lunedì 22 novembre 2021

L'Aikidoka che impegna il suo tempo nel perderlo

Si parla oggi di quella particolarissima razza di Aikidoka che da anni si allena sul tatami, ma a cura che questo esso non sia mai lo stesso, che ha conosciuto nella sua lunga esperienza diversi Maestri ed approcci alla disciplina, ma si cura che ciascuno di essi non sia durato a sufficienza da radicare in lui/lei nulla di davvero significativo.

Parliamo di chi ha compreso che solo tramite la ricerca ed il confronto è possibile una crescita completa, però che frequentano questa esplorazione come un'ape che va di fiore in fiore, mischiando tutto ciò che ha visto ed ha appreso in una sua personalissima ed immatura visione "mischiettistica".

É molto complicato avere a che fare con un praticante del genere, poiché è convinto di avere un'esperienza personale così vasta, da permettergli di fare praticamente ciò che vuole... ma così purtroppo non è.

L'esperienza infatti non è solo questione di tempo trascorso sul tatami, ma di quanto siamo in grado di fare tesoro o meno di quel tempo... quindi - come abbiamo già detto svariate volte - è possibile avere passato un botto di tempo a ruzzolare e ad applicare leve, senza averci in realtà compreso un granché.

La difficoltà è però comunicare con chi crede di avere una preparazione vasta, quando in realtà ce l'ha misera; chi ha preso l'Aikido come una "pasticceria" ha infatti la visione che alcuni ambiti siano da studiare e frequentare, ed altri siano poco interessanti, quindi poco importanti.

Ma nuovamente: così ovviamente non è!

Se uno si dice "esperto" di Aikido non ha senso che non sappia cosa siano le basi del buki waza, perché ha scelto di frequentare millemila Scuole che non lo praticano. Quindi si legga: "Se sta roba non la conosci, ed è importante... hai un problema amico/a mio/a!".

Un esperto, infatti, si valuta dalla sua capacità di stare a galla in TUTTI gli ambiti di una disciplina, non solo in quelli che gli piacciono, gli risultano semplici o congeniali.

Se una persona si è dedicata così tanto alla pratica da trascurare completamente la filosofia della sua stessa disciplina - per fare un altro esempio - nuovamente c'è qualcosa che non funziona...

Non c'è nulla di male ad avere dei limiti come praticante, si badi bene: il problema al massimo è non essere capaci di riconoscerli ed accettarli, infatti.

Di solito le persone che "volano di fiore in fiore e di tatami in tatami" si riconoscono per la frammentazione con la quale si sono dedicate alla loro preparazione personale: "fin che vado d'accorso con un Maestro lo frequento, quando questi mi dovesse far notare che ho un problema... lo abbandono e ne trovo un altro CHE NON CONOSCE ANCORA IL MIO MODO DI FARE".

"Una volta trovato, avrò da lui per un po', fine che penso mi serva e mi aggradi... salvo poi abbandonare anche questa esperienza per tuffarmi in quella successiva".

Di soggetti così ne transitano costantemente dal nostro Dojo, poiché è un luogo parecchio vivo e frequentato... però l'epilogo è quasi sempre lo stesso: quando questi auto-Maestroni si rendono conto delle lacune che possiedono di solito ci dicono "ciao", anziché studiare per colmarle. Come mai?!

Forse perché all'Aikidoka self-service non manca, di per sé, la passione e nemmeno la determinazione: manca la determinazione per mettere a frutto la propria passione! E non si tratta solo di un gioco di parole.

Ha più che altro quindi voglia di non mettere mai radici stabili, perché questo è il meccanismo grazie al quale può continuare a perdere tempo sugli N tatami che frequenta, anziché utilizzare questo tempo sul serio per conoscersi e per migliorarsi.

Conoscersi è un processo che porta anche a spaventarsi talvolta di chi o cosa ci accorgiamo di essere, quindi richiede una certa dose di coraggio per essere vissuto con continuità.

"E se non so chi sono, quali sono i miei limii e quali invece le mie aspettative su me stesso, come posso sperare di centrarle lavorando sodo?".

Meglio frequentare posti (quasi) a caso per continuare a poter dire a se stessi che un certo percorso lo stiamo facendo, bene o male... poi poco importa se questo percorso non ci porta da nessuna parte, questo infatti è il prezzo da pagare per potersi continuare a prendere in giro.

Se il luogo dove approdiamo diviene troppo richiedente o troppo scoprente, rispetto a ciò che non vogliamo vedere di noi stessi, basta una scusa e potremo andare a presentarci altrove... fra l'altro vantando un curriculum Aikidoistico di tutto rispetto: saremo quelli che hanno studiato con:

- X, pieno di DAN

- Y, perfetto SHIHAN

- Z, forte come l'Ultimo dei MOIKAN

Che sono sul tatami da 347 anni, che hanno fatto 2438 seminari con 2439 Maestri diversi... come presentarsi in un modo migliore?

Questo andazzo va bene però fino a quando non ci facciamo conoscere per le nostre dinamiche rinunciatarie rispetto alla crescita... poi ogni luogo, per ideale che sembrasse, deve  acquisire una data di scadenza...

