lunedì 2 giugno 2014

L'Aikido che ti insegnano i più piccoli

Avere nel proprio Dojo un corso di Aikido dedicato ai più giovani è una vera fortuna!

Energia giovane che entra ed esce regolarmente dalla porta per venirsi a vestire di bianco e rotolarsi sul tatami è qualcosa di corroborante e gioioso da vedere...

... ma non è tutto qui.

Se poi uno ha anche la fortuna di insegnare ai più piccoli o collaborare con l'Istruttore di questi corsi, sa esperienzialmente di cosa parliamo: i più piccoli ci insegnano una montagna di cose su quella disciplina che noi dovremmo teoricamente insegnare a loro.

Il principio di non resistenza è connaturato nei loro corpi fragili e snodati... qualcosa che perdiamo da adulti e cerchiamo disperatamente di rincorrere per tutto il resto della vita.

I bambini ed i ragazzi non sanno cos'è l'Aikido quando vengono al Dojo per le prime volte, ma sono così plasmabili ed aperti verso qualsiasi forma di insegnamento, che lo apprendono ad una velocità spropositata: anche in questo, sono nettamente superiori ai loro colleghi più grandicelli.

Non solo si adattano, ma utilizzano questo adattamento per fare la differenza con loro stessi e per crescere... vallo a spiegare a certi Aikidoka senior che si fanno ripetere 1000 volte lo stesso richiamo dal Maestro, senza riuscire a farne tesoro per sé!

Nessun bambino ha - nella nostra esperienza - la deliberata intenzione di danneggiare, svalutare, ferire qualcun altro. Quando ciò accade è perché il loro forte senso di competizione li ha temporaneamente resi ciechi rispetto a chi li circonda...

... ma poi tornano in sé, e chiedono scusa: nessuna remora a tornare sui propri passi e fare ammenda.

Andatelo a spiegare a quegli adulti che si sono costruiti un personaggio nel quale si riconoscono, e che per non contraddirlo sarebbero disposti ad asfaltare il resto dell'umanità nei peggio modi.
No, i bambini non hanno questa malattia... incarnano molto meglio i principi etici dell'Aikido!

Le loro articolazioni sono ancora fragili, quindi la didattica riservata a loro deve essere più morbida e deve tenere conto delle loro caratteristiche: è l'Aikido ad adattarsi a loro... prima di chiedere che siano loro ad adattarsi all'Aikido.

D'altronde, l'Aikido è adattabilità ed armonizzazione o no?

NO, se guardiamo un corso adulti, in quanto molti Insegnanti cercano di adattare gli adulti che vi giungono al proprio Aikido, o a quello che pensano di avere compreso di esso.
E rimandano che è "sbagliata" ogni cosa che non ricalca movimenti ed atteggianti simili al proprio; ma allora dove c'è più Aikido: dove le forme sono chiare e veniamo condizionati a seguirle, o dove la morbidezza è in grado di creare forme approssimative, transitorie ed efficaci al contempo?

Se pensaste alla seconda ipotesi, allora siete in un corso di Aikido Junior!

Gli adulti imparano "dal particolare al generale", mentre i più giovani apprendono più velocemente dal "generale al particolare": in quale contesto quindi si è più vicini a qualcosa che rimanda l'armonia e l'essenzialità della vita?

I bimbi sono rumorosi, talvolta vivaci ed indisciplinati... non molto Japan Style insomma: con gli adulti è più facile ottenere file diritte in seiza, risposte appropriate nei saluti... e così via.

Ma quale miracolo accade quando bambini vivaci e monelli scelgono di auto-disciplinarsi e si mettono in senza in una fila corretta?

Quando avviene, l'Insegnante comprende come non sia solo suo il merito: c'è stata un'interazione autentica che fa cogliere come ciascuno abbia SCELTO il proprio ruolo, un ruolo che non si può imporre altrettanto efficacemente tramite coercizione.

I mini-Aikidoka sono tutto questo ed anche molto di più!

Sono sempre pronti a farti le domande più fantasiose e spiazzanti, stravolgendo irrimediabilmente qualsiasi cliché che il Maestro si era fatto in testa: costringono a loro volta ad adattarsi ed a vivere il momento per ciò che è, oltre che per quello che speravamo che fosse.

Non è forse questo uno dei prìncipi dell'Aikido?
Lo è, ma in questo caso sono i più piccoli l'Insegnante del Maestro...

Essi sono molto attaccati ai gradi, al fare bella figura ad essere i primi della fila: sono piccoli però e questo è giustificato dalla loro giovane età. Cosa pensare invece quando questa stessa dinamica si presenta al corso dei grandi?

I più piccoli ci insegnano proprio perché non hanno alcuna intenzione di farlo: noi FACCIAMO gli insegnanti, loro LO SONO!

Rappresentano la prossima generazione di Aikidoka, colore che prenderanno le redini di Enti, Scuole ed Associazioni fra alcuni decenni: se abbiamo a cuore l'Aikido ed il suo futuro NON POSSIAMO non prenderci cura di loro.

I bambini ed i ragazzi rappresentano un naturale "vivaio" per un Dojo sano, in quanto alcuni di loro rimarranno... ed entreranno nel corso adulti tutt'altro che da principianti.

Ai bambini dovrebbero insegnare i Maestri più esperti, e non gli Insegnanti alle prime armi per farsi un po' di esperienza: i danni che si fanno con loro sono molto meno riparabili di quelli con gli adulti... Loro non hanno quasi struttura, quindi qualsiasi intervento li segnerà, nel bene e nel male.

L'Aikido è forse quella disciplina che richiede di sviluppare responsabilità per le proprie azioni?

Se lo è,  frequentare un corso bambini lo insegna di più che stare fra grandi: nuovamente un insegnamento non imposto, ma palesemente sotto gli occhi di chiunque voglia coglierlo per sé.




È come se l'Aikido avesse, in qualche modo, scelto i bambini per esprimere le cose più importanti e profonde del suo insegnamento...

Forse la verità è solo che tutti noi nasciamo già pieni di Aikido, ed i più piccoli sono ancora sufficientemente vicini a quel momento da rimandarlo con le loro azioni, spontanee quanto inconsce.

Un corso adulti non è forse un luogo in cui imparare cose nuove, ma ricordarsi aspetti vecchi della nostra natura, che nel frattempo abbiamo scordato di possedere per diritto di nascita.

2 commenti:

Rino Bonanno ha detto...

Bellissimo articolo che mi trova pienamente d'accordo!

Osvaldo Righetto ha detto...

condivido il pensiero del Maestro Rino, e aggiungo che dai bambini c'è più da imparare di quel che si pensi...