lunedì 25 settembre 2017

L'Aikido delle parti mischiate a caso

Su questo Blog è stato sempre importante NON privilegiare alcuna visione dell'Aikido, né alcuna didattica o stile rispetto ad un altro... e crediamo che continueremo su questa linea.

Girando numerosi Dojo in Italia ed all'estero, veniamo settimanalmente a contatto con un sacco di persone che praticano Aikido nelle modalità più diversificate ed eterogenee: la sensazione di arricchimento che ne traiamo è veramente alta e soddisfacente, poiché crediamo sul serio che ci siano tanti lavori interessanti e meritevoli di essere studiati, appresi e quindi divulgati.

Talvolta però ci troviamo anche in luoghi Aikidoistici che sembrano un po' improvvisati e poco curati, prestando attenzione a ciò che accade.

Esistono molte didattiche e notevolmente differenti fra loro... tanto addirittura da fare percepire una sorta di contrasto in termini di nozioni veicolate: c'è chi basa la sua pratica più sulla staticità, prese forti e colpi realistici... chi predilige un movimento fluido con un buon ritmo d'azione e di scambio, chi utilizza le armi, chi deliberatamente non le utilizza... ma la caratteristica di ogni tipo di didattica è che c'è un PERCHÉ dietro a ciò che viene proposto; ogni esercizio ha un suo ben specifico scopo ed intento... serve a qualcosa, insomma.

Ci sono tatami in cui ciò non avviene, privilegiando invece ciò che chiameremo oggi "l'Aikido delle parti mischiate a caso": è importante mettere in luce questo fenomeno, perché è meno sporadico di quanto si immagini.

Ci sono Scuole, Dojo, Insegnanti che non si è capito bene da dove siano nate, in quale contesti abbiano avuto formazione... quale didattica utilizzino e, soprattutto, quanto siano consapevoli di cosa praticano e propongono agli altri.

Il lineage o un pedigree di livello proveniente da questo o quel Maestro di fama nazionale o internazionale non garantiscono - da sé - praticamente nulla, poiché allievi ed Insegnanti possono essere cresciuti in contesti consapevoli, senza esserne stati positivamente influenzati... certe informazioni e buone prassi saranno state anche a disposizione, ma non sono state colte.

Cosa potremmo dire allora di quei luoghi in cui non c'è stato nemmeno quello?

In cui la buona volontà e cuore di chi porta avanti i corsi sono sicuramente stati grandi, ma senza alcuna attenzione alla qualità "oggettiva" di quanto si fa insieme.

Incontriamo talvolta tatami dove sui keikogi c'è un po' di tutto: c'è chi ha la maglietta sotto la giacca (la tradizione lo vieterebbe ai maschietti), chi ha l'hakama bianca, chi ha uno stemma grosso come una padella sulla schiena... chi sul petto.

In questi luoghi gli zoori non sono allineati a bordo tatami, sono lanciati un po' alla rinfusa dove capita.
Gli allievi talvolta hanno con sé la sacca delle armi, talvolta no... alcuni hanno jo dal diametro di un tondino per pila da ponte in calcestruzzo amato e precompresso, altri hanno una sorta di grissino senza glutine.

Ma tutto questo sembra appartenere solo al cosiddetto "reishiki", ovvero all'etichetta... ma purtroppo non ci si ferma li: il Maestro di turno (in questo gruppi di Maestri di solito ce ne sono tanti e sono tutti contemporaneamente sul tatami, come se si facessero formazione reciproca) esibisce movimenti improbabili e palesemente insensati sotto il punto di vista fisiologico, ancora prima che Aikidoistico.

Tu li guardi e dici: "Com'è che non ti accorgi che ciò che fai non ha senso manco se cerco di trovarcene uno?!"... ma lui prosegue, impietoso la sua non-spiegazione... difronte ai suoi non-allievi!

Hanno tutti gradi importanti le persone che frequentano circuiti simili, ma non non è altrettanto facile assistere ad una sessione di esami pubblica... quindi ci si chiede CHI abbia conferito un 5º o un 6º dan ad una persona che si regge in piedi a fatica dinnanzi al proprio compagno di pratica.

Molta della gente presente nei tatami dell'Aikido mischiato a caso pratica da 10, 20 talvolta anche 30 anni... solo che non l'ha mai incontrata nessuno prima in giro per stage e raduni... ed allora nuovamente ci si chiede: "Non è che racconti un po' di palle?!"

No, forse no: i pasticcioni da tatami magari si ritrovano realmente da decenni fra loro a ribadirsi la loro volontà di vestirsi da giapponesi e praticare un po' insieme... sempre un po' come viene e come capita, s'intende!

