lunedì 14 maggio 2012

Non fatevi infinocchiare dai Sensei disfattisti!

Ci stanno letteralmente piovendo addosso decine di rimandi di lettori/amici/praticanti accomunati dal "problema del Sensei disfattista".
Abbiamo quindi deciso di parlarne più diffusamente.

Di cosa si tratta?

Perlopiù di persone che iniziano la loro avventura nell'Aikido in Dojo medio-piccoli, gestiti da Insegnanti che hanno deciso di troncare qualsiasi rapportazione con i vari Enti che patrocinano la pratica sul nostro Paese, così con i vari gruppi di Aikidoka dello stesso stile o Scuola di provenienza... nella ferma convinzione di "proseguire da soli" la loro strada nell'Aikido.

Rispettabilissima posizione, un tempo era solo questione di tempo che l'emancipazione dal proprio Maestro diventasse una realtà tangibile per tutti!


Il problema però è creato da chi decide questa "strada solitaria", senza avvisare le persone che lo seguono delle conseguenze dirette che ciò avrà anche su di loro...

Iniziamo il nostro percorso nell'Aikido perché la cosa ci stuzzica, magari abbiamo letto qualcosa sui libri o sul Web e quindi andiamo a cercarci il Dojo più vicino per salire su un tatami ed incominciare a imbastire i nostri primi tai sabaki.

A questo livello, generalmente, riteniamo esserci una distanza incolmabile fra noi e l'Insegnante che ci accoglierà in questa suggestiva "location" italo-giapponese!

Non sappiamo nulla di nulla, né di gradi, di Federazioni, di stili... vogliamo solo praticare secondo la prospettiva che ci ha fatto innamorare di questa possibilità.

Beata innocenza: tenderà a durare poco, a quanto sembra dai numerosi rimandi che stiamo ricevendo!

Impareremo che chi ci sta davanti è il Maestro, il Sensei... o colui del quale avere rispetto, indipendentemente da come vorrà farsi chiamare. E ce ne sono veramente di Insegnanti che meritano questa nostra predisposizione d'animo... che che se ne dica.

Sappiamo anche esperienzialmente però quanto il mondo dell'Aikido sia abbastanza conflittuale, formato da una comunità scissa, nella quale la lotta al grado più alto, alla visibilità ed al potere sia quanto mai accesa e poco allineata ai principi stessi dell'Arte.

Quindi c'è stato chi da questa situazione imbarazzante ne è uscito sbattendo la porta e giurando a se stesso di proseguire da solo, nel proprio Dojo, con i propri allievi... magari anche in modo umile e serio.

Questa scelta tuttavia implica numerose conseguenze, che coinvolgono anche direttamente questi ultimi, poiché stiamo anche assistendo ad una crescente esigenza di connessione orizzontale e di confronto con il resto della società.

Ormai quasi tutto è on-line e risulta relativamente facile controllare la situazione di una persona/Organizzazione/Scuola digitando semplicemente il suo nome in un motore di ricerca.

Chi percorre la strada dell'Aikido in autonomia completa (leggi "ponti tagliati con tutto e tutti") sovente dimentica che parte del suo curriculum e "pedigree" è dovuto alla frequentazione passata di certi percorsi Aikidoistici socialmente noti e riconosciuti, organizzati e patrocinati da Enti o Federazioni appositamente nate e pensate per portare avanti i discorsi relativi ai gradi, alle qualifiche ed alla loro condivisione sociale.

Ma se il nostro Sensei si taglia fuori da tutto per sua scelta, noi lo saremo di conseguenza, ed egli diverrà il nostro unico ed assoluto referente per la crescita all'interno della nostra disciplina.

Allora alcune domande dovrebbero farci forse riflettere.

Se il nostro Insegnate si è costruito la "sua Scuola", che non ha rapporti con le altre... come farà a continuare a crescere lui?

L'Aikido non è competitivo per sua definizione, quindi come avere spunti e stimoli di crescita se non tramite l'incontro ed il confronto con qualcuno che ancora non conosciamo... o che ci è noto, ma fa lo stesso percorso altrove?

O' Sensei affermava di andare nel bosco ad allenarsi con i Tengu e di ricevere da essi preziosi insegnamenti sul Budo... sarà il caso anche del nostro Sensei disfattista?

Ma domandiamoci ancora: come siamo inquadrati noi nella società Aikidoistica dei conflittuali che fanno fatica a sopportarsi, se seguiamo gli insegnamenti di un Insegnante "monaco di clausura"?

Parte dei suoi insegnamenti potranno magari essere di prima qualità ed aiutarci anche molto a crescere a livello personale, ma per il resto del mondo Aikidoistico saremo inesistenti... se i nostri diplomi verranno sempre fuori dalla stampante a getto d'inchiostro di chi si è chiamato fuori dagli Aiki-giochi del Pianeta... o di chi pensa solo al suo orticello!

Talvolta vediamo siti Web nei quali personaggi di dubbia provenienza si dichiarano 4º, 5º o 6º dan... e ci verrebbe da chiedere: di quale Ente di riferimento? Chi sono stati i vostri esaminatori? Era una commissione in occasione di un evento pubblico... vero?!

FIJLKAM, UISP, CSEN... AIKIKAI? (o molte altre Organizzazioni note e attive sul territorio)

"No, della scuola XXX del nostro Maestro-monaco"... ci verrebbe probabilmente risposto.
In un periodo storico però nel quale il riferimento agli altri è vissuto come la riprova di far parte di una "rete", risulta particolarmente singolare auto-referenziarsi in questo modo!

