lunedì 26 ottobre 2026

Salvatore Mergé, il Fondatore ed il pericolo della spiritualità un tanto al kg

Talvolta nella vita le cosa accadono quando è il momento che lo facciano...

Lo scorso aprile, stavo preparando l'intervento per una docenza teorica agli Insegnanti Federali, che si è poi svolto il fine maggio successivo.

Quest'anno il focus è stato rivolto alle dinamiche - sia storiche, che umane - che hanno portato alla differenziazione di così tanti stili e Scuole di Aikido, nonostante esso provenisse da una persona sola, Morihei Ueshiba.

Magari un giorno renderò pubblico questo materiale, staremo a vedere...

La cosa strana è stata che, studiando il lineage e le storie personali dei principali allievi del Fondatore, ho scoperto che i vari chart che rappresentano questo "albero genealogico" non riportavano il nome di Salvatore Mergé, del quale sapevo all'epoca ben poco... ma che rischiava di essere l'UNICO italiano ad avere mai incontrato ed essersi allenato direttamente con O' Sensei.

Li per li, mi sono limitato a cercare qualche sua notizia sul Web, ed ho scoperto che Aikido Italia Network di Simone Chierchini Sensei ci aveva già dedicato un interessante articolo nel 2020, che potrete trovare QUI.

Effettivamente Salvatore Mergé fu sicuramente uno fra i primi occidentali alla corte del Fondatore, almeno una quindicina di anni prima di André Noquet, ovvero negli anni che vanno dal 1937 al 1943, poiché egli si occupava di traduzioni presso l'Ambasciata italiana a Tokyo.

Egli si allenò presso il famoso Kobukan a Ushigome. Probabilmente Mergé fu anche il primo occidentale ad insegnare Aikido fuori dal Giappone: a quanto pare dal 1947, egli introdusse la pratica a Roma, una volta rimpatriato... e ciò costituirebbe per noi un altro inaspettato primato, ovvero quello del primo Paese in assoluto ad essere introdotto allo studio dell’Aikido, oltre il Giappone.

Ma chi era costui?

Nacque a Rocca di Papa il 16 giugno 1899 da Romano Mergé e Giuseppina Tardiola. Partecipò alla prima guerra mondiale, durante la quale rimase ferito. Dopo il rientro a Roma, lavorò come impiegato presso le Ferrovie dello Stato, attività che gli consentì anche soggiorni all’estero.

A partire dagli anni '30, svolse attività di insegnamento della lingua, letteratura e cultura giapponese presso l’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente (ISMEO), per la promozione degli studi orientalistici in Italia. Nello stesso periodo partecipò ad attività di divulgazione culturale, collaborando con l’EIAR per trasmissioni radiofoniche in lingua giapponese.

Nel 1937 fu inviato in Giappone come interprete presso l’Ambasciata d’Italia a Tokyo. Durante il soggiorno approfondì lo studio della cultura giapponese, conobbe Morihei Ueshiba e fu ammesso come sotodeshi al Dojo di quest'ultimo.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 - in quanto membro del personale diplomatico italiano - fu internato dalle autorità giapponesi fino al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Rientrò in Italia nel 1947 e riprese l’attività di insegnamento e divulgazione culturale a Roma, collaborando nuovamente con l’ISMEO. Fu proprio in questo periodo che contribuì alla prima diffusione dell’Aikido in Italia. Morì infine a Roma il 22 gennaio 1965.

Esiste un Dojo a Roma che porta il suo nome e nel sito del quale è possibile leggere alcuni aneddoti inerenti l'incontro fra O' Sensei e Mergé (narrati da quest'ultimo a suoi allievi del corso di giapponese): potrete trovare tutto QUI.

Stiamo parlando di una personalità sicuramente poliedrica ed eclettica: esoterista, orientalista, marzialista, pittore... nella mia esperienza - ed esprimo un giudizio prettamente personale - le persone che si dedicano a molte discipline o sono veri e propri geni... o avrebbero forse fatto meglio a dedicarsi a qualcosa in meno, ma facendolo con maggiore profondità.

Non ci sono prove video o fotografiche (che io conosca) per ritrarre il periodo marzialista giapponese di Mergé e non mi risulta che la sua attività di divulgatore di argomenti spirituali menzioni le esperienze vissute con Morihei Ueshiba (che allora aveva tra i 54 ed i 60 anni)... 

... però l'Avvocato ed Aikidoka Marco Testa - che ringrazio vivamente - partecipando in qualità di discente alla formazione federale dello scorso maggio, mi ha fatto dono di un libro... parte del quale scritto proprio da Salvatore Mergé dal titolo "L'arte di divenire simile agli dei. Insegnamenti iniziatici di Giuliano Kremmerz" (pubblicato postumo con il suo nome iniziatico/pseudonimo di Elis Eliah).

Ho quindi approfittato delle ferie estive per affrontare questo tomo importante, non tanto perché desiderassi diventare simile agli dei... quanto perché avevo piacere di comprendere qualcosa in più del suo autore. Studiare un vaso aiuta a capire qualcosa sul suo vasaio!

Devo dire che questo testo mi ha lasciato abbastanza perplesso, poiché sembra trattarsi del tentativo di divulgare una ricerca che per Mergé doveva essere parte integrante della sua vita: ma come si fa a divulgare l'esoterismo?

Per definizione. ciò che è "esoterico" è nascosto (questo è proprio il significato del termine) e capite bene che se si tratta l'esoterismo in modo tradizionale - ovvero come un insegnamento da rivelare a pochi - non è possibile farne molta divulgazione; al contrario, se si divulga... si svela, ma allora non stiamo più parlando di esoterismo!

Io non ho elementi per giudicare il percorso personale e spirituale di una persona che ho conosciuto solo attraverso un libro e pochi frammenti di notizie trovati sul Web, tuttavia quel poco che credo di avere compreso della spiritualità entra in forte contrasto con ciò che ho letto.

