"Tada ima" è il detto tradizionale di chi torna a casa in Giappone, quando entra si annuncia in questo modo a chi è presente nell'abitazione.
Essi rispondono "okaerinasai", qualcosa che suona come "ben tornato!"
... ed anche noi siamo tornati da un'estate densa di avvenimenti Aikidoistici, di novità da condividere e di nuovi orizzonti della pratica da esplorare insieme!
Aikime nel frattempo si è rinnovato e potenziato notevolmente, soprattutto per quanto concerne la possibilità di divenire un vero e proprio "centro di raccolta" di informazioni sull'Aikido.
Le principali novità:
- sulla colonna di destra è stato incorporato un motore di ricerca interno del Sito, che agevoli la ricerca del materiale di interesse fra tutti i Post pubblicati sin dalle origini del Blog;
- è stata organizzata meglio e potenziata la possibilità per i lettori di rimanere aggiornati sulle novità on-line, mediante alcune forme diverse di iscrizione (feed, FB, Blogger) alle nostre pagine;
- caricato un nuovo album di 50 fotografie che ritraggono Tokyo e le sue relazioni con il mondo delle Arti Marziali tradizionali (Aikido Aikikai, Yoshinkan Aikido, Judo Kodokan, Tokyo Budokan...);
- aperta una nuova sezione di link dedicata ai Forum che parlano di Aikido;
- espanse notevolmente le sezioni dedicate ai contatti con Siti che si occupano di Aikido, di acquisto di attrezzature per la nostra Arte e di cultura giapponese on-line e/o che hanno particolari affinità con quanto viene trattato nelle nostre pagine. Sono passati a 68 i link permanenti adibiti a ciò sulla colonna destra.
PER QUESTINI PRETTAMENTE TECNICHE IL PROSSIMO Post NON VERRA' PUBBLICATO PRIMA DEL 16 SETTEMBRE PROSSIMO, ma noi siamo già all'opera... ... e sicuramente cogliamo l'occasione di questo nuovo inizio per augurare a ciascuno di voi una buona ripresa degli allenamenti nei vostri Dojo.
Che sia un anno denso di Aikido...di studio, ricerca e progresso per tutti!
Come ogni anno Aikimesi ferma per la pausa estiva nel mese di agosto.
Quest'anno tuttavia molte attività continueranno ad accadere nel periodo in cui non verranno pubblicati nuovi Post: ci saranno numerosi update al sito, così come qualche piccolo ritocco al look della Home Page.
Parte della nostra Redazione, al solito, dedicherà questo periodo a full immersion nell'Aikido, oltre che al relax... ritornando con molte nuove esperienze da condividere e commentare insieme.
L'inizio del mese di settembre sarà insolitamente incostante invece rispetto agli aggiornamenti, quindi un appuntamento certo è dopo il 15/09/10.
In linea generale però vi annunciamo sin d'ora che molto più Aikido passerà attraverso le nostre pagine d'ora in poi, giacché c'è chi, fra noi, ha deciso di occuparsi del suo studio ed insegnamento in modo professionale e continuativo. Vi salutiamo quindi, ringraziando profondamente ciascuno di voi per averci seguito anche quest'anno con attenzione e partecipazione... ed augurandovi un sereno, divertente e ristorante periodo di relax.
Oggi investighiamo su quale possa essere uno dei fini ultimi della pratica.
Ci sono varie risposte possibili, tutte plausibili e talvolta profonde. Di esse vogliamo sottolineare quella che vede il cambiamento quale valore aggiunto del nostro stare sul tatami.
Perché affermiamo questo?!
Perché è ovvio che un neofita che si avvicina per la prima volta ad un Dojo ed all'Aikido sia intenzionato ad "imparare" qualcosa che crede di non sapere. Crede che così facendo sarà migliore, forse più in forma, probabilmente più capace a difendere la propria incolumità fisica... va a sapere... tante possono essere le ragioni che spingono ad intraprendere un percorso.
Ma cosa accade a tutti coloro che nel percorso ci sono ormai da parecchio tempo?
Loro sanno cosa gli aspetta... sanno come è strutturata una lezione, quali difficoltà si possono incontrare... il loro percorso è molto più definito;
Perché continuare ad allenarsi? Sicuramente è possibile puntare ad una maggiore abilità: con gli anni dovrebbe crescere ovviamente.
