lunedì 16 maggio 2022

Mappe sulla nomenclatura tecnica dell'Aikido - parte 2

Seconda puntata inerente le mappe della nomenclaura tecnica dell'Aikido.

Concludiamo quest'oggi la parte dedicata al taijutsu, esaminando altre 2 suddivisioni tematiche; la prima è quella che riguarda le tecniche descritte secondo il SIGNIFICATO del loro nome: aiutiamoci con la macro-suddivisione operata già la scorsa volta, così da poter essere più capillari possibile.


KATAME WAZA - tecniche di immobilizzazione

- [一教] ikkyo: 1º principio; il nome originale era "ude osae", ovvero "controllo/blocco dell'avambraccio"

- [二教] nikyo: 2º principio; il nome originale era "kote mawashi", ovvero "rovesciamento del polso"

- [三教] sankyo: 3º principio; il nome originale era "kote hineri", ovvero "torsione del polso"

- [四教] yonkyo: 4º principio; il nome originale era "tekubi osae", ovvero "controllo/blocco del polso"

- [五教] gokyo: 5º principio; il nome originale era "ude nobashi", ovvero "stiramento del braccio"

- [六教] rokkyo: 6º principio; il nome originale era  "higi kime osae", ovvero "controllo/blocco del gomito"


NAGE WAZA - tecniche di proiezione

- [合気落とし] Aiki otoshi: caduta Aiki

- [入身投げ] iriminage: proiezione con il corpo che entra

- [十字投げ] jujinage: proiezione a braccia incrociate

- [回転投げ] kaiten nage: proiezione circolare

- [呼吸投げ] kokyunage: proiezione respiratoria

- [腰投げ] koshinage: proiezione d'anca

- [小手返し] kotegaeshi: torsione del polso

-  [四方投げ] shihonage: proiezione nelle 4 direzioni

[隅落とし] sumi otoshi: caduta d'angolo

- [天地投げ] tenchinage: proiezione cielo-terra

- [腕極め投げ] udekimenage: proiezione tramite leva sul gomito; talvolta anche chiamate "hiji kime nage".

Come avevamo già anticipato nell'articolo precedente, questa classificazione NON risulta così univoca, poiché esistono un certo numero di tecniche che possono essere collocate in modo ambivalente in entrambe le sottocategorie: ad esempio "kotegaeshi", così come "shihonage" possono terminare con una proiezione, ma possono rendere possibile anche il bloccaggio a terra.
Di contro "ikkyo" o "sankyo", che fanno parte delle immobilizzazioni, possono agevolmente essere rese tecniche di proiezione (ikkyo nage, sankyo nage).

Un'altra catalogazione importante per le tecniche è quella operata in base alla TIPOLOGIA DI ATTACCO operato da uke, anche in questo caso suddividiamo la stessa in ulteriori 2 sotto-categorie:


PERCUSSIONI

- [正面打ち] shomenuchi: fendente frontale

- [横面打ち] yokomenuchi: fendente laterale

- [突き] tsuki: affondo (può essere, ad esempio, un pugno, scagliato ad altezza media o alta)


PRESE

- [片手取り] katatedori: presa ad una mano (se non si dice altro, viene inteso partendo da hanmi opposto), molti specificano quindi con "katatedori gyakuhanmi"

- [交差取り] kosadori: presa ad una mano (se non si dice altro, viene inteso partendo da stesso hanmi), molti specificano quindi con "katatedori aihanmi"

- [諸手取り] morotedori: presa con due mani sull'avambraccio

- [両手取] ryotedori: presa ad entrambe i polsi

- [肩取り] katadori: presa alla spalla

- [両肩取り] ryokatadori: presa ad entrambe le spalle

- [肩取り面打ち] katadori menuchi: presa alla spalla e fendente con il braccio libero

- [袖取り] sodedori: presa alla manica

- [肘取り] hijidori: presa al gomito

- [胸取り] munedori: presa al petto

- [後ろ両手取り] ushiro ryotedori: presa ad entrambe i polsi da dietro

- [後ろ両肩取り] ushiro ryokatadori: presa da dietro ad entrambe le spalle

- [後ろ片手胸取り] ushiro katate munedori: presa da dietro al polso ed al petto

- [後ろ 襟取り] ushiro eridori: presa da dietro al colletto

- [二人取り] ninindori: presa simultanea di 2 attaccanti

- [三人取り] sannindori: presa simultanea di 3 attaccanti

- [杖持ち取り] jo mochidori: tentativo presa del jo; anche chiamato "jo mochi nage waza"


Tutto quanto ci siamo detti fino a qui di solito genera la creazione di "griglie d'esame" nelle quali ciascuna Scuola o didattica decide "chi deve sapere che cosa e per quale grado tecnico".

Inutile ribadire come la formazione di questi programmi tecnici "per livello" sia influenzata dalle priorità e dalle competenze di chi li redige. Ciò che è particolarmente univoco in modo trasversale è che i vari Enti adotteranno pressoché tutti un programma suddiviso in curriculum KYU e DAN di questo tipo:

- [五級] gokyū:KYŪ (cintura gialla)

- [四級] yonkyū:KYŪ (cintura arancione)

- [三級] sankyū:KYŪ (cintura verde)

- [二級] nikyū:KYŪ (cintura blu)

- [一級] ikkyū:KYŪ (cintura marrone)

************************

- [初段] shodan:DAN (cintura nera)

- [弐段] nidan:DAN 

- [参段] sandan:DAN 

- [四段] yondan:DAN 

- [五段] godan:DAN 

C'è da rilevare che alcune Scuole partono anche con gradi KYU più alti del 6º, quindi vengono previsti esami anche precedenti ai livelli indicati, mentre a livello tradizionalmente il 4º DAN era l'ultimo a possedere un vero e proprio curriculum tecnico; ora diverse realtà (sia nazionali, che internazionali) stanno realizzando veri e propri programmi tecnici specifici anche per il 5º dan.

