lunedì 18 ottobre 2021

A cosa NON serve l'Aikido

A seguito del contributo della scorsa settimana, che potrete trovare QUI... mi sembrava importante fare l'esatto lavoro inverso, ossia riflettere insieme su a cosa NON possa servire l'Aikido.

L'Aikido...

- NON serve a diventare capaci a sopraffare un'altra persona con una tecnica marziale, indipendentemente se questa persona è buona o cattiva, ci stia aggredendo o porgendo un fiore, se sia pericolosa o innocua; se l'Aikido viene usato per piegare un altro alla nostra volontà diviene una disciplina della coercizione, ovvero qualcosa di molto distante dal suo scopo originale; è possibile che il compagno senta pienamente la nostra energia durante uno scambio, ma essa non deve essere contro di lui, ma al massimo utile a toglierlo da un pericolo che nemmeno ha percepito:

- NON serve ad imparare usanze, gestualità, tecniche e metodologie che ci permettano di sentirci migliori di chi non le sa o le ha imparate di meno di noi; il nonnismo è sempre in agguato, e nella società giapponese molte volte i Senpai abusano del loro potere verso i Kohai, facendo pesare la propria esperienza. Chi usa l'Aikido per imporre la sua scomoda figura nei confronti di terzi, fa lo stesso errore citato nel punto precedente. L'Aikido NON serve a coercire;

- NON serve a diventare persone illuminate spiritualmente; non è che non si possa utilizzare questa disciplina per progredire ANCHE in un percorso spirituale, ma non possiamo considerare che basti praticare Aikido per considerare se stessi una sorta di Buddha alle soglie del Nirvana... in grado di giudicare, fra l'altro, tutti gli altri "stolti, incapaci" ad elevarsi ad altrettante ineguagliabili vette. L'Aikido NON serve a perdere il contatto con il mondo, ma al massimo a radicarne uno di qualità sempre migliore;

- NON serve a diventare fisicamente imbattibili, perché abbiamo letto su qualche libro che il Fondatore della disciplina lo sarebbe stato. Chi desidera essere fisicamente sicuro di non essere leso da terzi, si rinchiuda in un bunker atomico con viveri sufficienti al resto della sua vita... ed occhio però anche a manutenere i filtri della ventilazione forzata, altrimenti poi si muore comunque di legionella. L'Aikido NON serve a coltivare miti inutili, ma rassicuranti;

- NON serve ad imparare ad affrontare un nemico esterno; come non serve ad affrontare un nemico esterno??? NO, non serve a questo, l'affrontare un nemico esterno è lo strumento che utilizziamo per osservarci sotto stress e quindi ad imparare di più sul NOSTRO conto... Si tratta quindi di un mezzo, non di un FINE. L'Aikido NON serve a confondere la luna con il dito;

- NON serve a vestirsi in maniera strana, fare finta di essere nati nella Prefettura di Wakayama, parlare strano, venerare Amaterasu Omikami, e andare a mangiare il sushi sentendosi "addetti ai lavori"; l'Aikido non deriva da una cultura vicina alla nostra e richiede molto impegno per tentare di calarsi in contesti storici, culturali e sociologici molto differenti dai nostri. Questa cosa ci fa uscire dalla nostra zona di comfort, quindi ci permette anche di crescere ma non è il fine della disciplina... quindi il valore aggiunto NON è quello di sentirsi o apparire più orientali possibile;

- NON serve ad accumulare esperienza, gradi, cariche e potere; accade praticando per notevole tempo di ricevere alcune onorificenze legate al nostro percorso, ma niente del quale divenire schiavi o succubi. La disciplina serve a forgiarci, compresi i nostri desideri di "sentirci qualcuno" e di "sentirci arrivati"... portandoci a comprendere come queste siano posizioni di comodo, che in realtà segnano una sorta di limite nella propria possibilità di crescita personale. Gradi, cariche e meriti dovrebbero essere vissuti come normali testimonianze di servizio nei confronti di noi stessi e degli altri. Dall'Aikido non porteremo via ciò che abbiamo ottenuto per noi, ma ciò che avremo saputo dare agli altri;

- NON serve a mentire a noi stessi ed agli altri; è possibile fare ciò in moltissimi modi differenti, anche attraverso la pratica dei questa disciplina... diventa perciò importante ricordarci che essa NON serve a questo, anche se saltuariamente è stata utilizzato in passato ANCHE per questo... e noi stessi la potremmo utilizzare ANCHE per questo;

- NON serve ad acquisire sicurezza personale. Come, le arti marziali non servono ad acquisire sicurezza? La risposta è paradossale: la sicurezza personale si acquisisce quando si diventa capaci di stare comodi nell'insicurezza. L'insicurezza NON è qualcosa che si può eliminare, ma solo conoscere sempre più a fondo, fino a quando cessa di essere un problema insormontabile. Non si diventa quindi in realtà più coraggiosi, ma si diventa capaci di non avere paura di avere paura. Per questo affermo che l'Aikido serve a conoscersi sempre meglio, tanto che i nostri limiti di ieri possano non apparirci più così invalidanti un domani. Mi fanno sorridere quelli che sul Web dichiarano: "Raipriamo in sicurezza". Dovrebbero dire "Riapriamo e ti dimostriamo che pur non essendo mai sicuri di nulla, siamo in grado di affrontare al meglio le situazioni che vivremo". La "sicurezza" è un mito inutile, come "l'imbattibilità": serve solo ad alimentare esigenze di estraniarsi da una realtà nella quale esse non hanno alcun posto, né funzione;

- NON serve a farsi degli amici... accade spesso che ciò accada e che amicizie vere, sincere e durature nascano spontaneamente fra i praticanti, ma l'Aikido è INNANZI TUTTO una strada personale, quindi non è sufficiente praticarlo perché stiamo bene con le persone che ci stanno intorno. Presto o tardi ci fa sentire il limite di ciò, ed avvertiamo che qualcosa si rompe in noi;

- NON serve a migliorare la società; al massimo serve a migliorare gli individui che compongono la società... la cui miglioria diviene quindi un "effetto collaterale" del lavoro personale dei singoli. Lo ribadisco: l'Aikido è INNANZI TUTTO una strada personale!

