Chiunque intenda intraprendere un percorso, praticare una disciplina - specie se marziale - credo (e spero) metta in conto che potrebbe NON essere un cammino del tutto in discesa...
I film di Hollywood sul tema ci hanno abituati ad immaginare allenamenti estenuanti al limite dell'umano, sotto un sole cocente, sudati all'inverosimile, con un tronco sulla schiena mentre si guazza nel fango fino alla vita... di solito con un Maestro iper-cazziante, che ti ricorda quanto tu sia una nullità, fannullona e buona a niente (stando comodamente seduto all'ombra su un'amaca). W le parodie!
Beh, la realtà non è proprio così, ma di certo la frustrazione è una dimensione con la quale è bene fare amicizia, se si pratica Aikido... o si cerca di imparare qualsiasi cosa che ancora non si conosce.
Però un conto e includere le difficoltà che incontreremo lungo la disciplina, un altro è comprendere consapevolmente come mai che esse esistono, a cosa servono e come poterle rendere delle preziose alleate!Se siamo pronti ad affrontare anche qualche piccola difficoltà, frustrazione e delusione... all'inizio sarà di certo più semplice percorrere i primi passi - sul tatami come nella vita - tuttavia gli esseri umani tendono a rifuggire queste condizioni, attirati dal piacere ed affascianti dal tentativo di raggiungere risultati notevoli con il minimo impegno possibile.
Di sicuro è d'ispirazione a molti pensare che attraverso l'Aikido si riuscirà ad aumentare la propria self-confidence, a divenire più coordinati fisicamente, più presenti a livello mentale... forse anche più capaci a livello relazionale: ciascuno ci metta dentro tutte le proprie aspettative, da quelle più semplici a quelle più magiche e romantiche."Voglio diventare capace di buttare a terra una persona con quella grazia ed assenza di sforzo che ha quel Maestro li che vedo sempre su Tik Tok..."
Ottima ispirazione, però chiediti anche: "Quante difficoltà è riuscito a superare quel Maestro che vedi sempre su Tik Tok per riuscire a buttare a terra una persona con quella grazia ed assenza di sforzo?".Questa seconda domanda ce la facciamo già più di rado, non è vero?
Quasi tutti vediamo volentieri i vecchi filmati del Fondatore che abbatte "orde di uke assassini" in apparenza col semplice cenno di una mano... oppure i grandi Sensei - suo allievi diretti - che fanno cose molto simili, tanto da essere divenuti le vere e proprie icone alle quali spesso ci riferiamo.
Non importa chi è il nostro idolo: O' Sensei, Tada, Saito, Tamura, Kobayashi, Tohei, Tissier... ciascuno ha Aikido da dare alla maggioranza delle persone che seguono le loro gesta ed insegnamenti.
Però molto meno sono disposti a chiedersi: "Quanto Aikido hanno fatto O' Sensei, Tada, Saito, Tamura, Kobayashi, Tohei, Tissier, per diventare così?"... e sopratutto: "Quante difficoltà, fallimenti e frustrazioni sono stati in grado di accogliere nelle loro vite, prima di diventare i riferimenti ai quali noi tutti aspiriamo?"
Delle vicissitudini, spesso anche nefande e demotivanti, della vita del Fondatore ne abbiamo già parlato insieme QUI sul questo Blog, e mi pare - sinceramente - che egli sia stato capace di affrontare parecchia insicurezza, potenziale fallimento e frustrazioni varie... prima di essere universalmente riconosciuto come "O' Sensei", ovvero "grande Maestro"!Per mia fortuna, ho la possibilità di conoscere ed interagire con alcuni di questi "grandi Maestri" della scorsa generazione e di conoscere la loro storia di prima mano: beh, devo dire che la mole di successi che si vedono sono quasi sempre accompagnati da montagne di ostacoli almeno dieci volte più grandi.
Pensiamo solo ad un certo Hiroshi Tada, un ragazzo di soli 34 anni... al quale viene data la missione di diffondere l'Aikido nel nostro Paese: sbarca a Roma nel settembre del 1964, con ciò che oggi ci pare l'inverosimile ed imbarazzante grado di 7º dan (attribuito direttamente dal Fondatore).
A 34 anni io facevo fatica anche solo a farmi un uovo al burro, lui avrà dovuto capire come farselo a sua volta, ma nel mentre aveva sulle spalle un peso che non gli invidio proprio per nulla, e con una certa dose di aspettative da parte di chi gli aveva dato questa missione; aspettative che avrà ovviamente fatto del suo meglio per non tradire.Bisognerebbe che Tada Sensei dedicasse un intero Seminar a far conoscere, una a una, le principali difficoltà che ha incontrato e le "tecniche di sopravvivenza umana" che deve avere utilizzato per realizzare ciò che lo ha portato poi nell'Olimpo degli Aikidoka, cosa che era tutt'altro che certa quando si è impegnato per realizzarla.
Ho spesso sentito dire che Morihiro Saito, che per tutta la vita ha fatto il ferroviere per Japan Railways, spesso si addormentasse durante le lezioni di Aikido: lui lavorava poi e spendeva al Dojo tutto il suo tempo destinato al riposo... e come ferroviere aveva turni di riposo di qualche giornata, a seguito di turni lavorativi parecchio provanti. Quindi, di fatto, non si riposava MAI.
Quando si è sposato, ha dovuto rimandare la sua Luna di Miele, perché O' Sensei aveva deciso di fare un enbukai nella quale aveva bisogno del supporto del suo allievo.Quanto di noi andrebbero a casa dalla propria moglie dicendo: "Cara, non posiamo partire per il viaggio di nozze... perché il mio Maestro di Aikido ha bisogno del mio aiuto in una manifestazione"...?
