lunedì 27 giugno 2022

Aikido ed il valore della disciplina

Cosa significa praticare una disciplina come l'Aikido?

Ma, prima ancora, cosa significa proprio praticare una disciplina?

Questo termine deriva da "discipulus", ovvero "discepolo" e di solito si affianca allo studio o all'insegnamento di una materia, che utilizza un complesso di norme. Non di rado si usa questo termine anche come sinonimo di severità e rigore.

Ma che cosa significa essere un "discepolo" e che cosa comporta, in pratica, percorrere un cammino esperienziale come l'Aikido?

Significa che nasce DENTRO ciascun praticante l'ESIGENZA di un'attività calendariata in modo consapevole e costante, che gli permetta di raggiungere i propri goal personali.

Le 2 parole scritte in maiuscolo sono una scelta grafica ben precisa:

- DENTRO è importante perché fino a quando una persona fa le cose per compiacere le aspettative di qualcun altro NON sarà in grado di praticare alcuna forma di disciplina: al massimo si potrebbe chiamare "appecoramento" a qualche forma di volontà altrui... poco importa chi questi sia;

- ESIGENZA è importante perché se non ci fosse un bisogno che muove, che sprona ad un cambiamento sarebbe del tutto inutile una via esperienziale che consenta di modificare la condizione nella quale uno si trova. Se si sta bene, si sta fermi li: ogni forma di cambiamento/evoluzione risulterebbe infatti più un incomodo che altro.

Quindi uno diventa "discepolo" perché crede che questa sia la condizione più adatta a sé: si tratta di una SCELTA LIBERA, e ciò va ricordato poiché questa condizione richiederà di trovare una figura esterna - generalmente  chiamata "Maestro" - che supporti questo discepolo e lo guidi nel suo percorso... e siccome esso potrebbe non rivelarsi solo in discesa, ma incontrare parecchi ostacoli e prove da superare, poi uno non deve prendersela con il Maestro che te le specchia, ma con se stessi, ovvero con chi ha deciso liberamente di calcare il camino.

Il Maestro è anche CONTEMPORANEAMENTE un discepolo, quindi NON tocca a lui togliere le castagne dal fuoco a qualcun altro (lui ha il suo bel da fare nel togliersi le proprie!), ma ha il compito di rammentargli la decisione di compiere un percorso esperienziale che consenta all'allievo/discepolo di arrivare ai propri traguardi, o quanto meno a togliersi dalle posizioni e dinamiche personali che egli non desidera ulteriormente mantenere.

In questo senso, il Maestro non è altro che un facilitatore ed un garante del percorso altrui, poiché ne protegge il senso profondo, specie quando il discepolo incontra le inevitabili difficoltà che lo faranno vacillare e potrebbero dissuaderlo dal proseguire nel proprio cammino.

Le difficoltà, in questo senso, sono dei setacci, dei filtri... destinate a separare chi desidera procedere fino in fondo, da chi lo desiderava solo a livello "romantico".

Avendo il Sensei incontrato molte delle difficoltà che di solito incontrano poi anche i suoi studenti, non fa altro che indicare come EGLI sia riuscito a suo tempo a superarle, così da fornire motivazione e tutoring... ma la disciplina non la fa lui, non la decide lui per nessun altro che per se stesso.

La disciplina è quindi un qualcosa di molto PERSONALE, dal quale deve essere possibile recedere in ogni momento, altrimenti viene meno la scelta libera e consapevole di sottoporvici.

Il fatto che essa sia comunemente descritta da regole, anche piuttosto severe, di condotta NON deve indurre al grossolano errore che la disciplina sia qualcosa di statico ed oggettivo: sono le persone a volere (forse) diventare "discepoli" per le ragioni dette poc'anzi, quindi a creare e percorrere la DISCIPLINA, e NON il contrario. Niente "discepoli", niente "disciplina".

E qui tocchiamo un tasto molto delicato, se non dolente, per molti praticanti di Aikido...

Ci si lamenta molto che oggi non ci sarebbero più molti Aikidoka, che le giovani generazioni si dirigono altrove, che i Dojo appassiscono e quindi muoiono... e tutte ste menate simili.

Ma riflettiamo insieme su quanto esposto poco più in su sul "DENTRO" e sulla "ESIGENZA": la gente sembra non essere così interessata a guardarsi dentro - generally speaking, s'intende - e di conseguenza conosce sempre meno le proprie propensioni ed i propri bisogni.

Come potrebbe intraprendere una disciplina una persona che non sa neppure di averne l'esigenza di farlo?

Andrà a fare altro, ma non perché le discipline tradizionali giapponesi abbiamo perso valore o non siano "di moda", quanto semplicemente perché sono uno strumento che diventa meno frequente utilizzare.

In un mondo distopico in cui regnasse quasi solo lo street food, sembrerebbe che forchetta e coltello perdano di valore , ma questo non significa che le posate non continuino ad essere molto utili per mangiare... non è vero?

La "distrazione di massa", molto più pericolosa della distruzione di massa delle eventuali bombe atomiche russe, rende la società infantile e costantemente impegnata in attività che non facciano poi così tanto la differenza: quindi prima il COVID, poi le mascherine ed i vaccini, poi l'ucraina, poi il clima, poi l'aborto... c'è sempre qualcosa di nuovo di cui parlare al scuola o al bar con gli amici. Ci avevate fatto caso?

Lo si fa mentre si sta fermi nel proprio brodo, di solito.

Discepolo ci diventa chi ha SCELTO di uscire dal proprio brodo, chi non è più contento di sguazzarci dentro, per quanto noto, divertente e forse comodo... quindi ovvio che preferirà ALTRE occupazioni, quelle più trasformative ed evolutive: ecco che si metterà in cerca di un Maestro e di una disciplina in grado di fargli raggiungere quello che è importante per la propria coscienza.

