lunedì 21 settembre 2020

Aikido, Covid e le responsabilità che maturano

Siamo a poche settimane dalla ripresa delle attività (noi fortunati già da 3, ma più di qualcuno è sul tatami solo da pochi giorni): sulla pratica sportiva in ottemperanza delle linee-guida che la Federazione e gli ESP hanno emanato si è detto e si sta dicendo di tutto.

Ovvio che ci sentiamo limitati in alcune azioni che vorremmo far (rilevare bla temperatura, prendere le presenze, richiedere autocertificazioni...), ma occorrerebbe sempre pensare alle difficoltà che deve avere un legislatore nel coniare poche linee guida che si adattino al meglio ad una pluralità di situazione delle quali è IMPOSSIBILE tenere contemporaneamente conto.

Ovvio che qualcosa funzionerà, e qualcosa lo farà di meno... e non è colpa di nessuno: le cose stanno così e cerchiamo di utilizzarle/viverle al meglio.

Vogliamo parlare oggi però di alcuni insperati impatti positivi che stanno emergendo dall'ottemperanza delle famose linee-guida di cui sopra...


Eh si, perché non ci sarebbe mai venuto in mente le dinamiche del Covid-19 potessero regalarci anche upgrade desideratissimi nella nostra disciplina!!!

Il primo ed importantissimo punto è... LA PULIZIA.

Covid o non Covid, i nostri tatami non sono mai stati così puliti come lo sono ora... ma il punto è che per decenni sono stati proprio ZOZZI e basta!

Per circa 15 anni, noi stessi ci allenavamo presso la palestra di una Scuola pubblica, piazzando e rimuovendo i tatami ad ogni lezione (120 mq): li lavavamo tutti UNA volta all'anno, di solito prima dell'evento più importante che veniva organizzato in ogni stagione di pratica.

UNA volta all'anno!

Magari eravamo semplicemente zozzi noi e basta, ma sappiamo di non essere stati poi così tanto in cattiva compagnia: le aree di pratica erano (e spesso sono ancora) parecchio trascurate in quanto igiene.


Da 4 anni a questa parte abbiamo un Dojo ed il tatami viene lavato ogni qualvolta viene utilizzato (da 1 a 4 volte al giorno, quindi); ora il Covid-19 impone a tutti di igienizzarlo a seguito di ogni utilizzo: non sappiamo se questo ci impedirà di prendere il tanto temuto virus, però magari evitiamo l'ebola e la peste bubbonica!

Noi poi abbiamo fatto una furbata (bastardata?) ulteriore: da quando abbiamo aperto è stata introdotta la pulizia del tatami anche nei corsi bambini e ragazzi... ovviamente tutta fatta hand-made da LORO!

Nuovamente, non sappiamo se ciò ci proteggerà dal Covid-19, però è qualcosa che sentivamo da anni che mancava nei corsi junior... per la responsabilità che implica in ciascun praticante provvedere alla pulizia dell'area che utilizza; un gesto dalla valenza educativa molto importante, che questo virus ci ha dato l'occasione/scusa di attivare.


Ma vogliamo parlare dei piedi?!

Decadi di olezzi al gorgonzola, nonostante in Dojo ci sia pure un lava-piedi: uno sta 8-10 ore al giorno nelle proprie scarpe (pure da ginnastica) e poi alla sera fa sentire a tutti l'odore di carogna che è riuscito a generare durante la giornata. Ottimo segno di attenzione a sé e rispetto del prossimo!

Ora invece va di moda "igienizzarsi"... Ma ci andava una pandemia a farci capire quanto fosse importante lavarci mani, ascelle e piedi?!

Sembra di si... ma almeno adesso c'è più attenzione su questi elementari gesti di attenzione verso gli altri.


Ma passiamo ad un altro importantissimo punto... la PRESA DI RESPONSABILITÀ.

Gli allievi sono abituati a ritenere il Dojo, il tatami, il Sensei come qualcosa di certo per loro... talvolta pure scontato: se loro "vogliono", tutte queste cose/persone sono li a loro disposizione.

"Se mi va di andare a lezione ci vado, altrimenti ci vado poi un'altra volta e questa sera esco con gli amici": quante volte abbiamo sentito dire cose simili, o le abbiamo pensate/dette noi stessi?

BENE: uno dei regali del Coronavirus è l'avere imposto un affollamento massimo dei locali riservati alla pratica (4 mq a testa, nel caso di lavoro singolo, 9 mq invece nel caso di esercizi a coppia).



