lunedì 18 febbraio 2019

Protocollo d'ingresso in Federazione: novità importante nel panorama Aikidoistico nazionale

Era da più di qualche mese che desideravamo scrivere questo Post e darvi queste news provenienti dalla Federazione, ma la loro gestazione è stata particolarmente... lunga e sofferta.

Però finalmente ci siamo: un altro importantissimo passo avanti è stato compiuto dall'Aikido federale, ed è finalmente giunto il momento di farvelo sapere!

Lo scorso anno è stata la volta della "prima rivoluzione", ovvero dell'istituzione del Programma Tecnico Unificato (ve lo ricordate? Nel caso vi fosse sfuggito, potrete leggere QUI!)...

...ed ora siamo dinnanzi ad una seconda svolta importante, ovvero un protocollo chiaro ed esaustivo che regolamenta l'ingresso nel Settore Aikido FIJLKAM di tutti coloro che hanno ambientato la loro pratica presso Enti terzi.

Perché è così importante questo documento?

Perché fino ad ora NON era mai stato normato lo scambio osmotico fra gli Enti di Promozione Sportiva (EPS), le Associazioni private e la Federazione... quindi o risultava ostico farlo, o risultava fin troppo facile, facendo leva sul fatto che si era amici di tizio o di caio.

Un'istituzione però NON può vivere di regole ad personam, quanto di protocolli chiari e - soprattutto - universalmente validi per tutti coloro che intendono usufruirne.

Lo scambio osmotico fra Enti, ed in questo caso, l'ingresso nel Settore Aikido FIJLKAM viene vissuto con un'importanza sempre maggiore negli ultimi anni, principalmente perché:

- l'Aikido e la sua pratica sono OBBLIGATI a fare riferimento a Enti accreditati dal CONI;

- un sacco di Aikido veniva (e viene!) praticato al di fuori di questi parametri, e le sanzioni per chi viene sorpreso a farlo iniziano ad essere piuttosto salate a livello economico;

- alcuni EPS sono tutt'altro che virtuosi, quindi millantando gradi e qualifiche riconosciuti dal CONI, quando poi NON lo sono in realtà;

- qualsiasi Associazione Sportiva Dilettantistica (ASD) e Società Sportiva o si deve affiliare a FIJLKAM o ad un EPS per far praticare Aikido al suo interno... quindi in molti scelgono di stare tranquilli e puntare subito sulla Federazione, onde evitare amare sorprese nel ginepraio degli EPS.

QUINDI: c'è un sacco di gente che "bussa" alla porta della Federazione ed in passato non era nemmeno chiaro cosa rispondere loro, quali fossero i costi ai quali andavano incontro, quali gli impegni da prendere, con quale criterio si sarebbero svolte le comparazioni di gradi e qualifiche.

Ma ora tutto ciò sarà nettamente più facile e fluido con il "protocollo d'ingresso nel Settore Aikido FIJLKAM" che è stato approvato dal Consiglio Federale dello scorso 14 dicembre!

Diamo quindi un'occhiata a come funziona.

Qualsiasi praticante/insegnante che intende entrare nel Settore Aikido Federale, lo fa di solito volendo vedersi riconosciuta la sua esperienza pregressa, in termini di gradi... e quindi necessita di una QUALIFICA per l'insegnamento, poiché in FIJLKAM è OBBLIGATORIO averne una per insegnare in un corso (indipendentemente dalla disciplina di cui si parla, e secondo quanto richiesto dal CONI a TUTTE le Federazioni nazionali).

Molte Scuole private ed anche molti EPS NON forniscono i propri iscritti di ALCUNA qualifica (o forniscono qualifiche purtroppo tarocche!), quindi è ovvio che costoro devono essere inquadrati anche secondo questo aspetto - magari meno noto, ma - del tutto indispensabile per ottemperare la legge sull'insegnamento sportivo nel nostro Paese.

"Ma l'Aikido NON è uno sport" - si alza il coro di voci dall'Aikikai d'Italia e company: andatevi a vedere la normativa, non siamo più nel medioevo giapponese... e non è più nemmeno il caso di spiegarle certe cose!

Le qualifiche sono di 4 livelli:

- Aspirante Allenatore (1º livello), dal 1º dan in su; NON c'è indipendenza nella gestione di un corso, ma si viene considerati il supporto del titolare dello stesso;

- Allenatore (2º livello), dal 2º dan in su; c'è indipendenza nella titolarità di un corso;

- Istruttore (3º livello), dal 3º dan in su; c'è completa indipendenza nella titolarità di un corso ed è possibile prestare la propria opera fino ad un massimo di 2 Società Sportive contemporanee; è possibile intervenire come formatori a livello regionale;

- Maestro (4º livello), dal 4º dan in su; c'è completa indipendenza nella titolarità di un corso ed è possibile prestare la propria opera fino ad un massimo di 3 Società Sportive contemporanee; è possibile intervenire come formatori a livello nazionale;

I gradi fino al 2º dan e la qualifica di 1º livello possono essere richieste, gestite ed ottenute a livello REGIONALE, previo avvallo della Commissione Tecnica Nazionale che esamina i curriculum dei candidati all'ingresso.

