lunedì 21 gennaio 2019

Focus sullo stile: Ki Aikido, energia e spirito dell'armonia

La nostra rubrica mensile sulle più famose correnti Aikidoistiche presenti nel nostro Paese, mettendo sotto i riflettori le loro peculiarità, vanti... così come eventuali zone d'ombra riscontrate dalla nostra esperienza pratica di rapportazione con la singola Scuola... è giunta già al suo QUARTO APPUNTAMENTO!

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DISCLAIMER


Questi Post non sono scritti né per promuovere, né per denigrare nello specifico i vari e differenti approcci che ci sono all'Aikido... ma piuttosto per farli conoscere meglio ed in modo più imparziale possibile al grande pubblico, aiutando specie il neofita a districarsi in una fitta rete di info nelle quali può confondersi anziché orientarsi.

Non siamo asserviti a nessuno stile di Aikido dei quali vi parleremo, e nessuno ci paga o ha interesse a farci dire qualcosa di diverso da quello che pensiamo e che esprimiamo: è bene ricordarlo in modo chiaro ed esplicito!


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"Non c'è conflitto nell'universo assoluto, ma c'è conflitto in un mondo relativo"

[Koichi Tohei Sensei]



Oggi ci occupiamo del Ki Aikido, ovvero dalla corrente nata dagli studi di Koichi Tohei Sensei.

Non è stato facile per noi interessarci a questi studi specifici, provenendo da un'altra estrazione stilistica: la (cosiddetta) Ki Society è sembrata per decenni abbastanza chiusa e sospettosa nei confronti di coloro che ci andavano a mettere il naso da fuori... ma nell'ultima decina di anni - per fortuna - siamo riusciti a contattare gruppi molto più aperti e desiderosi di condividere il proprio bagaglio tecnico, filosofico e culturale.

Abbiamo poi compreso (ed in parte giustificato) questa reticenza alla condivisione, dovuta a ragioni di tipo storico, che proveremo brevemente a riassumervi nel Post odierno.

Il Ki Aikido forse nasce ancora prima della sua storica fondazione ufficiale, in quanto Koichi Tohei fu Capo Istruttore dell'Aikikai Honbu Dojo ancora prima che il Fondatore ci lasciasse.

Sembrerebbe che egli avesse introdotto alcune pratiche - poi divenute tipiche del Ki Aikido o Shin Shin Toitsu Aikido ("Aikido con mente e corpo unificati) - perché notò come molti praticanti NON riuscissero ad evolvere nel loro percorso in Aikido, nonostante si esercitassero parecchio nell'applicare correttamente le tecniche che anche O' Sensei insegnava con regolarità.

Molti facevano, facevano... ma la qualità della loro pratica non migliorava in modo auspicato: Koichi Tohei Sensei allora si concentrò su alcuni educativi che dessero supporto a tutti quegli elementi meno fisici - ma altrettanto fondamentali - della pratica:

(4 punti fondamentali del suo lavoro specifico)

- mantenere il punto;
- rilassarsi completamente;
- mantenere il peso sotto; 
- inviare il ki;

inoltre abbiamo ancora...

- lavorare sulla qualità dell'intenzione;
- rendere consapevole la respirazione;
- studiare la percezione del ki proprio e del compagno;
- comprendere la mente del compagno;
- rispettare il ki del compagno;
- mettersi al posto del compagno;

- agire con fiducia.
- unificare mente e corpo attraverso un momento consapevole;
- pratica del misogi (purificazione), derivata dalla pratica di Tesshu Yamaoka che Tohei Sensei praticò molto da giovane.

Morto Morihei Ueshiba, fu fortemente raccomandato a Koichi Tohei dal nuovo Doshu, Kisshomaru Ueshiba, di non insegnare i suoi principi ed esercizi sul ki all'interno delle lezioni tenute all'Honbu Dojo, poiché il padre stesso non aveva mai fatto nulla di simile... cambiare qualcosa dell'Aikido veniva quindi al tempo percepito quindi come una sorta di TRADIMENTO al suo Fondatore.

Tohei Sensei, pur mantenendo ufficialmente la carica di capo-Istruttore fino al primo maggio del 1974 fu quindi motivato a creare quindi già nel 1971 la Ki No Kenkyukai (Ki-Society International), con il proposito di iniziare ad insegnare il ki nell’Aikido al di fuori dalla sfera ufficiale Aikikai (nella quale incontrava così tante resistenze).

Ma nel maggio 1974 Tohei Sensei si staccò in via definitiva dall’Aikikai, istituendo la Ki-Society e fondando una sua personale corrente chiamata impropriamente dagli occidentali "Ki-Aikido".

Il 15 maggio 1974, Tohei inviò una famosa lettera in inglese e giapponese ai principali Dojo giapponesi e stranieri, spiegando le sue ragioni in merito alla sua rottura con l'Aikikai ed i suoi piani di sviluppo del Ki-Aikido e della Società del Ki (tradotta per la prima volta in italiano da noi QUI).

Questo fatto venne vissuto da molti Aikidoka come un vero e proprio shock: Koichi Tohei godeva infatti di grande rispetto da parte di molti Istruttori e studenti e veniva sicuramente considerato uno dei più grandi ed accreditati Maestri di Aikido esistenti, specialmente negli anni immediatamente successivi alla morte del Fondatore.





Questo convinse ed agevolò numerosi Dojo a seguire il suo esempio lasciando l'Aikikai ed abbracciando il nuovo stile del Maestro Tohei.
Fra i primi obbiettivi di quest'ultimo ci fu quello di coordinare tutti i gruppi che lo seguirono ed incorporarli nell'organizzazione Shin Shin Toitsu Aikido.

