lunedì 17 settembre 2018

変化 の太刀 henka no tachi: le variazioni di spada e l'haiku dell'Aikido

Quest'oggi trattiamo di un argomento piuttosto utile al curriculum tecnico di un Aikidoka: le variazioni della pratica di spada, anche detta [変化 の太刀] henka no tachi.

Ma prima di tutto, cosa s'intende per "variazione"?

In Aikido esistono alcuni kumi tachi (5, nella fattispecie), elaborati direttamente dal Fondatore e cristallizzati e tramandati a noi attraverso l'immenso lavoro pedagogico di Morihiro Saito Shihan.

Non parliamo di esercizi propedeutici alla spada per Aikidoka (tipo Iaido, Kashima, Katori, etc)... ma veri e propri PEZZI DI AIKIDO, che hanno una storia, chiare origini e finalità: i kumi tachi sono "duelli codificati", nei quali uke tachi (colui che riceve l'attacco) al termine controlla uchi tachi (colui che porta l'attacco), senza lederlo... ma impedendogli di fatto di proseguire nella sua azione aggressiva.

L'accezione Aikidoistica è nelle modalità di utilizzare il bokken, non tanto nella performance di scherma, che alcune Scuole di ken jutsu hanno sviluppato forse anche meglio e più a fondo: si parla di "katsujinken", ovvero "la spada che da la vita”, anziché di quella che la sottrae: quindi siamo in pieno Aiki non per le tecniche... ma per le prospettive con le quali le si applica.

Durante questi "duelli codificati", spesso ci si scambia intenzioni ed opportunità di attacco, benché entrambe i praticanti sappiano già il copione e quindi con quale esito terminerà lo scontro/incontro.

Una volta che questo copione è stato sufficientemente studiato e consolidato, si apre dinnanzi a noi l'affascinante mondo delle varianti che è possibile dargli: è una sorta di studio dei "finali alternativi" di un romanzo o di un film... in sostanza.

Per chiarire di cosa stiamo parlando, abbiamo preso il primo kumi tachi, che è composto di soli 3 movimenti, e lo abbiamo esaminato focalizzandoci su alcune sue varianti particolarmente famose.

Vediamolo brevemente mostrato di seguito, per opera di Miles Kessler Sensei, allievo diretto di Morihiro Saito...




Nei kumi tachi si aprono delle "porte" - in giapponese si utilizza il termine [隙] "geki"... ovvero "spazi", oppure "varchi" - che consentono di effettuare delle variazioni al lavoro effettuato da uke tachi.

Talvolta queste variazioni possono riguardare anche uchi tachi, ma per semplificare questo lavoro introduttivo, per oggi non parleremo di questa ulteriore opportunità.

La prima volta che si apre uno spazio per effettuare una variazione, questa opportunità viene chiamata [一隙の変化] "ichi geki no henka", la seconda volta che si crea un varco invece avremo [二隙の変化] "ni geki no henka"... e così via.

Nel primo kumi tachi, vedrete solo ichi geki no henka e ni geki no henka perché esso è costituito solo da 3 movimenti, il primo dei quali NON consente variazioni, quindi esse si concentrano pr forza SOLO sui 2 rimanenti.

In kumi tachi più lunghi (ad esempio il secondo, che è composto da 6 movimenti), sono possibili "san geki no henka", "yon geki no henka"... e così via.

Ora è importante comprendere la logica di ciò che facciamo, invece.

Quando si apre una possibilità di variazione (geki no henka), è possibile sfruttarla con un'armonizzazione di spada o con qualcosa che sconfina nel tai jutsu vero e proprio, proiettato uchi tachi o sottraendogli la spada (tachi dori): nel primo caso parleremo di "ken riai no henka", mentre nel secondo caso di "tai jutsu no riai no henka".

Avremo quindi possibilità di variazione di due "generi differenti", che potranno essere applicati sia al primo, che al secondo... che all'ennesimo varco che si presenta.

Per ricapitolare, quindi, se vi parliamo di:

- ichi geki no henka, ken riai no henka, significa che la prima opportunità di variazione verrà utilizzata per un'armonizzazione che riguarda la spada;

- ichi geki no henka, tai jutsu riai no henka, significa che la prima opportunità di variazione verrà utilizzata per un'armonizzazione che riguarda il tai jutsu;

- ni geki no henka, ken riai no henka, significa che la seconda opportunità di variazione verrà utilizzata per un'armonizzazione che riguarda la spada;

- ni geki no henka, tai jutsu riai no henka, significa che la seconda opportunità di variazione verrà utilizzata per un'armonizzazione che riguarda il tai jutsu;

Oggi abbiamo raccolto per voi in un breve video oltre 20 variazioni possibili del primo kumi tachi (23 per la precisione, ma alcuni erano molto simili fra loro da essere contate una sola volta), divise così:

- 10 ichi geki no henka (4 ken no riai e 6 tai jutsu no riai);

- 10 ni geki no henka (5 ken no riai e 5 tai jutsu no riai);

Ed ecco il video di cui vi stiamo parlando!