Ogni 4 o 5 anni qualcuno dei loro amici porta un foglio con sopra scritto che l'Associazione YZ ha nominato X-esimo dan il MAESTRO Ciccio Formaggio... e chiunque si richiede: "Ma lo sapete che "Maestro" è una QUALIFICA che non centra NULLA con il grado dan?!"

Nell'Associazione del Maestro Ciccio Formaggio però non lo sanno e - fra loro - si credono una "Federazione", tanto che quando arrivi ti chiedono: "Tu, di che Federazione sei?"

Poco effetto si ha nel tentare di spiegare che "Associazione" e "Federazione" sono due cose alquanto diverse e che in Italia ha poco senso la domanda, giacché di Federazione ce n'è UNA sola, si chiama FIJLKAM... e che proprio per questo spesso viene chiamata "LA Federazione" (perché non si può sbagliare, ce n'è UNA SOLA!!!).

Credete che di luoghi così incasinati ce ne siano pochi?

Cosa ha sbagliato questa gente: disciplina ? Maestro? Luogo di pratica?
Forse ciascuna di queste cose, e forse anche nulla di tutto ciò: la consapevolezza con la quale agiamo, spesso (per non dire sempre) fa la differenza in ciò che facciamo...

... quindi, esattamente come avere il migliore Maestro del mondo non garantisce automaticamente di comprendere il senso di ciò che facciamo, così c'è gente che si associa per supportarsi a vicenda a rimanere in una sorta di "Aiki-limbo", che NON serve per l'Aikido, ma nel quale è consentito altro.

Scoprire il piacere di stare insieme, per esempio!

Ritrovarsi a celebrare un ideale (l'Aikido?), vestiti in un certo modo (keikogi, più o meno), in un luogo specifico (tatami, in un Dojo?)... indipendentemente che poi ciò che si fa sia Aikidoisticamente qualitativo... o caratteristico di questa disciplina!

Una sorta di "volemose bene" di ispirazione nipponica, insomma...

Non ci riteniamo a priori contrari a tali tipi di fenomenologie, ma bisogna prestare attenzione ai limiti intrinseci in esse insiti... così da non lagnarci troppo quando ne veniamo al contatto.

Ci sono luoghi nei quali NON è endemicamente possibile andare lontani più di tanto nella nostra disciplina: crediamo sia una delle caratteristiche dell'"Aikido delle parti mischiate a caso."

Saperlo ci aiuta ad evitarli... o a tuffarci dentro a più non posso, se la nostra intenzione in fondo non è che questa!!!


PS:
crediamo fermamente ogni parola scritta in questo Post, ma contemporaneamente ci rendiamo anche conto di una loro certa pericolosità: rilevare "l'Aikido delle parti mischiate a caso" richiede una certa dose di giudizio sull'operato altrui... che può sempre essere affetto dai nostri attuali limiti, ed inoltre può facilmente trasformarsi in ABITUDINE all'iper-giudizio e quindi alla critica, se non addirittura, sconfinare nel pre-giudizio di quanto è differente da ciò che facciamo noi.

Per completezza va detto: è veramente complesso e delicato evitare estremismi poco utili a chiunque.


lunedì 18 settembre 2017

Malmaritati dell'Aikido: non sentirsi a casa propria nemmeno a casa propria

Quanti sono coloro che sono serenamente "accasati" nell'Aikido?

Molti meno di quelli che potremmo pensare: almeno un paio di volte al mese, riceviamo  in Redazione messaggi privati di praticanti/insegnanti, oppure essi contattano direttamente Marco Rubatto per avere ragguagli su come venire a capo a diversi problemi di "crisi di rigetto" della propria situazione Aikidoistica abituale.

Di solito, gli Insegnanti o in senpai sono le persone che vivono le situazioni più frustranti nel proprio Dojo e/o nell'Ente che patrocina la pratica.

Sembra che gli unici veramente sereni siano i neofiti assoluti, ancora notevolmente appassionati al percorso intrapreso ed altrettanto disinteressati/inconsci rispetto alle dinamiche che creano più problemi ad un "Aikidoka adulto"!!!