Ha scoperto le proprie NECESSITÀ più profonde, ma se non lo avesse fatto non si sarebbe andato alla ricerca di alcun corso di Aikido o similari.

Abbiamo una marea di persone che ha perso il contatto più autentico con se stesso, non con le discipline marziali giapponesi... altroché!

La buona nuova è che l'anima ha un'esigenza innata ad esplorare e comprendere se stessa e quindi - per quanto si faccia per trasformare la collettività in un gregge ubbidiente e non pensate - ci sarà sempre più di qualcuno destinato a guardarsi dentro (per volontà o per "caso") e scoprire che ciò che ha percepito non gli piace o che desidera percepire nuove cose... e che quindi inizierà SPONTANEAMENTE a cercare una disciplina, poiché questa sarà la forchetta ed il coltello che gli permetteranno di digerire meglio ciò che mangerà... pure in un eventuale mondo distopico dominato quasi solo dallo street food.

Allora uno andrà a lezione NON per far piacere al Maestro o ai propri compagni di pratica, ma per SE STESSO, perché avrà chiaro che è lui/lei a perdere un'occasione se non lo facesse. PUNTO.

"Eh, ma questa sera è il compleanno di mia suocera... pensa come ci rimarrebbe male mia moglie se lo saltassi"

Ad un certo punto della disciplina si capisce bene che invece non ci sono caxxi che tangano, MAI: "la festeggio ieri o domani e vado al Dojo all'appuntamento che ho con me stesso, perché non ci può andare nessuno al posto mio".

Perché fare contenti gli altri è importante e può essere anche giusto e piacevole... ma fare quello che si sa essere importante per se stessi è ESSENZIALE... e se il mondo esterno non capisce, sono una camminata di fatti suoi.

E di solito - guarda caso - "il mondo che non capisce" è quello che passa le giornate al lavoro, a scuola o al bar a scannarsi su COVID, mascherine ed i vaccini, l'ucraina, il clima o l'aborto... Quindi, di cosa stiamo parlando?!

Un ultima considerazione, più rivolta agli Insegnanti: nel mio Dojo ci sono numerosi allievi che per me stanno prendendo più di una importante cantonata sulla disciplina che hanno deciso di seguire. Non tutti ovviamente, ma diciamo che l'80% è come se si fosse iscritto ad un rally e volesse gareggiare in triciclo.

Si comportano in modo egoico, egoista, scambiano il piacere con il dovere e viceversa, si ingaggiano solo quando pare a loro, hanno già deciso di NON mettere in discussione alcune aree di loro stessi (di solito ovviamente quelle fragili e problematiche, altrimenti non ci sarebbe alcuna esigenza di non metterle in discussione)... insieme a molte altre "storture" che io fossi in loro eviterei molto volentieri.

Già, ma io NON sono in loro!

Essi invece stanno - A MODO PROPRIO - percorrendo la disciplina nel modo che ritengono migliore e questo è già molto in un mondo "distopico dello street food", anche se vedo chiaramente le loro devianze: non è un superpotere, solo esperienza pregressa... visto che numerose di quelle devianze le avevo pure io un tempo!

Sono il loro mentore, è vero, ma non ho alcun diritto di insegnare loro come vivere ciò che fanno: devo lasciarli "sbagliare", perché se non nasce dentro di loro il dubbio di stare facendo una minkyata, ogni rimando teso a farglielo notare sarebbe sicuramente frainteso o resterebbe incompreso.

Per questa ragione chi percorre una disciplina ha una naturale pazienza con coloro che la percorrono accanto a lui: è la stessa pazienza che devo avere con me stesso per tutti gli aspetti in cui attualmente io stesso sto ancora facendo qualche sonora cavolata, ignorando bellamente che tutto ciò stia accadendo.

Ciascuno di noi ha aree di sé che non è stato ancora semplice o possibile esplorare, questa è una realtà che va compresa ed accettata.

Se un giorno verranno e chiederanno cosa ne penso su come stiano facendo il loro percorso, sarò li per rispondere al meglio delle mia possibilità... ma non posso fare nulla prima di allora. D'altronde sto sul tatami per cambiare me, non loro.

La disciplina è un mix di paziente accettazione e di determinazione attiva: il difficile è calibrare, volta per volta, l'integrazione di questi due aspetti solo apparentemente antinomici, in realtà del tutto complementari.

Le discipline NON cesseranno di esistere, almeno fino a che esisteranno degli uomini che hanno l'esigenza interna di esplorare e migliorare loro stessi, quindi nemmeno l'Aikido scomparirà: sono disposto scommettere firmando un assegno in bianco a chi afferma il contrario.

Dobbiamo solo recuperare la dimensione PERSONALE di tutto ciò, quella cioè che non centra un tubo con la moda, né è legata a nulla che centri con chi o cosa abbiamo intorno.

Se ho deciso di rendere l'Aikido centrale nella mia vita, l'ho fatto solo per me... non per i miei allievi o per altro.

Se domattina vado al Dojo alle 7:00 lo faccio per me, sia che ci trovi 20 persone, sia che non ci sia nessuno.

Ad un certo punto questa diventa un'esigenza così intima che si inizia a guardare veramente straniti chi fa di tutto per occupare il proprio tempo con le esigenze del mondo... pur di non avvertire le proprie e più autentiche!

E cosa c'è di strano: in fondo questi guardano straniti chi fa come me; siamo per forza strani tutti agli occhi di qualcun altro... la differenza la fa forse la consapevolezza che c'è negli occhi di chi osserva il prossimo, che più è consistente, meno tende a giudicare per ciò che trova grottesco negli altri.


