lunedì 10 maggio 2021

Pietro Anselmo: un saluto ad un amico

Correva l'anno 2002.. il 18 maggio per essere precisi.

Mi informarono di una iniziativa sportiva a supporto dei giovani portatori di handicap, a favore dei quali sarebbe stata organizzata un pomeriggio conoscitivo sulle arti marziali nei locali della Circoscrizione 5, a Torino.

Ci andai solo, nessuno del mio gruppo era disponibile per quella giornata... c'erano altri Insegnanti e praticanti di Aikido, che non conoscevo... e quando è stata l'ora di organizzare una piccola dimostrazione ci trovammo io ed un signore di mezza età, anche lui Insegnante di Aikido, ed anche lui giunto a quell'approntamento da solo.

Spontaneamente ci accordammo di fare insieme l'enbukai e di farci da uke a vicenda, nonostante non ci fossimo mai visti prima, per aiutarci a mostrare la disciplina che amiamo: fu così che conobbi il Maestro Pietro Anselmo.

Negli anni che seguirono ci siamo sentiti molto spesso e visti un po' meno di quanto ci siamo sentiti, ma sempre su un tatami per praticare insieme, spesso con i rispettivi gruppi al seguito.

Il Maestro Pietro Anselmo abitava a Venaria Reale, ma aveva la sua Scuola di Aikido - il Dojo Ryu Shin - a Savonera, in provincia di Torino. Talvolta partecipava con coinvolgimento alle iniziative che via via organizzavo, oppure veniva semplicemente a praticare da noi, quando era libero, quando non si occupava dei suoi nipotini e non era occupato con le sua attività Aikidoistiche...

Pietro era un entusiasta di natura, uno che non aveva paura di mettersi a ruzzolare sul tatami ed andare a lezione tenute da altri.

Lui aveva un talento naturale per lavorare con i bambini, una pazienza incrollabile ed un modo simpatico di coinvolgere i più giovani nella pratica.

È venuto a trovarmi a San Mauro Torinese quando insegnavo li, così come a Volpiano... e numerose volte lo ha fatto nel nostro Dojo, sin dal 2016.

Con Pietro c'era un rapporto molto speciale: io e lui proveniamo da percorsi Aikidoistici molto differenti, ma ciò non è stato mai motivo di frizione alcuna, anzi...

Forse questo ci ha aiutato a discutere di principi della disciplina e non solo di tecniche, constatando mutuamente che le grandi prospettive, così come i piccoli problemi da affrontare erano i medesimi.

Due Insegnanti parlano di problemi di gestione dei propri gruppi, di necessità di non tirare i remi in barca e continuare a mettersi in discussione... di queste cose qui insomma.

Anche alcuni miei allievi si erano legati particolarmente al Maestro Pietro: lui era siciliano ed aveva numerosi amici Aikidoka a Palermo, ove si recava spesso sia per vacanza, che per praticare Aikido.

La sorte ha voluto che anche io sia andato ogni anno in Sicilia per fare uno Stage Regionale federale e, l'ultima volta, a giugno del 2019; Pietro in quell'occasione anch'egli a Palermo, mi è venuto a trovare con i suoi ragazzi... ed al sabato pomeriggio abbiamo praticato tutti insieme sullo stesso tatami.

Ancora una volta, la diversità stilistica e di affiliazione non ha impedito alle persone che lo desideravano di celebrare i principi della disciplina che ciascuno ha nel cuore.

Ultimamente, diciamo nell'ultimo semestre, Pietro mi aveva contattato perché era interessato a comprendere meglio la realtà federale, che non conosceva.

Lui è a Aikidoisticamente nato cresciuto nell'ADO UISP, poi divenuta Aiada: mi parlava di alcune dinamiche che non lo entusiasmavano all'interno del suo gruppo, ma - anche in questo caso - lo contraddistingueva una certa saggezza ed etica, poiché non lo faceva svalutando nessuno. Una dote rara, che mi auguro di non essere stato il solo a notare.

Spesso accade ai vari gruppi che si occupano di Aikido di avere forme di conflittualità al proprio interno, al momento non ne ho mai trovato uno nel quale queste dinamiche non siano presenti: Pietro però stava attento ad onorare "la sua casa" anche mentre si informava di cosa accadeva nella mia. Ricordo che, sciorinate le problematiche, gli dissi: "Non credere che da me sia tanto diverso... più o meno tutto il mondo è paese, in queste cose!"

In ogni caso, con questa scusa ci siamo fatti un tot di colazioni in alcuni bar pasticceria niente male... ed eravamo d'accordo di fare a turno, una volta vicino al mio Dojo, una a Venaria da lui.

Facevamo quindi a gara per chi riusciva a far avere all'altro i cornetti migliori: in questo però Pietro mi ha stracciato, poiché non si può portare un siciliano a prendere un croissant alla ricotta e credere di poter fare colpo su di lui.

