lunedì 18 giugno 2018

Quando l'Aikido fallisce in modo totale


Spesso parliamo di un uomo cosiddetto "invincibile", Morihei Ueshiba - almeno con questa nomea parlano di lui i vari cronisti - e subito ci sovviene che la sua creatura - l'Aikido - NON può di certo rivelarsi fallimentare...

... però poi abbiamo la concretezza di guardarci intorno e di costatare che di tutta la pace e l'armonia che la nostra disciplina dovrebbe insegnare si trovano tracce veramente modeste, specie nelle scuole di Aikido per prime!

Come mai?
Che l'Aikido stia fallendo la sua missione?

Siamo ben lungi dalla capacità di trovare una modalità di superare le varie divisioni che imperversano sulle Scuole e sulle didattiche che insegnano la nostra disciplina: c'è chi vede l'Aikido come una cosa... e chi lo interpreta come il suo esatto opposto, innescando così conflitti addirittura sulla visione generale che si possiede dell'arte.

Ci sono Maestri che si comportano dentro e fuori dal tatami in modo antinomico rispetto a ciò con cui - con grassi sermoni - si riempiono la bocca dinnanzi ai loro allievi.

Ci sono Maestri che fanno stage fuori porta per poter incontrare l'amante... quelli che mercificano i DAN, quelli che abusano della propria posizione per creare ingerenze su coloro che dovrebbero supportare nella crescita...

Ma come mai c'è tutto sto sozzume?!
Che l'Aikido stia veramente fallendo?

Ci sono praticanti che non sono contenti se non ti svitano un polso e che utilizzano un pacco di forza fisica nelle loro azioni; ci sono quelli che fanno sempre e comunque male al proprio uke, anche quando il dolore inferto risulta essere completamente inutile... poi ci sono quelli che ballano tutti soavi e contenti, ma che assomigliano più ad un mix fra Don Lurio e Carla Fracci che ad un marzialista che pratica...

Ma che schifo, come ci stiamo riducendo!!!

Forse che O' Sensei abbia veramente fatto una enorme cilecca nel ritenere che il suo lavoro avrebbe potuto esserci di qualche utilità futura: a guardare gli andazzi NON sembra proprio che - tramite l'Aikido - anche solo le piccole comunità di "addetti ai lavori" riescano a fare una qualche forma di positivo valore aggiunto!
Qui va tutto a gambe all'aria...

E allora come la mettiamo?!

Non è esattamente come le abbiamo descritte fino ad ora che vanno le cose, anche se abbiamo preso spunto da diverse aberrazioni che in effetti vediamo piuttosto di frequente dentro e fuori dal tatami...

L'Aikido e le discipline marziali in genere potrebbero forse essere assimilabili ad un corso di cucina: c'è un apprendista, ci sono degli strumenti di lavoro, gli ingredienti... e ci si mette sotto per sperimentare i modo migliori di combinarli insieme.

Se gli ingredienti sono buoni, abbiamo già alte probabilità che ciò che cuciniamo sia - perlomeno - mangiabile; viceversa se partiamo da ingredienti scaduti o addirittura marci, anche il migliore chef non sarebbe in grado di cucinarci qualcosa di decente da mettere sotto i denti.

In Aikido si iscrivono ai corsi sia allievi/ingredienti sani, che pre-marci: non deve stupire che con alcuni ci si potrà combinare qualcosa di buono, con altri invece niente... indipendentemente dalla bravura dello Chef Sensei!

Poi alcuni di questi diventano Sensei a loro volta: quelli bravi sul serio, diventano Maestri utili, stimati e che fanno buone cose; quelli già marci da allievi - se scappano ai controlli dell'Aiki- HACCP - diventano insegnanti marci, capaci sono di fare danno... per quanta buona volontà ci mettano.

Il top sarebbe per questi ultimi ammazzarli da piccoli! (scherziamo ^___^, ma anche no!)

Ma torniamo ai fornelli...

La prima volta che ciascuno di noi si è apprestato a cucinare qualcosa di semplicissimo (una pastasciutta, un riso, le patate bollite, un uovo sodo o al burro) sicuramente qualcosa ha mangiato: forse non sarà stato il massimo (la pasta scotta, scondita, senza sale/con troppo sale... avrà sporcato la cucina, etc), ma qualcosa ha mangiato e se ha fatto mente locale sui propri errori sicuramente la volta successiva avrà mangiato anche un po' meglio!