Marco Rubatto




lunedì 20 giugno 2022

Buodopass ed Aikidocard, i documenti di chi?

Quando ci iscriviamo ad un corso di Aikido, presto o tardi ci verrà detto che dobbiamo munirci di un documento personale di riconoscimento che le varie realtà chiamano in modo differente: Aikidocard, Budopass, Licenza Federale...

...poco importa: si tratta di un libretto sul quale scrivere alcuni passaggi particolarmente importanti della nostra pratica, come stage e passaggi di grado.

Ogni organizzazione ed Ente ne fa a sua immagine e somiglianza, ma i campi da compilare sono più o meno simili: c'è lo spazio per scrivere i propri dati personali e le pagine riservate a documentare quelle pratiche che costruiranno il curriculum personale di ciascuno praticante (gradi ottenuti, stage frequentati, in buona sostanza).

All'inizio forse sfugge la necessità di possedere e compilare un simile documento, ma con il tempo risulta particolarmente importante lasciare traccia della nostra storia sul tatami, non fosse altro per riuscire a ripercorrerla con la memoria grazie proprio anche alle tracce lasciate sull'Aikidocard.

Dicevamo... ogni organizzazione di solito crea il proprio libretto da distribuire ai suoi aderenti/iscritti, se segue che esiste un Aikidocard FIJLKAM, uno dell'Aikikai (so Honbu Dojo), uno dell'Aikikai d'Italia, uno del Progetto Aiki, uno dello CSEN, uno dell'AIADA... e così via per tutti i luoghi nei quali è possibile fare Aikido nel nostro Paese.

Ogni organizzazione stabilisce anche le regole con le quali utilizzare questo documento: per esempio la Federazione ha una Licenza Federale che scade ogni 8 anni, deve essere mantenuta aggiornata apponendo ogni anno un bollino scaricabile dal portale della Società Federale di appartenenza e deve riportare i dati di quest'ultima all'interno (il che vuol dire che è tracciata una stretta connessione fra praticante e Dojo presso il quale è iscritto).

Ci sono Enti che richiedono agli iscritti di far vidimare i gradi e gli eventi riportati sull'Aikidocard SOLO da docenti autorizzati a farlo (ad esempio "Commissioni d'esame", oppure Docenti formatori specifici); talvolta viene richiesto di riportare sul libretto un tot di eventi formativi specifici PRIMA Di essere ammessi a sostenere esami di graduazione, etc.

Fino a qui tutto bene, evviva l'eterogeneità degli approcci!

Tuttavia un praticante di lunga data di solito difficilmente potrà esimersi dal cambiare Dojo, cambiare Docente, cambiare Ente di appartenenza o - più semplicemente - andare a praticare ad eventi organizzati da Enti terzi rispetto al suo.

In questo caso, il suo Aikidocard potrebbe essere firmato da Docenti NON autorizzati dal suo Ente di provenienza... o addirittura potrebbe essere rifiutato dall'Ente ospitante (è accaduto più e più volte!).

Questo libretto diventa perciò più un segno distintivo di appartenenza, rispetto ad un semplice database personale di esperienze vissute... e il praticante, che dovrebbe a detta di tutti essere al centro dell'esperienza, risulta più una sorta di bandierina di questa Associazione, Federazione o Ente di Promozione.

L'Italia viene divisa come il RisiKo!, con i carri armati di ciascuna fazione che cercano di annettere territori adiacenti e si augurano di risultare numericamente vincenti rispetto a quelli di colore differente dal proprio.

Nulla di nuovo sotto il sole dell'umanità... i praticanti però non risultano più al centro, ma diventano la manovalanza di questa o quella compagine specifica di Maestri, e delle relative politiche espansionistiche di questi ultimi.

E soprattutto l'Aikidocard cessa in parte di fare la funzione per la quale è stata creata, ovvero semplicemente REGISTRARE le esperienze di ogni praticante.

Per questa ragione, ormai una decina di anni fa, abbiamo messo a disposizione nella sezione "DOWNLOAD" del Blog un Aikidocard che non riporta alcuna sigla specifica, così che ciascuno lo possa usare semplicemente per la ragione per la quale esso è nato.

Qualcosa che sia "VOSTRO", nel quale segnare cosa è importante per voi, scritto in 3 lingue (italiano, inglese, giapponese), così da poter essere utilizzato all'estero, in stage internazionali e addirittura consegnato in mano di docenti a mandorla.

Nessun Ente che si possa rifiutare di vidimare eventi su un libretto privato, che rimane a voi indipendentemente dal percorso lineare o burrascoso che può avere la vostra pratica ed i relativi cambiamenti che in essa sono avvenuti o avverranno.

Al momento circa 200 Aikidoka lo stanno utilizzando, oltre a quelli del nostro Dojo... ovvero una piccola, ma interessante porzione di persone che - per ragioni varie - ha ritenuto importante rimpossessarsi del proprio vissuto, che forse ritenevano non semplice esibendo solo tesserini di Enti.

Ho voluto rispolverare un qualcosa di avviato molto tempo fa per fare il punto della situazione rispetto ad allora.
Girando l'Italia in generale sto vedendo molta più libertà di un tempo da parte dei praticanti di andare dove pare loro e quando pare a loro... e questa cosa mi sembra ovviamente molto positiva!

Esiste ancora qualche forma di tirannia latente da parte dei vari Enti e Maestri, ma solo nei confronti di chi teme di scoprire quanto sia nato libero e nessuno sia in grado di togliergli questa libertà: d'altronde ci sarà sempre chi pensa ancora di avere bisogno di un guinzaglio, del quale solitamente si lagna, ma che gli da anche un certo senso di sicurezza.