Non che le istituzioni funzionino sempre al massimo per competenza, qualità, equità e trasparenza... per l'amor di dio... ma se non ci impegniamo a starci dentro ed a farle funzionare meglio, sarà pura utopia che un giorno questo avvenga da sé, oltre al rischio di sprofondare nell'anarchia più assoluta.

Ci sono quelli che attribuiscono i cosiddetti "gradi di palestra".
Cosa sono esattamente?

La convenzione che un allievo sia - ad esempio - cintura nera se si trova nel proprio Dojo... ma bianca (o 1º kyu) in qualsiasi altra sede, soprattutto se essa ha una qualche ufficialità.

Ma perché questa differenza?!
Se il nostro Sensei ritiene che il nostro grado dovrebbe essere quello, allora che lo sia e che abbia la bontà di ufficializzarlo lui per primo... a meno che... a meno che... egli non abbia la 
qualifica "sociale" per farlo, ed allora sia costretto a prendere decisioni difendibili solo fra i muri di casa sua!

Se si è tagliato fuori dal mondo Aikidoistico, non chieda a voi di farlo... ma vi offra invece modo di conoscere e frequentare tutte le realtà presenti sul territorio: potrete continuare a considerarlo il vostro principale referente, ma potrete anche mantenere aperto il dialogo con altri Insegnanti, allievi e Scuole... per poi magari un giorno divenire voi stessi un nodo importante di quella rete che si sta tentando in più luoghi di costruire e migliorare.

Poi chiediamoci: se lui avesse avuto problemi tali da doversi isolare dalla comunità Aikidoistica - sicuramente rissosa e problematica... ma pur sempre comunità - per quale ragione dovremmo "combattere la sua guerra"?
E' stato un problema suo quello di non riuscirsi a rapportare con l'Aikidoka vicino di casa o è il nostro?

Se è il suo, è bene che la cosa non tocchi noi, perché se volessimo migliorare la difficile situazione attuale di dialogo Aikidoistico c'è più bisogno di persone che provino ad impegnarsi e cambiare le cose, che di gente che si isola lamentando quanto ciò sia difficile o impossibile!

Un Maestro è tenuto a passare ai suoi allievi le sue conquiste, non le sue piccolezze...

Se iniziate adesso a fare Aikido, chi vi dice che non sarete in grado di riuscire dove altri opprima di voi hanno fallito?
NON FATEVI INFLUENZARE dal disfattismo di chi non ce l'ha fatta, anche se egli dovesse essere il vostro Insegnante!

L'Aikido presenta una componente personale forte nello studio e nella crescita, ma è (e sarà) sempre di più una disciplina collettiva e sociale, poiché è con gli altri che si pratica.

Chiudersi permettere di sentire bene ciò che avviene all'interno di noi stessi, del nostro gruppo... ma una pianta con ottime radici è solitamente inutile senza bei fiori o frutti da mostrare all'esterno.

Intendiamo con questo, che le due dimensioni (interna ed esterna) sono complementari, perciò ci pare sciocco sceglierne solo una... ed ancora di più accodarsi a scelte che hanno fatto gli altri per noi.

Valutate anche questa esigenza orizzontale e "sociale" della pratica e chiedete al vostro Maestro che chiarisca bene come egli è conosciuto e come si rapporta normalmente con il resto dell'Aiki-comunità.

Dal nostro punto di vista, non sarebbe veramente più interessante iniziare un percorso con un Insegnante anche talentuoso, se egli ci chiedesse prima di prestargli giuramento di fedeltà e di non farci coinvolgere da un mondo di link in Aikido, che tenderà sicuramente in futuro a crescere ed a far si che tutti siano informati di tutto,

Non vorremmo veramente essere tagliati fuori da questa dimensione, che - fra l'altro - O' Sensei stesso ha dichiarato più volte essere importante: quel "fare famiglia" per il quale egli affermava di aver donato l'Aikido all'umanità.

Occhio quindi ai diplomi, ai gradi ed alle relazioni inter-Dojo
Chi può vantare queste cose non necessariamente sarà uno stinco di santo, ma la loro assenza deve risultare un altrettanto importante campanello di allarme per i neofiti.

Non è un pezzo di carta a dichiarare che un Aikidoka è bravo o che si merita un determinato grado, ma è la riprova che fa parte di una comunity con la quale fa scambi e si confronta regolarmente... condizione a dir poco essenziale per una crescita che possa procedere serenamente senza date di scadenza.

Non litigare, essere "in pace" perché si è da soli ci pare quasi più facile che riuscire a instaurare relazioni costruttive con il prossimo, per quanto egli appaia "problematico": potrebbe essere un buon distinguo fra chi pratica Aikido in modo un po' autistico e chi invece ne vive i principi nella quotidianità, proprio come un Maestro dovrebbe avere piacere di fare e rimandare al prossimo con l'esempio.

La situazione attuale dell'Aikido non è rosea, ma se ci impegneremo si putrà cambiare e migliorare... non perdiamo quindi tempo con chi se ne lamenta e recita la parte del genio incompreso... "che non fa più amico nessuno". 


Questo è quantomeno ciò che suggerisce l'esperienza diretta che abbiamo accumulato negli anni a cui saremo lieti di affiancare i vostri rimandi e suggerimenti.

lunedì 7 maggio 2012

L'analisi transazionale e le affinità con l'Aikido

Abbiamo trovato notevoli affinità in alcuni rami specifici dell'analisi psicologica con quanto pratichiamo in Aikido sui nostri tatami, in termini di filosofia, etica e prospettive relazionali.

