lunedì 29 giugno 2020

Fine stagione, ma non fine ai problemi ed alle opportunità


Con oggi il nostro Blog chiude la sua stagione e si prende il solito periodo di riposo.

È stato sicuramente un anno strano, nel quale la pratica si è svolta più on-line che di presenza, ed un periodo nel quale ancora atteniamo che un Comitato Tecnico Scientifico dia il via libera allo sport di contatto in tutte le regioni (che non ci hanno già pensato da sole, come il Veneto e la Puglia).

L'Aikido VIVE di contatto, ma non solo di quello fisico: anche e forse soprattutto di contatto umano... e quello non ci sembra mai venuto meno in questo periodo.

Il nostro Dojo sta vivendo un momento complicato per via di un'umidità che ha danneggiato la struttura del nostro tatami, e della quale ci siamo accorti solo dopo il lockdown: si profila un estate quindi piena di lavoro, di spese e di sudore da versare per ripartire a gonfie vele a settembre.

Già... ma a settembre potremo ripartire?
E sarà solo una partenza temporanea... perché poi ad ottobre un'altra ondata epidemica ci farà tornare tutti a casa?

Non lo sappiamo, ma sappiamo che l'Aikido è per eccellenza la disciplina che ci insegna a vivere positivamente l'incertezza, a fare un salto nell'ignoto, onorandone l'essenza ed utilizzandolo come trampolino per scoprire nuove cose su noi stessi... e questo sinceramente ci basta!

Rattrista, oltre i disagi in Dojo, percepire una community ancora profondamente scissa e - generalmente parlando - "ignorante" rispetto alle dinamiche dello sport dilettantistico in Italia.

Propio in questi giorni, Società Sportive soffocate dai debiti urlano a gran voce la loro esigenza di ripartire... ma lo fanno in modo disordinato ed inefficace: l'Aikido che dovrebbe unire (almeno negli intenti) sembra avere fatto cilecca; non vi è una massa critica tale da ricevere attenzione ed ascolto da parte delle istituzioni, al momento.

Però forse questo è proprio anche il segno che di Aikido ce n'è ancora molto bisogno, perché forse non è lui ad avere fatto cilecca, quanto i suoi praticanti ed insegnanti (soprattutto) spesso ancora impantanati nei problemi di congruenza fra filosofia e pratica.

Una nuova stagione (comunque essa sarà) è alla porte... ed anche in essa proveremo a fare del nostro meglio, sia da queste pagine, che dal tatami... prima però un po' di relax: noi ci rivedremo qui il 1º settembre.

Buona estate a tutti e grazie per tutto il supporto e la fiducia che ci mostrate!

Marco Rubatto






lunedì 22 giugno 2020

Aikido e formazione federale on-line

Ci sono post che si scrivono in una decina di minuti, altri che richiedono qualche ora... ed altri ancora - come quello di oggi - che richiede qualche mesetto di lavoro.

Bene: oggi siamo fieri di mostrarvi il frutto del nostro di lavoro, che diventa finalmente fruibile da chiunque!

In questo periodo di Covid si è molto parlato di formazione on-line, dei suoi pregi e limiti... ed anche noi siamo stati molto dietro a cosa stava accadendo; parallelamente a ciò, però ci siamo anche lanciati nella sperimentazione in prima persona...

... giusto per basarci su esperienze personali e non su dati raccolti da terzi.



É nato un progetto da prima "casalingo" (del quale vi avevamo già parlato QUI)... che, funzionando piuttosto bene, abbiamo provato ad esportare in canali ben più ufficiali.

Trovando quindi un accordo con il Presidente Fijlkam Dott. Domenico Falcone e con il Presidente del Comitato Regionale Fijlkam Piemonte e Valle d'Aosta, Prof. Fabrizio Marchetti, abbiamo organizzato lo scorso 23/05/2020 il 1º Webinar di formazione sull'Aikido, che ha preso il posto di un Seminar Regionale (già previsto in quella data) che non era fisicamente possibile realizzare per via del Covid-19.

Oggi ci sembra quindi importante raccontarvi come è andata!

La Fijlkam prevede un tot di corsi trasversali per i propri Tecnici Federali, che essi sono tenuti annualmente a seguire per il mantenimento della propria qualifica (leggi "Se non ti formi, vai ad Insegnare Aikido alle capre!"): l'evento del quale vi parliamo è stato quindi realizzato AL POSTO di uno di questi corsi di aggiornamento, OBBLIGATORI per i Tecnici Federali.