Ne segue perciò che in un tatami di 90 mq può al massimo contenere 9 coppie, quindi 18 persone.

Il nostro è più grande ed al momento siamo riusciti a NON richiedere agli allievi di prenotarsi (ne possiamo accogliere circa 24)... ma - a corso normalmente avviato - potrebbe capitare di dover richiedere a chi ha intenzione di partecipare alle lezioni di segnalarlo.

Questo implicherà presa di responsabilità, poiché prenotare il proprio posto e poi non partecipare vorrebbe dire avere impedito a qualcun altro di utilizzare meglio la stessa occasione!

Dover prenotare la propria partecipazione potrebbe essere visto come qualcosa di tedioso ... ma riflettiamo sull'importanza del gesto...

Forse può aiutare a non considerare più scontato proprio un bel nulla che riguarda la pratica... che non sarebbe poi tutto sto malaccio!

Al solito, la vita, il Covid o ciò che ci accade si rivelano essere solo catalizzatori di evoluzione: c'è chi fa click e passa al prossimo livello del videogioco... e chi esaurisce le vite e gli tocca rifare la partita.

L'Aikido stesso è un videogioco simile... e noi collettivamente stiamo ora maturando responsabilità che non avevamo mai scorto in precedenza: siamo vicini al Mostro di fine livello... come si concluderà questa partita?

L'Aikido è un videogioco meglio di quelli in realtà aumentata: è in realtà "meritata"!




lunedì 14 settembre 2020

Aikido, il Maestro unico ed il posto fisso


- "E tu Checco, che vuoi fare da grande?"

- "Io voglio fare il posto fisso, come te!"

["Quo vado?" - 2016]

... si recitava in un simpatico film di Checco Zalone di qualche anno fa.

In Aikido quasi tutti nasciamo per caso, in un corso a caso, con un  Maestro a caso... spesse volte quello che tiene il corso più vicino a casa o negli orari più comodi per la nostra frequenza.


Chi dura un po' nella pratica si trova dinanzi a dinamiche del tutto differenti.

Innanzi tutto il Maestro lo SCEGLIE in base a ciò che nella disciplina sente più l'esigenza di imparare: i tecnici a disposizione sulla piazza possono essere anche molti, ma l'affinità elettiva che si crea nei confronti di uno di essi appare subito speciale, qualcosa che non cancella la bravura degli altri... ma ci fa comprendere che abbiamo trovato "il nostro" Maestro!


"Tu sei il mio Maestro... e non avrò altri Maestri al di fuori di te! In saecula saeculorum, AMEN!".

A questo punto, si è disposti a fare qualche chilometro in più per andare alla sue lezioni, ad andarci agli orari nei quali è comodo lui ad insegnare... e pagando la quota che serve per potersi allenare nel Club dove il NOSTRO Maestro insegna.

Un bel cambiamento di paradigma dall'attitudine di chi si cerca qualcosa vicino casa per fare un po' di movimento... non c'è che dire!

Ma si tratta dello step definitivo?

Per molti, ma non per tutti.

Chi dura ancora di più nella pratica, diventa così esigente ed attento nello scegliere, che spesso si ritrova a voler seguire un Maestro che si trova fisicamente molto distante da sé... in un'altra città, regione, stato, se non addirittura continente.

Non è allora questione di buona volontà nel mettersi alla guida, è che proprio risulta impossibile frequentarlo con una certa regolarità settimanale o mensile.

Talvolta il nostro Maestro viene invitato fare uno stage nella nostra città, quindi ne approfittiamo per andarci ed incontrarlo, altre volte siamo noi disposti a metterci in viaggio, cambiare città, regione, stato o continente per andare da lui!

Ma quante volte in un anno possiamo permetterci una di queste due dinamiche?

1, 2... 4 volte?

Nella nostra esperienza non di più, e sappiamo che - ad esempio - il nostro Maestro ed il suo referente si incontrano dalle 2 alle 3 volte all'anno al massimo, abitando uno in Italia ed uno in Svizzera.

Si... ma allora come organizzarsi per tutto il tempo che non possiamo stare con il nostro mentore?

È tempo nel quale non possiamo/dobbiamo imparare nulla?

Un neofita non potrebbe praticare con una supervisione DIRETTA del suo insegnante che si limita a 4 o 5 giorni OGNI ANNO: è troppo poco.

Un praticante più esperto può provarci, ma deve stare ben attento di trovare per sé stimoli di crescita sufficienti nell'ordinario: non ci si può permettere di crescere solo in presenza di chi si incontra così di rado!

