lunedì 3 luglio 2017

Buone vacanze a tutti gli Aikidoka!!!

Cari amici,

come lo scorso anno la nostra Redazione ha deciso di prendersi un paio di mesi di vacanza, poiché publicare OGNI lunedì un Post tematico anche per quest'anno non è stata un'operazione facile.

Abbiamo quindi bisogno di tirare un po' il fiato per ritrovarci a settembre con energia ed ispirazione rinnovata.

Vi ringraziamo ancora una volta dell'accorato seguito delle nostre ricerche, delle tante manifestazioni di apprezzamento giunteci (sia in pubblico, che in privato):

- ci leggono un centinaio di persone al giorno in media:
- i nostri Post raggiungono dalle 600 alle 4500 persone ciascuno;
- da quando abbiamo aperto il nostro Blog, ci sono stati oltre 360.000 visite sulle nostre pagine...

... un grazie per davvero quindi a ciascuno di voi!!!

Vi auguriamo un sereno e gioioso periodo di vacanza e relax.

Aikime tornerà settimanalmente on-line lunedì 4/09/2017, con nuove ricerche, riflessioni e curiosità a 360º sul mondo dell'Aikido.

lunedì 26 giugno 2017

La parallasse dell'Aikido

"Parallasse" è un termine utilizzato spesso nelle scienze per indicare lo spostamento angolare apparente di un oggetto, quando viene osservato da due punti di vista diversi.

Di conseguenza, l'errore di parallasse è quanto accade se si misura - ad esempio - la lunghezza di un oggetto senza prestare attenzione ad essere perpendicolari al metro che stiamo utilizzando.

In Aikido crediamo si possa parlare molto sia di parallasse, che del suo famoso errore... in quanto trattiamo con una disciplina che ha molteplici punti di osservazione possibili, e che quindi possono entrare in notevole apparente contraddizione fra loro.

Ne abbiamo parlato più volte in queste pagine: sembra proprio che stabilire un punto di vista fermo, assoluto e definitivo non sia qualcosa di molto facile da fare, quando parliamo della nostra disciplina... ma ora il punto è un altro: diventarne consci e quindi comprendere come gestire la cosa al meglio per sé e per gli altri.

Ci capita spesso di girare per numerosi Dojo italiani e stranieri, nei quali vediamo talvolta agire le pratiche e le abitudini da noi considerate più ammirevoli e talvolta più turpi... ma l'elemento in comune fra queste differentissime casistiche è che ciascuno crede sempre di agire nel migliore dei modi nel fare sul che fa.

C'è una certa somiglianza fra la diversità di impostazione dei vari Dojo, didattiche, abitudini da tatami e la ben nota bio-diversità presente su questo pianeta.

Sotto un certo punto di vista, sarebbe confortante ed auspicabile che tutto il movimento Aikidoistico iniziasse a concordare almeno su alcuni - sparuti - elementi essenziali della disciplina, costruendo una sorta di "linguaggio comune"... del quale le singole differenti sfumature potessero essere considerati "dialetti locali".

Non sappiamo se ciò avverrà mai, ma siamo sempre più consci da quanto si sia distanti da un simile quadro futuro.

Ciascuno di noi mette un po' di sé in ciò che osserva e lo interpreta sulla base del proprio carattere, esperienze, convinzioni e pregiudizi... con la inevitabile conseguenza che se anche guardassimo TUTTI lo STESSO oggetto o fenomeno, avremo rimandi diversi da ciascuno degli osservatori.

In fisica quantistica si parlerebbe di entanglement tra osservatore ed osservato... o anche di perturbazione (da parte dell'osservatore) sul proprio osservato.




In termini molto semplici, è come se ciascuno di noi, in ciò che osserva, ci vedesse sempre un po' qualcosa che lo riguarda... come se noi dessimo alla nostra realtà oggettiva un sapore sempre e comunque soggettivo.

Quando in gruppo si osserva, ad esempio, un albero... ciascuno vede "il SUO albero", che avrà sicuramente qualcosa in comune con l'albero che potrebbero descrivere gli altri, come avrebbe per forza anche qualche live punto di dissomiglianza.