C'è chi, dopo svariati anni (se non decenni) di fedeltà ad un Maestro, di frequenza in un Dojo o di militanza in un'Associazione/Ente NON concorda più con le decisioni dei suoi superiori / vertici / Maestri di alto rango, e - di solito - le problematiche più comuni che abbiamo rilevato sono:


- discordare sulla richiesta di frequentare stage, reputati inutili per la propria formazione;

- discordare sulla richiesta di organizzare stage, reputati inutili per la propria formazione;

- lamentele sull'inadeguatezza del proprio Ente rispetto alla promozione della disciplina;

- discordare sulla richiesta forzata dei propri Maestri di sostenere esami;

- discordare sulla impossibilità di sostenere gli esami desiderati;

- discordare sulla preparazione di alcuni compagni di pratica che vengono promossi dalla propria organizzazione ed ai quali vengono attribuiti gradi, qualifiche e compiti che appaiono immeritati;

- discordare sul comportamento etico di alcuni vertici/Maestri che sembrano NON dare il giusto esempio con le loro azioni (la quasi totalità delle persone ci parla più che altro di questo);

- scoprire che i gradi e le qualifiche ricevute dal proprio Maestro/Ente sono "interni", ovvero appartengono ad un'Associazione Sportiva Dilettantistica e NON ad un'Ente accreditato a rilasciarli, quindi - di conseguenza - possono NON essere riconosciuti da altri Enti sul territorio nazionale (solo la scorsa settimana, 3 casi!);

- percepire che la propria Organizzazione viene mossa più dalla "politica", che dalla passione per la pratica (numerose segnalazioni, anche in questo caso!);

- etc, etc, etc...

Ci preme esplorare insieme oggi quali siano i meccanismi che spingono coloro che somatizzano ormai gli effetti spiacevoli di queste ed altre problematiche... a continuare a sopportarle e a non valutare un drastico cambiamento.

A dire il vero, sono sempre più coloro che il drastico cambiamento lo progettano eccome (e molti di coloro che ci contattano sono fra quelli!), tuttavia crediamo che nel sottobosco, almeno il 30-40% degli iscritti di qualsiasi Ente vi rimangano NON tanto perché ci si trovino bene al suo interno...

... quanto più forse, perché la ritengono "il-meno-peggio" per sé (e per i propri allievi, quando ci sono).

C'è quindi gente che pratica negli Enti "dove non ti chiedono niente"(o quasi) e "ti lasciano fare tutto quello che vuoi" (o quasi), perché è rimasta amareggiata in passato dalle politiche poco chiare dell'Organizzazione XYZ;

... c'è chi rimane a contatto con gli ambiti istituzionali, pur essendo infastidito dalla burocrazia che essi manifestano: insomma c'è malcontento (quasi) ad ogni latitudine, da cui la domanda su cosa spinga un considerevole numero di persone a trangugiare per decenni dinamiche che non approva.

Ci siamo fatti un piccolo vademecum delle esperienze di questi anni, ed eccolo!

IL SENSO DI COLPA
alcuni vengono trattenuti da una sorta di "freno interno" che impedisce loro di liberarsi dal giogo per non temere di essere passato per un "traditore" del proprio Maestro / Dojo / Stile Aikidoistico / Scuola / Associazione / Ente. Temono anche che i compagni storici di pratica "non capirebbero"... e restano.

INCAPACITÀ DI RIADATTAMENTO
se per numerosi anni siamo stati sotto egida di un Ente, nel cambiarlo dovremmo accettare nuove regole, nuovi Maestri, nuovi stage, nuovi compagni di pratica... chi ce lo fa fare, troppi sconvolgimenti.

PAURA CHE IL PROPRIO LAVORO STORICO VADA AL MACERO
chi accetterebbe di rimettersi in gioco a livello tecnico, didattico ed umano (anzi, questo per primo!) quando all'interno di un Ente si era riusciti a "conquistarsi" una posizione dignitosa?
Pochi, di certo... ci sarebbe da ricominciare tutto d'accapo (o quasi)...

IMBARAZZO NEI CONFRONTI DEI PROPRI ALLIEVI
difficile giustificare un "cambio di rotta" del proprio Dojo, che prima seguiva il Maestro X dell'Associazione Y... e che veniva descritto come il più ganzo e figo dell'universo... per seguire il Maestro Z dell'Ente W. Gli allievi potrebbero dirci: "Fino ad adesso ci avevi raccontato balle, allora?!... oppure "Nemmeno tu - oh Maestro San - sai dove stai andando!"

IGNORANZA SULLE NORMATIVE NAZIONALI RIGUARDANTI L'AIKIDO
non intendiamo offendere nessuno e con "ignoranza" intendiamo la mera mancanza di informazione conoscenza sulle normative italiane che riguardano la pratica e l'insegnamento della nostra disciplina.

Quanti di voi sanno - ad esempio - che la FESIK (acronimo di "Federazione Educativa, Sportiva Italiana Karate e discipline associate", fra le quali c'è anche l'Aikido, ovviamente!) NON è veramente una FEDERAZIONE, ma è una Associazione Sportiva Dilettantistica?

Se non lo sapevate, sappiatelo, on-line ci sono tutti i documenti... e come li abbiamo trovati noi, li può trovare chiunque... non sono file segreti.

