lunedì 13 ottobre 2008

神道 Shinto: 1 - Aikido e spiritualità giapponese


In un periodo specifico della vita di Morihei Ueshiba, la spiritualità divenne una componente veramente importante per il suo percorso personale di maturazione, influenzando il suo pensiero, i suoi modi di agire e sicuramente connotando in un modo peculiare anche l’Arte che poi egli coniò: l’Aikido.

Sapere come ciò avvenne storicamente non è difficile, poiché molto è riportato in letteratura: O’ Sensei, nato e cresciuto in un contesto tradizionale, sicuramente non ateo, si è ritrovato ad avere il background culturale religioso che caratterizzava la sua terra in quel momento storico.
Dalle nostre parti potremmo dire… che era il classico bambino “che andava a messa” e che “aveva fatto il catechismo”… anche se sappiamo come la cosa di per sé non è garanzia di indagine e sviluppo delle tematiche religiose e/o spirituali nella vita “adulta”.

Ci fu un incontro che gli cambiò sicuramente la vita e la sua visione delle cose, quello con il Reverendo Deguchi e il gruppo Omoto Kyo di Ayabe…
Ma ora non sarebbe agevole addentrarci da subito in questa importante esperienza senza avere prima una piccola idea delle atmosfere religiose che O’ Sensei respirò fin dalla sua fanciullezza. La spiritualità e la religione in Giappone ebbero ed hanno ancora oggi un taglio molto distante da ciò a cui siamo abituati a casa nostra.

Aikime quindi inizia con questo Post una serie di approfondimenti tematici sulla tradizione spirituale nipponica, lo shintoismo e dei rapporti che esso ebbe in seguito con il buddismo giunto dalla Cina. Lo scopo è di fornire una semplice “infarinatura” su un argomento ancora poco accessibile nella nostra lingua in letteratura (esistono attualmente pochissimi testi tradotti per noi sull’argomento), benché di grande importanza per la formazione di una cultura che agevoli una maggiore comprensione delle pratiche che O’ Sensei importò anche sul tatami.

E’ impressionante notare quanto il credo shintoista permei l’Aikido e si esprima attraverso di esso. Di seguito un primo piccolo contributo a gettare luce su questa religione autoctona millenaria.

Lo shintoismo, o più nipponicamente shinto [ 神道 ] è una religione nativa del Giappone e nel passato ricoprì a lungo il ruolo di religione di stato. Il termine derivata dal cinese “shendao”, parola usata in contesto confuciano per indicare le regole mistiche della natura; essa venne creata unendo i due kanji: “shin” [ 神 ], che significa “dio” (il carattere può essere anche letto come “kami”, in giapponese) e “to” [ 道 ] (o “do” o “michi”), che significa “via” o “percorso”.

In senso filosofico, quindi, “shinto” significa “la via degli dei”; è comune riferirsi ad esso con i termini “kami nagara no michi” [ 神乍の道 ], ossia “cammino che gli dei hanno seguito”.
Questo culto, le cui origini si perdono nel periodo stesso in cui fu colonizzato l’arcipelago giapponese dalle famose etnie Ainu e Yamato, è di origine animista, cioè pone molta enfasi alla divinizzazione delle manifestazioni della natura, particolarmente rigogliose in quella terra (mari, montagne, isole, vulcani, immense foreste, laghi, cascate, fiumi… costiere rocciose).

La natura è sacra, la natura è divina ed è animata da numerosissimi spiriti, chiamati kami… un termine che si può tradurre come dei, divinità, spiriti naturali o semplicemente presenze spirituali.

Alcuni kami sono “locali” e possono essere considerati come gli spiriti guardiani di un luogo particolare, ma altri possono rappresentano un particolare oggetto (una roccia, un albero, uno specchio…) od evento naturale (un fulmine, un terremoto, il vento…). L’adorazione dei kami e la costante attenzione ad intessere buoni rapporti con essi, in qualche modo, sarebbe di buon auspicio per il credente, che così facendo si renderebbe amica la natura e la vita stessa in essa rappresentata.
Ma lo shintoismo è una religione difficile da classificare. Da una parte, cose si è detto, può essere considerata come una forma altamente sofisticata di animismo, ma la presenza di una mitologia definita ed altrettanto complessa la rende più una religione politeista con tratti sciamanici. La vita dopo la morte non è una preoccupazione primaria e viene data molta più enfasi nel trovare il proprio posto in questo mondo, invece che nel prepararsi al successivo.

Lo shinto non possiede insiemi vincolanti di dogmi, un luogo santo da adorare che primeggia sopra altri… nessuna persona o kami considerato “più sacro” degli gli altri, e non presenta nessun insieme definito di preghiere. È piuttosto una collezione di rituali e metodi intesi a mediare le relazioni tra gli esseri umani e divinità.

Queste pratiche si sono originate organicamente in Giappone nel corso di molti secoli e sono state influenzate dal contatto con le religioni straniere, sopratutto cinesi. Da notare, per esempio, che la parola shinto è essa stessa di origine cinese e che molte delle codifiche della mitologia sono state fatte con lo scopo esplicito di rispondere all’influenza culturale cinese. Nella stessa maniera lo shintoismo ha avuto, e continua ad avere, un’influenza sulla pratica di altri credo religiosi in Giappone.

Quasi tutte le “nuove religioni” nipponiche, emerse dopo la fine della seconda guerra mondiale, derivarono dallo shinto tradizionale.

Verrà delineato in futuro un breve schema della mitologia di questa tradizione spirituale, con la sua genesi, le famiglie dei suoi dei (non distanti dai miti greci dell’Olimpo). Per il momenti iniziamo a sottolineare come Morihei Ueshiba stesso, dopo la sua morte, sia entrato di diritto nel mondo di queste divinità… come accade secondo i giapponesi a chiunque muoia, ma “ancora di più” in riferimento alle persone eccezionali come O’ Sensei , per via delle importanti opere fatte in vita.
Il culto shinto legato all’Aikido viene officiato ad Iwama nell’Aiki Jinja, costruito dallo stesso Fondatore nell’autunno del 1944 (il cui ingresso è sempre visibile sotto l’orologio di Aikime sulla colonna di destra).

Pian piano inizieremo a familiarizzare con i Torii, i tipici portali che si trovano all’ingresso dei templi, con la casta sacerdotale che officia i riti, con i norito, ossia con le cantilene giapponesi utilizzati all’interno di essi per propiziare le divinità alle quali ci si rivolge.

Sarà un viaggio lungo, non semplice per un occidentale, ma affascinate nell’ottica di constatare quanto sia intimamente legato al sudore delle pratiche sul tatami...

3 commenti:

Maurizio ha detto...

Ciao Marco... cercherò di leggere tutti i post che scriverai a riguardo.

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

Sarebbe interessante capire I'l nesso tra aikido come pratica e aikdo come relazione extrasensoriale tra persone. O'Sensei insegnava questo ma si trascura questa parte piu mistica. Si dice che chi pratica aikido sia sensitivo,che la tecnica apra un sesto senso basato sull estensione del campo energetico....