lunedì 12 febbraio 2018

L'esame da cintura nera: il segno di un cambiamento

La cintura nera è uno stereotipo conosciuto da chiunque: siamo cresciuti con l'idea che nelle arti marziali possedere la cintura nera fosse il segno che contraddistingue un esperto rispetto ad un principiante.

Si presuppone che una cintura nera... sappia menare!

Molti di noi si sono sognati di notte il fatidico momento nel quale iniziare ad indossarne una, poter dire a mamma, papà, nonni, fratelli, fidanzati/e: "Sono una CINTURA NERA!!!"...

Questo momento accade di solito tramite un esame... e prima o poi avviene, se si ha abbastanza costanza nel proprio percorso.

Si freme per far avvenire questo importante cambio nell'abbigliamento... ma lo si percepisce anche con una maturità diversa, per esempio un paio di decenni dopo che è accaduto: cambiano alcune cose, molte cose... rispetto alla visione che avevamo un tempo. Per me ora almeno è così!

Mi sono deciso a scrivere questo Post per via del - fortunatamente - alto numero di passaggi di grado che ordinariamente avvengono nel Dojo nel quale insegno: ogni anno gli esami DAN sono in aumento, quindi mi soffermo volentieri a pensare cosa è significato per me divenire shodan, e come far vivere al prossimo questo passaggio in modo più costruttivo possibile.

Rispetto ai miei studenti di adesso, iniziamo col dire che una volta eravamo molto meno consapevoli di ciò che stavamo facendo: non venivano dati tanti "perché", io facevo ciò che il mio Maestro mi diceva, non mettevo in discussione proprio nulla... e ci davo dentro a più non posso.

Ora ci sono più informazioni che circolano, anche grazie al Web... c'è più offerta di formazione sul territorio, più possibilità di incontrare diverse didattiche ed approcci all'Aikido: credo fermamente che le aspiranti cinture nere di oggi siano più fortunate!

Anche il livello medio degli insegnanti si è parecchio alzato: il mio primo Sensei ha iniziato ad insegnare quando era 1º kyu, figuriamoci che storia lunga di pratica possedeva alle spalle!

Il primo improvvisato è stato semmai lui: figuriamoci con quale preparazione potesse insegnarci per cose!

Noi però forse un tempo eravamo mediamente più motivati rispetto ad alcuni praticanti odierni: ogni difficoltà era una sfida con noi stessi, ogni correzione ricevuta era motivo di ringraziamento di chi ce la faceva.

Ogni giudizio generico è ovviamente parziale, ma noto come alcuni di coloro che si avvicinano a questo "cambio di paradigma" siano meno disposti a sudarsela sta cintura nera... c'è meno voglia di mettersi in discussione e - sempre genericamente parlando - una tendenza a sopravvalutare le proprie capacità da parte degli allievi: un po' di ego di troppo, insomma

Noi attendevamo che il nostro Sensei ci comunicasse che a suo dire eravamo pronti: oggi alcuni si offendono se non li fai sostenere gli esami quando loro lo ritengono opportuno.

C'è più senso critico da parte dei praticanti, e questo lo trovo parecchio positivo.... perché creano meno dipendenze dl proprio Maestro, ma non è detto che utilizzino questa emancipazione nel modo più maturo però: forse un giorno anche questo evolverà in modo più consapevole, almeno questo è ciò che mi auguro.

La cintura nera non credo debba essere rincorsa come un miraggio; quando si è nel deserto, può essere particolarmente pericoloso andare troppo alla loro ricerca...

... possiamo parare invece di importante cambiamento di paradigma, questo si!

Per molto tempo - ed anche per me - è stato difficile comprendere come lo shodan sia considerato solo l'inizio del percorso Aikidoistico: ricordo ancora la mamma di una mia allieva che credeva che la figlia "avesse finito il corso" di Aikido una volta ottenuta la cintura nera!

Quindi questa cosa di connotare con la parola "fine"-"esperto"-"traguardo" un pezzo di stoffa scura che ci cinge i fianchi è più che radicato in noi... ma è anche fuorviante, ora lo so per esperienza.

Cosa cambia quindi DOPO lo shodan?

Che se era la cintura nera che si desiderava indossare, d'ora in avanti si indosserà solo più quella: basta cambiamenti; se era l'hakama ciò che si desiderava calzare, avremo il nostro feticcio... ma non ci saranno più simboli a mostrare un'ulteriore evoluzione che coinvolge i nostri vestiti... l'evoluzione dovrà essere dentro!