È una A.S.D. moooolto grande, che nel tempo ha coinvolto numerosissimi Soci, ma se fosse una FEDERAZIONE sul serio NON avrebbe alcun bisogno di affiliarsi presso un Ente di promozione Sportiva (nel 2012 era US ACLI, ora non siamo andati a controllare se è cambiato), cosa che la legge impone alle A.S.D. e NON alle Federazioni. Se siete Karateka, insomma, a gareggiare Tokyo 2020 ci andate se siete tesserati alla FIJLKAM, Non se lo siete in FESIK!!!

E come mai che lo Stato permette una cosa simile? Non è una truffa?
NON in questo caso, semplicemente perché FESIK nacque nel 1993, quando il CONI NON proibiva ancora di chiamare una A.S.D. "Federazione", oggi lo fa, quindi NON è più possibile che nascano nuove Associazioni simili.

Premesso che non abbiamo NULLA contro FESIK e che la prendiamo ad esempio per far comprendere il nostro ragionamento (fra le tante Associazioni che in Italia fanno cose analoghe), informiamo - chi non lo sapesse - che questa A.S.D. è DAVVERO organizzata COME una Federazione nazionale, con i diversi Settori "federali", i vari Comitati Regionali, etc:

se un tizio si iscrive ad un corso di Aikido e riceve gradi dan e qualifiche FESIK, essi hanno congruenza e validità all'interno del proprio ambito associativo (che - come si diceva - è molto grande!), ma NON presso un Ente di Promozione Sportiva (diverso da quello al quale si è affiliata la FESIK), né tantomeno - ed a maggior ragione - presso la Federazione (FIJLKAM).

Questi potrebbe trovarsi riconosciuto un bel 6º kyu (ovvero "nulla") al di fuori del proprio giro Aikidoistico consueto, quindi potrebbe essere spinto a non cambiare Ente, anche se al suo interno non dovesse trovarsi bene.

Credeteci: sono molto poco rare in Italia le dinamiche di cui vi abbiamo parlato in ambito Aikidoistico!

Consigli?
Nessuno ce ne ha chiesti in pubblico, ma molti lo fanno in privato... indice che se ne sente il bisogno: noi ci permettiamo di consigliare a chiunque di andare a praticare Aikido nel luogo che consente di tenere acceso "il sacro fuoco" della propria passione per la pratica...

... e soprattutto...

prendendo le decisioni che consentono di guardarci dritti negli occhi alla mattina quando ci specchiamo, essendo capaci di sostenere il nostro stesso sguardo. Troppa frustrazione logora, e logora insegnanti, atmosfere negli stage ed allievi!

Abbastanza sicuro è che il "senso di colpa" sia una MALATTIA inutile e da estirpare ad ogni livello in ogni ambito, specie per un Aikidoka.

Abbastanza sicuro è che non essere capaci di adattarsi va CONTRO i principi della disciplina che pratichiamo, perché se non riusciamo ad adattarci ad una situazione nuova, non si capisce come potremmo essere capaci di affrontare un attacco improvviso... che è - per definizione - una situazione nuova ed imprevista!

Abbastanza sicuro è che se uno teme che il proprio lavoro vada al macero è perché non lo ha interiorizzato così tanto a sufficienza, poiché altrimenti saprebbe che il valore della propria esperienza NON può essere sottratta da una nuova... anzi viene RAFFORZATO e COMPLETATO da un'esperienza nuova...

Avere paura dell'opinione altrui (allievi, Maestri, compagni di pratica... poco importa) la dice lunga sulla propria insicurezza e su quanto NON siamo abituati a darci il permesso di sbagliare... anche se sappiamo bene che è "sbagliando che si impara"!

Se uno poi sta decenni in un settore senza interessarsi delle norme che lo regolano, può veramente arrabbiarsi se qualcuno gli ha dato da bere qualche "mezza verità"? Esiste anche una parte di responsabilità personale in tutto ciò?

Il luogo ideale nel quale praticare Aikido con piena e completa soddisfazione forse lo devono ancora inventare, non tanto in Italia... quanto nel mondo INTERO (abbiamo relazioni simili che provengono da ambiti istituzionali internazionali e che sottolineano gli stessi problemi e dinamiche malate che si evidenziano sul nostro territorio, Aikikai Honbu Dojo, C.A.A., T.A.A., etc)!

Forse spetta un po' a ciascuno di noi fare qualcosa per crearlo questo "mondo sereno" dell'Aikido... e non è accettando scomodi compromessi o andando contro il proprio sentire profondo che si manifesterà presto.

Facciamo così: anziché sentirci "malmaritati", impariamo a sentirci "eterni fidanzati", in modo tale da scegliere il proprio Maestro / Dojo / Ente ogni singolo giorno...

