lunedì 20 gennaio 2020

Aikido Code: cosa si scopre fra i meandri della tecnica

Poche settimane fa abbiamo esaminato in profondità la struttura del 2º kumi jo: il secondo "combattimento preordinato" consiste nello scambio di 4 attacchi... e per comodità vi riportiamo di seguito la sinossi:

1A - uchi jo: prende l'intenzione ed esegue uno stuki chudan (colpo diretto di punta, a livello mediano) verso il centro di uke jo;
1B - uke jo: esegue una parata chudan, spostandosi alla sinistra del sei chu sen (la linea dell'attacco del compagno).

2Buke jo: prende l'intenzione ed esegue uno stuki jodan (colpo diretto di punta, a livello alto) verso il volto di uke jo;
2A - uchi jo: prende l'intenzione, a sua volta, ed esegue una parata entrando alla destra del colpo sferrato dal compagno, con l'intenzione di sfruttare questa sua azione per entrare nella sua guardia.

3A - uchi jo: prende l'intenzione ed esegue uno yokomen uchi gedan (fendente laterale basso), minacciando il retro del ginocchio sinistro del partner;
3Buke jo: esegue una parata gedan, spostandosi a destra del colpo sferrato dal compagno.

4A - uchi jo: prende l'intenzione ed esegue uno stuki chudan verso l'addome del compagno, che ora intravvede scoperto;
4B - uke jo: contrattacca simultaneamente, eseguendo a sua volta uno stuki chudan verso il fianco destro del compagno, decretando il termine del combattimento.

Come vedete sono solo 4 movimenti ciascuno, ma durante i quali accadono un tot di cose interessanti: uchi jo (l'attaccante) prende l'iniziativa di attaccare 3 volte su 4 (1A, 3A, 4A), ma anche uchi jo lo fa 1 volta (2B); l'ultimo scambio, poi, avviene simultaneamente, quindi si può dire che ENTRAMBI si attaccano a vicenda.

Nel video seguente riferitevi SOLO alla forma di base, che è la prima mostrata...




Ora diventa particolarmente interessante andare a pescare il lavoro che avevamo pubblicato lo scorso aprile 2018 sul 1º kumi jo. Anche in quel caso avevamo scritto la sinossi del combattimento... che riportiamo qui di seguito:


1A - uchi jo: attacca con choku tsuki chudan (colpo di punta diretto, a livello mediano);
1B - uke jo attacca simultaneamente uchi jo con kaeshi tsuki (colpo rovescio di punta, a livello mediano);
1C - uchi jo si accorge che il suo attacco è stato evitato e che a breve verrà a sua volta colpito dal compagno, quindi ne blocca l'affondo con una parata a livello chudan.

Questi 1A, 1B e 1C vengono in un unico tempo, quindi mentre uke jo compie un affondo (kaeshi tsuki), uchi jo deve compiere 2 movimenti (un choku tsuki ed una parata).

2A - uchi jo: contrattacca con uno tsuki jodan (colpo di punta diretto, a livello alto), approfittando della grande prossimità con il suo avversario;
2B - uke jo risponde armonizzandosi verso l'altro ed uscendo sulla sua diagonale destra all'indietro;

3B - uke jo: questa volta è lui a contrattaccare con uno yokomen uchi alla tempia sinistra di uchi jo;
3A - uchi jo: para l'attacco;

4A - uchi jo: sferra uno tsuki jodan verso il volto del compagno;
4B - uke jo: evade questo attacco e sferra a sua volta uno yaku yokomen uchi alla tempia destra di uchi jo; qui l'esercizio si conclude, con uke jo che controlla il centro del proprio avversario, avendo agito contemporaneamente ad esso nell'ultimo scambio.

Nel video seguente riferitevi SOLO alla forma di base, che è la prima mostrata...





FATTORI COMUNI fra gli esercizi:

- sono formati da 4 scambi ciascuno;
- in entrambi uchi jo (l'attaccante) prende l'iniziativa di attaccare 3 volte su 4 ;
- prevedono che nell'ultimo passaggio entrambi i "contendenti" prendano l'iniziativa SIMULTANEA di attaccare;
- sono formati da tsuki (colpi di punta), portati sia a livello chudan (mediano), che jodan (alto)... e da 1 fendente yokomen uchi;


 FATTORI POLARI ed OPPOSTI fra gli esercizi:

- nel primo passaggio del 1º kumi jo, uchi jo attacca e basta, mentre nel 2º kumi jo egli deve attaccare e parare simultaneamente;

- nel primo passaggio 1º kumi jo, uke jo attacca e quindi avanza, mentre nel 2º kumi jo egli deve parare e quindi arretra; rispetto alla posizione iniziale, entrambi gli spostamenti avvengono leggermente verso la sua sinistra;

