C'è un aspetto dell'Aikido al quale si conferisce uno sguardo limitato e spesso carico di preconcetti, contrariamente ad una sua importanza primaria, oserei quasi dire "vitale": mi riferisco all'embodiment... termine che che sono certo alcuni di voi non hanno neppure mai sentito!
Nel processo di apprendimento Shu - Ha - Ri (conformazione - interpretazione - trasgressione), l'Aikido canonico si ferma di solito all'aspetto Shu, talvolta azzarda a toccare Ha... livello che si crede (a torto) possibile solo a stadi molto avanzati di esperienza.
E Ri?!
A forza di allenarci solo dentro un perimetro completamente definito, quand'è che saremo finalmente liberi dalla forma e capaci di affrontare l'ignoto?
La risposta è: MAI!
Questa forse è la ragione per la quale altisonanti gradi mostrano quanto sono capaci ad eseguire le loro tecniche perfette durante gli enbukai... a condizione di averle ripetute per decine di anni prima e di avere concordato con gli uke ogni attacco quando sono sotto i riflettori.
Cosa accadrebbe se qualche Shihan Aikikai salisse sul tatami senza un proprio "palinsesto" pre-costituito?
Sarebbe altrettanto armonica la risposta ad attacchi non concordati, improvvisi, magari anche non codificati?
NO, e questa è precisamente la risposta per la quale chi vuole sembrare l'incarnazione dell'armonia non si azzarda nemmeno da lontano a smettere di tenere tutto sotto il proprio controllo.
Non mi risulta però che il Fondatore si mettesse d'accordo con i propri uke per fare bella figura, e ne ho conosciuti personalmente almeno una decina di questi uke, ora rinomati Sensei internazionali!
Allora per quale ragione adesso l'Aikido si è ridotto ad una pantomima di quanto riusciamo ad eseguire bene SOLO un esercizio che posiamo provare e riprovare in Dojo, quasi fosse una poesia da ripetere poi in pubblico?
Fiumi di inchiostro, parole e battute di tastiera sono stati riversati rispetto all'applicabilità dell'Aikido in un contesto "reale", che si discosta da quanto è possibile praticare in un Dojo PRIMA di averne davvero bisogno. Ed attenzione, non mi soffermo nemmeno un istante a mettere in discussione l'efficacia marziale o cose di questo genere... parlo proprio di altro: è possibile diventare un poeta limitandosi a studiare a memoria i poemi dei grandi della letteratura o è necessario riuscire a scrivere qualcosa di nuovo ed originale?
Ed è possibile diventare geni musicali o chef stellati limitandosi ad eseguire alla perfezione gli spartiti dei grandi della musica o le ricette di Suor Germana?
La risposta è sempre e comunque NO!
Ecco perché in Aikido (e nelle Arti Marziali in generale) se ne parla ancora tanto, senza giungere ad una vera e propria consapevolezza definitiva sull'argomento...
Allora, facciamo pace con tutto ciò e cerchiamo di comprendere cosa facesse del Fondatore, IL Fondatore, di cosa facesse di Alighieri... il Dante che tutti abbiamo studiato, di Mozart il compositore di eccellenza che conosciamo... e pure di Suor Germana o di Sora Lella le cuoche che tutti ricordiamo piuttosto volentieri!
Ciò che accomuna tutte queste figure è il fatto che fossero degli ARTISTI, prima ancora di essere marzialisti, scrittori, musicisti o chef... e che l'arte è un processo interno/interiore che si manifesta all'esterno/esteriore.
L'apprendimento di tecniche marziali, tecniche di composizione poetica e musicale o tecniche di cucina costituisce l'alfabeto indispensabile a ciascuna di queste categorie per iniziare a dotarsi degli strumenti necessari per iniziare - potenzialmente - a fare arte con le rispettive discipline.Ma si parla di strumenti di BASE, necessari ma non sufficienti perché l'artisticità si manifesti: molti hanno studiato le tecniche dell'Aikido... ma di novelli O' Sensei ne vedo pochi al momento, come mai?!