- NON serve a fare soldi, al massimo può essere utile a comprendere che il danaro è una forma di energia che scorre e della quale è bene essere i padroni anziché i non i servi;

- NON serve ad "imparare a fare giusto" qualcosa; i principianti spendono molta della loro energia nel carcere di fare un movimento "corretto" o di copiare più fedelmente possibile il movimento dell'Insegnante... NON che ciò sia del tutto inutile, ma non è così importante fare "bene", quanto FARE E BASTA. In italiano è pure brutto il significato di "corretto": vuol dire sia "giusto", che "modificato"... quindi INNATURALE. Ecco in Aikido iniziamo a "fare giusto" quando non abbiamo più alcun bisogno di fare giusto e quando i movimenti diventano naturali (ossia l'opposto di "correggibili");

- NON serve a diventare coraggiosi, ma al massimo a smettere di avere paura di avere paura... che non è proprio la stessa cosa. La paura è una componente irrinunciabile dell'esperienza umana, fra l'altro è utilissima... quindi smettiamola pure di pensare che con una disciplina si possa diventare "immuni" (brutta parola, di questi tempi!) dal provarla. Più importante risulta essere la capacità di toccare le nostre ombre e danzare con i nostri demoni, altro che non provare più paura!

- NON serve ad imparare come tenere sotto controllo un attaccante, una persona o una situazione ostile; è utile in realtà all'esatto contrario: apprendere come fare surf sul caos ed utilizzare il conflitto come strumento per smettere di avere bisogno di tenere tutto sotto controllo.
Mica la stiamo capendo bene questa cosa nei giorni che stiamo vivendo: bisogna tenere sotto controllo il virus, i cattivi, i violenti... perdiamo volentieri i nostri diritti personali per avere telecamere che ci spiano "proteggendoci" da ogni pericoli. Desideriamo la sicurezza forse più di tante altre cose: ecco l'Aikido serve a non avere più un bisogno spasmodico e malato di sicurezze;

- NON serve a qualcosa, serve semmai a QUALCUNO... magari a TE! Ma è uno strumento, quindi può servire a molto o proprio a poco, dipende da come lo utilizzi.


Marco Rubatto





lunedì 11 ottobre 2021

A cosa serve l'Aikido?

È importante chiederci a cosa serva l'Aikido e se esso sia una di quelle cosa adatte ad avere forme di utilità specifica, poiché se le persone verranno ad informarsi sul suo conto, è presumibile che vorranno saperlo.

O, se non vorranno saperlo perché hanno già delle loro convinzioni in merito alla sua utilità, è necessario conoscere se esse sono allienabili alle nostre o meno, per sapere se queste persone troveranno ciò che cercano, o perderanno il loro tempo, facendoci perdere pure il nostro in contemporanea.

In queste pagine abbiamo più volte ribadito che questa utilità è percepibile in modo differente a seconda delle proprie inclinazioni personali, della propria storia e consapevolezza sul tema "Aikido", in questo caso: mi occupo però oggi di fornire una descrizione più dettagliata di cosa ho scoperto servire PER ME, dopo una trentina di anni di pratica ed una ventina di anni d'insegnamento.

L'Aikido serve a riconnettere le parti di noi delle quali siamo costituiti, ma che non sempre conosciamo.

La maggior parte delle persone abita un corpo, che però NON conosce affatto, o conosce solo superficialmente... la pratica di questa disciplina consente di percepire in modo diretto ed inequivocabile che non siamo i padroni dei movimenti del nostro corpo fisico, anche se possiamo pensare erroneamente il contrario.

Vediamo fare un movimento dal Sensei, e quando proviamo ad imitarlo ci viene uno schifo rispetto a lui: come mai?

Perché usiamo la muscolatura non nel modo migliore, abbiamo articolazioni talvolta poco aperte, non sappiamo respirare DENTRO al movimento che compiamo: certo che a noi viene uno schifo ciò che ad un esperto viene bene... ci manca esperienza e questo accade in ogni disciplina!

Ma l'Aikido serve anche a percepire che il nostro corpo fisico e la nostra mente/coscienza sono fra loro spesso scissi, quindi diventa complicato mantenere - ad esempio - un'intenzione durante un movimento complesso, sia da tori che da uke.

Pochi sanno quale enorme differenza faccia muoversi con un'intenzione chiara, scelta ed appropriata: la maggior parte del movimento che facciamo - sul tatami, così come nella vita - è più simile a qualcosa di caotico, che ha un sacco di dispersioni inutile di energia.

Una delle ragioni per le quali difficilmente raggiungiamo i nostri obiettivi?

Ovvio che se non impariamo ad ottimizzare le risorse che abbiamo a disposizione, sarà complicato raggiungerli... beh, l'Aikido può fare molto per noi anche in questo caso.

