lunedì 16 febbraio 2026

Dove e quando finiscono gli stili di Aikido?

Non tutti sanno come nacquero i diversi stili di Aikido che abbiamo tutt'oggi sul territorio nazionale e/o internazionale, ma è bene comunque fare una sana riflessione sulla loro direzione e destino...

Dal 2008, Aikime ha cercato di essere un luogo nel quale ogni espressione tecnica dell'Aikido potesse sentirsi ben accetta: ero inesperto, ma avevo già compreso quanto potesse essere divisivo l'aspetto legato alla tecnica, alla didattica, e quindi anche allo stile che ciascuno era solito frequentare.

Non che ora creda che le cose siano molto cambiate, ma ho quella ventina di anni in più trascorsi quotidianamente sul tatami, che mi permettono di aggiungere qualche considerazione in più rispetto ad allora.

Innanzi tutto gli STILI sono qualcosa di completamente sconosciuto ed "inutile" per un principiante assoluto... il quale, se vuole fare Aikido, cercherà il luogo più vicino e che ha orari compatibili con il suo menage settimanale, magari a quote abbordabili per il proprio portafoglio.

Non cerca un corso di Iwama Ryu, piuttosto che di Ki Aikido, Kobayashi Ryu o Aikikai: non sa nemmeno cosa significhino "queste strane parole"!
Ciascuno degli approcci che ho menzionato ha qualcosa di unico ed importante da offrire, ma il principiante lo ignora e quindi è mosso da altro: se proprio andasse in cerca di una Scuola specifica sarà perché un amico gli avrà consigliato di fare così, in base all'esperienza di quest'ultimo... 

Ma parliamo di "fidarsi" delle referenze che ci vengono date, non di scegliere in base ad una specifica forma di bisogno o consapevolezza.

Ergo: all'inizio gli stili non servono a niente!

Vediamo però ora dove finiscono questi "stili": oggi è ancora molto forte la polarizzazione fra i praticanti, quindi difficile che un allievo che segue Christian Tissier si rechi ad uno stage di Hitorira Saito (e viceversa, ovviamente). Ciascuno resta nel suo piccolo o grande ovile... ed è già tanto se riesce a seguire una corrente specifica in modo un po' decente!

D'altronde, il tempo dedicato alla pratica è veramente esiguo per il 95% dei praticanti di Aikido occidentali.

Però, però, però... 

Se - o quando - si accetta di approfondire maggiormente il valore aggiunto delle singole Scuole, si comprende che le varie proposte hanno tutte un certo senso logico, ma che spesso si sono occupate di aspetti DIVERSI di una stessa pratica. Tutti abbastanza importanti, fra l'altro, per restituire un quadro completo della stessa.

Il Fondatore, infatti, era uno solo... anche se della sua proposta sono stati colti aspetti peculiari molto differenti da chi lo ha conosciuto e frequentato; lo abbiamo detto molte volte su queste pagine...

Il futuro però cosa ci riserva?

Sulla base dell'esperienza che ho maturato in un ambiente multi-stile come la Federazione o come l'Evolutionary Aikido Community: questi "stili" sono destinati con il tempo a contaminarsi, e quindi anche un po' a "morire"... in un certo senso.

Infatti, ogni rappresentante di questa o quella corrente ha costruito una identità sulla base di due fattori ben specifici:

- cosa aveva compreso che gli altri non avevano capito altrettanto bene; e questi saranno i tratti più determinanti si uno "stile" o di una "didattica" specifica;

- sul proprio carisma personale; amplificando anche parte del proprio subconscio ed inconscio, comprese le ombre e le inconsapevolezze delle quali ciascuno soffre (ad un livello più o meno intenso), come - ad esempio - manifestazioni inutili dell'ego.

Il primo fattore è degno di nota, poiché una consapevolezza acquisita e trasmessa consente a tutti quelli che vengono dopo di acquisirla e trasmetterla a loro volta... senza dover inventare e reinventare l'acqua calda altre 200 volte.

Quella cosa specifica la sai?

- se SI, bene;

- se NO, vai a studiarla con chi l'ha sa e può insegnartela.

Non importa a quale aspetto dell'Aikido ci si stia riferendo: tecnico, filosofico, tradizionale, spirituale... funzionano tutti nello stesso modo; c'è chi ti può dare cosa ti interessa o ti manca, e chi non è in grado di farlo perché manca pure a lui/lei.

L'aspetto del carisma, invece, lascia un po' il tempo che trova... perché rischia di inghirlandare qualcosa di importante con aspetti che invece sono caratteristici della persona che insegna quell'aspetto... ma che non centrano un tubo con la disciplina.

Christian Tissier Shihan, per esempio, è il tipico caso che sta costruendo parte della storia dell'Aikido, almeno in occidente: molte Scuole si rifanno alla sua linea e sono testimone di prima mano della bontà e qualità dei suoi insegnamenti.

Però è francese - non che questo sia da considerarsi di per sé una colpa, ben inteso - e da francese, ha inzuppato tutta la nomenclatura dell'Aikido di francesismi che non hanno il benché minimo senso in giapponese: tutti quei "nagé" con sto accento farlocco NON rendono migliore la pratica di nessuno.

D'altronde gli americani - per esempio contrario - tendono a dire "kotegaishi", perché leggono "i", la "e"... ma questo non fa grande il loro kotegaeshi solo perché lo pronunciano ad minkyam.