É stato un pomeriggio intenso (circa 3 ore e mezza di Webinar), nel quale diversi professionisti (se non dell'Aikido, almeno nel loro campo di intervento) si sono avvicendati in 6 lezioni frontali o stimolando dibattiti tematici con i partecipanti.

Abbiamo scelto di rendere pubblico il contenuto di ciascuna lezione frontale (suddivisa in seguito per  relatore ed argomento), ma non la parte (cospicua) di domande ed interazione fra i partecipanti... per lasciare qualcosa di unico a chi ha aderito a questa inedita esperienza.
Sono comunque oltre 120 minuti di contenuti offerti ora gratuitamente a tutti!

Nel primo intervento - dopo il saluto formale del Presidente Marchetti - Marco Rubatto... che, oltre ad essere di casa fra queste pagine è anche il Presidente della Commissione Tecnica Nazionale e Fiduciario Regionale del Piemonte e della Valle d'Aosta, ha cercato di creare una nomenclatura comune, per consentire ai partecipanti di discutere insieme sulle prospettive della disciplina che praticano ed insegnano.

Potrete trovare il suo intervento qui di seguito, dal minuto 12:53 in poi.



É stata quindi la volta di Salvatore Ligama, 3º dan, Allenatore, praticante Aikido da oltre 25 anni ed ultimamente anche Insegnante Tecnico, e praticante di Yoga.

Salvatore ha introdotto alcuni concetti basilari sull'Aiki Taiso, ricercandone le origini storiche ed offrendo anche una panoramica sulle odierne avanguardie sperimentali di questa pratica.
Qui di seguito trovate il suo intervento.




Eleonora Rescigno - anch'essa Insegnante Tecnico di Aikido ed Infermiera Professionale - si è quindi occupata di approfondire l'argomento "contratture"... e di farlo ella specifica prospettiva dell'Aiki, oltre a quella classica, legata alle scienze biomediche.
É stata quindi fatta menzione anche della parte energetica e dei risvolti psico-corporei della percezione del proprio corpo, e quindi della lettura degli stati coattivi che in esso possono permanere.



Dopo un  meritato coffe break, l'Avvocato Sara Caruana, Insegnante Tecnico di Aikido, ci ha accompagnati nel mondo del diritto penale, descrivendo nel dettaglio le caratteristiche delle normative vigenti in tema di difesa personale (sia nel caso essa avvenga in un luogo pubblico, sia presso il proprio domicilio privato).



L'Ing. Andrea Merli - anch'egli Insegnante Tecnico di Aikido - ci ha relazionato in merito alle metodiche utilizzate a livello universitario sulla gestione e trasformazione del conflitto... un ambito trasversale che si sta dimostrando sempre più importante per tutte le categorie professionali!




Rubatto ci ha quindi condotto nella riflessioni finali in merito agli eventuali upgrade della nostra pratica resi possibili proprio dal Covid-19 e dal lockdown...



Ci sono state lezioni frontali, momenti di discussione collegiale e breakout rooms (ovvero piccoli gruppi di discussione differenti fra i partecipanti).

I partecipanti (oltre 40 nel momento di massimo afflusso), ci hanno seguiti da diverse regioni italiane e pure dall'estero!

Un evento nato per la formazione di un Comitato Regionale può quindi diventare internazionale grazie alla tecnologia... ed in un momento in cui non ci potevamo toccare, siamo in realtà riusciti a "toccarci" virtualmente anche più del solito: alcuni partecipanti sono giunti da Liguria, Lazio, Toscana, Veneto, Campania, Puglia, Sicilia, Lombardia... e l'intera Commissione Tecnica Nazionale Fijlkam era presente all'evento.

Ci auguriamo quindi che altri Comitati possano replicare in futuro eventi simili... che diventa ora semplice riproporre anche su scala nazionale, per esempio come supporto ai corsi di qualifica per docenti!

La Community dell'Aikido (federale, in questo caso) cresce, si muove... impara dai suoi momenti di crisi e li utilizza per i suoi upgrade.

Non è forse Aikido questo stesso processo?!





lunedì 15 giugno 2020

Aikido poliglotta? Aikido fuori dalla grotta!

Aikido è un fonema giapponese, si sa... ma è molto di più, se si conoscesse la lingua nella quale questa espressione viene scritta e letta.

