lunedì 12 aprile 2021

Suburi di Jo: le lettere e le sillabe dell'Aiki-alfabeto

Ai muri delle nostre classi elementari avevamo appesi i cartelloni con alcuni disegni piuttosto iconici: la A di Albero, la B di Banana, C di Casa, la D di Dado... etc.

Oggi magari è uguale, ma avranno la C di Condividi, la D di Dad... P di Playstation e la T di Tablet.

Ecco... più o meno accade la stessa cosa con lo studio dell'Aikido, e nella fattispecie, delle sue armi: nei mesi scorsi vi abbiamo dettagliato ogni esercizio di base di jo, con oltre 20 video-tutorial dedicati, che se vi siete persi qualcosa troverete in questa comoda playlist...


Oggi non torneremo su ogni singolo esercizio, ma su altri aspetti importanti di questa sequenza di movimenti di base, questa sorta di Aiki-alfabeto di jo.

Innanzi tutto ora dovremmo avere chiara tutta la sequenza, sapere che essa è suddivisa in "gruppi funzionali", ciascuno dei quali si occupa di esercitare un particolare aspetto dell'utilizzo del "bastone" (brrr, che brividi a chiamarlo così!).

Ma oggi possiamo andare oltre... e chiederci come sarebbe metterci a giocare con queste "lettere" per comporre le prime sillabe: così abbiamo fatto un esperimento NON legato alla tradizione, utile a comprendere come funzionino certe dinamiche di apprendimento e di codifica delle forme.

Ciò che abbiamo fatto è provare ad unire ciascun suburi con tutti gli altri esercizi del proprio gruppo funzionale, e lo abbiamo fatto in ben 2 modi differenti:

- sia mantenendo la stessa direzione nella pratica;

- sia invertendo la direzione di 180º all'interno di ogni unione.

Per fare questo, abbiamo però utilizzato sempre lo stesso pattern/schema.

Tradizionalmente questa cosa NON si fa, tranne che per gli ultimi 2 suburi (nagare gaeshi) eseguiti l'uno di seguito all'altro: tutte le altre connessioni sono quindi una nostra invenzione, ma quando si vuole sapere se uno è un minimo patrone delle forme di base, è necessario sperimentarsi in esercizi che risultano qualcosa di più che un mero esercizio mentale e calligrafico.

Ecco quindi a voi il risultato!

Video completo della connessioni riguardante la serie "tsuki go hon".



Playlist dei 5 esercizi che compongono la serie "tsuki go hon".


Video completo della connessioni riguardante la serie "uchikomi go hon".


Playlist dei 5 esercizi che compongono la serie "uchikomi go hon".


Video completo della connessioni riguardante la serie "katate san bon".



Playlist dei 3 esercizi che compongono la serie "katate san bon".


Video completo della connessioni riguardante la serie "hasso gaeshi go hon".


Playlist dei 5 esercizi che compongono la serie "hasso gaeshi go hon".




Video completo della connessioni riguardante la serie "nagare gaeshi ni hon".



Non esiste un unico modo per realizzare queste connessioni ed anzi è possibile unire ogni suburi a ciascun altro
, per un totale di:

- 19 x 19 = 361 esercizi collegando i suburi nella stessa direzione
- 19 x 19 = 361 esercizi collegando i suburi a 180º gradi fra loro

... che fa la bellezza di 722 differenti possibilità. Di queste ne vedete rappresentate "solo" 68 nei tutorial precedenti: notate come le forme siano in grado di moltiplicarsi se ne si comprendono i principi?

Ora: alcuni di questi movimenti risultano marzialmente POCO significativi, altri invece coincidono in modo sorprendente con altri esercizi più strutturati che studieremo prossimamente (jo kata, jo awase e kumi jo)... a riprova che quando ci si concentra sui principi della disciplina non è complicato verificare come le forme giunte sino ai nostri giorni abbiano effettivamente superato questo "setaccio" di senso e valore.

NON tutte le forme e le connessioni sono quindi utili
, ma alcune assumono un valore di rappresentazione dei principi più elevato di altre... e - guarda caso - esse sono proprio quelle che la tradizione si è tramandata.

Perché affermiamo questo?

Perché "inventarsi dei kata" sarà sempre possibile, ma prima di farlo sarebbe il caso di avere maturato la capacità di comprendere se il nostro lavoro abbia un senso relativo ai principi della disciplina, al di là di quanto la forma "nuova" ci risulti esteticamente appetibile.

Abbiamo fatto questo lavoro di "riscoperta dell'acqua calda", per mostrare - in modo analitico - il processo di sperimentazione che molto probabilmente hanno compiuto i maestri che ci hanno preceduto (in ogni disciplina, fra l'altro): non è quindi detto che tutto lo scopribile sia già stato scoperto quindi...

Vale la pena lasciare aperta la ns. creatività, ma al contempo formarci adeguatamente sui "grandi classici", poiché in essi troveremo cristallizzati un tot di principi, in grado di non farci perdere tempo in sentieri che non conducono molto lontano.





lunedì 5 aprile 2021

Aikido, movimento e salute

Di solito a Pasquetta Aikime è of-line, ma siccome quest'anno non possiamo andare a fare merenda sui prati, approfittiamone per fare insieme qualche riflessione utile sulla nostra disciplina, che reputiamo particolarmente importante.

