lunedì 12 novembre 2018

Focus sullo stile: Aikikai Tissier, eleganza e metodo

Proseguiamo la nostra rubrica mensile nella quale esaminiamo più a fondo alcune delle più famose correnti Aikidoistiche presenti nel nostro Paese, mettendo sotto i riflettori le loro peculiarità, vanti... così come eventuali zone d'ombra riscontrate dalla nostra esperienza pratica di rapportazione con la singola Scuola.

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DISCLAIMER

Questi Post non sono scritti né per promuovere, né per denigrare nello specifico i vari e differenti approcci che ci sono all'Aikido... ma piuttosto per farli conoscere meglio ed in modo più imparziale possibile al grande pubblico, aiutando specie il neofita a districarsi in una fitta rete di info nelle quali può confondersi anziché orientarsi.

Non siamo asserviti a nessuno stile di Aikido dei quali vi parleremo, e nessuno ci paga o ha interesse a farci dire qualcosa di diverso da quello che pensiamo e che esprimiamo: è bene ricordarlo in modo chiaro ed esplicito!


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Esploriamo quest'oggi lo stile/Scuola Aikikai del Maestro Christian Tissier, che non è che si consideri proprio uno stile a sé - essendo completamente integrato con la pratica Aikikai dell'Honbu Dojo di Tokyo -, solo che nel tempo ha assunto numerosi tratti peculiari e caratteristici... tanto secondo noi da renderlo qualcosa di molto diverso, rispetto - ad esempio - alla pratica dell'Aikikai d'Italia, che sempre ufficialmente un'appendice della stessa "casa madre".

La Scuola del Maestro Tissier è molto diffusa nel nostro Paese e da decenni riguarda e connota la maggioranza dei praticanti di Aikido Uisp (Aiada), così come di numerosi iscritti del Progetto Aiki, ad esempio... che numericamente sono gruppi considerevoli.

Parliamo di Christian Tissier, uno degli occidentali che ha ottenuto fra i gradi ed i riconoscimenti più alti dall'Aikikai di Tokyo (8º dan, Shihan), in compagnia di Robert Nadeau Sensei e Bill Witt Sensei (questi ultimi entrambi allievi diretti del FondatoreMorihei Ueshiba).

Un fuoriclasse quindi, che alla sua età (67 anni, giovane?) e grazie al suo prodigioso metodo di allenamento ha riscosso consensi fra i Dojo di tutto il mondo!

Non ci dilunghiamo sulla biografia ed il curriculum marziale del Maestro (che è reperibilissimo on-line), per tentare di descrivere meglio possibile il suo Aikido

- movimenti eleganti e fluidi;

- spaventoso e sensazionale senso del ma-ai e, di conseguenza, del timing;

- didattica chiara, basata su principi biomeccanici, assi di squilibrio, relazione con il partner;

- elevata capacità di adattamento e dinamicità;

- considerevole centralizzazione del movimento, e quindi poco utilizzo di forza muscolare inutile;

- buona didattica di ukemi e grande attenzione al ruolo di uke nello scambio;

- notevole attenzione alla relazione ed alla connessione fra tori ed uke;

- interessante lavoro con le armi, storicamente riconducibile al Kashima Shinryu (o Kashima no Tachi) per quanto concerne ma-ai e timing;

- numerosi Insegnanti professionisti si sono formati grazie a questo specifico approccio ed ora insegnano - sotto la diretta supervisione di Tissier Shihan - in tutto il mondo; questo significa una grande divulgazione dell'Aikido e della sua pratica, grazie a questo specifico approccio alla disciplina;

- la lezione tipo risulta parecchio dinamica, quindi richiedente di parecchie "stamina"; i praticanti lavorano con un ritmo notevole e sudano parecchio... questa tendenza all'intensità (ed a non perdersi in un mare di parole filosofeggianti) sta ricevendo un ottimo feedback dai praticanti che vi ci sottopongono.

