lunedì 17 gennaio 2022

Alcuni flop di Aikime: gli errori che fanno crescere

Un sacco di anni fa - quasi 15 -, queste pagine nascevano con svariati propositi: risulta utile a distanza di tempo andare a controllare quali al momento paiano inequivocabilmente FALLITI, per fare insieme qualche riflessione a riguardo.

Al tempo (ottobre 2007) non vi erano molte risorse on-line dedicate all'Aikido, se non l'onnipresente "Aikido e Dintorni", quindi da subito sulla colonna destra di Aikime nacquero numerosi link diretti a servizi differenti:

Aikido a Bologna

A - riunire i vari gruppi di praticanti di Aikido in Italia, indipendentemente dall'Ente di appartenenza;

B - fornire una bibliografia più completa possibile delle opere sull'Aikido in italiano; fare cultura, insomma;

C - indicare negozi fisici e virtuali dove andare a reperire materiali ed attrezzature per la pratica;

D - fornire un elenco più completo ed aggiornato possibile sulle iniziative, gli stage ed i raduni organizzati sul territorio (anche in questo caso, indipendentemente da chi fosse l'organizzatore).

Aikido a Salerno

RIUNIRE I GRUPPI

A) è servito fino ad un certo punto o forse non è servito per niente: le Associazione e gli Enti hanno cambiato nome, alcuni sono nati, altri sono defunti nel frattempo... ma la situazione di frammentarietà è rimasta abbastanza invariata, quindi l'ideale di fare una sorta di "corpo comune", per acquistare un peso, una visibilità tale da consentire alla nostra disciplina una considerazione maggiore... ancora oggi non pare una strada percorribile.

O meglio: sarebbe percorribile domani mattina, ma non c'è una chiara e comune volontà di farlo, quindi la cosa si è rivelata per ora un'utopia sterile.

Aikido a Pistoia
Su questa cosa ci avevo invece investito un tot, da giovane idealista quale ero al tempo: mi recavo con una certa regolarità ad eventi organizzati da molti dei gruppi presenti sul territorio, indipendentemente dal loro stile di pratica, dalla didattica o dai gradi di chi teneva le lezioni.

Non è stato però né tempo perso, né tutto negativo questo agire, in quanto mi ha fatto conoscere molte realtà differenti da quella nella quale provenivo io e mi ha fatto incontrare tante belle persone, che ancora adesso talvolta chiamo "amici".

BIBLIOGRAFIA

B) è stato utile ad alcuni e per un certo periodo, ma con l'affermazione dell'era digitale si sono scritti sempre meno libri cartacei e spesso quelli più recenti non mi è parso aggiungessero tutta questa grande qualità al panorama preesistente: un tempo c'era più coraggio, gli autori scrivevano il loro pensiero... cioè qualcosa in più che pubblicare un libro fotografico per mostrare questo o quel movimento di jo.

Aikido a Vercelli
Dal mio punto di vista cose simili appartengono al passato, quando si doveva studiare dai libri perchè non era possibile avere un Insegnante di fronte in carne ed ossa. Ora qualsiasi tutorial video di YouTube è 1000 volte più chiaro di qualsiasi libro fotografico (con le figure generalmente invertite per errore dall'editore!).

Anche questo servizio quindi non è più stato aggiornato, anche se - di tanto in tanto - recensisco volentieri nei Post settimanali qualche opera scritta che ci viene spedita o che mi incuriosisce particolarmente... e presto avrete una bella sorpresa su questo tema, ma non anticipo per ora nulla.

Aikido a Firenze
AIKIDO SHOPS

C) è servito solo per pochi anni dall'apertura del Blog: le persone non erano abituate a comperare on-line e nemmeno a cercare le info che a loro servivano... oggi dal telefono chiunque di noi esplora il mondo, fa acquisti ovunque, fa ordini, li modifica, ne verifica lo status di spedizione, etc.

Inutile quindi continuare a stare dietro ad un mondo che ha superato per velocità e ampiezza qualsiasi sforzo si possa fare per conferirgli una struttura stabile.

STAGE E RADUNI 

D) era qualcosa che forse stava più a cuore a me che agli utenti del Blog stesso, poiché era direttamente collegato al punto A), ovvero favorire una rete tra Aikidoka che non si è mostrata sempre di interesse collettivo. E ci andava molto tempo a cercare le info sui Seminar, scaricare (o creare) un PDF, caricarlo sul server e fornire il link... ogni santa settimana, per ANNI.