Quindi un conto è cosa facciamo sul tatami, un conto è quanto la nostra lingua, cultura, ego, carisma hanno influenzato cosa facciamo sul tatami: il primo aspetto può essere importante per qualcun altro, oltre che per noi... il secondo è preferibile che si limiti  a vivere e poi morire con noi.

Fra 20 anni, se un allievo italiano di Tissier toglierà tutti gli accenti sballati con i quali è cresciuto, continuando a mantenere il buono che il suo Insegnante gli ha trasmesso e lo trasmetterà a sua volta (le pronunce in italiano sono le più simili a quelle giapponesi, e chi ha studiato un po' questa lingua lo sa bene)... lo "stile Tissier" starà morendo?

Di sicuro, la nomenclatura tecnica di un "Iwamaista" (che ha imparato direttamente dal giapponese) e di un "Tissieriano" tornerebbero ad essere più simili, pur continuando ad avere forse differente tecniche consistenti nella pratica: in questo senso le differenze fra gli stili tenderanno ad affievolirsi.

Ecco quindi la differenza fra i principi ed i loro contenitori momentanei, ovvero sia le tecniche, che i grandi Maestri che ce le hanno fatte conoscere. Quelli quindi che scimiottano un gesto stilistico tipico di una corrente...

- gli allievi di Tada Sensei che sembra che buttino via l'umido quando proiettano qualcuno, solo perché il loro Maestro finisce spesso con un braccio alzato;

- gli allievi di Tissier Sensei che ritraggono il jo dopo avere colpito, o stanno in seiza con un ginocchio alzato durante il saluto, solo perché lo hanno visto fare al loro Boss;

- gli allievi di Saito Sensei che cercano di imitare persino il kiai del loro mentore, perché così il loro Aikido è più figo, più tradizionale, più originale, più... più, più insomma;

- gli allievi di Tamura Sensei che devono per forza rendere qualsiasi cosa oscura e complicata, perché il loro Maestro diceva che "la via te la devi trovare da solo";

- gli allievi di Kobayashi Sensei che orpellano sto meguri come se nell'Aikido non ci fosse niente altro;

- gli allievi di Tohei Sensei che saltellano ogni 2x3 come se gli fosse entrata una cavalletta nelle mutande.

Beh, queste cose li fanno sentire forse più vicini a chi li ha ispirati (ed umanamente è comprensibile), ma diventare brutte copie di una grande persona non ci rende purtroppo (o meno male) grandi a nostra volta!

Cerchiamo di avere un Aikido la cui profondità sia commensurabile a quello di Tada, Tissier, Saito, Tamura, Kobayashi o Tohei... anziché rendere queste figure delle macchiette da scimmiottare come decerebrati.

Più ci allontaniamo dalla fonte di chi faceva "in un certo modo", più quel suo fare resta se risulta significativo e si dissolve se invece era solo un'espressione dell'ego personale, se non addirittura dell'inconsapevolezza di quell'individuo.

Quindi un Aikido "immaturo", ai suoi esordi, ha consentito che si creassero un sacco di stili perché oltre a seguire la luna, molti hanno iniziato ad adorare il dito che la indicava. Però più l'Aikido evolve e prende consapevolezza di se stesso, meno avremo bisogno di questa illusione adolescenziale di essere "nel posto migliore" rispetto a tutti quelli che ci sono.

Afferma così, infatti, solo chi è ancora molto insicuro di sé... e deve raccontarsi una storiella che lo fa stare più tranquillo possibile.

Gli esseri umani avranno sempre una loro bio-diversità, visto che non sono mai nati due individui identici in tutto da quando esistiamo su questo pianeta, quindi anche l'Aikido verrà SEMPRE interpretato in modo differente da ogni capo scuola, ma questo non sarà sufficiente a creare più delle divisioni "stilistiche", almeno non come le intendiamo adesso.

Prendiamo ad esempio l'ACQUA: c'è n'è di solida, liquida ed aeriforme... dolce di montagna o di lago, salata di mare, di pura e di pesantemente inquinata, di potabile e di non potabile... però ciascuno di queste forme differenti di acqua sarà costituita da 2 molecole di idrogeno ed una di ossigeno, indipendentemente da tutte le altre condizioni al contorno.

Più procediamo nella storia, più diventiamo consapevoli di ciò che accomuna e di ciò che differenzia due tipologie di acqua, o due Scuole di Aikido: ed in diversi momenti della vita avremo forse bisogno di differenti tipi di acqua o di pratica sul tatami... ma questo non ci farà dire che l'acqua di mare è meglio o peggio dell'acqua di montagna o che l'Aikido di Saito è meglio o peggio di quello di Tissier (come invece molti pensano ancora oggi).

Forse ragioneremo in base a: "Ora mi è utile?" oppure "Risuona con me al momento?"... e credo sia importante che chi avrà voglia e passione di guidare il movimento in futuro dovrà mostrare una discreta capacità di muoversi in TUTTI gli ambiti della disciplina, non solo in quello che preferisce o che gli risulta più naturale seguire.

Questo fa la differenza fra il cliente che entra in una pasticceria e sceglie le paste che preferisce sul bancone per portarle alla cena con parenti ed amici... ed il pasticcere che sta dietro il bancone... che deve essere in grado di preparale tutte, e che anzi sarà più apprezzato tanto quanto sarà in grado di incontrare i gusti di chiunque entri nel suo negozio.

