sabato 27 febbraio 2010

L'Anca che Manca


Contenuti alquanto banali quest'oggi, ma che comunque descrivono uno dei più grandi problemi dei praticanti di Aikido sul tatami...

... l'influsso di un corretto movimento delle ANCHE in ogni tecnica, postura, movimento che realizziamo durante la pratica.

"L'anca che manca" ci pare un giusto titolo per descrivere la comune frustrante esperienza dei neofiti (ed anche di molti cosiddetti esperti!) che tentano di replicare le movenze del proprio Insegnante partendo dalla periferia del loro corpo, anziché dal suo centro.

Pare strano da affermare, ma crediamo che l'Aikido sia un'Arte che proceda nella sua espressione dall'interno di ciascuno verso l'esterno, mentre chi apprende è solitamente incline a credere che sia possibile "prendere dall'esterno" per portare all'interno.

In una certa misura, non sbaglia, sicuramente... ma solo in una certa misura.

I movimenti di un Insegnante spesso sono resi estremamente essenziali dall'esperienza, così che ad un osservatore paia banale ripeterli, visto il minimo sforzo che sembra richiesto per compierli... fino poi a scoprire che non è proprio così semplice "copiarlo" fedelmente!

Perché accade questo?

Crediamo sia una questione di priorità.

Un neofita è curioso di sapere "quale mano" ha utilizzato il Sensei, "dove" si è mosso, quanto lontano è possibile proiettare una persona.
Il Sensei invece spesso si preoccupa di ben altre cose durante il suo muoversi (un vero Sensei non si preoccupa in realtà proprio di niente, quindi prendete quel "preoccuparsi" in senso metaforico!): COME eseguire il movimento, COME sposare una buona respirazione con lo stesso... elementi più impalpabili e sottili da percepire dall'esterno, questo di sicuro.

Ed in tutti gli elementi che certamente fanno la differenza nella pratica, c'è la propria capacità di utilizzare al meglio il centro del corpo nelle nostre posture e spostamenti: "onaka" (addome), "koshi"... le ANCHE per dirla più all'occidentale.

Quando per la prima volta si giunge al Dojo, spesso si è invitati a mettere i piedi in una determinata posizione, per simulare maldestramente l'hanmi. Non è spesso molto, ma è già qualcosa.

Perchè questo accade? Perché un Insegnante sa che se i piedi sono messi più o meno a 90º, le anche saranno approssimativamente in una posizione vicina a quella corretta.
La costruzione della forma parte quindi da fuori, per arrivare a modificare la postura del centro del corpo.

Per il Sensei invece vale esattamente il principio opposto: egli sa bene come assumere la postura corretta con le ANCHE, con il proprio centro, quindi i suoi arti inferiori, RILASSATI, vanno a posizionarsi di conseguenza dove l'anatomia umana, istante per istante, suggerisce che sia meglio.

Entrambi gli hanmi saranno simili, ma quello degli allievi sarà costruito dai piedi alle anche, quello dell'Insegnante invece dalle anche ai piedi.

"Aikido wa itsumo hanmi desu"... "l'Aikido è sempre hanmi" diceva un famosissimo Insegnante ormai scomparso... ma era molto frequente sul tatami non vederlo mantenere fede a questa sua massima... se con "hanmi" si intende solo la postura dei piedi.

Perché? Perchè anche se i suoi piedi fossero stati messi "a papera", le sue anche erano sempre nella posizione corretta, stabili, rilassate, radicate, pronte a scattare e portare in movimento tutto il resto del corpo!

Per rendere l'idea di ciò, ci è sovvenuta l'immagine di un Gong...

Immaginiamo che al posto delle anche ci sia un Gong



... se paragoniamo al nostro movimento l'atto di percuoterlo, il colpo è lo spostamento del centro corporeo, mentre le onde sonore che da esso promanano sono le energie che vanno a confluire negli arti per realizzarlo compiutamente.

