lunedì 5 dicembre 2022

L'Aikidoka è uscito di CSENno?

La scorsa settimana è accaduto un episodio molto singolare ed interessante al contempo: diverse persone, fra le quali alcuni amici, altri che conosco in modo meno personale... altri ancora che conoscono me tramite il Web (pure se io in realtà non conosco loro), mi hanno contattato segnalandomi un'iniziativa del Comitato Provinciale CSEN Roma, che in buona sostanza è un corso per acquisire la Qualifica di ALLENATORE di Aikido.

Per i curiosi, specifico che TUTTI quelli che mi hanno contattato sono Insegnanti di Aikido e che la seguente è la locandina di cui mi parlavano...


E dove sta il problema?

Che dalla locandina poteva essere inteso che questa Qualifica potesse essere presa "da praticanti di tutte le arti marziali" (come si legge testualmente).

Il mondo dell'Aikido (e delle arti marziali, più in generale) è da sempre stato gravido di occasioni per creare dal nulla gradi, qualifiche, competenze con corsi di un week end... quindi le persone mi hanno contattato per denunciare l'ennesima "frode" in tal senso, in questo caso in apparenza portata avanti dallo CSEN laziale.

È stato sorprendente vedere quale sdegno mi veniva segnalato questo corso: "online poi, ma scherziamo?!"

"Ma è normale, secondo te?... che uno che fa Jujutsu dopo 48 di corso possa insegnare Aikido?!"

I commenti in merito erano piuttosto aspri... e fino a qui, purtroppo, non ci sarebbe nulla di nuovo, né nelle dimostrazioni di sdegno, né nelle potenziali occasioni di frode: queste cose accadevano serenamente pure in Federazioni fino a non tantissimi anni fa... quindi l'Ente senza peccato, scagli la prima Qualifica!

La cosa interessante è che nessuno ha approfondito, ma molti si sono accontentati di puntare il dito: mi è bastato fare una telefonata al Mº Enrico Moraggi, che già conoscevo, ma il cui numero è pure riportato sulla locandina stessa, per avere tutte le informazioni che mi mancavano e tutte le rassicurazioni del caso.


Gli EPS (CSEN, in questo caso) stanno da un po' ricalcando l'iter formativo federale, che consiste in un corso trasversale, che comprende le materie teoriche comuni a tutte le discipline (didattica dell'insegnamento, psicologia dell'insegnamento, norme giuridiche e legali per tecnici e responsabili di società, primo pronto soccorso e BLSD, nutrizionista, etc), al quale si aggiunge un'appendice SPECIFICA per la disciplina in oggetto (sia teorica, che pratica), in questo caso quindi inerente l'Aikido.

Come in Federazione, il corso trasversale (che ora è online e non più in presenza, perché almeno la pandemia ci ha insegnato che non serve attraversare l'Italia per partecipare ad una lezione teorica frontale) viene frequentato da TUTTE le discipline marziali, mentre quello specifico SOLO dalla disciplina interessata.

Come c'era da immaginare e sperare, il Maestro Enrico mi ha confermato che per ottenere la qualifica di Allenatore di Aikido... bisogna innanzitutto praticare AIKIDO e provenire da QUESTA disciplina!

Ovvero le altre discipline ambiranno alle LORO Qualifiche, ma NON è possibile prendere la qualifica di Allenatore di Aikido per un praticante di Judo o di Capoeira.

Questo è esattamente, fra l'altro, l'iter che viene proposto in Federazione, anche se ci sono cose che cambiano fra questa ed un EPS... gli Enti di Promozione tendono ad avere paletti meno fitti da rispettare, ad esempio in FIJLKAM per diventare Allenatore serve ALMENO il 2º dan, mentre lo CSEN consente pure ai 1º dan di ottenerlo (perché funziona su 3 livelli di qualifica, mentre la Federazione su 4).

Gli Enti talvolta sono molto distratti in merito alla forma con la quale emettono la loro documentazione: in Commissione Tecnica Nazionale noi riceviamo di tutto, veramente!

A titolo esemplificativo volevo riportarvi 2 certificati di "shi dan", un termine che in giapponese non vuole dire una benamata ceppa (perché 4º dan si dice "YONdan"), uno di LIBERTAS ed uno di ENDAS... insieme ad un curioso diploma CSEN che attesta addirittura un 5º dan di Kung Fu (che però NON utilizza ovviamente una nomenclatura giapponese, essendo un'arte cinese, che quindi la chiama "duan").

NON vedrete più queste 3 diplomi, poiché mi è stato chiesto da chi me li aveva mandati di rimuoverli (cosa che ho subito provveduto a fare), pure se erano stati oscurati i suoi dati sensibili e se mi ha esplicitamente detto di non aver neppure letto l'articolo che ho scritto.

Ma per non fare torto a nessuno, e per mostrare che il trend è piuttosto trasversalmente diffuso, vi racconto una storiella paradossale accadutami con OPES: la prima volta che sono stato chiamato a dirigere un Seminar Regionale in Sicilia, il Resp. Provinciale OPES, Sig. Marcello Vattiato, ha chiesto al Fiduciario FIJLKAM, Sig. Pietro Leto, se fosse possibile una forma di collaborazione per rilanciare l'Aikido nel palermitano.

Ovviamente gli è stato risposto di SI, quindi ci si era accordati per unire le forze in occasione dell'evento, che fu appositamente sottotitolato "insieme per crescere" (come si evince dalla relativa locandina qui a fianco).

Beh, è stato fatto, ma in modo un po' particolare direi: OPES ha organizzato un Seminar (addirittura "nazionale"!) CONCOMITANTE e PARALLELO a quello che avrei poi diretto io, con il LORO Referente per l'Aikido... infatti vi allego pure quella locandina perché possiate constatare come giorni e location COINCIDESSERO.

Inutile ribadire che un tale comportamento ha rappresentato un'immediata fine dei rapporti di collaborazione prima ancora che questi potessero decollare.

Ma tutti questi esempi di approssimazione, incuria o addirittura raggiro cosa vogliono dire?

Che CSEN, LIBERTAS, ENDAS, OPES... o altri ancora lavorino male?

Assolutamente NO: significa che LE PERSONE coinvolte in ciò che vi ho mostrato si sono mostrate poco professionali, come minimo... ma la DIFFERENZA la fanno come sempre le persone, non gli Enti per le quali queste persone prestano opera.

OGNI gruppo umano ha al suo interno persone impegnate, costruttive e preparate... e perfetti imbecilli che si sono sgomitati una nikya dalla quale fare danni; questa diffusa dinamica mi pare piuttosto constatabile ovunque.

In Federazione abbiamo ancora oggi luoghi molto problematici per l'Aikido... PERSONE, Comitati, incaricati che non lavorano ad un livello qualitativo accettabile: cerchiamo di fare di tutto per migliorare queste criticità, un altro discorso è riuscirci in breve tempo.