Pensate che sarà molto differente in Aikido?

Per me è già così da un pezzo, ed ho continuo modo di constatare che differenza faccia... ma non voglio convincere nessuno: siate pure talebani di questo o di quel metodo, anche io per anni lo sono stato ed ora mi rendo conto che dovevo passare per quella esperienza per comprenderne il limite.

Marco Rubatto



lunedì 9 febbraio 2026

Quanto COSTA un corso di Aikido?

La scorsa settimana ho ricevuto una telefonata da una ragazza, la voce era giovane e voleva alcune informazioni sui corsi...
Dopo poche parole, ho capito che non cercava il mio Dojo, ma una palestra che fa sport da combattimento che si trova propio di fronte a noi (voleva un corso di Thai Boxe).
Già che eravamo al telefono però, mi ha chiesto quali Arti Marziali si praticassero da noi; alla parola "Aikido", mi ha immediatamente chiesto: "Ma quanto costa?"

Non le ho potuto rispondere come avrei desiderato, quindi mi sono limitato a dirle che questo tipo di informazioni vengono date solo dopo che una persona ci viene a conoscere di persona... cosa che è bastata per farle concludere la chiamata.

Però qui ho lo spazio ed il tempo (ovvero il ma-ai) per rispondere come si conviene...

Le persone sono ormai abituate a scegliere in modo molto rapido, di solito cavalcando un'ondata emotiva: confrontano le offerte tramite siti Web appositamente creati per paragonare fra loro offerte di prodotti simili... ma tutto ciò, che di per sé potrebbe pure aiutare, non è detto che consenta di fare scelte più consapevoli. Anzi...

Tecnicamente parlano, un corso qualsiasi che si frequenta presso una Associazione Sportiva Dilettantistica (ovvero almeno il 95% dei corsi postivi frequentabili in Italia) NON "costa" proprio nulla, perché ciò che è necessario pagare è una quota di appartenenza e auto-finanziamento ad una realtà associativa.

3 o più persone vogliono andare a fare una gita in montagna: si trovano, si equipaggiano, svolgono l'attività, quindi si suddividono le spese sostenute (trasporto, pasti, eventuali pernottamenti)... non è differente per una ASD, se non ché i soci sono più di 3, è necessario pagare un Tecnico in grado di erogare il corso desiderato ed è necessario ottemperare ad altri numerosi obblighi di legge: ma il socio non "compera nulla", contribuisce a che l'oggetto sociale (cioè quello che c'è scritto sullo statuto) divenga raggiungibile.

Quindi quanto "costa" è una domanda che non ha alcun senso, e non è solo un sofismo linguistico: l'Agenzia delle Entrate fa grossi soldoni quando - intervistando i soci di una ASD - si sente dichiarare che i corsi hanno un "costo"!
Se così fosse (o quando così è), allora le attività proposte NON sarebbero/sono DEFISCALIZZATE, in quanto si trasformerebbero in COMMERCIALI, e quindi costituirebbero un REDDITO D'IMPRESA, sul quale ovviamente è necessario pagare l'IVA.

Quindi se l'Agenzia delle Entrate riesce a dimostrare che l'ASD fa attività commerciali, anzi... se l'ASD non riesce a dimostrare che le sue attività NON rientrano in quelle di tipo commerciale, è la volta che è possibile esigere un tot di IVA evasa dagli importi incassati negli ultimi 10 anni.

Questo vuol dire, per farla veloce, che l'ASD si trova a dover pagare magari all'improvviso 30.000 - 50.000 € e CHIUDE sotto un peso che non è in grado di sostenere (mentre il Presidente, di tasca sua, mette ciò che manca dalla cassa dell'Associazione)!

Nel chiedere perciò quanto COSTA un corso di Aikido
- nel senso che intendeva la ragazzetta al telefono - ... uno mostra solo di essere ignorante come una foca monaca!

In un altro senso, invece, molto più importante e profondo... ha senso chiedersi cosa COSTA frequentare un corso di Aikido: quanto impegno ci richiede, che tipo di ingaggio è necessario, cosa è necessario essere disposti ad affrontare questo percorso?

Quanto COSTA a livello di risorse e scelte personali, anche se queste NON fossero minimamente di tipo economico.

Beh, a questa domanda rispondo invece più che volentieri, senza alcun rischio di vedere defiscalizzate le mie attività!

Praticare Aikido COSTA il rischio di rendersi conto che vivevamo in una bolla prima di metterci in discussione, anima, mentre e corpo su un tatami...

L'inabitudine di studiarci, utilizzando il nostro stesso corpo come strumento, fa si che ci si possa raccontare un numero imprecisato di pippe mentali, alle quali credere come se fossero tutte verità del vangelo.

COSTA la fatica di uscire di casa sia quando fa bello, che quando piove, nevica o c'è la nebbia: un appuntamento con noi stessi non può essere mancato o derogato senza una valida ragione. E si scopre con il tempo che "questa valida ragione" è la morte di un parente, lo scoppio di una guerra atomica, un grave incedente, una malattia invalidante ... ovvero cose che per fortuna nella vita non accadono esattamente una volta alla settimana!

COSTA il coraggio di tirare diritto per la propria strada anche se questa sembra piena di limi, difetti ed ostacoli
: la frustrazione è uno degli Insegnanti più autentici, severi ed utili che possiamo incontrare... e sul tatami più di una volta mangeremo pane e frustrazione.