Si fa fatica a parlare coerentemente della spiritualità, poiché il linguaggio comune è uno strumento DUALE, mentre la realtà spirituale è primale, non-duale, non-scissa per definizione di se stessa: ad esempio, nel voler descrivere ciò che non muta, tutte le equazioni matematiche fanno cilecca... poiché esse sono appositamente create per indicare l'andamento delle cose che cambiano, nel tempo o rispetto a qualche altra variabile.

Così per rappresentare una realtà immutabile, si fatica ad utilizzare parole molto duali nella loro essenza più intima: bene e male, verità e falsità, iniziazione, discepolo e maestro...

Ma "bene" e "male" secondo chi? "Verità" rispetto a che cosa?

A me è parso che Mergé intendesse stare al di fuori dai credo religiosi, senza accorgersi che per farlo ne aveva creato uno ennesimo, suo... e del quale non gli era permesso di parlare più di tanto: ho quindi letto 110 pagine nelle quali - in buona sostanza - non si dice nulla di specifico... 

Una sorta di supercazzola mistica, costruita con 1000 promesse al discepolo che finalmente troverà il suo VERO maestro, che si ILLUMINERÀ, che consacrerà la vita intera all'Arte Regia... e compagnia cantante.

Di fronte a questi percorsi iniziatici, si respira sempre un po' il sapore di appartenere ad una ristretta elite di predestinati ad un compito più grande, rispetto al volgo comune: ed a me più monta il senso di predestinazione, più tende a non interessarmi essere tra questi eletti fortunati.

È un po' la piega che prende la Massoneria ed ogni altro Ordine esoterico e Scuola iniziatica. Credo che la spiritualità non abbia bisogno di farci sentire speciali, quanto di farci realizzare che ognuno è speciale un po' a modo suo, perché è unico.

Non ci sono prove che Mergé - che nella vita è giusto che abbia fatto un po' ciò che desiderava - condisse le sue lezioni di Aikido con concetti presi dalla Fratellanza di Myriam, ovvero la scuola alchemica ed ermetica nella quel aveva studiato e divenne poi lui stesso un Maestro accreditato, tuttavia questa tensione verso lo spirituale non ha potuto non farmi pensare a Morihei Ueshiba ed alla forte ricerca compiuta anche da quest'ultimo nel medesimo campo.

O' Sensei aveva la giornata che iniziava e finiva con rituali che ora forse definiremmo "magici", con preghiere propiziatorie ai Kami tutelari, e non c'era un solo enbukai che non esordisse con il misogi del luogo... operazione che serviva per allontanare gli spiriti maligni: non pretese però mai che i suoi allievi lo seguissero in questo percorso personale.

Non so se lo considerasse ineffabile, quindi non comunicabile per definizione... ma di sicuro non ne ha mai fatto un dogma del quale cercare di convincere il prossimo.

Credo che ci siano aspetti che si fanno fatica a condividere senza andare ad urtare il sistema delle credenze degli altri, e se in passato molte volte la religione è stata imposta... beh, di certo non credo sia possibile, né lecito fare la stessa cosa con la spiritualità!

È tutto sommato facile utilizzare la propria posizione di Insegnanti per catechizzare - di fatto - i nostri allievi con ciò che è importante per noi stessi: talvolta non ce ne accorgiamo nemmeno o ci può sembrare di farlo per il loro stesso bene.

Beh, è un attimo invece a lasciare che sia l'ego a parlare ed agire e cercare di trasformarsi in una sorta di "guida mistica" che conosce tutti i segreti dell'universo e teli regala/svende, un tanto al kg, mentre spiega ikkyo e kotegaeshi!

Ho già trovato alcuni Insegnanti di Aikido con il pallino dell'esoterismo for dummies, e non siamo mai andati più di tanto lontani insieme, proprio per come certe "verità" venivano calate dall'alto... e tu dovevi fare la parte di chi diceva signorsì a qualsiasi cosa bizzarra che veniva proclamata. Un allievo non è sempre nella posizione di chiedere spiegazioni o di dissentire mentre è sul tatami con il proprio Insegnante: mi è sembrata quindi particolarmente una vigliaccata approfittarsi di questa dinamica per vendere i proprio deliri mistici.

Forse sono ancora troppo giovane per capire certe cose... e fra qualche anno mi ravvederò e mi buttero pure io sul misticismo spinto un tanto al kg, ma in quest'ultimo caso il Post odierno mi farà da monito agli errori notevoli che io stesso potrei mettermi a compiere (nel caso invece che adesso ci avessi visto fin troppo bene già adesso).

Per mia enorme fortuna, la forma mentis piuttosto concreta che mi ritrovo, mi impedisce di partire per viaggi che non mostrino una correlazione più che pratica nel mio vissuto... quindi continuerò a lavorare ancora un po' con il mio corpo, che sarà anche uno strumento piuttosto semplice ed umile, ma sicuramente anche parecchio autentico.

E poi sarà anche figo essere INIZIATO... ma è altrettanto importante sapere se poi uno è anche FINITO: dualità docet!


Marco Rubatto


PS: il libro in questione è fatto di 3 distinte parti; la prima è una trascrizione degli insegnamenti di Mergé da parte del nipote, Renato De Angelis ed è quella della quale vi ho parlato, voto 5... la seconda è stata scritta da Renato De Angelis, che parla delle proprie esperienze sottili, voto 4... ma la terza è un bignamino degli insegnamenti di Giuliano Kremmerz, mentore di Mergè, e devo dire che quest'ultima parte mi è parsa molto autentica e degna di attenzione, voto 8.





lunedì 19 ottobre 2026

Frustrazione: a cosa serve "la guardiana della soglia"

Chiunque intenda intraprendere un percorso, praticare una disciplina - specie se marziale - credo (e spero) metta in conto che potrebbe NON essere un cammino del tutto in discesa...

