domenica 29 novembre 2009

I segreti delle cadute


L'Arte di cadere in Aikido è qualcosa di incredibilmente importante e trasversale a tutta la pratica. Sovente costituisce il primo grande scoglio da affrontare quando un principiante muove i suoi primi passi sul tatami...

Ci interessiamo nuovamente oggi di questo fondamentale aspetto, riportando la traduzione di un articolo comparso qualche mese fa sul sito del Dojo australiano di Gregor Erdmann Sensei... "i segreti di ukemi"... del quale troverete qui il testo originale.



"I segreto di ukemi sono nel loro [stesso] nome. "Ukeru" sta in giapponese per "ricevere" [e "mi" per "corpo", quindi "ukemi" si può tradurre come "il corpo che riceve" n.d.T] e in Aikido è l'abilità di uke (la persona che cade) di ricevere un attacco.

Mi rattristo
quando vedo o sento uke, anche di grado elevato, che stanno mancando la comprensione di base di questo. Ukemi povere sono un riflesso della comprensione dei principi di base dell'Aikido.

Un errore comune è che al momento un cui la caduta viene eseguita, uke interrompe [la sua connessione] con nage (colui che lancia) [talvolta anche chiamato tori n.d.T.] e realizza una caduta indipendente dall'azione di quest'ultimo. L'uke [in questo modo] non sperimenta mai realmente "come" venire fatti cadere, e nage è incapace di sperimentare l'importanza della stabilità e della forma alla fine della tecnica.

E' anche realmente pericoloso! Dividersi da nage troppo presto nella caduta basata su cosa l'uke pensa la caduta potrà essere.

Durante una lezione normalmente non è un problema, perché si sa di solito prima come sarà la caduta. Comunque ci sono occasioni in cui
nage può adattare il lancio all'ultimo istante, in conformità alle circostanze. Nel caso peggiore, uke può lanciare se stesso in una direzione, mentre nage lo sta proiettando dall'altra, rischiando lussazioni alle spalle, etc.

Questo porta [però] ad un altro punto... il lancio. Che spreco completo di energia che va contro i principi dell'Aikido!

Una buona proiezione non dovrebbe richiedere sforzo, usando la vostra potenza di nage. Un buon uke comprende così a fondo la loro stabilità che non è necessario saltare sopra i loro polsi o le loro spalle. Si unisce invece insieme alla potenza di nage come facendo un tenkan a mezz'aria. In fatti, realizzare una tecnica di Aikido è la stessa cosa che "prendere" una caduta, eccetto per quanto avviene ai nostri due punti di riferimento.

Ogni tecnica di Aikido ha due punti di riferimento; il contatto con uke ed il contatto con il terreno.

Quando si lancia, il riferimento con il terreno è fisso, ed il riferimento
con uke si sta muovendo. Quando si "prendono" le cadute è l'opposto, il riferimento con nage è fisso, mentre il riferimento con il suolo si sta muovendo.

Quando si cercano i segreti per migliorare ukemi c'è una cosa alla quale tutte le risposte conducono. Connessione a nage ed alla tecnica sopra ogni altra cosa.

Essere [vivere] completamente nel momento, e focalizzarsi solo nel colpire o nell'afferrare. Lasciare andare ogni attaccamento a se stessi, come mantenere il proprio bilanciamento o preoccuparsi dell'impatto con il terreno.

Immaginate di essere in uno spazio senza il sopra ed il sotto, ci siete solo voi e chi vi proietta. Padroneggiate questo, e scoprirete voi stessi atterrare quasi sui vostri piedi, pronti per eseguire l'attacco seguente. L'Aikido sarà trasformato in una continua interazione yin-yang, rievocativa di due pesci che si rincorrono in uno stagno.

Un uke ed un nage perfetti si equilibrano a vicenda".


In questi video didattici per apprendere una modalità "soft" e naturale di cadere, è spontaneo vedere come nage sia più considerato un training partner che come un pericoloso avversario da uccidere.


Quando si realizza un buon attacco, naturalmente si invia parecchia energia sul nostro compagno... Se egli è un bravo Aikidoka, sarà in grado di restituircela e questo sarà il propellente per eseguire una buona ukemi.

Non bisogna però venire ingannati dei termini o dalle lingue: abbiamo visto come in giapponese ukemi rappresenti un termine "passivo" ("il corpo che riceve")... anche in inglese si utilizza "to take ukemi", cioè "prendere la caduta".

Non è
"to do ukemi", "fare la caduta"... come invece tenderemmo a dire noi.

Crediamo che il problema più grande per uke sia quello infatti di credere di dover fare qualcosa, agire nel tempo giusto, anziché lasciarsi attraversare in modo naturale dall'onda della sua stessa energia che torna a casa.