COSTA la paura ed il coraggio di guardare solo se stessi ed evitare inutili confronti con chi ci cammina accanto, crescendo insieme ma evitando di entrare in competizione con i risultati (o i limiti) che ci vediamo intorno. Una delle lezioni più ostiche da apprendere, disattesa da molti Aikidoka, ancora un po' troppo impastoiati con il proprio ego.

COSTA l'acquisire la capacità di apprendere da qualsiasi cosa, condizione e situazione, piacevole o spiacevole che risulti, facile o difficile che si riveli, comoda o scomoda che si mostri... 

COSTA la presa di coscienza che NON siamo
coraggiosi come avremmo creduto di essere, così come non siamo poi così forti, così elastici, così disciplinati, così coordinati, così imperturbabili, così sensibili come avremmo già creduto di essere. E la presa di contatto con la realtà è di solito un prezzo che veramente in pochi sono disposti a pagare, benché risulti l'unico elemento che possa garantire la possibilità di una evoluzione ulteriore.

Non COSTA quindi così poco sto Aikido, anche se non avessimo per niente dovuto mettere la mano al portafoglio!

Siamo spesso incastrati in una società nella quale molte cose sono ACQUISTABILI, e forse una delle caratteristiche di questa disciplina è proprio quella di NON poter essere ottenuta SOLO con i soldi, ma con un ingaggio di tipo personale, che ha caratteristiche perlopiù scomode, come l'impegno la continuità, la resilienza, la focalizzazione, etc.

Ci saranno sicuramente da spendere quattrini in corsi, attrezzature, seminari, viaggi... ma l'Aikido NON entra in noi, né noi entriamo nell'Aikido in funzione di quanto è a fisarmonica o meno il nostro portafoglio!

È interessante notare che quando stiamo facendo una scelta, talvolta usiamo il termine "valutazione", che ha la stessa radice di "valuta"... cioè è come se stessimo dicendo che stiamo pensando o comparando qualcosa con i soldi.

Quando una cosa ci piace, diciamo che è "apprezzabile"... ovvero che possiamo attribuire un prezzo.

Chi non esce dal corto circuito mentale "qualcosa = soldi" non sarà in grado di approcciarsi positivamente ad una disciplina che parte da presupposti e si conclude in paradigmi molto distanti da tutto ciò.


Marco Rubatto

lunedì 2 febbraio 2026

Il compito di tori/nage: sbilanciare o lanciare al suolo?

Nell'ottica di integrazione e congruenza che dovrebbe credo esserci il più possibile fra ciò che diciamo e cosa facciamo, mi sono trovato a riflettere su un'esperienza che ho fatto qualche tempo fa.

Sono stato coinvolto nella docenza della Festa di Natale dell'Aikido FIJLKAM 2025, alla quale sono stati invitati anche responsabili dello CSEN e del Progetto Aiki, nell'ottica di un'apertura che superi le divisioni tutt'ora percepibili fra i vari Enti.

Naturalmente, nelle ore di docenza che non mi competevano ho praticato - come credo dovrebbe fare qualsiasi Maestro invitato a co-condurre un evento - e mentre ciò avveniva, sono stato in coppia con persone che non conoscevo e che non mi conoscevano a loro volta.

Mi ha particolarmente colpito lo scambio avuto una giovane cintura nera, con la quale praticavo un nage waza.

Lui è stato molto gentile con me ed io ho cercato di ricambiare la cura e l'attenzione alla relazione, tuttavia - quando ero uke - percepivo chiaramente una intenzione (forse addirittura inconsapevole) di spianarmi al suolo.

Le tecniche erano tutte fluide e poco muscolari, c'era un buon awase e nessuno cercava di coercire l'altro... fino a quell'ultimo istante, nel quale... SBANG! La tecnica del mio tori era diretta a farmi cadere sempre e comunque, che fossi sbilanciato o meno.

Una sorta di presupposto implicito "il mio uke deve cadere", quindi tutto ciò che non fa la tecnica, lo faccio fare i miei muscoli ed ecco che lui, in un amen, si trova li... al "piano terra, articoli sportivi"!

Ora, non è stato per nulla un problema per me questo scambio, ma ho tentato di fare l'esatto opposto con lui, ovvero lo portavo nel luogo in cui LUI NON RIUSCIVA A STARE IN PIEDI... e quindi cadeva per FORZA DI GRAVITÀ, e non per la mia.

E qualcuno potrebbe chiedermi: "Cosa cambia?!"

Ed io gli risponderei: "Cambia proprio TUTTO!"

Per altri contesti, molto differenti da quelli dell'Aikido, ho ormai compreso che la coercizione può essere una soluzione nel breve periodo, ma non lo è a medio e lungo termine... e che - prima o poi - ti presenta un conto abbastanza salato.

Non è utile coercire il proprio corpo, né quello degli altri... non serve a un tubo forzare la propria mente, né si dovrebbe tentare di manipolare quella degli altri: credo che si tratti di un principio universale, che va studiato, compreso e vissuto.