20 variazioni sono già un numero considerevole, ma non sono TUTTE quelle possibili: ricordiamo infatti le sessioni di allenamento con Morihiro Saito Sensei nei quali ne venivano presentati un numero enorme, ma che si concludevano quasi sempre con il Maestro che affermava: "Potremmo continuare ancora, ma il tempo a nostra disposizione è terminato".

Chi ha intenzione quindi di formarsi un curriculum tecnico di tutto rispetto, dovrebbe studiare questi esercizi con estrema attenzione, poiché essi appartengono ad un livello di comprensione della pratica di buki waza che supera la semplicità delle prime basi.

I kumi tachi sono 5, abbiamo detto: se ciascuno avesse 20 variazioni (alcuni ne hanno ben di più!), saremmo di fronte ad oltre 100 esercizi con i quali cimentarci a lezione.

Si vede bene da questo studio quanto vasto sia il programma tecnico di buki waza, e di conseguenza perché Morihiro Saito insistesse sul fatto che CHIUNQUE pratichi Aikido lo dovesse studiare fin dall'inizio della sua carriera marziale... senza considerare il lavoro con le armi come qualcosa di "collaterale", o di riservato solo alle cinture di grado più elevato.

Henka no tachi è l'ultimo step didattico (quindi codificato) antecedente a "ken jiyu waza", ossia alla pratica libera con la spada... che se da un lato è ciò che ciascuno di noi vorrebbe raggiungere (per emulare i duelli de "L'ultimo Samurai" con Tom Cruise?), dall'altro risulta essere qualcosa di MOLTO PERICOLOSO per l'incolumità fisica proprio a del partner... se non si è sviluppata una sensibilità eccezionale, un timing altrettanto raffinato, e - soprattutto - un intuito acuto di quando sia opportuno FERMARSI!

In una scala nella quale i primi gradini sono qualcosa di totalmente fisso e determinato, mentre gli ultimi rappresentano libertà di espressione di sé... gli henka no tachi potrebbero essere collocati al penultimo step.

Così come nella scrittura, nella quale la base è l'alfabeto e l'apice artistico... la poesia libera,  gli haiku si pongono ad un livello molto alto del percorso.

Essi prevedono una creatività molto alta, ma anche la capacità di sottostare a precise regole matematiche sulle sillabe utilizzate: non c'è assoluta libertà e non c'è assoluto schema...

... Henka no tachi sono quindi per l'Aiki ken una sorta di haiku della pratica!

Le didattiche che ci guidano in modo graduale e sensato un percorso che va da A a Z in Aikido ESISTONO, anche (forse sarebbe meglio dire "soprattutto") per quanto riguarda le armi (bokken e jo), quindi consideriamo questo discorso veramente molto importante per la crescita e maturazioni individuali di ciascun praticante.

Buon allenamento a tutti!




lunedì 10 settembre 2018

Aikido: ponti che crollano, ponti che vengono gettati

Lo scorso 14 agosto siamo rimasti tutti più o meno scioccati dalla notizia del crollo del ponte Morandi, a Genova. Una tragedia infatti piuttosto considerevole!

Moltissimi di noi avevano percorso quel viadotto numerose volte, e lo avevano fatto ANCHE per andare a fare Aikido da qualche parte.

Eravamo a nostra volta proprio in Liguria in quei giorni, quindi questa notizia ci ha investiti in modo ancora più intenso.

Ora sarà più complesso spostarsi dal nord al centro Italia, senza quel prezioso collegamento autostradale: talvolta ci rendiamo conto dell'importanza di quanto avevamo solo quanto lo perdiamo...

Ci sono state decine di morti (43 per l'esattezza) e decine di responsabilità che da un mese circa vengono rivoltate come un calzino per capire chi sapesse, chi avrebbe dovuto intervenire, cosa si sarebbe potuto evitare... etc, etc, etc.

Alcuni allievi del nostro Dojo erano passati pochi giorni prima del crollo per accompagnare un familiare al traghetto verso la Sardegna, altri erano andati da Torino a Rapallo per sostenere un esame, sempre nell'ambito delle arti marziali.

Non erano li nel momento del disastro, quindi ora sono ancora vivi: non possono dire la stessa cosa invece oltre 40 persone, che si sono trovate nel punto sbagliato, nel momento sbagliato... diremmo umanamente, ed ora non ci sono più.