E la stessa cosa dicasi per geni della letteratura, della musica o della cucina; ci si ferma al livello Shu, quello della conformazione... nel quale è importante ripetere al meglio un movimento o una serie di essi, quando poi si vuole fare gli splendidi, si osa approdare ad Ha, interpretando, dando un proprio significato peculiare a quegli stessi movimenti (e rischiando così anche un mare di critiche!)...
Ma quand'è che si "CREA", nel vero e proprio significato del termine?
Quando il processo smette di andare da fuori a dentro, ed inizia ad esternarsi dal proprio intimo...
Per fortuna una didattica per tutto ciò ora esiste, e molte discipline la stanno scoprendo... perciò si sta collettivamente imparando a seguire ciò che in Aikido chiameremmo "Takemusu Aiki", ovvero a smettere di voler tenere tutto sotto controllo ed abbandonarsi all'ignoto, imparando a viverlo in modo più sereno, partecipe e costruttivo possibile.
Per ciò oltre 10 anni fa insistevo con sottolineare quanto fosse ridicolo continuare a confondere l'Iwama Ryu proprio con il Takemusu Aiki (chi è interessato trova QUI l'articolo); fra l'altro ogni disciplina ha il suo modo di fare questa cosa, quindi un attore impara ad improvvisare, un jazzista altrettanto... ed un buon cuoco impara a cucinare manicaretti con ciò che trova nel frigorifero, senza necessariamente avere a disposizione 10000 ricette e tutti i prodotti di un supermercato.L'EMBODIMENT è appunto lo strumento che utilizziamo in Aikido, e lo si può fare sin dalla 1º volta che saliamo sul tatami, non è assolutamente essenziale essere esperti... anzi forse è proprio meglio iniziare fin da subito, quando non sappiamo ancora nulla!
Utilizzo questo termine inglese perché in italiano non abbiamo nulla che esprima lo stesso significato (purtroppo), infatti esso rende bene l'atto di dare una forma tangibile e fisica a un concetto, un'idea o una qualità astratta... appunto attraverso il corpo; per noi sarebbe qualcosa come "incorporare", "incarnare", "rappresentare" o "personificare".
Si tratta comunque di un processo che va da "dentro a fuori", così come qualsiasi forma di arte. Ma prima ancora di spiegare cosa sia, cerchiamo di capire insieme bene perché l'embodiment sarebbe qualcosa di così importante.
Ordinariamente parlando, riceviamo stimoli dall'esterno ed in base ad essi formuliamo una risposta adatta ad essi: sentiamo il suono di un'auto in arrivo, allora giriamo lo sguardo... la vediamo anche, e ci prepariamo a fare un passo indietro o un balzo in avanti per non essere investiti. Stimolo, elaborazione, risposta.Riceviamo uno yokomenuchi (l'input sarà visivo) o un katatedori (input sia visivo, che cinestesico)... a quel punto il nostro sistema nervoso calcola il movimento migliore da compiere in base alla nostra posizione attuale ed al nostro grado di coordinazione motoria. Stimolo, elaborazione, risposta.
Tutto ok fino a qui, tuttavia esiste un problema di fondo che la fisica del nostro universo non ci permette di superare, ovvero il "tempo di latenza nella ricezione" e di conseguenza pure nella reazione: c'è infatti un tempo tecnico fra l'informazione in entrata (da canali visivo, auditivo e cinestesico), elaborazione neurale e la risposta in uscita... questo tempo NON può essere ridotto sotto ad una certa soglia, che dipende dagli strumenti che utilizziamo per compiere questo processo.
Ad esempio l'elaborazione razionale viaggia a circa 40 bit/s: se quindi voglio analizzare razionalmente pacchetti di informazione, non potrò scendere sotto la soglia richiesta dal mio emisfero sinistro per elaborare queste informazioni.L'elaborazione razionale ha la caratteristica di essere molto "logica", e da questo punto di vista pure "ottimizzata", però e fottutamente LENTA in campo marziale (e non solo!) rispetto - ad esempio - all'elaborazione intuitiva, istintuale e spontanea... che invece viaggia intorno ai 40.000.000 bit/s (ovvero 6 - SEI - ordini di grandezza sopra quella precedente)!
Quindi dobbiamo trovare il modo di tenere occupata la razionalità, così da permettere al nostro istinto di agire al posto di essa in situazioni inaspettate ed inedite: se non lo facciamo, essa cercherà sempre di prendere il controllo, rallentando le nostre azioni.