Dal 3º  dan e dal 2º livello di qualifica, tutto viene gestito in sede nazionale (Ostia), in concomitanza con il Seminar Nazionale in autunno, sempre previo avvallo della Commissione Tecnica Nazionale che esamina i curriculum dei candidati all'ingresso.

A CHIUNQUE verrà richiesto di sottoporsi ad esami di verifica, che verranno operati dalle Commissioni Regionali e/o dalla Commissione Tecnica Nazionale e dai suoi incaricati NON in base a parametri di natura tecnico/stilistica (leggi "puoi fare l'Aikido che vuoi, quello che ti piace e quello al quale sei abituato", a livello didattico!), quanto ai principi stessi della disciplina che tutti pratichiamo (cfr Programma Tecnico Unificato).

Quindi verrà proposto un grado, e - dove occorre - una qualifica, sulla base di 3 crescenti livelli di attenzione/restrittività, in base all'estrazione precedente del candidato all'ingresso nel Settore:

- 1º livello di attenzione (modesto): tutti coloro che provengono dagli EPS che aderiscono al sistema di qualifica SNAQ del CONI e che sono firmatari di un protocollo d'intesa con la Federazione;

- 2º livello di attenzione (medio): tutti coloro che provengono dagli EPS che o aderiscono al sistema di qualifica SNAQ del CONI, o che sono firmatari di un protocollo d'intesa con la Federazione;

- 3º livello di attenzione (alto): tutti coloro che provengono dagli EPS che NON aderiscono al sistema di qualifica SNAQ del CONI e NON sono firmatari di un protocollo d'intesa con la Federazione, oltre a tutte le Associazioni di tipo PRIVATO.

La volontà generale è quella di confermare il più possibile le credenziali di chi richiede l'ingresso nel Settore Aikido Federale, ma ovviamente l'avvallo per fare ciò andrà valutato - caso per caso - a seconda delle caratteristiche e del curriculum dei richiedenti.

A questi sarà chiesto di pagare in ANTICIPO le quote relative al proprio inquadramento (grado dan e qualifica), quindi sarà richiesto di prendere alcuni impegni formali rispetto al regolamento organico federale, che qualsiasi iscritto della Federazione è chiamato a seguire nelle proprie attività, ma non sarà fatto alcun obbligo di modificare il proprio indirizzo tecnico Aikidoistico, né di frequentare le propri Maestri storici di riferimento.

Il verdetto delle Commissioni Tecniche sarà insindacabile e qualora un candidato non fosse soddisfatto o concorde con esso, potrà ripetere la richiesta di ingresso negli anni successivi.

L'elemento che consideriamo più importante è avere chiari qual'è per ciascuno il rapporto "costi/benefici" o "dare/avere" dell'entrare a far parte di un meccanismo istituzionale: NON si entra per forza in FIJLKAM perché li ci sono i Maestri migliori, né perché fanno il kotegaeshi migliore di tutti...

... lo si fa perché viene ritenuto importante praticare sotto egida di una Federazione Nazionale, che si assume gli oneri di fornire una certa quantità di servizi dedicati ai propri iscritti.

A questo punto, consci di quelli che saranno poi gli obblighi da mantenere rispetto ad essa, si fa il "grande passo" se si ritiene che sia la cosa migliore per sé (e per il proprio gruppo, nel caso si sia già dei docenti).

Ecco un breve vademecum delle responsabilità da assumersi:

- se si è docenti, affiliare la propria Società alla Federazione e tesserare presso di essa i propri allievi; il doppio/triplo tesseramento con EPS (firmatari di un protocollo d'intesa con la Federazione) e/o con qualsiasi Scuola di Aikido privata NON sono incompatibili con il percorso Federale;

- partecipare alla vita federale, cosa che si traduce con la partecipazione UNA volta all'anno allo Stage Nazionale (in autunno) e UNA volta all'anno agli stage regionali (nelle regioni in cui questo è già prassi) o inter-regionali (per le regioni che si consorziano per realizzare questi eventi); le qualifiche vengono mantenute dai docenti SOLO se essi comprovano annualmente la propria formazione CONTINUA tramite gli eventi federali, quindi esse NON sono una cosa che una volta ottenuta si rinnova in automatico;