Io purtroppo ho commesso questo madornale errore... lui mi ha detto: "Buona, ma si sente che è ricotta industriale".

Ti voglio bene Pietro ed ancora non riesco a credere che il Covid ti abbia portato via da noi così velocemente.

Ci eravamo sentiti all'inizio di aprile, mi avevi parlato della scomparsa della tua mamma avvenuta alla fine del mese precedente.

Eri ovviamente abbattuto, ma pure sereno... stavamo per riprogrammare un'altra colazione: questa volta sarebbe toccato a me e già stavo cercando di escogitare un modo per riscattarmi del croissant con la ricotta industriale...

Ma sai, talvolta dici a qualcuno "Dai, ci sentiamo presto e combiniamo di incontrarci"... però poi né lo vedi, né lo stenti più. Come è capitato a me con te. E le persone come te mancano un sacco a chi resta qui, lo sai vero?

Che la terra ti sia lieve, amico mio... e buona pratica fra gli angeli, li si cade sul morbido.


Marco Rubatto


lunedì 3 maggio 2021

Le basi dell'Aiki ken

Analogamente a quanto abbiamo studiato insieme nel mesi scorsi con il jo, quest'oggi ci occupiamo di esplorare e dettagliare insieme le basi dell'Aiki ken.

Il viaggio sarà più breve, poiché - a livello numerico - gli esercizi di base da fare da soli con il bokken sono meno dei rispettivi con il jo (7 a 20), tuttavia questi movimenti essenziali risultano veramente importanti per qualsiasi praticante, in quanto impattano drasticamente sulle posture dell'Aikido in generale, e su quelle del tai jutsu in particolare.

Come per il jo, anche il bokken ha una serie di movimenti di base - detti suburi - che sono  "Kaiso jikiden Saito Morihiro Shihan", ovvero direttamente trasmessa dal Fondatore a Morihiro Saito Shihan... ergo, sono gli stessi movimenti che ha praticato ed affinato Morihei Ueshiba ad Iwama, dal 1943 in poi.

Nella codifica (questa operata da Saito Sensei) sono stati sistematizzati 7 esercizi di base, che ora vediamo nel dettaglio uno ad uno con altrettanti video tutorial girati appositamente.


ICHI NO SUBURI


Primo esercizio di base, nel quale si impara a sferrare un fendente frontale (shomenuchi) a partire dalla guardia ad altezza media (chiudan ken no kamae seigan no kamae). Un singolo fendente che utilizza però delle dinamiche molto particolari, ovvero viene portato integrando i movimenti dell'intero corpo - che si muove tutto - e tramite una respirazione che si apprende come sposare al meglio al movimento eseguito.

Va detto già qui, così da non ripeterlo anche in seguito, che l'Aiki ken è caratterizzato da colpi sia mirati al taglio, che alla percussione... ma i suburi di base si rifanno più a quest'ultima esigenza, come abbiamo rimandato anche in ciascun tutorial.

Lo specifichiamo poiché coloro che sono abituati a contestualizzare l'utilizzo della spada con il SOLO fine di taglio, potrebbero rimanere spiazzati da determinate attitudini, che invece in questo caso sono consapevolmente utilizzate e massimizzate nel loro effetto.


NI NO SUBURI


Secondo esercizio di base, consistente sempre in un unico fendente frontale, ma questa volta a partire dalla guardia alta di spada (jodan ken no kamae): questo esercizio insegna (oltre ad integrare il movimento del corpo, unito ad una buona respirazione) a pesare velocemente dalla posizione di hanmi a quella di hitoemi, ovvero da una postura triangolare frontale (sankaku tai) ad una triangolare più defilata (ura sankaku tai).


SAN NO SUBURI


Terzo esercizio, terzo fendente frontale singolo, questa volta a partire dalla guardia di spada bassa (gedan ken no kamae o waki kamae). In questo caso però c'è molto ancora da aggiungere...

A livello tecnico, questo suburi non fa che completare le varietà di posture dei due esercizi precedenti (guardia media, guardia alta... ed ora guardia bassa), insegnando come nascondere la propria arma dietro al corpo di chi la brandisce.

Ma questo esercizio ha anche una lettura molto più profonda e sottile.

Il Fondatore era uno studioso ed una persona interessata alla propria interiorità ed alla spiritualità: egli utilizzò il 3º suburi come esercizio psico-spirituale, ovvero come possibilità sia di riconnettersi alla sua natura più profonda, sia con l'immanenza divina che egli percepiva permeare tutta la realtà.

La chiave di questa lettura alternativa si evince da una respirazione particolare, nella quale si alternano 2 mezze inspirazioni, ad un momento di apnea... ad una espirazione veloce, potente e vigorosa.

In più nel passaggio intermedio, è stato inserito una specie di tsuki verso il cielo, che costringe il praticante ad alzare il proprio baricentro... cosa che non ha nulla di marziale, ovviamente.