Questa - molto in breve - è la storia di questa Scuola, che si è consolidata in tutte le nazioni, compresa la nostra.

Attualmente ha notevole influenza sul nostro territorio il Maestro Kenjiro Yoshigasaki, allievo diretto di Tohei che vive in Belgio, ma viene molto di frequente in Italia; egli ha creato una sua organizzazione, mentre alla dipartita del suo Maestro, subentrò a quest'ultimo il figlio Shinichi Tohei.

La ragione di tanta diffidenza e apparente resistenza nei confronti degli Aikikoka (senza Ki ^___^) che vogliono interessarsi ai principi del Shin Shin Toitsu Aikido, specie se appartenenti all'Aikikai so Honbu, forse proviene dal fatto che essi sono visti come i parenti lontani di chi fece la guerra al loro Kai Cho (Fondatore), Koichi Tohei Sensei.

Nel 2008 prendemmo contatto con la Sede Centrale di Tokyo della Ki Society (eravamo in Giappone in vacanza) e chiedemmo se fosse stato possibile partecipare a qualche loro allenamento, ci fu risposto che avremmo potuto farlo A PATTO di fare esplicita e pubblica RINUNCIA dei gradi Aikikai in nostro possesso, se quindi ci fossimo iscritti allo Shin Shin Toitsu Aikido ed avessimo incominciato DACCAPO un percorso serio e costante.

Un po' troppo per chi si sarebbe accontentato di 5 o 6 keiko estivi per conoscere una realtà a noi - al tempo - sconosciuta, ma che ci stuzzicava un tot!

Ci fu addirittura impedito di osservare DA FUORI una lezione: al tempo ci chiedemmo che cosa temevano che fossimo in grado di rubare loro!

Ora comprendiamo meglio, ma la sensazione di "setta" chiusa su se stessa è rimasta poi ancora per molti anni a seguire: solo ultimamente diverse occasioni di incontro ci hanno rivelato la bellezza di condividere alcune esperienze sul tatami con questa importantissima visione dell'Aikido!

Passiamo ora a descrivere (limitatamente alla ns. esperienza diretta), le caratteristiche peculiari della Scuola:

- attenzione al centro addominale (hara) ed al suo movimento;

- studio di un movimento rilassato, naturale e centralizzato;

- numerosi esercizi volti a percepire il ki (proprio e del compagni di pratica), con caratteristici "test" relativi, spesso utilizzati nella didattica di questa Scuola;

- programma tecnico piuttosto ampio e vario;

nomenclatura tecnica molto vicina a quella normalmente utilizzata e diffusa in molte Scuole di Aikido, con qualche lieve differenza (ad esempio, kote gaeshi diventa kote oroshi ["tirare giù il polso"], ikkyo omote diventa ikkyo irimi, shihonage ura diventa shihonage tenkan, etc) che non compromette la possibilità di comprendere con efficacia;

- buona propensione alle ukemi;

- spiegazioni dettagliate sull'influenza del ciclo respiratorio nel movimento corporeo;

- specializzazione nello studio dell'integrazione mente-corpo dei praticanti;

- è presente lo studio delle armi, con alcuni kata la cui spiegazione ci è parsa particolarmente utile ed importante;

- buona (e talvolta anche fitta) rete territoriale di Dojo che praticano Ki Aikido;

- importantissima tendenza a contestualizzare i principi della pratica anche a situazioni di vita quotidiana, in modo tale che l'esperienza del praticante non venga percepita come qualcosa di relegato al solo tempo trascorso sul tatami:

- intenzione significativa di far coesistere in modo armonioso la parte pratica con quella filosofica e spirituale della disciplina;






Ora, per completezza ed onestà, vi rimandiamo anche i punti di debolezza che abbiamo riscontrato esserci in questo specifico approccio.

La sensazione più spiccata è che un gruppo di esperienza notevole, ma non immensa, si sia messo a copiare gli atteggiamenti di un Maestro come Koichi Tohei, la cui esperienza era veramente invece immensa sul serio.

Ovvio che un conto è affrontare alcuni aspetti della disciplina dopo che una certa stabilità delle forme di base è stata ottenuta, altro invece è farlo prima di avere un ki hon altrettanto stabile e solido: Koichi Tohei proveniva da anni di pratica molto fisica e parecchio intensa... quindi pare naturale una sua evoluzione ad aspetti più sottili della disciplina.

Una caratteristica che lo contraddistingueva, per esempio, era una sorta di "saltelli" eseguiti durante i suoi tai sabaki: chiunque studi arti marziali tradizionali sa che durante gli spostamenti è da evitare il cambio di quota del baricentro, specie quando esso si va ad alzare... poiché si genera instabilità, e quindi si è più sbilanciatili e vulnerabili.

La chiusura delle tecniche quindi si cerca di effettuare con un baricentro stabile, più basso possibile per essere ben zavorrati al suolo: Tohei Sensei era un maestro nel rimanere alto per incrementare la sua mobilità, ma tornare perfettamente stabile e piazzato quando la situazione lo richiedeva.

I suoi erano quindi "saltelli" che significavano tutto tranne instabilità, poiché aveva sviluppato una percezione finissima di quando era consentito stare alti e di quando invece sarebbe stato opportuno tornare basi e radicati.

Ogni tanto abbiamo assistito invece a dei semplici "saltelli" come li faceva "quello la"... ma senza la propriocezione di "quello la"!




Durante un seminar nel 1998 fu chiesto a Morihiro Saito Shihan cosa ne pensasse del Ki Aikido: la sua risposta fu - per certi versi - impressionante e paradossale...

