lunedì 19 ottobre 2020

Covid, DPCM e lo spirito (quasi) inammovibile

Era un po' che non parlavamo di Covid-19 ed è stata una scelta oculata, visto che altrove non si parla di altro.

Questo però è nuovamente un momento molto intenso e particolare, poiché siamo al primo giorno di attuazione dell'ennesimo nuovo DPCM, che poteva sancire il termine delle nostre attività sul tatami... ovvio quindi che tutti gli Aikidoka, così come tutti gli sportivi in genere, fossero allarmati ed in fermento.

Ma già da un po' ci eravamo messi ad osservare la situazione e crediamo sia molto interessante rimandarvi le dinamiche che siamo stati in grado di notare. E non sarà un bel viaggio!

La situazione non per facile per nessuno, e la fumosità dei decreti non rendono sempre agevole una loro interpretazione chiara ed univoca... ovvio quindi che si faccia molta più attenzione nel rispetto delle linee guida federali per prevenire i contagi: siamo tutti sotto pressione, come persone, come community e come Aikidoka... questo è certo.

Nessuno vuole chiudere, poiché il nostro settore è già stato messo a dura prova nei mesi passati, però siamo anche chiamati ad ottemperare a norme che implicano responsabilità prima, e forse sanzioni salate poi... nel caso si riscontrino inadeguatezze operative.

Per dirla in modo semplice... siamo nel CONFLITTO ed accerchiati dallo STRESS: solo che gli Aikidoka sono coloro che praticano una disciplina che insegna proprio a rimanere rilassati sotto stress, non a diventare vittime del conflitto!

Quindi questo per gli Aikidoka è un ottimo momento di pratica, sia dentro, che fuori dal Dojo.

Dal nostro osservatorio abbiamo visto tutt'altro, e ci rincresce ammettere che i comportamenti con meno equilibrio sembra che siano stati adottati proprio da alcuni Insegnanti di Aikido (almeno una loro significativa parte). Ma andiamo in ordine...

Esce il DPCM (ne sono usciti 2 in 5 giorni, ed in entrambe i casi)... un BOTTO di insegnanti ci chiama o chiede delucidazioni tramite i Social, a qualsiasi ora del giorno e della notte, perché NON ha compreso cosa in esso vi era indicato: "Ma quindi noi possiamo praticare o no?!", "Ma lo sport di contatto si può fare o no?!"... e decine e decine di domande simili.

Il DPCM dello scorso 13 ottobre era forse fumoso in molti altri punti, ma quello che ci riguarda era perlomeno CHIARISSIMO!

punto G (erotico!)

"lo svolgimento degli sport di contatto, come  individuati  con successivo provvedimento del Ministro dello sport è consentito, da parte delle società professionistiche e - a livello sia agonistico che di base - dalle associazioni e società  dilettantistiche riconosciute dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato italiano paralimpico

(CIP), nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive  nazionali, Discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva, idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel  settore  di  riferimento o in settori analoghi...".

Il testo uscito OGGI invece è meno netto, tant'è che la Federazione e gli EPS stanno chiudendo maggiori lumi interpretativi al CONI, che saranno pubblicati crediamo nelle prossime ore.

La pratica dell'Aikido in Italia è COMUNQUE permessa SOLO se ha le caratteristiche di cui sopra, quindi questo DPCM ribadisce solo che se fai Aikido nel garage di casa tua, lo Stato non garantisce per te in alcun modo, né ti autorizza: ma dove starebbe la novità?

Niente: c'è chi sospende il corso perché nel DPCM ci si riferisce al blocco degli Sport di contatto amatoriali, e considera l'Aikido essere SOLO amatoriale, poiché confonde "amatoriale" con "dilettantistico" che sono invece due cose ben distinte!

C'è chi su Facebook sacramenta contro le richieste del Governo di appartenere ad una Società Sportiva tesserata presso la Federazione o un EPS... poiché Tada Sensei (classe 1929... quasi 91 portati con estrema eleganza!) il secolo scorso si era impuntato a non considerare l'Aikido uno SPORT e quindi decise di mantenersi indipendente dal CONI e da qualsiasi altra organizzazione sportiva.

Le prospettive del Maestro Tada furono rispettabilissime e probabilmente molto legate al suo tempo ed alla sua provenienza... PECCATO che ora siamo nel 2020 e siamo qui e non là, e quindi se in Italia vuoi praticare ed insegnare Aikido lo fai SOLO se iscritto ad una Società Sportiva che ha un suo legame con CONI e se hai delle qualifiche nel caso che tu sia un insegnante... Ed è così reale questa cosa che l'Aikikai d'Italia - ENTE MORALE dall'epoca dei templari - si è appoggiata allo CSEN per avere gradi e qualifiche che avessero una qualche forma di riconoscimento presso il CONI... isn't it?!

Quindi alcune teste da tanrem uchi avrebbero dovuto accorgersi che è da circa 30 anni che le cose sono MOLTO cambiate: ora cosa centra quindi un DPCM che ripercorre solo le linee normative dello sport italiano?