L'embodiment quindi diventa uno strumento straordinario per iniziare un processo INTERNO e lasciare che esso si manifesti spontaneamente fuori, a livello intuitivo e libero, ovvero NON razionale: ci si sente particolarmente scemi le prime 100 volte che si fanno questo genere di esercizi, ma poi ne si comprende l'effettiva indispensabilità!
Si tratta di immaginare una qualità che desideriamo esprimere: qualsiasi concetto astratto, archetipo, simbolo o prospettiva... ed iniziare a MIMARLA con il corpo, ossia consentire che da qualcosa di mentale possa esprimersi a livello SOMATICO.
Possiamo esprimere le qualità dei 4 elementi principali (terra, acqua, fuoco ed aria), oppure una prospettiva specifica della nostra pratica (la fluidità, la connessione, la decisione, la determinazione, la ricezione, la chiarezza mentale, la calma all'interno del movimento....) e iniziamo a muovere il nostro corpo in modo apparentemente caotico, ma facendo del nostro meglio per far si che i movimenti MIMINO, ESPRIMANO la qualità che stiamo studiando.
Questo processo fa andare le informazioni da DENTRO a FUORI... e chi ci guarda non dovrebbe vedere tanto noi, quanto una rappresentazione dell'archetipo che stiamo facendo del nostro meglio ad incarnare.
Ovvio che a questo livello NON si può COPIARE nessuno: ciascuno avrà il suo modo UNICO di esprimere la qualità della quale sta facendo embodying, quindi ogni forma di riferimento esterno sarà automaticamente tagliata fuori, per essere esclusivamente a contatto con la propria interiorità. Qui non esiste "giusto" o "sbagliato"... c'è solo l'azione.
Questa credo sia appunto la ragione per la quale nel mondo dell'Aikido si sta così lontani da queste pratiche: perché esse richiedono di perdere consciamente il controllo di ciò che si sta facendo e non consentono alcuna forma di imitazione del proprio super Sensei preferito! Non solo si rischia l'errore e la disarmonia: ci si fionda proprio dentro consapevolmente!
Si sperimenta l'ignoto, e in una condizione nella quale esso non può essere parametrizzato in alcun modo...
Però questo porta più lontano del previsto, perché ci mette in grado di AGIRE ad uno stimolo esterno INCLUDENDOLO nel nostro ignoto, anziché limitandosi a reagirvi, acquistando preziosi istanti di azione spontanea... cioè sperimentando il vero e proprio Takemusu Aiki che tutti andiamo cercando!!!
Solo che a fare questa esperienza possono essere letteralmente TUTTI, indipendentemente dall'età (i bambini lo fanno comunque meglio che gli adulti!), il proprio grado o titolo e la propria esperienza sul tatami. Si può letteralmente iniziare con l'embodiment la 1º lezione di Aikido che si fa, senza sapere ancora nulla delle varie tecniche... e spesso ciò risulta più semplice di quando un esperto prova a mettere da parte ciò che sa ed a lasciarsi andare!
Che frustrazione per i cosiddetti "esperti"!? Qui un momento in cui ci siamo bendati, per agevolare un movimento più spontaneo possibile....
Questo livello della pratica NON può - per definizione - essere tenuto sotto controllo da nessuna Organizzazione Aikidoistica e consente a chiunque di avere "prestazioni" assolutamente paragonabili a quelle del Fondatore: si viene attaccati liberamente, in qualsiasi modo (codificato o meno) e si è in grado di rispondere in modo naturale, spontaneo ed unico senza nemmeno pensare al da farsi, ma lasciando che sia la connessione con il partner a creare una situazione che potremmo definire "marziale", ma come risultato del tutto collaterale.
Se aggiungo che utilizziamo la MUSICA - elemento assolutamente NON contemplato dalla tradizione - come onda portante di questo genere di esercizi, comprenderete bene quando essi si scontrino contro i sacri dogmi dei praticanti più tradizionalisti, quelli cioè che che amano zavorrare la loro pratica a Shu o a Ri...
Ne comprendete anche però il potenziale?
Chi vi approda NON torna indietro... e questo spaventa veramente un botto!
Marco Rubatto






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