Sotto questo punto di vista, quindi, ci va un'enorme consapevolezza per ricordarci che quando ciò che vediamo ci pare differente da ciò che osserva qualcun altro NON è necessariamente perché uno dei due stia sbagliando qualcosa... ma solo perché chiunque parte da una sua unica, propria e personalissima prospettiva.

In analisi psicologica questo fenomeno viene chiamato "meccanismo proiettivo".

La maggioranza delle persone non farà che giudicare male tutto ciò che non corrisponde alla propria visione: così è più semplice, perché a sbagliare saranno sempre e solo gli altri!

Ma la questione è molto più profonda di una semplice possibilità di accordo o discordanza su una disciplina come l'Aikido, sui suoi fini, stili e metodologie didattiche: parliamo ora di comprendere che - se noi vediamo in relazione a ciò che SIAMO -, l'unico modo di vedere qualcosa di diverso è quello di TRASFORMARCI in qualche cosa d'altro!

Solo che - lo dicevamo QUI la settimana scorsa - trasformarci implica una sorta di morte di ciò che siamo per la creazione delle condizioni necessarie affinché qualcosa di diverso si manifesti: e - di solito, nuovamente - l'idea della morte non piace quasi a nessuno.

Tutti i sistemi naturali, uomo compreso, sembra infatti che lottino per rimanere in vita e non per estinguersi.

Ne risulta da ciò, che l'Aikido potrebbe essere una disciplina apparentemente "anti-entropica", poiché ci chiede di effettuare una trasformazione che i sistemi naturali cercano di evitare. Questo però accade fortunatamente solo in apparenza!

I sitemi naturali, se è vero che da un lato lottano per la propria sopravvivenza, dall'altro sono stati estremamente abili nell'imparare ad evolversi nel modo più ingegnoso possibile, per il loro stesso tornaconto e profitto... e non parliamo ora qui solo dell'uomo, che fra tutti i sistemi naturali è forse quello che ci è riuscito meno...

Qual'è quindi il loro segreto?!

Se giudicano, se prendono una strada evolutiva anziché un'altra, se cambiano la propria direzione loop fanno SOLO sulla base dell'esperienza che hanno fatto di una miglioria o di un errore: quindi cercano di rimanere in vivi, ma in un contesto di completa duttilità rispetto ciò che lo consentirà al meglio.

Se un'infrastruttura già cristallizzata non consente questa operazione, viene eliminata molto velocemente: il kaizen viene propugnato proprio per rimanere in vita nel modo migliore possibile.
É quindi una sorta di VITA che contempla al suo interno anche forme di "morte locale": riusciamo a fare la stessa cosa in Aikido?

Per esperienza, non sempre... o forse addirittura quasi mai!

Ci fossilizziamo su quelli che crediamo i parametri più "giusti" da perseguire, allenare, divulgare e proporre agli altri... ma spesso ci manca l'esperienza di dove portano gli altri sentieri.
Non c'è tempo per fare tutto, nella maggioranza dei casi, quindi si "sposa" una visione e si cerca di difenderla nei confronti di tutti coloro che la dovessero pensare diversamente.

Quale immenso errore di parallasse sarebbe credere di non potere mai commettere errori di parallasse?!

In fisica, in chimica ed in tutte le cosiddette "scienze esatte" non è un problema commettere un errore, l'importante è essere consci della sua ampiezza, così da non prendere per oro colato i risultati che ne potrebbero essere affetti: non dovrebbe forse essere dissimile in Aikido...

... Ogni tanto facciamocelo un giro "fuori dal NOSTRO seminato", poiché non potrà farci che bene: assumere la prospettiva ed assorbire l'esperienza di altri non fa che mantenere flessibili e duttili i nostri meccanismi di giudizio, e non permette loro di incancrenirsi su una posizione - magari molto parziale - ma comoda.