Il suono, il movimento... vengono dal centro.

Un altra immagine: se il corpo fosse un PC, le anche sarebbero la CPU ed il resto gli utilizzatori, l'hardware che completa e realizza un sistema informatico funzionante.

L'informazione, il movimento... vengono dal centro.

...

Così chi prova a fare al contrario, cioè agendo con la periferia, utilizzerà molta forza muscolare, più energia di quella necessaria, potrà "frustare" molto meno i suoi colpi, potrà invertire la direzione del flusso dell'energia molto più lentamente di chi si pone sull'asse di rotazione più centrale, quello delle anche appunto... e lo utilizza a dovere.

In Aikido ogni tecnica ha più o meno un nome specifico e ci vanno anni per ricordarli tutti: c'è anche "koshi nage", "proiezione d'anca"... ma se volessimo racchiudere tutte le pratiche in un unico recipiente, potremmo chiamarlo senza sbagliare "koshi waza", "tecniche d'anca".

Come più volte abbiamo già sostenuto, la coordinazione delle varie parti del corpo è una cosa che si può realizzare in tempi relativamente brevi se ci si sottopone ad un serio allenamento e sotto la supervisione di un Insegnante qualificato... però l'integrazione dei movimenti corporei è tutt'altra cosa!

Per "integrazione" non intendiamo infatti solo la capacità di ogni parte del tutto di "partecipare al processo in atto", ma l'abilità di discernere "quanto" parteciparvi!
Questa non è una cosa che si più apprendere dal di fuori, perché è un elemento esperienziale.

Questa crediamo sia anche la ragione per la quale spesso vediamo ottimi Insegnanti avere un divario veramente notevole rispetto ai loro allievi più quotati.
Qual è la differenza fra loro? La capacità di manifestare con continuità i principi che hanno appreso.
Il grado di comprensione può essere simile, ma quello di realizzazione degli stessi NO.

Ed in questo mare di principi, sicuramente l'utilizzo appropriato e costante delle ANCHE è uno dei più importanti, e fra l'altro praticamente comune a tutte le Arti Marziali tradizionali.

Gichiin Funakoshi
Sensei, Fondatore del Karate, si dice che in punto di morte abbia affermato che stava iniziando a percepire la bontà del suo tsuki (pugno)!
Quante volte egli avrà lanciato un singolo tsuki?
Quante volte il movimento delle sue ANCHE avrà dovuto ri-tararsi millimetricamente per ottimizzare questo processo?
Le sue ANCHE dovevano essere flessibili come molle, veloci e potenti come fruste!

In punto di morte gli è parso di essere a buon punto del lavoro... non di avere finito!!!

Così forse sarà per noi con l'Aikido. Un cammino di realizzazione che non può più di tanto essere affrettato e nel quale il nostro centro corporeo gioca un ruolo cardine.

- Più il moto viene dal centro, più si risparmia energia, più si è in grado di resistere nel tempo senza stanchezza...
- più si è rilassati, più si riesce ad essere veloci...
- più si centralizza il movimento, più si è stabili...

Riguardiamo ora i filmati cari a noi tutti, prestando particolare attenzione al "koshi" dei grandi Maestri: veramente crediamo che la potenza di O' Sensei ad 80 anni derivasse dai suoi bicipiti?

Il compito che diamo a noi stessi ogni volta che saliamo sul tatami è quello di controllare "quanta parte" di ANCA c'è stata in ogni movimento realizzato.
Spesso la forza fisica viene utilizzata proprio per supplire alla carenza di movimento del centro.

Se vi andrà, fateci caso, crediamo sarà di aiuto a chiunque sottoporsi a questo genere di test.