Non vi eravate accorti di praticare uno SPORT, e lo avete capito grazie al Covid? E c'è da ringraziarlo allora!

Come li chiamiamo questi? Analfabeti funzionali o cariatidi del mesozoico?

Vabbuò, non si può essere tutti capaci di leggere un testo o di sapere che quadro normativo ha la disciplina che si pratica... ma osserviamo insieme quali altre curiose tendenze sono venute alla luce grazie al tentativo di convivenza con il Coronavirus!

C'è il precauzionale: un animale mitologico mezzo "saggio" e mezzo "Carlo Verdone" (ipocondriaco seriale dichiarato)

Chi è costui?

Quello che anche se le linee guida dicono che si può praticare SENZA mascherina, lui la vuole mettere lo stesso (che di per sé non è qualcosa che arreca danno a nessuno!)... ma che impone di conseguenza ai propri allievi di fare altrettanto... "perché non si sa mai".

Se uno ha voglia di tutelare di più se stesso e gli altri è ok, ovviamente... ma come mai c'è necessità di imporre al prossimo un comportamento che addirittura le linee guida anti-Covid non prevedono?

C'è la variante che pratica senza hakama perché questo indumento sarebbe un facile ricettacolo per i batteri (anche se ora la pandemia la fa un virus e non un batterio...), c'è quello che fa mettere le calze agli allievi anche se igienizza il tatami... se ne incontrano di bizzarri e svariate tipologie, insomma.

Si tratta di prudenza o di ipocondria spacciata per prudenza?

Si presuppone di saperne di più di chi scrive i protocolli di sicurezza o come la si spiega questa cosa?

Al precauzionale si affianca l'ansioso: quello che, oltre a preoccuparsi di non prendere o far prendere il virus... se esce un DPCM con un testo un po' caustico entra nel panico perché non sa se e come poter proseguire con le attività...

"Ed ora, come facciamo?!

Cosa diciamo agli allievi?!

Cosa accade se non seguiamo per bene le linee guida?...

Ci saranno delle multe? A quanto ammonta l'importo???"

MA - STAI - CALMO! (e che chezzo)

C'è anche il contestatore: quello che fa sui Social i suoi proclami legati all'ingiustizia con la quale la politica sta trattando lo Sport in generale e le Arti Marziali nello specifico.

#iononchiudo (che non centra nulla con chi si rifiuta di usare l'arco giapponese!) è qualcosa che piace a noi tutti, bisogna dire però anche che il legislatore, così come il resto del mondo, al momento sta facendo pure lui come può: del resto è la prima volta che ci troviamo - a livello globale - in una situazione simile... quindi crediamo che qualche svarione sia perlomeno endemico e comprensibile, anche se dannoso.

C'è pure il pessimista cosmico, quello cioè che piagnucola di aver perso allievi e Dojo per il lockdown o per gli ostacoli insiti nei DPCM... e che dice che NON sa se riuscirà ad alzarsi da questa batosta: umanamente comprensibile, ma voi ci andreste ad imparare la calma, il coraggio ed il sangue freddo da uno così?!

Non eravamo forse noi quelli a studiare il principio "dell'accettazione bon passiva" e "dell'azione non violenta"?

Vediamo infatti più che altro gente che REAGISCE e lo fa pure di pancia ed in malo modo, cos'ha a che fare questo con l'Aikido?

Impariamo... almeno dovremmo imparare... a mantenere uno spirito imperturbabile di fronte all'attacco del nemico, ci piace chiamarlo [不動心] "fudoshin" a lezione, e proprio coloro che dovrebbero insegnarlo agli altri sono quelli che sbottano più di tutti?

Non ne usciamo con una bella immagine, ragazzi... O meglio, ne usciamo con un'immagine incoerente, di chi predica cose sagge... ma poi quando si trova nel guano si dibatte in modo sconsiderato proprio come fa la maggior parte della gente.

Questo ci dovrebbe insegnare:

1 - che l'insegnante di Aikido medio ha esattamente le stesse modalità impacciate di azione nel conflitto di chi non pratica Aikido, ammettendo così implicitamente di non possedere alcuna forma di superiorità ed "illuminazione", invece spesso ostentata... ma anche - che forse è la cosa peggiore - di non averci compreso un granché della disciplina che pretenderebbe insegnare agli altri;

2 - che questo risulta un momento particolarmente propizio per verificare la qualità del docente che abbiamo scelto; se lo vediamo reagire in modo compulsivo in preda a paura, ansia, preoccupazione... chiamiamolo "collega" e non più "Sensei" insomma.

L'insegnante di Aikido non deve essere una sorta di Budda imperturbabile da ogni nefandezza e problematica del mondo: è sufficiente che si mostri solo un po' più centrato della media delle persone per meritare la loro fiducia ed assicurare loro che non si stanno facendo guidare da un ipovedente.

Proprio di questo parla anche il Mº Fabio Ramazzin in un suo recente video che vi proponiamo qui.



Noi concordiamo con lui su tutta la linea, e ripetiamo che questo ci sembra un momento d'oro per poter distinguere chi ha scelto l'Aikido come stile di vita da chi si accontenta solo di crederlo e di farlo credere al prossimo.

