lunedì 28 settembre 2009

Buki Waza: l'importanza delle armi in Aikido


È nota ad ogni praticante la presenza dello studio e dell’utilizzo delle armi in Aikido.
Tuttavia differenti scuole utilizzano altrettanto diversi metodi e strategie per integrare il loro utilizzo con quello delle pratiche a mani nude.

In alcune scuole invece si è persa l’usanza di inserire esercizi di Jo e Ken nel normale allenamento.

Questo ha spesso reso necessario che gli allievi di queste scuole, giunti ad un certo livello di maturazione nella pratica dell’Arte, operino una vera e propria ricerca personale, per andare ad attingere da altre scuole tradizionali l’importante frammento mancante: il Buki Waza.

Seguendo una consapevolezza di tipo storico, è noto come il Fondatore praticasse quotidianamente allenamento con le armi tradizionali dell’Aikido, il Jo (il bastone di legno), il Ken/Bokken (la spada di legno)… un tempo anche il Juken (la baionetta di legno), Yari/Naginata (lance di legno terminanti con lame), Nuhoko (lancia corta di legno), Tanto/Tanken (pugnale di legno), Tessen (il ventaglio di legno o metallo).

È però importante chiedersi se, come taluni affermano, l’importanza di queste pratiche sia realmente ancora attuale – tanto da mantenerla viva nei programmi tecnici –, o risulti invece ormai anacronistica ed appartenente solo ad un retaggio post-feudale giapponese – facendo quindi optare per il loro accantonamento -.

Ricordiamo innanzi tutto la storia.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, O’ Sensei si ritirò nella cittadina di Iwama, nel 1941, all’età di 58 anni.
Qui visse per i successivi 28 anni, fino al momento della sua scomparsa, nel 1969.

In questa terra semplice, inospitale e ricca di natura, si dedicò all’allenamento, allo studio e sviluppo dell’Aikido ed all’agricoltura. Il lasso di tempo in esame è stato fondamentale per la sua possibilità di apprendere il modo migliore di abbinare l’allenamento delle armi a quello a mani nude.

A partire dalle sue consapevolezze precedenti nello studio della scherma e nelle forme di Jujutsu che incontrò, egli sintetizzò l’Aiki Ken e l’Aiki Jo quale parte inscindibile del forse più famoso e consueto Tai Jutsu… il repertorio delle tecniche a mani nude cioè.

Sfortunatamente però questo fu per il suo Paese un periodo particolarmente critico, in cui la sconfitta della guerra portò spesso difficoltà economiche consistenti, specie alle classi sociali più modeste.

O’ Sensei, soprattutto nei primi anni di ritiro ad Iwama, viaggiò molto per visitare di frequente l’Hombu Dojo Aikikai di Tokyo, che al tempo era stato affidato alla direzione del figlio Kissumaru Ueshiba Sensei e di Koichi Tohei Sensei (quest’ultimo fino al 1971, ma ufficialmente fino al 1974).
Fu cura del Fondatore stesso non differenziare gli allenamenti di Iwama da quelli di Tokyo (perché avrebbe dovuto?!) durante il suo patrocinio diretto.

Era invece molto più ostico per gli allievi trasferirsi ad Iwama per ricevere gli insegnamenti direttamente da O’ Sensei, benché qualcuno talvolta ci riuscisse per brevi periodi, a causa della non eccessiva disponibilità di danaro del tempo.

Con l’avanzare dell’età, fu sempre più difficile per Morihei Ueshiba visitare regolarmente l’Hombu Dojo: da settimanali, le sue lezioni a Tokyo divennero mensili, solitamente tenute di domenica.
A nostro avviso (e non solo nostro…) questo fu forse l’inizio della divisione sulle consapevolezze dell’allenamento con le armi in Aikido. O’ Sensei continuava a sviluppare il metodo ad Iwama, mentre la sua comunità di Aikidoka cresceva soprattutto a Tokyo, luogo sempre meno vissuto dal Fondatore (e per giunta frequentato solitamente solo nei week end, momento in cui anche i giapponesi – anche se meno di noi - amano riposarsi!)

Morihiro Saito Sensei iniziò la sua pratica dell’Aikido nel 1946 sotto la direzione del Fondatore ad Iwama e rimase suo fedele allievo fino al momento della morte di quest’ultimo.
Egli risiedeva proprio ad Iwama, nella prefettura di Ibaraki, e narrò che in alcuni momenti, particolarmente difficoltosi durante e dopo il termine del Conflitto Mondiale, egli rimase addirittura solo con O’ Sensei durante alcuni allenamenti quotidiani (soprattutto al mattino, momento in cui, ancora oggi, viene focalizzata l’attenzione sull’utilizzo delle armi).

Lo studio dell’integrazione fra Buki Waza e Tai Jutsu intanto procedeva, talvolta in carenza di insegnanti da formare in questo specifico percorso, poiché pochi ed infrequenti gli allievi che potevano seguire Morihei Ueshiba in questo suo personale sviluppo.

Quando anche la vecchiaia di O’ Sensei ulteriormente ostacolò il suoi frequenti spostamenti a Tokyo, egli demandò questo compito a Morihiro Saito Sensei, che raggiungeva il Dojo Aikikai di Shinjuku ogni domenica, ed aveva il compito di insegnare l’utilizzo delle armi nell’ultimo quarto d’ora delle sue lezioni.
Va ricordato che Saito Sensei era un ferroviere, che quindi non doveva affrontare eccessivi costi per il trasferimento in treno da Iwama a Tokyo.

Il problema tuttavia si creò ugualmente poiché a fronte di un lavoro continuativo e soprattutto quotidiano di interazione fra Tai Jutsu e Buki Waza, a Tokyo questi poteva essere esperito solo per pochi minuti alla settimana. Gli importanti Sensei che impartivano lezioni negli altri giorni, del resto, meritoriamente scelsero di non entrare eccessivamente nel merito di ciò che non conoscevano neppure loro in modo approfondito.