In parole povere, iniziamo a chiederci perché facciamo ciò che facciamo, e se ed a quale livello di profondità intendiamo continuare: c'è meno apparenza/appariscenza... e più sostanza, e non è detto che ciò sia facile da digerire per tutti.

Un adolescente sogna il momento in cui prenderà la patente di guida, in cui sarà indipendente dai genitori e potrà spostarsi (quasi) in modo libero: capite bene che è un'altra cosa avere le idee chiare sul percorso lungo il quale guidare la propria autovettura.

Questo di solito accade dopo lo shodan: se si è parte di un Dojo un minimo strutturato, si vedono impennare le proprie responsabilità e le richieste da parte del Sensei, vengono a ridursi gli "spazi di gioco" che prima venivano tollerati... si viene investiti del ruolo di "esempio da seguire" per i neofiti... insomma un sacco di cose che portano a chiedersi: "È veramente questo ciò che volevo?!".

"Ora che si inizia a fare sul serio, riuscirò e vorrò veramente fare sul serio?"

Ecco che possono accadere un paio di reazioni opposte fra loro: c'è chi si spaventa di tutto ciò... e si dispiace di non poter più "giocare al corso di Aikido", e magari se ne va... e chi entra ancora una volta più nel personaggio, comprendendo sempre più dal di dentro come maggiori onori e maggiori oneri non possano che procedere in parallelo.

Poi, possedere la tanto famigerata "cintura nera" e percepire i propri movimenti all'incirca goffi e scoordinati come un tempo... risulta però più pensante e svilente rispetto ad un tempo: si stringe il giogo che ciascuno dovrebbe concedersi, e quindi si capisce bene perché lo shodan venga tradizionalmente percepito come "l'inizio" e non come la fine di un qualcosa...

Non cambieranno le cose che faremo, ma lo spirito con il quale le faremo SI!

Ci riscopriamo eternamente "non arrivati", né "arrivabili"... ce ne frustiamo e così iniziamo a comprendere sul serio il percorso nelle arti marziali: non è più il plauso del Maestro o dei nostri compagni a farci sussultare il cuore, quanto quello che noi sapremo riconoscere a noi stessi per ogni minima conquista strappata con i denti alla nostre ombre tenaci ed infide.

Sembra roba brutta, ma non è così... anzi: è un passaggio essenziale verso una maturità maggiore, una possibilità più grande di fare la differenza con se stessi... un'opportunità che solo uno sciocco non coglierebbe al volo!

Oppure una persona non troppo motivata ed interessata solo allo status quo di figaccioni che si siedono più a destra nella fila: ma quei posti hanno un prezzo, per fortuna di tutti...

È meglio occuparli con onore, o non occuparli proprio!

Sono riuscito a riesumare il video record di quel famigerato giorno, anzi di QUEI famigerati giorni, giacché un tempo davamo un esame di tai jutsu ed uno a parte solo per il buki waza...

Fra pochi mesi saranno passati 20 anni... e condivido con piacere questi filmati con ciascuno di voi, pur ritenendoli qualcosa di molto personale e quindi anche intimo.

Shodan taijutsu, Ancona - settembre 1998



Shodan buki waza, Torino - aprile 1999




I video hanno la qualità tipica del tempo, ma anche i miei movimenti - a dire il vero - non è che avessero tutta questa qualità: c'era rigidezza, contrazione, scatto, un po' di paura e rabbia anche... l'importante è averci lavorato su per i 20 anni successivi, secondo me... ed avere intenzione di farlo anche nei prossimi 20!

Ringrazio di cuore il mio Sensei di allora, Paolo Corallini Shihan, per i preziosi insegnamenti tecnici e per la passione che ci trasmetteva: nel riguardare questi video, il cuore sente nuovamente un poco la magia di quei momenti, facendo comprendere - con il senno di poi - come essa sia stata vissuta in modo inutilmente eccessivo da un lato... e sottovalutata al contempo da un altro.

Forse, lo shodan ha senso e si illumina alla luce di ciò che viene fatto prima di sostenerlo e di ciò che viene fatto dopo per continuare a considerarlo proprio.

Marco Rubatto

lunedì 5 febbraio 2018

Aikido e le pulsioni del basso ventre

Eccoci: oggi prevediamo un'impennata di visualizzazioni della pagina... di solito accade così quando si fiutano argomenti hot e pruriginosi!