Sudare da a chiunque l'impressione di lavorare innanzi tutto per se stessi e di farlo con serietà, quindi strizzare il keikogi (che in questa scuola chiamano purtroppo ancora in molti "kimono"!!!) al termine di un allenamento crediamo sia qualcosa di molto positivo;

- la pratica assume una connotazione parecchio "sportiva" (nel senso più positivo del termine), così come in Francia è chiaro da anni essere nelle Federazioni sportive nazionali (FFAB e FFAAA)... e questo sega le gambe a molte fonti gratuite di polemica, in quanto l'incontro sul tatami avviene dichiaratamente per migliorare se stessi, anziché per risultare migliori di qualcun altro;

- gli stage di questa particolare visione dell'Aikido vedono la partecipazione di numerosi Aikidoka provenienti da indirizzi tecnici anche molto differenti (noi fra quelli), segno di un'apertura e di un senso del welcoming particolarmente sviluppato all'interno dei suoi ranghi; questo è un elemento veramente positivo, ed in controtendenza rispetto ad altri approcci, che sembrano molto più sette alle quali aderire, rispetto a luoghi nei quali andare a fare scambi utili!





Christian Tissier Shihan visita l'Italia numerose volte all'anno, tenendo seminar regolari nel nord, nel centro e nel sul del Paese, quindi chiunque fosse interessato al suo lavoro potrebbe facilmente prendere contatto con lui e la sua Scuola... oltre contattare i numerosi senpai residenti e sparsi su tutto il territorio nazionale, che gestiscono corsi professionali e tengono stage a loro volta.






Vediamo ora eventuali punti di ombra riscontrati - a nostro impressione - nel metodo:

- è stata creata una didattica basata su una sorta di "storyboard" fra tori ed uke, facciamo un esempio di fantasia: "l'attaccante sferra un fendente perché vuole sorprendere il partner sotto un preciso angolo, QUINDI tori si sposta a sinistra per evadere all'attacco e prendere il centro del compagno... ALLORA esso si para il viso con il braccio per evitare di essere sanzionato... ma questo è ciò che consente a tori di portare la tecnica XYZ"; lo storyboard può essere del tutto congruente, credibile e sensato... quindi viene utilizzato per fornire esempi didattici... ma cosa accade quando uno entra in questo "sceneggiato", SENZA conoscere il "copione" concordato fra le parti?

Che non torna più quasi nulla. Vi potreste trovare dinnanzi ad un compagno che fa uno spostamento che sarebbe congruente con un'azione che voi NON state facendo (perchè non sapete di doverla fare!), ma che lui ha memorizzato così, con quelli che invece il copione lo sanno bene a memoria. Allora chiederete al vostro compagno: "Perché io ti sbilancio a destra e tu cadi a sinistra?" e lui vi potrebbe rispondervi: "Per non essere colpibile dalla ginocchiata che mi potresti tirare, scelgo di andare a sinistra".

Nulla di male, se non il fatto che non si apprende - a meno a livelli bassi - ad avvertire una congruenza REALE con il compagno, ma si fa una sorta di "recita" di un kata con esso; sotto il nostro punto di vista ciò non è una cosa ottima, perché un giorno sarà necessario smontare la "sceneggiatura" e se uno si è nel frattempo abituato solo a storyboard (per quanto ricchi) si troverà incapace di improvvisare e di viversi il suo "qui ed ora";

- essendo uno stile di Aikido fortemente tecnico, si tende - come in molti altri ambiti - a diventare virtuosi e viziosi della tecnica... quindi tutta l'attenzione può venire posta nell'osservare a quanto gradi il Sensei di turno inclina il suo mignolo destro, perdendo di vista la sostanza (il principio) di ciò che fa;

Tissier Sensei è una persona fortemente carismatica, che mostra un talento naturale nel "tenere il suo tatami": questo non è assolutamente un difetto (anzi!), ma talvolta una dote simile agevola la nascita di un'adulazione spropositata per chi inizia ad essere percepito come un "nuovo messia" (come talvolta a lui accade secondo noi)... quindi ci siamo trovati in numerosi Seminar a sentire tra le fila dei suoi più grandi aficionados - anche esperti - : "Ma hai visto cos'ha fatto?!! è incredibile! Che grazia, che fluidità!!! Poi hai notato... rispetto allo scorso anno, ha cambiato l'uscita di 4 cm più a sinistra... SCONVOLGENTE!!!".


No INVECE: se il caposcuola è un Maestro attivo, non dovrebbe meravigliare che continui ad evolvere in continuazione, quindi è NORMALE che cambi parte del suo insegnamento man mano che LUI scopre cose nuove dalla SUA pratica... ma tutto ciò viene (volutamente?) frainteso da chi ha bisogno di sentirsi "pecora"  - a vita - e quindi cerca "un pastore" che si assuma l'intera responsabilità di dove andrà il gregge di cui ci si sente parte.