- nel secondo passaggio del 1º kumi jouchi jo attacca (prendendo l'iniziativa) con tsuki jodan, mentre nel 2º kumi jo è uke jo che attacca (prendendo l'iniziativa) con tsuki jodan; qui l'azione  è la medesima ma il ruolo di chi la compie è opposto;

kumi jouke jo arresta parando lo tsuki jodan del partner, mentre nel 2º kumi jo uchi jo avanza parando lo tsuki jodan del partner, perché ciò gli consente di entrare nella guardia di quest'ultimo; la parata quindi è sempre alta, ma se la compie uchi jo lo fa approfittando dell'azione del partner come per rubargli un tempo e sommare la velocità delle azioni di entrambi, mentre se la compie uke jo, lo fa assorbendo l'energia del compagno;

- nel terzo passaggio del 1º kumi jouke jo attacca (prendendo l'iniziativa) con yokomen uchi jodan, mentre nel 2º kumi jo è uke jo che attacca (prendendo l'iniziativa) con yokomen uchi gedan;  jodan e gedan sono polari ed opposti come livelli di attacco, rispetto al livello chudan, ovvero l'altezza mediana;

- nel terzo passaggio del 1º kumi jouchi jo esegue una parata alta per bloccare il fendente del partner, mentre nel 2º kumi jo è uke jo che esegue una parata bassa per bloccare il fendente del partner; come prima, anche jodan gedan sono polari ed opposti come livelli di attacco;

- nel quarto passaggio del 1º kumi jouke jo contrattacca il partner SIMULTANEAMENTE e conclude il duello mediante un fendente, mentre nel 2º kumi jo uke jo contrattacca il partner SIMULTANEAMENTE e conclude il duello mediante un colpo di punta; yokomen uchi e tsuki sono sono polari ed opposti come metodologie di attacco, in uno scontro che contempo solo queste 2 possibilità.

Forse questa disamina diviene complessa da seguire per chi non è pratico di questi esercizi... ma proviamo a darle una rappresentazione più grafica per renderla meglio leggibile al profano.

Immaginiamo che tutte le azioni:
- di attacco siano rappresentate da un TRIANGOLO, ovvero una forza  intenta a concentrarsi in una direzione specifica;
- di parata sia rappresentabile da un CERCHIO, ovvero un'azione intenta a dissipare l'energia che il partner di fa piovere addosso.
- con il QUADRATO immaginiamo la stabilizzazione dell'energia.


In questo modo, il 1º kumi jo avrebbe indicativamente questo aspetto:








Il 2º kumi jo avrebbe corrisponderebbe invece al questo schema:







Notate da soli qualcosa di particolare?

Si può dire che al di là dell'ultimo passaggio (che da qui risulterebbe uguale), i due schemi siano l'uno il polare archetipico dell'altro, curioso vero?!

Proviamo con un'altra rappresentazione grafica: questa volta rappresentiamo con un + ogni volta che il corpo (che attacca) ha la tendenza ad avanzare e con un - ogni volta che il corpo (che para o di difende) ha la tendenza ad arretrare...

Inoltre segniamo esplicitamente "chi fa che cosa" e lo facciamo in ROSSO se il suo fare è attivo (attaccante) ed in blu se il suo fare è ricevente (attaccato): questo è quanto ne risulta...












Riuscite a notare come fra il 1º ed il 2º kumi jo si possa dire che uke jo ed uchi jo si scambino  fra loro i ruoli?

Come mai che ciò accade, secondo voi?

Noi non lo sappiamo con certezza, ma abbiamo alcune ipotesi in merito (che per il momento ci teniamo rigorosamente per noi!).

Risulta in ogni caso interessante esaminare la cristallizzazione di due esercizi che O' Sensei praticava (esistono documentazioni video in merito, ve ne riportiamo di seguito una del 1974, ovvero 5 anni dalla morte del Fondatore, dal minuto 23 al minuto 24) e notare come fra essi ci siano rapporti di somiglianza e specularità che sarebbe sciocco non notare... così come attribuire al caso.





Nel momento in cui affermiamo che l'Aikido sia una rappresentazione dell'armonia universale, diventa semplice supporre che i suoi movimenti devono corrispondere ad una musicalità altrettanto armonica.

Abbiamo già mostrato su queste pagine come "il bello" e "l'armonico" in realtà sono precise manifestazioni di legge numeriche naturali, come la serie di Fibonacci, il phi ratio, etc (trovate tutto QUI).

Fatevi anche voi i vostri conti... e fateci sapere se vi tornano: l'Aikido a noi risulta di incalcolabile valore!






lunedì 13 gennaio 2020

Aikido, il pozzo e la trivella

Alla partenza di un nuovo anno di attività, umane e da tatami, Aikime desidera riflettere insieme a tutti i suoi lettori in merito ai non-detti celati nelle abitudini.

É tempo di bilanci e riflessioni all'inizio di un nuovo anno, si sa... ma i praticanti di Aikido rischiano di essere degli abitudinari seriali, che ora non vedono l'ora di tornare al Dojo per mettersi a far ruzzolare qualcuno al suolo e per essere fatti ruzzolare a loro volta.

Non che in tutto ciò ci sia qualcosa di male, intendiamoci: è solo che è bene chiederci - ciclicamente - che senso abbia questo per noi.

Un senso in passato ce l'ha avuto, altrimenti non avremmo nemmeno iniziato questa avventura: ci sembra che ogni praticante sia un po' come un petroliere che va alla ricerca dal suo "oro nero".

