lunedì 17 marzo 2014

Riunire l'Aikido ed il principio di indeterminazione di Heisenberg

Molto si è detto ed anche scritto sulla comune volontà di riunificare l'Aikido italiano sotto un unico "Ente ombrello", così come è stato fatto in molte altri nazioni.

Associarsi - cioè riunificarsi - non significa perdere la propria identità, ma solo poter vare la differenza nella visibilità e quindi nella voce che avremmo la possibilità di ottenere.

Ma allora perché non ci siamo ancora riusciti?

Perché tutti gli esperimenti fino ad ora tentati hanno dato solo risultati parziali e - per molti -insoddisfacenti?

Abbiamo esaminato il trend di questi tentativi, la tensione che si crea alla realizzazione di questi progetti... l'impegno che in essi viene profuso e la qualità dei risultati.

... e ci sembra di avere compreso che il principale responsabile della frustrazione di non riuscire in una simile impresa sia il "Principio di intereminazione di Heisenberg"!

Per chi non fosse fresco di studi o un po' a digiuno di fisica, questo postulato indica l'impossibilità contemporanea di misurare la posizione e la velocità di una particella atomica...

E vi chiederete: questo cosa centra con l'Aikido?!

Centra, centra...

Il principio di indeterminazione di Heisenberg è anche quello strano "anatema" fisico che sigilla l'impossibilità di sapere se un componente della strutura atomica si comporterà come onda o come particella quando interagirà con un suo simile... ed in sostanza è anche quel postulato che dichiara che uno sperimentatore - con la sua sola presenza - influenza/modifica i risultati dell'esperimento e delle misurazioni che sta eseguendo in laboratorio.

Ma come: tanta attenzione scientifica ad essere OGGETTIVI e poi basta guardare dentro un microscopio per mischiare le carte in tavola?!

La scienza infatti non se lo spiega, ma pare proprio che avvenga così e che la responsabilità sia tutta affidata ad una "variabile nascosta" che interviene anche senza essere rilevata dagli strumenti e manda in vacca la ferrea volontà di essere inoppugnabilmente oggettivi.

Il mondo dell'Aikido è pressoché concorde sull'utilità che avrebbe una sua "reunion" inter-stile, inter-scuola e così via: è qualcosa di OGGETTIVO per i più... ma non si riesce a fare, come mai?

Noi crediamo che ciò avvenga perché si tende a voler convivere mettendo troppi paletti sugli aspetti "oggettivi" dell'Arte, come se quelli fossero i più importanti sui quali battagliare se serve.

Quindi si tende ad aggregarsi volendo stilare programmi tecnici comuni, requisiti d'esame comuni... attribuzioni di significato ai gradi comuni... e via così dicendo...

Non ci si accorge tuttavia che più si focalizza l'attenzione a definire il micro-spetto da normare, più si perde contatto ed aderenza con il macro-significato della dinamica che si vuole generare!

E questo per quale ragione?

Perché la realtà oggettiva è piuttosto determinata e funzione della consapevolezza di chi la osserva, non è OGGETTIVA in sé!

Quando il "fenomeno Aikido" nacque, giusta o sbagliata che fosse... toccava solo ad O' Sensei (che era una persona sola!) prendere decisioni sulla sua creatura: dopo la prima generazione di suoi allievi - divenuti poi Insegnanti - questa cosa venne equipartita in una quindicina di persone... e li iniziarono le divisioni...

Oggi siamo molto più numerosi, quindi è più difficile mettere d'accordo tutti gli individui: ma perché! Non vogliamo forse tutti un futuro più radioso per la nostra disciplina?

SI, certo... ma il problema è che ciascuno sogna questo futuro dall'alto (o dal basso) della SUA consapevolezza!

Fino a quando i principi di riunione saranno, ad esempio, quelli legati alla tecnica o alla i didattica, non ci sarà MAI la possibilità di concordare...

Ciascuno avrà capito ANCHE qualcosa di coerente rispetto al "sistema Aikido" e si batterà con gli altri perché la propria intuizione venga considerata valida ed importante anche dagli altri.

Ciascuno avrà ancora un sacco di cose da comprendere del "fenomeno Aikido", e quindi le sue scelte ed i suoi atteggiamenti saranno pregni anche di queste inconsapevolezza, inducendolo a fare errori che agli altri potrebbero risultare imperdonabili.

Paradossalmente ciascuno avrà capito qualcosa ed avrà ancora qualcosa da capire, ma fino a quando vorrà "difendere le sue conquiste"... la voglia di riunirsi e fare GRUPPO sarà subordinata solo alla necessità di far riconoscere come autentica la propria esperienza!

... E di questo passo non se ne uscirà mai, perché avremo tutti sia un po' torto che un po' ragione allo stesso tempo.