Inutile dire che questo atteggiamento è parecchio DELETERIO per un praticante di arti marziali serio e/o maturo, ma la responsabilità NON è da cercare in chi indica la luna, mentre gli altri ne fissano il dito;

- la pratica con le armi (come dicevamo fra gli aspetti positivi riscontrati) ci sembra avere elementi molto interessanti per lo studio di ma-ai e timing; crediamo debba i suoi natali a Minoru Inaba Sensei, con i quali Tissier Shihan si allenò, ma NON si tratta di Aiki ken, quanto di una Scuola stimabilissima di ken jutsu; come mai che questo dettaglio risulta così importante?

Perché il Fondatore ha dato alla sua pratica di armi il nome Aiki ken ed Aiki jo per le caratteristiche e le prospettive che in essi venivano animati: prendere un'altra Scuola di scherma può essere utile per ampliare il proprio panorama e bagaglio personale, ma perché non partire da una prospettiva CREATA apposta per l'Aikido?

È come dire che siccome "sulla pizza c'è il pomodoro", allora noi ci mettiamo il ketchup, perché contiene ANCHE il pomodoro: in America fanno così... e siamo certi che abbiano trovato anche un modo gustoso di fare la pizza, ma una capatina a Napoli a mangiare la margherita ce la vogliamo fare... prima di mangiare sempre e solo un surrogato, che solo lontanamente ha una parentela con il suo modello originale?

SECONDO NOI, sarebbe il caso di partire da qualcosa di veramente attinente all'Aikido... anche perché il Kashima Shin Ryu NON ha NULLA a che vedere con le prospettive dell'Aikido (se non che si tratta di un'altra forma di Budo giapponese), quindi si rischia - come spesso avviene - di interpretare l'allenamento disarmato (tai jutsu) alla luce di una forma di spada MOLTO diversa da quella che ha illuminato per similitudine il tai jutsu di O' Sensei.

E se fra l'Aiki ken ed il Kenjutsu la differenza è SOLO considerevole... fra l'Aiki jo ed il Jodo (spesso utilizzato dai praticanti di questa Scuola in compendio del fatto di non avere una specifica "Scuola di jo di riferimento) è veramente abissale... quindi gli svarioni che si rischiano sono proprio notevoli!

Come evitare tutto ciò?
È sufficiente farsi una capatina ad Iwama, dove le armi del Fondatore ed il loro utilizzo sono state preservate in modo pressoché maniacale da personaggi come Morihiro Saito Sensei: quindi la possibilità di non doversi inventare l'acqua calda esiste: bisogna solo avere il coraggio l'umiltà di percorrerla.





- abbiamo notato esserci un divario piuttosto importante fra le abilità del caposcuola e dei suoi senpai più prossimi (che vantano tutti basi tecniche veramente impressionanti) rispetto a quelle della base del movimento (che è molto ampio): ciò può significare tante cose, compreso il fatto che la didattica utilizzata non permetta veramente a tutti di raggiungere i livelli desiderati. Questo fattore è stato rilevato anche in numerosi altri approcci all'Aikido, quindi non risulta "un tarlo" specifico di quello in esame... ma per onestà, abbiamo preferito segnalarlo;

- la Scuola non fa particolare menzione ed approfondimento di tutti gli aspetti filosofici e spirituali che sembravano essere piuttosto importanti per il Fondatore, quindi il clima dei praticanti da un po' la sensazione di "gran trafficoni", che amano un sacco muoversi e sudare dentro il keikogi... ma che non è detto che abbiano riflettuto molto sul senso profondo di ciò che fanno, avendone una qualche forma di comprensione specifica;

L'approccio di quello che abbiamo chiamato all'inizio del Post "Aikido Aikikai Tissier" ci sembra - in conclusione - un sistema interessante e che sta indubbiamente riscontrato favore a livello comunitario... quindi non può che avere in sé elementi positivi ed interessanti da approfondire per chiunque.

Come ogni metodo, è naturale che possa far intravvedere LUCI ed OMBRE... ma il nostro goal NON è quello di trovare lo stile di Aikido perfetto, ma piuttosto far conoscere meglio le caratteristiche di ciò che è possibile trovare sul territorio.

Per noi contattare questo stile di pratica è stato molto importante e ci ha permesso di comprendere molto meglio alcuni aspetti che non erano stati così ben sviluppati ed approcciati nella nostra scuola storica di provenienza.