L'Aikido fa bene?

Magari pensiamo pure di si, ma in base a cosa lo affermiamo?

In questo periodo l'Aikido sui tatami è fermo, e lo è anche da un bel po': fa bene o fa male non fare nulla?

Andiamo per gradi: se l'Aikido è fermo, come tutto il resto dello sport di base, specialmente quello di contatto, sappiamo bene essere per via delle misure restrittive adottate dai governi (non solo il nostro, a dire il vero) per limitare i contagi da Coronavirus, che ha messo a dura prova la capacità ricettiva degli ospedali, e della sanità pubblica in modo più ampio.

Chiediamoci però oggi: è stata una decisione saggia?

Forse, in prima istanza, ci verrebbe da rispondere di SI... soprattutto agli 'inizi di questo fenomeno virologico globale, che abbiamo imparato a chiamare "pandemia"... quando poco o nulla si sapeva sulle dinamiche del problema che si stagliava all'orizzonte.

Poi però, la risposta tende a virare al NO, nel momento in cui si continua a non tenere conto di argomentazioni piuttosto solide a sostegno del movimento psico-fisico, dello sport in genere, in materia di salute e benessere.

Quand'è che ci ammaliamo...
di questo virus o di qualsiasi altra cosa?

Quando la nostra capacità di omeostasi viene meno per via di una causa (interna o esterna) che perdura per un tempo o per una intensità maggiore di quello che le nostre difese immunitarie sono in grado di contrastare.

La salute/malattia sono fenomeni simili all'equilibrio/squilibrio fisico: una trottola sta diritta fino a quando c'è abbastanza energia/quantità di moto per mantenerla in rotazione intorno al propio asse; una nave sta diritta fino a quando il moto ondoso non fa andare il suo baricentro oltre un certo disassamento... poi si ribalta.

Tutte le culture e tradizioni secolari umane concordano nel sostenere che la condizione di salute si crea e si mantiene con più facilità:
- mangiando cibo sano;
- avendo un buon rapporto di tempo sonno/veglia;
- avendo una sessualità sana;
- facendo ESERCIZIO FISICO;
- intessendo buone relazioni interpersonali;
- percependo un certo gradi di realizzazione nella propria quotidianità (nei vari ambiti, lavorativo, famigliare, amicale, sentimentale, etc).

Il coronavirus ha fatto saltare più di uno di questi punti... o meglio: non lui di per sé, ma le limitazioni che sono state intraprese per porvi rimedio.

Il cibo sano di per sé potremmo mangiarlo
, stando più a casa propria, anche se l'impennata del delivery food ci mostra che non è proprio la direzione intrapresa da molti, al di là dell'essere diventati tutti panettieri all'inizio del primo lockdown di marzo 2020.

Idem per il rapporto di tempo sonno/veglia e per il sesso: non sono di certo le prescrizioni a farcelo mancare o deteriorare, ma al massimo le nostre cattive abitudini pregresse che continuano o che abbiamo assunto nell'ultimo periodo.

L'esercizio fisico invece è stato tarpato un bel po'
... a meno che per esso non intendiamo la corsa, la passeggiata o fare una lezione di Yoga o Zumba in salotto davanti a Zoom o YouTube.
E in questo abbiamo forse globalmente toppato e stiamo toppando un tot: l'esercizio fisico ed il movimento in genere, funzionano come una sorta di "caricabatterie" per il nostro sistema immunitario.

Ogni volta che facciamo un'attività fisica - sia aerobica, che aerobica - influiamo direttamente nel nostro sistema nervoso, che è in stretta integrazione con le nostre difese immunitarie: nello specifico il valore che andiamo a modificare - incrementarono - si chiama "vitalità" (che può essere determinata tramite una semplice misura del potenziale di membrana cellulare).

Più ci muoviamo, più cresce la nostra vitalità; più i nostri movimenti sono vari, più questa vitalità non riguarda zone specifiche, ma tende a proliferare in tutto il sistema muscolo-scheletrico
; ci riempiamo di "ki" diremmo noi marzialisti!

La vitalità del corpo funziona come una dinamo, insomma.

La malattia, o la fragilità della propria salute, dipende quindi da 2 fattori specifici:
- la vitalità;
- la propria capacità di resistenza sotto stress.

Capite bene che se la vitalità è bassa e - contemporaneamente - lo stress si prolunga troppo a lungo, è più facile che il nostro sistema perda il suo stato di omeostasi e quindi sopraggiunga la malattia.

In Aikido, però non solo ci muoviamo
(e quindi aumentiamo già solo per quello la nostra vitalità), ma impariamo anche a stare rilassati sotto stress... mettendoci volutamente sotto una pressione controllata, in modo tale da diventare in grado di assorbire quote di stress sempre più grandi e continuative con il minimo dispendio energetico per potervi fare fronte.

Quindi l'Aikido (ed anche altre discipline, ma qui parliamo di questa) in una botta sola aumenta la vitalità ed insegna come ridurre lo stress: ovvero fa esattamente le uniche 2 cose che - in combo - possono fare una differenza per il nostro sistema immunitario.