Egli dichiarò che forse Koichi Tohei era stata la persona che più da vicino aveva raggiunto i livelli del suo Maestro, Morihei Ueshiba... dopo aver percorso le fasi solida, fluida e spirituale dell'Aikido (di solito rappresentati con una piramide dalla base larga, la cui scalata porta al vertice in cima);

... tuttavia gli allievi che ne hanno seguito le gesta, sono partiti da dove lui ha terminato le sue ricerche, evitando di allenarsi in modo solido... di fatto quindi capovolgendo quella piramide, e rendendola instabile, perché poggiante solo sul vertice un tempo in cima.

La nostra sensazione è stata piuttosto simile: abbiamo vito numerosi movimenti - a nostro dire - poco "compresi", e molto imitati.
Gli uke quindi ogni tanto cadono un po' da soli, e un po' di pressione negli attacchi sembra qualcosa di troppo raro in questo approccio.

Un altro limite - se così lo possiamo chiamare - è la pretesa di alcuni di affermare che il Ki Aikido possa avere applicazioni marziali per forza notevoli.

Ci viene da dire che non è quello il suo principale mandato, e che se volessimo la marzialità dura e pura sarebbe meglio andarla a cercare altrove: quindi se parliamo di gestione del respiro ok, se invece volessimo praticare Ki Aikido per difesa personale forse non staremmo ottimizzando il nostro tempo.

Ovvio che le basi dell'Aikido quelle sono... quindi una leva tirata fa male in qualsiasi stile: è però come se il Fondatore di questa Scuola mirasse in una direzione specifica (una pratica più interna e salutista, forse) e talvolta i suoi aderenti affermassero che invece con essa possibile giungere in qualsiasi luogo.

Sarebbe forse bene che ciascun approccio specifico perseguisse i propri fini e si adoperasse per divulgare i propri punti di forza, utilizzando invece gli altri approcci Aikidoistici per andare a rafforzare gli ambiti nei quali ci si sente più carenti: questo potrebbe essere un atteggiamento molto più intelligente, quindi l'opposto di percepirsi tuttologi.

Ultimo punto che ci ha notevolmente colpito: in tutto questo parlare di ki, di punto da mantenere e di rilassatezza, ci siamo molto sorpresi di trovare spesso molto RIGIDI i praticanti di Ki Aikido, sia nel corpo, che nella mente... ma non dovevano essere loro quelli rilassati e naturali?

Sulla carta si, ma nella nostra (non enorme) esperienza abbiamo riscontrato contrario... segno (come nelle Scuole e stili trattiti in precedenza, se ricordate) che magari i fini sono più che buoni, come ottimi sono i principi studiati... ma poi non è detto che tutti riescano a viverli in prima persona e quindi diventarne significativi rappresentanti.





In conclusione, ci viene da rimandare che i benefici legati all'incontro con questa peculiare declinazione dell'Aikido si sono mostrati  - per noi - di gran lunga più positivi, rispetto alle prime note negative che ci era parso di scorgere.

Pur nella frequentazione sporadica del Ki Aikido, abbiamo cercato di fare nostri alcuni concetti che - ad oggi - riteniamo veramente fondamentali per la pratica dell'Aikido, INDIPENDENTEMENTE da quale sua forma o stile piaccia di più... concetti che abbiamo sentito trattare in modo significativo in QUESTA Scuola e non in altre!

Non possiamo che consigliare stage o incontri con il Ki Aikido, specie per approfondire tematiche non prettamente tecniche, ma veramente importanti per qualsiasi praticante che voglia avere una visione completa della disciplina.

"Le persone oggi sono più preoccupate di ciò che possono ottenere, di quello che possono dare o fare agli altri. Questo è il perché non possono estendere il Ki"

[Koichi Tohei Sensei]







lunedì 14 gennaio 2019

Calo di interesse, crisi dell'Aikido e le buone notizie

Lo scorso 7 dicembre 2018, Aikido Journal - testata internazionale che sicuramente tutti voi conoscerete - ha pubblicato un interessante articolo (lo potrete trovare in inglese QUI), che mostra come l'Aikido sembri interessare a sempre meno persone nella società moderna.

I dati riportati dal sondaggio promosso dal Blog a livello interazione risulterebbero parecchio preoccupanti:

- rapporto numerico fra Istruttore ed allievo: 1,5 a 1;

- rapporto numerico fra capo-Istruttore ed allievo: 4,5 a 1;

- la sfida più complessa sembra essere avere nuovi allievi, specialmente nella fascia d'età 18-29 anni.

Quale futuro può avere quindi una disciplina che non riesce ad essere interessante per nuove generazioni di praticanti, mentre i gruppi di quelli che già la frequentano diventano sempre più sparuti?!

Crediamo che il resoconto sia veritiero, ma siamo tuttavia convinti che la lettura dei dati vada approfondita... oltre che preso come monito di una prossima futura scomparsa dell'Aikido!

È infatti molto frequente che leggendo i risultati di un esperimento, si cerchi di scorgere in essi la  conferma della propria teoria favorita... o - comunque - lo si faccia anche attraverso i limiti della propria inconsapevolezza. 

Ci sono quelli ossessionati dall'aspetto marziale, che dicono che questo trend è l'ovvia conseguenza di aver trasformato una solida tradizione legata al Budo a qualcosa di molto più simile ad un balletto.

L'Aikido "stava più in salute" - secondo loro - quando ogni tecnica veniva stretta e tirata al massimo dell'efficacia... sono quelli, di solito, che non fanno più uke da anni e che sono tutti scassati dopo aver praticato quasi sempre in condizioni estreme.

Ci sono quelli che danno la responsabilità alle nuove discipline marziali di più recente fattura (BJJ, MMA, Krav Maga, etc), che attirerebbero un sacco le nuove generazioni per via della loro immediatezza, della loro "leggerezza" culturale e filosofica: li basta darsele e non farsi troppe domande!