Intanto siamo di fronte ad una quarantina di termini giapponesi (se sommati alla ventina della scorsa volta, siamo più o meno a 60) che ci consentono di orientarci completamente in TUTTI i programmi taijutsu di Aikido esistenti.

Certo, qualcuno più, qualcuno meno...

É importante stabilire questa stele di rosetta però, perché ci permette di spaziare in ogni Scuola, didattica e visione della nostra disciplina, senza timore di lasciarci alle spalle mancanze enormi.

In Federazione, ad esempio, gli "Aikidokard" si chiamano "Licenze Federali" e sopra ci trovate scritto "cintura gialla, arancione, verde, etc" anziché "5º, 4º, 3º KYŪ..." (perché esse nascono per registrare esami anche di altre discipline giapponesi, come Judo e Karate)... altrove si chiamano "Budopass", però diventa piuttosto semplice orientarsi, se c'è la volontà di farlo.

Ora nel rispetto delle differenze dei molteplici approcci, stiamo esaminando che cosa li accomuna, in modo tale da apprendere un vocabolario condiviso, che permette agli Aikidoka di viaggiare con una sorta di traduttore in tasca... grazie al quale traslitterare la propria consueta pratica nel linguaggio che usano gli altri "colleghi" sparsi per il mondo.

Ikkyo si insegna in 600.000 modi differenti, ma sempre sul gomito però: vale quindi la pena di collegare questo nome al controllo dell'avambraccio anziché all'angolo con il quale questa tecnica viene chiusa secondo il Sensei XYZ.

Un paragone azzeccato è infatti quello di considerare l'Aikido moderno il frutto del crollo di una Torre di Babele a mandorla, evento dopo il quale i praticanti della stessa disciplina hanno smesso di essere in grado di capirsi a vicenda per avere adottato linguaggi troppi locali e specifici per identificare cosa fanno sul tatami.

In altre discipline (precedenti alla nostra) questa malattia è già guarita da un pezzo, spesso proprio grazie a quelle competizioni che in Aikido sembrano spaventare tantissimo.

Il Karate - ad esempio - possiede n-mila kata, bunkai, didattiche, stili e modi di essere interpretato ed insegnato: dovendo però poi stare in un contesto collettivo, la gara appunto, si è scelto di riconoscere una base comune ed alcune regole condivise... proprio per consentire uno scontro che altrimenti ciascuno farebbe secondo modalità proprie.

Forse quindi perché è più giovane, forse perché è privo di gare, l'Aikido soffre per non avere MAI al momento dovuto creare una nomenclatura condivisa worldwide... ed è andato quindi verso la frammentazione, anziché verso ad un'unità del movimento.

Immaginate quanto questo risulti demotivante per una persona che volesse intraprendere questa disciplina!

Se sotto casa avessi 3 corsi di Aikido distinti, fra i quali scegliere dove praticare, mi sentirei raccontare 3 modalità differenti della stessa cosa, spesso utilizzando termini giapponesi pure diversi... Ma a chi non verrebbe voglia di mandare tutto "a nagare" e darsi allo scopone scientifico?!

Aikime non ha la presunzione di risolvere qualcosa di intricato ed incancrenito da un paio di generazioni di praticanti, ovvio... ma si sente il dovere semplicemente di fare la sua parte per dare strumenti di chiarezza a favore di chi ne volesse fare utilizzo.

Tutto qui, però ciò non significa che sia poco, se ci pensate...


Marco Rubatto 

lunedì 9 maggio 2022

Le Voci dall'Aikido

Nella sua instancabile opera di divulgazione, il nostro Blog quest'oggi vuole parlarvi di un gruppo di docenti di Aikido che ha saputo - a mio avviso - praticare al meglio i principi della disciplina proprio nei momenti più delicati che abbiamo trascorso negli ultimi 2 anni.

Così come altri gruppi hanno iniziato a ritrovarsi on-line ed inventarsi nuovi ed intelligenti modi di stare insieme, così "Le Voci dall'Aikido" ha organizzato (e continua tuttora!) una serie di chiacchierate tematiche sull'Aikido, spaziando in tematiche molto vaste ed interessanti.

Circa 2 anni fa proprio in questi giorni, da un'idea di 4 Maestri, Sergio Cavagliano, Maurizio Lo Vecchio, Luca Brolli e Andrea De Maria nascevano queste chiacchierate pubbliche, alle quali è possibile partecipare attivamente live o è possibile rivedere in un secondo tempo, quando vengono caricate sul canale YouTube e sulla pagina Facebook creati appositamente per queste attività.

Ciò che ho trovato interessante è l'idea comune che i principi della disciplina si possano (e forse anche debbano) vivere SOPRATTUTTO quando si scende dal tatami, cosa rimarcata una cinquantina di volte all'anno anche su questo Blog. Questo credo sia il segno che i tempi stanno cambiando ed evolvendo e che nella comunità degli Aikidoka ci siano sempre più insegnanti e semplici praticanti desiderosi di farsi delle domande e di condividere con semplicità le loro convinzioni personali.

Le discussioni spaziano dall'importante tema del giudizio della pratica propria ed altrui, alla salute nella e grazie alla pratica, alle componenti educative dell'Aikido, ai ruoli di tori ed uke, ai temi più associazionistici legati al ruolo dei vari Enti, alle competenze che forniscono i gradi e gli esami.

"Le Voci", così loro si abbreviano, hanno in questo loro periodo di attività già intervistato anche una certa mole di Insegnanti di spicco, che hanno offerto una loro visione della disciplina e della pratica (Mimmo Masetti, Nando Silvano, Stefano Mazzilli, Bruno Maule, Philippe Gouttard, Cesarino Mantovani... giusto per citarne alcuni).

C'è quindi voglia di fare, di mettersi in discussione e soprattuto di coinvolgere nelle loro attività in modo gratuito, ed offrendo a chiunque la possibilità di avere un proprio spazio attivo nelle discussioni.

