lunedì 16 settembre 2019

Come si paga un Dojo

Giusto per attiraci qualche antipatia all'inizio di una nuova stagione di pratica, abbiamo ritenuto importante quest'oggi definire alcune basi in merito al sistema di pagamento più opportuno ad un luogo in cui si pratica Aikido.

Che questo luogo sia una palestra pubblica, privata o un Dojo vero e proprio a volta fa la differenza ed a volte no, e vi spieghiamo il perché.

Talvolta i corsi di Aikido sono offerti da Fitness Club in cui essi rappresentano solo UNA delle scelte del carnet proposto ai "clienti".

In questo caso, le regole di pagamento saranno dettate dal Direttivo della Società Sportiva/Polisportiva ed il Docente del corso di Aikido si dovrà uniformare a ciò, così come fanno gli Istruttori di tutte le altre disciplina presenti.

Fra l'altro di solito i soldi NON passeranno nemmeno per le sue mani, ma i pagamenti saranno operazioni di segreteria, che - appunto - esulano dal suo coinvolgimento.

Saranno fattacci sempre della Segreteria stare dietro ai pagamenti dei membri che frequentano il Centro, e che magari hanno la possibilità di seguire più discipline contemporaneamente.

POI invece c'è il luogo appositamente pensato e creato per fare Aikido, di solito la cui gestione è interamente nelle mai del Sensei o dei Senpai di una Associazione... ed è di questo che ci occuperemo quest'oggi!

Poco importa se il Dojo abbia una sua sede propria, affitta una stanza in un Fitness Club, o usufruisce di uno spazio in una palestra comunale: le dinamiche saranno tutte molto molto simili.

Nel caso in esame, gli allievi saranno normalmente dei Soci di una Associazione Sportiva Dilettantistica, che sono tenuti a pagare 2 tipi differenti di contributo:

- la quota annuale di iscrizione (che può avere validità gennaio-dicembre o di 12 mesi dal momento di iscrizione);

- il contributo associativo, che è quello inerente alla vera e propria frequenza dei corsi.

Quest'ultimo, secondo la legge italiana, è quella quota (non è un prezzo, né un costo!) che serve per garantire che insieme si possa raggiungere lo "scopo sociale", in questo caso ovvero di "fare Aikido": essa comprende l'acquisto delle attrezzature (tatami), il pagamento di affitti ed utenze del locale utilizzato per la pratica, il rimborso spese per il Docente che tiene le lezioni (non è uno stipendio!), le spese di Segreteria, quelle di pubblicità, l'eventuale Commercialista, etc.

Chi porta avanti la baracca quindi,  ha bisogno di assicurarsi quel minimo di entrate che gli garantiscano di farcela a sostenere tutte queste voci di spesa, che dettagliate nel bilancio annuale dell'Associazione.

Pochi sono attualmente in Italia coloro che insegnano per mestiere, ma chiunque insegni ed abbia l'onere di portare avanti un corso di Aikido deve badare anche a tutte queste cose, oltre che al mero svolgimento ordinario delle lezioni.

Ora, ciò che talvolta abbiamo rilevato anche da noi (per fortuna poco) è che ci sono persone che scambiano la frequenza al Dojo con l'iscrizione in un Fitness Club, che ha regole se volgiamo molto più "occidentali"... e quindi vicine al nostro ordinario modo di pensare.

"Vado" = "pago" e "non vado" = "non pago"

Questo in un Dojo non funziona per NULLA, ed ora proveremo insieme a comprendere come mai...

L'iscrizione in un Dojo è molto più simile a quella ad una community nella quale si paga PER FARNE PARTE, in cui si ha la possibilità di frequentare, indipendentemente se poi decidiamo di farlo oppure no.

Quando un allievo inizia a praticare, sa che sta facendo una scelta ben precisa... ovvero inizia a sottoporsi ad una disciplina che non prevede (di suo) alcun tipo di discontinuità di allenamento: la regolarità è anzi uno dei suoi ingredienti più importanti!

Poi ci sono le vacanze di Natale, quelle di Pasqua, quelle estive, i ponti... tutti momenti in cui la struttura potrebbe essere chiusa e quindi gli allenamenti hanno uno stop FORZATO... ma non che ciò sia previsto dal modo tradizionale di allenarsi nelle arti marziali.