Ci riferiamo nella fattispecie all'analisi transazionale, per i quali abbiamo chiesto lume ad un membro della nostra Redazione che ha avuto modo di imbattersi professionalmente in questo tipo di studio e frequentazione.

Innanzi tutto: cos'è l'analisi transazionale?

Nel campo della psicologia, dell'analisi psicologica e della psicoterapia c'è solitamente una notevole confusione, poiché spesso si considera che si tratti qualcosa per malati psichiatrici più o meno gravi che si mettono nelle mani degli "strizzacervelli"...

Nulla di più falso.

L'analisi psicologica è una "scienza" relativamente giovane, che si è sviluppata seguendo filoni molto differenti fra loro.
Fra di essi i più famosi sono forse:

- la psicoanalisi Freudiana;
- la psicoanalisi Jungiana;
- la psicosintesi di Roberto Assagioli;
- la psicologia sistemica;
- la Gestalt;
[...]

e fra questi quindi anche l'analisi transazionale alla quale ci riferiamo oggi.

Essa nasce come evoluzione della psicoanalisi Freudiana ad opera di Eric Berne, psicologo canadese dello scorso secolo.

Questo ramo della psicologia, e di conseguenza della psicoterapia, presuppone esistano tre "stadi" principali dell'IO:
- l'io-genitore (G);
- l'io-adulto (A);
- l'io-bambino (B).

La qualità della vita e delle nostre relazioni sociali sarebbe legata al grado di identificazione con il quale, momento per momento, ci specchiamo in ciascuna di esse, e proporzionalmente rispetto a quanto siamo in grado di farle "dialogare" fra loro, in modo costruttivo, evolutivo ed integrante.

L'accento è posto comunque, come il nome suggerisce, sulle TRANSIZIONI, ossia sui "contratti" relazionali fra due o più parti, siano esse interne o esterne a ciascuno di noi.

Perché questa particolare attenzione?
Perché solitamente durante le transizioni possono succedere numerosi processi di disturbo/distorsione della comunicazione, come il fraintendimento, la prevaricazione, l'assoggettamento, la sudditanza, l'emulazione.

Uno dei motti principali che invece sarebbe bene regnasse, secondo l'analisi transazionale, in qualsiasi scambio persona le è: "Io ok, tu ok"... ed alla luce di questo tutto è consentito e valido, purché non venga meno le esigenze, la dignità, e la volontà di entrambi gli attori della relazione.

E quali sono le assonanze con l'Aikido?

Secondo noi, nell'Aikido dovrebbe accadere esattamente quanto rimandato dall'analisi transazionale ("io ok, tu ok"), ma DURANTE UN CONFLITTO.

Uke attacca: se lo fa è sinonimo che avrà le sue ragioni, un punto di vista dal quale crede sia meglio così... oppure sente di non poter fare a meno di questo bisogno. Probabilmente cerca affermazione di sé nel suo comportamento, o crede di dover attaccare per non essere svalutato da chi ha dinnanzi.

Tori/nage con esso ci fa Aikido: riceve questo attacco, solitamente diventando un serbatoio dell'energia "donata" dal partner e quindi gliela specchia, rimandandola verso il mittente... ma preoccupandosi altresì che ciò non lo leda o svaluti.

Se la "transazione", cioè l'energia scambiata è rispettosa del binomio "io ok, tu ok", anche un conflitto diviene un caso molto particolare di RELAZIONE, ma al termine della quale tutti i suoi protagonisti si sentono arricchiti dall'esperienza (diversamente da quanto appariva all'inizio dello "scambio").

Diverso è invece il caso di chi attacca, sapendo di andarsi a gettare nel fuoco... avendo in qualche modo già perso, o di chi si "difende" (brutto ed inappropriato termine, ma che rende l'idea) ed è convinto che ledere/svalutare il prossimo sia una strada obbligata per proteggere la propria incolumità.

In questo ci pare che l'analisi transazionale assomigli a del BUON AIKIDO.

Abbiamo specificato "BUON" perché talvolta si crede che  l'azione "difensiva" in qualche modo possa giustificare una certa dose di violenza da rispedire al mittente... creando così ulteriore tensione per un suo attacco futuro.


Se O' Sensei avesse avuto ragione nell'affermare che siamo tutti collegati fra noi e facciamo parte di un Universo armonico e interdipendente, sarebbe palese come ferendo un altro individuo non potremmo fare altro che ferire un aspetto di noi stessi!

Ci pare invece che un "buon Aikido" sia quello caratterizzato da un'azione che cerca, in qualche modo di gettare "acqua sul fuoco" e che tenti di alchemizzare la conflittualità in un qualche cosa di utile per chi la vive, una fronte di apprendimento forse o comunque un'esperienza a traverso la quale vale la pena essere passati (quando non si aveva altra scelta, ovviamente!).

In questo caso, "io ok, tu ok" permane anche durante il conflitto e lo fa scemare in una dinamica che non ha nulla di personale: è molto difficile attaccare qualcuno che non avverta questo atto come qualcosa da vivere a livello personale, così come è altrettanto ostico contrastare chi prende rimedio al conflitto agendo in modo altrettanto impersonale.

Pensiamoci su, infondo l'Aikido può essere fatto con le parole, oltre che con i movimenti corporei.