Vi posto qui di seguito alcune puntate de "Le Voci dall'Aikido" perché possiate voi stessi farvi un'idea dei contenuti offerti.

Il Giudizio


Aikido e società


Aikido e psicologia


Aikido: quale sarà il suo futuro?


Troverete molti altri contenuti sul Canale YouTube de Le Voci dall'Aikido.

Concludo con alcune riflessioni generali: talvolta, seguendo le puntate registrate, ho sentito lamentare la mancanza di partecipazione da parte della Community a questo tipo di iniziativa. Questa cosa mi è subito suonata familiare, poiché è del tutto in linea con le interazioni che fanno alcuni articoli di questo Blog.

Uno si sbatte come un materasso, e sembra che la cosa non interessi a nessuno. Nel caso specifico, sembra che le persone abbiano timore ad esporsi in prima persona e a dire la loro "mettendoci la faccia", come si dice... e questo è un peccato, poiché ciascuno ha un'opinione che può arricchire il prossimo, se si ha il coraggio di condividerla senza imporla.

Uno degli aspetti che mi sono da subito piaciuti di queste discussioni on-line è il tono tranquillo ed attento delle conversazioni de Le Voci dall'Aikido, dalle quali si percepisce anche la cura con cui i partecipanti interagiscono fra loro, cercano di "passarsi la palla" e creare un format che risulti positivo ed arricchente per chi lo segue (live o meno). Insomma, una di quelle attività che prova a lasciare un mondo un po' migliore rispetto a come lo ha trovato.

In questo ci ho visto parecchio Aikido vissuto anche senza sudare detto al keikogi, ma non per questo meno importante da far conoscere e praticare anche ad altri.

Augurando il meglio per il prosieguo del progetto de "Le Voci dall'Aikido", spero possano fiorire belle iniziative simili da parte di chi ha voglia di impegnarsi attivamente ed in modo competente nella nostra disciplina.

Secondo me ce n'è un gran bisogno!


Marco Rubatto


lunedì 2 maggio 2022

Mappe sulla nomenclatura tecnica dell'Aikido - parte 1

La prendo un po' alla lontana...

In passato mi chiedevo come trovare una classificazione che potesse onorare l'enorme vastità tecnica che caratterizza l'Aikido: me lo chiedevo innanzi tutto perché in Federazione c'era necessità di iniziare a parlare una "lingua comune", che andasse al di là di qualsiasi stile o Scuola di pratica.

E ciascuno è abituato a chiamare le cose a modo suo, quindi fra gli Aikidoka è sufficiente avere frequentato giri differenti per non riuscirsi a comprendere del tutto vicendevolmente.

Per questa ragione ho creato una classificazione trasversale, che affronti ogni tematica tecnica da molteplici punti di vista: inizio quest'oggi a descriverla qui, sperando che essa possa essere di qualche utilità al più ampio numero di praticanti possibili.

Innanzi tutto, classifichiamo l'Aikido in 3 macro-rami, così come faceva O' Sensei stesso, che descrivono le aree più importanti nelle quali è possibile operare:

- [体術] Taijutsu, insieme delle tecniche che si eseguono essendo disarmati;

- [合気剣] Aiki ken, insieme delle tecniche della spada dell'Aiki;

- [合気杖] Aiki jo, insieme delle tecniche del bastone dell'Aiki;

In questa prima classificazione dobbiamo sottolineare come appartengano alla prima categoria anche TUTTE quelle pratiche di disarmo che avvengono quando si affronta un attaccante armato di spada, di bastone o di pugnale; appartengono invece alla seconda ed alla terza categoria SOLO quelle forme tecniche che vedono i praticanti armati entrambi con la spada o con il bastone maturate in ambito Aiki.

Ci sono ancora oggi Scuole di Ken-jutsu (o Kendo) e di Jo-jutsu (o Jodo) che continuano ad essere importantissimi riferimenti marziali per il Budo giapponese, ma che non hanno assolutamente nulla a che fare con l'Aikido (es: il Katori Shinto Ryu, il Kashima Shinto Ryu, il Kashima Shin Ryu, etc...).

Invece, di contro, l'Aiki ken e l'Aiki jo sono categorie tecniche VASTISSIME, che sono quantitativamente paragonabili (se non anche superiori) al molto più conosciuto e comune Tai jutsu. C'è quindi solo da mettersi a studiare, senza alcuna scusa... ma esploreremo tutto in seguito con dovizia di particolari.

Esiste anche una specifica categoria di pratiche che sta un po' a cavallo fra le categorie che ho menzionato in precedenza, ovvero il Ken Tai Jo, nel quale un attaccante armato di bokken, ne affronta uno armato di jo. Queste pratiche entrano di diritto nella nostra classificazione tecnica, ma non sono - a logica - classificabili né sotto il solo l'Aiki ken, né sotto il solo Aiki jo.

Come iniziamo a costatare, non appena uno prova a tracciare una casistica chiara, cercando di far rientrare ogni cosa in uno schema preciso... inizia subito a vedere alcune eccezioni che confermano la regola!

Per quest'oggi mi propongo di iniziare ad esaminare insieme le 4 più importanti importanti sotto-categorie del taijutsu.


[A] - Possiamo operare varie suddivisioni, la prima può essere fatta in base alle POSIZIONI INIZIALI dei praticanti: abbiamo così 4 sotto categorie...

- [立ち技] tachi waza: tecniche eseguite con entrambi i praticanti in piedi;

- [半身半立ち技] hanmihandachi waza: tecniche eseguite con uke in piedi e tori in seiza;

- [座り技] suwari waza: tecniche eseguite con entrambi i praticanti in seiza;

- [後ろ技] ushiro waza: tecniche nelle quali uke attacca alle spalle di tori.


[B] - Una seconda suddivisione può essere operata in base alle DIREZIONI che utilizza tori durante l'azione...