Pochi però, secondo noi, prendono in seria considerazione cosa può realmente accadere praticando. La pratica può cambiarci, in modo profondo. Così che, pur ripetendo all'infinito un movimento, ciascuna volta si possa essere arricchiti da qualcosa di nuovo all'interno di esso.
I timidi possono diventare più arditi, gli aggressivi più tranquilli... i faciloni più precisi, i maniacali più permissivi... Queste sono cose che vanno ben al di là della tecnica, anche se essa può fungere da ponte in questo processo.
Così, negli anni, ci si può sentire completamente trasformati dalla pratica. A nostro avviso ciò è un gran bene che accada.
E quanto dura questo processo? Quando finisce?
La maggior parte degli Aikidoka è costituito da allievi, che frequenta un corso proprio nella speranza di avere una qualche sorta di evoluzione, come conseguenza, come premio dei proprio sforzo ed impegno.
E gli Insegnanti?
Valgono ancora per essi le stesse dinamiche, o loro sono quelli che hanno finito di imparare ed ora hanno "solo più" il compito di tramandare ad altri le loro conoscenze?
Se il lavoro è stato serio non ci dovrebbero essere moltissime differenze tecniche tra un 5º ed un 6º Dan che fanno kotegaeshi... Per entrambi la tecnica dovrebbe funzionare più che bene!
Dov'è allora il valore aggiunto, cosa li distingue?
E' curioso, in tal senso, studiare le parole stesse del Fondatore, che non solo non si è mai incensato a fonte di verità assoluta, ma ha spesso tenuto a sottolineare quanto egli fosse ancora un allievo che aveva ancora tante cose da imparare. Fra le sue ultime parole: "Vado a praticare Aikido altrove"... non "Vado ad insegnare Aikido altrove"!
Ed ancora, sempre da O' Sensei..."Impara e dimentica, impara e dimentica".
Era pazzo? Cosa serve imparare se poi si dimentica il lavoro svolto!?
Probabilmente egli aveva molto chiaro che lo stesso processo di apprendimento e di cancellazione di quanto appreso è un vero e proprio strumento di crescita ed evoluzione spontanea. Il continuare a cambiare punto di vista rispetto ad una medesima realtà, implica il coraggio di essere sempre nuovi davanti alla stessa, sempre autentici. Non poter mai dire: "Lo so fare ormai!"
Non è tanto ciò che si realizza, l'abilità che si acquisisce, quanto il fatto che ci si lega profondamente ad un processo in grado di costruire e demolire le nostre stesse frontiere, talvolta rinsaldano, talvolta demolendo le nostre certezze... proprio come accade in quella dinamica che tutti "i babbani" non Aikidoka chiamano "vita".
E così non siamo tanto noi a fare Aikido, quanto anche lui ha fare progressivamente noi... così che lo strumento (il praticante) diventi il materiale grezzo, che si credeva invece essere la disciplina da apprendere.
Le persone che vivono la pratica così cercheranno quindi di allenarsi sempre più, perché comprendono che fanno un piacere a loro stesse nel farlo, possono compiere riguardevoli passi avanti nel conoscere loro stessi, essere più consci delle dinamiche proprie... e così si comincia a fare Aikido ed a viverlo SOPRATTUTTO al di fuori del Dojo!
Lasciatevi trasformare dalla vostra stessa pratica... Durante i passaggi di grado, ciò che, a nostro parere, dovrebbe essere cambiato, non è tanto la miglioria tecnica (certo che si, ma questa è più una conseguenza che un fine!), quanto il modo stesso di praticare.
Sapere 20 tecniche in più, ma non avere fatto evolvere la qualità di quelle già precedentemente proprie, significa aver aggiunto schedari al nostro archivio, non aver fatto un click in più nell'Aikido... Fa tai no henko un 1º Kyu, lo fa un 5º Dan... anche se il movimento fosse identico, nel secondo caso si dovrebbe poter percepire un romanzo, che nel primo caso sarebbe a malapena una storiella (con tutto il rispetto per le storielle e per i 1º Kyu!).
Se l'Aikido serve a cambiare, ad evolvere, ha molto più senso praticarlo oggi che ai tempi in cui la nostra incolumità fisica era messa in più serio pericolo. Diventa uno strumento potentissimo per cercare cosa di noi non ci piace ed abbandonarlo, così come per acquisire le caratteristiche che avremmo sempre desiderato avere. Muoversi fuori fa muovere dentro: lasciatevi trasformare dalla pratica...