Secondo me, l'importante è che il movimento Aikidoistico nel suo complesso diventi sempre più consapevole di se stesso ed animi di questa consapevolezza il luogo in cui si trova: uno dei segni di questo è la capacità di interfacciarsi con ciò che è considerato "fuori" dai propri confini, ragione per la quale l'Aikidocard dovrebbe diventare sempre più specchio dell'individuo che lo esibisce, anziché un passaporto timbrato dallo "Stato" che lo ha emesso.


Marco Rubatto

lunedì 13 giugno 2022

Mappe sulla nomenclatura tecnica dell'Aikido - parte 4

Con questo quarto appuntamento, concludiamo l'excursus sulla nomenclatura tecnica dell'Aikido: quest'oggi ci occuperemo bastone e di tutte le pratiche codificate ad esso correlabili nell'Aiki jo.

Il costrutto del Post seguirà in grandissima parte quello della mappa sull'Aiki ken (che potete ritrovare QUI), poiché sono veramente ragguardevoli le analogie con quest'ultimo... anche se il numero di esercizi codificati nel caso odierno tende ad essere nettamente più alto.

Il jo è un'arma molto più versatile che il bokken, quindi anche il numero di forme che genera si moltiplicano rispetto ad un fendente o un affondo.


STEP 1

Sono anche in questo caso previsti una serie di esercizi di base, chiamati 
SUBURI: nel caso dell'Aikido essi sono 20, sono suddivisi in gruppi omogenei fra loro per finalità, ed i loro nomi descrivono la tipologie di movimento che li caratterizza:

A) [ 突き五 本TSUKI GO HON: serie di 5 affondi o colpi di punta (già approfonditi QUI)

1 - [直突き] choku tsuki: colpo di punta diretto;

2 - [返し突き] kaeshi tsuki: colpo di punta rovescio;

3 - [後ろ突きushiro tsuki: colpo di punta all'indietro;

4 - [突き下段返しtsuki gedan gaeshi: colpo di punta e risposta bassa;

5 - [突き上段返し打ちtsuki jodan gaeshi uchi: colpo di punta e risposta alta con fendente.


B) [打ちこみ五本UCHIKOMI GO HON: serie di 5 fendenti (già approfonditi QUI)

6 - [正面打ち込みshomen uchikomi: fendente frontale;

7 - [連続打ち込みrenzoku uchikomi: fendenti concatenati;

8 - [面打ち下段返しmenuchi gedan gaeshi: fendente e risposta bassa;

9 - [面打ち後ろ突きmenuchi ushiro tsuki: fendente e colpo di punta all'indietro;

10 - [逆横面後ろ突きgyaku yokomen ushiro tsuki: fendente opposto e colpo di punta all'indietro.


C) [片手三本] KATATE SAN BON: serie di 3 risposte che si eseguono con una mano sola (già approfonditi QUI)

11 - [片手下段返しkatate gedan gaeshi: risposta dal basso con una mano;

12 - [片手遠い間打ちkatate tomauchi: fendente lontano con una mano;

13 - [片手八の字返しkatate hachi no ji gaeshi: risposta a forma di "8" con una mano.


D) [ はっそ返し五本 HASSO GAESHI GO HON: serie di 5 parate "hasso" con risposta (già approfonditi QUI)

14 - [八相返打ちhasso gaeshi uchi: parato "hasso" e fendente frontale;

15 - [八相返直突きhasso gaeshi tsuki: parato "hasso" colpo di punta;

16 - [八相返後ろ突きhasso ushiro tsuki: parato "hasso" e colpo di punta all'indietro;

17 - [八相返後ろ打ちhasso ushiro uchi: parato "hasso" e fendente all'indietro;

18 - [八相返後ろ払い] hasso ushiro barai: parato "hasso" e spazzata all'indietro.


E) [流れ返し二本NAGARE GAESHI NI HON: serie di 2 risposte fluide (già approfonditi QUI)

19 - [左流れ返し打ちhidari nagare gaeshi uchi: risposta fluida a sinistra con un fendente;

20 - [右流れ返し突きmigi nagare gaeshi tsuki: risposta fluida a destra con un colpo di punta.


Noterete subito un brusco aumento di cose da sapere rispetto allo step analogo dell'Aiki ken (nel quale gli esercizi erano solo 7 e si prendevano nome dal loro numero, 1º, 2º, 3º... etc); questa è la ragione per la quale nel mio Dojo ho deciso di mettere sin dal programma gokyu la conoscenza (seppur anche solo approssimativa) di TUTTI questi esercizi di base... così o il principiante è disposto ad imparare qualcosa un po' fuori dalla sua zona di comfort (in termini almeno di nomenclatura) o evitiamo almeno di perdere tempo in 2 nei mesi che seguiranno (perché se ne andrà)!

STEP 2

ATTENZIONE, perché questo step NON c'era nella mappa sulla nomenclatura dell'Aiki ken!

Parliamo di jo kata, ovvero di alcune sequenze preordinate di movimenti, un insieme di suburi connessi fra loro dovremmo dire.

I kata che si praticano quest'oggi in Aikido sono moltissimi, frutto del lavoro di molti rinomati Sensei, ma se volgiamo studiare le radici tradizionali dell'Aiki jo, siamo felici che le sequenze da studiare siano "solo" TRE.

Ci riferiamo a...

- [六の杖 型] roku no jo kata: sequenza di 6 movimenti di jo; è un kata circolare, che finisce nella stessa posizione nella quale è iniziato;

- [三十一の杖型 ] sanjuichi no jo kata: sequenza di 31 movimenti di jo; è la sequenza preordinata di movimenti più lunga che ci sia in Aikido e che contiene al suo interno anche roku no jo kata (nello specifico dal movimento 13 al movimento 18);

- [十三の杖型] jusan no jo kata: sequenza di 13 movimenti di jo; è una sequenza preordinata che sappiamo essere stata lasciata incompiuta dal Fondatore, che l'ha resta stabilmente praticabile fino al 13º movimento... ma che non terminava in realtà con esso.