Inoltre, dopo anni di frequenza agli stage "Tissieriani", annoveriamo fra i suoi frequentanti diversi BUONI AMICI, che frequentiamo e ci frequentano volentieri.

Questa è la migliore dimostrazione che - anche quando l'approccio tecnico è differente - la passione per la disciplina non può che unire e le differenze arricchire.

Non sceglieremmo di praticare SOLO questa specifica visione dell'Aikido, ma frequentarla ci ha fatto crescere tanto... ed è quindi più che onesto riconoscere il grande valore tecnico ed umano che ha rappresentato e rappresenta per noi.

Our two yen (¥)!

lunedì 5 novembre 2018

L'Aikido e la spada: un'interdipendenza evidente

Traduciamo quest'oggi per voi molto volentieri un articolo di William Gleason Sensei, che riguarda un argomento di importanza fondamentale - secondo noi -, ovvero "l'Aikido e la spada".

Buona lettura!!!


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Quando il Fondatore ci lasciò nel 1969, l'allenamento con la spada all' Honbu Dojo in Giappone cessò di esistere come parte del curriculum regolare di un Aikidoka.

A quel tempi l'allenamento di spada era disponibile solo per studenti selezionati e di alto rango, e veniva condotto talvolta a porte chiuse.

Sebbene la rimozione delle armi di un avversario (buki dori: jo dori, julien dori, tachi dori, tanken dori n.d.d.) continuasse a far parte dei programmi d'esa
me, l'insegnamento dell'utilizzo e delle modalità di impugnare la spada fu, per scopi del tutto pratici, completamente sospeso.

Da quel momento, la controversia sull'opportunità o meno che la pratica della spada sia davvero parte integrante, o addirittura preziosa, della pratica dell'Aikido ha continuato a intensificarsi.

Non c'è dubbio, tuttavia, che O' Sensei, Ueshiba Morihei, il Fondatore dell'Aikido, la considerasse come una parte essenziale del suo insegnamento e della sua stessa formazione.
Egli utilizzò costantemente le armi, specialmente la spada, per mostrare i principi dell'Aikido.

E perché l'arte della spada è così preziosa per comprendere l'essenza dell'Aikido?
Se consideriamo questa domanda da una prospettiva storica, la risposta diventa abbastanza chiara.

O' Sensei, per sua stessa dichiarazione, fu il Fondatore dell'Aikido, ma non il creatore del principio stesso dell'Aiki. Questo principio è stato riconosciuto nelle antiche tradizioni della spada del Giappone e nella filosofia dello shintoismo giapponese.

O' Sensei era un devoto studente dello shinto e trascorse come minimo diversi anni a studiare la spada giapponese. Tra gli stili di spada che il Fondatore studiò, ci fu l'antico stile Kashima, che risale al XV secolo. Il fondamento di quella scuola è il concetto di [神武] "Shinbu", "la divina via marziale", nella quale si vince senza combattere. Compire questo percorso significava sviluppare se stessi, sia fisicamente che spiritualmente, al livello degli dei.

"Shin", in questo caso, significa "divino" e "Bu" si riferisce alla forza creativa della vita, al potere del musubi, o al diventare uno con il tuo partner. Questo è stato descritto come "hoyo doka", un'accettazione onnicomprensiva anche dei sentimenti negativi degli altri e la reintegrazione di quell'atteggiamento magnanimo verso coloro che ci avrebbero attaccato.

In pratica, questa accettazione e riassorbimento è la capacità di ricevere energia dai partner e unificarli con essa in modo tale che il suo potere si riduca a zero. Nell'Aikido questa è una buona spiegazione di ciò che chiamiamo il potere del "kokyu".

Per padroneggiare gli aspetti spirituali e psicologici di questa abilità è stato chiamato Aiki. La parola Aiki era anche usata per denotare il più alto livello di maestria nello stile della spada Yagyu in cui eccelleva anche O' Sensei.

Il risultato davvero incredibile del Fondatore è stato quello di applicare questi principi all'allenamento a mani nude, in un modo nuovo e unico. Per quale motivo ciò non fu realizzato in quei tempi antichi?

Ogni stile di spada conteneva la propria interpretazione del grappling o delle forme jutsu. Questo era necessario sul campo di battaglia nel caso in cui un guerriero avesse perso la sua arma nel pieno della battaglia. Essere in grado di portare via la spada di un altro uomo quando non avevi armi era considerato il più alto risultato nello stile Yagyu.