La lettura di O' Sensei di questa pratica era:

1 - momento di introversione nel quale si raggiunge il jodan no kamae (1/2 inspirazione);

2 - movimento verso l'alto della hara e colpo di punta al cielo ("ten tsuki") come a bucarlo per poter attingere a tutta l'energia in esso contenuta (1/2 inspirazione);

3 - movimento di raggiungimento del waki kamae, nel quale si porta l'energia dell'universo dentro la propria hara (apnea);

4 - movimento di estroversione, che termina con il fendente frontale, nel quale si immagina di scagliare tutta l'energia dell'universo, insieme alla propria, verso l'avversario... ovvero atto grazie al quale la si manifesta nel mondo (espirazione).

L'insegnamento verbale (kuden) di O' Sensei associato a questa pratica era:

"Ken ga ten wo sasu uchu kara ki ga ken no naka ni hairimasu ato de hikari de terasu"

che significa... "il ken crea un buco nell’universo, allora il ki dell’universo pervade il ken e lo rende luminoso e veloce, rapido come un fulmine”.

Il tutto è dettagliato nel tutorial, poiché lo scritto non rende l'idea come un video.


YON NO SUBURI

Nel 4º suburi si impara a concatenare una serie di fendenti frontali, ed eseguirli in due direzioni opposte.

Tradizionalmente se ne eseguono 4 in una direzione e 4 in quella opposta, ponendo una particolare attenzione al cambio di direzione... movimento questo che è essenziale in diverse tecniche di Aikido a mani nude.

Questo è anche l'ultimo esercizio della serie nel quale si esercita lo shomen uchi.


GO NO SUBURI


Ora iniziamo ad esercitare il fendente laterale (yokomen uchi), tradizionalmente da eseguire 4 volte in una direzione e 3 volte in quella opposta, per far si di tornare nella posizione di partenza con la gamba destra avanti.

Il cerimoniale di iniziare con la destra un esercizio e terminarlo con la stessa guardia appare piuttosto importante nel lavoro con il bokken (differente accade invece con il jo), poiché dinamica ricca di elementi archetipici e simbolici ai quali il Fondatore si è mostrato molto legato nella sua ricerca personale.

Il fendete laterale poi mette in campo una ulteriore importante lezione da apprendere, ovvero il modo migliore di utilizzare la propria arma sia come strumento di difesa che di offesa: all'inizio del movimento, il bokken diviene una sorta di "scudo" che impedisce al compagno di colpirci, mente nella seconda metà del movimento... il fendente si occupa della parte legata al contrattacco.

Bilanciare ed ottimizzare questi due dinamiche differenti non è la cosa più semplice del mondo e richiede almeno qualche anno di allenamento.

Si vedrà di seguito nei kumi tachi che di solito l'attacco yokomen uchi viene sempre neutralizzato da una parata shomen uchi, ovvero ciò che si ottiene con un uchitachi (persona che attacca con il bokken) che esegue go no suburi ed un uketachi (persona che riceve l'attacco con il bokken) che indietreggia eseguendo una sorta di yon no suburi al contrario... ma di tutto ciò ci occuperemo più avanti...


ROKU NO SUBURI



Nel 6º esercizio di base, impariamo a fare i colpi di punta con la spada (tsuki), sia a destra che a sinistra.

L'esercizio parte in jodan ken no kamae (come ni no suburi) e quindi prevede l'esecuzione tradizionale di 4 fendenti laterali e tsuki in una direzione (2 a destra e 2 a sinistra)... e 4 fendenti laterali e tsuki nella direzione opposta (2 a destra e 2 a sinistra), per tornare nell'esatto punto di partenza (sempre con la guardia destra avanzata).

L'esercizio risulta quindi simmetricamente distribuito sui due lati del corpo.


SHICI NO SUBURI

Ultimo esercizio di base, che consiste questa volta in una serie di fendenti laterali (yokomen uchi) sul lato destro, seguiti da altrettanti colpi di punta (tsuki) sul lato sinistro. Anche in questo caso la partenza avviene da jodan ken no kamae (come nel 2º, 3º e 6º suburi) e si sviluppa in un esercizio asimmetrico (duale ed opposto al precedente), che tradizionalmente si esegue 2 volte in una direzione e 2 volte in quella opposta.

Molte cose sono state dette sulla numerologia inerente le ripetizione dei suburi di ken:

1º - (1)

2º - (1)

3º - (1)

4º - (4 +4)

5º - (4 +3)

6º - (4 +4)

7º - (2 +2)

Noi amiamo aggiungerne anche una di carattere molto pratica: quando venivano praticati all'interno del Dojo di Iwama queste erano le ripetizioni possibili con lo spazio che c'era a disposizione, al di là di molte speculazioni di carattere esoterico.

