lunedì 21 marzo 2016

La cintura nera di Aikido: fate largo, arriva l'esperto!

Combinazione discutevamo in questi giorni in Redazione su quanto fosse lunga la strada di un Aikidoka... e contemporaneamente sui Social Network è comparso un post che ricordava la stessa cosa.

Ci sono sembrati segni giusti per ricordare a noi stessi ed a tutti gli altri, quanto l'ottenimento della tanto famigerata "cintura nera" NON sia tanto il segno del raggiungimento di un traguardo ultimo, quanto l'umile connotazione dell'inizio di un percorso...


Ci siamo infatti mai chiesti come mai i gradi dan, ai quali vengono connotati da un numero crescente da 1 a 8, partano con lo SHOdan e non dall'ICHIdan?!

I numeri in giapponese sono i seguenti:
lettura   ON      KUN
[]      ichi       hito: "uno"
[]        ni        futa: "due"
[]       san       mi: "tre"
[]       shi       yon: "quattro"
[]        go       itsu: "cinque"
[]     roku        mu: "sei"
[]     shici       nana: "sette"
[]    hachi       ya: "otto"

... e tutti i gradi dan vengono identificati dal numero corrispettivo: un 3º dan, in giapponese si chiama "san dan", etc

Ma perché il primo gradino si chiama quindi "shodan"?

La ragione è piuttosto semplice: il kanji "sho" [初] si legge anche "hatsu"... ed è lo stesso che compare in "hajime", cioè "inizio, prima volta, primo, nuovo".

Lo SHOdan quindi corrisponde ad un nuovo inizio, un qualcosa nel quale siamo arrivati al punto di incominciare un nuovo percorso: non si intende quindi nel modo più categorico l'idea di averlo terminato, anzi!

Molti anni fa, un nostro vecchio Insegnante spesso ci ripeteva: "L'Aikido incomincia da cintura nera..."

Questa cosa sembrava abbastanza paralizzante dal nostro punto di vista, poiché una "cintura blu" all'epoca ci pareva un gran figo dell'Aikido!!!

(un tempo anche nel nostro Dojo si utilizzavano le pacchianissime cinture colorate, ma abbiamo abbandonato da tempo questa abitudine per passare ai più tradizionali gradi kyu)

Come, a cintura nera NON saremo dei Maestri della nostra disciplina?!
Si, esatto...proprio così!

La cintura nera è quel momento importante nel quale ci si inizia a reggere impedì con le proprie gambe - Aikidoisticamente parlando - ma non in cui possiamo crederci esperti in una disciplina come l'Aikido! Per questo iniziamo a pensare che una vita intera di dedizione non basti...

In molti Dojo si presenta ancora questo alone di reverenza mistica per le cinture nere, ma è prettamente un'idea occidentale che esse rappresentino uno straordinario livello di bravura.

Dopo tutto siamo possediamo mediamente una volontà debole, quindi la sola idea di raggiungere un traguardo che richiede dai 5 ai 7 anni di impegno ci sembra qualcosa di riservato "a veri duri", mentre è solo il livello in cui si ufficializza (a noi stessi, prima di tutto) che si ha seria intenzione di iniziare a studiare Aikido.

Potremmo dire che i gradi kyu sono quel tempo in cui stiamo scegliendo se occuparci di Aikido in qualche misura nella vita oppure no: per la maggioranza delle persone questa esperienza è più che sufficiente per placare la loro fame di arti marziali come la nostra.

Il tasso di abbandono dei praticanti PRIMA di giungere alla cintura nera è prossimo al 90% circa, quindi effettivamente solo pochi possono fregiarsi di essere giunti fino ad un simile traguardo, il problema è che l'intera considerazione di questo processo è etichettato "al ribasso" ed alla svalutazione del suo reale valore.

In una società nella quale qualcuno riesce "addirittura" a raggiungere la cintura nera, egli sarà venerato come un semi-dio, ma non perché lo sia sul serio... quanto perché non stiamo osservando il fenomeno con gli occhi adeguati ad esso.