Inoltre ci sono altre cose che sarebbe importante sapere: per il Covid, così come per molte altre forme virali, è stato dimostrato quanto alcune vitamine possano fare la differenza; la vitamina D, per esempio, è un elemento che non viene prodotto dal corpo umano, ma che è fondamentale per la sua salute e funzionalità (è coinvolto, per esempio, nella salute e funzionalità delle ossa, nella salute e funzionamento del sistema nervoso centrale e periferico, nella coagulazione e nella contrazione muscolare).

La vitamina D
, oltre che con gli alimenti ed integratori, viene sintetizzata con l'esposizione ai raggi solari (almeno mezz'ora al giorno): ma se dobbiamo stare tutti in casa ciò diventa difficile, con la conseguenza che non incontriamo magari altre persone... ma ci continuiamo ad indebolire.

Il tessere buone relazioni interpersonali (ove ovviamente la distanza è relativa alla situazione, poiché se vogliamo fidanzarci magari è difficile stare sempre a 2 metri l'uno dall'altro) è stato visto come una delle potenziali fonti di contagio maggiori: non diciamo che non lo possa essere, solo che è anche qualcos'altro... ovvero uno degli elementi che più contribuiscono alla nostra salute ed al nostro benessere.

Non è forse un caso che il CONI ha un portale che si chiama "SPORT e SALUTE", no?
Non lo hanno chiamato "Sport e divertimento"... come mai?

Solo che con lo sport si incontrano gli altri, magari li si tocca pure... e quindi basta sport perché FORSE ci contagiamo: un po' come a dire che quel "SALUTE" stava li, ma non era indissolubilmente legata allo sport. Se ne può fare a meno.

Sport senza salute, perché ci si contagia... e salute senza sport, mantenuta in altri modi.
NO: invece era proprio giusto "SPORT e SALUTE"... con quella "E" congiuntiva, ma che potrebbe essere pure scritta con l'accento del verbo ESSERE.

Lo sport È salute!

E fa quindi sorridere come il nostro governo (così come anche altri) si dica innanzi tutto coinvolto e proteso a garantire due aspetti fondamentali:
- la salute dei suoi cittadini;
- che l'economia non si blocchi

... salvo poi dimenticarsi completamente lo SPORT significhi entrambe queste cose: sia SALUTE (il perché lo abbiamo visto poc'anzi), sia ECONOMIA perché l'abito sportivo cuba qualcosa come 50 miliardi di euro annui, pari a 3 punti percentuali di PIL... che non è poi così poco se ci pensiamo!

È anche interessante rilevare che NON ci sono dati scientifici a supporto che ci si possa contagiare in ambito sportivo di base...
e crediamo che faticheremmo pure a trovarne, visto che statisticamente parlando chi pratica movimento fisico ha una salute migliore e quindi una maggiore resistenza ad ogni tipo di patologia, virale, o meno che sia.

Ma il governo chiude tutto: poi mentre le nostre attività sono interdette da fine ottobre, i contagi continuano ad aumentare... segno che non era a causa del movimento sportivo di base che ciò sta avvenendo, ma a questa piccola incoerenza non si da molto peso.

Allora, scientificamente parlando verrebbe una curiosità da soddisfare: anziché badare solo "a che una cosa non avvenga", come il contagio (che per chi conosce i processi della mente, sa bene essere un atteggiamento deficitario e disfunzionale già in partenza)... perché non proviamo ad irrobustirlo questo sistema immunitario?

Perché non puntare ANCHE sulla SALUTE oltre che sui mezzi per evitare la malattia?

Qualcuno potrebbe obbiettare: "Questo è comunque un virus nuovo e che quindi è in grado di infettarci poiché siamo sprovvisti di anticorpi specifici (che sono appunto nuovi)".

Altra bella parziale verità, presa però come assoluta: NON esiste un agente virale (o batterico) in grado di far ammalare gravemente un sistema energicamente vitale ed in omeostasi, solo che la medicina allopatica non se n'è ancora accorta, perché NON considera lo stato energetico del corpo, ma solo le fenomenologie dei suoi scompensi.

Recenti studi, ad esempio, mostrano che i Linfociti T, ovvero un gruppo di leucociti appartenenti alla famiglia dei linfociti, giocano un ruolo centrale nella immunità cellulo-mediata e sono capacissimi di schermare parzialmente o totalmente dal Coronavirus. Sono chiamati "T" poiché essi maturano nel timo, a partire dai timociti: essi riarrangiano le catene alfa e beta nel costituire il TCR, e sono coinvolte nel sistema immunitario adattativo.

Essendo in grado di adattarsi, possono proteggere
(parzialmente o totalmente) una persona venuta in passato in contatto con un Coronavirus (non il Covid-19), ovvero i virus del ceppo di una comune influenza o un raffreddore: cosa che è ovviamente piuttosto comune e probabile che ciascuno abbia già fatto in passato.

Non si è ancora risposto ad una domanda crucciale: come mai una volta esposti al contagio che alcuni si infettano ed altri no... e come mai che fra quelli che si infettano, alcuni si ammalano (più o meno gravemente) ed altri rimangono asintomatici?

Queste dovrebbero essere le indagini da approfondire di più, e non limitarci a capire come non contagiarci con un virus - che come ogni altri virus della storia - finirà di essere pericoloso solo una volta che sarà endemico e geneticamente compatibile con noi, che siamo i suoi ospitanti.