L'Aikido è una disciplina che sicuramente presenta innumerevoli sfaccettature: non farci un giro intorno - per vedere meglio com'è fatta - indica una precisa responsabilità e volontà di attribuire del nostro a ciò che ci convinciamo esserne esente!




lunedì 19 giugno 2017

Kaizen: il miglioramento continuo attraverso l'allenamento

In ogni disciplina dalle origini nipponiche, come l'Aikido, esiste secondo la tradizione il principio di "kaizen".

Gli ideogrammi che lo compongono sono:

 "KAI" = cambiamento, miglioramento
"ZEN" = buono, migliore

... con questo termine quindi di solito si intende "cambiare in meglio", "miglioramento continuo".

Come si manifesta il kaizen in Aikido?

Dovremmo forse prima definire cosa siano per noi il cambiamento ed il miglioramento...

Di certo, un neofita che inizia il proprio percorso immagina che esso lo condurrà a possedere qualche sorta di benefit personale, sia esso il mantenessi in buona salute, imparare a difendersi in caso di pericolo, approfondire le relazioni con gli altri.

Sembrerebbe però che il kaizen non si riferisca SOLO a qualche genere di competenza da acquisire, di origine più o meno tecnica: è qualcosa di molto più ampio, importante significativo...

Kaizen affonda le sue radici nella consapevolezza di chi, cosa e come siamo OGGI... e proietta l'aspettativa che sia possibile apportare una qualche sorta di upgrade, miglioria ed evoluzione che avvenga attraverso ciò che facciamo per noi stessi.

Chiunque potrebbe accontentarsi di un certo livello di maestria ottenuto in una tecnica, un kata o una situazione specifica... ma così facendo perderebbe immediatamente di vista il concetto di kaizen.

Una metafora significativa potrebbe essere la seguente: siamo in montagna, in cammino verso la vetta... ogni volta che, stanchi, ci fermiamo meritatamente ad ammirare il panorama che abbiamo raggiunto e che si spalanca dinnanzi agli occhi... siamo assaliti da una meraviglia ristoratrice, ma di sicuro abbiamo interrotto il nostro percorso verso la vetta.

Mentre camminiamo a testa bassa - invece -, non stiamo attenti tanto al panorama ma a dove mettiamo i piedi, ma proprio questa condizione è quella che più ci consentirà di giungere alla nostra meta, a migliorare in ogni istante la nostra posizione all'interno del percorso che ci siamo prefissi di compiere.

Questo non significa che sia necessario non fermarsi mai ad ammirare l'importanza del lavoro svolto, dei risultati raggiunti... a patto che ciò non ci svii dal proseguire sul cammino, poiché solo così saremo capaci di continuare a fare la differenza per noi stessi.

Kaizen non è qualcosa che si misura in gradi e qualifiche, in ruoli di spicco negli Enti che patrocinano l'Aikido: kaizen ha senso solo per se stessi, anche se nessuno al di fuori di noi riuscisse mai ad accorgersi dell'importanza che ha, oppure se sta avvenendo o meno.

É interessante questa grandezza coscienziale NON misurabile in modo troppo evidente ed oggettivo, poiché - secondo noi - assomiglia molto a quel famoso detto del Fondatore: "La migliore vittoria è quella su se stessi, qui ed ora".

Anche in questo caso, l'Aikido sembra più adatto ad essere qualcosa di soggettivo, intimo, ineffabile e strettamente esperienziale!!!

É bene tenere sempre a mente tutto ciò mentre si è in mezzo agli altri, poiché siamo in usa società nella quale il continuo confronto suggerisce una forma di rivalità e di gareggiamento che è utile solo nelle misura in cui comprendiamo il concetto stesso di kaizen.

Essere migliori di qualcun altro può effettivamente darci il senso del miglioramento che è avvenuto in noi, soprattutto se poco prima risultavamo peggiori della stessa persona...

... ma il vero senso è avere "superato" qualcuno nelle sue destrezza (per esempio per potercene vantare) o comprendere che abbiamo superato noi stessi e che questo "sorpasso" ci consente di constatarne gli effetti?