Allora possiamo approfittarne per fare qualche riflessione insieme.

Come mai gli Aikidoka (e sopratutto gli Insegnanti) si scandalizzano ancora così tanto di ciò che sembra non andare negli Enti diversi dal proprio?

Come mani che c'è ancora così tanta tendenza a girare intorno ai presunti problemi e non c'è il coraggio di alzare un telefono, come ho fatto io, per frugarsi ogni dubbio o legittimare i propri a fronte di un confronto aperto e chiaro?

Quanta energia mettiamo nel rilevare le pagliuzze negli occhi degli altri, rispetto a quella che impieghiamo per migliorare strutturalmente la posizione nella quale ci troviamo noi, con il ns. Ente di appartenenza?

E, ultimo ma non per importanza: come mai che quando c'è qualcosa che non vi torna... chiedete a ME????

Posso con serenità affermare che ho buoni amici Aikidoka in ciascuno degli EPS che ho citato (e pure in quelli che non ho nominato), che ci continuiamo a frequentare con mutua soddisfazione proprio perché ciò che ci lega non è una bandiera, ma piuttosto ciò che condividiamo dell'Aikido, e forse pure delle prospettive della vita.

Mi sono da tempo reso conto che la fantomatica unificazione dell'Aikido (regionale, nazionale, mondiale, galattica) non avverrà mai fino a quando rimarremo in un clima di "caccia alle streghe", a chi fa passi falsi, etc. E invece non tutto il lavoro altrui è necessariamente mal fatto, pure se è diverso dal nostro.

Per paradosso, questa unione avverrà spontaneamente quando saremo tutti legati a qualcosa di così simile, che sarà naturale e comodo per tutti renderlo UNICO... ma per ora non è così e siamo ancora parecchio distanti da una simile condizione, haimé.

Ci aggiriamo in media abbastanza guardinghi e sospettosi sul lavoro altrui, talvolta in modo saggiamente prudenziale, altre volte pronti a vedere il marcio pure dove non c'è.

Solo che l'Aikido insegna il "masakatsu agatsu", ovvero che il nemico più importante sul quale avere la meglio non è né il FIJLKAM, né negli EPS, ma dentro ciascuno di noi: perché gli Insegnanti della nostra disciplina sembrano la specie umana ad avercelo meno chiaro?

"Qui c'è qualquadra che non cosa", direbbe Luca Giurato...

Marco Rubatto





lunedì 28 novembre 2022

I sassolini nella scarpa: Intervista a Morihiro Saito del 1988

Quest'oggi leggiamo insieme un'intervista fatta a Morihiro Saito Shihan nel 1988, tradotta come al solito per noi dall'inglese da Andrea Cecere: fino a quegli anni il Maestro si era molto concentrato sulla pratica in Giappone ed erano ancora piuttosto radi i suoi viaggi all'estero (in Italia ed Europa Centrale il suo primo viaggio risale infatti a febbraio del 1995): il suo compito primario era dirigere l'Ibaraki Dojo (quello del Fondatore) ed accogliere i tanti stranieri che venivano a visitarlo ed a praticare Aikido.

Nell'intervista si sente chiaramente il Sensei togliersi alcuni sassolini dalla scarpa rispetto alle differenze di "stile" che le persone gli facevano notare fra la pratica Aikikai di Tokyo e quella di Iwama: lungi da me l'intenzione di fomentare polemica, è interessante sentire alcune versioni dei fatti direttamente da chi li visse in prima persona.

Buona lettura!

Marco Rubatto


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Morihiro Saito (a sinistra) con il Fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba e sua moglie Hatsu ad Iwama (1955). Il san-dai Doshu Moriteru Ueshiba (all’età di 4 anni) è seduto tra loro
“Stupido! Cadere da solo anche se la tecnica non è ancora stata applicata! Qui non siamo all’Honbu! Il Fondatore ha strutturato l’Aikido in modo tale che si possa lanciare l’avversario senza la sua cooperazione! Non buttarti a terra per conto tuo, aggrappati ed opponiti al cadere fino alla fine della tecnica! L’Aikido del Fondatore è Budo!”


L’approccio ricevuto nell’incontrare di persona Morihiro Saito.


Morihiro Saito è nato nella prefettura di Ibaraki nel 1928. Sentendo storie di un “vecchio che fa strane tecniche su tra le montagne vicino ad Iwama” divenne studente del Fondatore dell’Aikido Morihei Ueshiba nel 1946, all’età di diciotto anni e si allenò sotto la sua guida per i successivi ventitré anni.


Budoka no Kotae BAB Japan, 2006
I suoi turni lavorativi come dipendente delle Ferrovie Nazionali Giapponesi gli permettevano lunghi periodi di lavoro seguiti da altrettanto lunghi periodi di riposo, dandogli la possibilità di allenarsi spesso e di poter frequentemente dare una mano a Morihei Ueshiba nel raffinare il suo repertorio di tecniche con le armi. Ricevette un appezzamento di terra nella proprietà di Morihei Ueshiba, dove costruì la sua casa e visse con sua moglie e i suoi figli.

Lui e sua moglie si presero cura della coppia Ueshiba negli ultimi anni delle loro vite.


Morihiro Saito portò avanti il ruolo di guardiano dell’Aiki Jinja fino alla sua morte nel 2002. È famoso per la sua dedizione nel preservare l’esatta forma delle tecniche di Morihei Ueshiba, così come gli sono state insegnate durante i suoi allenamenti con lui ad Iwama.




L’Aikido di Morihei Ueshiba prese forma dopo la guerra



Morihiro Saito con il Fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba di fronte all’Aiki Shrine, 1955
Q: In questo libro stiamo domandando a coloro che si sono allenati nel Budo la loro cooperazione nel darci un’opinione a proposito del loro regime di allenamento marziale, ma temo ci vorranno ancora diversi mesi prima della sua pubblicazione.


A: Sul serio? Deve trattarsi veramente di un sacco di lavoro, quanti capitoli ci saranno?


Q: Lo divideremo in quattro sezioni principali. Aikido, Judo, Karate-do e Kendo. Vi inseriremo anche qualcosina relativo al Shorinji Kempo e al Kobudo.


A: Il Kobudo è molto interessante. È stupendo. Anche perché è proprio grazie all’esistenza del Kobudo che l’Aikido è venuto alla luce.


Q: E probabilmente nemmeno quelle arti come il Judo o il Kendo che oggigiorno sono definite "gendai" sarebbero nate senza il Kobudo.