Con questo intendiamo che gli errori fanno parte del "pacchetto Aikido": grazie ad essi lo chef da tatami migliora la sua abilità nel mixare gli ingredienti della sua pratica... e non abbiamo dubbi che - dopo qualche decennio - sia perfettamente in grado di cucinarsi una disciplina sana di cui nutrirsi.

Un esperto quindi NON è chi non fa errori, ma chi ne ha fatti di numerosissimi, ma dai quali è riuscito ad apprendere come migliorarsi: questo è appunto il concetto di Kaizen!

Quindi... le cose stanno andando male in Aikido?

NO: stanno essendo piuttosto rivelatori del livello di maturità/immaturità con il quale ciascuno di noi si approssima a se stesso!

Da questa epoca usciranno nuovi e fondamentali personaggi in grado di ispirare le generazioni future, così come autentici imbecilli: accadeva all'epoca di Morihei Ueshiba... e continuerà ad accadere!

Questo vale in Aikido, così come in ogni attività umana.

Non è l'Aikido che fallisce, quindi... ma talvolta è l'uomo che non ha imparato ad imparare dai propri fallimenti e che da quindi l'impressione di peggiorare sempre più la propria condizione.

Imperversano i corsi di "difesa personale": ci siamo mai chiesti perché?

Forse perché siamo in un'epoca realmente pericolosa nel quotidiano... ma quanti di noi sanno che non è possibile trasformare una massaia o un impiegato di 50 anni in Rambo con 10 lezioni?

Si vente fuffa quindi? Noi crediamo che nel 95% dei casi sia purtroppo così...!

Ma prima ancora: siamo veramente in un momento storico nel quale è necessario che nostra nonna si sappia difendere se vuole fare la spesa al supermercato?

O forse siamo così ottenebrati dalle nostre paure, da proiettarle dietro ad ogni angolo buio davanti al quale ci troviamo a passeggiare?

L'Aikido può molto in questo senso, perché è ingrato di mettere in connessione sempre meglio le persone con loro stesse... ma certo che se utilizziamo tutto il nostro tempo a disquisire sull'efficacia della tecnica XYZ, non possiamo nemmeno lamentarci che quelli dal Krav Maga (ops, dallo scorso gennaio "Ju Jitsu Istraeliano") ci facciano le scarpe ed abbiano i corsi pieni!

Abbiamo perso il treno... ed alla trattoria le persone stanno preferendo il Mc Donald!

A questo punto uno stupido si demotiva, uno tosto si infervora perché sa che può fare la differenza se comprende a fondo la lezione che la vita gli sta dando...

Gli chef stellati forse - anche in Aikido - continueranno ad essere pochi (ma ci saranno sempre!), ma possiamo incominciare comunque con l'avere qualcosa di sano da cucinare sul tatami per i nostri avventori!

La gente è di bocca buona... e torna sempre dove mangia bene, digerisce tutto e paga il giusto!!!

SOTTO COI FORNELLI, allora.

lunedì 11 giugno 2018

Toccati dal "no-touch"


Vi siete mai imbattuti in quei numerosi video che mostrano prove di ki a distanza?

Quelli nei quali il Maestro sembra avere il potere di proiettare i suoi uke senza nemmeno toccarli?

Se si... benvenuti nello strano, affascinante e paradossale mondo "dell'Aikido no-touch"!

Sui social network, i video nei quali si vedono fare cose che paiono andare al limite del soprannaturale (quando non lo varcano di brutto) non sono pochi... e magari qualcuno di voi si è chiesto se ci possa essere qualche fenomeno autentico e degno di interesse dietro a tanta - almeno apprende - fuffa.

Diversi sono quelli che si sono rivolti a noi per chiederci lumi, quindi abbiamo deciso di parlare della nostra esperienza su questo Post.



A dire il vero, già una decina di anni fa, ci eravamo messi ad investigare...

Per studiare il fenomeno però bisogna fare qualcosa di più che guardare tonnellate di video sul Web: è necessario viaggiare, conoscere da vicino le persone che vi vengono riprese... e farsi un'idea molto meno parziale su chi siano e su che cosa intendano rimandare con le loro pratiche.

Siamo stati all'Honbu Dojo Aikikai, dove abbiamo incontrato Watanabe Shihan, ad esempio... e dal quale siamo andati per qualche settimana a lezione.

