lunedì 26 marzo 2018

L'Aikido giusto e l'Aikido sbagliato

 "Fai la tecnica giusta"!
"Ho fatto un movimento sbagliato..."

Quante volte ci siamo espressi in questo modo sul tatami, o abbiamo sentito altri farlo?

Da un punto di vista prettamente didattico, magari la capacità di copiare il movimento proposto dall'Insegnante può essere più o meno marcata... portando a risultati definibili come "buoni" o "cattivi"...

... tuttavia non è nostro vezzo ricordare che l'Aikido è una disciplina intrisa di una certa dose di spiritualità.

Cosa compota questo?

Che ciò che da un punto di vista molto terreno, umano e materiale ci possa essere un'evidente polarità con la quale le cose accadono e si manifestano... ma, da una prospettiva spirituale, ogni tradizione indica che la dualità altro non è se non un epifenomeno illusorio.

E quindi?!

C'è il giorno e la notte, la bellezza e la bruttezza, il sopra ed il sotto, tori ed uke: come fare a credere che la dualità non esista?!

Non si tratta infatti di credere proprio a nulla, ma di sperimentare con la propria esperienza.

Anche il linguaggio funziona su parametri duali, quindi non è il migliore veicolo per affrontare questo argomento... ma sul tatami abbiamo il nostro corpo, la nostra mente ed il nostro spirito... che sono gli strumenti più adatti invece per farlo, se usati fra loro in modo integrato!

Ci sono alcuni livelli differenti di prospettiva nei quali si può ambientare la nostra azione/ricerca

Facciamo un balzo involutivo all'indietro: per una cellula, per un uomo primitivo la dualità fondamentale affrontata ogni attimo era "vita/morte": spesso la vita di un soggetto SIGNIFICAVA la morte di un altro.

A questo livello, la dualità non solo risulta molto accentuata, ma sembrerebbe non dare ombra di dubbio della propria beffarda esistenza!

Ci evolviamo di qualche migliaio di anni ed incontriamo la prospettiva "del soldato": dal suo punto di vista ogni azione può essere connotata dal binomio "vittoria/sconfitta"... o dalla capacità di uniformarsi (o meno) agli ordini che gli vengono dati.

Molto del Budo (anche attuale) è nato sotto questa prospettiva, quindi fare "Aikido bene" significava/significa "fare Aikido come il tuo Comandante/Sensei" ti ha chiesto di farlo.

La prospettiva del soldato non è questo malaccio, tuttavia il suo tallone d'Achille è quello di combattere le guerre di altri e per gli altri, rinunciando ad un suo punto di vista critico di quanto avviene e della coerenza di quanto gli viene chiesto di obbedire.

Fra tutti i soldati del mondo, per fortuna... ogni tanto nasce un GUERRIERO: che differenza c'è fra loro?

Entrambi combattono, solo che il guerriero combatte le PROPRIE guerre, rifacendosi agli ideali di "giusto/sbagliato" che sono dentro a sé; ciascuno diventa quindi responsabile del proprio sistema di valori, manifestandolo nel mondo con coerenza... ed assumendosi anche la responsabilità degli eventuali errori di valutazione commessi.

Ai ranghi altri del Budo vi erano e vi sono guerrieri, non soldati: anche in Aikido quindi, se appartenete ad una Scuola che tende a trasformarvi in tante piccole copie del big-boss di turno... ora saprete che vi state rendendo schiavi con le vostre mani, restandoci dentro!

Un Insegnante di medio livello non vorrà mai creare cloni, meno che mai suoi subalterni: vi chiederà di pensare con la vostra testa, in misura di quanto egli stesso è guerriero anziché soldato.

Un Insegnante di alto livello si contraddistingue invece per quanto sia contrario ad ogni forma di conformismo e assoggettamento a regole non intimamente condivise.