Istuttori di Aikido al primo Aikido Friendship Demonstration nel 1985. Da sinistra a destra: Yasuo Kobayashi, Yoshio Kuroiwa, Kanshu Sunadomari, Morihiro Saito, Shoji Nishio, Mitsugi Saotome
A: Esattamente. Qualche tempo fa, uno straniero di Aiki News … Stanley Pranin. Lui si mise a cercare le radici dell’Aikido e raccolse insieme per una dimostrazione amichevole autorità da molte delle arti che il Fondatore praticava, come il Daito-ryu, il Kashima Shinto-ryu e lo Yagyu Shingan-ryu.


Q: L’evento si è tenuto presso il Budokan?


A: No, si trattava dell’evento nello Yomiuri Hall presso Yurakucho. È un luogo piccolo. Non c’era l’affluenza necessaria per utilizzare il Budokan.


Q: Capisco. Si sarebbe trattato di un ben più grosso evento fosse stato necessario farlo al Budokan, esatto?


A: Già, anche se per l’Aikido teniamo un evento in quel luogo una volta all’anno, in maggio.


Q: A quel tempo durante l’evento nello Yomiuri Hall quella persona (Stanley Pranin) è poi riuscita a raccogliere informazioni relative alle radici dell’Aikido?


A: Rispetto a ciò, quell’uomo è uno storico dell’Aikido, cerca di investigarne in profondità la storia.


Q: Davvero? Quando è poi stato pubblicato il libro sulle radici dell’Aikido?


A: È riuscito a fare diverse ristampe quello stesso anno.


Q: Facendo uscire gli spezzoni anche sulla rivista Aiki News?


A: Proprio così. Rispetto al Fondatore, nei suoi ultimi anni lui si trasferì permanentemente a Tokyo, ma ovviamente dopo la guerra stava costantemente ad Iwama. Per l’embargo post bellico sulle arti marziali.


Q: Solo per un certo periodo, no?


A : Si. Ma nell’anno Showa 23 (1948), quando l’Aikikai venne nuovamente registrata a norma di legge, un sottosegretario di nome Tamura venne qui e chiese in segreto che almeno un piccolo seme del Budo fosse preservato dalla distruzione. Questo motivò veramente molto il Fondatore. Il Fondatore era particolarmente rigoroso riguardo agli allenamenti scaturiti da quel periodo. Durante la guerra l’esercito gli ordinò di insegnare “Itto Issatsu” (“Un colpo, un morto”). Insegnò nelle accademie dell’esercito, in quelle della marina e all’Accademia Militare Toyama. In quel frangente aveva la sensazione di non poter insegnare come desiderava.


Q: Era un periodo del genere?


A: Esatto. Insegnò pure nella Scuola di Spionaggio Nakano.


Q: Davvero? Allora per Morihei Ueshiba la sconfitta nella guerra si rivelò una sorta di opportunità?



il Fondatore dello Yoshinkan Aikido, Gozo Shioda in “Budo”, 1938
A: Proprio così. Potè finalmente tornare a mirare ai propri obbiettivi originali e qui ad Iwama ebbe la possibilità di trovare il tempo per fondare l’Aikido. Perché era anche uno studioso di religione. A partire dall’anno Showa 13 (1938) divenne particolarmente vigoroso nelle sue attività. Qui c’è una copia di un libro di quel periodo, non l’hai mai visto prima? (tiene in mano il libro)


Q: Mai visto. Questo è …?


A: Sul serio? A Tokyo non pubblicizzano troppo questo genere di cose, vero? Un giorno Pranin dell’Aiki News scoprì questo libro da qualche parte in un paesino di provincia e me ne regalò una copia. È stato scritto nell’anno Showa 13 (1938) o giù di lì.


Q: Quindi questo libro è del 1938? Deve trattarsi di un libro molto importante allora.



Le “Regole per l’allenamento” di Morihei Ueshiba, scritte nel manuale “Budo”
1) Questo Bujutsu decreta la differenza tra vita e morte in un solo colpo, gli studenti quindi devono seguire attentamente le indicazioni dell’Istruttore, senza competere su chi sia il più forte fra loro.


2) Questo Bujutsu è la via che insegna ad avere a che fare con più nemici contemporaneamente. Gli studenti devono studiare per essere in allerta non solo rispetto alla direzione frontale, ma da tutti i lati e dal retro.


3) L’allenamento deve sempre essere portato avanti in un atmosfera gioiosa e piacevole.


4) L’Istruttore insegna solo una piccolissima parte dell’Arte. Le sue applicazioni più versatili devono essere scoperte da ogni studente, tramite un incessante pratica ed allenamento.


5) La pratica giornaliera inizia cambiando il proprio corpo (“tai no henko”) e poi procedendo con pratiche più intense. Non forzate nessuna tecnica in modo innaturale o irragionevole. Seguendo questa regola neppure le persone anziane si faranno male ed esse potranno allenarsi in un atmosfera piacevole e gioiosa.


6) Lo scopo di questo Bujutsu è tanto l’allenamento di mente e corpo quanto la creazione di persone sincere e serie. Dal momento che tutte le tecniche devono essere trasmesse da persona a persona, non insegnatele a caso agli altri, perché questo cela il rischio siano usate da teppisti e poco di buono.



A: In questa pagina ha scritto alcune linee guida per l’allenamento. Questi sono scritti provenienti dal periodo della guerra.


Q: Tra l’altro di coloro che si sono allenati direttamente con il Fondatore non ne sono rimasti più molti ancora in vita, vero?


A: Ne rimangono ancora un certo numero. Nel 1952 o 1953 iniziò a fare numerosi viaggi lontano da casa. Andava a Kansai per una settimana o girovagava a zonzo per un mese intero. A volte senza preavviso decideva di stare a Tokyo per un po’. Quindi in realtà c’è un vasto numero di persone che ricevettero insegnamenti direttamente dal Fondatore.


Ma in molti casi il problema era il tempo. A quell’epoca eravamo pieni di terre, ma mancava il grano da distribuire alla gente. E quindi, se non lo avessimo coltivato noi stessi, non avremmo avuto la possibilità di sfamarci! Quando avevo la possibilità di stare fisicamente al suo fianco, lo aiutavo sempre con i campi dalla mattina alla sera e, dopo il mio matrimonio, anche mia moglie diede una mano a tempo pieno con le piantagioni. Ci occupavamo anche di tutte le altre faccende domestiche regolari. Venivano anche altre persone, ma c’erano costantemente cose in atto e non restavano mai a lungo. Alla fine sono rimasto l’unico a restare.


Che cosa è il “Ki”?



Calligrafia di “Ki” di Morihei Ueshiba (Firmata "Tsunemori”)
Q: Di recente si è iniziato a sentir parlare parecchio a proposito della parola ki, non trovi?


A: Direi proprio di si


Q: Ma esattamente che cosa è questo ki? A seconda di chi lo descrive il ki sembra avere svariate interpretazioni – ciò che chiamano aura nella terminologia occidentale, altri la descrivono in termini orientali come il prajna, dello yoga. Ma stiamo parlando di qualcosa di visibile ad occhio nudo?


