lunedì 22 giugno 2015

Gli esami di Aikido e le bocciature

Che in Aikido ci siano gli esami non è certo una novità!

Che questi esami siano un momento importante, nel quale ogni candidato dimostra a se stesso, il proprio Maestro o ad una Commissione di Insegnanti quale sia il suo livello e quale lavoro abbia saputo interiorizzare dal test precedente...

... è altrettanto noto...

Ma, secondo voi, quale possibilità potrebbe o dovrebbe esserci che questo test possa FALLIRE?

Non è molto popolare che ciò accada, ed in generale infatti fortunatamente non va così: tuttavia ci chiediamo quest'oggi se questo è un bene o solo un trend buonista, che non sempre fa onore all'importanza che gli esami dovrebbero ricoprire nella carriera Aikidoistica di ogni candidato.

Un esame DEVE avere la possibilità sia di essere superato, che di respingere una preparazione inadeguata!

A volte l'Insegnante ha già prima tutti gli strumenti per comprendere la bontà della preparazione di un proprio allievo, poiché l'ha seguita passo dopo passo e quindi può immaginare anche se sia sufficiente o meno per passare in modo decoroso un esame.

Se un Maestro impedisse sempre ad un allievo impreparato di presentarsi agi esami, non sarebbe mai necessario bocciarlo, ma verrebbe anche impedito al soggetto la costruzione della consapevolezza di non essere ancora pronto.

Ci sono allievi ai quali fa molto bene sentirsi dire: "Così non è ancora sufficiente, torna più avanti, dopo esserti preparato meglio"!

Ma non è così comune che un Insegnate bocci all'esame, specie durante i primi test che un candidato si appresta a passare: come mai, secondo voi?

Abbiamo sentito addirittura dire che "una cintura nera non si nega a nessuno", che gli esami "seri" iniziano dopo...

Ha senso tutto questo?

Per noi NO!

Ogni test ha un'identica importanza, poiché è stato appositamente pensato per segnare un passaggio importante nel percorso Aikidoistico di un candidato, sia esso 3º kyu o 3º dan...

... quindi la possibilità che questo obbiettivo sia centrato oppure no non dovrebbe essere funzione del livello al quale si ambisce, ma alla serietà con la quale lo si vuole fare.

Ovvio che gli esami si fanno sempre più complessi, man mano che i gradi aumentano di importanza, ma quale miglio investimento di iniziare a far percepire la serietà di un esame kyu, se poi desideriamo che non venga sottovalutato un grado dan?

Ci sono 1000 motivi per essere promossi o respinti ad un test in Aikido, ma in questa sede ci interessa solo esaminare il senso che può avere una bocciatura.

Se essa fosse ben motivata al candidato, ecco che potrebbe costituire per esso un'importante momento di apprendimento dai propri errori e mancanze.

E se l'Aikido, cosi come le Arti Marziali in generale, fossero un'occasione di auto-perfezionamento, sarebbe interesse di ogni praticante ricevere informazioni su come continuare al meglio questo processo... poco importa se a seguito di una piacevole promozione (che in realtà indica solo che il percorso svolto era ok, quindi NON aggiunge nulla allo stesso) o a fronte di una bocciatura, ben MOTIVATA.

Se un candidato fosse così umile da utilizzare i rimandi ricevuti durante un test sbagliato, potrebbe essere grato ad una simile esperienza, se fosse in grado di farne un qualche valore aggiunto in futuro.

Forse è proprio questo il distinguo che separa un test utile, da uno che non lo è altrettanto: che un allievo possa farsene qualcosa di profondo e personale del suo esito!

Ma questo moto anche dipende dall'Insegnante...

Di certo sono molti fra essi quelli che non bocciano agli esami i propri allievi perché non sono in grado di argomentare un'eventuale scelta simile, o - più semplicemente - temono che gli allievi si offendano e lascino il Dojo!

Dal nostro punto di vista, questa possibilità non ci preoccupa... perché siamo sufficientemente attenti a che gli allievi abbiano il tempo e le occasioni per "digerire" quanto avviene sul tatami, sia in merito alle esperienza PIACEVOLI (le promozioni), che quelle UTILI (le bocciature)!

Se poi qualcuno fosse interessato a viversi con poca maturità un suo fallimento e decidesse di andarsene... farebbe almeno a noi il favore di non perdere altro tempo con lui!






2 commenti:

Dijego ha detto...