Forse quelli che intendono divorziare 5 giorni dopo il matrimonio! Pensiamo solo a questo.
Le generazioni attuali di Aikidoka, ma pure di Insegnanti, non sono disposti ad affrontare nemmeno in parte queste grandi prove di resilienza: vorrebbero che lo spirito dell'Aikido si impossessasse di loro... ma poi temono di affittare una sala per allenarsi, per non essere schiacciati dai costi.
"E se poi non arrivano sufficienti allievi da pagare le spese?"
Certo, è una domanda più che lecita, però è un rischio minimale rispetto a chi ha deciso di dedicare tutta la sua vita allo studio ed alla pratica, non trovate?
Ed ecco arrivare in nostro aiuto la frustrazione, l'insuccesso e le varie paure: esse non sono altro che "guardiani della soglia", ovvero divinità appositamente piazzate per distinguere chi sarà capace di fare la differenza in alcuni campi, rispetto a quelli che desidererebbero la stessa cosa ma solo a livello romantico ed idealistico.
Chi ha determinazione si butta: spende ciò che serve per formarsi in modo adeguato, e non si limita ad andare ai Seminari gratuiti o quelli da 10,00 € al giorno con bicchierata di coca-cola finale.
Se serve viaggiare, viaggia... e siccome non è gratis farlo, rinuncia ad altre comodità per investire tutte le proprie risorse in ciò che per lui/lei conta maggiormente.Quando si diventa Insegnanti, se c'è da fondare un Dojo lo si fonda... non si aspetta che il parroco, impietosito, ci faccia utilizzare il salone accanto alla sacrestia per 4,50 €/h!
I tatami si comperano, se serve: all'inizio andranno bene quelli che uno può permettersi, ma la volontà di migliorare le proprie condizioni di pratica sarà costante; potrei farvi i nomi ed i cognomi di quei Sensei che avevano brillanti possibilità di diventare un vero e proprio riferimento nella community, ma che non lo sono diventati perché hanno avuto paura, non hanno voluto assumersi delle responsabilità, non hanno voluto avere conflitti con il partner o con i loro parenti.
Non lo farò, ma sappiate che sono più di uno!Le difficoltà esistono, è vero... i limiti personali anche: però c'è chi sfida tutto ciò e si tuffa in un'avventura che può essere pure più grande di lui/lei, per l'amore che ha per la disciplina... e poi ci sono quelli che trovano ottime scuse per non farlo.
Pero, stranamente, sono questi ultimi quelli che si lagnano sempre che l'Aikido non interessa più a nessuno, che è difficile trovare gli allievi, che i costi della pratica sono alti: ormai ho sviluppato una sorta di rabdomanzia in grado di scovarli subito con il bokken!
Chi lavora per realizzare i propri sogni non ha tempo di lagnarsi a vuoto... non spreca la propria preziosa energia in qualcosa di così poco proficuo!
Il fatto che i guardiani della soglia intimoriscano coloro che tentano di varcarla credo sia un assoluto bene per il nostro movimento: la paura, la frustrazione il senso di impotenza incatenano i mediocri alla loro condizione e consentono a chi ha il coraggio di metterla in discussione di poterla superare.Sono spesso venuto a contatto con Dojo i cui Sensei hanno attraversato (o stanno attraversando proprio ora) ogni sorta di problema: inflitrazioni nel tatami dal tetto rotto, sfratti improvvisi dalla struttura e nessun luogo in cui portare a praticare i propri allievi, Maestri che muoiono all'improvviso e lasciano il gruppo senza una guida, persone che hanno smenato molti soldi propri per progetti legati al loro gruppo, divisioni e scissioni improvvise fra i propri allievi, con i Senpai che escono sbattendo la porta e creano una nuova Scuola...
... e metteteci pure tutte le altre miserie, grane, sfighe, problematiche, crisi e catastrofi che siete in grado di immaginare!
Beh, ovvio che dopo le 7 piaghe d'Iwama, la pioggia di cicale, il sole che si oscura e la morte dei primogeniti del Dojo... uno qualche dubbio sul futuro se lo fa anche venire, giusto?Un po' di misogi e l'esorcismo di un sacerdote shintoista potrebbero aiutare... però, poi, che si fa?!
Si continua il cammino o si lascia perdere?
Beh, alcuni continuano, si tirano su le maniche e ricostruiscono la dove verrebbe l'orchite a chiunque altro... Questi sono di solito i contesti di coloro che fanno un potente "click" e salgono di livello (dopo avere affrontato il Mostro di quello precedente), poi ci sono quelli che si scoraggiano... e la forbice che divide cosa accadrà in futuro è belle che fatta ed aperta!
Alcuni chiamano "sfortuna" il conflitto che ovviamente si genera in qualsiasi attività che valga la pena di fare al mondo: si litiga in famiglia, al lavoro, al Dojo... si incontrano problemi piccolo e grandi in ogni contesto umano.Poi c'è chi si ferma li e chi è capace di utilizzare queste scomode situazioni limite per catapultarsi in una nuova condizione di vita, sovente migliore, e dalla quale è forse possibile addirittura ringraziare le crisi che abbiamo avuto il coraggio di affrontare: questo è uno dei principi più interessanti ed importanti della pratica dell'Aikido!
Strano che sia così poco chiaro, in primis... a molti Aikidoka.Marco Rubatto













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