A: Bhe, O' sensei era molto selettivo riguardo il significato di ki … Il Fondatore tendeva spesso a monologhi religiosi e molti dei suoi studenti hanno cercato di tradurre i suoi insegnamenti utilizzando termini moderni. Ognuno di loro è finito con l’esprimere anche parte di sé nella propria specifica interpretazione. Io non sono particolarmente bravo in questo genere di cose … Il mio campo si limita alle tecniche pratiche. Perché è stato il mio compito quello di ricevere queste tecniche dal Fondatore ed ora è il mio compito di mostrarle e trasmetterle nel modo più semplice e genuino, così come erano.


Q: Capisco


A: Oggigiorno il modo di praticare Aikido cambia parecchio a seconda di chi è ad insegnarlo. Ci sono persone che fanno l’esatto opposto di altre.


Q: Per esempio?


A: Nella nostra organizzazione Aikikai, e anche al di fuori di essa, ci sono molti studenti diretti del Fondatore. Alcuni hanno fondato organizzazioni distaccate – ad esempio Gozo Shioda-san con la sua  Yoshinkan, oppure Koichi Tohei-san con la Ki Society- ognuna fondata da persone che sono venute a studiare qui dopo la guerra. Shioda veniva ad allenarsi qui particolarmente di frequente. Tohei invece ha fatto di quella cosa chiamata ki il centro della sua fondazione per la diffusione dell’Aikido.


Q: Tohei Sensei sembra praticare Aikido in un modo diverso, mettendo al centro di tutto il ki.


A: Esatto. Il cuore della sua pratica sta nelle spiegazioni ma ha creato anche un Ryu diverso e si sta impegnando molto in esso. Lui è un 10 dan di Aikido e molte persone interessate ad apprendere l’Aikido si uniscono alla sua Ki Society. Ma essendoci molte spiegazioni l’allenamento è un po’ trascurato. Il mondo del Budo è veramente un luogo difficile!


Q: Comprendo. E l’allenamento qui è molto severo?


A: Solo perché le tecniche sono qualcosa che comprendi osservandole. Le persone hanno la possibilità di comprenderle prima di allenarsi con esse. Questo le rende felici e da loro la sensazione che tutto il processo sia estremamente logico. 


Q: Ancora oggi li prendi per mano e mostri loro di persona le tecniche?



Morihiro Saito e Morihei Ueshiba praticano tanren uchi (“esercizi di taglio”) in Iwama, 1955”
A: Si, con tutti quanti. Anche il Fondatore prendeva per mano gli allievi regolari e non ha smesso di insegnare loro fino alla sua scomparsa. Me in particolar modo, in quanto davo una mano con i lavori nella fattoria. Alla mattina per questo motivo mi allenava individualmente con la spada e il bastone.


Q: Ci sono anche svariati stranieri che si allenano qui. Cosa puoi dirmi di loro?


A: Sono degli shugyosha


Q: Davvero? E dove vivono?


A: Qui o in qualche appartamento limitrofo.


Q: Si devono fermare parecchio allora.


A: Alcuni di loro trascorrono qui un periodo esteso di tempo. Quella donna ad esempio è qui per la terza volta ed è qui con noi da giugno dello scorso anno. Americani, tedeschi, australiani, nel periodo più affollato abbiamo praticanti provenienti da una decina di paesi diversi. In realtà già in questo momento annoveriamo Aikidoka da sei nazioni.


Q: Quando vengono qui, coloro che non parlano giapponese nei loro paesi d’origine, studiano qualche rudimento della lingua prima di partire?


A: Alcuni si ma altri invece non capiscono una sola parola di giapponese … E io non sono in grado di parlare nessun’altra lingua.


Q: In questi casi avviene una trasmissione da cuore a cuore (以心伝心) tra persone che aspirano a studiare lo stesso Budo?


A: Ci si capisce sempre in una maniera o nell’altra, anche solo gesticolando … l’unica grossa difficoltà l’ho trovata con i francesi. Quasi nessuno di loro conosce l’inglese. Se gli stranieri parlano inglese possono aiutarsi uno con l’altro, ma ogni volta abbiamo dei problemi quando arriva qualche francese. Ed è lo stesso con gli italiani. Invece per esempio i giovani che arrivano dalla Scandinavia parlano inglese e con loro non abbiamo grosse difficoltà. 


Q: L’attenzione per l’Aikido oggigiorno si è principalmente spostata oltre mare, quindi molti di coloro che arrivano devono aver visto o sentito parlare dell’Aikido nel loro Paese d’origine ed hanno deciso di andare ad impararlo là dove è nato?


A: Ad oggi [1988 n.d.r] sono 19 anni da quando il Fondatore è mancato ma non ho viaggiato da nessuna parte, quindi ho istruito solo quegli stranieri che hanno deciso di venire fin qui. Tutto è iniziato con coloro che sono stati introdotti all’Aikido dopo la morte del Fondatore. Molti degli europei andavano all’Honbu Dojo e non venivano qui spesso, ma poco alla volta l’affluenza è iniziata ad aumentare.


Quando il Fondatore era ancora vivo era impossibile diventare uno studente qui senza una lettera di raccomandazione. E questo valeva anche per i praticanti autoctoni. Grazie a ciò le persone qui erano un gruppo estremamente selezionato. Da quegli esordi siamo passati a uno, poi due, poi quattro ed infine è stato impossibile arrestare gli arrivi. Anche se non potevamo sempre trovare alloggio per tutti … è un bene che così tante persone siano arrivate.


Q: Attualmente quante persone si trovano qui?



Morihiro Saito Traditional Aikido Volume 4

A: Durante l’allenamento? Le lezioni del pomeriggio hanno tra le trenta e le quaranta presenze.


Q: Ed è così tutti i giorni?


A: Si. Solitamente il lunedì e le vacanze sono giorni di riposo, tranne che per gli Uchi-deshi che si allenano costantemente. Loro hanno allenamento al mattino ogni giorno. Al pomeriggio insieme ai sumi-komi (studenti residenti) si allenano tra i trenta e i quaranta praticanti.


Q: Deve essere bello pieno il Dojo allora.


A: Attualmente solo con i sumi-komi annoveriamo dieci studenti. Mangiano qui e ci rimborsano esclusivamente per il costo degli ingredienti. Ma ogni volta che cucinano insieme sorgono un sacco di problemi! Provengono da culture diverse, alcuni non mangiano carne, altri non mangiano il pesce.


Q: In particolar modo con i dettami religiosi, gli stranieri che prestano attenzione alla cultura Zen non mangiano carne o pesce, giusto?