Essa è: fino a quando gli indigeni locali non conoscono il nostro gioco malato, fino a quando il Sensei locale non ci fa sbattere il muso nella nostra volontà di annacquare l'annacquabile; a quel punto sarà nuovamente ora di togliere le tende.

Per fortuna che i corsi di Aikido sono molti, quindi questa tournée del nulla può continuare praticamente all'infinito; poi spesso non sono in rete fra loro, quindi la nomea del "perditempo" non sempre è in grado di seguirlo, così da avere una nuova verginità provvisoria nel prossimo luogo nel quale approda!

Se siete da sufficiente tempo sul tatami a praticare, o se insegnate... vi sarà sicuramente capitato di incontrare la tipologia di Aikidoka della quale parliamo oggi.

Oppure c'è anche un'altra possibilità: siete voi quelli dei quali parliamo oggi... nel qual caso incontrerete questa tipologia di Aikidoka ogni volta che passate davanti ad uno specchio.




lunedì 15 novembre 2021

Seminar Nazionale Aikido 2021

Quest'anno il 30 e 31 ottobre si è svolto a Leinì (TO) il Seminar Nazionale di Aikido FIJLKAM: siccome sono stato fra i principali suoi organizzatori, posso parlarvene con una certa dovizia di particolari.

Innanzi tutto è bene specificare che nel week end in questione sono stati ben di più gli eventi che si sono susseguiti: venerdì 29/10 infatti si è tenuta la parte pratica dei Corsi Qualifiche (Allenatori, Istruttori, Maestri) per una 30-ina di corsisti che hanno già partecipato alla parte specifica on-line e che a breve parteciperanno anche alla parte generale, a cura della Scuola Nazionale dello Sport.

Domenica pomeriggio 31/10 si è poi svolto il primo Aikijo Sperimental Taikai, ovvero la prima competizione sperimentale di forme di jo... ma siccome l'argomento è ampio e importante, preferisco raccontare di ciò più avanti, in un Post specificamente dedicato.

Veniamo quindi al Seminar Nazionale: di solito esso si tiene al Centro Olimpico Federale, al Lido di Ostia, ovvero presso la sede nazionale della FIJLKAM; quest'anno ciò non è stato possibile, poiché la pandemia aveva fatto slittare tutta una serie di campionati ed eventi relativi a Judo, Lotta e Karate che vengono recuperati proprio in questo periodo... quindi non si era riusciti a trovare uno spazio in calendario per il nostro Seminar Nazionale.

Per fortuna il Comitato Regionale FIJLKAM Piemonte e Valle d'Aosta, nella persona del suo Presidente, Prof. Fabrizio Marchetti, ci è venuto in forte aiuto... offrendo supporto logistico ed un'organizzazione davvero impeccabile, affinché un week end così complesso potesse svolgersi nel migliore dei modi.

Quindi NO: non era stata una mia idea quella di trasferire il Seminar Nazionale da Ostia nella sperduta landa padana di Leinì, ma l'unica soluzione che siamo riusciti a trovare - in tempi così complicati per l'organizzazione di eventi con numerosi partecipanti - e devo dire che, al di là dello spaesamento di coloro che arrivavano da più lontano, tutto si è svolto nel modo più sereno.


Non è facile cadere in piedi quando i partecipanti sono abituati ad avere a loro disposizione il Centro Olimpico, con Palazzetto, palestre varie, foresteria, mensa fronte mare... e non è facile in Italia trovare strutture che possano ospitare tatami di 700 mq, oltre un centinaio di praticanti alla volta e rispettando le severe linee guida anti-covid attualmente vigenti (controllo green pass, igenizzazione tatami e spazi comuni ogni tot ore di utilizzo, entrate ed uscite separate, etc) ma pare che tutti siano andati via abbastanza soddisfatti dell'esperienza barotta e polentona fatta al nord... quindi c'è da essere soddisfatti, almeno io lo sono parecchio!

Al solito il Seminar Nazionale di Aikido FIJLKAM - almeno da quando opera l'attuale Commissione Tecnica Nazionale, che presiedo - è un'occasione di scambio e confronto di differenti didattiche e stili di pratica e così è avvenuto anche questa volta: oltre me, i Docenti sono stati i mie 2 colleghi Mº Giovanni Desiderio (Salerno) e Mº Giancarlo Giuriati (Treviso)... coadiuvati dal Mº Raffaele Foti (Aosta) e dal Mº Italo Taddeo (Salerno).

Le lezioni sono state tutte tematiche, organizzate in "elementi comuni" ed "elementi specifici" (per kyu e dan), ecco nello specifico il programma dell'intero evento:


SABATO MATTINA

9:30 - 10:30  lezione riunita: “renraku waza”         (Marco Rubatto)

10:35 - 11:35 lezione tecnica kyu - "taijutsu"         (Raffaele Foti)

                      lezione tecnica dan - “taijutsu & bw"(Giancarlo Giuriati)

11:40 - 12:40 lezione tecnica kyu - "buki waza"     (Italo Taddeo)

                      lezione tecnica dan - “waza”             (Giovanni Desiderio)


SABATO POMERIGGIO

15:00 - 16:00 "cenni di primo soccorso"                 (Pietro Leto)

                       ”Aikido ed i piu’ giovani”                  (Giancarlo Giuriati)