- PER INCISO - NON è vero: bisogna apprendere un sacco di tecnica pure in quegli ambiti, per chi non lo sapesse!

Vogliamo quindi darvi anche la nostra lettura di quei dati, non affermando che sia quella giusta o quella definitiva... ma che ciò che segue è frutto dell'esperienza stessa che stiamo vivendo.

Non è l'Aikido ad essere propriamente in crisi - secondo noi - quanto le sue PROSPETTIVE...

Un tempo la gente aveva molti meno strumenti di oggi, quindi chiunque potesse vantare più esperienza di un neofita poteva - di fatto - considerarsi un esperto e permettersi di dirci: "Fai questo esercizio, poi un giorno capirai"... "perché io sono una cintura nera e tu no!"

Ora - per fortuna, diremmo noi - questo non è più possibile e le persone desiderano capire SUBITO (o quasi) se ciò che fanno sarà loro di supporto nella vita di tutti i giorni.

Pure la crisi economica che stiamo vivendo potrebbe agire in favore dello scegliere in modo più oculato possibile come utilizzare il poco danaro che ci resta!

Sta cosa che l'Aikido non è marziale a sufficienza non crediamo sia il punto: nella nostra società c'è sempre meno esigenza di difesa personale fisica (per quanto il mainstream affermi il contrario!) e sempre più gente che sbarella... nella vita stressata di ogni giorno, anche senza essere aggrediti da nessuno.

L'Aikido può servire a migliorare il proprio equilibrio psico-fisico, seriamente compromesso dalla frenetica vita che conduciamo?

SI, del tutto ed inesorabilmente SI!!!

Solo che, se la gente non lo sa, perché dovrebbe mettersi a cercarlo?

Come potrebbe farlo, se gli Insegnanti spesso sono i primi a non avere compreso del tutto questa cosa... e ad avere una vita personale disastrosa?

Se riuscissimo a far constatare ad una persona che l'importante non è tanto kotegaeshi o sankyo... quanto cosa avviene in loro di costruttivo MENTRE fanno kotegaeshi e sankyo, vogliamo scommettere che volentieri si metterà a praticarli???

La nostra osservazione almeno ci porta a crede qualcosa del genere...

... poiché i dati che raccogliamo - che ne dica Aikido Journal - sono in COMPLETA CONTROTENDENZA, rispetto a quelli forniti nell'articolo di cui sopra!

Certo, l'operazione che ci stiamo curando di fare è qualcosa in più rispetto alla solita filastrocca datata: "Io fare, tu copiare... poi un giorno capire"!

Si sta trattando di mantenere vivo tutto il costrutto tecnico dell'Aikido, ma chiedendoci per primi quale messaggio intendiamo trasmettere attraverso di esso... anziché limitandoci a "fare come si era sempre fatto".

Questo non è stato, né è facile... perché è necessario avventurarsi nei meandri del proprio inconscio e delle proprie emozioni, se intendiamo diventare i baluardi di ciò che ci interessa... quindi bisogna comprendere qual è il modo migliore per far giungere questo messaggio anche al prossimo.

Tuttavia, se ce la stiamo facendo noi... ce la possono fare tutti!

E vi diremo di più... non solo i NUMERI dei corsi del nostro Dojo sono in costante e significativo AUMENTO (comprese le fasce d'età 18-29 anni, che nell'articolo risultavano le più ostiche da coinvolgere!)...

... ma anche i NUMERI di ogni Dojo che collabora stabilmente con noi lo sono altrettanto.

Ed ancora di più: a livello mondiale, i dati dell'Evolutionary Aikido Community CONFERMANO il nostro trend italiano... come mai?

Abbiamo compiuto un miracolo?

Qui nessuno è laureato in marketing... quindi il punto non è "come trovare gente a cui vendere un prodotto"... ma gente che scopra il valore della pratica e ci si tuffi dentro con entusiasmo!

Ritorniamo ai DATI: solo nella nostra città, negli ultimi 3 anni, hanno aperto almeno 3 Dojo professionali (questi sono almeno quelli di cui abbiamo avuto notizia), poiché sono pure aumentati il numero degli Insegnanti professionisti... ovvero coloro che fanno solo Aikido, pure per guadagnare economicamente.

Altre aperture simili sono avvenute anche al Sud Italia, a confermare la tendenza.

Come mai che sempre più persone investono soldi in un'attività che fino ad un decennio fa non avrebbe dato da mangiare a nessuno?

Forse si è finalmente compreso che ciò che mancava non erano i praticanti, ma Insegnanti VALIDI e PREPARATI: oppure - diciamolo meglio - la preparazione media di un docente di una volta NON è più accettabile nella società in cui viviamo... 

... quindi coloro che si stanno formando in modo serio - e ciò non è possibile se nella vita si fa pure alto, vista la mole di studi da fare in Aikido - stanno avendo successo, mentre gli altri stanno morendo.

Nella società in cui viviamo non è possibile essere tuttologi: infatti non c'è paragone fra la preparazione di una persona che lavora 8 ore al giorno, dopo pensa a tutte cose relative alla propria famiglia... e POI - nel poco tempo che resta - pratica ed insegna Aikido... rispetto a chi fa SOLO quello dalla mattina alla sera!

Lo abbiamo capito e metabolizzato per tutti gli ordini professionali (Ingegneri, Avvocati, Medici, Giornalisti...): perché facciamo così fatica a coglierlo in Aikido?

Ovvio che un professionista riesca ad arrivare a risultati impossibili anche solo da immaginare per un dopolavorista: ed il numero dei professionisti in Aikido sta AUMENTANDO, non diminuendo... in tutto il mondo!