Non si ha problemi ad attaccare con determinazione, ma molti di più a ricevere energia in grado di far perdere l'equilibrio e gli usuali punti di riferimento.
Come insegna l'articolo, può essere psicologicamente delicato sviluppare il senso di fiducia del nostro unico punto fisso di riferimento durante una caduta: nage!

E' sinonimo di accettare che l'unico punto su cui contare sia anche quello dal quale proviene l'energia che ci destabilizza!

Da qui forse tutte le volontà di mantenere il controllo ad oltranza, anche quando si è in aria... irrigidirsi, anticipare di qualche istante l'azione di nage per paura di quello che egli ci farà!

E' molto comune osservare questo durante un allenamento.
In alcuni Dojo addirittura si aggira l'ostacolo non giungendo mai realmente al momento della proiezione, ma bloccando le tecniche qualche istante prima... raccontandosi che ciò che accadrà dopo non sarà che una mera conseguenza della bontà di quanto realizzato prima.


Una mezza verità, senza dubbio... ma
è il momento di proiettare e di essere proiettati che toglie emotivamente il fiato a uke, che insegna l'importanza della stabilità a nage!

Nel seguente video a noi sembra evidente come nage "debba fare qualcosa a uke", cioè non sia attento a cogliere l'energia del suo attacco.... mentre quest'ultimo sia "lasciato solo" durante le proiezione, incappando inevitabilmente nell'errore di anticipare o irrigidirsi dinnanzi ad ukemi.



... e ancora... qui ci pare visibile come sia considerata "una fatica cadere"... un qualcosa che si deve proprio fare poiché si è nello scomodo ruolo di uke. E' come se quello che si stesse allenando fosse solo nage. Uke sta alla cosa, solo perchè poi tocca a lui fare nage.



Ci perdonino i protagonisti dei video precedenti: nulla contro di loro, il loro Aikido o le scuole che rappresentano!

Sicuramente la capacità di percepire i principi dell'interazione fra uke e nage durante una tecnica sono fattori determinati dalla propria esperienza, dell'ingaggio nella pratica e sono alla portata di ciascuno, indipendentemente dallo stile di Aikido che si segue.
Concludiamo riproponendo un interessante video didattico a tema ukemi ripreso ad Iwama, nel Dojo di O' Sensei, con alcuni nostri storici compagni di pratica.



Per un Aikidoka lasciarsi andare, volare... spesso è un momento realmente liberatorio.

Update: risorse on-line


Vi segnaliamo che sono state aggiornati i link permanenti delle sezioni "Aiki-Occhi sul Web" e
"Aikime Shop", ai quali sono state aggiunte nuove risorse on-line... buona navigazione!

lunedì 23 novembre 2009

Update: Stage Aikido multistile


Grazie a numerose vostre segnalazioni...

abbiamo potuto aggiornare il testo del Post di ieri con una stima più precisa del numero dei partecipanti al Seminar di Marina di Massa (l'avevamo altamente sottostimato!) e riferimenti più precisi alle Organizzazioni che vi hanno partecipato, con tanto di link ai loro siti.

E' stata anche ampliata la sezione della colonna di destra che fornisce i link permanenti agli Enti patrocinanti l'Aikido sul territorio italiano.

Di seguito troverete il testo riveduto e corretto, buona lettura!

domenica 22 novembre 2009

Secondo Stage nazionale Aikido multistile


"Credo che sia importante rilevare che questo stage è stato reso possibile in seguito ad un profondo cambiamento di mentalità in molti di noi [...] Come spesso avviene nella vita di tutti i giorni, le persone di buona volontà si cercano e si incontrano. [...] Desidero dirvi che vi è una forte, comune volontà di proseguire su questa strada, con la speranza che altri ancora si uniscano a noi".
[Fausto De Compadri Sensei]

Si è conclusa oggi a Marina di Massa la due giorni dedicata all'incontro interstile degli Aikidoka F.I.J.L.K.A.M.
E' la seconda volta in Italia che accade un simile evento (il primo è recensito qui)... un qualcosa di veramente importante nell'individuazione delle nuove direzioni nelle quali l'Aikido di casa nostra si sta muovendo.

Non conosciamo con precisione in numero dei praticanti che hano aderito (207 è il dato più accreditato), ma chiara era l'origine delle loro molteplici provenienze.
Sotto l'occhio attento ed affettuoso del Direttore Tecnico Nazionale, Mº Fausto De Compadri, numerosi insegnanti di alto rango si sono avvicendati a guidare le lezioni, proponendo la loro peculiare visione dell'Aikido ed invitando tutti a praticare secondo essa.

Il corpo docente è stato costituito, oltre che dal Mº De Compadri, da:

Massimo Aviotti Sensei
Renato Visentini Sensei
Francesco Verona Sensei
Aldo Gonzato Sensei
Livio Zulpo Sensei
Raffaele Adornato Sensei
Raoui Hassan Sensei (in vece del Maestro Guglielmo Masetti, impossibilitato a presenziare)
Francesco Dessì Sensei

Assente giustificato Daniel Leclerc Sensei, se avesse potuto, sarebbe stato con noi.

