lunedì 17 febbraio 2014

"Impara e dimentica": un esercizio anti "Aiki-rincoglionimento"

Cosa ce ne facciamo di una disciplina come l'Aikido, se prima ci viene proposto di impararla... e poi di dimenticarci di quello che abbiamo appreso?

Eppure sono parole del Fondatore stesso: "impara e dimentica"...

Che Morihei Ueshiba fosse un personaggio poco attendibile... ?!
Cosa intendeva dire con quella sua frase...?

Ce lo siamo chiesto molte volte, ed ancora ci stiamo studiando su: per oggi tuttavia vi proponiamo le conclusioni che ne abbiamo tratto, giusto per fare insieme qualche riflessione in merito.

Quando un principiante si "incista" per quegli strani personaggi in "gonnellone nero" che "fanno le mosse cinesi e si buttano per terra"... solitamente non sa che sta assistendo ad una lezione di Aikido, che il vestito si chiama "hakama", che deriva da una tradizione giapponese... e che il tatami è fatto apposta per "caderci sopra".

Ignora tutte queste cose, solo viene attratto da quanto in lui suscita questa visione... è come uno "schermo bianco", sul quale vengono proiettate purtroppo spesso le immagini di lui vestito come Tom Cruise nell'Ultimo Samurai...

Gli si spiegherà solo in seguito che si tratta di un filmaccio... che poco rappresenta la realtà che maldestramente ha tentato di narrare.

Il neofita vuole "solo imparare", diventare in grado di fare quelle cose li... "così se uno mi attacca io lo butto a terra con il tocco di un dito"...

Siamo stati tutti neofiti, quindi ci ricordiamo bene i nostri "sogni bagnati" con Bruce Lee, Steven Seagal e Jean-Claude Van Damme!



Poi un va ad iscriversi in un Dojo, inizia a fare 1000 domande all'Insegnante, legge articoli, libri, cerca sul Web: ha proprio voglia di imparare!

Non vede l'ora di dare gli esami, "passare di cintura" (una volta si diceva così, vero?): è praticamente una spugna vivente, senza pregiudizi su quanto gli viene insegnato.

Beata giovinezza... ma se andiamo a trovare questo personaggio dopo qualche anno, vedremo che le cose sono assai cambiate...

Può continuare ad amare molto l'Aikido ed a frequentarlo con assiduità e passione, ma nel frattempo si sarà già accorto che le cose "non sono così semplici" come gli erano sembrate guardando l'Insegnante muoversi...

Quando uno poi prova a replicare una tecnica, un movimento... tutto si incasina!

Ci saranno cose che momentaneamente si avrà il sentore di aver compreso, e si riuscirà a replicare... altre no: vengono considerate troppo "difficili", di "livello elevato"... più "avanzate" si direbbe (quest'ultimo termine a noi è sempre saputo di qualche cosa nel frigorifero, che non si è mangiato il giorno prima... a dire il vero!)

L'ex-principiante, ora già Aikidoka da qualche anno, si sarà anche accorto che i nuovi arrivati (dopo di lui) saranno "più pivelli" ancora di quanto ancora non si creda egli stesso: potrà "sentirsi ganzo" rispetto a loro, limitatamente alla sua un po' maggiore esperienza.

Il suo "schermo" non sarà più "bianco": ci saranno "cose giuste" e "cose sbagliate" da fare sul tatami... movimenti che assomigliano a quelli del Sensei, ed altri più scoordinati e quindi "da eliminare".

C'è maggiore consapevolezza di ciò che si cerca e di come si potrebbe fare per raggiungere i propri obiettivi, tuttavia anche una sorta di "rincoglionimento" da Aikido inizia a fare la sua prima comparsa.

Ci sarà un Maestro (conosciuto nel frattempo) migliore di un altro (normalmente non conosciuto, ma criticato da qualcuno!), una Scuola/stile più figo/tradizionale/didattico/fluido/potente di un altro... insomma uno sparuto e maldestro tentativo di iniziare a credere di "saperne qualcosa" in più di niente sulla propria disciplina.

