lunedì 30 settembre 2013

Fashion e glamour che fanno tanto Aiki

Ci troviamo quest'oggi a riflettere su alcuni fenomeni piuttosto diffusi nel mondo Aikidoistico, ossia la tendenza a copiare il proprio Sensei in tutto ciò che fa, spesso senza discriminazione su cosa appartenga di diritto al mondo dell'Aikido e cosa invece sia una sua tendenza personale.

Abbiamo girato e conosciuto vari gruppi... praticato con persone provenienti da svariate Scuole e Stili: ciascuno ha un po' le sue particolarità, i suoi pregi... come anche le sue fisime...

Un allievo intelligente è in grado di distinguere quando un fenomeno è "locale" o quando dietro ad esso si nasconda qualcosa di più profondo, in modo da non correre il rischio di "guardare il dito, mentre il maestro indica la luna"!

Di seguito vi riportiamo alcune strane usanze legate al modo di abbigliarsi di alcuni gruppi di praticanti, che spesso proprio con esse usano contraddistinguersi:

i "Tissieriani"...

- utilizzano solitamente far spuntare la cintura nera frontalmente dall'hakama, con "un'orecchia" dell'obi che punta l'anca destra, mentre l'altra guarda l'anca sinistra;

- spesso si tirano su l'hakama (esistono un paio di modi diffusi per farlo) in modo tale che si veda il bianco dei pantaloni (zubon) all'altezza delle caviglie, come talvolta si usa fare nella pratica all'aperto.

Queste due caratteristiche in sé non ci appaiono né buone, né cattive... solo che sono caratteristiche e per questo le sottolineiamo.

La seconda usanza risulta particolarmente funzionale quando, come dicevamo, si pratica all'aperto... in quanto un tempo si poneva un'attenzione particolare a non sporcare la propria hakama, per poterla lavare più di rado... e quindi ritardare gli inevitabili fenomeni di usura: c'erano pochi soldi in Giappone, intorno al 1950, quindi chiunque era interessato a farsi durare il più possibile il vestiario adibito alla pratica.
Sulla prima usanza invece (quella di far spuntare le estremità della cintura frontalmente dall'hakama), non ci risulta essere una ragione specifica, se non qualcosa di forse legato all'estetica: in altri ambiti, come quello della Scuola di Iwama, per esempio... viene al contrario richiesto che la propria cintura non sia visibile dall'esterno.

Abbiamo di persona assistito circa venti anni fa alla scena in cui Morihiro Saito Sensei rimproverava un Aikidoka presente ad un suo seminario italiano, proprio perché si era vestito facendo "spuntare" un lembo di cintura sotto l'hakama.

Non intendiamo ora asserire quindi che non si debba fare, ma era importante far emergere come la stessa usanza possa essere considerata in modo diametralmente opposto in contesti differenti.

i "Saitiani"...

da qualche anno, soprattutto coloro che si rifanno agli insegnamenti di Hitoira Saito Soke - figlio di Saito Shihan - stanno iniziando ad utilizzare una sorta di nobakama, cioè una hakama un tempo utilizzata per il lavoro nei campi... molto più simile ad un paio di larghi pantaloni, che la solita gonna-pantalone alla quale siamo abituati.

La chiamiamo "nobakama" anche se non ci risulta essere realmente il termine più indicato... ma tant'è che così viene nominata sul Web, tanto per capirci...

Le 5 pieghe anteriori e le 2 posteriori sono conservate anche in questo modello meno utilizzato alle nostre latitudini, e con esse anche le 7 virtù del Bushido che rappresentano... solo che il contesto di Iwama alla metà degli anni '50 era parecchio diverso da quello che si può trovare attualmente in un seminario internazionale di questa Scuola.

La casa di Morihiro Saito era a 6 o 7 metri da quella di O' Sensei, a 10 metri dal Dojo del Fondatore e soprattutto immersa in una tenuta di 1,3 ettari di terreno coltivato per decenni quotidianamente da queste due importanti figure storiche.

Poteva non essere quindi così strano andare a zappare l'orto e quindi andare direttamente a fare lezione al Dojo senza cambiarsi.
La vita dell'agricoltore e quella del Budoka erano fuse in un'integrazione così stretta, sia per via della tradizione che per via degli spazi e dei tempi che scandivano le attività giornaliere, che questa commistione era alquanto probabile!

Ora però le cose sono cambiate: quando Hitoira Saito insegna un seminario internazionale, non arriva dall'orto di casa... quindi la nobakama è da considerarsi quasi l'equivalente di una "tenuta informale" in un'occasione molto formale. Qualcosa di poco tradizionale, nipponicamente parlando...

Lui non sbaglia per definizione di Sensei tuttavia: ha deciso di vestire la nobakama ovunque e si deve sentire libero di farlo: ci meravigliano i molti suoi allievi che hanno fatto il diavolo a quattro per mettere le mani su questo articolo, poco conosciuto in Europa sino a 5 o 6 anni fa!