In questa "promessa a se stessi" che l'allievo fa, esiste anche una componente che riguarda i propri compagni di percorso: i suoi amici praticanti e l'Insegnante.

Egli promette a se stesso che proverà a dare sempre il massimo... e contestualmente lo promette anche ai propri compagni.

Se una persona decide di prendersi qualche giorno di vacanza, di fare un ponte lungo, o di andare in ferie ad ottobre per pagare di meno in villeggiatura (ed il suo lavoro lo permette) - secondo noi - non dovrebbe essere la frequenza ad un corso di Aikido ad impedirglielo.

Solo che c'è modo e modo di farlo e vanno tenute presenti alcune cose...

SCEGLIENDO di NON frequentare il Dojo per qualche tempo, non è possibile smettere di contribuire al suo sostentamento: la quota pagata infatti serve - come dicevamo - per poterne fare parte, e non SOLO per prendere parte alle lezioni.

Se una persona si allontana temporaneamente dal Dojo, gli affitti, le bollette e le spese di quest'ultimo non svaniscono infatti nel nulla!

Il Dojo sarà ancora li, al proprio ritorno, poiché ci saranno Sensei e compagni che se ne saranno presi cura durante la propria assenza: un Dojo è qualcosa di vivo ed organico, non quindi un locale sul quale è possibile tirare giù le saracinesche quando fa comodo ad ogni suo singolo componente.

Il Sensei era presente sul tatami - come sempre - per fare lezione e dedicarsi ai suoi allievi: possiamo smettere di rimborsarlo per i suoi sforzi perché noi abbiamo UNILATERALMENTE deciso di prenderci 10 giorni di pausa dal mondo?

Pensateci bene: vi sembra una cosa etica?

Poi, quando torniamo, ci fa piacere che il tatami sia pulito, che gli spogliatoi siano in uno stato decoroso, etc: e chi avrà pensato a tutto ciò, mentre noi eravamo via?

Quei balenghi di compagni + Sensei che la pausa non se la sono presa!
("Balengo" è un'espressione dialettale di Hokkaido, che letteralmente tradotta significa "coloro che pensano a mandare avanti la baracca mentre tu ti fai i fatti tuoi").

Quindi abbiamo intenzione di supportare qualcosa che diciamo di amare e che poi ci torna utile in prima persona... o ci teniamo tanto a qualcosa, ma poi "lontano dagli occhi, lontano dal cuore"?!

Diventa facile scordarsi la coerenza, non trovate?

Altro aspetto importante: durante la nostra assenza, i compagni avranno affrontato allenamenti e tematiche che noi ci siamo persi inevitabilmente... quando rimettiamo piede sul tatami però ci farebbe piacere essere eruditi su tutto ciò, vero?

Quindi - per paradosso - chi c'era ora si dovrebbe fermare per re-introdurci e farci mettere in pari con il livello di tutti gli altri: quindi smettere di progredire per permettere a chi era assente di colmare le lacune che lui stesso ha SCELTO di avere (in virtù della propria assenza)!

In giapponese, i presenti... quelli che non si sono presi pause si potrebbero quindi chiamare: "cornuti e mazziati"... e forse anche in italiano!

Quindi, lasciatevelo dire: pagare la quota durante la propria assenza programmata è un ottimo modo per dare supporto a tutto il lavoro e l'INCOMODO che essa causa a terzi, a livello pratico e pure didattico... è una sorta di "scambio" nel quale NON pesare sugli altri diventa un segno di responsabilità di ogni singolo membro di una comunità.

Se l'abbonamento ci scade al 5 di giugno, e noi torniamo al Dojo al 12 giungo (perché siamo andati in crociera)... il rinnovo mensile successivo sarà 5/06-5/07 e non 12/06-12/07!

Ovviamente solo molti i casi in cui tutto ciò può trovare delle eccezioni intelligenti, visto che anche una regola RIGIDA NON fa parte dei principi della nostra disciplina marziale: se uno si fa male e deve sospendere la pratica per 2 mesi, sarebbe sciocco farlo continuare a pagare la quota, analogamente dicasi se un o deve affrontare una lunga trasferta lavorativa... in quanto non si tratta di una SCELTA soggettiva, ma di un BISOGNO piuttosto oggettivo.

