lunedì 7 settembre 2015

Aikido: la via che non funziona?


Buongiorno a tutti, le vacanze sono durate una settimana in più per noi...

e non c'è modo migliore che inaugurare questa nuova stagione di lavoro del nostro Blog con un chiaro proclama della sua mission e delle prospettive con le quali si interesserà di Aikido!

Le novità sono sicuramente tante ed importanti e le scopriremo insieme nei prossimi mesi, ma partiamo subito tuffandoci a capofitto nel nostro lavoro.

Ho trovato questo interessante video di un trainer americano che ha sentito la necessità di girare un paio di filmati per spiegare come mai - a suo parere - l'Aikido sia semplicemente "una disciplina che non funziona realmente"... eccoli!





Questo tizio mi è stato, fin da subito, parecchio simpatico a pelle... e trovo che molti dei pensieri che esprime siano particolarmente diffusi ed alcune cose che dice - poche, questa volta - siano sagge e sensate!

Chiediamo scusa in anticipo a tutti coloro che non hanno familiarità con l'inglese (tradurre i video sarebbe stato un impegno troppo dispendioso): in buona sostanza, Lenny Sly lamenta l'inconcludenza che ha avuto il suo studio dell'Aikido tradizionale per 16 anni, sotto la direzione di un Sensei di alto rango del Tenshin Aikido, in qualche modo connesso con la linea didattica creata da Steven Seagal.

Lenny Sly non ce l'ha con l'Aikido di per sé, ma con l'efficacia che secondo lui non avrebbe l'Aikido tradizionale per le strade, in caso di un'aggressione realistica.

Molti sono i praticanti e non che hanno ancora questo genere di incubo mentale: con tutto il rispetto verso il trainer di cui sopra - che ci sta realmente simpatico e che ha il merito di averci messo la faccia nel motivare le sue posizioni - ho sia la necessità che la responsabilità di rimandare altrettanto chiaramente come Aikime abbia da tempo scelto di fare sogni più sereni e quindi di uscire da questo incubo inconcludente!

Secondo Lenny Sly - e molte altre persone - il desiderio di O' Sensei di diffondere l'Aikido in tutto il mondo per promuovere la pace, si è rivelato un indiscutibile fallimento, in quanto sembra fuori dubbio come il mondo sia attualmente molto lontano da una condizione di pace ed armonia, anche dopo il radicamento dell'Aikido in quasi tutte le nazioni e società odierne.





Concordiamo sicuramente con lui nell'affermare che c'è gente che fa soldi dalle organizzazioni legate all'Aikido... e che questo business sia parte integrante della struttura piramidale delle arti tradizionali.

Lui si schifa di ciò: noi a volte ce ne schifiamo ed altre volte no... in funzione di quanto intelligentemente vengono utilizzate le risorse economiche che ruotano intorno alla nostra disciplina.

Diciamo che i soldi - di per sé - non sono qualcosa che è in grado di rovinare i nostri ideali, visto che è solitamente la pochezza umana nell'utilizzarli il vero problema: evitiamo quindi di fare di tutta l'erba un fascio.

Siamo in un disaccordo più netto invece quando si afferma che l'Aikido fornisca un falso senso di sicurezza ai suoi praticanti, che però non sarebbe realistico al di fuori delle mura del proprio Dojo.

Le poche applicazioni pratiche sarebbero la grande "falla nel sistema": l'assenza in Aikido di colpi non codificati, di lotta a terra, calci... confronti liberi, che ci facciano comprendere la bontà di quanto stiamo apprendendo.





Ci troviamo invece ad un enorme fraintendimento di fondo da parte di chi si pone questo genere di perplessità ed interrogativi: hanno "realmente" un'idea di come sia fatto il mondo, dopo aver indagato approfonditamente in se stessi?

Secondo noi NO, o almeno... NON a sufficienza, altrimenti non sarebbe necessario disperdere eccessivamente la propria energia per convincere se stessi ed il prossimo della bontà/efficacia della propria pratica.

Queste sono tentazioni ricorrenti solo ad un basso livello di consapevolezza di sé: un luogo pieno di legittimisti dubbi, legati al fatto di essere ancora all'inizio di un percorso esperienziale non ancora approfondito più di tanto.

È più che legittimo che una matricola universitaria si domandi se alla fine del suo percorso sarà in grado di far fronte alle variegate richieste del mondo del lavoro: ma lasciamo che sia chi ha già fatto questo cammino a suggerirci come stanno le cose!

C'è davvero chi pensa che business e filosofie siano elementi inutili in Aikido e che esso consista sul serio nel neutralizzare un aggressore utilizzando la sua stessa forza in modo non aggressivo...

