lunedì 1 marzo 2021

Aikido: praticare la teoria o teorizzare la pratica?

Uno degli aspetti più intriganti nei quali ci siamo imbattuti ultimamente è il desiderio di definire l'Aikido come quella disciplina nella quale si è in grado di mettere in pratica, ovvero far scendere nel concreto, ogni principio filosofico che siamo in grado di teorizzare.

Questo risulta tutt'altro che facile da attuare, poiché l'Aikido ha un ricco background di tradizione, etica, filosofia, spiritualità parecchio vasto... che ne caratterizza sicuramente la disciplina, ma che talvolta rischia anche di farla naufragare in mari pericolosi.

Certo l'armonia è un concetto dal quale è relativamente semplice rimanere affascinati e comprati... e così la non-violenza, la volontà di non sopraffazione sull' "avversario", il miglioramento di sé, etc, etc, etc.

Roba bella, roba buona... ma come farla diventare PRATICABILE in modo fisico?!

Talvolta ci riusciamo, altre volte un po' meno... ma questo tentativo ci pare nobilitante in ogni caso, e sopratutto molto meno pericoloso di quello opposto, ovvero il tentare di teorizzare troppo la pratica.

"Quando in orizzontale non ci sono più soluzioni, in verticale non ci sono più problemi", diceva nel '900 André Malraux (filosofo e politico francese), dobbiamo quindi immaginare che valga anche pure l'esatto opposto, ovvero...

"Quando in verticale non ci sono più problemi, in orizzontale non ci sono più soluzioni", e non vogliamo essere pessimisti, ma osserviamo un attimo insieme cosa impedisce all'Aikido di risplendere di luce propria e assumere il ruolo che merita nel panorama delle Arti Marziali o di quelle tradizionali giapponesi.

Non è la tecnica... che oggigiorno è tanta, differente, "multi-etnica";

Non è la passione: quella non manca e qualsiasi Aikidoka un po' datato è concorde nel ribadire come la sua disciplina sia qualcosa denso di grande valore per sé e potenzialmente per tutti.

Non è la didattica che consente di progredire nella disciplina, poiché se ne trovano di piuttosto buone sulla piazza.

Quello che manca di più forse è proprio la COERENZA fra ciò che si dice e ciò che si fa!

Facciamo quindi insieme qualche esempio...

Sei amante dell'armonia?

- Come puoi allora ad essere tu a portare zizzania?

- Come puoi essere tu a torturare i polsi di uke solo perché ricopri il ruolo opposto?

- Come puoi essere tu a frequentare Dojo nei quali regna un'atmosfera così pensante che si taglia con il coltello?

Sei amante della spiritualità?

- Come pensi di poterle dare voce se non attraverso il tuo stesso corpo?

- Come pensi che limitarsi a parole sagge ripetute a pappagallo possano influire nella tua pratica?

- Come pensi che la tua profonda spiritualità possa essere riconoscibile in come agisci?

Sei amante della risoluzione non violenta del conflitto?

- Come risolvi i conflitti che ti trovi a vivere sul tatami e fuori dal tatami?

- Come fai a comunicare al tuo compagno che - per forte che ti colpisca - non utilizzerei mai quell'energia (né la tua) per lederlo?

- Che stratagemmi utilizzi per renderti conto di quanto questa filosofia sia da te quotidianamente vissuta?

Sei amante della tradizione?

- Come pensi di gestire allora quella irrefrenabile voglia di asserire che la tua posizione/attitudine è la migliore e che tutti gli altri sbagliano? Nella tradizione l'umiltà ha un ruolo piuttosto centrale...

- Come pensi di giustificare il fatto che sai poco niente della lingua, della cultura, dei costumi della disciplina che pratichi (e forse pure insegni)? Lo giustifichi con il fatto che stai imparando? Allora se ti facessimo questa domanda fra qualche tempo, risponderesti che ora sei un fedele conoscitore della tradizione?

- Come pensi di giustificare il fatto che, da profondo conoscitore della tradizione quale ti ritieni, non sai quasi nulla dei motivi che hanno portato la tradizione ad essere come è? Vedi, non è solo questione di amare una cosa ed al limite di conoscerla... quanto di comprenderne a fondo l'essenza!

Sei amante del simbolismo mistico?

- Come ricerchi e come ritrovi questo simbolismo nella tecnica dell'Aikido? 

- Come fai a fartene qualcosa nel quotidiano, al di là di frequentare i circoli di Osho e di Mário Pacheco (in arte "Maestro Do Nascimento"... l'amico di Wanna Marchi)?

- Come veicoli la loro importanza nell'azione fisica se sei un semplice praticante o se sei un insegnante?

C'è gente che su ste cose improvvisa veramente di tutto... e che in un auditorio poco preparato fa proseliti manco fosse un Guru? Lo sapete vero...

Sei amante del lavoro tu te stesso e del miglioramento continuo del sé?

- Come stabilisci se la tua disciplina ti sta sul serio facendo fare progressi in tal senso e non ti sta solo gonfiando l'ego a dismisura?

- Come ti poni rispetto a coloro che sembrano interessati ad altro? Li consideri esseri poco consapevoli dei quali avere pietà?

- Come coniughi il "lavoro su te stesso" con quello che fai insieme alle altre persone? Il tuo self empowerment si specchia anche nelle tue relazioni?

