lunedì 25 settembre 2017

L'Aikido delle parti mischiate a caso

Su questo Blog è stato sempre importante NON privilegiare alcuna visione dell'Aikido, né alcuna didattica o stile rispetto ad un altro... e crediamo che continueremo su questa linea.

Girando numerosi Dojo in Italia ed all'estero, veniamo settimanalmente a contatto con un sacco di persone che praticano Aikido nelle modalità più diversificate ed eterogenee: la sensazione di arricchimento che ne traiamo è veramente alta e soddisfacente, poiché crediamo sul serio che ci siano tanti lavori interessanti e meritevoli di essere studiati, appresi e quindi divulgati.

Talvolta però ci troviamo anche in luoghi Aikidoistici che sembrano un po' improvvisati e poco curati, prestando attenzione a ciò che accade.

Esistono molte didattiche e notevolmente differenti fra loro... tanto addirittura da fare percepire una sorta di contrasto in termini di nozioni veicolate: c'è chi basa la sua pratica più sulla staticità, prese forti e colpi realistici... chi predilige un movimento fluido con un buon ritmo d'azione e di scambio, chi utilizza le armi, chi deliberatamente non le utilizza... ma la caratteristica di ogni tipo di didattica è che c'è un PERCHÉ dietro a ciò che viene proposto; ogni esercizio ha un suo ben specifico scopo ed intento... serve a qualcosa, insomma.

Ci sono tatami in cui ciò non avviene, privilegiando invece ciò che chiameremo oggi "l'Aikido delle parti mischiate a caso": è importante mettere in luce questo fenomeno, perché è meno sporadico di quanto si immagini.

Ci sono Scuole, Dojo, Insegnanti che non si è capito bene da dove siano nate, in quale contesti abbiano avuto formazione... quale didattica utilizzino e, soprattutto, quanto siano consapevoli di cosa praticano e propongono agli altri.

Il lineage o un pedigree di livello proveniente da questo o quel Maestro di fama nazionale o internazionale non garantiscono - da sé - praticamente nulla, poiché allievi ed Insegnanti possono essere cresciuti in contesti consapevoli, senza esserne stati positivamente influenzati... certe informazioni e buone prassi saranno state anche a disposizione, ma non sono state colte.

Cosa potremmo dire allora di quei luoghi in cui non c'è stato nemmeno quello?

In cui la buona volontà e cuore di chi porta avanti i corsi sono sicuramente stati grandi, ma senza alcuna attenzione alla qualità "oggettiva" di quanto si fa insieme.

Incontriamo talvolta tatami dove sui keikogi c'è un po' di tutto: c'è chi ha la maglietta sotto la giacca (la tradizione lo vieterebbe ai maschietti), chi ha l'hakama bianca, chi ha uno stemma grosso come una padella sulla schiena... chi sul petto.

In questi luoghi gli zoori non sono allineati a bordo tatami, sono lanciati un po' alla rinfusa dove capita.
Gli allievi talvolta hanno con sé la sacca delle armi, talvolta no... alcuni hanno jo dal diametro di un tondino per pila da ponte in calcestruzzo amato e precompresso, altri hanno una sorta di grissino senza glutine.

Ma tutto questo sembra appartenere solo al cosiddetto "reishiki", ovvero all'etichetta... ma purtroppo non ci si ferma li: il Maestro di turno (in questo gruppi di Maestri di solito ce ne sono tanti e sono tutti contemporaneamente sul tatami, come se si facessero formazione reciproca) esibisce movimenti improbabili e palesemente insensati sotto il punto di vista fisiologico, ancora prima che Aikidoistico.

Tu li guardi e dici: "Com'è che non ti accorgi che ciò che fai non ha senso manco se cerco di trovarcene uno?!"... ma lui prosegue, impietoso la sua non-spiegazione... difronte ai suoi non-allievi!