Fra tutti gli Insegnanti di alto livello (in ogni campo, s'intenda bene!) ogni tanto troveremo fra loro un SAGGIO... che se dovesse ingaggiarsi dualmente, lo farebbe per scegliere fra "migliore e peggiore".

I suoi sforzi sono costantemente orientati nel tentativo di fare un passo relativamente più avanti rispetto a ciò che era: vedete che la bipolarità inizia a vacillare in modo abbastanza evidente...

... in quanto viene introdotto prima il principio di "etica interna/moralità" (già nel guerriero), quindi ci imbattiamo in una discorso in cui il RELATIVO diventa qualcosa di imprescindibile.

Giusto/sbagliarto rispetto a che cosa?

Migliore/peggiore rispetto a che cosa?

Il meglio di domani potrebbe passare per qualcosa che percepiamo peggiore rispetto a ieri, quindi un osservatore poco attento e troppo incline a giudizi affrettati potrebbe pensare che ci si sta muovendo nella direzione "sbagliata" (vedete come il linguaggio è duale?!), anche se così non fosse.

Fra molti saggi, di certo a fare attenzione ci accadrà di poter incontrare anche qualche MISTICO: questa importante categoria di persone ha una visione più spirituale che materiale... è come dire che appoggia ancora saldamente i piedi su questa terra, ma ha già una consapevolezza che permea livelli molto meno causali.

Il mistico, nei suoi pensieri, azioni e discorsi, cercherà di perseguire un binomio sempre meno marcatamente duale... ovvero "parziale/completo".

Una tecnica quando è parziale?
Quando è formalmente magari anche ben perforata, ma è priva di principi al suo interno.

Quand'è che un gesto è "completo"?
Quando magari è anche realizzato al di fuori di un contesto tecnico, ma è in sé auto-supportante, esaustivo, congruente, assoluto.

Non appena ci muoviamo dalla grezza materia alle vette più alte della consapevolezza, "cosa sia giusto e cosa sia sbagliato" sembra essere sempre meno il punto, insomma!

Ma allora... il bene ed il male esistono?

Sono termini polari, quindi parzialmente illusori: ciò che un individuo percepisce come "male" per sé, potrebbe corrispondere a quanto un altro giudicherebbe "bene": nessuno dei due avrebbe quindi in contemporanea torto o ragione completa (vedete la dualità come si insinua volentieri nel linguaggio?).


"Ciò che il bruco chiama fine del mondo il resto del mondo chiama farfalla", recita un celebre aforisma attribuito a Lao Tsu...

Ne segue che l'Aikido del "giusto" e dello "sbagliato" è solo un minuscolo pezzo della pratica che possiamo fare: basarsi SOLO su questo frammento risulta un tantino limitativo con il tempo.

Non affermiamo che "siccome giusto e sbagliato sono cose relative" allora ciascuno può fare come crede: non è all'anarchia che vuole indurre la nostra riflessione!

All'inizio qualche paletto chiaro e (apparentemente) duale forse sarà necessario... ricordiamoci poi solo di rimuoverlo quando non lo dovesse essere più, altrimenti richiamo di perderci la parte più ampia ed interessante delle nostre esperienze...

... quelle cioè di farne di piene, complete e di imparare a farcene qualcosa... sia che risultino gratificanti, che frustranti!

Possediamo una lingua stupenda: l'italiano è uno dei sistemi linguistici più complessi e completi del panorama internazionale... riflettiamo, ad esempio, sul significato della parola "ERRARE";

... significa "sbagliare", ma anche "vagare/andare in giro/spostarsi senza una precisa meta": la vita talvolta è un ERRARE... nell'ultima accezione che abbiamo descritto però.

Si fanno "errori" vivendo?
CERTO!

Si potrebbe prescindere da ciò?
Non crediamo sia possibile...

Quindi che valore può esserci in un "errore", in un "errare"?
Il valore dell'esperienza di sicuro!