Alcuni docenti, che sono esattamente nella situazione che abbiamo ora descritto, crediamo che scelgano un referente lontano e che possono incontrare poco proprio per non essere costretti ad impegnarsi troppo ed in modo costante: amaro da dirsi, ma lo abbiamo riscontrato più di una volta.

Però ci sono anche le persone serie... ed esse invece si impegnano, e lo fanno in modo piuttosto metodico e quotidiano.

In questo caso nasce un interessante paradosso: abbiamo un Maestro, che è fisicamente non facile frequentare... allora ci dobbiamo inventare continuamente modalità per apprendere, ovvero dobbiamo cambiare continuamente "Maestro provvisorio".

Dobbiamo diventare capaci di apprendere da tutti e da tutto, da ogni situazione che ci accade di vivere.

E in nostro Maestro non si offenderà di ciò, se è una persona intelligente... anzi, ne sarà più che contento ed orgoglioso!

Abbiamo un Maestro unico che non è più l'unico ed un "posto fisso" che deve poter essere piuttosto mobile...

Se uno altro insegnante - interessante per il suo Aikido - viene nella nostra città, cosa facciamo?

Non andiamo al suo stage perché tento siamo già allievi di XYZ che abita in Australia o nel Congo Belga?

Non ci andiamo perché se lo venisse sapere XYZ si sentirebbe tradito?

Non ci andiamo perché siamo già degli insegnanti e chissà cosa penserebbero gli altri se ci vedessero nuovamente nei panni del semplice allievo?

Ci andiamo perché abbiamo bisogno di continui stimoli di crescita... e questo potrebbe fungere come uno di essi?

Ognuno faccia le proprie considerazioni, noi facciamo le nostre:

- se si ha la possibilità di stare dietro alle gonnelle del nostro mentore preferito, forse avremo voglia di azzeccarci solo a quelle;

- se non si ha la possibilità di stare dietro alle gonnelle del nostro mentore preferito, allora è necessario smettere di credere alla favola del "Maestro unico" e mettersi a studiare... sempre e comunque, ogni volta che ne abbiamo modo.

Non tradiamo nessuno così facendo, in primis non tradiamo la voglia di migliorarci che ci piace così tanto pensare di avere e talvolta pure sbandierare al prossimo!


Se c'è un'occasione di formazione utile per noi, anche se non è tenuta dal Maestro che abbiamo scelto per la vita, facciamo un torto a quest'ultimo a non andarci... altro che farlo ingelosire se lo facciamo.

Se abbiamo scelto un buon Maestro, ci spronerà lui stesso a guardarci continuamente intorno, alla ricerca di qualcosa che per noi può fare la differenza.

Un Maestro non vuole creare forme di dipendenza: di certo ci sarà un momento nel quale si ha più bisogno di lui... ma egli sa bene che ciascuno è innanzi tutto il Maestro di se stesso: NON c'é quindi alcuna forma di "matrimonio insolubile" fra noi ed il nostro mentore.



C'è il piacere di continuare a sceglierlo anche se non ci viene imposto nulla, e c'è il piacere/dovere di continuare a cercare occasioni e stimoli di crescita ogni qualvolta ci risulta possibile.

Non farlo è una SCUSA per non evolvere, non un debito di fedeltà nei confronti di chi ci darebbe dei pirla se sapesse che stiamo buttando alle ortiche un'opportunità per crescere.


- "E tu Checco, che vuoi fare da grande?"

- "Io voglio fare l'Aikidoka mobile, come te!"

["Aikime" - 2020]







lunedì 7 settembre 2020

La Federazione non è un diplomificio



Trovandomi la responsabilità di guidare la Commissione Tecnica Nazionale Federale dell'Aikido ho dovuto spesso prendere posizioni impopolari, ma assonanti a ciò che ritengo etico ed importante per il bene della disciplina che amo e pratico quotidianamente.

Quando nel 2017 la CTN attuale venne nominata, vi erano così tanti ed importanti problemi da risolvere, che in questi anni non abbiamo fatto altro che lavorare in una pseudo-emergenza, per dare un'inquadrata ai diversi aspetti dell'Aikido federale che - a nostro parere - erano stati pericolosamente trascurati.

Non tutto si è concluso, non abbiamo ancora completamente finito di "ristrutturare casa"... ma ora i tempi stanno cambiando e siamo in grado di assicurare lo standard qualitativo che ci si aspetta da un organo istituzionale come la FIJLKAM.

In questa operazione di "pulizia", ci tengo particolarmente a fare chiarezza su un aspetto importante legato all'istituzione che rappresento: la Federazione per l'Aikido deve smettere di essere considerata un diplomificio!