Richiedeva la grande visione spirituale di O' Sensei vedere l'allenamento a mani nude non come un combattimento ma piuttosto come una pratica di "spada senza una spada".

Persino il grande Kano Sensei, il fondatore del Judo, dichiarò che l'Aikido era l'arte che aveva cercato per tutta la vita. O' Sensei attraverso le sue pratiche spirituali si rese conto che potevamo usare le nostre mani, o anche solo la nostra mente, come una spada... per tagliare attraverso l'attacco o la difesa dei nostri compagni.

Combinando la sua visione spirituale con l'effettivo allenamento della spada, si rese conto che era possibile estendere l'influenza del nostro ki, o intenzione, oltre le nostre dita nello stesso modo in cui il nostro movimento e la nostra portata si estendono quando si tiene una spada.

L'estensione ki è l'essenza del "muto" o "spada senza spada" e ciò non può essere esemplificato meglio che nella pratica dell'Aikido stesso.

Studiando la spada impariamo a controllare il kensen, la linea che il kissaki - la punta della spada - disegna in ogni taglio. Se occorre siamo in grado di tracciare quella linea con il solo occhio della mente.

Questa abilità è uno dei segreti della pratica dell'Aikido.
Ci consente di vedere la forma invisibile all'interno di ogni tecnica e di inviare energia esattamente nel posto giusto nel corpo del nostro partner.

Questa capacità richiede molti anni per essere realizzata: senza l'addestramento della spada, lo studente ha meno probabilità di scoprirlo.

Tagliare con la spada giapponese è un movimento espansivo, in cui la punta della spada deve essere unificata con il proprio centro.

Il taglio diagonale di base, chiamato kesa giri, può essere equiparato a ikkyo nell'allenamento a mani nudo dell'Aikido.
Se si padroneggia veramente questo taglio, si ha già realizzato lo "shin toitsu" o "unificazione mente-corpo".

All'interno di kesa giri vi è il segreto del movimento naturale a spirale.

La spada cade solo per il suo peso ed il peso del corpo viene a cavalcare in sommità a questa caduta libera.
La rotazione dei fianchi e la sottile connessione tra il centro corporeo e la punta della spada creano potenza e velocità senza sforzo.

Proprio come nell'Aikido, questo modo basilare di tagliare con la spada dipende da una continua espansione della nostra percezione; infatti, questa è la vita del movimento stesso.

Inoltre, il movimento dei piedi e il movimento complessivo della spada corrispondono esattamente a quelli dell'Aikido.

Ogni movimento dell'Aikido, correttamente inteso, è un movimento di taglio.
Dopo tutto, la spada è stata creata per adattarsi al movimento naturale del corpo e non viceversa.

Qui sta una delle maggiori differenze tra l'Aikido e una qualsiasi delle varie scuole di jujutsu. Il nikyo, il sankyo e il yonkyo dell'Aikido, ad esempio, vengono eseguiti come movimenti espansivi di taglio, piuttosto che come leve articolari contratte.

L'Aikido è un'arte estremamente sottile e difficile.
Richiede una vita di dedizione per coglierne l'essenza.

A causa della sua difficoltà, l'Aikido è abbastanza spesso male interpretato e praticato sia come una forma di jujutsu o semplicemente come esercizio aerobico.

Praticare in entrambi questi modi manca di contenuto sia marziale che spirituale. Le tecniche di Aikido sono progettate per essere inefficaci fino a quando non si è colto l'essenza del movimento a spirale espansiva e del corretto uso del ki o del potere interno.

Non possono quindi essere efficacemente utilizzati allo stesso modo delle tecniche del jujutsu, che dipendono in gran parte dal movimento di contrattazione, utilizzato con lo scopo di rompere le articolazioni dei partner.

Combinando lo studio della spada con le tecniche a mani nude, siamo in grado di scoprire l'antagonismo complementare di flessibilità e potenza rilassata insieme ad una nitidezza e precisione.

Le parole del Fondatore: "Nella pratica a mani nude devi muoverti come se avessi una spada, quando si tiene una spada non si deve dipendere da essa, ma muoverti come se non ne avessi nessuno". 

Studiare questo kamae mentale, o posizione, ci tiene concentrati sulla realtà di una situazione marziale e allo stesso tempo ci consente di rimanere flessibili e rilassati.