Inizio il commento con un sorriso in quanto ho notato (forse) un riferimento al mio commento al post del 25/05 scorso dove dicevo che "un primo dan non si nega a nessuno". Il senso era ovviamente ironico ma lo riprendo perché mi permette di allacciarmi al post di oggi. Concedere un grado, soprattutto dietro insistenza degli allievi stessi, è un modo di fare che ho scoperto essere stato di uso molto comune tra gli allievi del M°Ueshiba per non dire da parte di Ueshiba stesso. Gli allievi chiedevano e zac.. (ricordiamo che molti di questi graduati sono Maestri di indiscusso valore). Non so sinceramente se sia un modo giapponese di dire "tieniti il grado che vuoi se proprio ci tieni, ma il Budo è tutt'altra cosa" ed in questo Marco ci può sicuramente aiutare a capire meglio la faccenda.
Io però scinderei gli esami all'interno delle grosse federazioni e quelli all'interno delle scuole più tradizionaliste nei metodi di esame.
Le federazioni, in quanto tali, prevedono una certa struttura e i praticanti possono provenire da realtà molto eterogenee, l'esaminato viene giudicato da una commissione di maestri estranei al suo dojo ed in teoria dovremmo avere il migliore dei giudizio imparziali. Ma noi stiamo cercando davvero l'imparzialità? Cosa cerca un maestro in un allievo ad un esame? Io sono un allievo e ritengo con ogni maestro abbia un proprio metro di giudizio che però è "stemperato" dalla commissione e del suo inevitabile essere un organo politico (ad es. "non bocciare i miei altrimenti sego i tuoi")
Le scuole più omogenee (a livello di didattica e leadership), indipendentemente dalla loro dimensione, hanno l'esame dove il candidato è spesso proposto dal maestro o da uno dei dojo-cho anziani e quindi dovrebbe essere più una embukai che un esame sebbene il programma sia spesso simile a quello della federazione con ampio richiamo a quello Aikikai.
Cambia quindi il principio (in teoria e per come la vedo io): esame di stampo occidentale contro esame più orientale. Il praticante che dà il "sangue" non vede grosse differenze, quello che si "imbuca" purtroppo sminuisce se stesso ed il suo maestro.
All'esame è giusto bocciare sia quando l'allievo è impreparato (allora il Maestro ben consapevole che lo era gli sta volendo dare un insegnamento di umiltà in primis) e sia quando l'allievo potrebbe dare di più e quel giorno non riesce per svariati motivi.
Meglio essere bocciati e dopo promossi con ampio merito che promossi subito con il minimo e figura barbina (ricordo un esame universitario dove venni respinto per questo stesso motivo e alla sessione successiva presi un bel 30 con ampio sorriso del Professore).
Io penso ancora con piacere al mio esame da shodan, al lavoro che svolsi nell'anno tra il primo kyu e l'esame, e soprattutto ricordo che ero esausto e che pensai che se quel giorno fossi stato bocciato non avrei avuto nulla da ricriminarmi perché avevo dato il 200% e oltre.
Se avessi fatto un esame scadente e fossi passato beh, non ne sarei andato fiero al contrario di oggi che non ho vergogna a mostrare il dvd con l'esame stesso a chiunque lo chieda e soprattutto non mi vergogno davanti a me stesso.
Sono passati undici anni da quel giorno e sono contento di questo perché un budoka, parafrando Erich Fromm, dovrebbe "Essere" piuttosto che "Avere".
Poi c'è di mezzo la Vita ed i suoi infiniti compromessi e grigi, ma questo lo sappiamo ed è tutta un'altra storia...

Anonimo ha detto...

Potrebbe arrivare il giorno che per cause forza maggiore dobbiate abbandonare ciò che state vivendo con tutto il vostro Ki...non sarà un bel giorno...la natura umana è una natura di sopraffazione..l'Aikido ha forse il fine di domare questa belva?.. Essa rimane però latente negli individui sfocciando spesso nell'ipocrisia "non competitiva" del sotterfugio...in questo contesto si muovono le dinamiche dei gradi? Penso che nonostante l'Aikido abbia la sua rigida etichetta e la pratica sia collettiva ognuno abbia il diritto di viverlo come esperienza individuale dello spirito, del corpo e della mente..la cintura in fondo è una "visualizzazione" del propio percorso quindi che senso avrebbe barare, ai compagni di avventura bisogna esser grati dell'opportunità della pratica e della relazione ma se qualcuno vede l'impegno dell'individuo come un desiderio di emergere sugli altri magari ostacolandolo, molto probabilmente ha egli stesso queste dinamiche nel propio essere..buon Aiki a tutti!