Non ho avuto il piacere di conoscerlo e di allenarmi con lui, purtroppo... però ho buone amicizie che hanno vissuto questo Maestro molto da vicino, facendomi intendere quale importante perdita abbia ora subito il mondo dell'Aikido.
Il Maestro Hirosawa nacque ad Iwama il 14 maggio del 1937: iniziò la pratica dell'Aikido nel 1958 e si allenò sotto la guida diretta di O' Sensei per 12 anni, fino alla morte del Fondatore nel 1969.
Gli venne attribuito il titolo di Shihan Dai ("grande Shihan") dopo la morte dell'Aiki Kaiso e ricoprì tale carica per quasi 21 anni presso il Dojo di Iwama, nel quale rimase come semplice praticante, sotto la guida di Morihiro Saito Shihan, che era anche suo cognato (egli sposò la sorella della moglie del fratello maggiore di Saito Sensei).
Alla morte di quest'ultimo, divenne uno dei docenti regolari del Dojo di O' Sensei, insegnando la lezione della domenica, che era fra le più seguite.
Hirosawa Sensei era uno dei pochi allievi diretti del Fondatore ad utilizzare una metodologia di insegnamento che faceva del no-touch un ingrediente utilizzato di frequente: da qui i giudizi, o forse dovrei dire i "pregiudizi", le battutine... quando non proprio gli sfottò e gli insulti a chi propone questo gente di allenamento e a coloro che lo seguono.
C'è qualcosa di potente e veritiero dietro a tutto ciò... o solo un altro Fuffaguru che vuole convincerci che Gesù Cristo è morto dal sonno?
Questo argomento mi ha molto interessato in passato, tanto che sono andato di persona a fare alcuni studi e verifiche da un altro personaggio che utilizzava una didattica simile, ovvero Nobuyuki Watanabe Sensei (QUI un articolo che lo riguarda), sfottuto dagli Iwamisti come "Magic Man"... e proprio per questo credo che collettivamente parlando siamo di fronte ad una nuova grande perdita per il nostro movimento con Hirosawa Sensei!
Ho sufficiente esperienza per comprendere che con la parola "Aikido" intendiamo una moltitudine di cose, anche parecchio differenti - se addirittura non contrastanti - fra loro: Watanabe prima, Hirosawa durante e dopo hanno lavorato un'intera esistenza sullo sviluppo della percezione sottile e sul lavoro di connessione basato sull'intenzione di uke.
Ai "malati" di lobo cerebrale sinistro questo il più delle volte non va proprio giù, perché cercano SOLO prove verificabili, biomeccaniche chiare e fenomeni nei quali sembra piuttosto lineare il rapporto fra "causa" ed "effetto"; tutto ciò è molto importante, da ingegnere direi basilare... ma è solo metà del lavoro: l'altra parte rende infatti necessario addentrarsi in un campo molto più minato, molto meno oggettivo e controllabile, che è appunto l'universo del lobo cerebrale destro, ovvero quello intuitivo ed empatico.Questo è appunto l'immenso lavoro pionieristico che hanno fatto questi personaggi, a seguito di O' Sensei, che aprì loro la strada anche in questa dimensione ineffabile della pratica.
E fra essere un pragmatista incallito o un sognatore illuso... provo a trovare una posizione di equilibrio dinamico, nella quale gli opposti non sono solo contrastanti, ma anche - e soprattutto - complementari.
La mente umana è strana, e spesso riesce a scorgere solo ciò che crede essere reale (ad implicita dimostrazione di quanto la realtà sia molto meno oggettiva di ciò che ci piacerebbe credere), quindi non c'è verso di far cogliere un aspetto a qualcuno che ha già deciso a priori che esso sia insensato: il sistema di credenze, quello dei pregiudizi e delle aspettative... è più tagliente della lama di una katana, parecchie volte... ed è in grado di decurtarci da parte delle esperienze che invece saremmo in grado di vivere.
Io utilizzo il no touch solo in alcuni sporadici casi, poiché - al momento - sono interessato ad altro, ma non così poco da non avere colto alcuni sue (almeno superficiali) dinamiche: l'intenzione, il respiro, la connessione e la fisica quantistica fanno un botto la differenza. Ma è complicato trovare persone che hanno una idea sufficientemente matura di tutti questi aspetti insieme.
Allora le critiche si fanno avanti: c'è sempre il leone da tastiera che è pronto a gridare alla truffa ed alla circonvenzione di incapace (art. 643 c.p., l'allievo ovviamente), l'ultima volta mi è capitato un paio di settimane fa. Sono molto meno però quelli che hanno gli attributi (leggi "i coglioni") per andare a verificare sul campo in modo personale e diretto i fenomeni che da uno schermo non approvano o criticano così aspramente. In questo il metodo scientifico che spesso ineggiano (quello cioè che prevede e richiede sperimentazione) non viene applicato con altrettanto zelo.Figuriamoci ad una personalità come quella di Hirosawa Sensei, che vantava una delle carriere Aikidoistiche più sostanziose al mondo: a quanto pare un divergente rispetto alla massa di pecore che percorrono la via dell'Aiki con il loro pastore di turno, che prima le tosa... e quando va loro male le porta pure al macello!
Hirosawa Sensei è rimasto 7º dan Aikikai per decenni, senza mai essere promosso... quando ora - pure in Italia - ci sono 8º dan che vengono ad insegnare katatedori shihonage o kokyunage (ma sono allineati con la loro "casa madre") come fossero messaggeri unici sacri di un sapere antico: lo scotto di essere se stessi di fronte al mondo ha un prezzo e persone come Hirosawa Sensei hanno accettato di pagarlo fino in fondo... ed anche solo per questo hanno il mio totale rispetto, prima ancora di entrare nel merito dell'utilità della loro opera di divulgazione di determinati aspetti sottili della pratica.