Se ci urlano qualcosa che non possiamo accettare, sarà più utile rispondere "ti ho capito", anziché strillare indietro qualcosa di offensivo per il gusto di ribattere.

Il fatto di affermare "ti ho capito", non è sinonimo di essere d'accordo, ma di avere ricevuto il messaggio, che quindi sarebbe sciocco ripetere. Ecco come si seda un conflitto, gettando acqua sul fuoco e senza bisogno di svalutare il proprio interlocutore per farlo smettere di agire contro di noi.

Non sempre ciò è sufficiente a far terminare lo scontro a tarallucci e vino, ma un buon esercizio di Aikido ed un tentativo di "costruire" anziché distruggere sarà avvenuto anche nel bel mezzo di una lite.

Fortuna nostra poi, oggi i conflitti sono molto più verbali che fisici: con l'Aikido tuttavia possiamo imparare a gestirli al meglio anche fisicamente, perché il corpo è uno specchio affidabilissimo del nostro inconscio, quindi lascia trasparire sia le nostre intenzioni più alte, sia le ombre più sinistre del sub-conscio e dell'inconscio.

E se il corpo sul tatami si muove secondo la massima "io ok, tu ok", possiamo essere certi che lo faranno poi anche i nostri atteggiamenti e le nostre parole (è sul viceversa che nutriamo qualche dubbio in più)!

sabato 5 maggio 2012

Aikido serio, serioso e la sconfitta dei Sith

Talvolta in Aikido si fanno le cose troppo alla leggera...

ed è poi naturale che il risultato finale non sia un granché: sottovaluta quel particolare, tergiversa su un aspetto importante... e, se non stiamo più che attenti, tutto contribuisce all'effettivo fallimento di ciò che ci sta a cuore!

Però non avviene sempre così: molti lavorano con attenzione ed in modo per nulla superficiale, al fine di migliorare realmente loro stessi e tutto l'Aiki-mondo che li circonda...

Noi è appunto con questa cura che stiamo cercando al meglio di organizzare insieme agli amici di AKR di  Milano e di Seishinkan di Ostia il nostro consueto seminario co-condotto di giugno ad Arluno.

L'anno scorso questo genere di Seminar a 6 mani ha riscosso un grande successo, che speriamo poter replicare ed ampliare nell'edizione futura!

Quindi, oltre la locandina (scaricabarile da ora a questo link e sulla colonna destra del Blog), abbiamo preparato questa volta anche un video per promuovere l'evento, che è stato aggiunto al nostro Canale YouTube e che vi presentiamo qui di seguito...



... ma poi abbiamo anche pensato, insieme agli altri Insegnanti coinvolti che spesso gli Aikidoka si prendono però anche TROPPO SUL SERIO...

Etichetta, disciplina, gradi, rispetto: tutte cose buone se sono vissute con serietà e non con "seriosità"!

Crediamo anche che se non c'è gioia nella pratica ed un sorriso facile sulle labbra, l'Aikido non possa portarci poi così lontano: non deve di certo divenire un sacrificio praticarlo!

E quindi abbiamo pensato di mettere un po' di allegria e brezza primaverile sconvolgendo i soliti cliché.

E' emersa da ciò una dinamica particolarmente creativa e a nostro dire piacevole, che non vuole ovviamente nel suo intento offendere nessuno, pur nell'evidente e dissacrante piega che ha involontariamente preso...

E' sconvolgente quanto si possa, forse si debba sempre più, provare ad abbinare questo lato "libero" dell'essere a quello più posato, educato e raziocinante...

Ad ogni modo, adesso beccatevi la versione appositamente CAZZARA e parodiata del video precedente!!!

Iniziamo così:


"in un Dojo lontano, di una galassia lontana..."





E' facile che partecipando al seminario avrete modo di conoscere da vicino un buon mix delle due facce della medaglia che ci costituiscono.

Ma ora, bando alle ciance... abbiamo una battaglia da combattere: ricacciare i Sith ai margini della galassia... a suon di kotegaeshi!

Talvolta tra serio e faceto il passo è veramente labile e non sempre nei film più fantasiosi si trova solo qualcosa di strampalato. Abbiamo giusto per questo trovato un esempio di pensiero che accomuna due grandi personaggi, uno storico, ed uno fantastico...

"Non sempre il grande sconfigge il piccolo. Il piccolo può diventare grande attraverso un allenamento costante; il grande può diventare piccolo cadendo a pezzi".
[Morihei Ueshiba, O' Sensei]


"La grandezza non conta, guarda me.. Giudichi forse me dalla grandezza? Non dovresti farlo infatti, perché mio alleato è la Forza... Ed un potente alleato essa è".
[Yoda, Grande Maestro Jedi]



lunedì 30 aprile 2012

Aikido e l'agricoltura del "non fare"


Masanobu Fukuoka è il pioniere della agricoltura naturale o del "non fare".
Istruitosi come microbiologo in Giappone, ha iniziato la sua carriera come scienziato del suolo, specializzandosi nelle patologie delle piante.

A soli 25 anni cominciò a mettere in dubbio i preconcetti della scienza dell'agricoltura. Lasciò quindi il suo posto come ricercatore scientifico e tornò nella fattoria della sua famiglia nella isola di Shikoku, nel Giappone del sud, per coltivare mandarini, iniziando a dedicare la sua vita allo sviluppo di un sistema di agricoltura biologica ed eco-compatibile.