Unificare questi opposti significa scoprire il principio dell'Aikido: yin e yang come uno, movimento e riposo come uno, irimi-tenkan come uno, l'unificazione di tutti gli opposti in una sorta di monismo dinamico.

Questo articolo è, naturalmente, una grande panoramica e le molte somiglianze tra le armi e l'allenamento a mani nude possono essere apprezzate solo attraverso un adeguato allenamento con un insegnante qualificato.

Non basterà semplicemente ripetere i kata della spada come forme fisse senza scoprire la loro strategia e il loro contenuto.

Ogni studente, sotto la supervisione di un istruttore qualificato, deve padroneggiare sia le forme della spada sia dell'allenamento a mani nude come parti di un tutto unico, e attraverso una continua ricerca e analisi, sforzarsi di affinare la propria pratica individuale a livelli sempre più alti di esperienza.

William Gleason Sensei


lunedì 29 ottobre 2018

Corsi e ricorsi (di Aikido) sfigati

Chi di voi ricorda Giambattista Vico, filosofo napoletano, vissuto fra il 1600 ed il 1700?

Sono da attribuire a lui le parole "corsi e ricorsi" (storici) utilizzate nel titolo del Post odierno con un doppio senso evidente... non per forza congruente con il loro significato originale (o forse si?!).

Al corso di Aikido infatti non è raro imbatterci in evidenti RI-corsi storici legati ad un'apparente nuvola dell'impiegato fantozziana, o alla sfiga più nera, se preferite: non vi è mai capitato quello che dice "ci vediamo lunedì/martedì/mercoledì/giovedì/venerdì/sabato/domenica sul tatami"... ma poi in realtà non c'è mai?

Tutta sta gente VOLEVA PROPRIO venire, SOLO CHE ALL'ULTIMO:

- gli si è ammalato il gatto;

- ha avuto una perdita d'acqua nel bagno;

- gli è volato/a il/la suocero/a dalle scale;

- gli è venuto il mal di pancia al figlioletto;

- è stato richiamato improvvisamente al lavoro;

- ha forato a 3 min. di macchina dal Dojo...

E l'elenco delle sfighe potrebbe continuare ancora molto a lungo!

Ma qual è quella forza primordiale in grado di far piovere così TANTI e CONTINUI imprevisti fra i praticanti e la loro apparente voglia di venirsi a rotolare sul tatami?!

Nulla, non c'è alcuna forza misteriosa e primordiale: c'è solo tanta incoerenza e incapacità di far specchiare le parole nelle proprie azioni.

Se osservate il "fenomeno", e quindi i casi specifici di chi da sempre buca all'ultimo... vedrete che si tratta di una categoria SPECIFICA di persone, che hanno addirittura una conto-specie altrettanto importante da notare;

si tratta di quei (pochi) che invece CASCASSE IL MONDO a lezione riescono sempre ad esserci, quelli che non promettono MAI NULLA in modo plateale... ma sui quale è possibile mettere la mano sul fuoco e che costituiscono lo "zoccolo duro" di qualsiasi gruppo di praticanti di Aikido.

Perché quindi la sfiga NON si accanisce mai su di loro? Quale super potere hanno sviluppato?

Forse essi possiedono COERENZA, ma non si tratta di un superpotenze, quanto di una normale caratteristica delle persone che seriamente intendono operare su loro stessi un percorso di crescita reale.

Gli "sfigati" credono sul serio di venire "lunedì/martedì/mercoledì/giovedì/venerdì/sabato/domenica" quando lo stanno promettendo a noi!

Una parte di loro, forse quella più sognatrice e romantica, prova VERAMENTE del trasporto verso le attività svolte sul tatami (dagli altri!) e VERAMENTE avrebbero romanticamente intenzione di prenderne parte.

Allora cosa fa sta categoria di "sfigati cronici": ti vomita nelle orecchie il loro "credo del momento", noncuranti del fatto che essi sanno bene di non avere alcuna intenzione chiara di trasformare in fatti le loro ciance.

Una persona abituata alla congruenza - però - non si sognerebbe mai di fare una cosa simile, quindi quando le dici: "Ci vediamo domani"... quella VERAMENTE si aspetta che poi tu domani ci sia, perché lei farebbe così se lo dicesse a te!

Quanti ti dicono: "A sto seminar non riesco proprio a venire, ma la prossima volta che Tizio o Caio Shihan vengono in Italia, fammelo sapere... che ci sarò sicuro!!!"