- aderire alla normativa federale per il conferimento di gradi agli allievi: ciascun insegnante può conferire fino al 1º kyu in autonomia nel proprio Dojo, invece i gradi 1º e 2º dan vengono ottenuti tramite esami regionali e dal 3º dan in poi in sede nazionale (Ostia) di fronte alle Commissioni Esaminatrici;

- fornire supporto pratico alla creazione di una rete di lavoro inter-stile, nella quale le proprie competenze ed abilità vengono messe al servizio di una community Aikidoistica che desidera crescere anche tramite a questa naturale bui-diversità dei propri componenti;

Una menzione a sé meritano i famigerati gradi Aikikai e tutti coloro che ne sono in possesso e che richiedono di entrare a far parte del Settore Aikido FIJLKAM: essi ovviamente sono un riconoscimento parecchio istituzionale ed universalmente accreditato nel mondo della nostra disciplina.

Verranno quindi tenuti ovviamente in considerazione nel proprio curriculum: è altresì chiaro come essi appartengano ad un Ente internazionale, che NON è una Federazione nazionale giapponese, ma una Fondazione.

Essi possono essere ottenuti tramite frequenza privata dell'Honbu Dojo di Tokyo o di qualche Sensei/Shihan Aikikai che li fornisce agli allievi con i quali ha una rapportazione diretta.

Quindi avere gradi Aikikai può essere conseguenza dell'appartenere ad un EPS firmatario di una convenzione di accordo con FIJLKAM (ad es: A.S.C. o Libertas), oppure di appartenere ad una Scuola privata il cui Responsabile ha modo di rilasciare i suddetti gradi ai suoi allievi: nel primo caso si finisce - all'atto dell'ingresso - sotto il 1º livello di attenzione (modesto), nel secondo caso sotto il 3º (alto).

É quindi la certificazione e tracciabilità della propria provenienza a fare la differenza, a parità di documentazione fornita.

Stessa cosa per quanto comporta - questa è la cosa più complessa! - la parificazione delle QUALIFICHE: c'è gente che NON ne possiede, quindi li si mette nella condizione minimale per iniziare a poter operare e quindi si chiede loro di fare il percorso ORDINARIO per ottenere quelle che desiderano, ma c'è anche chi dice di averne e poi si scopre che la "qualifica di Maestro" era stata firmata dal figlio del macellaio, vicino di casa del fruttivendolo della loro nonna!

In quel caso NON è che la parificazione sia così immediata, intendiamoci!

Fa comodo un po' a tutti vedersi riconosciuti in polizia gli anni passati da ragazzi in cortile giocando a fare i G.I. Joe, ma di solito questo NON avviene!

Questo è proprio uno delle difficoltà e dei pregi di entrare a far parte di un albo Federale dei Docenti: li si è completamente tracciabili ed ogni step di avanzamento della propria "carriera" deve essere comprovato da formazioni ed ESAMI.

Vi parleremo prossimamente di quest'albo nazionale, reso anch'esso pubblico da poco... ma ora riteniamo che ci sia già fin troppa carne al fuoco per oggi.

Potrete trovare il protocollo d'ingresso (sia sotto forma semplificata ed introduttiva di slides, che come documento completo) scaricabile a QUESTA pagina del Sito federale, così come a questo LINK di Google Drive e sulla pagina FB "Aikido Fijlkam Nazionale".

Non siamo davanti ad un'epoca in cui ci attendiamo spaventosi flussi migratori alla volta della Federazione, né sinceramente questo è un fenomeno che ci interesserebbe più di tanto... tuttavia un altro IMPORTANTE passo nella direzione della chiarezza è stato fatto: ora chi intende fare questo passo è più informato e tutelato di un tempo, e questo non ci pare esattamente poco!

C'erano già tuttavia diversi Sensei che da tempo attendevano queste delucidazioni, ed ora ci auguriamo che la loro scelta sia più consapevole possibile: questo è un elemento molto importante per garantire che essa conduca a ciò che si attendono e che auspicano anche per i loro allievi.







lunedì 11 febbraio 2019

CON3: Congedo Conscio del Conflitto... e dove trovarlo

Utilizziamo spesso queste pagine per portarvi a conoscenza di nuovi esperimenti di frontiera che coinvolgono l'Aikido... ed oggi siamo fieri di parlarvi di qualcosa che è NATO proprio nel nostro Dojo, e che ora sta mostrando un discreto successo in ambiti molto eterogenei.

Ci riferiamo al CON3, acronimo di "Congedo Conscio del Conflitto", un programma specifico - Aikido based - ideato da Marco Rubatto poco più di un anno fa.