La risposta è nel possesso
(o meno) dei Linfociti T di una carica energetica SUFFICIENTE a compiere questa loro funzione al massimo della loro potenzialità... Tanti stressati e con bassa vitalità è come dire "energicamente a terra" come una pila scarica.

Questa è - secondo noi - una delle ragioni per le quali si ammala anche qualche persona giovane: gli anziani hanno una vitalità naturalmente più bassa, ma ci sono anche un sacco di giovani che hanno una vitalità bassa (a causa di abitudini di vita malsane) e/o hanno continue fonti di stress che mettono alla prova il loro sistema psico-corporeo.

La medicina quindi arriva spesso tardi, dopo che la frittata è già stata fatta... proprio perché questi aspetti non li considera - o meglio - non li considera di default.
I due approcci però NON si escludono a vicenda - anzi - si completano: è solo idiota pensare unicamente a non contagiarsi, senza al contempo fare il possibile per irrobustirsi.

E per irrobustirsi è necessario fare le cose che abbiamo detto poco fa:

1 - dieta sana;
2 - buon rapporto sonno/veglia;
3 - sesso sano;
4 - ESERCIZIO FISICO;
5 - buone relazioni interpersonali;
6 - realizzazione nella propria quotidianità

Nel bloccare lo sport di base, vengono meno da 1 a 3 di questi punti: il 4) di sicuro, ma spesso anche il 5) ed il 6) in quest'ultimo caso quando con lo sport ci si lavora (quindi viene meno la propria realizzazione personale) o quando esso costituisce una forma importante di formazione personale.

Ergo: più la vita è SANA, ci si MUOVE e ci si frequenta con mutuo profitto, più può circolare il virus senza che questo faccia danni devastanti per la società, perché non trova un humus fertile per attecchire... o se lo trova non arreca danni a chi lo ospita (paucisintomaticità e asintomaticità).

A fianco a ciò è sicuramente importante proteggere le fasce a rischio (anziani ed immuno-depressi), per le quali la vaccinazione può realmente fare la differenza. Ma questo lo stiamo facendo: ciò che non risulta coerente è bloccare il 90% delle persone per supportarne il 10%... ed ottenendo così di riflesso che pure questo 90% scivoli verso la fragilità della rimanente minoranza.

Questo riteniamo che inizia ad essere un errore sempre più macroscopico, man mano che il fenomeno procede ed i dati diventano sempre più numerosi.

E abbiamo volutamente considerato SOLO gli effetti a breve termine, ovvero "virus si/no", ma cosa dire di quelli che saranno le problematiche di lungo termine che stiamo generando ora?
Una gioventù che sostituisce la Playstation e Netflix con il movimento, che inizia a ritenere "pericoloso il contatto", che si chiude sempre più in se stessa... e che inizia sempre più a pensare al suicidio come rapido strumento per "scendere dalla giostra" di un mondo dal quale si sente aliena...

Detto ciò, noi possiamo ritenerci fortunati, poiché da ottobre scorso non abbiamo saltato un keiko che fosse uno - non svolto al Dojo, ovviamente - 5 volte a settimana, fisicamente, talvolta all'aperto, altre volte ciascuno nelle proprie case... ma non ci siamo fermati mai!

Stiamo bene, il numero dei contagi (di tutti coloro che partecipano attivamente alle lezioni) è pari a ZERO, come volevasi dimostrare.
Il morale è alto, stiamo imparando un botto di cose in questo periodo; il nostro Aikido ne uscirà tirato a lucido e migliorato sotto molti aspetti!

So.. keep moving!


lunedì 29 marzo 2021

Embodied dialogue: Aikido ed il movimento dell'inconscio

Secondo appuntamento con l'esplorazione di un terreno di frontiera per la maggior parte degli Aikidoka... anzi, una tematica che sta ben lontana dal modo comune di praticare Aikido.

Ma un'abitudine consolidata nel NOSTRO Aikido, quindi ve ne parliamo alla luce della nostra esperienza diretta.

Per proseguire, avete bisogno di sapere quanto abbiamo già detto sull'argomento (che trovate QUI) poiché non lo ripeteremo in questo Post.

Assodato che spesso il nostro inconscio si "aggroviglia", a causa di un tot di eventi emotivi vissuti, ma non altrettanto opportunamente metabolizzati ed integrati nella nostra coscienza... servono strumenti per andare a comprendere dove siano questi nodi e che - possibilmente - ci aiutino a scioglierli.

I nodi sono nell'inconscio, ovvero in uno zainetto che ci portiamo sulle spalle senza nemmeno avere la percezione di possederlo.

Se proviamo a chiedere alla nostra mente di riesumare l'immondizia che ciascuno ha seppellito sotto al proprio tappeto (una rimozione avvenuta per eccesso di sofferenza, di solito, non per scelta consapevole)... essa ce la può fare, se le diamo tempi e spazi congrui; questo è infatti esattamente cosa avviene nella psicoterapia.

Ma se chiediamo al corpo di farci vedere dove sono i blocchi emotivi nascosti nel nostro inconscio, lui ce li fa vedere in tempo reale, poiché nel suo movimento vengono specchiati sia il conscio, che l'inconscio.

Il corpo è quindi uno strumento potente per studiare la propria coscienza... forse il più potente che ci sia!

Esistono quindi modalità per utilizzare il proprio corpo come una sorta di scanner dell'inconscio: una di queste è appunto l'embodied dialogue, del quale vi parliamo oggi.