Ecco la psicologia malata: se veramente qualcuno fosse interessato ad un seminar, col kakkyo che ti "incarica" di tenerlo informato... si informa DA SOLO, e vede di non perdere un occasione!

Mentre i Fantozzi che fanno:

- dicono che gli piange il cuore a non esserci (in realtà non gliene frega una mazza, ma fanno vedere il contrario);

- ti danno un compito che dovrebbero dare a loro stessi;

- quando poi li informi che c'è il seminar che LORO ti avevano "preordinato", inventano un'altra SCUSA fresca fresca... che purtroppo renderà nuovamente loro impossibile la partecipazione;

Ci sono Aikidoka ai quali è morta per 6 volte la STESSA nonna il giorno dello stage... ma volgiamo parlarne di questi drammi umani?!

E noi ci dovremmo sentire usati e frustrati per sti perdigiorno?!

Ma figuriamoci: la nostra disciplina è più BELLA e godibile senza la loro inutile zavorra e la loro continua lamentela inutile sulle sfighe della vita!

A calci ad imparare la coerenza altrove: i nostri corsi meritano gente che abbia voglia di impegnarsi sul serio... e sopratutto sia disponibile ad impegnarsi per garantire supporto a tutto il gruppo di cui fanno parte.

Chi non è in grado di pensare nemmeno a se stesso, sarà solo uno scroccone... e, se all'inizio merita pure lui una certa attenzione (perché potenzialmente può essere giunto PROPRIO per CAMBIARE questo suo atteggiamento), alla lunga si rivelerà solo uno scolapasta che è inutile cercare di riempire di buoni propositi.

Sta gente va allontanata per il bene del gruppo: e se a loro piace essere MORTI di SFIGA... daremo loro solo l'ennesima delle occasioni, ovvero quella di "non essere stati capiti nel loro momento di incredibile sofferenza"!

Che insensibile che è il mondo: CHE SFIGA!!!

Chi si piange addosso sta utilizzando molto male la propria energia vitale: è possibile che accada a tutti nella vita, quindi è qualcosa che va accettato negli altri... ma NON se è ciclico, reiterato costantemente o addirittura patologico.

Siano gli ATTI a manifestare CHI siamo, e chi intendiamo diventare: le chiacchiere stanno quasi a zero.

Non dirci se verrai o meno a lezione/seminar: tanto NOI saremo li... e se ci sarai anche tu lo VEDREMO con i nostri occhi!

Basta blaterare, basta promettere, basta buttare il cuore in avanti e le chiappe indietro...

... qui c'è bisogno di coerenza, e come diceva un famoso Shihan: "Fatti, non pugnette!".









lunedì 22 ottobre 2018

名札掛け Nafudakake, la firma di un Dojo

 Ci occupiamo quest'oggi di un oggetto molto tradizionale per un Dojo: [名札掛け] il nafudakake.

In giapponese, il termine significa "targhetta/etichetta sospesa" e si riferisce ad un gruppo di tavolette di legno appese ai muri della sala di allenamento riservata alle arti marziali e ad altre discipline tradizionali (ad es: [茶道,] il Chadō, ovvero la Cerimonia del Tè), con sopra scritti i nomi degli allievi/membri ed anche i loro ranghi.

Solitamente, ogni nome è scritto su una diversa placchetta di legno.

In un Dojo dove vengono mostrati i gradi, la targhetta di una persona è posta più in alto in base al rango d'appartenenza.

I nafudakake sono anche usati negli santuari shinto, per mostrare i nomi dei benefattori... qualcosa di simile alle targhette che compaiono sui banchi di alcune chiese cristiane.

Ad esempio, Morihei Ueshiba compare nel nafudakake del tempio di Kami Shirataki, che egli stesso ha contribuito a costruire... nei pressi del villaggio di Shirataki, in Hokkaido.

Non è che uno non possa praticare senza avere il nome appeso ad un muro, ma è bene entrare un po' di più nelle motivazioni della tradizione, per comprenderne meglio l'utilità.

Ogni disciplina giapponese, così come ogni movimento religioso/spirituale, richiede da sempre un ingaggio diretto e personale... qualcosa quindi che ciascuno è ingrato di fare SOLO in prima persona.

E di solito viene richiesto che questo ingaggio sia piuttosto completo, non una cosa tanto light!

