lunedì 30 maggio 2016

Triangolo VS trapezio e conflitti geometrici su gradi e qualifiche

Che l'Aikido sia una disciplina dalla profonda matrice tradizionale è piuttosto innegabile!

Ai suoi albori sapete come si faceva a ricevere un grado o un titolo di merito?
Il Maestro (O' Sensei, c'era SOLO LUI!) ad un certo punto riteneva che tu lo meritassi e ti insigniva di ciò che egli riteneva più consono, PUNTO!

Quali fossero gli arcani motivi, i ragionamenti di carattere esclusivamente soggettivo che spingessero un Sensei a considerare "pronto" il proprio allievo non ci è dato di sapere: il deshi aveva massima fiducia nella capacità di giudizio del suo Maestro... quindi ciò che lui riteneva opportuno lo era automaticamente pure per l'allievo.

"Tu dici, io faccio!", niente male il metodo tradizionale di crescere nelle arti marziali (alla Pino La Lavatrice): noi - fra l'altro - di vertice ne avevamo uno solo - Morihei Ueshiba, appunto - quindi fino a 50 anni fa non esistevano conflittualità di alcun tipo per quanto concerne i riconoscimenti che un allievo avrebbe desiderato ottenere dal proprio percorso Aikidoistico...

Questo modello, assolutamente triangolare -  in 3D potremmo immaginarcelo piramidale - basato sullo schema Sensei-senpai-kohai ha funzionato egregiamente fino a quando il Giappone è stata una terra isolata dal resto del mondo... o - almeno - fino a quando gli occidentali hanno iniziato a praticare discipline giapponesi.

In Cina, per molti stili di Kung Fu è ancora così oggi: ogni casato ha un gran Maestro, che sancisce chi sarà il suo legittimo successore e quindi la persona che si sarà guadagnata il diritto di decidere le sorti della Scuola dopo la morte dell'attuale capo.

Inutile dire che - in questo modo - gli stili di Kung Fu non risultino logicamente solo 2 o 3 in tutto il mondo e siano ben lungi dall'ottenere una sorta di oggettivazione stilistica/didattica/pedagogica! Ciascuno fa un po' quel che vuole, rifacendosi al magico lineage di questo o quel Shifu (l'equivalente cinese di Sensei), autentico o contraffatto che esso risulti.

Questo schema triangolare viene di solito replicato in modo frattalico, ossia:

- "il Maestro del mio Maestro è stato un allievo diretto di Morihei Ueshiba", quindi egli deve essere all'apice di una piramide, che si ramifica al di sotto di quella creata dal Fondatore;

- "il mio Maestro è stato allievo-di-un allievo diretto di Morihei Ueshiba", quindi si è guadagnato il vertice di una sotto-piramide, della quale noi costituiamo il basamento;

- "io sono un allievo-di-un-allievo-di-un-allievo di Morihei Ueshiba", quindi se a mia volta insegno, gestisco il vertice di una sotto-sotto-piramide, della quale i miei allievi costituiscono il basamento;

- se un mio allievo un giorno diventasse Insegnante, dovrebbe gestire il vertice di una sotto-sotto-sotto-piramide, mentre io avrei ancora potere di vita o di morte su di lui, e su tutti gli allievi che si dovessero riferire a lui, etc...

Questo è lo schema grafico...

- stage 1



- stage 2



- stage 3







Stiamo entrando attualmente nello stage 4, che vedrà a breve comparire i Maestri della 5º generazione (ce ne sono già parecchi, in realtà).

Ora il problema di questo processo non è tanto quando si risale a ritroso dalla propria posizione alla fonte del proprio Aikido, bensì quando ci si prova a rapportare con degli Aikidoka (Maestri, allievi, poco cambia) del proprio medesimo "livello"... ma provenienti da altri lineage, ossia da ceppi diversi della ramificazione.

Ciascuno ha il diritto di dire: "Il mio Aikido è così perché proviene da una fonte autorevole... e siccome è diverso dal tuo, ciò significa che tu devi essere un fake o comunque meno credibile di me!!!"




Ciascuno può essere stato promosso o aver promosso in base a criteri soggettivi molto eterogenei fra loro, ciascuna Scuola può infatti considerare in modo molto diverso la "carriera Aikidoistica" degli associati alla propria piramide...

... quindi nascono una marea di conflitti che non erano previsti dalla tradizione giapponese, anche perché al suo interno non avrebbero avuto alcun senso (questo non è proprio vero... diciamo che i conflitti fra lineage differenti sono antichi quanto l'uomo, ma le modalità di risoluzione occidentali si discostano parecchio da quelle orientali).

Qui - in occidente - però non la ragioniamo di solito così in altri settori del quotidiano: all'ospedale non esiste un super-super-super medico, che ha fondato l'ospedale e che quindi è più medico di chiunque altro che decide (comandando a cascata) fino alle mansioni dell'ultimo degli infermieri.
Alla facoltà di ingegneria non c'è un Rettore più ingegnere di tutti gli altri che rimanda come un ingegnere dovrebbe essere formato. Ci siamo costruiti una società basata sullo scambio e confronto continuo di informazioni...