Costoro avrebbero - secondo me, secondo noi di Aikime - bisogno di un upgrade delle loro consapevolezze circa questa splendida disciplina.

Non ce ne frega nulla di poterci considerare buoni samaritani, né di abbattere in modo non aggressivo la forza che ci viene diretta contro: incontrare quella forza ed a vere l'ardore di non farci a nostra volta la guerra è l'elemento che più ci contraddistingue.

Non amiamo danneggiare l'aggressore solo perché abbiamo inteso che lui è parte integrante di NOI STESSI, non per un viscido pietismo pseudo-cristiano.

Perché lui è il nostro SPECCHIO, e come tale ci permette di vedere quelle parti di noi che altrimenti rimarrebbero in ombra... per questo lo rispettiamo e lo teniamo in alta considerazione.

Proteggere se stessi, proteggere chi amiamo e proteggere le persone che non sono in grado di proteggersi sono esigenze di chi è in qualche misura ancora SEPARATO dentro di sé: la protezione è un atto di contrasto ad un'eventuale tentativo di invasione di quel confine che separa chi crediamo di essere, da ciò che ci pare non appartenerci.

Separazione, appunto: l'Aikido è una disciplina che favorisce invece unione ed integrazione fra parti molto diverse fra loro... addirittura quelle apparentemente inconciliabili.
Un Aikidoka non dovrebbe farsene proprio nulla della possibilità di "proteggersi": dovrebbe essere solo un inciampo al suo continuo tentativo di andare oltre il se stesso di ieri.

Un Aikidoka non dovrebbe avere nessun interesse a proteggere qualcun altro, poiché dovrebbe sapere che ciascuno è responsabile solo di sé... e della modalità con la quale si interfaccia al SUO mondo interiore ed esteriore.

Ogni mondo interiore ed esteriore sarà quindi unico, perché si rifà all'unico suo creatore, che è la persona stessa. Proteggere se stessi, significa delimitarsi ed ingabbiarsi in ciò che di noi è già noto, e fuggire la pressione che ci spingerebbe a valicare questi limiti per scoprire altre cose di noi stessi che ancora non conosciamo.

Proteggere gli altri significa mancare loro di rispetto, credendo cioè che non siano in grado di badare altrettanto bene a loro stessi: un genitore lo fa con un bambino SOLO perché la fanciullezza è una fase transitoria dell'esistenza... ma molti adulti sono convinti che non sia così e passano la vita proteggere i loro simili, di fatto intralciando la loro strada di auto-realizzazione.

Proteggere gli altri significa usare male e per qualcun altro le energie che dovremmo utilizzare per noi: molti utilizzano questo stratagemma per evitare di affrontare i loro problemi, continuando a sentirsi "nel giusto"... ma tutto ciò è quanto di meno marziale esista!

Il buon Lenny Sly ci fa presente che a Chicago accadono circa 90 sparatorie al giorno, 15 delle quali si rivelano mortali... ci ricorda che sulle strade non ci sono regole e ci sprona a chiederci che cosa ci hanno veramente insegnato in termini di applicazioni pratiche di difesa personale da strada le arti tradizionali - come l'Aikido - che frequentiamo...

Noi - a nostra volta - ci sentiamo di utilizzare questa stessa domanda, per riflettere su quante volte abbiamo avuto la necessità di applicare fisicamente quello che apprendiamo al Dojo.

L'Italia sarà forse meno violenta degli USA, ma a noi non è MAI accaduto: da ciò ne traiamo che forse il nostro fine NON è quello di applicare con efficacia tecniche di difesa personale - giacché non se ne presenta l'occasione, né se ne sente il bisogno - quanto quello di vivere nel quotidiano una disciplina ed una filosofia che ci auguriamo certamente che entri a far parte delle nostre vite...

... quella NON separazione a cui facevamo prima cenno, quel senso di centratura e rilassamento, che ci permette di affrontare piccole e grandi difficoltà  come occasioni per crescere: non sappiamo se definirlo marziale, ma è certamente molto utile ed in stretta dipendenza dall'Aikido!

... e non lo facciamo per saperci difendere o per saper come abbattere un eventuale avversario: lo facciamo perché ne abbiamo voglia e ci sprona a vivere meglio.

Se ci sparassero tanto, non esiste una disciplina che insegni come schivare i proiettili: tanto vale occuparci di vivere al meglio possibile i tempi di pace!




I video che vi abbiamo proposto quest'oggi vedono le nostre società come nuove ere preistoriche e barbariche, nelle quali vige solo la legge della giungla: a mio parere l'uomo si è evoluto non poco ed ha imparato alternative a tutto ciò, per quanto i media vorrebbero farci credere continuamente il contrario.