Sono piccole domande... ma guai a riempirsi tanto la bocca di belle filosofie e grandi ideali e poi comportarsi da cavernicoli nel quotidiano... e QUINDI anche sul tatami!

O siamo CAPACI di mettere IN PRATICA (leggi "incarnare con il proprio corpo/mente/spirito") queste belle filosofie... o continueremo ad avere:

- il tizio che ti parla di spiritualità e che ti lussa la spalla con una leva;

- il tizio che filosofeggia sul rispetto, poi termina la lezione e fugge a spassarsela con l'amante;

- il tizio che fondamentalmente di consiglia "Segui ciò che ti dico, non cosa faccio"... etc, etc, etc.

In questo caso quindi non si tratta di teorizzare la pratica, ma di PRATICARE la teoria: essere cioè TESTIMONI, il migliore esempio vivente di coerenza dei messaggi che la disciplina veicola.

Diventare così significa essere banner pubblicitari viventi di quanto l'Aikido sia bello, utile, EFFICACE e cambi in meglio la vita di chi lo pratica.

Ma quanti ce ne sono così?

Ci possiamo quindi lamentare se siamo poco visibili, spesso criticabili e quasi sempre sottovalutati?

Chi non ha peccato, scagli il primo shuriken!







lunedì 22 febbraio 2021

Hasso gaeshi go hon: come parare e rispondere in rapida successione con il jo

Quarto appuntamento con lo studio dei suburi di jo!

E 4º sequenza da affrontare, ovvero 5 esercizi chiamarti "hasso gaeshi go hon": essi sono sempre un po' complicati per i principianti... quindi cercheremo di essere particolarmente didattici.

In realtà, siamo giunti ad un punto in cui molti suburi e movimenti dovrebbero già essere stati fatti ed interiorizzati, però la peculiarità di questa sequenza è l'inizio di ogni esercizio... che sembra partire con una sorta di majorettismo, molto FIGO da vedere, ma non altrettanto facile da ripetere.

"Hasso gaeshi" significa "risposta con un 8": ne segue che "hasso gaeshi go hon" sono "i 5 esercizi di risposta con (la forma di) un 8".

Abbiamo già detto la volta scorsa, che la cultura nipponica ha consolidato la tradizione di difendersi ed offendere con la medesima arma, invece di usarne 2 (come spada e scudo): questo strano movimento (hasso gaeshi) consente di spazzare la superficie di fronte alla persona che lo esegue, parando ogni eventuale colpo di punta o fendente che lo minacci.

Fare questo movimento quindi è come utilizzare il proprio jo a mo di scudo: oltre tutto esso termine in una posizione dalla quale è particolarmente veloce passare all'offensiva: hasso gaeshi è quindi una metodologia per parare e quindi passare all'attacco in uno stretto lasso di tempo.

Tutti e 5 gli esercizi sono caratterizzati quindi da un primo movimento di parata hasso gaeshi e da una seconda parte nella quale si apprende come colpire nei vari modi e direzioni possibili.

Ma vediamo gli esercizi uno ad uno...

Suburi nº 14: hasso gaeshi uchi - "parata a (forma di) 8 e fendente (frontale)"

Abbiamo speso in questo video più dettagli possibili nella spiegazione di come eseguire la parata "hasso", consapevoli che lo stesso movimento si ripete poi in tutti gli esercizi che seguono; riferitevi quindi sempre ad esso per i particolari che non vengono poi ripetuti per brevità di trattazione.

Abbiamo la formazione della parata "hasso" e di seguito un semplice fendente "shomen uchi", come avveniva nel suburi nº 6, shomen uchi komi.


Suburi nº 15: hasso gaeshi tsuki - "parata a (forma di) 8 e colpo di punta (frontale)"

In questo esercizio, dopo la parata, impariamo a fare qualcosa che sino ad ora mancava nei suburi di jo, ovvero uno tsuki che parte dal livello jodan.

Sino ad ora avevamo incontrato solo colpi di punta che partivano da una guardia chudan, ovvero ad altezza media... ovvero la tipica guardia per ferrare colpi di punta: ora apprendiamo come sferrarli invece anche da una postura più alta.

Bisogna stare attenti che in questo suburi esiste anche una fase successiva alla percussione: è una sorta di nuova presa di postura di guardia (che fra l'altro può essere ottenuta in 2 modi distinti, dettagliati nel video qui sopra); siccome questo ulteriore movimento è ottenuto tramite uno spostamento della mano destra... risulta un ulteriore osso duro per i principianti.

Pay attention quindi: un osso duro, ma certamente superabile da chiunque con un po' di esercizio!


Suburi nº 16: hasso gaeshi ushiro tsuki - "parata a (forma di) 8 e colpo di punta all'indietro"

Torniamo a fare cose che "sappiamo già", ovvero sempre la stessa parata hasso, alla quale questa volta viene aggiunto un colpo di punta all'indietro, che si attua sulla destra del corpo del praticante (non che a sinistra sia impossibile, solo che non risulta una forma di base).

Questo è lo stesso ushiro tsuki che avevamo già incontrato nel suburi nº 10, gyaku yokomen ushiro tsuki.


Suburi nº 17: hasso gaeshi ushiro uchi - "parata a (forma di) 8 e fendente all'indietro"

Dopo l'ormai consueta parata, questa volta impariamo a sferrare un fendente all'indietro - anch'esso inedito nei suburi precedenti - che risulta importante poiché costringe ad una nuova dinamica del corpo: si tratta di lanciare un colpo all'altezza delle ginocchia o delle anche di un ipotetico avversario alle nostre spalle... ma senza completare una rotazione di 180º; il complesso è terminare il movimento in una postura che consenta il movimento sia verso la gamba avanzata che verso quella arretrata con identica semplicità.

