Si tratta del primo dei cosiddetti "nage no jo", ovvero di quei kumi nei quali uke viene proiettato al termine dell'esercizio: per la difficoltà di una proiezione di chi cade tenendo un jo in mano al contempo... spesso questo esercizio viene annoverato fra le pratiche "avanzate".
Non mi è mai piaciuta questo modo di etichettare le cose: "avanzato" è pure quello che non ho mangiato il giorno precedente, e spesso ciò che riteniamo difficile lo è anche perché lo facciamo così poco da non riuscire a comprenderlo al meglio.
Nel mio Dojo, quindi, pratica il 6º kumijo sia un 4º dan che un 4º kyu, con la ovvia differenza di esperienza che li separa e quindi anche con il diverso grado di precisione che mi attendo da ciascuno di loro... ma lo fanno tutti, non solo "quelli bravi" o alti in grado!
Ecco la breve sinossi...1A - uchijo: prende l'intenzione ed esegue uno tsuki chudan/jodan (colpo diretto di punta, a livello mediano/alto) verso il centro di ukejo; c'è chi fa l'affondo medio e chi lo fa più alto, ma questo non cambia per nulla il prosieguo dell'esercizio;
1B - ukejo: esegue un controllo chudan (non una parata), avvicinandosi al proprio compagno (anziché indietreggiare come invece si fa di solito) tramite tsugi ashi (guardia sinistra) ed appoggiando il proprio jo all'altro, con l'accortezza di non deviarne la traiettoria;
2A - uchijo: scorge la tempia sinistra del partner libera e quindi inizia a caricare uno gyaku yokomen uchi (fendente laterale opposto); è necessario stare attenti che ukejo non si sia avvicinato eccessivamente nella sua azione precedente, altrimenti questo tipo di movimento da parte di uchijo perde completamente di significato;
2B - ukejo: avanza ulteriormente (sempre guardia sinistra) e blocca con il proprio jo le braccia del compagno prima che queste inizino la fase di discesa del fendente, appoggiandolo sotto il gomito destro di quest'ultimo. Questo passaggio ha lo stesso timing sen no sen di ikkyo omote; ukejo quindi esegue un cambio di guardia rapido spostandosi alla propria destra, così da liberare la linea della traiettoria del fendente;
3A (1) - uchijo: termina il suo fendente;3B (1) - ukejo: con l'estremità destra del proprio jo esegue una traiettoria simile a quella che lo porterebbe a colpire il partner alla tempia sinistra, ma quindi prosegue fino in mezzo alle sue mani (che afferrano il jo in ken no kamae, a questo punto dell'esercizio);
3B (2) - ukejo: sbilanciando prima in avanti il compagno, come a volere enfatizzare la direzione del suo colpo, ruota velocemente le anche verso destra e lo proietta;
3B (2) - uchijo: viene proiettato alla propria sinistra.
Ecco il video che in pochi secondi vi mostra tutte queste parole in azione...
Quali sono le prime considerazioni importanti che possiamo fare insieme?
Che questo esercizio, altro non è che una diversa rappresentazione del movimento delle anche durante qualsiasi kotegaeshi...
O di un numero sterminato di kokyunage (chiamati da alcuni anche sumi otoshi), che nuovamente sono espressione di un medesimo pattern, ma ad una distanza più ravvicinata rispetto a kotegaeshi.
Infatti non si si rende spesso conto del fatto che pratiche molto diverse sono riproposizioni dei medesimi principi e geometrie... ed il fatto che queste vengano imparate in contesti eterogenei non facilita il loro riconoscimento.
Questa è però appunto la differenza fra uno studio grezzo, ignorante e meccanicistico... ed uno invece più attento e consapevole: in fondo, almeno nella fase "shu" (quella dell'omologazione) viene chiesto a qualsiasi allievo di riprodurre i movimenti che ha visto compiere al suo Sensei... però è anche vero che un conto è copiare con il cervello spento, ed un conto invece è farlo in modo mentalmente attivo e perciò critico.Se kotegaeshi è una tecnica riconosciuta come abbastanza basilare in molte Scuole di Aikido (dal 3º kyu in su per noi, per altri anche molto prima!), per quale cavolo di motivo il 6º kumijo - che ha le sue stesse caratteristiche - dovrebbe essere considerato una pratica così "avanzata"?
C'è forse un po' di distrazione da parte di quegli Insegnanti che considerano "separate" pratiche solo perché presentano un aspetto superficiale diverso... ed un po' di manipolazione da parte invece di chi si è accorto che si tratta sempre della stessa cosa, ma si guarda bene del renderne partecipi anche i propri allievi!
In ogni caso, questa dinamica non è propria solo del 6º kumijo e di kotegaeshi/kokyunage... ma della maggioranza dei movimenti che compiamo sul tatami: ciascuno di essi è la riproposizione di qualcos'altro, studiato e praticato magari in contesti notevolmente differenti (almeno in prima apparenza).Fateci caso voi stessi...
Sul 6º kumijo diciamo ancora che la fase di blocco del gomito da parte di ukejo (2B) è più didattica che altro, visto che la possibilità di assorbire l'energia del fendente di uchijo è funzione di quanto impeto egli utilizza nello scendere con la sua arma.
Se esageriamo nell'entrata e nel blocco, il nostro compagno viene quasi rimbalzato all'indietro e perde ogni incentivo a terminare il suo attacco... cosa che però ci è utile a concludere l'esercizio a nostra volta.
A forza di fare lentamente la sequenza, spezzandola nei vari suoi passaggi, tendiamo a scordare il senso della cinematica del movimento nel suo insieme!
Detto questo, è possibile registrare un consueto numero cospicuo di variazioni di questo kumi: alcune delle quali sono state raccolte nel seguente video...
Ed è ovviamente possibile concatenare questo kumijo con tutti gli altri visti fino ad ora (ed anche con quelli che dobbiamo ancora studiare insieme). Eccone la testimonianza video...
Anche in questo caso, abbiamo trovato un eccellente esempio di [理合]"riai", ovvero di buona armonizzazione fra quanto praticato con le armi ed a mani nude: come al solito, resta la pratica a parlare più di ogni altra spiegazione o video.
La capacità di scovare i principi comuni di un pattern geometrico, di un timing, un movimento non è qualcosa che si può apprendere in modo accademico... ma va riscoperta in prima persona e su un tatami, sotto la guida di un Istruttore qualificato.
Buona pratica a tutti!
Marco Rubatto

















