A: Questo è il motivo per cui per poter entrare qui devono lasciare tutte le questioni politiche o religiose al di fuori. All’estero ci sono luoghi che combattono intere guerre per visioni sulla religione, ma qui non voglio che nulla di tutto ciò avvenga. I Kami-sama sono infusi nel Dojo, ma essi sono i Kami del Budo, non hanno un significato religioso. Sono stati venerati dai guerrieri fin dai tempi più antichi, per questo motivo a riguardo non c’è un’atmosfera religiosa. Ogni praticante si dispone davanti loro senza riluttanza, si inchina e batte le mani prima di iniziare la pratica. 



La tomba del Fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba, presso Kozanji (Kii Tanabe)
Q: E per quanto riguarda te? C’è qualche religione, ad esempio il Buddismo Soto Zen, che ti è stato tramandato dai tuoi antenati?


A: Sono nato in una famiglia che praticava il Buddismo Shingon, ma non c’era un cimitero nel tempio che frequentavamo. Un tempio del Buddismo Soto Zen ha costruito vicino a noi un bel cimitero così, una volta trasferito, sono diventato un praticante Soto Zen. Attualmente il Fondatore è sepolto in un tempio buddista Shingon a Tanabe, Wakayama chiamato Kozanji (高山寺). Uno dei sui ultimi desideri era quello di avere una tomba qui [ad Iwama, n.d.t.] ma per qualche ragione Ni-Dai Doshu (Kisshomaru Ueshiba) ha voluto una sepoltura nella prefettura di Wakayama. E per questo motivo i praticanti non riescono a prendersi una giornata per andare a visitare la sua tomba. Non è per nulla facile fare tutto il viaggio fino a raggiungere Wakayama. 


Per quanto mi riguarda, visto che questo era il Dojo del Fondatore, ritengo sia mia responsabilità trasmettere ciò che mi stato insegnato dal Fondatore. In passato c’è stato un gran discutere a riguardo, ma ora le opinioni sono cambiate e il numero di richieste per venie qui ad allenarsi è aumentato. 


Q: Sia qui che nell’Honbu Dojo la didattica ha i propri punti di forza. Devo comunque ammettere che questo posto è splendido.


A: Ogni percorso porta agli stessi traguardi, ma devo ammettere che in passato il tipo di insegnamento ricevuto cambiava molto in base al Dojo frequentato. 


Q: In cosa si differenziava?


A: Piuttosto che sottolineare fosse differenziato sarebbe più corretto dire divenne differenziato. Alla fine dei conti, in un luogo dove una persona insegna quattro giorni, oppure  una settimana, oppure 365 giorni all’anno il metodo di insegnamento finisce per cambiare inevitabilmente.


Q: Come veniva portato avanti l’insegnamento da quelle parti?


A: Come potrai immaginare, per prima cosa creammo una fondazione solida basato sull’allenamento statico (個体稽古). Da quello abbiamo pian piano inserito tecniche che tenessero conto del fluire della dinamica e per ultima cosa gli atterramenti senza contatto. Le tecniche fluide si accedevano a partire dal 3º dan, quindi inizialmente i principianti praticavano solo in modo statico, mentre ora l’allenamento fluido è il maggior punto di attenzione a Tokyo. 


Se qualcuno [tra gli uke, n.d.t.]  usa la forza a Tokyo viene sgridato. Qui sta la grossa differenza. All’epoca si diceva di attaccarsi con una presa ferma e ben salda.


Inoltre il Fondatore ci teneva molto a sottolineare come le tecniche con spada, bastone ed a mani nude siano tutte la medesima cosa. Noi continuiamo a rispettare ciò, mentre in Tokyo la spada e il bastone sono completamente trascurati.


Q: Veramente?


A: Non vengono minimamente insegnati. Per questa ragione, per come stanno le cose, gli studenti tra gli alti gradi a Tokyo vanno nelle scuole di laido per imparare tecniche di spada, o in scuole di Muso-ryu (Shinto Muso-ryu Jodo) per imparare tecniche col bastone. Il Fondatore non insegnava né tecniche di spada, né tecniche di bastone a Tokyo. Solo qui insegnava tutto, dalle basi in su. 



Il Fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba con gli studenti dell’Università di Meiji ad Iwama. Yasuo Kobayashi è nella prima fila, il secondo da destra
Ora come ora siamo nel bel mezzo dei campi universitari. Oggi abbiamo concluso con gli studenti dell’università della prefettura di Osaka e questa sera arriveranno gli studenti dell’Università Tokushima. Continueremo con questo tipo di campi fino agli inizi di aprile.


Q: Quante persone vengono da ogni università?


A: Se arrivano troppi studenti non possiamo ospitarli tutti, per questo limitiamo gli arrivi a venti studenti per volta. Ibaraki University, Japan University, Miyagi University di Educazione, Tohoku University, Iwate University, Hirosaki University. L’altro giorno sono tornati a casa gli studenti dell’Università della prefettura di Osaka. Questa sera arriveranno gli studenti dell’Università Tokushima e poi successivamente le Università di Kanagawa e Aichi. Finito con loro, avremo concluso per quest’anno. Si fermano tre, quattro, al massimo cinque notti. Abbiamo tutto l’occorrente per preparare i pasti, così gli studenti comprano il cibo e si cucinano da soli le pietanze.


Q: E tutti loro ricevono gli insegnamenti dagli shihan di questa zona?


A: Proprio così.


Q: La tua anzianità è di molto superiore a tali shihan?


A: Esatto, non ci sono molti Istruttori che mi superano in anzianità. 


Q: Deve essere parecchio emozionante per loro venire qui


A: Ovviamente, in quanto questo era il Dojo in cui il Fondatore eseguiva il suo shugyo. Ma che dire della pratica di Tanabe? Ci sono non pochi problemi di spazio. Ha – Ha – Ha. Alla mattina si radunano là brandendo la spada o il bastone. Al pomeriggio si radunano assieme agli studenti regolari. Alla fine ci sono più di sessanta persone e nessuno riesce a muoversi! Ha – Ha – Ha.


Q: Sul serio?


A: Inizialmente avevamo 36 tatami, ma, con l’arrivo dei primi studenti, il Fondatore nei suoi ultimi anni disse di espanderlo, così il numero è stato aumentato. Ad oggi siamo a 60 tatami ma dal mio punto di vista bisognerebbe arrivare per lo meno a un centinaio. Ma ci sono didattiche specifiche di allenamento, non importa quanto è ristretto lo spazio.


Q: Praticare con gli studenti ordinari ha un qualche tipo di utilità per te?


A: È il motivo per cui tornano a casa felici.


Q: Come vi organizzate a riguardo, in termini di grado?