Questo fu sufficiente per aumentare il divario fra l’Aikido di Iwama e il resto dell’Aikido praticato in quegli anni in merito alle consapevolezze sulle armi.

Attualmente l’Aikikai Hombu Dojo ha ufficialmente estromesso le armi dal programma ufficiale di apprendimento, fatta eccezione per il Buki Dori, ossia gli esercizi nei quali l’attaccante (con Tanto, Jo o Ken) viene disarmato da tori durante l’azione.
Nessuna traccia è rimasta presso il Dojo a cui tutto il mondo tende a riferirsi di suburi, kata, awase e kumi utilizzati giornalmente del Fondatore.

Tuttavia coloro che veramente si sono mostrati – e che si mostrano - interessati allo studio dell’Aikido nella sua completezza percepirono/percepiscono come la pratica delle armi sia pressoché fondamentale per sviluppare rapidamente ed in modo integrato elementi come la corretta sensazione del timing, il concetto di Ma-Ai (“giusta distanza”), la corretta posizione delle anche e di conseguenza il corretto hanmi, elementi che poi vengono utilizzati anche durante la pratica del Tai Jutsu.

Non pare che ancora oggi quindi l’allenamento con Jo e ken sia anacronistico, benché nessuno di noi usi girare per le città armato come un Samurai: sono altri i valori aggiunti di questo tipo di pratica, molto distanti dalle esigenze di difesa personale del Giappone di due secoli fa.

Molti allievi ed Insegnanti si sono quindi lanciati ad una vera e propria ricerca e riscoperta di quanto la didattica ricevuta non era riuscita a trasmettere (lo ribadiamo, per ragioni storiche e non per vera e propria scelta svalutativa di queste pratiche).

Nel frattempo però il Giappone si era economicamente sviluppato, e come ancora oggi mostra, spesso a discapito di un vero apprezzamento e patrocinio della sua stessa antica e preziosa tradizione.

Non vi erano più molti Ryu tradizionali ai quali attingere gli stessi elementi posseduti dal Fondatore per incominciare nuovamente l’opera di integrazione: spesso si è quindi optato per utilizzare fonti diverse, storicamente non connesse direttamente all’Aikido, ma che comunque consentissero di crearsi una forma qualitativa di consapevolezza sulle armi (soprattutto Bokken e Jo) che mancava nella propria esperienza.
Jodo, Kendo, Iaido, le antiche Kashima Shinto Ryu e Katori Shinto Ryu… sono alcuni esempi delle discipline che si è tentato di connettere sperimentalmente con l’Aikido, con il pro di favorire nuovamente l’integrazione di questi con il Buki Waza.

A nostro dire è realmente meritoria l’opera di chi ha fatto questo tipo di ricerca, poiché non dissimile da quella fatta dal Fondatore stesso prima di loro.

Ciò che si è venuto a creare con gli anni è una moltitudine di stili diversi anche per la pratica delle armi in seno all’Aikido, poiché funzione di quali di queste forme di Ken Jutsu e Kobudo il caposcuola ha utilizzato nella sua stessa opera di integrazione.

Ma noi non consideriamo la varietà come un problema.. anzi, come una ulteriore possibilità di arricchimento.

Certo, così facendo queste scuole hanno influito sulla pratica del Tai Jutsu proprio come avvenne per O’ Sensei, facendo emergere numerosi principi, anche a volte in apparenza contrastanti fra loro… rivolgendo l’attenzione a molte scuole attuali. Chi ha abbinato lo studio del Kendo e Iaido, ad esempio, all’Aikido solitamente presenta una guardia più frontale di quanto sia consentita nell’Aiki Ken, ma poiché il suo studio è scaturito da elementi differenti.

Per dovere storico va semplicemente ricordato che spesso quindi le pratiche del Buki Waza non si possono solitamente dire “quelle del Fondatore”, poiché derivate per analoga ricerca, ma passando per altre strade, specificando come ciò non ne riduca assolutamente il valore.

Fortunatamente Morihiro Saito Sensei fu in Maestro che cercò, per sua natura e per tutta la vita, di mantenere il più possibile inalterato l’insegnamento tecnico di O’ Sensei, quindi un enorme bagaglio tecnico di Buki Waza ci giunge “congelato” ed ottimamente conservato attraverso l’Iwama Ryu, forse ad oggi la scuola in cui l’operazione di integrazione fra Tai Jutsu e Buki Waza ha radici più profonde, in quanto semplicemente coincidenti con quelle scoperte dal Fondatore stesso ad Iwama, nel periodo storico in cui fu più ostico formare gli Insegnanti in tale settore.



L’Iwama Ryu è anche la scuola di riferimento dalla quale proviene il Dojo che scrive su questo Blog, e benché come risaputo non è nostro interesse mettere in risalto uno stile piuttosto che un altro, ci è sembrato importante condividere con chi ha piacere una esigua parte di quel bagaglio tecnico di base legato al Buki Waza... a partire da un ventoso pomeriggio torinese qualsiasi e dalla richiesta di un paio di nostri allievi, che reclamavano una fonte video sulla quale ripassare mnemonicamente gli esercizi previsti per i loro esami.

È così che un sabato, dopo una lunga ed estenuante lezione al parco, uno di loro, munito di telecamera ha filmato il programma di base di Buki Waza (quello che per noi è programma di Buki Waza per alcuni Dojo viene considerato programma avanzato, ma poco importa ora) per poterlo ripassare fra le mura di casa sua.
Con qualche aggiustamento sull’audio, irrimediabilmente guastato da vento e da uno sfasamento di ricodifica video operato da YouTube per ragioni inspiegabili, abbiamo montato 7 filmati divisi in categorie (suburi di Ken e Jo, kata di Jo, kumi Tachi e kumi Jo) e quindi li abbiamo pubblicati, in modo da poter fornire, in poco più di 27 minuti, l’intero prezioso bagaglio tecnico della scuola di Iwama.