Da questa risposta potremo subito indirizzarci verso una forma di competizione sana con il prossimo (e con noi stessi) da qualcosa di improduttivo per il sé e mirato solo ad ingigantire il proprio ego e le proprie timide illusioni di certezza.

Il problema però non sorge tanto all'inizio di un percorso, bensì quando questo percorso si fa via via più radicato: continuare a cambiare ed a migliorarsi presuppone la continua capacità di lasciarci il nostro "io" di ieri alle spalle...

... e questo molto cosiddetti esperti di Aikido, purtroppo, tendono a dimenticarlo.
"Io pratico da 30 anni!"... e allora?!!!

Hai finito di imparare, di trasformarti? ^__^
É davvero possibile avere finito le possibilità di kaizen?

La sensazione della sicurezza acquisita è un notevole ostacolo all'ulteriore apprendimento: ad ogni stazione che fa il nostro Aiki-treno abbiamo bisogno di lasciare andare una zavorra, se vogliamo proseguire ed approdare a quella successiva.

Kaizen, in qualche modo, è quindi anche connaturato al concetto di morte, inteso come elemento di trasformazione e cambiamento da quale NON si torna indietro.

Fa paura però abbandonare ciò che siamo oggi per approdare domani a qualcosa che ancora non conosciamo, quindi in molti rimangono intrappolati nella rete delle certezze, ovvero dell'ANTI-kaizen per eccellenza!

Le certezze sono - per così dire - gli elementi che, stabilizzando il nostro sistema, tendono a frenare il suo stesso mutare nel tempo: purtroppo però, o scegliamo di stare comodi o la continua evoluzione... poiché in questo universo l'una cosa esclude di brutto l'altra. 

Per la cronaca, un modo moderno di riferirci a ciò di cui parliamo è il cosiddetto "out of comfort zone"... ossia l'unico luogo nel quale è possibile un'ulteriore crescita miglioramento, evoluzione.

Il kaizen, in questo senso, non è appannaggio solo dell'Aikido o delle altre discipline tradizionali giapponesi, ma viene anche utilizzato nell'approccio dei sistemi di qualità dell'industria, nel team-building aziendale di ogni livello... qualcosa di antico, ma particolarmente attuale e sentito anche nella società di oggi, quindi.

E noi Aikidoka, così come altri, abbiamo tutto il diritto di godere delle potenzialità di questo self-instrument - il kaizen, appunto - a patto che ne comprendiamo appieno la natura, la caratteristica delicatezza e portata.

Ogni volta quindi che ci sembra DEFINITIVAMENTE che una cosa sia ben fatta... cerchiamo di avere il coraggio di NON crederci del tutto!!!










lunedì 12 giugno 2017

Aikido e la malattia della critica inutile

É bene guardare le cose per quelle che sono: l'Aikido è una disciplina splendida, ma tende a raggruppare persone che alla sua ombra sviluppano o ingigantiscono ulteriormente un EGO ipertrofico!

In Aikido non c'è competizione, è vero... almeno non c'è competizione evidente, ma ve n'è un sacco di nascosta, feroce ed inutile.

In Aikido non si combatte contro nessuno, se non contro se stessi... ma questo è un processo che ciascuno può falsificare quando vuole, perché non c'è metro oggettivo di quanto sia avvenuto, stia avvenendo o abbia reale intenzione di avvenire.

Chi iper-critica qualsiasi cosa,  si mette in una posizione dalla quale non è possibile nessuna evoluzione costruttiva.


Ai nostri giorni ci sono più strumenti per studiare di un tempo, ma si manifestano anche più problematicità:

si guarda un video e ci si sente titolati a sparare a zero sugli Aikidoka che ne sono partecipi, si guarda una fotografia e si criticano le posture di chi ritrae.

Ci si sente in diritto di giudicare sempre e chiunque dall'alto, come se fossimo depositare di una qualche forma di verità superiore: tutto ciò fa più che altro pensare alla pochezza e fragilità umana di chi si pone in simili modalità.

Chi agisce così deve essere realmente un individuo affetto da una pochezza personale notevole, con evidenti problemi di autostima e di paura di tutto ciò che non comprende!!!

