lunedì 11 maggio 2026

Il posto "giusto" per studiare Aikido

Il posto "giusto" per studiare Aikido credo non esista
, anche perché bisogna intendere che cosa si intende per "giusto", parola che dipende tanto dalla prospettiva di chi la pronuncia.

Forse mi concentrerei di più sul luogo MIGLIORE per studiarlo, rispetto a quelli che ci sono a disposizione.

Eppure è parecchio frequente che mi si chieda: "Tu sei troppo lontano... dove possono andare a praticare bene Aikido se abito dall'altra parte della città (o della regione, o d'Italia)?".
Per me è sempre una sofferenza rispondere a domande simili, perché potrebbe sembrare che non mi fidi del lavoro di nessun altro oltre il mio... ma non è per nulla così!

Sono piuttosto consapevole che tutti cerchiamo un unico "brand" - l'Aikido appunto - ma gli attribuiamo caratteristiche molto differenti fra loro, talvolta addirittura antinomiche.

C'è chi vuole tecnica, e fra di essi chi la desidera più tradizionale e chi invece la preferisce più morbida... c'è chi vuole la relazione, chi ama la filosofia e la cultura Giapponese... chi vuole esplorare alcuni elementi legati alla spiritualità. Nessuno ha torto a 360º, molti hanno punti di vista molto specifici, e quindi anche inevitabilmente parziali!

Tutti cercano il luogo "giusto" per sé, non comprendendo che quel luogo dipende più dal film che si sono fatti dentro, piuttosto che da quanto serve loro o da quanto esista veramente sul territorio.

Esistono aspettative in grado di muoverci e spronarci ad intraprendere uno studio serio ed appassionato, potenzialmente in grado di accompagnarci per l'intera vita... ed esistono preconcetti in grado di frenarci ed impedirci di riconoscere una pepita d'oro, anche se ci andassimo a sbattere sopra col naso!

Allora, cos'è o dov'è il luogo "giusto"?

Ho ospitato qualche settimana fa una scolaresca al Dojo, per una mattinata di laboratorio sulla conflittualità: erano tutti ragazzi fra i 18 ed i 19 anni, senza alcuna esperienza nelle Arti Marziali. Ho chiesto loro prima di iniziare cosa veniva loro subito in mente nel sentire queste 2 parole.

Poi ho chiesto anche se sapevano cosa fosse l'Aikido, e se si, che provassero a descriverlo...

Il nulla cosmico più spinto: un crocevia di luoghi comuni su auto-difesa, mosse per atterrare un avversario, "usare la sua energia contro se stesso", confusioni con una sorta di cugino del Judo, del Karate o del Kung Fu; insomma una poco velata dichiarazione di completa ignoranza di 22 giovani al quali veniva chiesto se sapevano dove si stessero trovando.

La gente cresce con i film e cartoons della propria generazione: i miei erano quelli di Bruce Lee, Jan Claude Van Damme e Steven Seagal... ora c'è la generazione di Kung Fu Panda, Dragon Ball e One Punch Man. Nessuno sa qualcosa di vero, se non le ridicole caricature che vengono presentate nel main stream.

E non si può trovare il luogo "giusto" se lo cerchi con la testa piena di immondizia!
Di per sé, sei come un cieco che fa finta di scegliere i colori migliori per sé, solo che non può farlo proprio per via del proprio handicap.

Ma è meglio un 5º dan o un 7º dan come Insegnante?

DIPENDE, da chi è, da chi gli ha rilasciato quei gradi, da cosa ha intenzione di farsene dopo che li ha presi... e da un altro pacco di variabili che rendono quasi impossibile scegliere una persona in base al numero dei dan con i quali lo si identifica.

Nella mia città ci sono Insegnanti con gradi molto alti... dai quali non consiglierei di andare nemmeno se uno mi chiedesse dove può perdere del tempo!

E quale stile di Aikido è meglio praticare? Qual'è il più autentico, il più efficace, il più tradizionale?

Avete presente quei bei negozi nel centro città, nei quali si possono comperare solo cose costose ed inutili?
Ed avete presente quelle bancarelle al mercato delle pulci, nelle quali - fra un articolo vintage e l'altro - è possibile trovare qualche autentica chicca veramente importante da accaparrarsi?

Allora forse non è tanto dove vai, quanto lo spirito che ti muove: questo ti permetterà magari di trovare il meglio ed arenarti, spegnendo il sacro fuoco della ricerca personale... oppure ti consentirà di trovare il peggio, e non accontentandoti, di proseguire la tua ricerca.

Andare a finire "bene" o "male" sono solo punti di vista: nella mia esperienza ho visto fiorire molto di più persone e luoghi che hanno dovuto attraversare momenti difficili e di incertezza, piuttosto che altri... nei quali sembrava già esserci tutto cosa serviva per diventare grandi Aikidoka.