Questo corso, strutturato in 10 lezioni tematiche, era stato pensato per tutti coloro che NON fossero già inseriti in un percorso Aikidoistico regolare, ma che intendessero avvicinarsi ai principi della disciplina, mediante alcuni esercizi semplici e pratici, ed alla portata di tutti.

Il goal è imparare a vivere la conflittualità come una spinta evolutiva per l'individuo che la incontra, nei vari ambiti della sua vita personale.
Si va quindi molto oltre ed al di là del mero concetto di aggressione fisica e quindi di "difesa personale".

La capacità di cavalcare le opportunità offerte dai conflitti di ogni tipologia segna, infatti, la differenza fra coloro che ne rimarranno passivi ed involontari frequentatori e chi sarà in grado di riprendere le redini del proprio vissuto e dirigerlo nella direzione più realizzante per sé.

Chiunque ha diritto e possibilità di realizzare se stesso e spesso la conflittualità risulta l’insegnante più prodigo di insegnamenti efficaci... sempre però se siamo in grado di rapportarci con essa in modo costruttivo ed integrante!

Questo corso tratta nello specifico questi argomenti:

1º - “cadere non vuol dire perdere”, esplorazione del concetto di resilienza, sia a livello teorico che pratico; il “lasciar andare” come mezzo di esplorazione delle parti in ombra di sé;

2º - “allinearsi al problema”, ovvero come la rinuncia alla passività ed all’aggressione apra nuove prospettive di dialogo con il conflitto;

3º - “differenti modo di apprendere”, rilettura del concetto di “vincitore” e di “perdente” in un’ottica di superamento dell’antitesi e del dualismo di queste due posizioni solo in apparenza polari;


4º - “connessione e contatto con il conflitto”, le proprietà transitive dell’essere ingabbiato in una sensazione apparentemente univoca, spiacevole e senza uscita;

5º - “l’esplorazione dell’ignoto”, l’avvincente viaggio in ciò che temiamo ci piaccia così tanto da non avere il coraggio di farne per nulla esperienza;

6º - “il conflitto come strumento di esplorazione personale”, è possibile fare un upgrade coscienziale tramite il conflitto? Può il conflitto essere un’occasione di conoscersi meglio e più a fondo? Cosa il conflitto “specchia di me”?

7º - “la legge dell’alternanza e l’equilibrio dei sistemi dinamici”, il conflitto viene studiato come un eccesso o una mancanza da riconciliare con il suo opposto polare per ottenere un sistema più armonico ed equilibrato;

8º - “imporre l’equilibrio e condividere lo squilibrio”, due posizioni antinomiche del conflitto; il coraggio di farsi cambiare dall’imprevisto, per quanto esso appaia pericoloso e malaugurato;

9º - “svegliarsi dall’incubo collettivo”, il conflitto come occasione di aumentare la propria consapevolezza e responsabilità personale nelle relazioni definite “difficili”;

10º - “la cecità che dona una nuova vista”, cambiamento della mappa del territorio sul conflitto e come esso può diventare una fonte inesauribile di creatività e realizzazione personale;

Inizialmente questa struttura didattica è stata sperimentata in modo privato, nel nostro Dojo, per tutti i Soci della nostra ASD che volevano provare questa nuova forma di approccio alle tematiche inerenti al conflitto.

Però poi è successo qualcosa di molto più importante: ci è stato chiesto di esportare questo metodo in contesti molto differenti, e soprattuto più pubblici ed istituzionali!

Il primo interesse è stato mosso dalla Formazione dei tecnici M.G.A. FIJLKAM di Piemonte e Valle d'Aosta, per i quali Marco è formatore fisso da diversi anni.

Lo scorso settembre tuttavia lo è stato - in compagnia della Psicoterapeuta Dott.sa Giorgia Bellone - utilizzando proprio il CON3 come base della formazione dei Tecnici di 1º e 2º livello.

I feedback dei partecipanti sono stati così positivi che quest'anno si replicherà sicuramente, e ci è già stato chiesto di approdare anche alla formazione M.G.A. nazionale con questo approccio innovativo.
Questo avere un sicuro impatto sulla formazione di tutti coloro che tengono regolarmente corsi di difesa personale, facendo si che essi siano meno pieni di tecnicismi poco applicabili alla vita reale, e più concentrati su contenuti utili all'utente finale di tali corsi.

Lo scorso venerdì è invece partita una nuova entusiasmante avventura, che vede protagonista il CON3.
Grazie alla collaborazione con il Maestro Fulvio Rossi, membro della Commissione Tecnica Nazionale M.G.A. ed ex Magistrato, Marco ed il suo metodo hanno esordito nella "Palestra dei Diritti", ovvero una sorta di Dojo che si trova all'interno del Palazzo di Giustizia di Torino... in collaborazione questa volta con la Procura della Repubblica del Tribunale di Torino.