L'obbiettivo della sua ricerca fu quello di minimizzare il più possibile gli interventi dell'uomo sulla terra... entrando in competizione con le tecniche agricole tradizionali e moderne.
Nell'essenza il metodo di Fukuoka tenta di riprodurre quanto più fedelmente le condizioni naturali.

Il terreno non viene arato e la germinazione avviene direttamente in superficie, se necessario avendo preventivamente mescolato i semi con argilla e fertilizzante.
Nel terreno intatto, dove idealmente sono state fatte crescere piante poco invadenti che fissano l'azoto (es. trifoglio) impedendo lo sviluppo di infestanti, viene coltivata simultaneamente la coltivazione voluta.

Animali antagonisti vengono introdotti per combattere infestazioni (ad esempio carpe insettivore nelle coltivazioni di riso, o anatre per combattere le lumache).


Il terreno rimane sempre coperto riducendo cosi l'impoverimento per erosione superficiale e anche la mancanza di aratura o comunque di aereazione artificiale del terreno riduce la necessità di concimazione, in quanto i batteri che fissano l'azoto nel terreno sono anaerobi.


In Giappone il metodo di Fukuoka ha prodotto rendite per ettaro simili a quelli di tecniche che si avvalgano della chimica!

Si tratta di un metodo di coltivazione essenzialmente su piccola scala, particolarmente adatto a piccoli possedimenti, che si avvale più dell'attenzione al dettaglio che al lavoro intenso, richiedendo comunque esperienza ed una notevole abilità.

Il tempo totale di lavoro viene notevolmente ridotto fino all'80% rispetto ad altri metodi.

Le tecniche agricole moderne sembrano necessarie perchè l'equilibrio naturale dell'ecosistema è stato così profondamente alterato che la terra oggi non può più farne a meno.
Questa logica non vale solo per l'agricoltura ma anche per altri aspetti della società.

Il metodo della "non-azione" è basato su quattro principi fondamentali:



1- nessuna lavorazione, cioè niente aratura, né capovolgimento del terreno.
Per secoli, i contadini hanno creduto che l'aratro fosse indispensabile per incrementare i raccolti. Eppure non lavorare la terra è di fondamentale importanza per l'agricoltura naturale. La terra si lavora da sé grazie all'azione di penetrazione delle radici e all'attività dei microrganismi e della microfauna del suolo;



2 - nessun concime chimico o compost.
Ottuse pratiche agricole impoveriscono il suolo delle sue sostanze nutritive essenziali causando un progressivo esaurimento della fertilità naturale. Lasciato a se stesso, il suolo conserva naturalmente la propria fertilità, in accordo con il ciclo naturale della vita vegetale e animale;



3 - né diserbanti, né erpici.
Le piante spontanee hanno un ruolo specifico nella fertilità del suolo e nell'equilibrio dell'ecosistema. Come norma fondamentale dovrebbero essere controllate, non eliminate del tutto;

4 - nessun impiego di prodotti chimici.
Dall'epoca in cui si svilupparono piante deboli per effetto di pratiche innaturali come l'aratura e la concimazione, le malattie e gli squilibri fra insetti divennero un grande problema in agricoltura. La natura "lasciata fare" è in equilibrio perfetto. Insetti nocivi e agenti patogeni sono sempre presenti, ma non prendono mai il sopravvento fino al punto da rendere necessario l'uso di prodotti chimici. L'atteggiamento più sensato per il controllo delle malattie e degli insetti è avere delle colture vigorose in un ambiente sano.

Anche un praticante di Aikido potrebbe in parte ritrovarsi nei quattro principi suddetti ed in generale nella filosofia che sta alla base dell’agricoltura del “non fare”: spontaneità, seguire la natura, evitare di applicare forze esterne inutili e dannose rispetto all’energia che già ci viene fornita, dal terreno o dall'attacco di uke

Proprio per questi motivi probabilmente Morihei Ueshiba trovò delle affinità tra Aikido ed agricoltura, oltre al fatto che quest'ultima risulta essere una pratica altamente istruttiva, sana ed edificante se attuata in modo corretto - esattamente come l’Aikido.

Nella targa commemorativa apposta alla statua in onore di O' Sensei ad Iwama è espressamente menzionato il desiderio del Fondatore di unire ed integrare nella sua vita quotidiana l'Aikido e la coltivazione della terra, secondo il concetto di Bu-No-Ichiyo ("unità di Arti Marziali ed agricoltura").

La sua vita ad Iwama era infatti scandita proprio dal lavoro nei campi e l'allenamento nel Dojo.
Indubbio che l'attività fisica di agricoltore non poteva fare altro che mantenerlo in una forma ottimale per gli allenamenti... ma quanto apprendimento dal lavoro dei campi è stato poi "importato" sul tatami?

O' Sensei doveva essere un attentissimo osservatore di tutti i fenomeni naturali, quindi il suo muoversi è stato senza dubbio fortemente ispirato dal contatto diretto e prolungato con la natura stessa.

Ma qualcosa di molto profondo crediamo esista ancora da apprendere dai cicli naturali, così tanto importanti ed utilizzati nella nostra amata Arte:

- la respirazione, il ciclo dei cicli per eccellenza;
- la tendenza al non spreco ed all'ottimizzazione in cui la natura è maestra;

- la capacità di "seminare" e di cogliere a tempo debito i "relativi frutti", quando maturi...

... tutto ciò potrebbe portare un importantissimo insegnamento per ciascun Aikidoka e per l'Aiki-Società nella quale è inserito!