Buon colpo d'anca a tutti!

domenica 21 febbraio 2010

La Redazione di Aikime si amplia


Quest'oggi facciamo la conoscenza di un nuovo membro della Redazione di Aikime, al suo battesimo nel Blog con il primo Post a sua cura (che segue). La nostra "famiglia" si sta allargando, così come la direzione del nostro lavoro prevede. Facciamo un grosso in bocca al lupo a Lorenzo, che si presenta da solo a tutti voi.

[Marco Rubatto]


Ciao, mi chiamo Lorenzo e ho 20 anni.
Condividendo con il mio gruppo la pratica dell'Aikido da quasi quattro anni, mi sono trovato sempre più a riflettere ed a pormi domande su ogni aspetto che concerne quest'Arte (se veramente fosseretta da principi universali come il Fondatore sosteneva, lascerei a voi il calcolo delle domande che mi pongo...).

Oltre all'Aikido sono sinceramente interessato a molte altre Arti Marziali, poichè in esse scorgo molteplici forme che mettono in luce diversi aspetti di un'unica realtà; analogamente vedo nei diversi stili di Aikido una moltitudine di forme diverse che hanno alla base medesimi principi.
Trovo interessante quindi che tra questi stili si possa vedere integrazione, già che ognuno di essi può mostrare un elemento che altrove non è stato approfondito ed esplorato in egual misura ed accurateza.

Trovo inoltre che la crescita non risiede nell'assolutizzazione delle proprie certezze e solamente nel rafforzare le proprie conoscenze, ma nel confronto con quello che è diverso (o che almeno così ci sembra) perchè permette di mettere ripetutamente in gioco sè stessi e, a sua volta, aiuta ad avere una prospettiva più ampia e completa.

Il confronto sta alla base del mio primo articolo su Aikime.

Prego per chi legge di non scambiare ciò che scrivo per una verità; innanzitutto perchè sono convinto che essa sia qualcosa che ognuno può trovare esclusivamente attraverso il lavoro che viene elaborato in sé, ma soprattutto perchè sono all'inizio del mio percorso e ogni mia riflessione o affermazione è da considerarsi in continua evoluzione e arricchimento.

Consideratemi piuttosto un appassionato che, come tanti, dedica la maggior parte del proprio tempo libero allo studio delle Arti Marziali e che crede che lo scambio di riflessioni ed esperienze non possa far altro che aiutarci a progredire nella nostra strada.

[Lorenzo]

Aikido e risultati simili attraverso strade diverse


Presentiamo questa settimana un’Arte Marziale che a nostro parere risulta avere notevoli connessioni con l’Aikido sebbene derivi da tutt’altra estrazione; stiamo parlando di Karate Do Shotokai.

"Shotokai" era inizialmente il nome dell’Associazione diretta dal Gichin Funakoshi Sensei, Fondatore dello stile Karate Do Shotokan. Alla guida di questa Associazione, alla sua morte subentrò il M° Shigeru Egami, uno dei suoi primi e più fedeli allievi.

Nel periodo giovanile Egami ricercò principalmente lo sviluppo della forza fisica e il rafforzamento del corpo attraverso esercizi ripetuti ed allenamenti fisici estenuanti.
Con il passare del tempo, verso i quarant’anni, si rese conto dei limiti di questa prospettiva ed iniziò una ricerca personale che mise in discussione tutta la sua esperienza marziale.

"Ma nel corso dei tempo ho dovuto comprendere i limiti della forza fisica e della forza umana, cosa che mi ha condotto a una riflessione sulla ricerca possibile. Ho compreso i limiti di un essere umano e ho tentato dì innalzarli, esplorando e creando nuove possibilità. Chi è debole diventa forte, chi è forte diventa ancora più forte, ma vi è un limite nella ricerca della forza fisica. Che cos'è la vera forza, che non si può ottenere attraverso un allenamento fisico spinto al limite? Esiste una cosa del genere?..."