In Redazione ci siamo chiesti se fosse il caso, quanto fosse il caso... di parlare dell'influsso degli istinti bassi nell'Aikido, e ci siamo detti che per quanto delicato, non provarci sarebbe stato ipocrita: la sessualità è un aspetto della vita che ci accomuna tutti.

In Aikido NON si parla di solito di questa dimensione personale: siamo tutti presi ad imparare le tecniche, a muoverci in modo meno scoordinato possibile sotto gli attacchi del nostro compagno... figuriamoci se c'è tempo di pensare al sesso!!!

La natura ci insegna che è raro vedere una gazzella che ha un'erezione mentre sta scappando dall'assalto di un leone... in effetti, e ciò è dovuto al fatto che, durante un pericolo serio, acuto ed improvviso, gli esseri viventi danno la precedenza al "supporto vitale" (come direbbero sull'astronave Enterprise)... ovvero a tutti quegli apparati che ci consentono di toglierci dalla situazione di emergenza, massimizzando il profitto e riducendo il pericolo.

Per il resto c'è tempo in altre occasioni... solo che l'Aikido è - fortunatamente - per molti un'esperienza abbastanza continuativa e che quindi dura un po' di più di una situazione reale attacco-fuga.

Quindi?

Quindi c'è tempo per farsi venire appetiti di ogni genere, e non ci riferiamo solo a quelli culinari che sono la conseguenza naturale di un allenamento intenso: c'è chi vorrebbe buttare le gambe sotto la tavola, chi magari infilarsi sotto le coperte con il/la partner preferito di kokyunage!

L'Aikido è fatto da persone, e quindi da individui che portano con sé anche la propria sessualità sul tatami: il contatto fisico avviene, fra persone dello stesso sesso e con persone del sesso opposto... quindi ci sta che - di tanto in tanto e secondo i propri gusti - ad alcuni scatti anche una scintilla un po' più arrapata del previsto!

Infondo esiste uno studio chiamato "prossemica", che si occupa proprio delle reazione emotive (sia del conscio, che - soprattutto - dell'inconscio) create dalla vicinanza e dal contatto visivo, uditivo e cinestesico del prossimo: non siamo del tutto abituati a prendere contatto stretto ("intimo", potremmo dire?) con qualcuno che non sia un nostro parente, un amico intimo o un partner sessuale...

... quindi - lo ripetiamo - ci sta che qualcuno si ingrifi pure mente viene attaccato (l'attacco è una forma di contatto!) o mentre esegue una proiezione di iriminage su qualcun altro...

Nel Dojo quindi possono nascere storie mordi-e-fuggi, così come relazioni più intense, che sfociano in convivenze, se non matrimoni... proprio perché l'Aikido è praticato da esseri umani, che - volontariamente o no - condividono tutto di loro mentre interagiscono!

Ci tocchiamo da sudati, respiriamo spesso davanti al viso del partner: non sono esattamente tutte cose soft da vivere per l'animale che è in ciascuno di noi... questo può scatenare pulsioni e desideri poco conosciuti, né controllabili.

Quello che però è particolare ed importante da rilevare sono le dinamiche che spezzono prendono queste "storie di passione" da tatami...

Se o quando l'Aikido ci facesse incontrare con una persona che desidereremmo diventasse nostra partner (anche) sessuale per una sera, per un mese o per la vista intera dovremmo essergliene grati... però anche ricordare quali sono i principi del contesto in cui tutto ciò avviene.

Un detto giapponese recita: "Aikido wa rei ni hajimari, rei ni owaru", ovvero "l'Aikido comincia con il rispetto e finisce con il rispetto".




Siamo poi capaci di far si che l'incontro con il/la nostro/a partner di indimenticabili notti di chokusen-patonza e uchi-pisel-sankyo sotto le coperte abbia anche QUESTA caratteristica?

Ve lo diciamo noi: di solito proprio NO!!!
Negli anni, infatti, abbiamo visto di tutto...

Dobbiamo dire che una delle dinamiche più comuni e consolidate è quella del Maestro che tacchina le allieve: sono decine e decine i casi di segnalazioni in merito al Sensei che "se le deve passare proprio tutte in Dojo"... e ci piacerebbe tanto poter fare nomi e cognomi di rinomatissimi Insegnanti di Aikido nazionale ed internazionali, sia del passato che attualmente in attività... che sembrano avere avuto (o continuare ad avere) una sorta di sindrome da kokyu-viagra!!!

