lunedì 28 maggio 2018

Lateralizzazione e reciprocità: dall'I-ching, al DNA, all'Aikido

In Aikido utilizziamo il corpo in modo pressoché simmetrico: c'è una ragione profonda per ciò...

In Aikido ricopriamo il ruolo di tori e quindi quello di uke in modo alternato: anche in questo caso le ragioni sono più che profonde...

Il movimento corporeo è comandato dai lobi cerebrali, che notoriamente sappiamo essere 2: queste due "CPU" però funzionano in modo molto differente fra loro.

Se fossero dei computers, potremmo dire che uno monta software Windows e l'altro iOs, il rischio che non comunichino bene fra loro non è solo una probabilità... ma una certezza!

Il lobo sinistro del cervello si occupa di processare le informazioni in modo logico e sequenziale: ad esso il compito di gestire il lato destro del corpo umano.

Il lobo destro del cervello invece funziona in modo analogico e random: il suo compito è di gestire il lato sinistro del corpo.

(NB: in caso di mancinismo, ciò che diciamo va ribaltato)

Ora in ciascuno di noi, come nel lungometraggio "Inside Out", esistono (almeno) due personaggi molto diversi fra loro: un iper-razionale (yang) e un iper-intuitivo (yin)... e di solito il proprio carattere si trova più a proprio agio con la filosofia di UNO di essi.

Il corpo calloso è quella struttura in grado di fare da trasduttore di informazione fra questi due poli opposti interni a ciascuno.

C'è l'ingegnere, commercialista, geometra che si iscrive al corso... che tende ad essere molto razionale e che di solito muoverà la parte destra del suo corpo con più facilità ed integrazione rispetto a quella sinistra.

Poi ci sarà il musicista, poeta, fotografo, figlio dei fiori che si iscrive al corso... che invece si troverà probabilmente più a suo agio con la parte sinistra del corpo e con ciò che essa gli permette di rappresentare di sé.

In Aikido però a ciascuno viene chiesto un approccio olistico, che consente a ciascuno di lavorare con la propria parte "dominante", seguita da quella che invece ci mette più in difficoltà.

Con questa metodica, tendiamo nel tempo a riequilibrare le tendenze psico-attitudinali troppo marcatamente basate su uno SOLO dei due "personaggi" che abbiamo poc'anzi descritto.

Lavoriamo con la destra da tori, quindi con la sinistra da tori.

Lavoriamo con la destra da uke, quindi con la sinistra da uke.

Ma anche la reciprocità tori/uke nasconde una similare valenza riequilibrante: tori (che etimologicamente deriva da "prendere, decidere") ha caratteristiche più yang... mentre uke (il cui significato è "colui che riceve") ha una natura più yin, infatti è chi deve sapere accogliere la tecnica con ukemi, senza farsi male.

In quest'alternanza buleana (il linguaggio binario dei computer), iniziamo quindi a scrivere il nostro "codice di pratica":

- a tutto ciò che è yang attribuiamo il numero 1;
- a tutto ciò che è yin attribuiamo il numero 0.

Un tori è 1, un uke è 0. Una persona che fa katate dori yaku hanmi con il piede destro avanti è 1, il suo partner che riceve questa presa con la gamba sinistra avanti è 0.

Mentre pratichiamo, passiamo quindi dalla fase:

1,1 - siamo tori ed utilizziamo la parte destra del corpo; yang maturo o completo;
1,0 - siamo tori ed utilizziamo la parte sinistra del corpo; yang giovane, per la presenza di una componente yin;
0,1 - siamo uke e utilizziamo la parte sinistra del corpo; yin maturo o completo;
0,0 - siamo uke e utilizziamo la parte destra del corpo, yin giovane, per la presenza di una componente yang.

Abbiamo poi le tecniche omote (yang) e ura (yin): ecco una terza colonna di variabili;
Abbiamo le tecniche irimi (yang) e quelle hirai (yin): ecco una quarta colonna di variabili;
Abbiamo le tecniche sen no sen (yang) e go no sen (yin): ecco una quinta colonna di variabili;
Abbiamo le tecniche di Aiki ken (yang) e quelle di Aiki jo (yin): ecco una sesta colonna di variabili;


Ma quante saranno alla fine le variabili con le quali giochiamo?
Abbiamo ragione di pensare che questa disamina ci porterà ad esaminare 64 esagrammi...