La naturalezza ha sempre l'ultima parola e funziona proprio meglio di qualsiasi diavoleria si inventi l'uomo per migliorare quello che è già ottimizzato da molto prima che l'uomo stesso desse segno di esistere: la natura è così, minimizza lo sforzo e massimizza il risultato... termodinamicamente parlando, cerca di abbassare l'energia di ogni sistema, infatti l'acqua scorre sempre verso valle, la pioggia cade verso il basso... l'energia potenziale tende a trasformarsi in cinetica, e quindi nuovamente in potenziale, ma con un valore più basso del precedente.

In parole più semplici, l'universo tende alla stabilità e all'assenza di spreco: l'uomo, in questo senso, pare essere la nemesi della natura e dell'universo stesso, pur facendone parte (più o meno degnamente, a seconda dei casi).

Non affermo che ciò avvenga per dolo, ma dico che avviene regolarmente... magari in modo più o meno inconscio: il problema è rappresentato dalle conseguenze che ciò lascia, sia su di noi, sia sul prossimo.

Se, durante un waza, spingo il mio uke verso il tatami... è come se - improvvisamente - non mi fidassi più della forza di gravità e volessi darle io una mano: "E vai giù (stronzo)!"

Perché SE NON VAI GIÙ, beh... allora se non vai giù ciò significa che io dovrei fare un cambiamento per far si che ciò avvenga in modo più naturale, quindi significa che io NON sono già perfetto, ma potrei ancora migliorare... oppure significa che il mio Sensei potrebbe non avermi insegnato così bene come mi piacerebbe credere che abbia fatto.

In ogni caso, elementi complicati da ammettere ed accettare, quindi che risulta meglio allontanare da noi con una spintarella in più verso il basso... così che tutto torni a "funzionare come auspicato"!

Fate caso, quindi, alla quantità di COERCIZIONE che siete in grado di rilevare nella vostra pratica: sia quella che ricevete (forse più facile da notare), sia quella che riservate ai vostri uke, non importa né quale grado e ruolo possedete, né quale hanno le persone che si rapportano con voi.

Ricordo chiaramente che nel mio passato Aikidoistico ho incontrato molti bravi Insegnanti (o almeno in apparenza tali), dei quali sono stato numerosissime volta l'uke: persone come Alessandro Tittarelli Sensei o Tristan Da Chuna Sensei erano/sono precisissime e potentissime... ma era sempre stato necessario entrare in modo così "triangolare" sui loro uke?

Ora mi pongo onestamente questo quesito, non sicuramente per sminuire il loro lascito, ma perché sento in me che - quando entro come un ossesso - sto mischiando l'esigenza di marzialità alla mia paura di non esserne all'altezza. In passato, sono sicuramente stato un coeditore seriale per diversi anni a mia volta, ma ora non desidero più che una mia paura condizioni le mie azioni e quelle di chi pratica con me.

Ovvio che pratichiamo Arti Marziali, e come tali corriamo continuamente il rischio di lederci senza volere, sia a livello fisico, che forse anche psicologico... però un conto è fare del proprio meglio per evitare tutto ciò e poi accettare quelle RARE volte nelle quali non ne siamo stati capaci: un altro conto e fregarsene proprio di questo pericolo!

Il principio di "ukeru", ovvero prendere/accogliere/accettare, prevede che si sia in grado di fare spazio all'altro: questo è precisamente il luogo nel quale può perpetrarsi l'ABUSO, sia da parte di tori, che di uke.

Tori ABUSA di uke quando non ne accoglie l'attacco, ma lo devia (augurandosi di essere il più forte e quindi di essere in gradi di farlo!) e poi quando coercisce il suo partner con il suo waza: il suo modo specifico di attaccare, potremmo dire... un aggredito che diventa aggressore, ma con le mani apparentemente pulite, perché "si sta solo difendendo", con una tecnica che forza il compagno però.

Uke VIENE ABUSATO quando è costretto a cadere NON per la sua stessa energia rovesciatale addosso, ma per quella del suo compagno di pratica che gli si accanisce contro.



Uke è anche in grado di ABUSARE di tori in 2 occasioni polari specifiche: la prima è quando cade da solo, non dando modo al compagno di comprendere la bontà della propria azione... la seconda è quando mette un'energia eccessiva nel suo attacco, che è già sicuro che il compagno non è (ancora) in grado di gestire... giusto per fare sentire quest'ultimo un po' di frustrazione inutile, oppure si ribella al waza che riceve con un kaeshi, giusto per far sentire l'altro inadeguato ed inconcludente. In questi ultimi casi è tori ad essere ABUSATO da uke.

Il passivo-aggressivo (uke) è potente ed insidioso almeno quanto il suo compagno dichiaratamente aggressivo, ma talvolta è pure peggio... perché è stealth, e passa per quello "buono", pur sabotando i piani della relazione in ogni momento.

Stiamo parlando di piani piuttosto sottili dello scambio fra compagni di pratica - me ne rendo conto - ma è proprio la somma di questo genere di scambi che nel tempo fa si che qualcuno, ad un certo punto, decida di smettere di praticare... per cessare di subite un'esperienza che ha un sapore distorto ed inutile, anche se non è in grado di spiegarsi coscientemente di cosa si tratti.

Abbiamo quindi tutti dei compiti precisi, sia da allievi, che da Insegnanti: fare del nostro meglio perché la nostra "ombra" non influenzi troppo il prossimo, pur consapevoli che è umano e naturale averne una: per questa ragione, da molto ho scelto la gravità newtoniana per mandare al suolo i miei uke, consapevole che essa è in grado di fare un lavoro di gran lunga più pulito e meno sovradimensionato di ciò che farei io... quando perdo fiducia in me stesso ed in tutti i buoni principi che solitamente mi animano.