... che ha generato un paradigma differente di assunzione di responsabilità: di solito pochi scelti e particolarmente preparati in un campo si consultano fra di loro e ne fanno scaturire un parere autorevole da far giungere alle "classi sottostanti", diciamo così: spesso oltre tutto questi "pochi autorevoli" dovrebbero essere stati anche eletti da coloro che costituiscono la base della gerarchia sociale.

Si chiama democrazia, meritocrazia o comunque un sistema sostanzialmente differente da una monarchia assoluta ed autoritaria.

Lo schema di una commissione - o di un "gruppo di lavoro" - quindi assomiglia ad un trapezio, più che ad un triangolo...


Questo schema è ben lontano dall'essere perfetto, tuttavia permette alche cose di non poco conto:

- di avere una certificazione dell'avvenimento di un percorso attraverso parametri più oggettivi possibile;

- di evitare l'auto-celebrazione e di conseguenza che un inetto abbia la possibilità di influire DA SOLO su tutti coloro che organizzativamente gravitano sotto di lui;

- di percepirsi sotto "un unico tetto" organizzativo, benché ciascuno abbia ruoli e livelli di responsabilità differenti...

L'Aikido moderno crediamo stia affrontando questo "esame di maturità", ossia il passaggio da un sistema triangolare (che ormai non funziona più) ad un sistema trapezoidale (che tuttavia non funziona ancora a dovere).

All'interno di questo scenario ci sono ancora una marea di Maestri che - sull'onda della tradizione più autentica - si inventano gradi e qualifiche condominiali che risultano del tutto sconosciute all'altro capo del proprio quartiere.

Associazioni Sportive Dilettantistiche che rilasciano GRADI e QUALIFICHE e ci scrivono sopra che essi sono "riconosciuti dal C.O.N.I., ad esempio: quanti ce ne sono che fanno così?!

"Io sono 4º dan A.I.M.F.G."!
"Ah si? Io invece sono 5º dan K.A.L.P.Q.T.S."!!!
Andate a sfogliare i dati ottenuti dall'ultimo Aikicensimento e ne vedrete delle belle in questo senso...

Tutto ciò è - a nostro avviso - eticamente poco corretto, oltre che non del tutto produttivo, ma non è questa la sede per esaminarne nel dettaglio il perché.

Nel medioevo giapponese una simile dinamica sarebbe risultata comunque appropriata, chiediamoci  ora se continui ad avere senso a queste latitudini e nei giorni che stiamo vivendo.

Un nostro compagno di allenamento sparisce dai paraggi per qualche mese... poi torna dicendoci di essere stato in Giappone, ed aver vissuto a casa del Maestro Pico-Pallo e dopo un intenso periodo di formazione, di aver ottenuto il certificato di Super Sayan Shihan: ci fa anche vedere una strana pergamena piena zeppa di ideogrammi che non siamo in grado di leggere e capire.

Secondo voi, sto tizio farebbe bene ad andare a reclamare la proprietà del Dojo in cui ci allenavamo insieme, visto che ora è un grado più alto del nostro comune Maestro?

Secondo la tradizione SI, secondo l'italiano medio... scatterebbe subito il dubbio che si sia recato per qualche tempo nella casa di campagna di sua zia e si sia stampato da solo un diploma con la vecchia getto d'inchiostro che conserva ancora in cantina... ed ora stia cercando di prenderci per il naso!!!

I pezzi di carta infatti hanno un valore nel momento in cui provengono da Enti che sono riusciti a guadagnarsi un minimo di credibilità comune nel settore o comunque che possiedano perlomeno una verificabilità certa. Così ad esempio avviene per le banconote...

Anche un Avvocato non risulterebbe tale, se promosso in legge dall'Ordine dei Giornalisti o da quello dei Medici!
Eppure sia l'Ordine dei Giornalisti che quello dei Medici esistono e sono accreditati... ma non per creare Avvocati, tuttavia!

In Italia esiste il C.O.N.I. che possiede una Federazione appositamente nata per il patrocinio delle Arti Marziali, si chiama FIJLKAM: pochi Aikidoka (sul totale italiano dei praticanti) la conoscono, ancora di meno la apprezzano e la frequentano.

C'è chi ne sta alla larga perché...

- è costosa;
- è burocratizzata;
- è disorganizzata;
- non sembra pensata per discipline come l'Aikido, quindi tenderebbe a snaturarne le caratteristiche;
- sembra essere gestita da incompetenti nel settore Aikido...

e 1000 altri motivi sui quali ora non entriamo nel dettaglio (né nel merito della veridicità o meno), ma sta di fatto che POCHI rinunciano a possedere gradi e qualifiche federali, perché?

Perché FIJLKAM non sarà forse l'ambiente migliore in cui far proliferare l'Aikido italiano, ma almeno stiamo parlando di C.O.N.I., cioè di un Ente chiaro, ufficiale ed accreditato a fare esattamente ciò che fa.

Qual è la risposta nostrana più diffusa a questo genere di cose?