Gli esercizi presentati quest'oggi rappresentano proprio la base della base della base delle pratiche personali di bokken legate direttamente all'Aikido: ricordiamo che i suburiper loro natura - sono esercizi di coordinazione ed integrazione del movimento del corpo e della respirazione.

Ovviamente l'Aiki ken esprime la sua valenza e senso negli esercizi in coppia (ken awase, kumi tachi, henka no tachi), tuttavia questa fase di apprendimento personale ci risulta molto utile ad ogni livello della pratica... vi consigliamo quindi di non sottovalutarla.

Buon keiko!









lunedì 26 aprile 2021

Reishiki - la consapevolezza marziale, di Gianclaudio Maria Vianzone

Quest'oggi recensiamo per voi il testo "Reishiki - la consapevolezza marziale", di Gianclaudio Maria Vianzone.

Questo libro si presenta come un'agile, ma non superficiale, riflessione sull'importanza dei valori della tradizione nelle attività marziali giapponesi.

Ne possono beneficiare i praticanti di Aikido (l'Autore è un istruttore e praticante di Aikido), così come gli appassionati di storia, sociologia e tradizione nipponica ed i praticanti di altre discipline tradizionali giapponesi.

Il reishiki è l'insieme di quei protocolli di comportamento che nella tradizione vengono praticati sul tatami e in un Dojo: l'Autore, decennale studioso di questo argomento, sente particolarmente il bisogno di parlarne ad una società nella quale si rischia di sottovalutarne un po' sia l'importanza, che la portata.

Anche nelle nostre pagine ne abbiamo parlato più volte in questi anni... avere chiaro il perché di molte norme tradizionali NON è solo un requisito importante per fare bella figura dei saggi e dei sapienti davanti a chi invece non conosce l'argomento.

C'è qualcosa di più... e nel libro si tenta appunto di spiegare cos'è questo valore aggiunto, nei vari contesti in cui esso sembra poter fare sul serio la differenza.

Dopo un'introduzione storico-culturale... si passa ad esaminare il reishiki in connessione al Dojo, all'abbigliamento, all'utilizzo delle armi, al rapporto interpersonale fra i praticanti ed il Sensei, alle forme di dialettica da esso consigliate, e così via.

Un occidentale medio va a fare un'attività marziale senza porsi il problema di conoscere la tradizione dalla quale essa proviene: abbiamo una mentalità pratica e pragmatica... quindi cerchiamo qualcosa di semplice, lineare, efficace e spesso pure immediata.

Certe tradizioni possono addirittura apparire qualcosa di storicamente fuori posto nel 2021 ed alle nostre latitudini.

Beh, non sempre però risulta così approfondendo un minimo: ecco che quindi conoscere la differenza fra una Koryu ed il Gendai Budo diventa molto importante per un praticante (ed assolutamente fondamentale per un docente!)... cambia proprio la prospettiva con la quale approcciare la propria disciplina.

Nel testo "Reishiki - la consapevolezza marziale" si parla del valore del proprio "lignaggio", delle differenze fra la cultura occidentale e quella orientale, dell'approccio che sarebbe sano avere con i marzialisti più giovani... che rappresenteranno - volenti o nolenti - il futuro delle nostre discipline.

Perché non è la stessa cosa vincere una gara, sapendo che competiamo solo per migliorare noi stessi o farlo con l'unico fine di portare a casa una medaglia... così come non è la stessa cosa portare a casa una medaglia GRAZIE alla capacità di rispettare in toto il reishiki di una disciplina, o vincerla essendo disposti a mettersi sotto i piedi qualsiasi norma etica che si frapponga fra noi ed il risultato che vogliamo ottenere.

E pure in Aikido, che le gare non le ha, risulta proprio la stessa cosa: certo, in questo caso, lo spirito competitivo tenderà a prendere altre forme, poiché non esplicito... ma non per questo sarà assente.

Quante volte abbiamo visto persone mancare di rispetto agli assenti con le loro dichiarazioni?

Questa è qualcosa che viene specialmente bene a certi Maestri di Aikido... famosi per lo svalutare sempre e comunque altre Scuole, didattiche, stili... o direttamente altri Maestri della stessa disciplina.

Che problema regna nel cuore di chi si comporta in modo poco etico... di chi per innalzare se stesso sente l'esigenza di schiacciare qualcun altro?

Non ci è dato sapere... ma di certo il reishiki NON a caso impedisce questo gente di atteggiamenti, che oltre ad essere "omicidi" nel confronti altrui, risultano alla lunga anche "suicidi" nei confronti di chi li pone in essere.

La saggezza della tradizione si è già espressa su molte questioni vitali ed ha cristallizzato se stessa sotto forma di "buone norme" da applicare in ambito marziale: ma noi sappiamo che ci sono questi cristalli?

Sappiamo dove cercali e che possiedono un grande valore?