Il giudizio, infatti, è una qualità razionale, maschile, yang... di chi cerca di analizzare e quindi "divide", però esso risulta inutile se poi non viene contestualizzato in un ambiente yin, nel quale si cerca di essere intuitivi, mettere insieme e comprendere.

Ma il dito puntato non sempre è così saggio però: spesso si utilizza il giudizio (e ne si abusa) proprio solo per prendere distanza dalle cose, dalle situazioni e dalle persone... nelle quali non siamo in grado di entrarne nel merito ed in relazione in modo costruttivo ed integrante.

E se il Fondatore avesse avuto un minimo di ragione nell'affermare che l'universo è uno specchio (ci sono altre 10000 altre fonti che rimandano proprio la stessa cosa, fra l'altro!), allora capite bene che iper-giudicare il comportamento di un'altra persona... significa - prima di tutto - non accettare il proprio, ma scagliare per comodità il sasso altrove.

L'iper-giudizio è quindi una fuga da sé e spiace vederla così tanto agita proprio nella disciplina che col tempo dovrebbe invece riconciliarci con noi stessi; diciamo che l'iper-giudizio è accettabile se accade in un lasso di tempo limitato... per poi allentare la sua presa e dissolversi in modo naturale.

Così però non sempre è, e c'è un sacco di gente che con l'Aikido di questo cancro ci si ammala nell'anima in modo forse quasi incurabile.

Dal pessimo punto di vista di questi "sfigati", nulla va mai bene, nessuno agisce mai in modo corretto (loro non menzionano MAI loro stessi, perché - com'è ovvio - i problemi per loro stanno SEMPRE altrove!), tutto può essere criticato nel modo più aspro e svalutativo... d'altronde sono loro (SOLO loro) che percorrono la Via dell'armonia, quindi non pare evidente nessuna contraddizione!!!

Il dito indice puntato (su qualcun altro o su se stessi, che poi è la stessa cosa) è sinonimo del timore della critica, si è quindi eccessivamente preoccupati di non essere accettabili secondo i canoni altrui: si teme l'aspettativa che gli altri potrebbero avere e si soffre nella paura di non essere ingrato di tenerne testa e soddisfarla.

Il criticone - di solito - è quindi un COGLIONE... ma un coglione che a sua volta soffre, bisogna puntualizzarlo per correttezza.
Accettare un criticone è l'unico modo per fare qualcosa di diverso da lui, qualcosa dal quale egli stesso possa apprendere... ma non è sempre semplice e - soprattutto - ad un certo punto ci si stanca di "comprendere" e viene voglia di fare ciò in cui lui/lei stesso/a abusa... ossia lo/la si critica!

Per esempio, dire che "un criticone è un coglione"... è a sua volta un giudizio: in questo caso qualcosa di oculato, scelto e non dettato da reazione alcuna... ma giusto per evidenziare una dinamica alla quale tutti noi siamo soggetti.

Ed è bene specificare che non c'è nulla di sbagliato nel giudizio, anzi... è una delle attività che ci distinte dagli animali, quindi dovremmo andare fieri di questa nostra capacità: il problema invece è quando se ne abusa!

Spesso, le persone affette da iper-giudizio hanno problemi gastro-intestinali: temono la critica esattamente come chi fa una puzzetta in ascensore... quando non è da solo.

Il meridiano dell'intestino crasso è quello più coinvolto nella somatizzazione dell'iper-giudizio, quindi le persone inclini a questo atteggiamento avranno delle manifestazioni di disagio/malattia lungo il suo percorso: spesso hanno le labbra contratte mentre si muovono, e questo è uno dei modi più semplici per scovare chi sta in una fase di "delirio di onnipotenza" dalla quale si sente titolato di giudicare tutto e tutti (tranne se stesso/a).

Se o quando l'Aikido serve a ridimensionare questa inclinazione naturale non ci sono problemi: il vero guaio è quando invece consente di amplificarla, proprio per la libertà che lascia a ciascuno di provvedere a ciò, oppure no.