Nessun video è stato pensato come “didattico” (leggi “NON VOGLIAMO INSEGNARE NIENTE A NESSUNO!”) e ciascuno contiene certamente un sacco di imprecisioni di tipo tecnico (compreso qualche balzo dovuto ai buchi inaspettati sul terreno!)… sia per via della stanchezza che avevamo nel girarlo (dopo circa 2 ore di lezione), sia per il nostro livello tecnico fortunatamente ancora sempre da forgiare per poter essere migliorato.

Nessun video è stato realizzato quindi come “preciso”… lo diciamo perché i puristi troveranno sicuramente una punta del Ken troppo alta, un’anca troppo poco ruotata… ma con il solo fine di essere “riassuntivo” di un programma tecnico da apprendere con cura a lezione e da poter ripassare mnemonicamente tramite un video in modo rapido a casa, mentre questo apprendimento si radica fisicamente nel Dojo.

È poi molto diversa la cura che si impiega nell’eseguire qualsiasi pratica settimanalmente o quasi quotidianamente… in questo caso si tende a badare all’essenza più che alla forma, benché questa non sia una scusante per fare male le cose.

Ci auguriamo tuttavia che il nostro lavoro possa risultare di utilità anche ad altri studenti di Aikido con esigenze analoghe a quelli nel nostro Dojo.

Siccome poi questo Post sarà destinato a passare, come gli altri, sulla colonna destra di Aikime è stato creato un link permanente dei Video al canale dedicato “shuren no michi” su YouTube (luogo in cui saranno comunque riunite in Playlist tutte le nostre produzioni video)



Pur non credendo che quello di Iwama sia per forza il miglior modo di maneggiare le armi, ne ricordiamo la profondità, la chiarezza e precisione didattica e quindi continuiamo ad adottarlo nei nostri programmi… ma ciò che più ora ci preme è esortare qualsiasi Aikidoka all’ascolto a costruire una sua personale consapevolezza matura sull’utilizzo delle armi, tanto da creare con il tempo una completa integrazione con il resto della pratica… se vogliamo, addirittura una totale in-distinzione fra le cose che in Aikido si possono vivere, così da non rilegare più il Buki Waza ad un innaturale area marginale, o ancor peggio, solo per esperti.

lunedì 21 settembre 2009

鑑昭井上 Noriaki Inoue: il pioniere dimenticato


Ci occupiamo quest’oggi di una figura storica che è stata molto sottovalutata nel corso degli anni, e che pare abbia realmente molto contribuito alla nascita e formazione dell’Aikido.

Ci riferiamo a Noriaki Inoue Sensei, le cui vicende lo potrebbero addirittura avvalorarne la posizione di co-Fondatore dell’Aikido, insieme a Morihei Ueshiba.



Vediamo come mai, considerando innanzi tutti i fatti storici.

Yoichiro (Noriaki) Inoue è nato il 3 dicembre 1902 a Tanabe, la stessa città natia di O' Sensei. Egli era il nipote di Morihei Ueshiba.... e con questi condivise numerose esperienze, che probabilmente influenzarono profondamente entrambi nel loro percorso marziale.

Era il quarto figlio di Zenzo Inoue, il patriarca della ricca famiglia Inoue di Tanabe, e di Tame Ueshiba, la sorella più anziana di Morihei. La maggior parte della giovinezza di Yoichiro fu probabilmente trascorsa presso la famiglia Ueshiba.

Egli si unì a suo zio Morihei in una spedizione nel nord dell'isola di Hokkaido, che permise la fioritura del villaggio di Shirataki (1912 - 1919), così come studiò Daito Ryu con questi direttamente sotto la direzione di Sokaku Takeda Sensei.

Egli fu anche associato strettamente con la scoperta di O' Sensei della setta Omoto Kyo in Ayabe e con il suo incontro con il leader spirituale di questo movimento, Onisaburo Deguchi, che ebbe una influenza decisiva sulla filosofia che decise in seguito di abbracciare Moriei Ueshiba.

Inoue collaborò quindi attivamente alla diffusione dell'Aiki Budo, l'Arte che naque dal vecchio Daito Ryu che Ueshiba Sensei poi perfezionò in Aikido.

Nel 1927, i due (zio e nipote) si stabilirono a Tokyo, insegnando in molti luoghi, sia insieme, che separatamente, fino alla costruzione del primo Dojo permanente di Ueshiba, il Kobukan, nel 1931.

Tuttavia, dopo il "Secondo incidente Omoto" del 1935, quando cioè per la seconda volta il governo militare soppresse il movimento spirituale Omoto Kyo, si venne a creare una rottura dei rapporti fra Morihei ed il nipote Yoichiro, per via delle accuse di quest'ultimo al primo di avere, in qualche modo, "tradito" la causa della setta, non avendo condiviso il destino di prigionia che venne riservato ai leaders di quest'ultima... cosa che fece allontanare i due con mutuo risentimento.

Mentre l'Aiki Budo originale ora si è evoluto nell'Aikido sotto O' Sensei, Inoue ha continuato ad insegnare la sua Arte con il nome con cui l'aveva appresa fino al 1956, quando cambiò il relativo nome in Shinwa Taidō ed infine Shin'ei Taidō.
Egli ebbe poca interazione con l'Aikikai in seguito alla morte di Morihei Ueshiba e continuò ad insegnare attivamente fino a che si spense il 13 aprile del 1994, a Kunitachi nella sua casa, alla veneranda età di 92 anni.

Egli nacque nello stesso mese in cui nacque O' Sensei e morì nello stesso mese in cui morì O' Sensei, ma questo di diritto non lo elegge co-Fondatore dell'Aikido, ovviamente!