Così se uno parla al Docente e gli dice: "Senti io mi devo prendere 15 giorni per stare con la mia famiglia, come posso fare per farlo senza dare noia?"... Magari questa potrebbe essere la volta in cui si arriva ad una forma di mediazione fra i bisogni del singolo e quelli della community...

Ma comprendete come una decisione personale ed univoca del singolo praticante impatta SEMPRE sui suoi compagni e sul Docente?

Peggio ancora quando di essa non si informa poi l'organizzatore delle lezioni!

Far parte di un gruppo di praticanti è qualcosa che di solito fa piacere, perché ci si sente in una sorta di famiglia, in cui ci si accudisce reciprocamente, ci si sente accolti e protetti... MA ciò implica anche un BUON senso di responsabilità personale: poi arrivano le camionate di fatti nostri... Vi sembra normale che esse azzerino tutto il resto, come se tutto questo legame in un momento venisse meno?

Nel nostro Dojo le pulizie le facciamo tutti insieme: ci sono un paio di persone che arrivano da lontano, e per le quali sarebbe un problema fermarsi una mezz'oretta dopo la lezione, perché i chilometri da fare sono davvero tanti prima di poter tornare a casa.

Come hanno fatto queste persone a non "mancare" ai loro "doveri" verso i compagni?

Semplice, hanno avuto la maturità di dire: "Non riusciamo a partecipare alle pulizie perché dobbiamo rientrare a casa, ma per esservi di supporto ogni tanto vi diamo il necessario per acquistare i detersivi che usate nel Dojo, così da sentire che anche noi facciamo la nostra parte nelle pulizie"!

Capire cosa vuole dire senso di responsabilità verso se stessi, verso cosa si fa insieme agli altri e verso questi ultimi?
Ci hanno pensato da soli, nessuno avrebbe detto loro nulla...

É veramente importante NON riempirsi la bocca si filosofie sublimi, se poi la umile pratica dello "stare insieme" non le rispecchia neanche un po'... ma anzi le contraddice: è forse meglio smettere del tutto, ma essere almeno COERENTI.

E proprio in merito a questo, un ultimo - doveroso - inciso: ciascuno dovrebbe essere responsabile delle proprie azioni verso gli altri, se si vuole  che esse risultino rispettose del rapporto che si ha con essi.

Per questa ragione, ha poco senso che un povero cristo di Istruttore, che se va bene tiene la contabilità di domenica, rinunciando al suo tempo libero... debba correre dietro a quelli che si scordano di versare IN ANTICIPO la loro quota associativa!

"Te li volevo dare giovedì scorso, ma poi non ci siamo più visti (per 10 settimane e per responsabilità SUA!)... ed ora non li ho dietro, ma la prossima settimana te li porto sicuro! (atri 3 mesi di assenza poi)"... Quanti di noi si sono sentiti dire frasi simili dagli associati?

Dovremmo escludere costoro dalle lezioni per essere equi con chi invece è sempre puntuale nei suoi pagamenti, ma poi di solito non lo si fa, perché si cerca di pensare al bene pure di costoro... credendo che il loro bene sia appunto ALLENARSI!

Beh, non sempre è così: talvolta è necessario anche far sbattere alle persone in naso contro la propria superficialità, specie se essa ha effetti non positivi anche su altri soggetti, oltre al diretto interessato.

Se non paghiamo un palestra, potremmo addirittura sentirci "furbi"... ad aver trovato il modo di imboscarci ed allenarci gratis: ma se ciò avviene in un Dojo è veramente gravissimo!

E lo diciamo perché ciò è successo in passato: un Dojo a "gestione famigliare" (non il nostro) ha tenuto le porte aperte ad un ragazzo che per 2 anni NON ha pagato le sue quote associative, semplicemente perché nessuno se n'era accorto... e lui badava bene a ricordarlo ai gestori.

Una volta che la malefatta è venuto a galla, il Maestro ha richiesto di rifondere gli arretrati, e di questo ragazzo subito dopo si sono perse definitivamente le tracce.

Ci chiediamo: è questo il modo più roseo per far terminare la pratica di una persona?
Crediamo di no!

Si trattava di un ragazzo molto giovane, nemmeno maggiorenne: forse nella sua immaturità ha realmente creduto di essere il ganzo della situazione... ma è stato solo immaturo e basta, questa è la verità!