Secondo noi questo testo fa molto bene il suo dovere, ovvero si scandalizza un po' di quanto spesso questa saggezza tradizionale tenda ad essere ignorata dalle nostre parti, descrivendo tutta una serie di derive pericolose che le nostre discipline tendono a prendere per via di un'eccesso di "occidentalizzazione" o "sportivizzazione", potremmo dire.

L'opera appare scorrevole, colta, accompagnala dalla spiegazione di diversi termini giapponesi inerenti al reishiki e graziosamente accompagnata da illustrazioni xilografiche di Katsushika Hokusai (1760 - 1849).

Da un punto di vista emotivo, essa appare anche accompagnata da un filo di tristezza, legato a quanto tesoro si rischia di far passare per bigiotteria di poco valore. Crediamo che una tendenza simile sia naturale quando si prova a contaminare una cultura con un'altra, non solo molto differente... ma per certi versi quasi diametralmente opposta. Però è altrettanto importante avere a cuore che certi concetti non passino sottovalutati... e si apprenda come renderli vissuti nel quotidiano.

Trovare nel rispetto, nella parsimonia, nella generosità, nella non ostentazione valori positivi per la crescita del proprio carattere è qualcosa di non difficile a livello filosofico: sono tutti bei concetti, facilmente sposabili da chiunque.

Ecco però che il reishiki è quello strumento che ci guida nel metterli in pratica... dinamica nella quale di solito siamo molto meno bravi rispetto alle parole!

Il contributo di Gianclaudio Maria Vianzone ci è sembrato quindi molto importante in un contesto socio culturale che da un lato si lagna sull'impoverimento delle proprie scale di valori... ma dall'altro non si sbatte più di tanto per colmare questo suo bisogno, spesso svalutando gli strumenti di cui dispone, anziché valorizzarli.

Vi raccomandiamo quindi "Reishiki - la consapevolezza marziale", 121 p. Sottosopra Edizioni (TO) 2021, 15,00 €. Ecco il LINK per ordinare il testo.

Il reishiki non è tutto, ma è MOLTO: la possibilità di andare più lontano nell'evoluzione delle nostre discipline richiede di avere integrato la sapienza tradizionale e di saperla onorare... cerchiamo di non scordarlo ogni volta che desideriamo sentirci "moderni".

A questo LINK un approfondimento sull'Autore.


 

lunedì 19 aprile 2021

Aikido online-voyourisme: l'opportunità per crescere e per non crescere mai

Viviamo in un'epoca straordinaria!

Il meglio ed il peggio dell'umanità sono contemporaneamente presenti e mai come ora è possibile agevolarsi del primo o seguire il lato oscuro del secondo.

La pandemia, in tutto ciò, non si sta rivelando altro che un catalizzatore...

Un anno fa chi proponeva attività on-line era visto come una sorta di "traditore" della community: "Cosa? Aikido on-line? Ma sei pazzo... l'Aikido si fa sul tatami, altroché!!!".

Poi diversi gruppi che hanno continuato a ragionare in questo modo nel frattempo si sono disgregati e quindi sono morti: altri sono andati avanti come era possibile fare... con i numerosi limiti, ma pure le infinite nuove possibilità che si stavano aprendo all'orizzonte.

E parliamo con cognizione di causa, visto che da allora facciamo attività on-line ogni santo giorno, per bambini, ragazzi ed adulti. Ora stanno accadendo dinamiche nuove, o meglio dinamiche vecchie così accelerate da apparire dinamiche nuove, quindi abbiamo deciso di parlarne insieme.

Un tempo ciascun Aikidoka era fisicamente legato ad un tatami specificoad un Dojo specifico, ad un Maestro specifico... è stato così per decenni: con questa relazione personale e diretta con il proprio referente tecnico, i propri compagni ed il proprio luogo di pratica... il tempo per "gironzolare" a guardare cosa accadeva negli altri gruppi era minimale.

Per anni abbiamo insistito - anche su queste pagine - dell'esigenza importante di girare e sperimentare proposte differenti, didattiche diverse, scuole ed approcci multipli per completare la propria visione della disciplina. E lo crediamo anche ora, fermamente.

L'unico guaio serio di questo approccio è il rischio di fare confusione, ovvero di affacciarsi al mondo quando non si sono ancora sviluppati gli "organi di senso" adatti a raccogliere le informazioni che ci servono ed gli "organi digestivi" necessari a metabolizzarle nel modo migliore.

Ora questa possibilità e questo rischio si sono incredibilmente intensificati, secondo noi.

Sul Web sono spuntate come funghi le proposte di seguire lezioni sulle varie piattaforme, sia a livello nazionale, che internazionale: questa crediamo sia una cosa potenzialmente buona per la disciplina: è possibile seguire una lezione in diretta dal Giappone, una dagli USA e dal Dojo dietro a casa con la stessa semplicità.