Egli si è considerato tuttavia in vita un co-Fondatore dell'Aikido, anche se ciò ha creato una disputa con la famiglia Ueshiba stessa. Inoue Sensei ha usato moltissimi nomi durante la sua vita, fra i quali ricordiamo Kitamatsumaru (1902), Yoichiro (1909), Yoshiharu (1920), Seisho (1940), Hoken (1948), Teruyoshi (1971) ed infine Noriaki (1973).

Ora veniamo ragioni per le quali questa disputa sulla paternità esclusiva dell'Aikido possono avere una loro ragione d'essere.

Innanzi tutto, come emerge brevemente dalla vita di questo personaggio, egli condivise con O' Sensei la conoscenza dei due uomini che maggiormente influenzarono quest'ultimo nell'esperienza e veduta delle Arti Marzilali e della spiritualità: Sokaku Takeda e Onisaburo Deguchi.

E' universalmente accettato il debito che Morihei Ueshiba ebbe verso i numerosi benefattori che nel corso degli anni lo aiutarono profondamente a promuovere e divulgare l'Aikido: fra essi i nomi più noti sono sicuramente l'Ammiraglio Isamu Takeshita, Kenji Tomita, Kinya Fujita, compresi quelli dei primi studenti di O' Sensei, come Kenji Tomiki, Minoru Mochizuki, Gozo Shioda, Koichi Tohei ed il suo stesso figlio Kisshomaru Ueshiba nell'enorme lavoro di espansione che si fece dell'Arte negli anni del dopoguerra.

In controtendenza a ciò, il nome di Yoichiro (Noriaki) Inoue è accennato soltanto occasionalmente come uno dei primi allievi di Morihei, in concomitanza al fatto fortuito di essere suo nipote.
Così un importante protagonista dello sviluppo dell'Arte potrebbe avere avuto poco spazio negli annali dell'Aikido, talvolta mediante la giustificazione della scarsità dei dati storici a disposizione.

Le famiglie di Zenzo Inoue e di Yoroku Ueshiba, rispettivamente il padre di Yoichiro e Morihei, lavorarono da sempre in stretta collaborazione, tanto da far emergere come l'avventura negli affari che consentì al giovane diciannovenne Morihei di lasciare Tanabe per recarsi a Tokyo, fu patrocinata proprio dal fratello di Zenzo, Koshiro Inoue, zio di Yochiro.

Egli fece da garante e suporto a Morihei nella sua attività di commercio nel quartiere di Asakusha a Tokyo, che venne abbandonata poi dopo poco che questi si ammalò di beri-beri e fu costretto a tornare a Tanabe a curarsi.
Questo fu il primo periodo in cui Morihei Ueshiba si sottopose ufficialmente ad un addestramento marziale presso la scuola Tenjin Shin 'yo Ryu, sotto Tokusaburo Tozawa Sensei.

Nelle biografie "autorizzate" del Fondatore spesso viene menzionato (correttamente) che il giovane Morihei fu entusiasticamente spinto dalla politica governativa favorevole alla colonizzazione del nord, tanto da convincersi a partire per l'Hokkaido in compagnia di numerose famiglie provenienti da Tanabe e dalla prefettura di Wakayama, in cui essa si trova.

E' possibile però verificare che gli affari commerciali della famiglia Inoue fossero già da tempo in connessione con varie arre del Giappone, inclusa l'isola di Hokkaido a nord. A quanto pare il padre e la madre di Yoichiro, Zenzo e Tame, vissero a Shirataki ancora prima della partenza dei coloni da Tanabe. Questo rende credibile pensare che quest'ultimo e Yoroku Ueshiba contribuirono in modo notevole alla ricerca di volontari da inviare in Hokkaido... e probabilmente da questa immagine emerge un giovane Morihei scelto quale energico e promettente leader di una spedizione a tutti gli effetti supportata e diretta da suo padre e da Zenzo Inoue.

A quanto pare intono al 1914 Yoichiro (Noriaki) venne "spedito" in Hokkaido dai suoi parenti a causa del basso rendimento scolastico e dell'eccesso di energie da tenere a bada, quasi quale occasione di crescita e riscatto per questo giovane ribelle. Egli fu accompagnato a Shirataki dai membri della famiglia Ueshiba (probabilmente la moglie e la figlia di Morihei).

Il nipote di Morihei, allora solo tredicenne, lo accompagnò ad Engaru durante il suo primo incontro con Sokaku Takeda, durante un seminario privato che veniva appunto tenuto nella allora piccola città (ancora piccola adesso!).
In seguito a questo episodio, Morihei e Yoichiro studiarono Daito Ryu a lungo insieme sotto la direzione di Takeda. E' difficile non avvalorare la tesi del giovane nipote di O' Sensei che afferma essere stati Yoroku e Zenzo a finanziare i costosi studi di Daito Ryu dei due figli, durante il periodo vissuto a Shirataki.

Un altro punto fondamentale per lo sviluppo futuro dell'Aikido pare essere quello che segue.

A quanto pare Yoichiro, che per primo lasciò Shirataki, fu il primo a venire a conoscenza dell'esistenza del movimento Omoto Kyo. Ciò pare avvenne a Ueno (ora un quartiere di Tokyo) intorno al 1917.

La storia ufficiale afferma che Morihei Ueshiba venne in contatto con la setta Omoto ed il reverendo Deguchi nel 1919, durante il suo ritorno da Shirataki verso casa, per via delle cattive condizioni di salute del padre Yoroku.

Sta di fatto che a quanto pare che la famiglia Inoue... e quindi anche quella Ueshiba... è stata a conoscenza di questo movimento ben due anni prima di quanto non si dica essere avvenuto per Morihei.

Appare così veramente strano che questi "per caso" decise di cambiare treno per dirigersi ad Ayabe per incontrare il leader della setta in persona.