Per fare ciò è necessario - al termine di questo esercizio - abbandonare la famosa postura "hanmi" caratteristica di tutto l'Aikido di base, per assumere una posizione simile a quella dei lottatori si Sumo, ovvero con le gambe allargate, il baricentro basso, il peso centrato ed i piedi che divergono.

Si contano sulla punta delle dita le occasioni della base della pratica nelle quali è tecnicamente mi portante assumere questa postura con anche, gambe e piedi: per questo la sottolineiamo!


Suburi nº 18: hasso gaeshi ushiro barai - "parata a (forma di) 8 e spazzata all'indietro"

Altra novità nel panorama dei suburi: questo esercizio ci da l'occasione di studiare la differenza che passa fra una percussione (genericamente parlando) ed una spazzata.

Dopo il solito movimento "hasso", questa volta si esegue una spazzata all'indietro, che inizia esattamente come l'esercizio precedente... ma si conclude in modo differente; come mai?

Una percussione (fendente o colpo di punta che sia) è mirato ad un luogo preciso nello spazio: un punto verso il quale convogliare dirigere tutta la propria attenzione ed energia.

Una spazzata è invece qualcosa di differente: siccome NON si conosce esattamente il punto nel quale convogliare tutta l'attenzione e l'energia (ad esempio non si conosce la posizione precisa di ciò che vogliamo colpire) si SPAZZA (appunto) un'intera area... consapevoli di compire qualsiasi cosa in essa vi sia contenuto.

Hasso gaeshi ushiro barai appartiene appunto a questa seconda categoria di attitudini: nel buki waza di base ne vediamo una simile nel passaggio nº 9 di 31 no jo kata (che potrete vedere QUI).

Abbiamo quindi completamente introdotto 5 nuovi esercizi, tutti accomunati da una dinamica iniziale identica, ma da un finale differente... talvolta già conosciuto (nº 14, 16) altre volte inedito (nº 15, 17, 18); ecco una rapida carrellata senza spiegazioni che riassume tutta la sequenza in un unico video!


Per quest'oggi lo studio dei suburi di jo finisce qui, ci auguriamo che vi sia tornata utile la sua organizzazione in video tutorial che hanno specifiche playlist su YouTube alle quali è possibile rifarsi per studiare.

Ci manca solo un'ultima serie di esercizi per concludere questo gigantesco lavoro di presentazione che ci coinvolge piacevolmente da alcuni mesi... a presto dunque e buon keiko nel frattempo!





lunedì 15 febbraio 2021

Kenjiro Yoshigasaki, le radici del KI ed i suoi frutti

“Attraverso i miei cinquant’anni di insegnamento dell’Aikido, ho trovato che l’elemento più importante è l’amore ed il rispetto. Se seguite me, allora seguite la via dell’amore e del rispetto”.


Con dispiacere abbiamo appreso lo scorso sabato della scomparsa di Kenjiro Yoshigasaki Sensei, 8º dan di Ki Aikidō e leader della Ki no Kenkyukai Association, che conta diversi Dojo, soprattutto localizzati in Europa: molti di essi si trovano in Italia.

Abbiamo visto più volte all'opera questo Sensei, che era anche un vero e proprio Doshu, in quanto creò una sua organizzazione, ma eravamo semplici spettatori: diversi amici invece lo hanno avuto per decenni come Maestro e ci hanno fatto giungere la stima e la riconoscenza per i suoi insegnamenti.

Come possiamo allora abbiamo deciso di rendergli omaggio, ricordando brevemente la sua storia e la sua grande esperienza.

Kenjiro Yoshigasaki nacque a Kagoshima (isola di Kyushu, nel sud-est del Giappone) nel 1951: all’età di 10 anni iniziò ad avvicinarsi alla pratica dello lo Yoga, tanto da dedicarvici un intero anno in India una ventina di anni più tardi. 

Fu anche un studioso di buddismo zen, shintoismo, cattolicesimo e islamismo.

Nel 1973, all'età di 22 anni scoperse l’Aikido diviene allievo diretto di Koichi Tohei Sensei, al tempo considerato uno dei massimi esperti di questa disciplina.



Nel 1977 viene in Europa come inviato del M° Tohei per assumere la direzione tecnica dell’insegnamento dello “Shin-Shin Toitsu Aikido”, in occidente più conosciuto come “Ki-Aikido”. Con soli 4 anni di pratica attualmente a nessuno verrebbe affidato un compito così complicato, ma questo ci serva a comprendere quanto sono cambiate le prospettive della pratica e dell'insegnamento negli ultimi 40 anni. 

Il suo insegnamento si estese nel tempo anche al Sudafrica ed al Sudamerica oltre all’Europa.

Nel 2002, quando il maestro Koichi Tohei Sensei cessò di insegnare, lasciando il posto a suo figlio Shinichi Tohei Sensei, il maestro Yoshigasaki fondò una propria scuola, l'"Associazione internazionale Ki No Kenkyukai", che riunisce i Dojo di tutta l'Europa, del Sudafrica e del Sudamerica e ne diviene il “Doshu” (la guida).