Questa cosa ciclica e reciproca... sapete dove porta?

Alla formazione delle triplette di base sul quale è costruito l'I-ching, così come il nostro stesso DNA.


Non è questa la sede per dimostrare tutto ciò (in realtà sitiamo scrivendo un testo con una spiegazione più diffusa sull'argomento), ma già solo da queste poche righe potrete intuire (usate la parte yin/sinistra del corpo e destra del cervello!) come la pratica dell'Aikido non sia stata strutturata "a caso" proprio per niente!

Abbiamo così la possibilità di lavorare su elementi psicodinamici del sé utilizzando il movimento corporeo quale specchio: pesateci bene, nessuna psicoterapia - al momento - è arrivata ad un grado di specificità così elevato!

Gli studi che stiamo portando avanti, grazia al prezioso contributo di alcuni neuroscienziati, mostrano che questa "ginnastica" stimola in modo completo ed armonico la coscienza, che è al momento un oggetto alquanto misterioso sotto il punto di vista accademico.

Uno finisce una lezione di Aikido e poi "si sente meglio": molto stress sembra sparito, c'è rilassamento, ma anche vitalità... cosa è successo al suo sistema psico-corporeo?


Quando (non se, quando!) verrà fatta luce su questo risultato notevole di una disciplina nata nel secolo scorso in tutt'altro contesto filosofico e culturale, immaginiamo che l'accredito di stare su un tatami non verrà più trascurato tanto quanto lo è al momento.

Con l'Aikido possiamo stare bene, rimanere in salute e conoscere noi stessi attraverso la pratica di relazione con gli altri: un risultato sinceramente che ci pare più significativo che apprendere come stortare i posi a qualcuno per difendersi dal malvivente di turno (che altro non è se non una proiezione di una coscienza poco allenata)!


lunedì 21 maggio 2018

Aikido, le donne nude e i suburi autoerotici

In Redazione abbiamo la possibilità di monitorare di settimana in settimana - il numero di lettori dei nostri Post, la loro provenienza, i sistemi informatici dai quali si è più soliti visitare le nostre pagine, etc...

... ed abbiamo notato una cosa piuttosto curiosa: gli articoli che richiedono numerosi giorni (quando non addirittura a mesi) di preparazione vengono letti e commentati da un numero di persone solitamente più esiguo di quando scriviamo qualcosa di più faceto.

Studi inediti, report di attività Aikidoistiche ancora poco conosciute nel nostro Paese, filmati: tutti elementi nuovi che non si trovano esattamente ovunque  ìed una volta alla settimana.

Il numero dei nostri lettori e di coloro che ci fanno giungere (pubblicamente o privatamente) i propri punti di vista e riflessioni è aumentato vertiginosamente negli ultimi 2-3 anni, per nostra fortuna... segno che sono numerosi coloro che apprezzano il nostro lavoro e che siamo fieri che provengano da ogni scuola e visione specifica dell'Aikido.

Ma non se ne può più che quando scriviamo "Come si paga una palestra, come si paga un Dojo" ci leggono in 4000 ( circa 1/4 o 1/5 degli Aikidoka italiani?), mentre quanto viene pubblicato "Aikido e spiritualità 3: la descrizione dell'indescrivibile" oppure "L'Aikido nella VITA" la cosa interessi a 280 persone!

Non che tutto debba piacere a tutti, ma che cultura ha l'Aikidoka medio: la terza elementare?
E di quale maturità dispone per scegliere ciò che legge?

Abbiamo fatto uno screening del lavoro svolto per "leggere" una volta voi che ci leggete a nostra volta... ed i risultati NON sono stati del tutto incoraggianti: essendo quasi tutte persone inclini al kaizen (lo sapete tutti cos'è vero?! beh, se non lo sapeste, ripassatelo QUI!) abbiamo preferito non tenere questa scoperta preoccupante tutta per noi...

Non parliamo di te, caro lettore... che ci leggi con passione da anni e sicuramente hai una visione piuttosto matura della disciplina... ma di quell'altro, quello imbecille sul serio... sai quello che sul web cerca solo scoop e divertimento tanto per ammazzare il tempo.