L'evento si è tenuto presso l'Ostello Internazionale Turimar, che ha garantito un vitto ed alloggio a prezzi realmente popolari.
A livello nazionale sempre più si afferma il binomio Aikido di qualità a prezzi popolari (9 ore a 30 Euro, con insegnanti di tutto rispetto)... che spesso non è pensabile accada presso le singole Associazioni private.

In merito ad esse, i nomi delle principali aderenti:

A.I.A.B. (Associazione Italiana Aikido & Budo)
A.S.A.I. (Associazione Sportiva Aikido Italia)
Aikikai d'Italia
Aikido Italia
Dantai
Progetto Aiki
Shumeikai Italia
T.A.A.I (Takemusu Aikido Association Italy)
Yomi Shin Tai

Se abbiamo dimenticato qualcuno non ce ne vogliate... semplicemente non conosciamo tutti di persona, ma seremo ben lieti di completare l'elenco su vostra segnalazione!

Quando tante persone, che hanno in comune una passione ed una disciplina, si incontrano... sempre qualcosa di interessante e sorprendente accade.

Ci sono nuove simpatie che nascono, amicizie e reti che prima non erano concepibili in una situazione più "recintata" di ciascuno. Ma anche nuove antipatie, invidie, critiche... tutto insomma di quanto è costituito l'essere umano in sé all'instaurarsi di una relazione.



Molti hanno visto tecniche, modi di fare, didattiche sconosciute, talvolta trovandole efficaci ed illuminanti, talvolta ribadendo la preferenza per la propria di origine... ma una possibilità di scambio è stata reale ed effettiva.

La cosa più sconvolgente che abbiamo osservato, innanzi tutto su noi stessi, è quanto sia complesso cambiare punto di vista, panni... per calzare quelli diversi di chi proponeva le sue metodologie, chiedendo temporaneamente di mettere da parte il già noto: è un'operazione realmente complicata, che richiede grosso spirito di adattamento, umiltà e curiosità per quello che ancora non si conosce.

Tralasciando cosa fosse più o meno "buono" di ciò che poteva venire proposto dai diversi Insegnanti provenienti da altrettanti diverse Scuole... il problema è che è proprio difficile "cambiare pelle"! Ci si accorge che tutto quello che "funzionava" tra le mura del proprio Dojo, potrebbe non essere più tale quando si incontra un Aikidoka proveniente da un'altra estrazione.

Questo rimette pesantemente in gioco le convinzioni consolidate di chiunque, e... crediamo... dopo un primo momento di crisi, consente realmente di crescere.

Oltre tutto, la fatica provata nel cercare di non muoverci come per anni abbiamo fatto sottolinea quanto sia facile diventare "schiavi" del metodo che utilizziamo, che dovrebbe essere un supporto piuttosto che una coercizione. Tant'è che se facciamo fatica ad abbandonarlo e poi a riprenderlo è segno che il mezzo talvolta vienen scambiato per il fine.

Alcune scuole in Italia ancora oggi pensano ancora: "io sto bene a casa mia", "quello che faccio mi piace", "funziona"... "ho ancora tanto da imparare qui"... "inutile perdere tempo e soldi in un confronto con quelli che a mio avviso hanno capito meno di me"!
E' molto comune questo tipo di atteggiamento. Non affermiamo che a volte sia del tutto errato, ma solo che esso non consente di mettersi veramente in gioco.

In fondo nel combattimento una delle qualità principali da sviluppare è l'adattabilità a chi ci sta innanzi: certo, ad uno stage multistile potremmo anche scorgere parecchie tecniche - persone giudicabili non positivamente, ma a nostro avviso l'essere presenti ha comunque un suo valore aggiunto.
I neofiti imparano a non farsi "possedere" dalla propria Scuola, ma ad utilizzarla come un supporto... mentre gli esperti hanno la possibilità di avere conferma dei risultati raggiunti "a casa" proprio confrontandosi con chi viene da altrove!

Soprattutto si capisce come esista un mondo in movimento fuori dalle mura del nostro piccolo Dojo/Associazione/Scuola... e ad essere realisti, bisogna ammettere anche che in questo inedito panorama, si possono incontrare Aikidoka veramente preparati e che lavorano sodo, esattamente come ciascuno di noi ritiene di fare già.

E' necessario quindi fare un passo indietro dall'idea di "prima donna nell'Aikido", per riscoprirsi più ranocchi che pontificano dal centro della propria pozzanghera, credendola l'oceano. Ecco, crediamo, perchè alcuni ancora fanno fatica a cambiare atteggiamento nei confronti di simili lodevoli iniziative!