Tutto ciò ha fatto fare a tutti noi una poderosa considerazione sull'importanza di quel "vivi l'attimo" del quale molte volte parliamo a lezione.

Durante un attacco, non è bene pensare al passato, né proiettare la propria mente nel futuro: vivere l'attimo - per quanto spaventoso e pericoloso sia - è l'unica cosa che distingue la possibilità reale di fare la differenza, rispetto ad essere colpiti.

Se si esperisce in modo pieno e totale il momento presente, non si sarà vissuti in vano anche se esso dovesse risultare l'ultimo!

Questa era la filosofia quotidiana di qui guerrieri che ad esempio nel medioevo giapponese - avevano in continuazione a che fare con la morte: per essi non era mai scontato fare ritorno a casa alla sera, quindi avevano naturalmente sviluppato un modo "sano" di approcciare l'imprevedibilità e di conviverci ogni giorno.

E come facevano?

Gettavano ponti verso loro stessi: non permettevano di avere troppe aspettative rispetto alla vita, se avevano un desiderio nel cassetto, non lo lasciavano marcire li dentro per anni... perché forse non ci sarebbe stato così tanto tempo utile per realizzarlo!

Vivevano in continuazione i loro attimi, e qualcuno diventava pure vecchio facendolo... ma questo non era per loro il goal principale: meglio era "vivere bene", al meglio ed a fondo il tempo che c'era... indipendentemente da quanto che ne fosse.

Si riappacificavano con loro stessi, così da non avere nulla da perdere e ben pochi attaccamenti anche nel caso la morte fosse sopraggiunta repentinamente e senza alcun preavviso.

Gettiamo pochi ponti verso noi stessi nella nostra epoca: ecco che quando un ponte di calcestruzzo viene giù all'improvviso, siamo incapaci di farci una ragione di quelle vite, spezzate così all'improvviso.

Diremo forse una banalità, invece, ma NESSUNO sa con precisione quanto dura la propria avventura terrena: è connaturato con nascere il fatto che bisognerà morire e nel "contratto" nessuno ci dice QUANDO ciò avverrà.

Perché quindi stupirsi di quando questo avviene senza preavviso?

Per alcuni questa dipartita avviene ancora nell'utero materno, per altri all'età dell'asilo o delle scuole elementari, mentre vanno all'università... per altri ancora mentre stanno lavorando (anche a Genova ciò è accaduto), in vacanza... e per molti in vecchiaia, magari in un letto dell'ospedale.

Ma nessuno sa quando sarà la sua ora: questa è la ragione che dovrebbe spingere TUTTI a vivere al meglio il loro tempo... ma non accade così nella nostra società, vero?

Si rimanda: prima ci sono "i doveri da fare", quello che noi o gli altri si aspettano che noi si faccia... poi - QUANDO ANDRÀ MEGLIO - ci iscriveremo in palestra, o andremo a frequentare quel corso di arti marziali giapponesi che tanto ci affascina da anni.

A volte tutto ciò NON avverrà mai, perché non siamo capaci ad avere cura di noi: ci sentiamo falsamente eterni a livello fisico, quindi ci disperiamo quando la vita ci viene a dire - magari all'improvviso - che quel "tempo" è finito!

Ma siamo inopportuni, perché per camminare su questa terra ci viene richiesto in cambio di non sapere per quanto potremo farlo... e questo chiunque lo sa.

L'Aikido aiuta nell'operazione di "gettare quei ponti" con se stessi: non è l'unica disciplina che lo permette, ovviamente... ma crediamo che sia una di quelle che lo fa in modo più che dignitoso, perché consente a chiunque di "studiarsi", in modo graduale, progressivo e profondo.

Permette perlomeno di darsi il permesso di utilizzare il proprio TEMPO per farlo... cosa che proprio banale o consueta purtroppo non è!

Non è che adesso dobbiamo iscriverci ad un corso di Aikido per combattere la paura di passare sopra ad un viadotto autostradale, ma crediamo che abbiate compreso cosa intendiamo con il nostro Post.

Le responsabilità di potenziali drammi sarebbe bene cercarla nel quotidiano, non a riparazione sempre incompleta dei disastri che sono accaduti e che ci hanno colto impreparati.

Questo vale per i viadotti liguri, ma a maggior ragione vale per noi stessi a livello personale: sono drammi i ponti di calcestruzzo che vengono giù per una lacuna manutentiva, ma altrettanto (e più numerosi) sono drammatici i ponti che non vengono mai gettati per comprendere perché siamo su questa terra e come abbiamo intenzione di utilizzare al meglio gli attimi a nostra disposizione (che sappiamo pure essere un numero finito!).