Si, però non è che tutti devono avere una laurea in lingue orientali per poter praticare serenamente la nostra disciplina, questo è palese.

Quello che invece è estremamente interessante è costatare quanto poco materiale ci sia on-line sull'Aikido in ITALIANO!

Su queste pagine più volte abbiamo tradotto articoli ritenuti interessanti da fonti in altre lingue (l'ultima volta proprio la scorsa settimana!), però la velocità di crescita dei contenuti on-line non consente sicuramente un adeguato sevizio di tradizione in tempo reale di tutto ciò che avviene su scala globale.

La comunità internazionale è in continuo fermento e confronto sui più svariati argomenti connessi all'Aikido, non per ultimi il covid-19 e gli episodi di razzismo che svettano da qualche giorno su ogni media... ma chi ha accesso a queste informazioni?

Semplice: chi sa qualche lingua in più che l'italiano!
Inglese soprattutto, talvolta francese... ma solo l'italiano fa vivere il proprio Aikido in una specie di caverna di Platone.

Abbiamo visto insegnanti necessitare di traduzione per call internazionali: nessuno è tenuto a sapere 3 lingue per praticare Aikido - questo è pacifico - però comprendete come, almeno ad un certo livello, questa incomunicabilità possa ingerire nelle attività alle quali la nostra utenza si rivolge?

Come al solito è necessario un po' di coerenza: fino a quando un praticante fa qualche ora di lezione del "piccolo Dojetto di periferia" anche se si parla in diletto stretto non crediamo che vi sia nessun problema: osserviamo però questo fenomeno su scala più ampia...


Quando l'Honbu Dojo fa qualche comunicazione ufficiale, di solito la fa in giapponese e, subito a seguire, in inglese: magari questa comunicazione non coinvolge direttamente ogni praticante europeo... ma i referenti dei praticanti europei SI!

E se si è Capi Scuola, ma non si conosce l'inglese?
Si chiede per piacere all'allievo che va all'università: "Mi traduci che kakkyo ha scritto il Doshu?!"

E quando vengono organizzati panel discussion (momenti di confronto on-line) su argomenti importanti (proprio come è accaduto in questo periodi di lockdown)?


Non si viene coinvolti o non ci si coinvolge perché le barriere linguistiche diventano così importanti da impedire ogni tipo di incontro.

Ovvero ci sono insegnanti di Aikido che non sono in grado di incontrare manco chi è un potenziale collaboratore, ma parla una lingua differente dalla propria... figurati come fanno questi ad insegnare ad incontrare in modo costruttivo i propri NEMICI?!

È proprio solo sempre una questione di coerenza del messaggio che si vuole dare al prossimo.

Noi in Italia siamo tristemente specializzati nel non voler fare un passo al di fuori di ciò che conosciamo, infatti in ogni altro Paese è del tutto abituale che gran parte della popolazione sia bilingue.

Riflettiamo quest'oggi quindi insieme su quanto questa dinamiche influisca (negativamente) sulla crescita e sviluppo della nostra società Aikidoistica.

Nelle call internazionali è possibile discutere con docenti anche molto esperti di didattica, di marketing, di problematiche legate alla diffusione della disciplina, di criteri di valutazione per gli esami tecnici, ed un pacco di altre informazioni molto importanti della disciplina.

Poi spunta la solita testa di quiz che dice "Si, ma tanto l'importante è sudare sul tatami a me tutte ste altre cazzate non interessano!".
Beh, bisogna volergli bene come se fosse normale a costui, ma comprendere anche che non si può più  limitare la portata delle proprie attività e poi lamentarsi che non si riesce nei propri intenti.

Non più oggi, nella società globale ed interconnessa della quel ciascuno di noi è parte integrante!

Se si lascia all'Aikido le risorse da "cugino povero" delle cose ben fatte... si raccoglieranno i risultati da "cugino povero".

Talvolta nel nostro Dojo qualche lezione (specie per i bambini/ragazzi) è svolta in inglese, e la cosa sembra piacere non poco... oltre ad essere utile.
All'università talvolta interi corsi ed esami sono SOLO più fatti in inglese: vi siete mai chiesti perché ciò avviene?

Per una malsana ammirazione del mondo anglosassone?