Se vi accorgete che tanto sudore vi porta a ripetere sempre un po' le stesse cose, fate sempre gli stessi errori... questo potrebbe essere un importante campanello di allarme da prendere in considerazione. Cercate nuovi spunti, punti di vista diversi... errori inediti!
Diffidate dei Maestri che spiegano sempre allo stesso modo... da ANNI... hanno scelto forse rimanere ancora Aikidoka, ma non sono più disposti ad imparare cose nuove... ad essere allievi insomma... come potrebbero ispirare voi a farlo!
In Aikido NON si vive di rendita, si RENDE vivendolo piuttosto. Le potenzialità personali evolutive insite nell'Aikido sono veramente grandi, a nostro dire, e più che mai attuali ed interessanti. Vi lasciamo con le parole di un Sensei nostro amico, già comparso nelle pagine di Aikime, che ha sposato da anni questo concetto e che da qualche tempo porta avanti il progetto internazionale denominato proprio "Evolutionary Aikido" "l'Aikido è una scoperta, una realizzazione di sentirsi liberi anche sotto pressione. Non più sentirsi vittime delle esperienze della vita.
Noi alla fine possiamo invitare in noi la vita, dare il benvenuto all'energia, così da poter creare, essere creativi ed essere ri-creati nuovamente.
Le nostre armi sono la curiosità, la gioia e la disponibilità. [...] Le nostre tecniche sono la spontaneità e l'ascolto. L'intenzionalità è il nostro terreno e l'evoluzione è la nostra direzione.
Incontriamo gli altri, allineati con la Vita, capaci di rispondere a quanto è sconosciuto. Rimaniamo veri con noi stessi e con il sistema che ci contiene e così... evolviamo".
Solo gli esseri umani ne sono capaci: parlo di essere continuamente in guerra.
... il conflitto delle piante e dei vegetali in genere è solo di tipo territoriale: la sopravvivenza propria può mettere o essere messa a rischio dalla sopravvivenza di un'altra specie, perciò si lotta per cogliere i raggi del solo in modo diretto e per avere la maggiore quantità di nutrimento dal sottosuolo. Una specie sopravvive e se le altre non riescono ad integrarsi con l'ambiente circostante scompaiono, risolvendo il conflitto.
Quello degli animali è più complesso forse, ma comunque sempre limitato nel tempo: fame, territorialità, corteggiamento, protezione dei propri cuccioli... gli animali combattono, scappano o si mimetizzano per risolvere un conflitto... ma quando l'allarme è cessato tornano alla loro vita pacifica.
L'uomo no! E' veramente l'unico essere in grado di fare ciò, ponendo che sia una capacità.
L'uomo è sempre in grado di vivere in una situazione di conflitto, per quanto NON sia minacciato il suo territorio, per quanto NON sia predato o NON debba più predare, per quanto possa conoscere il suo futuro partner su FB e non mettendo in mostra la propria forza... e per quanto i suoi ciccioli siano al sicuro in accoglienti asili nido!
E' molto interessante scoprire la ragione di ciò; siamo gli unici esseri dotati di una mente senziente in grado di "pensare dei propri pensieri".
Anche gli animali pensano, ma non sono consci di farlo. Io "penso che domani andrò al lavoro" e posso anche "percepire me mentre sto pensando che domani andrò al lavoro".
Questo spalanca agli esseri umani universi di possibilità completamente impensabili per i nostri fratelli minori del regno animale e vegetale, ma contemporaneamente anche pericolosi labirinti nei quali andarsi il più delle volte a perdere. L'uomo è in grado di vivere in perenne conflittualità proprio perché è sempre in grado di fabbricarsi con la sua mente un avversario, anche quando questi non è reale... e quindi ingaggiarsi in una lotta interna lunga quanto riesce ad essere potente la sua fantasia!
La mente... la mente che spesso "mente"!
Quanti partners si dividono perché uno di essi è completamente convinto che l'altro lo tradisca! Da prima la gelosia soffocante, poi una valanga di domande per carpire dove il coniuge sia stato... per poi magari giungere ai pedinamenti veri e propri...
In ciò non credo ci sia nulla di sbagliato in senso assoluto, ma cosa accade se il tanto temuto spasimante segreto semplicemente NON ci fosse proprio?!
Energie semplicemente sprecate a rincorrere ombre della propria mente.
