lunedì 16 gennaio 2017

Quando l'Aikido peggiora le cose

Il 20 dicembre scorso un giapponese di 28 anni, di nome Masaya Tokuda, è stato arrestato a Tokyo per alcuni crimini sessuali perpetrati su ignari passanti.

Il baldo giovane sembra avesse il bizzarro trip di conservare il suo sperma, con il quale inzaccherava il volto ed i capelli di giovani 20-enni che passavano, pure mentre inforcava la sua bicicletta.

Una volta agli arresti, ha ammesso infatti che questa non fosse la prima volta in cui si cimentava in tali deprecabili attività.

Un piccolo uomo disturbato e criminale così come tanti altri, in una città che fa oltre 25 milioni di abitanti... di cosa stupirsi?



Non è in fondo accaduto nulla di devastante... ce ne sono stati tanti prima di lui, molti squilibrati purtroppo seguiranno inevitabilmente.

In questo caso però a fare notizia è il fatto che Tokuda San è un praticante di Aikido, 4º dan, spessissimo assistente personale del Doshu Moriteru Ueshiba... nonché insegnante regolare dell'Honbu Dojo!!!

Ovvio che non sia, almeno per noi, proprio "uno come tanti", liberi di essere perversi erotomani squilibrati... o forse si?!


Al di là della tenerezza per questo ragazzo dalle turbe sessuali evidentemente parecchio intorcinate, ovvio che questo dia da riflettere su cosa dovrebbe veicolare l'Aikido, e soprattutto chi lo insegna!

Può essere compatibile una carriera da Aikidoka piuttosto tracciabile - come in questo caso - con l'abitudine di ammorbare il prossimo con le proprie (mas)turbe personali?

Possiamo consentire ad un Insegnate della nostra disciplina ad essere il primo ad usare violenza al prossimo?

Si direbbe di no...

Per la fredda cronaca, il Doshu ha da subito diramato messaggi di pubbliche scuse per l'operato dell'Istruttore Tokuda, annunciando il cancellamento del Kagami Biraki previsto per l'8 gennaio... che come sapete è la festa più importante dell'anno per l'Honbu Dojo di Shinjuku.

Non è inusuale nella cultura giapponese assumersi la piena responsabilità per comportamento e gli errori dei propri sottoposti: ci sono amministratori delegati di società quotate in borsa che sarebbero pronti a dimettersi dalla propria carica per un disonore simile ed il senso di responsabilità di non essere riusciti a prevenire il crimine.

Il comportamento del Doshu quindi ci suona allineato con quello del capo di una organizzazione pubblica, che ovviamente deve tutelare il proprio buon nome... anche nonostante accadimenti simili, pronti a gettare - in questo caso l'Aikikai - nello scandalo.

Ok, lui si scusa... promette severità nei confronti del criminale (prontamente rimosso dalla lista degli istruttori dell'Honbu), ma ugualmente resta la domanda: "Com'è possibile che uno cresca all'ombra della famiglia Ueshiba, sia magari tecnicamente talentuoso... ma abbia compreso così poco della filosofia che dovrebbe insegnare agli altri?"

Questo si che in Aikido può a ragione definirsi "una pippa"!

Bene signori: l'Aikido, esclusivamente vissuto a livello tecnico, consente questo ed altri obbrobri ben peggiori!

La nostra capacità fisica di performare una tecnica, per quanto complessa, NON ci mette assolutamente al sicuro rispetto al livello di comprensione UMANA del messaggio del Fondatore.

Il caso di Masaya Tokuda quindi NON è solo un fallimento del Doshu, ma pure di chiunque creda che avere le mani saldamente piazzate davanti al centro sia sufficiente per lavorare su di sé!

La metanoia sta altrove, anche se può passare ANCHE per due mani saldamente piazzate davanti al centro...

Noi cogliamo questo episodio più riflettere, che per giudicare.

L'Aikido è un movimento che ci tocca veramente in profondità?

Se si, come facciamo a comprendere se questo "contatto intimo" è avvenuto oppure no?

Questo contatto con noi stessi, ottenuto TRAMITE questa disciplina, è qualcosa di utilizzato per ingaggiarci con i nostri più alte prospettive ed ideali... o non serve altro che a mascherare di buone intenzioni la nostra scelta di rimanere piccoli esseri problematici, frustrati ed insoddisfatti?

Come fa un Maestro a comprendere se l'allievo che assumerà un ruolo di spicco nella società Aikidoistica del futuro è "maturo" umanamente parlando... bene quindi al di là della sua SOLA bravura nel performare sankyo ura?

Quanti Masaya Tokuda stanno crescendo nelle nostre comunità, senza che neanche ce ne si accorga?

Ovvio che nel caso ce ne fossero parecchi, le responsabilità non potrebbero ricadere che sui "Masaya Tokuda" di turno e su chi li investe di responsabilità pubbliche, senza accorgersi di quanto siano internamente problematici i loro bracci destri... senza accorgersi cioè che hanno fra le mani un "Masaya Tokuda" che invece credono un Aiki-Gandhi.