I film di Hollywood sul tema ci hanno abituati ad immaginare allenamenti estenuanti al limite dell'umano, sotto un sole cocente, sudati all'inverosimile, con un tronco sulla schiena mentre si guazza nel fango fino alla vita... di solito con un Maestro iper-cazziante, che ti ricorda quanto tu sia una nullità, fannullona e buona a niente (stando comodamente seduto all'ombra su un'amaca). W le parodie!

Beh, la realtà non è proprio così, ma di certo la frustrazione è una dimensione con la quale è bene fare amicizia, se si pratica Aikido... o si cerca di imparare qualsiasi cosa che ancora non si conosce.

Però un conto e includere le difficoltà che incontreremo lungo la disciplina, un altro è comprendere consapevolmente come mai che esse esistono, a cosa servono e come poterle rendere delle preziose alleate!

Se siamo pronti ad affrontare anche qualche piccola difficoltà, frustrazione e delusione... all'inizio sarà di certo più semplice percorrere i primi passi - sul tatami come nella vita - tuttavia gli esseri umani tendono a rifuggire queste condizioni, attirati dal piacere ed affascianti dal tentativo di raggiungere risultati notevoli con il minimo impegno possibile.

Di sicuro è d'ispirazione a molti pensare che attraverso l'Aikido si riuscirà ad aumentare la propria self-confidence, a divenire più coordinati fisicamente, più presenti a livello mentale... forse anche più capaci a livello relazionale: ciascuno ci metta dentro tutte le proprie aspettative, da quelle più semplici a quelle più magiche e romantiche.

"Voglio diventare capace di buttare a terra una persona con quella grazia ed assenza di sforzo che ha quel Maestro li che vedo sempre su Tik Tok..."

Ottima ispirazione, però chiediti anche: "Quante difficoltà è riuscito a superare quel Maestro che vedi sempre su Tik Tok per riuscire a buttare a terra una persona con quella grazia ed assenza di sforzo?".

Questa seconda domanda ce la facciamo già più di rado, non è vero?

Quasi tutti vediamo volentieri i vecchi filmati del Fondatore che abbatte "orde di uke assassini" in apparenza col semplice cenno di una mano... oppure i grandi Sensei - suo allievi diretti - che fanno cose molto simili, tanto da essere divenuti le vere e proprie icone alle quali spesso ci riferiamo.

Non importa chi è il nostro idolo: O' Sensei, Tada, Saito, Tamura, Kobayashi, Tohei, Tissier... ciascuno ha Aikido da dare alla maggioranza delle persone che seguono le loro gesta ed insegnamenti.

Però molto meno sono disposti a chiedersi: "Quanto Aikido hanno fatto O' Sensei, Tada, Saito, Tamura, Kobayashi, Tohei, Tissier, per diventare così?"... e sopratutto: "Quante difficoltà, fallimenti e frustrazioni sono stati in grado di accogliere nelle loro vite, prima di diventare i riferimenti ai quali noi tutti aspiriamo?"

Delle vicissitudini, spesso anche nefande e demotivanti, della vita del Fondatore ne abbiamo già parlato insieme QUI sul questo Blog, e mi pare - sinceramente - che egli sia stato capace di affrontare parecchia insicurezza, potenziale fallimento e frustrazioni varie... prima di essere universalmente riconosciuto come "O' Sensei", ovvero "grande Maestro"!

Per mia fortuna, ho la possibilità di conoscere ed interagire con alcuni di questi "grandi Maestri" della scorsa generazione e di conoscere la loro storia di prima mano: beh, devo dire che la mole di successi che si vedono sono quasi sempre accompagnati da montagne di ostacoli almeno dieci volte più grandi.

Pensiamo solo ad un certo Hiroshi Tada, un ragazzo di soli 34 anni... al quale viene data la missione di diffondere l'Aikido nel nostro Paese: sbarca a Roma nel settembre del 1964, con ciò che oggi ci pare l'inverosimile ed imbarazzante grado di 7º dan (attribuito direttamente dal Fondatore).

A 34 anni io facevo fatica anche solo a farmi un uovo al burro, lui avrà dovuto capire come farselo a sua volta, ma nel mentre aveva sulle spalle un peso che non gli invidio proprio per nulla, e con una certa dose di aspettative da parte di chi gli aveva dato questa missione; aspettative che avrà ovviamente fatto del suo meglio per non tradire.

Bisognerebbe che Tada Sensei dedicasse un intero Seminar a far conoscere, una a una, le principali difficoltà che ha incontrato e le "tecniche di sopravvivenza umana" che deve avere utilizzato per realizzare ciò che lo ha portato poi nell'Olimpo degli Aikidoka, cosa che era tutt'altro che certa quando si è impegnato per realizzarla.

Ho spesso sentito dire che Morihiro Saito, che per tutta la vita ha fatto il ferroviere per Japan Railways, spesso si addormentasse durante le lezioni di Aikido: lui lavorava poi e spendeva al Dojo tutto il suo tempo destinato al riposo... e come ferroviere aveva turni di riposo di qualche giornata, a seguito di turni lavorativi parecchio provanti. Quindi, di fatto, non si riposava MAI.

Quando si è sposato, ha dovuto rimandare la sua Luna di Miele, perché O' Sensei aveva deciso di fare un enbukai nella quale aveva bisogno del supporto del suo allievo.

Quanto di noi andrebbero a casa dalla propria moglie dicendo: "Cara, non posiamo partire per il viaggio di nozze... perché il mio Maestro di Aikido ha bisogno del mio aiuto in una manifestazione"...?

Forse quelli che intendono divorziare 5 giorni dopo il matrimonio! Pensiamo solo a questo.