Fa molto specie constatare - fra l'altro - che i più "malati" di iper-giudizio siano più i cosiddetti "esperti" rispetto ai principianti... segno che l'Aikido non fa né bene, né male... ma amplifica semplicemente ciò che siamo: se non abbiamo intenzione di cambiare ciò che non va, amplifica quindi pure quello!

I senpai (parliamo di 6/7º dan, o gente che comunque pratica da più di 30 anni ragazzi!) che passano il loro tempo a criticare le azioni degli altri, i metodi degli altri, i video degli altri, le didattiche degli altri... danno purtroppo un efficacissimo e decadentissimo esempio di cosa l'Aikido è capace di fare se preso CONTROMANO.

Ovviamente sta gente fa più pena che altro, ma crediamo anche che in qualche misura vada veramente isolato chiunque dia una pessima immagine alla disciplina, anziché offrire supporto al movimento che dovrebbe rappresentare: sogniamo dei convalescenziari in futuro, nei quali questi "pazienti" possano tirarsi 2.000 nikyo al giorno a vicenda, insultandosi su chi lo faccia nel modo più corretto, tradizionale, efficace, etc, etc, etc!!!

Fuori dalle palle però: andate a curare il vostro meridiano dell'intestino crasso altrove!

Un ottimo metodo invece per scegliere una buona guida è il seguente: interrogate un Aikidoka esperto su una questione inerente uno stage, un raduno, uno stile, una didattica, qualche altro Insegnante o modalità di praticare... e sentite in che misura sarà mediamente capace di edurne incipit costruttivi, oppure critiche distruttive...

... quindi allontanatevi nel secondo caso, poiché sarete in presenza di un (purtroppo non rarissimo) caso di iper-giudizio da Aikidoka, una malattia che nemmeno l'Honbu Dojo è riuscita a debellare e che miete un considerevole numero di vittime ogni anno.

"Vittime" perché ad esse accade qualcosa di realmente tremendo: continuano a vivere solo per criticare l'operato degli altri... poche altre cose rendono altrettanto inutile l'esistenza!

Ci rivolgiamo direttamente a costoro adesso: "Tenetevi i vostri preziosi consigli non richiesti e le vostre perle di saggezza... anche noi - per esempio - ci siamo resi conto della misera condizione in cui versate, ma vi abbiamo fatto l'immenso regalo di non venirvela a rinfacciare!"







lunedì 5 giugno 2017

Come si paga una palestra, come si paga un Dojo

Non ci eravamo mai addentrati sino ad ora nello specifico argomento "pagamenti per corsi di Aikido", ma è forse ora di farlo...

Come molti altri, questo argomento può essere banale, così come è in grado di mettere in luce alcune riflessioni molto interessanti per un praticante.

I corsi di Aikido, nell'80% dei casi, sono ospitati da palestre e fitness club nei quali è possibile trovare una grande varietà di proposte sportive.
Meno di sicuro sono quelli che si svolgono all'interno di accademie specializzate nella pratica delle arti marziali tradizionali... e rari come funghi sono i corsi tenuti in luogo appositamente creati per la SOLA pratica dell'Aikido.

Il nostro Dojo, al momento, ospita anche altre attività, ma è stato pensato e costruito innanzi tutto per la pratica quotidiana dell'Aikido.

... E ci sono grandi differenze nelle modalità di pagamento, a seconda di dove un simile corso venga svolto.

Un fitness club di solito rilascia una tessera magnetica/badge ad ogni socio, con la quale è possibile accedere ad alcune aree della struttura (e magari non ad altre), sovente tramite tornelli: chi è in regola con i pagamenti entra, gli altri sono costretti a passare in segreteria a regolarizzare.

É possibile "acquistare" lezioni singole, carnet di ingressi, mensili, trimestrali, etc... tutto molto easy ed indifferenziato, sia che si faccia spinning e sauna, che Aikido.
Questa dimensione è molto differente da quella tradizionale, ma oggi è anche parecchio diffusa, quindi è più che doveroso tenerla in considerazione.