Trova un POZZO e inizia a spillare petrolio, che - fra l'altro - inizialmente viene su quasi da solo, perché la vena che lo alimenta è bella ricca e piena.

Questa operazione può continuare tranquillamente per ANNI, in modo costante e regolare... tanto che se non ci si sta più che attenti, potremmo dimenticarci delle ragioni che ci hanno fatto iniziare ad estrarre il nostro "oro nero".

Lo facciamo semplicemente per abitudine, perché anche lo scorso anno facevamo così... un po' come il figlio demotivato di un artigiano che eredita la ditta di famiglia: non compie una vera scelta per il suo futuro, si limita a portare avanti ciò che già funziona... perché non fa lo sforzo di comprenderete se sullo scenario ci siano direzioni più interessanti per lui.

Andare al Dojo a fare Aikido è magari un'attività iniziata solo da qualche mese o anno... quindi non ha nemmeno tutto sto senso fermarci a chiederci se faccia ancora per noi... specie se siamo ancora tutti presi dall'entusiasmo di tale scelta!

Appunto però, siamo in una condizione nella quale ci ricordiamo ancora del bene che ci ha portato tale decisione e sentiamo ancora entusiasmo per essa: avanti così, c'è ancora molto petrolio da estrarre... si ma tutti gli altri?

Non crediamo sia possibile coltivare se stessi per semplice "abitudine", quindi invitiamo chiunque pratichi da tempo ad esplorare e rispolverare per bene le proprie motivazioni.

- approfondire la propria passione per le discipline orientali e le arti marziali giapponesi nello specifico?

- approfondire aspetti legati alla difesa personale ed alla sicurezza di sé?

- frequentare un luogo nel quale avere buone e sane interazioni sociali?


- mantenersi in una buona forma fisica?

- favorire un buon allineamento mente-corpo?

- studiare le proprie attitudini relazionali in situazioni conflittuali?

- approfondire gli aspetti storici della disciplina?

- approfondire gli aspetti filosofici della disciplina?

- approfondire gli aspergi spirituali della disciplina?

... e se non è fra questi, sforziamoci di ristabilire un contatto con il NOSTRO "perché"...

Anche poiché le ragioni che ci spingono a intraprendere ed a continuare un percorso molto spesso CAMBIANO man mano che lo percorriamo, ve ne siete mai accorti?

Magari ciò che per noi un tempo era essenziale, oggi risulta solo molto importante... e nuovi aspetti interessanti si delineano all'orizzonte, dei quali prima ignoravamo proprio l'esistenza.

Quindi se non ci chiediamo ciclicamente il motivo di quello che facciamo, corriamo per esempio il rischio di continuare a spillare petrolio dal terreno quando ci siamo detti dichiaratamente interessati alla ricerca di nuove falde acquifere!

Non che il petrolio e la sua estrazione siano "sbagliati", semplicemente che non corrispondono più alle nostre esigenze attuali, tutto qui.
Questa trasformazione di priorità ed interessi è del tutto naturale in un percorso di esplorazione di se stessi... quindi non rimaniamo unicamente aggrappati alle ragioni che ci hanno spinto ad intraprenderlo, ma seguiamolo per tutto il suo iter.

E cosa succede se per caso ci dovessimo rendere conto che il nostro "petrolio" oramai risulta quasi esaurito e quindi estrarlo dal vecchio pozzo è qualcosa che ci da più problemi che risorse?

O cosa accade quando scopriamo che vogliamo iniziare ad estrarre acqua potabile anziché petrolio?

É necessario avere con sé anche una TRIVELLA... E con essa mettersi umilmente a scavare per cercare nuove fonti di ispirazione: magari dobbiamo solo cambiare Dojo, docente, stile di riferimento... magari proprio l'arte marziale praticata, chi lo sa?!

Però la cosa certa è che chi si accontenta di esaurire la propria vena d'oro, senza cercarne di nuove... e si accomoda sul pozzo inutilizzato ripensando ai tempi nei quali era florido commette un torto verso se stesso... e spesso inizia a rendere la vita difficile pure al prossimo, e specie se nel frattempo è diventato un insegnante di Aikido!

Ci sono artisti che diventano famosi per UNA canzone e per il resto della vita si limitano a cantare quella... e di solito finiscono nelle trasmissioni tipo "Meteore" o alle feste di paese a riproporre il loro "cavallo di battaglia" ai vecchietti.

Non crediamo però che la mission principale di un Aikidoka sia questa, anzi!

L'Aikido è così vasto da esplorare che chiunque può trovare al suo interno DIVERSE vene d'oro interessanti per sé... tutto sta a comprendere l'importanza di cercarle, trovarle e non accontentarsi qualora esse risultino - livello personale - esaurite o non più floride come apparivano un tempo.

Non ci risulta che "i grandi della storia" si siano abbeverati molte volte nello stesso pozzo, anzi... sono piuttosto state persone che hanno cercato e vagato, spinti dalla propria sete e fame interiore di nuove cose, che poi sono sinonimi di "conoscersi più a fondo"...