Il suo primo passo fu ricercare l’efficacia del suo tsuki (pugno diretto), ritenuto meno efficace di quelli ricevuti da altri atleti marziali (come Judoka o Pugili). Egami Sensei notò che indurire il corpo cercando di ottenere maggiore forza poteva spesso equivalere a bloccare la capacità di movimento.
Un altro passo da lui compiuto fu l’abbandono del makiwara (strumento colpito per rafforzare un punto specifico del corpo del Karateka), dopo un utilizzo quotidiano di venticinque anni. Egli ritenne che l’uso di questo supporto non solo potesse risultare improduttivo per l’incremento delle proprie abilità, bensì addirittura nocivo per la salute.

"Ma, man mano che progredivo, il mio modo di pensare è cambiato. Mi sono progressivamente allontanato dal makiwara, trovandolo poco necessario, poi sono arrivato a non trovare alcun valore in questo esercizio, ed infine, oggi, penso che il makiwara sia nocivo per il Karate…"

"Ho incontrato talvolta persone che avevano i pugni callosi a forza di allenarsi al makiwara, in cui le prime articolazioni erano coperte di pelle cornea nera e spessa come quella del tallone. Erano mani terribili da guardare, ma quando ho loro domandato di colpirmi al ventre, ho constatato che i loro colpi non erano efficaci. Queste esperienze mi hanno indotto a diffidare del makiwara…"

Così continuò, con non poche difficoltà, la ricerca sul significato della vera forza passando anche attraverso la visione di stili che ponevano al centro del loro studio la tecnica.
Attraverso gli anni giunse ad uno studio più fluido che poneva l’enfasi sullo sviluppo del Ki e sul perfezionamento della coordinazione tra corpo e mente; tutto ciò per una tecnica meno contratta e più morbida, ma allo stesso tempo molto efficacie.

Nello stile Shotokai si possono distinguere tre modalità di difesa:

• la prima modalità consiste nel parare o schivare il colpo dell’avversario per poi contrattaccare;

• la seconda consiste invece nell’anticipo dell’attacco avversario, entrando nella sua tecnica e fermandola prima che essa si possa esprimere a massima potenza. I principi chiave per un buon anticipo sono un ottimo tempismo e il concetto di “Ma Ai” (giusta distanza);

• nella terza modalità si studia l’anticipo sull’intenzione di attaccare dell’avversario. Da un punto di vista esterno può sembrare che eseguire questo tipo di tecnica equivalga semplicemente a prendere l’iniziativa di attaccare per primo, ma se così fosse l’avversario si potrebbe a sua volta difendere e non sarebbe sorpreso da una tecnica che non lascia spazio ad alcuna controffensiva.

Ad alcuni Aikidoka la distinzione sopra riportata suonerà parente di tre le modalità di esecuzione di tecniche in Aikido: “Go no Sen”, “Sen no Sen”, “Sen Sen no Sen”.
Se dovessimo infatti descrivere questi tre concetti dell’Aikido correremmo il rischio di ripetere (per quanto si possa fare in maniera più approfondita e minuziosa) ciò che è riportato nel paragrafo sopra.

Come Morihei Ueshiba Sensei anche Egami Sensei continuò le sue ricerche fino alla fine dei suoi giorni e come O’ Sensei definì la strada che stava percorrendo “Metodo della Pace”.

"C'è un metodo che permetta di far progredire reciprocamente gli avversari e di vivere meglio, sia l'uno che l'altro? Si tratterebbe di un metodo che va al di là del Budo. Non è forse necessario andare alla ricerca di questo metodo?.."

"Il heiho, Metodo della Pace, fa parte della tradizione giapponese. Si tratta di un metodo per far vivere gli uomini, e non per uccidere..."

Condividiamo un video che mostra un seminario tenuto da Egami Sensei in Giappone, nel quale si può avere una piccola idea sul suo lavoro. Negli ultimi 30 secondi Egami presenterà una serie di principi che potremmo troverete piuttosto familiari: sbilanciamenti… tentativi di atterramento…



Nel leggere questa storia ci è sembrato come se per la prima volta ci venisse presentato il lavoro di un nuovo Ueshiba Sensei… che in altro contesto marziale, sulla sua pelle, sia giunto sperimentalmente alle massime tanto care al Fondatore.