Prendiamo le distanze quindi da chi ci dice SOLO di "fare giusto" e di "evitare l'errore"... poiché alla lunga avrà da noi la delega di ingabbiarci in un sistema di credenza "parziali" (direbbe forse un mistico).

Chi può arrogarsi poi il diritto di dire AD UN ALTRO cos'è giusto e cosa non lo è, visto che egli stesso si trova immerso in questo "errare" comune a spasso per la vita?

Facciamo così... facciamo come Gialal al-Din Rumi: sospendiamo il giudizio ed incontriamoci in un luogo al di là di ogni forma di dualità che falsa la visione delle cose, in Aikido, come nel nostro quotidiano.





lunedì 19 marzo 2018

Il Mº Giovanni Filippini: ci lascia uno degli ultimi autentici pionieri dell'Aikido italiano

Interrompiamo la normale programmazione dei nostri Post, per informarvi che lo scorso 13 marzo è venuto a mancare all'affetto dei suoi cari e dei suoi numerosi e storici allievi il Mº Giovanni Filippini. Aveva 93 anni.

Egli è stato una figura di spicco e fondamentale per l'espansione del movimento Aikidoistico italiano: un vero pioniere che va ricordato per i suoi profondi meriti e verso il quale ciascuno di noi dovrebbe nutrire un profondo senso di gratitudine.

Per i più "giovani" nella pratica, ecco un brevissimo cenno alla sua lunga e prolifica storia personale...

Classe 1925, il Mº Giovanni studiò medicina e si accosto dapprima al Judo presso il Kodokan di Torino, fino ad ottenere la cintura nera 2º dan... quindi si dedicò anche allo Iaido e soprattutto all'Aikido, allo Shiatsu ed alla ricerca sul ki.

Bassano del Grappa 21/07/2006 su gentile concessione del Mº Michele Marola


Bassano del Grappa 21/07/2006 su gentile concessione del Mº Michele Marola

Fondamentale su il suo incontro nel 1959 con Tadashi Abe Sensei, che lo portò dapprima a scoprire, quindi ad approfondire sempre più la pratica dell'Aikido, sia sotto un punto di vista tecnico, che spirituale. Al tempo, il Maestro Filippini aveva 35 anni.

Altra pietra miliare per lui fu l'incontro con Motokage Kawamukai Sensei, che giungeva da Milano per insegnare questa disciplina allora molto poco conosciuta.
Stiamo veramente parlano di anni pionieristici per l'Aikido in Italia!

Fu uno dei pochi occidentali che al tempo si recarono ad Osaka, dove frequentò Hirokazu Kobayashi Sensei per l'Aikido e per approfondire i suoi studi sullo Shiatsu. Il Maestro visse in Giappone per 4 anni consecutivi.
Si recò anche negli U.S.A. - in Colorado - per seguire corsi di Kinesiologia applicata.

Il Ren Bu Kan di Milano fu il suo quartier generale storico.

Il Maestro Filippini ha conosciuto e spesso ha fatto da partner ai più famosi nomi dell'Aikido internazionale (Asai, Saito, Tamura, Tada, Kawamukai, Kobayashi, Fujimoto, Noro, Kumai...) spesso invitandoli a tenere lezioni nel nostro Paese.
Bassano del Grappa 21/07/2006 su gentile concessione del Mº Michele Marola

Moltissimi Docenti attuali di alto rango sono stati suoi allievi più o meno diretti, o comunque formatisi anche grazie all'enorme apporto che il Maestro Filippini ha dato all'evoluzione della disciplina
: Giorgio Oscari,  Emidio Lezza, Ezio Antonucci, Giovanni Gerbi (✝︎ 23 febbraio 2011), Giampiero Savegnago (✝︎ 3 marzo 2013), Giuseppe Lisco, Massimo Aviotti (✝︎ 19 maggio 2020)  Michel Nehme, Renato e Maria Visentini, Vincenzo Sicali - solo per citarne alcuni fra i tantissimi - sono stati ottimi amici di questa grande persona e gli sono stati accanto anche negli anni in cui egli aveva interrotto le sue attività pubbliche.