Non abbiamo tutte le risposte a queste domande, e quelle che abbiamo... ce le teniamo per noi: siamo qui solo per far riflettere infatti e senza la presunzione di presentare la soluzione di un problema quanto mai sottile ed attuale della nostra comunità, a livello mondiale.

Una bella prova di maturità, molto superiore a quella tecnica, alla quale siamo tutti chiamati a far fronte.

Noi ci limitiamo a osservare la cosa da un punto di vista esterno ed a concludere che il Kagami Biraki, probabilmente con meno riflettori puntati del solito si è tuttavia tenuto in modo praticamente regolare.

L'annuncio del 26/12 u.s. dell'Aikikai di avere solo la cerimonia di promozione ed il meeting di tutti i Dojo alle 14:30 presso l'Honbu Dojo di Shinjuku è scomparso dal Web (potete vedere la schermata salvata alla 2º immagine del Post)


Ecco il video integrale della dimostrazione tenuta dal Doshu nell'occasione:



La comunicazione di scuse pubbliche emanata il 21/12 u.s. è stata cancellata dal Web (potete vedere la schermata salvata alla 1º immagine del Post), così come OGNI riferimento al caso "Masaya Tokuda".

Egli era un Istruttore minore: è stato semplicemente cancellato dall'organico... e chi non avesse frequentato il Web nei giorni antecedenti e seguenti allo scorso Natale semplicemente ora non troverebbe più traccia della sua esistenza: abbiamo visto fare cose simili per degli shihan scomodi, figuriamoci quanto ci metterà ad entrare nel dimenticatoio Tokuda san!

C'è chi dice che questa decisione sia stata saggia, perché c'erano di fatto numerose persone già in viaggio - come ogni anno - per presenziare al Kagami Biraki, o perlomeno con i biglietti pronti per recarsi all'Honbu... quindi sarebbe risultato un auto-goal annullare veramente tutto tranne le proclamazioni dei nuovi gradi sui sen.

Noi francamente non sappiamo: la prima la dichiarazione ufficiale puntava in un senso, poi ci è parso che la cosa cambiasse rotta: PUNTO.

Sa di incoerenza ed insabbiamento, oltre che di saggezza relativa alle public relations, tutto qui.

Il problema resta, pure se nessuno avesse saputo dello spermatico Tokuda: che facciamo o faremmo noi in casi simili?

Si cerca di leggere l'evento, analizzandone le cause... al fine di trovare cosa far evolvere per crescere in coerenza nell'Aikido... o vogliamo tirare avanti come se niente fosse accaduto?

Una soluzione alternativa, potrebbe essere quella di introdurre sul mercato un nuovo tipo di gel per capelli marchiato Aikikai...


lunedì 9 gennaio 2017

1000 modi per prendersi per le Aiki-chiappe

Apro questo 2017 con un Post che risulti particolarmente chiaro, anche se non per forza dai toni morbidi.

Sempre più mi rendo conto che essere circolari ha un suo valore, ma in proporzione a quanto si è anche capaci di essere altrettanto netti e franchi, quando serve.

L’Aikido è uno strumento che reputo formidabile e del quale continuo ad intuire e scoprire - ogni giorno che passa - sempre ulteriori valenze e potenzialità: questa credo sia qualcosa di molto importante e che di certo non potrà che corroborare gli animi di coloro che stanno puntando molto di sé in questa affascinante disciplina.

Tuttavia uno strumento è uno strumento, cioè né costruttivo, né controproducente… se non messo in relazione a chi ne fa utilizzo ed a quali scopi lo muovono.

L’essere umano appartiene alla specie vivente che nella propria evoluzione è in grado di farsi un notevole numero di trappette da sola: questo è un dato di fatto!

L’uomo utilizza uno strumento come l’Aikido ed in esso vi proietta sicuramente tutta la sua grandezza, così come tutta la sua confusione esistenziale: per questa ragione c’è chi - grazie all’Aikido - si “ritrova” e chi - per responsabilità dell’Aikido - “si perde” per sempre.

Solo che noi umani siamo così aiki-paraculi da credere sul serio che sia “colpa” di qualcun/qualcos’ altro se le cose a noi non vanno come desidereremmo.

In buona sostanza, se prendiamo un martello... ci piantiamo un chiodo e appendiamo un quadro in soggiorno: di chi è il merito? NOSTRO!

Prendiamo ora lo stesso martello, ci ammazziamo nostra suocera: di chi è la colpa? Del MARTELLO!!!
La nostra propensione ad assumerci le responsabilità dirette delle nostre azioni spesso non è altrettanto grande quando i risultati non sono così meritevoli, non è forse così?

Se al martello sostituiamo la parola Aikido la cosa non cambia molto: conosciamo tutti quanti i benefici possa portare una pratica equilibrata… ma cos’è una pratica “equilibrata”?