Gli insegnanti maschi sono infinitamente di più della loro controparte femminile... e forse per questo (forse no) non abbiamo mai sentito parlare di "Aiki-violentatrici seriali"... ma di Aiki-tori (da monta!) urka quanti sembra essercene!

Però in Aikido il concetto di "tori" non dovrebbe essere esattamente questo...

Ci sono gli Insegnanti che prediligono storie con le allieve nel Dojo, di solito quelle più giovani ed inesperte, che poi provvedono puntualmente a turnare con le nuove arrivate per non interrompere una sorta di iniziazione all'erezione DANnata, che fa molti DANnni...

... ma ci sono pure gli Insegnanti che vanno a tenere seminar in luoghi dove incontrano le amanti, e che quindi vivono l'Aikido come una sorta di scusa per le scappatelle coniugali!

Ne abbiamo viste e sentite di ogni in oltre una ventina d'anni di attività!

Ci sono letteralmente scissioni dell'Aikido italiano che si sono verificate ANCHE per storie malate di "donne da bordo tatami", lettere di mogli gelose, etc, etc, etc!

Certe volte non immaginiamo quanto l'Aiki-pisello ci metta del suo: potremmo dire solo che talvolta tira più un pelo di Fijlkam che il tori-fune undo!

Il sesso è sicuramente uno dei livelli più atavici e profondi della nostra specie, ricco di viscerali, coperto di pregiudizi e condizionamenti socio-culturali e morali: è naturale combinare quindi forse un sacco di casini nel gestirlo nel modo più proficuo per noi e per coloro con i/le quali lo condividiamo.

Gli Aikidoka NON sono una razza eletta, anzi... sono individui in cerca di equilibrio e di una buona dose di studio delle loro conflittualità.

nel loro studio la fa da padrone l'esigenza di NON essere sopraffatti dagli altri, ma di NON sopraffare al contempo nessuno a propria volta...
L'unica considerazione che ci sentiamo di fare però è questa:

... tutte le storie di manipolazione quindi - per manifeste o sottili che siano - presuppongono un non completo rispetto di chi le mette in atto e di chi le tollera: questo fa proprio parte dell'AIKIDO!!!

Quindi se di passione dovessimo sentirci invasi per qualcuno/a in ambito tatamifero, potremmo/dovremmo lasciarlo accadere salvaguardando il rispetto per noi stessi e l'altra parte che cerchiamo di coinvolgere, che vuole coinvolgere noi... o che è più che d'accordo nel farsi coinvolgere da noi.

tutte le belle storielle sulla filosofia dell'arte della pace e dell'amore diventano solo storielle insignificanti con le quali ci sciacquiamo la bocca dal nostro agire incoerente. Una malattia piuttosto diffusa fra gli Aikidoka di ogni Ente, ordine e grado!
Se viene a mancare questo,

Un/a Sensei, uno/a studente NON deve rinunciare a nulla di fondamentale per sé, incluso la passione ed anche il sesso... ma capite bene che c'è modo e modo per farlo, e purtroppo ad oggi sembra che la comunità si sia contraddistinta per avere scelto quello più problematico e svalutativo di considerare queste importanti sfere dell'umana natura.



Questo ambito infatti, riguarda sentimenti, oltre che pulsioni animali... scindere i quali dagli atti fisici sa dell'immaturità di chi muove il corpo in modo non integrato e fluido.



Ma se impariamo ad allineare mente e corpo, perché non dovremmo imparare a farlo anche includendoci il cuore e la parte più emotiva e viscerale di noi?

Quella appartiene a qualcun altro?
Quella non ha bisogno di diventare una parte armonica di tutto ciò che ci costituisce?

Se integriamo, integriamo tutto nell'esperienza dell'Aikidoka: quindi pulsioni, sentimenti, azione ed etica NON possono essere vissuti come una pasticceria, nella quale - di volta in volta - viene scelto solo ciò che fa gola o interessa!

Qualcuno dirà: "Fosse facile"... e noi risponderemmo: "Chi ha mai detto che sarebbe stato facile?"

Ci alleniamo solo per raggiungere ciò che è facile, o piuttosto per arrivare a quanto è importante?!

Fare l'amore con un'altra persona è una delle esperienze più dense e significative che si possono avere durante la vita: non buttiamola al macero, ma celebriamola come si deve, in ogni ambito.

