lunedì 18 maggio 2015

Certificazione o auto-referenzialità in Aikido?

Viviamo in una società ben strana... e l'Aikido spesso si colora delle stranezze che la caratterizzano.

I praticanti più esperti sanno che talvolta un grado rilasciato da un Ente (per quanto famoso, blasonato, nazionale o internazionale) che patrocina la pratica dell'Aikido può NON essere un naturale specchio delle capacità praticante o Insegnante che ne è in possesso.

I gradi Aikikai sono famosi in tutto il mondo per il fatto che vengono emessi ESCLUSIVAMENTE dall'Honbu Dojo di Tokyo, nel luogo simbolo del lascito del Fondatore, Morihei Ueshiba.

Averli non è quindi del tutto semplice, perché TEORICAMENTE dovrebbe essere sinonimo di un legame più o meno diretto con l'Aikikai giapponese stessa.

Questa Fondazione ha poi delegato diversi Insegnanti senior ed Associazioni nazionali a fare da ricettacolo di tutte le richieste dei suddetti famosi gradi: va da se che spetterebbe a questi soggetti garantire una sorta di uniformità di livello Aikidoistico alle persone che vengono poi insignite di simili meriti.

Non è così: ci sono luoghi in cui i 1º dan sono più preparati del 5º dan di altri... l'oggettività è andata a pallino da un po'!

Ma c'è tristemente di più: non appena si delinea una moda che "fa figo", ci si inventa 1001 modi di avere gradi e qualifiche senza pagare il dazio di una preparazione seria, sotto la supervisione di Maestri qualificati... e di fatto di crea il "mercatino" del gradi, che ovviamente vengono VENDUTI al migliore offerente.

Talvolta i gradi divengono un business e c'è chi, fra gli Aikidoka, ha molto senso del business: non è necessario avere un lineage chiaro nei propri studi sul tatami, ma avere i contatti giusti!

Ci sono quindi persone meritevoli che di fatto sono tagliate fuori dalla possibilità di accedere ad alcune certificazioni, così come ci sono persone che sul tatami ci stanno ben poco, però possiedono gradi vistosissimi perché sono figli di tizio, piuttosto che amici di caio...

Eh no, così non si fa!

L'Aikido non era una disciplina fondata su solide basi etiche?

Dove vanno a finire queste armoniche filosofie quando si tratta di strappare una patacca per se stessi, per gli amici o i propri studenti?

Detta più alla giapponese: quanti o quali sederi a mandorla è necessario baciare per ottenere ciò che si desidera, indipendente dalle proprie esperienze Aikidoistiche?

Abbiamo per ora parlato dei gradi Aikikai internazionali solo perché sono i più famosi, ma potrebbe altrettanto dirsi di qualsiasi Ente che rilascia gradi che posseggono una minima credibilità ufficiale, tralasciando quelli che sono figli di nessuno e che millantano di averne quando non è vero.

Ci sono molte Associazioni Sportive Dilettantistiche, ad esempio che rilasciano gradi dan interni: sicuramente molto importanti per gli affetti dei propri iscritti, ma stiamo già entrando nel campo dell'auto-referenzialità, di chi se la suona e se la canta...

Visti questi chiari di luna, l'Aikidoka mediamente serio, motivato ed etico ha uno spontaneo moto di ribellione: "Che schifo tutta questa politica anche in Aikido, cosa siamo al mercato del pesce?!"...

... ma molto interessante è ciò che ne deriva: "Noi ce ne stiamo per i fatti nostri, fuori da queste sporche politiche opportunistiche... tanto pratichiamo per il piacere di farlo e non per compiacere il giudizio altrui!"

Ah... finalmente si che siamo liberi!

E invece mica tanto...

Infatti, il moto di ribellione che ha spinto e spinge molte brave persone a scrollarsi di dosso obblighi associativi ed istituzionali legati allo stare insieme sotto un tetto comune (indipendentemente da quale esso sia) esorta ad una naturale anarchia, grazie alla quale chiunque può auto-convincersi di sapere  già tutto... e nessuno ha più il diritto di entrare nel merito dell'operato di questi mostri sacri dell'auto-referenzialità.