La didattica del suo Maestro, il grande Koichi Tohei, era basata sul concetto di punto unico: la riproposizione, in termini comprensibili anche agli occidentali, del concetto di "hara", cioè il centro vitale dell'uomo situato nel basso ventre, poco sotto l'ombelico. Da ciò seguivano una serie di "precetti" che aiutavano il praticante a migliorare e sviluppare il proprio Ki, cioè la propria energia vitale.

Yoshigasaki Sensei progressivamente abbandonò questa impostazione, per passare a una didattica basata sul concetto di "linea", riprendendo un concetto giapponese che, ad esempio, si ritrova nell'arte del massaggio.

È importante ricordare che i concetti di punto, linea o qualsivoglia altro esempio non sono da prendere alla lettera, come luoghi geometrici immutabili, ma sono un tentativo di rendere tramite concetti fissi il movimento del corpo umano nello spazio.

Inutile dire che questo progressivo cambiamento, unito alla creazione di una sua organizzazione indipendente è stato anche criticato nell'ambiente del Ki Aikido, come spesso accade quando un Maestro prende le redini dell'insegnamento adattandole alla propria esperienza, prospettive ed armonizzandole con gli studi specifici che ha fatto: a noi oggi però interessa ricordare la sua riconosciuta grande capacità di comunicatore ed il suo impegno costante nell'insegnamento e nella divulgazione di ciò che gli stava a cuore, ovvero proprio il Ki Aikido.

Quando molte persone provano una sincera riconoscenza verso un insegnante diventa chiaro anche a chi non era presente sul suo tatami come egli dovesse avere radici profonde nel suo operato... che ora naturalmente germogliano portando frutti rigogliosi.

Il Maestro ha scritto diversi libri sul Ki Aikido, ha vissuto gli ultimi anni in Belgio, muovendosi frequentemente per tenere seminar in tutta Europa.

Yoshigasaki Sensei se n'è andato il 13 febbraio scorso, all'età di 70 anni per un cancro al pancreas: ricevano le nostre più sentire condoglianze più sentite i suoi famigliari ed i suoi allievi più stretti.

Un ultima cosa: Yoshigasaki Sensei era un uomo che sorrideva spesso... le persone che sorridono spesso lasciano sempre una buona fragranza dietro a sé, cosa per la quale lo ringraziamo di cuore.

A questo link potrete trovare i commenti di commiato giunti da tutto il mondo dai suoi allievi più stretti: anche da essi risuona la grande persona che doveva essere e che la community ha ora perso.

"In Aikido è possibile creare una filosofia completamente nuova. Aikido non deve essere una difesa personale. Difesa è uguale ad attacco. L’Aikido è una via che crea situazioni nelle quali un attacco è difficile che accada. Se un attacco non accade, la difesa non è necessaria. Penso che questa sia la sola via per la pace.”


Kenjiro Yoshigasaki Sensei (1951 – 2021)



lunedì 8 febbraio 2021

Si può iniziare l'Aikido on-line?

Fino a qualche anno fa avremmo pensato fosse fantascienza: iniziare la propria esperienza di Aikido on-line?!

Come? Senza Dojo, senza tatami, senza compagni, senza il MAESTRO?

Come insegna la vita le cose cambiano, spesso modo drastico ed improvviso, come sta accadendoda un anno in tutto il mondo.

Qualche mese fa ci era giunta voce di un ambizioso/passo progetto che stava avendo un discreto successo nel Regno Unito... e ci abbiamo tenuto a vederci più chiaro.

Grazie ad un principiante Aikidoka nostrano, che però è anche un creativo ed un esperto di empowerment personale ed aziendale, è stato avviato in Gran Bretagna un sistema per approcciare la nostra disciplina ANCHE in questo momento di prescrizioni e di divieti... ovvero è stata pensata una possibilità di iniziare da zero il proprio percorso in Aikido anche durante la pandemia, il che significa niente Dojo, tatami, compagni, Sensei, etc, etc..

Come funziona?

Piuttosto lineare e geniale nella sua semplicità...

- si profila un bacino di potenziali interessati alla pratica dell'Aikido (language friendly, ovvero che parlano la stessa lingua) e che risultino vincolati alla SOLA condizione di essere in 2 nello stesso luogo fisico (ad esempio a casa propria marito-moglie, fratello-sorella, padre-figli, etc);

- si mandano loro brevi video che riprendono l'esecuzione di movimenti basilari e veramente semplici, sia eseguibili in modo singolo, che in coppia;

- si inviano loro brevi video che parlino della storia e della filosofia della disciplina;

- si chiede agli interessati di guardare i video (disponibili ad libitum) e di ripetere gli esercizi un tot di volte in compagni del proprio compagno di location;

- si offre loro la possibilità di una supervisione 1 o 2 volte alla settimana di un Sensei in streaming;

- chi poi è interessato, dopo una prova si iscrive al corso, iniziando a pagare le lezioniin modo regolare;

- chi si mostrasse molto interessato... al termine di questo delirio mondiale, può semplicemente continuare la sua pratica nel Dojo fisico più vicino a casa, tuttavia non entrandoci completamente a digiuno di Aikido.

Beh, fino ad ora non ci aveva ancora pensato nessuno... ma ora non lo possiamo più dire, e fra l'altro sembra che la cosa FUNZIONI e lo faccia (in Inghilterra) alla grande!