Ed inoltre aggiungiamo che questo sembra pure un ottimo momento per praticare nel quotidiano la nostra disciplina, viste tutte le difficolta e le limitazioni di farlo a livello fisico, come ci piacerebbe, su un tatami ed a stretto contatto con i nostri amici di sempre!

Keep calm and HOLD THE CENTER
, quindi: l'Aikido si impara un sacco ora che è difficile praticarlo nel solito modo!












lunedì 12 ottobre 2020

Ma tu che QUIZ ne sai dell'Aikido?

Quest'oggi abbiamo pensato di divertirci un po' con voi tutti, indipendentemente che siate semplici praticanti di Aikido o docenti di questa disciplina...

Per la prima volta abbiamo creato 2 semplici QUIZ on-line, completamente GRATUITI e per i quali non serve creare nessun account, né fornire i propri dati: si tratta di due semplici link che - una volta seguiti - vi porteranno in aree nelle quali dare prova delle vostre conoscenze sulla disciplina che praticate e/o insegnate!

In entrambi i percorsi abbiamo creato un semplice serie di 10 domande a risposta multipla, delle quali UNA sola però è completamente corretta... nel senso che per quanto le altre risposte possano apparire verosimili, solo UNA risponde realmente alla domanda posta, così per come è stata posta.

Al termine di ciascun quiz, potrete vedere calcolata la percentuale di risposte corrette che avete fornito ed anche quali erano le risposte corrette che avrete eventualmente sbagliato.

Ecco quindi come interpretare i vostri risultati!

- se porterete a casa una media dal 5% in giù, il vostro livello sarà da considerare SCARSO;

- con una media fra il 6% ed il 7% manifesterete un livello DISCRETO;

- con una percentuale dall'8% in su invece potrete considerare il vostro livello ECCELLENTE.

Potete sbizzarrirvi ovviamente con entrambi i quiz, anche solo per gioco!

La piattaforma che abbiamo scelto di utilizzare - nella sua forma basic - presenta alcuni limiti ovviamente, ma riesce anche a fare dannatamente bene e con semplicità la piccola iniziativa che abbiamo pensato per voi tutti; non vi resta quindi che tuffarvi a rispondere a 10 o 20 domande, che vi toglieranno al massimo 3 muniti di tempo in tutto!!!

Siamo molto curiosi di sapere che livello di cultura è presente in merito all'Aikido, poiché spesso sul Web vediamo proliferare veramente qualsiasi cosa!

Alla Redazione arriveranno le percentuali di risposte corrette e nulla ovviamente su chi le ha comprate, quindi la vostra privacy sarà completamente salva. Accumuleremo quindi questi dati e proveremo a indagare le aree - sia per allievi, che per docenti - nelle quali sono presenti i maggiori punti di forza, ed anche quelle nelle quali saranno state manifestate più incertezze: questo ci permetterà di mirare meglio i nostri interventi futuri su Aikime.

Ma ben al di là delle statistiche, vi invitiamo per un attimo a giocare semplicemente a rispondere a queste "semplici" (alcune in realtà non lo sono così tanto!) per mettere alla prova voi stessi in merito alla vostra preparazione teorica sulla nostra disciplina.

In fondo non è proprio questa una delle migliori attitudini che pratichiamo in Aikido?

Ed ecco infine i link:

- cliccate QUI per il quiz riservato agli ALLIEVI;

- cliccate QUI per il quiz riservato agli INSEGNANTI.

Anche voi così potrete dire... di saperne veramente un QUIZ!!!


lunedì 5 ottobre 2020

Un diamante è per sempre, l'Aikido forse no

Chi di voi si ricorda la celebre pubblicità "Un diamante è per sempre!"?

Correva l'anno 1985... e si è trattato di uno spot diventato un tormentone generazionale.



Beh... oggi siamo qui a chiederci se sia la stessa cosa o meno con l'Aikido, visto che anch'esso per noi è altrettanto prezioso! (gioco di parole, cercate di essere fra i 15 destinati a capirlo)

Chi di noi vuole iscriversi ad un corso di Aikido, non ha in testa la tempistica di quando potrebbe smettere di frequentarlo.

Ma anche nessun insegnante tratta i propri allievi come se essi frequentassero i corsi per un periodo di tempo limitato, non è vero?

In una vita intera non c'è abbastanza tempo per fare "tutto l'Aikido fattibile"... quindi non è possibile "finire un corso" di questa disciplina: più si pratica, più si avanza in essa!

Già, tutto vero... però poche persone decidono di praticare per una vita intera: la maggior parte di esse si affaccia alla pratica e smette dopo qualche settimana/mese/anno.

La STRAGRANDE maggioranza di persone, oltre tutto!

Allora perché trattare ogni allievo come il diamante della pubblicità, se poi in media il loro ingaggio ha la data di scadenza di un latticino fuori dal frigo?

Perché forse risulta più facile così...

Se ci mettessimo nella prospettiva che ciò che faremo questa sera a lezione (sia da allievi, che da docenti) potrebbe essere l'ultima volta che lo facciamo... esso avrebbe un sapore molto differente.