L'imprevedibilità della vita non è un fenomeno - di per sé - solo negativo: anche le grandi emozioni positive nascono dall'inaspettato... il problema quindi è proprio COME CI PONIAMO noi di fronte all'ignoto, all'inatteso.

E questo è funzione del livello di introspezione che siamo in grado di fare con noi stessi.

Quelli che hanno fatto un tot, come San Francesco di Assisi - ad esempio - erano arrivati a chiamare "sorella morte" la fine della propria esistenza terrena... ma non crediate che sia questione di cristianesimo o di religione in generale: a congetture analoghe sono giunte persone inserite in contesti religiosi di ogni tipo, e perfino un tot di atei!

La religione può forse aiutare (e se così è, bene che lo faccia), ma ora parliamo di qualcosa che è trasversale ad ogni tipo di credo religioso: è forse molto di più questione di UMANITÀ vissuta sul serio, specchio di una SPIRITUALITÀ immanente che accompagna e caratterizza la nostra specie dalle sue origini, con ogni strumento che ci aiuti ad onorare questi aspetti al top delle nostre potenzialità.

Noi abbiamo trovato che l'Aikido è capace di aiutarci in questo viaggio da e verso noi stessi: utilizzatelo pure voi se vi può essere utile, oppure fornitevi degli strumenti che credete più utili per farlo - in questo siate fantasiosi - ma FATELO!

Perché non sapremo quando "toccherà a noi", e sarebbe proprio un peccato se giungessimo a quell'istante con la sensazione di esserci dimenticati di vivere un pezzo importante di esistenza!

Il Fondatore dell'Aikido diceva di sentirsi sul "Ame-no-ukihashi", ovvero "il ponte fluttuante che unisce il cielo e la terra": questa posizione di risonanza fra ciò che è umano e ciò che è divino forse gli permetteva di sentirsi appartenente a diversi reami in modo contemporaneo.

La nostra natura forse è di esseri multidimensionali, che possono essere in grado di ricordare la loro natura spirituale anche quando muovono i loro polverosi passi sulla terra... così come percepire la necessità e bellezza di un viaggio nella materia, anche nella più pura e rarefatta delle forme spirituali.

Il ponte di Genova ci faccia riflettere: così forse a livello materiale tragedie simili potranno in futuro essere evitare... come i mancati ingegneri civili dello spirito potranno ricordarsi dell'importanza della loro professione.

Ame-no-ukihashi - fortuna nostra e di Autostrade per l'Italia - non ha bisogno di manutenzione, ma di utenze che lo attraversino in modo consapevole!








lunedì 3 settembre 2018

Aikido, cose che rimangono uguali e cose che cambiano

Oltre 10 anni ed oltre 500 post fa, ho iniziato a dedicare parte del mio tempo a scrivere di Aikido... ed a farlo in pubblico, su questo Blog.

Presto il mio impegno si è fatto più considerevole e numerosi amici mi sono giunti in aiuto, per continuare ad assicurare che queste pagine continuassero ad essere scritte con regolarità.

Circa 9 anni fa questa passione si è trasformata anche in un vero e proprio lavoro, che da allora mi occupa per numerose ore al giorno... ovviamente non solo lo scrivere sul Blog, ma anche insegnare nei vari corsi... gestire un Dojo ed un nutrito gruppo di praticanti, organizzare e dirigere seminars.

Lo scorso anno - piuttosto inaspettatamente devo dire - mi è stato chiesto di prendere le redini della Commissione Tecnica Nazionale della Federazione, e da allora le ore di lavoro quotidiano "pro-Aikido" si sono notevolmente moltiplicate.

Coordinare l'Aikido di un'istituzione e farlo a livello nazionale è una gran bella gatta da pelare, oltre che una grande soddisfazione: c'è chi ha bisogno di supporto ed aiuto, chi fa girare le scatole a manetta... ed anche chi si mette realmente a tua disposizione per migliorare le cose, lavorando con umiltà, dedizione e determinazione.

Questa avventura mi sta insegnando tanto, e probabilmente ho inconsciamente (?) deciso di viverla proprio perché mi potesse trasformare così come sta facendo... dall'interno e nel profondo.

Sono sempre stato una persona di vedute piuttosto aperte, rispetto all'Aikido, ma anche a qualsiasi altro aspetto della vita... quindi è con questa apertura che mi ingaggio - ogni giorno - nel fare il prossimo passo con me stesso, e quindi con gli altri.

Grazie a questa full-immersion a 360º nell'Aikido (curioso vero che più di 10 anni fa scelsi "uno sguardo a 360º sull'Aikido" come descrizione di Aikime?!), ora ne so qualcosa in più e sono grato di poter vedere il fenomeno della pratica da un punto di vista sicuramente privilegiato rispetto a molti... accettando ovviamente anche le responsabilità che ciò implica.