Questo Sensei è molto famoso nell'ambiente per il suo "no-touch", quindi ci è sembrato tempo ben speso quello a cercare di comprendere cosa si celasse dietro alla sua pratica. C'è chi lo chiama "magic man", in tono svalutatorio... non ci è restato che farci una nostra idea diretta.

Abbiamo incontrato un ambiente contraddittorio:

da un lato un docente con un evidente grande carisma, in grado di finire in un lampo nell'angolo morto del suo compagno, con un senso del timing ed una sensibilità stupefacenti, visti poche volte così prima di allora...

... dall'altro un ambiente molto simile ad una "setta", nel quale era impossibile lavorare con il Sensei o essere suoi uke, se non si era nella sua ristretta cerchia: questo ci ha insospettito non poco, poiché se il fenomeno è autentico, non ci dovrebbe essere bisogno di accondiscendenza o di rispetto reverenziale da parte dei suoi partner.

Ogni tanto in effetti si vedeva qualche uke che cadeva dal lato opposto a quello "indicato" dal Maestro, quasi "non avesse ben capito il suo ki"!

Siamo usciti da questa esperienza con più domande che risposte, ma fu molto interessante comunque... e ci fece intuire come NON ci fosse solo del fake dietro al no-touch!

 

Ma cosa c'è quindi di autentico?

Abbiamo incontrato negli anni a venire altri insegnanti che utilizzano (anche) il no-touch ed abbiamo constatato che ciascuno di essi avesse qualcosa di autentico da trasmettere, ma che forse non è così chiaramente visibile attraverso un video.

Anzi, attraverso un video è forse sempre stato più facile, giudicare, pregiudicare... e quindi fraintendere!

Non intendiamo affermare che ci sia solo "roba buona" dietro al no-touch, anzi... siamo piuttosto convinti che dietro a questo fenomeno si nascondano anche un ragguardevole numero di ciarlatani: ciò che intendiamo dire è che se Striscia la Notizia trovano viscere di pollo sotto il lettino del tizio che affermava di operare le persone a mani nude, come fanno i guaritori filippini... ciò significa che QUELLO è un impostore, non che non esistano i guaritori filippini o che siano tutti per forza dei fake!

Pure il nostro simpatico nonnino si è divertito a fare Gandalf il bianco... qualche volta, infondo.

 

Non se ne viene a capo però se continuiamo a ragionare in termini di "è vero o e falso?": è necessario iniziare a studiare il CODICE della pratica e cosa gli Insegnanti intendano trasmettere con alcuni esercizi.

Talvolta con le classi dei più piccoli - ad esempio - facciamo il gioco di possedere "la forza" di Star Wars: chiediamo a tori di indicare ad uke quale movimento fare, ma senza toccarlo, né parlare... egli lo dovrà capire "decodificando" i movimenti.

Con questo semplice gioco, si acuiscono le capacità di connessione nella coppia e si insegna ai micro-guerrieri come percepire un "noi" all'interno della pratica.

Cosa succederebbe se qualcuno entrasse nel Dojo durante questo gioco?
Penserebbe forse che questo sia l'Aikido?
Che insegniamo stupidaggini inesistenti ai bambini?

È un esercizio ed ha senso se viene contestualizzato... SOLO se viene contestualizzato, forse!

Non è diverso per ogni altra forma di no-touch: bisogna vedere cosa l'Insegnante intende trasmettere con ciò che mostra.

Ci ricordiamo uno stage in cui il Docente, senza presentarsi un minimo, propose come primo esercizio: "Now, only hara-to hara... hara-to-hare, please!"

Iniziò una serie di tecniche no-touch che fecero comparire il punto interrogativo negli occhi di una buona metà dei partecipanti: era un fake?

NO: aveva un intento preciso... DARE una SVEGLIATA, una sorta di "schiaffone" emotivo a chi era in quel momento sul tatami, e ci riuscì piuttosto bene!!!

Il no-touch, ad esempio, può essere utilizzato per studiare l'intenzionalità: non è un fluido magico a proiettare chi ancora non ci sta toccando... quanto la deviazione di un'intenzione autentica a colpire, che si può in effetti operare ben prima che il contatto avvenga.

È utile tutto ciò?
Può esserlo... secondo noi: altra cosa è affermare che la pratica dell'Aikido possa ridursi solo a questo!