16:05 - 17:05 "Jo jiyu waza”                                   (Marco Rubatto)

                       “Buki dori“                                        (Italo Taddeo)

17:10 - 18:10 lezione tecnica dan - "kaeshi waza”(Giovanni Desiderio)

                      lezione tecnica dan - "nage waza"    (Raffaele Foti)

18:15 - 19:00 Riunione tecnici:

                      “Programma Qualifiche e Aikijo Sperimental Taikai”

Sabato sera abbiamo organizzato un party con degustazione di piatti tipici piemontesi, per tutti i nostri amici giunti da ogni parte d'Italia; siamo quasi riusciti a fare loro vivere il tipico nebbione che ci smazziamo ongi 2x3 da queste parti... ma i droni FIJLKAM con la macchina del fumo che avevamo approntato non sono bastati, quindi si è vista solo un po' di foschia notturna.

DOMENICA MATTINA

9:00 - 9:45    “taijutsu & buki waza”                      (Giancarlo Giuriati)

 9:45 - 10:30  “jiyu waza"                                      (Giovanni Desiderio)

10:30 - 11:15 "shu-ha-ri"                                       (Marco Rubatto)

11:30              ESAMI DAN


Da notare che il Mº Giuriati ha utilizzato tutte le sue lezioni per favorire un ampio studio dei principi del buki waza (tecniche di armi) applicati nel taijutsu (tecniche a mani nude), come era stato richiesto da alcuni dei partecipanti del Seminar 2019.

Io mi sono occupato - sia nel pomeriggio di sabato (jo jiyu waza), sia nella mattina di domenica (shu-ha-ri) - di fornire elementi di "trasgressione" rispetto al katageiko che di solito si studia in Aikido, ovvero strumenti didattici per potersi allontanare dalla forma ed includere il movimento spontaneo nella pratica.

Domenica abbiamo utilizzato addirittura la musica... la trasgressione è stata totale!

Però è anche vero che la forma ha una sua enorme importanza quando se ne percepisce direttamente il valore: lo stare senza una forma alla quale aggrapparsi fa percepire agli Aikidoka quella libertà che tanto forse anelano, ma che non è poi sempre facile da gestire... quindi la trasgressione "ri" diventa uno dei migliori sponsor dell'allenamento formale, poiché fa comprendere quanto da esso non abbiamo ancora colto con profondità e fatto nostro.

Il Mº Desiderio, a sua volta, ha proposto una interessante progressione che è andato dal waza al jiyu waza ed alla gestione degli attacchi di gruppo.

Una cosa interessante che ci sta accadendo spesso è che - pur senza dirci nel dettaglio cosa ciascuno di noi tratterà all'interno delle proprie lezioni - la CTN si rivela così in linea che le proposte risultano del tutto congruenti, complementari e vicendevolmente supportanti!

Sembra quindi finito il tempo del Maestrone che ti dice come vivere, e sta diventando una piacevole abitudine il collaborare con profitto con altri Docenti di una certa esperienza.

Un'altra iniziativa molto riuscita ed apprezzata è stato una lezione di "elementi di primo soccorso", magistralmente tenuta da Pietro Leto, insegnante del Dojo Kairos di Palermo, nonché formatore volontario della Commissione BLSD del Rotary Distretto 2110 Sicilia e Malta.
Per gli importanti contenuti di questo corso, che sarà inviato a breve a tutti i partecipanti del Seminar Nazionale 2021, abbiamo deciso di renderlo da subito pubblico, per arrivare ad una più ampia diffusione possibile.
Lo offriamo quindi gratuitamente anche a tutti voi.

I contenuti video e fotografici sono ancora adesso in elaborazione (perché sono davvero tanti), ma c'è una ragione per ciò: per la prima volta, una troupe professionale ha seguito l'intero evento (da venerdì' a domenica pomeriggio) e si è occupata di realizzare numerose live Facebook dalle varie lezioni, che potrete ancora visualizzare sulla pagina "Aikido Fijlkam Nazionale".

Gli estratti tecnici del Seminar verranno caricati sul canale YouTube "Aikido Fijlkam Nazionale" ed inviati a tutti i partecipanti, insieme all'attestato di partecipazione all'evento ed agli altri contenuti multimediali.

Nel frattempo sono uscite anche altre recensioni sul Seminar Nazionale: vi proponiamo qui un video sull'argomento pubblicato da Mº Fabio Ramazzin.


Come sempre è stato fornito a tutti i partecipanti un form di gradimento delle proposte formative, così come dell'organizzazione generale dell'evento: chi vuole leggerlo, lo può trovare scaricabile a questo LINK.

I rimandi sono stati al solito molto buoni e per la prima volta è stata fatta sia una comparazione con gli anni precedenti dei quali si possedevano gli analoghi dati (nel 2020 abbiamo fatto il Seminar Nazionale on-line, ma i dati raccolti non erano confrontabili con gli eventi in presenza), in più - nuovamente per la prima volta - abbiamo consentito a ciascuno di dare un voto diretto a ciascun Docente, sia per competenza mostrata, sia per disponibilità nel fornire ulteriori spiegazioni, chiarimenti e supporto ove richiesto.