L'Aikido serve a sperimentare che "fuori" e "dentro" sono due ambiti/reami fra loro specchianti, non c'è un "fuori oggettivo" decontestualizzato da un "dentro soggettivo"... semplicemente questa è un'illusione, di massa fra l'altro ai nostri giorni, nei quali sembra imperare la "scienza dell'oggettivo"... che si rivela solo scientismo ad un'indagine più accurata.

L'Aikido serve a scoprire che la spiritualità è una delle dimensioni che ci costituisce, un reame del quale siamo parte integrante... indipendentemente dalle credenze/opinioni che possiamo avere su dio ed i suoi 1000 modi di essere inteso, sulle religioni, sul clero, etc.

Non voglio dire che è così perché lo dico io... anche perché certe opinioni è bene che siano frutto dell'esperienza personale diretta di ciascuno, certo è che anche il materialista più convinto, può iniziare ad avere il suo bel da fare a comprendere alcune dinamiche che si manifestano sul tatami, così come in ciascuno di noi... quando siamo sotto stress.

Eh si, ecco... perché l'Aikido insegna pure COME stare sotto stress in modo proficuo, cosa non banale nella vita stressogena che tutti viviamo.

Si impara ad evolvere non solo NONOSTANTE un conflitto, ma soprattutto GRAZIE ad esso: cosa?... Da una situazione conflittuale possono giungere anche cose buone???

SI, anzi da quelle giungono proprio le migliori!

Certo, è necessario sapere come fare a non farsi prendere troppo la mano dalla tecnica, però non solo è possibile... è addirittura prioritario che la nostra disciplina si riappropri di dimensioni che aveva in origine, quando il Fondatore rimandava che l'importante non è solo tirare per terra l'attaccante.

Ma i corsi di Aikido oggi sono in grado di fare tutto ciò?

Con un certo conflitto di interessa, direi che nel 95% almeno di casi NO, sembrano non essere in grado. Ma questo non è responsabilità della disciplina, quanto di Insegnanti spesso che presentano una formazione abbastanza lacunosa, e non mi riferisco solo al fattore tecnico.

L'Aikido è in grado di aiutare chi lo pratica a costruire una forma mentis del tutto armonica nei confronti di se stessa e dell'ambiente circostante... ma per fare ciò non è sufficiente praticare un paio di orette alla settimana, oppure... potremmo dire, che non è sufficiente a far si che questo "allineamento" giunga in tempi non biblici.

Più vi ci dedicate, con maggiore intensità e velocità vedrete cambiamenti tangibili nella vostra vita quotidiana, come avviene del resto in ogni percorso, del resto.

L'Aikido serve a "mettere in pratica", nel senso forse più letterale del termine, belle filosofie che piacciono a tutti... ma che sono parole morte se non è possibile ricoprirle di fatti concreti.

Edison diceva che il valore di un'idea sta nella sua capacità di divenire qualcosa di concreto... Beh, l'Aikido è una disciplina straordinariamente "scoprente"... ovvero in grado di restituirci l'immagine precisa di chi siamo, anche talvolta a dispetto di chi ci piacerebbe pensare di essere.

Serve insomma quindi anche un po' per fare il punto della situazione, senza starci troppo a prendere in giro e toccando con mano i nostri limiti, le nostre difficoltà e frustrazioni: di solito la persona comune fugge da tutto ciò, ne ha paura... perciò non ha alcuna possibilità di crescere ed affrancarsi da cosa sente essere un attuale limite.

L'Aikido serve per esplorare nuovi territori, luoghi nei quali non avremmo mai pensato di viaggiare... ma dei quali ignoravamo forse anche l'esistenza: esistono 3 reami, secondo il Fondatore... il manifesto, il nascosto ed il divino.

Non lo so se esistono solo questi 3... ma un buon modo per saperlo è cercare... e non cercare solo con la MENTE, leggendo libri e facendo congetture: usando TUTTI gli strumenti a nostra disposizione, ovvero sia la mente, che il corpo, unificati armonicamente fra loro.

E se alla fine di questa lunga ricerca non avremmo trovato nulla di straordinario ed eccitante, tranne noi stessi... beh, allora avremmo scoperto qualcosa di veramente invidiabile, considerevole ed inestimabile!


Marco Rubatto



lunedì 4 ottobre 2021

Corso qualifiche per l'Aikido: cos'è e come si svolge

Giusto ieri si è svolta la 2º lezione del Corso Nazionale di Qualifica per l'Aikido Federale: ve ne parliamo, così che abbiate info precise su come esso è strutturato.

In Italia, per insegnare un'attività sportiva di qualsiasi tipo, sia le Federazioni nazionali, che gli EPS sono tenuti ad organizzare Corsi di Qualifica per i propri Docenti: l'Aikido non fa alcuna eccezione a ciò.

Quindi non basta essere sul tatami da 96 anni, essere stati benedetti dal nipote segreto di Sokaku Taked... e non basta sapere tutte le tecniche del mondo... bisogna proprio fare dei corsi specifici, studiare e superare uno o più esami.

Vi racconto oggi come funziona in Federazione, immaginando che ogni EPS dovrebbe essersi organizzato in modo equipollente per aderire allo SNAQ, ovvero al quadro generale di riferimento adottato dal CONI per il conseguimento delle qualifiche degli operatori sportivi e per la loro certificazione.

In FIJLKAM esistono 4 livelli di qualifica (per ogni disciplina, quindi anche per l'Aikido):

- ASPIRANTE ALLENATORE, 1º livello

min. 18 anni ed il possesso del 1º dan; NON abilita all'insegnamento in modo indipendente, ma trasforma il praticante nel supporto dell'Insegnante Tecnico titolare del corso.