Hirosawa Sensei (prima Watanabe Sensei, ora ancora Takeda Yoshinobu Sensei) hanno qualcosa in comune con l'omeopatia: la scienza ufficiale non la riconosce come una cura accademicamente accettata.
La farmacologia convenzionale, che basa le sue consapevolezze per lo più sulla chimica, analizza i flaconi di rimedi omeopatici... e non riesce a trovarci altro che alcool, oppure acqua fresca: nessuna molecola ritenuta rilevante, nessun principio attivo. Ne deduce che se ci fosse un beneficio dall'assunzione di questi rimedi sarebbe solo per via dell'effetto placebo.
Allora il Burioni di turno va da Fabio Fazio a mettere in guardia la popolazione (pecorona) su quella medicina "burfaldina" mai accettata scientificamente, che promette ciò che non sarebbe in grado di attuare. Vero che è così?Peccato che...
... l'omeopatia funziona in modo olografico, proprio come la fisica di Bohm, Hooft, Susskind e Maldacena descrive essere costituita la realtà che ci circonda. L'acqua è un veicolo di informazioni, proprio come Masaru Emoto, Emilio Del Giudice o Giuliano Preparata hanno già ampiamente mostrato, sia a livello qualitativo, che quantitativo.
E se non funzionasse proprio, sarebbe complicato per il sistema sanitario del Regno Unito o della Francia sostenere negli ospedali l'integrazione dell'allopatia con l'omeopatia... così come sarebbe stato complicato per industrie farmaceutiche come la Boiron diventare colossi così vasti da 80 anni, in più di 50 diversi Paesi del mondo, proprio tramite la vendita di prodotti omoeopatici.Quindi il Burioni di turno non comprenderà mai né l'omeopatia, né le proprietà entropiche dell'acqua... se non si mette a STUDIARE; peccato sia troppo supponente per farlo!
Così i Budo-leoni da tastiera NON comprenderanno mai persone come quest'ultimo... almeno fino a quando non avranno il coraggio di mettere in discussione i loro sistemi di credenze, ed inizino a ricercare veramente tramite esperienze personali DIRETTE e concrete ed astinendosi al contempo dal predeterminare cosa hanno intenzione di trovare e cosa invece no.
Ma come fare quindi a distinguere un ricercatore avanguardista autentico dal un mare di pattume che è possibile trovare in giro, sia on-line, che sui tatami di mezzo globo?Una risposta univoca è complicata, ma in questo caso specifico invece diviene piuttosto semplice!
La pratica proposta da Hirosawa Sensei (ed altri come lui) si basa sulla summa dell'interazione fra il proprio sistema mente-corpo e quello del proprio avversario... e viene comunemente chiamata [気体]"kitai" ("corpo di energia/ki").Per fortuna nostra, O' Sensei ci ha indicato qual è la strada che porta al kitai, poiché esiste una precisa costruzione piramidale di sé, che presenta al vertice proprio ciò che oggi è tema della nostra ricerca.Si parte con uno studio [固体] kotai ("corpo solido"), per procedere con [柔体] jutai/yawara kai ("corpo cedevole") e quindi con [液体] ryutai/ekitai ("corpo fluido")... per giungere proprio all'agognato kitai.
Ogni step si fonda e contiene quello precedente: ciò significa che non si può raggiungere il kitai, senza prima essere passati dai livelli che sottendono ad esso: un insegnante di kitai, che di per sé è molto più sottile e complicato da verificare, viene invece a poter essere testato senza grossi problemi quando si imbatte in uno dei livelli precedenti. Quando gli si fa quella resistenza che un contaballe preferirebbe non incontrare...Se è un truffatore, le sue "magie" funzionano SOLO su persone complici ed a patto che non ci sia alcun contatto che necessita una biomeccanica più o meno solida: al contrario chi giunge al livello kitai NON ha alcun problema con i livelli precedenti, perché è proprio da essi che proviene!Questo è un aspetto che ho appurato di persona già con Watanabe Sensei, e che mi fece concludere di essere di fronte ad un fenomeno più che autentico... cosa che penso senza alcun dubbio anche di Hirosawa Sensei, che dopo una vita di studi sotto la supervisione di Saito Sensei è complicato avesse grossi problemi con il kihon!Perdiamo quindi a livello collettivo un ricercatore libero ed autentico, che al giorno d'oggi vale oro quanto pesa... ma abbiamo anche contemporaneamente una grossa fortuna che molti atri non hanno: Angelo Armano Sensei di Sorrento è stato un devoto allievo di Hirosawa Sensei per numerosi anni, ed ha iniziato lui stesso un cammino di ricerca nel Kon no Budo, la pratica basata sull'essenza... proprio su continuo supporto ed incoraggiamento del suo mentore.
Porgendo ad Angelo le mie più profonde condoglianze per la perdita del suo Maestro, gli auguro fortuna e realizzazione in quel coraggioso e fondamentale viaggio nel quale ciascuno di noi è coinvolto, ovvero quello della ricerca della propria essenza più profonda ed autentica, che è anche stato lo studio di Morihei Ueshiba prima e di Hirosawa Sensei poi.Chi realizza se stesso può essere un catalizzatore importantissimo per la società nella quale vive ed opera.
Marco Rubatto



















