Nell'ultimo decennio si sono dette peste e corna in merito all'appartenenza ad un ambito istituzionale come la FIJLKAM, tant'è che vi è stato una considerevole diaspora verso gli Enti di Promozione Sportiva per quanto riguarda l'Aikido: non è mia intenzione arginare questo fenomeno - ciascuno pratichi sotto l'egida dell'Ente che desidera - tuttavia è rimasta l'imbarazzante tendenza a rivolgersi alle istituzioni solo per procurasi il famoso "pezzo di carta", che manlevi da problematiche assicurative, avvalori la propria posizione di docente, etc...

Dinamica tutta italiana, in ogni campo, forse!

"La Federazione" - a detta di alcuni Aikidoka - "è disdicevole, puzza e non ha futuro"... però poi avere gradi e qualifiche federali, se si riesce, magari anche SI!

Come mai?

Forse perché l'istituzionalità garantisce una solidità ed un'ufficialità che altrove è complicato trovare?

Al momento, più che complicato, proprio impossibile forse...

Addirittura fra i militanti ordinari dell'Aikido federale si è consolidata la drammatica usanza di fare il meno possibile, ma di rimanere - in qualche modo - "agganciati" alla FIJLKAM, solo perché così i pezzi di carta che da essa derivano sono in grado di parare le terga a chi li possiede in molteplici contesti.

Desideriamo qualità e poi non siamo disposti ad offrirne?


A quale paradosso siamo di fronte?! Quale svalutazione del proprio percorso di Budoka?!

Beh, per quanto mi riguarda e fino a quando occuperò la carica che ora ricopro, la Federazione per l'Aikido deve smettere di essere considerata "un diplomificio", ovvero un luogo nel quale con un'affiliazione ci si vuole mettere al sicuro burocraticamente, ma senza partecipare con qualità alla costruzione del settore che ci comprende tutti.

È necessario ristabilire un po' di sana meritocrazia, criterio con il quale la COMPETENZA si fa largo rispetto a dinamiche poco chiare... e quindi bisogna anche smettere di promuovere le persone agli esami DAN... "perché altrimenti si offendono e smettono": per anni c'è stata anche questa bizzarra tendenza!

La promozione ha senso se ci può essere una bocciatura... e continuare a lasciare procedere gente impreparata ha, nel tempo, creato il substrato pressappochismo e bassa qualità che da anni stiamo combattendo con ogni mezzo.


La bocciatura agli esami è uno strumento di crescita personale dei candidati, se ben utilizzata...
ovvero se operata in loro favore, anziché essere ritenuta sempre e comunque un capriccio o un torto ai danni di questi ultimi.

Gli attestati di merito in Aikido sono sempre stati - e forse sempre saranno - elementi da tenere nella dovuta considerazione in un percorso... ma, appunto, se c'è merito, non se ci si limita al pagamento di una quota e poi li si pretende.

In Aikido gradi e qualifiche devono essere lo specchio naturale della propria maturazione nella disciplina: devono quindi essere accessibili, ovviamente emanati da un Ente certificatore che ha protocolli chiari ed solidità comprovata... ma non sono l'unico obbiettivo di chi pratica.

Diventerebbe molto pericoloso e limitante vederla solo in quest'ultimo modo.

Mi adopererò quindi - insieme ai miei colleghi - perché il valore di un attestato (di qualunque genere) venga garantito da un percorso serio e comprovato [sono appena stati preparati, ad esempio, i quaderni didattici per la preparazione alle Qualifiche di insegnamento, e ve ne parlerò presto], e che mandi in pensione la tendenza tutta nostrana ad averne solo per riempire le pareti dietro ad una scrivania o i muri del proprio Dojo... e quindi per farsene vanto.


Agire diversamente sarebbe sminuire il valore della disciplina che amiamo: qualcosa che, sia a livello istituzionale, che personale risuonerebbe male con l'impegno che ci siamo tutti assunti con noi stessi salendo su un tatami.

Marco Rubatto

Presidente CTN Aikido FIJLKAM



 

martedì 1 settembre 2020

La ripartenza per la prima volta: hajime!

Ci riconnettiamo dopo un periodo di ferie estive trascorse all'insegno del relax e delle mascherine, nel quale forse spesso abbiamo pensato a quale ripresa delle nostre attività fosse possibile dopo questo periodo delicato.




Una pandemia non si cancella con qualche mese di lockdown, ma è sicuramente qualcosa che prolunga i suoi strascichi molto più a lungo, fosse che è destinata a cambiare per sempre alcune abitudini consolidate.