Chiamiamo la nostra A.S.D. "Comitato Organizzativo Mondiale Aikido" (l'acronimo C.O.M.A. starebbe pure bene, chissà come mai nessuno ci ha ancora pensato!?) e quindi iniziamo a generare l'ennesima micro-piramide che consente ai Soci Fondatori di distribuire gradi e qualifiche del Comitato Organizzativo Mondiale Aikido (mica pizza e fichi!)...

... che però non conteranno nulla nel quartiere accanto, dove qualcun altro avrà nel frattempo aperto la C.R.A.K. - A.S.D. (Commissione Ribelle Aikido Kazzutissimo) e cercherà di espandere quest'ultima... perché la possibilità di stare al vertice di qualcosa è funzione di avere qualcuno disposto a stare alla sua base, capite bene?!

Un'affiliazione ad un Ente di Promozione Sportiva qualsiasi, un bel JPG del logo del C.O.N.I. sul diplomino fatto con la stampante di casa ed il gioco è fatto... non siamo nemmeno fuorilegge!

Mentre spesso ci si lamenta che le risorse attuali esistenti non sono idonee a dare un "tetto trapezoidale comune" all'Aikido nel nostro Paese... e mentre ci si auspica la creazione di un (ennesimo) Ente utopico, perfetto per questo ruolo... come proviamo a risolvere il problema nel frattempo?

Con una soluzione che aveva senso nel medioevo giapponese: ma saremo furbi come categoria o meriteremmo l'estinzione subito??!!

Il problema non è infatti risolto dal non essere "fuorilegge", poiché non ci si sta dirigendo verso una prospettiva che veda l'Aikido riconosciuto a qualche titolo esattamente come lo sono altre discipline.

Agli sport agonistici esce meglio la cosa, poiché necessitano di creare un terreno comune sul quale confrontarsi con gare e competizioni, ma tutte le discipline non agonistiche come l'Aikido non riescono ad organizzarsi a dovere, poiché ad ogni tentativo di unificazione, standardizzazione o confederazione c'è sempre qualcuno che non si sente trattato come penserebbe di meritare e quindi si rintana nella sua piccola piramide auto-costruita... 

... con la scusa che questo è ciò che tradizionalmente si è sempre fatto.
Stanno messe nello stesso modo discipline come Tai Ji Quan, Shiatsu, Reiki, varie Scuole di trattamenti olistici, ad esempio.

Che l'Aikido resti pure nel suo impasse, e che vi rimangano anche le altre discipline, ma è chiaro come il mondo si stia dirigendo altrove come dinamica: lo scambio, la necessità di contatto e di criteri di equipollenza diventeranno sempre più importanti ed urgenti, così come lo sono la possibilità di uno smartphone di integrarsi con il cruscotto della propria automobile.

Anziché pensare al proprio modo "innegabilmente migliore" di fare ikkyo, ciascun componente della comunità Aikidoistica potrebbe/dovrebbe meditare su quale sia la modalità migliore di creare un luogo che patrocini il valore intrinseco della disciplina che pratichiamo...

... un luogo nel quale potersi formare a gestire un movimento umano che risulta parecchio lontano da quello di un'antica koryu famigliare, dal punto di vista legale, amministrativo, didattico, educativo, sociale ed etico.

Il passato è importante e va onorato, ma non tornerà: questa è una delle sue principali caratteristiche... ed è con questa convinzione che dovremmo comprendere come agire oggi per avere il futuro che più desideriamo per l'Aikido.



2 commenti:

Anonimo ha detto...

Un giorno che stavo cercando il mio corso di Aikido chiesi al Maestro del primo Dojo che visitai se c'erano diversi tipi di Aikido e lui mi disse che essendo un'arte marziale praticata da artisti marziali c'erano altri "stili" di pratica..la mia opinione è che da allievo non ho trovato un problema praticare uno stile piuttosto che averne praticato un'altro..possiamo forse dire che è un problema che ci sia l'Aikido Kobayashi..di Saito..di Tohei..di Shioda...ect? Forse il problema non è invece quando viene a mancare un maestro autorevole e coinvolgente nel Dojo...? Possiamo pensare che le problematiche organizzative, soprattutto dell'Aikido italiano siano in realtà una conseguenza di un continuo stato di "ammutinamento" delle nuove generazioni di "maestri" rispetto all'ordine gerarchico tradizionale? Y/N
Buon Aiki a tutti!

Dijego ha detto...

Resterà una problematica insoluta. Quando cominciai a praticare sentivo gli stessi discorsi, oggi li sento ancora e domani li sentirò pure.
L'organizzazione dell'Aikido rispecchia l'organizzazione della nostra società: tendenza al caos costellata da piccoli gesti eroici.
Ammettiamo che la razza umana è buona sola ad una cosa: combattere tutto e tutti.
Così almeno non crederemo che dovremo "per forza" essere più buoni e positivi e potremo seguire il nostro vero istinto ed unificare il nostro ki con il Ki dell'Universo ovvero seguire finalmente il nostro Dharma.
Auguri di cuore a chi si cimenta in questa lotta che, personalmente, ritengo una lotta contro i mulini a vento. Ammiro queste persone ed i loro sforzi per svuotare il mare a secchi e nel mio piccolo cercherò almeno di evitare di creare un'altra "sottopiramide".