Quando si convive qualche problema, attrito, conflittualità ci sarà sempre, lo vediamo in famiglia, sul lavoro... al Dojo...
Sarà così anche alla F.I.J.L.K.A.M., ma noi siamo Aikidoka ed abbiamo scelto di vivere in pace la via della conflittualità,
quindi simili esperienze non potranno che alla lunga verificare bontà e radicamento dei valori ai quali siamo convinti di aderire.

"Quel 4º Dan è più brocco di me che sono 2º!!!".
Quante volte abbiamo sentito pronuniciare frasi simili!!!
Bene: "Questo vuol dire che ho fatto un buon lavoro e che ci potrebbe essere l'occasione per aiutare qualcuno con quello che già posseggo!".. o almeno l'occasione di capire quale NON deve essere il mio prossimo passo...

Difficile trovare situazion
i, per quanto estreme, dalle quali NON è possibile imparare nulla!!!

Così anche questa volta, come già avvenne al Lido di Ostia (Roma) lo scorso anno...


un tatami adornato di sorrisi e gremito di persone che non temono di far incontrare le proprie diversità è stato per due giorni il laboratorio personale di tutti coloro che intendono procedere nella direzione di non essere più pochi e soli nella propria Arte... comprendendo quanto l'unione possa fare la forza, e conduca naturalmente alle prossime difficoltà da affrontare su proprio Cammino... fenomeno conosciuto in psicologia e sociologia come "opportunità di crescita".

L'ornamento erano i tanti e diversi loghi sul dogi, la sostanza erano le persone che li indossavano e che hanno collaborato al meglio delle loro attuali capacità.

Cambiare mentalità è un'operazione lenta, generazionale... ma siamo convinti che la direzione intrapresa sia il futuro delle nostra pratica, perciò con fiducia guardiamo in quella direzione... ora sempre più in lieta compagnia!

domenica 15 novembre 2009

Nuova statua di O' Sensei ad Iwama


Da pochi giorni è stato inaugurato ad Iwama, nella prefettura di Ibaraki, un nuovo importante monumento dedicato a Morihei Ueshiba, O' Sensei.
Ve lo presentiamo attraverso alcune immagini "rubate" dalla rete.

Iwama, cittadina rurale a circa un ora e quaranta a nord di Tokyo, è stata sicuramente uno dei centri nevralgici nei quali l'Aikido ha avuto modo di "risiedere" e svilupparsi. Il Fondatore vi abitò li dal 1941 fino al momento della sua scomparsa.

Quest'anno, proprio in ricorrenza del quarantennale di questo evento (1969 - 2009) è stata eretta una statua in suo onore, sul lato destro del piazzale antistante l'Aiki Jinja... ossia il tempio shintoista, costruito da O' Sensei stesso, in cui la tradizione vuole che risieda l'Aiki O' Kami, il grande spirito dell'Aiki.

L'Aiki Jinja di Iwama è sicuramente uno dei più famosi luoghi-simbolo dell'Aikido in tutto il mondo, ragione per la quale viene visitato ogni anno da centinaia di Aikidoka (soprattutto stranieri), che vi giungono quasi per una sorta di pellegrinaggio (lo vedete alla sommità della colonna destra di Aikime, sotto l'orologio che mostra l'ora corrente in quel luogo)

Vi proponiamo a lato alcune immagini inerenti la preparazione del modello a cera persa, nel momento della supervisione da parte delle alte cariche Aikikai. Iin prima fila, secondo da sinistra, l'attuale Doshu, Moriteru Ueshiba Sensei, quindi sul lato opposto, rispettivamente il primo e secondo da destra, Shigemi Inagaki Sensei e Hiroshi Isoyama Sensei, attuali responsabili dell'Ibaraki Shibu Dojo che si trova a pochi passi.

Circa nel periodo dello scorso aprile, numerosi Dojo di Aikido affiliati all'Aikikai, in tutto il mondo, hanno ricevuto un comunicato proveniente dall'Hombu Dojo, il cui testo recitava:

"E' detto [è certo] che l'Aikido è oggi praticato in circa 90 nazioni, approssimativamente da 1.6 milioni di persone [in tutto il mondo]. Nel 2009 ci prepariamo al 40-esimo anno della scomparsa del Fondatore dell'Aikido, Morihei Ueshiba. In occasione di questa opportunintà commemorativa, abbiamo pianificato di erigere, quale grande realizzazione, una statua in memoria del Fondatore dell'Aikido nel recinto [in prossimità] dell'Aiki Shrine [n.d.t. Shrine = grande Jinja, solitamente il tempio viene chiamato Aiki Jinja, non Aiki Shrine] nella città di Iwama, dove O' Sensei trascorse i suoi ultimi anni nell'attività di perfezionamento dell'Aikido. In tali circostanze, vorremmo chiedere il vostro gentile supporto a tale progetto, e facciamo appello a contributi finanziari [provenienti d] al mondo dei praticanti di Aikido. Il vostro contributo verrà usato per finanziare i costi di questo progetto, stimati in circa 25,000,000 yen giapponesi [poco meno di 187.000 Euro]. La vostra collaborazione sarebbe molto apprezzata, e vi ringraziamo in anticipo per i vostri gentili considerazione e supporto".