La via delle arti marziali, che per molti è un piacevole intermezzo con il quale crogiolarsi per qualche mese, diviene più che altro un vero e proprio modo di concepire la propria esistenza, di scegliere l'attività lavorativa, il partner, le amicizie...

... poiché TUTTO ciò che facciamo gira intorno a CHI VOGLIAMO ESSERE ed alle attività che ci permettono di diventarlo: ovvio quindi che questa NON possa essere un'operazione che si liquida in 4 o 5 anni!

Non abbiamo ancora sentito notizia di qualcuno che sia arrivato a conoscere TUTTO di una disciplina: di solito, più uno studente approfondisce, più percepisce quanto ci sia ancora da approfondire...

... come mai quindi attribuiamo all'inizio di un percorso il significato di una sua improbabile e poco dignitosa fine?

Perché siamo abituati a pretendere poco da noi stessi e quindi ci crogioliamo con quei residui che riusciamo ad ottenere dalla vita: la responsabilità è anche un po' nostra!

Non è che percorrere una strada per molto tempo sia più onorevole che percorrerla per pochi km: questo sicuramente no... il punto perfido però è considerarsi maratoneti professionisti perché abbiamo corso per un isolato!

A ciascuno il proprio livello di ingaggio... ma - per l'Aikido - la cintura nera NON è un traguardo poi così significativo... quanto un buon trampolino per tuffarsi nell'esperienza vera, quella cioè di diventare una cosa sola con la disciplina che pratichiamo.

Diremo di più: esistono molti praticanti - la maggioranza - che si "accontenteranno" di rimanere praticanti a vita... nel senso che non intraprenderanno MAI la strada dell'insegnamento, mentre altri - pochissimi rispetto ai primi - intenderanno a loro volta trasmettere cosa hanno appreso ad altri.

Per questi ultimi, l'apprendistato è incommensurabilmente più ripido e richiedente!

La tradizione rimanda che il primo grado di responsabilità si acquisisce ALMENO con il 2º dan, quando si viene nominati [副指導員] "fuku shidōin"... ovvero "Assistente Istruttore Qualificato"...

... mentre la possibilità di tenere un vero e proprio corso autonomamente arriva alla nomina di [指導員] "shidōin", cioè al raggiungimento del 4º dan.

La parola deriva da [指導 (する)] "shido (sure)"... e consiste nel kanji "yubi" [指], che significa "dito", ma anche  da "sasu" [指す], che è il verbo "indicare". "Michibiku" [導] significa "guida" o "leader". "Shido" è un termine che veniva utilizzato anche nella cavalleria, all'interno del codice d'onore dei Samurai.

L'Aikikai ha adottato questo sistema di designazione degli Istruttori nel 1970, più o meno al tempo della creazione della International Aikido Federation.

Ogni Ente nazionale si è più o meno accorto che la carriera di un praticante DEVE ad un certo punto differenziarsi da chi è intenzionato a continuare a praticare per puro piacere personale... quindi sono stati coniati certificati simili a quelli giapponesi, che nelle nostre latitudini si chiamano "Aspirante Allenatore", "Allenatore", "Istruttore", "Maestro", etc.

Quindi una cintura nera NON è un maestro per forza!!!

"Maestro" è generalmente un termine che viene attribuito per il conferimento di una QUALIFICA, che prevede uno specifico percorso supervisionato: dopodiché ugualmente non si sarà appreso tutto dell'Aikido però!!!

Figuratevi quindi se una cintura nera è un esperto... È forse poco più di un "adolescente" nella disciplina, che è arrivato ad un punto importante del suo percorso... quello cioè al quale si INIZIA A FARE SUL SERIO!

Sentiamo di tutto sul tatami, fuori dal tatami e sul Web, e spesso vengono affibbiati i peggio titoli a delle persone che possiedono un'esperienza relativamente insignificanti (nulla di personale!): "Sai quel mio collega d'ufficio... è una CINTURA NERA di Aikido!!!"