Lo considerate un passo indietro o un passo avanti per la disciplina?

Non ci viene da essere poi così pessimisti, visto che la "disaffezione all'Aikido" mostrata dai dati dell'articolo può celare anche solo un'esigenza di miglioramento delle condizioni della sua pratica!

Siamo cresciuti cadendo sui tatami più improbabili, spesso ricavati in scantinati umidi e maleodoranti, garage nei cortili delle case: la "PALESTRA" doveva essere un po' squallida per sembrare un luogo dove si fa fatica... un luogo per veri duri; sopravvivere alle docce in condizioni igienico-sanitarie pessime era indice di sviluppare adeguati anticorpi!

Oggi i luoghi del genere non ottengono nemmeno più il permesso di aprire i battenti: quando abbiamo costruito il Dojo, abbiamo chiesto permessi al Comune, vigli urbani, ASL per DUE ANNI...

... ovvio che ora è un luogo che "piace": è stato progettato in materiale naturale da un architetto, non da un trafficone qualsiasi che piazza due tatami usati nel magazzino nel cortile di casa sua!

Ma parliamo di un'involuzione o di un'evoluzione?!

Molti Dojo non potranno più aprire, o addirittura chiuderanno... ma vi assicuriamo che quelli che stanno aprendo oggi valgono la pena di essere frequentati, attraggono un sacco di persone e diventano luoghi nei quali l'Aikido è conosciuto da persone di ogni età e sesso!

Il CONI ha stabilito che dal 2019 (marzo) ogni Federazione Nazionale (quindi anche la FIJLKAM) dovrà costituire Società Sportive SOLO con numeri minimi prestabiliti: nell'Aikido saranno di 10 iscritti.

Quanti Dojo NON arrivano a 10 allievi sul tatami?

Non pochi... e qualcuno sicuramente avrà numeri bassi per via della propria collocazione geografica in piccoli bacini di utenza: quanti sono però quelli che fanno 5 allievi in città metropolitane?

Come mai un gruppo NON riesce mai a "decollare" quando ha gli spazi, ed ha potenziali utenti?
Non avrà mica solo una guida inetta?

Vogliamo fare un po' di sana auto-critica... o vogliamo semplicemente buttarla sul "siamo passati di moda"?

Quando - decenni fa - chiudevano i piccoli negozi di frutta e verdura all'apertura dei grandi supermercati... qualcuno avrà sicuramente pensato che la distribuzione al minuto stesse per collassare: in realtà stava solo CAMBIANDO aspetto;

perché nella disciplina del fluire dell'energia e del perpetuo cambiamento... abbiamo così tante difficoltà con i CAMBIAMENTI?!

Noi vediamo FIORITURE (poche) ed appassimenti (molti): però che le prime sono più significative delle seconde, perché richiamano un'utenza molto più vasta... che viene iper-specializzata nel giro di poco tempo.

È infatti migliorata tantissimo anche la didattica dell'Aikido negli ultimi decenni, quindi gli allievi arrivano a fare in pochi mesi ciò che prima richiedeva anni di pratica.

Non crediamo proprio che l'Aikido stia morendo, ma che stia CAMBIANDO, così come stanno cambiando le esigenze di chi lo pratica oggi rispetto a quando ed a come lo proponeva Morihei Ueshiba, O' Sensei.

È possibile indignarsi per ciò e rimanere saldamente ancorati a quello che ha funzionato in un passato destinato a non tornare mai più... oppure si può fare il prossimo passo nell'ignoto e lasciarsi trasformare da ciò che facciamo.

Il risultato NON è certo... ma abbiamo imparato così poco dal coraggio che ha avuto il nostro Fondatore?!!

Non vediamo l'ora che un certo tipo di mentalità in Aikido MUOIA: sarà la volta che riusciremo a spiccare insieme il volo verso ciò che attualmente è più utile ed integrante per chi intende praticare sul serio!







lunedì 7 gennaio 2019

EAC Aikido in streaming mondiale

Buon 2019 a tutti!

Come promesso, vi parliamo quest'oggi di un progetto molto ambizioso, che verrà realizzato sabato 12 GENNAIO 2019, e del quale siamo molto orgogliosi di fare parte!

Per la prima volta al mondo - almeno per quanto ne sappiamo - un'Aikido Community internazionale celebrerà il suo Kagami Biraki (chi non sapesse di cosa parliamo, legga QUI e QUI) non solo nello stesso giorno ed ora...

... ma pure in diretta streaming fra molti dei Dojo che la costituiscono!

Di cosa si tratta?

Premesse:

- un Dojo tradizionale festeggia il Kagami Biraki nell'apertura ufficiale del nuovo anno di pratica (più o meno all'inizio di gennaio);

- Evolutionary Aikido Community (EAC, d'ora in avanti) è composta da Dojo sparsi in tutto il mondo;

- la Community ha quindi deciso di celebrare questa festa nello stesso giorno, appunto sabato 12 gennaio 2019;

- siccome i vari Dojo hanno fusi orari differenti, si è scelto un periodo di tempo che va dalle 11:00 alle 13:30 (ora locale italiana) che è quello che massimizza la possibilità di tutti di essere CONTEMPORANEAMENTE presenti sul tatami;

Questa possibilità di presenza simultanea di celebrare la propria passione per la pratica di una disciplina marziale INSIEME, non è così inedita, a dire il vero: il Tai Ji Quan - per esempio - organizzano già da diversi anni quello che chiamano il "Tai Ji e Nei Gong Day", e questo lo sappiamo piuttosto bene, visto che l'Insegnante di Tai Ji Quan che pratica nel nostro Dojo vi ha aderito almeno nelle ultime 4 edizioni.