Celebriamola ancora di più e meglio se si ambienta o si correla ad una disciplina che insegna il "SIAMO UNO", e quindi obbliga moralmente al rispetto le varie parti che lo compongono.


Basta agli Aiki-tacchinamenti ed alle Aiki-sveltine svalutative: l'armonia è proprio un'altra cosa!
Questa, s'intende, non è una moralizzazione da diacono al catechismo: sono più concetti da vivere, che altro...



lunedì 29 gennaio 2018

Contaminazioni: si fanno in cucina, in musica, nell'arte in genere... e in Aikido?

Chi di voi non ha mai sentito parlare di "fusion"... un genere musicale emerso alla fine degli anni sessanta e primi settanta che combina elementi di jazz, rock e funk?

Se non l'aveste mai sentita, vi sarà capitato di vedere un po' di "cucina sperimentale" nei vari programmi che parlano di manicaretti che attualmente vanno per la maggiore in TV...

In tutte le forme di arte, ad un certo punto, si sente la necessità di fare ricerca... ovvero di avventurarsi in luoghi e scenari inediti della propria disciplina: accade nella musica, nella gastronomia, nella poesia, nella pittura e nella fotografia.

E nell'Aikido?

Sembra che sia un'arte innanzi tutto - se marziale o no non lo metteremo in forse in questo Post -, c'è quindi chi fa "contaminazione"?

Riusciamo a vivere una disciplina dalle origini piuttosto tradizionali senza considerare ciò qualcosa di necessariamente negativo?

Non vogliamo instillare le reazioni dei "si stava meglio quando si stava peggio", dei "al giorno d'oggi l'Aikido fa schifo rispetto ad un tempo", anche perché parlano così solo i frustrati e quelli che non sanno nulla dell'argomento del quale la propria lingua continua maldestramente a biascicare qualcosa.

L'Aikido stesso è una contaminazione, nata fra l'intuizione e l'ardire da parte del Fondatore di utilizzare le tecniche marziali dal Daito Ryu Aiki Jujutsu ed alcune filosofie e pratiche spirituali giapponesi autoctone (Shinto, Oomoto Kyo, Byakko Shinko Kai...).

Della sola marzialità non se ne sarebbe fatto nulla, c'era già... era ottima, cos'altro aggiungere?!

Della sola spiritualità e filosofia erano (e sono) piene i templi e gli scaffali... perché mai connettere alcuni valori umani e morali con il movimento del corpo in una condizione conflittuale?

Forse una risposta definitiva non c'è e non avrebbe nemmeno senso ad esserci: è successo e basta, altrimenti non saremmo qui a parlarne!

Quali sono i requisiti necessari perché una simile alchimia avvenga?

Ce ne sono alcuni, vediamoli brevemente insieme...

É richiesta, innanzi tutto, una preparazione specifica ed approfondita in ciascun ambito che una persona cerchi di connettere con un altro ambito differente.

Questo è perlomeno raro, perché consideriamo già essere un traguardo l'acquisire una conoscenza di base approfondita di UN contesto di studio, figuriamoci quale sforzo è necessario per fare la stessa cosa su versanti distinti e molto differenti fra loro!

Ma NON è che non si possa fare o NON abbia senso farlo: certo che studiare Aikido 3 ore a settimana... per 20 anni da indicativamente la consapevolezza che una persona che si allena tutti i giorni ottiene in 3 anni, è forse questo il problema...

Un cuoco che fa "cucina fusion" o "molecolare" è piuttosto consapevole di tutti gli elementi importanti che la cucina tradizionale è già in grado di fornire; un pittore astratto di solito parte dall'esercizio di copiatura di oggetti reali, quindi trascende questa capacità nel diventare più espressivo... ma il SUO kihon (la base)... lo possiede eccome!

Un fotografo che vuole cimentarsi nell'utilizzo di nuovi giochi di luce e filtri grafici ha studiato piuttosto bene i tempi di esposizione o le tipologie fotografiche e le caratteristiche delle lenti degli obiettivi. Nuovamente: il SUO kihon... lo possiede eccome!

Ci va "scuola": in base a quanto salda e vasta risulta la base di partenza sulla quale ci si muove, proporzionalmente sarà ampia la possibilità di esplorazione di nuovi territori.