- [表技] omote waza: tecniche nelle quali tori compie un'azione che si sviluppa dinnanzi a sé;

- [裏技] ura waza: tecniche nelle quali tori compie un'azione che si sviluppa dietro al proprio compagno.


[C] - Una terza suddivisione importante può essere operata in base alla TIPOLOGIA delle tecniche che studiamo:

- [固め技] katame waza: tecniche nelle quali l'attaccante viene immobilizzato, solitamente tramite una leva articolare;

- [投げ技] nage waza: tecniche nelle quali l'attaccante viene proiettato al suolo;

- [杖取り] jodori: tecniche di sottrazione del bastone all'attaccante;

- [太刀取り] tachidori: tecniche di sottrazione della spada all'attaccante;

- [短剣取り] tankendori: tecniche di sottrazione del pugnale all'attaccante;

Le prime due sotto categorie non sono così nette, poiché esistono tecniche cha hanno sia la possibilità di terminare con un controllo a terra, che con una proiezione (es. "kotegaeshi") o che possono facilmente essere trasformate da una categoria ad un'altra (es. "kainten nage" è un nage waza che può diventare un katame waza grazie ad alcune varianti, oppure "ikkyo" che è un katame waza, si può trasformare in una proiezione eseguendo "ikkyo nage").


[D] - Abbiamo infine una quarta ed ultima categoria, legata alle QUALITÀ delle azioni tecniche che vengono operate...

- [基本技] kihon waza: è l'insieme delle pratiche considerate di base e fondamentali a livello didattico;

- [変化技] henka waza: varianti tecniche rispetto alla loro esecuzione più basilare;

- [応用技] oyo waza: applicazioni tecniche nelle quali il comportamento di uke richiede un adattamento dell'azione rispetto a quanto la tecnica di base prevederebbe;

- [返し技] kaeshi waza: contro-tecniche che nascono da una iniziativa di uke che non risulta completamente neutralizzato dall'azione di tori;

- [連絡技] renraku waza: concatenazioni tecniche nelle quali ciascuna sequenza viene predisposta per non terminare in modo basilare, ma per connettersi in una nuova sequenza di ulteriori movimenti;

- [自由技] jiyu waza: espressioni tecniche libere di tori.


Rispetto a queste suddivisioni precedenti, possiamo notare come una tecnica possa appartenere contemporaneamente a molteplici categorie; facciamo un esempio...

"Uke ci attacca con il bokken, noi lo disarmiamo eseguendo un sankyo ura"

Questo scambio rientra nei seguenti Aiki-tag:

[A] - [tachi waza] perché entrambi i praticanti partono nella loro azione in piedi; 

[B] - [ura waza] perché sankyo è effettuato appunto nella forma "ura";

[C] - [katame waza] perché sankyo prevede un'immobilizzazione al suolo tramite una leva articolare;

[C] - [tachidori] perché viene sottratta l'arma ad uke;

[D] - [kihon waza] perché sankyo è una tecnica di base, se dovesse essere eseguita tramite una forma meno didattica e più avanzata allora si tratterebbe di un [henka waza];


Le suddivisioni NON finiscono qui, ma preferisco affrontare il tema in modo graduale, così che sia più semplice e comprensibile per tutti.

Mi limito a sottolineare come ogni Scuola ed ogni didattica NON possano esimersi dal contattare ciascuno degli ambiti che ho menzionato e che quindi nell'apprendere i nomi di 20 categorie tecniche, possiamo incominciare a dare una descrizione UNICA alla nostra disciplina.

Ci sarà che fa una distinzione meno netta fra omote ed ura, chi punta più sul kihon che sul renraku waza... ma questi diventano dettagli locali di interesse relativamente scarso: ciascuno pratichi Aikido come desidera, tenendo presente che nell'Aiki-mondo esistono TUTTE le categorie che ho menzionato e che quindi sarebbe piuttosto limitante per se stessi se non si avessero esempi chiari di ciascuna di queste parti che formano il tutto.

Il mio lavoro non è quello di catechizzare nessuno: l'intelligenza delle persone sia il lume che guida nei campi che ciascuno ha più bisogno di approfondire per avere una percezione più completa possibile dell'affascinante disciplina che amiamo praticare!


Marco Rubatto





lunedì 25 aprile 2022

Aikido e la "festa" della liberazione

Oggi si festeggia l'anniversario della liberazione d'Italia, noto anche come "Festa della Liberazione", ovvero una festa nazionale della Repubblica Italiana, che si celebra ogni 25 aprile per commemorare la liberazione dell'Italia dal nazifascismo, la fine dell'occupazione nazista, e la definitiva caduta del regime fascista.

È un giorno fondamentale per la storia d'Italia. Simbolo della Resistenza, cioè della lotta condotta dai partigiani... insomma, la storia forse la conosciamo già un pochino tutti, vero?

Ma da cosa ci siamo liberati?

Ci siamo liberati davvero da qualcosa?

E, soprattutto, cosa centra tutto ciò con l'Aikido?

Centra, centra...

Come dicevo, la storia la conosciamo giù un pochino tutti, ma questo non significa che l'abbiamo compresa a fondo.

Essa ha il brutto difetto di essere storicistica, ovvero che dipende da chi scrive i libri e da quando questa scrittura avviene... per esempio dubito che sui banchi di scuola in Germania si studi il significato del 25 aprile, esattamente con gli stessi attribuiti con i quali lo descriviamo noi qui: "La Liberazione dell'Italia da quello che i nostri avi facevano loro"...

Ma ancora di più: l'Italia uscì sconfitta dalla Seconda Guerra Mondiale, in quanto si alleò con la Germania tramite il Patto d’Acciaio (l'alleanza stretta tra Regno d’Italia e Germania nazista il 22 maggio del 1939 a Berlino), accordo decennale, che stabiliva un’alleanza politico-militare tra i due stati.

