martedì 7 febbraio 2012

L'Aikido e le relazioni di coppia...

Cosa centra l'Aikido con le relazioni di coppia?

Ce lo siamo chiesti parecchio anche noi, riflettendo sulle più comuni dinamiche personali dei molti praticanti che conosciamo o con i quali abbiamo avuto il piacere di uno scambio sincero sull'argomento...

Per la maggioranza del tempo trascorso sul tatami, l'Aikido è letteralmente "una relazione di coppia": allievo-Sensei, uke-nage... ma a questo argomento ci siamo avvicinati perlopiù per via dei racconti dei praticanti che dichiaravano di avere pesanti problemi in famiglia, e più nello specifico, con il proprio partner di vita.

Nel Dojo ovviamente c'è gente single, fidanzata, sposata... ma ci siamo accorti come la "relazione" con l'Aikido sia talvolta un momento di supporto alle dinamiche personali di ciascuno, mentre altre volte venga vissuta come scappatoia/rifugio dai problemi irrisolti.... o in altre occasioni ancora sia una vera e propria fonte di perenne conflittualità!

Innanzi tutto abbiamo potuto constatare come la maggior parte degli Insegnanti di Aikido che conosciamo abbiano avuto relazioni perlomeno particolari a livello sentimentale: quando è andata bene ci sono state divisioni storiche dopo molti anni di convivenza, nei casi peggiori invece ci sono stati bruschi divorzi, molteplicità abbondante di matrimoni e l'approdo alla relazione con un/una partner moooolto più giovane, solitamente Aikidoka pure lui/lei, e militante fra gli allievi del Sensei di turno.

Le "famiglie tranquille", ammesso che ciò si consideri in un'accezione positiva e desiderabile, pare che non siano la normalità per gli Aikidoka! 
Questa dinamica, alla quale fortunatamente si enumerano parecchie eccezioni, è identica sia a livello internazionale, che nazionale.

Abbiamo addirittura incontrato chi affermava scherzosamente che la qualità di un Insegnante sarebbe appunto determinabile dalla quantità delle sue separazioni amorose... e dal fatto che sia single, in quanto un tale dato era indice di tenere così tanto all'Arte praticata, da aver messo ogni cosa - relazione sentimentale e famiglia comprese - in secondo piano!

Ora... al di là della simpatica affermazione, non ci pare che un Insegnante dell'Arte della Pace possa connotarsi favorevolmente dal numero di volte che è stato disposto a "fare la guerra" per l'Aikido!

Ma, seppur nella sua minor esperienza e quindi nella sua maggiore possibilità di sbagliare, nemmeno un allievo dovrebbe forse riconoscersi in questo paradigma!...

Eppure è pieno di sedicenti Sensei settantenni "felicemente" accompagnati da allieve trentenni al seguito, così come pullulavano (almeno nella scorsa generazione di Insegnanti) le indiscrezioni di relazioni ben poco professionali fra i Maestri e le allieve più desiderose di apprendere l'Arte "direttamente alla fonte"...

E "se l'amore è cieco, l'Aikido invece ci vede benissimo" e crediamo sia un terreno preferenziale per mettere in mostra particolari aspetti conflittuali della propria ed altrui esistenza.

Perciò ci siamo chiesti come mai, ad esempio, molti praticanti rimandano il loro desiderio di frequentare di più il Dojo e gli allenamenti, mentre i partner (non praticanti) vivano la pratica dei loro congiunti come una reale sorta di relazione extraconiugale: "Scegli me o l'Aikido questa sera?".

E' una domanda che ha un suo motivo d'essere?

Precisiamo, a scanso di equivoci, che non ci riferiamo "al maritino" che vuole andare alla sera in palestra, mentre "la mogliettina" lo vorrebbe con sé al focolare domestico e quindi fa la piantagrane... ma ad una vera e propria tendenza diffusa in entrambi i sessi a vivere la pratica dell'Arte come momento da "giustificare" fra le mura domestiche, per la quale spesso non si viene compresi, e che è quindi fonte di tensione:

- "Caro/cara, questo week end avrei un seminario al Dojo..."
- "Basta! Hai tirato troppo la corda... ora mi hai rotto... tu e l'Aikido!"