Quindi al Dojo NON solo si contribuisce PURE quando non ci siamo, ma non si fa aspettare il gestore nell'incasso delle proprie quote, se intendiamo mettere in pratica quel rispetto che piace tanto nominare agli Aikidoka.

Ci possono essere situazioni in cui pure i soldini fanno fatica ad esserci: se ne parla con chi di dovere e crediamo che una situazione si troverà sempre... molte volte abbiamo consentito la pratica di persone che non potevano permettersi di pagare, ma avevano passione per l'Aikido.

L'importante è PARLARNE e cercare INSIEME una soluzione ai problemi... altrimenti quel "noi" di cui tanto andiamo fieri nella nostra disciplina fa a farsi friggere in un micro-secondo!











lunedì 9 settembre 2019

Nobuyuki Watanabe: il no touch che toccava parecchio

Lo scorso 20 agosto è venuto a mancare un altro allievo diretto di O' Sensei, attivo fino a poco prima della sua scomparsa: mi riferisco a Nobuyuki Watanabe Shihan, 8º dan Aikikai.

Aikime dedica in suo onore il Post di questa settimana.

Parliamo di un Insegnante di Aikido molto particolare nel suo genere, poiché per tutta la vita ha sviluppato ed insegnato specificamente alcune parti della disciplina che non è così solito incontrare in giro.
Per questa ragione Watanabe Sensei è stato molto al centro dell'attenzione negli ultimi decenni, parecchio giudicato... e molto criticato, spesso anche pesantemente.

Io l'ho frequentato per un brevissimo lasso di tempo, direttamente in Giappone, quindi mi sento titolato a rimandare qualcosa della mia esperienza personale e diretta... senza limitarmi al "sentito dire", come invece sembra diventato di moda per molti Samurai da tastiera dei nostri giorni.



Ma partiamo con alcuni cenni della sua biografia...

Nobuyuki Watanabe nacque il 25 luglio del 1930, nella Prefettura di Miyazaki.
Il Sumo fu la prima forma di Budo alla quale si affacciò e mentre faceva le superiori iniziò la pratica del Judo.
Praticò anche Jukenjutsu (la tecnica della baionetta),  ma amò e considerò il Judo l'arte marziale migliore, sino a quando - si dice - non venne atterrato da uno shiho-nage…

Watanabe Sensei iniziò la pratica dell'Aikido in un club, all'ufficio del Primo Ministro, dove lavorava all'età di 22 anni.
Dopo aver ricevuto lo shodan, andò ad allenarsi presso l'Honbu Dojo di Tokyo. Praticava li alla mattina, prima di andare al lavoro, ed alla sera, dopo esserci uscito.

Hiroshi Tada, Nobuyoshi Tamura, Koichi Tohei, Sadateru Arikawa erano gli uchideshi del Dojo al tempo nel quale Watanabe Sensei venne ad allenarsi li.

Anche lui divenne uchideshi, parecchio influenzato da O' Sensei e da Kisaburo Osawa.

Nobuyuki Watanabe è parso qualcosa di differente rispetto altri Insegnanti, perché sembra aver sempre rifiutato di utilizzare la forza fisica durante l'esecuzione delle tecniche.

Dicevano che egli facesse proiezioni kokyu senza alcun tocco e che il suo Aikido fosse caratterizzato dal no-touch.

Talvolta è anche stato considerato un fake totale, ma era Istruttore senior all'Hombu Dojo per molti anni e possedeva l'8º dan Aikikai.

Nella vita fece il chiropratico, e non si sa bene se ciò venne influenzato dall'Aikido... o accadde l'opposto, ma i due ambiti furono sicuramente molto collegati, integrati ed interdipendenti.

Nobuyuki Watanabe viaggiò molto con l'Aikido: era ben conosciuto nel mondo e particolarmente amato in alcune nazioni, come la Germania, la Russia e la Nuova Zelanda.

Si è ritirato (non so di preciso quando) a causa della sua età avanzata.

Ora qualche considerazione sulla particolarissima visione dell'Aikido che ha portato avanti per una vita.

Data la mia provenienza piuttosto pragmatica e solida nella pratica, io - come molti altri - mi ero chiesto (sin dagli anni 2000) quale veridicità potesse avere una pratica nella quale sembrava che l'uke si buttasse a terra da solo...

