Di solito ci piace l'idea di essere "liberi", ma non altrettanto di frequente dedichiamo del tempo per comprendere cosa significhi la "libertà", con la conseguenza di non comprendere nemmeno bene cosa desideriamo!
Prendiamo ad esempio il carattere prettamente "marziale" della disciplina che pratichiamo: non ci piace l'idea che una persona ci aggredisca (poco importano le ragioni che la muovono); se ciò dovesse accadere, vogliamo strumenti per "difenderci" da una simile eventualità... facendo così valere il nostro diritto alla libertà di recarci dove vogliamo, senza timore alcuno di fare brutte esperienze, men che meno di soccombere ad esse!
Quindi mi chiudo in una palestra (un Dojo sarebbe sprecato!) e mi esercito a stortare polsi... così se un giorno qualcuno mi facesse qualcosa, saprò come affrontare la situazione; già, però ci sono alcune cose alle quali non sempre si fa altrettanta attenzione; facciamo qualche esempio:- supponiamo che mi eserciti tutta la vita a fare fronte a questa eventualità, cosa mi accadrebbe all'umore se poi questa NON si presenti MAI finché campo? Avrei perso un tot di tempo...
- supponiamo che me ne vada libero dove meglio credo, per esempio a svaligiare un appartamento o a rapinare una vecchietta (potrò essere LIBERO di fare ciò che desidero o no?!)... e mentre ciò accade, un passante tenta di fermarmi; sarebbe il momento giusto di sfoggiare la mia capacità di non farmi bloccare da un aggressore?
Ho volutamente citato alcuni paradossi... ma nemmeno poi tanto: chi sancisce la giusta definizione di aggressore nel secondo esempio?
Dipende ovviamente dal punto di vista dal quale lo si esamina... il ladro o aggressore spesso non si ritiene tale, ad esempio argomentando che il suo comportamento gli è necessario ed indispensabile per sopravvivere.
Allora, cosa significa essere LIBERI?E introduco ancora un ulteriore elemento di riflessione su questo significato...
Il Fondatore dell'Aikido (e non solo lui, per fortuna nostra), rimandava che esiste un'ordine naturale ed armonioso nell'Universo: ciò rinnega la possibilità che esista il caos - e fin qui ciò potrebbe piacere a tutti -, ma questo richiede l'assenza di qualsiasi forma di reale LIBERTÀ, almeno come di consueto la intendiamo... non ci avevate mai pensato?
Se esistono leggi universali, che rendono armonioso il luogo nel quale viviamo... la nostra "libertà" sarebbe SOLO quella di scegliere se aderire o meno a queste leggi.
Se vi aderiamo, otterremo di essere parte di un sistema armonico, quindi armoniosi a nostra volta... se le respingiamo... ci troviamo ob-torto-collo nei casini, perché abbiamo tutto l'Universo contro.
Non è questa gran scelta "libera", isn't it?!
Solo un babbeo o una persona inconsapevole (questo è quello che accade nel 99,999% delle volte) andrebbe contro le leggi universali in modo intenzionale... o no?!
Allora la libertà dev'essere qualcosa di diverso che "fare tutto ciò che si vuole"... e ciò che è importante per noi è che la nostra mente tratta questo bizzarro argomento in modo piuttosto curioso, e non sempre funzionale.
Ad esempio: una persona mi fa una presa ad un polso... L'istinto (in)naturale di molti è quello di cercare di liberarsi, strattonando il punto che si percepisce vincolato. Questa è una delle situazioni nelle quali sentiamo venire meno la nostra libertà di muovere il polso dove e come vogliamo.
Ci sentiamo "coerciti", e la mente è abilissima a farci percepire il punto di vincolo... È così in gamba, da farci all'istante dimenticare di tutti gli altri punti che nel mentre sono però rimasti completamente "liberi"!
Si identifica così tanto con il problema, da consentire che TUTTO il sistema si senta paralizzato: la vocina interiore dirà "Mi hanno preso", e non "Mi hanno afferrato un paio di ossa con le quali termina una delle mie articolazioni". Vero o no?!
Ed allora Signori abbiamo un problema con la "libertà", poiché uscire dalla presa al polso NON rappresenta assolutamente la riconquista di qualcosa che in realtà non ci può minimamente essere sottratto (senza il nostro consenso).
Si percepisce molto bene - attraverso alcuni esercizi di pratica - che nel momento in cui un'altra persona entra in contatto con me per bloccarmi/coercirmi un polso, anche io entro in relazione con lei... e - se presto la sufficiente attenzione - sono addirittura in grado di utilizzare questa connessione per esplorare alcuni aspetti molto interessanti del conflitto!
"Sono io che ho preso lei", si può addirittura percepire, ad un certo punto... Sono in grado di fare un viaggetto nel suo sistema psico-corporeo proprio GRAZIE al fatto che l'avversario mi ha afferrato un polso: mi ha fornito lo strumento di comunicazione che prima non esisteva.
Quindi chi è l'aggressore: colui/colei che compie un'attentato alla mia libertà o colui/colei che mi permette di studiare meglio i funzionamenti della mia mente?
