martedì 1 gennaio 2013

La scelta difficile e gioiosa di mostrare se stessi nell'Aikido

Come ogni anno è mio compito aprire i lavori di Aikime e vista qualche settimana fa la cilecca clamorosa dei Maya, rieccomi puntuale a farlo.

Per condividere studio e divulgazione dell'Aikido on-line, anche nel 2013 Aikime continuerà a dedicare tempo e passione, ma ciò che più è forse importante è che continui ad appassionare noi stessi che ci occupiamo di questo lavoro.

La Redazione cresce ed è ora formata da diversi Aikidoka, più o meno giovani di tatami, che con i sottoscritto investono un bel po' del loro tempo per diventare protagonisti di un'arricchimento ed una ricerca che speriamo continui a rimandare entusiasmo anche a voi!

Mi sto però rendendo conto che questo cammino, che inizia e deve molto del suo percorso soprattutto a quanto avviene sul tatami, mi ha profondamente cambiato ultimamente e non cenna a voler smettere di farlo in futuro.

Nulla di male in ciò, se non per il fatto che il mio atteggiamento anche nella scelta delle proposte e dei contributi di Aikime sta prendendo un taglio ben specifico... che sicuramente non aveva quando questo progetto è partito.

Non è scomparso il desiderio di ricerca libera a 360º sulle tematiche legate all'Aikido, ma la pratica di questa disciplina mi ha anche fornito con il tempo gli strumenti per comprendere cosa io stesso avessi intenzione di farmene di questa esperienza di pratica ed insegnamento...

Quando questo viaggio è iniziato, molta della mia intenzione era concentrata sul fare il percorso che volevo, cercando però contemporaneamente di essere il più possibile "politically correct" nei confronti di chi non la pensava come me su qualche aspetto specifico: mi rendo sempre più conto quindi che in fondo stavo cercando ciò che mi interessava, ma contemporaneamente non amavo particolarmente espormi e prendere posizioni specifiche sulle diverse visioni possibili dell'Aikido.

Questo è stato fondamentale - in un primo tempo - perché Aikime fosse riconosciuto dai praticanti delle varie Scuole come un territorio neutro e rispettoso, sul quale fare scambi senza vedere lese le proprie ideologie... in fondo sul Web si vede ancora oggi anche troppo spesso Aikidoka porsi fra loro in modo tutt'altro che rispettoso e confacente alle filosofie della nostra disciplina!

Tuttavia, mi accorgo sempre più come questo spirito "ecumenico" nascondesse anche una sorta di "dark side" della medaglia... un lato oscuro di me, probabilmente...

Era forse la paura di mostrare in pubblico le idee che pian piano iniziavano a radicarsi in me, mentre gli anni di pratica si succedevano e supportavano un lavoro di cambiamento, di cui talvolta non sono stato del tutto coscio.

Ora però credo di sapere abbastanza bene perché pratico e che cosa ho intenzione di farmente in futuro.

Questo non significa che d'ora in poi Aikime avrà solo il compito di rispecchiare i miei pensieri e prospettive sull'Aikido, ma è da parte mia credo onesto rimandare quanto segue, in quanto ogni creatura tende inevitabilmente ad assomigliare al suo creatore... o quantomeno, a colui che ne è più responsabile.

Provengo da una Scuola, quella di Iwama, nella quale c'è veramente poco spazio per il personalismo, e mi trovo ora in un momento di vita e di pratica nel quale invece una prospettiva fortemente personalistica dell'Aikido sta emergendo in me sempre più chiaramente...

... cosa fare: continuare a darle spazio e voce, o soffocarla per il bene della tradizione nella quale mi sono formato?

Questa domanda per anni mi ha tenuto in ballo, senza trovare risposte soddisfacenti o conclusive... ma ora finalmente qualcosa è cambiato e sono pronto ad assumermi per intero la responsabilità di ciò che mi sono risposto... e di ciò che di conseguenza tutti voi leggerete su queste pagine anche in futuro (che sarà sicuramente influenzato da questa risposta).

Preparatevi al "Rubatto Ryu"! ^__^

Prima quindi di continuare il percorso insieme, fatevi rimandare chi sono e cosa penso della disciplina che pratico!

Se ciò creerà tensione o incomprensione in chi ci legge me ne rammarico, ma putroppo è un passaggio dovuto innanzi tutto a me stesso ed alla grande dedizione che ho sempre mostrato per il mio cammino in seno all'Aikido!

Dopo aver smesso di cercare una "definizione definitiva di Aikido", ho iniziato a concedermi il lusso di trovare una definizione "nel qui ed ora del MIO Aikido", conscio che essa potrà sicuramente cambiare nei prossimi mesi, anni, decenni...

In questo "MIO Aikido" c'è sempre più posto per "l'essere umano", per le persone... e sempre meno per una tradizione che cerchi di coercirle o trasformarle in una direzione diversa da quella che loro stesse scelgono per sé.

Nessuno ne ha il diritto, secondo me, né l'Aikido può essere stato pensato dal Fondatore per questo scopo.
Niente manipolazione quindi, nel senso meno chiaro e più svalutativo del termine.