Quello che non vuole impegnarsi SEMPRE con letture impegnative, ma non vuole proprio impegnarsi MAI con qualcosa di utile.

Allora quest'oggi - per attirare la sua idiota attenzione - abbiamo deciso di prenderlo per le Aiki-chiappe con un titolo di quelli che piacciono a quello che è deficiente in omote e cretino in ura.

"E qui che ci sono le Aiki donne nude?!" avrebbe detto un famoso comico (e non solo) di Drive In ormai purtroppo scomparso!

NO, non è qui... BALENGO!

Sappiamo che il marketing richiede di piazzare un'Aiki-patonza un po' ovunque per ottenere più follower, ma non è una cosa che ci interessa un tot, sinceramente...

Sappiamo anche che tira più un pelo di F.I.G.A. (Federazione Italiana Grande Aikido, cosa avete pensato?!) che un tori-fune undo... 

... ma è proprio così che si vuole ridurre il lettore notturno, che a forza di suburi, rischia di diventare cieco?

Chiediamocelo un attimo, perché a leggere di Maestri cornuti, scandali associativi, etc sono un po' buoni tutti, se ci pensiamo.

Approfondire invece certe altre tematiche è più delicato, anche perché richiede di esserci con la testa ed espone ad un pericolo molto temuto al giorno d'oggi: PENSARE!

Vediamo brevemente perche PENSARE dovrebbe mai essere così pericoloso:

- perché rende le persone in grado di un giudizio critico autonomo;

- perché alcuni potrebbero (grazie ad esso) riconsiderare molte delle loro posizioni pregresse sull'Aikido;

- perché quando il proprio pensiero o convinzione non dovesse più risultare difendibile, si renderebbe necessario ed urgente un CAMBIAMENTO.

Di sicuro queste sono tutte cose che MUOVONO un sacco di roba, perché lavorano dall'interno all'esterno di ciascuno di noi: riguardano cioè le e-mozioni (movimenti edotti/tirati fuori) quindi!

Troppi sono ancora coloro che ci scrivono privatamente - quasi in tono furtivo -, per timore che si sappia all'interno delle loro organizzazioni Aikidoistiche che stanno cercando di capirci qualcosa, che cercano risposte, conferme o disdette delle info alle quali vengono bombardati "a casa propria".

Perché questo?

Perché l'Aikidoka medio (questa volta ci plafoniamo noi verso il basso) è ancora troppo spesso una persona che ha bisogno che qualcuno gli dica cosa fare e cosa pensare.

Però questa condizione è anche una SUA responsabilità, non solo quindi di chi approfitta di questa sua condizione di incertezza esistenziale.

La rivoluzione dovrà essere quindi culturale... il che non significa cercare di avere da qualcuno risposte definitive sui propri casini (meno che mai da noi!), ma piuttosto trovare il pretesto per farsi delle buone domande... ed abbiamo sempre cercato di metterci del nostro per favorire questo processo.

Forza quindi, rialziamoci da questo modo alla Aiki-Novella 2000, e rimettiamoci in campo con la parte migliore di ciascuno di noi.

È ora cioè di ALZARE un po' L'ASTICELLA, altrimenti non saremo in grado di raggiungere qualche goal significativo...

Non ci permetteremmo di scriverlo se non pensassimo che fosse estremamente importante!

lunedì 14 maggio 2018

L'Aikido nella VITA: chimera o possibilità alla portata di chiunque?

E andiamoci pure al Dojo ad imparare l'Aikido: li ci facciamo una super dose dell'arte dell'armonia, del rispetto, della disciplina, della connessione mente-corpo etc, etc, etc...

... solo che non viviamo sul tatami, ma in una società nella quale non è banale vivere secondo gli stessi principi.

"La vita è UN'ALTRA cosa": non lo avete sentito dire, o non lo avete pensato forse voi per primi, qualche volta?

Sul tatami tutti si impegnano, ma poi anche il nemico più agguerrito e l'uke più duro da abbattere infondo è tuo amico, e non desidera farti del male per davvero: "nella vita VERA però non è così"... "la fuori" si fa sul serio!!!

Quante volte avete ascoltato discorsi simili?

Qualche settimana fa, alcuni di noi stavano partecipando ad un seminar di Aikido in Piemonte, al quale un'allieva - in un momento di scambio - ha chiesto al Sensei: "É veramente possibile portare gli insegnamenti che impariamo qui nella vita di tutti i giorni?"