Il progetto si chiama "NonPiùIndifesa", e potrete trovare tutte le info al seguente LINK.

In questo stupendo progetto di 10 lezioni aperte e gratuite per la cittadinanza, viene trattata la "violenza di genere", ovvero si offrono strumenti alle donne vittime di ogni tipo di violenza (non solo quindi di tipo fisico, ma anche psicologico, economico e sociale, etc).

Marco non sarà solo, ma verrà coadiuvato da:

- Fulvio Rossi (Commissione Tecnica Nazionale M.G.A.)
- Monica Ghirardi, Insegnante di Aikido;
- Salvatore Ligama, Insegnante di Aikido;
- Luisella Picchetta, Insegnante di Aikido;
- Eleonora Rescigno, Insegnante di Aikido;
- Andrea Merli, Insegnante di Aikido;
- Sara Caruana, Avvocato ed Insegnante di Aikido.

La prima lezione ha avuto un impatto positivo sulle partecipanti, e vi aggiorneremo sicuramente su questo progetto in futuro... magare al termine del primo ciclo di 10 lezioni.

Ultimo, ma non per importanza, il CON3 - giusto domani - verrà utilizzato per un percorso di FORMAZIONE PROFESSIONALE per Operatori Socio Assistenziali (Educatori ed Oss), di una famosa Cooperativa piemontese, che opera nel Terzo Settore.

Non è la prima volta che l'Aikido (anche sotto mentite spoglie!) entra nei curriculum lavorativo di alcuni professionisti a continuo contatto con stress, conflitto ed aggressività... così come nel team-building aziendale.

A nostro avviso, queste iniziative non potranno che fare bene alla nostra disciplina, poiché ne mostrano le incredibili potenzialità ed utilità... fra l'altro particolarmente preziose ed attuali per la società in cui viviamo.

Un piccolo appunto finale, invece riservato agli Aikidoka di maggiore esperienza: non possiamo che rilevare quanto PESO in tutto questo successo stia avendo appartenere ad un'istituzione come la Federazione, che è in grado di aprire un sacco di porte altrettanto istituzionali come difficilmente un privato, una semplice Associazione o un Ente di Promozione Sportiva è in grado di fare.

Appartenere all'Aikido Federale non è qualcosa di facile, né gratuito... e lo sappiamo bene, tuttavia quando Marco ha iniziato il suo mandato nella Commissione Tecnica Nazionale abbiamo creduto una volta in più in questo progetto... ed ora i primi tangibili risultati non stanno tardando a farsi vedere!

In Italia si può fare Aikido dove lo si desidera, però non possiamo che prendere atto del fatto che NON è per NULLA uguale farlo sotto egida di un Ente, piuttosto che di un altro... ma di questo magari vi parleremo in futuro in un prossimo Post.

Per ora ci limitiamo ad essere contenti di vedere così tate attività proliferare imbibite dei principi della disciplina che amiamo!











lunedì 4 febbraio 2019

Aikido: dominio sul partner o su se stessi?

Quanti di voi hanno sentito la storiella che dice che con l'Aikido si ritorce l'energia dell'attaccante su quest'ultimo?

Noi tante volte...

E quella che dice che - siccome si tratta di un'arte marziale pacifica - l'Aikido ci consente di "controllare" il nostro attaccante senza lederlo?

Pure questa, un tot di volte!

Mica si tratta di robaccia, intendiamoci... solo che ci chiediamo quest'oggi SU CHI l'Aikido possa/debba consentire il CONTROLLO o meno.

"Controllo" significa, in un'accezione marziale, anche DOMINIO... nel senso che chi è controllato NON può fare ciò che vuole, poiché è coercito nella sua libertà da chi lo controlla, o lo domina, appunto.

Ora: ci sta pure che un'arte marziale insegni che non dobbiamo farci mettere i piedi in testa dal prossimo... ma questo significa necessariamente mettere a nostra volta i piedi in testa a qualcun altro per impedire che egli lo faccia a noi?

Bella domanda! Ci sembrerebbe di NO...

Eppure "controllare" significa in questo caso "limitare la libertà altrui" (di ledere), quindi del tutto piacevole da subire non deve essere!

Troviamo in giro un sacco di Aikidoka (spesso pure Insegnanti!) che in realtà ATTACCANO e sottomettono uke con una tecnica, almeno quanto quest'ultimo cerchi di sottomettere loro con l'attacco (cosa che per ruolo è tenuto a fare).