Nell'Aikido oggi non ci pare manchi la voglia di sperimentare, ci pare più che spesso vengano a mancare le conoscenze profonde per poterlo iniziare a fare con un profitto più interessante ed una maggiore probabilità di approdare a qualcosa di utile e significativo, piuttosto.

La sperimentazione, la contaminazione, la fusione NON è infatti un escamotage per non fare bene NEANCHE una cosa e per connotare con un nuovo "brand" un prodotto del quale NON si sentiva assolutamente l'urgenza... sono proprio altre cose!

Si tratta di connettere ambiti che possono essere accomunati da principi molto simili, ma che nessuno prima aveva saputo notare o affratellare in modo significativo ed effettivamente utile.

Vi facciamo un esempio pratico: avete mai assistito ad una lezione di Tai Ju Quan o Kung Fu?

Si parla di chi (ovvero il ki, detto in cinese), di equilibrio, di centro, di radicamento: pure in Aikido tutte queste belle cose hanno una enorme importanza.

C'è chi ipotizza che nei suoi viaggi in Manciuria, O' Sensei stesso sia stato influenzato nella sua creazione dell'Aikido dalle discipline marziali cinesi incontrate durante la sua permanenza in quei luoghi.

Sarà vero?
Poco importa... le similitudini ci sono, è un dato di fatto.

Altro esempio: l'estetica...

L'Aikido è universalmente noto come "l'arte dell'armonia", ma non solo filosofica o spirituale... anche proprio fisica: i movimenti sono sinuosi, eleganti, rotondi.

Ci sono altre discipline che annoverano risultati notevoli simili?
Alcuni tipi di ballo, per esempio!

Il tango - per citarne uno su tutti - tiene in grande considerazione la connessione che si crea fra il ballerino - colui che porta (tori) - e la ballerina - colei che si fa portare (uke) -... poi li non invertono le parti, ma anche in Aikido questi principi (toru, uteru, connessione) sono ritenuti fondamentali!

Ora, non è che proprio tutti potrebbero inventarsi un "AikiTango" o un "Tangaiki", però che vi siano affinità è indiscutibile, nonostante la provenienza di queste due discipline da contesti e zone geografiche molto distanti fra loro.

Christian Tissier Shihan, 8º dan Aikikai, è stato un allievo di Seigo Yamaguchi Sensei (soprannominato "il Genio dell'Aikido"), ma il suo attuale metodo di pratica e di insegnamento assomiglia poco a quello dal quale lui ha appreso, come mai?

Seishiro Endo Shihan, 8º dan Aikikai, all'età di circa trent'anni ebbe un infortunio alla spalla destra, a seguito del quale dovette rivoluzionare la sua pratica Aikidoistica, facendo ricerca e emergendo "uno stile" (potremmo dire così?), o meglio una visione dell'Aikido che attualmente ispira migliaia di persone in tutto il mondo.

Hanno fatto male a comportarsi così?

Non crediamo proprio: certamente nessuno di loro era ed è un "hobbista" (nel senso più svalutativo del termine, questa volta) che ha preteso di inventarsi l'acqua calda... Stiamo parlando di autentici professionisti, che hanno trascorso la maggior parte della loro vita sul tatami: le basi c'erano in entrambi questo casi... eccome!

Hanno fatto della ricerca e nulla porta a credere che abbiano tutt'ora smesso... diciamo che siamo poco abituati a personaggi con una simile preparazione ed un simile carattere e forza di volontà piuttosto, non che nell'Aikido sia inadeguato fare ricerca.

Ma nei loro dojo - siamo convinti - qualcuno che spiega ancora come si fa un buon kotegaeshi lo troveremo!

Qui si aprirebbe uno stargate sull'irrazionale tendenza - tutta e solo italiana - a giudicare malamente i professionisti di Aikido, che proprio in virtù della loro scelta, si esercitano dalla mattina alla sera ogni giorno... ma parleremo di ciò in un altro Post.

Potremmo dire quindi che la contaminazione è possibile (doverosa?) dove è almeno ben chiaro il contesto dal quale si parte: mancano forse più dojo nei quali si spiega forse bene questo... e che quindi consentano di "spiccare il salto" verso un "proprio" Aikido, che ne dite?

L'occidentale medio è piuttosto creativo ma spesso anche superficiale: vuole risultati abbastanza immediati... ed una base solida NON si realizza in qualche anno, nemmeno in un decennio, probabilmente.

