te ne sei andato... lasciandoci qui da SOLI.

SI, perché solo questa è la condizione che ci permette di esercitare il nostro potenziale: altrimenti se fossi stato ancora con noi,  paraculoni come siamo... ci saremmo tutti accodati a te... e ti avremmo lasciato solo a farti il mazzo, puerilmente convinti che avresti potuto fartelo PURE al posto nostro!

Hai fatto il tuo tempo, e lo hai fatto egregiamente: ora tocca a noi fare altrettanto... e - se serve - pure smettendo di idolatrarti un po' troppo, qualora dovessimo farlo per distrarci da questo nostro importantissimo compito.

Siamo limitati, lo sappiamo... e gli allievi agli occhi del maestro fanno sempre troppo poco e male: ma pure tu sei stato come noi, quindi siamo certi che - dopo un severo rimprovero - il tuo sguardo amorevole non possa che accompagnarci anche nei decenni che verranno.

L'Aikido - la tua creatura - è vivo più che mai, e ora sembra stia affrontando una sorta di "crisi di adolescenza"... a noi sta ora l'importante compito di non dare troppo peso all'acne, ai deliri di onnipotenza o agli istinti suicidi tipici di questa fase della crescita, traghettando la disciplina verso una sua qualche forma di maturità.

Fra altri 50 anni ci si aggiorna!