Con il no-touch è possibile approcciare quella che per i cinesi si chiama "Nei Gong", o "Qi Gong", ovvero la "pratica interna"... quella cioè di chi inizia a conferire un peso notevole alle immagini e sensazioni di tipo interiore, anziché limitarsi ad indagare la realtà quale fenomeno  - esclusivamente - "esterno" a sé.

Questo per esempio ci risulta essere qualcosa di estremamente importante che, prima o poi,  avvenga in chi percorre una strada di ricerca personale: è possibile farlo in molti modi, dei quali il no-touch è solo uno fra essi... quindi non risulta essenziale, ma può tornare utile.

Al contrario, ci risulta abbastanza idiota convincersi di essere in grado di emettere la sfera energetica di Goku e sfidare un marzialista a parare i suoi compi con essa, come potrete vedere da queste eloquenti immagini...



Il no-touch serve per la difesa personale?

Ci verrebbe da dire di no... almeno per ora.

Di sicuro, quando ciascuno di noi vede qualcosa che lo meraviglia, tende a parlarne... quindi - fake o autentici - i filmati della serie no-touch hanno un botto di visualizzazioni, di commenti e condivisioni!

C'è chi tuona che questa non è pubblicità buona per la disciplina, ma non ci sentiamo né di sottoscrivere, né di smentire questa affermazione... al momento, e vi spieghiamo il perché.


Alcuni crediamo in fondo siano semplicemente "gelosi", perché non sono in grado di fare così tanti rumors nel settore, almeno quanto ne sia capace questa spesso controversa pratica.

Al contempo però crediamo non ci sia un bisogno indispensabile di filmare cose così facilmente portate ad essere fraintendibili, criticate aspramente - o peggio - derise: c'è bisogno di un una maggiore pacatezza e responsabilità nel settore, e queste cose non sono le più adatte a svilupparle (sempre e solo secondo il nostro punto di vista, s'intende!).

In una formazione COMPLETA, che trova un equilibrato posto per far sviluppare tecniche, principi e prospettive dell'Aikido... ogni strumento può essere utilizzato per il raggiungimento di questi fini: difficile però insegnare subito a correre a chi riesce a malapena a gattonare!

È forse necessario ragionare sulla completezza o meno di quanto osserviamo negli altri, anziché porci il problema "è vero oppure no?"...

Nei Dojo dei "no-touch Sensei", si insegna ancora l'ABC... per consentire agli allievi di scrivere le prime PAROLE dell'Aikido e per poi stimolarli a comporre le loro prime POESIE?

Se è così, il no-touch - utilizzato con grano salis - può anche aiutare questo processo di integrazione ed esplorazione, perché no!

Se questa pratica iniziasse a diventare il piatto unico del proprio Aikido, forse si rischierebbe una pericolosa deriva dell'ego... nella quale sarebbe sempre più difficile distinguere i propri voli pindarici da ciò che ci è realmente utile, ma soprattutto da ciò di cui anche gli altri hanno bisogno (cosa - quest'ultima - che per un Sensei è in realtà tutt'altro che secondario!).

Tuttavia, è importante anche ricordare che se ci fosse una malattia diffusa tra i Maestri d'Aikido, non sarebbe tanto la convinzione new-age e fake di abbattere il prossimo con la propria energia vitale... quanto l'incancrenita tendenza all'iper-criticità, senza avere parametri sui quali basare le proprie convinzioni ed esternazioni.

questo sicuramente tocca - e fa danno - al nostro settore molto più di quanto non si possa al no-touch!

lunedì 4 giugno 2018

Ringraziando la "resistenza"... e celebrandone il valore

Si dice che l'Aikido sia l'arte di NON opporre RESISTENZA all'avversario...

Eppure noi di resistenza ne incontriamo un sacco nella vita: sarà che non sono tutti Aikidoka?

No, non è manco quello, perché pure gli Aikidoka fanno un sacco di resistenza agli altri...

C'è chi fa resistenza a cadere e non si muove se non lo sradichi di peso dal tatami e lo butti a terra: per costoro non sarebbe stato più salutare fare "uke" sul serio e cadere senza opporsi troppo?

C'è chi fa resistenza ad un attacco, poiché ne percepisce la consistenza e si chiude: solo che in questo modo all'avversario viene voglia di attaccare ancora più forte...

Ma allora perché facciamo tutta questa RESISTENZA a noi stessi ed al prossimo?