Non parliamo di Aikido, ma di Karate Do Shotokai.

Ma se sentiamo risuonare l’Aiki nella sue vicende, questo apre nuove ed interessanti domande: è forse questa forma di Karate una sorta di “travestimento” dell’Aikido?

Oppure: che cos’è in realtà l’Aikido?

Più volte siamo giunti a questa domanda, partendo da argomenti e ricerche molto differenti fra loro.
La nostra modestissima impressione sempre più è che sotto questo NOME si nasconda una realtà molto più grande di quanto si sarebbe normalmente disposti a contenere nei ranghi di un’Arte tradizionale.

Qualcosa di così universale da essere stata percepita, studiata e codificata in modo diverso ma affine da grandi uomini che avevano in loro un forte desiderio di trasformare la guerra in un’occasione di pace e crescita.

Vedremo se in futuro ulteriori elementi rafforzeranno questa nostra ipotesi.
Per ora la ricerca è aperta e ciascuno di noi/voi può fare molto per comprendere il prossimo migliore passo da compiere.

domenica 14 febbraio 2010

Aiki Koan: cerchio, quadrato, triangolo


"Semplice inchiostro sulla carta, tre figure allineate. Quadrato. Triangolo. Cerchio.

Terry Dobson [Sensei] una volta chiese ad O' Sensei di spiegargli cosa quadrato, triangolo e cerchio significassero in Aikido. Il Maestro rispose di comprenderlo da solo. Apprezzo molto questo, è stupendo.

Questo è il modo in cui funzionano i koan zen. La risposta alla quale giungi deve provenire da te, deve essere veramente tua, non qualcosa che qualcun altro ha detto.

Devono essere espressioni autentiche della tua esperienza di vita, dell'energia vivente della domanda che interagisce con la tua esperienza personale. Devono essere veramente autentiche, e se un Insegnante "srotola" troppo prontamente la sua comprensione, spesso la sua generosità e spirito di aiuto possono interferire nel lavoro dell'allievo.

Troppa vicinanza può realmente indebolire l'apprendimento e può far sviluppare dipendenza e pigrizia, sotto l'apparenza dell'insegnamento. Un tal insegnante può avvalersi di molti seguaci e di pochi allievi reali.

Penso che le figure del cerchio, del quadrato e del triangolo probabilmente siano giunte in Aikido attraverso Sengai, il grande artista zen.

Penso che
probabilmente Ueshiba abbia visto le figure geometriche enigmatiche di Sengai e forse sia stato colpito da un potente senso di risonanza intuitiva con la sua esperienza vissuta in Aikido - un'apprensione immediata - una scintilla fulminea e improvvisamente la luce di nuovo senso di vedere, di organizzare i suoi pensieri e percezioni in merito all'Aikido. Ebbe un'occhiata e niente fu più lo stesso dopo.

Il modo di lavorare con un koan è di essere tutte le parti di esso - abitare in ogni suo angolo scoprire come voi lo arricchite ed esso vi arricchisce… così come l'apprendimento dell'Aikido. Capendo i principi fisici, le regole del gioco e l'etichetta, il linguaggio arcano, le tecniche, il kihon, il kata, gli henka, ed ancora ed ancora - tutti i pezzi dell'attività dell'apprendimento dell'Arte non comprendono in se stessi [tutto] l'Aikido.

L'Aikido non è solo appreso, deve essere realizzato. La comprensione non è la stessa cosa dell'incorporazione.

Per arrivare al vostro obiettivo (un obiettivo del quale non potete neppure essere consci quando muovete i primi passi sul tatami, ma che si sviluppa in voi mentre aspirate realmente di ottenerlo)... per arrivarci, dovete darvi alla pratica, diverse volte "imparate" questo. Nessuna quantità di ricerca o di pensiero la raggiungerà. La comprensione in sé non è sufficiente.