Più ragionevolmente quella di O' Sensei fu una tappa scelta con accuratezza, sulla base di quanto appreso dai suoi famigliari, fra cui proprio Yoichiro Inoue, fin dai tempi dell’Hokkaido. Alcune cronache riportano addirittura che la sorella di Morihei, Tame, madre di Yoichiro, fosse una credente di un movimento spirituale "imparentato" in qualche modo con la setta che poi si diede il nome di Omoto [riportare qui la vicenda sarebbe lungo, complicato e noioso].



Yoichiro apparve completamente sedotto dalle credenze Omoto nel 1920, tanto da stabilirsi a Kameoka, il centro amministrativo della setta, ancora prima dell'arrivo della famiglia Ueshiba.
Morihei fu invitato da Onisaburo Deguchi stesso ad insegnare Daito Ryu ad Ayabe, in quello che poi fu definita la scuola "Ueshiba Juku". Nel 1921 il movimento spirituale fu investito dal "Primo Incidente Omoto", durante il quale il suo leader e numerosi funzionari furono arrestati: Morihei e Yoichiro furono risparmiati dalla prigionia invece, per ragioni non ancora del tutto definite.

Nell'autunno del 1922 Morihei ricevette l'inaspettata visita di Sokaku Takeda (e della sua famigli al seguito)... che fu costretto dalla tradizione ad accudire in toto per circa i sei mesi della sua permanenza, nuovamente ancora con l'aiuto del prezioso nipote Yoichiro, che da Kameoka si trasferì ad Ayabe a supporto dello zio e del suo vecchio insegnante Takeda Sensei.

Nel 1923 Yoichiro Inoue lasciò la comunità Omoto per dedicarsi ad un pellegrinaggio personale di allenamento, chiamato "musha shugyo", durante il quale alcune volte si allenò con lo zio Morihei.

Nel febbraio del 1924 secondo le "sacre biografie" Morihei Ueshiba partì con il reverendo Deguchi per l'avventura in Mongolia, al fine di realizzare le grandi mete ideologiche dell'Omoto Kyo.
Secondo quanto riportato da Noriaki Sensei, egli sarebbe stato il primo ad essere scelto quale accompagnatore di Onisaburo, ma sentendosi al tempo debole, venne sostituito da Morihei Ueshiba per questa spedizione. Non ci sono prove di questa affermazione, di cui però diamo notizia per dovere di trasparenza.

Nel 1925 sia Yoichiro che Morihei spesso si recarono a Tokyo per insegnare la loro Arte, pare dietro l'invito dell'Ammiraglio Takeshita, che a dire di Noriaki Sensei, fu molto più in contatto nella pratica con lui che con lo zio Morihei.

Quelo che è certo è che numerosi testimoni oculari anno riportato come nel periodo dell'apertura del Kobukan Dojo, nel 1931... i movimenti di Morihei e Yoichiro sul tatami risultassero veramente simili fra loro, in quanto a precisione, fluidità e potenza.

Nel 1932 circa il reverendo Deguchi si fece ampio promotore delle attività marziali di Morihei e Yoichiro, tanto da creare la "Budo Senyokai" (Società per la Promozione delle Arti Marziali) a Kameoka. Numerose fotografie del tempo ritraggono insieme Onisaburo Deguchi, Morihei Ueshiba e Yoichiro (Yoshiharu, si faceva chiamare a quel tempo!) Inoue, quasi a documentare la grande importanza ed influenza che avrà quest'ultimo nello sviluppo del nuovo Budo di O' Sensei.

Nonostante il suo fitto programma d'impegni, Yoichiro inoltre si diresse in Manchuria nel 1933, dove insegnò al Daido Gakuin, una scuola dell'elite Manchukuo sotto il controllo giapponese. Visitò anche la Corea durante il suo viaggio di rientro in Giappone.



Sempre nel 1933 avvenne il "Secondo incidente Omoto" durante il quale i capi della setta, Onisaburo e sua moglie Sumiko, vennero arrestati. Questa volta anche Morihei venne incriminato, quale capo ella setta, ma grazie all'internvento di Kenji Tomita, uno dei suoi studenti di Osaka, allora capo della polizia, evitò l'arresto e fu costretto a circa un mese di inattività, fino a quando non si furono "calmate le acque" rispetto alla repressione governativa della setta.

Come si è detto poc'anzi questo fatto mise disarmonia nel rapporto fra Inoue ed O' Sensei, benché non sia provato che essi smisero completamente di frequentarsi.

Il loro successivo incontro documentato è del 1940, in Manciuria, in qualità di grandi esponenti delle Arti Marziali, nel particolare durante una dimostrazione tenuta a Shinkyo; per l'occasione i partner di Morhei Ueshiba furono Yoichiro e Shigemi Yonekawa.

Dopo la guerra le frequentazioni dei due Maestri divennero incostanti, probabilmente per via del fatto che Morihei ueshiba si stabilì definitivamente ad Iwama, nella prefettura di Ibaraki, mentre Noriaki si dedicò a Tokyo all'insegnamento, in modo indipendente da O' Sensei, istruendo gli ufficiali dell'Aeronautica degli Stati Uniti.

I pregiudizi che si vennero a creare tra questi due grandi uomini probabilmente furono contaminanti anche per i rispettivi allievi e scuole, tanto da ridimensionare, se non sfumare completamente l'importanza dell'influenza di Inoue Sensei per l'Aikido nelle storie ortodosse di quest'ultimo.

Noi non siamo certi che le cose si siano svolte come ve le abbiamo narrate in questo Post, ma vi assicuriamo che gli elementi descritti provengono da interviste documentate, scritti spesso redatti dai testimoni oculari dei fatti citati... oltre che da una enorme mole di dati raccolti direttamente sul campo, cioè a Tokyo, Iwama, Shirataki ed Ayabe.