Ora quello che farà veramente la differenza sarà la TECNOLOGIA che nel frattempo si è sviluppata!!!

Il Kagami Biraki o International Training Day- chiamatelo come più vi piace - sarà un evento che connetterà via Web tutte le realtà che vi aderiscono... e permetterà ad esse non solo di "vedersi", ma anche di interagire fra loro in modo piuttosto attivo e curioso!

Siamo abituati ad un Sensei che mostra una tecnica, fornisce una spiegazione... e quindi tutti gli allievi si mettono a praticare la sua proposta fino alla prossima interruzione, per correggere alcuni dettagli o per impostare un nuovo esercizio.

Ora immaginate che il Sensei sia in diretta streaming tramite Facebook con TUTTI gli altri Dojo che partecipano all'evento e che in essi i praticanti presenti possano vedere e sentire le sue spiegazioni attraverso un mega-screen (TV, proiettore a muro, etc)... e che poi si mettano a praticare cosa egli ha spiegato...

Però il Sensei è magari fisicamente a San Diego (California)... mentre i praticanti saranno a Torino, Montreux (Svizzera) ... Echtenerbrug (Belgio), etc!

Poi la parola passa in Germania, ed i praticanti di San Diego (California) e quelli di Torino e tutti gli altri iniziano a seguire le indicazioni di un altro Insegnante... fino a quando ciascuno non è stato un po' virtualmente nel Dojo di tutti gli altri e ha contribuito a presentare se stesso agli occhi del resto della sua Aiki-Community.



Il Kagami Biraki EAC di quest'anno mira proprio ad un'esperienza simile:

- 13 Dojo parteciperanno all'evento, da Svizzera, Italia, Olanda, Belgio, California, Messico, Canada;

- 17 Sensei si avvicenderanno nell'insegnamento;

- ciascun Sensei avrà a disposizione una decina di minuti di tempo per fare una sua piccola proposta didattica... e quindi switchare letteralmente Sensei/Dojo/nazione/continente, fino a quanto TUTTI i partecipanti hanno condiviso e praticato le proposte di tutti.

Questo è un progetto ambizioso che richiede un'organizzazione non banale, ovviamente: già fare piovere su un tatami la maggior parte gli iscritti al proprio corso in una giornata stabilita è qualche cosa che ha dell'epico al suo interno...


Figuriamoci se questo sforzo organizzativo deve essere replicato - in contemporaneità - in diversi luoghi fisici in tutto il mondo!

C'è poi la necessità di predisporre un certo numero di dispositivi elettronici per rendere la diretta streaming possibile: telecamere, semplici cellulari, un computer/tablet, proiettore, etc... e quindi di avere qualcuno che si occupi della "regia" di tutto quanto.

Poi ci va una interconnessione immediata fra le varie entità, così che ciascuno sappia quando tocca a sé e quando deve cedere la staffetta al Sensei/Dojo successivo: 2 e mezza ore di streaming video non saranno forse semplici da gestire... ma se qualcuno non ci prova, non potremo mai sapere se la cosa è fattibile oppure no!

La cosa per noi più entusiasmante è che questo evento sarà visibile anche a tutti coloro che lo desidereranno anche al di fuori dell'EAC, semplicemente connettendosi con la pagina Facebook Evolutionary Aikido Community!

Una Comunità che si apre chiunque lo desideri (e non solo ai propri membri), è forse una novità in Aikido molto più ampia che la diretta streaming dai vari Dojo sparsi in tutto il globo: la nostra disciplina è fantastica, ma ha spesso l'abitudine di ripiegarsi su se stesse a diventare più simile ad una setta che ad altro.

Noi dell'EAC invitiamo invece ad assumere una nuova - e speriamo - più costruttiva visione dello "stare insieme": quindi invitiamo tutti coloro che lo desiderano a seguirci... e magari l'anno prossimo ad essere in uno dei Dojo o - addirittura - UNO del Dojo dai quali verrà ripreso un po' di Aikido da condividere con tutti gli altri!

Inizieremo noi e crediamo che gli imprevisti non mancheranno, nell'organizzazione di un evento così complesso nel suo coordinamento e realizzazione... in ogni caso, la cosa importante sarà dare del propio meglio e viversi l'esperienza nel modo più costruttivo possibile.

Insieme si potranno raggiungere obiettivi che per il singolo non sarebbero neppure pensabili: questa è la filosofia che animerà il Kagami Biraki 2019 - International Training Day!!!


E voi... volete mancare di dare una curiosata a questo evento storico, magari comodamente seduti in poltrona?!







lunedì 24 dicembre 2018

Buone Feste da Aikime!

 Un nuovo Natale è alle porte, così come un nuovo anno di Post e di pratica dell'Aikido!

In questo breve periodo di pausa, la Redazione di Aikime augura a tutti voi di trascorrere buone Aiki-feste.

L'appuntamento per noi è per lunedì 7 gennaio 2019... con novità - a dir poco - mondiali...

NON MANCATELO, così da "scrivere la storia" insieme a noi!








lunedì 17 dicembre 2018

Focus sullo stile: Kobayashi Ryu, l'essenzialità del gesto

Proseguiamo la nostra rubrica mensile nella quale esaminiamo più a fondo alcune delle più famose correnti Aikidoistiche presenti nel nostro Paese, mettendo sotto i riflettori le loro peculiarità, vanti... così come eventuali zone d'ombra riscontrate dalla nostra esperienza pratica di rapportazione con la singola Scuola.