...e non pensare di doverlo fare una volta per tutte e poi di dover accettare in eterno le conseguenze della nostra scelta, senza avere più la possibilità di modificarla: questo - secondo noi - "saprebbe" parecchio di Aikido!!!



lunedì 11 settembre 2017

Aikido & Shodō: la calligrafia di corpo ed anima

Quali affinità esistono fra Aikido e l'arte della calligrafia giapponese, meglio conosciuta come Shodō?

L'argomento non è stato studiato in modo univoco e costante... quindi è stato spesso lasciato alla buona volontà dei singoli... una cosa è certa: Morihei Ueshiba si interessò di Shodō all'incirca intorno ai suoi settant'anni, sotto la guida di uno dei suoi allievi di Aikido, Seiseki Abe Sensei, 10º dan.

Costui ebbe una relazione unica con il Fondatore dell'Aikido, che li vide per circa 15 anni seguirsi l'uno come insegnante dell'altro nelle loro rispettive discipline...

Di sicuro, l'umile spirito di ricerca di questi due grandi personaggi può essere d'ispirazione per noi tutti!

Oltre ai particolari di tipo tecnico, possiamo forse cogliere una forma di saggezza dai principi riflessi nella calligrafia: sia O' Sensei che Abe Sensei, credettero che il ki dell'artista si potesse sperimentare direttamente attraverso lo Shodō.

Hanno creduto che l'essenza e lo spirito dell'artista siano trasmessi attraverso l'arte della calligrafia.

Noi abbiamo già parlato di questo argomento... e chi volesse ulteriormente approfondire può cliccare QUI per andare all'articolo.

Per completezza, segnaliamo anche ne parlano anche alcune riviste Aikikai d'Italia, liberamente scaricabili dal sito Web nazionale, in particolare i numeri:

- 1989 - Aikido XIX-2: "Shodō, l'arte della calligrafia in giappone" (pag. 40);

- 2002 - Aikido XXXIII: "Ueshiba Morihei e Shodō" (pag. 29) e "Shodō: la via della scrittura" (pag. 30);

2007 - Aikido XXXVIII: "Salerno: Aikido-Shodō-Kyudo" (pag. 12).

Rispetto a questo intrigante parallelo, abbiamo deciso di vederci più chiaro, investigando in prima persona... ed organizzando - proprio nel nostro Dojo - un workshop esperienziale interamente dedicato ad esso, dove chiunque potesse esplorare similitudini ed analogie presenti in queste due importanti discipline.

Ci incontreremo quindi i prossimi 23 e 24 settembre a Torino, con Marco Rubatto (padrone di casa), Angelo Armano Sensei (6º dan Aikikai - Sorrento) e Minako Kobayashi Shihan (insegnante di Shodō professionista - Roma) per tentare di "fondere" insieme queste due pratiche, in modo tale che l'una dia supporto ed ispirazione all'altra.

Di certo non saranno 2 giorni di allenamento a fare dei partecipanti Aikidoka e Shodoka provetti... ma crediamo che solo l'esperienza personale diretta possa parlare, più e meglio di tanti studi e congetture mentali.

Sullo stesso tatami praticheremo Aikido, e lo faremo evidenziando come il movimento stesso del corpo possa essere equiparato ad una grafia personale... così come muoveremo i nostri primi timidi passi nell'affascinante mondo dello Shodō!

Chiunque voglia unirsi a noi sarà il benvenuto, ma deve muoversi per tempo, poiché i posti disponibili saranno limitati, per offrire un ambiente di studio qualitativo: QUI potrete scaricare tutti i dettagli dell'evento, che potrete anche trovare alla pagina Facebook dedicata all'evento.

Sarà importate - in caso di interesse - farci avere subito le vostre adesioni, poiché, soprattuto per lo Shodō, è notevole la mole di materiale che il Dojo dovrà mettere a disposizione di ciascun partecipante (carta, inchiostro, pennello, etc)... quindi dovremo prepararci bene alla cosa.

Sempre più siamo convinti che quando si ha l'intuizione di una via da esplorare... non si possa fare altro che tuffarcisi, con mente, cuore e spirito unificati, e poi al massimo - in un secondo tempo - giudicare la bontà della nostra ispirazione: AikidoShodō insieme ci ispirano molto... e più studiamo l'argomento, più emergono punti di contatto incredibilmente affini fra queste due grandi discipline dell'ESSERE UMANO, considerato nel suo insieme più alto, integrato e completo!

Morihei Ueshiba e Seiseki Abe non ci sono più... ma ci siamo noi a poter continuare la nostra esplorazione di noi stessi, attraverso ciò che facciamo: un'attività della quale è necessario assumersi completamente la responsabilità, sia quindi gli eventuali meriti, che errori.

Lo Shodō NON consente CORREZIONI, lo sapevate?