Il concetto di "carpe diem" ("cogli l'attimo") sembra cozzare almeno in parte con quello di "kaizen" ("miglioramento continuo")... poiché il primo presuppone l'attenzione ad una presenza, che nel secondo viene mitigata all'interno di un processo ed un percorso che richiede anni, se non un'esistenza intera.

Ma le persone - impegnate volenti o meno in un percorso personale che dura tutta la loro vita - spesso NON sembrano altrettanto disposte a frequentare una disciplina "finché morte non le separi": quindi ad Aikido ci vengono, magari anche con una certa intensità e profitto... ma per un periodo di tempo LIMITATO e piuttosto circoscritto.

Magari la disciplina da ciò che a loro serviva, e quindi essi volano altrove come farebbe un'ape che ha esaurito il polline in un fiore.

Ma questa esigenza TEMPORANEA non sembra andare un granché bene con le tradizioni orientali...

Ecco: NON è così per niente! ... Piuttosto è vero che pochi di noi conoscono sul serio la saggezza contenuta nelle tradizioni...

Le tradizioni orientali erano e sono fatte da persone, e come tali hanno da sempre dovuto tenete conto di quest'esigenza - tutta umana - del "mordi e fuggi"!

Infatti sono relativamente poche le persone che praticano Aikido ad avere soggiornato (almeno per un piccolo periodo di tempo) in un vero Dojo.

Quando si sceglie di dedicare un periodo di tempo allo studio esclusivo dell'Aikido, si parla con il Dojo Cho (il responsabile del Dojo) e si stabilisce A PRIORI di quale periodo si tratti e di una sua durata approssimativa della propria permanenza (una settimana, un mese, un anno, etc...).

A seconda dei contesti, talvolta è addirittura concordare con il Sensei alcune tappe che si desidera raggiungere (una capacità da acquisire, un grado che si desidererebbe ottenere)... quindi si PIANIFICA la propria permanenza in modo che essa ci permetta il più possibile di raggiungere i nostri goal personali.

Ma si sa da SUBITO che tale esperienza NON sarà per sempre: kaizen e carpe diem quindi sono onorabilissimi in contemporanea altroché!

Al termine della permanenza come uchideshi (allievo interno di un Dojo) di solito si organizza una festa chiamata "Sayonara Party"[左様ならパーティー], ovvero una vera e propria "festa d'addio" con la quale i membri si separano emotivamente da colui o colei che si appresta a lasciare il Dojo.

Si ricordano insieme gli allenamenti fatti, le difficoltà incontrate, si raccontano gli aneddoti divertenti accaduti e si augura un buon proseguimento di percorso a chi se ne va. In altre parole si CELEBRA l'importanza della transitorietà, e le si da un grande valore.

Perché nei nostri Dojo non riusciamo così spesso a celebrare un Sayonara Party?

Forse perché non ci si unisce mai del tutto al gruppo e ci si lascia sempre un po' la porta aperta a non farne parte... per non soffrire più di tanto della separazione che potrebbe accadere?

Perché gli insegnanti NON sono molto capaci di "lasciare andare" un proprio allievo che reputa terminata la propria esperienza nel gruppo?

Quindi quando decide di non venire più a lezione esso si trasforma automaticamente in un "bastardone, traditore, fannullone e fancazzista"... ?

Cosa ci impedisce di vivere in modo proficuo un'esperienza LIMITATA nel tempo?

Quanti insegnanti che ci leggono cambierebbero il proprio atteggiamento (ed ingaggio nell'insegnamento) se sapessero che un allievo si fermerà "solo" per alcuni giorni, mesi, anni?

Tecnicamente parlando, cosa scegliere di insegnare se non si ha tutto il tempo del mondo perché l'allievo lo impari? E filosoficamente parlando... che concetti diventa più urgente passare nel poco tempo che potremmo avere a disposizione?

Sono domande piuttosto semplici, ma le risposte potrebbero risultare tutt'altro che banali, se cercate con autenticità.

Le cose transeunte non centrano per forza con il fritto (gioco di parole, sempre per quei 15 di prima), e l'essere destinato a passare è qualcosa che ha le stesse caratteristiche della vita di ciascuno di noi: che significato ha fingere che in Aikido sia diverso?

È una lezione dura, ma necessaria... 

Nessuno è qui per restarci per sempre, quindi sarebbe il caso di provare a fare tesoro del proprio tempo, anziché cercare di prolungare il proprio e quello degli altri su un tatami, non vi pare?

Questo però implica coraggio, consapevolezza e saggezza... in modo da capire bene - e dal di dentro - perché ci risulta così complicato.






lunedì 28 settembre 2020

Quanto e perché pagare l'Aikido?


Quest'oggi schiacciamo un palla che ci ha alzato l'amico e collega Maestro Fabio Ramazzin, che nel suo ultimo video, ha spiegato nel dettaglio le motivazioni che lo hanno spinto a proporre lezioni on-line a PAGAMENTO.

E per chi se lo fosse perso, eccolo qua!