Il consiglio nazionale della FESIK-DA, riunitosi a Norcia nel 2012, decise di conferire il grado 8º dan Maestro Filippini per l'indubbio suo merito e per essere stato per decenni un cardine della pratica e divulgazione dell'arte Aikido in Italia.





Nei giorni in cui viviamo l'Aikido non è ancora forse diffuso come vorremmo, ma ai tempi in cui il Maestro Filippini operò TUTTO il lavoro doveva ancora essere fatto.

Ogni chiunque può andare in Giappone a studiare Aikido, scrivendo una e-mail ai tanti Dojo che accolgono studenti da altri Paesi e prenotando un biglietto aereo con largo anticipo per sfangare buoni prezzi.

Quando Giovanni Filippini si recò in Giappone, gli occidentali che si imbarcavano in imprese simili si potevano forse contare sulle dita di un paio di mani: molto è cambiato, e molto lo dobbiamo anche a figure come quella di questo Sensei!

Grazie al suo instancabile lavoro, generazioni di successivi Insegnanti sono stati formati ed hanno dato a loro volta vita a numerose Scuole nazionali.

Noi abbiamo avuto modo di incontrare il Maestro Filippini troppe poche volte ed in età troppo acerba la nostra ed avanzata la sua forse.... per apprezzarne appieno la grandezza dell'opera che lo ha visto protagonista, ma il suo carisma era evidente.

Ci risulta egli che sia sempre voluto stare al di fuori dei giochi "politici" dell'Aikido e di quelle Associazioni nelle quali le persone non potessero sentirsi liberi di pensare con la propria testa.

Fu un ricercatore, un autentico ricercatore a 360º, che ci auguriamo possa ispirare con il suo longevo esempio molti di noi.

Grazie di tutto e buon viaggio Maestro Filippini!




lunedì 12 marzo 2018

Che cos'è l'Evolutionary Aikido? (parte seconda)

Solo nelle ultime settimane abbiamo collezionato 6 messaggi privati di lettori che ci chiedevano cosa fosse l'Evolutionary Aikido... di cui vi abbiamo già accennato numerose volte in questo Blog.

Ne avevamo parlato qualche anno fa (troverete tutto QUI), ma forse è il caso di fare un update delle info, a questo stadio dell'opera.

Come saprete (o forse no), il nostro Dojo-Cho Marco, così come tutti i membri del nostro Dojo, sono parte di una comunità internazionale, chiamata appunto Evolutionary Aikido Community (E.A.C.).

Di cosa si tratta?

É un'Associazione, così come tante ce ne sono sul panorama Aikidoistico mondiale, tuttavia presenta delle caratteristiche del tutto inedite rispetto alle altre, quindi di seguito proveremo a sottolinearne le peculiarità.

É un'organizzazione direttamente collegata all'Aikikai Honbu Dojo, ma non specificamente collocata a livello territoriale: al momento i responsabili sono in Svizzera, ma ci sono membri che risiedono in tutta Europa, così come negli States.


Ha messo al centro una "visione" dell'Aikido, anziché una persona o uno stile di pratica: i senpai si occupano di alimentare e custodire questa visione, ma chiunque ha chiaro che la Community è qualcosa do organico, di vivo... quindi le decisioni vengono prese in modo comunitario, e non possono perciò piovere dall'alto... come accade di solito nelle Associazioni di questo tipo.

quali sono gli elementi che contraddistinguono questa visione?

Crediamo che l'Aikido sia una disciplina utilizzabile con ottimi risultati per esplorare e supportare l'evoluzione personale di ogni singolo praticante... traghettandolo verso una nuova dimensione di se stesso.

La tecnica - quando la si utilizza - diviene uno STRUMENTO al servizio di ciò, ma non è detto che se ne debba fare necessariamente utilizzo, così invece come avviene in un corso di Aikido di tipo tradizionale.