L'energia fra le persone viene scambiata, a livello cinetico, mentale, emotivo... viene in qualche modo "manipolata", ma il fine di ciò dovrebbe essere - secondo me - rendere ciascuno "più se stesso" di quanto non lo fosse prima... sia nel Dojo, che nella vita.

L'Aikido dovrebbe essere un'Arte che rende più liberi!

L'Aikido che ho in mente io adesso possiede una naturale propensione alla spiritualità (non alla religione, tengo a precisarlo) ed alla filosofia.

Filosofeggiare troppo sul tatami rischia di far lavorare e sudare troppo poco con il corpo, ma è altrettanto vero che non farlo per nulla può indurre i praticanti a scimmiottare un sacco di movimenti, senza nemmeno avere la consapevolezza di cosa essi possano servire nella loro vita quotidiana.

In questo senso mi rammarica molto vedere non pochi Insegnanti di alto grado tralasciare completamente questo aspetto della disciplina - quando esplicitamente non svalutarlo come "inutile" o "irrilevante" -.

Non lo è: il Fondatore è partito con basi molto solide legate al movimento corporeo, ma non ha fatto della sua disciplina qualcosa di slegato da quanto avveniva anche a livello mentale e spirituale... inoltre al tempo della sua maggiore maturità Aikidoistica egli assomigliava sicuramente molto più a un mistico, che ad un ginnasta!

Che ci avesse visto qualcosa di particolarmente importante in ciò, o era solo che volesse e/o potesse muoversi meno per via dell'età?

Quei tanti che ricercano "l'Aikido del Fondatore" - sempre se questa ricerca avesse un senso -, come mai sono solo estasiati solo degli angoli del suo Ikkyo?

Perché prima viene la pratica e con essa si trova tutto il resto?
E allora per alcuni "il resto" pare ancora moooolto lontano, a parere mio!

Non impongo ai miei allievi - e quindi nemmeno ai lettori di Aikime - di fare un percorso di tipo filosofico e spirituale per rapportarsi con l'Aikido, ma rimando come dal mio attuale punto di vista ciò sia essenziale per non trovarsi sprovvisti degli strumenti necessari quando di essi poi si necessita... (e se la pratica funziona, secondo me, è solo questione di tempo!).

Credo che l'Aikido serva per migliorare le persone, però attualmente ho la presunzione di aver anche iniziato a comprendere come questo processo avvenga... e quindi, di contro, anche perché talvolta non accada per niente!

Per me ora l'Aikido è essenzialmente una via trasformativa che serve a far si che la propria quotidianità sia più soddisfacente di quella di un tempo, ed in ciò non trova più molto posto il paradigma che richiederebbe anni di pratica indefessa prima di "capirci qualcosa".

Le persone hanno sempre meno tempo da dedicare a loro stesse, e sempre meno capacità di costante impegno ed attenzione. Questo è un dato di fatto: o l'Aikido mostra di sapersi adattare a questa tendenza attuale o, secondo me, ci si ritroverà al Dojo in 4 "puri ed indefessi" a fare l'amarcord dei bei tempi in cui si era in 20.

I Dojo che si marchiano con troppa enfasi del marchio "tradizionale" stanno morendo, ma non in Italia, su tutto il Pianeta: chi conosce lo status attuale delle cose ad Iwama lo può ben confermare.

Questo non vuol dire svendere il percorso pluridecennale che è necessario per integrare al meglio la propria esperienza sul tatami con sé, ma significa prevedere dei feedback iniziali più rapidi, per far si che gli interessati all'Aikido non cambino strada ancor prima di comprendere che si sono imbattuti in ciò che stavano cercando.

Nel mio Aikido attuale c'è molto spazio alla tecnica, ma è più che evidente come la tecnica non sia tutto e sia un fenomeno molto locale: la tecnica più "efficace", "corretta" può essere conforme, come può non esserlo... alle innumerevoli situazioni che si incontrano. "Correttezza", "efficacia" sono infatti termini relativi e circostanziali, non assoluti.

Infondo ad un bravo praticante non può essere richiesto di imparare una ricetta perfetta "a memoria" e poi di saperla ripetere quando serve, quanto di diventare bravo a "cucinare con gli ingredienti che ha a disposizione, a seconda di quanto ha fame e di cosa gradiscano i suoi invitati"!

Imparare quindi su di sé attraverso la forma, anziché imparare la forma: per me questo ora è divenuto prioritario... nonostante il dissenso dei tradizionalisti più incalliti.

L'Aikido per me deve essere marziale?

Lo può tranquillamente diventare quando lo voglio o lo reputo significativo, ma in generale considero "la possibilità di difesa personale" proprio quell'incubo collettivo dal quale l'Aikido dovrebbe essere capace di farci uscire! 

L'Aikido è qualcosa di fermo al quale mi adeguo, che imparo... o evolve lui stesso?

Se il mio Aikido non cambia, se sono costretto a fare lezioni "fotocopia" è segno che c'è qualcosa che non va... non può esserci più di tanto un momento sul tatami uguale ad un altro, viste le innumerevoli variabili (interne ed esterne) di chi scrive e delle persone che ci incontra sopra.