Aikido a Rivoli
Nacquero le prime pagine Facebook e gruppi dedicati allo scambio di info sui Seminar in Italia (come Stage Aikido Italia), con i quali per qualche tempo collaborai, fino a quando non si iniziò a fornire servizi  a pagamento. Da allora ho preferito lasciar procedere chi si dedicava esclusivamente a questo, togliendo questo servizio dalla barra laterale destra.

Da allora ne è passato di Aikido sotto i ponti e la Community ha trovato le sue regole per auto-regolamentarsi, in qualche modo, e sono cambiato profondamente anche io.

Ho abbandonato il mio storico compito di moderazione su Aikido Italia Network per dedicarmi completamente a queste pagine, perchè potessero essere completamente una mia creatura... già che nel frattempo si era verificato un altro importante flop...

Aikido a Modena
Dovete sapere che sin dall'inizio ho cercato di lasciare spazio a diversi autori, cercando di tenere una linea editoriale omogenea: sul Blog hanno scritto indicativamente una ventina di autori diversi, fra Maestri amici, miei allievi, traduttori di articoli.
La firma era sempre "Shurendo", ovvero il proprietario dell'account (io), ma spesso i pezzi mi venivano forniti da terze parti... e ci tenevo molto che fosse così, per creare una pluralità di vedute e non un mio "monopolio" della vetrina.

Aikido a Palermo
Non ho mai sentito grandi necessità istrioniche di emergere e occupare la scena: vivevo Aikime più come un servizio alla Community, che come un'occasione di mettermi in mostra. Solo che sono accadute 2 cose molto importanti: la prima era che i collaboratori si sono mostrati tanto entusiasti, quanto inaffidabili per la regolarità con la quale mi venivano consegnanti i loro contributi.

Bello quindi essere presentati, vedere on-line il proprio lavoro, ma faticoso assicurare una scansione temporale certa con il prossimo scritto: quindi, silenziosamente, anche i più dotati si sono defilati quando hanno percepito che poi c'era da prendere un impegno costante, per quanto rado, nel darmi una mano.

Aikido a Civitanova Marche
Questa era la ragione preci su Aikime si parlava in modo impersonale, perché siamo partiti con un team a geometria variabile (da 2 a 5 persone alla volta, più o meno), per finire spesso da solo... con l'esigenza di far uscire un Post per il lunedì successivo dopo che il collaboratore XYZ mi paccava per non avere ultimato in tempo ciò che aveva promesso.

Io quindi facevo da jolly eterno e facevo sia il mio, sia quello che mancava dagli altri membri: cosa che da un certo punto in poi ha fatto si che continuassi per lo più da solo, o con rari interventi mirati di persone che ho reputato affidabili.

La seconda cosa importa che è successa è che mi sono reso conto che non stavo sul serio portando avanti questo progetto per la Community, quanto per me stesso in primis: non che mi spiacesse offrire un contributo ad altri, ma scrivere si rivelava un modo eccellente per riordinare innanzi tutto le mie idee ed elaborare ad un livello più consapevole.

Aikido a Torino
Ho percepito molto spesso una sorta di potere taumaturgico dell'esprimersi liberamente, quindi ho smesso di scrivere articoli per gli altri, ed ho iniziato a farlo innanzi tutto per me stesso, e questo è stato un cambiamento di paradigma totale del Blog!

É avvenuto un processo spontaneo di maturazione negli anni che mi ha fatto abbandonare via via una modalità "politically correct" nei miei scritti, per dare spazio al mio sentire... per quanto talvolta esso risultasse controcorrente o poco condivisibile. Era importante potermi assumere la responsabilità piena del mio pensiero per diventare ciò che già potenzialmente forse sapevo di essere, ma per questo ci andava la firma, bisognava metterci la faccia.

Altra cosa importante: non avevo esperienza di Blogging, quindi mi immaginavo che le pagine avrebbero avuto molte interazioni da parte degli utenti... ed è stato così almeno per i primi 4 o 5 anni.

Aikido a Gallarate
Poi c'è stato l'avvento dei Social Network e l'utenza si è trasferita li per interagire con gli autori dei contenuti e fra di essa stessa. É stato creato il gruppo Aikime REVOLUTIONS per portare i contenuti del Web su Facebook e si è creata una bella Community di circa 900 utenti, ma si è stravolto l'utilizzo del Blog stesso.

L'utenza è diventata solo interessata alla lettura on-line (dalle 150 alle 850 interazioni settimanali) ed i commenti si sono spostati TUTTI sui Social Network (il canale YouTube di Hara Kai, con oltre 1200 iscritti ed il mio account Instagram sono giunti molto più tardi).