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DISCLAIMER


Questi Post non sono scritti né per promuovere, né per denigrare nello specifico i vari e differenti approcci che ci sono all'Aikido... ma piuttosto per farli conoscere meglio ed in modo più imparziale possibile al grande pubblico, aiutando specie il neofita a districarsi in una fitta rete di info nelle quali può confondersi anziché orientarsi.

Non siamo asserviti a nessuno stile di Aikido dei quali vi parleremo, e nessuno ci paga o ha interesse a farci dire qualcosa di diverso da quello che pensiamo e che esprimiamo: è bene ricordarlo in modo chiaro ed esplicito!


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Esploriamo quest'oggi lo stile/Scuola che si riferisce storicamente al Maestro Hirozaku Kobayashi, che viene di solito definito dai suoi allievi "Kobayashi Ryu".

Parliamo di un Maestro che fu tra gli apripista dell'Aikido in Europa, quindi è più che naturale che molti gruppi vennero direttamente influenzati dal suo insegnamento.

Ma volgiamo lo sguardo all'Aikido insegnato secondo la sua specifica visione; ci troviamo dinnanzi ad una pratica:

- molto elegante e marziale al contempo;

- che riserva molta attenzione allo studio dei profili del corpo ed alla centralizzazione (movimento che parte dall'hara e quindi dalle anche);

- caratterizzato da molte forme di meguri, ossia movimenti spiraliformi che incanalano l'energia ricevuta nell'attacco in un altrettanto esplosiva risposta al compagno;

- grande attenzione verso il riscaldamento e quello che in Aikido viene chiamato "Aiki Taiso", ovvero la ginnastica preparatoria alla pratica vera e propria; numerose Scuole hanno addirittura sviluppato (e registrato il marchio) una pratica chiamata "Aiki Shin Taiso", che può essere praticata a latere, anche se non si intende fare Aikido, e che aiuta il benessere e l'elasticità del corpo;

- interessante lavoro praticato con le armi (col bokken ne abbiamo avuto più esperienza che col jo, quindi ci riferiamo soprattuto al primo lavoro, che abbiamo praticato più volte di persona), mirato soprattutto a esplorare il timing e la naturalezza del gesto tecnico.

I tre principi fondamentali che ispirano il lavoro con il bokken della scuola
sono: ume no tachi, matsu no tachi e take no tachi.

Shochikubai è un'espressione sino-giapponese per indicare ume, take e matsu, ossia il pruno, il pino ed il bamboo. Questi alberi hanno un valore simbolico nella cultura nipponica, per la quale la triade è garante di prosperità e felicità.

Il pruno (ume, che si legge anche bai) esprime l'idea del ritorno delle forze vitali, del ciclo delle stagioni ed è in relazione con la terra; il bambù (take, che si legge anche chiku) rappresenta l'alternanza di forza e scioltezza ed è in relazione con l'uomo; il pino (matsu, che si legge anche sho) indica la forza permanente, in rapporto con il cielo.

Shochikubai è concetto che attiene profondamente all'Aikido... Così nella pratica con la spada si distinguono tecniche che vanno dalla terra verso il cielo, secondo il principio del pruno (ume no tachi); tecniche che applicano il principio del bambù (take no tachi), alternando forza e flessibilità; e tecniche nelle quali è racchiuso il principio del pino (matsu no tachi), procedendo dal cielo verso la terra. I tre principi insieme sono in grado di rivelare "la prodigiosa intelligenza del corpo".

- generosa attenzione al reishiki ed alta conoscenza dei valori tradizionali legati al Budo giapponese ed alla sua cultura (saluto, abbigliamento, atteggiamento sul tatami, etc);

- ottima didattica dei kaeshi waza (ossia "contro-tecniche") che è ben sviluppata, mentre invece risulta essere quasi assente in molti altri approcci dedicati all'Aikido;

Nel gennaio 1998, a completamento dei lavori di preparazione portati avanti nel 1996 e nel 1997 è stata creata, sotto l'impulso e la guida di Hirokazu Kobayashi Sensei, la Kokusai Aikido Kenshukai Kobayashi Hirokazu Ryu (KHR), "Accademia Internazionale di Ricerca sull'Aikido Kobayashi Hirokazu".

La KHR, attualmente diretta da André Cognard So Shihan, Hanshi, ha come fine lo sviluppo dell'Aikido Hirokazu Kobayashi nel mondo intero, definendone i criteri che ne permettono l'identificazione e la valorizzazione del messaggio.





Come scuola afferma la propria identità, trovandola in primo luogo nell’originalità e autenticità della tecnica e del messaggio trasmesso da Kobayashi Sensei; registriamo con piacere che essa non ha la pretesa di alcuna superiorità sulle altre scuole di Aikido e rispetta i vari stili insegnati nel mondo dagli allievi di O' Sensei, Ueshiba Morihei, di cui onora sia la memoria che l’attaccamento alla pluralità stilistica e alla libertà degli esseri;

questi sono stati infatti aspetti centrali nello stesso messaggio di Kobayashi Sensei (il quale ha consentito di ricevere dai membri fondatori dell'Associazione il titolo di "Soshu", ovvero guida spirituale della Scuola).

Dal 2012 la KHR è ufficialmente riconosciuta quale membro della Dai Nippon Butoku Kai (DNBK), la più antica e prestigiosa associazione nipponica sotto l'egida dell'Imperatore ed emanazione del governo giapponese, votata a preservare e a promuovere le arti marziali tradizionali (Budo) e il loro contenuto etico-filosofico.

In Italia abbiamo avuto Giampiero Savegnago Sensei (di cui vi abbiamo già parlato QUI) come notevole rappresentanti di questo movimento Aikidoistico: andate a leggere la sua storia, perché è senza dubbio affascinante ed arricchente!