NO: perché il 95% dello scibile su quella materia viene trattato internazionalmente in una lingua più diffusa dell'italiano... quindi si cerca di fare abituare da subito gli studenti a trattarlo nella lingua che apre più porte, anche se questa non risulta essere la loro madrelingua.

In Aikido sta cosa sembra che non la si sia ancora compresa molto, ecco il senso di questa riflessione.

Ci si lamenta che la nostra disciplina non decolla, non interessa ai giovani, sembra non avere futuro... e poi ci si accontenta di farla sopravvivere in pozze d'acqua stagnante, mentre fuori dalla porta ci sono oceani di persone che hanno buone idee e che stanno facendo dell'Aikido una delle proposte più interessanti del nostro tempo...

Stiamo a piangerci addosso?
Proviamo con un account free di Duolingo... magari pure il nostro Aikido potrebbe giovarne a lot!






lunedì 8 giugno 2020

Perché l'Aikido è evolutivo?

Quest'oggi traduco volentieri per voi un articolo recentemente comparso sul sito dell'Evolutionary Aikido Community, di cui faccio parte (QUI il link al testo originale in inglese).

... E lo faccio per 2 ragioni simultanee: innanzi tutto perché credo che sia di un'attualità disarmante e che spieghi in modo dettagliato di cosa ci stiamo occupando con le nostre attività sul tatami...

In secondo luogo - ma non per importanza - perché mi aiuta a spiegare a chi me ne fa richiesta la ragione per la quale ho scelto Patrick Cassidy un tot di anni fa come mentore del mio percorso in seno all'Aikido!

Dalle sue parole emerge chiara la visione che mi ha ispirato ogni singolo giorno nell'ultimo decennio, parole per le quali - a livello personale - lo ringrazio enormemente, e che confermano appieno la stima, la fiducia e l'affetto che provo per lui.

Marco Rubatto


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Perché l'Aikido è evolutivo?

Ci sono molti di noi nella comunità dell'Aikido che usano la parola "evolutivo" (o "evoluzionista" n.d.r.)  come una qualità dell'arte che pratichiamo.

Per quanto mi riguarda, fin dall'inizio avevo visto nell'Aikido un'arte marziale sofisticata, potente ma sottile.

In secondo luogo, l'Aikido aveva la promessa di essere una pratica spirituale, un metodo che può facilitare e favorire un risveglio spirituale.

In terzo luogo, offre anche un percorso per scoprire una maggiore integrità sistemica, un'opportunità per incarnarsi completamente ed esprimere tutte le capacità e il potere che una persona ha solo essendo in contatto con i livelli sottili ed energetici dell'essere vivi.

Ma è stato solo molto più tardi che ho visto che il dono più grande offerto dall'Aikido è l'aspetto relativo allo stimolare l'evoluzione nella nostra specie.

L'Aikido è naturalmente allineato con il movimento dell'evoluzione poiché l'Aikido stesso è un'espressione dell'evoluzione. È la prima e unica arte marziale che esprime un punto di vista integrale e sistemico relativo al conflitto.

Offre la consapevolezza che per risolvere veramente un conflitto, si deve prestare attenzione al tutto. Ci ricorda che vincere su un altro soggetto è un successo limitato.

Avere successo durante la perdita/sconfitta di un altra persona porta al risultato di una "somma zero", un'equazione che termina in nessun guadagno per il sistema che li comprende entrambi.
Aikido è la consapevolezza che per essere veramente vittoriosi bisogna andare oltre la vittoria e la sconfitta, e cercare un'armonia che includa il tutto. L'Aikido è il movimento di guardare oltre il "me" e connettersi con un "noi".

Tuttavia, nella pratica, le tecniche non si limitano ad essere gentili o pacifiche. I movimenti possono essere straordinariamente potenti e nelle mani sbagliate estremamente dolorosi e viziosi.
L'Aikido è potente, ma la natura del suo potere sta nel fatto che non è pensato per essere contro l'altro. È un potere che non solo protegge l'individuo, ma protegge anche il rapporto che l'individuo condivide con l'altro. L'Aikido può esprimere un potere che ci unifica in modo chiaro e senza compromessi.

Per me l'Aikido non è (qualcosa di per forza) educato, ma piuttosto può essere spietato nella compassione che esprime.

In questo modo, l'Aikido indica un modo per essere pienamente coinvolto in un conflitto senza essere aggressivamente in opposizione, o una vittima passiva (o passiva-aggressiva) o essere in negazione resistiva (con il conflitto stesso).