Marco Rubatto



lunedì 26 gennaio 2026

31 no jo: la musica in un kata

Già parecchio tempo fa, abbiamo esaminato insieme 31 no jo kata (potrete trovare QUI ciò che ci eravamo già detti): quest'oggi è arrivato il tempo di notare qualcosa in più in questa lunga sequenza di movimenti... scavando un po' più a fondo.

La maggior parte dei praticanti (e degli Insegnanti), purtroppo, si limitano solo ad apprendere la sequenza di ogni kata, accontentandosi di riuscire a ripeterla (più o meno precisamente): ecco invece uno studio che mira più a spacchettare e rendere visibili i numerosi pattern e le sotto-strutture che si possono trovare dentro la sequenza, quando la si esamina con una certa attenzione...

Vogliamo cioè entrare per un attimo nella testa del Fondatore, per comprendere - se ciò fosse possibile - le ragioni per le quali ci ha lasciato questo kata, fatto proprio con questa forma e non con un'altra...



1 - colpo di punta (kaeshi tsuki), mae tsugi ashi spostandosi sulla sinistra

2 - parata alta (jodan barai), ushiro tsugi ashi naname

e

3 - colpo di punta (kaeshi tsuki), mae tsugi ashi

4 - parata alta (jodan barai), ushiro tsugi ashi naname

sono praticamente la stessa combinazione di movimenti ripetuta 2 volte in sequenza, curioso notare che anche...

13 - colpo di punta (choku tsuki), mae tsugi ashi

14 - parata alta (jodan barai), ushiro tsugi ashi naname

è la stessa combinazione di movimenti esaminata in 3+4, esattamente a 9 movimenti di distanza (3+4 --> 13+14); l'unica differenza è la posizione della mano sinistra, che è nella posizione di kaeshi tsuki in 3 e 4, mentre è in posizione di choku tsuki in 13;.

... ma proseguendo nel kata, troviamo che...

5 - fendente laterale (yokomen uchi), passo in avanti con la gamba destra

6 - fendente laterale (yokomen uchi), passo in avanti con la gamba sinistra

e

7 - fendente laterale (yokomen uchi), gamba destra avanti

8 - fendente laterale (yokomen uchi), passo in avanti con la gamba sinistra

sono nuovamente la stessa sequenza, come accadeva a 1+2 & 3+4.

Abbiamo quindi fino a qui 4 pacchetti di movimenti, a 2 a 2, sia IDENTICI che CONSECUTIVI: 1+2 & 3+4, quindi 5+6 & 7+8... interessante!

Che differenza abbiamo però in questa analogia?

I primi 4 (1+2 & 3+4) formano una sequenza costituita da un ATTACCO (1 & 3, yang) e da una DIFESA (2 & 4, yin), eseguiti ASIMMETRICAMENTE, ovvero dallo stesso lato... invece i secondi 4 (5+6 & 7+8) rivelano SOLO movimenti di ATTACCO (yang), eseguiti però SIMMETRICAMENTE, cioè da entrambe i lati: fendente laterale a destra (5 & 7), fendente laterale a sinistra (6 & 8).

Il primo pattern ripetuto (1+2 & 3+4) procedeva in un'unica direzione, mentre in mezzo a quest'ultimo (5+6 & 7+8) il kata vira di 180º gradi, come a volersi difendere da un avversario che attacca alle spalle: la notate anche voi la completa specularità di queste 2 situazioni similari?

- attacco-difendo x 2, unico hanmi e unica direzione

- attacco-attacco x 2, entrambi gli hanmi, entrambe le direzioni

Sembra non accadere nulla di ragguardevole nei 4 passaggi successivi...

9 - spazzata dietro (ushiro barai), tenkan sul piede sinistro

10 - bloccaggio del jo “del partner ombra” in posizione jodan, il piede destro si affianca al sinistro.

11 - fendente laterale sul lato opposto (gyaku yokomen), passo con in avanti con la gamba sinistra

12 - ritorno nella guardia di punta (ushiro tsugi ashi, tsuki no kamae)

Tuttavia, annotiamo quel "fendente laterale sul lato opposto" che ora accade proprio al passaggio 11. Conoscendo il contro-kata (la parte operata da uchijo) si comprende perché la spazzata del movimento 9 è a 180º, cosa che consente di riprendere la direzione originaria del kata... e si comprende anche quale movimento di attacco si intende bloccare con il movimento 10 (un fendente alla nuca).

Abbiamo già parlato prima di:

13 - colpo di punta (choku tsuki)mae tsugi ashi

14 - parata alta (jodan barai)ushiro tsugi ashi naname

dicendo che, in buona sostanza, sono la riproposizione dei movimenti 3+4, 9 passaggi più tardi... ma ora notiamo anche un'altra cosa, considerando una tripletta di movimenti, anziché una coppia...

13 - colpo di punta (choku tsuki)mae tsugi ashi

14 - parata alta (jodan barai)ushiro tsugi ashi naname

15 - fendente laterale (yokomen uchi), passo in avanti con la gamba destra

sono la riproposizione di:

3 - colpo di punta (kaeshi tsuki), mae tsugi ashi

4 - parata alta (jodan barai), ushiro tsugi ashi naname

5 - fendente laterale (yokomen uchi), passo in avanti con la gamba destra

eseguiti 9 passaggi più tardi: infatti è facile notare come 3+4+5 = 13+14+15, nuovamente, stessa sequenza!