Il form era anonimo, per garantirci che ciascuno potesse esprimersi realmente come meglio ritenesse: e per la 4º volta io ed i miei collaboratori ci portiamo a casa un successo su tutti i fronti.

Ne siamo veramente felici!

Termino con alcune considerazioni personali: questa volta è stato veramente complicato e quindi particolarmente soddisfacente riuscire a fare tutto... ed avere buoni rimandi. La particolarità del mio lavoro e di quello dei miei colleghi però è quello di animare degli Stage molto differenti rispetto a ciò che si può trovare di solito in giro per l'Italia.

In Federazione l'Aikido esiste almeno da trent'anni e crediamo che sia ora che esso venga valorizzato ben al di là di nomi altisonanti che vengono a spiegarti i segreti del kotegaeshi.

Creare un tatami sul quale si allenano insieme con mutuo profitto praticanti e Docenti che giungono da esperienze, stili e didattiche diversissime fra loro per me è un enorme valore aggiunto... un grande segno di maturità della nostra disciplina, perché significa iniziare a lavorare stabilmente a livello dei principi dell'Aikido, anziché fermarsi alla sola tecnica.

La tecnica viene utilizzata - certo - (non sempre, a dire il vero), ma come contenitore di messaggi significativi per le persone che ne fanno esperienza. Abbiamo chiaro che quando vai al seminario XYZ e vedi una pratica differente da quella che fai in Dojo non sono sufficienti una trentina di ripetizioni per far si che "il gesto diventi completamente tuo", né forse c'è nemmeno interesse reale a farlo diventare proprio.

Può però contenere qualcosa di utile da vivificare poi nella PROPRIA pratica, secondo il PROPRIO stile e la PROPRIA didattica; ecco perché gli Stage Federali stanno avendo così evidente successo: si rispetta l'identità di ciascuno, e si lavora insieme affinché i risultati notevoli di chiunque possano essere condivisibili anche a chi parla "dialetti differenti" della stessa disciplina.

Questo è un risultato enorme, che segna un notevole stacco con tutto ciò che si è fatto finora sui tatami di mezzo mondo. Il nome altisonante continuerà ad esserci, continuando a mostrare i segreti del suo kotegaeshi... ma anche imparare a rispettarci nelle nostre diversità ed a lavorare insieme con profitto non mi pare qualcosa di valore minore.

In Federazione stiamo quindi abituandoci a vivere un "NOI" che ci permette una pratica più "orizzontale" dell'Aikido, nella quale non devi attendere di essere 12º dan per dare al prossimo il tuo contributo e nelle quale non c'è timore di chiedere a chi viene alle tue lezioni cosa nel pensa di ciò che ha vissuto.

Tutto ciò ci ha portato in soli 4 anni a riscrivere daccapo una storia che non era splendida da raccontare fino a poco prima, ed a ricevere il feedback di continuare in questa direzione dalla base del movimento e dai Docenti che ne sono coinvolti.

La Commissione Tecnica Nazionale attuale è stata riconfermata una quindicina di giorni fa, quindi fino al 2022 il nostro progetto andrà avanti, ovviamente con il massimo dell'impegno di noi tutti.

Un grazie particolare però va anche a quel notevole numero di Insegnanti ed allievi che ci danno costante supporto nei nostri Dojo, ai Fiduciari che operano nei vari Comitati Regionali ed a tutte quelle centinaia di persone - che aumentano di mese in mese - che credono a questo importante progetto comune.

Un successo importante non è di solito merito di qualche individuo, ma di una squadra affiatata e che funziona!

Marco Rubatto

Presidente CTN Aikido



lunedì 8 novembre 2021

Aikido out: accompagnati alla porta del Dojo

Esiste in Aikido la possibilità di accompagnare alla porta del Dojo un allievo, o essere accompagnati li dal proprio Insegnante?

Ma certo che esiste...

Ci sono però ragioni differenti che culminano in conseguenze così estreme e modi specifici per congedare o congedarsi. Quest'oggi desideriamo esplorare insieme le situazioni che portano a dover prendere decisioni di questa intensità.

Un occhio alla storia: non avendo l'Aikido una struttura democratica, la tradizione prevede che nel Dojo possano essere ben accolti le persone che il Sensei ritiene lo debbano essere, ed espulsi coloro che non gli sono graditi.

Certo, un Maestro che si rispetti non accompagnerebbe alla porta un suo allievo solo perché gli sta un po' antipatico... ma ci si aspetterebbe che dietro questo gesto estremo venissero celate riflessioni ben meno personali e molto più profonde.

Però non tutti i Maestri sono "Maestri rispettabili", quindi talvolta accade che uno si trovi fuori dal giro solo perché ci si è permessi di discordare con proprio Sensei su un qualche aspetto, o - peggio - per una mera questione di antipatia a pelle. Lui è il big-boss, lui decide che non possiamo più stare li e ci chiede di andarcene.

Esistono anche i Maestri che vorrebbero essere rispettabili, ma non lo sono ancora del tutto, quindi quando un allievo specchia loro una propria ombra che non si è ancora disposti ad guardare diritta negli occhi... questi "maestri" preferiscono eliminare lo specchio, anziché utilizzarlo per guardare gli aspetti di sé che ancora non conoscono.