Queste TRE sequenze codificate sono le SOLE "Kaiso jikiden", ovvero trasmesse direttamente da O' Sensei (a Morihiro Saito Sensei), insieme ai 20 suburi di jo ed altri elementi di Aiki ken. Tutto il resto è stato derivato da ciò o inventato di sana pianta da qualcun altro e non è lecito farlo risalire ad un lavoro direttamente svolto dal Fondatore.

Fa eccezione a quanto appena affermato un kata "dimenticato" di 18 movimenti ed altre pratiche di ken tai jo, che per qualche ragione erano effettivamente qualcosa sulle quali Morihei Ueshiba lavorò parecchio, ma che poi sono state tralasciate o sono state modificate nel tempo.

Sarebbe forse bene iniziare quindi lo studio del jo da queste forme arcinote, come solitamente nel taijutsu si inizia da ikkyo PRIMA di fare san nin dori!

Mi hanno sempre fatto impazzire quelli che si danno al Jodo o allo studio di 150 Koryū, ma poi non conoscono l'ALFABETO della disciplina che praticano (e spero non insegnino a terzi): tutta gente che disserta sulla varietà degli ingredienti da mettere su una pizza, mentre sa poco o nulla del suo impasto... ma questa è un opinione personale, s'intenda!


STEP 3

Il passo successivo, come nell'Aiki ken, è quello di mettersi dinnanzi ad un altro compagno, anch'esso armato di jo, a praticare una prima forma di esercizi di coppia che prendono il nome di JO AWASE.

Una cosa curiosa è che in Italia viene didatticamente considerato che gli esercizi basilari di questo genere siano 7:

1 - [杖合わせ一] jo awase ichi: armonizzazione di jo 1 (attacco a livello "chudan", medio);

2 - [杖合わせ二]  jo awase ni: armonizzazione di jo 2 (attacco a livello "chudan", medio);

3 - [杖合わせ三] jo awase san: armonizzazione di jo 3 (attacco a livello "jodan", alto);

4 - [杖合わせ四] jo awase yon: armonizzazione di jo 4 (attacco a livello "jodan", alto);

5 - [杖合わせ五] jo awase go: armonizzazione di jo 5 (attacco a livello "gedan", basso);

6 - [杖合わせ六] jo awase roku: armonizzazione di jo 6 (attacco a livello "gedan", basso);

7 - [杖合わせ七] jo awase shici: armonizzazione di jo 7 (attacco a livello "gedan", basso).

Questa nomenclatura didattica è stata introdotta ed utilizzata dal Maestro Paolo Corallini e dal Maestro Giorgio Oscari, che sono stati allievi diretti per lunga data di Morihiro Saito Sensei. Tuttavia, se si chiede ad un po' di Senpai che hanno vissuto in Iwama per diversi anni, essi affermano TUTTI che non vi era alcuna nomenclatura specifica per gli awase di jo, così come invece accade per la controparte dell'Aiki ken.

Sembra infatti che si praticasserro tantissime armonizzazioni differenti, fra le quali c'erano sicuramente anche quelle giunte a noi e citate in precedenza, ma nessuno si riferiva ad esse come la 1º, la 4º... o la 6º: si praticava jo awase e basta.

Va a sapere quindi quale missing in translation sia accaduto o quale ragione didattica abbia preso il sopravvento... ma sta di fatto che - questi od altri - i jo awase vanno studiati!

Le armonizzazioni di jo servono infatti ad apprendere in modo intuitivo il timing di chi ci colpisce e questi esercizi servono proprio ad imparare a procedere alla sua stessa velocità, azzerando in qualche modo la differenza che passa fra azione di uchijo (chi attacca con il bastone) e quella di ukejo (chi riceve con il bastone).

Come già detto a suo tempo quindi, tutti coloro che si esprimono in termini di azione e reazione sono palesemente nell'archeologia del Budo giapponese rispetto a quanto avviene in Aikido!

In questo lavoro di armonizzazione NON è importante vincere o perdere alcunché, quanto andare INSIEME al compagno che ci attacca, nulla più e nulla meno... ma per imparare a farlo ci mettiamo qualche decina di anni, di solito.

É possibile praticare un esercizio di armonizzazione anche utilizzando jusan no jo kata, e scomponendolo in sotte sequenze formate da 3 o 4 movimenti concatenati... ma il concetto di armonizzazione contemporanea al partner rimane invariato anche quando l'esercizio si complica parecchio a livello tecnico.


STEP 4

Il quarto passo della pratica con le armi è costituito dai KUMI JO, cioè veri e propri combattimenti preordinati di bastone, nei quali le intenzioni di uchijo e di ukejo sovente si vengono a scambiare, invertendosi in modo repentino... quasi a rappresentare cambi di strategie e quindi di intenzione grazie ai quali si cerca di acquisire una qualche forma di vantaggio rispetto ad un avversario che ha già imparato come muoversi con lo stesso timing di chi agisce.

kumi jo sono perciò in qualche modo una "rottura" codificata di quel ritmo che abbiamo imparato a cogliere nella pratica dei jo awase. Essi sottintendono una sorta di dialogo marziale fra uchijo ed ukejo, inedito sino a questo livello di allenamento. Questi esercizi tradizionalmente sono 10:

1 - [一の杖] ichi no jo: combattimento 1;

2 - [二の杖] ni no jo: combattimento 2;

3 - [三の杖] san no jo: combattimento 3;

4 - [四の杖] yon no jo: combattimento 4;

5 - [五の杖] go no jo: combattimento 5;

6 - [六の杖] roku no jo: combattimento 6; il partner viene proiettato (ATTENZIONE si chiama come il kata, ma è qualcosa di differente);

7 - [七の杖] shici no jo: combattimento 7; il partner viene proiettato;

8 - [八の杖] haci no jo: combattimento 8; il partner viene proiettato;

9 - [九の杖] kyū no jo: combattimento 9; il partner viene proiettato;

10 - [十の杖] jū no jo: combattimento 10; il partner viene proiettato.