Crediamo che gli uomini si influenzino reciprocamente nel loro interagire, perciò ci è sembrato utile e meritorio offrire un po' di luce a chi, nel bene o nel male, tanto ha affiancato colui al quale siamo soliti riferirci come unico ed universale Fondatore dell'Aikido.

lunedì 14 settembre 2009

Aikido e le 4 fasi della Vita


Molti individui hanno tentato, nel corso della storia, di trovare una "teoria unificante del tutto"… ossia un modello dell’universo che funzioni, rispecchi e ben rappresenti ogni ambito in cui esso si manifesta.

Si è partiti con la religione e la filosofia, nelle quali si è sempre avuta la tensione verso un aspetto unitario che sottostà a tutto ciò che esiste.

Quindi è stata la volta della scienza, che ha provato a descrivere il “funzionamento” della realtà che ci circonda. Si sono trovate leggi soddisfacenti per il macrocosmo, la nostra realtà quotidiana, per il microcosmo… cioè per i fenomeni che avvengono a livello atomico e sub-atomico.

Attualmente non è semplice trovare una teoria che riesca a far coabitare insieme il micro ed il macro. Ma se ciò è difficile nel solo ambito scientifico (quindi razionale… certo…), figuriamoci quanto si è ancora distanti da una teoria unificante che contempli al suo interno le verità sperimentali della fisica, quelle più evanescenti della mente e dell’inconscio, fino ad abbracciare le spiritualità… in un sol colpo!

Non abbiamo ancora a disposizione una teoria integrata della realtà, anche perché non siamo ancora stati capaci di integrare bene i nostri stessi strumenti di ricerca. La scienza rimanda che non esiste ciò che non è misurabile e/o ripetibile sperimentalmente, mentre le neuroscienze rappresentano la psiche con modelli ancora incompleti, di cui si trovano ancora molteplici interpretazioni diverse, anche diametralmente opposte.

La spiritualità spesso è ancora legata ad un credo religioso, opinabile per definizione di “non dimostrabile”.

Ma Morihei Ueshiba, più volte, ha rimandato di aver coniato un’Arte che si basa sui principi stessi dell’Universo… inteso come un tutto unico, un sistema interdipendente ed integrato con ogni suo tipo di manifestazione.

Per usare un parolone, spesso di cui si abusa, pare che l’Aikido fosse stato concepito dal suo Fondatore come un’Arte olistica, cioè “un tutt’uno” nel quale ci potessero essere in potenza i riflessi di tutte le cose… in modo tale che armonia, pace e salute potessero divenire sinonimi, poiché realtà fondate sulla medesima essenza.

Noi crediamo questo, e ce ne assumiamo volentieri la responsabilità, ma non siamo qui per provarlo.

Vogliamo però offrire al lettore qualche spunto di riflessione in merito a questo filo rosso che può unire tutte le cose, anche le più diverse fra loro… per poi metterlo in connessione diretta con l’Aikido, in modo da valutare insieme la possibilità di una "teoria del tutto", di cui l’Aikido stesso possa essere un degno figlio.

Più di una volta ci si imbatte nell’affermazione di una certa ciclicità della vita e delle cose: “è una ruota che gira” dice la saggezza popolare. Siamo poi così distanti dalla realtà?

Alcuni modernissimi studi in campo biologico, medico, sociologico, astronomico mostrerebbero una certa assonanza con questo fatto della ciclicità, tanto da averne individuato con esattezza le quattro componenti di cui sembra composta.

Molti sistemi ciclici appaiono sempre composti dalle seguenti fasi:

1 – eccitazione
2 – espansione
3 – contrazione
4 – rilassamento

Questo in natura sembra essere molto più che un caso, tanto da far battezzare le precedenti come “le 4 fasi della vita”. E come dicevamo, per giunta, anche sistemi molto diversi paiono obbedire a questa legge di ciclicità, esattamente nell’ordine proposto da 1 a 4.

Esaminiamone alcuni:

1) la respirazione: apnea (eccitazione), inspirazione (espansione), apnea ossigenata (contrazione) ed espirazione (rilassamento);

2) le stagioni dell’anno solare: primavera (eccitazione), estate (espansione), autunno (contrazione) ed inverno (rilassamento);

3) i cicli dell’Universo: nascita - Big Bang (eccitazione), espansione delle nebulose planetarie – nelle quali ora viviamo (espansione), contrazione delle nebulose planetarie, che appare come buco nero e poi, per effetto delle grandi forze gravitazionali, in una stella, fino al Big Crunch universale (contrazione), morte della stella che appare come meteorite – stato che precede il Big Bang successivo (rilassamento);

4) le fasi cardiache: vibrazione delle valvole semilunari che si chiudono mediante uno stimolo elettrico (eccitazione), riempimento dei ventricoli – diastole (espansione), contrazione ventricolare – sistole (contrazione), quindi i ventricoli spingono il sangue nelle arterie – diastole passiva (rilassamento);

5) il rapporto sessuale: per entrambi i sessi eccitazione mentale mediante tensione erotica (eccitazione), poi aumento di volume nei genitali nell’incontro amoroso (espansione), orgasmo (contrazione), quindi per entrambi i sessi ritorno allo stato genitale di normalità (rilassamento);

6) la gravidanza: inseminazione (eccitazione), crescita dell’addome (espansione), parto (contrazione) e ritorno allo stato di normalità dell’utero (rilassamento);

7) allattamento di un neonato: stimolo di fame generante irrequietezza e pianto (eccitazione), assunzione del latte materno dal capezzolo (espansione), contrazioni involontarie post-pasto – solitamente chiamate comunemente “digestione del neonato” (contrazione), sonno (rilassamento);

8) le fasi della vita: infanzia (eccitazione), giovinezza (espansione), maturità (contrazione) e vecchiaia (rilassamento).

