Tuttavia, in soli 2 passaggi è racchiuso molto di ciò che c'è da sapere rispetto al rapporto di due fendenti, in merito a [間合] "maai" (distanze e timing).
Come al solito, prima una sinossi di quanto avviene...
1A1 - uke tachi: ha intenzione di attaccare entrando, e per fare ciò ha la necessità di aprire l'arma del partner tramite un maki otoshi, un movimento in grado di spostare il bokken avversario, senza perdere il centro di uchi tachi;
1B - uchi tachi: utilizza l'energia ricevuta dal maki otoshi e la utilizza per eseguire kiri kaeshi, un taglio di risposta, che lo fa avanzare dalla guardia destra a quella sinistra, sferrano gyaku yokomenuchi; la ricezione si trasforma nel 1º attacco;
1A2 - uke tachi: dalla sua volontà iniziare di avanzare per colpire, è costretto ad indietreggiare parando, e passando anch'egli dalla guardia destra a quella sinistra; l'intenzione di attacco si trasforma nella ricezione del 1º attacco;
2A - uchi tachi: coglie l'iniziativa di attaccare con un ulteriore gyaku yokomenuchi la tempia sinistra del partner, eseguendo quindi il 2º attacco, e passando dalla guardia sinistra a quella destra;
2B - uke tachi: riceve anche il secondo fendente, passando anch'egli dalla guardia sinistra a quella destra, ma accorciando il maai e chiudendo così lo scontro, prendendo il centro del partner ed impedendogli di continuare con ulteriori azioni.
Di per se ci troviamo davanti ad un esercizio piuttosto semplice, una frazione di go no awase, se non fosse per l'inizio concitato, con inversione delle intenzioni dei praticanti. Ecco un video che vi mostra l'esercizio...
Questo punto si sviluppa tramite l'assunzione consapevole della posizione di hanmi, che consente di utilizzare le proprie anche come la tsuba (il guardiamano) della spada; nella pratica preferiamo una postura [三角体 ] sankaku tai (corpo triangolare), anziché una frontale.
Si tratta di un principio piuttosto importante, che si ritrova in ogni elemento del bukiwaza e del taijutsu.
Il secondo punto notevole è quello di apprendere da parte di uke tachi come parare "tagliando con le anche", anziché limitarsi a farlo con le braccia.
Di sicuro la parte più visibile di un taglio si esegue con le articolazioni che sorreggono la spada... tuttavia man mano che la pratica diventa più matura, le differenze vengono realizzate con micro-movimenti: nella fattispecie, si impara a far partire OGNI azione da un movimento dell'hara (ovvero da una rotazione delle anche).Ciò implica, mentre si fa un passo indietro, utilizzare le gambe in un ordine specifico... che non è quello che viene più semplice ai neofiti...
Se siamo con la gamba destra avanti, essa dovrà fare un passo indietro, ma la gamba sinistra sarà l'ultima a muoversi, mentre le anche ruotano verso la propria destra; se siamo con la gamba sinistra avanti, questa dovrà fare un passo indietro, ma la gamba destra sarà l'ultima a muoversi, mentre le anche ruotano verso la propria sinistra.
Circa il 95% dei praticanti utilizza le gambe (e quindi le anche) esattamente al contrario... Ma fior fiore di 6º e 7º dan inclusi intendo... magari anche avanzati nei gradi, ma "diversamente neofiti" nello studio di alcune biomeccaniche piuttosto importanti.
Otre a questi punti fondamentali, questo esercizio presenta sia l'attacco, che la ricezione di fendenti in entrambe le guardie... e ciò lo porta ad essere il ricettacolo ideale di TUTTE le variazioni che possono essere create da queste tipologie di azione.Gli henka no tachi (le variazioni della spada) sono descritti in questo video...
Al solito possiamo anche dilettarci a connettere questo kumi tachi con tutti gli altri, esattamente come abbiamo fatto con quelli che abbiamo sin ora descritto; ecco il video che mostra le connessioni...
Nella Scuola dalla quale provengo - l'Iwama Ryu - si fa continuamente menzione dell'importanza dei "mattoni di base", sui quali si costruisce tutto l'Aikido (sia il taijutsu, che il buki waza): la conoscenza formale e le costruzioni tecniche risultano impalcature importantissime per la costruzione (prima) e la manifestazione (poi) di questi principi.
Ancora una volta sono testimone del fatto che essi sono INDIPENDENTI dagli aspetti meramente tecnici, che risultano "scatole" delle quali rappresentare il "contenuto"; tuttavia da qualche parte è necessario iniziare la formazione del propio alfabeto marziale, e devo ammettere che san no tachi rappresenta un elemento cardine, sia per la sua semplicità (che non è sinonimo di facilità), che per la sua completezza.Marco Rubatto







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