Ma cosa si fa quindi in pratica in uno stage o in una lezione di Evolutionary Aikido?

Ne approfittiamo del seminario che si è appena svolto nel nostro Dojo per darvene un'idea.

Nella lezione di venerdì sera abbiamo esplorato il timing di un'entrata su un fendente frontale, prima portato con il bokken, quindi con uno shomenuchi a mani nude.

Su questo attacco, abbiamo lavorato sulla possibilità di toccare il centro del nostro uke, e condurlo al tatami, bloccandolo con diverse leve articolari di tipo poco convenzionale... prestando particolare attenzione a non utilizzare il dolore come strumento coercitivo, ma al contrario sperimentando una "unione" che non lasciasse al partner la possibilità di alzarsi, mantenendo però vivo ed attivo un canale di comunicazione con esso.

Il leitmotiv è stato: il dolore distrugge la relazione, noi vogliamo preservare noi stessi, l'altro ed anche la relazione che ci lega, anche e soprattutto in condizioni conflittuali.

Sabato mattina: abbiamo iniziato a giocare trasformando kotegaeshi in nikyo ura... e quindi in sankyo e nuovamente in kotegaeshi, mantenendo il flusso del movimento e la connessione con il nostro partner. Il termine tecnico di questa pratica è kanren waza o renraku waza.

Nel pomeriggio abbiamo fatto una serie di esercizi a corpo libero che ci facessero percepire la differenza fra "distruggere l'equilibrio" (kuzushi), "toccare l'equilibrio" (una sensazione più soft, nella quale tori ha consapevolezza di essere in contatto con il centro di uke), e "condividere l'equilibrio" (lasciarsi entrambi andare ad un cambiamento di equilibrio che riguarda sia uke, che tori).

Dominica mattina siamo partiti da una pratica tecnica: ryote dori ten chi nage... però ci siamo via via concentrati sulle sensazioni provenienti...
- dalla destra e dala sinistra del corpo;
- dal basso e dall'altro  del corpo;
- dalla parre anteriore e posteriore del corpo;

Abbiamo poi provato ad integrare queste sensazioni, per rendere il nostro movimento più pieno, essenziale ed immediato.

La tecnica ha fatto da tramite per tutto ciò, quindi l'abbiamo abbandonata, cercando però di mantenere vive le consapevolezze maturate attraverso la pratica precedente.

Al termine abbiamo praticato un movimento libero di tori basato su un attacco libero di uke... sulle note di musica live (percussioni, chiatta, digeridoo) gentilmente offerta da alcuni allievi del dojo, che di professione fanno i musicisti.

Altra cosa importante: in questo tipo di appuntamento si trova anche tempo per parlare, per esprimere le proprie emozioni, per dare agli altri rimandi di sé in merito alle proprie opinioni, sensazioni e prospettive.

Per il genere di lavoro proposto, ciò che fa la differenza in questo tipo di eventi è la capacità e l'intenzione di mettersi in gioco, di esplorare territori nuovi e spesso sconosciuti attraverso la pratica dell'Aikido... e forse darsi anche la libertà di uscirne cambiati/rinnovati, in qualche modo.

Per questa ragione, nessuno ha il completo controllo di ciò che accade durante una lezione o un week end, nemmeno il Docente che tiene il corso o il Seminar: il gruppo nella sua interezza "pilota" il suo stare insieme, che si orienta spontaneamente in una direzione utile ai partecipanti, sia che ciò avvenga in modo consapevole, che inconscio.

Al seminario hanno partecipato una cinquantina di adulti, provenienti Italia, Francia e Svizzera, oltre ad una decina di bambini/ragazzi ai quali è stata dedicata una lezione speciale sabato nel primo pomeriggio.