すごい Sugoi! (wow, fantastico, cool, grandioso!)

Un tempo, per andare a valutare la proposta di un altro Insegnante bisognava fare la valigia, prendere l'automobile o il treno, andare a vivere un paio di giorni in un'altra città... avere casini con la lingua autoctona (talvolta), spendere ovviamente un tot di soldi e di tempo... giusto per fare qualche esempio concreto.

Sicuro che si stava abbastanza attenti a non sperperare le proprie risorse!

Ora questa cosa è possibile dal proprio salotto, talvolta gratis, in inglese... che è parecchio sdoganato come linguaggio di scambio: ri-sugoi!

Però sul Web si sono pure moltiplicati gli idioti impreparati, che offrono lezioni agli altri mentre dovrebbero andare ad imparare a loro volta con le orecchie basse... e siccome c'è voglia e bisogno di praticare e stare insieme, allora la gente va alle lezioni di questi signori... "perché comunque è meglio di niente".

NO, talvolta forse sarebbe proprio meglio "NIENTE"!

E questo è il problema di chi pare che offra dei contenuti, ma non è sufficientemente preparato per fare ciò che promette: li riconoscete perché i loro corsi saranno 9 volte su 10 GRATIS.

L'insegnante impreparato - così come abbiamo detto già molte volte - infondo sa bene di esserlo e sa pure di avere lui bisogno di allievi per tentare di sentirsi quello che non è... quindi spamma il Web di link di Zoom, nei quali entrare liberamente, senza preavviso alcuno.

Forse sa anche che le sue lezioni sono una palla assurda, ma fa leva sul desiderio di praticare altrui per avere qualcuno dinnanzi che lo chiami "maestro/sensei": è tutta gente che un "suo" gruppo non ce lo avrebbe, ma riesce a metterne su uno di una manciata di allievi raschiando il fondo dei bisognosi in cerca ossessivo-compulsiva di dirsi che sono riusciti a fare un po' di Aikido.

Come riconoscerli?

Semplice: al di là di qualche evento promozionale che serve per dare supporto e visibilità alla disciplina stessa, NON è possibile che in Sensei conceda che le proprie attività siano aperte a tutti, sempre... che uno un giorno ci possa essere e quello dopo no.
Un Sensei dovrebbe essere piuttosto attento alla possibilità di apprendimento di un suo allievo, ma - appunto - di un suo allievo, non di chiunque. Se non c'è uno scambio reciproco, non c'è una relazione... diffidare quindi di quelli che dichiarano di dare a copiose mani per puro senso di generosità ed altruismo.

Un allievo non è solo uno che viene a prendere qualcosa dal proprio riferimento personale e tecnico, ma è uno che ha scelto di fare un percorso (più o meno lungo) con esso, non una serie imprecisata di "fuitine" usa e getta.

Un insegnante che permette che si giunga da dovunque, a qualunque livello, in qualunque momento e non richieda alcuna forma di impegno continuativo... è uno che sta pensando a SE STESSO, è uno che USA a sua volta quelli che - di volta in volta - si spacciano per suoi allievi con la data di scadenza.

Come abbiamo detto già molte volte... ma dovete ricordare che anche in Aikido "quando è GRATIS, spesso il prodotto sei tu"!

Questo è il tipico caso dell'Insegnante che non vuole crescere e NON utilizza questo tempo di fermo per acquisire maggiori strumenti per sé e per quelli che potranno poi essere suoi allievi VERI in futuro: fa l'Anchorman Aikidoistico, peccato che però il suo Show sia povero di contenuti.

Fatti suoi! Se è arrivato a prendersi in giro così in profondità, non saremo noi a volerlo disilludere di sicuro.

Vediamo ora però la controparte, anche molto interessante: gli allievi!

Dicevamo appunto, l'ALLIEVO 2.0 ha oggi possibilità inimmaginabili solo fino ad un paio di anni fa!

Ma come le utilizza: per crescere o per non crescere mai?

Ci interessa molto, perché - mentre il Maestro Anchorman ormai è uno che si è perso - l'allievo rappresenta il futuro della disciplina... quindi sarebbe meglio che non facesse una marea di cavolate, senza sapere come imparare da esse.

Ci sono di sicuro allievi che stanno FINALMENTE approfittando di queste nuove opportunità per buttare gli occhi oltre la siepe del proprio tatami... e stanno scoprendo autenticamente un mondo del quale ignoravano proprio l'esistenza.

Tenuti in cattività dal "maestro padrone" di turno, quello che dice "si fa così perché te lo dico io", ora hanno sul serio la SANA la possibilità di andare a vedere in prima persona come funzionano le cose altrove e magari di chiedere anche spiegazioni a persone più disponibili: questa è una cosa buona e giusta... che li farà crescere un botto.