Fondiamo una nuova Scuola, slegata da ogni Ente Aikidoistico attuale, le diamo il nostro nome... noi come capi Scuola siamo "soke" (siamo i fondatori, coloro che hanno la parola finale su quella specifica rappresentazione stilistica che pratichiamo ed insegniamo)...

... poi gli allievi eventuali che entreranno dalla porta verranno a trovarsi alla base della piramide della quale ci saremo garantiti a vita di stare nel vertice: dopo un po' sarà necessario nominare qualche "generale" e qualche "capitano" capaci di governare l'esercito di soldati che si infittisce numericamente.

Ok, i "generali" sono tutti nominati 5º dan, i "capitani" 3º dan... vi basta?

No perché altrimenti alziamo di un paio di gradi a testa, tanto che ci costa...!

C'è gente così che crea l'ennesimo microcosmo più o meno funzionante, con la scusa che il macrocosmo funziona da schifo.

APPERÓ... gran bel modo di risolvere i problemi!

Sapete quando la cura risulta essere peggio della malattia?

Siamo passati dal contesto in cui appartenere ad un Ente dalla tracciabilità comprovata era giudicato infangante, per via delle boiate che vi si perpetuano all'interno... alla completa abitudine all'auto-referenzialità, che permette a ciascuno di credersi dio... e soprattutto di farlo credere pure a quegli sfigati che entreranno in contatto con lui!

Il gioco dura poco in tutti i casi: se sei un auto referenziale che vale poco o uno che ha ottenuto gradi e qualifiche pagando o baciando chiappe, ma valendo poco... al giorno d'oggi sei smascheratile nel giro di qualche mese da qualsiasi allievo un po' sgamato.

Fortunatamente oggi la gente è più sveglia ed informata di un tempo, quindi basta uno smartphone per confrontare i movimenti sul tatami del proprio Insegnante con gli Aikidoka che hanno fatto per ora la storia di questa disciplina.

Se tu, allievo fesso, non te ne accorgi e rimani a lungo sotto le grinfie di questi millantatori - spiace a dirlo - ma fatti qualche domanda e datti pure qualche risposta!

Inutile poi svegliarsi di botto dopo qualche anno per fanculizzare la disciplina in toto: dove hai tenuto il cervello fino ad allora?

Lo sai che i pataccari hanno bisogno di praticcabili a loro simbiotici per sopravvivere?

E perché hai deciso di essere uno di questi se ora tanto ti sfiga avere perso tempo?

Ma torniamo ai veri responsabili di questa lotta impari di imbecilli, senza per il momento considerare tutti color che ne vengono - loro malgrado - coinvolti...

Allora cos'è meglio: cercare il grado ad ogni costo e dimostrare così di essere inseriti in un percorso strutturato - per quanto malato - o meglio fare i "Rōnin", i cani sciolti senza padrone, per sentirsi liberi di fare ciò che più ci piace?

Se stiamo dentro ad una istituzione che non si comporta eticamente come dovrebbe ci sentiamo moralmente svalutati da qualcosa che non sembra dipendere da noi e ci viene voglia di fuggire lontano e creare una "isola felice" nella quale almeno goderci le gioie della pratica in santa pace...

... ma è altrettanto vero che se facciamo così, ci disconnettiamo all'istante da tutte le realtà Aikidoistiche altre - istituzionali e non - dalle quali mettiamo distanza nel momento in cui creiamo un altro logo, un'ennesima struttura piramidale che non riconosce le altre per dare legittimità a se stessa.

Ma non era forse l'Aikido l'arte di riconciliare gli opposti?!

... La disciplina che ci permette di creare armonia laddove invece sembrerebbe esserci discordia e conflitto?