Fabio Sensei tocca nel suo discorso alcuni argomenti molto importanti per tutta la nostra Community, e quest'oggi ci sembra importante discuterne insieme ben al di là delle lezioni on-line a pagamento: si tratta di comprendere come mai - generalmente parlando - gli Aikidoka hanno un rapporto così difficoltoso e spesso pure malato con i SOLDI.

E perché affermiamo questo?!

Lo facciamo poiché ci sono numerosissimi campi del vissuto di chiunque nei quali il rapporto con il danaro viene vissuto con naturalezza come viatico di scambio di beni e servizi;

certo nel mondo dell'arte non è sempre banale dare un valore economico congruo ad un'opera o ad una prestazione artistica, poiché la correlazione potrebbe essere un po' soggettiva... tuttavia un commercialista che tiene la nostra contabilità e comunica con noi (anche) tramite Web, o ad uno psicologo che si presta ad una seduta su Zoom durante il lockdown non verrebbe in mente di dover giustificare le ragioni per le quali ci chiede di onorare la sua parcella.

Perché dunque un Insegnante professionista di Aikido che promuove un interessante progetto deve farlo, e deve pure accettare di sentirsi accusare di "svendere" la disciplina che insegna?

Perché si vuole fare pagare?
Vi sembra un rapporto sano con il danaro quello di chi è disposto a spenderne per andare al supermercato, per andare a divertirsi, ma NON per imparare seriamente una disciplina?

A noi NO, per nulla.

Come giustamente fa notare Fabio Sensei nel video, chi è un professionista ha QUELLA come fonte di reddito... il che significa "no money, no food... no life"... quindi è ovvio che ce ne sia un bisogno non marginale, ma da qui a pensare che chi richiede soldi in cambio dei propri servizi lo faccia SOLO per lucrare il gap è proprio grosso... e soprattutto segnale che qualcosa nel rapporto con danaro non funziona.

Sicuri che un medico faccia il medico SOLO per farsi pagare la sua prestazione?
Ci saranno pure medici particolarmente materialisti, ma forse la stragrande maggioranza di coloro che praticano questa professione lo fanno per dare il loro valore aggiunto agli altri tramite ciò che amano e sono competenti nel fare... e non solo per guadagnare ed arricchirsi. Ci avete mai pensato?

Potremmo dire la stessa cosa praticamente per ogni ordine professionale: il fatto che in Aikido non ci sia (ancora) una categoria che ha un suo sindacato non significa che la dinamica sia quindi differente (in realtà stanno iniziando a nascere albi che certificano la propria preparazione, ve ne avevamo parlato l'anno scorso QUI).

In realtà forse il problema nasce dal fatto che in Italia non siamo ancora molto abituati a dei Sensei professionisti, ovvero a persone che hanno scelto di dedicare tutta la loro quotidianità all'apprendimento e divulgazione della disciplina; all'estero questa cosa è forse già più comune e consolidata.

E se il fatto di "pagare" per una "prestazione Aikidoistica" fa storcere il naso ai puristi della via dello spirito... esaminiamo insieme cosa "costa" ad un professionista fare la vita che fa.

Facciamo i conti in tasca a Marco, che a sua volta è messo in una condizione parecchio simile: formazioni continue (come allievo), almeno un paio di volte all'anno all'estero ed un paio in Italia ogni anno (per una media di 4-6 seminar/corsi di formazione che lui fa per tenersi aggiornato e continuare a crescere), con conseguenti costi di trasferta (viaggio, vitto ed alloggio), il mantenimento di una struttura privata nella quale fare vivere il proprio Dojo (indicativamente da 700,00 a 1500,00 € al mese tra affitto e spese di vario tipo)... queste le spese principali, accanto a quelle di un commercialista dedicato, un grafico ed ai vari contratti con ditta che manutiene caldaia, estintori, etc.

Facendo i conti della serva, sono intorno ai 18.000,00 € all'anno che SPENDE (non guadagna!) ogni anno per fare quello che fa, per fornire la qualità che fornisce, per garantire un luogo di pratica che non abbisogna di essere richiesto ad una palestra scolastica o che non debba essere condiviso con i tizi della Zumba e del Rugby.

Ora: immaginando che nessuno campi di aria... Marco, Fabio, o chiunque abbia scelto di dedicarsi completamente all'Aikido, sono in grado di fornire il "servizio" che offrono ai propri studenti SPENDENDO "solo" circa 15.000 - 20.000 € all'anno (poi c'è quello che costerebbero, cibo, vestiti, riscaldamento dell'abitazione, mutuo... ma noi siamo buoni e non li includiamo).

Filantropi e/o nipoti di Bruce Wayne? NO, purtroppo per loro, almeno che ci risulti.

Questa gente - che come ricorda giustamente Fabio Sensei nel video, se avesse voluto diventare ricca forse avrebbe fatto altro nella vita - però è in grado di fornire una formazione che non si trova esattamente ad ogni angolo di tatami: porta qui del "know how" che a proprie spese impara fuori mano e lo offre al prossimo. È necessario giustificarsi per questo?