Quest'oggi vogliamo dare un importante tributo a questo diffuso fenomeno, ringraziandolo anziché maledirlo... e celebrandone l'incredibile valore.

La resistenza allo scorrimento - meglio nota come "attrito" - è quello che ci consente di camminare: se non ci fosse l'attrito scivoleremmo sul pavimento o sulla strada, rendendo di fatto impossibile spostarci.

Ma noi vogliamo muoverci nella vita, vero?

"La vita è movimento" - bene - allora ricordiamoci che senza resistenza non c'è movimento!
Già la cosa in sé ci sembra meno terribile, vero?

Perché poi opponiamo resistenza?

Lo facciamo quando cerchiamo di mantenere uno status quo: cerchiamo di rimanere inalterati da ciò che sta cercando di farci cambiare... allora stringiamo i muscoli e facciamo urlare a tutto il nostro corpo un secco "NO!!!".

La resistenza è un atto conservativo, e sappiamo bene come sia importante essere capaci di conservare ciò che di buono è stato creato: certe forme di resistenza al cambiamento quindi sono più che sagge, guai a rinunciare a questo istinto primordiale...

E sono 2 a 0 per la resistenza!

La fatica, la tensione, la contrazione e la resistenza sono proporzionali alla forza peso, sul nostro pianeta.

Più il corpo è pesante, più si fatica a spostarlo... più energia cioè serve in questa operazione.

Ne segue che la disposizione d'animo ad accettare questo stress ci dice chiaramente quanto desideriamo una cosa oppure no... e cosa siamo disposti a fare per ottenerla.

In un certo senso, la fatica che facciamo per fare un cambiamento è una maestra della nostra volontà e della capacità di focalizzare le energie per superare il problema.

Metaforicamente parlando, in un mondo senza attriti (fisici e psicologici) muoversi e spostare le cose non costa nulla... quindi non potremo mai sapere quanto ci teniamo ad effettuare un cambiamento, specie se esso avvenisse "gratis".

La formazione di un carattere invece dipende proprio anche dalla nostra capacità d'impegno e dal quantitativo di contributo che siamo disposti a mettere in campo!

La resistenza è lo specchio per eccellenza di tutto ciò: problemi forti, generano persone e generazioni forti... pensiamo ai nostri nonni che hanno vissuto le Guerre Mondiali...

La resistenza, in un certo senso, ci da una forma e chiarifica chi vogliamo essere e cosa siamo disposti a dare per esserlo: è qualcosa non da poco!

Incontrare questo specchio è importante per ciascuno, incontrarlo in un avversario talvolta ci indica quanto - a nostra volta - ci facciamo resistenza da soli senza saperlo.

È importante infatti rilevare come la resistenza che incontriamo nel mondo sia proporzionale a quella che facciamo a noi stessi: ogni resistenza estera è l'immagine speculare di qualcosa di più profondo e coscienziale.

La resistenza quindi non è solo un problema, ma una volta di più è una "guida", una "mappa" di chi siamo nella parte di noi più in ombra.

Per questo l'Aikido diventa così importante: quando un avversario, un partner ci fa resistenza... ciò non avviene tanto perché "egli non abbia ancora capito", quanto perché anche noi possiamo cogliere l'opportunità di comprendere meglio noi stessi.

Senza la resistenza, non esisterebbe neanche l'Aikido, perché in un mondo senza attriti, non ci sarebbero conflitti da imparare ad appianare.

Cosa facciamo quindi: abbiamo intenzione di creare una pantomima triste e parziale, nella quale nel Dojo facciamo finta che non ci siano attriti e problemi... giusto per stare qualche momento in serenità, prima di rituffarci nella vita vera?

Oppure abbiamo più bisogno di un luogo nel quale i problemi possano emergere, così da imparare ad essere affrontati?
Eh beh... per fare ciò, ci serve appunto contattare la resistenza negli altri... attraverso la quale tocchiamo quella in noi stessi, celata nei punti meno visibili della nostra coscienza.

Regalare una caduta al proprio partner - con senno di poi - è spesso come danneggiarlo, poiché gli fa perdere  contatto con la realtà e con le sue reali capacità: si cade se serve cadere, non prima...

Fare un attacco privo di intenzione e quindi che crea pochi problemi è come dire: "Facciamo che io adesso ti attacco piano e cado subito, così poi tu dopo mi restituisci il favore?".