... Proprio come una tecnica del Budō più tradizionale, in grado di separare con pochi millimetri la vita dalla morte.

Il pennello va tenuto con morbidezza dei polsi, ma anche con una certa energia e fermezza... proprio come una spada!

La calligrafia vergata sulla carta di riso ci specchia, in tutta la nostra bellezza e divina complessità... proprio come fa in Aikido l'avversario quando ci attacca: chi vuole cogliere l'inestimabile occasione di approfondire queste tematiche?

Noi abbiamo sempre più intenzione di non farcene scappare nemmeno una!!!






lunedì 4 settembre 2017

Aikime riparte: il punto della situazione

Buongiorno a tutti i nostri affezionati lettori e ben ritrovati dopo questo lungo periodo di vacanza!

Ultimamente sono accadute veramente tante cose nel mondo - così come e nel mio mondo personale - e quindi approfitto di questo inizio di stagione per fare con voi il punto della situazione sulle nostre attività.

Come forse ho già avuto modo di scrivere, Aikime è un progetto che è partito una decina di anni fa (ad ottobre festeggeremo il decennale, non mi sembra vero!) quasi per gioco... e da allora ha segnato un po' il mio percorso, nel senso che molto del percorso Aikidoistico che ho compiuto, insieme ai miei allievi è stato fonte di ispirazione e di condivisione, anche proprio grazie a questo Blog.

Aikime mi ha permesso di conoscere virtualmente (e talvolta poi anche di persona!) un sacco di gente e scambiare opinioni, ricerche ed arricchimenti che hanno fatto un sacco la differenza per me... e verso i quali sono sicuramente grato di essere parte attiva!

Aikime mi ha dato un sacco di gioie, insomma... ma anche una certa quantità di impegnoi, che qualche volta (più di qualche volta, ma meno di ciò che avrei desiderato) è stato supportato anche da Aikidoka interni ed esterni al mio gruppo.

Ad un certo punto, infatti, la mole di lavoro è divenuta tale da non consentirmi di fare tutto da solo.

Poi un anno fa è arrivato un Dojo a cui badare... la cui incubazione mi ha fatto trascorrere quelli che per ora potrei definire i 3 anni più duri e difficili della mia vita: ora tutto va alla grande ed il gruppo dei praticanti è cresciuto in modo esponenziale... solo l'impegno è parecchio elevato, un sacco di ore ogni giorno e spesso 7 giorni su 7.

Le attività sul Web non sono rallentate più di tanto, ma hanno richiesto di migliorare parecchio l'organizzazione e l'ottimizzazione del lavoro da fare: anche questa è stata una grande scuola per me... specie quando ho dovuto imparare a programmare le uscite dei Post con settimane, o anche mesi di anticipo, per riuscire a fare tutto al meglio.

Per chiudere in bellezza la stagione che ci siamo lasciati alle spalle, fra aprile e maggio, sono stato incaricato di presiedere la Commissione Tecnica Nazionale della Federazione (per chi non lo sapesse, mi riferisco alla FIJLKAM, che chiamo semplicemente "la Federazione" perché - contrariamente a quanto molti Aikidoka pensano - in Italia è l'unica Federazione nazionale esistente ad occuparsi di Aikido!).

Questo incarico rappresenta qualcosa di estremamente importante, ma non tanto e non solo per me... quanto per le dinamiche complesse che governano il patrocinio della nostra disciplina da parte delle istituzioni sportive... e - ora - per l'incredibile potenzialità che offre di migliorarle rispetto al passato.

Appartenere ad una Federazione nazionale significa avere obblighi e scadenze piuttosto inderogabili e presiedere la Commissione Tecnica di un settore complesso ed eterogeneo come l'Aikido credo che mi richiederà un certo impegno personale!!!

Non solo c'è spesso da viaggiare fisicamente, ma numerose notti a scrivere protocolli federali sono stati la norma per questa pausa estiva (ero al mare, alla fine lavorare non era poi così pesante) e credo che lo saranno anche nei mesi a venire.

Di lavoro organizzativo da fare ce n'è veramente tanto e tutta l'attività di coordinazione nazionale richiede una grande energia: andiamo quindi in contro ad un periodo che si preannuncia essere piuttosto denso di impegni.

A me piacerebbe tanto che tutto ciò non intaccasse più di tanto questo spazio personale e comunitario, che è stato per me sempre piuttosto importante: bisogna però essere concreti e quindi da subito vi annuncio che - qualora vedessi che non ce la faccio - mi sentirò libero di ridurre il mio impegno sul Web, ma sia chiaro che - nel caso - non sarebbe per noia o disinteresse personale verso il Blog...