- ALLENATORE, 2º livello

possesso minimo del 2º dan; abilita all'insegnamento autonomo e quindi ad essere registrati come Insegnante Tecnico titolare in una Società Sportiva federale.

- ISTRUTTORE, 3º livello

possesso minimo del 3º dan; abilita ad essere registrati come Insegnante Tecnico titolare in massimo 2 Società Sportive federali in contemporanea. Abilita alla docenza regionale nei Seminar Formativi.

- MAESTRO, 4º livello

possesso minimo del 4º dan; abilita ad essere registrati come Insegnante Tecnico titolare in massimo 3 Società Sportive federali in contemporanea. Abilita alla docenza nazionale nei Seminar Formativi (Seminar Nazionale annuale).

Come scritto, ciascuna qualifica ha dei prerequisiti precisi che vanno rispettati: sono di solito legati all'età ed al possedimento di un grado tecnico minimo. NON è possibile saltare una Qualifica ed approdare alla successiva: è sempre necessario seguire l'iter completo per la loro acquisizione.

Per la prima volta, la Commissione Tecnica Nazionale che presiedo ha strutturato un programma dettagliato per ogni Qualifica, che viene ora usato sia per i corsi regionali (Asp. Allenatore) e per quelli nazionali (Allenatore, Istruttore, Maestro) e svolge questo programma con la seguente modalità:

MODULO A (on-line)

Parte generale, comuna tutte le discipline federali, a cura dello Scuola Nazionale dello Sport, vertente su argomenti trasversali, di interessante di ogni disciplina sportiva (es: didattica dell'insegnamento, psicologia dell'insegnamento, etc.), tenuto da Docenti del CONI.

MODULO B (on-line)

Parte specifica dedicata all'Aikido, a cura della CTN (la parte che è attualmente in corso in queste settimane). Si tratta di un programma a matrioska, che consente ad ogni tecnico federale di formarsi su tematiche specifiche, attinenti alla pratica ed all'insegnamento dell'Aikido, proporzionali all'esperienza ed al livello della qualifica che si vuole ottenere.

Ciascun corsista è stato fornito di dispense specifiche per il livello di qualifica di suo interesse. Dicevo "a matrioska" poiché ogni Qualifica deve studiare ed essere esaminata sul programma proprio e delle Qualifiche precedenti.... quindi risulta:

Asp. Allenatore = solo questo programma

Allenatore = programma Asp Allenatore + programma Allenatore

Istruttore = programmi Asp Allenatore, Allenatore e Istruttore

Maestro = programmi Asp. Allenatore, Allenatore, Istruttore e Maestro

Ecco i programmi relativi al MODULO B:


ASP. ALLENATORE

- Aiki taiso: la ginnastica Aiki

- Ukemi e la didattica di caduta

- Il rapporto Senpai-Kōhai

- Supporto al docente sul tatami

- Le dinamiche di gruppo

- Supporto al docente extra-tatami

- Glossario


ALLENATORE

- Reishiki ed abbigliamento

- Obi: la cintura

- Zōri: le calzature

- Hakama: origini, significato, ed utilizzo

- Altri indumenti della tradizione

- La didattica utilizzata

- Nomenclatura tecnica

- Tipologie di lezione

- Aikido bambini & ragazzi

- Gli esami


ISTRUTTORE

- Cenni di comunicazione

- Cenni storici sul Fondatore

- I lasciti del Fondatore

- I principali allievi del Fondatore

- Tecniche, principi e prospettive

- Società sportiva, dojo, community

- La ricerca delle prospettive

- Metodologia di apprendimento

- Glossario


MAESTRO

- Elementi di lingua giapponese

- Unire efficacia ed efficienza

- I parametri dell’armonia

- Pubblicizzazione delle attività

- Aikido e meridiani energetici

- La pratica e gli archetipi

- L’abitudine al confronto

- L’organizzazione di eventi

- Glossario

MODULO C (in presenza)

Anch'esso a cura della CTN, quest'anno si terrà a Leinì (TO) il 29/10/21, in occasione del Seminar Nazionale di Aikido 2021 e sarà strutturato in alcune lezioni (alle quali parteciperanno i corsisti Allenatori, Istruttori, Maestri in modo sia separato, che congiunto) nelle quali verranno esplorate alcune didattiche per migliorare l'esposizione durante l'insegnamento, per creare un ambiente nel quale sia possibile migliorarsi attraverso il confronto con i colleghi docenti.

Nulla di tecnico nel senso più stretto del termine: sarà considerato importante il "perché" ed il "come" si insegna, piuttosto che il "cosa". Ciò permette la frequenza ai corsisti apparenti a varie tipologie di Scuola e stile di Aikido presenti in Federazione (Aikikai Italia, Aikikai Francia, Iwama Ryu, Kobayashi Ryu, Ki Aikido, Yomi Shin Tai).

MODULO D (on-line)

ESAME finale, che consterà in una chiacchierata on-line con la CTN, nella quale sarà richiesto ai corsisti di approfondire alcune tematiche o commentare alcuni contenuti delle lezioni on-line e/o delle dispense didattiche consegnate all'atto dell'iscrizione ai corsi qualifica.

L'esisto positivo dell'esame da il diritto ad ogni corsista di ricevere la qualifica per la quale si è iscritto con decorrenza 1º gennaio dell'anno successivo a quando ha completato il suo iter formativo (in questo caso 2022).