Poco o niente contatto, molto buki waza, spazi aperti... ne avevamo parlato anche su questo pagine prima della pausa estiva, se ricordate.

Non avevamo mai pensato prima all'eventualità che un simile evento mettesse in forse gli spazi nei quali praticare, e le modalità che utilizziamo di consueto per farlo.

Molto è ancora nell'incertezza, essendolo il mondo della Scuola... ed essendo molti corsi vincolati alla disponibilità di spazi pubblici, proprio nelle palestre scolastiche.

Ora però è nuovamente il momento di incominciare, come faremo a farlo?

Ce la faremo a farlo in modo significativo ed utile a noi stessi ed agli altri?

E quando l'incertezza è tanta... non ci resta che farci dare una mano dalla tradizione, che di momenti singolari ne ha passati tanti e con successo, tanto da fare giungere la sua sapienza fino a noi.

"Hajime" in giapponese può scriversi in diversi modi, fra i quali ricordiamo:

- 始め "inizio" o "partenza";

- 初め "inizio" o "primo";

- 甫 "per la prima volta" nel senso di "mai prima di ora";

- 孟 "capo" o "inizio";

- 創 "genesi" o "origine".

La tradizione giapponese quindi ci indica chiaramente che ogni ripartenza è innanzi tutto una PARTENZA, ma di qualche cosa di sempre INEDITO, e non di qualcosa che deve essere rimesso in moto dopo che si è fermato.

E se ogni cosa è un nuovo inizio, non dovremmo troppo chiederci come faremo in questa condizione di precarietà a ripartire... ma dovremmo forse chiederci: "Ci interessa iniziare?".

La questione diviene molto semplice: "SI" o "NO", tutto qui!

Nel caso di un NO, problema risolto: non dobbiamo fare nulla di particolare, se non stare attenti a non ringretare i "bei tempi" per il resto dell'esistenza, crogiolandosi nella sensazione di sfiga permanente nella quale ci si sente intrappolati.


Nel caso di un SI
, invece, non dobbiamo fare altro che comprendere quali sono le attuali libertà ed opportunità che abbiamo, e sfruttare al massimo, e non trastullarci con quelle che ci sarebbero piaciute nelle nostre più rosee aspettative; è un bell'esercizio di umiltà e di presa di contatto con la realtà.

Negli scenari peggiori, servirà un po' di intraprendenza... forse nel riprendere le attività più on-line possibile, forse consorziandosi per affittare una struttura privata che dia sicurezza e che non sia vincolata alla labilità degli spazi pubblici, forse cambierà corso, insegnante e gruppo... questo non lo sappiamo.

Una cosa è certa: chi vorrà iniziare, inizierà: troverà in sé la forza, il modo, la prospettiva... ed avrà forse pure un gran successo!


Negli anni passati, del resto, le nostre discipline hanno talvolta accettato i compromessi più turpi, pur di "vivacchiare" e non si sono accorte di quanto ciò avesse la possibilità di presentare il conto, alla lunga.

Siamo andati a praticare negli spazi pubblici, perché sono quelli offerti ad un prezzo inferiore per le Associazioni.

Siamo andati presso i Fitness Club, spesso portando avanti corsi di poche unità... e talvolta ci siamo visti sbattere la porta in faccia, anche pre-Covid, perché eravamo "pochi", e perché ai gestori il corso "non conveniva" tenere il corso di Aikido.

La pandemia ha solo accelerato certi processi di presa di consapevolezza, nulla di più.

A sopravvivere sarà chi ha le idee chiare, chi ha una sufficiente preparazione e chi ha la forza di attrarre a sé un seguito così significativo da poter "camminare con le proprie gambe".

L'Aikido si adatta, per definizione di se stesso, ma con l'obbiettivo di evolvere... non con quello di non pagare i dazi della propria crescita: questa è una lezione fondamentale, che forse il Covid-19 è venuta ad impartire a tutta la nostra community.


Aikime
augura a voi tutti una importante "ripartenza per la prima volta", degna dell'impegno che ciascuno di noi riesce a mettere in ciò che fa.

Ci vedremo presto, anche grazie a molti progetti interattivi ai quali stiamo lavorando, ma di questo avremo presto modo di parlare diffusamente...




lunedì 29 giugno 2020

Fine stagione, ma non fine ai problemi ed alle opportunità


Con oggi il nostro Blog chiude la sua stagione e si prende il solito periodo di riposo.