Questo tipo di evento di solito è sold-out oltre un mese prima della data in cui avviene, mette su uno stesso tatami praticanti ed insegnanti provenienti da percorsi ed esperienze Aikidoistiche diversissime fra loro.

L'E.A.C. sta crescendo notevolmente, in modo silenzioso ma continuo: il prossimo appuntamento ITALIANO sarà a fine giugno, sempre nel nostro Dojo, che per la seconda volta nel giro di pochi anni ospiterà l'Aiki Nomad Seminar, di cui vi abbiamo già ampiamente parlato in passato.

A questo punto, non vi resta altro che venire a provarlo ed a trovarci di persona!!!




lunedì 5 marzo 2018

Se incontri un Ueshiba per strada, uccidilo!

Tranquilli, il titolo di questo post NON vuole essere un'istigazione all'omicidio dell'attuale dinastia Ueshiba... ma piuttosto un'attenta riflessione su una massima non semplicissima dello Zen, che noi abbiamo solo parafrasato in ambito Aikidoistico.

La frase originale dice: "Se incontri per strada un Budda, uccidilo".

Siccome Budda rappresenta lo stereotipo della realizzazione personale ed illuminazione massima alla quale può giungere un uomo, per molto tempo ci siamo mai chiesti per quale motivo qualcuno avrebbe dovuto prendersi la briga di UCCIDERE un così raro esempio di integrità, congruenza ed esempio per il prossimo!

Poi la vita - che uno lo voglia o meno - alcune volte ti spiega le cose con l'esperienza, ed all'improvviso tutto diventa più chiaro...

Budda è stato una persona, ha fatto il suo percorso terreno... ed è molto probabilmente approdato ad una dimensione tutt'altro che banale e consueta dell'essere, tanto da diventare un modello di ispirazione per moltissime generazioni che lo hanno seguito.

Lo è ancora adesso, specie in oriente: lo Zen però si rese subito conto di quanto questo potesse diventare anche un'intrinseco limite alla ricerca persona che fu proprio la caratteristica di quel Gautama Siddhārtha, che nacque in Nepal circa 500 anni prima di Cristo... che venne di seguito poi soprannominato "l'illuminato" o "il risvegliato".

A forza di "ammirare" la fonte pura ed incontrastata dell'insegnamento, il "buddista medio" (questa cosa è scrivibile per ogni corrente di pensiero o costrutto religioso) rischia di leggere tutto ciò che il Budda ha lasciato, le interpretazioni fatte da esimi suoi successori che sulla carta dovrebbero servire ad agevolare la strada del singolo "pellegrino in marcia" sul sentiero di se stesso...

.. sottoporsi a 10.000 precetti, norme e buone pratiche raccomandate dal buddismo che si è nel frattempo secolarizzato, ma - paradossalmente - proprio per questo rischia di non afferrare mail il messaggio principale di ciò che rincorre.

Avere riferimenti esterni NON è ciò che consentì a Gautama Siddhārtha di divenire Budda!

Per questa ragione, il detto di prima può significare: "Prima di metterti ad adulare qualcuno/qualcosa, toglitelo di torno... così da non rimanere intrappolato in quel rassicurante (ma per nulla evolutivo) tentativo di emulazione o venerazione di un ideale, che perciò rimarrà intoccabile e quindi separato da te".


A noi sta capita più o meno la stessa cosa, ma non con l'iconografia di un signore paffuto e sorridente sotto un albero del Bodhi, ma con un vecchietto con la barba bianca, alto due mele o poco più!

Di O' Sensei veneriamo praticamente tutto: le immagini, i filmati, la storia, gli aneddoti... è forse naturale il grande senso di gratitudine nei confronti dell'iniziatore di un movimento che ora si sta espandendo su tutto il pianeta in modo sempre crescente!

Il punto però è quando questo rispetto e questa venerazione giunge all'eccesso: si cerca di fare ciò che lui fece con la speranza di diventare come lui, si cerca di comprendere quale voleva essere il suo messaggio più o meno mistico-esoterico...