Un buon metro di valutazione dell'Aikido per me ora è che con esso le persone possano riuscire ad evolvere, a fare le differenza là dove in passato non era possibile farla: se fosse così, il lascito di O' Sensei assumerebbe un significato più profondo che una ginnastica per storcere i polsi.

L'espressione dell'Aikido delle persone deve quindi cambiare nel tempo, secondo me, per essere sano.

Rispetto a quando ho iniziato, l'Aikido che pratico mi deve far stare mediamente più bene quando ho finito: troppi dolorini o progressiva incapacità di ripetere ciò che si faceva "da giovani" non è solo sintomo di vecchiaia, ma anche di incapacità di utilizzare bene il proprio corpo.

Troppi Insegnanti diventano duri come pezzi di legno, non cadono più, ingrassano e pontificano perché hanno perso la passione di stare sul tatami ogni giorno a trovare il modo innanzi tutto di fare la differenza per loro stessi!

No grazie, mi sto volgendo fortunatamente altrove... non utilizzo il mio tempo per far saltare come Gatto Silvestro i giovincelli, per mostrare quanto sono diventato !imbattibile!... ma provo a fare si che tutti diventino capaci di saltare quanto salto ancora io...

L'Aikido che pratico, quello che scrivo qui, deve dare la possibilità a ciascuno (quindi a me in primis!) di mostrare un po' più se stesso, nel bene e nel male: non credo che ci sia realizzazione migliore di avere la possibilità di gettare le maschere e guardare il mondo dritto negli occhi con l'espressione che ci siamo scelti sulla faccia che ci hanno dato.

Questo - come dicevo anche nel titolo del Post - è sia gioioso che difficile, perché "espone": qualcosa che spesso non si vuole, che io stesso un tempo non cercavo più di tanto.

Ora però mi sono rafforzato ed ho l'esperienza sufficiente per potermi permettere di essere sempre più me stesso, lasciando che le cose fluiscano spontaneamente dall'interno all'esterno... il movimento appunto nella stessa direzione della gioia!

Praticherà volentieri con me Aikido chi, come allievo, insegnante, compagno di strada... condividerà soprattutto quest'ultimo punto: non utilizzare più la pratica per "coprire" le proprie insicurezze e miserie, ma come metodo per farle emergere... insieme alle moltissime doti e bellezze che sicuramente già si possidiamo.

Questo causerà dei saluti a vecchi compagni di Aikido conosciuti nell'ambito Iwama Ryu, ma che in questo stile hanno desiderato arenarsi (la stessa cosa sarebbe avvenuta se avessi avuto natali Aikidoistici diversi... poiché una Scuola in realtà può fornire solo un metodo, che sta alla persona poi utilizzare sul serio o rendere un dogma assoluto): buona strada, ma non venitemi più a stressare con i vostri casini ora che ho imparato a non averli, al massimo venite a chiedermi come ho fatto "ad uscire dal tunnel"!

Ora che ho deciso di dedicarmi alla pratica ed all'insegnamento dell'Aikido nella quotidianità accetto molto meno volentieri chi viene a pontificare su un'arte che vive sul tatami molto meno di me: a 3 a 6 ore al giorno io sono li, e questo mi permette di capire sperimentalmente di cosa parlo anche se non sono cinquant'anni che ho iniziato a fare Aikido!

Basta anche quindi a quegli shihan (scritto con la lettera MOLTO MINUSCOLA) che mi/ci vorrebbero ancora eternamente a testa bassa a fare i suburi e a non fiatare: questo genere di atteggiamento è proprio solo di chi non ha più molto da dare, ma vive con problematicità il fatto che si possa diventare un'alternativa valida al loro annacquare l'Aikido per non perdere "la poltrona".

Ma cosa muove non siano "le poltrone" quanto la parte più sanamente ambiziosa di se stessi, quella ingaggiata con i più alti ideali... ci pensa già la vita a farci fare i conti con continui compromessi, con i quali anche io ho dovuto patteggiare, non è quindi il caso di partire volando troppo bassi!

Mi esprimerò quindi sempre maggiormente attraverso l'Aikido, perché credo che sia giusto e perché trovo siua il modo più onorevole di ereditare il testimone delle gerazioni passate di Aikidoka, che lo hanno fatto ancora prima di me.

Non solo... inviterò a fare analogamente ciascuna persona che incontrerò sul tatami, nei vari Dojo... ed anche qui on-line, agevolando che da Aikime possano nascere dialoghi più che monologhi.

In questo siamo agevolati dal gruppo "Aikime REVOLUTION" di Facebook, al quale vi invito a connettervi nel caso in cui non lo abbiate già fatto.

Auguro a ciascuno di voi il meglio da questo 2013 alle porte e mi auguro che parte di questo "meglio" possa giungervi anche attraverso l'Aikido!

Marco Rubatto

1 commento:

Dijego ha detto...

Sinceramente credo che il post sia come un tuo kokyu nage, ed il sentirsi più o meno offesi dipenda solo dalla foga dell'attacco. Vai avanti cosi!