Mica è una cosa malvagia di per sé... è solo limitata e limitativa: a volte passa, altre volte invece è l'inizio della fine!

Torniamo 10 anni dopo in quel Dojo e ritroviamo il nostro ex-ex-principiante che ormai è cintura nera "conclamata" (che sa un po' di malattia, detta così!): spesso si occupa lui del riscaldamento del gruppo prima dell'inizio della lezione vera e propria... ed a volte sostituisce anche il Sensei qualora questi sia assente.

L'ex-ex-principiante ha scelto: l'Aikido farà parte del suo menage di vita, poiché ora si sente legato a questa pratica indissolubilmente.

Oramai sa vedere al volo un movimento "giusto" e lo sa distinguere benissimo da uno "sbagliato"; sa bene che la SUA Scuola (fortunatamente per lui) è in effetti la migliore che esista e gli altri fanno un po' quello che possono ("poveri cristi", aggiungerebbe forse lui...), e così dicasi per quella decina di Maestri che ha incontrato nell'ormai non banale sua militanza col "gonnellone nero".

Ecco: questa è la fase in cui l'Aiki-rincoglionimento si è probabilmente irreversibilmente incancrenito!

Ora c'è qualcosa da difendere: la propria storia, la fatica che si è fatta per arrivare a simili livelli di "bravura" nei confronti di chi iniziasse adesso... la tecnica appresa: che si fa "così" anche perché per impararla ci sono voluti impegno, energia, soldi, tempo... trasferte... mica "pizza e fichi"!!!

L'Aikidoka è "cotto", e pronto al macero... o si avvia verso quegli Aiki-istituti geriatrici nei quali non esistono più possibili novità, alcun cambiamento realizzabile rispetto a quanto non si è già fatto fino ad ora.

Certo che adesso è proprio difficile "lasciare andare" tutto quanto, "dimenticare" la propria esperienza ed avere il coraggio di iniziare nuovamente DA ZERO!

Quell'entusiasmo di allora era stupendo... ma chi ce lo fa fare... magari nel frattempo saremo divenuti accreditati Insegnanti a nostra volta!

Forse la voglia di rimanere Aiki-vivi?

Ed ecco che spunta quello schizofrenico, bipolare di O' Sensei... e ci sussurra: "impara e dimentica"!

Ma vuoi vedere che ci avesse visto giusto lui?!

A noi la cosa sembra probabile... Il principiante è un grumo di voglia di sapere, crescere: viene al corso proprio perché vuole fare sue attitudini e capacità, è aperto alla novità... è sbilanciato verso l'ignoto ed è disposto ad integrarne l'esperienza di buon grado!

Non ha competenze, ma ha moltissima fiducia che potrà acquisirne!

L'esperto al contrario ha ormai acquisito un sacco di competenze per via degli "sbattoni" che si è fatto, ma sarà capace di vivere ancora la sua disciplina con altrettanta capacità di crescita?

A nostro dire NO: almeno che non continui a mettersi in costante, perpetua discussione... tanto di fatto da tornare "uno schermo bianco" ogni volta che sale sul tatami...

Non deve far finta che la sua esperienza non conti, ma deve non permettere ad essa di rinchiuderlo in una sorta di "gabbia", in cui le abitudini, i ruoli e la storia personale lo condizionino al punto di diventare refrattario al cambiamento...

Perché l'apprendimento è anche e soprattutto disponibilità di affrontare cambiamenti, evoluzioni... per quanto sconvolgenti.

Volete sapere quindi chi è che non smette mai di imparare?

Coloro che sono capaci di cambiare spesso opinione senza vergognarsene, qualora una nuova consapevolezza facesse aggiustare il tiro sulle proprie prospettive, rispetto alla strada percorsa in precedenza.