Ogni Insegnante Tecnico deve poi partecipare ad alcune attività formative OBBLIGATORIE per mantenere la validità di tali qualifiche (meno stringenti per Asp. Allenatori, più richiedenti per Allenatori, Istruttori e Maestri), che NON vengono quindi rinnovate automaticamente di anno in anno, se ciascun Insegnante Tecnico tira i remi in barca.

Se si manca ai corsi di mantenimento della propria qualifica, si viene posti "fuori Quadro" e sarà necessario rifrequentare i corsi per vedersi ripristinata la propria posizione di Insegnante Tecnico: funziona un po' come quando ti revocano la patente, insomma.

Finalmente quindi è diventato completamente esecutivo e funzionale un percorso CHIARO ed ACCREDITANTE per ricevere tutte quelle info (di carattere sia generale, che specifico) che consentono a qualsiasi praticante di certificare la sua preparazione al compito che egli stesso si prefigge.

Questi si assume la responsabilità di quale ruolo vuole ricoprire e ciò decreta automaticamente a quale tipologia di formazione e di "pressione" è diposto a tenere testa...

Vuoi solo dare una mano al Docente Titolare? Fai l'Aspirante Allenatore, che è più che sufficiente... fai un Seminar Regionale all'anno e nessuno più ti viene a chiedere niente.

Vuoi aprire un tuo corso ed essere registrato come titolare tecnico dello stesso? Ti occorre minimo avere il 2º dan e la qualifica di Allenatore.

Vuoi avere incarichi di responsabilità nella formazione all'interno del tuo Comitato Regionale? Ti serve essere almeno 3º dan e possedere la qualifica di Istruttore.

Hai un approccio semi-professionale o professionale e vuoi il top di gamma delle Qualifiche? Allora come minimo devi essere 4º dan Maestro e devi accettare di sottoporti a formazioni continue molto più corpose.

Trovo che questo sia un buon modo di restituire un po' di meritocrazia ad un Settore che negli anni aveva portato un sacco di Docenti accreditati solo da Amiocuggino...

Purtroppo la sola esperienza personale NON garantisce di possedere i requisiti necessari per insegnare al prossimo, e questo lo riscontriamo in ogni ambito della nostra società: non è che per insegnare storia alle elementari è necessario SOLO avere letto tanti libri... viene richiesto il completamente di uno specifico piano di studi.

Perché dovrebbe essere differente nello Sport, perché dovrebbe esserlo in Aikido?

Alcuni tuoneranno: "Un tempo era solo il tuo Insegnante a decretare se o quando un allievo era pronto all'insegnamento"... rispondo io: "È vero... UN TEMPO, però!".

Ora la società richiede di confrontarsi continuamente con le istituzioni e con il territorio sul quale viviamo: la Federazione ha pregi e difetti, come tutte le istituzioni umane... ma rappresenta al momento una vera e propria eccellenza formativa nell'Aikido italiano, mettendo a disposizione dei propri associati un percorso chiaro, serio e strutturato; un qualcosa che veramente pochi riescono altrettanto a garantire.

E questo trovo che sia un bene: spesso ci lamentiamo che l'Aikido non è tenuto nella considerazione dovuta dalla società, ma poi siamo noi praticanti ed insegnanti i primi a svalutarne la portata con scelte di comodo e percorsi di minima resistenza (tipo "paghi una quota e sei a posto con la coscienza").

A tutti ingrassa l'ego non fare nulla e ricevere a casa il diploma di Gran Lup Man Shihan... ma chi non si impegna per acquisire competenze rischia di consegnare alle future generazioni un contesto più deteriorato ancora di quello del quale si lamenta così tanto oggi.

Marco Rubatto

Presidente CTN Aikido FIJLKAM






lunedì 27 settembre 2021

Aikido e la prospettiva spirituale

Da decenni dicono che "l'Aikido è una disciplina spirituale"... ma esattamente cosa vuole dire questa frase?

Sappiamo tutti che la spiritualità è qualcosa di molto difficile da descrivere, e spesso la confondiamo con la religione - non che questi due ambiti siano così disgiunti, in effetti -, quindi ci siamo chiesti: com'è fatta la parte "spirituale" dell'Aikido?

È necessario diventare shintoisti, recitare i norito (preghiere devozionali) e venerare gli shinigami (spiriti dei morti)... per fare un "Aikido spirituale"?

Secondo le nostre ricerche, niente di tutto ciò.

Innazi tutto chiariamo che la religione spesso nasce come tentativo di interpretare, talvolta di strutturare ed incasellare alcune forme di spiritualità: Morihei Ueshiba nacque, crebbe, visse ed operò in una terra ed in un periodo storico nei quali lo shinto (la religione della vita, "dell'aldiqua") ed il buddismo (la filosofia religiosa "dell'aldilà") in Giappone si fusero ed integrarono... tanto che oggi è molto complicato per i giapponesi stessi sapere quando le loro credenze abbiano un'origine shintoista, e quando invece ce l'abbiano buddista.

Diciamo che sono "shinto-buddisti"!

Ogni religione (lo shinto durante il periodo Meiji divenne la religione di Stato) ha dei riti, delle persone preposte ad officiare questi riti, delle preghiere rivolte alle proprie deità... ed O' Sensei era dedito a pratiche spirituali e religiose miste, provenienti da diverse sue esperienze (l'Oomoto Kyo per citare forse la più famosa e pregnante di esse, ma anche l'appartenenza al Byakko Shinko Kai, la Società della Luce Bianca).