L'Aikido esplora come affrontare una minaccia e rispondere in modo pienamente ingaggiato e coinvolto in un modo che avvantaggia l'insieme delle parte. Questo nuovo modo di essere in pericolo di conflitto consiste nel riconoscere una nuova prospettiva. Una prospettiva che ribadisce la verità della vita: non siamo separati. Esistiamo in un sistema che contiene ogni parte. Se danneggiamo una parte di quel sistema, danneggiamo noi stessi.

Non possiamo separarci dall'impatto che le nostre azioni hanno su un altro.

Anche in un conflitto fisico le nostre azioni devono essere conformi al rapporto che abbiamo con la situazione. Se ignoriamo quella relazione, creeremo sofferenza per noi stessi in seguito.
Se un padre perde la sua prospettiva in un conflitto con suo figlio e lo colpisce di rabbia, la sua vita ne sarà influenzata in peggio. Si è perso.
Ogni volta che ci perdiamo, assaporiamo la sconfitta.

Ogni volta che perdiamo la nostra prospettiva e proiettiamo che la minaccia al nostro benessere esiste al di fuori di noi stessi, stiamo già assaporando una sconfitta. Ciò è in linea con la realizzazione spirituale che il nostro piano di esistenza è una dimensione intrinseca di ciò che siamo.

Il nostro benessere è un prodotto dello scoprire che siamo la fonte della nostra pace.
Questa indipendenza del risveglio ci ricorda che nessuno può toglierci quella fonte di pace.

In che modo tutto ciò si collega all'evoluzione?

Per gran parte della nostra storia, ogni volta che abbiamo affrontato una minaccia per la nostra sopravvivenza, la nostra soluzione ha mentito (al problema stesso) nell'impegnarci in una forte difesa aggressiva o una saggia resa o un abile isolamento.

Nei conflitti globali passati, questo si è manifestato in modo simile durante entrambe le Guerre Mondiali, l'attacco all'11 Settembre, il trattamento con l'Isis, ecc... Eppure, mentre viviamo la crisi collettiva nel mondo di oggi, affrontare il 19 covid è diverso da qualsiasi cosa che abbiamo affrontato nella recente storia umana.

Questa è una minaccia sistemica che non appare dall'esterno ma dall'interno. L'intera umanità ne è minacciata.
Non siamo in grado di trovare un nemico tra di noi. Non c'è nessuno da attaccare o uccidere come soluzione a questa minaccia.

E questa minaccia è qualcosa che tutti noi dobbiamo riconoscere simultaneamente. Nessuno è lasciato fuori; siamo tutti inclusi in questa situazione.
Ciò ha conferito un'esperienza diretta a chiunque che siamo tutti interconnessi nella nostra vita. Facciamo parte di un sistema vivente che include tutto.

Mentre tentiamo di reagire a questa minaccia di pandemia, a questo conflitto... scopriamo che i nostri vecchi modi di comportarci non sono in grado di creare alcun tipo di soluzione.

Non possiamo rispondere attaccando, non possiamo arrenderci e negoziare una tregua con esso, e non possiamo ignorarlo.
I nostri sistemi operativi non sono all'altezza del compito di affrontare la nostra attuale crisi collettiva. Ed è ovvio che, per le future minacce globali, abbiamo bisogno di un nuovo "sistema operativo".

Abbiamo bisogno di un sistema che ci spinga a cercare qualcosa di differente dal vincere o perdere come unici paradigmi. Abbiamo bisogno di un modo per rispondere alle minacce e che ci consenta di prenderci cura dell'intero sistema che ci contiene tutti.

Un sistema pro-attivo non aggressivo, inclusivo non divisivo, allineato a una intelligenza più vasta... piuttosto che operare solo secondo i parametri delle nostre stesse ambizioni e paure.

Possiamo creare un sistema operativo che funzioni non solo in conformità con la relazione che abbiamo con gli altri, ma con la relazione che abbiamo con noi stessi, con il nostro stesso sistema nella sua interezza?

Possiamo trovare un accordo con noi stessi, tra i nostri pensieri, emozioni ed impulsi?

Possiamo trovare un equilibrio all'interno di questi elementi?
Un equilibrio tra corpo, mente e cuore?

Possiamo trovare un modo che non ci consenta solo di affrontare la nostra violenza collettiva e le ombre comuni... ma di affrontare anche le ombre che abbiamo dentro di noi?