C'è un sacco di gente che non comprende come la difficoltà sia formativa e quindi si allena senza mai provare a simulare un conflitto di una qualche consistenza: ovvio che questo allenamento - per quanto piacevole - porti poco a chiunque ci si sottoponga... oltre ovviamente a solleticare il proprio ego.

Ciò non significa neanche che "siccome il conflitto è formativo" allora bisogna sempre darci dentro come delle bestie fino a disfarsi sul tatami: se non manteniamo intatta la nostra integrità e quella del nostro compagno, l'allenamento durerà poco e non potrà essere reiterato a lungo!

Si tratta di stare in una zona mediana, nella quale non mettiamo in campo tutta la resistenza della quale siamo capaci, ma sicuramente un po' ne tiriamo in ballo... perché siamo li proprio per aiutare noi stessi ed i nostri compagni a relazionarcisi.

La resistenza diventa quindi alleata, oltre che faticosa nemica... ed il nostro salire sul tatami sinonimo di continua accettazione della sfida con noi stessi di incontrare qualcosa di tanto scomodo quanto vitale ed evolutivo per chiunque.

Il limite da spingere un po' più in la diviene l'abitudine del quotidiano, e questo ci fa essere molto più sicuri nella vita: incontreremo delle difficoltà, ma nulla di completamente nuovo... nulla che non ci parli nuovamente di NOI!

"La resistenza è inutile" solo per i Borg...



lunedì 28 maggio 2018

Lateralizzazione e reciprocità: dall'I-ching, al DNA, all'Aikido

In Aikido utilizziamo il corpo in modo pressoché simmetrico: c'è una ragione profonda per ciò...

In Aikido ricopriamo il ruolo di tori e quindi quello di uke in modo alternato: anche in questo caso le ragioni sono più che profonde...

Il movimento corporeo è comandato dai lobi cerebrali, che notoriamente sappiamo essere 2: queste due "CPU" però funzionano in modo molto differente fra loro.

Se fossero dei computers, potremmo dire che uno monta software Windows e l'altro iOs, il rischio che non comunichino bene fra loro non è solo una probabilità... ma una certezza!

Il lobo sinistro del cervello si occupa di processare le informazioni in modo logico e sequenziale: ad esso il compito di gestire il lato destro del corpo umano.

Il lobo destro del cervello invece funziona in modo analogico e random: il suo compito è di gestire il lato sinistro del corpo.

(NB: in caso di mancinismo, ciò che diciamo va ribaltato)

Ora in ciascuno di noi, come nel lungometraggio "Inside Out", esistono (almeno) due personaggi molto diversi fra loro: un iper-razionale (yang) e un iper-intuitivo (yin)... e di solito il proprio carattere si trova più a proprio agio con la filosofia di UNO di essi.

Il corpo calloso è quella struttura in grado di fare da trasduttore di informazione fra questi due poli opposti interni a ciascuno.

C'è l'ingegnere, commercialista, geometra che si iscrive al corso... che tende ad essere molto razionale e che di solito muoverà la parte destra del suo corpo con più facilità ed integrazione rispetto a quella sinistra.

Poi ci sarà il musicista, poeta, fotografo, figlio dei fiori che si iscrive al corso... che invece si troverà probabilmente più a suo agio con la parte sinistra del corpo e con ciò che essa gli permette di rappresentare di sé.

In Aikido però a ciascuno viene chiesto un approccio olistico, che consente a ciascuno di lavorare con la propria parte "dominante", seguita da quella che invece ci mette più in difficoltà.

Con questa metodica, tendiamo nel tempo a riequilibrare le tendenze psico-attitudinali troppo marcatamente basate su uno SOLO dei due "personaggi" che abbiamo poc'anzi descritto.

Lavoriamo con la destra da tori, quindi con la sinistra da tori.

Lavoriamo con la destra da uke, quindi con la sinistra da uke.

Ma anche la reciprocità tori/uke nasconde una similare valenza riequilibrante: tori (che etimologicamente deriva da "prendere, decidere") ha caratteristiche più yang... mentre uke (il cui significato è "colui che riceve") ha una natura più yin, infatti è chi deve sapere accogliere la tecnica con ukemi, senza farsi male.

In quest'alternanza buleana (il linguaggio binario dei computer), iniziamo quindi a scrivere il nostro "codice di pratica":

- a tutto ciò che è yang attribuiamo il numero 1;
- a tutto ciò che è yin attribuiamo il numero 0.