La pratica che facciamo di solito ci serve per renderci più equilibrati o per non farci accorgere dei nostri amatissimi squilibri e paure… ai quali non siamo per nulla disposti a rinunciare?
Bella domanda!

Ma bisogna avere pure il coraggio di provare a darsi una risposta... prima o poi.
C'è gente che farebbe carte false per non farlo mai, è questo il guaio.

Esistono corsi molto tradizionali, quasi tradizionalisti… per i quali la forma è vitale, nei quali l’etichetta lo è altrettanto, la fedeltà al proprio Sensei è una questione semi-sacra… etc.

Forse che questi non siano valori importanti in Aikido?
Certo che lo sono, il problema però è che non sono degli assoluti, ma degli importanti relativi.

Frequentano questo tipo di corsi in modo probabilmente sano le persone un po’ fricchettone, quelle molto creative ma che non hanno una struttura personale adeguatamente formata: ecco che questi corsi “molto impostati” danno loro parametri visibili ed oggettivi con i quali mettere dei paletti dentro e fuori a se stessi, per recuperare un po’ di quella razionalità yang che magari le esperienze di vita non aveva fornito in precedenza.

Corsi promossi, quindi!
No, aspetta… frequentano questo tipo di corsi anche quelle persone che non ne vogliono proprio sapere di imparare a ragionare con la propria testa, che hanno bisogno di appartenere ad un’istituzione chiara e certificatile (Aikikai so Honbu, per esempio?), che hanno bisogno di sentirsi dire dal Sensei-Guru di turno cosa sia giusto e cosa sbagliato… senza mai doversi/volersi assumere responsabilità dirette.

Corsi completamente bocciati, allora!
Ma come è possibile che lo stesso genere di ambiente faccia così bene ad un tipo di persone e così male ad un'altra?

Partiamo dall’esempio inverso: stanno nascendo numerosi Dojo in Italia ed all’estero che si dichiarano interessati ad un Aikido più incentrato sullo studio dei principi universali della disciplina, che sulle tecniche specifiche secondo la didattica di uno stile piuttosto che un altro.

Un Aikido più “percepito” con il corpo che capito a livello intellettuale, più incline a studiare i principi di biomeccanica e postura che a scimmiottare i movimenti (più o meno inconsci) di questo o di quel grande Shihan (del passato o del presente).

Forse che questi non siano valori importanti in Aikido?
Certo che lo sono, sembrano una naturale evoluzione di una disciplina che - dopo essersi polverizzata e diversificata subito dopo la sua nascita - ora sta nuovamente cercando una sua identità comune.

Chi partecipa a questo corsi?
Persone che sono intenzionate a studiare la spontaneità del movimento, anziché limitarsi a raffinare a vita i dettagli di un kata… gente che vuole sentirsi libera con il proprio Aikido e che quindi ha ben compreso che solo rilassando le barriere del “tradizionale” si avrà la possibilità di percorrere la via indicata dal grande Fondatore di questa disciplina, che per primo è stato così coraggioso da provarci e riuscirci.

Corsi promossi, quindi!

No, aspetta… frequentano questo tipo di corsi anche quelle persone che non ne vogliono proprio sapere di imparare in modo umile le basi tradizionali della disciplina, quelle che richiedono qualche anno di kihon serio ed impostato, giusto per avere poi qualcosa da trascendere!!!

Quelli che credono che, scegliendo questa prospettiva di allenamento, vada bene tutto ed il contrario di tutto, perché tanto “Aikido è libertà”!

Spe… la libertà è importante, ma non può essere una scusa per aggirare un mancato impegno serio: l’hanmi, le anche, la distribuzione dei pesi, le nomenclature, le ukemi, le armi… se manca tutto questo perché non ti vesti con una tutta giallo fluorescente e non fondi il Cicciofomaggio Ryu?!

Corsi bocciati, allora?

Nuovamente: dipende!

C’è gente che - facendo ciò che fa - si fa un gran bene, altri invece che incancreniscono ulteriormente i loro problemi… ma la responsabilità siamo sicuri che sia in ciò che fanno?

È del martello la colpa?

Giro l’Italia sempre più spesso per insegnare e vedo gruppi che sono veramente tanto arroccati nella convinzione di essere “i migliori di tutti”, perché seguono questo o quello Shihan, hanno un certo tipo di gradi… praticano in modo tradizionale, etc, etc, etc.

Quando proponi a questi qualcosa che va anche solo di poco oltre a ciò a cui sono abituati... apriti cielo: “Ma il Maestro XYZ non hai mai fatto l’esercizio così… perché tu invece si?”.