Di cosa si tratta?

"To embody" è un termine inglese/americano che si traduce con "incarnare / impersonare / incorporare", ma questa traduzione non rende veramente merito al termine originale, che sa più di "specchiare nel corpo" o "rendere manifesto attraverso il corpo".

Gli studi effettuati da alcune community di Aikidoka - come l'EAC di cui anche noi siamo membri - hanno portato ad utilizzare il movimento corporeo quale indagatore degli aspetti più profondi della coscienza, ad esempio i conflitti rimossi dal conscio di cui parlavamo poc'anzi.

Immaginatevi una coppia di praticanti eseguire tecniche continue (per semplificare diciamo senza scambiarsi i ruoli), in modo tranquillo, ma con un ritmo abbastanza serrato: non ci vorrà molto perché uke vada in uno stato di down energetico, carenza di ossigeno e stanchezza generalizzata, sia fisica, che mentale.

Supponiamo ora che durante questa pratica, tori faccia anche delle domande mirate al suo compagno... in quale cercherà di rispondere senza fermarsi: doppio stress... deve muoversi, cadere, rialzarsi e riattaccate, ma anche comprendere le domande e rispondervi in modo più naturale, spontaneo e diretto possibile.

Se le domande sono ben mirate (e ci sono regole precise da seguire perché ciò avvenga) e collegate le une alle altre - come una sorta di "interrogatorio", nel quale ogni risposta è utilizzata per creare e calibrare la domanda successiva - non è difficile raggiungere le aree di interesse che si intendono esplorare con l'esercizio: il dolore, la paura, la percezione del proprio sé, i limiti di sé percepiti, il proprio passato, le proprie ombre, i sogni rimasti nel cassetto... e così via.

A cosa mira questa pratica "chiacchierata" e senza cambio di ruoli?

A creare quello che per un computer sarebbe un crash per overflow di dati: mentre cadiamo, ci rialziamo e riattacchiamo, il nostro partner esamina parti del nostro coscio attraverso le domande che ci fa e le risposte che gli restituiamo... FINO A QUANDO...

... fino a quando il sistema non ce la fa più a tenere sotto controllo tutto ed inizia a far emergere anche l'INCONSCIO senza filtrarlo, ovvero si dicono cose non perché vi si è ragionato sopra, ma semplicemente perché viene naturale e spontaneo farlo: beh, quello il momento nel quale talvolta le nostre orecchie non riescono a credere a ciò che sentono uscire dalla propria bocca.

Si è più che coscienti, niente di ipnotico... solo che se si "sta al gioco", si perde il controllo e si consente al sistema di esprimersi senza filtri razionali, morali o culturali: questo è il momento in cui molto spesso emergono parte delle immondizie che avevamo inconsapevolmente nascosto sotto il nostro tappeto!

Da cosa ce ne accorgiamo?

Se non sappiamo rispondere alla domanda, pure il corpo si ferma... come la rotella/clessidra che gira quando chiediamo al nostro computer di fare troppe cose contemporaneamente.

Questo è il momento nel quale - infatti - il soma diventa esattamente lo specchi della psiche che lo muove!

Durante l'embodied dialogue - che va sapientemente guidato perché funzioni - emergono cose spesso grosse, che richiedono poi un tempo coerente in seguito per essere comprese e digerite... ma che in ogni caso risultano più proficue ad essere uscite rispetto che se fossero rimaste nella parte sommersa del nostro iceberg coscienziale.

Da noi sono successi embodied dialogues a seguito dei quali gli Aikidoka "sotto i ferri" hanno deciso di cambiare lavoro, hanno scoperto di avere inclinazioni per aree della vita mai esplorate in precedenza, si solo lasciati con il/la proprio/a partner, hanno scoperto di avere una personalità multipla (doppia, nella fattispecie), hanno scelto di dedicarsi a studi o esperienze che avrebbero sempre desiderato... hanno avuto cioè esperienze molto forti e direttamente impattanti sul proprio stile di vita, in ogni ambito (personale, lavorativo, relazionale, famigliare, etc) e determinanti quindi per il proprio futuro.

E in 1, 2, massimo 3 esercizi... non in 5 anni di psicanalisi settimanali. Capite la delicatezza da un lato e la portata dall'altro di un simile strumento?

Capite perché bisogna essere piuttosto preparati per sottoporvici o dirigerlo?

Capite che non si più arrivare a sondare la propria coscienza a certi livelli fino a quando saremo li a discutere se l'ikkyo più figo lo fa Saito, Tada o Tissier?

O se l'Aikido sia o meno efficace per difendersi quando il bullo tenta di ciularti il portafoglio?

NO: sta roba bisogna essersela lasciata tutta alle spalle... perché ora in ballo ci siamo NOI, ciò che pensiamo di essere e ciò che siamo disposti a scoprire e che è potenzialmente in grado di cambiarci/sconvolgerci la vita...

Per tutti questi motivi l'embodied dialogue NON lo possono fare tutti e non si può fare in ogni contesto, ma solo ove sia stato creato un setting adatto (come avviene in psicoterapia): non si possono fare esercizi simili perché non si sa cos'altro fare... o perché abbiamo finito di ripassare il nostro programma tecnico d'esame e restano 5 minuti liberi prima della fine della lezione!