Un tori è 1, un uke è 0. Una persona che fa katate dori yaku hanmi con il piede destro avanti è 1, il suo partner che riceve questa presa con la gamba sinistra avanti è 0.

Mentre pratichiamo, passiamo quindi dalla fase:

1,1 - siamo tori ed utilizziamo la parte destra del corpo; yang maturo o completo;
1,0 - siamo tori ed utilizziamo la parte sinistra del corpo; yang giovane, per la presenza di una componente yin;
0,1 - siamo uke e utilizziamo la parte sinistra del corpo; yin maturo o completo;
0,0 - siamo uke e utilizziamo la parte destra del corpo, yin giovane, per la presenza di una componente yang.

Abbiamo poi le tecniche omote (yang) e ura (yin): ecco una terza colonna di variabili;
Abbiamo le tecniche irimi (yang) e quelle hirai (yin): ecco una quarta colonna di variabili;
Abbiamo le tecniche sen no sen (yang) e go no sen (yin): ecco una quinta colonna di variabili;
Abbiamo le tecniche di Aiki ken (yang) e quelle di Aiki jo (yin): ecco una sesta colonna di variabili;


Ma quante saranno alla fine le variabili con le quali giochiamo?
Abbiamo ragione di pensare che questa disamina ci porterà ad esaminare 64 esagrammi...

Questa cosa ciclica e reciproca... sapete dove porta?

Alla formazione delle triplette di base sul quale è costruito l'I-ching, così come il nostro stesso DNA.


Non è questa la sede per dimostrare tutto ciò (in realtà sitiamo scrivendo un testo con una spiegazione più diffusa sull'argomento), ma già solo da queste poche righe potrete intuire (usate la parte yin/sinistra del corpo e destra del cervello!) come la pratica dell'Aikido non sia stata strutturata "a caso" proprio per niente!

Abbiamo così la possibilità di lavorare su elementi psicodinamici del sé utilizzando il movimento corporeo quale specchio: pesateci bene, nessuna psicoterapia - al momento - è arrivata ad un grado di specificità così elevato!

Gli studi che stiamo portando avanti, grazia al prezioso contributo di alcuni neuroscienziati, mostrano che questa "ginnastica" stimola in modo completo ed armonico la coscienza, che è al momento un oggetto alquanto misterioso sotto il punto di vista accademico.

Uno finisce una lezione di Aikido e poi "si sente meglio": molto stress sembra sparito, c'è rilassamento, ma anche vitalità... cosa è successo al suo sistema psico-corporeo?


Quando (non se, quando!) verrà fatta luce su questo risultato notevole di una disciplina nata nel secolo scorso in tutt'altro contesto filosofico e culturale, immaginiamo che l'accredito di stare su un tatami non verrà più trascurato tanto quanto lo è al momento.

Con l'Aikido possiamo stare bene, rimanere in salute e conoscere noi stessi attraverso la pratica di relazione con gli altri: un risultato sinceramente che ci pare più significativo che apprendere come stortare i posi a qualcuno per difendersi dal malvivente di turno (che altro non è se non una proiezione di una coscienza poco allenata)!


lunedì 21 maggio 2018

Aikido, le donne nude e i suburi autoerotici

In Redazione abbiamo la possibilità di monitorare di settimana in settimana - il numero di lettori dei nostri Post, la loro provenienza, i sistemi informatici dai quali si è più soliti visitare le nostre pagine, etc...

... ed abbiamo notato una cosa piuttosto curiosa: gli articoli che richiedono numerosi giorni (quando non addirittura a mesi) di preparazione vengono letti e commentati da un numero di persone solitamente più esiguo di quando scriviamo qualcosa di più faceto.

Studi inediti, report di attività Aikidoistiche ancora poco conosciute nel nostro Paese, filmati: tutti elementi nuovi che non si trovano esattamente ovunque  ìed una volta alla settimana.

Il numero dei nostri lettori e di coloro che ci fanno giungere (pubblicamente o privatamente) i propri punti di vista e riflessioni è aumentato vertiginosamente negli ultimi 2-3 anni, per nostra fortuna... segno che sono numerosi coloro che apprezzano il nostro lavoro e che siamo fieri che provengano da ogni scuola e visione specifica dell'Aikido.