Questi questi riti e preghiere sono la cristallizzazione di alcuni precetti etici e coscienziali, mirati al mantenimento di una vita retta da principi positivi, spesso altruistici, votati al miglioramento del proprio stare al mondo.

Potremmo dire che la spiritualità è ciò che sottostà a tutto ciò, ovvero un movimento che parte dalla coscienza dell'uomo, sin dalla sua comparsa sulla terra: la religione quindi dovrebbe incarnare principi spirituali, ma la spiritualità non ha necessariamente bisogno di una religione, in realtà, per esistere.

La religione è un po' la scatola della quale la spiritualità è il contenuto, oppure la posata che permette di nutrirci del cibo: ne segue che il contenuto può esserci indipendentemente dalla scatola, e il cibo non è meno nutriente se viene mangiato senza le posate.

Come esempio Aikidoistico, se la religione fosse il kihon... la spiritualità potrebbe a nostro dire essere forse paragonata al Takemusu Aiki.

Molti hanno problemi col ki hon, esso si può rivelare quantomai importante per crescere, ma non tutti quelli che hanno solide basi sono capaci di diventare creativi tramite esse.

Ma prendiamo un parallelo fisico, facile da comprendere: il "kuzushi" ( lo "sbilanciamento") è un principio... ogni tecnica di Aikido può avvenire se o perché uke è sbilanciato.

Ne segue che la tecnica è una MANIFESTAZIONE del principio del kuzushi... ma questo processo non vale solo per l'Aikido, ma pure per tute le altre discipline giapponesi tradizionali, come Ju Jutsu, Judo, Karate, Kendo, etc.

Se non c'è kuzushi, molte tecniche diventano inapplicabili... ma non tutte le volte che si manifesta un kuzushi stiamo applicando una tecnica specifica, e questo si vede molto bene nel jiyu waza.

La spiritualità quindi può essere vista come una propensione coscienziale, spesso manifestata attraverso credenze e rituali specifici: se una persona è amorevole, pacifista, propensa alla realizzazione propria ed altrui, umile e con un cuore sereno... è Cristiana, Buddista, Shintoista o Mussulmana?

Da questi dati non riusciamo a comprenderlo bene, poiché potrebbe appartenere a ciascuna di queste correnti religiose, giacché nessuna di queste invita ad essere guerrafondai, propensi alla demolizione propria ed altrui, altezzosa, e con un cuore torbido... Tutti i credo religiosi - pur con le loro differenze distintive - si configurano come mezzo di incontro fra il piano umano ed il piano divino.

Ecco, la spiritualità potrebbe sembrare "il piano divino che parla con se stesso, attraverso il piano umano".

Ecco... e allora cosa vuol dire "l'Aikido spirituale"?

Molte cose insieme, forse: al momento ci piacerebbe stare sul semplice, ed esaminare quelle attitudini slegate da ogni credo religioso specifico, ma sovente richiamate in ciascuno di essi.

- L'OSSERVAZIONE

L'osservazione del semplice fatto che l'universo che abitiamo è governato da alcune leggi, detti "principi"

... che, come in fisica, non sono tanto da dimostrare, quanto è importante prendere atto del solo fatto che essi esistono; questo risulta importante, perché ci induce a pensare che ci sia una forma di intelligenza nascosta dietro alle dinamiche della natura e degli accadimenti... e quindi anche dietro a noi stessi, che siamo parte  di questa natura. Alcuni chiameranno questa intelligenza "Dio", altri "Energia Universale", altri "Filippo"... ci importa poco in realtà come la si chiami, è più importante considerare come il cosiddetto "caos" non sia altro che una parziale ignoranza delle leggi universali.

Il "ran-dori" è un'espressione utilizzata anche in Aikido per "mettere ordine nel caos" / "afferrare il caos", di attaccanti molteplici o meno ora non è il punto: esiste un "caos strutturabile", questo è un principio.


- LA FIDUCIA

Che quando non intravvediamo alcuna legge universale possa essere per una nostra mancanza di consapevolezza, anziché per una vera e propria lacuna di intelligenza dell'universo. In altre parole, le cose vanno come devono andare, perché ha senso che vadano così. Abbiamo scelto la parola "fiducia" anziché "fede", perché quest'ultima è spesso utilizzata in ambito religioso per connotare qualcosa di molto preciso ed in questo contesto non identico a cosa intendiamo noi con l'altra parola.

Si può essere religiosi, e ciò non sarà certo un crimine, anzi... ma questa NON sarà un prerequisito per essere "spirituali" come abbiamo detto poc'anzi: ci sono atei molto più spirituali che eminenti leader religiosi, a nostro parere.


- LA SCELTA

Forse un a delle più importanti caratteristiche dell'essere umano è quella di avere una chance di scelta consapevole nelle azioni che compie; gli animali sono - in qualche modo - legati a seguire unicamente il loro istinto... per noi oltre a questa esiste la possibilità di ragionare e valutare, quindi SCEGLIERE in base ai nostri convincimenti.

La scelta risulta quindi molto importante, perché non solo potrebbero esistere leggi intelligenti nell'universo, ma noi avremmo la possibilità di aderirvi o MENO: questo rende l'uomo - in qualche misura - libero... compresa la capacità di accettare le conseguenze delle decisioni che sceglie.