Coloro che si allenano in un'accademia specificamente pensata per le arti marziali sanno che si respira un'atmosfera abbastanza differente... sanno che ci sono meno tornelli, meno badge e tecnologia, ma che è richiesta più responsabilità individuale da parte dei singoli allievi e soci.

Non tutte le arti marziali vengono dal Giappone come la nostra, ma TUTTE le arti marziali tradizionali insegnano il rispetto, la gentilezza, le regole e la disciplina: un allievo quindi è tenuto a ricordarsi in prima persona quando gli scade l'iscrizione al corso, senza che nessuno debba fermarlo alla recepirono per ricordargli la sua morosità.

Eppure caspita se c'è gente che si scorda di pagare... o che almeno fa finta di farlo!!!

In un Dojo espressamente dedicato all'Aikido si respira un'atmosfera ulteriormente differente: siete mai stati in Giappone a praticare Aikido? Se si, saprete a che cosa ci riferiamo...

TUTTI i pagamenti si fanno in ANTICIPO sulle proprie frequenze e pare sempre meno sensato pagare "una lezione" singola, poiché i praticanti (a parte le doverose lezioni di prova) o sono inseriti in un percorso continuativo, oppure no... ha quindi poco senso fare avanti ed indietro a spot.

Di solito ci si iscrive ad un Dojo con l'intenzione di intraprendere (o continuare) un percorso costante e continuativo (salvo incidenti ed accadimenti seri che ci impediscono di continuare la frequenza costante), quindi si accede agli allenamenti che vogliamo fra i tanti che sono disponibili: la quota pagata serve più ad entrare a fare parte di una comunità e poterne godere dei benefici che si hanno, piuttosto che a pagare un certo numero di lezioni.

Questo però viene poco capito, che perché i Dojo sono molto pochi sul nostro territorio e quindi sovente chi entra, lo fa con la mentalità che utilizzerebbe in una palestra.

Spesso non è semplice fargli comprendere che si trova però in un luogo completamente diverso: in un Dojo, per esempio, sono gli allievi che fanno le pulizie... e non c'è un'impresa assoldata per farlo, anche perché il "sogi" ( o そうじ "souji") è una parte importante del proprio allenamento.

Vallo però a spiegare ad uno che ti dice: "Io pago per un corso e poi mi tocca pure pulire?!"
Ovvio che costui avrà capito la metà di un centesimo di niente rispetto al motivo che richiede ad ogni allievo di prendersi cura del luogo della pratica... ma atteggiamenti del genere sono piuttosto comuni nella nostra società.

Il fatto che in un Dojo si respiri un'atmosfera più rilassata e famigliare, non implica che ciascuno non abbia dei doveri precisi nei confronti del resto della collettività: non avete mai aiutato ad apparecchiare o sparecchiare la tavola alla mamma o a lavare i piatti!?

Un Dojo si paga perché esso trae dagli allievi che lo frequentano il suo stesso sostentamento e la propria sopravvivenza: una lezione gratuita è qualcosa di eccezionale, e non ordinario.
Essere tutti amici è una grande cosa, utilizzare ciò per ridimensionare le proprie responsabilità invece è l'esatto opposto dell'amicizia e del rispetto.

Il Sensei va pagato (rimborsato), la luce, il gas, il riscaldamento, il telefono vanno pagati: un Dojo non è creato per fare soldi, è sufficiente che paghi i suoi stessi costi di gestione... ma quelli vanno assicurati, altrimenti chiude!

Ogni membro di un Dojo ha quindi diverse responsabilità: di certo quello di seguire gli allenamenti con impegno e costanza, ma poi ha anche la responsabilità di comprendere che egli stesso è la linfa vitale del luogo.

Molti allievi entrano dalla porta come "singoli individui", si amalgamano bene con la realtà che incontrano, volentieri entrano a far parte di un gruppo... lo frequentano con mutuo profitto, contribuiscono a rendere migliori le sue atmosfere...