Ci è andato un attimo per far si che l'utenza imparasse a rispettare alcuni semplici regole di netiquette e di comune senso del rispetto reciproco, perciò il servizio di moderazione inizialmente è servito abbastanza; ora è raro che debba intervenire per le escandescenze di qualcuno: in qualche modo, anche in questo caso, la Community si è auto-regolata e auto-scelta. Ora  Aikime REVOLUTIONS è un gruppo molto tranquillo, nel quale chiunque può dire la sua, ma chi sgarra viene accompagnato gentilmente alla porta con una certa fermezza.

Le cose cambiano, e forse c'è da preoccuparsi quando per troppo tempo ciò non accade, quindi mi pare positivo che questa esperienza abbia preso direzioni inedite in modo spontaneo... anche mostrando i molti limiti con i quali a suo tempo la intrapresi.

Dagli errori spero di avere imparato qualcosa, o comunque cerco di farlo... e questo - quando riesce - cambia la mappa del territorio di ciascuno di noi: da persona intenta ad aiutare gli altri ho forse trovato un modo più "efficace" per farlo... ovvero quello di incominciare ad aiutare me stesso, cosa non sempre banale.

Forse un tempo cercavo di aiutare gli altri PER NON dover ammettere di non essere capace a prendermi cura di me stesso... e quindi meno male che ho smesso.

Ora le persone che leggono il Blog e che mi contattano - molto spesso in privato - sono composte da Aikidoka di ogni organizzazione ed ogni grado, dal novellino in cerca di info al 6º dan, che vuole denunciare le gravi irregolarità che vede commettere all'interno della sua Scuola/Ente di appartenenza.

Come e quando posso, cerco di rispondere a tutti, compatibilmente con i numerosi impegni (un tempo sarei stato sveglio alla notte per farlo, ora preferisco dormire qualche ora in più!). 

Anche la bio-diversità, che un tempo mi entusiasmava - ma che avrei desiderato potesse trovare una "casa comune" - ora viene letta da me in un altro modo, molto diverso e forse più maturo e positivo: per sfizio ho provato a riportare sulla destra tutte le foto di gruppo di eventi da tatami avvenuti nel week end 12 e 13/12/2021, che ho trovato sulle pagine Social (e sono certo che non sono tutti!).

Vedete quanti sono?

Da Nord a Sud Italia... molti sono amici, persone con le quali ho praticato per anni, o sono per qualche ora.

Sono contento che ciascuno continui la propria strada come preferisce, che organizzi le sue giornate esami, con i propri programmi tecnici... che inviti i suoi Maestri, organizzi i suoi raduni.

Io ne ho da vendere a far funzionare al meglio i miei luoghi di pratica, che sono il mio Dojo in primis e quindi il Settore Aikido FIJLKAM... e non si tratta proprio della cosa più banale del mondo, ve lo assicuro!

Un ultima cosa, per me importante: il Blog in questi anni ha fatto conoscere (e talvolta anche apprezzare) il mio lavoro ad un sacco di persone che non non ho mai incontrato e non conosco... che mi leggono, talvolta mi contattano, ma molto più spesso non lo fanno.

Ecco, un paradosso vuole che fra quelli che conoscono meno quello che penso e che scrivo ci sono i MIEI ALLIEVI diretti, quelli che vedo ogni giorno sul tatami: loro sono parecchi, ma fra di essi è raro che qualcuno si metta a leggere ciò che scrivo, non guardano nemmeno i tutorial che faccio proprio per loro talvolta.

Mi contattano dal Regno Unito per avere info sul 18 no jo kata... ma poi al Dojo mi chiedono dove si possono trovare i tutorial per studiare i suburi (che sono fatti per LORO da anni): beh, altra cosa strana, che richiede una bella dose di pazienza e che fa capire che le cose non spesso non vanno come ci saremmo immaginati.

Ma questo non significa che vadano male, anzi: fanno crescere anziché limitarsi a fare piacere!



Marco Rubatto

lunedì 10 gennaio 2022

Aikido e competizione... utilità o pericoloso burrone?

Ho atteso che si calmassero le acque - fuori ed entro di me - prima di scrivere questo Post, inerente all'esperienza inedita dell'Aikijo Sperimental Taikai che abbiamo avuto al termine dell'ultimo Stage Nazionale di Aikido, del quale vi avevo parlato QUI.

Ci tenevo a trattare l'argomento nel modo più "centrato" possibile, visto cosa questo tema suscita ai più...