Che tipo di sistema operativo sarebbe?
Che tipo di modo di essere e di divenire dovremmo incarnare?
A cosa potrebbe assomigliare?

Questo è un territorio inesplorato per la maggior parte di noi.

Siamo cresciuti e vissuti così a lungo in un contesto culturale conflittuale e competitivo che spesso non lo vediamo nemmeno.
Come i pesci che vivono nell'acqua ma non riescono a vedere l'acqua, non possiamo vedere al di fuori del nostro stile di vita culturale condizionato.

Come sarebbe spingerci oltre la concorrenza ed il conflitto?
Non mi riferisco a qualcosa di "anti-concorrenziale" o "anti-conflitto", perché (essendo "contro-qualcosa") sarebbe ancora in conflitto...

Non uno stato di mancanza di competizione, perché si tratterebbe di una negazione della concorrenza, e quindi ancora intrappolato nell'opposizione.
Ma possiamo colmare uno stato di essenza con il tutto e di risposta efficace ai conflitti?

Un modo di essere che includa il conflitto, senza restare intrappolato da esso?

Un essere che riconosce la competizione ma non si fa definire da essa?

Dove accediamo contemporaneamente a più prospettive: l'individuo, la relazione, il mondo collettivo, il mondo naturale e il movimento della vita stessa?

Possiamo trovare una prospettiva che ci possa aiutare a superare la crisi collettiva, nella quale possiamo onorare contemporaneamente le nostre vite personali, le nostre comunità, le nostre culture e la biosfera naturale in cui viviamo?

L'Aikido offre un percorso per scoprirlo?

Se ne è in grado, non sarebbe un (enorme, n.d.r.)  passo evolutivo per l'umanità?


Patrick Cassidy, 6º dan Aikikai

lunedì 1 giugno 2020

Massimo Aviotti: addio ad un Aikidoka d'eccezione

Ciao Massimo,

ho scritto e riscritto molte volte il nome di questo Post ed il testo che segue... dandomi il tempo perché ne risultasse qualcosa che specchi in modo autentico il mio proposito, ma è stato veramente complicato.

In questi anni mi avevi abituato a cose piuttosto plateali... ma sei riuscito a sorprendermi per l'ennesima volta, purtroppo.

Non è un mistero che io e te non siamo andati molto d'accordo per quanto concerne l'Aikido e le modalità di vivere questa disciplina, ma non sei mai stato per me una persona indifferente, anzi: per anni ci siamo frequentati con una certa regolarità ed ho imparato molto da quella esperienza.

Ci siamo conosciuti nel lontano 2004 ad Anzio, durante uno stage tenuto da Gaku Honma Sensei, nel quale lavorammo per quasi 3 giorni sempre insieme; io al tempo non sapevo chi tu fossi: arrivavi da un momento nel quale il tuo Aikido era stato in pausa per questioni di carattere personale... quindi ignoravo il notevole pedigree del mio compagno di pratica.

Ci rivedemmo quindi per anni ed anni in Federazione: tu eri il Senpai, io il Kohai che ti ha seguito in trasferte anche piuttosto lunghe alla volta di qualche seminar.
All'inizio si creò subito un'alchimia particolare e la fiducia e la stima credo fossero autentiche e reciproche.

Poi accadde che l'ambiente che condividevamo - la Federazione - entrò in forte crisi alla morte del Mº De Compadri: io ed altri insegnati ti chiedemmo di guidarci, in quello che avrebbe potuto diventare il prosieguo naturale dell'opera di Fausto Sensei.

Tu - ormai nella Commissione Tecnica Nazionale - iniziasti a diventare particolarmente schivo rispetto a questa richiesta, rimandando le 1000 difficoltà ed ostacoli che ti impedivano di procedere: li qualcosa fra noi si guastò. Siamo all'incirca nella seconda metà del 2011.

Ricordo però come fosse oggi quella telefonata di Fausto Sensei che, poco prima di lasciarci, in merito a te mi fece una richiesta piuttosto specifica: "Se puoi, stagli vicino: è una brava persona, ma è anche una testa matta!".
Da allora ho potuto rendermi conto sulla mia pelle quanto purtroppo avesse ragione...

Tu sei stato un tecnico dall'esperienza veramente invidiabile, nonostante la tua relativamente giovane età. Forse fra le persone con più esperienza che io abbia mai incontrato su un tatami.