Offre un servizio che non è esclusivamente legato alla tecnica che si può studiare insieme sul tatami, ma che richiede di passare ore in appuntamento (di presenza o al telefono) con i propri allievi, per garantire loro assistenza anche e soprattutto al di fuori del tatami (molti di essi sono già infatti docenti a propria volta e si arenano in un mare di problemi organizzativi da risolvere). È necessario giustificarsi per questo?

La rete che creano queste persone è in grado di offrire occasioni di pratica e formazione continue, sia tematiche che riservate ad ogni età e livello dei praticanti (bambini, ragazzi adulti... sia principianti, che avanzati). È necessario giustificarsi per questo?

NON ci sembra proprio.

C'è chi ama praticare Aikido nella palestra di una Scuola, un paio di volte alla settimana, mettendo e rimuovendo il tatami ogni volta, con un docente che fa questo come hobby... e questo va più che bene...

... e c'è chi vuole potersi allenare ogni giorno, in una struttura dedicata, con un docente che fa questo dalla mattina alla sera... e pure questo va più che bene.

Come però si può pensare che questi servizi abbiano lo stesso prezzo???

Il primo caso è per chi ama la filosofia della disciplina e quindi non la mercifica... mentre il secondo è per chi è senza scrupoli ed insozza l'Aikido con il vile danaro per arricchirsi alla spalle degli allievi?

Ma in quale mondo si può avere un dubbio simile, se non in quello di chi ha - lui stesso - grossi problemi nel rapporto con il danaro?

Noi crediamo ci sia posto per tutti, ma che se qualcosa costa poco di solito una ragione c'è: non vogliamo dichiarare che il binomio "costo alto = qualità alta" sia sempre reale... in quanto talvolta non è così e si può trovare anche qualità ad un buon COMPROMESSO con il suo prezzo.

Dopodiché non vi fa strano che in giro ci siano "seminar gratuiti" di Aikido?
Di solito - nel mondo del marketing - si dice che "quando una cosa è gratis... allora la merce sei tu".

Il danaro è una forma di energia, che come tale può scorrere o bloccarsi ed accumularsi: in Aikido impariamo a "far scorrere"... quindi l'accumulo è - già di per sé - contro i principi della disciplina che pratichiamo.

Ma questo, come abbiamo visto conti alla mano, non è nemmeno questo caso: si tratta di dare un valore congruo (anche economicamente parlando) alle cose ed agli scambi che possiamo fare con gli altri.

Possibile che il nostro piccolo mondo sia ancora così povero interiormente da allinearsi al minimo sindacale e fare la guerra ai pochi coraggiosi che cercano - a loro spese - di alzare l'asticella?

La prossima volta che consultate un medico in gamba, dal quale magari ci si reca per avere un responso su un problema importante si salute... al momento di pagare la parcella, fategli presente che sta disonorando la memoria e la sacra filosofia di Ippocrate, e poi vediamo cosa accade!

Solo report video, grazie.



lunedì 21 settembre 2020

Aikido, Covid e le responsabilità che maturano

Siamo a poche settimane dalla ripresa delle attività (noi fortunati già da 3, ma più di qualcuno è sul tatami solo da pochi giorni): sulla pratica sportiva in ottemperanza delle linee-guida che la Federazione e gli ESP hanno emanato si è detto e si sta dicendo di tutto.

Ovvio che ci sentiamo limitati in alcune azioni che vorremmo far (rilevare bla temperatura, prendere le presenze, richiedere autocertificazioni...), ma occorrerebbe sempre pensare alle difficoltà che deve avere un legislatore nel coniare poche linee guida che si adattino al meglio ad una pluralità di situazione delle quali è IMPOSSIBILE tenere contemporaneamente conto.

Ovvio che qualcosa funzionerà, e qualcosa lo farà di meno... e non è colpa di nessuno: le cose stanno così e cerchiamo di utilizzarle/viverle al meglio.

Vogliamo parlare oggi però di alcuni insperati impatti positivi che stanno emergendo dall'ottemperanza delle famose linee-guida di cui sopra...


Eh si, perché non ci sarebbe mai venuto in mente le dinamiche del Covid-19 potessero regalarci anche upgrade desideratissimi nella nostra disciplina!!!

Il primo ed importantissimo punto è... LA PULIZIA.

Covid o non Covid, i nostri tatami non sono mai stati così puliti come lo sono ora... ma il punto è che per decenni sono stati proprio ZOZZI e basta!

Per circa 15 anni, noi stessi ci allenavamo presso la palestra di una Scuola pubblica, piazzando e rimuovendo i tatami ad ogni lezione (120 mq): li lavavamo tutti UNA volta all'anno, di solito prima dell'evento più importante che veniva organizzato in ogni stagione di pratica.

UNA volta all'anno!

Magari eravamo semplicemente zozzi noi e basta, ma sappiamo di non essere stati poi così tanto in cattiva compagnia: le aree di pratica erano (e spesso sono ancora) parecchio trascurate in quanto igiene.


Da 4 anni a questa parte abbiamo un Dojo ed il tatami viene lavato ogni qualvolta viene utilizzato (da 1 a 4 volte al giorno, quindi); ora il Covid-19 impone a tutti di igienizzarlo a seguito di ogni utilizzo: non sappiamo se questo ci impedirà di prendere il tanto temuto virus, però magari evitiamo l'ebola e la peste bubbonica!