Le generazioni attuali di Aikidoka, ma pure di Insegnanti, non sono disposti ad affrontare nemmeno in parte queste grandi prove di resilienza: vorrebbero che lo spirito dell'Aikido si impossessasse di loro... ma poi temono di affittare una sala per allenarsi, per non essere schiacciati dai costi.

"E se poi non arrivano sufficienti allievi da pagare le spese?"

Certo, è una domanda più che lecita, però è un rischio minimale rispetto a chi ha deciso di dedicare tutta la sua vita allo studio ed alla pratica, non trovate?

Ed ecco arrivare in nostro aiuto la frustrazione, l'insuccesso e le varie paure: esse non sono altro che "guardiani della soglia", ovvero divinità appositamente piazzate per distinguere chi sarà capace di fare la differenza in alcuni campi, rispetto a quelli che desidererebbero la stessa cosa ma solo a livello romantico ed idealistico.

Chi ha determinazione si butta: spende ciò che serve per formarsi in modo adeguato, e non si limita ad andare ai Seminari gratuiti o quelli da 10,00 € al giorno con bicchierata di coca-cola finale.

Se serve viaggiare, viaggia... e siccome non è gratis farlo, rinuncia ad altre comodità per investire tutte le proprie risorse in ciò che per lui/lei conta maggiormente.

Quando si diventa Insegnanti, se c'è da fondare un Dojo lo si fonda... non si aspetta che il parroco, impietosito, ci faccia utilizzare il salone accanto alla sacrestia per 4,50 €/h!

I tatami si comperano, se serve: all'inizio andranno bene quelli che uno può permettersi, ma la volontà di migliorare le proprie condizioni di pratica sarà costante; potrei farvi i nomi ed i cognomi di quei Sensei che avevano brillanti possibilità di diventare un vero e proprio riferimento nella community, ma che non lo sono diventati perché hanno avuto paura, non hanno voluto assumersi delle responsabilità, non hanno voluto avere conflitti con il partner o con i loro parenti.

Non lo farò, ma sappiate che sono più di uno!

Le difficoltà esistono, è vero... i limiti personali anche: però c'è chi sfida tutto ciò e si tuffa in un'avventura che può essere pure più grande di lui/lei, per l'amore che ha per la disciplina... e poi ci sono quelli che trovano ottime scuse per non farlo.

Pero, stranamente, sono questi ultimi quelli che si lagnano sempre che l'Aikido non interessa più a nessuno, che è difficile trovare gli allievi, che i costi della pratica sono alti: ormai ho sviluppato una sorta di rabdomanzia in grado di scovarli subito con il bokken!

Chi lavora per realizzare i propri sogni non ha tempo di lagnarsi a vuoto... non spreca la propria preziosa energia in qualcosa di così poco proficuo! 

Il fatto che i guardiani della soglia intimoriscano coloro che tentano di varcarla credo sia un assoluto bene per il nostro movimento: la paura, la frustrazione il senso di impotenza incatenano i mediocri alla loro condizione e consentono a chi ha il coraggio di metterla in discussione di poterla superare.

Sono spesso venuto a contatto con Dojo i cui Sensei hanno attraversato (o stanno attraversando proprio ora) ogni sorta di problema: inflitrazioni nel tatami dal tetto rotto, sfratti improvvisi dalla struttura e nessun luogo in cui portare a praticare i propri allievi, Maestri che muoiono all'improvviso e lasciano il gruppo senza una guida, persone che hanno smenato molti soldi propri per progetti legati al loro gruppo, divisioni e scissioni improvvise fra i propri allievi, con i Senpai che escono sbattendo la porta e creano una nuova Scuola...

... e metteteci pure tutte le altre miserie, grane, sfighe, problematiche, crisi e catastrofi che siete in grado di immaginare!

Beh, ovvio che dopo le 7 piaghe d'Iwama, la pioggia di cicale, il sole che si oscura e la morte dei primogeniti del Dojo... uno qualche dubbio sul futuro se lo fa anche venire, giusto?

Un po' di misogi e l'esorcismo di un sacerdote shintoista potrebbero aiutare... però, poi, che si fa?!

Si continua il cammino o si lascia perdere?

Beh, alcuni continuano, si tirano su le maniche e ricostruiscono la dove verrebbe l'orchite a chiunque altro... Questi sono di solito i contesti di coloro che fanno un potente "click" e salgono di livello (dopo avere affrontato il Mostro di quello precedente), poi ci sono quelli che si scoraggiano... e la forbice che divide cosa accadrà in futuro è belle che fatta ed aperta!

Alcuni chiamano "sfortuna" il conflitto che ovviamente si genera in qualsiasi attività che valga la pena di fare al mondo: si litiga in famiglia, al lavoro, al Dojo... si incontrano problemi piccolo e grandi in ogni contesto umano.

Poi c'è chi si ferma li e chi è capace di utilizzare queste scomode situazioni limite per catapultarsi in una nuova condizione di vita, sovente migliore, e dalla quale è forse possibile addirittura ringraziare le crisi che abbiamo avuto il coraggio di affrontare: questo è uno dei principi più interessanti ed importanti della pratica dell'Aikido!

Strano che sia così poco chiaro, in primis... a molti Aikidoka.


Marco Rubatto




lunedì 12 ottobre 2026

Il Maestro marpione, il safeguarding... l'eletto ed il NEO sulle chiappe del Budo

Purtroppo è un triste caso di cronaca ad aprire il Post di quest'oggi: ad Almese (vicino a Torino) il 2 ottobre è stato arrestato un certo Bruno Antonio Malatesta, ovvero il "Maestro" di una presunta setta religiosa.

E chi sarebbe costui?

59 anni, maestro di Yoga e formatore spirituale, è stato arrestato dai Carabinieri di Torino nell'ambito dell'indagine denominata "Operazione Asmodeo". L'uomo è accusato di essere a capo di una comunità pseudo-spirituale (considerata una vera e propria setta) con sede nella bassa Val di Susa.