Talvolta c'è gente che CONTROLLA l'avversario con una leve DOLOROSISSIMA pure quando questi lo ha attaccato molto piano, come mai?

Quindi seguite il paradosso:


1- noi non siamo persone violente;

2 - al corso di Aikido ci dicono di attaccare il nostro compagno, perché poi tanto dopo toccherà a lui attaccare noi;

3 - lui ci chiede di attaccare forte;

4 - noi (che non siamo violenti, ma ci fidiamo di cosa ci dicono i più esperti) attacchiamo con una sassata pazzesca;

5 - il compagno (più esperto) "utilizza" bene la nostra energia e ce la ritorce contro;

6 - quindi la sassata ci torna dritta in faccia (o su qualche articolazione);

7 - LUI risulta di diritto un degno rappresentante dell'Arte della Pace;

8 - noi siamo contenti per LUI ed andiamo a fasciarci il polso... la pace per noi trionferà la prossima volta, per ora soffriamo come dei mandrilli... ma tanto prima o poi diventeremo esperti pure NOI;

9 - quando siamo diventati esperti NOI, ripetiamo sugli altri la dinamica pacifica che ci hanno riservato, e che ci ha condotto all'illuminazione.

Tanto che siamo pacifici, a noi Aikidoka talvolta San Francesco ci fa una pippa!!!

Poi... per puro sbaglio, ci soffermiamo a leggere le massime lasciate dal Fondatore di questa splendida disciplina, e ci sorprendiamo pure un attimo...

... perché egli dice: "La vera vittoria è quella su se stessi".

Non parla di vincere, dominare, controllare il partner/l'attaccante, il resto dell'universo-mondo... parla di VINCERE SU NOI STESSI... e STOP!

Gli altri non li menziona proprio!

Allora come la mettiamo: bisogna dominare l'attaccante... magari senza ucciderlo, ferirlo o bla bla bla... o questa cosa non è poi così importante?!

Dobbiamo diventare come He-Man... che era appunto un "Dominatore dell'Universo" o no?!

Iniziamo prima però a definire meglio cos'è questo Universo...

Quando incontriamo o ci scontriamo con qualcuno - in questo contesto poco cambia - viene a crearsi una briciola di universo condiviso: li dentro ci siamo NOI e l'ALTRO (o gli altri, se ci attaccano in gruppo).

Definiamo questa briciola di universo il "NOI".

L'Aikido è spettacolare perché fa sperimentare direttamente a ciascuno che SE UNO VINCE SU SE STESSO, questo impatta IMMEDIATAMENTE sulle intenzioni delle alte persone che condividono il NOI, ovvero il brandello di realtà condivisa.

Questi "altri" non ci ledono più, ma non perché non possono... quanto perché NON VOGLIONO più farlo!

Non c'è nessuno che controlla o domina soggetti terzi: c'è una persona che "domina se stessa"... e, per così dire, offre un buon esempio parecchio contagioso... che ai "nemici" sembra naturale seguire.

Smettendo di considerarsi nemici, proprio nella misura in cui noi riusciamo a non sottometterli/controllarli/dominarli... ma continuiamo a rispettarli in profondità.

Bizzarro vero?!


Diventare forti senza sentirsi in diritto di utilizzare questa forza per insegnare al prossimo come si vive!

La "difesa marziale" - per la prima volta nella storia dell'umanità - diventa una sorta di EFFETTO COLLATERALE del processo che facciamo su noi stessi: vi rendete conto della potenza che ha sta cosa?!

Beh, di solito ci sembra di NO... quindi tutti giù a stortare polsi a quell'Aiki-strunz del nostro attaccante!!!

Ma noi di Aikime NON ci faremo contagiare da questa devianza, comune almeno quanto inutile.

Quindi pensiamo innanzi tutto al NOSTRO dominio, e non di certo a controllare gli altri; anche per questa ragione, abbiamo deciso di darci il buon esempio da soli: da oggi siamo ufficialmente PADRONI di noi stessi e del nostro nome (sul Web si chiama appunto "dominio" ^__^ !)

Dopo oltre 10 anni di onorato servizio, era un regalo che meritavamo di farci: da oggi quindi ci troverete all'indirizzo aikime.it, che è un dominio di primo livello, oltre al solito aikime.blogspot.it


In Aikido, in fondo, il DOMINIO è importante: bisogna solo comprendere bene a quali soggetti è importante rivolgerlo... senza fare troppe confusioni però!

Noi non pretendiamo di avere tutte le risposte, ecco perché in fatto di controllo e dominio... abbiamo preferito iniziare proprio dal nostro BLOG!