Da questa descrizione NON emergono le caratteristiche dei singoli esercizi, TRANNE che i primi 5 sono basati su jo no riai, mentre gli ultimi 5 su taijutsu no riai, visto che il partner viene proiettato al suolo con la sua arma.

Sia 31 no jo kata, che 13 no jo kata possono poi essere studiati come kumi jo, materializzando l'avversario (o gli avversari) ombra contro il quale (i quali) appunto si combatte nei kata.
Diciamo che di solito uno ci mette una decina di anni abbondanti a prendere confidenza con parte di ciò che è stato menzionato sino a qui... sempre alla faccia di chi fa anche un po' di bastone tailandese o di Eskrima filippino perché in Aikido crede non ci sia un programma di armi di tutto rispetto!

Ma approfondiremo tutto molto nel dettaglio in occasioni seguenti...


STEP 5

Quinto passo: si passa a fare molteplici varianti più o meno codificate degli esercizi precedenti, riferendosi a quanta pratica come HENKA NO JO, ossia "il jo delle variazioni": qui si spalanca un mondo veramente vasto di esercizi possibili... ma la cosa che li accomuna tutti è lo studio dei luoghi e dei tempi nei quali una variazione è possibile, a differenza di quelli nei quali essa non può venire anche se lo volessimo.

Si tratta di capire se, quando e come è possibile creare una sorta di "finale alternativo" degli esercizi codificati illustrati in precedenza: ovvio che prima risulta importante conoscere bene il canovaccio delle parti di entrambi, prima di riuscire ad improvvisare qualcosa di opportuno.

Aggiungo in ultimo che queste variazioni possono essere fatte sia rimanendo nell'ambito dell'Aiki jo (jo no riai), sia sconfinare nel taijutsu (tai no riai), ad esempio eseguendo jo dori (presa del bastone) e nage (proiezione).


STEP 6

Sulla carta ora potrebbe essere possibile esprimersi liberamente nel Aiki jo jiyu waza
, ovvero una condizione nella quale uchijo attacca come vuole e chi riceve fa altrettanto, sentendosi libero di riattaccare in modo istintuale... sino al termine del duello, ovvero quando uno dei due praticanti neutralizza l'attacco del partner e ne prende il controllo.

Dico "sulla carta" perché a livello tradizionale NON si è investito su alcuna "didattica della libertà", in quanto il livello di pericolosità di questo tipo di pratica libera sarebbe molto elevato (senza avere adeguate protezioni, come avviene nel Kendo, ad esempio): ogni colpo è pensato per ferire se non addirittura per uccidere, quindi capite bene che diventa fondamentale per entrambi i praticanti percepire chiaramente quando è ora di fermarsi.

Come già detto nello scorso Post sull'argomento, l'Aikido però sta facendo passi da gigante e negli ultimi 15 anni si sta elaborando una didattica interessante che permetta di esprimere via via la propria libertà con alcune regole chiare che non mettano a repentaglio l'incolumità psicofisica del proprio partner. É qualcosa di nuovo ed interessante, che però esce dal campo tradizionale dell'Aiki jo che volevamo schematizzare quest'oggi; ecco però uno dei lampanti casi nei quali ritengo sia molto importante occuparsi di evoluzione della disciplina, oltre che conoscere approfonditamente la sua tradizione!

Fino a qui, il processo di studio:

(1) SUBURI --> (2) KATA --> (3) AWASE --> (4) KUMI --> (5) HENKA --> (6) JIYU

è chiaro e risulta esattamente LO STESSO dell'Aiki ken, fatto salvo che per quest'ultimo non sono previsti kata di spada. Ma nel jo la mole di lavoro è doppia se non tripla di quella precedente.

Nella mia esperienza, questo processo di studio NON risulta veramente così lineare, poiché l'approfondimento di ciascuno degli STEP ha un'impatto considerevole sui altri restanti... quindi NON aspettiamoci di essere perfetti in (1) per poter approcciare (2)... e così via

Si fa da subito - come si riesce - un po' tutto... quindi si va pian piano a convergenza nelle varie categorie, che risultano sempre più intimamente sensate e legate fra loro.

Esistono ancora un paio di pratiche importanti di bastone che è complicato incasellare in modo così univoco come è stato fatto sino ad ora: vediamole brevemente.

[杖の理合] JO NO RIAI


Si tratta di armonizzarsi ad attacchi ricevuti contemporaneamente da più partner
, solitamente 2 e posti a 180º fra loro, uno quindi di fronte ad ukejo e l'altro esattamente alle sue spalle: sono awase nei quali chi riceve l'attacco impara a controllare il centro di entrambi gli attaccanti in rapidissima successione, così che nel tempo in cui essi attaccano, sia possibile controllarli entrambi.

Gli esercizi principali sono svariati e prendono spesso spunto dalla materializzazione degli avversari ombra di tutti qui suburi che colpiscono prima di fronte e poi all'indietro (ad esempio menuchi ushiro tsuki, gyakuyokomen ushiro tsuki o migi nagare gaeshi tsuki)
.