Che questo tipo di hakama risulti più pratico per fare Aikido?
Che possa rappresentare una naturale evoluzione nel vestiario della disciplina?

Non lo sappiamo: per ora prendiamo atto che un capo Scuola ha apportato una modifica piuttosto inedita nel suo abbigliamento e che molti suoi allievi lo hanno imitato...

Questo Gruppo fa anche massicciamente utilizzo di tenugui, ossia di quel piccolo asciugamano di cotone leggero (ma ora anche di spugna) che va dai 35 cm in su, gelosamente conservato nella piega più esterna del keikogi... con il quale tamponarsi il sudore durante gli allenamenti.

Questa tradizione è ancora particolarmente viva nel Kendo, dove tenugui e sudore sono elementi ben comuni!

Spesso è possibile ai Seminari di questa Scuola trovare banchetti appositamente adibiti alla vendita di oggettistica specifica: libri, DVD, magliette... e gli immancabili tenugui con lo stemma dell'Associazione o il kamon (il sigillo) del casato Saito (non abbiamo nulla contro l'inevitabile merchandising delle attività umane, s'intende).

Ultima cosa (altrimenti i praticanti di questa corrente potrebbero pensare "che ce l'abbiamo con loro"... mentre ricordiamo che utilizziamo questo scritto solo per fare riflettere!): tradizionalmente le scritte sul keikogi si appongono sulla spalla sinistra e sull'hakama in corrispondenza della natica destra.

Ultimamente questa Scuola sta invece usando apporre il suo logo nella parte anteriore sinistra della giacca e/o sulla parte centrale della schiena. Anche in questo caso, nulla di male, ma si segnala che la tendenza viene ripresa forse quale segno distintivo dagli appartenenti allo stile.

i "Kobaiashiani"...

gli appartenenti a questa corrente si distinguono per l'abitudine di utilizzare l'obi tradizionale (il kaku obi) a chiusura del keikogi, mentre gli altri stili in occidente hanno preferito far uso delle cinture del Karate o del Judo anche per l'Aikido... forse per la sola praticità nel reperire il gadget dalle nostre parti.

La cintura tradizionale di cui ora parliamo ha una fasciatura più ampia sull'addome e consente di essere chiusa senza un nodo voluminoso dinnanzi al centro addominale. Lo stesso O' Sensei ne faceva uso, ed anche discipline come il Kendo o il Kyudo la contemplano nelle loro divise.

Le donne praticanti del Kobayashi Ryu usano poi vestire l'hakama particolarmente alta, un po' ascellare per capirci... e ci risulta che anche questo elemento trovi riscontro nella tradizione nipponica, per la sempre maggiore attenzione alla pudicizia femminile tipica di quella cultura e società.

Se avessimo esaminato altri stili, sarebbero emerse altre innumerevoli tendenze ed abitudini, legate al vestiario come all'etichetta e alla pratica vera e propria, questo è ovvio... perciò si considerino gli esempi precedenti solo occasioni per riflettere insieme.

Ci verrebbe da pensare che, se vestissimo il kaku obi... con sopra una nobakama, dalla quale spuntano lateralmente i lembi dell'obi stesso e ci facessimo una "svercia" ai pantaloni... e tenessimo il nostro immancabile tenugui con tanto di logo nella piega della giacca...

... già solo per questo potremmo contare di possedere l'essenzialità dei meguri di Hirozaku Kobayashi, la precisione e la potenza di Morihiro Saito... e l'eleganza e la dinamicità di Christian Tissier!

Ma ci sa che la realtà non sarebbe esattamente questa...!

Provenendo da insegnamenti di personaggi dall'esperienza e temperamento differente è pressoché fisiologico che negli anni ciascuna corrente abbia manifestato le proprie tendenze specifiche: ci chiediamo ora in questo momento... cosa veramente contraddistingue un Aikidoka di valore?

Se un allievo di Tissier non avesse l'obi che spunta dall'hakama, o un praticante dell'Iwama Shin Shin Aiki Shuren Kai non riportasse loghi sul keikogi e non avesse il tenugui... costoro dovrebbero sentirsi meno tali?

Non crediamo proprio: un praticante sposa più la filosofia di uno stile, più che la griffe!

Ed allora perché questo straordinario movimento identificativo dei praticanti in una determinata abitudine LOCALE del proprio Sensei, Gruppo, Stile, Scuola?

Nonostante non ci siano tantissimi praticanti di Aikido nel nostro Paese, sicuramente ci sentiamo di affermare che sono molti ancora meno coloro che lo praticano come qualcosa di più che un hobby o uno svago sportivo: ciò può effettivamente significare che le persone mediamente non sono in grado di discernere se gli usi e costumi locali abbiano una qualche sorta di importanza profonda, o siano solo "capricci del momento"...