Ero partito pensando e praticando un PARTICOLARE stile/scuola/paradigma di Aikido - l'Iwama Ryu nella fattispecie - ... e sono approdato ora a qualcosa di molto più vasto, che  "ingloba" in qualche modo il mio passato, senza denigrarlo - come ogni evoluzione richiede - ... ma si apre a spazi e dimensioni via via più ampi.

Ovviamente c'è ancora chi pratica in modo specifico un PARTICOLARE stile/scuola/paradigma di Aikido e credo che sia giustissimo così... ora comprendo per esperienza che questo è UNA delle tanti fasi della pratica, e in particolare quella nella quale si ha necessità di una forma specifica da apprendere dall'esterno.

Questa è una delle cose che non cambiano: si deve passare di li per capire la relatività di ciò che consideriamo "assoluto".

Poi però il bambino, dopo avere imparato l'alfabeto... o il musicista, dopo avere imparato a solfeggiare, vanno in giro a parlare ed a suonare: nessuno di loro si sogna di apprendere le basi a vita, senza mai poterle utilizzare per qualcosa di espressivo che li riguardi.

Il bambino, nello specifico, parlerà con ALTRE persone che hanno imparato l'alfabeto, proprio grazie a questo strumento.

Il musicista, incontrerà ALTRI musicisti, che hanno imparato come lui a solfeggiare... e suoneranno insieme: così nascono le band, da quelle dell'oratorio ai concerti della Scala di Milano.

Devo dire che questa dinamica di incontrare ALTRI Aikidoka non è una cosa che viene così bene... specialmente a noi Aikidoka: l'altro è sempre quello che sbaglia, quello che ha capito meno, quello che ha qualcosa da imparare da noi, etc, etc, etc.

Fuori dal tatami, questo atteggiamento si chiama IMMATURITÀ, di solito: dentro lascio a voi trovare la parola più adatta... ma forse è la stessa!

Queste sono cose che fino ad ora non sono cambiate un granché... e credo che sia ora che inizino definitivamente a farlo.

Iniziamo quindi a parlare di ciò che cambia, oltre la mia stessa visione delle cose: ho accettato infatti un ruolo "istituzionale", in una Federazione Nazionale, proprio perché ho scelto di lavorare perché questa situazione inizi ad evolvere...

È qualcosa di simile allo "scendo in campo" di Berlusconi, per quanto mi SCHIFI il parallelo ed abbia apprezzato - a suo tempo - la magistrale presa in giro di Benigni alla cosa... "consentitemi".





Perché le cose cambino bisogna FARE, non stare ad aspettare che qualcun altro faccia al posto nostro.

Quindi dal raccontare il mondo dell'Aikido attraverso una tastiera ed occuparmi delle mie lezioni nel mio piccolo Dojo di allora, ora l'impegno a far cambiare ciò che "ha fatto il suo tempo" è quotidiano... e piuttosto intenso.

Aikime ha avuto una delle sue fortune nel fatto di avere mantenuto un atteggiamento abbastanza NEUTRO rispetto al tipo di pratica Aikidoistica che ciascuno di voi fa nella propria palestra/Dojo.

Questa è una delle cose che NON cambierà!

Parlare troppo di tecnica divide, parlare dei PRINCIPI della nostra arte può invece unire... e lo ha già fatto molto se penso alle centinaia di migliaia di visualizzazione di queste pagine o dai messaggi privati che ricevo da tutta Italia, da praticanti e Maestri che appartengono a qualsiasi stile e Scuola di Aikido.

Questo è già un traguardo non da poco, ma credo sia necessario fare un ulteriore passo in avanti: quello di parlare sempre più delle prospettive della nostra disciplina... ovvero chi vogliamo essere come movimento e dove vogliamo dirigerci collettivamente.

Come diceva Filippo Clerici, "da soli si cammina veloci, ma insieme si va lontano"... e mai come ora sto avendo prova della saggezza e dell'efficacia di questa frase!!!

Quindi cosa bisogna fare come prossimo passo?

Smetterla di far percepire dal Web e specie sui Social Media che l'Aikidoka più è di grado ed esperienza avanzati, più diventa quella figura mitologica... metà "uomo" e metà "testa di cazzo", ad esempio.

Se dovessi iniziare a fare Aikido oggi e dessi uno sguardo su Facebook, probabilmente mi metterei a giocare a scacchi o a bocce: gente che si critica in modo quasi esclusivamente svalutativo, che si insulta, che proclama il proprio lineage divino rispetto a questo o a quel grande Maestro del passato.

In un amen riusciamo a dimenticarci tutta la filosofia e l'etica che stanno alla base della disciplina che pratichiamo, basta che ci sia da confrontarci con chi non la pensa come noi: bell'autogol per l'arte della pace, non trovate?!

senza rispetto ed etica non andremo da nessuna parte: di questo sono piuttosto convinto.