[剣対杖] KEN TAI JO oppure [剣体杖] KEN TAI JO NO RIAI

Sono esercizi nei quali si impara ad armonizzare un'arma di legno, come il jo, con i fendenti di una lama viva di spada. Di per sé ken tai jo non appartiene né al solo Aiki ken, né al solo Aiki jo... visto che li comprende e forse anche sublima entrambi.
Avevamo già affrontato questo argomento nella mappa dell'Aiki ken, quindi non lo ripeteremo nuovamente.

Con un ultima considerazione desidero chiudere questa lunga maratona sulla nomenclatura tecnica dell'Aikido: abbiamo visto nei precedenti Post sull'argomento che in ogni categoria abbiamo un certo numero di nomenclature tecniche da ricordare:

- nel taijutsu, circa 60 termini (parte 1 e parte 2);

- nell'Aiki ken, circa 20 termini (parte 3);

- nell'Aiki jo, circa 40 termini (parte di quest'oggi);

ciò significa che con circa 120 termini giapponesi specifici siamo in grado di descrivere in modo abbastanza esaustivo tutto l'Aikido tecnico... SUGOI! (凄い, "fantastico", "stupefacente"... 121!)

Credo sia veramente importante che gli Insegnanti, di ogni ordine e grado, imparino benissimo questo alfabeto, poiché questo consente loro di comunicare con gli altri loro pari in ogni ambito, didattica e Scuola che si incontra sul territorio.

Qui non è questione di appartenenza ad un Ente specifico, ma di poter "parlare" si Aikido con i propri allievi e con chi si occupa di altri allievi in altri contesti.
Imparare i termini in GIAPPONESE ci consente anche di comunicare in modo internazionale, poiché c'è un sacco di gente nel mondo che utilizza questa nomenclatura come lingua di interscambio di informazioni... quindi risulta un enorme valore aggiunto, che ha risvolti pratici e concreti, oltre che culturali e storici.

La nomenclatura sarà anche FONDAMENTALE per un enorme progetto che vi presenteremo alla ripresa delle attività a settembre, quindi vi incoraggio ad approfondirla con cura.
Buon studio!


Marco Rubatto

lunedì 6 giugno 2022

Cintura nera, Istruttore o Maestro di Aikido?


Secondo lo SNaQ (Sistema Nazionale per le Qualifiche), il quadro di riferimento per la formazione delle figure tecniche sportive, attualmente un Docente di Aikido può essere un Allenatore, un Istruttore o un Maestro.

Ufficialmente si passa da una qualifica all'altra tramite la frequentazione di alcuni corsi, l'iscrizione ad alcuni bandi e il superamento di esami specifici: gli Enti che aderiscono allo SNaQ dovrebbero avere tutti un iter formativo sulla carta equipollente (il condizionale vi assicuro che è d'obbligo in questo caso!).

Ma cosa distingue nel concreto queste 3 figure, a ciascuna delle quali è consentito gestire in autonomia la docenza di un gruppo di neofiti nella disciplina?

Qui le cose si fanno sostanziali.

Nella narrativa popolare, quando diventi CINTURA NERA di qualcosa, allora sei un MAESTRO di quella roba li: nulla di più distante dalla realtà!

Quando diventi cintura nera, inizi ufficialmente lo studio della disciplina (prima ti stavi chiedendo se lo vuoi fare sul serio oppure no) e potresti continuare a studiare per tutta la vita senza avere responsabilità sull'apprendimento di terzi (anche se ce l'hai comunque, perché sarai sempre un agevolazione o un ostacolo per i tuoi compagni di corso).

Nell'onerosa decisione di volerti assumere la responsabilità DIRETTA della formazione altrui, devi quindi decidere a che livello intendi porre in essere questa scelta.

L'ALLENATORE è l'entry level dell'insegnamento e - di base - riguarda quella figura di solito parecchio amatoriale che intende dedicare un paio di sere a settimana a vestirsi da giapponese ed insegnare a neofiti assoluti come si fa "la capriola in avanti", "le tecniche per diventare cintura gialla", "le leve articolari", etc.

Non è poco, ma è di certo a cosa ambisce nella media una persona appassionata all'Aikido e che desidera dare il suo contributo attivo alla diffusione della disciplina. Ogni Allenatore ha sopra di sé un Istruttore, o meglio, un Maestro che ne continua a sorvegliare la crescita e che è capace di togliergli le castagne dal fuoco nel caso in cui si vada a cacciare in grane troppo complicate da risolvere da solo.

L'ISTRUTTORE, come minimo un 3º dan, quindi un praticante da minimo una 15-ina di anni, è quello che può a mio parere ambire il 98% di chi ha responsabilità di docenza verso terzi. Dovrebbe trovarsi a suo agio con tutto ciò che non comporta una completa professionalizzazione di questo ruolo, ovvero appunto con il 98% del luoghi nei quali si pratica Aikido.

Come dice il nome, di solito l'Istruttore da ISTRUZIONI sul da farsi, non è detto che abbia sempre chiaro il motivo che sottostà a ciò che gli viene chiesto di trasmettere, ma deve come minimo mostrare competenza nel saperlo fare.

Sarebbe importante che in questo ruolo si iniziassero ad avere esperienze di docenza sia nei confronti degli adulti (in primo luogo) e quindi dei più giovani (bambini e ragazzi) in un secondo tempo.

La categoria dei più giovani è più delicata e complessa di quella degli adulti, quindi è bene partire da questi ultimi (nel mondo dell'Aikido si è fatto per decenni l'esatto opposto, giusto per riflettere su quanta consapevolezza possedevano le generazioni di praticanti precedenti alla nostra!).

Da Istruttore è possibile cooperare attivamente per la diffusione della disciplina all'interno del proprio territorio, organizzando eventi (condivisi o meno con altre realtà simili), farsi carico di sostenere e supportare programmi di scambio con altri Istruttori, nell'interesse comune di continuare a formarsi anche mentre si è responsabili della formazione di soggetti terzi.