A: A seconda della scuola ci sono diverse mentalità a riguardo. Inoltre gli insegnanti che portano i loro studenti qui sono di vedute particolarmente aperte! Questo perché molti shihan dicono di non portare in questo luogo i propri studenti. Molti di questi risiedono nell’Honbu a Tokyo: “Non andate ad Iwama!” dicono. C’è uno shihan in una delle università che è anche istruttore all’Honbu eppure ripete “Non andate ad Iwama!” e non permette ai propri studenti di venire qui. Tutto perché qui pratichiamo con tecniche statiche. Quando uno studente pratica qui e poi torna nel proprio Dojo di origine, diventa difficile per gli altri praticare con lui. 

Q: Emergono piccole differenze di stile?


A: Proprio così. Mi imbarazza un poco parlarne, ma ogni corrente tende a scindersi in direzioni differenti…


Q: Guardando da un punto di vista del lungo periodo, esistono differenze chiare e punti d’arrivo differenti nella pratica a seconda se si pratica tecniche statiche oppure più dolci?


A: Ma è ovvio! Compare una distinzione netta. Si vede particolarmente bene durante gli allenamenti misti. Non c’è spazio per argomentazioni, è un dato di fatto.



Il Budo in cui si attacca per primi



Morihei Ueshiba comincia con un attacco
Q: Tra l’altro, ho sentito spesso dire “Nel Budo chiamato Aikido non esistono tecniche di attacco”


A: No, è assurdo, il principio cardine dell’Aikido è proprio l’attaccare. Ma invece di intendere un colpo, per attaccare intendiamo che il principio fondamentale è quello di colpire l’avversario con lo scopo di smuoverlo. Non si tratta di un colpo devastante, piuttosto di un’entrata fulminea e quando l’avversario si muove per reagire in quel momento bisogna estendere la mano. Intrappolare la mano dell’avversario è un principio di base. 


Q: Ha molto senso come spiegazione.


A: In molti luoghi non si è a conoscenza di ciò e quindi lì si pratica semplicemente attendendo che l’altra persona arrivi per colpirci. Ma i principi fondamentali seguono un’altra logica. Come saprai uno shomenuchi comincia tutto da un colpo proveniente dal mio lato. Come nell’esempio in questo libro, uno colpisce e si muove in avanti, poi afferra il petto.


Q: Capisco. Prima si attacca dal lato e poi si permette di accettare l’attacco. Si tratta di un prerequisito.


A: Inoltre qui nel libro del Fondatore c’è scritto: “Muoviti avanti dalla direzione del tuo fianco ed attacca”


Q: Questo tipo di attacco è differente da quelli che vengono sferrati negli sport di combattimento?


A: Sono differenti. Si tratta di deviare fuori dall’asse il ki avversario, oppure di assorbire le sue emozioni, o ricambiarle, o creare un collegamento con esse e poi controllarle.



In Aikido il lavoro con la spada è uguale a quello a mani nude (e il lavoro a mani nude è uguale a quello con la spada)



Dimostrazione davanti gli Jieitai (Corpo di autodifesa). Morihiro Saito e Morihei Ueshiba, 1955
Q: Quando fai ciò, è possibile spiegarlo anche in un contesto delle così chiamate arti di combattimento?


A: Certo, quando uno si muove genuinamente in ottemperanza ai principi, il movimento di uno contro molti è connesso a come si impugna la spada, ed è connesso anche a come si impugna il bastone. Per questa ragione in Aikido è importante anche un allenamento con spada e bastone che sia specifico all’Aikido. Se escludi uno dei due, il tuo Aikido non potrà mai essere completo.


Sarò noioso nel ripeterlo, ma quel gruppetto in Tokyo, forse a causa del loro eccessivo orgoglio, non vuole venire qui ad imparare. Preferiscono imparare la spada dal Iaido e il bastone dal Muso-ryu. Nel Iaido tendono a tenere la spada premuta all’altezza della vita. In Aikido andrebbe fatto ruotando le anche. È esattamente il contrario! Nello Iai tendono a muovere le anche in avanti e poi a farle arretrare in un lampo, ma in Aikido si dovrebbero girare le anche e fare un movimento che sollevi. 

Lo Iaido è un Budo fantastico, ma nel caso dell’Aikido il significato e gli obbiettivi sono diversi e per questo motivo sono incompatibili. Per finire, anche il modo di usare il bastone in Aikido e nel Muso-ryu sono diversi. Questo perché in Aikido esiste il principio unificatore del lavoro con la spada simile al lavoro a mani nude e viceversa.


Q: Invece negli insegnamenti qui da voi questo principio viene rispettato?


A:  È la maniera in cui insegniamo qui. Probabilmente questo è l’unico luogo in tutto il mondo in cui viene ancora insegnato in questo modo. Eppure il Fondatore insegnava qualsiasi cosa a partire da questi fondamenti nelle sue lezioni qui, ma non in quelle che teneva a Tokyo. 


Q: Può esserci un obbiettivo dietro [a questo tipo di didattica n.d.t.]?


A: Non è questo il motivo. Era arrabbiato. Perché anche se gli ripeteva di allenarsi in modo preciso e attento ai dettagli, loro si esercitavano esclusivamente delle forme dinamiche. Si indispettivano nel momento in cui il Fondatore glielo faceva notare e li sgridava. Chiamavano e dicevano “Saito-san, digli che ci sono stati degli imprevisti e [il Fondatore n.d.t.] deve tornare a casa”. Quando O' Sensei era con loro bisbigliavano cose del tipo: “Quel vecchio scocciatore è nuovamente qui”. A lungo andare le emozioni del Fondatore non lo hanno più sopportato ed ha smesso di insegnare il quel luogo.


Q: A sottolineare la veridicità del detto “Portare rispetto, ma alla debita distanza” (敬して遠ざける)


A: Esatto. Per queste ragioni quando O' Sensei tornava qui sbatteva i piedi a terra indispettito e gridava cose come “Inaccettabile!” (なっとらん!).


[Foto14, descrizione :” Ni-Dai Doshu Kisshomaru Ueshiba presso l’Aikikai Honbu Dojo”]


Il consolidamento dello stile Honbu



Ni-Dai Doshu Kisshomaru Ueshiba presso l’Aikikai Honbu Dojo
Q: Come si è arrivati a una situazione simile?


A: Credo che questo sia nato dall’improvviso sbocciare dell’Aikido nel mondo dopo la fine della guerra. Perché nelle dimostrazioni dell’epoca l’arte era mostrata in forme molto belle. Questo avvicinava molto le persone all’Aikido e nel momento in cui loro [l’Honbu n.d.t.] mostravano forme dinamiche tutti erano contenti. A causa di ciò le persone hanno iniziato a dire che l’Aikido è un Budo accogliente, bello, fluido e dall’alta attrattività. 


Per tutte queste ragioni, l’Honbu Dojo ha avuto un periodo d’oro. In tale periodo persone che possedevano il secondo o terzo dan si sono sparse in tutto il mondo. Dicevano di volersi fare un nome. È questo lo stile Honbu di cui gli stranieri spesso parlano. Io personalmente ho seguito la via dell’allenamento statico, evitando tutto ciò e le persone in giro per il mondo hanno iniziato a chiamarlo lo stile di Iwama. Entrambi sono divenuti termini internazionali. Una divisione che si è creata all’interno dello stesso Aikido.