Premetto che, a livello personale, non me n'è mai importato un tubo delle gare e della competizione, quindi forse quasi trent'anni fa ho scelto l'Aikido proprio perché ne ha fatto storicamente a meno... e quindi lasciava il campo libero a migliorare se stessi con la pratica, anziché a mirare a vincere qualcosa o su qualcuno.

Se la massima di O' Sensei è "La vera vittoria è quella su se stessi", pare poco importanti essere più bravi di qualcun altro, non vi pare?!

Tuttavia, abbiamo provato a tuffarci in una dimensione che conosco molto poco, perché diverse persone nel Settore ne auspicavano l'esplorazione... e così quindi abbiamo fatto: nell'organizzare il primo Aikijo Sperimental Taikai abbiamo previsto una competizione indiretta che avesse riguardato le SOLE forme codificate o meno di jo, da eseguire singolarmente, a coppia o in squadra.

La competizione è stata indiretta, poiché a ciascuna esibizione sono stati attribuiti dei punteggi, che hanno poi costruito la classifica che decretava i primi, i secondi, i terzi... e così via. Nessuno si è quindi confrontato in modo frontale con qualcun altro: una sorta di gara di bravura, di capacità di massimizzare la resa di una coreografia, come accade nel nuoto sincronizzato o nel pattinaggio su ghiaccio, tanto per capirci.

Innanzi tutto vi descrivo le modalità di partecipazione, che sono state suddivise in 3 categorie distinte, alle quali poteva partecipare gratuitamente chiunque lo desiderasse (indipendentemente da ruolo o grado), purché fosse un iscritto alla Federazione.

Categoria KATA A SQUADRE

I partecipanti sono state 3 persone, provenienti dalla stessa Società Sportiva, che hanno performato un kata codificato, del quale veniva colta la chiarezza, la precisione e la sincronia. La somma del numero dei dan fra i partecipanti non poteva superare il 5, così da impedire che una Società schierasse solo senpai e "schiacciasse" invece i gruppi costituiti da praticanti meno esperti.


Categoria KATA SINGOLO

ll partecipante ha performato un kata tradizionale o di sua invenzione, ma in questo caso esso doveva contenere almeno 5 movimenti di base (suburi). É stata l'unica categoria a fornire parecchio margine di espressione libera, visto che è stata data la possibilità di coniare "il propio" kata di jo e portarlo in gara. Anche in questo caso, è stata valutata la chiarezza dei movimenti, la loro precisione, l'integrazione fra i movimenti dell'arma e quelli del corpo, l'atteggiamento mostrato, etc.


Categoria BUNKAI A COPPIA

Si tratta di una coppia di praticanti, provenienti dalla stessa Società Sportiva, impegnati nell'esibire un kumi jo codificato, ovvero un kata applicato con un partner. Anche in questo caso, la somma del numero dei dan fra i partecipanti non poteva superare il 5.

Parliamo di un numero di partecipanti totali piuttosto modesto, 16 persone in tutto, che si sono presentate senza avere minimamente nulla di preparato prima del pomeriggio di domenica 31/10, ovvero fino a pochi minuti dall'inizio del Taikai.

Alcuni si sono iscritti alla garetta domenica in mattinata, per farci il favore di aumentare il numero di partecipanti e quindi rendere un minimo interessante il meccanismo delle classifiche.

Nessuno dei partecipanti aveva mire particolari di diventare campione intercontinentale di ushiro tsuki: sono state semplicemente persone che hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco, mentre altre (la maggioranza) guardavano al sicuro dagli spalti, in una posizione nella quale non poteva accadere loro nulla di sgradevole... non sarebbero stati giudicati da nessuno, ma avrebbero avuto giudizio e critica liberi verso il lavoro degli altri.

Ci sono poi state le premiazioni, tenute dal Sindaco della cittadina che ci ospitava... e poi siamo andati a mangiare la pizza insieme.

L'atmosfera a mio avviso è stata molto serena e goliardica, perché i partecipanti hanno dato del loro meglio senza prendersi troppo sul serio, consapevoli che stavano partecipando ad un "esperimento sociale", più che sportivo. Alla fine, fra qualche incertezza ed entrata in area di gara da rifare, ci siamo divertiti abbastanza tutti!

Ecco il video riassuntivo di cosa è accaduto, così che chiunque possa farsi da sé un'idea indicativa...


Ora le considerazioni più difficili da fare: è stato utile?

Parte del futuro dell'Aikido può passare anche dalle competizioni?

Le competizioni possono essere considerate una naturale evoluzione aggiuntiva della pratica o piuttosto una sua involuzione?