“Perché vi ho percepito in gabbia, e volevo darvi la possibilità di constatarlo a vostra volta”.
Inutile dire che ai più va benissimo rimanere a vita schiavi di un metodo o una didattica (forse fa questi ci sono quelli che ne hanno ancora personale momentaneo bisogno, oltre che quelli che sono terrorizzati dall’essere più liberi), pochi sono quelli disposti a respirare aria nuova…

Poi capito spesso in ambiti in cui è invece il principio ad essere studiato, più che la tecnica, magari perché la platea è composta di Aikidoka provenienti da diverse estrazioni: molto bene, anche queste grandi esperienze ma…

… un sacco popolate da coloro che continuano a “scegliere di non scegliere”, quelli che fare un po’ di tutto non guasta mai, così non sapremo mai fare bene nulla… ma nel frattempo guarda quanta aria che abbiamo mosso, guarda in quanti tatami siamo stati!!!

Questi personaggi o gruppi hanno solitamente Insegnanti pasticcioni o assenti, gradi autoproclamati, kihon incasinato a dire poco: sono cioè l’esatto estremo polare opposto degli “incasellati” fanatici di cui parlavo sopra.

E perché questo genere di situazioni?
Perché ciascuno sceglie con il proprio Aikido di fare ciò che vuole: ciascuno si specchia in esso… più che altro.

C’è quindi chi ha voglia di fare un cammino serio con l’Aikido (non “serioso”… serio per me è qualcosa che può essere anche estremamente divertente!), e chi ha voglia di trovare in esso l’ennesima scusa per prendersi per le Aiki-chiappe!

Guardiamo i Senpai o gli Insegnanti, ad esempio: una volta essere Senpai in un gruppo non voleva dire di essere SOLO i più alti in grado in fila… ma era (ed è!) sinonimo di partecipare attivamente e con ingaggio alle attività del gruppo: il Senpai è il primo ad esserci alle varie occasioni di pratica, è quello che si occupa spesso dell’accoglienza dei nuovi arrivati, è una persona che si assume volentieri responsabilità all’interno dei Dojo.

Analogamente, e con maggiori responsabilità ancora, per il Sensei: oggi vedo un sacco di persone che occupano simili posizioni e che hanno un’enorme immaturità nel proprio ruolo.

Aboliamo quindi i ruoli di Senpai e Sensei?
No, proporrei invece di provare a calzarli con meno ego e per qualcosa di utile agli altri oltre che per il proprio tornaconto.

Il Senpai NON è quello che zittisce i compagni atteggiandosi a divo in mancanza dell’Insegnante, ad esempio.

Molti cosiddetti “Maestri” sono impreparati dal punto di vista tecnico, dal punto di vista umano… e purtroppo anche da entrambi gli aspetti contemporaneamente, nei casi peggiori.

Ma è l’Aikido a generare simili “aborti”?

NO, solo gli uomini che utilizzano l’Aikido come bimbi inconsapevoli… ma del resto si sa: prima di imparare ad utilizzare la libertà, di solito siamo tentati di abusarne irresponsabilmente!

Cosa fare quindi?

NULLA!

Sarebbe presuntuoso pensare altrimenti, ma è importante che da Aikime vi giunga questo messaggio: che ciascuno non faccia altro che definire meglio se stesso con l’Aikido, più che provare a migliorarsi…

… il miglioramento di sé è qualcosa che può avvenire - al massimo - se e solo se e quando ci accorgiamo che non ci piace ciò che abbiamo compreso di essere.

Tanti anni fa, mentre praticavo Aikido, io mi sono accorto di essere un imbranato, fifone, manipolatore, aggressivo: inutile dire che tutto ciò mi ha profondamente schifato!

Non sono certo di essere riuscito a trasformare tutto ciò in qualcosa di più positivo ed integrante, ma sono pronto a smettere domani la pratica se mi dovessi accorgere di avere solo aggravato questi miei squilibri iniziali lungo il mio - ancora lunghissimo - percorso.

Per questa ragione divento sempre più intransigente rispetto a tutti coloro che desiderano occupare posizioni di responsabilità, senza averne però i requisiti essenziali... rispetto a coloro che rincorrono gradi, pensando che il nero sul bianco gli sfini l'animo.

Continuerete ad essere egoicamente obesi, potete vestirvi come desiderate... e farvi chiamare pure imperatori intercontenintali dell'Aikido!

Ma è così faticosa la via, che non vale per nulla la pena percorrerla SOLO per prendersi ulteriormente meglio per le Aiki-chiappe da soli!!!

Quindi ciascuno continui pure a fare ciò che crede con se stesso, ma si risparmi dal tentativo di convincermi che sta facendo del bene all'umanità: siccome io stesso sono coinvolto in quel processo, so riconoscere al volo uno spirito autentico da un fake.

L'Aikido non ci cambierà, non ci migliorerà per FORZA: siamo noi che potremo riuscirci attraverso ciò che facciamo.
L'opportunità di evolvere e l'auto-presa per le Aiki-chiappe è e sarà sempre dietro l'angolo, allo stesso tempo.

In media res stat virtus....

Ho sempre più voglia di lavorare con chi veramente ha voglia di fare... ma ho anche sempre meno intenzione di perdere tempo con tutti gli altri!
Buon 2017 di pratica.