Credete che sia diverso per la fiumana di persone, soprattutto oggi, che ricercano spasmodicamente il Corso di Difesa personale che in 4 lezioni li trasformi in perfetti Marine alla Rambo...?!
Cosa cerca questa gente?
Sicurezza...
Dietro ogni angolo si può nascondere un pericoloso assalitore, un violentatore senza scrupoli, un pericoloso ladro, un assassino efferato... "Come, non hai sentito tutte quelle brutte cose che accadono e che dicono al telegiornale?!"
Purtroppo la sicurezza spesso è realmente a rischio, ma quante persone ricercano una sicurezza che sarà sempre garantita loro dagli eventi... quanti quelli che non dovranno mai cimentarsi con le tecniche micidiali apprese nei Mc Dojo!
Saranno tanti: eppure molti ricercano sicurezza, parecchi anche all'interno delle Arti Marziali, proprio perchè la loro prima fonte di conflittualità non è nel mondo esterno, ma è ben nascosta all'interno, a generare ombre paurose ed inverosimili... capaci però di alterare autenticamente la serenità del quotidiano.
"La vita è come una scatola di cioccolatini", ci ricorda Forrest Gump, "Non sai mai quello che ti capita"... ma ciò non significa che non si sarà in grado di gestire ciò che ci capita. Certo, questo è possibile solo nel momento in cui la nostra mente non peggiora ulteriormente la situazione deformando la realtà, inculcandoci ansie che non hanno motivo d'essere o proiettando nemici che hanno vita propria solo in qualche angolo recondito del nostro inconscio.
Dietro l'angolo c'è l'assalitore che ciascuno è in grado di concepire prima di tutto dentro sé: si temono molte aggressioni quindi anche perchè c'è molta instabilità interiore, oltre che per il gran numero di delinquenti!
E cosa centra l'Aikido con tutto ciò? Centra veramente molto a mio dire. Il suo Fondatore aveva, credo, interiorizzato molto bene questa realtà paradossale della natura umana, quindi ha iniziato a propagandare che l'avversario più ostico da abbattere è quello interiore e che la vittoria migliore è proprio quella su noi stessi!
Nulla con contro chi utilizza tutto il suo tempo sul tatami per studiare micidiali ed efficacissime tecniche marziali, esplorando millimetricamente ogni postura che massimizzi l'abbattimento del proprio "avversario"...
... ma a patto che venga riconosciuto che tali angoli millimetrici sono il riflesso degli spostamenti taglienti della sua mente in primis, capaci di far capitolare nel nostro quotidiano ben prima di un pugno in faccia.
A patto che venga riconosciuto nel partner che proiettiamo al suolo il riflesso di quel "sabotatore" interno che viene a rompere le uova nel paniere ogni volta che non siamo capaci di adattarci armoniosamente alla realtà per ciò che semplicemente è. A patto di non entrare a nostra volta nei meccanismi di quel gioco perverso che vede reali solo gli aggressori dietro agli angoli e ci fa ignorare quelli che vivono nel nostro stesso respiro.
Credo fermamente che se l'Aikido oggi ha ancora qualcosa di veramente nutriente da dare alla società, sia di insegnare un modo sano di aderire agli eventi per quelli che sono, abituando ad una capacità personale e critica evoluta, a cambiare rapidamente il PROPRIO punto di vista ed a FLUIRE liberamente con le cose che ci accadono, senza tentare di ignorarle (mimetismo), abbatterle (aggressività) o fuggirle (rifiuto).
Questo Aikido è veramente utile, quello che ci parla di equilibrio, che ci offre un metodo per testare quanto ne abbiamo e degli strumenti in grado di poterlo eventualmente incrementare se ne avremo voglia. Questo Aikido è utile oggi alla società, anzi forse mai è stato utile come oggi.
L'Aikido che ci insegna un micidiale kotegaeshi SOLO per poterlo applicare eventualmente all'aggressore dietro l'angolo è a mio avviso una sorta di articolo da museo, utile forse un tempo, quando c'erano più pericoli reali dietro l'angolo che nella nostra testa. Il sistema delle aspettative invece è una fontana continua di conflittualità per moltissimi e il problema non si risolve a suon di kotegaeshi:
- "Credevo che quella persona facesse questo, invece ha fatto quello"; - "Non immaginavo che mi potesse rispondere in modo così aggressivo"; - "Non mi sarei aspettato di vivere una simile situazione"...