Rispetto all'utilità, rispondo senza dubbio di SI, almeno per me lo è stato... poiché sono stato chiamato in un campo molto fuori della mia zona di comfort, e quindi avere avuto il coraggio di accettare la sfida (con me stesso) credo mi abbia fatto crescere... e mi viene da dire che può essere stato analogo per tutti coloro che con me hanno organizzato una cosa inedita, che nessuno sapevo come fare... o che hanno partecipato, tuffandosi in un'avventura altrettanto nuova ed inedita.

Se il futuro della disciplina possa passare ANCHE per qualche forma di tipo competitivo al momento non lo saprei dire: ciò che ho chiaro è che è stata un'esplorazione importante, ma di un campo così' vasto, che bisognerebbe frequentarlo meglio e più a lungo per comprenderne sul serio la portata.

Di certo, se di competizioni si dovrà trattare, al momento le vedo fattibili SOLO nel campo del buki waza e non nel taijutsu... con il fine di incuriosire di più sulla pratica delle armi, che è quasi assente in molte scuole di Aikido che amano definirsi "tradizionali". 

Alessandro B., 15 anni
C'è poi il fascino che la competizione ha su certe fasce d'età, che di solito trovano molto poco attraente la nostra disciplina: pensiamo ai teenagers, ovvero dai 12 ai 17 anni... (in foto, Alessandro, 15 anni)

La gara potrebbe essere uno strumento, esattamente come lo è stato il gel disinfettante per mani e piedi he ci ha permesso di calcare nuovamente il tatami dopo un lungo periodo di assenza di stage con molti partecipanti. Storicamente nessuno si è mai igienizzato prima di salire sul tappeto, ma quest'anno ANCHE il gel lo ha reso possibile...

Magari un teenager non salirebbe mai su un tatami, ma in futuro ANCHE attraverso una gara di armi potrebbe farlo... poi è ovvio che questo non forse non basterà da solo a farlo innamorare dell'Aikido e convincerlo a rimanerci invischiato per tutta la vita, ma il primo ghiaccio sarebbe rotto comunque.

Per quanto riguarda poi evoluzione o involuzione, desidero rimandare liberamente il mio pensiero.

Da quando il Fondatore praticava molte cose sono mutate nella sua disciplina: diverse cose sono cambiate già durante la sua esperienza, ma dopo la sua scomparsa abbiamo avuto a che fare con aspetti del tutto inediti della sua disciplina... Ne cito alcuni:

- il sistema di graduazione; O' Sensei non ha mai avuto alcun programma tecnico strutturato per l'attribuzione di gradi kyu e dan: devo desumere che, siccome egli non ne faceva utilizzo, allora stiamo tutti facendo qualcosa di NON tradizionale nell'usarli; non dovremmo quindi praticare aspettando che qualcuno ci bussi sulla schiena, affermando:"da domani sei 6º dan!"? Perché accettiamo una cosa tanto fuori dai crismi del Fondatore?

- Morihei Ueshiba non ha mai avuto un corso di Aikido bambini o Aikido ragazzi... quel campo fu esplorato per la prima volta da suo figlio Kisshomaru Sensei, introducendo una dimensione della pratica che al suo babbo era ignota. Ora è abbastanza accettato che l'Aikido venga insegnato ai più giovani... ma non è sempre stato così, per alcuni versi quindi questa NON è una pratica di tipo tradizionale;

- al tempo del Fondatore, per accedere al suo Dojo era necessaria una raccomandazione scritta, da parte di un Maestro che avesse una sua forma di credibilità e riconoscimento; non tutti potevano essere accettati al keiko; era ancora così pure quando ho iniziato a praticare io e chi voleva andare ad Iwama a studiare, doveva essere introdotto da un allievo riconosciuto di Saito Sensei. Ora basta mandare una email e indicare quando hai intenzione di arrivare e quanto ti vuoi fermare li. Non c'è nessuno che dice più di no a nessuno: un altro elemento poco tradizionale è quindi stato accettato nella disciplina?

Ciò che è accettato come sano, valido ed utile in un momento storico può mutare in futuro o rispetto al passato: questo fenomeno si chiama "evoluzione umana" ed in molti contesti nessuno lo mette più in discussione.  Reputo una prospettiva ignorante e rigida (quindi morta per sua stessa definizione) credere che l'Aikido non possa/debba parimenti rientrare in un fenomeno mutevole, figlio dei propri tempi.

Un simile modo di pensare, ovvero quello di negare a priori ciò che non si conosce, si che NON risulta tradizionale nemmeno un po', se stiamo a vedere bene.