Dalla frequentazione di tutti i membri del Kobayashi Ryu che abbiamo avuto l'onore di frequentare negli ultimi due decenni (una decina circa di Maestri, anche in possesso di esperienza e grado piuttosto elevati) è pressoché SEMPRE emerso un PROFONDISSIMO rispetto verso il loro Maestro fondatore...

Questo è segno che Kobayashi Sensei deve avere occupato un posto veramente importante nei cuori di chi lo ha frequentato per tanti anni, sapendo essere quindi un buon Insegnante tecnico, ma anche una persona di spessore umano veramente considerevole!

Solo questo può spiegare tanto rispetto e tanta devozione da parte di coloro che hanno avuto la fortuna di essere spesso sul tatami con lui: in Aikido questo è perlomeno RARO, quindi è doveroso sottolinearlo.

Un capogruppo che crea seguito senza imporsi, ma dando l'esempio e mettendo l'anima nelle proprie azioni... che viene percepito come guida da tutti coloro che lo frequentavano è segno che il suo Aikido ha saputo andare oltre la mera tecnica, forse toccando quel "cuore" dell'Aiki, di cui tanto O' Sensei andava parlando.

Punti di debolezza ne abbiamo trovati?

Si alcuni... che, senza alcuna volontà di svalutazione, li andiamo come al solito ad elencare:

- la nostra impressione è stata quella che il Kobayashi Ryu sia una sorta di "università" dell'Aikido, quindi non lo consideriamo così adatto ad un principiante alle sua prima esperienza, perché non rediamo gli risulterebbe così immediato; spesso viene richiesta una coordinazione ed un'integrazione psico-fisica che non è di certo un punto di partenza facile per molti; esistono approcci più A, B, C... secondo noi;

- l'essenzialità del movimento, unita con una straordinaria rilassatezza sono elementi che contraddistinguono un certo lavoro pregresso, e ci è capitato di vedere video di un "giovane" Hirozaku Kobayashi esercitarsi in modo invece molto più "ki hon", ovvero maggiormente "di base", come di sicuro era frequente sotto O' Sensei ai suoi tempi;

era possibile riconoscere una enorme stabilità, senso del grounding, utilizzo delle anche, etc etc etc... cosa che nel tempo si è rilassata per diventare ESSENZIALE, e quindi parzialmente invisibile agli occhi di chi non sa dove cercare le cause di tanta potenza;

- per la ragione precedente, secondo noi (come spesso accade quando abbiamo a che fare con mostri sacri come Kobayashi Sensei!) hanno proliferato nel tempo praticanti che erano intenti ad imitare la sua forma "ultima", il suo gesto fluido ed elegante, ignorando però - almeno in parte - da quella duro allenamento esso fosse provenuto; un sacco di persone hanno quindi iniziato a muoversi con posizione alte, ginocchia poco flesse, disegnando splendide spirali con i polsi, ma che non vengono però generate dal centro addominale; il Sensei indica la luna... e gli allievi guardano il dito: qualcosa di abbastanza comune, che abbiamo un po' ritrovato fra le fila di questa Scuola;




- abbiamo più di una volta percepito come i praticanti di Kobayashi Ryu ci "vadano giù secchi" con leve e proiezioni, nel senso che talvolta abbiamo provato un dolore che ora sappiamo essere almeno in parte infruttifero; non pensiamo che ci sia insensibilità, ma forse al momento attuale manca un po' chi spiega l'inutilità di far soffrire uke più del dovuto durante la pratica; se portata all'estremo una simile tendenza potrebbe portare al sadismo dei gradi alti (o dei Sensei) nel confronti del kohai, che ricoprono più spesso il ruolo di uke;

- le tobi ukemi (cadute alte) sono spettacolari e molto consuete, e le abilità richieste agli uke per performare simili gesti atletici non sono esattamente da tutti... un'altra ragione per considerare questo stile un luogo nel quale i più esperti possono affondare golosamente i denti, ma nel quale i neofiti non sempre potrebbero trovarsi subito a loro agio; aggiungiamo, che con l'età che avanza, la propria pratica DEVE trovare forme alternative di espressione, altrimenti risulterà COMUNQUE impensabile per un cinquantenne eseguire i voli che fa un ventenne; elasticità e tempi di recupero cambiano molto con il trascorrere degli anni, quindi è bene che la propria Scuola possa tenerne conto nella pratica ordinaria;




In conclusione, ci viene da affermare che il Kobayashi Ryu sia un'approccio all'Aikido molto interessante e completo... che abbiamo avuto la fortuna di contattare quando la nostra pratica non era più tanto acerba, quindi ci ha saputo nutrire in modo particolarmente arricchente (e non smette di farlo, ogni volta che abbiamo occasione di praticare con Maestri di questa Scuola).

Una Scuola che mostra in modo attivo e vivo la visione di una persona che è stata d'ispirazione a molti... che è stata capace di fare un viaggio che dalla periferia ha condotto all'essenziale, sia in zona tecnica che personale ed umana.

Un viaggio, cioè, che auguriamo a chiunque... indipendentemente dallo stile che si è deciso di praticare.

Troverete perciò in questa specifica visione strumenti interessanti che si sapranno di certo armonizzare ed integrare con la vostra espressione personale e preferita dell'Aikido.

"Chiunque di noi che aprono la vostra anima, possibile percepire e ammirare la bellezza e la forza della natura.

La natura come Aikido sono creati esclusivamente per la propria energia vitale.

Sono essenza naturale, non sono il risultato di qualcosa di costruito da quindi se Aikido, ho le idee egocentriche, la mia anima si unisce con la natura.

In quel momento "gli spiriti della terra" ed io, siamo uno e tutto diventa possibile ".

[H. Kobayashi Shihan]