In qualche modo l'Italia "se l'andò a cercare", cercando di saltare sul carrozzone dei vincenti, che purtroppo per noi non si rivelarono poi così vincenti... ma di ciò siamo solitamente propensi ad incolpare chi al tempo guidava la nostra nazione, ovvero Mussolini... glissando sul fatto che il resto del popolo glielo permise.

In quel tempo bisogna pure ricordare che essere partigiani non era esattamente uno status consigliato dall'esecutivo in carica, ANZI!

Però oggi festeggiamo gli eroi che si opposero al nazifascismo e ci "liberarono", insieme alla truppe americane. Wonderful!

Ma allora i partigiani erano da fucilare o da insignire di una medaglia al valore?

Gli americani sono stati veramente "salvatori" della nostra patria?

DIPENDE dalla prospettiva con la quale esaminiamo le vicende del passato: mentre la maggioranza è assolutamente convinta dell'utilità dell'operato partigiano - per esempio -, c'è chi ancora si ostina a parlare degli orrori che questi avrebbero commesso in nome della "liberazione" di cui sopra.

C'è ora chi afferma che il prezzo di essere "salvati" dagli americani sia poi divenuto l'essere una loro "colonia" indiretta, che deve stare agli guinzaglio degli interessi degli States, ad esempio.

Sono convinto che ci sono vicende più attuali che risuonano esattamente nello stesso modo. Vi faccio un paio di esempi pratici.

Durante la pandemia, è indubbio che i più esposti "in trincea" sono stati i medici ed infermieri che hanno lavorato H24 per salvare più vite possibile, senza avere alcun presidio di sicurezza, in ospedali spesso devastati ai tagli sulla sanità fatti negli ultimi 15 anni.

E-R-O-I! Chi oserebbe dire il contrario, in TV ci hanno parlato abbondantemente del loro indiscusso valore e spirito di abnegazione!

Poi lentamente ci siamo "abituati" all'ultra-mazzo che questa gente ha continuato a farsi H24 per far funzionare al meglio un Servizio Sanitario che continua (e continuerà sempre più) ad essere inadeguato, sufficiente ed inefficace, ma non c'era più alcuna esigenza di fare emergere l'eroicità patriottica con i quali questi professionisti ci servivano... anche perché era giunto nel frattempo un nuovo EROE, il vaccino!

Ed in effetti ora che ci siamo vaccinati quasi tutti le cose pare vadano meglio (non ci interessa ora valutare se ciò è accaduto sul serio grazie a questo preparato oppure no), ma ad un certo punto, alcuni eroi hanno smesso di essere tali poiché si sono rifiutati di farsi vaccinare.

Questo è un tema molto sensibile e dibattuto, nel quale non voglio entrare: mi limito a sottolineare come da eroe sia possibile trasformarsi in un boia assassino irresponsabile untore delle vite altrui in 10 secondi.

Ma erano EROI tutti o no?

Di nuovo, DIPENDE dalla prospettiva con la quale esaminiamo le vicende.

Un paio di mesi a questa parte poi (24/02-25/04) va di moda un nuovo tipo di eroe, ben più moderno dei partigiani o del personale sanitario nazionale: si chiama "ucraino", oppure "Zelensky"... al quale schierarsi al fianco contro l'invasione del malvagio e perfido Putin il cosacco.

"Oh, ragazzi... questi sono stati INVASI, sveglia! Bisogna aiutarli, mica vogliamo schierarci dalla parte del "cattivo"?!

ECCO, non lo volevamo manco quando l'Italia si è alleata con la Germania filonazzista, e nemmeno quando siamo andati a farci curare da uno stupido sanitario no-vax terrapiattista. Solo che lo abbiamo FATTO, principalmente per 2 ragioni:

- perché in quel momento credevamo fosse la scelta migliore, indipendentemente da come ciò apparisse con il senno di poi;

- perché i "buoni" ed i "cattivi" semplicemente non esistono in modo assoluto, esistono situazioni più complicate da comprendere, gestire, supportare o non incoraggiare.

La storia è appunto "storicistica"!

E veniamo all'Aikido, la disciplina che abbiamo scelto NON è immune dalla storicisticità della storia, e se non stiamo più che attenti... rischiamo di combattere battaglie differenti in base a chi ha scritto il libro della storia che crediamo di vivere.

Solo che l'Aikido serve ad ALTRO, ovvero a combattere la NOSTRA battaglia con noi stessi, nel libro che scriviamo noi, e dei quali siamo anche i protagonisti.

In questo libro gli EROI siamo NOI ed i perfidi CATTIVI anche... E chi vorreste perciò che vincesse?!

Se vinciamo, vinciamo NOI... se perdiamo, perdiamo NOI, su questo non c'è alcun dubbio, e non c'è alcun modo di gettare la responsabilità di ciò che accade su eventuali terzi.

É piuttosto comodo avere la possibilità di materializzare "un cattivo" dal quale prendere le distanze: un tempo i fascisti o i partigiani, poi i vaccini o i no-vax, ora Putin o Zelensky: ecco questo in Aikido non dovrebbe essere possibile... ma chi fa di tutto per replicare la dinamica anche qui.

Si identifica un cattivo: il nostro lavoro che non ci permette di allenarci quando o come desideriamo, il nostro maestro che non ci capisce, i responsabili della palestra che non ci trattano bene, uno stile di pratica piuttosto che un altro... ed il gioco è fatto!

NOI, povere vittime di questa guerra involuta stiamo ad aspettare il "giorno della liberazione", ovvero quando qualcuno ci verrà finalmente a togliere da questa situazione di sofferenza e frustrazione!

Aspettiamo un partigiano, un americano, un vaccino o Zelensky... ma NON arriverà proprio nessuno!

Anche perché NON c'è proprio nessuno che debba o possa salvarci da noi stessi e la pratica sul tatami ne è lo specchio più disarmante e fedele.

Quello che facciamo per noi è fatto, quello che non facciamo... resta da fare.