Quel detto, cosa significa "abitare il cerchio"? Significo nel vostro corpo? Nella vostra pratica? Vi prego di "invitare" la domanda e rimanere con essa nella vostra pratica. Non correte. Non sedetevi sulle prime impressioni che vi bolliranno in superficie (che non sono male di per sé, solo ancora crude, non ancora cucinate).

Siate pazienti e tenete la vostra mente nella pratica di abitare il cerchio in tutto il vostro Aikido.
Siate pazienti. Permetteteglielo e comincerà a prendere una [sua] direzione. Vedrete il cerchio dappertutto.
Vicino e lontano, grande e piccolo... cerchio.
Cerchio. Niente ma cerchi.

L'immagine, l'idea, (forse per di più) la sensazione "del cerchio" sarà pervadente ed una volta che avete raggiunto la saturazione, una volta che avrete vissuto la domanda dalla parte interna, una volta che avrete osservato profondamente negli occhi e cuore del cerchio, avrete "risposto al koan".

Se sarete fortunati avrete un Insegnante che è passato attraverso il processo prima di voi, che può aiutarvi un po' dal di fuori, mantenetevi focalizzati, e datevi un feedback mentre sarete ad esso. Ad un livello, è piacevole essere capaci di celebrare insieme questo genere di lavoro, ed il lavorare ad esso inseme può accelerare il vostro processo. Ma anche se non disponete di una tale risorsa - lavorate comunque al koan del cerchio.

La dinamica di dare e prendere dell'allievo/insegnante è uno strumento efficace, ma il vero significato, la cosa che vi trasforma nella vostra pratica è cosa accade nella vostra vita personale, la vostra attività propria, con focalizzazione ed intenzionalità. Non è mai qualcosa di concesso a voi [nel senso di "piovuto" su di voi N.d.T.]. O' Sensei stesso non ha potuto darvela.

Una volta che avete fatto il viaggio - andando in profondità e ritornando - con il "il cerchio", allora fate la stessa cosa con "il quadrato" e "il triangolo".

Ed una volta che avete "cucinato" tutti e tre con il vostro intero corpo e mente, con sudore e movimento...
tornate indietro ancora e rifate [tutto il processo] una nuova volta con l'intera immagine: "cerchio, quadrato, triangolo".

Potrete immergervi così per un lungo buon periodo… Ciò è GIUSTO, la maggior parte delle cose degno di essere avute, necessitano il degno sforzo di ottenerle.

Allora potete passare ad altri Aiki koan, perché avrete appreso la lezione che O' Sensei stava offrendo. Allora "saprete" che cosa significano queste figure enigmatiche in senso reale.

E potreste scoprire che il vostro Aikido si rivelerà profondo come mai avrete immaginato o avrebbe potuto esserlo."

[Nick Lowry]

Quest'oggi vi abbiamo riportato questo articolo sul simbolismo che permea la nostra Amata Arte, di cui potrete trovare il testo originale in inglese al seguente link.

Perché questa scelta?
Sostanzialmente perché su queste tre figure simboliche è stato detto, insegnato e scritto di tutto.
Molti si sono avventurati nella comprensione esoterica del loro significato profondo... magari giungendo anche ad interessantissimi risultati.
Questo articolo tuttavia pone molto l'accento sulla necessità di esperienza in prima persona, sulla comprensione che viene dal di dentro.
Anche noi pensiamo che questa dimensione sia fondamentale, quindi vi proponiamo queste parole come stimolo all'apprendimento di una disciplina che, in qualche modo, può essere anche/solo auto-appresa, oltre che insegnata.

Questo rompe i gioghi della dipendenza assoluta con il proprio Insegnante, emancipa e stimola inevitabilmente alla crescita.