Ci sarà gente che dopo la pandemia forse sarà invogliata a cambiare Scuola, Dojo, Maestro... ma proprio perché ha avuto modo di rendersi conto che altrove esiste ciò che fa più per loro.

Poi ci sono quelli che stanno usando queste nuove possibilità per non crescere mai... quelli che - se continuano così - saranno destinati a diventare i Maestri Anchorman del futuro.

Come si riconoscono?

Semplice: oggi a lezione da me, domani da te, fra 3 giorni da un altro... per una lezione di spada, una di bastone, una di ikebana, una di shodo, una di filosofia orientale, una di giapponese, una dove si suda... anche in questo caso, inesorabilmente dove è GRATIS.

Una volta Katori Shinto Ryū, un'altra Kashima Shin Ryū, un'altra Aiki ken, un'altra spada coreana... tutto inesorabilmente sempre diverso.

Una sorta di bulimia marziale e culturale, che - se da un lato fa praticare un bel po' - fa correre il rischio di perdersi in 1000 sentieri differenti, senza approfondirne bene nemmeno 1.

Questi sono gli "allievi di tutti e di nessuno", perché loro vogliono sentirsi "ronin" (ovvero Samurai senza padrone), ovvero liberi di girare e di apprendere un po' da tutti... in modo tale da non dover rendere conto a nessuno che si stanno prendendo in giro da soli.

Con un Maestro sarebbe diverso: difficile che uno saggio impedisca agli allievi di formarsi dove lo desiderano, ma di sicuro li metterebbe in guardia rispetto al collezionismo seriale di esperienze vuote.

E siccome il Sensei poi bisogna ascoltarlo... meglio averne 10 differenti e metterli in corto circuito fra loro, quindi quando qualcuno ti dice: "Guarda che non si fa così"...

Tu gli rispondi: "Ma Tizio Shihan mi ha detto che era giusto così!".

Poco importa:

- se non è del tutto vero;

- se non si è capito una ceppa di ciò che ha detto Tizio Shihan;

- se ci si è cercati un Tizio molto poco Shihan da credere però Shihan, perché tanto è gratis o non si ha esperienza sufficiente per giudicare la bontà della proposta ricevuta.

Non ci sarà mai una responsabilità personale diretta, ma infinite possibilità di dribblare qualsiasi ostacolo dietro allo slogan "non appartengo che a me stesso".

Le domande che però ciascuno sarebbe tenuto a farsi sono più o meno le seguenti:

- possiedo basi sufficienti per leggere il lavoro altrui senza fare una inutile confusione?

- quali elementi ho a disposizione per accertarmi di avere compreso il messaggio che ciascun insegnante vuole darmi?

- come faccio a sapere se con la mia attività di ape, che va di fiore in fiore, non sto solo evitando di impegnarmi in un percorso strutturato con una guida competente?

Nel massimo dell'espansione del movimento femminista, si gridava: "L'utero è mio, e lo gestisco io!".

Si... serve però trovare pure un maschietto che lo co-gestisca almeno per una decina di minuti... se si desidera utilizzarlo per ciò per il quale è stato destinato. Quindi, viva l'emancipazione personale... ma mai separata da quel "NOI" che le da valore, altrimenti diventa un ideale distopico... nel quale rifugiarsi perché non si è compreso chi si è e di che cosa si ha sul serio bisogno.

Oggi è uguale con le Arti Marziali, e nello specifico con l'Aikido: c'è più possibilità di emancipazione da circoli stagnanti e c'è maggiore possibilità di perdersi nei meandri del proprio ego... sarà per questo che la tradizione prevede di affidarsi ad una guida?

La tradizione, di solito, è saggia... perché ha passato indenne il setaccio del tempo.

Nessuno ci dice che dobbiamo sceglierla in 5 minuti: possiamo metterci anni per sapere in compagnia di chi vogliamo camminare, ma poi - una volta che questa scelta è stata fatta - abbiamo voglia di assumercene un attimo la responsabilità?

Di fare qualche chilometro prima di guardare con invidia quanto si vada più veloce nella corsia accanto?

Abbiamo il coraggio di sentirci dire di cosa abbiamo bisogno anche dalla prospettiva di chi riteniamo competente... oltre che dalla nostra?

"Aspetta, in quella scuola là hanno solo 3 esercizi di bokken, da me ce ne sono 7... vado di là, così per loro sono già bravo/a!"... È il percorso di minima resistenza e fatica quello che desideriamo ci caratterizzi?

Ecco: tutto ciò oggi va ribadito, perché la deriva è potenzialmente prossima quanto lo è una reale evoluzione personale di chiunque.

Scegliere a cosa siamo interessati spetta a noi, le conseguenze poi arriveranno in entrambi i casi in modo spontaneo.



lunedì 12 aprile 2021

Suburi di Jo: le lettere e le sillabe dell'Aiki-alfabeto

Ai muri delle nostre classi elementari avevamo appesi i cartelloni con alcuni disegni piuttosto iconici: la A di Albero, la B di Banana, C di Casa, la D di Dado... etc.

