lunedì 19 novembre 2012

Gli "orbitanti" dell'Aikido: fenomeni sociologici da Dojo


Solitamente un Post di Aikime è sviluppato secondo la struttura classica di un testo argomentativo.

L’obbiettivo in genere non è fornire risposte ad interrogativi irrisolti: più che altro condividiamo pensieri al fine di riflettere e offrire spunti.
Questa settimana non verrà seguita una struttura classica; la trattazione si articolerà per punti in modo amichevole/informale.

L’obiettivo resta comunque invariato. Essendo il tema trattato un fenomeno comune a tutti i gruppi di Aikido, ci piacerebbe che i lettori rimandassero il più possibile le loro esperienze in merito ad esso.

Possiamo distinguere nei Dojo due categorie di praticanti.

I primi sono quelli che formano lo zoccolo duro del gruppo allenandosi costantemente e partecipando il più possibile a tutte le attività interne: la loro presenza è veramente una risorsa per il Dojo e fa sì che esso non muoia.
I secondi sono coloro che orbitano intorno ad esso. In questo Post tratteremo di questa seconda categoria ben consci che la generalizzazione porta in sé i suoi limiti.

Chi sono questi “ORBITANTI”?

Primo punto.
Ci sono le persone che si avvicinano all’Aikido e, qualunque sia la motivazione, se ne allontanano dopo un breve lasso di tempo.
Si tratta di un comportamento legittimo: ci si affaccia alla pratica per sapere di cosa si tratta e poi magari si decide che la cosa non interessa più di tanto.

All’interno di questo punto troviamo un genere tutto particolare di persone. Parliamo degli ultra-entusiasti.
Sono le persone che partono con una voglia matta di praticare l’Aikido e che sembrano volerne fare lo scopo della loro esistenza. Sveglierebbero il loro Sensei alle tre di notte pur di ricevere ulteriori insegnamenti. Purtroppo però tutta questa carica si sgonfia come un palloncino allo scadere di poche settimane.

Al secondo punto inseriamo gli irregolari.
Sono i praticanti che si allenano di tanto in tanto prestandosi molto poco alle attività del Dojo.

Premettiamo che siamo convinti che l’Aikido vada praticato nella misura in cui l’individuo si senta soddisfatto. Ognuno vive come crede. Di contro diventa difficile per il gruppo fare affidamento su un praticante che si presenta quattro volte no e la quinta pure.
Questo non è particolarmente positivo quando si vuole portare avanti un discorso comune che richiede costanza.

Non è positivo neppure il caso in cui il sopracitato abbia la presunzione di conoscere a fondo quello di cui si sta parlando solo perché l’ha visto un paio di volte.

Può succedere infatti che esso, praticando con un kohai (che magari si allena dieci volte lui), cominci a dispensare correzioni errate (e quindi controproducenti) facendo abbassare senza alcun motivo la testa al compagno solo perché il grado della cintura è più alto.

Ci sono quelli che “un giorno di questi torno al Dojo a praticare”.
Sono persone che per un motivo o per l’altro hanno abbandonato la loro carriera da Aikidoka, ma che pensano di ricominciare.

A volte per lavoro, altre volte per ragioni famigliari, o più semplicemente perché magari volevano dedicarsi ad altro. Non hanno però abbastanza spinta né per allenarsi al Dojo (se l’hanno lasciato una ragione ci doveva pur essere) né per dedicarsi ad altro.

Quando li incontri per strada ti ripetono solamente che un giorno torneranno... a volte per circostanza, altre volte perché ci credono sul serio. Per quanto ci riguarda non siamo soliti credere al ritorno di nessuno finché non lo vediamo sul tatami.

Categoria simile per i “guarda, vorrei tornare ma ora proprio non posso”.
Ugualmente a sopra: come non c’è bisogno di rassicurare nessuno su un fantasmagorico ritorno che poi regolarmente non avviene, non è neanche necessario giustificare la propria assenza.

Il quarto punto è dedicato agli infortunati. Ecco, questo è un punto delicato.

La pratica di un infortunato è temporaneamente in stand-by nell’attesa di recuperare la salute.
Il praticante deciderà quando è il momento più opportuno per tornare ad allenarsi. Questo processo non va forzato e a volte è necessario molto tempo prima di ricominciare.

E’ anche da queste situazioni che si vede la forza di spirito e la determinazione di un individuo. La nostra esperienza ci ha insegnato a non considerare la salute come l’antitesi della malattia, ma come la capacità di convivere con essa: la comprensione di questo concetto ci ha aiutato a superare alcune difficoltà legate a problematiche fisiche.

Inseriamo tra i punti anche tutti quelli che vorrebbero praticare Aikido, ma a cui risulta impossibile per ragioni economiche.

Questo è un argomento più attuale che mai. In una situazione di crisi economica si rinuncia prima di tutto a ciò che è considerato superfluo. Per noi l’Aikido non è superfluo, ma ovviamente chi non ha mai iniziato non può saperlo.

In effetti al giorno d’oggi in Italia l’Aikido è per i benestanti.
La quota annuale di un corso con 2-3 lezioni settimanali è mediamente di 400-500 €.
Maggiormente esosa se il Dojo risiede in un centro specializzato.

La spesa diventa più ingente con la partecipazione alle iniziative del proprio Dojo e della propria federazione.
Non parliamo poi se uno vuole frequentare seminar di altri insegnanti o federazioni.

In definitiva quote troppo alte possono rendere la pratica proibitiva a chi desidererebbe frequentare i corsi.
In questa condizione vediamo spesso dei ragazzi/e che, per non pesare eccessivamente sulle spalle di una famiglia già oberata dalle spese, abbandonano l’idea di cimentarsi nel percorso e si dedicano ad altro.

Questa non vuole essere una critica nei confronti di nessuno: non diciamo che i prezzi dovrebbero essere stracciati.... E’ giusto che un bravo Maestro sia ricompensato del buon lavoro che fa.

Se i costi sono così alti, talvolta è causa delle spese da affrontare per tenere in piedi un Dojo.
Discorso un po’ a parte per i seminar.

Molto spesso viene la voglia di partecipare ad un evento del calendario Aikidoistico. L’entusiasmo è poi frenato quando l’occhio cade sul nostro portafogli.
Risulta infatti difficile partecipare a seminar il cui costo arriva sino ai 200 €. A meno che, come detto prima, non si sia particolarmente benestanti.

Potrebbe essere il titolo di un prossimo post: “Ma l’Aikido è per ricchi?”.

Qui termina la nostra rassegna di punti.
Non ci viene in mente altro ma ricordiamo che sarebbe interessante ricevere feedback dai lettori. Scrivete quindi numerosi nella sezione commenti!

Aggiungiamo inoltre che se abbiamo banalizzato qualche aspetto sui praticanti “ORBITANTI” è stato più per gioco che per altro.

Abbiamo assoluto rispetto anche per tutti coloro che non percepiscono la pratica così come la percepiamo noi, o per gli eventuali motivi che non gli consentono una pratica regolare.

A volte alcuni praticanti compiono molti sacrifici anche per quel poco che li vediamo al Dojo.

1 commento:

mad ha detto...

penso che il punto della questione sia insita nel concetto "coloro che non percepiscono la pratica così come la percepiamo noi" senza che quel noi diventi una discriminante tra "noi" e "loro". In effetti sarebbe bello per un dojo contare su più partecipanti costanti possibile, ma ho notato un valore degli orbitanti: parlano molto entusiasticamente dell'aikido con tutti e sono degli ottimi pubblicitari...:-)