È evidente come Lenny Sly sia una persona intelligente, ed Aikidoisticamente anche molto preparata... sarebbe sciocco asserire il contrario, tuttavia secondo me si è fatto assalire troppo dal pessimismo cosmico!

Egli desidera che tutti gli Aikidoka si "sveglino" dal loro torpore, dalla falsa credenza che ciò che imparano un giorno possa essere utilizzato davvero nella vita reale: beh, ciò è meritevole e condivisibile... anche io vorrei che le persone si svegliassero dal loro torpore...

... e che quando decidono di fare gli Aikidoka, lo facciano fino in fondo, tentando in tutto e per tutto di cogliere ogni lato della disciplina che hanno scelto di abbracciare... senza troppi tentennamenti!

Anche io vorrei che essi imparassero a utilizzare ciò che imparano sul tatami nella vita di tutti i giorni, e non SOLO in strada e nelle situazioni di pericolo fisico!

Lenny Sly dice: "Mostrami l'applicazione pratica oltre quella tradizionale, e se non ne sei capace... questo mi darà da pensare!"... anche se in un'accezione molto differente dalla sua, sono completamente d'accordo con lui: a poco serve l'Aikido se non siamo capaci di viverlo SOPRATTUTTO al di fuori delle mura del Dojo!

Lui vorrebbe svelarci quali sono le verità che stanno dietro alle innumerevoli "bullshit" che ci raccontano dell'Aikido: è convinto di saperle tutte perché ha praticato addirittura per 16 anni (prima di mettersi a fare cose più serie - __- )!

Noi non siamo così superbi e vorremmo invitare ciascuno di voi ad investigare in prima persona sulle potenzialità ed anche sugli eventuali limiti della nostra disciplina, senza attendere che sia qualcun altro a imboccarci con la pappa pronta.

Vorrei invitare tutti i nostri lettori ad essere esploratori autentici di una pratica che al sottoscritto - ben oltre i 16 anni di esperienza - continua a riservare solo sorprese su sorprese!

Lenny Sly si augura che saremo sul serio in grado di proteggerci quando ne avremo bisogno... nonostante tutte la caxxate che avremo appreso in Aikido, ma in realtà vorrebbe forse farci preoccupare del fatto che potremmo non essere in grado di farlo.

Io invece lo ringrazio dell'opportunità che mi offre di affermare l'esatto contrario: Aikime è stato e sarà un luogo di scambio per esseri intelligenti e curiosi, dotati di un proprio spirito critico, che viene messo al servizio proprio e della collettività.

Credo che questa sia una strada privilegiata di evoluzione che ci offre l'Aikido: per questo continueremo a parlarne ben al di là delle preoccupazioni dei personaggi come Lenny (ce ne sono parecchi pure in Italia, purtroppo...).

Ci occuperemo sempre meno di ciò che riteniamo futile (l'efficacia, il copyright sull'autenticità della tradizione, ad esempio) per promuovere studi e confronti inediti che invece ci paiono essere ancora carenti nel nostro piccolo mondo in crescita (Aikido & medicina, interconnessioni fra stili e scuole, l'apprendimento e l'insegnamento della disciplina... ad esempio).

I dibattiti saranno - al solito - i benvenuti, purché rispettosi di tutti i partecipanti agli stessi... mentre inviteremo altrove chiunque intenda ammorbare il prossimo con le proprie verità inoppugnabili.

Aikime sarà sempre più Aikime, insomma...

... e ci accompagnerà settimanalmente in questa straordinaria esplorazione.

Restate con noi... ci sarà da divertirsi parecchio!

[Marco Rubatto]



2 commenti:

Anonimo ha detto...

Dubbi che saranno, credo e temo, sempre presentei nella nostra pratica. Dubbi che - quando onesti e sinceri - sono i benvenuti, perché altrimenti più che esserui senzienti saremmo delle scimmie ammaestrate ad eseguire determinati movimenti senza capire perché e percome, un po' come un sordo che suona il pianoforte copiando il movimento delle mani sulla tastiera senza avere una idea di cosa avviene.
In termini più rozzi (e quindi più confacenti al mio esere) in questi casi agli allievi dico che: "Se uno va in piscina a nuotare solo per essere pronto ad un eventuale naufragio della nave su cui va in crociera forse sta perdendo una occasione. Cert nuotare potrebbe essergli utile un giorno in caso di necessità, ma c'è anche molto altro a ricavare dalla pratica quotidiana".
My two cents

carlo

Ferdinando Silvano ha detto...

Ma perché gli uke di questi signori mediamente pesano 20 Kg meno di loro?