NON si possono fare esercizi simili in un Dojo nel quale non sia stata creata un'atmosfera più che inclusiva e collaborativa fra gli individui presenti... poiché se "cose grosse" emergono, lo fanno in pubblico (ovvero le altre persone presenti), in mezzo però ad Aikidoka che devono avere scelto altrettanto di "mettere in piazza" la loro immondizia sotto il tappeto, e di accettare di vedere quella degli altri.

Se ci rapportiamo bene con un/una compagno/a per anni nello spogliatoio, come ci comporteremmo con lui/lei quando dovesse emergere un aspetto della sua realtà più intima che nemmeno lui/lei sapeva di avere?

Cosa accadrebbe se questo "aspetto nuovo" dovesse confliggere con il nostro sistema di credenze?

Il/la nostro/a caro/a amico/a si potrebbe trasformare in qualcuno da evitare come la peste?

Sono aspetti che è meglio considerare PRIMA si tuffarsi nella tana del Bianconiglio, perché poi NON si torna più INDIETRO!

Per queste ed altre ragioni, è importante sapere che esistono determinate pratiche - impensate all'epoca di O' Sensei - che hanno una potenzialità spettacolare, ma che non è bene prendere tanto alla leggera, o frequentarle per banale curiosità... così come si prova una tecnica nuova e mai vista.

Possono lasciare il segno e farlo in modo indelebile, quindi è bene accostarvicisi con un certo grado di responsabilità e maturità.

Cosa centra questo argomento con quello che abbiamo già trattato (Aikido e blocchi energetici)?

Semplice: i conflitti emotivi irrisolti - come abbiamo visto - sono la causa principale dei blocchi energetici e quindi delle SOMATIZZAZIONI, ovvero di quello che comunemente chiamiamo "malattie", ma che più correttamente dovremmo indicare come "segnali della coscienza che c'è qualcosa che non va dentro di noi"... che "urge un cambiamento da fare".

Se noi - tramite un esercizio come l'embodied dialogue - permettiamo a questi conflitti irrisolti di riemergere dall'inconscio (e spesso non è piacevole li per li quando accade, perché siamo costretti a rivivere il trauma che avevamo seppellito), non c'è più alcuna ragione di blocco energetico (generato da ciò che non veniva espresso, ma al quale ora diamo una possibilità di manifestarsi)... e quindi di somatizzazione.

In altre parole, detto in modo babbano, non c'è più motivo di ammalarsi o si guarisce dal problema - anche fisico - che ci tormentava.

Facile?
Semplice diremmo forse meglio... molto essenziale, ma non del tutto banale.

Queste sono tematiche di frontiera: che stimolano ed ispirano alcune persone e fanno chiudere e ritrarre altre... com'è ovvio che accada. Ci sembra giusto però esplorarle comunque insieme, perché questo è il mandato di Aikime; ovviamente non è possibile mostrarvi alcun video di questo esercizio per ovvie ragioni di privacy rispetto alle persone ed ai contenuti che emergono facendolo.

Immaginate però qualcosa che va dall'Aiki-seduta di psicoterapia, alla trance indotta della Tarantella o dalle danze Sufi dei Dervisci, ad una sorta di "esorcismo tecnologico". Niente menate alla Wanna Marchi però: ha tutto una dinamica molto chiara e - se vogliamo - "razionale", che però va studiata ed approfondita nelle dovute sedi PRIMA di mettersi a fare pasticci con se stessi e con gli altri.

Gli ingredienti indispensabili sono:

- avere una preparazione tecnica (Aikidoistica) molto chiara e solida;

- avere studiato ed appreso le basi della medicina allopatica e della fisioterapia;

- avere studiato ed appreso le basi di PNL e del linguaggio del corpo;

- avere studiato, appreso le basi di alcune forme di psicoterapia (l'Analisi Transazionale, la Gestalt e la Psicosisntesi al momento sembrano essersi rivelate le migliori);

- avere studiato ed appreso le basi della medicina tradizionale cinese ed indiana (Ayurveda);

- avere sviluppato alcuni elementi di bodywork libero (come avviene nel Contact Improvvisation);

- avere rudimenti sulle principali tradizioni spirituali secolari, che si sono contestualizzate nelle varie culture.

Per ciascuno di questi studi NON intendiamo essere sufficiente leggere la corrispondente pagina di Wikipedia, ma avere approfondito l'argomento su testi specifici e nelle sedi opportune con formatori/docenti qualificati nelle singole discipline menzionate.

Si può fare tutto quindi, ma un certo BAGAGLIO - questa volta consapevole e non inconscio - ci deve essere se desideriamo approcciare determinate tematiche, che in futuro prevediamo diventino il pane quotidiano di discipline anche molto differenti dalla nostra, ma che potranno attingere agli studi fatti in materia proprio dall'Aikido.

Da scoprire rimane ovviamente ancora molto... ma ci sono strumenti ottimi già noti che ancora i più non conoscono, proprio perché si tratta di strade ancora poco battute e che richiedono un impegno che non molti sono disposti a mettere in gioco.

Questo il nostro umile contributo a renderle qualcosa di maggiormente comprensibile ed esplorabile.



lunedì 22 marzo 2021

Aikido e blocchi energetici

Ogni essere umano è un sistema completo e complesso... ci risulta piuttosto congeniale definire bene la nostra componente fisica e riuscire a descriverla pure con una certa dovizia di particolari: la medicina è in grado di fare molto per il nostro corpo, immaginandolo un po' come una sorta di "macchina biologica" estremamente evoluta, raffinata e complessa.