La sua risposta: "Dove altro vorresti portarli?".

Decidiamo noi la dignità da conferire ad un luogo: molti pensano che la palestra sia il luogo per scaricarsi, sfogarsi un po' e farsi scendere tutte quelle frustrazioni con le quali siamo costretti a convivere.

Non pensiamo che ciò sia sbagliato, ma solo che vederla così è un bel po' parziale e per noi abbiamo scelto qualcos'altro... cioè come qualsiasi individuo che abbia deciso di abbattere le barriere che astutamente alziamo tra "dentro e fuori".

Ma allora come si fa a postare un po' dei principi dell'Aikido nel quotidiano?!

I principi sono qualcosa di interno alle tecniche, ne abbiamo parlato già molte volte: prima ancora di chiederci come si fa a portare l'Aikido nel quotidiano, ci siamo mai chiesti se siamo capaci di farli emergere dalle nostre tecniche ALMENO quando siamo all'interno del Dojo?

Prima di far uscire dal Dojo un po' di Aikido, siamo disposti a farci entrare un po' di noi stessi?

In quale misura?

Quella del nostro corpo da far sudare e mettere sotto stress con leve e proiezioni? Solo quella?

Quella che ci permette di andare a lezione solo se non è il compleanno di nostra suocera, se non piove  e se non gioca la nostra squadra del cuore?

I conflitti e lo stress che viviamo nel quotidiano ci tocca COMPLETAMENTE, ossia ad ogni livello, dal fisico all'emotivo: siamo disposti a mettere sotto i riflettori e studiare ciascuno di essi mentre pratichiamo Aikido?

Siamo disposti a barattare la ricetta dell'armonia quotidiana, con quella dell'impegno?

Si, perché ci sembra che molti di coloro che sacramentano contro la difficoltà di rendere applicabili gli stupendi concetti che ci sentiamo raccontare dal Sensei o che leggiamo sui libri che riguardano il Fondatore... siano nulla di più che voyeur dell'Aikido...

... gente che spera di venire qualche ora a muovere le natiche sul tatami, quando ha voglia e quando si ricorda, e poi si stupisca di quanto sia difficile applicare tutto ciò ai conflitti che vive a casa, sul luogo di lavoro, con il partner o con gli amici.

Ma questi signori non hanno mai praticato Aikido, meno che mai tramite ad esso hanno praticato se stessi.

Il chiedere è coerente e proporzionale alla capacità di offrire: questa è una legge ben al di là delle dinamiche della nostra disciplina, e risulta semplicemente applicabile ad ogni contesto.

Di sicuro il chiedere - per la persona media - risulta più facile che dare: molti sono pronti a testimoniare che "loro nella vita hanno dato tutto, ma hanno ricevuto molto meno...", non è così?

Beh, se quel simpaticone dell'Aiki connetto Ueshiba avesse avuto ragione nel definire l'universo uno specchio, questa dinamica sarebbe di conseguenza impossibile.

Chiunque riceve ESATTAMENTE in proporzione di quanto da, se l'universo (il proprio universo) è un sistema chiuso.

Noi ci proviamo quindi a portare un po' dell'armonia dell'Aikido nel quotidiano... ma questa operazione funziona proporzionalmente a quanto è chiara l'intenzione e la volontà di ottenere dei risultati!

Se c'è una cosa che al momento ci pare che manchi NON è la possibilità di ottenere risultati nel quotidiano, quanto l'intenzione reale di farlo: bisogna essere disposti a mettere sul piatto della bilancia qualcosa a contropartita di ciò che desideriamo...

... Se vogliamo vivere un po' di Aiki fuori dal tatami, ciò che è necessario è diventare disponibili ad un cambiamento: molti crediamo che siano spaventati da ciò, quindi preferiscano raccontarsi la storiella che "è difficile"!

In effetti è più facile continuare a lamentarsi... ma di quelli che la pensano così ci interessa poco, francamente!

Non sono molti al momento i Docenti in grado di fornire agli allievi di strumenti chiari per lavorare su loro stessi e per vivificare il lavoro svolto in Dojo nel proprio quotidiano: non sono molti, ma CI SONO, quindi chi ha seria intenzione di avvantaggiarsene, li cerca... ed in fine li TROVA!

