Lo scorso week end si è svolto il Kagami Biraki, all'Honbu Dōjo Aikikai, così come nel nostro Dōjo ed in molti altri in giro per il mondo: festa caratteristica dello shintoismo, sia delle usanze dei Samurai del periodo Edo... adottata poi dalle discipline praticano Budō ai nostri giorni. Se voleste approfondire, ne abbiamo parlato QUI ed anche QUI).
Tuttavia non molti Dojo che praticano Judo, Kendo e Karate celebrano questa festa, almeno qui in Italia.
Viceversa, ci sono sempre più Dōjo di Aikidō che invece iniziano a farlo; solo qualche anno fa, questa ricorrenza era invece perlopiù sconosciuta dalle nostre parti.Per dire il vero, non ci sono nemmeno molti Dōjo di Judo, Kendo e Karate che ci tengono particolarmente a chiamarsi e definirsi propriamente "Dōjo": i loro frequentatori vi si riferiscono per la maggioranza come "palestra" (a parte eccezioni rare come le mosche bianche), forse per la marcata sportivizzazione di questi Gendai Budō... che tende a mettere in secondo piano l'importanza di alcuni elementi di tipo tradizionale.
Abbiamo invece un andamento completamente opposto per quanto concerne l'Aikidō: già dal mio solo parziale osservatorio personale, vedo che ogni anno sul nostro nascono NUOVI Dōjo... ed - attenzione - non solo nuove ASD che si occuperanno di praticare Aikidō... ma veri e propri gruppi che si comperano/affittano un locale ed iniziano ad utilizzarlo quasi esclusivamente per la pratica GIORNALIERA della disciplina, così come si faceva ai tempi di O' Sensei... ed in molti luoghi nel mondo si fa ancora oggi.
Nei i mie primi 5 anni di pratica non sono mai stato in un Dōjo: ero più che convinto che le Arti Marziali dovessero essere studiate in una palestra... perché così avevo iniziato, mi trovavo bene e nessuno mi aveva detto in merito qualcosa di diverso..
Poi ho iniziato a frequentare un luogo che si chiamava "Dōjo", che nacque per il Karate e che era ancora molto propenso a portare avanti alcune dinamiche di tipo tradizionale: già li l'atmosfera era MOLTO differente!C'erano SOLO Arti Marziali, certo di diversi tipi, ma un'etichetta chiara e severa veniva richiesta a chiunque vi entrasse. Qualche anno più tardi (era circa il 2002), ho messo piede per la prima volta in un luogo pensato e costruito SOLO per la pratica dell'Aikidō... e li le cose cambiarono (migliorando) in modo veramente tangibile e netto, rispetto tutti i luoghi nei quali ero stato fino ad allora.
Da allora, sono stato a praticare in Dōjo in mezzo mondo... anzi, sono stato QUASI solo più in veri e propri luoghi pensati per Aikidō. Mi capita ora, che vado in giro per conto della Federazione, di essere ancora ospitato in qualche Palestra (di nome e di fatto) o in qualche palazzetto dello sport, adibito a Dōjo in occasione di Seminar Regionali e/o Nazionali... ma - per consuetudine - ogni giorno pratico ed insegno nel mio Dōjo, che fra l'altro proprio questo ottobre compirà 10 anni.
Se posso, inoltre, do la precedenza agli inviti che mi arrivano da Dōjo già strutturati, benché l'esperienza me la sono fatta soprattutto calcando i peggiori tatami di Caracas...E cosa c'è in più in un Dōjo dedicato interamente all'Aikidō (o quasi), rispetto ad una palestra di Arti Marziali, o ad un Gym Club o - ancora - ad un luogo pubblico... nei quali si pratica questa disciplina?Forse l'atmosfera, oltre che alcune caratteristiche legate ai locali, all'arredamento o alle abitudini che vi si creano all'interno.
Per anni sono stato allievo - prima e poi ho insegnante - sia in Palestre, tipo Gym Club, sia in strutture pubbliche (la classica palestra della Scuola Elementare o Media)... quindi NON disdegno assolutamente questi luoghi e penso che al loro interno si possa praticare un ottimo Aikidō: c'è solo spesso il problema di ricreare ad ogni lezione l'atmosfera di un Dōjo, che fra un keiko e l'altro viene perso... per via del fatto che gli stessi ambienti vengono utilizzati da molte persone e per gli scopi più disparati.
Un Dōjo, invece, resta li... e non devi vivificarlo tu quando entri, ma è lui che influenza te!
L'energia e l'atmosfera vengono ad auto-custodirsi, tramite gesti quotidiani semplici ma importanti legati alla tradizione:
- togliersi le scarpe al proprio arrivo;
- tenere un tono di voce basso anche negli spogliatoi;
- fare un inchino sia quando si sale, che quando si scende dal tatami;
- ripiegare con calma e ordine l'hakama dopo ogni allenamento;
- ...E, sorprendentemente... questi luoghi stanno AUMENTANDO, sia in qualità, che in numero in Italia!
Un paio di volte all'anno circa, diversi visitatori ci raggiungono da altre regioni e permangono al Dōjo per qualche giorno per vederne il funzionamento, e magari per replicare altrove ciò che hanno vissuto in prima persona Torino. Accoglieremo il prossimo gruppo fra sole 2 settimane, per esempio.
Circa un altro paio di volte all'anno, vengo chiamato sia da persone che conosco, sia da chi si mette in contatto con me per avere info generali su COME creare da zero un nuovo Dōjo nel quale praticare Aikidō, sia a livello professionale, sia semi-professionale.