Ci sono praticanti ed insegnanti che frequentano gli stessi giri (che risulterebbero asfittici a questo punto per chiunque) da 30, 40 anni... e che ignorano quanto Aikido interessante si ambienti ANCHE al di là della siepe del proprio recinto: costoro sono abitudinari, non ricercatori... e forse la peggiore pubblicità possibile della disciplina che vorrebbero divulgare.

Persone che forse sono state condotte da altri ad un pozzo e che si siano fermati nei suoi pressi credendolo l'UNICA sorgente di petrolio, di acqua o di qualsiasi cosa si possa spillare. Molti di loro sono i reggenti di Scuole che sono diventati veri e proprie "sette"... nelle quali non pensarla come lo Shihan di turno è sinonimo di essere mele marce.

Tutta la gente che dice che l'Iwama Ryu è il meglio che ci sia in Aikido, che Tada Sensei è il meglio che ci sia in Aikido, che Tissier Sensei sia il meglio che c'è in Aikido, che Kobayashi Sensei era il meglio che c'era in Aikido, che Tohei Sensei era il meglio che c'era in Aikido... TUTTA gente MONO-pozzo: c'è da capirli quando sono principianti entusiasti, ma se risultano esperti girate alla larga, che secondo noi vi conviene assai.

Nessuno infatti dice cose del tutto "sbagliate", ma ciascuno si scorda di aggiungere "SECONDO ME" e "ADESSO"... cosa che ricolloca la loro affermazione in un panorama più relativo e quindi più sano, tagliando le punte di quegli assolutismi che sono l'indice di un'ABITUDINE che li fa soffrire, dalla quale non sono in grado di uscire e che quindi vorrebbero diventasse la gabbia pure di altri sfigati come loro.

Ueshiba Morihei Sensei si è abbeverato a molti pozzi diversi ed ha avuto il coraggio di scavarne molti con le sue stesse mani per portare alla luce ciò che per sé era importante (il Daito Ryu Aiki Jujutsu, il Ken Jutsu, l'Oomoto Kyo, il Byakko Shinko Kai, la Macrobiotica, etc).
Forse - oltre che a kotegaeshi - sarebbe importante imparare anche questo con la pratica... spinti da un Sensei che sprona i propri allievi a cambiare, ad evolvere... e da l'esempio che ciò stia avvenendo in sé per primo.

Sul tatami, come nella vita, servirà sempre una buona attitudine ad attingere, una ferrea volontà di scavare nuovi pozzi non appena se ne dovesse prospettare l'esigenza... ed una instancabile ABITUDINE a fare le cose perché ci ispirano dal profondo, anziché per ABITUDINE!







lunedì 23 dicembre 2019

Buone Feste da Aikime

 Pausa di fine anno per Aikime...

Ci ritroveremo come al solito on-line il 13 gennaio 2020: un augurio di Buone Feste a voi tutti ed un enorme grazie per l'affetto che settimanalmente ci mostrate nel seguirci.

Un grazie particolare a tutti coloro che ci contattano privatamente, inviandoci commenti, suggerimenti per migliorare il nostro lavoro e richieste tematiche sui post in programmazione.

Ove possibile, faremo del nostro meglio per accontentare voi tutti

In ogni caso, un sacco di novità stanno per giungere... quindi non perdetevi nemmeno un post dell'anno che sta per giungere.

A presto!


lunedì 16 dicembre 2019

Il valore della tua cintura

Qualche giorno fa un bambino mi ha fatto fare, senza volerlo, un'importante riflessione.

Mi trovavo nello spogliatoio della palestra di un Centro Sportivo, nel quale da alcuni anni in segno solo ai bambini: è un luogo particolare, poiché è il Centro Sportivo di un famoso istituto privato, frequentato soprattuto dalla "Torino bene"... Li è pressoché normale incontrare bambini di 6 anni che indossano un I-watch e che sono venuti a prendere dal nonno in Jaguar.

Finita la mia lezione, ero appunto nello spogliatoio con questo bambino, di circa 9 anni... che si è messo a tessere le lodi della cintura dei pantaloni di un altro bambino, che aveva lasciato i suoi indumenti li per andare a fare sport.

Egli mi ha detto: "Guarda quella cintura, Maestro... è di Gucci, costa come minimo 200,00 €!".

Ci ho fatto caso, ed ho visto questo paio di piccoli pantaloni (di marca), corredati di relativa cintura (di marca) che facevano bella mostra di sé su un appendiabiti da parete.

Si vedeva che erano indumenti di buona fattura, ma mi sono stupito che ciò fosse interessante per un bambino di 9 anni.

Ho chiesto al piccolo Aikidoka se gli piacessero, ed egli è sembrato attribuire molto valore al prezzo stimato di quella cintura nera di pelle; il suo ragionamento è stato: "Siccome costa cara, allora vale molto".

Gli ho fatto quindi vedere la cintura che indossavo, sopra il keikogi... (che potete vedere anche voi qui sulla destra) e gli ho chiesto quanto credeva che potesse valere - tenendo conto che era ugualmente nera - ma né di pelle... né di Gucci.