Oggi magari è uguale, ma avranno la C di Condividi, la D di Dad... P di Playstation e la T di Tablet.

Ecco... più o meno accade la stessa cosa con lo studio dell'Aikido, e nella fattispecie, delle sue armi: nei mesi scorsi vi abbiamo dettagliato ogni esercizio di base di jo, con oltre 20 video-tutorial dedicati, che se vi siete persi qualcosa troverete in questa comoda playlist...


Oggi non torneremo su ogni singolo esercizio, ma su altri aspetti importanti di questa sequenza di movimenti di base, questa sorta di Aiki-alfabeto di jo.

Innanzi tutto ora dovremmo avere chiara tutta la sequenza, sapere che essa è suddivisa in "gruppi funzionali", ciascuno dei quali si occupa di esercitare un particolare aspetto dell'utilizzo del "bastone" (brrr, che brividi a chiamarlo così!).

Ma oggi possiamo andare oltre... e chiederci come sarebbe metterci a giocare con queste "lettere" per comporre le prime sillabe: così abbiamo fatto un esperimento NON legato alla tradizione, utile a comprendere come funzionino certe dinamiche di apprendimento e di codifica delle forme.

Ciò che abbiamo fatto è provare ad unire ciascun suburi con tutti gli altri esercizi del proprio gruppo funzionale, e lo abbiamo fatto in ben 2 modi differenti:

- sia mantenendo la stessa direzione nella pratica;

- sia invertendo la direzione di 180º all'interno di ogni unione.

Per fare questo, abbiamo però utilizzato sempre lo stesso pattern/schema.

Tradizionalmente questa cosa NON si fa, tranne che per gli ultimi 2 suburi (nagare gaeshi) eseguiti l'uno di seguito all'altro: tutte le altre connessioni sono quindi una nostra invenzione, ma quando si vuole sapere se uno è un minimo patrone delle forme di base, è necessario sperimentarsi in esercizi che risultano qualcosa di più che un mero esercizio mentale e calligrafico.

Ecco quindi a voi il risultato!

Video completo della connessioni riguardante la serie "tsuki go hon".



Playlist dei 5 esercizi che compongono la serie "tsuki go hon".


Video completo della connessioni riguardante la serie "uchikomi go hon".


Playlist dei 5 esercizi che compongono la serie "uchikomi go hon".


Video completo della connessioni riguardante la serie "katate san bon".



Playlist dei 3 esercizi che compongono la serie "katate san bon".


Video completo della connessioni riguardante la serie "hasso gaeshi go hon".


Playlist dei 5 esercizi che compongono la serie "hasso gaeshi go hon".




Video completo della connessioni riguardante la serie "nagare gaeshi ni hon".



Non esiste un unico modo per realizzare queste connessioni ed anzi è possibile unire ogni suburi a ciascun altro
, per un totale di:

- 19 x 19 = 361 esercizi collegando i suburi nella stessa direzione
- 19 x 19 = 361 esercizi collegando i suburi a 180º gradi fra loro

... che fa la bellezza di 722 differenti possibilità. Di queste ne vedete rappresentate "solo" 68 nei tutorial precedenti: notate come le forme siano in grado di moltiplicarsi se ne si comprendono i principi?

Ora: alcuni di questi movimenti risultano marzialmente POCO significativi, altri invece coincidono in modo sorprendente con altri esercizi più strutturati che studieremo prossimamente (jo kata, jo awase e kumi jo)... a riprova che quando ci si concentra sui principi della disciplina non è complicato verificare come le forme giunte sino ai nostri giorni abbiano effettivamente superato questo "setaccio" di senso e valore.

NON tutte le forme e le connessioni sono quindi utili
, ma alcune assumono un valore di rappresentazione dei principi più elevato di altre... e - guarda caso - esse sono proprio quelle che la tradizione si è tramandata.

Perché affermiamo questo?

Perché "inventarsi dei kata" sarà sempre possibile, ma prima di farlo sarebbe il caso di avere maturato la capacità di comprendere se il nostro lavoro abbia un senso relativo ai principi della disciplina, al di là di quanto la forma "nuova" ci risulti esteticamente appetibile.

Abbiamo fatto questo lavoro di "riscoperta dell'acqua calda", per mostrare - in modo analitico - il processo di sperimentazione che molto probabilmente hanno compiuto i maestri che ci hanno preceduto (in ogni disciplina, fra l'altro): non è quindi detto che tutto lo scopribile sia già stato scoperto quindi...

Vale la pena lasciare aperta la ns. creatività, ma al contempo formarci adeguatamente sui "grandi classici", poiché in essi troveremo cristallizzati un tot di principi, in grado di non farci perdere tempo in sentieri che non conducono molto lontano.