A me ha dato molto fastidio vedere la community scissa a priori fra i possibilisti e gli ultra-conservatori, poiché ho trovato i secondi qualcosa di veramente contrario ai principi della disciplina che praticano e, purtroppo, insegnano pure. Ovvio che ciascuno debba essere libero di pensarla me desidera, ma ci sono prezzi che si pagano e si fanno pagare agli altri se si ci ritiene "esperti" delle esperienze che non abbiamo mai fatto.

A me le gare non piacciono e non interessano, questo lo sapevo già prima e l'ho detto subito, ma di certo ora che ho accettato di "sporcarmici le mani" ne so di più (anche se è ancora troppo poco) di quelli che stanno dietro ad una tastiera o sugli spalti a pontificare cosa dovrebbero fare gli altri o come questi stiano rovinando il mondo dell'Aikido.

Questa cosa delle gare mi ha fatto vedere quanto il nostro mondo sia ancora notevolmente pieno di pre-giudizio e di pre-occupazione... ovvero due elementi che facevano un tempo morire un certo numero di persone sui campi di battaglia, solo che ora non ce lo ricordiamo più... perché non frequentiamo più campi di battaglia!

Io non sono pro-gare, ma senza dubbio mi sento contro il non provare sulla pelle una cosa e pretendere di poterci pontificare sopra. Non tutte le esperienze portano ad un futuro miracoloso e molte sono destinate a rivelarsi sentieri ciechi ed improficui... tuttavia ogni esploratore non si fa tarpare la curiosità di percorrerli e si mostra in grado di sospendere il giudizio.

Un esploratore sa di non sapere, e rischia perché vuole cambiare questa condizione, conscio che il suo è l'unico modo per farlo: una persona piena di pregiudizio NON rischia, non abbandona mai la sua zona di comfort, ma in compenso si sente in diritto di giudicare quelli che invece fanno qualcosa di ben più coraggioso. Lo reputate qualcosa che faccia loro onore? Io no.

Si dice che O' Sensei non volesse che l'Aikido divenisse agonistico e non ho ragione di credere che non fosse così, però non ho mai trovato scritto da nessuna parte un suo discorso che lo affermasse e storicamente so che egli ebbe un suo allievo - Kenji Tomiki - (di cui vi abbiamo parlato 12 anni fa QUI) rese l'Aikido agonistico creando il Tomiki Aikido.

Questo stile NON divenne popolare e pare ancora oggi relegato a pochi affezionati in tutto il mondo... Tempi e modalità sbagliate? Soggetto che ingenera scarso interesse?

Non lo so, però ammiro il coraggio di sintetizzare qualcosa di nuovo ed inedito ed esporlo al filtro del tempo!

Una frase invece di O' Sensei mi ha colpito molto in questi anni: una di quelle difficili da comprendere, definire ed analizzare...

"L'Aikido consiste nel realizzare ciò che manca".

Mi pare la posizione di un visionario illuminato, che non limita la prospettiva a ciò che egli stesso sta vendendo, ma la apre a ciò che servirà e verrà ritenuto attuale ed importante.

Io non spero e non credo che l'Aikido agonistico soppianti quello che sono abituato ogni giorno a praticare, però sento che nel realizzare la prima gara federale di jo abbiamo fatto Aikido nella più alta delle modalità, perché abbiamo accettato una sfida sconosciuta, consci di poterla perdere nel modo più assoluto.

E se l'Aikido consiste nel realizzare ciò che manca... le gare MANCAVANO, ed ora non è più così!

Se queste saranno il futuro o meno non lo deciderò io, non lo deciderà la FIJLKAM... ma la società stessa.

Io mi limiterò ad essere un attento osservatore delle dinamiche che si innescheranno, facendo sempre il "tifo" per la disciplina a cui sto dedicando la vita intera.


Marco Rubatto

Presidente Commissione Nazionale Aikido FIJLKAM

lunedì 20 dicembre 2021

Buone Natale e felice anno nuovo da Aikime!


In un periodo bizzarro, nel quale l'Europa pare suggerire che dire "Buon Natale" possa essere discriminatorio per tutti coloro che abbracciano altri credo religiosi...

Aikime è felice di augurare a voi tutti un BUON NATALE ed il più FELICE degli anni nuovi... affermazione quest'ultima che ci pare semplice si avveri, visti quelli appena trascorsi.

Noi come al solito ci vedremo nuovamente on-line dopo le feste... e precisamente il 10/01... finalmente con il report della prima gara di buki waza svoltasi lo scorso fine ottobre.

Inizieremo quindi con un tema parecchio importante e controverso al contempo.

