lunedì 8 dicembre 2014

Il Dojo Cho e la responsabilità di guidare la carovana

Dojo Cho è un termine piuttosto noto fra i praticanti di Aikido ed è su di esso che quest'oggi vogliamo intensificare il nostro sguardo.

Lungi da essere un'esclamazione veneta, [道場長] Dojo Cho significa "responsabile/leader/guida di un Dojo".

È una sorta di "capofamiglia" a tutti gli effetti, poiché si interessa della cura del gruppo di praticanti che dirige: molte sono le ragioni che possono spingere una persona a diventare un leader (micro-o macro che sia) di un gruppo di Aikidoka...

Può accadere che alcune persone si riuniscano intorno ad un "capogruppo" perché egli possiede un'esperienza Aikidoistica molto maggiore della loro, oppure perché egli possiede il carisma adatto a coagulare le intenzioni di diversi individui, nella prospettiva di perseguire un fine comune.

Talvolta un Dojo Cho è semplicemente una cintura nera di Aikido che ha voglia di aprire un SUO corso, distaccata da quello in cui in cui è cresciuto nella disciplina.

In questo caso più che vero "leader", è un semplice praticante poco più esperto degli allievi che possiede e che ha ancora molto bisogno - a sua volta - di formazione e patrocinio da parte di un Insegnante più esperto.

Possiamo affermare che l'85% circa dei corsi di Aikido siano diretti nel quotidiano da figure simili a quest'ultima: persone del tutto normali, per le quali l'Aikido è una piacevole passione da portare avanti un paio di sere a settimana con un altrettanto nutrito gruppo di appassionati.

Ovvio che le incombenze più immediate continuano ad essere una responsabilità del Dojo Cho di turno: praticare in modo piacevole ed utile agli allievi, avere un luogo adeguato per farlo, interessarsi a pubblicizzare a dovere le proprie attività sul territorio... assicurarsi un buon turn-over degli iscritti, così da incentivare l'espansione del suo gruppo e di conseguenza dei suoi fini divulgativi.

Il Dojo Cho però ha anche responsabilità molto più sottili, che non è sempre semplice o possibile condividere con i propri allievi: ed è proprio su queste che vogliamo oggi focalizzarci.

Egli mediamente ha l'onere di seguire una corrente Aikidoistica, una Scuola o uno stile che lo convinca, poiché ciò porterà - a lui in primis - la formazione che poi sarà sua cura far giungere agli allievi.

"Nessuno nasce imparato" e questo il Dojo Cho lo sa benissimo!

Guardandosi intorno, egli troverà di sicuro ciò che ritiene faccia al caso proprio in quanto a strada da seguire per vivere l'Aikido come egli ritiene più proficuo ed opportuno per sé per le persone delle quali egli si occupa nel Dojo.

Ci sono Scuole tecniche, altre più relazionali, stili che enfatizzano la ricerca interiore: tutto va bene, ma deve essere chiaro che la scelta del Dojo Cho influenzerà di conseguenza le persone che sono al suo più immediato e quotidiano contatto: gli allievi.

Quando uno entra dalla porta del Dojo e chiede informazioni sul corso di Aikido, esse sono del tutto influenzate dalle scelte che ha precedentemente operato il Dojo Cho.

In questo senso, il "leader" del gruppo sente di dover già ponderare bene le sue propensioni, in quanto dovrà rivolgersi presso gli stili, le Scuole o gli Enti che offrono più fiducia e garanzie non solo nel suoi confronti, ma anche in quelle dei propri allievi.

Un Dojo Cho di periferia di solito non può attribuire gradi come la "cintura nera", i diplomi Aikikai... tanto per parlare di onorificenze che tutti conoscono: egli sa che queste esigenze verranno supportate dall'Organizzazione di cui egli fa parte, in un processo piramidale, che lo vede al penultimo dei gradini di una scala gerarchica in cui il mega Maestrone 8 dan occuperà il primo.

Questa condizione di solito è quella che genera più serenità e problemi ad un Insegnate comune: perché?

Fondamentalmente egli vuole praticare l'Aikido e poterlo divulgare, conscio che il suo ingaggio in questa attività deve permettergli di conciliare i suoi impegni lavorativi e familiari, quindi la sua passione lo rende sicuramente un soggetto interessato a gestire al meglio la posizione che occupa nei confronti dei suoi allievi, ma dall'altra egli ha ben conscia la sua posizione di dipendenza per quanto riguarda la formazione e le varie certificazioni legate alla pratica.