Chi riesce ad "imparare" e quindi a "dimenticare"... ed attraverso questo processo diviene duro, tagliente e duttile con una spada... che attraversa proprio questo processo durante la forgiatura.

La superficie deve acquisire una robustezza sufficiente, ma il "cuore" dovrà rimanere sufficientemente morbido per non spezzarsi: la flessibilità e la determinazione sono due aspetti che vanno integrati nelle Arti Marziali, per quanto appaiano opposti.

Cos'è quindi meglio: essere neofiti che non sanno niente ma che spasimano per apprendere o essere esperti che sanno già un sacco di cose e restano da esse "prigionieri" e sono da esse "spenti"?

Nessuna delle due ipotesi è auspicabile: la situazione migliore è quando un neofita studia per acquisire ciò che non sa, facendo leva sulla propria passione ed un esperto cerca dentro di sé di non perdere quel sacro fuoco che lo ha fatto intraprendere il suo cammino... in altre parole: la sua voglia di mettersi in gioco

Il neofita impara "la forma" dall'esperto, mentre questi si ricorda "la sostanza" grazie al neofita: le due figure possono continuare ad avere molto da apprendere l'uno dall'altra!

E il vecchietto, se così stanno le cose... aveva di nuovo ragione... che je possino!!!  ^_-

2 commenti:

Osvaldo Righetto ha detto...

Ciao Marco...bhe quanta verità c'è in questo articolo...è uno specchio in cui riflettersi.
per quanto riguarda "impara e dimentica " un giorno, agli inizi chiesi al braccio destro del mio Sensei (praticamnete iniziarono insieme e condivisero l'insegnamento fino a 5 anni fa, il mitico Sebastiano.) proprio di spiegarmi la cosa...e lui mi fece questo esmpio:
" quando tu porti il cucchiaio alla bocca, non stai pensando di farlo...perchè lo hai imparato da piccolo ed'è diventato un tuo automatismo...ecco quando saprai fare altrettanto con l'aikido avrai imparato , a dimenticare..."
Mai esempio fu più chiaro per me, è come andare in bici, una volta imparato non devi pensare a pedalare, lo fai e basta.
questa è la Via della perfezione, un cammino lungo e tortuoso, quello che ci deve sempre accompagnare in questo nostro viaggio, è l'amore per noi stessi e per chi ci stà intorno, essi saranno la benzina del nostro aikido e noi saremo il motore.
un saluto Ovo San

Ciao ha detto...

Se non ancora hai pubblicato il mio commento, (el dritto sensei) puoi farne anche a meno. se lo pubblicherai è anche giusto così. sono stato offensivo e me ne scuso. anche questo non è aikido. Non fa bene a me per primo, provocare.Mi scuso ancora. Mi ero sentito offeso quando hai scritto che c'è gente con passioni "tristi" solo perchè credono di non poter fare la differenza o di non poter raggiungere i mostri sacri dell'aikido. Non credo siano passioni tristi bensì semplicemente molto umili. Il fatto di rimanere tali ti spinge a provare nuovi traguardi. io mi sforzo di pensarla così, mi sento felice.secondo me questo è Budo, questo è Aikido. Rimango fermamente convinto che per me è meglio quel tipo di atteggiamento che avere l'ambizione di superare il maestro. Io ti posso giurare che questo mi da felicità, non tristezza, gioia vera. fisica sul tatami e mentale dopo, a casa appena rientrato. Non voglio dire che il succo del discorso era solo questo per cui ripeto, mi spiace per le provocazioni. Sono d'accordo a non pontificare i maestri e neanche il papa, io seguo un Maestro che dichiara continuamente di star studiando ancora e di non aver raggiunto nulla ancora, anche se a vederlo lui e i migliori suoi allievi non si direbbe per nulla, per questo continuo a seguirlo. Ritiro in toto le accuse, offese e provocazioni. So che è giusto confrontare insieme le proprie idee, eventualmente. Gomenasai. in fede.