Con questo comunicato, l'Hombu Dojo ha reso partecipe il mondo degli Aikidoka dell'iniziativa in progetto, che ora si è trasformata in una tangibile realtà, chiedendo, in qualche modo, supporto economico per la realizzazione.

La cosa è stata presa in considerazione in modo differente dalle persone.

Qualcuno (qualche Dojo o Organizzazione) si è tuffato nell'incomprensibile "gara"a chi contribuiva di più a donare contributi per la statua, quasi a volere mettere in mostra la propria generosità... e spesso come se ad essa potesse essere direttamente legato il proprio ingaggio nell'Aikido sul tatami (abbiamo visto anche questo!!!).
Altri hanno criticato l'iniziativa, soprattutto in merito alla richiesta di supporto, considerando l'Aikikai capacissima di cavarsela da sola in una tale circostanza e sottolineando la sua non trascurabile "solidità economica".

Come sempre, l'equilibrio non è cosa comune da trovare nei comportamenti umani.

Non è nostro compito giudicare. Sicuramente essendo stati di persona a contatto con quegli ambienti, ci pare coerente un discorso basato sulla richiesta di partecipazione degli Aikidoka di ognidove, se la ragione è quella legata alla condivisione di una progettualità legata al "padre" simbolico di tutti loro, rispetto alla pratica (padre simbolico = simbolica partecipazione).

Invece, anche se 187.000 Euro sono un bel po' di soldini, non ci è parso che il giro economico dell'Hombu Dojo necessitasse certo di un significativo supporto per pagare la commissione della statua, se di difficoltà economiche si volesse parlare.

Non si dimentichi infatti che, per quanto rispettabile e simbolicamente fondamentale questa Istituzione sia a livello planetario, ogni anno la stessa riceve anche i proventi (in termini di iscrizioni, tasse d'esame, pagamento per i certificati dei gradi...) di quei 1,6 milioni di persone che ad essa sono in qualche modo riconducibili (sono molti di più i praticanti nel mondo, poiché alcuni hanno indipendenza dall'Hombu Dojo e quindi non entrano nel suo computo).

Ma questa non è una critica, è piuttosto un dato di fatto.

Non è noto a tutti, infatti, che esistono nazioni che rimandano una forte volontà di incrementare la pratica dell'Aikido al loro interno, e nelle quali l'Aikikai non invia Istruttori a tenere corsi e seminari, nonostanti le pressanti richieste, poiché considera troppo povere per poi affiliarsi, pagare le tasse di iscrizione, di esame ed i costi di ricezione dei certificati dei conseguimenti di grado. Una per tutte queste: la Mongolia.

L'Aikido parte da solide tradizioni sia marziali, sia etiche, ma il rischio di Aikido S.P.A. è attuale e lo sarà forse anche maggiormente in futuro.

Esiste un altro importante monumento dedicato ad O' Sensei, a Tanabe, sua città natia, mostrato nel nostro video su YouTube "Tanabe - Morihei Ueshiba Hometown 2-3". Si tratta di una statua bronzea, posata nel parco di Ogigahama, a pochi passi del mare. E' stata costruita nel 1988, in occasione del 5º congresso internazionale I.A.F. (International Aikido Federation), tenutosi nella medesima città. Lo scorso anno è avvenuto in novembre il 10º.

Ci auguriamo che i monumenti che sono stati eretti in onore di questo grande Uomo possano realmente rappresentare un tangibile segno di riconoscenza verso la sua inestimabile opera, senza che possa mai venire meno la qualità della pratica nei Dojo, luoghi in cui ciascuno di noi è contemporaneamente autore, scalpello ed opera d'Arte di se stesso.

domenica 8 novembre 2009

Robert Nadeau: l'alchimia dell'Aikido


"non confondere quello che fai con la tecnica... tu sei la tecnica" [Robert Nadeau]

Nato in California nel 1940, Nadeau Sensei è stato un personaggio fondamentale per lo sviluppo dell'Aikido in America.

Iniziò il suo allenamento nelle Arti Marziali negli anni '50, studiando Judo, Karate ed alcune forme di difesa personale e tattiche difensive in qualità di poliziotto di Redwood City e nei U.S US Marine Corps. Si affacciò anche allo studio dello Yoga, della meditazione e del body building negli stessi anni. Egli notò a breve che il suo accostamento alle discipline meditative avevano la capacità di influenzare positivamente le sue prestazioni agonistiche e marziali, al tempo contattate nel Judo.