Lo stile di Iwama si diffonde prima all’estero


Q: Lo stile di Iwama ha delle caratteristiche così speciali?


A: Ad alcune persone non piace, per esempio a chi viene da Tokyo. O perfino presso alcune delle zone rurali. Per questo motivo ci sono molti nemici. Anche se parlando dello stile di Iwama si intendo lo stile del Fondatore


Q: E la situazione è uguale oltreoceano?



Morihiro Saito insegna dal libro “Budo” del 1938
A: Mi ha salvato la scoperta di quel libro del Fondatore. Quel libro … quel ricercatore della storia dell’Aikido in America lo ha scoperto in una qualche periferia. Quel libro testimonia che ciò che faccio è corretto.


Q: Deve averti fatto molto piacere


A: Ero entusiasta! È il motivo per cui porto sempre con me quel libro e ovunque insegno lo mostro alle persone dicendo: “Guarda qui! È la stessa tecnica che ti sto spiegando!”. Quando confronti gli allenamenti alla fine è una realtà innegabile di fronte a loro. L’Aikido inizia dal Fondatore e nel momento in cui si spiega questo tutti sono contenti. C’era una persona venuta l’altro giorno dalla Svizzera, oggi dovrebbe arrivare uno dal Canada: stanno accantonando le tecniche imparate per quindici anni e ricominciano nuovamente da capo. È uno spirito al quale devo dare sinceramente parecchio credito. 


Q: È significativo che possiedano la spinta di fare questo tipo di realizzazione, non trovi? E invece per quanto riguarda gli Istruttori giapponesi?


A: Come ti puoi aspettare, uno dei problemi è che senza la giusta forza finanziaria si incontrano non poche difficoltà. Oltre a questo, ci sono dottori, capi d’azienda e più in generale persone che possiedono già un proprio lavoro che si stanno accorgendo di quanto questo metodo sia diverso dall’Aikido che hanno praticato precedentemente. Questa realizzazione li porta a impegnarsi nella prospettiva di un cambiamento. Per questo motivo mostro diligentemente ciò che il Fondatore mi ha insegnato, lo rendo semplice da comprendere e glielo faccio studiare. 


Q: Pubblicherai un libro con questi insegnamenti un giorno? 


A: Sto pensando di farlo.


Q: Chi è questa persona? (indicando il libro del Fondatore)


A: Certe volte il Fondatore usava quel nome. Usava il nome Tsunemori (常盛) oppure Moritaka (守高), ma il nome che risulta nel suo registro familiare è Morihei (盛平).


Q: Questo è il libro originale?


A: No, è una copia.


Q: Comprendo. La ristampa è molto buona. Esiste l’originale conservato da qualche parte?


A: Qui puoi leggere il nome della persona a cui è stato donato questo libro. Non è mai stato pubblicamente diffuso a Tokyo. Forse l’originale è in possesso della famiglia Ueshiba.



Morihiro Saito – “Traditional Aikido – volume 3
Questo libro è la testimonianza che ho praticato con onestà tutto questo tempo Ha-ha-ha, mi è stato veramente di grande aiuto. Da quella volta [in cui mi è stato dato n.d.t.] lo porto con me ovunque vada nel mondo, poiché se qualcosa si discosta da queste tecniche posso far notare tali cambiamenti. 


Q: Tra l’altro, una domanda un po’ meno impegnata, ma questo libro mira a dei lettori generici che sono più che soddisfatti anche già con un livello non troppo approfondito sulla materia e finirebbero per chiederti questo tipo di cose. Spero non sia un problema.


A: Non mi dispiace affatto che i lettori possano godersi la lettura di questo contenuto.


Q: Per esempio, hai qualche storia da condividere riguardo una rissa passata legata all’Aikido, o una storia di eroismo (武勇伝), oppure ancora una storia di una tua qualche esperienza spirituale.


[Foto17, descrizione :”L’Editore di Aikido Journal Stanley Pranin traduce per conto di Morihiro Saito”]


A:  Non so bene cosa tu intenda per spirituale, ma l’allenamento dell’Aikido è condizionato dal potere del respiro (“kokyu-ryoku”), ed è un modo estremamente sensato di esprimere la propria potenza.



L’Editore di Aikido Journal Stanley Pranin traduce per conto di Morihiro Saito
Una notte nella stazione di Chichibu era in atto una dimostrazione di fuochi artificiali. Una ventina di persone circa a causa di ciò avevano perso la loro occasione di prendere l’ultimo treno e stavano aspettando nella sala d’attesa ferroviaria.


Ad un certo punto una persona con un aspetto tipico da yakuza afferra un giovane vestito con un completo da impiegato per una manica ed inizia a strattonarlo. Visto ciò gli ho detto: “Hey tu, smettila!” ma non voleva saperne di lasciarlo andare! Quando ho poi afferrato il braccio del teppista lui ha lasciato la presa sull’altra persona ed ha iniziato a spintonare me. Così ho fatto un passo indietro, ho piazzato la mia mano sotto il suo mento e mi sono preparato a proiettarlo. Quando l’ho spazzato con la mia gamba destra ha fatto un volo indietro cadendo di testa sul cemento e perdendo conoscenza. La polizia ferroviaria è arrivata subito dopo, quindi l’ho lasciato a loro in consegna. 


Questo tipo di kokyu-ryoku è ciò di cui le persone parlano quando usano espressioni come estendere il ki, ma alla fine il ki non è nulla di speciale. Con un allenamento sincero nelle forme di base è possibile accedere al potere del kokyu-ryoku che vi è contenuto, così come al ki. Se il ki è esteso questo genere di cose saranno il risultato. Concentrandosi solo sulla teoria, senza mettere concretamente il giusto impegno nelle tecniche, non è possibile sul serio rendersene conto.


Q: Seguendo queste indicazioni, se una persona raggiunge un certo livello di padronanza è in grado di scaraventare il corpo di un attaccante con leggerezza applicando un piccolo punto di contatto?


A: Accade ciò se si seguono alla lettera i principi e se la situazione in quel momento lo permette. Una persona che è in grado di avere quella padronanza qualunque tecnica venga applicata contro di lei si può definire esperta di Aikido. Una persona che riesce razionalmente ad applicare il giusto angolo è una persona forte.



Morihiro Saito e Morihei Ueshiba – 1954
Q: Quando l’avversario è una persona anziana, o qualcuno che possiede delle rigidità nel corpo, non importa quanto abili si è le loro cadute risultano innaturali. In questi casi queste tipologie di avversario non rischiano di restare lese dalla caduta?