Ogni Insegnante possiede di solito un altro Insegnante di rango più elevato che verifica la formazione del primo, quando lo incontra ai seminari ed agli eventi Aikidoistici comuni... mentre valuta agli esami i suoi allievi (vero specchio del proprio Maestro), mentre visita periodicamente il Dojo "dell'Insegnante allievo".

Questo "patrocinio" nasce sicuramente con lo scopo di offrire supporto, formazione ed agevolmente nell'attività Aikidoistica di ogni gruppo di cui è a capo un Dojo Cho, per grande o piccolo che esso sia.

La parte positiva è proprio che questo "servizio", pagato con tempo, energia e soldi dedicati alla propria Associazione di riferimento toglie - in un certo senso - parecchio lavoro complesso al Dojo Cho locale: c'è un gran Maestro che impartisce nozioni tecniche e didattiche, c'è una Segreteria che segue le questioni assicurative, legate alle iscrizioni ed ai gradi da distribuire ai soci...

... ed il nostro Dojo Cho può permettersi così di pensare all'Aikido SOLO un paio di volte alla settimana, facendo in qualche modo "la longa manus" dell'Associazione di riferimento sul luogo specifico del territorio.

Ma allora cosa c'è di sgradevole o inadeguato?

I problemi derivano dal fatto che le Associazioni che patrocinano l'Aikido sul territorio il più delle volte sono tutt'altro che luoghi pacifici o armonici, in cui non sono sempre i più meritevoli - ma i più "immanicati" - ad occupare le "posizioni che contano".

Di questo il Dojo Cho locale farà presto esperienza sulla propria pelle, poiché inizieranno a piovergli sulla testa numerose richieste che egli non riuscirà sempre a riconoscere come legittime assicurazioni di curare la qualità dell'insegnamento e della divulgazione dell'Aikido...

Alcune sembreranno delle richieste "politiche" alle quali zerbinarsi senza poter fare molto altro se uno desidera "rimanere nel giro".

Ci sarà l'Ente o l'Associazione XY che inizierà a richiedere la partecipazione del Dojo Cho e dei suoi allievi ad un certo numero di seminari formativi obbligatori (o altamente consigliati), ufficialmente con la scusa di poter tenere sott'occhio l'avanzamento della pratica dei suoi iscritti: tuttavia sempre più si avrà l'impressione di partecipare ad incontri poco utili a tal fine, ma più simili a mega "marchettoni" da fare per non sentir lagnare l'Insegnante senpai di turno.

Il Dojo Cho ci va, un po' perché gli interessa l'Aikido, un po' perché egli desidera essere un bravo Dojo Cho e quindi sa di avere una responsabilità verso i suoi allievi: molti vengono infatti pinzati all'interno di queste dinamiche per il loro spirito etico, di chi cioè vuole dare il buon esempio iniziando da sé.

Il Dojo Cho ci va, ma non è scemo... quindi non è neppure contento perché inizia ad intuire che il bene dell'Aikido suo e del suo gruppo non sempre corre di pari passo con le richieste dei suoi superiori!

Poi ci sono i Dojo Cho che hanno Maestri esperti e qualificati, che vorrebbero venire a testare la bontà dei suoi insegnamenti ogni due o tre mesi: ovviamente per essere un bravo Dojo Cho egli non dovrebbe mancare di organizzare nel proprio Dojo un seminar per i suoi supervisori, chiamandoli con cadenza costante e spesandoli interamente per il disturbo.

Se il leader di un gruppo riesce a scorgere il valore aggiunto in questo sbatto tremendo (trovare i soldi necessari per l'organizzazione dell'evento senza rimetterceli di tasca propria... radunare tutti i propri allievi nel week end prefissato, chiamare gli amici di pratica perché vengano a dare man forte nell'occasione...) lo farà di sicuro e volentieri per anni...

... ma anche in questo caso, se egli dovesse accorgersi che i supervisori pretendono di essere chiamati ben al di là delle esigenze reali degli allievi (cioè più per fenomeni di tornaconto personale), allora il Dojo Cho inizierà - da bravo padre di famiglia - a farsi due domande e scrupoli in più.

Da persona direttamente responsabile della qualità della pratica dei suoi allievi, ad esempio, egli si dovrebbe chiedere se le richieste dell'Organizzazione di cui è parte corrispondono veramente alle necessità dei suoi soci, o sono più richieste simili a quelle di una setta, che una volta abbracciata imprigiona gli adepti in una sorta di ricatto, che non li lascia più allontanare facilmente.