Fino a qui abbiamo trovato 3 sequenze uguali di 2 movimenti l'una, costituite da un'attacco ed una parata (1+2, 3+4, 13+14) e 2 sequenze uguali di 3 movimenti l'una, costituite da un'attacco, una parata ed un attacco dal lato opposto al primo (3+4+5, 13+14+15)...

Sarà tutto un caso?... facciamo spallucce ed andiamo avanti!


16 - “infoderare” il jo sul fianco sinistro, ushiro tsugi ashi

17 - risposta bassa (gedan gaeshi), passo in avanti con la gamba sinistra

Si tratta di un altro pattern molto particolare, perché nuovamente 9 movimenti più avanti, ritroviamo la stessa sequenza, ma questa volta eseguita sul lato opposto...

26 -  “infoderare” il jo sul fianco destro, ushiro tsugi ashi 

27 - risposta bassa (gedan gaeshi), passo indietro con la gamba destra (ma nel kumijo il passo è in avanti)


Per la seconda volta, quindi, troviamo esattamente a 9 movimenti di distanza la stessa sequenza... ma accade la stessa cosa che avevamo già descritto poc'anzi: 3+4 & 13+14 sono un ATTACCO (yang) ed una PARATA (yin), eseguiti dalla stessa parte... mentre 16+17 & 26+27 sono una PREPARAZIONE (yin) ed un ATTACCO (yang) eseguiti sui lati opposti e speculari fra loro.

Vedrete qualche riga sopra, che la stessa cosa era accaduta anche a 1+2 & 3+4 (simmetrici) e 5+6 & 7+8 (speculari)

In buona sostanza 1+2 & 3+4 stanno a 5+6 & 7+8... come 3+4 & 13+14 stanno a 16+17 & 26+27: nuovamente interessante!

Sarà tutto ancora un caso?... "Io non credo proprio" [Adam Kadmon Shihan] 


18 - ritorno alla guardia di punta, eseguendo una parata media (chudan barai e tsuki no kamae, ushiro tsugi ashi); questo movimento diventa palese nel kumijo...

19 - colpo di punta (basso) (gedan tsuki), guardia sinistra

Essi risultano la stessa cosa che accade al passaggio 23 e 24, con gli stessi hanmi, benché questi ultimi ad un livello superiore, infatti in questo caso la parata è alta (jodan) e non media (chudan) ed il colpo di punta è medio (chudan), anziché basso (gedan). Il pattern si ripete a 3 movimenti di distanza.

20 - fendente laterale sul lato opposto (gyaku yokomen gedan, hayai gaeshi sul posto, inginocchiandosi)

Se invece ora esaminiamo i passaggi 19+20, noteremo che sono esattamente identici a ciò che accade poco più avanti, ma sul lato OPPOSTO e non ad altezza bassa (gedan), bensì ad altezza media (chudan), per essere precisi nei 2 movimenti che concludono il kata, ovvero:

30 - colpo di punta (choku tsuki), mae tsugi ashi

31 - fendente laterale sul lato opposto (gyaku yokomen), passo in avanti con la gamba sinistra

Nuovamente assistiamo al fenomeno per il quale PRIMA una sequenza avviene ALZANDO il livello della parata (yin) e del colpo (yang), ma mantenendo la stessa guardia... POI una nuova sequenza ALZA il livello di 2 attacchi (yang), ma che vengono realizzati in modo speculare... dove l'avevate già vista una cosa analoga?

Bravissimi: stiamo ripetendo qualcosa di simile a ciò che avveniva in 1+2 & 3+4 (attacco-parata, stesso hanmi) e 5+6 & 7+8 (attacco-attacco, hanmi opposto)... solo che qui la sequenza è SPECULARE: 18 & 23 sono parate (yin), mentre 19 & 24 sono attacchi (yang).

Curioso anche notare che ANCHE questa volta tutto ciò accade a 9 passaggi di distanza... Sugoi desu neeee!!!

Concludiamo con ciò che resta...

21 - “infoderare” il jo sul fianco sinistro

Questo "infoderi" nel kata avvengono ai passaggi 16, 21 e 26: è curioso notare che sono distanziati di 4 movimenti l'uno dall'altro (17-->20), (22-->25),  costituendo nuovamente un pattern numerico simmetrico.

Faccio notare che avevamo già trovato movimenti molto simili a 20+21 in alcuni passaggi precedenti, ossia qui:

15 - fendente laterale (yokomen uchi), passo in avanti con la gamba destra

16 - “infoderare” il jo sul fianco sinistroushiro tsugi ashi

In questo caso - mentre il kata procede - sembra ABBASSARE il livello dei colpi del medesimo pattern, rimanendo con le stesse guardie: ciò è ovviamente duale ad ALZARE il livello dei colpi, andando ad assumere la guardia opposta (come già visto in 30+31).

Abbiamo quindi 15+16 (attacco chudan + preparazione), quindi 20+21 (attacco gedan + preparazione) e 25+26 (attacco chudan + preparazione).

La ragione per la quale durante il kata ci si abbassa in ginocchio, per poi rialzarsi in piedi, è abbondantemente chiarita nello studio del kumijo, nella sequenza 18--> 22.