Queste sono solo i più noti fra i molti cicli naturali che obbediscono alle “4 fasi della vita”: sembra esserci una sorta di “legge” universale che accomuna questi contesti insospettabilmente diversi e separati.

Per quanto concerne l’Aikido ora…

Due di questi cicli, quello cardiaco e quello respiratorio, appartengono di diritto a tutti gli esseri umani vivi… e ciascun praticante saprà quanto è importante focalizzare la propria consapevolezza sulla respirazione durante il movimento nella pratica.

Cuore e respirazione sono cicli analoghi come comportamento (abbiamo visto sopra), ma soprattutto sono interdipendenti fra loro.

Un Aikidoka allenato e consapevole del suo movimento ha una respirazione fluida e naturale anche in mezzo all’attacco di numerosi avversari. Il suo cuore deve necessariamente battere ad una frequenza ottimale (cioè non vicina alla soglia della tachicardia!)… durante ogni azione che compie sul tatami.

Se il respiro si affanna, il cuore si affatica… la mente si annebbia, ed anche il più preparato dei praticanti risulta semplicemente inefficace e fuori tempo.

Pare proprio che l’Aikido promuova una grande cura della consapevolezza sulla propria respirazione.

Così facendo però, potrebbe renderci consci in un sol momento di tutti gli altri cicli composti dalle medesime fasi che costituiscono il ciclo respiratorio, mediante il principio dell’analogia…

…e come recita un detto ermetico, “come in basso, così in alto”, far entrare in sintonia il praticante (tramite la respirazione durante il movimento) con tutti gli altri cicli suddetti, mediante il principio di risonanza.

Ricordiamo che O’ Sensei diceva: “Io sono l’Universo” ed usava spesso frasi tipo “Respirate l’attacco del vostro avversario!”.

Questi detti sono forse razionalmente incomprensibili, ma di certo posseggono un grande potere evocativo e simbolico se abbracciate in un’ottica più ampia.
Un ottica appunto che comprende “il tutto”, ossia che non fa differenze sostanziali tra il micro (l’uomo) ed il macro (l’universo, nei confronti dell’uomo). Le scale di grandezza non sono fra loro commensurabili, ma probabilmente Morihei Ueshiba era conscio di appartenere ad un unico “processo” , un unico “sistema”, regolato da leggi unificate ed integrate… un sistema olistico, appunto.

In quest’ottica, comprendere a fondo le leggi che governano l’uomo è la stessa cosa che carpire quelle dell’intero Universo, e vice versa, ovviamente!

Non sappiamo se sia realmente così, ci auguriamo di si… ed in tanto, mentre cerchiamo di scoprirlo, continuiamo a praticare.

Questo un nostro timido tentativo di integrare la realtà che ci circonda al tatami che frequentiamo con assiduità: con apertura e curiosità saremo lieti di conoscere i vostri pensieri e studi in questa direzione.

lunedì 7 settembre 2009

Vita da Uchideshi


Ci sono molti modi per praticare Aikido…


e nel nostro Paese alcuni sono più noti che altri: solitamente ci si reca al Dojo per un paio di lezioni settimanali nel ruolo di Sotodeshi (cioè di “allievi esterni”)… ma poi ci sono anche i seminari nei week-end (Koshukai)…. ed ancora i seminari intensivi di una settimana o i ritiri (Gashuku).

Ma tradizionalmente il modo più completo di dedicare tutto il proprio tempo allo studio e l’apprendimento dell’Aikido è quello vissuto dagli “allievi interni” di un Dojo, ossia i cosiddetti Uchideshi.

Non è facile in Italia fare una simile esperienza (non ci risulta esistano Dojo professionali che siano forniti di un programma Uchideshi all’interno della loro organizzazione), ma alcuni dei nostri lettori sicuramente avranno potuto beneficiare all’estero di una simile esperienza.

Noi abbiamo trascorso parecchio tempo in qualità di Uchideshi in Dojo professionali svizzeri, francesi, olandesi e giapponesi, quindi portiamo la nostra esperienza a chi non dovesse avere una chiara conoscenza del fenomeno.

Ovviamente la giornata tipo di un Uchideshi può essere anche molto differente a seconda del luogo in cui presta il suo servizio e di quanto tempo si intrattiene presso la struttura ospitante, ma in buona sostanza possiamo affermare che il punto nodale del suo impegno è focalizzarsi full-time sulla pratica e lo sviluppo del proprio Aikido.

Storicamente era molto dura la vita all’interno di un Dojo giapponese dello scorso secolo; oggi in alcuni luoghi in Europa ed America si è tentato di ricreare l’atmosfera austera di rispetto e devozione dei tempi di O’ Sensei, mentre altri hanno preferito adattare il concetto di allievo full-time alla società ed ai tempi di oggi, concedendo più spazi di libertà e comfort alle rare persone disposte ad investire qualche mese o qualche anno della loro vita in questa singolare esperienza.

Di seguito, a titolo puramente esemplificativo, vi riportiamo la giornata tipo attualmente in vigore nell’Ibaraki Shibu Dojo di Iwama, cioè il Dojo storico di O’ Sensei, che ci ha ospitati anche questa estate:

- 5.00 sveglia;
- 5:15 pulizia del piazzale antistante l’Aiki Jinja (con rastrello, cariola e badile);
- 6:00 – 7:30 inizio della lezione di armi (buki waza no keiko) presso il Dojo, che può avvenire sia internamente ad esso, sia nel prato antistante;
- 7:30 pulizia del Dojo e poi colazione;
- 7:30 – 10:00 ore di libertà/ pratica libera di Aikido fra Uchideshi;
- 10:00 lavori di corvee: pulizia cucina, gabinetti, docce, dormitorio, potatura dell’erba del prato della tenuta Ueshiba, spargimento diserbante… piccole riparazioni artigianali;
- 12:00 – 18:30 ore di libertà/ pratica libera di Aikido fra Uchideshi;
- 19:00 - 20:00
lezione serale (taijutsu no keiko);
- 22:00 coprifuoco.