Cambierà quindi la fermezza con cui mi rapporterò con i "minchiotauri": un tempo per includere anch'essi, tendevo ad essere molto più accondiscendente rispetto alle loro gravi mancanze, ora invece prevarranno le responsabilità che essi muovono... comprese quelle di essere mandati a stendere ed isolati, perché non infestino ulteriormente il giardino che alcuni - con fatica - stanno tentando di costruire per sé e per gli altri.

Cambierà il fatto che, pur mantenendo Aikime un luogo "neutro" sotto il punto di vista di quale pratica ciascuno prediliga seguire, vi parlerò di più della Federazione... giacché essa è una realtà che molti di voi mostrano di non conoscere per nulla e che invece avrebbe molto da dare, nella convenienza di ciascuno di noi. e del movimento cospicuo di praticanti che rappresentiamo.

Ci sono ancora troppi Aikidoka così ignoranti da dire "Ma tu, di che federazione sei?"... questa cosa è bene ed ora che cambi.

In Italia - da bravi italiani - abbiamo fatto di tutto per sentirci liberi ed aggirare gli ostacoli... solo che lo abbiamo fatto così tanto da rimuovere pure quei paletti che alla lunga ci avrebbero aiutato a crescere a livello collettivo.

Abbiamo creato ASD e le abbiamo trattate da Federazioni perché siamo fondamentalmente ignoranti rispetto a ciò che la legge dice sullo sport dilettantistico, e quindi sull'Aikido di conseguenza a ciò (che Tada Sensei mi fulmini, si dispiaccia, faccia hara kiri o meno).

Tutti noi rimaniamo abbagliati da esempi di organizzazioni simili a quelli francesi, per esempio... dove la pratica dell'Aikido riceve un forte supporto dallo Stato: poi cosa facciamo?

Creiamo Associazioni di primo, secondo, ennesimo livello... PUR di non far parte ed iniziare a far funzionare ciò che di istituzionale già c'è - la FEDERAZIONE, appunto -.

Dire che ciò sia maldestro, disfunzionale e controproducente è forse riduttivo!

Il goal non è fare proseliti... state tranquilli: non vengo premiato per quanti iscritti aderiscono al Settore Aikido federale, ma fare un po' di chiarezza diventa fondamentale, perché il livello in cui siamo riusciti ad infognarci... invece è a dir poco consistente!!!

Si tratterà di fare un viaggio sempre più profondo ed autentico sia in cosa ci piace, sia in cosa ci è utile... a costo che talvolta ciò che ci serve non ci piaccia o di comprendere che ciò che ci amiamo non ci serve - in realtà - ad un tubo.

Aikime in questo diverrà una voce forse più scomoda da sentire, ma non per questo meno onesta nei suoi intenti.

Per la prima volta, prevedo di pubblicare mensilmente una guida critica alle varie Scuole e stili di Aikido, nella quale evidenziare i punti di forza ed anche le eventuali lacune percepite nei differenti approcci alla disciplina, almeno li dove io ed i miei collaboratori saremo in grado di parlare per esperienza diretta.

Si tratta di fare sapere informazioni che un pacco di praticanti ignorano perché i loro "boss" hanno tutto l'interesse che non vengano a galla, oppure perché in fondo è più comodo mettersi una benda sugli occhi e continuare dritti verso il proprio nulla.

Questo è un cambiamento di rotta sostanziale, ma solo a beneficio di chi l'Aikido vorrebbe praticarlo con passione e si ritrova diviso e confuso tra 1000 proposte, sulla carta tutte buone, ma spesso in concorrenza (se non addirittura, in rivalità diretta) fra loro.

Non è mia intenzione cambiare il mondo, sia chiaro... ma partire da dati di fatto comuni sui quali ragionare non può che essere qualcosa di sano ed utile per tutti.

Ergo, non verranno solo banditi i minchiotauri, ma pure quei falsi miti che ancora troppo facilmente circolano nel "nostro" ambiente (l'Aikido non è uno sport, l'Aikido è una valida difesa personale... etc, etc, etc).

Da fare ce n'è veramente un sacco... ma qui la volontà non manca!

Farò il possibile perche il Blog continui ad avere post settimanali, ma se non ci dovessi riuscire non mettetemi in croce: è bene impegnarsi, ma anche riconoscere i propri limiti.

Invito invece chiunque voglia collaborare attivamente a farlo, contattandoci a "info@harakai.it"... ed a inviarci idee, spunti, argomenti di riflessione.

Rimanete come sempre connessi tramite il gruppo "Aikime REVOLUTIONS" su Facebook, il modo migliore di fare scambi diretti e veloci fra noi tutti... mettendoci la faccia.