Embè? È un Aiki-pupo... ma se continua da qualche parte arriverà pure lui, forse, un giorno...


Non si tratta di svalutare tutto l'impegno e la costanza che richiede il giungere a cingere i propri fianchi della tanto famigerata cintura SERIA, ma di ridimensionare questo stereotipo al suo reale valore: Morihei Ueshiba, Jigoro Kano, Gichin Funakoshi e Bruce Lee non erano solo "cinture nere" (l'ultimo citato praticava stili cinesi, nei quali la cintura più alta non è neppure quella nera!).

Una cintura nera ha il preciso compito di ritornare al candore di quando ha iniziato a praticare... a forza di praticare: la sua cintura diverrà via via più sgualcita, grigetta, bianca in alcuni punti (l'anima del tessuto delle cinture nere è BIANCA!).

Una cintura nera nuova è qualcosa che diventa significativa quanto inizia ad essere usurata!

Il Doshu, ora Moriteru Ueshiba, porta la CINTURA BIANCA proprio in memoria di questa volontà simbolica di "tornare alle origini": capite quindi che prendere la cintura nera non è proprio segno di essere arrivati da nessuna parte?

Buon Aiki-viaggio a tutti, perché il sublime sta nel percorso stesso... più che nella destinazione.




4 commenti:

Anonimo ha detto...

La domanda sorge spontanea...se il 90% abbandona prima della cintura nera qualche motivo deve esserci?!! Probabilmente chi si iscrive ad un corso di Aikido è un debole di natura?!!..Oppure non c'è un reale spazio evolutivo che preveda cinture nere che non siano "maestri"...qual'è il benchmark dell'Aikido? Che piaccia o no resta ai più Steven Seagal...e non certo una "elite" d'insegnanti fine a se stessa a cui tutti agognano..o agonizzano?
Buon Aiki a tutti!

Dijego ha detto...

Io ritengo che l'abbandono sia di tutte le discipline ma è solo in quelle demodè come l'Aikido che si manifesta lampante in quanto non c'è sufficiente ricambio da rendere "invisibili" tali abbandoni.
L'Aikido è fuori dal nostro tempo che è fatto di consumismo, immediatezza, arroganza e prevaricazione. Nell'Aikido c'è anche questo ma grazie ai praticanti non grazie ai principi che lo sorreggono.
Che abbandoni pure chi non se la sente, se crediamo nel via dell'Aiki allora avremo più a cuore che si conservi la sua essenza piuttosto che mantenere folto l'elenco dei partecipanti.
Facendo un paragone un po' spinto, ricordatevi che nella saga di Star Wars (e per l'esattezza dopo Darth Bane ma questa è una precisazione da sofisti) i Sith (i cattivi insomma) erano in due: maestro e apprendista. Ciò non ha impedito loro di conquistare la galassia!
Quindi non importa il numero ma la volontà e la forza che mettiamo nel preservare il cuore di quanto ci è stato tramandato perchè dopo un movimento ne troviamo un altro ed ogni tecnica non è mai davvero l'ultima (Kuninotokotachi)

Anonimo ha detto...

Si abbandona perche non si ha la lungimiranza di vedere dove si va...perche l'aikido mette a nudo te stesso e tutti abbiamo paura di scoprire chi siamo realmente...si abbandona perche é richiesto impegno,e non ci sono risultati visibili...niente gare niente titoli...come si fa a dimostrare agli altri quello che si fa?Come si fa a dimostrare che non é tempo perso?Molti mollano dopo aver raggiunto la cintura nera perche lo considerano un punto di arrivo...la domanda vera é cosa vogliamo dall'aikido...

Carlo Colella ha detto...

Si abbandona principalmente perché mancano Maestri veri: quelli che sanno insegnare che oltre la tecnica esiste altro. Namastè