Anche a livello fisico però non tutto è chiaro e, man mano che la scienza evolve... sono più le nuove domande che ci poniamo... rispetto alle risposte che siamo in grado di dare a quelle del passato.

Ma non siamo solo "corpo", questo è altrettanto più che evidente: siamo piuttosto entità spirituali che abitano (molto temporaneamente) un contenitore fisico; questo non lo può provare la scienza giacché per essa esiste solo ciò che è misurabile e visto che lo spirito non è facilmente esprimibile in centimetri, secondi o joule... non è agevole esprimersi su di esso.

Però è la nostra natura più autentica, e non serve avere una credenza religiosa per concordare con noi: nella spiritualità, a differenza della fede, non c'è alcun dogma da sposare o credere... ma ogni cosa può (ed anzi deve) essere sperimentale in prima persona, grazie quindi ad un'esperienza diretta.

E questa "natura più intima" si manifesta in modo semplice attraverso la nostra coscienza: definiamo quindi quest'ultima come la consapevolezza di esserci.

Ora... la nostra coscienza, mentre fa esperienza nel mondo, talvolta ne gioisce, altre ne soffre... altre ancora giudica che ciò che sta esperendo sia un po "troppo" per lei, e chiude nel proprio inconscio gli avvenimenti che non sono semplici da "digerire": paure, lutti, abbandoni, sofferenze profonde, etc.

Questi avvenimenti "temporaneamente rimossi" vanno a creare una sorta di matassa di emozioni inespresse, che rappresentano i conflitti psicologici messi in attesa di essere presi in carico, compresi e risolti.

Non esiste essere umano immune da questa dinamica, l'unica differenza è appunto la consapevolezza dei propri possibili lati in ombra ed immondizie nascoste sotto il tappeto... o meno.

Ve ne parliamo quest'oggi perché è possibile che la pratica dell'Aikido si venga - incidentalmente o consapevolmente - a connettere a questo argomento: ogni conflitto psicologico, infatti, ha la possibilità di somatizzarsi in un organo bersaglio e lo sanno bene sia la medicina tradizionale indiana, che quella cinese... che studiano queste interconnessioni da millenni.

In una visione olistica, quindi, il corpo NON risulta una semplice macchina biologica raffinata e complessa, ma una sorta di manifestazione/somatizzazione di ciò che accade alla coscienza... ovvero all'entità spirituale che abita il corpo. Sotto questo punto di vista, quindi, tutte le malattie sono psicosomatiche.

Un conflitto di abbandono colpisce il meridiano dei polmoni, così come un evento legato alla rabbia tocca quello della cistifellea, un evento "non digerito" tende a manifestarsi lungo il meridiano dello stomaco o della milza nel caso nel quale questo evento sia repentino ed inaspettato...  la paura di amare o di non essere amati colpisce il meridiano del cuore, così come l'eccesso di critica (subita o agita) si fa sentire in quello dell'intestino crasso e l'incapacità di prendere una decisione tocca l'energia dell'intestino tenue.

Questi ovviamente sono solo alcuni semplici esempi di somatizzazione: in realtà le combinazioni possibili sono molteplici e non sempre così facili da scindere l'una dall'altra, proprio perché la nostra coscienza manda nell'inconscio un sacco di materiale del quale non è riuscita a farsene granché.

Praticando Aikido con il proprio corpo, e facendolo in modo oculato, è però possibile stimolare fisicamente i meridiani e gli organi bersaglio di queste somatizzazioni, ottenendo un'immediata possibilità di rivivere il conflitto psicologico che era stato "messo in magazzino" a suo tempo... ciò porta rivivere l'emozione rimossa in modo repentino e manifesto.

Poco importa se il conflitto è stato vissuto quando avevamo 5 anni ed ora ne abbiamo 40: la stimolazione oculata dell'ancora emotiva, riporta l'emozione nel presente: ciò che non si era vissuto allora, viene perciò esperito nel qui ed ora, solo che la consapevolezza maturata nel mentre aiuta a vivere questa emozione (perlopiù dolorosa, altrimenti non sarebbe stata nascosta sotto il tappeto) in modo positivo, utile ed integrante.

Ci permette di fare quel "click" che non siamo stati capaci di fare un tempo... e vivere più serenamente quindi ogni conflitto simile che dovessimo in futuro incontrare sul nostro percorso.

Perché ci sono persone che hanno paura di cadere e questa paura fa mancare loro il respiro?

Perché, archetipicamente la caduta richiede usa separazione dal partner con il quale stiamo praticando... e questa emozioni blocca i polmoni, che risultano l'organo/meridiano bersaglio della rimozione. Avere esercizi specifici per imparare le ukemi in sicurezza diventa quindi - ad esempio - molto importante per superare questo "dramma".

Assistiamo allora a persone alle quali mentre cadono e si allontanano dal proprio tori viene da piangere, perché? Perché rivivono (inconsapevolmente ed in modo figurato) un dramma di separazione che era rimasto inespresso nel loro vissuto personale passato.