Nel 1962 lasciò la polizia e viaggiò verso il Giappone, in nave... per studiare sotto la direzione del Fondatore stesso, dopo aver conosciuto l'Aikido tramite un amico ed avere iniziato la sua pratica negli U.S.A. a sud di San Francisco nel 1961 con Bob Tan Sensei.

Durante i suoi primi due anni di permanenza presso l'Hombu Dojo a Tokyo, ricevette personalmente istruzione dall'ormai anziano Morihei Ueshiba soprattutto in ambito filosofico e spirituale, ed in merito agli aspetti energetici e sottili dell'Aikido.

"Alle prime occasioni avute chiesi ad O' Sensei [in merito] ad una questione filosofica, ed egli deve avere apprezzato, perché mi invitò a parlare con lui di ciò quando desiderassi.
Da questo momento egli divenne più del mio insegnante di Arti Marziali: divenne la mia "guida spirituale". Fuori dal tatami ci siamo ingaggiati in lunghe conversazioni in merito ad aspetti filosofici e metafisici. Ero molto interessato ad imparare ad ottenere ciò che lui era abile ad ottenere.

Certamente, mentre ero all'Hombu Dojo ho avuto numerose occasioni di allenarmi con tutti gli Insegnanti che componevano la direzione a quei tempi, inclusi il Secondo Doshu, ed i Maestri Yamaguchi, Arikawa, Osawa, Koichi Tohei, Tada, ed altri ancora".

Ritornò negli U.S.A. nel 1964 ed iniziò ad insegnare l'anno successivo, da prima aprendo un piccolo Dojo in Menlo Park, quindi nella prima delle sue tre scuole, a Mountain View, in California.
Fondò anche alcune scuole in San Francisco e San Jose. Egli afferma di essere stato uno dei primi Insegnanti professionisti di Aikido in tutta l'America, ma di avere aperto la strada a molti che lo hanno seguito, pensando fra loro: "Se ce l'ha fatta Nadeau, ce la posso fare anch'io!".

Fece ritorno in Giappone nel 1966 e nel 1967.
Un viaggio programmato nel 1969 venne annullato al momento della morte di O' Sensei.

Iniziò negli anni '70 il suo lavoro di integrazione dei concetti dell'Aikido in campo psicologico/psicoterapico, del bodywork, degli sport, affari, arti, ed in diverse altre aree. Esso consistette nel tenere numerosi seminari presso l'Esalen Institute ed altri Centri che si occupavano di crescita personale all'interno della sua nazione. Il suo lavoro è stato presentato in più di una dozzina di libri di noti autori, fra cui spiccano Michael Murphy (fondatore di Esalen), George Leonard e Dan Millman.

In un viaggio in Giappone nel 1998, gli è stato pubblicamente riconosciuto dal figlio del Fondatore, Kisshomaru Ueshiba Sensei, il suo importante contributo alla divulgazione degli aspetti spirituali legati all'Aikido.

Egli ha allenato e influenzato diverse generazioni di Insegnanti di Aikido in America, Europa, Russia, Israele e Nuova Zelanda.
Il suo approccio alle Arti Marziali spesso trascende dalla tecnica per fornire agli studenti qualcosa di applicabile alla vita quotidiana e per favorire la propria auto-trasformazione. Egli è particolarmente interessato negli aspetti spirituali dell'Arte, come si è detto, utilizzando l'Aikido come un processo per l'espansione della coscienza/consapevolezza.

Nadeau Shihan è co-fondatore di quella che fu l'Aikido Association of Northern California (AANC) e della California Aikido Association (CAA), direttamente affiliata all'Hombu Dojo di Tokyo, della quale è a capo della 3º Divisione, accanto a Patricia Hendricks Sensei (1º Divisione) e Frank Doran Sensei (2º Divisione).

Attualmente egli possiede il grado di 7º Dan e gli è stato conferito il titolo di Shihan ("persona da imitare") dall'attuale Doshu, Moriteru Ueshiba.
Insegna nella città di San Francisco, all'Aikido of Mountain View e all'Aikido of San Jose.
Dirige un intenso calendario di seminari in tutto il mondo tutt'oggi.

Nadeau Shihan racconta la sua esperienza più memorabile:
"La gente sente parlare... forse alcuni incontrano persino, grandi personalità del nostro tempo. Avere avuto l'occasione di conoscere e trascorrere tempo con uno di essi, Morihei Ueshiba, è la mia esperienza più memorabile".



Abbiamo più di una ragione per presentare quest'oggi a tutti voi le gesta di questo, a dir poco, insolito Sensei...