La libertà NON è mai stata messa minimamente in gioco o discussione: ciò che è stato messo in campo è la mia capacità/possibilità di vivere i principi sul quali è costruito l'Universo stesso, MENTRE vivo un momento di conflittualità, probabilmente nel quale si prova paura e ci si sente minacciati.
Al massimo la libertà viene AMPLIATA da questa situazione, anziché risultarne ridotta, perché - se si è sufficientemente consapevoli - la situazione di conflitto tenderà a farmi diventare più consapevole del fatto che non sono un essere bloccabile, in alcun modo... (a meno che non decida io di esserlo).
La libertà o aumenta, o - addirittura - cessa di essere qualcosa da ricercare, perché non viene percepita più come qualcosa da "AVERE" o meno... diviene qualcosa relativa all' "ESSERE".
Avete presente quel detto che afferma: "La tua libertà finisce dove inizia la mia"? Ecco, questa frase offre bene il senso del fraintendimento: le libertà vengono viste come qualcosa di SEPARATO e POSSEDUTO (mio/tuo)... forse perciò stiamo parlando di qualcosa di differente.In ambito filosofico/religioso, ad esempio, spesso si parla di "libero arbitro"... ovvero a mio parere di una creazione [molto umana] per tenere a bada il bisogno che si percepisce - nuovamente - di POSSEDERE una forma di libertà, che però non è mai stata né studiata, né compresa fino in fondo. Allora ci si inventa la favoletta di un dio che - bontà sua - ci concede "il diritto ad essere liberi". Ma che personcina carina, che mecenate, mi verrebbe da dire!
Se ci avesse creato e poi non ci concedesse questo "favore", non potrebbe anche essere chiamato "tiranno"? Ovvio che si: prima ci crea, poi ci mette nel SUO gioco da tavolo a giocare secondo le SUE regole... Non può mica essere andata così!
DEVE darci il libero arbitrio, se vuole esercitare la sua "infinità saggezza e bontà"... solo che così lui stesso non è più libero (perché DEVE fare una cosa specifica e non un'altra): e come fa uno "non libero" a concedere a noi qualcosa che nemmeno lui riesce ad esercitare o concedere a se stesso?
Sono certo che una buona parte di voi non ci aveva mai pensato...
Ho passato un esame all'università (30 e lode) con una tesina sul libero arbitro (ebbene si, sono uno dei pochi Ingegneri ad avere sostenuto ANCHE esami della facoltà di Filosofia), perché già 30 anni fa mi ero accorto che questo argomento era piuttosto incompreso (da me stesso), perciò l'ho studiato in lungo ed in largo.
La "libertà" che ha la natura, ad esempio, è quella di seguire le regole che strutturano la natura stessa: nessun melo, ad un certo punto, invoca il libero arbitrio di diventare un pesco!
E - senza andare molto lontano - anche le nostre cellule del corpo sono sottoposte alle stesse leggi: durante le prime fasi della gestazione (morula) tutte le cellule sono ancora cellule staminali "toti-potenti", cioè indifferenziate e in grado di originare tutti i tessuti embrionali ed extra-embrionali... in parole povere, ogni elemento presente è ancora capace di utilizzare tutte le informazioni del DNA in esso contenute per diventare un tessuto differente, e quindi anche una parte del corpo diversa del nascituro.Ma non è che a questo punto le cellule si mettano a litigare fra loro per determinare chi andrà a formare il tessuto cardiaco, chi i polmoni, chi il timpano e chi la pelle dei glutei!
Ciascuna di esse SEGUE una legge (che al momento non è così chiara alla medicina istituzionale, ovvero quella che non studia la fisica quantistica), che le "suggerisce" di speciarsi in un modo e non in un altro: quale "libertà" hanno allora le cellule tutte uguali di diventare quello che in futuro saranno (notevolmente differenti fra loro)?
NESSUNA... ma noi stiamo bene anche se è così, anzi SOPRATTUTTO perché la natura funziona così!
Quindi l'intensità della nostra "ricerca della libertà" può essere presa come MISURA di quanto ignoriamo (siamo inconsapevoli del) le leggi che ordinano l'Universo... tutto qui.
Poco romantico?
No, è solo che l'Aikido serve proprio a diventare più consapevoli di queste leggi, per questo utilizziamo il corpo... che è "un pezzo di natura" ed è soggetto a TUTTE le leggi del resto della materia. La mente, che come vedete può essere confondibile o corrotta dalla sua incomprensione delle cose, può invece imparare dal corpo... connettendosi ad esso in modo sempre più integrato.
La libertà aumenta fino a esaurire il suo stesso bisogno di esistere: ricordate le parole del Fondatore?
[Ware wa uchu nari] "Io sono l'Universo"... "What else?" direbbe George Clooney nella vecchia pubblicità della Nespresso!
Sembra qualcosa di così lontano, invece è talmente sotto gli occhi di chiunque... che preferiamo vivere proteggendoci dalle minacce del prossimo, anziché fare qualcosa di concreto per arginare tutte le manipolazioni, le mancanze di rispetto e conoscenza che facciamo ogni giorno a noi stessi!Siamo una specie a dir poco bizzarra...
Marco Rubatto











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