Energia invisibile?
Emanazioni di ki a distanza, tipo Dragonball?
Eccesso di riverenza verso il proprio Sensei?

Non lo sapevo, e volevo vederci personalmente più chiaro.
Andai in Giappone, ad Iwama (Dojo amministrato da Tokyo dopo la scomparsa di Saito Sensei)... e quindi (fra le molte cose) chiesi PURE di lui.




Quest'uomo veniva SOLO deriso, soprannominato "Magic Man"... veniva dato da intendere come fosse solo un ciarlatano, intento a vendere fumo agli sprovveduti creduloni disposti a dargli retta.

Non mi accontentai e, una volta a Tokyo, iniziai ogni settimana a frequentare le sue lezioni dell'Honbu Dojo: insegnava al venerdì al tempo Nobuyuki Watanabe.

La prima cosa che notai fu che c'era una buona atmosfera alle sue lezioni, cosa non sempre scontata all'Honbu Dojo: molte lezioni si rivelano infatti una palla mostruosa purtroppo!

Questo Sensei faceva effettivamente del no-touch un suo stigma, ma era altrettanto evidente come il fine NON volesse essere quello di sembrare "magicamente invincibile"!

Se veniva TOCCATO, Watanabe Sensei era benissimo in grado di concludere una tecnica in modo piuttosto tradizionale.

Emergeva come ci volesse/dovesse essere una ragione DIETRO alla sua didattica: era evidente come non fosse una cosa buttata li a caso.

NON sembrava possibile essere scelto come suo uke: era continuamente attorniato da persone che lo seguivano - forse da anni - e che sembravano veramente idolatrarlo come un kami vivente!
Il senso di riverenza era evidente ed in alcuni casi era pure palese che alcuni suoi uke fossero disconnessi, poiché lui faceva un cenno a destra e loro si tuffavano a sinistra... senza alcuna coerenza.

Ricordo che questo non mi piacque, perché poteva essere sintomo di fake: se avesse atterrato me senza toccarmi, ci avrei poi creduto... un po' tipo San Tommaso, ma non accadde.

Mi limitavo a vedere però in lui un senso del ma-ai e del timing che raramente avevo visto così sviluppato prima, e non è che al tempo fossi proprio alle mie prime armi.

La tecnica sembrava "auto-comporsi" strada facendo, per cui un movimento - apparentemente - casuale... risultava essere quello migliore per sbilanciare il suo partner.

Egli coglieva quasi sempre gli attaccanti nel loro angolo morto, e li atterrava con una tecnica talvolta poco definita, ma dove era evidente una totale assenza di forza: questo invece mi piacque molto.

Tutte le maldicenze che mi avevano preparato a quell'incontro mi parvero limitate: c'era ancora molto che non capivo, ma che davanti avessi un Sensei con un'esperienza dai contro-cabasisi era piuttosto innegabilmente percepibile.

Lasciai le sue lezioni all'Honbu Dojo con più domande rispetto alle risposte che avevo ottenuto, ma il feeling non era stato malvagio... solo razionalmente MOLTO complesso da processare e digerire.

Il mio Aikido in seguito prese alcune direzioni piuttosto inedite rispetto alla mia storia precedente: iniziai lavorare in modo stabile ed approfondito con le qualità dell'INTENZIONE dell'attacco: dopo un tot divenne più semplice e leggibile un lavoro tipo quello proposto da Watanabe Sensei.

Il no-touch può essere SOLO un metodo per mettere in risalto ALCUNI aspetti della pratica, ma non centra un fischio con la magia e con l'onda energetica di Goku!
Questa cosa l'ho sperimentata più volte sulla mia pelle in modo diretto.

Dopo quasi 10 anni dalle lezioni con Watanabe Sensei, e dopo avere pensato tutt'altro rispetto a quei momenti, proprio quest'estate ho presenziato ad un importante summit che si è svolto in Svizzera (e del quale vi parlerò nel dettaglio più avanti, perché vale proprio la pena farlo!), al quale c'erano 15 insegnanti... provenienti da molti Paesi differenti del mondo.

Notai su un tavolo proprio uno splendido book fotografico su Nobuyuki Watanabe Sensei: una sorta di regalo dei suoi allievi del Belgio, per ringraziarlo delle sue numerose visite in quella nazione.