... in realtà "il gregge" neanche cerca di approfondire: gli viene detto che si fa così, e costoro si uniformano semplicemente!
Altrove le "manie" (che in greco significa appunto "amore malato"... quindi un principio che è partito da un elemento positivo, per poi deteriorarsi) sono dei veri e propri diktat ai quali sottostare pena l'esclusione dal "clan".

"Chi non ha l'Aikidocard dell'Associazione XY non ne può far parte"!
Quante volte abbiamo sentito scemenze simili: vi consigliamo in merito di andare a leggere QUESTO ARTICOLO, se ve lo foste per caso persi...

Più in generale però l'esigenza di "identificazione" con il gruppo di pari che ci circonda esprime un desiderio di appartenenza, del tipo "io, che forse conto poco, mi sento più importante se sono riconosciuto come appartenente al tal giro/gruppo/clan/associazione"...

... è come se "l'abito"- almeno inizialmente - "facesse un po' il monaco", al contrario del celebre proverbio popolare.

Ma qui andiamo oltre a ciò, oltre bizzeffe di magliette, borse da palestra, sacche per le armi contraddistinte dal logo XY (a seconda del gruppo al quale "amiamo appartenere"), abbiamo visto persone che imitano i tic nervosi del viso del proprio Insegnante!

Persone che utilizzano gli stessi atteggiamenti del proprio Boss sul tatami o nella vita privata, forse con la vana speranza di "essere un po' come lui, se gli ci assomiglia abbastanza da fuori..."

... persone che parlano in "giappaliano", ossia usano i verbi all'infinito durante le lezioni, solo perché i loro Maestri magari erano giapponesi e quindi avevano una conoscenza limitata della nostra lingua: ma siamo qui per migliorare, o per ereditare i limiti di chi ci ha preceduto?!
Fisicamente parlando si chiama "fenomeno di risonanza", e ci potrebbe anche stare... ma perché questa esigenza di perdere la propria identità, anziché finalmente ritrovarla proprio con la pratica!!!

Usciamo presto da questa scia imitativa, che in fondo denota solo insicurezza e povertà personale di contenuti: se sapremo essere Aikidoka di valore, determineremo noi le nuove mode del futuro, così come hanno fatto e stanno facendo i "fuori classe" del passato e di oggi, quindi stop a seguire come pecore lo stile o il Guru di turno, mitizzando solo ciò che si è già certi di non poter raggiungere mai...

... solo gli adolescenti possono permettersi di vivere così!

Ci serve invece formare uno zoccolo duro di Aikidoka maturi, che indipendentemente da come si vestano ed a quale stile siano affezionati, siano molto meno "ondivaghi" e influenzabili dal capriccio del momento... e molto più sintonizzati a portare avanti un discorso serio e profondo con l'Aikido.

Alla fine... negli anni... è questo ciò che fa più "Aiki", ben al di là di fashion e glamour...!

3 commenti:

Angelo Armano ha detto...

Mi sa proprio che lo stile dell'autore sia quello di impegnare questioni serissime con nonchalance. Credo che senza percorrere l'amena via del fashion, il comunicato poteva riassumersi in due frasi, che per ragioni di brevità proverò a rimaneggiare a modo mio (se non sarà d'accordo mi punirà severamente...):
"L'Aikido dovrebbe aiutarci a distillare la nostra irripetibile individualità, giovandoci allo scopo del rigore marziale, col quale indurci finalmente a ridimensionare la nostra impenitente adolescenzialità."
Se così fosse l'Aikido tornerebbe ad essere -felicemente- una disciplina per pochi, togliendo dalla testa ai cosiddetti maestri ogni ansia di successo e di risposta di mercato. Togliendosi l'ansia, sarebbero dei maestri -finalmente- che insegnano cose profonde, trasformatrici, a quei pochi che li seguono.
Caro Marco, ti lancio una proposta, a partire proprio da quella frase di Osensei che ritieni di dover verificare al "carbonio 14", in epigrafe all'articolo sul nonno distratto:
DI CREARE, CON LA COLLABORAZIONE DI CHI SIA D'ACCORDO, UN EVENTO TEORICO-PRATICO SU QUEL CHE HA DETTO IL GRANDE VECCHIO.
Cordialmente,
Angelo

Osvaldo Righetto ha detto...

Come si dice.....paese che vai, usanze che trovi....quello che Marco racconta è la verità, i Tissieriani li riconosci a 10Km proprio per quel vizio della hakama tirata su...ma sono vezzi l importante è la pratica, e su questo che si deve concentrare un aikidoka saggio.
un saluto ovo san

Osvaldo Righetto ha detto...

Giusto ricordare che gli uomini sono vezzi al fascino di emergere tra gli altri, qualsiasi mezzo è valido e l aikido non fa differenza ...quindi hakame alzate orecchie alle cinture bandiere sui keikoji e il nome sull hakama?
però l arte rimane pura ed è ciò. che conta....o no?
ovo san