Talvolta uno viene allontanato dal Dojo perché scomodo al suo interno, in quanto non allineato e non allineabile con la forma mentis rigida che il Sensei desidera che permanga fra le sue mura. Ne abbiamo sentiti più di uno dia out-out di questo tipo, e ci fu un tempo nel quale questa cosa toccò da vicino pure noi.

Poco male: essere allontananti da un luogo che non è capace di sviluppare comprensione (si badi bene, abbiamo detto "comprensione", non "approvazione"!) può risultare alla lunga un bell'investimento di tempo, poiché nel luogo sbagliato avremmo continuato a perdere il nostro di tempo.

Poi le persone (fortunatamente) cambiano nel tempo, perciò un luogo che sembrava essere all'inizio molto adatto all'allievo XYZ , potrebbe non esserlo più dopo alcuni anni. Non è mai un dramma accorgersi che qualcuno è nel luogo sbagliato sul nostro tatami (se si è l'Insegnante) o che noi siamo nel luogo sbagliato (se siamo allievi): basta sapere come dirselo e come uscire da tale impasse.

Infatti NON è sempre per una mancanza/piccolezza del Docente che ci può venire chiesto di andarcene... o di avere noi per primi la voglia di farlo. Facciamo alcuni esempi pratici.

Il Sensei si accorge che un allievo non sta progredendo: prova a farglielo presente in ogni modo in cui egli è capace, comprese nuove modalità che impara ad uopo per comunicare con "il soggetto difficile", se servisse; prova a motivarlo, a spronarlo...

L'allievo però NIENTE... sta li, accartocciato su se stesso, come se venire sul tatami fosse più un'abitudine che qualcosa di utile a sé ed al gruppo di cui fa parte. A questo punto parte il count down: scaldare semplicemente il tatami è qualcosa che si rivela dannoso, oltre che non proficuo ad un certo punto... ed ecco che il Docente potrebbe a ragione chiedere di non rinnovare la propria iscrizione al Dojo.

Caso peggiore: l'allievo si rivela una sorta di "infestante" per il gruppo, ovvero una persona disgregante, che spesso si comporta in modo non affine ai principi della disciplina ed al reishiki di un tatami. In questi casi, senza nulla di personale nei confronti dell'interessato... accompagnarlo alla porta diventa un preciso dovere e responsabilità del Sensei, a costo di apparire antipatico agli occhi di qualcuno.

Possiamo fare molto con l'Aikido, compreso lavorare sui nostri limiti e sulle parti in ombra di noi stessi... ma è impossibile imporre di avere seria e fattiva intenzione di realizzare tutto ciò; è possibile essere frenati da sabotatori interni ed esterni, ma ad un certo punto - se l'intenzione è reale - dobbiamo poter fare una differenza.

Ogni allievo di solito ha intenzioni più che ottime dentro di sé: altra cosa è poi la sua determinazione nel renderle qualcosa di concreto e manifesto per sé e per i suoi compagni. E ci sono quindi casi nei quali attendere che ciò si verifichi NON è più un opzione, specie se di pazienza se n'è già avuta tanta.

Ad un certo punto scatta il "Ok, grazie ma stop qui!". Risulta molto sano per tutti sapere che il proprio margine di "gioco con se stessi" in alcuni ambienti è limitato, altrimenti si sbrodola in qualcosa che ha dell'assistenzialismo di qualche caso patologico, ma saremmo in una dinamica malata e fuori mandato.

I casi "patologici" (leggi quelli che dicono "scusa, non lo faccio più"... però poi ci ricascano) ci sono in qualsiasi assembramento umano, ma in Aikido la concentrazione è del tutto considerevole, visto che le persone di solito intraprendono una disciplina anche per lasciarsi alle spalle dinamiche simili.

Allora è il caso di essere seri... e rimandare a chi non sta facendo un buon lavoro che smetta o le conseguenze saranno evidenti per questi in primis.

Non crediamo che sia lecito bandire per sempre una persona dalla pratica, anche se ci trovassimo difronte ad un pazzo killer dalla personalità multipla: quello che è importante è fargli arrivare il messaggio "Così basta!"... oppure "Ora ci diciamo ciao, fatti rivedere SE qualcosa in te sarà cambiato".

In questo modo nessuno si sente svalutato per ciò che è, ma responsabilizzato per ciò che fa.

Se in futuro qualcosa dovesse maturare e le condizioni dovessero essere differenti, potremmo forse rivalutare il caso di riammettere al corso chi abbiamo accompagnato alla porta... ma è bene sapere che i gruppi di persone che lavorano insieme NON devono diventare cloache nelle quali ciascuno scarica un po' della propria immondizia personale.

Per questo è sacrosanto allontanare o venire allontanati dal luogo della pratica, quando perde di senso stare in un gruppo solo perché ci si era annessi ad esso illo tempore.



lunedì 1 novembre 2021

Tutti i Santi dell'Aikido

Oggi ricorre la festa di Ognissanti: nella tradizione cristiana celebra insieme la gloria e l'onore di tutti i santi, compresi quelli non canonizzati.

Ogni giorno dell'anno è dedicato ad uno specifico fra di essi, ovvero per quasi tutti noi ciò che rende possibile l'onomastico, ma oggi ricorre il tempo di una grande preghiera corale a TUTTA la comunità dei Santi, affinché, riconoscendone il valore, l'importanza ed il significato della loro testimonianza... essi possano, in qualche modo, illuminare e proteggere il nostro comminano attuale qui sulla terra.