A: Spesso capitano persone che esprimono orgoglio nell’essere in grado di ferire con la propria pratica Aikidoistica, ma con la giusta attenzione è possibile migliorare le proprie abilità senza bisogno di ferire i compagni di allenamento. Il Fondatore non ha quasi mai ferito gli altri! Ci ha trattato negli insegnamenti come fossimo stati principianti fino a quando i nostri ukemi non sono gradualmente migliorati per poi introdurci a cadute via via maggiori. Quando faceva cadere un bambino metteva una mano sotto la testa mentre lo lanciava, era un atteggiamento pieno di tenerezza. 


Per quanto riguarda un altro racconto … l’Aikido comincia dall’hanmi. Avanzando, arretrando, creando un’apertura o muovendosi in avanti. Voglio raccontare un episodio legato a ciò.


Per un certo periodo sono stato un dipendente della Ferrovia Nazionale Giapponese. Le rotaie possedevano tracciati interni, centrali ed esterni. Un giorno mi stavo occupando di controllare una locomotiva che aveva smesso di funzionare presso una delle linee centrali. Dal motore fuoriusciva ancora vapore e poichè era nel bel mezzo del periodo invernale, non ero in grado di vedere quasi nulla. Mi trovavo quasi a ridosso delle linee più interne. Ad un tratto, e non ne capisco ancora bene il motivo, mi sono spostato improvvisamente via prendendo un hanmi sinistro. Senza saperlo mi ero così tolto dalla traiettoria di un treno in arrivo. Proprio in quel momento stava arrivando sulla linea interna un treno proveniente da Aomori. 


Q: Wow.


A: Il personale del treno sapeva che ero sceso a controllare il motore e pensava che fossi stato investito dalla locomotiva in arrivo. E invece me ne stavo lì tranquillo, lasciando sbigottiti tanto loro quanto i passanti che mi osservavano dalla banchina. Non riesco ancora oggi bene a capire come o perché sia riuscito a togliermi di mezzo, o in che modo sono stato in grado di percepire il treno in arrivo. Solo una volta visto il treno scorrermi affianco le mie ginocchia hanno iniziato a tremare. Quanti anni saranno passati … ero poco più che un ventenne all’epoca. 


Q: A quel tempo non avevi ancora padroneggiato l’Aikido?


A: Eppure quel tipo di salto utilizzando il tai-sabaki rientra perfettamente nei metodi della disciplina. Non riesco bene a comprenderlo. Che cosa ho percepito … si è trattato veramente solo di un istante. Ripensandoci, se avessi percepito che qualcosa stava avanzando verso di me probabilmente mi sarebbe stato impossibile muovermi! Solo non capendo cosa stava succedendo, ho avuto la possibilità di togliermi di mezzo. 


Q: Sei riuscito ad ottenere una maggiore concezione dei principi dell’Aikido attraverso questa esperienza?


A: È una cosa che poteva capitare a chiunque.


Q: Oppure potrebbe trattarsi di una di quelle situazioni legati alla spiritualità di cui stavamo parlando poco fa.


A: Potrebbe essere così. Lo stesso movimento del tai-sabaki fatto una volta raggiunta una maggiore maestria non sarebbe stato poi così sorprendente, no? Mi viene in mente di un’altra volta in cui mi sono ritrovato in una situazione particolare.


Q: In quale occasione?


A: Circa trenta anni fa se non ricordo male. Stavo bevendo con un amico e stavamo passeggiando per il viale passando da un bar all’altro quando abbiamo sentito un passante lì vicino lamentarsi perché la sua motocicletta non voleva partire. Abbiamo pensato di buttare un occhio in direzione della voce, ma quando abbiamo girato il vicolo tutto d’un tratto ci siamo ritrovati circondati. Si trattava di membri dei Kumi (n.d.r. gang locale della Yakuza) provenienti da un cantiere presso Asakusa. Sembra fossero venuti alle mani con un gruppetto di giovani locali e li stessero inseguendo. La motocicletta era loro e avevano frainteso io fossi un esponente dei ragazzi con cui si erano scontrati venuto per vendicare il maltorto. Nel momento in cui ci sono saltati addosso abbiamo dovuto difenderci. 


Q: Quanti saranno stati ad attaccarvi?


A: Direttamente su di noi se ne sono fiondati solo due, ma erano particolarmente ubriachi. Non ricordo con esattezza cosa ho fatto, ma li ho fatti volare a una bella distanza sfiorandoli appena. Quando lanci una persona, esistono modi per facilitare a chi cade la possibilità di fare un ukemi oppure modi per negarla. In questo caso si trattava di gente ordinaria che aveva iniziato una rissa …


Per quanto riguarda un senpai che forza una caduta durante un esercizio di allenamento, risulterebbe scortese non accettare l’ukemi così ci si sforza in ogni modo possibile e si finisce per farsi male. Ma ritengo che le persone che praticano ferendo gli altri non hanno il cuore nel posto giusto. Le persone più accorate hanno una maggiore accortezza per la situazione in cui mettono gli altri praticanti ed evitano di creare lesioni. Chi ferisce i compagni pratica in modo prepotente e va contro gli stessi principi dell’Aikido; secondo me questo genere di persona dovrebbe esercitarsi meglio in simili dinamiche. Purtroppo non sono molto bravo con le parole e non so se sono in grado di esprimere cosa intendo.



La base dell’allenamento in Aikido è l’allenamento statico



Morihiro Saito legge “Budo”
Q: Sono racconti molto interessanti. Volevo ancora chiederti, quando osservo praticanti esperti allenarsi tra loro, osservo che gli uke vengono lanciati ad una grande distanza. Pensi si tratti di voler mostrare qualcosa?


A: Hai assistito ad allenamenti simili? Solitamente le persone che si concentrano sull’altezza a cui possono far fare gli ukemi sono praticanti deboli. 


Quando presso di noi ci si allena sulle basi non permettiamo di compiere ukemi troppo grandi. Quando io lancio qualcuno cerco di impedire alla persona un ukemi troppo ampio e una volta caduta la blocco a terra. Altri proiettano a metà strada. In questo caso chi lancia, una volta mollata la presa, sente di aver finito il proprio compito e chi viene lanciato è rilasciato in quel punto. Ma nelle forme di base si blocca l’attaccante fino alla fine, senza disperdere il loro ki fino all’ultimo momento. Qui si trovano le differenze riguardo al livello di condizionamento di chi attacca. Qui (indica il libro del Fondatore menzionato prima) è anche così, nonostante l’ukemi ampio il Fondatore li mantiene a terra fino all’ultimo momento. Su questi principi si basa l’Aikido. 


Q: Ti ringrazio per questa discussione illuminante. Mi auguro che molti Budo shugyosha potranno trovarlo uno spunto interessante.



QUI i link all'articolo originale di Aikido Sangenkai, pubblicato per la prima volta il 22 luglio 2017.