PROPRIO perché si è responsabili della formazione di soggetti terzi che è necessario continuare a formarsi SEMPRE.

In fine diciamo che anche un Istruttore è bene che abbia un Maestro che supervisioni il suo operato, in quanto non gli devono mancare ulteriori stimoli per crescere, così come un supporto costante nel dipanare tutte quelle matasse (tecniche, relazionali, comunicative, politiche, etc) che sono difficili da affrontare da soli.

Poi ci sono coloro che ambiscono a diventare Maestri, che a mio dire dovrebbero essere veramente POCHI!

Un MAESTRO si distingue dalle qualifiche precedenti per quanto ha deciso di investire nello studio, insegnamento e divulgazione della disciplina... e faccio fatica a pensare che sia possibile darsi completamente a queste attività se nella vita si fa anche altro.
Difficile infatti dare la priorità ed il nettare della propria esistenza a quella disciplina che si pratica nei propri ritagli di tempo... dopo che al lavoro, alla famiglia, agli amici sono state garantite le risorse che solitamente vengono richieste.

Si distingue anche dal fatto che non è sempre detto che dietro le spalle abbia un altro Maestro di rango superiore al suo a fargli da mentore (anche se dove è possibile, è bene che questa cosa continui ad avvenire). Diciamo che esiste un punto nel quale è necessario essere capaci ad evolvere da soli, senza che qualcuno ti punti un mirino alla tempia se non lo fai, perciò si chiama "maestria"!

Un Maestro dovrebbe essere un professionista (o almeno un semi-professionista) che sta sul tatami OGNI giorno della sua vita, per diverse ore... e che lo fa da decenni e per alcuni decenni.

Un Maestro DEVE potersi rapportare in modo ordinario a qualsiasi tipologia di utenza (bambini, adolescenti, adulti, disabili, fasce deboli d'utenza, etc) e quindi il suo programma giornaliero/settimanale dovrebbe prevedere interventi in ciascuno di questi differenti ambiti.

Ciascuno potrà avere le proprie preferenze personale, ma diffiderei in modo acceso di un Maestro che non abbia MAI avuto un corsi di Aikido bambini/ragazzi per una decina di anni consecutivi!

Di solito si tende a non insegnare ai più giovani per via dell'orario al quale è richiesto di farlo (dalle 17:00 alle 19:00) ovvero quando per molti si è ancora all'interno della giornata lavorativa... ma proprio per questo ciò diventa distintivo di cosa una persona ha scelto di fare nella vita: se hai scelto l'Aikido, allora sei libero in quell'orario... se non hai scelto PRIMARIAMENTE l'Aikido non lo sarai, ma allora non potrai nemmeno spacciarti per il top level dei docenti della disciplina.
Si tratta di fare scelte chiare e di assumersi le responsabilità delle loro dirette conseguenze.

Un Maestro si riconosce perché ha solitamente fa parte di una fitta rete di scambi sia nazionali che internazionali: un tizio che da 30 anni va nel suo Dojo 2 volte alla settimana senza confrontarsi con nessun altro non lo definirei esattamente un Maestro, quindi.
Magari è una gran brava persona, ma non per forza un Maestro.

Un Maestro ha solitamente una conoscenza di base del giapponese, poiché sarà chiamato a spiegare ad allievi e docenti di qualifica inferiore alla sua il significato della nomenclatura tecnica utilizzata nella didattica, così come molti elementi legati alla tradizione ed alla filosofia della disciplina. Non devono spuntargli gli occhi a mandorla, essere per forza andato in Giappone o mangiare il riso con le bacchette, ma capite bene che non si può nemmeno essere del tutto digiuni di elementi culturali e filosofici se si desidera considerare se stessi "il top di gamma" fra i docenti!

Un Maestro è abituato ad organizzare la didattica del suo Dojo e di quelli che (direttamente o indirettamente) da esso dipendono (formazione interna Docenti, Stage, esami, etc). Chi segue pedissequamente i programmi preparati da qualcun altro NON è un Maestro, in quanto quest'ultimo di solito è colui/colei che questi programmi li scrive.

Possiamo tranquillamente uscire dall'imbarazzante stereotipo che vede il Maestro come una sorta di Budda intoccabile dalle controversie del quotidiano, qualcuno che sviluppa una sorta di superpotenze Jedi o scemenze di questo genere... però è evidente che una figura simile deve possedere un certo carisma, che è sia una dote naturale, sia qualcosa che può essere sviluppato con il tempo e l'esperienza.

É però certo che, a differenza di un Istruttore, il Maestro deve risultare consapevole dei perché di ciò che chiede al prossimo, sia in termini tecnici, sia in quelli più sostanziali della disciplina. Perciò affermavo che i Maestri devono essere pochi: la maggioranza di docenti che conosco e che si fa chiamare così sono magari ottime persone, che hanno passato decenni sul tatami... ma la consapevolezza è proprio un'altra cosa rispetto a ciò che propongono ed a quanto l'Aikido sia riuscito ad entrare nel loro stile di vita (anche e soprattutto FUORI dal tatami)!

Ecco, riassumendo, un Maestro deve riuscire a barcamenarsi nell'annoso compito di essere coerente fra ciò che dice e ciò che fa... ovvero qualcosa di estremamente raro ed impopolare nella società odierna.

Poi frega poco che un Ente abbia inviato un foglio di pergamena con sopra scritto "Maestro" oppure no. Alcuni - POCHI - saranno nominati "Maestro" direttamente dai loro allievi... tutti gli altri resteranno semplicemente Allenatori o Istruttori con una sviluppata quanto inconsapevole sindrome di Dunning-Kruger.

Marco Rubatto