Nello shintoismo, al quale molto spesso l'Aikido si rifà, non esiste una celebrazione esattamente uguale, ma sovente si utilizzano risorse per pregare i vari kami tutelari, che - pur avendo una natura differente dai nostri Santi - vengono pregati ed invocati per ragioni del tutto analoghe a quelle che abbiamo qui.

La sensazione comune alle tradizioni è che qualcuno di importante ci abbia preceduto ed affrontato ciò che ora noi stessi ci troviamo ad ad affrontare, quindi diviene naturale chiedere a questi lume sul modo migliore di vivere le nostre esperienze. Si tratta di riconoscenza profonda e richiesta di aiuto combinate insieme.

In Aikido, quindi, pure ciascuno di noi potremmo affermare abbia i suoi "Santi in paradiso": quel tal Maestro che ci ha iniziati alla pratica sul tatami, quel Maestrone del quale siamo andati a seguire numerosi stages molto importanti per la nostra formazione... O' Sensei stesso, che con la sua figura rassicurante ci piace prendere da esempio e desidereremmo ci guidasse nelle azioni future.

Veramente poco importa se ci riferiamo a persone già trapassate o ancora vive: ciascuno di noi ha i suoi piccoli "idoli" di riferimento, al quale viene spontaneo offrire venerazione e chiedere lumi, proprio come si fa nella festa di Ognissanti.

Quest'oggi è però altrettanto importante riflettere insieme sull'importanza che ciascuno di noi - inconsapevolmente o meno - da a questa pratica "devozionale" nei confronti di soggetti terzi, e lo diciamo senza voler offendere alcun credo religioso.

Cosa significa affermare che l'Aikido è prima di tutto una pratica PERSONALE?

Che il contesto relazionale, quindi quello anche legato ai soggetti terzi, NON può prescindere la dimensione esperienziale dell'individuo: ciascuno di noi è una sorta di "bolla", che fa cose all'interno di se stessa... immerso in un mare di altre bolle che fanno la stessa cosa.

Il fatto di essere INSIEME influenza di certo i processi interni di ciascuno e questi - parimenti -influenzano di certo ciò che possiamo fare INSIEME, ma... in assenza di questo processo che va "da noi a noi stessi", nulla di PERSONALE sarebbe veramente possibile.

Ed è un paradosso DOVER essere - in un certo senso - completamente SOLI a poter fare una cosa, pur stando in mezzo ad una moltitudine di persone intente a fare altrettanto.

In oriente spesso si utilizza il detto: "Il Maestro ti indica la via, quindi aspetta te a percorrerla", che forse rende bene l'idea.

Il Maestro si è curato di percorrere a sua volta quella stessa via per se stesso, quindi ti può agevolare tutta una serie di info utili se hai intenzione di fare la stessa cosa, ti può offrire supporto mentre la fai... ma NON può farla al posto tuo.

Molto di quanto agiamo è, talvolta, mosso dalla ispirazione e stima per quanto hanno saputo compiere le anime che ci hanno preceduto: in questo senso, il sentimento di stima, di apprezzamento e di ringraziamento verso costoro è naturalmente molto forte... ed è sano che sia così!

Però da qui a chiedere "aiuto" il passo è sia molto breve, sia può risultare altrettanto patologico... se abbiamo sul serio compreso cosa significa "esperienza "PERSONALE".

"Personale" presuppone una "solitudine inviolabile", un luogo nel quale nessun altro può avere accesso, se si vuole continuare ad utilizzare questo aggettivo qualificativo: quindi richiedere un aiuto è qualcosa di molto umano, ma assolutamente INUTILE un campo strettamente personale... perché è proprio questa "solitudine" che colora il valore della nostra esperienza.

Facciamo un esempio: noi tutti siamo pieni di ammirazione per Morihei Ueshiba... che, nato in un villaggio di pescatori, si è vissuto a 27 anni, in PRIMA persona, la colonizzazione dell'Hokkaido (fa freddo, ve lo assicuriamo!!!), al quale sono morti due figli in giovane età, si è vissuto il turbolento rapporto con il suo Maestro Takeda, gli Incidenti Ōmoto Jiken, del 1921e del 1935 (nei quali fu incriminato ed arrestato con l'accusa di essere un pericoloso rivoluzionario politico), le bombe della Seconda Guerra Mondiale, la fondazione ad Iwama di un tempio e di un Dojo, il duro lavoro nei campi... l'allenamento quotidiano estenuante, le pratiche ascetiche sui monti Kumano e sull'Atago San...

Tutte esperienze complicate, che avrebbero fiaccato e devastato la maggioranza delle persone: beh, lui se le è VISSUTE tutte in prima persona... non è apparsa Amaterasu Omikami a tirarlo fuori dal gabbio nel 1935: se gli fosse apparsa, magari lo avrà pure confortato... ma dagli arresti lo ha sottratto un suo allievo, per via del buon rapporto di fiducia che O' Sensei aveva precedentemente creato con lui.