Tuttavia questo NON è di fatto sinonimo dell'impossibilità di riunirsi e concordare sull'Aikido, anzi... ne è la potenzialità e l'esercizio migliore...

Accordarsi e coabitare una stessa realtà avrà costretto gli aderenti a questi progetti ad un'esplorazione più profonda dei principi dell'Arte ed alle prospettive con le quali viene praticata!

Avendo tutti due gambe e due braccia sarà bene essere capaci di partire più dagli aspetti che ci accomunano, rispetto a quelli che ci dividono.

La tecnica e la didattica saranno sempre espressioni LOCALI di ciò che ci accomuna, ma sarà difficile costruire intorno ad esse una vera coesione di intenti...

Paradossalmente l'Aikido ci sta richiedendo di capire ancora più profondamente cosa esso sia se vogliamo avere la capacità di formare "un unico organismo" per patrocinarne la pratica: ci sta chiedendo di capire meglio chi siamo e con cosa ci stiamo relazionando.

E solo dalla capacità di "lasciare andare" i dettagli poco pregnanti (la tecnica, la posizione in vista all'interno di una realtà, il valore del grado...) potremmo in quadrare meglio il "fenomeno Aikido" nella sua interezza, ampiezza, complessità e profondità.

Come sappiamo, più si guarda un'immagine nella sua totalità, più si perdono di vista i dettagli... e viceversa: eccolo qui il Principio di indeterminazione di Heisenberg!

Chi vorrà partecipare all'esperimento sarà il benvenuto, ma ad esso verrà richiesto un livello di introspezione non banale... ed una possibilità di "plasmare" il progetto dell'Aikido comune SOLO nella misura della sua consapevolezza di cosa esso richiede in realtà per essere efficace...

... e non a cosa CREDE potrebbe esserlo: in questo caso i preconcetti, i pregiudizi ed i condizionamenti pregressi saranno i primi elementi da avere il coraggio di rilassare o abbandonare proprio.

Vi diremo di più: il progetto dell'Aikido comune funzionerà SOLO nel momento in cui il desiderio reale di STARE INSIEME supererà la paura di snaturare l'oggetto del nostro interesse, cioè l'Aikido stesso!

Ogni processo ambizioso ed importante infatti si caratterizza dalla reale possibilità di FALLIRE!

Quindi fino a che qualcuno dirà "ok metterci sotto lo stesso tetto, PURCHÈ...", come per magia il progetto si rivelerà perdente...

Quando si ama, e si ama SENZA CONDIZIONI, si diventa più efficaci proprio perché l'intento è chiaro e non ci sono preclusioni, né rigidezze di alcun tipo nel perseguire il proprio scopo.

Amare senza condizioni, essere così flessibili da superare ogni ostacolo che si dovesse presentare per realizzare l'unità che da molto ci auspichiamo è attualmente il vero elemento mancante del processo che continuiamo a fallire: alla riunificazione dell'Aikido, manca l'Aikido insomma!

... È coerente quindi che si continui a fallire...

Altro che trovare un metodo equilibrato per la comparazione tecnica dei gradi o concordare sull'angolo di Ikkyo ura...

... manca la volontà di dirci SE e PERCHÈ vogliamo un'unità, e la fisica ci insegna che quindi non riusciamo ad intravederla.

Grazie Aikido che ci fai praticare così tanto te stesso da sorprenderci ancora NON alla tua altezza... ma non temere, è solo questione di tempo... perché qui c'è gente che si impegna sul serio!

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Beh, tra moglie e marito non ci si mette d'accordo su come sistemare gli invitati al pranzo di matrimonio, percui...
A parte gli scherzi, come sempre un'ottima analisi!

carlo

Anonimo ha detto...

soluzioni semplicissime ve le do io:


1 - togliere tutti i gradi a tutti

2 - dare ai comandanti il 7° e a tutti il sesto

3 - crescere, smettere di essere bambini a scuola, usare il cervello per capire per ponderare invece che i numeri dati da altri

Dijego ha detto...

quoto anonimo con una piccola modifica:

- togliere i gradi a tutti
- assegnare agli allievi diretti di osensei in vita il menkyo kaiden
- assegnare ai capi scuola (BroccoKai, MorbidoKAI, CelhoduroKAI) il go mokuroku con la facoltà che loro possano dare ai propri allievi solo lo shomokuroku ed il gomokuroku in presenza di un insegnante con menkyo kaiden o del doshu
- soprattutto: praticare, praticare, praticare

Osvaldo Righetto ha detto...

Io penso che forse si sta bene cosi....
in fondo avere una casa comune va bene per una piccols impresa...che deve espandersi...de noi chiudessimo l aikido in gabbia...nn pensate che limiteremo la parte umana che oguno di noi può dare?
poi impariamo tutto da tutti...siamo nomadi dal cuore marziale