Oltre tutto, man mano che si pratica, si ha proprio la sensazione che ogni movimento sia sempre più aderente ad un principio naturale... preesistente, cosa assolutamente ritenuta assurda da un neofita ai suoi primi passi sul tatami!


Forse stiamo semplicemente seminando qualcosa "nel campo di noi stessi", ci impegnano a prendercene cura per tutta la durata dello sviluppo e della crescita del lavoro nato dalle nostre stesse "mani" (...e piedi, e testa, e cuore...) ed a mietere una qualche sorta raccolto... ancora in noi stessi.

Che l'Aikido sia proprio la "scienza agricola" di qualcosa di interiore?
Che Morihei Ueshiba, così come altri del passato, lo avesse ben chiaro?

Sicuramente osserviamo come di frequente è accaduto che grandi personalità si siano ritirate a vite alquanto spartane a contatto con la natura: era più una fuga dal mondo o una necessità di potersi fondere in modo ancora più completo con i cicli della natura?

A questo punto il dubbio ci sfiora... ma come sempre non siamo qui per trovare risposte, quanto buone domande sulle quali riflettere.


Se ne presenterà l'occasione quindi... buona "coltivazione" di voi stessi!

venerdì 27 aprile 2012

Update: nuovi video ed indirizzo Blog

Vi informiamo che Aikime da qualche giorno è raggiungibile anche all'indirizzo "aikime.blogspot.it"... che pian piano crediamo soppianterà la vecchia estensione (.com).

Vi informiamo inoltre dell'aggiunta di 2 nuovi video al nostro canale dedicato su YouTube, "shuren no michi" nella Playlist "Aikido promo teaser", in occasione dell'ultimo Aiki Nomad Seminar tenuto da Marco Rubatto ad Uster, nella Svizzera tedesca.


Lo potrete ammirare di seguito (e nella versione inglese al seguente link):





Have fun and stay tuned!

lunedì 23 aprile 2012

Quando O' Sensei indica l'Aiki, lo stolto guarda l'hanmi

Ci troviamo a vivere sicuramente in un periodo a dir poco particolare all'interno della comunità Aikidoistica mondiale... e di riflesso, anche in quella italiana.

Probabilmente, dovremmo ritenerci fortunati ad avere la possibilità di toccare con mano ed offrire il nostro personale contributo ad un epoca così complessa, ricca di conflittualità e contrasti, ma anche rigogliosa di opportunità mai viste prima!

Ci riferiamo, in particolare, a tre diversi "livelli" della pratica: nello specifico a ciò che riguarda "la tecnica", ai "principi" in essa contenuti... e - IN FINE - a tutto ciò che attiene alle "prospettive" con le quali pratichiamo.


Abbiamo scritto "in fine", poiché solitamente in campo Aikidoistico, si considera prioritario, più basilare e fondamentale lo studio tecnico... che consente poi... in un secondo tempo, di comprendere i principi contenuti in esso, per poi - EVENTUALMENTE - sviluppare prospettive profonde con le quali portare aventi il nostro cammino nell'Aikido.

Abbiamo scritto "eventualmente", poiché non è stato per nulla scontato che praticanti e Maestri anche molto datati nella pratica ed insegnamento siano in effetti giunti a farsi domande sensate e profonde in merito alla loro pratica... e soprattutto, siano stati quindi in grado di fornire a loro stessi altrettanto valide e profonde risposte!

Molti, in questo percorso che va "dal solido", "al sottile, impercettibile"... al filosofico... sono rimasti impigliati in qualche non meglio precisato luogo di loro stessi, dei loro tatami e delle loro Organizzazioni.

Interesante!
O' Sensei, sovente nei suoi scritti, si riferiva all'Aikido come a qualcosa non di certo creato per assecondare questa molto umana debolezza e possibilità!

Egli scriveva e parlava dell'Aikido come di qualcosa in grado di "mettere insieme" ciò che prima d'ora era diviso... affratellare e rendere capace di integrazione una "famiglia di individui" - l'umanità -: allora osserviamo se a meno di cinquant'anni dalla sua scomparsa, il suo sogno è in procinto di realizzarsi o meno...

MANCO PER NIENTE, ci verrebbe da dire!


L'Aikido, che unisci tutti per filosofie ed ideali, in realtà è divenuto un'ulteriore elemento di separazione fra i vari gruppi che affermano di vivere questi ideali e di volerli divulgare ai poveretti che non hanno ancora bevuto da una così dissetante fonte!

C'è chi dice che "il VERO Aikido" si fa "così", altri che affermano che si fa "cosà"... ed intanto quasi tutti discordano con chi è dissimile e cercano di convertire o fare la guerra a chi si rifiuta un'omologazione che sente stretta.

Ma a sbagliare sono sempre gli altri "che non hanno ancora capito"... mai noi stessi, a poter anche cambiare un punto di vista spesso stantio e logoro, naturalmente!

Ci siamo chiesti: "di cosa è sinonimo questo"?


Ci siamo risposti: "di un particolare tipo di fraintendimento generale rispetto a ciò che realmente conta degli insegnamenti del Fondatore... una perdita di vista di ciò che egli considerava prioritario"!

Un'incomprensione tipo quella nata dal saggio che indicava la luna, mentre lo stolto guardava il suo dito...

Ma questo è comprensibile, poiché il misunderstanding può essere giunto dal considerare prioritaria la parte più fisica della nostra Arte, anziché le prospettive con le quali ci si approccia ad essa ed i perché profondi per i quali si pratica!