Per esempio, un Dojo Cho deve organizzare eventi nel proprio Dojo con quelli che considera suoi "supervisori" o con gli Insegnanti che ritiene più consoni all'esplorazione che egli sta compiendo dell'Aikido?

Le due condizioni possono non coincidere affatto, anzi... possono essere molto distanti fra loro.

Se ci iscrivessimo come Dojo Cho all'Aikikai d'Italia (ATTENZIONE: nome fatto per puro esempio) e volessimo organizzare per i nostri allievi uno stage con un personaggio proveniente da un'altra estrazione Aikidoistica (Tissier, Iwama, Ki Aikido o Kobayashi ... ATTENZIONE: nomi fatti per puro esempio), siamo celtiche ciò verrebbe accolto con favore dalla nostra Organizzazione madre?

Alcune di esse direbbero: "PRIMA fai gli stage con NOI, inviti i NOSTRI insegnanti, ti rapporti con la NOSTRA rete... fatto questo, impiega come vuoi il tuo tempo, i tuoi soldi e le tue energie".

Non è una posizione da disdegnare, visto che vi è un legame da onorare, e che - come abbiamo visto - porta anche molte agevolazioni con sé, ma il problema vero del "buon padre di famiglia" rimane: "Faccio ciò che DOVREI fare o ciò che SERVIREBBE fare?"

Il praticante comune non ha tutti questi grattacapi, di solito, ma il Dojo Cho si, proprio perché dalla sue impronte dipendono le strade Aikidoistiche di altre persone.

Così talvolta egli si trova solo a dover prendere decisioni che gli sembrano più grandi di lui (restare dentro un'Ente o cambiarlo a favore di un altro), oppure resta coinvolto in comportamenti con cui cerca di non dispiacere ai suoi superiori, ma che contemporaneamente gli consentono anche di perseguire ciò che egli ritiene buono per i suoi allievi.

A volte le dinamiche risultano molto complesse: in ballo ci sono soldi che non si trovano, allievi da convincere a fare una cosa "per il bene dell'Organizzazione madre", rapporti diplomatici da mantenere con i propri supervisori, ma anche che con eventuali Dojo limitrofi, che magari appartengono a Scule o stili differenti, e che obbediscono a regole associative completamente differenti.

Questo ruolo può iniziare ad essere simile al movimento di un elefante in un negozio di Swarovski: in ogni modo in cui ti giri, rompi qualcosa!

Questo articolo non vuole dissuadere nessuno dall'iniziativa di farsi riferimento per la pratica di un gruppo di Aikidoka, anzi!
È bene però sapere che quando decidiamo di far parte di una società Aikidoistica, significa che ne accettiamo le regole ed i limiti...

... e se per caso non ne siamo capaci, allora dobbiamo avere il coraggio di fare tutto per nostro conto, oppure di impiegare più risorse ed energie nella ricerca di una condizione dai compromessi quantomeno accettabili.

Esse esistono, ma di certo, più saranno ambiziosi i nostri sogni, proporzionalmente più dovremo scordarci la possibilità di dedicarci all'Aikido SOLO un paio di volte alla settimana...

Il leitmotiv di un Dojo Cho è COERENZA fra sé e sé e quindi con il prossimo: assodato ciò, staremo già impersonando un livello molto onorevole del nostro ruolo!

2 commenti:

Dijego ha detto...

La posizione dell'allievo nel 99% dei casi si riassume in
"Sensei ni o makase shimashita"
(ovverosia "ho lasciato che giudicasse, che decidesse per me il mio Maestro").
E' la mia condizione (di allievo) e su questa possa postare un commento sensato. Speriamo che un dojo-cho possa postare qualcosa inerente alla propria di condizione...

Anonimo ha detto...

o avete avuto delle gran brutte esperienze o la vostra pratica parte da presupposti sbagliati.
l'aikido, come qualsiasi arte marziale ..ma come qualsiasi altra attività nella vita si pratica perché ci piace.
trovo un maestro, una scuola, che mi piace e pratico il più possibile ...magari arriva il momento in cui sento di iniziare a insegnare ...e inizio a insegnare quello che mi piace, ciò che so, quindi ciò che fa la mia scuola! e va da se che continuo a frequentare il più possibile il mio maestro perché questo è quello che mi piace fare!
se stessi in una scuola e mi pesasse continuare a frequentarla ...ci sarebbe qualcosa che non va !! ..sarebbe forse il momento di cercarsi un altro Maestro !