C'erano un sacco di sue frasi riportate, veramente ispiranti e profonde: parlavano di rapporto, di connessione fra se stessi e gli altri.



Ho iniziato a discuterne con alcuni dei presenti ed un'Insegnante Olandese ed uno Belga mi hanno rimandato di averlo conosciuto molto bene... di sicuro meglio di quanto non ebbi modo di farlo io.

I loro rimandi erano pieni di ammirazione per la sua opera - a quanto pare - molto umile di divulgazione di determinati principi della disciplina.

Il suo fare sembra essere stato generoso sul tatami, specie nei confronti dei principianti... cosa che io ad esempio NON ho visto, poiché a Tokyo sembrava essere sempre sotto scorta armata di alcuni fedelissimi... che però forse erano i primi ad avere colto poco di colui che stupidamente cercavano di scimiottare ed idolatravano senza che nessuno avesse forse chiesto loro di farlo.

C'erano sorrisi spontanei, c'era riconoscenza in chi lo ha frequentato, per avere avuto la possibilità di farlo: non posso far finta di non averla vista.

In fine posso dire di NON avere colto del tutto il personaggio, però mi sento di rimandare che - pur nel suo no-touch - dee avere toccato il cuore di molta gente!

Una cosa che sicuramente mi viene da ammirargli è stata forse la perseveranza nel percorrere quella che lui considerava essere la SUA strada, la SUA metodica, la SUA visione dell'Aikido, INDIPENDENTEMENTE che ciò fosse compreso, approvato o supportato dagli altri.

Watanabe Sensei ha ricevuto critiche spietate da tutti coloro che non sono riusciti a comprendere cosa egli volesse insegnare con la sua metodica: questo pare non sia mai stato qualcosa in grado di togliergli la serenità o la focalizzazione nel continuare per la SUA strada!

Essere se stessi all'Honbu Dojo non è qualcosa di banale, ieri come oggi: chiedetelo al Doshu (che per ruolo NON potrà rispondervi, se non elusivamente), a Endo Sensei o a Yasuno Sensei!

Beh... Nobuyuki Watanabe lo è stato per una vita intera, ed anche solo questo gli fa guadagnare un sacco di rispetto ai miei occhi: poi uno sarà libero di studiare il no-touch o di rifiutarlo come metodo... ma essere sempre di più se stessi è sicuramente uno dei compiti più importanti da raggiungere attraverso la nostra disciplina!

Quando si incontra un Sensei, anziché provare SOLO a muoversi come lui, sarebbe una cosa più lungimirante comprendere COSA voglia dirci con ciò che fa, quale sia il "messaggio in bottiglia" che costantemente ci invia... o quale luna indica il suo dito.

Ringrazio personalmente Watanabe Sensei, rimasto parzialmente un mistero per me, per avermi fatto alzare così tante volte lo sguardo verso il cielo, senza avermi mai rivolto una parola!


Marco Rubatto


lunedì 2 settembre 2019

L'Aikido all'alba del 2020: la crisi dell'adolescenza

Dopo un periodo di relax, ricomincia oggi l'attività del Blog che dirigo da ormai oltre 10 anni.

Un'esperienza straordinaria... alla quale ho dedicato molte delle mie risorse, ma che mi ha dato anche parecchio a livello personale e professionale!

E quest'anno apro volentieri con una riflessione a voce alta, che mi auguro ne ingeneri di numerose ed ulteriori: qual è lo stato della nostra disciplina a circa 85 anni dalla sua nascita?

Ci siamo espansi, consolidati, evoluti... ma siamo andati in crisi anche un tot di volte: esistono problemi grossi nella diffusione della disciplina, per esempio. Ne avevamo già parlato all'inizio di quest'anno in QUESTO Post...

Sono tutti concordi nell'affermare che l'Aikido e la sua filosofia abbia enormi potenzialità nella Società in cui viviamo... ma non è che le istituzioni facciano la gara a chi pubblicizza meglio questa disciplina!

Come mai?

Responsabilità nostra? Delle istituzioni? Di entrambi?

Alcuni credono di avere la risposta definitiva a queste complesse domande, ma la cosa che mi pare più ovvia è che la nostra disciplina stia attraversando quella che potrebbe essere definita una vera e propria "crisi adolescenziale".