Si ravana nei libri, negli aneddoti degli ancora pochi viventi ed attivi che lo frequentarono: si cerca di fare della "dietrologia" insomma, ma solo per NON fare dell'AVANTOLOGIA di noi stessi, forse!

O' Sensei diceva, O' Sensei credeva, O' Sensei faceva...

O' Sensei è MORTO, e tale ha intenzione di rimanerci, se abbiamo compreso come andranno le cose: ha fatto la sua parte, un'importantissima parte... ha giocato un ruolo fondamentale nell'Aikido, ma dobbiamo chiederci chi sono quelli che lo stanno giocando ORA un ruolo altrettanto fondamentale!

Avere ispirazione dal passato è un bene, anzi è un'ottimo strumento da utilizzare per raggiungere i propri scopi, ma dobbiamo ricordarci che questo strumento è talvolta in grado di ritorcersi contro chi lo utilizza...

... e che in ultima analisi gli scopi da raggiungere ora sono i NOSTRI, e non quelli di chi non c'è più.

E se con la nostra condotta "snaturassimo" il messaggio che il Fondatore intendeva lasciare al mondo?

É purtroppo un rischio irrinunciabile e concreto da correre, se vogliamo avere le stesse chance di successo che ebbe lui nel fare ciò che fece.

Del resto - ad accendere il cervello e ragionare - questa cosa di "snaturare" il significato del proprio insegnamento deve essere qualcosa che Sokaku Takeda stesso deve avere pensato di Morihei Ueshiba stesso, vedendogli prendere una piega differente dalla propria!!!

Ne avrà fatto una malattia?

Col senno di poi, chi se ne frega... le cose sono andate così e basta!

Poi toccò a Koichi Tohei, che introdusse presso l'Honbu Dojo gli esercizi sul ki, consapevole che molti non sarebbero riusciti a raggiungere il livello del Fondatore limitandosi a ripetere le sue tecniche ma senza capirci un gran che... e soprattutto senza percepirsi per niente.

Altro fedifrago, che stava snaturando il "vero" senso dell'Aikido: questa tensione lo portò ad abbandonare l'Aikikai ed ad essere considerato fra i reietti... solo che tutti sti torti non doveva averli, visto che il suo movimento è vivo oggi più che mai!

Accadrà forse la stessa cosa anche a noi: ci sono quelli che dicono "Il Fondatore si rigirerà nella tomba nel vedere come l'Aikido adesso sia diventato...

- poco marziale
- poco giapponesizzante
- poco tradizionale
- poco rispettoso
- molto "contaminato" da cose stupide
- denso di politiche inutili
- pieno di etichette formali ma non sostanziali"

Forse si, e forse noi, ma aggiungiamo noi che O' Sensei si rigirerebbe una volta in più nella tomba nel costatare quanto tutti questi novelli giudici delle azioni del prossimo potrebbero metterci del loro in questa disciplina e scelgono di non farlo per fare i finti paladini di qualcosa che non esiste più!

La critica è comoda, l'azione espone a rischi e fallimenti: abbiamo mai pensato quanto ad O' Sensei farebbe piacere che anche noi facessimo i nostri?!

Se vogliamo veramente bene alla causa, dobbiamo farla nostra...

... se la facciamo nostra, per qualcuno la staremo tradendo, perché egli avrebbe fatto diversamente...

... chi mette tutti d'accordo unisce, ma poco più tardi finisce per bloccare l'evoluzione: forse che sia questo il motivo per il quale nessuno sta sulla terra che per un tempo molto limitato?

Chi fa di testa sua sbaglia, ma evolve e col tempo può crescere e diventare qualcuno che fa la differenza.

Chi scegliamo di essere: sedentari incensatori ipercritici di ciò che non c'è più o pionieri di cosa ci potrebbe essere domani, decidendo di vivere sul serio l'oggi?