PS: tutti quei burloni che desidererebbero che smettessimo di esistere, dovranno aspettare un altro po'; voi non siete "nemici", ma un prezioso carburante del nostro motore!






lunedì 28 gennaio 2019

Quanto sono responsabilità dell'Insegnante i comportamenti degli allievi?

"Chi si assomiglia, si piglia" recita un detto... quindi forse gli allievi ed il proprio Maestro si ritrovano per via di affinità piuttosto elettive: tuttavia di recente ho avuto modo di interrogarmi su quanto le azioni dei miei allievi possano essere imputabili al loro insegnante, ovvero a me, o meno.

Il prossimo anno spegnerò le mie prime 20 candeline di insegnamento: non mi reputo né il migliore degli insegnanti, né il più sprovveduto fra di essi... quello che è certo è che di gente in questi 20 anni ne ho incontrata molta sul tatami.

Sono sempre stato propenso a credere che il comportamento di un allievo sia parecchio indicativo dell'atmosfera che di solito respira durante le lezioni regolari di Aikido, ed in questo senso, le sue buone o cattive abitudini, di certo devono in qualche modo anche dipendere dagli insegnanti che ha incontrato.

In questo caso però riflettiamo su qualcos'altro: ho un numero di allievi non infinito, ma neanche così striminzito, quindi è abbastanza normale che qualcuno di essi - quasi sempre fuori dal tatami - combini qualcosa che, a detta di altri, NON va bene.

A quel punto il mio cellulare, le chat di whatsapp, i profili Facebook si accendono di "Tizio/a- che è tuo allievo/a - ha detto/fatto/insinuato questo, quello e quell'altro... digli di smettere!!!".

Io però sono il loro insegnante di Aikido, non la loro badante!

Ammesso (e non sempre concesso) che qualcuno dei "miei" si comporti in modo indecoroso nei confronti di terzi, nel Dojo di qualcun altro o - più semplicemente - in quell'enorme Dojo che è la vita... quanto veramente può essere imputabile a me questa sorta di "sgarri"?

Una risposta facile ce l'ho: se io consigliassi costantemente di rubare (cosa che non si fa!) e qualcuno dei miei allievi diventasse un ladro... beh, sicuro che parte della responsabilità sarebbe ANCHE mia!

Non è però che se uno ti dice di buttarti giù da un ponte tu devi obbedire senza accendere il cervello!!!
Quindi anche se io dessi un'indicazione erronea, nessuno sarebbe ovviamente tenuto a darmi retta per una sorta di reverenza formale.

Se poi invece io predico pace ed armonia, e qualcuno dei miei ragazzi andasse a fare una strage in un asilo nido, appena terminata la lezione... dovrei finire io al gabbio?

Se loro dovessero fraintendere qualcosa che io dico o insegno... e poi dovessero giocarsela male con questa cosa nei confronti di terzi, siamo sicuri che io (o qualsiasi insegnante in generale) potremmo essere chiamati in causa come responsabili di porvi una qualche sorta di rimedio?

Porto alcuni esempi che provengono dalla mia esperienza diretta: insegno da un sacco di tempo a gruppi più o meno numerosi, ai quali rimando - in buona sostanza - un messaggio omogeneo... ho però notato che alcuni grazie a questi insegnamenti mi sono parsi "sbocciare", altri "appassire".

Ci sono stati anche sporadici, ma significativi casi di miei ex-allievi (che fortunatamente sono diventati EX!) dei quali sono riuscito a vergognarmi anche un tot per le brutte persone che sono state capaci di mostrarsi, con me e con il prossimo in generale.

Mi ha fatto male pensare che la mia missione con loro doveva essere fallita di brutto: quando uno vede stravolgere il senso dei principi che ha provato ad insegnare con passione, la sensazione non è splendida, ve lo assicuro.

Tuttavia: fino a dove si ferma la responsabilità di chi insegna e quando inizia quella di chi dovesse utilizzare male ciò che ha imparato?

Questa è una domanda che in Aikido vale la pena di esplorare a fondo, secondo me.

Si dice che l'insegnante indica un cammino, ma spetta all'allievo compierlo: se così è, le responsabilità ci sono e sono di entrambi, ma sono anche DIVERSE:

- l'insegnante dovrà stare attento alla strada che indica, ed anche a chi la indica ovviamente, nel senso di occuparsi di capire se il messaggio può essere in effetti compreso dall'allievo... ma poi le sue responsabilità si fermano li, poiché egli non avrà mai la sicurezza che l'allievo faccia suo il messaggio senza fraintendimenti;

- l'allievo dovrà percorrere la strada indicata, e la responsabilità di come utilizza gli strumenti che gli sono stati offerti non può essere imputata solo a chi glieli ha offerti, ovviamente.