L'adolescenza è quello straordinario e sfigatissimo periodo nel quale NON siamo più bambini, ma NON siamo ancora adulti... molti di quelli che leggono ci saranno già passati da un pezzo, e forse ricordano che non è stato facilissimo vivere questo passaggio.

L'Aikido si trova credo in qualcosa di analogo.

Prima c'era il nostro "papà", anni il nostro Aiki-nonno... O' Sensei: lui era l'illuminato, bastava fare come diceva... e sembrava di avere assicurata una via in discesa in una pratica che invece molto spesso appare in salita!

Poi ad un certo punto, anche lui è mancato... ma subito siamo corsi dietro ai suoi discepoli più intimi e diretti: costoro hanno girato il mondo intero per portare i movimenti e le parole apprese dal loro grande Maestro...

La cosa ci ha fatto comodo per diversi decenni, ma anch'essi adesso stanno riducendosi sulle punta delle dita di due mani.

Hiroshi Tada Sensei è forse il migliore esempio del mondo di continuità con il Fondatore, per esperienza ed età, e chiunque di noi gli augura una vita ed una carriera ancora lunghissima (è del 1929, ha quindi 90 anni e calca ancora il tatami più degnamente di molti quarantenni!), ma difficile che sia un Highlander!

Quindi, da qui ad un decennio, pure l'ultimo allievo vivente di Morihei Ueshiba o non sarà più attivo, o non sarà più vivente...

A questo punto l'Aikido cosa farà, così abituato ad andare dietro a questi apri-pista in modo così pecoronico?

O trova un modo per evolversi ed inventa un nuovo senso della pratica, o NON sarà più possibile continuare con le dinamiche del passato; certo, nuovi Shihan stanno già prendendo il posto delle guide uscenti... ma non credo che ripetere la piramidalità suggerita dalla tradizione sarà ciò che creerà nuove forme di equilibrio per la disciplina!

Il punto di forza del passato era che queste "fonti" erano così POCHE e UNIVOCAMENTE RICONOSCIUTE come autentiche, che... per quanto diverse fra loro, ciascuno aveva una certezza di non perdere il proprio tempo con ciascuna di esse.

Essere allievi di Saito Shihan, di Tada Shihan o di Tamura Shihan significava spesso praticare cose molto diverse fra loro, utilizzare metodiche differenti nell'allenamento... ma sicuramente era anche sinonimo di essere capitati in mani sapienti!

Ora non è più esattamente così, perché con la moltiplicazione di coloro che prendono il posto di questi "mostri sacri"... le differenze stilistiche sembrano aumentare, e quindi anche tutta una serie di incomprensioni fra i praticanti.

C'è chi pratica più marziale, chi più salutistico, chi più relazionale, più psicologico, più spirituale... La disciplina sembra quindi MOLTO meno definita di un tempo, man mano che nuove espressioni della stessa prendono piede, ed alcune sue vecchie abitudini vengono mandate in pensione.

Lo studio delle armi è divenuto un tabù all'Aikikai di Tokyo, quando per il Fondatore era un'attività letteralmente quotidiana.
Gli yubi waza (tecniche sulle dita), i sutemi waza, i kaeshi waza... spesso pure i koshi waza ed i suwari waza non vengono più studiati da molte Scuole odierne, giusto per parlare SOLO di alcuni degli aspetti tecnici storici più evidenti!

Sappiamo da dove veniamo, ma non sappiamo ancora esattamente DOVE vogliamo andare come collettività, poiché sembra che l'Aikido sia in continua evoluzione... tanto - a volte - da inglobare nuove importantissimi aspetti che un tempo non c'erano, e talvolta perdendo alcuni dei tratti che in passato apparivano più salienti e contraddistinguenti.

Eppure indietro non si torna, con buona pace di quelli che da una parola in su flagellano i cabasisi con l'amarcord dei "bei tempi" che furono!

Capendo bene che la cosa avrebbe potuto prendere una piega assolutamente più grande di me, provenendo da una Scuola di Aikido piuttosto tradizionale ed avendo avuto intenzione di dedicare - letteralmente - tutta la mia vita a questa disciplina, ho cercato strumenti che mi consentissero di vederci più chiaro in questo cambiamento epocale.