Ma non se ne può più che quando scriviamo "Come si paga una palestra, come si paga un Dojo" ci leggono in 4000 ( circa 1/4 o 1/5 degli Aikidoka italiani?), mentre quanto viene pubblicato "Aikido e spiritualità 3: la descrizione dell'indescrivibile" oppure "L'Aikido nella VITA" la cosa interessi a 280 persone!

Non che tutto debba piacere a tutti, ma che cultura ha l'Aikidoka medio: la terza elementare?
E di quale maturità dispone per scegliere ciò che legge?

Abbiamo fatto uno screening del lavoro svolto per "leggere" una volta voi che ci leggete a nostra volta... ed i risultati NON sono stati del tutto incoraggianti: essendo quasi tutte persone inclini al kaizen (lo sapete tutti cos'è vero?! beh, se non lo sapeste, ripassatelo QUI!) abbiamo preferito non tenere questa scoperta preoccupante tutta per noi...

Non parliamo di te, caro lettore... che ci leggi con passione da anni e sicuramente hai una visione piuttosto matura della disciplina... ma di quell'altro, quello imbecille sul serio... sai quello che sul web cerca solo scoop e divertimento tanto per ammazzare il tempo.

Quello che non vuole impegnarsi SEMPRE con letture impegnative, ma non vuole proprio impegnarsi MAI con qualcosa di utile.

Allora quest'oggi - per attirare la sua idiota attenzione - abbiamo deciso di prenderlo per le Aiki-chiappe con un titolo di quelli che piacciono a quello che è deficiente in omote e cretino in ura.

"E qui che ci sono le Aiki donne nude?!" avrebbe detto un famoso comico (e non solo) di Drive In ormai purtroppo scomparso!

NO, non è qui... BALENGO!

Sappiamo che il marketing richiede di piazzare un'Aiki-patonza un po' ovunque per ottenere più follower, ma non è una cosa che ci interessa un tot, sinceramente...

Sappiamo anche che tira più un pelo di F.I.G.A. (Federazione Italiana Grande Aikido, cosa avete pensato?!) che un tori-fune undo... 

... ma è proprio così che si vuole ridurre il lettore notturno, che a forza di suburi, rischia di diventare cieco?

Chiediamocelo un attimo, perché a leggere di Maestri cornuti, scandali associativi, etc sono un po' buoni tutti, se ci pensiamo.

Approfondire invece certe altre tematiche è più delicato, anche perché richiede di esserci con la testa ed espone ad un pericolo molto temuto al giorno d'oggi: PENSARE!

Vediamo brevemente perche PENSARE dovrebbe mai essere così pericoloso:

- perché rende le persone in grado di un giudizio critico autonomo;

- perché alcuni potrebbero (grazie ad esso) riconsiderare molte delle loro posizioni pregresse sull'Aikido;

- perché quando il proprio pensiero o convinzione non dovesse più risultare difendibile, si renderebbe necessario ed urgente un CAMBIAMENTO.

Di sicuro queste sono tutte cose che MUOVONO un sacco di roba, perché lavorano dall'interno all'esterno di ciascuno di noi: riguardano cioè le e-mozioni (movimenti edotti/tirati fuori) quindi!

Troppi sono ancora coloro che ci scrivono privatamente - quasi in tono furtivo -, per timore che si sappia all'interno delle loro organizzazioni Aikidoistiche che stanno cercando di capirci qualcosa, che cercano risposte, conferme o disdette delle info alle quali vengono bombardati "a casa propria".

Perché questo?

Perché l'Aikidoka medio (questa volta ci plafoniamo noi verso il basso) è ancora troppo spesso una persona che ha bisogno che qualcuno gli dica cosa fare e cosa pensare.

Però questa condizione è anche una SUA responsabilità, non solo quindi di chi approfitta di questa sua condizione di incertezza esistenziale.

La rivoluzione dovrà essere quindi culturale... il che non significa cercare di avere da qualcuno risposte definitive sui propri casini (meno che mai da noi!), ma piuttosto trovare il pretesto per farsi delle buone domande... ed abbiamo sempre cercato di metterci del nostro per favorire questo processo.

Forza quindi, rialziamoci da questo modo alla Aiki-Novella 2000, e rimettiamoci in campo con la parte migliore di ciascuno di noi.

È ora cioè di ALZARE un po' L'ASTICELLA, altrimenti non saremo in grado di raggiungere qualche goal significativo...

Non ci permetteremmo di scriverlo se non pensassimo che fosse estremamente importante!