Questa cosa già ci aveva molto colpito, stupito ed - in qualche modo - fatto riflettere su quanto l'Aikido stia tentando nuove ed inedite strade di approccio al mondo, anche se questo mondo appare pieno di limitazioni che sembrano impedirne la pratica nel modo nel quale siamo da sempre stati abituati a definirla.

Ci sono limiti a metodi come questo?

Ovvio che si, però è importante riflettere su alcuni aspetti, che comprendono anche alcuni vantaggi: nello Yoga metodi simili esistono da anni; certo lo Yoga ha caratteristiche differenti dall'Aikido (si fa da soli, mentre la nostra + una disciplina basata principalmente sul contatto e sulla relazione, etc)... ma il modello potrebbe avere un futuro che va ben oltre alle contingenze attuali che lo hanno fatto nascere.

Molti Dojo non solo ora sono chiusi, ma non avranno nemmeno più la forza di riaprire dopo una serrata così lunga: nuova progettualità, nuova linfa ed anche nuove RISORSE potrebbero fare la differenza per molti quindi. Ergo prima di etichettare tutto come una cagata pazzesca, forse faremmo bene a seguire gli sviluppi di questi progetti pilota e prendere più info. Poi giudicheremo.

Metti che poi un giorno possano tornarci utili!

Poi... in questo mare di cambiamento, adattamento, prescrizioni, limitazioni e voglia di fare... un mesetto fa è accaduto qualcosa di impensabile pure al NOSTRO gruppo: vi parliamo quindi ora di un'esperienza diretta!

Cosa è successo?

Che un paio di persone (ragazzo e ragazza) che erano già venute a fare una lezione di presenza al Dojo quando il Covid non sapevamo nemmeno cosa fosse, ci hanno chiesto se potevano iniziare un percorso in Aikido.

Ma proprio ORA che non si può, che non frequentiamo il Dojo, il tatami, i compagni...porca miseria?!

SI, proprio ORA...

Siccome il gruppo di praticanti del nostro Dojo fa lezione OGNI GIORNO on-line da quando non ci siamo più incontrati in presenza, la cosa naturale è stata cercare di includerli nel gruppo, per come questo ci è sembrato possibile... ovviamente.

Noi facciamo lezioni fisiche e lezioni teoriche, lezioni di armi (di solito fruibili singolarmente) e lezioni di tai jutsu (fruibili in coppia, sfruttando il fatto che nel nostro gruppo ci sono molte coppie che praticavano già Aikido insieme pure prima dei vari lockdown).

Quei pochi che rimangono da soli nelle proprie case hanno approfittato dell'occasione per ingaggiare mogli o figli che passavano dal tinello durante il keiko, e trasformarli in inconsapevoli uke improvvisati, da pacioccare con leve e proiezioni sul pavimento.

DPCM e zone colorate permettendo, talvolta gli allievi si ospitano anche a casa vicendevolmente (sempre 1 solo alla volta si muove e rincasa per le 22:00... così ogni regola è rispettata), quindi continuiamo in qualche modo a lavorare insieme... certo per come è possibile farlo attualmente, ma lo facciamo.

Questa nuova coppia si è unita a noi e da subito abbiamo percepito il limite di farli allenare da soli nel loro appartamento in diretta streaming con il resto del gruppo.

La volontà di stare dietro alle cose c'era, però l'interazione di due neofiti che non avevano mai praticato nulla i (o quasi) in precedenza è troppo piena di inconsapevolezze che ci si passa dall'uno all'altro. Quindi le prese - ad esempio - erano "mal fatte" e di conseguenza risultavano viziati pure i movimenti che da esse potevano scaturirne.

Allora abbiamo aggiustato il tiro...

Una coppia di allievi già più esperti (e loro parenti) si sono offerti di "mischiarsi" con loro (così come ogni buon Senpai dovrebbe fare), in modo tale da agevolare la loro pratica e fare una sorta di tutoring più fisico di quello che può fare il nostro Sensei attraverso una telecamera.

È passato già un mese da allora, ed i nostri web-kohai stanno continuando il loro percorso, certo... con poche cadute rispetto a quelle che avrebbero fatto al Dojo, ma cercando comunque di esplorare l'Aikido al meglio delle loro capacità e con le possibilità che oggi sono loro disponibili.

Diventeranno 2 Aikidoka regolarmente sul tatami nel post-pandemia?

Abbiamo incontrato "the next generation" degli Aikidoka?

NON LO POSSIAMO SAPERE, ma al momento continuiamo a portare avanti i nostri corsi mettendoci tutto l'impegni del quali siamo capaci: non è ora il tempo dei bilanci.

- UPDATE! -

Siccome non vogliamo farci mancare proprio nulla, la scorsa settimana una nuova bimba di 5 anni ha iniziato il corso Aikido kids online, accanto ai suoi compagni che prima di fare Aikido attraverso ad una telecamera lo avevano almeno fatto un bel po' su un tatami.

Lei NO: un tatami non lo ha mai visto, non ha il keikogi, non sa cosa sia un Dojo... ma si sta allenando con noi... si è iscritta, sembra piena di voglia di muoversi... e vediamo questa nuova strana avventura dove ci e la porterà!

Anche un altro adulto si è unito a noi, quindi nell'ultimo mese il nostro gruppo ha potuto registrare un + 4 iscritti... niente male per periodi come questo, vero?!