Certo, le situazioni cambiano, alcune sembrando più favorevoli, altre più ostiche: ma al centro restiamo NOI, con le guerre che ci portiamo DIETRO perché ce le portiamo DENTRO.

Abbiamo già parlato ampiamente di quanto sia pericoloso il binomio "vittima/carnefice" e di quanto sia ulteriormente più perfido e manipolatorio il trinomio "vittima/carnefice/salvatore", vero?

Allora perché continuiamo a ripetere nel macro, così come nel micro, le stesse dinamiche fallimentari?

VITTIME        CARNEFICI            SALVATORI

italiani           fascisti/nazisti      partigiani/americani     (2º Guerra Mondiale)

il mondo            il virus             personale sanitario       (pandemia, Atto I)

il mondo          no-vax/virus               vaccino                (pandemia, Atto II)

ucraini                 russi                  Europa e USA          (giorni odierni)


Non ci vedete davvero nulla di analogo e reiterato?

Vogliamo anche scrivere la stessa tabellina con l'Aikido?

VITTIME                  CARNEFICI                        SALVATORI

    noi           la sfiga, la salute, il tempo    il maestro, la federazione, i kami


O vogliamo imparare ad usare l'Aikido per scriverla in modo più veritiero ed autentico?

VITTIME                  CARNEFICI                        SALVATORI

    NOI                             NOI                                    NOI

Bene, perché quando si inizia a comprendere personalmente quando ciascuno di noi sia determinante per il proprio destino, si SMETTE di attendere, celebrare, festeggiare un "salvatore"... ci si tira su le maniche e si fa il possibile per riprendere il controllo del timone della propria nave.

Lo si fa perché se ne hanno le tasche piene delle dipendenze conseguenti al farsi prendere in braccio da qualcuno che dice di portarci al sicuro, salvo poi chiederci un "piccolo contributo spese" per il prezioso servizio offerto!

Se la miglioria della nostra situazione (umana, nazionale, aikidoistica... poco importa in questo contesto) dipende dai risultati del NOSTRO impegno, allora siamo entrati nel mondo adulti, ma fino a quando avremo dei grazie da dire a terzi, ci saremmo svalutati ed incatenati a sudditanze di qualche genere.

E l'Aikido serve a creare emancipazione, non sudditanza... di alcun tipo!

Quindi, OGGI, molto poco patriotticamente, mi avvio a fregarmene altamente della "festa" che dovrei celebrare in quanto italiano, che mi sembra sempre più la pantomima di qualcosa di molto preoccupante, ovvero il tentativo di reiterare la memoria di ciò che ci ha storicamente incatenato a qualcosa o a qualcuno, e che continua purtroppo a farlo... perché la cessione delle proprie responsabilità (sia a livello personale, che collettivo) sappiamo quanto sia permalosa, ma anche quanto risulti comoda.

E mi ricordo che "il collettivo" altro non è se non la somma di tanti "individui", e che quindi solo dal cambiamento di ciascuno di essi può riverberarsi qualcosa a livello sociale,

Vado quindi sul tatami a lavorare, con chi desidera liberamente trascorrere il suo tempo con me: ma anche oggi che è "festa"?

SI, perché ciò che è essenziale (come mangiare o dormire) accade durante i giorni di festa, quindi oggi non fa eccezione e per me la pratica è ESSENZIALE.

Ed in ultimo luogo, ma non per importanza, perché posso festeggiare SOLO per ciò che sono capace di realizzare con me stesso in me stesso... il resto diventa solo un fastidioso rumore di fondo, che mi distrae dal farlo.

La libertà non è qualcosa che qualcuno mi può donare, ma una componente fondamentale dell'essere: ciascuno di noi è LIBERO perché questa è una delle caratteristiche più importanti della nostra natura, se ci teniamo che lo sia, naturalmente.

Ah, ecco che cos'è la libertà: ora mi sento LIBERO, ma questa festa per me è ogni giorno dell'anno.


Marco Rubatto





lunedì 18 aprile 2022

Aikido a Pasquetta: tutti sui prati a fare i suburi!

Nulla di nuovo su Aikime per oggi, perché è Pasquetta, tradizionale momento per una gita fuori porta con gli amici!

Già, e noi in quanto Aikidoka ci teniamo molto alle tradizioni, vero?


Nulla ci vieta però di trasformare una tranquilla scampagnata in un keiko all'aperto...


Vi lasciamo quindi quest'oggi con vecchissimi filmati, che testimoniano quando organizzavamo regolarmente allenamenti al mare o nei parchi cittadini.

Buona visione e buona Pasquetta!



lunedì 11 aprile 2022

Aikido e la misura della propria crescita

Vi introduco quest'oggi un argomento che reputo importante almeno quanto delicato, ovvero la capacità che ha ciascun praticante di Aikido (o di qualsiasi altra disciplina, in realtà!) di valutare se questa attività risulta salutare o meno da proseguire.

Già, perché tutti sono concordi sul fatto che praticare sia bello, sia sano, sia importante... ma pochi sono quelli che sanno motivarne i perché, e - soprattutto - costatare se calcare il tatami sia un'attività che ci fa bene oppure no.

Sono più dell'idea che l'Aikido non faccia infatti né male, né bene... ma funga come una sorta di AMPLIFICATORE; ma amplificatore di cosa?!

Di tutto ciò che siamo, con i nostri pregi ed i nostri difetti congeniti, della nostra capacità intrinseca di evolvere e di trasformarci durante la vita, grazie alle esperienze che facciamo... così come di rimanere esattamente come siamo in quegli ambiti nei quali non abbiamo voglia o coraggio di evolvere.

Una di queste esperienze è appunto l'Aikido, ma non incontro solo persone in cerca di un "equilibrio" e che grazie a questa disciplina lo trovano... vedo anche e soprattutto un botto di persone che pur praticando rimangono bene o male ciò che erano prima di iniziare a farlo. Quando addirittura non peggiorano.