Buon Aiki koan a tutti!

domenica 7 febbraio 2010

L'Aikido va in orbita 2


Pronti ad aggiornarvi sugli sviluppi di un originale progetto: il primo astronauta Aikidoka in orbita!

Poco meno di un anno fa, avevamo trovato la curiosa notizia di un team della NASA di cui faceva parte il nostro Aiki-fratello intenzionato a portare con sé il kagemono del Dojo [la scritta giapponese che solitamente è posta sul luogo più importante del locale], da srotolare in assenza di gravità... troverete a questo link l'introduzione a questo bizzarro ed ambizioso progetto.

Si vociferava di una possibile dimostrazione in assenza di gravità, che sarebbe poi stata caricata su YouTube per mostrarla a tutta la comunità "terrestre" dell'Aikido...

Purtroppo ancora non ci sono conferme che ciò sia avvenuto, né è possibile avere alcun filmato dell'evento.

Per fortuna però è arrivata qualche prima scarna fotografia che mostra i primi kanji della nostra Amata Arte ripresi in assenza di gravità!

Il Blog che le riporta è rigorosamente in giapponese (link alla fonte): in sostanza viene ribadito che il progetto ambizioso è stato realizzato, ma che al momento non è disponibile altro materiale in rete [un grazie a Mitchy Ogata per la traduzione!].

La foto mostra un saluto ed un augurio inviato a Yasuo Kobayashi Sensei dalla Stazione Spaziale Internazionale e firmata dal Dott. Michael Barratt.

Noi avevamo giocosamente al tempo affermato:

"è un piccolo tsuji-ashi per un uomo, ma un grande tai-sabaki per l'umanità"!

Sotto il punto di vista filosofico, in effetti, è particolarmente significativo da parte nostra porci il problema "dell'universalità" dei principi dell'Aikido. Spesso si afferma... il Fondatore ha affermato... che esso ha radici nella struttura natur
ale delle cose, così come esse sono.

In realtà, questa natura ultima delle cose per come esse sono, viene osservata da noi sempre in un ottica piuttosto limitata, ossia da quella di esseri vincolati dalla legge di gravità, dallo spazio e dal tempo... cioè dalle nostre ordinarie condizioni di vita.
Una vista parziale che tenta di decifrare una realtà ultima...

Se l'Aikido ha principi universali, significa ovviamente che non può essere stato "inventato" (passateci il termine!) da Morihei Ueshiba, poiché
preesisteva a chiunque ed è vecchio quanto l'universo che ci circonda.

In quest'ottica il Fondatore è stato "solo" il tramite attraverso il quale questi principi si sono manifestati in una disciplina che ha i suoi nomi e le sue forme e che, nella nostra società, chiamiamo Aikido.

Invece, paradossalmente, se O' Sensei fosse il vero padre dell'Aiki, creatore di qualcosa che prima non esisteva, allora i principi della sua creatura pa
rrebbero non poter essere così universali, poiché vincolati ad un tempo e ad un luogo storico...
Tranquilli: non abbiamo alcuna intenzione di risolvere qui ed ora la questione!
Ci sentiamo solo di affrontarla da Aikidoka, cioè prendendola in considerazione, stando in sua presenza e non schierandoci da nessuna delle due parti, ma ipotizzando una sorta di "terzo punto di vista" dal quale entrambe i primi due possono rivelarsi almeno in parte veritieri.

E mentre attendiamo di incontrare gli alieni e di chiedere loro se sui loro pianeti natii esista qualcosa imparentato alla lontana con l'Aikido... continuiamo a tendere le antenne in attesa di un video che ci mostri per la prima volta qualche proiezione in assenza di gravità!

Ci chiediamo come possa essere proiettare qualcuno e a nostra volta essere proiettati nella direzione opposta dalla stessa nostra azione per mancanza di punti di riferimento e di attrito con quanto c'è intorno: un'esperienza veramente interessante!