Abbiamo però approfittato per informarvi di questa inedita piega che la pratica sta iniziando a prendere un po' in tutto il mondo che ha deciso di non arrestarsi di fronte a niente (noi siamo fra quelli), poiché Aikime è interessato per sua stessa missione all'esplorazione di ogni tipo di novità che interessa l'Aikido e la sua pratica.

Il tempo ci dirà quali di queste nuove forme di approccio daranno frutti nutrienti... e quali saranno destinate ad arenarsi ed essere dimenticate: per ora noi manteniamoci aperti e mossi dal meglio dei nostri ideali... e vediamo cosa accadrà.

Buon Aiki-futuro a tutti!

lunedì 1 febbraio 2021

Aikido federale: seminar nazionale on-line ed altre novità

Come sapete, ci sono Post che si preparano un qualche ora di lavoro, e Post che richiedono mesi: ecco, questo è uno di questi ultimi!

Ogni anno, più o meno in questo periodo, cerco di tenervi aggiornati sull'attività dell'Aikido FIJLKAM che presiedo, ma non per mera pubblicità se mi conoscete.

È in atto una profonda ristrutturazione dello sport italiano, del CONI stesso e delle Federazioni nazionali... che potrebbe avere un impatto piuttosto significativo e diretto su tutte le nostre attività sul tatami, quindi ritengo importante continuare a darvi il polso di cosa accade nelle istituzioni.

Lo scorso anno la grossa novità - oltre alla pandemia che sta sfasciando la salute e l'economia del mondo intero - è stato il mancato raggiungimento dell'accordo sulla riforma dello sport, che avrebbe appunto introdotto (anche nel nostro settore) importanti novità.

Il consueto Seminar Nazionale di Aikido, che rappresenta per gli stati generali della nostra disciplina NON si è ovviamente potuto tenere in presenza come di consueto al Lido di Ostia, ma la Commissione Tecnica Nazionale ha provato comunque a fare del suo meglio, tenendo conto dei tempi che viviamo e degli strumenti a sua disposizione.

Gli scorsi 19 e 20 dicembre abbiamo quindi tenuto il 1º Seminar Nazionale di Aikido ON-LINE: ... l'Aikido non nasce per essere fatto dietro una telecamera, questo lo sappiamo tutti, ma non ci siamo arresi all'idea che un incontro su tematiche formative importanti potesse fare un gran bene al Settore, così abbiamo organizzato un set di lezioni teoriche e pratiche da offrire a tutti i Tecnici Federali ed a chiunque del Settore fosse interessato a seguirlo.

Le novità non erano solo queste però: ogni anno la CTN cerca di apportare migliorie al Settore che vengono di solito proprio presentate durante il Seminar Nazionale di fine anno: era in programma di presentare quest'anno i quaderni didattici per i corsi di qualifica da Aspirante Allenatore, Allenatore, Istruttore e Maestro... ma non potendo farlo in presenza, abbiamo iniziato ad affrontare nelle lezioni teoriche alcuni argomenti proprio presi da questo materiale didattico di prossima pubblicazione sul sito Federale.

L'evento - supporto to da uno Staff di Admin di circa 10 persone, che con la loro professionalità hanno reso piacevole e fruibile - ha coinvolto un importante numero di Tecnici Federali e semplici praticanti: siamo stati poco meno di 120 on-line in contemporanea... ovvero più o meno lo stesso numero di persone che si ritrova in presenza ogni anno.

Questo per noi ha significato un forte segnale di interessamento di TUTTO quel movimento che spesso si da "in profonda crisi": certo, i tempi non sono dei migliori... ma il 19 e 20 dicembre scorsi abbiamo constatato una grande voglia riesserci e di fare, che ci auguriamo sia di buon auspicio per i tempi futuri!

Abbiamo registrato le lezioni, così da pubblicare i contenuti per tutti coloro che si fossero persi l'evento e di renderle pubbliche (tranne le parti relative alle domande ed ai dibattici riservati ai soli presenti di quelle giornate): le proponiamo quindi anche a voi.

Siamo partiti da un'introduzione al lavoro comune che avremmo svolto, ospitando gli interventi del Presidente Nazionale FIJLKAM e del Presidente del Comitato Regionale Piemonte e Valle d'Aosta che ci ha fornito supporto logistico con la piattaforma Web: in questa prima parte potrete essere aggiornati in merito al mancato raggiungimento dell'accordo sulla riforma dello sport, che suoi Social sta interessando e preoccupando molte persone del mondo dell'Aikido...


Ho preso quindi io la parola per la 1º lezione teorica, nella quale abbiamo affrontato insieme la questione del KAIZEN, ovvero de continuo miglioramento che è auspicabile avvenga nella nostra pratica.

Ci siamo chiesti quali sono gli elementi che lo caratterizzano e come poterci rendere conto se esso avviene oppure no: per fare ciò, abbiamo utilizzato il sistema tradizionale SHU - HA - RI, del quale vi avevo già parlato in queste pagine.

Esso fa parte - oltre tutto - della dispensa didattica per la qualifica di Istruttore Federale.

Ecco la lezione...

Dopo una breve pausa caffè, utile anche per metterci in keikogi, è stata la volta del Maestro Giovanni Desiderio, membro della Commissione Tecnica Nazionale, di animare una lezione pratica sugli elementi di base dell'utilizzo del bokken.