Questo calendario è tenuto dal lunedì al sabato, mentre la domenica la giornata è caratterizzata da un solo allenamento mattutino (alle 10:00) e da un maggior spazio al tempo libero.

Riteniamo che questo modello sia attualmente abbastanza fedele a quello tradizionale, considerando che in ogni momento della giornata ciascun Uchideshi è a completa disposizione del proprio Sensei per qualsiasi questione inerente la pratica (cioè per eventuali lezioni aggiuntive impreviste) o per ogni tipo di lavoro extra che si dovesse presentare utile fare pro-Dojo (inclusa la possibilità dell’utilizzo dei propri spazi personali liberi per svolgerli).

Come vedete, è un modo parecchio impegnativo di concepire la full-immersion nell’Aikido.

Ancora oggi in Iwama fisicamente parlando gli allenamenti sono parecchio impegnativi, ed il senso del rispetto della tradizione a dir poco fa scattare sull’attenti tutti gli Uchideshi ad ogni movimento di ghiaietta del selciato, che potrebbe presagire l’arrivo del Sensei, al quale è obbligatorio presenziare (così come a qualsiasi suo commiato).

Ancora oggi il vecchio Dojo di O’ Sensei non è climatizzato in alcun modo d’estate (34° C d’estate, con un’umidità vicino al 100%), né viene riscaldato d’inverno (circa -10° C d’inverno).
Ancora attualmente d’inverno gli Uchideshi scelgono deliberatamente di allenarsi all’aperto di mattina alle 6:00, poiché è più agevole ripararsi dal freddo coprendosi molto che perdere sensibilità in pochi minuti agli arti inferiori praticando nel Dojo, per via del tatami ghiacciato da affrontare scalzi.
Ancora oggi gli Uchideshi durante l’inverno scelgono di dormire con il keikogi (a mo di pigiama) o di stenderlo sotto il proprio futon, perché altrimenti sarebbe impossibile indossarlo ghiacciato la mattina seguente all’alba.
Fino allo scorso anno in tutta la struttura era presente una sola doccia unisex, mentre ora sono due.
L’unico locale riscaldato da alcune stufe elettriche è la cucina, una sorta di baraccone a pochi metri dal Dojo.

Le condizioni igienico sanitarie in molte delle esperienze da Uchideshi che abbiamo vissuto non erano esattamente da Hotel a cinque stelle, poiché la pulizia spesso viene affidata a giovani provenienti da continenti diversi, che non necessariamente si distinguono per le loro innate abilità di Chef o massaie…

Ci si adatta: tutti con l’idea che la cosa più importante sia l’Aikido, il tatami, la pratica.

Non tutte le esperienze devono necessariamente risultare così provanti, ma sempre sono caratterizzate da un prezioso invito alla vita di comunità, intorno al focolare dell’Aikido.
È possibile conoscere praticanti proveniente da moltissime nazioni, con esperienze, gradi ed idee molto diverse fra loro. Solitamente da questo scambio e condivisione si esce molto arricchiti e formati.


È possibile trovare Dojo in cui il ruolo di Uchideshi viene particolarmente valorizzato dalla Struttura stessa: gli allievi interni solitamente pagano una quota per il loro pernottamento e per gli allenamenti (alcuni sono esclusivi, cioè non aperti anche agli altri allievi esterni del Dojo), in aggiunta devono provvedere autonomamente al loro cibo per il periodo di permanenza.
Esistono però Organizzazioni disposte a “scambiare” le quote di pagamento con alcuni lavori che gli allievi sono in grado di prestare
e che vadano sempre nella direzione di essere utili al Dojo ospitante (segreteria, apertura e chiusura al pubblico, insegnamento ad alcune lezioni specifiche – ove l’allievo avesse l’esperienza ed i requisiti per farlo).

In alcuni Dojo ( lo Yoshinkan Hombu Dojo, per esempio, da noi visitato questa estate) gli Uchideshi vengono addirittura pagati per la durata della loro permanenza, permettendo così loro una relativa indipendenza economica dalle famiglie di origine.

Pratica, pratica e poi ancora pratica. Scandire le proprie giornate tramite gli allenamenti è un ottimo modo per “non uscire mai dalla parte”, cioè per rimanere a lungo nella forma-mentis propria della nostra Arte (ed anche nella forma fisica più adatta!).

Certo, non per tutti è possibile concedersi questa esperienza… sia per motivi economici, che di tempo… ma abbiamo più volte constatato come due settimane di pratica da Uchideshi abbiano apportato più sviluppo e beneficio alle nostre consapevolezze che magari un intero semestre di allenamento al nostro Dojo abituale.

È un’esperienza insolita, forse non necessariamente essenziale, mache ci sentiamo di consigliare caldamente a chi vuole approfondire molto il suo rapporto con l’Aikido.

Come dicevamo, in Italia per ora pare non essere semplicissimo trovare il luogo che lo permette.
Ci auguriamo che, nel giro di qualche anno, il nostro Dojo possa realizzare un simile servizio, che va nella stessa direzione dei suoi progetti futuri. Ci sono difficoltà non trascurabili, sia di carattere burocratico che economico… ma abbiamo già ricevuto alcune richieste, che ci lasciano ben sperare in un futuro avvio.

Vedremo, per ora siamo allo studio di una lista da pubblicare, con indicate tutte le Realtà internazionali da noi conosciute che offrono la possibilità di fare l’esperienza di Uchideshi.

Avrete ulteriori informazioni non appena saranno in nostro possesso: per ora ci piace ricordare il detto orientale che semplicemente recita: “l’allenamento è vita”.