lunedì 23 novembre 2015

L'Aikido di O' Sensei è morto con lui, e mò che si fa?!

Molto spesso sentiamo ancora parlare di "Aikido tradizionale" in riferimento quasi esclusivo all' "Aikido del Fondatore", e lo sentiamo fare come ad indice di credito sullo stile di Aikido che viene proposto.

Ci siamo chiesti se questo avesse ancora un senso o a chi potesse giovare una simile dinamica.

Sicuramente l'Aikido si è molto evoluto nelle prospettive di O' Sensei stesso, da quando iniziò ad utilizzare questo nome per chiamarlo (a proposito di questo, leggi QUI), fino al momento della sua scomparsa.

Già... quindi, quando ci viene detto che l'Aikido di tizio o caio ha la presunzione di essere "quello del Fondatore", dovremmo controbattere: "In quale fase della vita di quest'ultimo?"

All'inizio era un Aikido più fisico e marziale, più avanti divenne più filosofico e spirituale... ma c'è gente che sotto "Aikido tradizionale" intende "quello buono", "quello AUTENTICO", quindi capite bene che chiedere cosa intendano per "buono" o "autentico" inizia ad essere piuttosto importante.

L'Aikido è ben fatto se ti muovi bene?

Se il tuo ikkyo assomiglia a quello di Morihei Ueshiba?

Non crediamo proprio che la questione sia così riduttiva: il Fondatore ha avuto numerosi allievi, ed essi hanno sviluppato molte visioni differenti della disciplina del loro Maestro, senza che quest'ultimo li volesse uccidere per questa loro naturale bio-diversità.

Kochi Tohei si occupo' più della parte energetica/salutistica dell'Aikido, Gozo Shioda di quella marziale, Morihiro Saito di quella didattica, Kisshomaru Ueshiba di quella divulgativa... solo per fare grandi nomi e grandi classificazioni, che tutti conosciamo.

O' Sensei è stato forse il primo Aikidoka di aperte vedute, non capiamo quindi al giorno d'oggi quale sia l'ostinazione di chi sostiene che la strada autentica è SOLO quella che percorse il Fondatore e che ora - guarda che combinazione - sta percorrendo lui!

Sarebbe come dire che ogni pizzaiolo che si rispetti deve fare la margherita seguendo scrupolosamente la ricetta napoletana, luogo in cui questa pizza fu creata.

Ma anche no: esistono molti buoni pizzaioli che a Napoli non ci sono mai stati, ma che sono capaci di preparare pizze veramente gustose...

Ma cos'è esattamente che dovrebbe avere l'Aikido "tradizionale del Fondatore"?

Le sue tecniche?
La sua pedagogia?
I suoi principi?
Le sue prospettive?

Tutti questi elementi insieme?

Diciamocele ste cose, perché altrimenti prima vogliamo essere precisi nell'identificare una sorta di "Aikido D.O.C.", poi ci impantaniamo nella nebbiosità di questi significati... ed è facile che qualcuno ci creda manipolativi.

L'Aikido di O' Sensei - ad esempio - era un Aikido formale/tecnico o libero dalle forme?

Se fosse stato creativo - come egli stesso rimandava - siamo certi che lo faremo nostro immergendoci esclusivamente in un mare di forme... solo perché questa fu la strada che sembra aver reso Morihei libero dalle stesse?

Noi NON siamo Morihei, e Morihei è MORTO... spiace dirlo, ma è così!

Quanto hanno contato, oltre ai kata e dettagli tecnici,  - ad esempio - le sue esperienze umane, filosofiche e spirituali?

Già: perché se anche queste hanno avuto un peso (come potrebbero non averlo avuto!) oltre alle sue forme, dovremmo anche vivere esperienze simili per arrivare ad una maturazione analoga, no?

Per esempio, l'Iwama Ryu, ottima fattura tecnica razionalissima del lascito di O' Sensei, sia nel tai jitsu, sia nel buki waza... NON si interessa di spiritualità, ma di angoli, distribuzione dei pesi, timing ed efficacia delle leve.

Aikido del Fondatore? Ma dove! Lui faceva questo, come anche altro...

Ma poi siamo così personalmente simili al Fondatore da essere influenzati in modo analogo dalle cose che influenzarono lui? Non crediamo proprio...

Ciascuno di noi vive una vita unica e reagisce in modo peculiare agli stimoli che questa esperienza gli offre: siamo certi che percorrere la strada di QUALCUN ALTRO renderà un giorno AUTENTICI noi?