... tipiche frasi di momenti di conflittualità generati dal nostro abituale sistema di aspettative, che ci fa supporre come le cose dovrebbero secondo noi andare, ma che spesso ci manda in tilt quando ci accorgiamo che ha toppato!
L'Aikido che ci mantiene fluidamente consapevoli della realtà delle cose è una grande disciplina, perchè la si può vivere SOPRATTUTTO al di fuori del tatami, del Dojo.
In quasi un ventennio di pratica, non mi è MAI successo di dover applicare un micidialeoyo waza per difendermi la vita, ma parecchie volte alla settimana mi accade di dover ponderare quale sia la risposta migliore da dare ai colleghi di ufficio per far valere la mia posizione in modo armonico ma significativo... e ogni giorno più volte mi chiedo semplicemente quali dinamiche adottare per dare risposte nuove ai miei vecchi problemi ed essere così supportato dalla filosofia dell'Aikidonell'adottare scelte migliori.
Se l'essere umano è stato effettivamente dotato di uno strumento così raffinato come la propria mente, ad esso appartiene anche la responsabilità di apprendere come utilizzarlo al meglio e non rimanere vittima della sua stessa lama affilata.
L'Aikido, inteso ora come "meditazione in movimento", credo possa offrire validi spunti di riflessione ed altrettanto efficaci metodologie di studio di sé, per risolvere piccoli o grandi problemi che attraversano il nostro quotidiano: non molti dovranno avere il coraggio di affrontare un temibile Samurai usciti da casa, ma di andare in ufficio si! Concludo con le parole di un predecessore di O' Sensei nell'antica Arte di viaggiare dentro e fuori da sé...
che l'Aikido sia la nostra nave...
[Marco Rubatto]
"Quando partirai, diretto a Itaca, che il tuo viaggio sia lungo ricco di avventure e di conoscenza. Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi né il furioso Poseidone; durante il cammino non li incontrerai se il pensiero sarà elevato, se l'emozione non abbandonerà mai il tuo corpo e il tuo spirito. I Lestrigoni e i Ciclopi e il furioso Poseidone non saranno sul tuo cammino se non li porterai con te nell'anima, se la tua anima non li porrà davanti ai tuoi passi. [...] Non perdere di vista Itaca, poiché giungervi è il tuo destino. Ma non affrettare i tuoi passi; è meglio che il viaggio duri molti anni e la tua nave getti l'ancora sull'isola quando ti sarai arricchito di ciò che hai conosciuto nel cammino. Non aspettarti che Itaca ti dia altre ricchezze. Itaca ti ha già dato un bel viaggio; senza Itaca, tu non saresti mai partito. Essa ti ha già dato tutto, e null'altro può darti. Se, infine, troverai che Itaca è povera, non pensare che ti abbia ingannato. Perché sei divenuto saggio, hai vissuto una vita intensa, è questo è il significato di Itaca".
"Allenarsi giorno dopo giorno su una superficie piana,così come è il tatami del vostro Dojo, può introdurre in voi alcune cattive abitudini.
La probabilità di venire attaccati su una superficie morbida e piana sono vicine a zero.
Così quando i vostri istinti si agiteranno, inizierete per la prima volta ad apprendere cosa vuol dire difendere voi stessi su una superficie sconosciuta.
Nel Dojo, potete spostarvi trascinando i vostri piedi e si può contare su una presa consistente sul pavimento.
Nel Dojo, non dovete lottare contro bordi, sedie rotte, spigoli dei tavoli, etc.
Anche se un ambiente sicuro per l’allenamento è importante durante una lezione, esso induce anche un senso ridotto di consapevolezza.
Io raccomando di praticare alcune lezioni all’aperto.
Fare le cadute sull’erba può essere un’esperienza abbastanza differente [dal solito], ed allo stesso tempo aumentare notevolmente la vostra fiducia. Provate ad effettuare una tecnica su una pendenza ed immediatamente noterete lo sforzo supplementare richiesto per riguardare la distanza in salita.
L’erba bagnata può causare una perdita veloce di aderenza, o una radice può farvi inciampare.
Se quella sopra fosse una situazione di combattimento, manterreste la vostra calma e la vostra centratura?
Sareste in grado di mantenere il vostro equilibrio?
Trovo che i kumi-tachi (addestramento della spada in coppia) siano perfetti l’allenamento all’aperto. Vi richiedono di coprire distanze maggiori, ad una elevata velocità, e familiarizzare con l’evitare un’arma.