La tenacia con la quale siamo capaci di cercare ciò di cui abbiamo bisogno è proporzionale all'intenzione - oltre che al bisogno - di utilizzare poi ciò che troveremo per migliorarci la vita.

A questo proposito vi segnaliamo un'evento pressoché unico sul territorio italiano, per metodologie e contenuti: fra poco più di un mese (22,23 e 24 giugno 2018) si terrà nel nostro Dojo proprio un'evento dedicato a questo: "l'Aiki Nomad Seminar - Torino 2018 - il dono del conflitto"...

Ci sarà una 3 giorni i (venerdì sera, sabato e domenica mattina) dedicati allo studio ai principi dell'Aikido applicati al quotidiano: studieremo insieme quali "regali" sia in grado di farci un conflitto, se diveniamo così abili da saperli interpretare e metterli a frutto.

Studieremo come un problema si può trasformare in opportunità... ma vi avvisiamo: servirà ingaggio, più che voyeurismo!

Se siete interessati, scrivete alla ns. Redazione per avere info più dettagliate.

É possibile vivere i principi dell'Aikido nel quotidiano?

SI, è addirittura DOVEROSO, secondo noi... altrimenti è meglio piuttosto mettersi a fare qualcos'altro!!!



lunedì 7 maggio 2018

Uke e gli atteggiamenti utili al suo compagno

Che l'Aikido non si possa fare da soli è qualcosa di abbastanza assodato: abbiamo bisogno di un conflitto e di un compagno per poterci allenare...

... o meglio, abbiamo bisogno di un partner che impersoni il ruolo dell'aggressore per constatare come siamo in grado di relazionarci con esso e con ciò che rappresenta.

Uke è colui che attacca e quindi accetta la tecnica, solitamente finendo al suolo: il ruolo che riveste è molto importante e delicato in Aikido!

Sicuramente dovrà imparare a cadere in modo naturale e senza ferirsi ed anche ad attaccare in modo consono con quanto il suo tori abbisogna, ma questa misteriosa ed anche bistrattata figura diventa crucciale anche per molti altri aspetti della pratica.

Uke è una sorta di "jolly", che deve imparare a comportamenti differenti in contesti differenti, perciò deve avere le idee piuttosto chiare sul suo valore ed importanza.

La tecnica la performa tori (o nage), ma uke è colui che agevola al suo compagno un'esecuzione che gli risulti istruttiva... quindi deve apprendere quando è il caso di fare resistenza e quando invece è meglio di no.

Più ci alleniamo con un uke compiacente, più il nostro apprendimento sarò presto interrotto, poiché nel suo "accettare", uke accetterà anche i nostri errori, senza sottolinearli e permetterci quindi di percepirli... e porvi rimedio.

Ma se un uke troppo compiacente non è il massimo, non lo è nemmeno un uke troppo reattivo e poco complice: pensiamo infatti ad un principiante che muove i suoi primi passi sul tatami con un esperto che si presta a fargli da uke...

Se lo volesse, l'esperto sarebbe in grado di bloccare praticamente OGNI movimento del tori principiante: ciascun suo tentativo di fare ciò che l'insegnante ha spiegato si trasformerebbe nella frustrazione di vedersi sempre e comunque la strada sbarrata dal compagno.

Anche facendo così non si apprende molto!

Quindi uke deve comprendere quando è il caso di seguire ed essere indulgente e quando invece è più opportuno essere più anarchico e ribelle... mettendo però questo suo atteggiamento sempre al servizio del compagno, quindi avendo il fine di farlo progredire con lo studio, sia con i traguardi che raggiunge, sia con le difficoltà che incontra.

Uke talvolta è il miglior amico del proprio tori proprio perché gli da il filo da torcere, oppure può essere il peggior suo nemico proprio perché gliele da tutte vinte!

Capite bene però che essendo il suo ruolo mutevole, come si fa a capire quando è il caso di essere in un modo anziché in un altro?

É qualcosa di complesso, oltre che importante...

Facciamo un esempio pratico: uke deve agire in modo completamente differente se si trova coinvolto in una pratica di base (ki hon) o in una pratica più avanzata e fluida (ki no nagare).

