Sono stato coinvolto nella docenza della Festa di Natale dell'Aikido FIJLKAM 2025, alla quale sono stati invitati anche responsabili dello CSEN e del Progetto Aiki, nell'ottica di un'apertura che superi le divisioni tutt'ora percepibili fra i vari Enti.
Naturalmente, nelle ore di docenza che non mi competevano ho praticato - come credo dovrebbe fare qualsiasi Maestro invitato a co-condurre un evento - e mentre ciò avveniva, sono stato in coppia con persone che non conoscevo e che non mi conoscevano a loro volta.
Mi ha particolarmente colpito lo scambio avuto una giovane cintura nera, con la quale praticavo un nage waza.
Lui è stato molto gentile con me ed io ho cercato di ricambiare la cura e l'attenzione alla relazione, tuttavia - quando ero uke - percepivo chiaramente una intenzione (forse addirittura inconsapevole) di spianarmi al suolo.Le tecniche erano tutte fluide e poco muscolari, c'era un buon awase e nessuno cercava di coercire l'altro... fino a quell'ultimo istante, nel quale... SBANG! La tecnica del mio tori era diretta a farmi cadere sempre e comunque, che fossi sbilanciato o meno.
Una sorta di presupposto implicito "il mio uke deve cadere", quindi tutto ciò che non fa la tecnica, lo faccio fare i miei muscoli ed ecco che lui, in un amen, si trova li... al "piano terra, articoli sportivi"!
Ora, non è stato per nulla un problema per me questo scambio, ma ho tentato di fare l'esatto opposto con lui, ovvero lo portavo nel luogo in cui LUI NON RIUSCIVA A STARE IN PIEDI... e quindi cadeva per FORZA DI GRAVITÀ, e non per la mia.E qualcuno potrebbe chiedermi: "Cosa cambia?!"
Ed io gli risponderei: "Cambia proprio TUTTO!"
Per altri contesti, molto differenti da quelli dell'Aikido, ho ormai compreso che la coercizione può essere una soluzione nel breve periodo, ma non lo è a medio e lungo termine... e che - prima o poi - ti presenta un conto abbastanza salato.
Non è utile coercire il proprio corpo, né quello degli altri... non serve a un tubo forzare la propria mente, né si dovrebbe tentare di manipolare quella degli altri: credo che si tratti di un principio universale, che va studiato, compreso e vissuto.
La naturalezza ha sempre l'ultima parola e funziona proprio meglio di qualsiasi diavoleria si inventi l'uomo per migliorare quello che è già ottimizzato da molto prima che l'uomo stesso desse segno di esistere: la natura è così, minimizza lo sforzo e massimizza il risultato... termodinamicamente parlando, cerca di abbassare l'energia di ogni sistema, infatti l'acqua scorre sempre verso valle, la pioggia cade verso il basso... l'energia potenziale tende a trasformarsi in cinetica, e quindi nuovamente in potenziale, ma con un valore più basso del precedente.In parole più semplici, l'universo tende alla stabilità e all'assenza di spreco: l'uomo, in questo senso, pare essere la nemesi della natura e dell'universo stesso, pur facendone parte (più o meno degnamente, a seconda dei casi).
Non affermo che ciò avvenga per dolo, ma dico che avviene regolarmente... magari in modo più o meno inconscio: il problema è rappresentato dalle conseguenze che ciò lascia, sia su di noi, sia sul prossimo.Se, durante un waza, spingo il mio uke verso il tatami... è come se - improvvisamente - non mi fidassi più della forza di gravità e volessi darle io una mano: "E vai giù (stronzo)!"
Perché SE NON VAI GIÙ, beh... allora se non vai giù ciò significa che io dovrei fare un cambiamento per far si che ciò avvenga in modo più naturale, quindi significa che io NON sono già perfetto, ma potrei ancora migliorare... oppure significa che il mio Sensei potrebbe non avermi insegnato così bene come mi piacerebbe credere che abbia fatto.
