lunedì 4 novembre 2013

"Impara e dimentica"... ma ricordati di dimenticare!

Riflettiamo oggi su quanto possa essere importante per un Aikidoka conoscere il percorso storico dell’Aikido e quanto conti il suo atteggiamento di fronte ad esso.

Quali furono le grandi personalità che caratterizzarono la nostra Arte, quali le evoluzioni che subì e le radici profonde di molte tradizioni che pratichiamo... ma di cui molto spesso non sappiamo il significato?... In che modo conoscere tutto questo potrebbe ritornarci utile?

Crediamo innanzitutto tutto ciò siano necessario ai fini di un’adeguata comprensione riguardo l’Arte che abbiamo scelto di abbracciare... inoltre viene da domandarsi: “Per sapere dove si sta andando, non è forse necessario conoscere prima da dove si proviene e quale la strada percorsa sinora?”

Le future generazioni, a causa del trascorrere inesorabile del tempo, avranno sempre meno possibilità di entrare in contatto diretto coi “grandi” dell’Aikido, dovranno sempre più far ricorso ad informazioni facilmente reperibili... ma indirette (libri, internet o il proprio Maestro), ma ancor prima dovranno essere curiose di conoscere a fondo le radici e la provenienza di quello che fanno.


L'impoverimento culturale fa spesso compiere errori del tutto evitabili, soprattutto se essi fossero già stati compiuti in passato, e fosse stato possibile per noi "imparare la lezione" senza doverli ripetere!

Ad esempio, uno dei fatti storici che maggiormente influenzò la nostra disciplina fu lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale: il Giappone capitolò e il suo stato economico peggiorò notevolmente.

O' Sensei, che sembrava aver colto il momento storico che stava per vivere la sua nazione, si ritirò ad Iwama, a partire dal 1942... un luogo di campagna tranquillo e sconosciuto, nel quale qualsiasi accadimento sociale si sarebbe accusato con meno violenza.

Pochi anni più tardi, a Tokyo, la situazione economica determinò la netta riduzione dell’afflusso di praticanti al Dojo centrale, ed ancor di più... la possibilità per questi di far visita al Fondatore, e studiare Aikido sotto la sua diretta supervisione.

A quel tempo vi era un’esplicita volontà di riunire tutte le scuole di Arti Marziali sotto un unico organismo: probabilmente se il Maestro Ueshiba non avesse preso la decisione di allontanarsi da Tokyo per istituire ufficialmente l’Aikido (anche se l’Aikikai venne riconosciuta come Ente solo nel 1948) e dedicarsi completamente alla pratica marziale, la nostra disciplina non sarebbe giunta fin qui.

Esistono poi ancora innumerevoli cenni  che si potrebbero portare ad esempio del fatto che l’Arte che noi oggi pratichiamo è intrisa di valori e di fatti storici che ne hanno segnato le dinamiche.

Detto questo, dunque, è interessante prendere in esame i differenti atteggiamenti che si possono assumere nei riguardi del passato dell’Aikido ed in particolare verso i Maestri che sono stati in grado di tramandarlo fino ai giorni nostri.

Un primo atteggiamento potrebbe essere quello di "paralizzazione": si potrebbe supporre che il meglio dell’Aikido appartenga al passato, limitandosi ed accontentandosi di essere al più copie evanescenti di grandi uomini.

In questi casi si fa pieno affidamento sul passato e si cerca in qualche modo di rievocarlo, ma ciò non è possibile giacché non tornerà mai uguale a se stesso.

La conoscenza dei miti antichi non dovrebbe pertanto spingere al fanatismo o alla censura nei riguardi di una libera creazione artistica, considerando tali modelli come ineguagliabili.

Se O' Sensei stesso fosse incorso in questo equivoco ed avesse creduto ineguagliabili i grandi del passato, non ci si sarebbe sicuramente messo d'impegno a creare qualcosa di nuovo: l'Aikido appunto.
In qualche misura quindi, l'intraprendenza va incoraggiata!