Augurandovi il meglio per voi e la vostra pratica, vi saluto con affetto e stima.

Marco Rubatto
Aikime Chief Editor

lunedì 2 luglio 2018

Stop estivo: buone vacanze da Aikime!

Siamo giunti ad un altro periodo di siesta editoriale...

Abbiamo pubblicato circa 40 post dallo scorso settembre, puntuali ogni lunedì...  è stato quindi un anno piuttosto intenso e - come tutti - non vediamo l'ora di prenderci un po' di meritato riposo!


Molti Aikidoka interrompono la pratica nei mesi estivi: noi continueremo ancora a luglio, per poi rivederci anche sul tatami a settembre.

Tutta la Redazione di Aikime vi ringrazia per il caloroso e sempre più nutrito seguito e vi aspetta nuovamente puntuale on-line lunedì 3 settembre 2018!

Buone vacanze a tutti voi!!!













lunedì 25 giugno 2018

Il cuore della pratica dell'Aikido

Praticando Aikido ci vengono spesso dubbi di ogni natura...

Infinite domande ci tempestano la mente:

- stiamo facendo le cose nel modo giusto?

- stiamo facendo le cose nel modo migliore?

- abbiamo trovato l'Insegnante che fa per noi?

- come possiamo progredire in modo significativo nel nostro percorso?

- come mai che con alcuni proprio facciamo fatica a praticare?

- qual è la didattica che fa meglio al caso nostro?

- cosa vogliamo maggiormente dalla disciplina che pratichiamo?

- ...

Ma dove trovare risposte significative a queste ed alle 10.000 domande che ci assillano?

VE LO DI CIAMO NOI, a sto giro!!!

Guardiamoci dentro, con estrema onestà... non tanto perché così facendo saremo sicuri di rispondere in modo soddisfacente, quanto perché potrebbe essere un buon luogo per CERCARE...

Eventualmente, potrebbe essere l'UNICO luogo in cui farlo.

Buon lavoro ed in bocca al lupo!


lunedì 18 giugno 2018

Quando l'Aikido fallisce in modo totale


Spesso parliamo di un uomo cosiddetto "invincibile", Morihei Ueshiba - almeno con questa nomea parlano di lui i vari cronisti - e subito ci sovviene che la sua creatura - l'Aikido - NON può di certo rivelarsi fallimentare...

... però poi abbiamo la concretezza di guardarci intorno e di costatare che di tutta la pace e l'armonia che la nostra disciplina dovrebbe insegnare si trovano tracce veramente modeste, specie nelle scuole di Aikido per prime!

Come mai?
Che l'Aikido stia fallendo la sua missione?

Siamo ben lungi dalla capacità di trovare una modalità di superare le varie divisioni che imperversano sulle Scuole e sulle didattiche che insegnano la nostra disciplina: c'è chi vede l'Aikido come una cosa... e chi lo interpreta come il suo esatto opposto, innescando così conflitti addirittura sulla visione generale che si possiede dell'arte.

Ci sono Maestri che si comportano dentro e fuori dal tatami in modo antinomico rispetto a ciò con cui - con grassi sermoni - si riempiono la bocca dinnanzi ai loro allievi.

Ci sono Maestri che fanno stage fuori porta per poter incontrare l'amante... quelli che mercificano i DAN, quelli che abusano della propria posizione per creare ingerenze su coloro che dovrebbero supportare nella crescita...

Ma come mai c'è tutto sto sozzume?!
Che l'Aikido stia veramente fallendo?

Ci sono praticanti che non sono contenti se non ti svitano un polso e che utilizzano un pacco di forza fisica nelle loro azioni; ci sono quelli che fanno sempre e comunque male al proprio uke, anche quando il dolore inferto risulta essere completamente inutile... poi ci sono quelli che ballano tutti soavi e contenti, ma che assomigliano più ad un mix fra Don Lurio e Carla Fracci che ad un marzialista che pratica...

Ma che schifo, come ci stiamo riducendo!!!

Forse che O' Sensei abbia veramente fatto una enorme cilecca nel ritenere che il suo lavoro avrebbe potuto esserci di qualche utilità futura: a guardare gli andazzi NON sembra proprio che - tramite l'Aikido - anche solo le piccole comunità di "addetti ai lavori" riescano a fare una qualche forma di positivo valore aggiunto!
Qui va tutto a gambe all'aria...

E allora come la mettiamo?!

Non è esattamente come le abbiamo descritte fino ad ora che vanno le cose, anche se abbiamo preso spunto da diverse aberrazioni che in effetti vediamo piuttosto di frequente dentro e fuori dal tatami...