Da alcuni anni, faccio parte - insieme ai miei allievi - all'Evolutionary Aikido Community, che è un'Associazione internazionale che studia proprio (come dice il nome) gli aspetti evolutivi della disciplina che pratico ed insegno ogni giorno.

Abbiamo creato una rete che comprende Insegnanti di Aikido di tutto il mondo, ed abbiamo iniziato a dialogare sulle diverse direzioni che questa disciplina sta prendendo, sia nelle differenti aree geografiche, sia nelle società in cui viviamo ora... che sono sicuramente molti differenti rispetto a quella in cui l'Aikido ebbe i suoi natali.

Non è che tutte le domande abbiano avuto risposta, ma sono più sereno  e consapevole ora, nel vivere la crisi adolescenziale che indicavo poc'anzi.

Il tempo è come un immenso setaccio, che tende a far restare solo le buone idee e relega quelle meno buone a fare un capolino MOLTO più passeggero delle prime.

Quindi ci stiamo avventurando in un'Aikido sicuramente meno improntato al self-defense (perché abbiamo capito che sarebbe scemo fare altrimenti!), al reishiki (l'insieme delle cerimonie), alla gerarchia piramidale a mandorla... nella quale per soffiarti il naso avevi bisogno del permesso del senpai...

... ed abbiamo creato più sensibilità verso il gentil sesso (già solo quando ho iniziato io negli anni 90 quelle poche donne che c'erano, rimanevano a condizione di diventare UOMINI!), la possibilità di utilizzare la pratica per gestire lo stress del quotidiano, nei team-building aziendali... abbiamo creato didattiche specifiche per i più giovani, per i disabili, per gli anziani...

Stiamo pian piano capendo che senza regole comuni e condivise non potremmo sopravvivere, poiché siamo impreparati in moltissimi campi che esulano dal lavoro sul tatami: persino il Krav Maga ha una politica di marketing migliore della nostra, rendiamoci conto!

A livello personale, questa è una delle ragioni per la quale da un paio di anni a questa parte mi occupo attivamente anche di Aikido all'interno della Federazione: proprio perché ho ben chiaro che se la piramidalità non è più un'opzione percorribile... nemmeno l'anarchia può essere una risposta soddisfacente ai nostri bisogni.

Ed è una cavolo di fatica, credetemi: ma lo si fa volentieri, proprio perché credo che ciascuno di noi sia chiamato a fare ciò che può, con le capacità che ha... consci che ciascuno è importante, ma nessuno è indispensabile.

Sono certo che molti di voi sapranno fare altrettanto bene il LORO pezzo, apportando il proprio contributo... come, se non meglio di ciò che mi propongo di fare io.

Cammin facendo, numerose ed interessanti nuove prospettive si aprono all'orizzonte ed è mia intenzione parlarvene nel dettaglio attraverso questo Blog con una certa regolarità: quest'anno avremo un sacco da fare, insomma!

Vi incoraggio quindi a non avere paura del futuro, anche se in esso dovessero avvenire delle trasformazioni piuttosto improvvise ed inattese: in fondo, ha paura del futuro solo chi non è veramente in pace nemmeno con il suo passato...

Vorrei quindi dare ufficialmente il via  questa stagione di letture on-line, ma soprattutto di pratica, con l'augurio che ciascuno trovi una sua dimensione di ciò che fa sul tatami, senza necessariamente disprezzare ciò che di diverso avviene su un altro tatami li vicino.

Abbiamo capito che la guerra a chi ha l'Aikido più lungo è già persa: ora cerchiamo di comprendere insieme come si vince la sfida di essere tutti diverse espressioni di principi e prospettive comuni!



Marco Rubatto





lunedì 1 luglio 2019

Pausa estiva: tempo di relax e ricarica

Buongiorno a tutti,
anche quest'anno siamo giunti alla nostra consueta pausa estiva bimestrale.

Aikime va in vacanza per un po, a ricaricare le pile ed a concedersi un po' di sano relax...

É stata un'annualità parecchio piena per noi tutti, ricca di ispirazione e serio impegno.

Nuovi ed interessante progetti sono all'orizzonte... ma ne riparleremo al 2 di settembre, quando torneremo on-line con il nostro Blog.

Auguriamo anche a voi tutti di trascorrere una serena estate, ringraziandovi per tutto l'affetto ed il supporto che ci avete manifestato anche nella stagione di attività che si è appena conclusa!