... però c'è anche chi si sente titolato a fare un passo indietro all'improvviso e quando più gli comoda, e senza alcun preavviso. Una comunità che ha rispetto per se stessa e per ciascuno dei suoi membri non può comportarsi così: nessuno lascia la propria famiglia di botto, se ha cura del suo benessere.

Certamente "nessuno ha sposato nessuno" ed è più che lecito che un membro decida di sospendere o interrompere la pratica (e quindi anche i contributo economici che versa al Dojo)... ma è il COME ha intenzione di utilizzare questa sua libertà a fare la differenza.

Non è raro che le persone non si facciano vive per mesi, quindi tornino e reclamino il fatto di non aver goduto delle lezioni già pagate che hanno perso: ma chi ti ha detto di andare via!?
Mentre tu non c'eri il Dojo, l'Insegnante, la bolletta elettrica erano ancora da pagare o no?

O segnali la tua intenzione di sospendere/abbandonare, ed in quel caso il Dojo-cho (il direttore di un Dojo) può valutare se sospendere o restituire il pagamento non utilizzato... oppure non lamentarti che ciò non sarà possibile al tuo ritorno.

Anzi, è il Dojo che sarebbe tenuto a chiederti gli arretrati... poiché contava su di te e tu non ci sei stato!!!
Un simile comportamento segnala la poca responsabilità con la quale le persone prendono ciò che fanno ed i rapporti con gli altri: tutti amici, tutti fratelli e compagni di pratica, fino a quando ciò conviene...

... inutile ricordare che non sia esattamente così che si mostra rispetto e si onorano gli impegni presi.

Abbiamo una sorta di rifiuto epidermico a prenderci impegni a lunga scadenza, vogliamo esseri liberi in ogni istante e spesso non comprendiamo come tutto ciò possa essere anche un'ottima scusa per mascherare la propria incapacità di fare la differenza con se stessi.

Un Dojo andrebbe pagato annualmente, perché la frequenza ad esso dovrebbe essere integrata nel nostro quotidiano: e il lavoro, la famiglia, il tempo libero, gli amici, gli hobby?

Pere chi desidera fare seriamente un percorso, ciascuna di queste "dimensioni sociali" coincideranno proprio con l'entourage del Dojo... gli altri sono spesso più voyeur dell'Aikido che altro.

C'è quello che arriva e chiede: "Vorrei fare qualche lezione sulla spada, quanto costa?"... "Io vorrei imparare a cadere, e a fare le leve articolari... quanto pago? In quanto divento bravo?"

Serve tutta una vita di dedizione per imparare che certe domande non hanno senso!

Il contributo economico è solo UNO dei molti aspetti che dobbiamo tenere in contro per frequentare un corso di Aikido... e - specie ora - che di soldini non ce ne sono tanti... questo dovrebbe farci ulteriormente prendere sul serio le scelte che facciamo, ma l'Aikido non è una pasticceria, in cui si prende la pasta che più ci piace e scartare le altre.

Anche dal contributo economico e da come ci si rapporta con esso è possibile capire molto delle persone che frequentiamo: chi deve continuamente essere ripreso per ritardi nei pagamenti difficilmente avrà una buona qualità di presenza nel suo quotidiano.

"Dimenticarsi di pagare" è un po' come andare in guerra e lasciare la spada a casa...

Sicuro che nessuno dovrebbe essere stigmatizzato difronte agli altri per una cosa simile, però è altrettanto vero che dobbiamo fare sempre più caso a quanto i nostri comportamenti siano in grado di danneggiare l'ambiente che ci circonda... perché il "principio di integrità" forse significa anche questo!

... E se facciamo troppo poca attenzione agli altri, sarà poi naturale che essi tendano a ricambiarci nella stessa maniera, non trovate?

I soldi sono solo una forma di energia... e nell'Aikido impariamo a far fluire l'energia, morale: "caccia li sordi e contribuisci alla causa... che poi ti autorizziamo anche a fermarti a lavare il tatami"!

Che, detta così, sembra una presa in giro, ma più siamo in grado di dare valore a ciò che facciamo, più stiamo imparando a dare valore a noi stessi!!!