Ovvero dall'esperienza non lo ha "salvato" nessuna forza spirituale: gli è toccato FARSELA, sia nei migliori, che nei peggiori dei casi... e questo ha contribuito a renderlo chi oggi tanto ammiriamo. Ovvio è che in tempo di crisi, il nostro credo interiore può fare assolutamente la differenza, preciò se ci aiuta pregare qualcuno o qualcosa sarebbe idiota non farlo.

Ma non perché ci aspettiamo che qualcuno o qualcosa possa venire a toglierci le castagne dal fuoco: detto male, pregare non può essere una "paraculata" per chiedere uno sconto a ciò che temiamo di vivere!

Sta nell'accettare o meno di viversi la nostra esperienza - SENZA interferenza esterna alcuna - la chiave di volta del senso che potremo trarre dall'esperienza stessa. Anche per questo forse il buon Confucio diceva: "Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita"!

Pescare è difficile, talvolta non si prende niente o quasi: non è un'attività dal risultato così garantito, e non è che pregare Capitan Findus ci riempirebbe la pancia in una di quelle "giornate no"... ci tocca perseverare o scoprire che mangia solo chi è capace di perseverare.

Allo stesso modo, forse in Aikido sarebbe il caso di continuare ad essere grati a chi ci ha preceduto, ma senza aggrapparsi ad essi come a degli oracoli in grado di togliere a noi qui ed ora le castagne dal nostro fuoco. Farlo sarebbe controproducente, perché tocca a noi viverci le nostre crisi, le nostre difficoltà e FORSE diventando, attraverso queste esperienze, qualcosa di più e di meglio di cosa e chi siamo ora.

Lo vedete chiaro nelle nostre community di quanto si rimanga imbrigliatili "dall'amarcord": quella volta "che il Maestro Tada mi ha sorriso", quella volta "che Tissier mi ha confidato il segreto del suo kotegaeshi"... quella volta che ho fatto uke ad Isoyama e sono addirittura sopravvissuto...

"Quella volta che ho sognato O' Sensei che mi ha rivelato che ero io il suo unico e legittimo successore"!

Tutta roba buona, ma poi cosa ce ne facciamo quando restiamo SOLI con noi stessi e con ciò che siamo chiamati a viverci... sul tatami, così come fuori da esso?

Spesso ce ne facciamo forse troppo poco, proprio perché ne diventiamo dipendenti... quindi andiamo (consciamente o meno) alla ricerca di nuovi "momenti wow" che coinvolgano altri, creati grazie ad altri... anziché crearci i nostri... quelli che si generano FORTUNATAMENTE solo se lo desideriamo sul serio noi e nessun altro oltre noi.


I "Santi dell'Aikido" continueranno ad esserci ed a servire molto quindi... così come i Santi, i Sufi, i Kami... di ogni tradizione religiosa, ma NON per alleggerirci il peso che portiamo: principale "personal trainer" dei nostri stessi muscoli sia fisici, che spirituali!

"Chi fa da sé, fa per 3" recita l'adagio... e questo numero in campo spirituale non sembrerebbe essere piazzato proprio li per caso, diciamo. 

lunedì 25 ottobre 2021

Aikido e i Dojo che fioriscono sull'asfalto

In poco più di un mese dalla ripresa delle attività sul tatami, mi è accaduta una cosa inedita e molto piacevole della quale oggi desidero parlarvi.

Sono stato contattato da alcune persone, talvolta si è trattato di amici che frequento personalmente da tempo, altri di contatti Facebook che hanno tutta l'aria di poter divenire ben di più di "amicizia da social", che mi hanno confessato la loro voglia di dedicarsi maggiormente all'Aikido, e quindi la decisione di aprire un Dojo dedicato interamente a questa disciplina.

Ho iniziato dal 2016 ad avere un Dojo (le peripezie per averlo sono partite in realtà ben prima) e quindi è forse naturale che chi mi conosce voglia informarsi, in linea di massima, su quali siano le tappe importanti da considerare per realizzare il loro sogno, che è stato ed è tuttora quello che io vivo nel quotidiano.

Due di loro sono insegnanti pugliesi, l'altro è un insegnante di Roma, ed il quarto proviene da Vittorio Veneto: il territorio vuole dire moltissimo in questo genere di cose, perché la propensione della gente a vivere un luogo interamente dedicato alla pratica è molto differente.

Ci sono luoghi in Italia dove un progetto simile non funzionerebbe facilmente, in cui la mentalità delle persone è molto distante dal piacere di vivere l'Aikido QUOTIDIANAMENTE... quindi è necessario conoscere bene il contesto nel quale si vive e si opererà.

Ma veniamo ai casi che citavo poc'anzi: arriva il momento nella vita di un praticante in cui si può percepire chiaramente il limite di frequentare un luogo in sharing con altre realtà... o nel quale ci sono dei forti vincoli di giorni ed orari per organizzare le proprie attività.

In Giappone l'Aikido si pratica nei Dojo TUTTE le mattine e TUTTE le sere, in quelli più grandi e famosi - come l'Honbu Dojo - pure altre diverse volte durante il giorno.

Un anno di quella vita equivale all'incirca a 6 anni di allenamento bisettimanale qui, ovvero ciò che offrono la maggioranza dei corsi sul nostro territorio: in 3 anni intensivi si passa indicativamente lo stesso tempo sul tatami di un 3º o 4º dan dei nostri, ovvio che se uno vuole fare la differenza, deve iniziare ad avere i ritmi che consentano di farla sul serio!