Un Dōjo è un'avventura impegnativa per chi vi si tuffa: ci sono costi fissi che vanno ornati tutti i mesi, oltre a costi straordinari per l'adattamento dei locali che uno trova. Eppure sempre più persone stanno scegliendo la formula di avere un luogo STABILE dedicato all'Aikidō, nonostante i duri tempi che tutti viviamo sotto il punto di vista economico.
E la sfida non è solo costruirne uno... ma più che altro MANTENERLO: questo implica un certo minimo numero di lezioni settimanali, che non possono essere solo 2... ed un gruppo di persone che non può ridursi ad una cerchia di 5 adulti.Risulta fondamentale includere lezioni GIORNALIERE, magari in differenti fasce orarie e dirette sia ad adulti che a teenagers e bambini... cose che richiedono TEMPO ed ENERGIA, che ovviamente non è sempre compatibile con le vite lavorative della maggioranza degli Insegnanti della disciplina.
Tuttavia piccoli nuovi Dōjo nascono ogni anno, nei luoghi più disparati... segno non solo che la cosa è possibile, ma anche che le persone che ruotano intorno al gruppo prestano volentieri il loro supporto per rendere questa via percorribile.
Un Dōjo non è l'avventura solitaria di un Sensei: non starebbe mai in piedi così... ma richiede la formazione di un gruppo, uno zoccolo duro disposto a fornirsi aiuto reciproco, pur di mandare avanti "una baracca" che interessa a tutti che rimanga viva e funzionate!Un Dōjo quindi è un'aggregazione di persone che condividono una visione, prima ancora di essere un edificio. La stanza che li contiene si impregna della loro energia, del loro costante impegno, delle loro speranze e dei loro sogni.
E, in questo momento storico, questa dinamica non è MAI STATA così IMPORTANTE: ci troviamo a vivere giorni nei quali la società si sta lacerando... sta perdendo capacità di condivisione, si disinteressa della "res pubblica", ovvero di tutto ciò che costituisce un "noi".
Ha un bel da tuonare il Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno che "la repubblica siamo NOI", ma - evidentemente - a livello popolare c'è stanchezza, sofferenza, sfiducia e malcontento... pure e sopratutto verso le istituzioni.Un Dōjo perciò risulta un luogo attualmente contro-corrente, nel quale le persone si aggregano ed impegnano per raggiungere insieme uno scopo comune, e facendolo nel modo più tradizionale ed efficace possibile... ovvero assumendosi delle serie responsabilità dirette e concrete!
Questo mi ricorda molto da vicino un'esperienza che vissi oltre venticinque anni fa, in un contesto molto differente da quello dell'Aikidō: al tempo, ero un allievo di un certo Peter Roche De Coppens, con il quale facevo diversi Seminar all'anno, su argomenti incentrati sulla spiritualità e l'esoterismo.
Il Prof. De Coppens ci teneva molto che si creassero gruppi di lavoro stabili e legati al territorio nel quale vivevamo, così da continuare a trovarsi per praticare insieme gli esercizi che ci indicava (non ne fui mai fatto parte attiva, però), poi - dopo diversi anni - durante un incontro ci informò dei risultati ottenuti dalle decine di diversi suoi gruppi sparsi in tutto il mondo (lavorava principalmente negli Stati Uniti, in Canada ed in Italia).
Il rimando ci sbalordì parecchio: a quanto pare, alcuni di questi gruppi erano divenuti non solo stabili, ma veri e propri baricentri di relazioni ed attività umane. La cosa che sorprese Peter Roche prima, e noi di seguito... fu che il lavoro spirituale che doveva essere stato il cardine della loro realizzazione - paradossalmente - era stato messo in secondo piano dall'utilità pratica di appartenere ad un gruppo di persone delle quali ci si fidava parecchio, visto che se ne condivideva la visione della vita.
Nel proprio gruppo, quando necessario, venivano ad esempio reperite TUTTE quelle figure che risultavano importanti e necessarie nel proprio quotidiano: il medico, il legale, il commercialista, l'artigiano... e quando i gruppi erano privi della persona giusta, si moltiplicavano le RETI SOCIALI che ciascuno metteva a disposizione dei propri amici.Cercare un idraulico sul Web è una cosa: chiamare il fratello, lo suocero o il professionista di fiducia del tuto compagno di pratica però è completamente diverso!
La forza dell'unione, la capacità di creare una massa inerziale tale da consentire a turno alle singole persone di sentirsi sollevate dal peso della solitudine e della necessità di provvedere a tutto in autonomia è la chiave vincente di una tipologia di "famiglia" nuova, ovvero non formata per legami genetici, ma per prospettive comuni.
E se la società diventa alienante e malata, i singoli rispondono formano nuovi aggregati di cellule SANE, in questo caso interessate a studiare Aikidō, e con esso LORO STESSE!
Un Dōjo è un luogo nel quale ci è concesso condividere sia le nostre migliori energie evolutive, sia le nostre fragilità... certi che si verrà compresi da chi ci cammina accanto, ovvero da chi è toccato da dinamiche molto simili alle nostre. Aggregarsi e perseguire, anche con impegno e fatica, un obbiettivo comune risulta la chiave per uscire da molti impasse che stiamo vivendo, sia a livello personale, che collettivo.
Non mi meraviglia per nulla quindi che - contro a tutte le aspettative pessimistiche del caso - siano proprio cose/dinamiche come i Dōjo a mostrarci in modo naturale che l'Aikidō è in grado di armonizzare fra loro le persone, proprio come diceva un certo Morihei Ueshiba:"L'Aiki non è una tecnica per combattere o sconfiggere un nemico.
È il modo per riconciliare il mondo e fare degli esseri umani un'unica famiglia"
Marco Rubatto














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