È stato sicuramente un anno strano, nel quale la pratica si è svolta più on-line che di presenza, ed un periodo nel quale ancora atteniamo che un Comitato Tecnico Scientifico dia il via libera allo sport di contatto in tutte le regioni (che non ci hanno già pensato da sole, come il Veneto e la Puglia).

L'Aikido VIVE di contatto, ma non solo di quello fisico: anche e forse soprattutto di contatto umano... e quello non ci sembra mai venuto meno in questo periodo.

Il nostro Dojo sta vivendo un momento complicato per via di un'umidità che ha danneggiato la struttura del nostro tatami, e della quale ci siamo accorti solo dopo il lockdown: si profila un estate quindi piena di lavoro, di spese e di sudore da versare per ripartire a gonfie vele a settembre.

Già... ma a settembre potremo ripartire?
E sarà solo una partenza temporanea... perché poi ad ottobre un'altra ondata epidemica ci farà tornare tutti a casa?

Non lo sappiamo, ma sappiamo che l'Aikido è per eccellenza la disciplina che ci insegna a vivere positivamente l'incertezza, a fare un salto nell'ignoto, onorandone l'essenza ed utilizzandolo come trampolino per scoprire nuove cose su noi stessi... e questo sinceramente ci basta!

Rattrista, oltre i disagi in Dojo, percepire una community ancora profondamente scissa e - generalmente parlando - "ignorante" rispetto alle dinamiche dello sport dilettantistico in Italia.

Propio in questi giorni, Società Sportive soffocate dai debiti urlano a gran voce la loro esigenza di ripartire... ma lo fanno in modo disordinato ed inefficace: l'Aikido che dovrebbe unire (almeno negli intenti) sembra avere fatto cilecca; non vi è una massa critica tale da ricevere attenzione ed ascolto da parte delle istituzioni, al momento.

Però forse questo è proprio anche il segno che di Aikido ce n'è ancora molto bisogno, perché forse non è lui ad avere fatto cilecca, quanto i suoi praticanti ed insegnanti (soprattutto) spesso ancora impantanati nei problemi di congruenza fra filosofia e pratica.

Una nuova stagione (comunque essa sarà) è alla porte... ed anche in essa proveremo a fare del nostro meglio, sia da queste pagine, che dal tatami... prima però un po' di relax: noi ci rivedremo qui il 1º settembre.

Buona estate a tutti e grazie per tutto il supporto e la fiducia che ci mostrate!

Marco Rubatto






lunedì 22 giugno 2020

Aikido e formazione federale on-line

Ci sono post che si scrivono in una decina di minuti, altri che richiedono qualche ora... ed altri ancora - come quello di oggi - che richiede qualche mesetto di lavoro.

Bene: oggi siamo fieri di mostrarvi il frutto del nostro di lavoro, che diventa finalmente fruibile da chiunque!

In questo periodo di Covid si è molto parlato di formazione on-line, dei suoi pregi e limiti... ed anche noi siamo stati molto dietro a cosa stava accadendo; parallelamente a ciò, però ci siamo anche lanciati nella sperimentazione in prima persona...

... giusto per basarci su esperienze personali e non su dati raccolti da terzi.



É nato un progetto da prima "casalingo" (del quale vi avevamo già parlato QUI)... che, funzionando piuttosto bene, abbiamo provato ad esportare in canali ben più ufficiali.

Trovando quindi un accordo con il Presidente Fijlkam Dott. Domenico Falcone e con il Presidente del Comitato Regionale Fijlkam Piemonte e Valle d'Aosta, Prof. Fabrizio Marchetti, abbiamo organizzato lo scorso 23/05/2020 il 1º Webinar di formazione sull'Aikido, che ha preso il posto di un Seminar Regionale (già previsto in quella data) che non era fisicamente possibile realizzare per via del Covid-19.

Oggi ci sembra quindi importante raccontarvi come è andata!

La Fijlkam prevede un tot di corsi trasversali per i propri Tecnici Federali, che essi sono tenuti annualmente a seguire per il mantenimento della propria qualifica (leggi "Se non ti formi, vai ad Insegnare Aikido alle capre!"): l'evento del quale vi parliamo è stato quindi realizzato AL POSTO di uno di questi corsi di aggiornamento, OBBLIGATORI per i Tecnici Federali.

É stato un pomeriggio intenso (circa 3 ore e mezza di Webinar), nel quale diversi professionisti (se non dell'Aikido, almeno nel loro campo di intervento) si sono avvicendati in 6 lezioni frontali o stimolando dibattiti tematici con i partecipanti.