La questione spinosa però è la seguente: "Coi tempi che corrono, è saggio investire un sacco di soldi, tempo e risorse personali per inseguire i propri sogni di Aikidoka?".

La mia risposta è ASSOLUTAMENTE SI e per varie ragioni: in primis perché seguire ciò che ci ispira è una delle cose più sane e sagge che possiamo fare nella vita, in secondo luogo perché se attendiamo che vi siano le condizioni al contorno ideali per fare ciò che desideriamo... rischiamo che questa cosa non accada mai e che rimanga un sogno nel cassetto.

Il mio Sensei spesso ripete "l'Aikido non è l'arte di attendere"... ad un certo punto - insomma - bisogna buttarsi e fare!

Ed io ho visto che questa cosa "paga", perché chi ha della stoffa ha la possibilità di dimostrarlo innanzi tutto a se stesso, e quindi anche al prossimo.

Sono quindi contento che diverse persone, soprattutto in questo periodo - che definisco piuttosto buio nella storia umana -, abbiano il coraggio di seguire la loro intuizioni, dandosi la chance di trasformare i propri desideri in realtà!

È qualcosa di molto sano ed ispirante, all'interno di una società appecorata come non mai: siamo nati liberi e pieni di potenziale, alcuni fanno fatica a ricordarselo... ma per fortuna c'è ancora anche chi fa pure fatica a scordarselo!

Un Dojo è un impegno molto consistente, perché c'è da imparare a districarsi nei meandri della burocrazia catastale e c'è fare i conti a fine mese con le varie bollette da pagare... però è un viaggio bellissimo da fare, insieme a chi amiamo e facendo la disciplina che amiamo.

Si potrebbe dire che un Dojo è come un figlio, ed ha varie età di sviluppo: c'è la fase embrionale, nella quale si scrive lo statuto della propria Associazione Sportiva, nel quale si cerca il locale più adatto ad ospitare le attività e che deve avere una sostenibilità economica, almeno potenziale.

Poi c'è la fase nella quale il primo cerchio di nuove persone si affaccia ad un'esperienza inedita e poco comune, ovvero attorno ad una persona che ha avuto il coraggio di realizzare i propri sogni: la gente comune non si rende nemmeno conto del potenziale insito in tutto ciò!

Le persone possono quasi essere disinteressate all'Aikido, ma hanno a cuore di apprendere come realizzarsi e come rendere concreti i loro sogni: molti allievi negli anni mi hanno detto "Mi sarei iscritto anche se tu avessi insegnanti Yoga o Scopone Scientifico... non mi interessa tanto ciò che fai, quanto come fai ciò che fai!".

Ti stanno intorno NON perché vogliono diventare come te, ma perché vogliono imparare a diventare più vicine alla loro vera natura... così come hai già saputo fare tu, realizzando ciò che hai realizzato.

Poi c'è la fase che chiamo "La compagnia dell'Anello", ovvero quella in cui le prime persone che si sono aggregate iniziano a diventare uno zoccolo duro sul quale contare sempre di più... e permettono al Dojo di superare sfide che sarebbero impossibili se ci fosse solo il Sensei a tenere accesa per tutti la fiammella della passione.

Qui nascono le costole del Dojo, in chi - fra gli allievi - diventa a sua volta insegnante... la fase in cui c'è qualcuno che ti sostituisce a lezione se prendi un'influenza (perché prima invece la lezioni andavi a farla pure se stavi da cani).

Poi... poi diventa una famiglia, nella quale la disponibilità reciproca diventa piena nelle ore di lezione, ma anche fuori: dove a forza di guardare nella stessa direzione ci si riscopre molto simili ed affini, pur mantenendo le caratteristiche che ci rendono unici e quindi differenti da tutti gli altri.

Poi non lo so... per adesso sono arrivato solo fino a qui. Il viaggio è totale, e perciò lo rifarei altre 10.000 volte, quindi ho consigliato ai miei amici di non avere remore nell'iniziarlo.

E sono felice di sapere che mentre quasi tutti si spendono solo facendo ciò che credono di dover fare, ci sia più di qualcuno che ai nostri giorni investe sul fare invece ciò che desidera: studiare se stesso e creare un luogo nel quale altre persone possano essere supportate a fare altrettanto.

Questo è il significato di "Dojo", "il luogo della Via"... per me dovrebbe essercene uno in ogni Scuola pubblica di ogni ordine e grado, in ogni Ospedale... in ogni costrutto umano nel quale si ritiene importante ricordare che posso dare il meglio di me agli altri, solo se prima ho scoperto le parti di me delle quali sono costituito, ho imparato a rispettarle... ed a farle andare d'accordo.

Prima o al di fuori di ciò, a noi stessi ed agli altri rischiamo di dare buone intenzioni mischiate a tonnellate di spazzatura inconsapevolmente nascosta sotto il nostro stesso tappeto.

In bocca al lupo a tutti i nuovi Dojo che fioriscono sull'asfalto... che siano arbusti destinati a diventare le sequoie dell'Aikido di domani!


Marco Rubatto