L'Aikido e le discipline marziali in genere potrebbero forse essere assimilabili ad un corso di cucina: c'è un apprendista, ci sono degli strumenti di lavoro, gli ingredienti... e ci si mette sotto per sperimentare i modo migliori di combinarli insieme.

Se gli ingredienti sono buoni, abbiamo già alte probabilità che ciò che cuciniamo sia - perlomeno - mangiabile; viceversa se partiamo da ingredienti scaduti o addirittura marci, anche il migliore chef non sarebbe in grado di cucinarci qualcosa di decente da mettere sotto i denti.

In Aikido si iscrivono ai corsi sia allievi/ingredienti sani, che pre-marci: non deve stupire che con alcuni ci si potrà combinare qualcosa di buono, con altri invece niente... indipendentemente dalla bravura dello Chef Sensei!

Poi alcuni di questi diventano Sensei a loro volta: quelli bravi sul serio, diventano Maestri utili, stimati e che fanno buone cose; quelli già marci da allievi - se scappano ai controlli dell'Aiki- HACCP - diventano insegnanti marci, capaci sono di fare danno... per quanta buona volontà ci mettano.

Il top sarebbe per questi ultimi ammazzarli da piccoli! (scherziamo ^___^, ma anche no!)

Ma torniamo ai fornelli...

La prima volta che ciascuno di noi si è apprestato a cucinare qualcosa di semplicissimo (una pastasciutta, un riso, le patate bollite, un uovo sodo o al burro) sicuramente qualcosa ha mangiato: forse non sarà stato il massimo (la pasta scotta, scondita, senza sale/con troppo sale... avrà sporcato la cucina, etc), ma qualcosa ha mangiato e se ha fatto mente locale sui propri errori sicuramente la volta successiva avrà mangiato anche un po' meglio!

Con questo intendiamo che gli errori fanno parte del "pacchetto Aikido": grazie ad essi lo chef da tatami migliora la sua abilità nel mixare gli ingredienti della sua pratica... e non abbiamo dubbi che - dopo qualche decennio - sia perfettamente in grado di cucinarsi una disciplina sana di cui nutrirsi.

Un esperto quindi NON è chi non fa errori, ma chi ne ha fatti di numerosissimi, ma dai quali è riuscito ad apprendere come migliorarsi: questo è appunto il concetto di Kaizen!

Quindi... le cose stanno andando male in Aikido?

NO: stanno essendo piuttosto rivelatori del livello di maturità/immaturità con il quale ciascuno di noi si approssima a se stesso!

Da questa epoca usciranno nuovi e fondamentali personaggi in grado di ispirare le generazioni future, così come autentici imbecilli: accadeva all'epoca di Morihei Ueshiba... e continuerà ad accadere!

Questo vale in Aikido, così come in ogni attività umana.

Non è l'Aikido che fallisce, quindi... ma talvolta è l'uomo che non ha imparato ad imparare dai propri fallimenti e che da quindi l'impressione di peggiorare sempre più la propria condizione.

Imperversano i corsi di "difesa personale": ci siamo mai chiesti perché?

Forse perché siamo in un'epoca realmente pericolosa nel quotidiano... ma quanti di noi sanno che non è possibile trasformare una massaia o un impiegato di 50 anni in Rambo con 10 lezioni?

Si vente fuffa quindi? Noi crediamo che nel 95% dei casi sia purtroppo così...!

Ma prima ancora: siamo veramente in un momento storico nel quale è necessario che nostra nonna si sappia difendere se vuole fare la spesa al supermercato?

O forse siamo così ottenebrati dalle nostre paure, da proiettarle dietro ad ogni angolo buio davanti al quale ci troviamo a passeggiare?

L'Aikido può molto in questo senso, perché è ingrato di mettere in connessione sempre meglio le persone con loro stesse... ma certo che se utilizziamo tutto il nostro tempo a disquisire sull'efficacia della tecnica XYZ, non possiamo nemmeno lamentarci che quelli dal Krav Maga (ops, dallo scorso gennaio "Ju Jitsu Istraeliano") ci facciano le scarpe ed abbiano i corsi pieni!

Abbiamo perso il treno... ed alla trattoria le persone stanno preferendo il Mc Donald!

A questo punto uno stupido si demotiva, uno tosto si infervora perché sa che può fare la differenza se comprende a fondo la lezione che la vita gli sta dando...

Gli chef stellati forse - anche in Aikido - continueranno ad essere pochi (ma ci saranno sempre!), ma possiamo incominciare comunque con l'avere qualcosa di sano da cucinare sul tatami per i nostri avventori!

La gente è di bocca buona... e torna sempre dove mangia bene, digerisce tutto e paga il giusto!!!

SOTTO COI FORNELLI, allora.