Se erano patologiche, quindi, continuano ad esserlo, con l'aggravante di essere convinti invece di percorrere una Via che serve a diventare più in forma, più saggi, più armonici, più congruenti con se stessi e con il prossimo. Inutile sottolineare che queste persone mentono a se stesse, con la pesante responsabilità di utilizzare l'Aikido per continuare a farlo. Sarebbe più sano che smettessero, se non con il prendersi in giro da soli, almeno con l'insozzare i tatami di chi invece li utilizza per evolvere!

É quindi necessario introdurre un nuovo parametro che possa indicare se siamo sulla via che abbiamo scelto, o semplicemente se ci siamo auto-convinti di esserlo, perché la differenza non è così poca...

Credo fermamente che questo parametro sia "il CAMBIAMENTO" stesso.

Cosa intendo?

Che potremmo definire l'Aikido come l'arte di cambiare in continuazione e di farlo in modo consapevole e strutturato... ma soprattutto CONTINUO.

Qualsiasi neofita non si sognerebbe mai di intraprendere un percorso incapace di offrigli qualcosa di nuovo rispetto a quanto già non possegga o non abbia sperimentato: altrimenti cosa lo spingerebbe ad intraprendere una nuova disciplina?

Lasciamo perdere se sia la salute, la relazionalità, la marzialità, la tradizione orientale, la tecnica, l'eleganza ad invogliarlo a mettere piede per la prima volta su un tatami: è banale ammettere che se il neofita non pensasse di poter approfondire qualcosa che attualmente non sente così suo, non inizierebbe nemmeno.

Quindi il neofita, per definizione di se stesso, è disposto a CAMBIARE.

E una persona all'inizio cambia parecchio: impara a cadere, impara i nomi giapponesi delle tecniche, impara le regole del Dojo, impara a non utilizzare troppo la forza fisica, impara qualche concetto filosofico inerente alla disciplina ed alla sua tradizione... detto in altre parole CAMBIA notevolmente rispetto a quando è arrivato.

Ma poi questo cambiamento tende a diminuire con il tempo, e pare che più uno si focalizzi con l'Aikido, e divenga un cosiddetto "esperto", più questa capacità di CAMBIARE SOSTANZIALMENTE venga meno.

Si... rifiniamo le tecniche, acquistiamo forse ulteriore eleganza, precisione ed efficienza nel movimento... ma si vede già svampare il cambiamento sostanziale che è avvenuto nel nostro primo periodo di pratica. Si frequentano sempre gli stessi giri, gli stessi Maestri, si fanno bene o male sempre gli stessi discorsi con i compagni... fino a quando molta della propria attenzione viene posta a supporto del cambiamento altrui, ovvero dei neofiti che nel frattempo varcano il Dojo per la loro prima volta.

Noi a questo punto siamo senpai "esperti" e quindi dobbiamo metterci al servizio dei kohai, come prevede la tradizione... ma - di nuovo - lo facciamo per imparare a cambiare nuovamente ed ulteriormente o per consentirci un comodo riparo dove poter smettere di farlo?

Dovremmo scoprirlo analizzando parallelamente alcuni ambiti molti differenti fra loro, ne elenco alcuni:

1 - la tecnica (1→10);

2 - la filosofia e la capacità di portare questa filosofia nella vita di tutti i giorni(1→10);

3 - il nostro rapporto personale con l'Aikido in generale (1→10);

4 - il nostro rapporto personale con lo specifico TIPO di Aikido che abbiamo scelto di praticare (1→10);

5 - il nostro rapporto personale con la didattica utilizzata per apprendere la disciplina (1→10);

6 - il nostro Maestro ed i compagni di pratica (1→10);

7 - il rapporto con il proprio corpo (1→10);

8 - il rapporto fra la propria mente ed il proprio corpo (1→10);

9 - il rapporto con la spiritualità (1→10);

10 - la capacità di rapporto con gli altri in condizioni conflittuali (1→10);

Immaginate che ciascuno di queste voci sia un "indicatore", al quale possiamo attribuire un valore numerico da 1 a 10 o un aggettivo qualificativo (buono, scarso, discreto, etc). Ci sono molti altri parametri che potremmo utilizzare, questi infatti sono solo i primi dieci che mi sono venuti in mente.

Immaginate ora di poter fare una fotografia sulla situazione attuale che state vivendo, caratterizzando ogni voce con un voto o un'aggettivo: notereste dei cambiamenti da qualche parte se ripeteste questa operazione fra una settimana?

E fra un mese?

E fra 6 mesi?

E fra un anno?

Un neofita cambia di botto molti di questi parametri forse nel giro di una manciata di giorni, ma ci sono cosiddetti "esperti" che solo nel corso di decenni sarebbero in grado di rilevare variazioni minime.

E attenzione: per variazione NON mi riferisco ad "incremento" o per forza ad un miglioramento... una variazione è un CAMBIAMENTO, quindi una situazione può anche peggiorare, basta che si modifichi rispetto al passato.

Ad esempio, io ho avuto il mio momento talebano della tecnica: facevo solo quella, come se non ci fosse un domani, ed ho fatto così per anni... perché mi piaceva un botto, PUNTO.

Mi ero scelto una scuola bella tecnica (l'Iwama Ryu) ed un Maestro che mi raccontasse quanto fosse fondamentale la tecnica, quanto Morihiro Saito Sensei avesse rinunciato con umiltà a qualsiasi forma di personalismo pur di farci giungere intatta la tecnica del Fondatore, come fosse indispensabile seguire la via tecnica di O' Sensei se si volesse giungere ai suoi livelli di maestria, etc.