- non solo perché ieri mattina ha scaraventato uno di noi a terra con un "tocco" che potremmo chiamare fulmineo e potentissimo, per essere riduttivi...
- non solo perché parla di come è possibile utilizzare l'Aikido quale "mezzo di trasporto dimensionale" fra gli stati di coscienza di chi lo pratica...
- non solo perchè dice che il Fondatore era in grado di trasformarsi rapidamente da Morihei... a Mr. Ueshiba... a Ueshiba Sensei... a O' Sensei...

ma soprattutto perchè abbiamo visto esperienzialmente lui capace di mutare se stesso da Bobby (il soprannome con cui lo chiamavano da bambino), a Robert... a Mr Nadeau... a Nadeau Sensei!
Un settantenne, a dir poco stravagante ed irriverente, che spiega l'alchimia di trasformazione della coscienza con l'utilizzo del corpo quale strumento/ancora esperienziale, usando sul tatami un sacco di parolacce e di scenette... in grado anche di mutare da "vecchietto" zoppo ed acciaccato a temibile e dinamico guerriero nel giro di poche frazioni di secondo.

Egli si può ben definire un alchimista dell'Aikido, in quanto utilizza la nostra Arte quale strumento per trasformare il metallo vile... le situazioni di stress e di eccesso di tensione (marziale e/o sociale), in oro... cioè opportunità favorevoli di crescita, espansione e trionfo.
Afferma che Morihei Ueshiba era in grado di fare altrettanto, in modo incredibilmente più fulmineo, così da riconnettere se stesso alla sua natura più autentica, quella legata all'armonia ed all'amore che trascendono il mondo manifesto.

Questo, secondo Nadeau Shihan è il significato delle parole del Fondatore a riguardo al "celeste ponte che lega la terra al cielo" ("Ame no uki hashi" nella mitologia shintoista): un collegamento che unisce i possibili stati d'essere e che fornisce la chiave di accesso ai successivi, nei quali non sono necessariamente da considerare insidiosi gli aspetti che possono apparire tali dal precedente punto di osservazione.

Una riflessione, a nostro, dire interessante e soprattutto chiara rispetto a potenzialità eventualmente latenti in ciascuno. L'Aikido fornirebbe "solo" una metodologia sicura e sperimentata per accedere da un livello al successivo, mediante l'utilizzo del corpo quale strumento onesto di indagine, in modo tale da poter discriminare tra un risultato effettivamente ottenuto nel mondo manifesto che noi occupiamo, rispetto ad un sogno utopico, magari stupendo, ma che risiede solo in una fantasia della mente.

Capito il processo sul tatami, sarebbe possibile replicarlo in ogni altro ambito, poiché le dinamiche sarebbero analoghe: sul lavoro, negli affari, nelle relazioni interpersonali...

Autentico personaggio storico vivente dell'Aikido, stupisce per i suoi modi e per i contenuti che prova a trasmettere. Questo per noi è sufficiente per essere in grado di fare nuove riflessioni sull'Aikido stesso, rendendoci perciò soddisfatti di aver fatto personalmente la sua conoscenza.

domenica 1 novembre 2009

I paradossi dell'Aikido - potenzialità innumerevoli


"Quando un'Arte Marziale non è un'Arte Marziale? Quando è Aikido!"
[Nev Sagiba]

Non è facile stare al passo col cambiamento dei tempi... ed una delle difficoltà maggiori è provata proprio dai praticanti di Arti Marziali, che sono legati alle discipline provenienti dal passato e le svolgono nel contesto odierno.

Che l'Aikido nacque in un contesto riccamente marziale è indubbio, così come è indubbia l'efficacia marziale che possono avere alcune sue tecniche, se correttamente applicate...

Tuttavia persiste chiaramente ancora oggi una forte tensione ed incomprensione fra coloro che ritengono che l'Aikido debba essere vissuto innanzi tutto come una pratica marziale (quindi ottimizzando efficacia, disciplina, etichetta...) e coloro che invece credono importante un suo "adattamento" al qui ed ora, quindi investono nella loro pratica in aspetti più salutistici, relazionali, sottili forse.

Noi continueremo a lasciare litigare queste due "fazioni": sono fatte da Aikidoka, troveranno una quadra per definizione di loro stessi!

Riportiamo però di seguito la traduzione di un interessante articolo che parla proprio di questo, scritto da Nev Sagiba Sensei... famoso per la profondità con cui spesso sa commentare gli aspetti delicati della nostra Amata Arte. Troverete qui la versione originale dello stesso.

"Gli sport agonistici contano poco, rispetto a tutta l'abilità marziale autentica che sarebbe utile in un campo di battaglia. I loro metodi di zuffa esistono per mantenere [perlopiù] la gente intrattenuta. E danneggiata.
Ma poi, quasi tutti questi, [si propongono] di formare un kit completo di sopravvivenza giornaliera per una società [che si atteggia come se andasse a caccia], specie con i vicini [di casa] indisciplinati.
Nella società di oggi non siamo contadini guerrieri e non iniziamo a lavorare in età giovanile.
Il nostro "lavoro" usuale consiste nello stare seduti a fare sforzi eccessivi per evitare il lavoro reale, di tipo muscolare e che fa sudare.
La maggior parte del logorio che otteniamo è il R.S.I [sta per "Repetitive Strain Injury", ossia "patologia lavorativa"] dal maneggio del mouse e della tastiera, finché diventiamo ciechi.