Alle nostre latitudini verrebbe da pensare che al corso di Aikido ci andiamo quando ne abbiamo voglia, o abbiamo il tempo di farlo... ma altrove (e secoli addietro) ci si era resi conto che questa modalità (frequente oggi) risulta piuttosto limitativa... se si guardano ai risultati raggiungibili attraverso di essa.

Iscriversi in un Dojo era (ed è!) come essere accettati in un "clan" - una community diremmo forse oggi - che ha la sua etica e, di conseguenza, le sue regole di comportamento al suo interno.

Un Dojo (ma anche un santuario) è un luogo meritocratico - nel senso più positivo del termine -, ovvero maggiore è l'adesione e l'ingaggio alle attività, maggiori sono i riconoscimenti.

Conta poco essere i figli o le compagne del Sensei: tutti si è uguali dinnanzi alle responsabilità comuni, senza sconto alcuno... quindi ognuno partecipa in modo differente alla "vita sociale"... in funzione del ruolo che occupa.

I kohai saranno docili ai suggerimenti dei loro senpai... mentre questi ultimi avranno il compito di prendersi cura dei nuovi arrivati, etc, etc.

Nel nostro Dojo abbiamo da poco deciso di costruire il nostro nafudakake!

Esso non sarà qualcosa destinato ad interessare chiunque si affacci alla disciplina che pratichiamo, ma SOLO coloro che si sentono sufficientemente motivati ad entrare UFFICIALMENTE a far parte del Dojo: solo chi è disposto ad investire in modo diretto e personale sulle attività comuni... e che quindi ha il diritto di vedere il proprio nome svettare fra coloro che costituiscono il nucleo stesso del nostro gruppo.

Un Dojo è una macchina piuttosto complessa da far funzionare: NON è una palestra, quindi non c'è l'impresa di pulizie a provvedere a mantenere puliti i locali... sono gli allievi stessi a farlo.

Alla fine di ogni lezione, ciò richiede una decina di minuti riservati alle pulizie comunitarie, mentre si scherza allegramente con i propri compagni di corso... ma esistono lavori straordinari, che portano via molto più tempo.

Ad esempio, prima di un seminario importante, un Dojo di solito è tirato a lucido... e questo richiede turni di pulizia al di fuori delle normali ore di lezione, magari anche durante i momenti di riposo del week end.

Quindi una persona decide di alzare le chiappe dal proprio divano - nelle poche ore libere che possiede - e regalarne un paio ai suoi compagni di corso dell'Aikido, magari per pulire i servizi igienici o togliere le erbacce davanti all'uscio... e questi sia che nella vita faccia l'amministratore delegato di una società quotata in borsa, sia che faccia il giornalaio o il panettiere: voi come chiamate una cosa simile?


Noi la chiamiamo "impegno" e "dedizione", che suscitano un profondo rispetto e che meritano di essere resi visibili... soprattutto agli occhi di chi arriva, paga e si sente per questo sollevato da qualsiasi altra responsabilità!

Per queste ed altre ragioni, abbiamo creato il nostro nafudakake, ovviamente suddiviso in base ai diversi ranghi, come prevede la tradizione.

Ciascuno ha il compito di appendere la propria targhetta nominale, che gli verrà riconsegnata qualora il suo percorso nel Dojo dovesse - per qualsiasi ragione - terminare.

Appese quindi ci sono le tavolette di coloro che hanno scelto di "esserci veramente" e per tutto il gruppo esse rappresentano un esempio da imitare, così come per il singolo risultano essere una manifestazione piuttosto leggibile dell'impegno che si è scelto di assumersi (o meno, se la propria tavoletta non c'è!).

Viviamo in una società nella quale abbiamo spesso timore di fare il passo più lungo della gamba, e nella quale NON amiamo troppo assumerci pubblicamente responsabilità... che non sappiamo di poter poi onorare: solo che così facendo non si riesce a costruire un granché di stabile, lo comprendete bene.

Il nafudakake è per la tradizione giapponese un "reminder" di coloro che hanno scelto di non restare nell'ombra e di metterci invece sia il nome, che la faccia... perché hanno compreso che questo è un modo sicuro per crescere, sia a livello individuale, che collettivo.

Ringraziamo di cuore chi ha avuto il desiderio di affiggere il suo nome al nostro muro: sappiamo che gli dobbiamo molto... e se il nostro cammino è talvolta così piacevole, è anche molto merito suo!