... potrebbe essere solo per mera mancanza di tempo qualitativo da dedicarci.
Mi auguro comunque che ciò non accada o che non sia comunque troppo limitante per i nostri appuntamenti.

A proposito di appuntamenti, Aikime proverà a tenere il solito ritmo di un Post alla settimana, pubblicato all'incirca al lunedì, vero l'ora di pranzo: diamoci questo obbiettivo e vediamo cosa accade!

Di solito non parlo molto dei fatti miei in queste pagine, ma questa volta vi ho voluto descrivere il momento che mi trovo a vivere, perché possiate comprendere meglio l'eventuale ragione di cambiamenti in itinere che potreste notare sul Blog: era qualcosa che mi sentivo di dovere ai nostri numerosi lettori che ogni settimana ci seguono con puntualità ed entusiasmo da tutta l'Italia... e con i quali si è raggiunti, dopo anni, una condizione di quasi maggiore "intimità"...

Dalla prossima settimana quindi si ricomincerà ad esplorare l'Aikido e le sue 1000 sfumature a 360º... e proveremo, come al solito, ad andare ben oltre alle vostre aspettative!!!

Vi ringrazio per l'affetto che non mancate di dimostrare per questo nostro luogo virtuale di incontro e auguro a tutti voi la migliore delle riprese delle attività sui vostri tatami!

Marco Rubatto






lunedì 3 luglio 2017

Buone vacanze a tutti gli Aikidoka!!!

Cari amici,

come lo scorso anno la nostra Redazione ha deciso di prendersi un paio di mesi di vacanza, poiché publicare OGNI lunedì un Post tematico anche per quest'anno non è stata un'operazione facile.

Abbiamo quindi bisogno di tirare un po' il fiato per ritrovarci a settembre con energia ed ispirazione rinnovata.

Vi ringraziamo ancora una volta dell'accorato seguito delle nostre ricerche, delle tante manifestazioni di apprezzamento giunteci (sia in pubblico, che in privato):

- ci leggono un centinaio di persone al giorno in media:
- i nostri Post raggiungono dalle 600 alle 4500 persone ciascuno;
- da quando abbiamo aperto il nostro Blog, ci sono stati oltre 360.000 visite sulle nostre pagine...

... un grazie per davvero quindi a ciascuno di voi!!!

Vi auguriamo un sereno e gioioso periodo di vacanza e relax.

Aikime tornerà settimanalmente on-line lunedì 4/09/2017, con nuove ricerche, riflessioni e curiosità a 360º sul mondo dell'Aikido.

lunedì 26 giugno 2017

La parallasse dell'Aikido

"Parallasse" è un termine utilizzato spesso nelle scienze per indicare lo spostamento angolare apparente di un oggetto, quando viene osservato da due punti di vista diversi.

Di conseguenza, l'errore di parallasse è quanto accade se si misura - ad esempio - la lunghezza di un oggetto senza prestare attenzione ad essere perpendicolari al metro che stiamo utilizzando.

In Aikido crediamo si possa parlare molto sia di parallasse, che del suo famoso errore... in quanto trattiamo con una disciplina che ha molteplici punti di osservazione possibili, e che quindi possono entrare in notevole apparente contraddizione fra loro.

Ne abbiamo parlato più volte in queste pagine: sembra proprio che stabilire un punto di vista fermo, assoluto e definitivo non sia qualcosa di molto facile da fare, quando parliamo della nostra disciplina... ma ora il punto è un altro: diventarne consci e quindi comprendere come gestire la cosa al meglio per sé e per gli altri.

Ci capita spesso di girare per numerosi Dojo italiani e stranieri, nei quali vediamo talvolta agire le pratiche e le abitudini da noi considerate più ammirevoli e talvolta più turpi... ma l'elemento in comune fra queste differentissime casistiche è che ciascuno crede sempre di agire nel migliore dei modi nel fare sul che fa.

C'è una certa somiglianza fra la diversità di impostazione dei vari Dojo, didattiche, abitudini da tatami e la ben nota bio-diversità presente su questo pianeta.

Sotto un certo punto di vista, sarebbe confortante ed auspicabile che tutto il movimento Aikidoistico iniziasse a concordare almeno su alcuni - sparuti - elementi essenziali della disciplina, costruendo una sorta di "linguaggio comune"... del quale le singole differenti sfumature potessero essere considerati "dialetti locali".

Non sappiamo se ciò avverrà mai, ma siamo sempre più consci da quanto si sia distanti da un simile quadro futuro.

Ciascuno di noi mette un po' di sé in ciò che osserva e lo interpreta sulla base del proprio carattere, esperienze, convinzioni e pregiudizi... con la inevitabile conseguenza che se anche guardassimo TUTTI lo STESSO oggetto o fenomeno, avremo rimandi diversi da ciascuno degli osservatori.