Per ora grazie come sempre del supporto che ci date ed a presto!

lunedì 13 dicembre 2021

Aikido e difesa personale: un binomio che stride?

Nel giorno precedente al 152º anniversario della nascita di Morihei Ueshiba, ci chiediamo: quanti di noi si sono affacciati alla pratica perché interessati ad apprendere un valido metodo di difesa personale?!

Credo tanti, io sicuramente sono stato fra quelli almeno.

Ancora sono molti quelli che ritengono che le Arti Marziali debbano insegnare anche a non farsi mettere i piedi in testa da parte di un aggressore, proprio fisicamente parlando, intendo.

Credo che il binomio "Aikido e difesa personale" possa essere una prospettiva comune e che quindi non debba essere né sottovalutata, né svalutata.

Quello che dico però è che se una persona ha la fortuna e la costanza di praticare Aikido per qualche anno, sotto la direzione di un buon Insegnante... mi pare riduttivo fermarsi alla sola questione dell'efficacia in strada di ciò che facciamo nel Dojo.

Le leve sono molto potenti, le proiezioni pure... e ricordo bene una lezione di Hitorira Saito Sensei che sgridò fermamente un allievo presente che pareva prendere un po' alla leggera quello che stava facendo sul tatami; lo redarguì dicendo qualcosa come: "Qui è questione di vita o di morte... puoi uccidere con una di queste tecniche, se vuoi scherzare o giocare il posto giusto non è questo".

Sono passati molti anni, non ricordo esattamente le parole, ma il senso era un po' questo.

Esiste sicuramente una componente "marziale" forte, in grado certo di bloccare un aggressore, ferirlo... e pure ucciderlo se una tecnica venisse applicata senza riguardo alcuno per questi; però andremmo contro il principio dell'Aikido che ci dice che noi siamo anche un po' lui... e che se feriamo lui, feriamo anche un pezzo di noi stessi.

Quello che però affermo è che non c'è solo questo, ma molto di più: c'è qualcosa nella disciplina che pratichiamo che può essere studiato per tutta la vita senza smettere di avere la sensazione che non si sia ancora del tutto arrivati al punto, non si stia in realtà padroneggiando proprio nulla.

C'è lo studio di noi stessi sotto stress, in una situazione di conflitto: di qui vengono le botte più toste da assorbire che si possono prendere sul tatami!

Il conflitto viene di solito visto come un aggressore (il carnefice), che tenta o riesce a fare qualcosa di sgradevole e poco rispettoso all'aggredito (la vittima): ovvio che si voglia uscire da una situazione simile - se ci identifichiamo con la vittima - ma non sono sicuro che la nostra disciplina indichi che la strada migliore per farlo sia quella di divenire "il carnefice del carnefice".

"Eh, ma ha iniziato lui... se l'è voluto lui!"... Boh, non lo so, ma sicuramente chi ragiona così la scemenza la fa una secondo dopo che l'ha fata l'altro, e la compie di natura analoga del gesto che critica nell'altro, oltretutto.


L'Aikido credo sia ben al di là del dualismo vittima-carnefice, sapete?

É una sorta di "3º via", che comprende le precedenti, in qualche modo, ma le integra e le supera; come si fa tuttavia a non essere né vittima, né carnefice?

Si tratta di non lasciare che una persona o una situazione ci possa mettere all'angolo, ma al contempo si sia capaci di non mettere all'angolo la persona a nostra volta mancandole di rispetto... non è qualcosa di così banale, per questo serve una vita di allenamento per comprendere bene questa dinamica.

É una forma di accoglienza non succube e una forma di forza/azione in grado di non perdere sensibilità per raggiungere un fine: un'integrazione di yin e yang... sotto questo punto di vista Marte va benone, ma ci manca Venere per raggiungere un equilibrio completo.

No, non intendo "sedurre l'avversario", non è quell'aspetto di Venere... è quella saggezza/intelligenza che può essere partorita solo da una sensibilità emotiva che non viene spenta per diventare più forti.

Accadono cose strane quando una persona si stanca di essere vittima, ma non vuole per questo diventare un carnefice: una delle prime è andare a cercare un "salvatore", ovvero qualcuno che sistemi il carnefice al posto nostro; molti vedono nelle Arti Marziali, o il Maestro che insegna loro il salvatore dalla loro condizione di vittime.

Ma così facendo si passa involontariamente dalla padella alla brace!

