lunedì 5 maggio 2014

Il bosone di Ueshiba, ovvero ciò che manca all'Aikido per stare in piedi

Sappiamo tutti che la scienza si basa sulla ricerca di modelli teorici in grado di descrivere la realtà, che diventano "leggi" nel momento in cui sono comprovati in laboratorio.

Per questa ragione, già a metà degli anni '50, ci si rese conto che le teorie scientifiche del Modello Standard (una congettura matematica in grado di spiegare l'interazione di 3 delle 4 forze fondamentali note: le interazioni forte, elettromagnetica e debole) rischiava di non stare in piedi, a meno di non congetturare l'esistenza teorica di una particella, il famoso "Bosone di Higgs"... che mantenesse in piedi il modello che iniziava a fare acqua da tutte le parti.

Si teorizzò l'esistenza dei questa particella che avrebbe salvato la baracca teorica utilizzata allora dai fisici della materia nel 1964... quindi da allora si è cercato in tutti i modi di trovare la sua presenza anche mediante gli esperimenti di laboratorio...

... tanto che nel 2012 si ebbe addirittura la sensazione di avere finalmente trovato qualcosa che poteva assomigliare al Bosone tanto cercato...

Tuttavia ancora i fisici sono lungi dal poter affermare con sicurezza di avere identificato ed isolato il Bosone di Higgs; attualmente gli ultimi dati ufficiali recitano: "È stata confermata la scoperta di una particella con le caratteristiche del Bosone di Higgs, anche se i dati disponibili non sono ancora completi"...

Che in linguaggio scientifico si traduce con: "Speriamo vivamente di avere trovato ciò che cercavamo, altrimenti la giostra casca a pezzi da sola e non possiamo farci niente!".

Non male per una sicurezza scientifica!

L'unica delle verità è che gli scienziati sono piuttosto lontani dalla possibilità di comprensione della struttura fine con la quale è stato ordito il nostro universo...

In analogia a ciò, vogliamo quest'oggi interessarci a quale potrebbe essere quel "Bosone di Ueshiba" che rende l'Aikido tale... cioè che ne garantisce la qualità DOC e che allontana ogni dubbio di essere di fronte ad un'altra cosa.

Che O' Sensei abbia appreso le Arti Marziali da svariate fonti accreditate è fuori di ogni ragionevole dubbio al giorno d'oggi: si è riusciti a tracciare abbastanza precisamente la cronologia delle sue frequentazioni.

Il suo bagaglio tecnico più importante è probabilmente dovuto all'incontro con Sokaku Takeda e con il Daitō-Ryū Aikijūjutsu che quest'ultimo gli insegnò: c'è poco da fare... l'Aikido ebbe un'origine notevolmente influenzata dalle Arti Marziali tradizionali giapponesi!

Morihei Ueshiba tuttavia ebbe notevoli esperienze personali legate alla spiritualità, all'introspezione, alla preghiera, oltre che allo studio della poesia, filosofia e tradizione del resto del globo (dai Vangeli, al Libro Tibetano dei Morti...).

Ne fu sicuramente influenzato e qualcosa cambiò rispetto alla sua prospettiva di pratica ed insegnamento delle Arti Marziali: l'Aikido sembra il risultato più notevole di questo cambiamento.

Ora noi siamo qui a chiederci: cosa fa dell'Aikido una pratica DIVERSA dalle discipline praticate in precedenza?

Qual è quel "quid" che lo distingue dal Daitō-Ryū Aikijūjutsu?

Se riuscissimo a rispondere in modo esauriente e definitivo a questa domanda, avremo forse individuato ed isolato il "Bosone di Ueshiba"!

Il problema è che, come i colleghi fisici della materia, pure i praticanti ed insegnanti di Arti Marziali di oggi hanno tutt'altro che chiaro questo processo, infatti non sono spesso nemmeno d'accordo su ciò come l'Aikido dovrebbe essere definito!

Ci sono coloro che rimandano in continuazione le radici marziali della nostra disciplina, quindi l'efficacia, l'etichetta, la connessione con la tradizione... e bla, bla, bla...

Anche su queste pagine ne abbiamo spesso parlato: ma quindi che cosa caratterizza l'Aikido rispetto alle discipline dalle quali trae origine?

Se fosse solo una questione tecnica, qual è il confine che separa il jū jutsu da ciò che pratichiamo?

L'intenzione che poniamo nelle tecniche?

Il fatto che cerchiamo di non fare del male al nostro aggressore?
Lo sbattiamo a terra, ma siccome sopravvive senza danni permanenti, allora è differente dalle antiche arti, che cercavano di uccidere con un solo movimento?

L'Aikido è forse una sorta di jū jutsu GENTILE?

Non crediamo proprio...