Quello che definiamo "male" o "sbagliato" talvolta non è altro che un guardiano della soglia... che ci attende per porci la domanda crucciale: "Quanto ti interessa sul serio?!"

Chi è interessato, sarà disposto a superare 1000 ostacoli...
coloro che hanno solo una desiderio romantico di intraprendere una disciplina in grado di fare la differenza si arenerebbero anche se l'Insegnante fosse O' Sensei in persona!

Se proprio dovessi fare a forza un distinguo fra gli Insegnanti ed i luoghi della pratica, ad oggi non guarderei più né i gradi, né lo stile o la Scuola: farei caso da quanto tempo quell'Insegnante insegna, se lo fa come hobby nel tempo libero o se è la sua professione (primaria o secondaria), quante cinture nere ha sfornato... e per il Dojo darei un occhio a quante lezioni ci sono a settimana e quali altre discipline si insegnano nello stesso luogo.

Farei attenzione se il gruppo al quale mi lego promuove di frequente scambi fra Insegnanti, se organizza eventi (privati, regionali, nazionali, internazionali di primo acchito poco importa), se è composto da 3 persone o da 30...

NESSUNO di questi indicatori è - di per sé - la garanzia di essere approdato in un buon luogo di pratica
, ma se li incrociamo tutti fra loro e facciamo caso a quanti di essi sono contemporaneamente presenti... forse potremo avere una prima indicazione.

Quando ho voluto fare la differenza per me, mi sono rivolto ad un professionista, che lavorava (e lavora) in un Dojo professionale, nel quale c'è lezione ogni giorno (anche più volte nello stesso giorno): capite da soli che un conto è avere come guida uno che fa il tranviere/panettiere/benzinaio e nel tempo libero insegna Arti Marziali, un conto è mettersi nelle mani di chi ha dedicato l'intera propria esistenza allo studio ed all'insegnamento di una disciplina.

E altrettanto vale per il Dojo: è un fitness club, nel quale ci sono lezioni di Aikido 2 volte alla settimana, e nella sala a fianco in contemporanea c'è lezione di Zumba... o è un luogo destinato a discipline che studiano il rapporto mente-corpo attraverso discipline affini a tale prospettiva?

É un luogo nel quale è possibile praticare 3 ore di Aikido a settimana o 20?

L'Insegnate ha un suo "lineage" riconoscibile?

"Io sono il grande Pdor, figlio di Kmer, della tribù di Instar! Della terra desolata degli Sknir! Uno degli ultimi sette saggi! [...] Colui il quale può leggere nel presente, nel passato e anche nel congiuntivo!".

Il movimento appartiene ad una corrente specifica, a livello territoriale, nazionale o internazionale?

Qual'è o quali sono gli Enti che rilasciano le certificazioni?

Tutti elementi che se presi a se stanti dicono tutto e nulla, ma che se messi insieme iniziano a descrivere uno scenario preciso, che racconta il livello di passione, di cura, di meticolosità, di aspettativa, di professionalità, di intensità, di cuore con i quali si propone la pratica di una disciplina.

Il posto "giusto" per studiare Aikido
, oltre tutto, cambia con noi... evolve man mano che noi stessi ci addentriamo nella disciplina e comprendiamo quali aspetti ci risultano più importanti da esplorare, coltivare, vivere con costanza ed ingaggio.

L'esperienza mi fa dire che, in fondo, nessuno finisce le luogo "sbagliato" (nonostante l'ampio significato che può avere questa espressione): magari approdiamo semplicemente nel luogo in grado di farci fare dei click importanti... talvolta proprio quelli che ci richiederanno di lasciarlo ed andarne a cercare un altro più consono e risonante con noi stessi.

Non è questa la sede per fare lezioni sulla sincronicità dell'universo, ma spesso i neofiti si mostrano spaventati proprio dalla eventualità di sprecare il loro tempo in luoghi che non fanno al caso loro. Un po' come se volessero fare subito centro, senza avere tempo da perdere... salvo poi trascorrere le loro serate davanti a Netflix, con popcorn e rutto libero.

Paradossalmente però, questa eventualità non si può presentare mai, poiché da qualsiasi luogo è possibile apprendere qualcosa (sia di positivo che di inappropriato per sé) e quindi ognuno di essi ci da la possibilità di fare una qualche differenza, sopratutto nel momento in cui decidiamo di dedicare tempo e risorse alla nostra stessa crescita.

Forse risulta comodo "chiedere all'esperto" e ricevere una risposta che non ci richieda più di tanto sbattimento...
così avremo qualcuno da incolpare se si dovesse darci un'informazione non collimante con le nostre aspettative: invece un po' di superamento di difficoltà iniziali risulta molto utile, ed è parte integrante del percorso stesso che stiamo scegliendo.


Marco Rubatto







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