L'orientale medio - quand'anche più paziente e preparato - di solito pecca un po' di inventiva... e tende ad essere più pecorone - almeno - rotella di un ingranaggio più vasto, con meno individualismo/personalismo richiesto dal sistema in cui vive, perciò.

Ci va preparazione e creatività contemporaneamente per fare una "fusion" sensata e che offra il suo valore aggiunto al movimento: le personalizzazioni fatte al di sotto di una certa consapevolezza sono spesso solo stratagemmi per aggirare l'ostacolo (quello di una preparazione seria, che costa passione, pazienza, tempo e soldi) e per non "pagare il dazio" con se stessi.

Noi siamo fermamente convinti di avere un grande debito di gratitudine nei confronti degli "apripista" di ogni disciplina, così come di qualsiasi visione peculiare di un singolo percorso: si tratta di persone coraggiose, che ci hanno messo e che ci mettono del loro per fornire una qualche forma di valore aggiunto.

É gente che rischia di sbagliare nell'esprimersi, ma che non rinuncia a farlo: sono Aikidoka - nella nostra fattispecie - che infrangono gli schemi dopo averli debitamente fatti propri, solo per fare il prossimo passo in una disciplina... che siamo certi evolverà ancora parecchio, anche grazie al contributo loro e di ciascuno di noi!



lunedì 22 gennaio 2018

La nuvoletta dell'Aikidoka sfigato

Fantozzi è una creatura tutta nostrana, ma quando uno vuole descrivere brevemente il concetto di "sfigato" è certo di non sbagliare con lui!

Fantozzi è la caricatura geniale dell'italiano medio al quale le cose vanno sempre nel modo peggiore possibile, per via di una sfortuna atavica che perseguita lui e chiunque venga a suo stretto contatto.

In Aikido, esistono i Fantozzi?

Esistono...

Sono quelli che "mercoledì dovevo proprio venire a lezione, mi ero addirittura preparato/a la borsa, ma poi è caduta dalle scale mia suocera, mi si è suicidato il pesce rosso... ed ho fatto un movimento brusco, che ora sono bloccato con la schiena"!


All'Aiki-Fantozzi, va sempre tutto storto... perché il capo non da il permesso per partecipare a quell'importante e desiderato seminar  tenuto d'occhio da mesi, perché la moglie (o il marito) si altera e viene preso dalle crisi di panico se lui/lei si allontana da casa per qualche ora, e bla bla bla...

Quanti ne avete di compagni di corso così? ...O - perlomeno - di "teorici" compagni di corso: visto che l'ultima volta che li avete visti sul tatami c'era ancora la lira?

Qualcuno in più di nessuno, vero?

Il Ragioniere Fantozzi dell'Aikido, fra l'altro... ha sempre dietro l'angolo un'imminente risoluzione di ciò che gli impedisce di frequentare (il tatami, il dojo, gli eventi... poco importa cosa) come egli desidererebbe, solo che l'attende e questo evento NON accade MAI.

Vi siete mai chiesti, insieme a loro, come mai?

Rivoltiamo la domanda (kaeshi-domanda): come mai che c'è gente che cascasse il mondo, sul tatami riesce a starci in modo regolare e continuativo... pure con vento, pioggia, neve, ghiaccio, febbre, ebola ed oroscopo avverso?

Cosa distingue questi due profili comportamentali ed umani da Dojo?

Che l'Aikido NON è l'arte di attendere, ma di FARE: i primi "attendono condizioni migliori per fare", i secondi "FANNO si che le loro condizioni siano le migliori".

Questo articolo è stato generato dall'ennesima storia perditempo che ci è accaduta, nella quale sinceramente non ci è più sembrato il caso di perdere troppa energia nello spiegare "il perché" le balle che ci vengono raccontate sulla mancata partecipazione alla vita del Dojo sono solo veramente solo BALLE e niente di più.

Esistono delle priorità, certo... e non è detto che per tutti siano l'Aikido e l'allenamento: ma allora perché fingere che ci sia questa importanza, se poi però il proprio interesse reale non è altrettanto autentico... e - soprattutto - è diretto altrove?

"Se una cosa la vuoi, una strada la trovi...
... se una cosa non la vuoi, una scusa la trovi".

É un detto saggio che abbiamo già ripetuto più volte: abbiamo finalmente scelto di occuparci di quelli che "vogliono" sul serio, recidendo il cordone ombelicale dalla brutta ed inutile abitudine di fare da crocerossina a tutti gli altri!