Come sapete, la Federazione accetta al suo interno ogni forma e declinazione di pratica inerente l'Aikido, quindi ogni intervento tecnico (già da qualche anno) mira SOLO più a sottolineare alcuni PRINCIPI comuni della disciplina, che possono essere poi ambientati a posteriori in ogni contesto tecnico specifico.

Ecco quindi il suo intervento...

Siamo quindi andati a concludere la prima giornata di lavoro con l'ultimo intervento (seconda lezione teorica) del Maestro Giancarlo Giuriati, membro della Commissione Tecnica Nazionale

Esso è stato incentrato sullo spinoso argomento "dell'efficacia" dell'Aikido, andando ad analizzare, comparare e distinguere le differenze che connotano "efficacia" ed "efficienza" nei vari contesti marziali; un utile approfondimento in grado di evitare di farci impantanare su argomentazioni spesso futili e che tolgono il focosa dan nostro vero e più importante lavoro... che è quello di MIGLIORARE NOI STESSI alltraverso ciò che facciamo.

Ecco la sua lezione...

La giornata di domenica si è aperta con una nuova lezione teorica tenuta a cura del Maestro Giovanni Desiderio, mirata a dettagliare tutti quegli importanti aspetti che spesso i Docenti di Aikido - un po' per amore di romanticismo - tendono a mettere nel dimenticatoio.

La sua lezione è stata quindi incentrata sull'amministrazione di una Società Sportiva Dilettantistica e sugli adempimenti che Consiglio Direttivo e Tecnici titolari sono tenuti PER LEGGE ad ottemperare; non solo tecnica e tatami quindi, ma oneri specifici e responsabilità delle quali possiamo essere chiamati a rispondere come responsabili di una Società Sportiva e/o di un corso di Aikido; ecco la sua lezione...


È stato quindi nuovamente il mio turno, con una lezione pratica sull'Aiki jo... che però durante il Webina ha preso un taglio differente da quello che era stato previsto: pensata inizialmente come una parte simile e dualmente opposta alla lezione sui fondamenti dell'utilizzo del bokken, è emersa durante le domande dei partecipanti una manifesta perplessità/curiosità sul principio del "RI" (del processo SHU - HA - RI affrontato nella mia precedente lezione teorica), ovvero la fase dell'apprendimento legata alla "trasgressione" del modello didattico SHU di partenza.

Per questa ragione, dopo avere illustrato alcuni movimenti basilari di cambio di guardia, mi sono avventurato in una "trasgressione live", incoraggiando i presenti a fare altrettanto... così che tutti potessero avere un'idea esperienziale diretta dei concetti espressi il giorno precedente.

Eccola registrazione della lezione...

Abbiamo infine concluso i lavori del week end on-line con l'ultima lezione teorica, a cura del Maestro Giancarlo Giuriati sul tema "Gentilezza e Budo"... ovvero un approfondimento storico documentato di come l'attitudine alla gentilezza abbia sempre permeato il percorso di ogni budoka di successo.

L'Aikido non fa eccezione a questo principio, quindi sono stati forniti esempi pratici di come, quando e quante volte durante una lezione ordinaria i nostri gesti rituali vengano dettati da una profonda esigenza di rispetto e gentilezza verso noi stessi e le persone che abbiamo dinnanzi (Maestro e compagni di pratica).

Sono 4 ore e 45 minuti di video quelli sopra riportati, ai quali è poi seguito anche un interessante dibattito di oltre una ulteriore ora, che però - come ho premesso - abbiamo preferito riservare ai soli partecipanti presenti.

Ovviamente ad essi tutto questo materiale video è già stato inviato da tempo, così come la possibilità di scaricare tutto il materiale didattico utilizzato durante il Webinar.

Ora vediamo che molte Associazioni nazionali di Aikido organizzano eventi simili (cosa che crediamo sia un bene per la nostra disciplina): questa è semplicemente una delle tante volte nelle quali la Federazione è arrivata per prima ed ha dato - crediamo - un illuminante esempio!

Non è una gara, lo sappiamo bene... ma l'Aikido federale è stato in passato spesso alacremente criticato e bistrattato: ci sembra quindi importante restituirgli l'importanza che ha, così come dargli merito di tutto ciò che sta facendo per la nostra disciplina.

Al solito, ho intenzione di continuare ad utilizzare questo spazio per darvi info di ogni progetto e sviluppo del Settore Aikido Federale, poiché credo che - data la sua istituzionalità e vicinanza al CONI - sia un servizio importante da offrire all'intera nostra community di praticanti ed insegnanti.

Marco Rubatto

Commissione Tecnica Nazionale Aikido





lunedì 25 gennaio 2021

Katate san bon: come usare il jo con una sola mano

Continuiamo la nostra esplorazione sui suburi di jo: 20 esercizi fondamentali per acquisire le basi dell'Aiki-jo.

Quest'oggi siamo giunti alla 3º serie funzionale di esercizi, ovvero i 3 "katate san bon", unico gruppo di esercizi caratterizzati nell'utilizzo del jo (principalmente) con una sola mano.

Riferitevi QUI per le lezioni precedenti su tsuki go hon e uchikomi go hon, se ve le foste perse.

Qual è la caratteristica del lavoro odierno?

Semplice: la tradizione giapponese è - crediamo - una delle uniche al mondo ad avere utilizzato un'arma sia come elemento di offesa, che di difesa... ovvero non scindere questi due elementi come invece è stato fatto nelle altri tradizione marziali storiche (ad esempio, gli antichi romani usavano daga e destra e scudo a sinistra).

