lunedì 3 febbraio 2014

Quanti siamo al Dojo? Un numero che può significare molto... o no?

Se ci dovessimo iscrivere ad un corso di Aikido, senza avere esperienze pregresse, sicuramente saremmo colpiti nell'assistere ad una lezione con 3 persone oppure con 20...

... specie a seconda della decisione con la quale ci apprestiamo ad intraprendere il nostro nuovo "percorso".

I numeri a volte non contano, altre volte SI!

Se uno è già motivato di suo, e non ha bisogno di grosse compagnie per iscriversi e praticare... non avrà problemi ad unirsi ad un gruppo anche sparuto di praticanti, viceversa se vuole farsi un'idea di cosa si appresta a fare... probabilmente si potrebbe chiedere come mai "così poche persone" si cimentano in quegli strani abiti!

Che le Arti Marziali - e l'Aikido nella fattispecie - non siano un'attività da "grandi numeri" lo possiamo sapere noi, ma non di certo chi butta l'occhio sul tatami e non si spiega perché non vi trovi la ressa della Zumba o dello Spinning...

Quindi il numero dei praticanti "consueti" potrebbe avere un suo peso nel decidere o meno di intraprendere la pratica della disciplina, almeno da occhi esterni ad essa.

Quanti maschi e quante femmine ci sono?

I maschietti di solito trovano piuttosto gradevole andarsi ad infilare nei contesti che pullulano di ragazze, ma non è sempre vero il contrario: un Dojo composto quasi esclusivamente da uomini potrebbe tenere alla larga eventuali pulzelle interessate all'Aikido.

E fino ad ora abbiamo esaminato solo l'ottica di chi "viene da fuori e non sa": ma come avvertiamo noi Aikidoka il numero dei praticanti del nostro corso?
Che significato attribuiamo ad esso?

Come lo vive un Insegnante?

Tutto ed il contrario di tutto è riscontrabile sul territorio, a patto di avere sufficienti dati da confrontare... quindi non si può pretendere di avere un vero e proprio trand, ma sicuramente certe tendenze possono risultare significative e ci possono condurre a riflessioni interessanti.

C'è l'Insegnante "duro e puro", che tenderà ad essere frequentato da 4 gatti - quelli che lo sopportano appunto -... che affermerà che i numeri non sono sempre sinonimo di qualità, che "l'Aikido è per tutti ma non tutti sono per l'Aikido"...

... che, nella società di oggi, le persone sono troppo deboli e mollaccione per intraprendere un serio percorso di crescita che dura anni e che richiede una certa costanza ed impegno.

Non tutto è da buttare via di questo discorso: sappiamo bene quanta passione richieda la pratica, e quanto a volte gli allievi (ed anche gli Insegnanti, talvolta) si facciano condizionare dai ritmi frenetici della vita e del lavoro, per cui spesso si vedono costretti a saltare gli allenamenti, indipendentemente dalla loro volontà!

Certo che a dire che un "buon" Aikidoka deve assomigliare ad un Samurai del medioevo giapponese, di spazio ce ne passa...
Poi ci sono quelli che piuttosto di avere un iscritto in più sarebbero disposti a portargli a spasso il cane e dargli lo smalto alle unghie sul tatami (invece di farglielo togliere)!

Nemmeno questa propensione ci pare equilibrata: una strada legata alla crescita è funzione di quanto i singoli hanno intenzione di percorrerla CON LE LORO GAMBE, e non per fare piacere al proprio Maestro.

Anche essere eccessivamente accondiscendenti per avere quindi un certo numero di praticanti sul tatami può rivelarsi deleterio come l'essere troppo esigenti con gli allievi.

Ma voi quanti siete al Dojo di norma?!

Se siete un buon numero di iscritti, ma poi solo circa la metà di essi si alternano negli allenamenti, mentre l'altra metà è composta da Aiki-desaparesidos... sappiate che il vostro gruppo rientra perfettamente nella norma.

Proprio per questo però essere in 10 significa in realtà far parte di una comunity che sulla carta è composta di 20 persone, che per qualche motivo poi non sempre sono presenti al Dojo.

Ma soprattutto, la domanda più importante che dobbiamo farci è: sono sempre gli stessi i volti dei nostri compagni o di tanto in tanto ci sono nuovi arrivi?

Si, perché essere ben affiatati è qualcosa di importante per un gruppo di Aikidoka, ma anche avere un naturale turnover è essenziale e fisiologico!

Ci sono corsi "mummificati" nei quali per qualche anno NESSUNO viene a chiedere informazioni, che non frequentano seminar, se non quei pochi verso i quali si sentono "obbligati"... che non ricevono regolarmente visite da Dojo esterni: insomma una situazione che potrebbe degenerare in Aiki-geriatria nel giro di poco tempo.

Avete un corso di Aikido per i più piccoli nel Dojo?

Auguratevelo: da esso normalmente è facile che il 5% dei pupi diventi in futuro il vivaio del corso adulti!

Più c'è "ricambio" reale o potenziale, più la vostra realtà godrà di salute e prosperità, lo dice la legge stessa della vita: l'immobilità è una caratteristica dell'invecchiamento e della morte...