Abbiamo scelto di rendere pubblico il contenuto di ciascuna lezione frontale (suddivisa in seguito per  relatore ed argomento), ma non la parte (cospicua) di domande ed interazione fra i partecipanti... per lasciare qualcosa di unico a chi ha aderito a questa inedita esperienza.
Sono comunque oltre 120 minuti di contenuti offerti ora gratuitamente a tutti!

Nel primo intervento - dopo il saluto formale del Presidente Marchetti - Marco Rubatto... che, oltre ad essere di casa fra queste pagine è anche il Presidente della Commissione Tecnica Nazionale e Fiduciario Regionale del Piemonte e della Valle d'Aosta, ha cercato di creare una nomenclatura comune, per consentire ai partecipanti di discutere insieme sulle prospettive della disciplina che praticano ed insegnano.

Potrete trovare il suo intervento qui di seguito, dal minuto 12:53 in poi.



É stata quindi la volta di Salvatore Ligama, 3º dan, Allenatore, praticante Aikido da oltre 25 anni ed ultimamente anche Insegnante Tecnico, e praticante di Yoga.

Salvatore ha introdotto alcuni concetti basilari sull'Aiki Taiso, ricercandone le origini storiche ed offrendo anche una panoramica sulle odierne avanguardie sperimentali di questa pratica.
Qui di seguito trovate il suo intervento.




Eleonora Rescigno - anch'essa Insegnante Tecnico di Aikido ed Infermiera Professionale - si è quindi occupata di approfondire l'argomento "contratture"... e di farlo ella specifica prospettiva dell'Aiki, oltre a quella classica, legata alle scienze biomediche.
É stata quindi fatta menzione anche della parte energetica e dei risvolti psico-corporei della percezione del proprio corpo, e quindi della lettura degli stati coattivi che in esso possono permanere.



Dopo un  meritato coffe break, l'Avvocato Sara Caruana, Insegnante Tecnico di Aikido, ci ha accompagnati nel mondo del diritto penale, descrivendo nel dettaglio le caratteristiche delle normative vigenti in tema di difesa personale (sia nel caso essa avvenga in un luogo pubblico, sia presso il proprio domicilio privato).



L'Ing. Andrea Merli - anch'egli Insegnante Tecnico di Aikido - ci ha relazionato in merito alle metodiche utilizzate a livello universitario sulla gestione e trasformazione del conflitto... un ambito trasversale che si sta dimostrando sempre più importante per tutte le categorie professionali!




Rubatto ci ha quindi condotto nella riflessioni finali in merito agli eventuali upgrade della nostra pratica resi possibili proprio dal Covid-19 e dal lockdown...



Ci sono state lezioni frontali, momenti di discussione collegiale e breakout rooms (ovvero piccoli gruppi di discussione differenti fra i partecipanti).

I partecipanti (oltre 40 nel momento di massimo afflusso), ci hanno seguiti da diverse regioni italiane e pure dall'estero!

Un evento nato per la formazione di un Comitato Regionale può quindi diventare internazionale grazie alla tecnologia... ed in un momento in cui non ci potevamo toccare, siamo in realtà riusciti a "toccarci" virtualmente anche più del solito: alcuni partecipanti sono giunti da Liguria, Lazio, Toscana, Veneto, Campania, Puglia, Sicilia, Lombardia... e l'intera Commissione Tecnica Nazionale Fijlkam era presente all'evento.

Ci auguriamo quindi che altri Comitati possano replicare in futuro eventi simili... che diventa ora semplice riproporre anche su scala nazionale, per esempio come supporto ai corsi di qualifica per docenti!

La Community dell'Aikido (federale, in questo caso) cresce, si muove... impara dai suoi momenti di crisi e li utilizza per i suoi upgrade.

Non è forse Aikido questo stesso processo?!





lunedì 15 giugno 2020

Aikido poliglotta? Aikido fuori dalla grotta!

Aikido è un fonema giapponese, si sa... ma è molto di più, se si conoscesse la lingua nella quale questa espressione viene scritta e letta.

Si, però non è che tutti devono avere una laurea in lingue orientali per poter praticare serenamente la nostra disciplina, questo è palese.

Quello che invece è estremamente interessante è costatare quanto poco materiale ci sia on-line sull'Aikido in ITALIANO!

Su queste pagine più volte abbiamo tradotto articoli ritenuti interessanti da fonti in altre lingue (l'ultima volta proprio la scorsa settimana!), però la velocità di crescita dei contenuti on-line non consente sicuramente un adeguato sevizio di tradizione in tempo reale di tutto ciò che avviene su scala globale.