[La pratica all'aperto] è anche una grande opportunità per utilizzare uno spazio addizionale, se avete un Dojo piccolo o i soffitti bassi".
[Gregor Erdman]
Ci siamo presi la briga di tradurre un altro Post del sito Blue Leaf Dojo (la cui versione originale è a questo link), poiché riprende casualmente un argomento a noi caro da anni, che non avevamo ad ora avuto occasione di condividere qui su Aikime:la pratica dell'Aikido all'aperto.
Molti non hanno avuto forse modo di riflettere a dovere su questa importante possibilità ed utilità per la propria crescita marziale: i nostri Dojo spesso sono ricavati all'interno di scuole o palestre di fitness... ambienti che si discostano alquanto dagli edifici giapponesi costruiti esclusivamente per la pratica delle Arti Marziali.
In ogni caso, anche in Giappone c'è poco spazio, oggi sicuramente meno ancora che un tempo, perciò molti praticanti NON si allenano all'aperto nemmeno li!
Però è da sempre stata una cosa veramente importante ed irrinunciabile di ogni scuola di Budo poter ricreare le condizioni tipiche di un combattimento reale.
Il tatami del Dojo, come ricordava l'articolo precedente è un ottimo strumento per il lungo periodo, ma anche un grande impostore in questo senso.
Nel Dojo di Iwama O' Sensei ha fatto allenare i suoi studenti sul legno, fino a quando non sono stati raccimolati i soldi per acquistare i tatami(che, per la cronaca, abbiamo sperimentato essere anche più duri del mogano!). Abbiamo conosciuto di persona chi si è allenato così a quel tempo!
Inoltre O' Sensei spesso è stato ripreso in allenamenti esterni, nei quali i numerosi suoi partner cadevano serenamente su ogni tipo di superficie naturale... terra battuta o erba che fosse!
Diciamo che allenarsi nel mantenimento del proprio equilibrio in una superficie che presenta asperità naturali è veramente molto utile, così come lo è il sottoporsi a lezioni in ogni tipo di condizione atmosferica.
Quando un tempo due Samurai si sfidavano, difficilmente attendevano di trovare prima le condizioni ambientali più confortevoli: l'essere sempre pronti faceva la differenza fra la vita e la morte. I parchi cittadini possono essere un interessante escamotage per tutti coloro che non hanno un luogo privato per allenarsi all'aperto.
Le lezioni con le armi sono realmente le più indicate.
Nel nostro Dojo abbiamo la fortuna di allenarci all'aperto ogni settimana per almeno un paio d'ore, d'estate, come d'inverno... e dopo alcuni anni possiamo veramente constatare il beneficio che ciò porta alla nostra consapevolezza.
Tanto equilibrio... poi un piede in un a pozzanghera, un riflesso del sole negli occhi, una folata improvvisa di vento o un rumore imprevisto sono capaci di farci in un attimo riprendere contatto con le nostre incertezze.
Guardate qui cosa succede al nostro Capo Redatore al minuto 2.15 di questo video!
Eravamo in un parco, ci stavamo allenando... l'errore fa parte dell'allenamento, se fossimo già bravi non avremmo bisogno di perseverare, ma fortunatamente non è il nostro caso...
La sfida più interessante però è accettare questo tipo di eventualità, confrontarsi con una porzione sempre più consistente di realtà, riuscire velocemente ad adattarci e fare il più possibile nostra ogni situazione, ogni evento.
La pratica all'aperto crediamo sia veramente una pietra miliare in questo tipo di allenamento, voi cosa ne pensate?
Vi informiamo che rimuoveremo temporaneamente il Post del 28/06/10, intitolato "L'allenamento all'aperto"... poiché in molti ci avete segnalato una disfunzione del sito che è stata generata dagli script di quel articolo (impossibilità di visualizzare la colonna destra e di navigare fra iPost più vecchi).
Abbiamo provato a correggere gli errori e eliminare i problemi di visualizzazione, ma senza successo.
Il Post verrà cancellato nelle prossime ore e quindi riscritto: ri-comparirà perciò in testata del Blog; anche i commenti verranno salvati e ripubblicati da "Shurendo", riportando i testi originali ed i nomi dei mittenti.
Ci scusiamo per l'inconveniente, specificando che l'uscita degli articoli continuerà regolarmente fino all'inizio di agosto 2010.