Il trio "vittima-carnefice-salvatore" è molto più complicato da sciogliere della diede che abbiamo esaminato poc'anzi, e ne derivano le seguenti conseguenze spiacevoli:

- la vittima sviluppa dipendenza nei confronti del salvatore, perché senza di esso non è in grado di fare valere le sue ragioni col carnefice; inoltre lei diventa il mandante del salvatore dal carnefice, quindi una sorta di "carnefice stealth" e indiretto;

- il salvatore diventa il carnefice del carnefice, al posto della vittima... e svaluta la vittima, implicitamente mostrando che lei non ce la può fare a cavarsela da sola;

- il carnefice diventa la vittima del salvatore.

Insomma un bello scambio di ruoli, che consente di ripartire con la medesima giostra, magari solo recitando una parte differente!

Ribadisco che la figura del salvatore è quella che meglio si approssima ad un insegnante di Aikido andato a male, poiché nel proteggere la vittima la svaluta, insinuando che questa non sarebbe in grado di risolversi il problema da sola, in più va ad immischiarsi in fatti che non sono suoi.

Il praticante dovrebbe lasciarsi alle spalle dinamiche frustranti simili ed approdare ad una prospettiva diversa... che per varie ragioni ho definito "l'errante/il vagabondo". Questi forse non sa ancora bene cosa farsene del conflitto, ma ha chiaro che non intende più occupare né la posizione della vittima, né quella del carnefice, né tantomeno quella del salvatore... quindi vaga, va in giro accumulando esperienze.

Un errante "erra", che in italiano significa anche "sbaglia", ma inizia ad apprendere dai propri errori, quindi è capace di fare tesoro delle proprie esperienze per divenire una persona migliore, più vicina al proprio ideale (qualunque esso possa essere).

Il top è la sua evoluzione ulteriore: "il pellegrino", ovvero un viandante che però ha ben chiara una sua meta: sa cosa vuole raggiungere ed utilizza tutte le sue esperienze per arrivarvici.

Il conflitto ci sarà sempre, ma in quest'ultimo caso chi ne viene coinvolto lo utilizza consapevolmente come strumento per crescere: fa surf sulle onde dello stress, anziché affogarcisi dentro. Il cambio di paradigma è notevole, così come il risultato finale dell'esperienza!

Se però noi Insegnanti per primi utilizziamo l'Aikido SOLO in chiave tecnica, come una sorta di "jujutsu educato" stiamo forse sottovalutando (forse anche svalutando) lo strumento potente che abbiamo fra le mani.

Quindi l'Aikido non può o non deve servire per la difesa personale?

Non affermo questo: dico che la propria integrità fisica è molto importante, ma che c'è molto altro da esplorare... che risulta ben più interessante che fermarsi ad applicare una leva alla spalla di qualcuno... mentre non so chi sono e non so cosa farmene delle esperienze che vivo, incluse quelle conflittuali, a qualsiasi livello esse si collochino (fisico, relazionale, lavorativo, mentale, emotivo, etc...).

Le Arti MARZIALI iniziano a "funzionare" invece molto bene quando fanno pace e si integrano con le arti VENERIANE, ossia quando sia lo yang che lo yin trovano posto nelle nostre pratiche... e forse lasciamo a queste ultime il saggio compito di guidare le prime.

Venere per sua natura non vuole comandare, ma è in grado di una intelligenza emotiva, di una velocità di risposta e di una capacità di percezione che Marte si può scordare di brutto... quindi se lo aiuta ad essere meno un bulletto di periferia o l'eroe alla Rambo... pure quest'ultimo ci guadagna un tot in immagine!

Le Arti Marziali NON diventano meno "marziali" se fa più capolino lo yin rispetto a quanto immagineremmo: la cedevolezza del Ju-jutsu o del Ju-do sono la dimostrazione che questa intuizione è stata seguita in passato anche dalle Scuole più tradizionali.

Poi il macho celodurista tenta sempre un po' di prendere il sopravvento, ma solo perché è uno yang immaturo, che vuole far vedere i muscoli, vuole mostrare di essere forte ed imbattibile... forse proprio a causa di un suo recondito senso di inferiorità irrisolto.

In conclusione, se qualcuno viene da me e mi chiede se l'Aikido è efficace per la strada, di solito gli rispondo che lo è... ma che prima che lo sia è necessario togliersi di dosso quella paura che ti capiti qualcosa per la strada, e che questo richiede di imparare a conoscersi... e non solo a mettere in leva il polso di qualcun altro.

Se poi uno impara a conoscersi MENTRE mette in leva il polso di qualcuno (o qualcun altro mette in leva il suo), allora le due "fazioni"/prospettive possono serenamente coesistere, cooperare e supportarsi vicendevolmente sullo stesso tatami!

Marco Rubatto