Forse, potrebbe tornare più utile un diverso atteggiamento nei riguardi di ciò che fu: dall’ammirazione verso le vette del passato, si può comprendere come la grandezza realizzata una volta, potrà ripetersi ancora.  

Il fine deve dunque essere l’azione nel tempo attuale, imparando da ciò che di buono ci è stato tramandato dell’Aikido, ma anche e soprattutto riflettendo sulle sue “pecche”: in questo modo è possibile plasmare il PRESENTE... in meglio!

In altre parole, l’ammirazione deve sempre essere accompagnata da un certo senso critico.

In tal senso sarebbe come affermare, con apparente contraddizione, “ricorda di dimenticare”: nel senso che è impossibile prescindere dal passato e che dunque è bene “ricordare”, ma al tempo stesso è necessario essere anche in grado di “dimenticare”... per non rimanercisi intrappolati dentro.

Ricordare consente di capire il perché di molte cose e di provare un senso di gratitudine nei confronti di coloro che hanno consentito la realizzazione di qualcosa di grande e magnifico, mentre dimenticare impedisce di sentirsi schiacciati e di provare un senso di impotenza, impedisce di perdere la fiducia nella possibilità e capacità di trasformare liberamente il presente.

Per quanto questo equilibrio sia difficile da raggiungere, chiunque sia incapace di compiere una delle due cose potrebbe sentirsi sempre deficitario di qualcosa.
ere,

Bisognerebbe apprezzare coloro che hanno curato con mano cauta, rispettando e preservando gli insegnamenti del Fondatore per chi è venuto dopo di lui... ma allo stesso tempo bisogna saper guardare lontano senza il peso costante delle catene che proprio per questo tenderemmo portarci addosso.

Pensiamo al caso di Koichi Tohei: nuovamente la storia ci è maestra, in questo caso di arditezza.

A seguito della morte del Fondatore, il suo approccio personale di unificazione mente-corpo determinò parecchi conflitti con gli altri Istruttori più anziani, che lo spinsero a distaccarsi dalla scuola ufficiale per creare una sua organizzazione, volta alla divulgazione di tali principi, avendo piena fiducia nella loro efficacia e nel potere benefico da essi scaturente.

Egli dunque non solo ebbe il coraggio di perseguire nel suo “credo”, ma i suoi insegnamenti ebbero un impatto tale da risuonare fino ai giorni nostri.

L’estensione del ki, il rilassamento del corpo, l’unificazione della mente-corpo sono tutti punti essenziali della nostra disciplina!

La sua intraprendenza, nonostante il dissenso generale nel quale lo condusse all’epoca, ha tuttavia condotto ad un’evoluzione di risonanza immensa.

In conclusione, dunque, è bene avere un occhio di riguardo circa il passato e le tradizioni, che hanno in sé sempre qualcosa di positivo da trasmettere, ma attenzione a non fossilizzarsi in esse e a non perdere la fiducia nelle proprie potenzialità e capacità di rinnovare il presente... per guardare speranzosi verso il futuro.

Forse l’importanza di trasmettere gli insegnamenti che ci giungono dal passato è equiparabile all’importanza di mutare in meglio il presente per l’avvenire.

Non a caso quindi il Fondatore è divenuto famoso per l'insegnamento "impara e dimentica"!
Ma se impariamo, che senso ha dimenticare... dopo la fatica che abbiamo fatto per fare nostro qualche cosa?

Dimenticare ci consente di non rimanere imprigionati in un'abitudine, in una forma, in una circostanza ed abito mentale... in grado di far appassire ugualmente il frutto del nostro lavoro, se desiderassimo "trattenerlo" troppo forzatamente!

"Impara e dimentica"... quindi, ma poi RICORDATI sul serio di DIMENTICARE!

1 commento:

Osvaldo Righetto ha detto...

Ciao Marco
bella considerazione, ecco perché sono felice di essere un. “Cercatore “ questo mi consente di attingere ad ogni fonte così, un domani,se qualcuno mi chiederà cosa e l‘ aikido potrò raccontargli ciò. che so...che avrò. custodito nell' anima ma non dimenticato....
ovo san