Per chi non ti avesse conosciuto, possiamo dire questo...

Iniziasti la pratica nel 1970 (io non ero ancora nemmeno nato!) ad Alessandria, con Pino Gramendola Sensei, allievo del M° Kawamukai. Ottenesti il 1° dan, nel 1975,  il 2° dan nel 1977, il 3° dan nel 1980 con la FIK.TE.DA e, nel 1984, il 4° dan con la L.I.A. esaminato sempre dal M° Kawamukai,  coadiuvato in alcune occasioni dai maestri Filippini e Masetti.

Nel 1985, iniziasti a praticare lo stile di Iwama, prima con Tomita Sensei e poi - dal 1996 - con Paolo Corallini.

Dal 2007 sei diventato 6° dan FIJLKAM e quindi anche membro della Commissione Nazionale (fino al 2017). Hai avuto la possibilità di praticare con i più grandi maestri che vi erano in circolazione (Saito, Tohei, Hikitsuchi, Kobayashi, Tamura, Noro, Chiba...) e spesso ci raccontavi parte della tua enorme esperienza nelle occasione di convivialità a latere dei keiko.

Avevi da poco festeggiato i tuoi 50 anni di pratica dell'Aikido...

Oltre che tecnicamente molto competente, eri anche una persona estremamente simpatica: mi ricordo un'infinità di barzellette sconce che ci ci facevano letteralmente scompisciare dalle risate.

Avevi un approccio non convenzionale alla pratica, privo di fronzoli... che non poteva non conquistare: siamo stati in tanti ad apprezzare i tuoi apporti al proprio Aikido, questo è innegabile.

Avevi però anche un caratteraccio non da poco: ti chiudevi a riccio alcune volte, e comunicare diventava praticamente impossibile... poi c'era la posizione, tu eri il Senpai... noi i Kohai, punto. Quindi tutti zitti!.

La mia fortuna è stata forse di avere una formazione anche indipendente dall'Aikido, che mi ha fatto comprendere presto che più di qualcosa non andava... e che a fianco dell'ottima tecnica, ci dovevano essere problematiche personali ed interpersonali che probabilmente non ti permettevano di comportarti diversamente.

Qualcosa che non andava giudicato, ma del quale prendere atto nel tentativo di comprendere cosa ti spingesse a comportarti in modo talvolta così ruvido e spigoloso.

Molti pensano che io fossi (o addirittura sia) arrabbiato con te o che ci odiassimo, ma si sbagliano di grosso... o semplicemente giudicano senza troppa cognizione di causa.
Forse ce la siamo presa, fino a quando non abbiamo accettato che le nostre vedute erano diverse, forse pure inconciliabili... e che entrambi avevamo il diritto di pensarla in modo differente.

Dopodiché il nostro rapporto è stato molto franco e ci siamo detti in faccia ciò che era il caso di dirci (almeno io con  te sono certo di averlo fatto), anche quando non è stato facile; quindi ora si procedeva in direzioni differenti, ma senza forme di rancore (da parte mia almeno lo posso garantire).

Il problema è sorto maggiormente quando sono stato incaricato - prima nella regione nella quale abitavamo entrambi... poi su tutto il territorio nazionale - di coordinare il movimento dell'Aikido federale: li non c'era tanto la posizione "Rubatto" che cozzava con quella del Maestro "Aviotti"... ma la visione di un intero Comitato o della Commissione Tecnica Nazionale che non riusciva a collimare con la tua... e purtroppo mio è stato il compito e l'onere di provare a discuterne con te, devo dire con risultati molto scarsi. Ed in questo "fallimento" la responsabilità non credo stia mai da una parte sola, quindi sono certo che pure io avrei potuto fare meglio...

Hai sempre voluto fare a modo tuo (e ciò è apprezzabile da me, te lo assicuro)... ma compiendo anche gesti notevolmente in contrasto con quella che per me era ed è un'etica sostenibile, ma pazienza... non è questo il luogo, né il tempo di dare spazio a ciò.

Il brutto (per me) è stato quando ho dovuto - per ruolo - riprendere quello che per me era stato un insegnante importante, ma che agiva in senso opposto a quanto le direttive federali: questo l'ho patito molto... ed avrei desiderato che qualcun altro potesse prendere il mio posto, ma così non è stato purtroppo.