Lui non ha saputo quantificarlo, allora lo ha chiesto a me; a questo punto però è successa una cosa inaspettata: nemmeno io sapevo dargli un valore economico, in realtà...!

So quanto costano le cinture per arti marziali, perché sovente le acquisto per gli altri, ma la mia so solo quanto può essere stata pagata da chi me la diede... e non quale potrebbe essere il suo valore commerciale ora. Del resto, chi vi aveva mai pensato di dargliene uno?!


Scolorita e sfilacciata com'è, forse nemmeno una bancarella del mercatino delle pulci la vorrebbe provare a rivendere!!!

È oggettivamene un brutto pezzo di stoffa mal ridotto, che utilizzo circa 20 anni a questa parte (... e anche più volte al ogni giorno negli ultimi 10): accade spesso che mi alzi al mattino e mi metta il keikogi, e che lo tolga solo alla sera.

Talvolta, per comodità, tengo pure la cintura mentre mi sposto da un corso all'altro: un indumento così utilizzato si sciuperebbe pure fosse fatto di vibranio!

Quella cintura non solo è stata quotidianamente con me per due decadi, ma mi ha accompagnato in centinaia di seminar di Aikido, sia ai quali ho partecipato come discente, sia a quelli che ho diretto.

Mi ha seguito in ogni regione italiana, in diverse nazioni europee ed è venuta un tot di volte con me in Giappone.

Ha dormito con me sui tatami della vecchia casa di O' Sensei, ad Iwama... ed ora riposa nella borsa da palestra, in attesa delle 4 ore di lezione previste per la sera.

È solo un oggetto - e tendo ad essere poco legato agli oggetti materiali - ma ci vorrebbe veramente tanto tempo per ottenerne una sbiadita e sfilacciata uguale, se volessi replicare l'oggetto.

In alcuni punti sta tornando bianca, perdendo le fibre colorate in superficie... e sovente - per scherzo - ho detto che avrei smesso di fare Aikido il giorno che fosse tornata del tutto bianca, a conclusione del ciclo perfetto che da cintura bianca, ti porta a nera e quindi da nera nuovamente a bianca!

Quanto vale quindi la mia cintura?!




Ha un valore, innanzi tutto?

Se lo possiede, ne ha uno affettivo e non economico di sicuro... Ma siamo abituati a fare il ragionamento del bambino di 9 anni: "Se costa caro, allora vale molto" (e forse anche quello contrario: "Se non costa niente, allora non vale niente").

Dobbiamo tornare un attimo indietro nel tempo però, per capirci qualcosa... infatti ai nostri tempi tendiamo ad attribuire un valore OGGETTIVO alle cose, solo perché abbiamo una moneta accettata nella nostra società come mezzo di scambio diffuso.

Un tempo i soldi NON c'erano, ed il "prezzo" o il "valore" delle cose risultava molto più vicino ad una dimensione personale: se fossi stato un allevatore di animali al quale si era sfasciato il tetto della stalla...

... sarei andato da un falegname, offrendo alcuni dei miei capi di bestiame in cambio del suo lavoro di aggiustarlo.
C'era il BARATTO, infatti ed erano i due contraenti a FARE il prezzo dello scambio: "io ti do ciò che ho/so, e tu in CAMBIO mi dai ciò che hai/sai".

Quanto vale il lavoro di un falegname (di una settimana, supponiamo) per aggiustare il tetto di una stalla?

Secondo me all'incirca vale 1 mucca e 4 pecore...

Forse il falegname farebbe ugualmente il suo lavoro anche per 1 mucca e 3 pecore... così come forse ne vorrà 5 invece in cambio.

Però io, come allevatore di animali, so che 3, 4 o 5 ha poca importanza: se non trovo il modo di mettere al riparo dal freddo i miei animali, essi moriranno TUTTI.

Il valore di ciò che voglio preservare è alto, perché SIGNIFICA la sopravvivenza della mia famiglia: esiste quindi un valore PERSONALE ed un prezzo SOCIALE da concordare.

Muovermi o meno a far riparare il tetto però parte dal valore PERSONALE che do a che ciò venga fatto: non me ne frega nulla se la società pensasse che non vada fatto o che andava fatto prima.

Nelle arti marziali - nell'Aikido nel caso nostro - non dovremmo essere molto distanti dal mondo del baratto... ma questo NON dovrebbe essere sinonimo di involuzione, bensì di cura a percepire un valore PERSONALE nelle cose e nei gesti che compiamo, ben al di là di ciò che pensano di essi gli altri.

La mia cintura per il mondo non vale NIENTE, ma per me vale MOLTO, perché c'è voluto sudore per guadagnarmela... e NON me ne frega nulla se l'ho avuta DOPO di uno che reputavo valesse meno di me o PRIMA di uno che mi sembrava fosse più preparato di me a quel tempo!

É stato il MIO momento, la MIA cintura: una delle tante copie di pezzi di stoffa molto comuni nel mondo... solo che questa è unica e SOLO per me.

Così è stato anche ogni passaggio di grado fino ad ora: c'è stato un valore interno che ho dato alle cose incredibilmente più importante rispetto a cosa il mondo pensasse di ciò.