Descritto come un “uomo pingue, con gli occhi verdi e ipnotici, i capelli che negli anni sono cresciuti brizzolati, come la barba” ma anche “ipocondriaco, spesso malato, ossessionato dall’idea di passare alla storia per aver creato un gruppo monastico”, stando alla sua biografia ufficiale Malatesta era anche “giudice nazionale, Maestro Esperto Formatore di Yoga, docente di Arti Marziali tibetane (what the fuck are they?! n.d.r.), discipline olistiche e bionaturali e operatore di riequilibrio bioenergetico con i cristalli”.

Secondo le indagini coordinate dalla Procura di Torino, Malatesta si presentava sul Web come esperto di benessere e meditazione. Autoproclamandosi "il prescelto" (per gli amici "Antonio NEO Malatesta" n.d.r.), si faceva chiamare “Maestro Śivakṣatriya Śivānanda” (mentre lo leggevo ho fatto 5 asana con la lingua! n.d.r.) e sosteneva di essere in contatto diretto con la "Madre Divina" (credo tramite Zoom o Skype... n.d.r.) e di possedere poteri soprannaturali e capacità di guarigione (di sicuro ha il potere di farmi riderissimo! n.d.r.).

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, Malatesta utilizzava le sue attività legate allo Yoga come copertura per avvicinare persone in condizioni di fragilità o difficoltà psicologica. Una volta inserite all'interno della sua comunità residenziale, le vittime venivano gradualmente isolate dagli affetti familiari e sottoposte a un regime di totale dipendenza psicologica, sottomissione, coercizione lavorativa e abusi fisici e sessuali.

Ora, di casi simili è purtroppo pieno il mondo: qualcuno che approfitta del proprio carisma e della presunta posizione di Maestro/Docente/Guru... per far leva su persone deboli e fare cose  non per forza dedicate al benessere di queste ultime, diciamo così.

Però, però, però... colpisce sempre di più che dinamiche simili siano ancora vive nel 2026!

Ci sta che il Sig. Malatesta, quasi sessantenne, sembri più una controfigura di Paolo Cevoli a Zelig,  piuttosto che di Steven Seagal in Trappola sulle Montagne Rocciose... e non sono interessato a fargli il processo che invece spetterà alla magistratura: ma siamo tutti d'accordo che se uno si definisce "il prescelto" o siamo nel Matrix dei poveri, oppure forse è bene ridergli in faccia e girare alla larga?

A me pare banale, ma c'è stato un Ente di Promozione Sportiva che ha creduto in lui, gli ha fornito una qualifica per operare e lo hanno pure utilizzato come arbitro nazionale per alcuni anni di fila in una importante manifestazione legata allo Yoga (n.d.r. disciplina che - dall'altro ieri - è divenuta ufficialmente uno Sport e cheora  rientra nelle discipline patrocinate dal CONI).

Questo Ente ha prontamente cancellato dalle sue pagine Social eventuali prove che collegano a sé il Sig. Malatesta... ma sul Web le tracce restano e non si cancella proprio nulla, lo sappiamo!


Le domande che sorgono sono quindi numerose...

1) Come mai che è stata attribuita una qualifica di insegnamento ad un soggetto così?

2) Come mai che - ancora oggi - c'è chi non si preoccupa di sentire uno che si auto-definisce "Maestro esperto"?

3) Quali strumenti esistono metterci al riparo da simili esperienze indesiderate?


Proviamo anche a fornire qualche traccia di risposta...

1) NON è così semplice come sembra valutare la salute mentale di una persona che partecipa ad un corso di formazione, magari on-line, per un numero sparuto di ore... e che magari fornisce anche risposte plausibili o verosimili al test finale.

Per questo motivo, se vi appoggiate ad un Ente serio, i corsi NON saranno tutti on-line e di durata modesta: è scomodo per i discenti, ma più è tenuta alta l'asticella dell'Ente certificatore (in termini di richieste ai discenti, competenze da acquisire, corsi da frequentare, obblighi ai quali ottemperare anche una volta che la certificazione è stata erogata...), meno ci sarà rischio di finire nelle mani di incompetenti e svalvolati di ogni tipo.

L'Ente certificatore perfetto NON esiste, in nessuna disciplina, specie fra le nostre che non sono la mera collezione di skills di tipo tecnico: questo ci tengo a dirlo, poiché lo CSEN ha persone serie che lavorano al suo interno per fornire la più alta qualità possibile. Non mi è piaciuto tuttavia il tentativo di evitare lo shit-storm, eliminando il Post nel quale si complimentavano per l'inclusione di Malatesta nel loro corpo Docenti: fossi in loro citerei piuttosto il nostro Prescelto/Eletto in tribunale per un cospicuo danno d'immagine!


2) Se c'è una cosa che un autentico esperto non direbbe mai... è proprio di essere "un esperto"!

Se poi dice insieme di essere "un Maestro esperto", serve poca PNL per comprendere che ci sta turlupinando: esiste infatti un "Maestro inesperto"? Oppure uno che è "Esperto, ma non Maestro"?

A voi sembra normale che una persona dica di sé di essere "il prescelto", "l'eletto"?... il NEO sulle chiappe del Budo, insomma... In questo caso specifico il viscidone di turno era "l'eRETTO", più che l'eletto: in giapponese si sente poco la differenza fra la L e la R, ma le malcapitate invece l'hanno percepita piuttosto bene!.

Chi si loda, s'imbroda... dice la tradizione popolare, e questo sembra proprio il caso!

Tuttavia, vorrei far notare, che per quanto uno sia ciarlatano nella propria disciplina, c'è ancora un discreto numero di polli disposti a farsi tirare il collo e poi ringraziare ancora per il servizietto ricevuto. Si tratterà di sicuro di persone fragili, che stanno passando momenti difficili della propria esistenza... però c'è anche l'ombra della nostra responsabilità in ciò che cerchiamo, scegliamo ed accettiamo.