Marco Rubatto

lunedì 19 dicembre 2016

Buon compleanno Aiki-nonno!

133 anni fa, il 14 dicembre 1883, nascevi tu... a Kii Tanabe, una cittadina di pescatori nella prefettura di Wakayama.




Ci permettiamo di darti del tu, solo perché hai mostrato più volte nella vita di essere tu stesso per primo l'anticonformista: moderno nel pensiero si, ma tuttavia non anarchico...

... hai saputo prendere il meglio della tradizione marziale giapponese e confezionare una creatura nuova e viva dall'animo inedito, qualcosa che chiunque nel mondo ora fa fatica a definire con estrema precisione:

- l'Aikido è un'arte marziale;
- l'Aikido è l'arte della pace;
- l'Aikido è meditazione in movimento;
- l'Aikido è un'arte di relazione;
- l'Aikido è una disciplina capace di farci evolvere...

Forse tutto ciò insieme, per quanto sia complicato però reggere in una sola mano un oggetto così poliedrico!

Questo accade spesso quando si cerca di identificare qualcosa di nuovo utilizzando etichette vecchie...




Litighiamo molto adesso fra noi rispetto all'Aikido: c'è chi crede di aver capito il tuo messaggio più di altri, chi si arroga il diritto di pontificare di avere la TUA verità in tasca, non rendendosi conto che cos' facendo dimostra di non aver nemmeno provato a cercare la SUA...

Ma l'Aikido serve proprio a comprendere e superare il conflitto nel modo più costruttivo possibile per tutte le parti, quindi questa disciplina sembra abbia appena iniziato a mostrare le sue immense potenzialità.

Di sicuro però la tua è stata un'intuizione grande... venuta in mente ad un grande uomo, che era MOOOLTO di più di un eccellente marzialista.

Sei stato un innovatore, un profondo e rispettoso conoscitore della tradizione dei tuoi tempi e un lungimirante precursore dei nostri: qualcosa non da tutti, insomma!!!




Se fossi Babbo Natale, l'unico regalo che ti chiederemmo forse sarebbe quello di non farci nessun regalo... così che ci possiamo guadagnare ciò che ci sta a cure con il nostro impegno: tu dicevi "Io sono l'universo", e se era vero per te... lo dovrebbe essere pure per noi...

Quindi smettiamola di chiedere al prossimo qualcosa, e continuiamo a fare di tutto per diventare un prossimo che vale la pena di incontrare, dentro e soprattutto FUORI da un tatami.

Ci deve infatti essere una corresponsione fra dentro e fuori dal tatami, nel senso che è inutile filosofeggiare alti concetti di rispetto ed amore nel Dojo per poi non vivificarli nel nostro quotidiano; forse non è solo inutile, è proprio dannoso!

Un altro modo di vederla è che non esista un dentro ed in fuori, ma il "tatami" sia il luogo in cui si compiono le nostre azioni ed il Dojo in cui imparare sia la vita.

Le barriere fra dentro e fuori, fra noi e te, fra noi e gli altri vengono erette in misura di quanto non abbiamo ancora compreso quel "Io sono l'universo"... è li che c'è da lavorare, il giorno del tuo compleanno, quello del nostro, a Natale, a Pasqua, in tutte le feste comandate, così come in ogni giorno ordinario.

Nessun giorno è poi così ordinario se lo vivessimo come tu hai avuto il coraggio di vivere i tuoi: vedi, è il tuo compleanno... ma come al solito il regalo lo hai fatto tu a noi!!!

Grazie...

lunedì 12 dicembre 2016

Suwari waza: le controverse utilità dello stare in ginocchio

In Aikido viene utilizzata tradizionalmente la posizione seiza, ovvero quella con la quale i giapponesi - ancora oggi - siedono sul tatami, al Dojo così come a casa propria.

Va premesso al discorso che faremo che gli orientali hanno una struttura osseo-articolare abbastanza differente dalla nostra: generalmente posseggono una mobilità maggiore, più ampia... specie nelle anche.

La tradizione ha portato per molte ragioni a sviluppare molte tecniche dalla posizione seduta, potenziando la camminata shikko con la quale riusciamo a muoverci sul tatami anche quando la nostra mobilita è necessariamente compromessa dalla posizione in ginocchio.




L'Aikido studia quindi numerosi suwari waza ("tecniche da seduti") nei suoi curriculum tecnici: ci chiediamo quest'oggi a cosa servano e se queste azioni si rivelino utili ai praticanti moderni.

Per la tradizione del Giappone medioevale, nel quale l'Aikido affonda le sue radici, era pressoché normale essere in grado di muoversi agilmente in shikko all'interno di una stanza, ed era qualcosa di insegnato ai bambini sin da piccoli, più che ai soli praticanti di Budo.

Conformazioni fisiche differenti, periodi storici differenti, tradizioni sociali differenti: è il caso che oggi noi si investa ancora nel copiare alcuni movimenti che non hanno un equivalente nella nostra cultura?