Molti se ne dimenticano e con i loro comportamenti... o sopportano una vita ciò che non sarebbe bene sopportare nemmeno per un secondo, oppure con le loro azioni intraprendenti scoprono per l'ennesima volta l'acqua calda... gettando ulteriore caos nel già precario mondo delle Scuole, degli Stili e dei gradi.

La morigeratezza sembra proprio non essere una caratteristica degli Aikidoka!

Non si può fare nulla di tutto ciò, mentre in realtà stiamo facendo tutto?
Secondo noi... SI, si può!

In fondo le istituzioni Aikidoistiche non avrebbero in sé alcuna controindicazione ad essere vissute e godute dall'interno, se veramente funzionassero a dovere: se non lo fanno, facilmente sarà responsabilità di qualcun altro... ma diventa pure una nostra responsabilità qualcosa non tentassimo di modificare questa tendenza indesiderata.

Ma come fare a farlo se se ne esce? I panni sporchi si lavano in casa...

D'altronde ci fa anche piacere praticare un Aikido sereno, liberi di frequentare quando e chi desideriamo, giusto per il gusto di farlo: sicuri che la propria Ente malato di turno sia in grado di impedircelo?

Punto UNO: smettiamola di creare Associazioni, Federazioni, Enti nuovi... ed iniziamo a far funzionare meglio quelli che già ci sono; questo sarebbe un grande segno di maturità della comunità Aikidoistica!

Punto DUE: continuiamo a praticare come pare a noi... indipendentemente dai diktat che ci richiederebbero il contrario; siamo i "sovrani" dell'Ente che ci siamo scelti, non i suoi fanti...

UNO + DUE = pratica gioiosa in un luogo che ne ha bisogno e che quindi trarrebbe beneficio da ciò, ovvero le istituzioni Aikidoistiche che hanno bisogno di praticanti veri e non solo di burocrati e politici a scaldare le sedie che contano!

Nel giro di poco tempo le Scuole sarebbero piene di AMICI che hanno AMICI di altre Scuole o stili e nessun "monarca poco illuminato" avrebbe più la forza di chiederci di fare la guerra a chi stimiamo in nome di alcunché.

Ma la fattibilità di ciò dipende da NOI... ciascuno di NOI: non da qualcun altro.

L'auto-referenzialità rappresenta una sconfitta in partenza da quando la comunità Aikidoistica ha voluto espandersi e basarsi su regole più o meno comuni, e pare - fra l'altro - che in un mondo globalizzato ed in rete sia piuttosto sciocco impersonare il giapponese che combatte ad oltranza sul proprio micro isolotto per difendere il deposito delle munizioni, senza sapere che nel frattempo la GUERRA È FINITA!

Ma anche stare passivamente ai dettami malati di chi sembra rappresentare una certificazione qualitativa ha poco senso: diveniamo "pro-attivi" ed evitiamo così che venga fatto qualcosa di poco decoroso con i soldi del nostri tesseramenti...

... Ci andrà tempo per cambiare, forse generazioni: ma se non iniziamo mai questo processo, dovremmo forse attendere che si verifichi magicamente?

Noi non crediamo che potrà avvenire così, quindi tutti a sorridere sui tatami ed a lamentarsi meno di dover spalare qualche kg di cacca all'interno dei propri Enti per rendere più respirabile l'aria comune: dovremmo essere guerrieri e non dovrebbe spaventarci più di tanto la fatica, né il lavoro fatto con consapevolezza di spirito ed unità di intenti.

Facciamo vedere che a sto giro gli Aikidoka hanno capito la lezione e ne sapranno fare tesoro!



3 commenti:

Dijego ha detto...

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Giuseppe Giusti

Shurendo ha detto...

un po' criptico Dijego, ci spieghi con qualche parola in più?

Dijego ha detto...

ooppsss...Gomen Nasai ma c'è stato un piccolo problema tecnico..volevo scrivere un pensiero di Giuseppe Giusti:

Oh quanti, per giungere a comandare, hanno piegato il groppone! E non è meraviglia se ci arrivano curvi, se l'abitudine di curvarsi li rende inabili a far cose diritte.