Wanna Marchi, ora premiata al Campidoglio con il “Premio Internazionale della Cultura” (giuro che non si tratta di un fake!) avrà pure fregato un botto di persone... ma io avrei redarguito o almeno preso per il cxlo 5 minuti pure chi si ha acquisto un pacco di sale magico a 300.000 lire!!!

La responsabilità personale NON è qualcosa che può essere azzerata o bypassata da una società "paternalista", che tratta i suoi membri come bambini idioti... che vanno tenuti al sicuro da tutto, perché essi non hanno gli strumenti per farlo da soli!

3) Da qualche anno è attivo un protocollo in ogni Società Sportiva, quindi in OGNI luogo nel quale si pratica Sport, sia le Arti Marziali, che ora anche lo Yoga (se vi trovaste in un luogo che eroga questi corsi e che non è una A.S.D. o una S.S.D. iniziate quindi a farvi 2 domande!) che si chiama SAFEGUARDING...

Si tratta di un insieme di norme e procedure, misure, politiche e buone pratiche finalizzate a prevenire e contrastare abusi, violenze, molestie e discriminazioni nei confronti dei tesserati, con una tutela rafforzata per i minori e i soggetti vulnerabili... così da vigilare che ogni ambiente "sportivo" ed aggregativo risulti più sano possibile.

Di sicuro la comunità spirituale di Almese non possedeva un "Safeguarding Officer" (spesso tradotto in italiano come Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni), che - ricordiamolo - essere una figura professionale obbligatoria all'interno di ogni associazione e Società Sportiva (ASD e SSD).

In Italia c'è persino troppa burocrazia, quindi quando alle 1000 adempienze alle quali è sottoposta una ASD se ne aggiunge un'ennesima forse non saremo da subito così felici, però questa potrebbe fare una grande differenza nella qualità della fruizione dei nostri soci ed utenza varia (specie se minorenne).

E come tutto ciò che vuole fare la differenza, bisogna formarsi e poi sottoporsi annualmente ad un richiamo formativo, oltre che sensibilizzare la community nel mentre: è un ulteriore impegno, ma - se dovessi impazzire di botto - credo che le mie eventuali svalutazioni/violenze/abusi avrebbero i giorni, se non le ore contate... e non servirebbero 7 anni di indagini, come nella Setta di Almese, tempo nel quale gli abusi sono proseguiti tranquillamente!

Insomma, non siamo più nel medioevo... e se qualcuno mi viene a raccontare che Gesù Cristo è morto dal sonno, gli farei presente che non esiste ancora nemmeno un accordo univoco sul fatto che il Gesù storico sia veramente esistito.

Il campo delle credenze va giustamente lasciato libero, così che ciascuno si diriga un po' dove meglio ritiene: è ok ogni loro tipo, da quelle più tradizionali a quelle più esotiche, a tutte le superstizioni di questo mondo, tuttavia esistono responsabilità precise essendo parte di una collettività... e da queste non ci si può sottrarre semplicemente dicendo "sono un esperto", "sono in contatto con la Madre Divina", "sono il predestinato" o minkyate simili. Sveglia!

Marco Rubatto


PS: "patacca" lo è di certo, ma poi ditemi che non anche è la controfigura di Paolo Cevoli!







lunedì 5 ottobre 2026

Modern Koryu - di Paolo Narciso

Sono sempre soddisfatto quando ho la possibilità di recensire sul Blog nuovi testi che aiutino ad approfondire i più disparati aspetti della disciplina che pratichiamo.

In questo caso il piacere è triplo, poiché "Modern Koryu" è un testo:

1) innovativo, come in realtà non se n'erano visti fino ad ora;

2) estremamente utile, e nella recensione vi racconterò il perché;

3) scritto da un caro amico, il cui lavoro sento che risuona potentemente con il mio.

Il fatto che Modern Koryu sia stato scritto da un mio amico è stato volutamente messo solo in terza posizione, poiché - al di là del piacere naturale che provo nel promuovere il lavoro di chi stimo - non voglio che ciò influenzi più di tanto i rimandi che darò su questo testo!

Apprezzo molto Paolo Sensei, lo considero un buon compagno di Cammino, ma devo prendere atto del fatto che il suo testo è stato pensato in modo veramente innovativo ed utile... indipendentemente da chi lui sia e da quanto lo si possa conoscere.

Modern Koryu
è proprio uno di quei testi che
, se si potesse, dovrebbero essere resi obbligatori a chiunque intenda, ad esempio, insegnare Aikido!

Di che cosa si tratta, dunque?

È una sapiente collezione di tutti quegli aspetti provenienti dalle Scuole più tradizioni ed antiche - le [古流] Koryu, appunto - che risultano importantissimi ed attuali per chiunque stia percorrendo TUTT'ORA il [道] Do, anche e sopratutto qui, in occidente.

Su queste pagine abbiamo spesso parlato di quante barriere culturali, linguistiche e sociologiche si frappongano fra il praticante occidentale e la disciplina orientale che esso fa del suo meglio per frequentare...

Bene: esistono già alcuni importanti trattati sul reishiki (alcuni recensiti su questo Blog QUI), che spesso si occupano di illustrare e spiegare alcuni usi e regole della tradizione marziale giapponese... Modern Koryu invece è un testo che le CONTESTUALIZZA, ovvero le racconta ad un pubblico occidentale, consapevole della sua "occidentalità".
È un testo che fa da ponte fra ciò che per noi non è facile cogliere di un'altra cultura... e la nostra specifica forma mentis.

E non è immediato, né banale assumere un punto di vista NON previsto da regole e consuetudini create appositamente per chiedere al praticante di essere calzate e seguite, spesso senza alcuna spiegazione o possibilità di fare domande.