Sono dinamiche tristemente frequenti e note nel nostro ambiente, per questo ci siamo interrogati sulla loro provenienza profonda...

Che veramente l'Aikido possa essere vissuto da qualcuno "fiori dal giro" come "vizietto" troppo scomodo del proprio partner?... Tipo incontrarsi con gli amici al Bar dello Sport?

Stando ai racconti si direbbe di si, ma non crediamo che la responsabilità sia da attribuire esclusivamente all'Aikido...

Ci siamo resi conto che molti Insegnati/praticanti generano questo tipo di situazioni perché hanno creato con l'Aikido e nell'Aikido un loro mondo personale, nel quale rifugiarsi ogni qual volta si vuole stare in contatto con se stessi, e - soprattutto - fuori dal resto del mondo...

I loro partner li avvertono quindi sfuggenti ed attribuiscono all'Aikido (o alle passioni del proprio congiunto) una colpa che non merita, essendo solo stato utilizzato come "strumento improprio di fuga" da una realtà dolorosa oppure alla quale non si è disposti a fare fronte.

Crediamo che l'Aikido sia un'ottima possibilità per chiunque di prendere contatto con se stesso PROPRIO mentre si prende analogo contatto con la realtà circostante, CONTEMPORANEAMENTE!

Non solo una cosa non esclude l'altra, ma la supporta!

Quindi se l'Aikido crea tensioni coniugali perché viene utilizzato come rifugio/ripiego per sfigati che non si sentono in grado di affrontare la vita, la responsabilità è di chi si presta a questa triste dinamica, non di altro!

La responsabilità è forse degli Insegnanti che lo permettono ove se ne fossero accorti... e ciò avviene anche per il fatto che essi stessi sono talvolta i primi a vivere e favorire questa dinamica.

Crediamo che Aikido non sia una grotta in cui scappare... ma piuttosto un trampolino per essere e fare con coerenza!

Ma non ci sono solo i "rifugiati", ci sono anche gli eterni adattati che invece NON vanno regolarmente ad allenarsi per non creare conflittualità in casa, dove invece sarebbe bene farla manifestare per non vivere perennemente come zerbino del proprio partner!

In questo caso i principi dell'Aikido potrebbero essere utilizzati per affermarsi in modo dignitoso, ma è bene che non vengano esplorati o vissuti a fondo, altrimenti salterebbero di botto le unioni che sarebbe sano terminassero!

E quanti iper-adattati/adattate frustrati/frustrate abbiamo conosciuto!

Poi ci sono i furbetti/ le furbette: quelli cioè che utilizzano la chiacchiera sui purissimi principi dell'Aikido per ammagliare gli altri, o per zittirli!
Costoro finiscono sempre in storie malate di serie C, frustrati dal fatto che ad un certo punto l'altro si rompe e li manda a defecare in Giappone...

Forse si tratta di persone che potrebbero praticare di più per crescere e parlare meno!

Un capitolo tutto a parte della nostra indagine è di diritto meritato a tutte quelle coppie che condividono la realtà della pratica e del Dojo: ne abbiamo conosciuti proprio tanti...

- chi si è conosciuto al Dojo e poi ha iniziato a frequentarsi anche privatamente;
- chi si è trovato bene con l'Aikido ed ha convinto il/la partner a seguirli sul tatami;
- chi è già giunto in coppia ad iscriversi al corso...
Fra costoro sono talvolta nate storie bellissime, di coppie felici, che si amano e supportano a vicenda ed hanno fatto dell'Aikido e dei suoi valori un elemento portante della propria quotidianità.

Non tutto è malato ciò che accade in ambito Aikidoistico... ci sono ad esempio anche Maestri/e che hanno sposato una/un loro allieva/o perché si erano semplicemente innamorati vicendevolmente l'uno/a dell'altra/o!

Ma l'Aikido ci siamo accorti essere soprattutto uno strada personale, condivisibile si, ma solo in termini parziali.

Mira al cambiamento, all'evoluzione e ciascuno praticante ha tempi e modalità differenti in questo processo: magari ci si "infiamma" insieme per l'Aikido e poi uno dei due si "spegne" altrettanto rapidamente.
Magari uno parte un po' in sordina, poi capisce di aver trovato la disciplina della sua vita... e non parla più d'altro...