Ora faccio spesso parte delle Commissioni esaminatrici e vedo MOLTA gente presentarsi agli esami non ben preparata, cercando di "tentare" di ricevere una promozione.
Gente che se avesse qualche mese in più di pazienza, e soprattutto di buon keiko, sarebbe poi anche più contenta dei risultati che ottiene quando si mette in discussione davanti a terzi.

Queste persone mi fanno parecchia pena, in realtà, perché al di là di cosa io possa pensare di loro... cercano di acquistare a poco prezzo personale qualcosa che invece dovrebbe averne parecchio... ma prima di tutto PER LORO!

Io NON avrei voluto essere promosso se non fossi stato maturo a sufficienza per un grado (kyu o dan non importa, in realtà): mi sarebbe sembrato un modo di mancarmi di rispetto.

Non avrei accettato che un falegname mi riparasse il tetto della stalla gratis, perché ero consapevole che pure lui deve mangiare, quindi che anche il suo lavoro ha un VALORE, anche se quel valore dovevo sottrarlo a me.

Sottrarsi un valore per acquistarne un altro è qualcosa di congruente in natura, così come nelle discipline tradizionali del mondo intero.

Se vuoi una cintura nera in modo facile, c'è Decathlon oggi giorno: e con 4,99 € ti sei tolto il pensiero...

Solo che poi non te lo sei tolto sul serio... ma questa è una faccenda che riguarda solo te, il rispetto ed il bene che pensi di doverti!

Ho realizzato che il valore alla mia cintura lo do IO, con le azioni che ho fatto sul tatami in passato, quelle che faccio oggi e quelle che farò da domani in poi.

Quindi è facile che il valore della TUA cintura lo possa dare e conoscere solo TU!

Marco Rubatto


lunedì 9 dicembre 2019

L'allievo dal rapporto unilaterale

Ci sono tanti tipi di allievi, in Aikido... così come in ogni contesto in cui è possibile ricoprire questo ruolo.

Non è facile cogliere le loro peculiari caratteristiche, ma oggi vi vogliamo parlare di una tipologia specifica, ovvero di quello che abbiamo chiamato "l'allievo dal rapporto unilaterale".

E di chi si tratterebbe?

Si tratta di quella persona che è d'accordo a sottoporsi ad una disciplina e di seguire le indicazioni di chi sceglie come Maestro... solo che poi, di fatto... NON LO FA!

Romanticamente parlando, molti sono quelli che DICONO di voler prendere seriamente un percorso, per esempio quello della pratica dell'Aikido: non tutti però sono poi altrettanto in grado di onorare le loro affermazioni con i fatti, ma facciamo qualche esempio pratico...

"Maestro, adesso che mi sono un po' sistemato con gli impegni di famiglia, dalla prossima settimana torno sul tatami"... disse l'allievo che poi non si fa vedere per i successivi 3 anni.

Se questi dovesse - per puro caso - tornare sul serio, cosa dovrebbe fare il suo Insegnante?

- accoglierlo a braccia aperte... poiché non aveva specificato né il mese, né l'anno in cui avrebbe ricominciato; anche la prossima settimana in fondo sarà seguita da un'altra prossima settimana;

- dirgli "Allievo, adesso che mi sono un po' sistemato con gli impegni dell'Aikido, dalla prossima settimana inizierò a spiegarti cose utili"... ma poi attendere 3 ulteriori anni per FARLO sul serio, giusto per fargli provare cosa significa attendere.

Se spendi una parola di promessa con il tuo Maestro e non sei in grado di mantenerla, perché ti aspetti che lui faccia diversamente con te?

Perché lui è il Maestro e NON può essere incoerente, invece tu si?

Facciamo un altro esempio:

"Maestro non sono pronto/a a fare l'esame, quindi se tu me lo fai fare non vengo più", oppure (che tanto è la stessa cosa) "Maestro sono pronto/a a fare l'esame, quindi se tu non me lo fai fare non vengo più"...

Quanti ce ne sono passati dinnanzi di casi simili!!!

Se riconosci nel tuo Maestro una valida guida, perché poi metti in discussione ogni 2x3 le indicazioni che ti da?

Perché lui è il Maestro e può ANCHE sbagliarsi, invece tu no?

E procediamo con gli esempi concreti...

Mai trovato un allievo al quale il Sensei dice: "Rilassa la spalla destra...", e poi glielo ripete per i successivi 10 anni, una lezione si ed un'altra anche?

Ogni volta lui dice: "Hai, Sensei!"... però poi ricade sistematicamente nello stesso errore, nella stessa postura, nel medesimo atteggiamento.

Perché questa tipologia di allievo NON impara?

Sembra che - tolta la formalità - non gliene freghi molto dei rimandi che il suo Maestro gli offre, infatti non si impegna mai a fare la differenza grazie ad essi.

Questi è l'allievo SANGUISUGA, perché riceve attenzioni, prende info e consigli, ma non da mai altrettanto a chi è generoso nei suoi riguardi.