Allora è forse "l'arte della pace e dell'armonia", nel quale il conflitto è bandito a priori e giudicato violento ed inutile... una pratica tesa a formare uomini migliori, che imparano ad interagire in modo costruttivo ed integrante?

Sicuramente O' Sensei si è espresso anche in questo senso, sia negli insegnamenti verbali, che scritti (mentre STRANAMENTE non ha lasciato praticamente nulla di altrettanto preciso detto o scritto sulla mera tecnica)... ma siamo sicuri che sia tutto qui?

Una specie di motivational per Giovani Marmotte, imbevuto di Francescanesimo... alla "volemose bene?

Se così fosse, allora non ci sarebbe più ragione di un allenamento serio, coinvolgente e duraturo... basterebbe un qualsiasi movimento newagiano: ce ne sono miriadi che hanno un proclama simile!

Evidentemente non è tutto così semplicistico: cosa distingue l'Aikido da un ambiente buonista nel quale vigono regole dogmatiche di rispetto e compassione?

Forse elementi analoghi a quelli che non ne fanno una semplici rivisitazione non violenta delle mortali Arti Marziali del passato.

Una cosa è certa: Morihei Ueshiba è stato uomo dei pochi marzialisti del passato ad approcciarsi in modo esplicito ad una disciplina fisica e spirituale che coinvolgesse il praticante nella sua totalità, ci verrebbe da dire "nella sua multi-dimensionalità"... con tutti i pro ed i contro che ciò può far scaturire.

I "pro" sono di certo quelli di supportare l'individuo a conoscersi nella propria interezza (fisica, mentale, emotiva, spirituale, animica...), mentre i "contro" sono la difficoltà maggiore di definire con precisione questo intero processo.

Così come i fisici spererebbero di isolare il Bosone di Higgs perché non franasse loro la teoria che collega con efficacia l'interazione delle forze elettromagnetiche, forti e deboli... così i marzialisti stanno altrettanto in vano di definire inequivocabilmente quella particolarità che distingue l'Aikido da quanto ci fu in passato, senza che esso possa scadere in cosa non ci piacerebbe avere fra le mani in futuro.

E come mani nessuno trova mai nulla di definitivamente certo?

Piuttosto semplice, anche se per dire ciò bisogna discostarsi dai metodi scientifici attualmente riconosciuti come validi...

Perché sia la trama più intima dell'universo, che le radici più profonde che rendono l'Aikido qualcosa di unico, vanno ricercate nei livelli di coscienza e di consapevolezza con i quali ci si rapporta con queste "cose": più il nostro sguardo cambia nel leggere il mondo che ci circonda, più è possibile interpretare la realtà in modo diretto, personale e veritiero.

Gli intermediari (quelli cioè che si vogliono sostituire a noi per dirci come stanno veramente le cose), sono necessari fino al momento in cui ciascuno di noi non intende andare a guardare "con i propri occhi", con la propria coscienza.

Che ciascuno si trovi il proprio Bosone di Ueshiba, se ne ha bisogno... e che sia affare suo difendere una teoria fino a quando più lo aggrada: è così pregnante e soddisfacente vivere una realtà che ci fa evolvere di giorno in giorno, che quasi quasi diventa superflua questa ostinazione puerile a voler per forza far quadrare i conti di un problema divinamente complesso!

3 commenti:

Dijego ha detto...

Capita spesso di parlare se "l'aikido serve davvero o meno e da dove viene, perché viene da lì etc etc" che è un quesito non solo da guida galattica per autostoppisti ma è addirittura mal posto come dire "il ping pong serve davvero per la difesa personale?". Di questo i praticanti hanno parlato, parlano e parleranno a iosa.
Io ho personalmente risolto la cosa con un "me ne frego" di guzzantiana memoria (al posto del solito ma sempre vero "pratica, pratica, pratica) e sposo quanto disse Sikorskij:

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Angelo Armano ha detto...

La consapevolezza è la cosa più ostica che esiste. Peggiore di un nemico in carne ed ossa che ti attacchi, magari armato.
E se il "bosone" dell'Aikido fosse la consapevolezza e l'Aikido un formidabile strumento per conseguirla? Ciò spiegherebbe come mai tanti lo pratichino, ma in concreto non ne sanno il motivo.
L'inconscio ci chiama a praticarlo, mentre il conscio resiste e strumentalizza la pratica. Ci sono cascati i migliori allievi diretti di Ueshiba e le istituzioni create, servono a consolidare l'andamento.
Fate, fate, fate e non rompete...
Il problema è che il vecchietto una volta disse: " Se mi volto indietro vedo che nessuno mi ha seguito".
Insisti Marco, insisti!

Osvaldo Righetto ha detto...

Condivido il commento di Angelo...se l‘aikido fosse la chiave per l‘autoconsapevolezza?
ma se fosse semplicemente quello che è, senza tanti ricami...