Questo ha portato a maneggiare sempre UNA sola arma con ENTRAMBE le mano al contempo (questo, per esempio, ha differenziato la spada cinese da quella giapponese): anche gli esercizi di base perciò vengono eseguiti con questa modalità... il jo (o il bokken) viene utilizzato sempre con entrambe le mani contemporaneamente...

... meno il caso di katate san bon, appunto, poiché in questa breve serie si è voluto massimizzare il vantaggio di brandire un'arma lunga per colpire più lontano possibile.

Per fare ciò, gli esercizi partono e si concludono con l'utilizzo di entrambe le mani, ma nel momento del potenziale impatto del bastone... esso è retto da una sola mano.

Gli esercizi sono 3, vediamoli uno alla volta con i video tutorial ad essi dedicati.

- Suburi nº 11, e 1º esercizio della sequenza "katate san bon": katate gedan gaeshi, "risposta dal basso con una mano".

Dalla posizione "tsuki no kamae" (guardia d'affondo") ci si sposta verso la propria destra, come ad evitare un colpo diretto al luogo nel quale si era iniziato l'esercizio; nel fare questo, si cerca di affidare il jo alla mano destra, per farle compiere un fendente che va dal basso a destra all'alto a sinistra.

Al termine di questo fendente la mano sinistra è pronta a "frenare", quindi ricevere il jo: il colpo si immagina debba impattare all'altezza della tempia sinistra di una persona alta come noi e posta di fronte a noi.


Ecco la traiettoria disegnata sulla foto precedente.

- Suburi nº 12, e 2º esercizio della sequenza "katate san bon": katate to ma uchi, "con una mano colpisco lontano".


Nel 2º esercizio, sempre dalla posizione "tsuki no kamae", ci spostiamo invece alla sinistra della nostra posizione iniziale, nell'atto di caricare il jo sulle spalle, sempre con l'utilità di un'eventuale schivata ad un colpo sferrato alla posizione nella quale abbiamo incominciato il suburi.

In questo caso, la traiettoria del fendente (quello più lontano che si è in gradi di sferrare con un bastone) va da in alto a destra ad in basso a sinistra, luogo nel quale troviamo la mano sinistra pronta a ricevere il jo.


- Suburi nº 13, e 3º esercizio della sequenza "katate san bon": katate hachi no ji gaeshi, "con una mano rispondo don la figura di 8".



In questo caso si parte da "migi jo no kamae" (ovvero in hanmi sinistro tenendo il jo di fronte all'alluce del piede destro) ed i fendenti (o anche le parate, visto che lo stesso movimento può essere utilizzato anche per questo) sono 2: il primo va da destra a sinistra (idealmente passando per la tempia sinistra del compagno) ed il secondo va da sinistra verso destra (passando per la tempia destra del compagno di fronte).

Nel fare questo movimento si disegna in aria il numero "8", ma tramite il kanji "八" (hachi)... non con un majorettismo che genera l'otto come lo intendiamo qui in occidente: risulta piuttosto simile al simbolo matematico dell'infinito: ∞, ossia un "8" coricato sull'asse orizzontale.


Ne approfittiamo per sottolineare - al solito - una certa simmetria e completezza geometrica:

- katate to ma uchi: ci si sposta con il corpo a DESTRA, la traiettoria del jo è BASSO destra → ALTO sinistra 

- katate to ma uchi: ci si sposta con il corpo a SINISTRA, la traiettoria del jo è ALTO destra → BASSO sinistra 

- katate hachi no ji gaeshi: si rimane con il corpo sullo stesso punto, cambiando guardia 2 volte, la traiettoria del jo è ALTO destra → BASSO sinistra, quindi ALTO sinistra → BASSO destra

Solo una coincidenza? ... non crediamo proprio...

Al solito vi proponiamo anche un video che ripassa tutti i 3 katate san bon senza pause di spiegazione...


C'è ancora un ultimo aspetto importante al quale è bene fare menzione a riguardo dei tre esercizi spiegati oggi: in ciascuno di loro, è presente al fondo una sorta di colpo "stealth", ovvero (almeno) un movimento di attacco che si potrebbe effettuare ma che non viene esplicitato nei suburi di base... nei video soprastanti però lo mostriamo.

A cosa serve questa cosa?

Serve a creare una sorta di moto incipiente, ovvero quella condizione nella quale la velocità è zero (come al termine di ciascun esercizio), ma l'accelerazione è massima... nel nostro caso l'INTENZIONE è al massimo della sua intensità.

Avete mai visto un felino nell'atto si saltare dal ramo di un albero?

È fermo, la sua velocità è nulla... ma esso è già con la mente dall'altra parte del salto; al termine dei katate san bon impariamo ad assumere lo stesso atteggiamento: il corpo ha "terminato" di muoversi, ma la consapevolezza no... ed è pronta a compiere un ulteriore scatto in avanti, cosa che porta a non "spegnere il motore" ogni volta che con il corpo completiamo un movimento.

"Always ready", oppure "zanshin" si potrebbe dire... ecco, katate san bon sono un ottimo esercizio di presenza vigile ed attiva anche quando il corpo ha terminato di muoversi... così come si addice alla postura mentale di ogni Aikidoka.

Buona pratica a tutti ed a presto con una nuova serie di suburi di jo spiegati a fondo e spacchettati per voi tutti!