In altre parole: se tizio parte da A per arrivare a B, siamo certi che per TUTTI questa potrebbe essere la strada più proficua?

Secondo noi no: se l'Aikido "tradizionale" ha cura di veicolare i principi della disciplina, facilmente sarà una guida saggia per non perderli di vista mentre percorriamo le sue strade... mentre se ci vuole insegnare SOLO come si fa l'ikkyo più corretto, potente e figo, difficilmente potrà cogliere i goal più profondi della sua missione...

Se arriva al Dojo un principiante con un'esigenza specifica personale (ristabilire un buon equilibrio psico-fisico, ad esempio)... si allena per un paio di anni e quindi saluta e ringrazia il Sensei per averlo aiutato a raggiungere i suoi goal pur senza essere stato mai in grado di eseguire una tecnica in modo "tradizionale"... beh, in questo caso l'Aikido avrebbe raggiunto ugualmente il suo scopo ed il suo più notevole significato o no?

Pure se sto tizio non fosse MAI stato interessato alla parte marziale che tanto impegnò il Fondatore per metà o forse più dei suoi anni di pratica?

Se non avesse compiuto un percorso "tradizionale"... pur riuscendo a farne uno significativo per se stesso... lo buttiamo alle ortiche?

Ma poi, chi ancora ha dei dubbi sul fatto che OGNI insegnamento debba necessariamente passare per il setaccio di un'interpretazione?

Solo chi non insegna forse può avere ancora questo vaneggiamento: se ciascuno di noi riversasse tutto il suo sapere su 10 individui di fiducia, ne uscirebbero almeno altre 10 visioni distinte... SIMILI, ma non UGUALI a quella che avremmo voluto trasmettere.

Perché questo?

Gli esseri umani sono VIVI ed unici e quindi interpretano la realtà in modi differenti e strettamente legati a chi sono ed alla loro esperienza del mondo.

Dire: "Io pratico solo l'Aikido originale del Fondatore" dovrebbe essere uno smacco più che un vanto!

"Pratica quello, pratica roba nuova... pratica cosa vuoi, non sarai né migliore, né peggiore di altri per questo: è come fai ciò che fai che ti qualifica, non a quale dei grandi del passato assomigli... a meno che tu non senta ancora bisogno di vivere di luce riflessa".

O' Sensei aveva il SUO e ci ha fatto vedere attraverso ad esso chi era lui: "ora tu facci vedere il TUO!... senza andarti a nascondere dietro alle gonnelle di chi non potrai eguagliare"... giacché l'Aikido non è una gara e visto che i contesti (storici, etnici, geografici, sociologici...) sono parecchio cambiati.

Ci si sta forse ottenebrando con una pratica da museo? Forse utile per mostrare come erano le cose un tempo... ma sicuramente non sufficiente per vivere la disciplina oggi, in modo armonico nel contesto che ORA ci troviamo a vivere, alle nostre latitudini, per giunta.

Questo NON è uno scoramento allo studio della storia, della tecnica di Ueshiba e della tradizione, ma un esortazione a farcene qualcosa di buono ai nostri tempi, badate bene!

Se un Insegnate passasse tutta la sua vita SOLO a rimandare che quello era il movimento di Morihei negli anni '30, poi questo era come quel movimento si è evoluto negli anni '50... per poi mostrarci come egli ce lo lasciò in eredità nel 1969, sarebbe un Aiki-archeologo, più che un Maestro.

Un Maestro conosce tutta questa roba perché poi ci sa guidare a farcene qualcosa nel NOSTRO quotidiano, non per un virtuosismo intellettuale... o - PEGGIO ANCORA - perché così vuole renderci DIPENDENTI dal suo "ineguagliabile sapere"!

C'è qualcuno che è in grado di suonare la musica DI MOZART?

Se riproduciamo le sue incisioni... quella sarà esattamente la musica di Mozart, tutte le altre saranno INTERPRETAZIONI attuali della musica di Mozart... nulla più, nulla meno.

E quale orchestra sinfonica è interessata a riprodurre ESATTAMENTE un CD?

Cosa ci spinge alla magia di un concerto, anche sapendo che potremmo sentire SOLO una cosa correlata all'originale... appunto una interpretazione dell'originale?

Siamo convinti che ciò sia per forza una sua svalutazione?