Chi non ricorda che il proprio ingaggio è qualcosa di strettamente personale, rischia forse di fare pericolosi scivoloni di coppia, se la realtà dell'Aikido è condivisa.


La dinamica più comune delle coppie di partners praticanti è la tendenza a potare sul tatami le conflittualità irrisolte nate in ambito domestico, così come portare a casa le tensioni nate dalle difficoltà incontrate insieme al Dojo. Ancor più ciò avviene se uno dei due partner è l'Insegnante e l'altro è allievo/a!


Va ricordato che inizialmente è sano ci sia una sorta di "membrana" di separazione tra quello che avviene in ambito Aikidoistico ed il resto del mondo: ovvio che questa cosa è solo per favorire una certa "igiene" del rapporto, perché l'obbiettivo finale è invece proprio quello di fondere il più possibile la pratica ed i suoi valori con la quotidianità!


Ma all'inizio è bene scindere, specie se si pratica entrambi... in modo da mantenere pulito e non influenzabile il terreno comune dove si va a conoscere se stessi attraverso lo scambio con gli altri. Una volta che questo "laboratorio comune" sarà stato reso immune dalle proprie piccolezze umane, sarà più semplice e proficuo iniziare uno scambio ed un confronto autentico a tutti i livelli...

Questo almeno è ciò che ci ha portato a valutare la nostra esperienza... Ci piacerebbe sentire cosa dice la vostra: cosa ne pensate?

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Esistono coppie felici ed infelici nel bridge, nelle arti marziali come nella salsa cubana.. Il fattore comune è la persona non l'aikido.

mad ha detto...

Essendo una donna ho maggiori problemi a ritagliarmi uno spazio fuori dalla famiglia: ho patteggiato con mio marito e mia figlia una casa meno brillante e 2/3 sere settimanali di "fatevi voi la cena" ma una madre/moglie più felice. Gli stages e gli incontri domenicali si fanno assieme: io mi godo il dojo e loro i momenti conviviviali prima e dopo con gli altri praticanti. Posso testimoniare che non è facile ma con il sostegno di tutti, le passioni individuali possono conciliarsi con una vita affettiva sana...proprio perchè come dicevi all'inizio, che arte della relazione è se io mi limito a rispettare la relazione sul tatami e non quella nella vita?

mad ha detto...

Essendo una donna mi costa fatica conciliare lavoro, famiglia e dojo, ma dopo vari aggiustamenti del tipo: "2/3 sere alla settimana la cena ve la preparate voi" e "la casa è così se la volete più pulita lì c'è la scopa",siamo arrivati ad una sana convivenza.
Per gli stage e gli incontri domenicali ci si muove in gruppo: io mi godo il dojo la mia famiglia gli aspetti conviviali prima e dopo l'allenamento. Non è facile portare l'arte della relazione dal tatami alla vita, ma ci si può riuscire...fascino a parte del mestro brizzolato sulle giovincelle!! Ragazze, un consiglio: guardatevelo per bene senz'akama e ricordate che potenza del ki o meno...lui soffrirà di prostata prima che voi entriate in menopausa!! :-)

Anonimo ha detto...

in uno stage in bretagna, 25 anni or sono, col maestro Kobayashi, incontrai la mia futura moglie che praticava in un dojo a 12 km di distanza da casa.

poi dite l' aiki fa bene......

danilo bellazzi

AikiMakoto - Massimo - ha detto...

la relazione di coppia come detto da un amico anonimo è indipendente dall'Aikido. Resta però valido il ragionamento che è orientato in altra direzione. Infatti il punto spinoso è: io dedico del tempo all'Aikido e non alla famiglia. La buona regola di chi scopre l'acqua calda recita: la buona soluzione sta nel mezzo. Certo, ma sollevo una riflessione come conseguenza: non è che se non pratico a tutti gli stage a tutti i seminari divento un praticante di serie B ed è questo che genera frustrazione nel dover saltare questi incontri a favore di una vita più domestica ? lascio a voi della redazione se prendere in considerzione un post in merito, io mi riprometto di farlo quanto prima.
aikimakoto