Ci imbattiamo ora in un altro paio di posizioni eseguite in guardie opposte...

22 - colpo di punta (alto) (jodan tsuki), guardia sinistra

28 - colpo di punta (alto) (jodan tsuki), guardia destra

Ecco un'altra sequenza ripetuta specularmente, questa volta a 5 movimenti di distanza (23-->27)... continuiamo quindi a fare caso a questi pattern simili...


E concludiamo il kata, quindi tireremo alcune somme...

22 - colpo di punta (alto) (jodan tsuki), guardia sinistra

23 - ritorno alla guardia di punta chudan, eseguendo una parata media (chudan barai) tornando in tsuki no kamae, guardia sinistra; questo movimento diventa palese nel kumijo...

24 - colpo di punta (choku tsuki), guardia sinistra

Anche in questo caso, abbiamo un pattern che si ripete fedelmente dopo 3 movimenti, ma dalla parte SPECULARE:

28 - colpo di punta alto (jodan tsuki), guardia destra

29 - ritorno alla guardia di punta (tsuki no kamae), guardia destra

30 - colpo di punta (choku tsuki), guardia destra


Sembrerebbe restare fuori da questa disamina solo il movimento:

25 - colpo di punta (choku tsuki)mae tsugi ashi

Dobbiamo però ricordarci che 24 & 25 sono due movimenti IDENTICI.


Ora: non non sapremo mai se O' Sensei costruì queste ricorrenze a tavolino o se esse sono qualcosa che "notiamo" solo oggi e sulle quali ci costruiamo solo delle Aiki-pippe mentali... però alcuni dati storici gli abbiamo e possiamo utilizzarli per fare insieme qualche ragionamento.

Sappiamo che Morihei Ueshiba lasciò CONCLUSA questa forma, tanto che si stava dedicando a 13 no jo kata dal 1966 circa in poi; sappiamo anche che nel 1964 questo kata esisteva già, era fatto di 32 movimenti e partiva e si concludeva in modo diverso (per chi volesse approfondire legga QUI).

Posso solo immaginare le ragioni che hanno spinto il Fondatore a mutare il choku tsuki iniziale in kaeshi tsuki e nell'eliminare l'hasso gaeshi presente al movimento 31 della versione originaria... ma sta di fatto che, se non avesse fatto queste modifiche, molto di ciò che abbiamo scritto rimarrebbe inalterato, ed invece molto altro cambierebbe

Abbiamo visto numerosi pattern sia legati ai movimenti, che ai numeri presentare delle ricorrenze, delle simmetrie e delle asimmetrie cicliche: se dovessimo rappresentare tutto su un'unica tavola, verrebbe qualcosa di simile quanto riportato qui sopra...

In questa disamina, 31 no jo kata appare come una sorta di matrice, composta da 3 sotto-kata: i primi 2, dal passaggio 1 al 13 e dal passaggio 14 al 26, sono di fatto uno lo SPECULARE dell'altro in termini di polarità (ovvero, dove nel 1º c'è un attacco, nel 2º c'è una parata), mentre il 3º (27-->31) è una sorta di conclusione polare SIMMETRICA.

In tutto il kata esistono:
- 3 + 2 coppie di movimenti IDENTICI
- 2 + 2 coppie di movimenti IDENTICI & SPECULARI fra loro
- 2 triplette di movimenti IDENTICI
- 2 triplette di movimenti IDENTICI & SPECULARI fra loro

Abbiamo la stessa sequenza che si ALZA di livello (19-20 --> 30,31), che si ABBASSA di livello (15-16 --> 20,21) e che si ALZA nuovamente di livello (18,19 --> 23,24)

Molto di ciò NON sarebbe stato possibile se non ci fosse stata la ripetizione dello tsuki chudan del movimento 25, ovvero l'unico nel quale non sono riuscito a trovare una ricorrenza specifica. Ovvio che più ricorrenze matematiche e geometriche si trovano, meno è probabile che si tratti di una mera casualità!

Quindi, può darsi che si tratti solo di una mia allucinazione a mandorla, ma per arrivare a formularla ho studiato questa forma nei minimi dettagli e sono quasi sicuro che molti di voi hanno notato per la prima volta alcune caratteristiche di un kata che magari stavano ripetendo a pappagallo da molti anni!

Un ultima fascinazione, tanto è gratis: ho scoperto che esiste una forma arcaica di poesia giapponese, dalla quale proviene il ben più celebre Haiku: si chiama [和歌] Waka e consiste in una forma poetica, guarda caso, proprio di 31 sillabe, divise in 5 versi di 5-7-5-7-7 sillabe rispettivamente.

Mi piacerebbe pensare che Morihei Ueshiba abbia, a modo suo, lasciato una poesia per noi dentro al suo kata di jo... una poesia che va studiata, ma anche interpretata e vissuta in prima persona... come ogni forma di arte espressiva.


Marco Rubatto



PS: la geometria di questo kata è così "casuale" che...

- la sequenza 13 --> 18 è il famosissimo 6 no jo kata, praticato in moltissimi e Scuole, persino da quelli che non utilizzano abitualmente l'Aiki jo di Iwama;

- la sequenza 3 --> 6 altro non risulta che il 1º kumijo.

Nuovamente, ci avevate mai fatto caso?

Chissà quante sorprese contiene ancora questa sequenza di movimenti...