Chi mai verrà ad attaccarci mentre siamo in seiza?

Questi sono gli argomenti più diffusi da coloro che credono che il suwari waza in Aikido abbia ormai fatto il suo tempo e debba quindi essere abbandonato.

Un tempo, quando ad esempio il samurai doveva visitare lo Shōgun, doveva indossare la naga-bakama, una hakama molto lunga... talmente lunga da limitare i movimenti, che quindi consentivano il movimento SOLO in shikko: questa precauzione era utilizzata per far si che non fosse possibile introdurre armi al cospetto dei funzionari imperiali; oggi, questo tipo di hakama viene utilizzata soltanto nelle opere teatrali, particolarmente nel teatro .

Si poteva quindi essere attaccati in seiza eccome un tempo!
Sicuramente non oggi e non alle nostre latitudini però...

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, al Giappone venne imposto dall'America un embargo sulla pratica delle arti marziali: siamo in pieno nel periodo dell'attività di O' Sensei, che si era nel frattempo trasferito a vivere ad Iwama.

Nel quartiere di Shijuku, a Tokyo, nel frattempo, l'Aikikai continuava le sue attività cercando di fare meno "rumore" possibile ed uno degli escamotage che venivano utilizzati per nascondere la pratica marziale dell'Aikido era quella di convincere i controlli americani del fatto che in quei locali si svolgessero solo danze tradizionali giapponesi, appunto svolte in seiza ed in shikko.

In realtà all'Aikikai si praticava suwari waza per questioni di spazio e di didattica, oltre che per non dare troppo nell'occhio; questo fu il tempo in cui all'Aikido venne epurato di atemi ed kiai... elementi essenziali della marzialità che invece ad Iwama - nel bel mezzo delle risaie di campagna - continuarono ad essere utilizzati senza timore di essere arrestati!


Il suwari waza è stato - e secondo noi continua ad essere - fondamentale in Aikido anche per una questione meramente didattica, oltre che storica e tradizionale: non avendo a disposizione l'intera mobilità regalata dalla posizione eretta, è necessario centralizzare molto il proprio movimento su quello delle anche, e quello del centro corporeo.

Il suwari waza consente di rendere le tecniche molto essenziali proprio perché si riduce il nostro margine di possibilità di "aggiustamento" in corsa grazie all'handicap che viene introdotto dallo stare in seiza.

Spalle, bacino, testa e braccia devono coordinare ed integrare al meglio il loro movimento... e questa ricerca dell'essenzialità non è qualcosa di trascurabile in Aikido!

All'interno delle gambe passano anche diversi meridiani energetici (milza, fegato, reni, stomaco, vescica biliare, per essere precisi): ne segue che la posizione kiza - con la quale ci si sposta - aiuta a fare una sorta di stretching di questi meridiani...

... oltre a venir coinvolti naturalmente quelli che passano nella parte anteriore del ginocchio durante lo spostamento.

La connessione fra insorgenza della malattia e blocco psicologico che la ha agevolata è ormai sempre più chiaro, benché esuli da questo Post... in ogni caso la possibilità di ripristinare un buon equilibrio energetico nei meridiani che scorrono nella parte superiore ed inferiore del corpo è qualcosa di molto innovativo ed attuale che è possibile implementare nell'Aikido che pratichiamo!!!

Parte di ciò è appunto fattibile proprio tramite il suwari waza.




Ma perché allora ci sono diverse Scuole che tendono a prendere la distanza da questa pratica?

Forse perché il suwari waza è stato utilizzato molto impropriamente dalla prima generazione degli Aikidoka: è stato fatto passare quasi per una sorta di punizione corporale alla quale era necessario sottoporsi per mostrare la propria determinazione di proseguire gli allenamenti, pur nel dolore e nella mancanza di comfort più totale.

Lunghe meditazioni nelle quali agli allievi era vietato togliersi dalla posizione seiza, per scimmiottare quegli orientali che in posizioni simili forse si sono quasi abituati nella culla.

Il corpo è stato spesse volte "violentato", anzi che ascoltato... e questo ha mandato in carrozzella anche molti famosi Maestri della prima generazione, che evidentemente avevano esagerato un po' a pretendere dalle loro ginocchia!

Quindi il problema è il suwari waza o l'utilizzo (devastante/costruttivo) che se ne fa?

Secondo noi, come tutto, anche le pratiche in ginocchio sono uno strumento... quindi né un bene, né un male di per sé: ovvio che è necessario utilizzarlo cum-grano-salis e non solo per sentirsi più giappofili!

Diteci come la pensate a riguardo e come le vostre Scuole di Aikido fanno uso del suwari waza durante le lezioni: ogni confronto e condivisione è crescita per ciascuno di noi.



lunedì 5 dicembre 2016

"Purché regolarmente assicurati": sicuro di essere al sicuro?

Quante volte vi è capitato di vedere la locandina di uno stage di Aikido che riportava sopra la dicitura: "Stage aperto a qualsiasi Aikidoka, purché regolarmente assicurato"?