Veniamo perciò al ricco contenuto:

1 - [発心] HOSSHIN: decidere di iniziare
2 - [受付] UKETSUKE: ricezione, accoglienza
3 - [放置] HOCHI: essere lasciati soli
4 - [自覚] JIKAKU: autoconsapevolezza
5 - [日常管理] NICHIJI KANRI: gestire il quotidiano
6 - [自主稽古] JISHU KEIKO: pratica solitaria
7 - [奥入り] OKU IRI: varcare la soglia della Via
8 - [稽古] KEIKO: la pratica
9 - [見取り稽古] MITORI GEIKO: imparare guardando
10 - [無声稽古] MUSEI GEIKO: la pratica silenziosa
11- [稽古三昧] KEIKO ZANMAI: immersione nella pratica
12 - [雑務管理] ZATSUMU KANRI: occuparsi di servizi vari
13 - [苦悩] KUNO: il tormento
14 - [先輩 / 裏方] SENPAI & URAKATA: assistenti Istruttori e lavoro dietro le quinte
15 - [侍者] JISHA: l'assistente del Sensei
16 - [指導稽古] SHIDŌ GEIKO: imparare insegnando
17 - [稽古始め] KEIKO HAJIME: la prima pratica dell'anno
18 - [学習] GAKUSHŪ: equilibrio tra studio, vita e pratica
19 - [勉強会] BENKYŌ KAI: sessioni di studio al Dojo
20 - [師範招聘稽古] SHIHAN SHŌHEI GEIKO: Insegnanti ospiti e seminari
21 - [無礼講] BUREIKŌ: fare festa
22 - [出稽古] DEGEIKO: seminari esteri
23 - [稽古納め] KEIKO OSAME: l'ultima pratica dell'anno
24 - [初段審査] SHODAN SHINSA: l'esame di shodan
25 - [受け / 受け身] UKE & UKEMI: essere chiamati come uke
26 - [指摘を受ける] SHITEKI WO UKERU: ricevere correzioni
27 - [礼式] REISHIKI: etichetta di comportamento
28 - [本音 / 建前] HONNE & TATEMAE: il volto pubblico ed il volto nascosto
 
Per ciascuno di questi importanti argomenti, il testo offre una breve descrizione dell'origine dei kanji ed una contestualizzazione nel mondo della pratica dell'Aikido, dentro e fuori dal proprio tatami e Dojo... sia nei momenti più ufficiali, che in quelli più scanzonati.

Ora è forse necessario gestire un Dojo o essere il riferimento di una community di praticanti per comprendere l'importanza di ciascuno di queste tematiche: l'impegno di ciascuno è sempre quello di condurre il proprio gruppo nel modo più sano ed armonico, ma solo chi lo fa da anni forse riesce a comprendere quanto ciò sia complicato da realizzare con costanza ed in ogni situazione che accade.

Le dinamiche umane sono sempre dietro l'angolo per testare la tenuta di un ruolo, dell'atmosfera che regna sul tatami... credo che questo sia più che normale: ecco però che un testo come Modern Koryu ci viene in grosso aiuto, poiché ci presenta gli strumenti che la tradizione ci ha messo a disposizione per realizzare ciò che ci sta più a cuore.

Io non sono cresciuto così tanto a contatto con le Koryu, ma più nel [現代武道] Gendai Budo, ovvero le "Arti Marziali moderne", quindi non conoscevo molti di questi termini, anche se ho studiato in lungo ed in largo la tradizione giapponese ed il reishiki che utilizziamo nei Dojo.

Per me è stato di enorme conforto constatare che, in qualche modo, la tradizione marziale avesse già previsto ciò che ci è utile OGGI e che l'esperienza del passato si era già trovata di fronte alla delicata regolazione di tutti quegli aspetti personali ed interpersonali così complicati da gestire, anche in una micro-collettività come un Dojo.

In questo senso, la conoscenza delle nostre origini ci aiuta a raggiungere gli obiettivi che stanno davanti a noi: non si tratta di essere "tradizionalisti", intendiamoci... ogni rimando o consiglio diventano lettera morta una volta che li si applica senza buon senso, ed - appunto - decontestualizzandoli dall'esperienza nella quale intendiamo utilizzarli.

Però è anche vero che non serve inventare l'acqua calda altre 10.000 volte!

Chi ci ha preceduto si è trovato a dover gestire problematiche analoghe a quelle che affrontiamo noi
, nonostante le epoche ed i contesti sociali differenti: ciò che funziona in oriente non è detto che funzioni anche in occidente... però proviamo un attimo anche a fare tesoro dell'esperienza altrui, prima di bollare tutto come "inutile"!

Mi sento quindi ancora di ringraziare molto Paolo Narciso Sensei per il suo prezioso lavoro di collezione e presentazione di concetti semplici almeno quanto profondi della pratica, che tendono a fare la differenza fra chi percorre consapevolmente un cammino... e chi si è perso sul Do e necessita di Chi l'Ha Visto a mandorla per ritrovarsi.

Coloro che sono interessati all'acquisto del libro, possono trovare QUI maggiori info.

Un saluto a tutto lo Shochikubai Dojo di Roma, piccola e florida realtà nella quale è possibile respirare un autentico spirito marziale tradizionale, a fianco di un grande senso di accoglienza e convivialità: se non ci siete ancora stati, velo raccomando caldamente!

Marco Rubatto









lunedì 28 settembre 2026

Il 8º kumijo... e le cose raccontate al contrario

Nell'approdare allo studio dell'8º kumijo, ne approfittiamo per fare qualche ragionamento fuori dagli schemi più ordinari...

L'ottavo kumijo è semplice ma non facile, pochi attimi e c'è un uchijo che vola via!