- LA COERENZA

Con i 3 punti precedenti, ovvero che le nostre azioni dovrebbero specchiare la consapevolezza che le cose non accadono per caso e che quando agiamo "per caso" significa ammettere una certa inconsapevolezza rispetto alla naturale prospettiva di seguire le leggi universali (delle quali talvolta siamo incoscienti o ignoranti).
Se si chiama UNI-VERSO, il cui etimo è "Volto tutto nella stessa direzione", un perché crediamo ci sia di sicuro.

Facciamo di certo fatica ad agire con coerenza fra ciò che sentiamo dentro e come percepiamo il mondo fuori, infatti l'AUTENTICITÀ non è certo merce comune ai nostri giorni, e sicuramente essa viene presto meno quando siamo in conflitto... ma se OSSERVIAMO che esiste un'intelligenza della quale possiamo SCEGLIERE di fare parte o meno e se abbiamo FIDUCIA che ciò non cambia anche quando le nostre prospettive si annebbiano... possiamo dire di agire e vivere in modo "spirituale".

Se poi uno vive (e pratica Aikido) secondo simili prospettive... perché crede così di fare in terra la volontà di Amaterasu Omikami, di Brahman, di Zoroastro, di Odino o di Dio Padre Onnipotente, o di uno che semplicemente si comporta coerentemente con ciò che sente dentro a sé... sinceramente ci importa poco: avremo davanti in ogni caso una persona "spirituale" con la quale interagire.

Quindi come stabilire se l'Aikido che state praticando ha connotazioni "spirituali" o meno?

Semplice:

- se l'ambiente di pratica vi accompagnerà a guardarvi dentro, è probabile che lo sia;

- se l'ambiente di pratica vi suggerisce di non lagnarvi nelle difficoltà, ma pensare a cosa di buono possiamo apprendere da esse, è probabile che lo sia;

- se l'ambiente di pratica vi esorta a non essere due persone differenti "fuori dal tatami" e "dentro il tatami"... ma a far si che ci sia una forma di coerenza fra le prospettive che assumente nei 2 contesti differenti, è probabile che lo sia;

- se l'ambiente di pratica vi forza ad aderire a culti e credenze specifiche per potersi/vi connotare come "spirituale", potreste trovarvi in un luogo molto poco consapevole: O' Sensei NON ha mai imposto a nessuno i suoi culti, le sue credenze e le sue pratiche spirituali personali;

- se la spiritualità viene misurata in pratiche misticheggianti, nelle quali la ritualistica assume toni necessariamente predominanti ed esotici, è facile che siate guidati da uno che non conosce la spiritualità a sua volta.

Il bello della spiritualità è che è universale, quindi - indipendentemente dal vostro cammino personale - sarete in grado di riconoscere un'altra persona intenta a camminare sul proprio cammino.

Un esempio semplice, quanto significativo: San Francesco d'Assisi -Patrono d'Italia - è considerato un santo molto importante alle nostre latitudini, ma in India è considerato un grande Yogi... anche se li vi è un'altra cultura, ed un'altra tradizione spirituale (l'induismo).

Dal nostro punto di vista non è nemmeno obbligatorio che l'Aikido sia per forza vissuto o connotato in modo spirituale: ciascuno faccia un po' come crede e sente più consono per sé.

Risulta però un elemento importante oggi, soprattuto per il contesto socioculturale in cui viviamo e per le crisi che esso sta continuando ad affrontare: la spiritualità parla di coscienza e questa parla di spiritualità, ovvero della nostra natura più intima ed autentica... assumere una prospettiva spirituale quindi ci consente di arrivare a livelli di lettura della realtà ulteriori a quelli che di solito i più utilizzano quotidianamente.

La spiritualità, in qualche modo, è in grado di cambiare la mappa del territorio in cui viviamo, conferendogli una dimensione aggiuntiva e preziosa che aiuta moltissimo a comprendere le dinamiche che non hanno spesso (ancora) una spiegazione altrimenti.

Come diceva spesso Peter Roche De Coppens, è addirittura possibile che in futuro, che chi non avrà sviluppato una visione spirituale delle cose provi la stessa sensazione di handicap di chi ai giorni nostri non è capace a leggere o a scrivere.

Ma non dobbiamo diventare spirituali per evitare che ci accada qualcosa di spiacevole, quanto per il sano desiderio di sapere chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo.... e perché siamo qua.

Risolvere l'Enigma della Sfinge diventa l'unica cosa sensata da fare, ad un certo punto... cosa dalla quale dipendono tutto ciò che possiamo fare o esperire nel nostro breve passaggio terreno.



lunedì 20 settembre 2021

Sayonara Party: quando un Senpai lascia il Dojo

Molto di ciò che scriviamo in questo Blog nasce dalla nostra esperienza diretta sul tatami, e qualche settimana fa ci è accaduta una cosa inedita, che desideriamo condividere qui... anche per favorire alcune riflessioni.

Uno dei nostri senpai, ovvero una delle colonne portanti del nostro Dojo, ci ha comunicato la sua intenzione di smettere con gli allenamenti, di allontanarsi (per un periodo o per sempre, ora non si sa) dall'Aikido.

Parliamo di una persona molto cara, che si è allenata per 12 anni, che è diventata 2º dan, un Tecnico Federale... ma - al di là delle patacche - c'è veramente sempre stata, sul tatami come in tutte le attività interconnesse con la pratica, dai pranzi e dalle cene alle pulizie del Dojo.

Una di quelle persone la cui assenza è destinata a percepirsi un tot, insomma.

Quando accade una cosa simile, il gruppo percepisce un messaggio non sempre completo però: sente che sta succedendo "qualcosa di brutto", perché la routine si modifica ed una delle persone sulle quali fare più affidamento non ci sarà più.