Tante vero?

Purtroppo l'avvisare chi arriva "da fuori" che deve avere provveduto ad assicurarsi PRIMA di partecipare ad uno stage è una manleva piuttosto frequente... ma anche del tutto fasulla ed inutile, in quanto la legge italiana dice che è l'organizzatore di un evento a DOVERSI assumere la responsabilità sulla sicurezza delle persone che vi parteciperanno.

Ogni Ente che patrocina l'Aikido sul territorio, quindi, propone ai propri associati una polizza assicurativa, ma si cura anche di far indicare con una certa precisione i LUOGHI e gli ORARI nei quali si svolge l'attività regolare: in quei luoghi ed orari la polizia è effettivamente attiva ed operante... ma cosa accade quando siamo fuori da quei luoghi ed orari, ad esempio ad uno stage?

Molti Enti dichiarano che in casi straordinari, è possibile - previa tempestiva comunicazione - estendere la validità della polizia ad altri luoghi ed orari... che devono essere presi in visione ed accettati dall'Ente, non che dalla Compagnia Assicurativa alla quale esso si poggia (quindi non è una cosa automatica!).

Esempio: noi siamo iscritti presso un Ente di promozione Sportiva di nome A.S.C.... numerosi iscritti Hara Kai - A.S.D. sono quindi tesserati ed assicurati presso A.S.C.

A.S.C. assicura i suoi associati nei giorni ed orari che noi abbiamo indicato di default nella stipula dell'affiliazione: nel caso volessimo fare uno stage in un week end, presso un palazzetto dello Sport, dovremmo chiedere all'A.S.C. di estendere la sua assicurazione su quell'evento. Essa valuterà il numero degli eventuali presenti, insieme ad altri parametri e ci farà sapere se l'estensione potrà avvenire oppure no... ma in ogni caso, A.S.C. si prenderebbe cura di assicurare SOLO gli iscritti all'A.S.C. e NON eventuali ospiti esterni iscritti a UISP, CSEN, ASI, ACLI, LIBERTAS... e così via!

Quindi gli ospiti provenienti da altri Enti chi li assicura?

Secondo la logica del "purché regolarmente assicurati" ciascun partecipante ad un seminar di Aikido fuori porta, dovrebbe andare dal proprio Ente patrocinante e chiedere di estendere la propria assicurazione ordinaria su un luogo ed un tempo specifici, completamente però al di fuori delle attività che esso patrocina e propone (es. Sono iscritto a UISP, e chiedo di assicurarmi per un evento che verrà organizzato da una Scuola appartenete a LIBERTAS)

Nel caso che il suddetto Ente accettasse (ma quando mai uno gli ha chiesto? ... e per quale ragione dovrebbe esporsi accettando?), l'Aikidoka sarebbe effettivamente coperto pure "in trasferta", ma non ci risulta che ciò sia esattamente una prassi!!!

FIJLKAM, ad esempio, ha una polizia che copre ogni evento istituzionale Federale su tutto il territorio nazionale, quindi se lo Stage è FIJLKAM e il partecipante pure... è comunque sempre coperto all'interno della propria rete, senza chiedere personalmente nulla, poiché gli accordi fra l'Ente e la Compagnia Assicurativa sono importati per avere questo servizio.
Certo, si tratta di una Federazione, non di un'A.S.D. o di un E.P.s., quindi è normale che il potere contrattuale sia un po' più forte...

Ma anche in questo caso, se non appartieni a FIJLKAM, non spetta alla Federazione coprirti in un evento FIJLKAM aperto anche a terzi.

Ed a chi spetta?

Sempre e solo al "padrone di casa"/organizzatore: questa è un'info forse anche nota, ma della quale non si tiene ancora attualmente conto nell'organizzazione di stage e raduni... anche per grazia del fatto che non è così frequente farsi seriamente male durante la pratica.

Le Assicurazioni di solito iniziano a pagare nel caso in cui si subissero ferimenti seri o altamente compromettenti (leggi: "diventi un vegetale su una carrozzella"...), quindi per una storta al polso non coprono manco quando stanno coprendo!

In ogni altro ambito della Società questo fattore è sufficientemente chiaro e rodato: i Condomini hanno assicurazioni proprie, le Scuole hanno assicurazioni proprie che coprono gli alunni DURANTE L'ORARIO SCOLASTICO, i Bus cittadini hanno assicurazioni proprie che coprono l'utente sul messo e presso le banchine di raccolta/discesa... ad esempio.

É per questo che il pullman  non amano far salire qualcuno fuori dall'area di stop: se si facesse male, l'assicurazione non coprirebbe... e chi si va ad assumere volentieri questo rischio?

In Aikido invece no: scriviamo "evento aperto a tutti gli Aikidoka, purché regolarmente assicurati"... sappiamo tuttavia che nessuno lo è sul serio, ma andiamo avanti lo stesso!!!