Ti sei forse visto chiudere le porte in faccia a cose alle quali probabilmente tenevi, ma conosco i motivi di quei NO, e so quanto non fossero scaramucce egoiche fra te e la nuova CTN... ma quanto dietro ci fosse un lavoro attento, volto a COSTRUIRE relazioni... proprio come non si era riusciti a fare negli anni nei quali sarebbe toccato anche a te pensarci in modo attivo.

Sei stato - credo - l'unico Aikidoka italiano che sia mai riuscito a farsi condannare da un Tribunale Sportivo Federale a 3 mesi di sospensione delle attività: questo lo hanno decretato alcuni giudici ed avvocati... si vede che proprio sto stinco di santo non lo dovevi essere!

Noi non eravamo li per farti soffrire, mi sento di parlare anche per i miei colleghi dell'attuale CTN.
Ma certi tuoi atteggiamenti non era proprio possibile avvallarli, e chi ti ha conosciuto caratterialmente sa bene di cosa parlo.

Ma evidentemente le tue sofferenze non derivavano solo da noi: doveva essere qualcosa di più serio, interno e profondo.

Passavi periodicamente a disclaimer pubblici sulla tua volontà di mollare tutto con l'Aikido e con questo mondo "disgraziato", a finire inevitabilmente a contraddirti facendoti fotografare su qualche tatami: lo hai fatto così tante volte, che ormai nessuno più ti prendeva seriamente... ed alcuni ne approfittavano addirittura per prenderti in giro per queste esternazioni.

Io conservo di te il bel ricordo di una enorme esperienza ed anche di una certa forma di rispetto e delicatezza nei mie confronti quando ero il tuo uke... cosa che a quanto pare non possono dire proprio tutti quelli ai quali hai fatto "sentire un po' il nervo"!

Sei stato per me un Senpai, non un Maestro, anche perché io un Maestro ce lo avevo già... ma non dico questo per sminuire la tua figura: molti ti hanno riconosciuto come Maestro, e questo significa che per alcuni lo sei sicuramente stato.


Il mondo dell'Aikido ha pianto la tua scomparsa improvvisa, segno che la tua presenza ed il tuo operato hanno segnato positivamente molte persone.

Eri una persona apparentemente determinata ed autorevole, dal carattere dichiaratamente burbero... ma dovevi essere anche una persona molto sensibile e pure fragile, così come forse siamo un po' tutti.

La tua scomparsa mi ha fatto interrogare su quanto io stesso porti avanti l'attività marziale talvolta con la volontà determinata di conoscermi meglio, altre volte come la scusa per mettere una maschera alla mie paure più profonde.
Anche io, probabilmente come te e come chiunque,  metto talvolta una maschera sulle mie fragilità, atteggiandomi come se non ne avessi... credo che sia una componente abbastanza umana.

Allora mi sono chiesto come essere certo che questa fragilità possa essere presa in carico e non nascosta, dando peso e valore alla ricerca di equilibrio personale... oltre ad investire nel "kazzuto ki suda" (una frase che dicevi sempre tu!).

Mi mancherai caro Massimo, io continuavo ad incontrarti volentieri, anche solo per un auguro telefonico di buon Natale o di buon compleanno: non abbiamo mai mancato di farceli gli auguri... l'ultima volta me li hai fatti tu proprio il mese scorso!

Mi auguro di avere l'occasione ri-incontrarti in qualche spazio ed in qualche tempo, per potere continuare a tessere quella relazione che non ci era riuscita del tutto bene in questa vota... ma neanche del tutto male.

"Se vuoi sapere come è fato veramente qualcuno... litigaci!"... ecco noi ci siamo quindi conosciuti in modo tutt'altro che superficiale: magari in una prossima occasione potremo iniziare a costruire qualcosa di importante insieme.

Voglio ricordarti mentre guidavi in una delle tante trasferte nelle quali io ero seduto nel sedile del passeggero (quando ero uno studente squattrinato... tu per farmi risparmiare 2 soldi mi scorrazzavi in giro per l'Italia gratis), mentre un tizio in bicicletta ti attraversa la strada all'improvviso...

Tu ti fermi, tiri giù il finestrino e gli urli: "Ti... guarda che se studi da morto, a momenti ti stavo per diplomare"!

Grazie di tutto, riposa in pace.


Marco Rubatto



PS: come giustamente dice Claudio Regoli Sensei, che ti ha conosciuto fin dagli anni '70... "in pace mai, si annoierebbe!"