Entrare nel merito delle responsabilità di ciascuno di noi tocca - senza volerlo, ma in modo marcato - il tema delle libertà personali.

In Aikido vengono - sulla carta - insegnati dei valori: il rispetto, l'accettazione, la non-violenza, etc, etc, etc...

Poi ciascuno è "libero di farsene ciò che crede", ma in realtà rimane vincolato alla responsabilità di avere ricevuto strumenti di un certo tipo, quindi se poi decide di buttare tutto alle ortiche e di fare della propria vita un manifesto dei relativi anti-valori... non si può proprio fare finta di nulla.

E questo vale per un allievo, ma in modo ancora più fermo e deciso con un insegnante, si badi bene!

Ma è il testimone fra i due che ora è particolarmente interessante: per quanto mi riguarda, ho trovato utile restringere un po' il campo d'azione... per non perdermici dentro.

Ho un Dojo, sono responsabile dell'atmosfera che vi regna dentro: le persone che entrano dalla porta mi frequentano abitualmente... sanno quindi quali sono gli aspetti in cui sono disposto a tergiversare, e quelli invece con i quali non lo farei mai.

Quindi, se vedessi un mio allievo - ad esempio - non dare il benvenuto e sufficiente disponibilità ad un nuovo praticante mi farei sentire parecchio con lui... ricordandogli di quanto gli abbia fatto piacere essere stato trattato in un certo modo, quanto lui stesso ha varcato la soglia del Dojo per la prima volta.

Credo che l'accoglienza sia un valore, la cui pratica ha permesso di cambiarmi molto nella vita: ci CREDO, quindi ne do esempio al meglio di me e PRETENDO che lo faccia chi si dice volonteroso di seguire i miei insegnamenti.

Saranno altrettanto ACCOGLIENTI poi i miei allievi, a casa loro, lontani dai miei riflettori?

Non lo so, sinceramente... me lo auguro, ma se così non fosse credo che sarebbero loro i primi a perdere qualcosa di importante.

Se mi chiamasse qualcuno per rimproverarmi: "Ma è così che tu insegni l'accoglienza ai tuoi allievi?!"... gli chiederei in quale contesto egli NON si sia sentito accolto da uno di essi:

- se la risposta fosse il tatami, mi sentirei diretto responsabile di non avere vigilato abbastanza su quell'atmosfera alla quale tengo;

- se la risposta fosse "altrove", me ne dispiacerei sicuramente... ciò mi permetterebbe di conoscere meglio un allievo che quindi se sul tatami è accogliente lo fa solo per timore di un mio rimprovero e NON perché abbia compreso il valore di questo principio...

... però so anche che non sono qui per salvare il mondo dall'inaccoglieza, e quindi non mi sentirei né di dovere scuse a chi l'ha provata attraverso un mio allievo, né di rimproverare quest'ultimo per non avere ancora capito come si vive.

Restringere gli ambiti magari è solo una forma di protezione o una conseguenza alla propria attuale incapacità di considerarne di più ampi... ma ho visto che aiuta un sacco comunque!

Vedo quindi cose che non mi piacciono agite dai miei allievi?

SI, definitivamente SI... ed anche piuttosto di frequente.

Mi occupo di raddrizzare ogni cosa che appare ai miei occhi una stortura?

Assolutamente NO: siamo tutti in cammino e il mio diritto/dovere di fare presente agli altri quelli che per me sono valori con i quali porsi desidero che vengano limitati alla frequenza reciproca del tatami.

Non sono mancati in passato (e non mancheranno) lunghi dialoghi con alcuni dei miei allievi che me lo richiedono, sugli argomenti più disparati... ma la base comune sarà sempre l'esperienza condivisa sul tatami.

Anche per questo non mi piacciono troppo quelle situazioni nelle quali si rimane collegati - a livello umano - ma qualcuno smette di praticare: il problema non è il rapporto di tipo personale, del quale sarò sempre onorato... ma proprio perché viene a mancare l'esperienza personale CONDIVISA in un luogo ed in un tempo limitato: la PRATICA dell'Aikido!

Sperando quindi di non "sfornare" mostri, come invece in passato mi è accaduto di fare almeno in un paio di occasioni, tutti i miei sforzi attualmente sono diretti a migliorare me stesso... perché trovo che sia l'unico strumento semplice per migliorare (forse) qualcun altro.

Ma quel "forse" me lo devo ricordare piuttosto bene, e lo devono fare anche tutte quelle persone che mi vorrebbero "pompiere di tutti gli incendi che non ho innescato io".

Io mi occupo di ciò che faccio io: ne ho veramente già tanto di lavoro così!

Marco Rubatto