[見取り] "mitori": è composto dal radicale del verbo [見る] "miru", "guardare" e dal radicale del verbo [取る] "toru", che sappiamo già significare "prendere/afferrare";
[稽古] "keiko": sappiamo essere l'allenamento, in questo caso il suono viene addolcito per la presenza dell'ideogramma precedente, quindi il fonema "keiko" [けいこ] viene cambiato in "geiko" [げいこ], aggiungendo due trattini (dakuten) al suono "ke".
L'allenamento ad apprendere tramite l'osservazione è sempre stato crucciale in una cultura nella quale si tendono a dare poche spiegazioni, ma ad offrire visivamente alcuni modelli da ripetere ed ai quali uniformarsi.
Il Sensei mostra 4 volte una tecnica, poi dice [どうぞ] "dozo", cioè "prego!"... ed invita gli allievi a ripetere con il corpo la tecnica che hanno appena osservato.
Se hanno "afferrato con gli occhi", si saranno dati la possibilità di comprendere cosa il loro Maestro desidera che essi ora pratichino... quelli che non hanno saputo farlo, facilmente ora tenteranno di scopiazzare ciò che fa la coppia più vicina (che non è detto essere sempre quella che ha capito di più!).
Un tempo mitori geiko era obbligatorio, arrivati ad un certo livello di apprendimento: esistevano alcune lezioni settimanali - ad esempio - nelle quali i gradi kyu venivano invitati solo ad osservare ciò che facevano i loro colleghi e senpai yudansha... così da vedere "da fuori" come essi si approcciavano alla pratica e risolvevano i problemi incontrati durante il keiko.
Una sorta di: "Stai attento a chi ne sa più di te, ed impara da lui come si fa"...
Ora è difficile trovare un Dojo che ha regole così stringenti da obbligare i gradi inferiori a limitarsi ad osservare i gradi superiori, però mi sembra molto interessante esplorare come questa pratica possa risultare crucciale ancora ai giorni nostri.
Al di là di imparare osservando con estrema attenzione il Sensei, e notare come si muove, come si approccia alla situazioni, come si ingaggia... etc, immaginiamoci come sarebbe importante mantenere sempre una telecamera accesa su tutto ciò che accade sul tatami...
Il Dojo - essendo frequentato da persone - è uno spazio-tempo che si riempie di dinamiche umane, alcune molto proficue, altre decisamente meno: se osserviamo con cura tutto l'ambiente, saremmo in grado di massimizzare l'apprendimento, comprendendo velocemente chi e che cosa imitare e cosa invece evitare come la peste.Ma veniamo al vero e proprio nodo del mitori geiko: cosa accade quando non ci sentiamo molto in forma e non ci sembra opportuno prendere parte alla lezione?
Che ce ne stiamo a casa, e guardiamo una serie su Netflix, magari: ed invece faremmo molto bene ad andare COMUNQUE al Dojo e fare appunto mitori geiko!
Non avete idea (a meno che non lo abbiate già provato) quanto possa risultare utile osservare una lezione dall'esterno...
Abbiamo la possibilità di guardare non solo cosa insegna il Sensei (come se fossimo sul tatami con lui), ma di cogliere anche come le altre persone presenti riescono a mettere in pratica (o meno) gli esercizi che questi indica loro. Quando siamo coinvolti in prima persona nella pratica ciò non è possibile.
È molto frequente che in questi casi si inizino a notare alcuni dettagli ai quali magari non si era mai fatto caso in precedenza, mentre eravamo del tutto coinvolti nella pratica: "Ah, ma li c'è un tenkan?!"... Però non avevo mai fatto caso a quel movimento d'anca" - oppure - "quel cambio di distanza" - oppure ancora - "quell'utilizzo del timing"...
Il non essere coinvolti fisicamente è come se acuisse la vista e l'attenzione ai dettagli, che sappiamo molto bene quanto possano fare la differenza nella pratica!!!
Alla fine del keiko fisico degli altri, noi non avremo forse versato nemmeno una goccia di sudore, ma vi assicuro che ci sarà risultato molto utile... e comunque sicuramente più che perdere la lezione.
Immaginiamo poi, come esempio estremo, un periodo nel quale un infortunio ci tenga lontano dal tatami per un periodo abbastanza prolungato di tempo: è sufficiente una semplice contusione magari per saltare dai 4 agli 8 allenamenti come minimo.
Il Dottore ci ha prescritto riposo assoluto ed è nostra intenzione dargli completo credito, ma cosa fare in questi casi... non andare al Dojo per 3-4 settimane?
O andarci con la stessa cadenza regolare egli allenamenti previsti ed osservare le lezioni da fuori?
3 settimane di sospensione completa della frequenza, contro 3 settimane nelle quali non ci perdiamo nemmeno una virgola di cosa succede sul tatami... credete che siano proprio atteggiamenti equivalenti?
Beh, non lo sono affatto!Il mitori geiko da un lato ci avrà continuato a fornire nuove informazioni, stimolato riflessioni, concesso il lusso di paragonare ciò che avremmo fatto noi con ciò che abbiamo visto compiere agli altri del gruppo.
E quest'ultima cosa NON è per incoraggiare o enfatizzare processi di inutile critica all'operato altrui, s'intenda... Il mitori geiko non serve un tubo se viene utilizzato per farci rimarcare quanto noi saremmo stati più bravi di tizio o di caio: ciò servirebbe solo ad ingrassarci l'ego.
È invece utile a qualcosa di molto più nobile e delicato: la possibilità di trasformare un momento di presunta passività in un "ascolto attivo".
Saremmo propensi a pensare che - sopratutto in Aikido - sia indispensabile FARE per comprendere: questo è vero solo in parte, poiché la dualità è finta e solo in apparenza se non faccio nulla, sono costretto ad essere passivo.Osservare una lezione ci pone in una dimensione diversa del "fare": non muoviamo nemmeno un muscolo (se non quelli che ci consentono di orientare gli occhi), ma questa visione è ATTIVA, stimolante e ci allena alla pro-attività, ovvero alla capacità di agire in anticipo per prevenire gli ostacoli, anziché essere obbligati a finirci dentro in modo inconsapevole; e scusate se è poco!
Questa capacità di osservazione attiva ci rende consci di quanto yang possa celarsi nello yin, ovvero di quanta azione esista nell'immobilità... e questo ci spalanca la visione anche ad un'altra condizione, della quale forse non sospettavamo nemmeno l'esistenza: esiste per forza anche la polarità opposta, ovvero quella dello yin che si nasconde dentro lo yang.Questo ci farà indubbiamente pensare a quante volte siamo stati impegnati direttamente sul tatami in azioni continue e persino molto frenetiche... ma non fossimo veramente li!Ecco perché fare è importante, ma esiste un fare che non conduce comunque molto lontano: è il fare vuoto, e noi siamo parassitati continuamente dal fare vuoto!
Per oggi mi fermo qui, perché di carne al fuoco ce n'è già fin troppa: e bisogna a vere un buon spirito di osservazione quando si griglia... perché è un attimo distrarsi, e lasciare bruciare tutto.
Un buon Aikidoka ed un buon grigliatore conoscono molto bene l'importanza di "afferrare con gli occhi"!Marco Rubatto





































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