Se ci piace la musica di Mozart, mettiamo CD ed auricolari... se ci piacciono i movimenti del Fondatore andiamo a passare qualche minuto di estasi su YouTube!

Ma QUEI movimenti non torneranno più, non possono avvenire di nuovo, nemmeno se noi passassimo l'intera vita a cercare di copiarli... erano i SUOI, ora tocca a noi fare i NOSTRI: ogni istante è irripetibile, mettiamoci il cuore in pace!

Se ci piace la musica di Mozart che riusciamo a fare noi oggi, ricordiamoci che è più NOSTRA che di Mozart - anche se noi la possiamo suonare GRAZIE al fatto che lui l'ha composta.

E la musica di oggi è peggio di quella classica?



C'è chi è pronto a dire di si, ma  ricordiamoci che a più di qualcuno la musica dei Righeira e del Jovanotti dei primi tempi sembrava rumore, mentre ora magari sono fans di quest'ultimo... poi è venuto il massacro mediatico di Arisa... ed altri ora considerano altrettanto baccano Mengoni.

Ma non è che si fa semplicemente fatica ad adattarsi a cosa ci porta il tempo che viviamo... quindi - incapaci di evolvere - ci si attacca all'amarcord?

"Si stava meglio quando si stava peggio"... molto italiana come prospettiva, la utilizziamo anche per studiare le discipline giapponesi?

Se ci piace l'Aikido che possiamo fare oggi, potremmo avere pure negli occhi e nel cuore Ueshiba, ma al Dojo i movimenti saranno un po' diversi dai suoi... se la prenderà a male?

Se mettiamo tutto noi stessi in ciò che facciamo - come fors'anche lui fece - magari no, ma poi è così importante che cosa una persona che non c'è più penserebbe di noi?

Se abbiamo a cuore il suo operato, allora CONTINUIAMOLO, anziché RIBADIRLO... solo che questo implica l'affronto di nuovi conflitti, disarmonie, ostacoli e pericoli, ecco perché c'è chi si specializza in modo ossessivo-compulsino nel "passato", giusto un modo per togliersi dall'imbarazzo di vivere in modo altrettanto armonico il presente.

Ci auguriamo che tutti abbiate inteso come questo post non voglia gettare discredito su quegli stili di Aikido e Scuole che hanno il desiderio di far conoscere ed apprezzare al grande pubblico "la tradizione" della nostra disciplina, ivi inclusa l'enorme bagaglio tecnico originario di Morihei Ueshiba... 

... ma intende più che altro ad essere un monito per quegli allievi che sentono parlare i loro Insegnanti SOLO di questo: c'è qualcosa che non va, accorgersi tardi della gabbia nella quale stanno cercando di rinchiudervi potrebbe rendervi difficile la liberazione... o - ancora peggio - potrebbe farvi abituare così tanto alle esigenze manipolative dei vostri Sensei, da farvele apparire quasi logiche e "normali"!

L'Aikido di O' Sensei se n'è andato con lui... ma noi siamo qui per fare ORA la differenza anche grazie a ciò che ci ha lasciato...

... e ci auguriamo di essere così bravi nel farla, da poter lasciare qualcosa di Aiki anche a tutte le generazioni che saranno qui in futuro, anche e soprattutto quando ce ne saremo andati pure noi!

3 commenti:

maurizio pellecchia ha detto...

Solo una cosa non sono d accordo.....la pizza a Napoli non si puo imitare.La pizza è una sola e si mangia solo a Napoli.E come dire l aikido e MMA sono arti marziali.L Aikido e un arte marziale MMA e niente.... ...Buon aikido a tutti

Anonimo ha detto...

Le parole che si leggono su questo blog sono per me le parole di chi ama veramente l'Aikido quale esperienza che l'universo mette a disposizione degli uomini...come "allievo fuggito dalla gabbia" leggo sempre con ammirazione questo grande Maestro che si mette in gioco con il movimento per il bene della disciplina...non gli sarebbe stato più semplice parlare male di questo o quell'altro stile e autoreferenziarsi?
Ma sappiamo che questa non è una cosa da Maestri!
Buon Aiki a tutti!

Marco Cerbone ha detto...

Sulla pizza non sono d'accordo,la pizza fuori da napoli difficilmente é accettabile,si puo fare un discorso piu del tipo :a Napoli ci sono tante pizzerie importanti,ognuno ha la sua ricetta,ma sempre pizza é,poi c'è chi preferisce la pizza di uno o dell'altro