In fisica quantistica si parlerebbe di entanglement tra osservatore ed osservato... o anche di perturbazione (da parte dell'osservatore) sul proprio osservato.




In termini molto semplici, è come se ciascuno di noi, in ciò che osserva, ci vedesse sempre un po' qualcosa che lo riguarda... come se noi dessimo alla nostra realtà oggettiva un sapore sempre e comunque soggettivo.

Quando in gruppo si osserva, ad esempio, un albero... ciascuno vede "il SUO albero", che avrà sicuramente qualcosa in comune con l'albero che potrebbero descrivere gli altri, come avrebbe per forza anche qualche live punto di dissomiglianza.

Sotto questo punto di vista, quindi, ci va un'enorme consapevolezza per ricordarci che quando ciò che vediamo ci pare differente da ciò che osserva qualcun altro NON è necessariamente perché uno dei due stia sbagliando qualcosa... ma solo perché chiunque parte da una sua unica, propria e personalissima prospettiva.

In analisi psicologica questo fenomeno viene chiamato "meccanismo proiettivo".

La maggioranza delle persone non farà che giudicare male tutto ciò che non corrisponde alla propria visione: così è più semplice, perché a sbagliare saranno sempre e solo gli altri!

Ma la questione è molto più profonda di una semplice possibilità di accordo o discordanza su una disciplina come l'Aikido, sui suoi fini, stili e metodologie didattiche: parliamo ora di comprendere che - se noi vediamo in relazione a ciò che SIAMO -, l'unico modo di vedere qualcosa di diverso è quello di TRASFORMARCI in qualche cosa d'altro!

Solo che - lo dicevamo QUI la settimana scorsa - trasformarci implica una sorta di morte di ciò che siamo per la creazione delle condizioni necessarie affinché qualcosa di diverso si manifesti: e - di solito, nuovamente - l'idea della morte non piace quasi a nessuno.

Tutti i sistemi naturali, uomo compreso, sembra infatti che lottino per rimanere in vita e non per estinguersi.

Ne risulta da ciò, che l'Aikido potrebbe essere una disciplina apparentemente "anti-entropica", poiché ci chiede di effettuare una trasformazione che i sistemi naturali cercano di evitare. Questo però accade fortunatamente solo in apparenza!

I sitemi naturali, se è vero che da un lato lottano per la propria sopravvivenza, dall'altro sono stati estremamente abili nell'imparare ad evolversi nel modo più ingegnoso possibile, per il loro stesso tornaconto e profitto... e non parliamo ora qui solo dell'uomo, che fra tutti i sistemi naturali è forse quello che ci è riuscito meno...

Qual'è quindi il loro segreto?!

Se giudicano, se prendono una strada evolutiva anziché un'altra, se cambiano la propria direzione loop fanno SOLO sulla base dell'esperienza che hanno fatto di una miglioria o di un errore: quindi cercano di rimanere in vivi, ma in un contesto di completa duttilità rispetto ciò che lo consentirà al meglio.

Se un'infrastruttura già cristallizzata non consente questa operazione, viene eliminata molto velocemente: il kaizen viene propugnato proprio per rimanere in vita nel modo migliore possibile.
É quindi una sorta di VITA che contempla al suo interno anche forme di "morte locale": riusciamo a fare la stessa cosa in Aikido?

Per esperienza, non sempre... o forse addirittura quasi mai!

Ci fossilizziamo su quelli che crediamo i parametri più "giusti" da perseguire, allenare, divulgare e proporre agli altri... ma spesso ci manca l'esperienza di dove portano gli altri sentieri.
Non c'è tempo per fare tutto, nella maggioranza dei casi, quindi si "sposa" una visione e si cerca di difenderla nei confronti di tutti coloro che la dovessero pensare diversamente.

Quale immenso errore di parallasse sarebbe credere di non potere mai commettere errori di parallasse?!

In fisica, in chimica ed in tutte le cosiddette "scienze esatte" non è un problema commettere un errore, l'importante è essere consci della sua ampiezza, così da non prendere per oro colato i risultati che ne potrebbero essere affetti: non dovrebbe forse essere dissimile in Aikido...

... Ogni tanto facciamocelo un giro "fuori dal NOSTRO seminato", poiché non potrà farci che bene: assumere la prospettiva ed assorbire l'esperienza di altri non fa che mantenere flessibili e duttili i nostri meccanismi di giudizio, e non permette loro di incancrenirsi su una posizione - magari molto parziale - ma comoda.

L'Aikido è una disciplina che sicuramente presenta innumerevoli sfaccettature: non farci un giro intorno - per vedere meglio com'è fatta - indica una precisa responsabilità e volontà di attribuire del nostro a ciò che ci convinciamo esserne esente!