Hanno tutti gradi importanti le persone che frequentano circuiti simili, ma non non è altrettanto facile assistere ad una sessione di esami pubblica... quindi ci si chiede CHI abbia conferito un 5º o un 6º dan ad una persona che si regge in piedi a fatica dinnanzi al proprio compagno di pratica.

Molta della gente presente nei tatami dell'Aikido mischiato a caso pratica da 10, 20 talvolta anche 30 anni... solo che non l'ha mai incontrata nessuno prima in giro per stage e raduni... ed allora nuovamente ci si chiede: "Non è che racconti un po' di palle?!"

No, forse no: i pasticcioni da tatami magari si ritrovano realmente da decenni fra loro a ribadirsi la loro volontà di vestirsi da giapponesi e praticare un po' insieme... sempre un po' come viene e come capita, s'intende!

Ogni 4 o 5 anni qualcuno dei loro amici porta un foglio con sopra scritto che l'Associazione YZ ha nominato X-esimo dan il MAESTRO Ciccio Formaggio... e chiunque si richiede: "Ma lo sapete che "Maestro" è una QUALIFICA che non centra NULLA con il grado dan?!"

Nell'Associazione del Maestro Ciccio Formaggio però non lo sanno e - fra loro - si credono una "Federazione", tanto che quando arrivi ti chiedono: "Tu, di che Federazione sei?"

Poco effetto si ha nel tentare di spiegare che "Associazione" e "Federazione" sono due cose alquanto diverse e che in Italia ha poco senso la domanda, giacché di Federazione ce n'è UNA sola, si chiama FIJLKAM... e che proprio per questo spesso viene chiamata "LA Federazione" (perché non si può sbagliare, ce n'è UNA SOLA!!!).

Credete che di luoghi così incasinati ce ne siano pochi?

Cosa ha sbagliato questa gente: disciplina ? Maestro? Luogo di pratica?
Forse ciascuna di queste cose, e forse anche nulla di tutto ciò: la consapevolezza con la quale agiamo, spesso (per non dire sempre) fa la differenza in ciò che facciamo...

... quindi, esattamente come avere il migliore Maestro del mondo non garantisce automaticamente di comprendere il senso di ciò che facciamo, così c'è gente che si associa per supportarsi a vicenda a rimanere in una sorta di "Aiki-limbo", che NON serve per l'Aikido, ma nel quale è consentito altro.

Scoprire il piacere di stare insieme, per esempio!

Ritrovarsi a celebrare un ideale (l'Aikido?), vestiti in un certo modo (keikogi, più o meno), in un luogo specifico (tatami, in un Dojo?)... indipendentemente che poi ciò che si fa sia Aikidoisticamente qualitativo... o caratteristico di questa disciplina!

Una sorta di "volemose bene" di ispirazione nipponica, insomma...

Non ci riteniamo a priori contrari a tali tipi di fenomenologie, ma bisogna prestare attenzione ai limiti intrinseci in esse insiti... così da non lagnarci troppo quando ne veniamo al contatto.

Ci sono luoghi nei quali NON è endemicamente possibile andare lontani più di tanto nella nostra disciplina: crediamo sia una delle caratteristiche dell'"Aikido delle parti mischiate a caso."

Saperlo ci aiuta ad evitarli... o a tuffarci dentro a più non posso, se la nostra intenzione in fondo non è che questa!!!


PS:
crediamo fermamente ogni parola scritta in questo Post, ma contemporaneamente ci rendiamo anche conto di una loro certa pericolosità: rilevare "l'Aikido delle parti mischiate a caso" richiede una certa dose di giudizio sull'operato altrui... che può sempre essere affetto dai nostri attuali limiti, ed inoltre può facilmente trasformarsi in ABITUDINE all'iper-giudizio e quindi alla critica, se non addirittura, sconfinare nel pre-giudizio di quanto è differente da ciò che facciamo noi.

Per completezza va detto: è veramente complesso e delicato evitare estremismi poco utili a chiunque.


1 commento:

Giuseppe Golin ha detto...

Letto.
Ma questi gradi alla fine chi li a dati? E questi fatiscenti istruttori chi sono?