All'estero le cose NON funzionano così: non c'è per esempio l'esigenza di assicurare chiunque salga sul tatami, poiché spesso vige l'obbligo per tutte le persone fisiche di avere una propria copertura assicurativa privata (come avviene per la polizia dell'automobile), quindi un gestore di lezioni di Aikido o di seminar è sufficiente che scriva che è necessario aver provveduto ad assicurarsi a livello personale... e può mettersi l'anima in pace, poiché le responsabilità andranno su chi eventualmente non avesse provveduto.

Qui da noi però le cose stanno in modo un po' differente!

Provate ad andare da un'Assicurazione privata a chiedere una polizia per la pratica delle arti marziali, valida in qualunque momento su tutto il territorio nazionale... poi guardate quanti zeri ha il premio assicurativo!!!

Quando diciamo "arti marziali" veniamo inglobati in categorie assicurative moooolto a rischio, poi anche se fosse poca la spesa... quanti praticanti hanno firmato una polizia di assicurazione privata che copra la loro pratica?

Quindi - giusto per ricapitolare - a livello privato NON ci assicuriamo, a livello istituzionale NON siamo di solito coperti...

... vale a dire che "purché regolarmente assicurati" è un'auto assiNcuLazione più che altro!

Come si aggira questo problema?

NON si aggira, almeno di non provare alcuni escamotage che si rivelano essere talvolta cure più devastanti della malattia;

... alcuni, ad esempio, iscrivono DI DEFAULT i partecipanti ai propri seminar alla propria Associazione, così essa può provvedere ad assicurarli presso il proprio ENTE di appoggio (un EPS, oppure la FIJLKAM), in questo caso risulterebbero coperti dall'assicurazione che copre i componenti del proprio Dojo organizzatore.

É una soluzione percorribile?

"NI", nel senso che un partecipante esterno che viene da voi per uno stage potrebbe NON aver alcun interesse a sottoscrivere uno statuto (dopo ovviamente averne preso attenta lettura!), sposare quindi una causa associativa e restare quindi legato A VITA (i membri di un'associazione decadono SOLO in caso di rinuncia personale SCRITTA o di estromissione MOTIVATA da parte del Consiglio Direttivo): quello viene da voi per un sabato ed una domenica di pratica, tutto li... poi vuole tornarsene a casa sua senza aver sposato la causa di nessuno!!!

Poi dalla richiesta di appartenenza ad una Associazione all'approvazione della stessa da parte del Consiglio Direttivo, deve esserci almeno il CAMBIO DI DATA... (ossia "tu vieni ogni da me a chiedere di far parte dell'Associazione e quindi DOMANI io riunisco il Direttivo e rettifico per scritto l'assenso a tale richiesta"), quindi è necessario un tempo tecnico per l'attivazione dell'assicurazione dell'Ente di appoggio (di solito le ore 24 del giorno seguente alla richiesta)...

...quindi ci vanno normalmente almeno DUE giorni fra l'atto di iscrizione all'associazione per partecipare al seminar a quando il "nuovo socio" sarebbe coperto dall'Assicurazione che di sicuro NON avrà esteso la propria validità ai giorni e luoghi non ordinari: di fatto uno sarebbe coperto per le lezioni regolari - a cui NON parteciperà - e NON al seminar al quale parteciperà!!!

Questo preclude ogni possibilità di iscriversi in LOCO, cosa che risulta ad essere ancora la più diffusa per i Seminar di Aikido!

Se ci si iscrive in loco, la registrazione al meglio può avvenire 2 giorni dopo, ossia quando il seminar e quindi la necessità assicurativa ormai NNON serve più a nulla!

In compenso, almeno per un anno, il "nuovo socio" DOVREBBE ricevere comunicazioni (tramite PEC o raccomandata) delle riunioni ordinarie e straordinarie dell'Associazione alla quale si è iscritto, pur se di sta cosa non gliene mai fregata una mazza...

"Ufficio complicazione affari semplici", insomma...

Fortuna che raramente succede qualcosa e quelle poche volte che accade, non è mai qualcosa di così devastante da far andare di fronte ad un tribunale con il proprio avvocato a fianco!

Vi rammentiamo però, ad esempio, che a volte nella pratica sono coinvolti i MINORI: in questo caso, quando il proprio pupo si alza l'unghietta del mignolo sinistro, conosciamo parecchi genitori che sanno trasformarsi nel peggio fondamentalista giuridico esistente... okkyo quindi!

Il problema dell'Aikido nel nostro Paese è che di fatto NON è facile (o proprio non è possibile!) praticarlo in tutta sicurezza/legalità... ad esempio proprio in occasione dei famosi stage/raduni, che invece si rivelano essere imprescindibili momenti di formazione per tutti i partecipanti.

Segnalateci eventuali soluzioni alternative a questo importante problema, così da discuterne insieme e provare a trovare soluzioni che al momento non ci paiono così facilmente raggiungibili.
Vi ringraziamo in anticipo!