L'uke del ki hon è il partner di una persona che sta ancora cercando di formarsi il suo ABC dell'Aikido di base: i primi passi, i primi movimenti, lo studio dei primi angoli di sbilanciamento, leve, proiezioni, bloccaggi, etc, etc, etc.

Quando pratichiamo con un principiante di solito ci troviamo dinnanzi ad una persona che NON conosce così bene il proprio corpo: alcuni fanno difficoltà a distinguere la destra dalla sinistra!

In questo caso ad uke viene assegnato il compito di comportarsi come una sorta di "fil di ferro": la sua caratteristica dovrebbe essere quella (specie nella pratica statica) di rimanere nella posizione nella quale il compagno lo mette.

Così facendo, tori può - in ogni istante - vedere "specchiata" la bontà o meno della sua azione nelle posture assunte dal compagno: se uke mette una mano a terra è perché io tori gliel'ha fatta mettere... se uke si sposta a destra, sarà perché tori lo ha mosso verso destra... se cade, è perché tori lo ha sbilanciato, etc.




In questa modalità di allenamento, un uke troppo reattivo serve a molto poco: se quest'ultimo si sente libero di rialzarsi, riprendere il proprio equilibrio, cercare di evadere dalla tecnica (etc) il tori-principiante può chiedersi "Si è rialzato perché lo poteva fare o perché la mia tecnica non aveva l'angolo migliore di applicazione?"

É  come se un curioso del comportamento dell'acqua lanciasse UNA pietra in uno stagno per vedere i cerchi concentrici che si formano: se lanciamo 2 pietre contemporaneamente, diventa più difficile vedere chiaramente le propagazioni dei cerchi, perché in qualche punto fra loro inizieranno ad intersecarsi, ed - in qualche modo - ad "interferire" l'uno con l'altro.

Il movimento che si ingenera è più reale, più complesso e completo... ma rimane sempre meno visibile il SINGOLO fenomeno che vogliamo studiare all'aumentare delle variabili in gioco.

Se l'uke di un principiante è troppo reattivo è come lanciare 10 pietre nello stesso stagno e poi chiedere al lanciatore di essere in grado di seguire UNA sola propagazione di uno di quei 10 cerchi concentrici che si formeranno: un gran casino!

Tori non riesce più a percepire cosa dipenda da lui (che sta ancora studiando se stesso) e cosa dal proprio compagno: è necessario eliminare un po' di "rumore di fondo", poiché studiare se stessi tramite una relazione non è banale... perché è sempre possibile attribuire all'altro elementi propri... ma anche viceversa, ovviamente!

Però poi l'Aikido evolve e diviene più fluido, spontaneo, dinamico...

In questo caso non c'è più alcuna utilità di un "uke fil di ferro": ci servirà una persona in grado di riprendere velocemente il proprio equilibrio se viene sbilanciata... un comportamento fluido a sua volta e capace di cambiare velocemente per provare a spiazzarci.

Eccessiva staticità da parte di uke NON ci permette di esplorare questa affascinante dimensione!



Ora uke sarà li per attaccare, ma sarà pronto a sfruttare ogni varco che la nostra tecnica presenta per rialzarci, fuggire, riattaccare, eseguire una contro tecnica.

Questo Aikido diventa molto più polimorfico ed interessante che stare tutta la vita a fare Aiki-solfeggio: nessun musicista ha voglia di fare solfeggio per tutta la vita, desidera esprimersi suonando!

Ma elemento centrale di questa possibilità è sempre un uke che CI PERMETTE di sperimentare ciò che ci serve in ogni specifico momento: cedere quando è bene cedere perché si impari, resistere quando è bene farlo per migliorare... non aggiungere nulla alla nostra azione per metterla in risalto, sentirsi libero di fare come meglio crede per continuare il proprio mandato di attaccante ad un'altro livello della pratica.

Uke è il conflitto.

Senza conflitto, niente Aikido: dovremmo ringraziarli un po' di più questi uke... che di solito usiamo solo per spolverare il pavimento, lanciandoli come Gatto Silvestro sul tatami!

Uke ci fa crescere, è ingiusto restituirgli solo mazzate come ritorno...

Se ricoprire il ruolo di tori è difficile, può esserlo ancora di più fare UKE... rendiamogliene quindi merito!