Noi poi abbiamo fatto una furbata (bastardata?) ulteriore: da quando abbiamo aperto è stata introdotta la pulizia del tatami anche nei corsi bambini e ragazzi... ovviamente tutta fatta hand-made da LORO!

Nuovamente, non sappiamo se ciò ci proteggerà dal Covid-19, però è qualcosa che sentivamo da anni che mancava nei corsi junior... per la responsabilità che implica in ciascun praticante provvedere alla pulizia dell'area che utilizza; un gesto dalla valenza educativa molto importante, che questo virus ci ha dato l'occasione/scusa di attivare.


Ma vogliamo parlare dei piedi?!

Decadi di olezzi al gorgonzola, nonostante in Dojo ci sia pure un lava-piedi: uno sta 8-10 ore al giorno nelle proprie scarpe (pure da ginnastica) e poi alla sera fa sentire a tutti l'odore di carogna che è riuscito a generare durante la giornata. Ottimo segno di attenzione a sé e rispetto del prossimo!

Ora invece va di moda "igienizzarsi"... Ma ci andava una pandemia a farci capire quanto fosse importante lavarci mani, ascelle e piedi?!

Sembra di si... ma almeno adesso c'è più attenzione su questi elementari gesti di attenzione verso gli altri.


Ma passiamo ad un altro importantissimo punto... la PRESA DI RESPONSABILITÀ.

Gli allievi sono abituati a ritenere il Dojo, il tatami, il Sensei come qualcosa di certo per loro... talvolta pure scontato: se loro "vogliono", tutte queste cose/persone sono li a loro disposizione.

"Se mi va di andare a lezione ci vado, altrimenti ci vado poi un'altra volta e questa sera esco con gli amici": quante volte abbiamo sentito dire cose simili, o le abbiamo pensate/dette noi stessi?

BENE: uno dei regali del Coronavirus è l'avere imposto un affollamento massimo dei locali riservati alla pratica (4 mq a testa, nel caso di lavoro singolo, 9 mq invece nel caso di esercizi a coppia).



Ne segue perciò che in un tatami di 90 mq può al massimo contenere 9 coppie, quindi 18 persone.

Il nostro è più grande ed al momento siamo riusciti a NON richiedere agli allievi di prenotarsi (ne possiamo accogliere circa 24)... ma - a corso normalmente avviato - potrebbe capitare di dover richiedere a chi ha intenzione di partecipare alle lezioni di segnalarlo.

Questo implicherà presa di responsabilità, poiché prenotare il proprio posto e poi non partecipare vorrebbe dire avere impedito a qualcun altro di utilizzare meglio la stessa occasione!

Dover prenotare la propria partecipazione potrebbe essere visto come qualcosa di tedioso ... ma riflettiamo sull'importanza del gesto...

Forse può aiutare a non considerare più scontato proprio un bel nulla che riguarda la pratica... che non sarebbe poi tutto sto malaccio!

Al solito, la vita, il Covid o ciò che ci accade si rivelano essere solo catalizzatori di evoluzione: c'è chi fa click e passa al prossimo livello del videogioco... e chi esaurisce le vite e gli tocca rifare la partita.

L'Aikido stesso è un videogioco simile... e noi collettivamente stiamo ora maturando responsabilità che non avevamo mai scorto in precedenza: siamo vicini al Mostro di fine livello... come si concluderà questa partita?

L'Aikido è un videogioco meglio di quelli in realtà aumentata: è in realtà "meritata"!




lunedì 14 settembre 2020

Aikido, il Maestro unico ed il posto fisso


- "E tu Checco, che vuoi fare da grande?"

- "Io voglio fare il posto fisso, come te!"

["Quo vado?" - 2016]

... si recitava in un simpatico film di Checco Zalone di qualche anno fa.

In Aikido quasi tutti nasciamo per caso, in un corso a caso, con un  Maestro a caso... spesse volte quello che tiene il corso più vicino a casa o negli orari più comodi per la nostra frequenza.


Chi dura un po' nella pratica si trova dinanzi a dinamiche del tutto differenti.

Innanzi tutto il Maestro lo SCEGLIE in base a ciò che nella disciplina sente più l'esigenza di imparare: i tecnici a disposizione sulla piazza possono essere anche molti, ma l'affinità elettiva che si crea nei confronti di uno di essi appare subito speciale, qualcosa che non cancella la bravura degli altri... ma ci fa comprendere che abbiamo trovato "il nostro" Maestro!


"Tu sei il mio Maestro... e non avrò altri Maestri al di fuori di te! In saecula saeculorum, AMEN!".

A questo punto, si è disposti a fare qualche chilometro in più per andare alla sue lezioni, ad andarci agli orari nei quali è comodo lui ad insegnare... e pagando la quota che serve per potersi allenare nel Club dove il NOSTRO Maestro insegna.

Un bel cambiamento di paradigma dall'attitudine di chi si cerca qualcosa vicino casa per fare un po' di movimento... non c'è che dire!