In ogni caso, elementi complicati da ammettere ed accettare, quindi che risulta meglio allontanare da noi con una spintarella in più verso il basso... così che tutto torni a "funzionare come auspicato"!Fate caso, quindi, alla quantità di COERCIZIONE che siete in grado di rilevare nella vostra pratica: sia quella che ricevete (forse più facile da notare), sia quella che riservate ai vostri uke, non importa né quale grado e ruolo possedete, né quale hanno le persone che si rapportano con voi.
Ricordo chiaramente che nel mio passato Aikidoistico ho incontrato molti bravi Insegnanti (o almeno in apparenza tali), dei quali sono stato numerosissime volta l'uke: persone come Alessandro Tittarelli Sensei o Tristan Da Chuna Sensei erano/sono precisissime e potentissime... ma era sempre stato necessario entrare in modo così "triangolare" sui loro uke?
Ora mi pongo onestamente questo quesito, non sicuramente per sminuire il loro lascito, ma perché sento in me che - quando entro come un ossesso - sto mischiando l'esigenza di marzialità alla mia paura di non esserne all'altezza. In passato, sono sicuramente stato un coeditore seriale per diversi anni a mia volta, ma ora non desidero più che una mia paura condizioni le mie azioni e quelle di chi pratica con me.Ovvio che pratichiamo Arti Marziali, e come tali corriamo continuamente il rischio di lederci senza volere, sia a livello fisico, che forse anche psicologico... però un conto è fare del proprio meglio per evitare tutto ciò e poi accettare quelle RARE volte nelle quali non ne siamo stati capaci: un altro conto e fregarsene proprio di questo pericolo!
Il principio di "ukeru", ovvero prendere/accogliere/accettare, prevede che si sia in grado di fare spazio all'altro: questo è precisamente il luogo nel quale può perpetrarsi l'ABUSO, sia da parte di tori, che di uke.
Tori ABUSA di uke quando non ne accoglie l'attacco, ma lo devia (augurandosi di essere il più forte e quindi di essere in gradi di farlo!) e poi quando coercisce il suo partner con il suo waza: il suo modo specifico di attaccare, potremmo dire... un aggredito che diventa aggressore, ma con le mani apparentemente pulite, perché "si sta solo difendendo", con una tecnica che forza il compagno però.
Uke VIENE ABUSATO quando è costretto a cadere NON per la sua stessa energia rovesciatale addosso, ma per quella del suo compagno di pratica che gli si accanisce contro.
Uke è anche in grado di ABUSARE di tori in 2 occasioni polari specifiche: la prima è quando cade da solo, non dando modo al compagno di comprendere la bontà della propria azione... la seconda è quando mette un'energia eccessiva nel suo attacco, che è già sicuro che il compagno non è (ancora) in grado di gestire... giusto per fare sentire quest'ultimo un po' di frustrazione inutile, oppure si ribella al waza che riceve con un kaeshi, giusto per far sentire l'altro inadeguato ed inconcludente. In questi ultimi casi è tori ad essere ABUSATO da uke.
Il passivo-aggressivo (uke) è potente ed insidioso almeno quanto il suo compagno dichiaratamente aggressivo, ma talvolta è pure peggio... perché è stealth, e passa per quello "buono", pur sabotando i piani della relazione in ogni momento.
Stiamo parlando di piani piuttosto sottili dello scambio fra compagni di pratica - me ne rendo conto - ma è proprio la somma di questo genere di scambi che nel tempo fa si che qualcuno, ad un certo punto, decida di smettere di praticare... per cessare di subite un'esperienza che ha un sapore distorto ed inutile, anche se non è in grado di spiegarsi coscientemente di cosa si tratti.
Abbiamo quindi tutti dei compiti precisi, sia da allievi, che da Insegnanti: fare del nostro meglio perché la nostra "ombra" non influenzi troppo il prossimo, pur consapevoli che è umano e naturale averne una: per questa ragione, da molto ho scelto la gravità newtoniana per mandare al suolo i miei uke, consapevole che essa è in grado di fare un lavoro di gran lunga più pulito e meno sovradimensionato di ciò che farei io... quando perdo fiducia in me stesso ed in tutti i buoni principi che solitamente mi animano.Marco Rubatto




























