Gli sforzi oggi sono differenti e forse più offensivi di quelli della gente che viveva a contatto con la
natura.
Nell'adattamento dei nostri stili di vita molto più morbidi di quelli dei nostri antenati non può essere previsto come si potrebbe approdare ai livelli atletici di chi si muove giornalmente per sopravvivere.

Gli adattamenti nel Aikido continuano.

Molti girano intorno al minimizzare lo sforzo R.S.I. ai polsi, braccia, collo e schiena indeboliti dal lavoro d'ufficio. Ma la gente si allena ancora. Perché?

Altre [forme di] abilità sono aumentate tramite la simulazione delle pratiche di sopravvivenza, che tuttavia aumentano l'idoneità fisica in una certa misura, ma sbloccano anche aspetti fino ad ora latenti di noi stessi, talenti artistici ed altre di forme di intelligenza non esplorati solitamente.
Essi sarebbero soffocati negli sport competitivi che hanno perso ogni forma di aderenza con la realtà.

Benché l'Aikido sia un Budo adattato all'oggi, tuttavia, dobbiamo sempre allenarci, al meglio della nostra abilità, come se realmente ci stessimo preparando per una battaglia vera.
La miriade altri attributi ed abilità che allora vengono vivificati aumentano tutte le vostre altre abilità quindi rende questo [lavoro/pratica] utile.

La maggior parte della gente soft odierna non si avvicinerà mai all'abilità fisica di quelli di un tempo.

Ci può essere un aumento di ciò, specialmente nella ricerca di altre vie rispetto alla forza ed il conflitto [prepotenza] per ottenere risultati".

Nev Sagiba

Nel nostro peregrinare per Dojo, seminari e nazioni, assistiamo effettivamente al progressivo spegnersi delle scuole che ripropongono una veste esclusivamente storica e quindi marziale dell'Aikido. I pochi veri appassionati allo studio dei waza - le tecniche - più efficaci tengono duro, ma non sono effettivamente molti.

O' Sensei stesso proveniva da un tempo ed una cultura in cui essi erano fondamentali, intendiamo per la propria incolumità fisica quando si usciva di casa.
Oggi questa esigenza si è notevolmente ridimensionata, quindi può essere comprensibile come gli Aikidoka oggi siano maggiormente attratti da aspetti salutistici e relazionali della pratica, rispetto a quanto personaggi come Sokaku Takeda prima ... Gozo Shioda poi, hanno sviluppato ed insegnato...



Tuttavia, in che misura questo può essere un problema?

Forse nella misura in cui questo cambiamento... adeguamento con i tempi viene fatto senza equilibrio e criterio... pur se ci appare inevitabile che esso avvenga, per fare dell'Aikido una disciplina perennemente attuale.

Guardiamo per esempio questo video, di una forza veramente unica nel suo genere... Aikido fatto da persone cieche o che presentano altre forme di disabilità fisica:


Una cosa è certa, era più inatterrabile Gozo Shioda Sensei... ma ciò non significa che non abbia un profondo senso anche la pratica di tutti quegli autentici Sensei che compaiono nel video precedente. Non insegnano a loro stessi ed a noi come non essere atterrati... spesso loro stessi partono già a terra: insegnano qualcos'altro!

I dilemmi quindi potrebbero essere: quanto innovare, cosa innovare... come non snaturare una tradizione con le nuove tendenze?

Sapremo in futuro se stiamo prendendo le decisioni migliori quest'oggi... è sempre stato così: siamo inclini a pensare che questa tendenza umana invece non cambierà.

Fortunatamente l'Aikido ha un padre... e per giunta un papà buono, che ha intuito e fors'anche vissuti certi fenomeni prima di noi. Ricordiamoci di questo e lasciamo a lui la parola quando siamo nel dubbio.

"Sebbene il nostro sentiero sia completamente diverso dalle arti guerriere del passato, non è necessario abbandonare del tutto le antiche Vie. Assorbite le venerabili tradizioni in questa nuova Arte, avvolgendole con abiti puliti, e basatevi sugli stili classici per creare forme migliori".

"La pratica dell'Aikido promuove il valore, la sincerità, la magnanimità e la bellezza, e rende anche il corpo forte e sano. Nell'Aikido non ci addestriamo per imparare a vincere; ci addestriamo per imparare ad uscire vittoriosi da ogni situazione".

[Morihei Ueshiba, O' Sensei]