Ecco la sinossi dei movimenti:

1A - uchi jo: prende l'iniziativa ed esegue uno gyaku yokomen uchi jodan (fendente sul lato opposto, a livello alto) a partire dalla guardia di tsuki sinistra;

1B1 - uke jo: nella prima  metà del movimento del compagno, ukejo esegue un affondo tsuki all'altezza del cuore, ma senza caricare il jo prima di lanciarlo (estende lo tsuki dalla posizione di tsuki kamae hidari nella quale si trova);

1B2 - uke jo: nella seconda metà del movimento del compagno, si sposta dalla linea di attacco di quest'ultimo (muovendo prima la gamba destra e quindi la sinistra) ed esegue un secondo affondo, sempre all'altezza del cuore, questa volta arrivandoci da sopra le braccia di uchijo;

1B3 - ukejo: incastra la punta del suo jo fra le mani del compagno ed utilizza un movimento d'anca per proiettarlo davanti a sé, sulla destra; uchijo farà una proiezione identica a quella già esaminata nel 6º kumijo (recensito QUI) o in kotegaeshi.

Da questa descrizione, sembra che faccia quasi tutto ukejo, ma con il seguente video sarò tutto più chiaro...



Come tuto il restante bukiwaza esaminato fino ad ora, avremo variazioni dell'8º kumijo (henka)...


E concatenazioni dell'8º kumijo (renraku/kanren)...


E già ci sarebbe parecchio da studiare per arrivare fino a qui; ora però ci addentriamo nelle considerazioni "untold" sul bukiwaza di Iwama.

Saito Sensei in primis, e tutti i suoi deshi principali poi, hanno tramandato un metodo, una didattica specifica: si parte dagli esercizi di base... e quindi si arriva con il tempo a quelli più avanzati; dal punto di vista dell'apprendimento, forse è una delle metodologie più chiare e complete fra quelle al momento disponibili sulla piazza!

Secondo questa metodologia, l'ordine di studio dell'Aiki ken e quello dell'Aiki jo sono molto simili e prevedono...

Aiki ken

(7) suburi -> (4) ken awase -> (5) kumitachi + (1) kimusubi no tachi -> (∞) henka no tachi

Aiki jo

(20) suburi -> (3) jo kata -> (7) jo awase -> (10) kumijo -> (∞) henka no jo

Con questo patrimonio tecnico ben chiaro, diventa possibile affrontare la pratica più avanzata di tutte, ovvero (7) ken tai jo.

Questo è esattamente l'ordine con il quale io studiai queste forme a tempo debito... e devo dire che la metodicità con me ha funzionato.

Poi però, durante la pandemia - con molto tempo a disposizione per fare ricerca - mi ricordai di una serie di 10 ken tai jo, chiamati "furui", ovvero "antichi/desueti"... che mi era stata mostrata per la prima volta da Bill Witt Shihan, durante un Seminar Nazionale FIJLKAM presso il Centro Olimpico, credo intorno al 2010-2011...

E, grazie al prezioso aiuto di Ethan Weisgard Sensei di Copenhagen, sono riuscito a rimettere insieme tutto in modo abbastanza organico, solo che a quel punto ho notato qualcosa che mi ha colpito e sorpreso NON poco: infatti il 6º esercizio della serie è - più o meno - ciò che viene rappresentato nel video seguente...

Notato niente?

Si tratta proprio dello STESSO pattern presente nell'8º kumijo, questa volta eseguito con uchitachi armato di bokken, anziché uchijo che brandisce un jo... ma per ukejo non cambia assolutamente NULLA!

So di certo che nel 1992 Saito Sensei aveva già abbandonato l'insegnamento ordinario di questi 10 ken tai jo furui, in vece dei 7 che spiegava regolarmente: alcuni suoi deshi di Iwama (fra i quali anche il mio attuale Maestro) li avevano potuti praticare, ma molto di rado, come sequenza storica speciale.

A me basta per dire che questi 10 ken tai jo furui sono venuti PRIMA del buki waza "messo in ordine" che avevo studiato io: allora questo significava che l'8º kumijo non nasceva come tale, ma come "riformulazione" in chiave Aiki jo del 6º ken tai jo furui!

Stai a vedere che il Fondatore partì a studiare dal livello più "complicato", ovvero proprio quello di ken tai jo... e che da questo livello deriva tutto il resto?!

La curiosità è stata subito forte e quello che ho compreso successivamente non ha fatto altro che confermare questa mia supposizione: anche il 9º kumijo non è altro che una riproposizione del 4º ken tai jo furui.. oppure il 10º kumijo è molto molto simile al 9º ken tai jo furui, ad esempio.

Quasi tutto il bukiwaza odierno può essere ritrovato in nuce in questa serie desueta di esercizi di spada contro jo... Li esamineremo con cura, insieme a tutte le similitudini che ne derivano forse più avanti: per ora ci basti riflettere sul fatto che a noi è giunta una didattica "ordinata" e comprensibile, ma ai tempi di O' Sensei lo studio doveva essere molto differente, ed anche molto più complicato!

Si partiva dall'essenziale, che è semplice... ma tutt'altro che facile. Noi ora partiamo dal semplificare il più possibile, c'è una bella differenza.

Nessuno credo volesse mentirci nel raccontare la favoletta del "ken tai jo" per ultimo, anziché per primo: si voleva forse utilizzare un criterio didattico/pedagogico, e non quello cronologico.

Pochi di noi si rendono conto della fortuna di studiare OGGI una disciplina, dopo che questa è stata sistematizzata, standardizzata, didatticizzata... un tempo tutte queste cose non esistevano, quindi era necessario mettere in campo altre risorse.

Ad esempio adattabilità, duttilità, coraggio di faticare parecchio... Ma ne riparleremo prossimamente su questo Blog, ora tutti a studiare i kumijo!


Marco Rubatto