Ma si tratta dello step definitivo?

Per molti, ma non per tutti.

Chi dura ancora di più nella pratica, diventa così esigente ed attento nello scegliere, che spesso si ritrova a voler seguire un Maestro che si trova fisicamente molto distante da sé... in un'altra città, regione, stato, se non addirittura continente.

Non è allora questione di buona volontà nel mettersi alla guida, è che proprio risulta impossibile frequentarlo con una certa regolarità settimanale o mensile.

Talvolta il nostro Maestro viene invitato fare uno stage nella nostra città, quindi ne approfittiamo per andarci ed incontrarlo, altre volte siamo noi disposti a metterci in viaggio, cambiare città, regione, stato o continente per andare da lui!

Ma quante volte in un anno possiamo permetterci una di queste due dinamiche?

1, 2... 4 volte?

Nella nostra esperienza non di più, e sappiamo che - ad esempio - il nostro Maestro ed il suo referente si incontrano dalle 2 alle 3 volte all'anno al massimo, abitando uno in Italia ed uno in Svizzera.

Si... ma allora come organizzarsi per tutto il tempo che non possiamo stare con il nostro mentore?

È tempo nel quale non possiamo/dobbiamo imparare nulla?

Un neofita non potrebbe praticare con una supervisione DIRETTA del suo insegnante che si limita a 4 o 5 giorni OGNI ANNO: è troppo poco.

Un praticante più esperto può provarci, ma deve stare ben attento di trovare per sé stimoli di crescita sufficienti nell'ordinario: non ci si può permettere di crescere solo in presenza di chi si incontra così di rado!

Alcuni docenti, che sono esattamente nella situazione che abbiamo ora descritto, crediamo che scelgano un referente lontano e che possono incontrare poco proprio per non essere costretti ad impegnarsi troppo ed in modo costante: amaro da dirsi, ma lo abbiamo riscontrato più di una volta.

Però ci sono anche le persone serie... ed esse invece si impegnano, e lo fanno in modo piuttosto metodico e quotidiano.

In questo caso nasce un interessante paradosso: abbiamo un Maestro, che è fisicamente non facile frequentare... allora ci dobbiamo inventare continuamente modalità per apprendere, ovvero dobbiamo cambiare continuamente "Maestro provvisorio".

Dobbiamo diventare capaci di apprendere da tutti e da tutto, da ogni situazione che ci accade di vivere.

E in nostro Maestro non si offenderà di ciò, se è una persona intelligente... anzi, ne sarà più che contento ed orgoglioso!

Abbiamo un Maestro unico che non è più l'unico ed un "posto fisso" che deve poter essere piuttosto mobile...

Se uno altro insegnante - interessante per il suo Aikido - viene nella nostra città, cosa facciamo?

Non andiamo al suo stage perché tento siamo già allievi di XYZ che abita in Australia o nel Congo Belga?

Non ci andiamo perché se lo venisse sapere XYZ si sentirebbe tradito?

Non ci andiamo perché siamo già degli insegnanti e chissà cosa penserebbero gli altri se ci vedessero nuovamente nei panni del semplice allievo?

Ci andiamo perché abbiamo bisogno di continui stimoli di crescita... e questo potrebbe fungere come uno di essi?

Ognuno faccia le proprie considerazioni, noi facciamo le nostre:

- se si ha la possibilità di stare dietro alle gonnelle del nostro mentore preferito, forse avremo voglia di azzeccarci solo a quelle;

- se non si ha la possibilità di stare dietro alle gonnelle del nostro mentore preferito, allora è necessario smettere di credere alla favola del "Maestro unico" e mettersi a studiare... sempre e comunque, ogni volta che ne abbiamo modo.

Non tradiamo nessuno così facendo, in primis non tradiamo la voglia di migliorarci che ci piace così tanto pensare di avere e talvolta pure sbandierare al prossimo!


Se c'è un'occasione di formazione utile per noi, anche se non è tenuta dal Maestro che abbiamo scelto per la vita, facciamo un torto a quest'ultimo a non andarci... altro che farlo ingelosire se lo facciamo.

Se abbiamo scelto un buon Maestro, ci spronerà lui stesso a guardarci continuamente intorno, alla ricerca di qualcosa che per noi può fare la differenza.

Un Maestro non vuole creare forme di dipendenza: di certo ci sarà un momento nel quale si ha più bisogno di lui... ma egli sa bene che ciascuno è innanzi tutto il Maestro di se stesso: NON c'é quindi alcuna forma di "matrimonio insolubile" fra noi ed il nostro mentore.



C'è il piacere di continuare a sceglierlo anche se non ci viene imposto nulla, e c'è il piacere/dovere di continuare a cercare occasioni e stimoli di crescita ogni qualvolta ci risulta possibile.

Non farlo è una SCUSA per non evolvere, non un debito di fedeltà nei confronti di chi ci darebbe dei pirla se sapesse che stiamo buttando alle ortiche un'opportunità per crescere.


- "E tu Checco, che vuoi fare da grande?"

- "Io voglio fare l'Aikidoka mobile, come te!"

["Aikime" - 2020]