La comunità internazionale è in continuo fermento e confronto sui più svariati argomenti connessi all'Aikido, non per ultimi il covid-19 e gli episodi di razzismo che svettano da qualche giorno su ogni media... ma chi ha accesso a queste informazioni?

Semplice: chi sa qualche lingua in più che l'italiano!
Inglese soprattutto, talvolta francese... ma solo l'italiano fa vivere il proprio Aikido in una specie di caverna di Platone.

Abbiamo visto insegnanti necessitare di traduzione per call internazionali: nessuno è tenuto a sapere 3 lingue per praticare Aikido - questo è pacifico - però comprendete come, almeno ad un certo livello, questa incomunicabilità possa ingerire nelle attività alle quali la nostra utenza si rivolge?

Come al solito è necessario un po' di coerenza: fino a quando un praticante fa qualche ora di lezione del "piccolo Dojetto di periferia" anche se si parla in diletto stretto non crediamo che vi sia nessun problema: osserviamo però questo fenomeno su scala più ampia...


Quando l'Honbu Dojo fa qualche comunicazione ufficiale, di solito la fa in giapponese e, subito a seguire, in inglese: magari questa comunicazione non coinvolge direttamente ogni praticante europeo... ma i referenti dei praticanti europei SI!

E se si è Capi Scuola, ma non si conosce l'inglese?
Si chiede per piacere all'allievo che va all'università: "Mi traduci che kakkyo ha scritto il Doshu?!"

E quando vengono organizzati panel discussion (momenti di confronto on-line) su argomenti importanti (proprio come è accaduto in questo periodi di lockdown)?


Non si viene coinvolti o non ci si coinvolge perché le barriere linguistiche diventano così importanti da impedire ogni tipo di incontro.

Ovvero ci sono insegnanti di Aikido che non sono in grado di incontrare manco chi è un potenziale collaboratore, ma parla una lingua differente dalla propria... figurati come fanno questi ad insegnare ad incontrare in modo costruttivo i propri NEMICI?!

È proprio solo sempre una questione di coerenza del messaggio che si vuole dare al prossimo.

Noi in Italia siamo tristemente specializzati nel non voler fare un passo al di fuori di ciò che conosciamo, infatti in ogni altro Paese è del tutto abituale che gran parte della popolazione sia bilingue.

Riflettiamo quest'oggi quindi insieme su quanto questa dinamiche influisca (negativamente) sulla crescita e sviluppo della nostra società Aikidoistica.

Nelle call internazionali è possibile discutere con docenti anche molto esperti di didattica, di marketing, di problematiche legate alla diffusione della disciplina, di criteri di valutazione per gli esami tecnici, ed un pacco di altre informazioni molto importanti della disciplina.

Poi spunta la solita testa di quiz che dice "Si, ma tanto l'importante è sudare sul tatami a me tutte ste altre cazzate non interessano!".
Beh, bisogna volergli bene come se fosse normale a costui, ma comprendere anche che non si può più  limitare la portata delle proprie attività e poi lamentarsi che non si riesce nei propri intenti.

Non più oggi, nella società globale ed interconnessa della quel ciascuno di noi è parte integrante!

Se si lascia all'Aikido le risorse da "cugino povero" delle cose ben fatte... si raccoglieranno i risultati da "cugino povero".

Talvolta nel nostro Dojo qualche lezione (specie per i bambini/ragazzi) è svolta in inglese, e la cosa sembra piacere non poco... oltre ad essere utile.
All'università talvolta interi corsi ed esami sono SOLO più fatti in inglese: vi siete mai chiesti perché ciò avviene?

Per una malsana ammirazione del mondo anglosassone?

NO: perché il 95% dello scibile su quella materia viene trattato internazionalmente in una lingua più diffusa dell'italiano... quindi si cerca di fare abituare da subito gli studenti a trattarlo nella lingua che apre più porte, anche se questa non risulta essere la loro madrelingua.

In Aikido sta cosa sembra che non la si sia ancora compresa molto, ecco il senso di questa riflessione.

Ci si lamenta che la nostra disciplina non decolla, non interessa ai giovani, sembra non avere futuro... e poi ci si accontenta di farla sopravvivere in pozze d'acqua stagnante, mentre fuori dalla porta ci sono oceani di persone che hanno buone idee e che stanno facendo dell'Aikido una delle proposte più interessanti del nostro tempo...

Stiamo a piangerci addosso?
Proviamo con un account free di Duolingo... magari pure il nostro Aikido potrebbe giovarne a lot!