Se riconosci nel tuo Maestro una valida guida, perché poi non fai attenzione a seguire le sue indicazioni, fai di testa tua e gli fai sempre ripetere le stesse cose?

Perché lui è il Maestro e ti DEVE attenzione e pazienza, invece tu no?

Capite bene che con questa gente è una battaglia persa: il rapporto non è un vero rapporto, ma più uno scroccare unilaterale, nel quale essi hanno tutti i diritti ed i loro referenti alla docenza tutti i doveri.

Ci sta pure che uno si presenti al Dojo in condizioni critiche, proprio perché ha deciso di darci un taglio con atteggiamenti simili... solo che non sa come farlo e quindi chiede aiuto ad una disciplina ed ad un Maestro per essere supportato in questo viaggio trasformativo.

Ci sta pure che - essendo questo un cambiamento grosso - non gli riesca in un paio di lezioni, e neanche di mesi... Ma esiste un tempo nel quale sto processo va messo in atto?

SI, definitivamente SI!

Indugiare troppo (leggi "essere pazienti e clementi") con queste categorie di persone può risultare molto pericoloso: ti usano, e quando non servi più ti mettono nel dimenticatoio in 4 e 4 otto!

Il rapporto fra Maestro ed allievo è SANO solo se è BILATERALE, ovvero se c'è uno SCAMBIO: essere generosi con gli allievi e darsi senza remore è un compito preciso di ogni Insegnante, ma ciò non deve essere preso né per scontato, né per gratuito.

Se l'allievo NON impara a rispettare ciò che gli si da, NON impara nemmeno a rispettare la parte sana di se stesso, che vuole dare: finisce per essere quindi una persona che è desiderosa di crescere al 100%, ma che non può farlo, poiché non è capace di mettere a frutto il proprio "darsi", esattamente come mette in discussione, nel dimenticatoio, in attesa, in forse ciò che gli danno gli altri (Maestro di Aikido incluso!).

Gli allievi devono rispetto a chi fatica per loro: se incontrate sulla vostra via un "allievo dal rapporto unilaterale"... fategli un bel regalo, lasciatelo da SOLO... 

... così che possa smettere di proiettavi la sua incoerenza addosso e si renda conto che è invece qualcosa che gli appartiene!






lunedì 2 dicembre 2019

Aikido: come apprendere giocando a mettersi in difficoltà

Abbiamo già scritto molto sui processi di apprendimento, ma quest'oggi vogliamo esaminare questo tema da un nuovo ed ulteriore punto di vista.

È fondamentale affinare una tecnica per farla nostra, cosi come sapete come la pensiamo quando si esagera troppo nel farlo: ci costruiamo una rassicurante gabbia, all'interno della quale poter giudicare chi (al suo esterno) non ci sembra "bravo" come noi!

Qui l'affinamento può continuare all'infinito, ma il processo di apprendimento si arresta quando iniziamo a ribadire solo più l'ovvio... ed a percorrere SOLO più i percorsi già ben battuti (da noi stessi e/o dagli altri).

La tendenza a rendere l'Aikido iper-tecnico, porta al desiderio di liberarsi - almeno temporaneamente - di questa benedetta TECNICA, e fare altro... per esempio esercizi di connessione, di sensibilizzazione: qualcosa che non sia solo importante per il "COSA" fai... ma anche e soprattutto per il "COME" ed il "PERCHÉ" lo fai.

Ciò risulta particolarmente utile a fare un po' di varietà nelle proprie proposte didattiche... ma la TECNICA, risulta sempre e comunque polare alla NON-TECNICA!

Abbiamo quindi pensato di metterci in difficoltà, ma passando oggi per un'altra strada, ovvero fare qualcosa che conosciamo abbastanza bene, in modo del tutto nuovo ed inedito: non contrapporremo quindi la NON-TECNICA alla TECNICA, ma piuttosto rimarremo nell'ambito completamente tecnico... ma dando ad esso una veste inusuale, inedita e non tradizionale.

Per fare questo ci siamo avvalsi dei kumi jo, basati sul buki waza della tradizione di Iwama, che è quella che utilizziamo in Dojo con regolarità.

Si suppone che ogni yudansha (cinture nere) da noi abbia una certa familiarità con questi 10 esercizi: in realtà dovrebbe avercela pure abbastanza buona, visto che sono da noi programma d'esame per il 1º kyu!

l'ha già praticata molte volte, tanto da sentirsi abbastanza a proprio agio, almeno con le forme di base.
Comunque, gente più o meno capace... sta roba

Durante l'ultimo Senpai Special Class (riservato a yudansha e 1º kyu) abbiamo preso i primi TRE kumi jo e li abbiamo praticati da prima nella loro forma di base: niente variazioni, niente cose strane... una pratica che potesse risultare abbastanza semplice a ciascuno dei presenti... in modo che ciascuno potesse affermare: "Ok, fin qui è chiaro... ci sono!".

I kumi jo sono un insieme di movimenti preordinati di uchi jo (colui che attacca) e di uke jo (colui che riceve gli attacchi), che formano veri e propri "combattimenti" codificati, così come avviene in qualsiasi Scuola di armi giapponese.