Che dal solido, si passi al fluido e quindi al sottile... è cosa ben risaputa, ma controlliamo un po' se le cosa in natura stanno sempre così...

STEP 1: Ci innamoriamo: ci piace quella ragazza o quel ragazzo laggiù in fondo...

STEP 2: Lo osserviamo da lontano, probabilmente senza che lei (o lui) nemmeno sappiano della nostra esistenza. La/lo sentiamo parlare con gli altri, osserviamo i suoi modi di atteggiarsi e di muoverci... si ci piace proprio un casino!

STEP 3: Come poterla/lo rivedere ancora una volta!?!
Ci si deve ingegnare, capendo quali sono le sue abitudini, le persone che frequenta... in modo tale da capitare "CASUALMENTE" di nuovo lì, magari in modo tale da essere notati/notate!

STEP 4: Ora sappiamo tutto di lei/lui, ma è il caso di uscire fuori dall'ombra... fare un primo passo, "abbordare la preda"... altrimenti la nostra passione rimarrà per sempre qualcosa di platonico.
Urge avere il suo numero di telefono, il contatto Facebook... e-mail, indirizzo o quant'altro!

A quel punto si incomincia ad ordire una vera e propria "strategia di approccio", che ci consente di diventare attori protagonisti della nostra dichiarazione di simpatia, o d'amore...

STEP 5: Stiamo da mesi bene in compagnia di lei/lui, il rapporto va a gonfie vele... tanto da non bastare più, da sentire l'esigenza di farlo evolvere da entrambe i lati in qualcosa di più solido e stabile...
Ma questo spalanca all'orizzonte molti nuovi problemi: avere un lavoro in grado di sostenere un nucleo, trovare casa insieme, scegliere un tipo di cerimonia per ufficializzare l'unione.

Nel processo appena illustrato, se avete fatto caso, PRIMA sono venute le PROSPETTIVE che ci hanno fatto muovere - l'interesse verso l'altra persona - e POI sono venute le strategie o TECNICHE per realizzare i nostri piani con essa.

Ora vi mostriamo come tradizionalmente avrebbe fatto a risolvere lo stesso problema un Aikidoka: si sarebbe sistemato nel suo Dojo a provare ogni tipo di tecnica per chiedere il numero di telefono della persona che reputava interessante...

- il caso in cui lei/lui è ferma/o al semaforo;
- il caso in cui è ferma/o al semaforo ma è distratta/o perché parla al telefono;
- il caso in cui volessimo "abbordare" sul bus;
- il caso in cui volessimo abbordare alla fermata del bus... qualche secondo prima che esso arrivi;
- il caso in cui volessimo abbordare alla fermata del bus... appena dopo che la persona in questione lo ha perso (e sia di conseguenza notevolmente incavolata!);
- ...

etc, etc, etc...

Una volta a casa, avrebbe controllato sul Web cosa dicono i Blog ed i Forum in merito alle tecniche di approccio studiate nella sua Scuola, e non avrebbe mancato di criticare ferocemente "stili" differenti da quelli che gli sono stati insegnati... considerandoli irrealistici o meno efficaci!

Poi solitamente si sarebbe attaccato a YouTube a per vedere i filmati dei grandi Maestri di approccio del passato, sospirando come non esistono più tali esperti ai nostri giorni, e rimandando come oggi non ci sia serietà dietro a questo tipo di studio.

Mettersi nel Dojo e studiare per anni ogni minima possibilità per strappare un numero di telefono ad un eventuale persona di nostro interesse... e ripetere gli esercizi fino a quando non li si fa con la fluidità necessaria a fare bella figura con chi potrebbe diventare il ns. futuro partner...

... mentre fuori dalla porta il mondo intero si incontra, si conosce... e se si piace, copula come un riccio!!!

Ma ripetiamo pure questi esercizi fino a quando non ci sentiamo sicuri e pronti ad uscire per la strada a cercare questa tanto attesa situazione: però quando saremo VERAMENTE pronti e certi di non fare brutte figure?!

Meglio altri due mesi/anni/decenni di prove al Dojo, non vorremmo mai inciamparci con la lingua in fase di dichiarazione!

In un simile bizzarro tentativo di risolvere il problema, saremmo partiti dalla TECNICA, per poi giungere al PRINCIPIO e quindi alla realizzazione della PROSPETTIVA per la quale siamo entrati nel Dojo: avere strumenti di abbordaggio che funzionano.

Peccato che le cose in realtà non funzionino esattamente così!


Talvolta le prospettive secondo le quali ci muoviamo e la determinazione con la quale lo facciamo, sono in grado da sole di influenzare moltissimo la qualità del nostro risultato, anche senza sapere ancora assolutamente nulla sulla tecnica migliore per ottenerlo!

Così, mentre fuori dal Dojo ragazzi e ragazze normalmente si incontrano, si conoscono e si innamorano... la comunità dell'Aikido spende ancora molto tempo per litigare intestinamente... e  discutere quale sia la tecnica o la didattica migliore di "abbordaggio" in caso X o caso Y!

Poi ci lamentiamo se le persone fuori dal nostro giro non sempre sono così interessate ad entrare a farne parte!
Dal loro punto di vista, perché entrare nel tunnel di quegli "ottenebrati dell'amore"... meglio viverlo e basta...

... e come dare loro torto!