Ma per quale ragione spesso i nostri corsi non sono così tanto gettonati e richiesti quanto quelli di altre attività sportive o motorie?

Ce lo siamo chiesti per anni e finalmente ora siamo in grado di presentarvi il frutto di questa riflessione: non è solo perché la società odierna ignora certi valori (ad esempio quelli incarnati dalle Arti Marziali orientali) o perché non ha la pazienza e la volontà di intraprendere una disciplina come l'Aikido...

... è forse anche perché esso rischia di non "parlare più" ai cuori delle persone, in qualche modo è come se si fosse perso il canale di comunicazione che indica alle persone che QUELLA è l'attività che desiderano e che sarebbe a loro utile.

D'altronde mettiamoci noi nei panni di un principiante, dalla vita frenetica, disequilibrata ed incasinata allo spasimo: lui arriva, lo facciamo vestire strano che ci mette tre settimane ad imparare ad allacciarsi la cintura...

... poi gli insegnami a stare nuovamente in piedi, a cadere quando ne ha paura, ad utilizzare 250 termini giapponesi per indicare i movimenti ed i nomi delle tecniche...
Magari un "chi me lo fa fare" gli scappa pure!

Questo non significa che dobbiamo rinnegare le origini della nostra disciplina e smettere di contare in giapponese, se riteniamo corretto farlo: vuole forse dire che c'è modo e modo di presentare cosa serve apprendere ad una persona che non ha ancora realizzato che lo vuole fare e che non abbiamo tutti i torti.

Significa imparare ad utilizzare "dosi omeopatiche di tradizione" con chi è completamente fuori da essa - spesso solo per luogo e tempo di nascita, e non per volontà -.

Poi, quando capiscono che ciò che vogliono si ottiene facendo ciò che gli diciamo, ormai sono dei nostri e possiamo finalmente iniziare sul serio a studiare con loro.

L'approccio vuol dire proprio tanto e gli Insegnanti dovrebbero studiare questa "materia" molto di più, poiché tenere un corso non significa SOLO sapere fare bene le tecniche...

Quindi forse potremo essere di più un giorno sul tatami, se riusciremo ad abbattere la barriera fra ciò che ci accende di passione e la società nella quale ambientiamo le nostre attività "strane" per i non addetti ai lavori, quelli che non sanno che differenza c'è fra Cina e Giappone e che ti chiedono se gli fai vedere "una mossa"

In ogni caso, esaminiamo qual'è la situazione del nostro gruppo, in termini di numeri, ma anche in termini di persone e di volontà di crescere; poi non è detto che vorremo aumentare di numero, ma è sicuro che avremo fatto qualcosa di importante per noi stessi e per gli altri che incontriamo con regolarità.

5 commenti:

Rino Bonanno ha detto...

Ottime riflessioni!

Osvaldo Righetto ha detto...

Condivido il pensiero drl M° Rino..

Dijego ha detto...

eheh^^ io mi iscrivo alla categoria dei "duri e puri"! Tralasciando per un attimo l'ilarità il problema dei numeri è anche sinonimo che il tuoi aikido migliora se lo esegui e lo ricevi da persone diverse. agli stage non c'è forse sempre la palestra piena? e non è bello dopo tre giorni farsi il conto che non abbiamo eseguito una tecnica con la stessa persona per due volte (tranne che lo desideriamo ovviamente)?
forse ci sono tanti dojo e quindi se in zona ci sono 40 praticanti su quattro dojo sembriamo poi pochi...ovviamente l'aspetto convivenza tra i sensei viene tralasciata per non incorrere in un bagno di sangue...figurarsi se poi di stili diversi...
la nostra realtà è questa purtroppo, è anche vero che l'aiki intimità, soprattutto per gli yudansha, è importante perché "osare" di tirare/ricevere la tecnica al tuo limite lo puoi fare solo con uke/tori preparati.

Dijego ha detto...

eheh^^ io mi iscrivo alla categoria dei "duri e puri"! Tralasciando per un attimo l'ilarità il problema dei numeri è anche sinonimo che il tuoi aikido migliora se lo esegui e lo ricevi da persone diverse. agli stage non c'è forse sempre la palestra piena? e non è bello dopo tre giorni farsi il conto che non abbiamo eseguito una tecnica con la stessa persona per due volte (tranne che lo desideriamo ovviamente)?
forse ci sono tanti dojo e quindi se in zona ci sono 40 praticanti su quattro dojo sembriamo poi pochi...ovviamente l'aspetto convivenza tra i sensei viene tralasciata per non incorrere in un bagno di sangue...figurarsi se poi di stili diversi...
la nostra realtà è questa purtroppo, è anche vero che l'aiki intimità, soprattutto per gli yudansha, è importante perché "osare" di tirare/ricevere la tecnica al tuo limite lo puoi fare solo con uke/tori preparati.

Osvaldo Righetto ha detto...

Giusto...ma quando si vuole,si può sempre andare a trovare il vicino di casa volendo...per vedere quanto è verde la sua erba....e condividere.
così non siamo soli...ma una marea!
È c‘è ne per tutti i gusti...