Sono de "kata a coppie", nei quali se ciascuno ricorda il suo copione (i movimenti che deve compiere), non è difficile inscenare lo "spettacolo" di 3 o 4 scambi di colpi e parate ciascuno.

Per apprendere un kumi jo ci va da una decina di minuti a qualche ora, per affinarlo possono essere necessari diversi anni di pratica... ma - col il proprio ritmo - può arrivare a farli chiunque sia sufficientemente motivato, e poi iniziare pure a percepirli come PARTE della propria ZONA di COMFORT!

Ci siamo filmati, così da potervi mostrare il nostro esperimento...




Poi però siamo andati un tantino oltre a ciò che la tradizione è solita insegnare... abbiamo provato a farli nella loro versione SPECULARE.

Il jo è un'arma simmetrica, mentre il ken no: la guardia di ken - tradizionalmente - si tiene con la mano sinistra al fondo dell'arma, e quella destra circa una decina di centimetri più sopra (vicino a quell'anello che nelle spade giapponesi si chiama "tsuba").

Tolto questo punto però, ogni posizione, ogni fendente, affondo e parata può essere fatta anche nella sua posizione simmetrica... solo che non ci avevamo MAI PROVATO PRIMA!





Ed ecco, che, all'improvviso...

... tutto ciò che a destra viene con una certa sicurezza, a sinistra viene pseudo da schifo (e viceversa)!
Le piste neurali battute e consolidate da anni con un lato, non risultano minimamente comparabili con l'incertezza presente nello STESSO movimento, ma con la parte OPPOSTA del proprio corpo!

Eppure il movimento da compiere è del tutto IDENTICO, come mai che ciò accade?!

C'è una notevole differenza fra consapevolezza del movimento ed automatismo dello stesso...
Quando ripetiamo centinaia di volte uno stesso esercizio, ne acquisiamo sempre consapevolezza, o talvolta è solo automatismo?

Quando cambi le carte in tavola - come in questo caso - ci si rende bene conto di quale abisso ci sia fra queste due attitudini.

Le arti marziali sono fatte per aumentare la consapevolezza in ciò che facciamo, ed esercizi come quello descritto SVELANO che quando facciamo fatica a fare qualcosa, siamo DEL TUTTO presenti negli istanti che viviamo... mentre una ripetizione solo meccanica rischia di far sprofondare nell'ovvio il nostro agire, e quindi limitare il valore aggiunto che possiamo trarne.

Ma non ci siamo fermati qui...






Siccome ciascun praticante di un kumi jo ha una parte alla quale attenersi... che capacità abbiamo di switchare fra quello di uchi jo a quello di uke jo (e viceversa)?

Di solito impersoniamo un ruolo per 2 o 3 ripetizioni, quindi interrompiamo l'esercizio e lo riprendiamo per altre 2 o 3 volte nel ruolo opposto...

Cosa accadrebbe se dovessimo IN CONTINUAZIONE cambiare ruolo, senza poterci fermare?

Ci siamo inventati una sequenza di movimenti che lo consenta ed il risultato è stato quantomai significativo: è un assoluto CASINO oscillare in continuazione fra 2 ruoli distinti ed opposti... anche se SINGOLARMENTE li conosciamo piuttosto bene entrambi!

La mente fa resistenza, la sua duttilità risulta fortemente compromessa quando tutte le informazioni devono essere presenti allo stesso tempo... o in rapida successione.

Fa un po' lo stesso effetto scoprire che "sappiamo tutto sulla piuma, ma non conosciamo nulla del materasso", e la cosa non è piacevole, ve lo assicuriamo!

Prendiamo quindi una pratica NOTA, la cambiamo nell'esecuzione (ma non nella sostanza) e ciò che rimane di tutte le certezze accumulate in anni di esercizio è un pugno di sabbia fra le mani: SENSAZIONALE, almeno quanto scomodo!

La qualità esecutiva sotto il punto di vista tecnico può diventare imbarazzante... ma il processo di apprendimento schizza alle stelle, proprio perché abbiamo accettato di uscire nuovamente dalla nostra comfort zone, proprio come quando eravamo principianti!

Queste cose tradizionalmente NON sono previste, NON sono insegnate, non ci risulta al momento che O' Sensei le facesse, siamo pressoché certi che Morihiro Saito Sensei dal quale le abbiamo apprese NON abbia mai investito più di tanto (almeno in seminar pubblici) in pratiche simili...

Il valore aggiunto di avventurarsi su terreni poco battuti e che corrono proprio accanto a ciò a cui siamo molto abituati però ci è risultato davvero enorme: mettersi in difficoltà può essere un gioco anche molto utile e piacevole al contempo... oltre che frustrante.

Ogni volta perciò che qualcuno ci dice "questo non si può fare" chiediamoci se lo afferma per il nostro bene, perché sa che ci devierebbe dal nostro cammino di apprendimento... o lo fa perché lui stesso non ha mai messo in discussione il proprio, e teme di riscoprirsi in difficoltà...

... in difficoltà come qualsiasi PRINCIPIANTE, ovvero come chi impara al MASSIMO delle proprie capacità!