Per entrambi (i ragazzi fuori dal Dojo e gli Aikidoka "parto dal duro e arrivo al filosofico") le prospettive sono quelle dell'incontro, dell'unione e della felicità, ma la priorità con la quale essa viene ottenuta e gli strumenti che si utilizzano a questo fine sono opposti e quindi apparentemente poco conciliabili.

Ma la vita è fatta di TUTTO: se anche volessimo dichiararci ed avessimo tutto il coraggio per farlo, ma ci mancassero poche parole appropriate, richiedemmo di far fallire tutto... così come se passassimo tuta la vita davanti ad uno specchio a provare la più incantevole delle poesie d'amore, senza metterci mai realmente in gioco!

Quindi i processi che vanno dalla TECNICA ai PRINCIPI, alle PROSPETTIVE... e che da esse tornano ai PRINCIPI ed alle TECNICHE sono completamente interscambiabili e si supportano a vicenda!


Il problema forse si presenta se si vuole essere fondamentalisti di una direzione specifica, anziché dell'altra...


Ma nuovamente... O' Sensei parlava chiaro in merito a ciò, possibile che non lo si sia ascoltato mai a dovere?!


Con tutta questa gente interessata al suo "VERO Aikido"!?! ... E' paradossale!

"Nel vero Budo non ci sono nemici.
Il vero Budo è una funzione dell'amore.
La Via del Guerriero non è distruggere e uccidere, ma nutrire la vita"
... rimandava un certo Morihei Ueshiba

Non ci sono NEMICI?
Ma quante volte abbiamo sentito ripetere, e anche da Insegnanti di altissimo rango:"se stai con quello laggiù (che è un Aiki-stronzo)... allora non puoi stare con me!"

Ma questo è considerare NEMICO qualcuno (quello di turno considerato Aiki-stronzo, appunto!): sarebbe molto più aderente all'insegnamento del Fondatore, in questi casi, chiedere: "dimmi come fai a collaborare con quello là, io non lo sopporto e non ne sono capace... mi insegni?"


Non siamo chiamati ad essere d'accordo con tutti, solo vivere e lasciar vivere... senza etichettare come appestati coloro che non la pensano come noi e chi vuole stare loro intorno: è così difficile per un Aikidoka, il Guerriero della Pace?


"Nutrire la vita"?!
Cosa significa?!... Quand'è stata l'ultima volta che con una nostra azione abbiamo avuto l'impressione di "nutrire la vita"?


Se la nostra esperienza in Aikido è grande... e non ce ne ricordiamo - o è passato un pezzo - forse è segno che non abbiamo ancora colto nel segno della disciplina che ABBIAMO CREDUTO di praticare, ma che in realtà non conosciamo così nell'essenza!


E questa è solo una frase di O' Sensei... di moltissime che si potrebbero citare...

"Appena vi preoccupate per il 'buono' ed il 'cattivo' dei vostri simili, si crea un'apertura nel vostro cuore che consente alla malizia di entrare. Giudicare, entrare in competizione e criticare gli altri vi indebolisce e vi porta alla sconfitta"


Quindi in Aikido sarebbe veramente meglio non criticare il prossimo? Ma davvero!?


"Ogni Maestro, a prescindere dell'epoca o dal luogo, sentì la chiamata ed ha raggiunto l'armonia con il cielo e la terra. Ci sono molti sentieri che conducono alla cima del monte Fuji, ma c'è solo un vertice, l'amore"


Non c'è un "giusto" ed uno "sbagliato", ma solamente punti di vista differenti che spesso mirano ad un fine comune? Rivoluzionario...!


"L'economia è la base della società. Quando l'economia è stabile, la società si sviluppa. L'economia ideale unisce lo spirituale ed il materiale, e le migliori materie prime per il commercio sono la sincerità e l'amore".


"Il ruolo dell'umanità è quello di adempiere il suo mandato dal cielo, attraverso un cuore sincero che è in armonia con tutto il creato e ama tutte le cose"


"Sincerità": ne ha parlava O' Sensei ancor prima di Arisa!!!!


"Il progresso viene per coloro che si allenano di continuo; fare affidamento su tecniche segrete non vi condurrà da nessuna parte"

Hopss!... non abbiamo trovato così tanti riferimenti TECNICI su come fare kotegaeshi, o iriminage!


Che il Fondatore cercasse, in qualche modo di "depistare" i buoni ricercatori del suo "vero" Aikido?
Dopotutto, se questi "buoni principi etici" fossero realmente solo una conseguenza di una buona pratica tecnica... perché perdere così tanto fiato su di essi?!

Non sarà che questa cosa delle PROSPETTIVE, ad un certo punto, divenne più importante per O' Sensei rispetto alle modalità di attuazione (le TECNICHE) che scegliamo per incarnarle... già che parlava quasi solo di quelle?

Non è importante determinarlo univocamente ora, sicuramente questa preponderanza di punti di vista più filosofici che altro ci ha colpito... e costatiamo come non coincida con l'attuale visione Aikidoistica del Mondo, molto più scissa dalle minuzie sul "come" che accomunata dai forti ideali dei "perché"...

Noi siamo solo qui a non voler confondere "la luna con il dito", e quindi questa riflessione ci risultava essenziale per prendere più distanza possibile da questo fraintendimento di fondo.

Praticare un buon Aikido (magari non il migliore di tutti, ci accontentiamo che sia "buono"), che preveda PROSPETTIVE e motivazioni sagge, che contenga PRINCIPI saldi, e che si manifesti in TECNICHE degne di essi... crediamo che è e sarà sempre desiderio di ciascuno di noi!