"Naturalmente la cosa principale quando si insegna Aikido è di essere un buon Insegnante. L'Istruttore deve lavorare tecnicamente, ma bisogna anche che si sforzi di progredire spiritualmente e moralmente per aprire correttamente gli occhi del cuore e diventare un buon esempio agli occhi degli allievi".
[Nobuyoshi Tamura]
Lo scorso venerdì, un altro importante Personaggio dell'Aikido contemporaneo è scomparso: la notizia è rimbalzata nel week-end attraverso i vari gruppi Aikidoka di Facebook, così come su i Blog dedicati alla nostra Arte. Tamura Sensei ci aveva appena lasciato!
... ed a lui, al quale tanti di noi hanno voluto bene, ammirato come autentico esempio, al quale si sono riferiti sia tecnicamente, che moralmente nel cammino della loro pratica... dedichiamo questo accorato saluto, accompagnato dalle principali tappe della sua preziosa opera... GRAZIE SENSEI!
Nobuyoshi Tamura era nato nella Prefettura di Osaka il 2 marzo 1933. Era figlio di un Insegnante di Kendo, e venne a contatto con l'Aikido e con il suo Fondatore nel 1953, diventando uchideshi (allievo interno) dell'Aikikai Hombu Dojo di Tokyo.
Come riportato in molti documenti fotografici e video, Tamura Shihan fu uno dei partners preferiti da Morihei Ueshiba durante gli allenamenti. Egli visse con la famiglia diO' Senseiper circa dieci anni.
Nel 1964 gli venne affidato il compito di lasciare il Giappone e di stabilirsi in occidente, quale rappresentante ufficiale dell'Hombu Dojo in Francia. Egli vi si trasferì quindi a partire dallo stesso anno, insieme alla sua giovane sposa, Rumiko, anch'essa Aikidoka ed allieve diretta del Fondatore. Si stabilirono a Marsiglia.
E' stato insignito del 8º Dan, della nomina di Shihan e della carica di Responsabile per l'Europa dell'Aikikai giapponese (Zaidan Hojin Aikikai).
Tamura Sensei è stato per moltissimi anni il Direttore Tecnico della Federation Française d'Aikido et de Budo (FFAB-Aikikai de France), una delle più grandi Federazioni di Aikido del mondo.
Nel 1995, egli ha inoltre fondato e diretto loShumeikan (traducibile con "Scuola per il governo della luce") Dojo di Bras, situato nei pressi della sua residenza, nell'entroterra provenzale. Ha scritto diversi libri sull'Arte: "Aikido","Tradition et étiquette" e "Méthode nationale", dei quali alcuni tradotti anche in italiano e pubblicati sin dal 1994 dalle Edizioni Mediterranee.
Ha allenato e formato molti altri Insegnanti attraverso i suoi numerosi viaggi, soprattutto nell'ovest dell'Europa, ma anche in differenti altre nazioni nel mondo. Fra essi ricordiamo forse i più noti al grande pubblico dell'Aikido:Toshiro Suga e Pierre Chassang.
Nel 1999, ha ricevuto la medaglia di "Chevalier de l'ordre National du Mérite" dal Governo francese.
Tamura Shihan ha instancabilmente viaggiato, tenendo seminari in moltissimi Paesi, fra i quali già da parecchi anni regolarmente anche l'Italia, ospitato da numerosi Gruppi di Aikidoka che si riconoscono nel suo prezioso insegnamento (Shumeikai Italia e Aiko).
Il Maestro Tamura ci ha lasciato, spegnendosi serenamente, alle 19 circa del 9 luglio 2010.
Non siamo dell'idea che la scomparsa di un così grande Maestro sia da vivere necessariamente con rimpianto... certo il suo prezioso insegnamento non sarà più così facile da contattare, la sua pluridecennale esperienza non ci potrà più accompagnare con il suo occhio attento sullo stesso nostro tatami...
...ma è anche vero che ciascun Aikidoka ha sempre modo di far valere ciò che gli è stato insegnato con le proprie azioni e scelte, così come ha modo egli stesso di formarsi una personale, non trascurabile esperienza con il frutto della propria dedizione: è così che decidiamo di chiudere questo Post, pensando di dedicare anche a Tamura Sensei il nostro impegno costante a migliorare noi stessi e ad onorare così l'ammirevole opera ed esempio che da lui ereditiamo.