Per il parametro 1) diciamo che desideravo rapidamente passare da 1 a 10, se fosse stato possibile!
Del 2) non mi fregava praticamente nulla.
Il 3), il 4) ed il 5) erano funzione di quando mi consentissero di migliorare nell'1)
Il 6) era quello che era, perché non avevo fatto nulla per sceglierlo e mi sono adattato a cosa al tempo trovai
Il 7), a pensarci bene, era agli albori... ma era problematico, ragione per la quale mi ero forse scelto una disciplina fisica.
L'8) non sapevo nemmeno che esistesse.
Il 9) era già molto presente, poiché mi sono interessato di spiritualità occidentale ed orientale sin da quando ero veramente giovane.
Il 10) di nuovo non sapevo nemmeno potesse essere qualcosa da considerare.

Dopo la prima decina di anni di pratica piuttosto appassionata mi accorgevo di non essere divenuto per nulla abile nel parametro 1), almeno NON quanto avrei desiderato, ed ho iniziato a rilevare - in un certo senso - il limite di dedicarmi sono a quello come unico fine.

Nel frattempo il 2), il 3), il 4), il 4), il 6), il 7) erano nati e si stavano lentamente incrementando, pur con i naturali alti e bassi.

Ad un certo punto però l'1) mi divenne quasi indigesto, contro ogni aspettativa avessi avuto da neofita: e chi se lo sarebbe mai atteso, dopo avere puntato tanto in quell'unica direzione?!

Ho iniziato mettere in dubbio molte delle certezze che prima consideravo granitiche:

- Ma è vero che bisogna fare la stessa strada che ha percorso un'altra persona, per divenire abili come lo era questa?

- É vero che è possibile tramandare fedelmente una tecnica, una qualsiasi cosa, senza contaminarla (anche involontariamente) della propria interpretazione della stessa?

- É vero che "noi" che facciamo così siamo "migliori" di chi non lo fa?

Tutte questi pensieri facevano crollare a terra metodologie e risultati che ci avevo messo una vita a costruire e che ho difeso a spada tratta per anni. Non è stato divertente per niente... però è altrettanto vero che stavo nuovamente CAMBIANDO.

Questa cosa mi è poi accaduta altre svariate volte in diversi altri ambiti: modificare (se non addirittura capovolgere) alcuni valori che prima avrei considerato fondanti e imprescindibili.

Da essere religioso ad essere ateo, da tentare di fare il salutista a strafogarmi di tutto con il cibo; dal voler essere simpatico e gioviale in compagnia a divenire una sorta di lupo solitario, infastidito dalla solo presenza di altre persone nelle vicinanze.

Molti di questi aspetti hanno ovviamente avuto un impatto diretto anche sull'Aikido, specie quando ho deciso di dedicarmici h24.

Ma fra le poche cose costanti che credo siano avvenute in questi ultimi 30 anni, c'è stato proprio il CAMBIAMENTO: talvolta andando a rafforzare delle aree deboli, altre volte andando a depotenziare alcuni aspetti in passato molto più strutturati.

Ora per esempio mi trovo in un momento nel quale il parametro 1) è nuovamente molto importante per me, contrariamente ad esempio a 10 anni fa... ma altri parametri dei quali ignoravo l'esistenza sono nati e si stanno sviluppando, richiedendomi di non essere quasi mai del tutto la stessa persona della settimana o del mese precedente (con tutto il caos che ciò comporta per chi mi frequenta con una certa costanza!).

Ed anche l'1) è nuovamente importante, ma in modo molto DIVERSO rispetto al passato: un tempo era importante per me sapere fare determinate cose, ora invece diventa importante riuscire a dare determinate sensazioni a me stesso ed agli altri MENTRE faccio determinate cose. La base è sempre "fare le cose", ovvio... ma ora esse sono molto più un mezzo, che un fine come lo erano un tempo.

Quindi è sempre il parametro 1), ma è proprio di natura diversa da 30 anni fa, se voglio essere sincero: forse sembra uguale solo dall'esterno.

Vi ho raccontato di me non perché credo che il vostro eventuale CAMBIAMENTO debba assomigliare al mio, ci mancherebbe... ma perché il mio è l'unico del quale possa argomentare con una certa competenza.

Ora la domanda quindi è: voi state continuando a CAMBIARE attraverso la pratica dell'Aikido?

E se si, quali parametri avete per accorgervi di ciò?

Vedete - di tanto in tanto - modificarsi qualcosa di sostanziale, ovvero uno di quegli ambiti nei quali avreste giurato sulla vostra Aiki-mamma che non sarebbe mai cambiato nulla?

Mi auguro di si, perché altrimenti credo vi stiate prendendo in giro continuando a praticare, voglio essere piuttosto sincero e diretto. E non si tratta solo di migliorare, lo ripeto: è questione di smettere di essere ciò che si era, per divenire qualcuno o qualcos'altro.

Esaminate l'Aikido ed il vostro rapporto con esso: le cose cambiano ancora in fretta come quando eravate neofiti o avete bisogno di molto tempo per scorgere un qualche segno di modifica del vostro status quo?

Da quanto tempo non provate tecniche nuove, didattiche nuove, compagni nuovi, Maestri nuovi... così come avete fatto da neofiti, quanto era tutto ad essere nuovo?

Quand'è stata l'ultima volta che avete messo in discussione ciò che credevate NON poter essere messo in discussione?

Quando sarà la prossima volta che metterete in discussione ciò che ora credete graniticamente autentico?

Da quanto tempo non osate più realizzare che le cose "non vanno" come credevate, esattamente come pensa un neofita di tutto ciò che fa e gli accade?

Da quanto tempo non abbandonate la vostra comfort-zone, esattamente come fa un neofita in ogni nuova lezione?

Praticate per cambiarvi o per ribadirvi?

Mi piacerebbe non solo contribuire a massimizzare il mio e l'altrui tempo sul tatami... ma aiutare anche tutti gli atteggiamenti cariatidi degli Aikidoka "esperti" a cedere il passo a chi ha ancora voglia di fare una qualche forma di differenza con se stesso.

Gli altri, infatti, risultano esperti solo nel prendersi in giro: la derivata di un Aikidoka non dovrebbe mai essere nulla... altrimenti si tratta di un praticante piuttosto alla deriva!


Marco Rubatto