Questo nostro senpai è stato così onesto con se stesso e con tutti noi, da dirci apertamente che l'Aikido ultimamente non lo entusiasma più come una volta, che sente di avere perso quella verve e quel sacro fuoco che l'ha mosso per anni.

È una cosa brutta? Bella?

È qualcosa che umanamente parlando può accadere, e non è detto che sia ingenerata da pigrizia, problemi relazionali con i compagni o delusione per gli insegnamenti del maestro: accade e basta talvolta.

Quello che ci pare importante sottolineare è la tendenza alla caccia alle streghe ed alle ragioni di questa decisione così impopolare, anziché alla possibilità di ringraziare profondamente una persona per quanto è stata capace di darci in questi importanti 12 anni spesi a sudare insieme.

Perché fa più rumore la fine di una storia, anziché tutta la sua entusiasmante trama?

Perché ci riesce così difficile accettare che una persona alla quale vogliamo bene cambi strada, rimandando che questa è al momento la cosa che percepisce come più sensata?

Se stimiamo una persona, dovremmo volere il suo bene e la sua realizzazione, non il nostro comodo: in realtà diamo talvolta gli altri un po' per scontati, ci abituiamo alla loro presenza, competente e rassicurante nel caso del nostro senpai... e ci viene da arrabbiarci e/o essere tristi quando essi - per seguire la loro strada - ci rompono le uova nel nostro paniere.

"Ora che non c'è più lui/lei, come farò?"

"Chi mi prenderà da parte a farmi ripassare la tecnica che mi riesce più difficile?"

"Chi ci sarà a dirmi una buona parola nel momento in cui entro in crisi con la pratica?"

Tutte domande molto comprensibili umanamente, ma che sottendono una certa dose di egoismo e di propensione a non crescere, accontentandosi di essere dipendenti da qualcun altro.

Il fatto che ci sia qualcuno che ha garantito per anni una certa stabilità ad un gruppo, non significa che questo sia costretto a farlo per sempre: si può anche imparare a fare come lui/lei ed a rimpiazzarlo... lasciandolo/a riposare pure un attimo.

Il fatto che ci sia una persona che decide di cambiare strada, non significa che quella percorsa fino ad allora sia meno significativa o di valore... o che stia sbagliando, per cui ci dobbiamo impegnare tutti a fargli/le cambiare idea.

Il rispetto delle idee del prossimo è una delle tematiche più importanti del saper condividere spazi e tempi comuni, anche se sono differenti dalle nostre: se una persona per noi ha significato tanto, non sarà perché non la vedremo più 3 volte alla settimana che cesserà di essere importante per noi!

Se abbiamo creato legami importanti, che vanno persino al di là del tatami, come pensare che essi possano essere messi in crisi da un evento simile all'abbandono della pratica?

Cercheremo occasioni di interagire con quella persona in ogni caso, se ci teniamo sul serio: si può infatti affermare che occasioni simili sono piuttosto "banchi di prova" della bontà delle relazioni che diciamo di avere costruito.

Deve essere chiaro infatti che in Aikido (così come in ogni altra disciplina) "nessuno sposa nessuno", e ciascuno si DEVE sempre sentire libero di seguire ciò che sente... anche se ciò lo allontana dal tatami, dal Dojo, dal Maestro e dai compagni di pratica.

Al massimo abbiamo da ringraziarlo di più di altri per tutte le belle cose che abbiamo saputo scambiarci nella lunga rapportazione che abbiamo avuto la fortuna di vivere!

Una dinamica sana per un Dojo è far si che non siano sempre i soliti buoi a tirare il carro, quindi anche un'avvicendamento fra i senpai può essere più che sano, e molto istruttivo per chi è chiamato finalmente in causa ad assumersi qualche responsabilità in più.

Il senpai che si congeda ha dato tanto prima di farlo, ora è il momento di seguire le sue orme e di fare altrettanto con chi è arrivato dopo di noi: in questo manifestiamo di avere imparato le lezioni che egli silenziosamente ci ha donato negli anni.

Piangere, strapparsi i capelli e battersi il petto... rimproverandosi di non avere fatto abbastanza per lui/lei sin che c'è stato/a è talvolta proprio solo un comportamento piccolo, immaturo e di sicuramente di comodo.

"Diventa ciò che ammiri negli altri": in questo caso, il nostro senpai è stato per anni una fonte di stima ed ammirazione da parte di tutto il gruppo, ma ci auguriamo che la sua lezione ci sia arrivata diritta nel segno.

Se dovesse decidere di tornare, saremo li ad accoglierlo a braccia aperte, se non dovesse farlo gli auguriamo il migliore e più realizzante dei percorsi. A noi in ogni caso resterà la forza del suo esempio e della sua dedizione e forza interiore.

Oggi ci sentiamo fortunati: abbiamo un nuovo ruolo di responsabilità da attribuire al Dojo, ovvero una bella sfida per alcuni di noi... ed abbiamo uno di noi in più da incontrare in giro per la strada.

Organizzeremo in suo onore il "Sayonara Party", ovvero la festa tradizionale di addio, durante la quale chiunque avrà modo di fargli sapere quanto è stato importante condividere insieme il tatami.

Praticheremo, mangeremo, piangeremo e rideremo ancora insieme... come Morihei Ueshiba stesso chiamava questa prospettiva "Aikido no kazoku", saremo quindi ancora la "famiglia dell'Aikido" (da noi abbreviato in "Aikifamiglia")!