Fantozzi è un personaggio cinematografico che si è splendidamente curato di descrivere la tipologia umana di chi è in balia del destino, della vita e di se stesso... di chi è passivamente coinvolto da ciò che lo circonda e si accontenterebbe di quella mediocrità che - quasi per volontà divina - non gli viene neppure concessa.

La vita reale però è differente - per "fortuna"! -, almeno se lo desideriamo sul serio.

Non siamo venuti al mondo per stare (solo) tranquilli, ma anche per evolvere... e questo fare esperienza prevede anche dei salti nel buio o delle uscite (più o meno ampie e costanti) dalla propria zona di comfort.

La nostra sensazione è che gli Aiki-Fantozzi rimangano tali proprio perché la parte sana di loro ha intuito benissimo che con l'Aikido potrebbero percorrere questo interessante tragitto personale, che li potrebbe portare ad essere più realizzati, liberi e sereni...

... ma poi c'è anche una parte di loro, quella forse più pigra, depressa, meno al sole (ma non meno potente), che suggerisce loro la necessità di accampare continue, infinite scuse a loro stessi e - di conseguenza - al prossimo che incontrano (cioè NOI!) per ritardare, procrastinare, annacquare questo processo di emancipazione dall'Aiki-Ragioniere sfigato.

Ok, ci sta... che facciano, o anche che non facciano mai del tutto: sono fatti loro... però che vengano ad intralciare con scuse puerili e perditempo coloro che invece una direzione chiara con se stessi hanno deciso di intraprenderla da tempo, beh, questi sono fatti anche nostri!

Su questo pianeta c'è solo una grandezza che sappiamo già essere per chiunque limitata dal momento della nascita in poi: il tempo.

Se per prendere una saggia decisione se ne utilizza un po', forse saremo additati come "saggi" dal prossimo: se in questo processo lo utilizziamo tutto o quasi, senza approdare mai a nulla di più certo e definito... forse siamo più degli sciocchi spreconi di qualcosa che NON tornerà!

C'è gente che decide in un lampo, altra che ci mette giorni, mesi, anni: ma capite quanto è diabolico decidere di non decidere mai del tutto... e poi soprattutto raccontare al prossimo che "non è colpa nostra"?

Chiunque abbia una minima infarinatura di filosofia e spiritualità, conosce l'importanza della chiarezza interiore... e concorda sul fato che tutta - o almeno parte - della nostra realtà ce la creiamo da soli.

Noi siamo propensi a dire tutta, ma chissene se qualcuno la pensa in modo più parziale: ciò che conta è il concetto.

Se anche solo PARTE della nostra realtà potesse essere autodeterminata, sarebbe pirla al cubo chi non facesse di tutto per crearla come più gli aggrada!

O' Sensei - uno a caso, diremmo - nel suo sclero in vecchia, durante i suoi deliri legati all'Alzheimer a mandorla, diceva cose del tipo: "Quando ti inchini all'Universo, esso ricambia il tuo inchino"... segno che quell'Universo in realtà se TU!

Infatti lui sembrava averlo ben chiaro... sempre durante i vaneggiamenti tipo: "Ware wa uchu nari"... "Io sono l'Universo"!

Quindi - parliamo a te o Paolo AikiVillaggio del nostro Dojo -: perché non ti decidi ad essere anche un po' il TUO di universo... autodeterminandoti un minimo e creando una realtà interessante da condividere con noi?

Siamo stanchi di essere SOLO il cestino dell'immondizia del tuo Aiki-Universo andato a male: meritiamo cose buone, perché cose buone sono quelle che chiunque di noi cerca di dare a te!

Non riesci a venire perché hai la nuvoletta dell'impiegato sopra la testa?
Ok... congedati con onore dal gruppo ed AMEN!

Non riesci a capire che sei tu il creatore (almeno parziale) di quella nuvoletta sfigata?

"CaXXi tuoi" - come direbbero Orsoline dell'Hokkaido -, chiunque di noi è passato di li... tuo non sei più speciale di noi: rimboccati le maniche e ce la farai (forse) pure tu!


Noi facciamo il tifo per te, ma non tirare troppo la corda della nostra pazienza, perché alla gara con te stesso devi parteciparci innanzi tutto TU... e se stai continuando a perdere, solo e sempre a perdere... c'è qualcosa che ci indica che ti applichi veramente un caXXo!!!


PS: quest'oggi siamo particolarmente ispirati dallo slang delle Orsoline dell'Hokkaido!