Ci sono persone che dopo una proiezione si sentono emotivamente rinate a causa della sensazione di libertà di potersi "staccare" da una situazione che li ha oppressi per molto tempo: non quella della tecnica che stanno vivendo, ma qualcosa che la loro coscienza SPECCHIA nell'azione che stanno vivendo.

E sono possibili manifestazioni emotive anche parecchio evidenti: gioia, rabbia, paura, pianto (sia di felicità che di tristezza) che accadono spontaneamente, senza che qualcosa sembri averle provocate. Magari ci sono 20 allievi sul tatami, fanno tutti la stessa cosa... ma ad uno di essi accade questa manifestazione improvvisa di emotività.

Era quello la cui coscienza è riuscita ad esprimere un conflitto spiscologico pregresso ancorandolo e facendolo risvegliare dall'azione fisica che il corpo sta compiendo: queste manifestazioni di emotività improvvisa sono da accompagnare, non da sedare, ovviamente.

Piangere in pubblico non è qualcosa di universalmente accettato, ma se l'ambiente lo consente (e sopratutto se il Sensei è preparato) è possibile ottenere ciò che in analisi psicologica richiede mesi (forse anni) di terapia con un movimento, in una lezione a caso delle tante che frequentiamo.

É una sorta di allineamento fra ciò che dentro necessita di essere ri-vissuto e quello che accade fuori di noi, dove la coscienza si specchia in continuo.

Questa è una delle ragioni per le quali l'atmosfera di un Dojo deve essere particolarmente collaborativa e di mutuo supporto fra tutti i membri: ciascuno lo frequenta per conoscere meglio se stesso... anche quelle parti di sé che possono fare capolino improvvisamente, potentemente richiamate dalla fisicità che stiamo attuando ed esprimendo.

Questa è una delle ragioni per le quali in katageiko (ovvero l'esecuzione di forme preordinate) è fondamentale ma NON può essere il piatto unico dell'Aikido: nell'apprendimento tecnico si coordina il nostro sistema psico-corporeo (ovvero si consente sempre meglio allo spirito di interfacciasri in modo integrato con il contenitore che utilizza), ma queste pratiche sono generalmente ben poco espressive.

Accade, come accade nei massaggi shiatsu ad esempio, che manipolando inconsapevolmente un meridiano (es: shihonage - meridiano dei polmoni) uke abbia una sorta di ri-vivificazione di un conflitto che si era rintanato nel suo inconscio... si, questo accade: da noi è accaduto un paio di settimane fa durante una lezione on-line, addirittura.

Però accade ancora più di frequente che questo processo di "spacchettamento" possa essere reso volontario e consapevole tramite il jiyu waza e l'embodiment: nel nostro Dojo da anni pratichiamo alla fine di ogni lezione in un'atmosfera espressiva in grado di lavorare più sul nostro inconscio che sulla parte razionale di ciascuno dei presenti.

Il risultato?

C'è meno immondizia sotto il tappeto di chiunque entri nel Dojo e, così facendo, anche le relazioni all'interno di esso risultano più autentiche e prolifiche.

Questo aspetto sottile dell'Aikido ESULA dal suo aspetto tradizionale/marziale: nel frattempo fortunatamente l'evoluzione è continuata ed abbiamo più informazioni di quelle delle quali disponeva O' Sensei, quindi anche la possibilità di includere dinamiche personali anche profonde nella pratica.

L'individuo messo sotto stress (fisicamente, emotivamente, mentalmente, psicologicamente) tende in ogni caso a sbattere contro a quelli che percepisce essere i suoi limiti (o ha creduto fossero i suoi limiti) e quindi a scatenare una sorta di "rivoluzione interiore", che lo spinge ad allontanarsi dalla pratica o a fare "click" grazie ad essa...

La novità ora è che siamo in grado di essere più precisi nella mappa dei conflitti psicologici che ciascuno ha la possibilità di affrontare ed addirittura facilitarne alcuni piuttosto che altri tramite esercizi specifici. Ovvio che bisogna STUDIARE e STUDIARE un sacco per fare questo genere di cose senza andare a tentoni nel buio... e non ci si può arenare ad un mero livello tecnico (che è e rimarrà comunque importantissimo, lo ripetiamo a scanso di equivoci!).

I Sensei in grado di lavorare a questo livello di consapevolezza non sono attualmente molti, ma esistono: non serve che siano psicologi, né medici... ma devono maneggiare piuttosto bene i principi della medicina integrata (corpo-mente-spirito, allopatia, medicina tradizionale cinese e ayurveda), oltre che devono avere una certa padronanza dei principi contenuti nelle tecniche dell'Aikido per rendere queste ultime strumenti potenti di lavoro interpersonale.

Non è questo un argomento per nuovi "Guru", ma per ricercatori che hanno il coraggio di condividere con gli altri ciò che hanno ampiamente sperimentato su se stessi.

Quindi... vuoi liberarti da quell'evento inaspettato che non sei stato in grado di accettare del tuo passato?

Pratica suwari waza, poiché sia il meridiano dello stomaco che quello della vescica biliare passano appunto dalle ginocchia: sarà più facile quindi tornare a far fluire il ki nell'indirizzo corporeo nel quale esso è rimasto bloccato.

Credi che sia tutta una buffonata?

Nessuno è obbligato ad evolvere, continua così se è quello che ti sembra più consono credere.