lunedì 16 marzo 2026

E perché non distruggere l'avversario?

"Ferire un avversario significa ferire se stessi.

Controllare le aggressioni senza infliggere lesioni è l'Arte della Pace". 

[Morihei Ueshiba, O' Sensei]


In Aikido pare che sia particolarmente importante garantire l'integrità del proprio attaccante... come mai?

Non si farebbe prima a togliere questo notevole freno al danno che gli si può infliggere? In fondo è stato l'altro ad attaccarci, no?!

NO.

Di solito, le Arti Marziali sono rappresentate nell'immaginario collettivo come il ragazzetto (o la ragazzetta) minuto/a che fracassa di mazzate un branco di bulli, lasciandone a terra la maggior parte doloranti: perché questo cliché non si addice ad una disciplina come la nostra?

Il senso della giustizia che prevale: "Ecco, gli sta bene... così la prossima volta ci pensa 3 volte prima di fare il prepotente", appagante almeno quanto banale però.

Siamo continuamente percorsi da un senso comune di rivalsa su un mondo che pare non vederci, talvolta sembra schiacciarci, più o meno consapevolmente... quindi quando arriva l'eroino/a che con 4 colpi segreti rimette in bolla la bilancia del dare-avere, molti si sentono sollevati.

Però è solo una sensazione facile, non ha nulla di profondo in sé.

Qui dobbiamo tirare in ballo sia una visione concreta, ovvero quella materiale... che una visione trans-personale, che è di carattere spirituale. Con il termine "transpersonale" si riferisce a ciò che va oltre la persona, ed include stati di coscienza espansi che trascendono l'ego e l'identità personale abituale... collegando l'individuo a una dimensione più ampia, universale e interconnessa.

E poi bisogna fare lo sforzo non banale di metterle insieme questi due dimensioni ed integrarle!

Da un punto di vista squisitamente concreto, è molto più facile mandare il proprio avversario al creatore, o ferirlo in modo serio... piuttosto che lasciarlo illeso, ed - anzi - averne persino cura.

Quindi dalla prospettiva della tanto blasonata "efficacia marziale", il Karate, ad esempio, prevede che la fine di uno scontro avvenga nel modo più semplice e veloce possibile, con il minimo numero di movimenti (1 può bastare, se si è bravi)... ed ottenendo i risultati più devastanti possibili al soma di chi ci attacca, così da impedirgli di nuocerci nuovamente.

Un nemico ferito gravemente o morto non costituisce più una minaccia diretta.

Però costituisce una minaccia indiretta: infatti egli avrà parenti, amici, compari... che presumibilmente dal giorno seguente saranno già sulle nostre tracce, per avere vendetta. Questa cosa si chiama "escalation del conflitto".

Dunque, da un punto di vista pratico e concreto, "colpire per primi, colpire forte, senza pietà" alla Cobra Kai maniera sembra essere ciò che funziona FORSE meglio nel breve periodo (e CERTAMENTE male in quello lungo).

Se invece assumiamo una prospettiva trans-personale, iniziamo a percepire la vita non scissa nelle sue varie forme di manifestazione... ed è possibile addivenire alla consapevolezza che la scintilla coscienziale che anima noi condivide parte della sua essenza con tutto ciò che ci vive intorno, dal filo d'erba, all'insetto... agli altri esseri umani, e - fra essi - anche il nostro nemico.

È come dire che esiste un'espressione della vita ESTROVERSA, specifica ed apparentemente scissa dalle altre, che chiamiamo "individualità"... e ne esiste anche un'espressione INTROVERSA, generale e interconnessa a tutto, che alcuni chiamano divinità... ma che non mi interessa neppure definire più di tanto.

Tutto vorrei, meno che cadere o far cadere in convinzioni di tipo religiosistico, cioè di dottrine basati su fede e dogmi: la spiritualità o è un'esperienza personale... o non è!

In ogni caso, per tutti quelli che hanno intenzione di fare questa esperienza... posso affermare che c'è la possibilità di percepire questo "primo che non ha un secondo", e che dal punto di vista di chi se ne sente parte, è sciocco andare contro un'altra parte di se stessi... che solitamente chiamiamo "un'altra persona".

Dal punto di vista trans-personale, quindi... ferire il propio avversario significa ferire quella parte "primale" di me che è anche parte di lui/lei: quindi non sto graziando nessuno nel voler lasciar l'altro incolume... sto solo rispettando me stesso (e lui/lei - che ad un determinato livello - siamo la stessa entità).

Allora se non posso fare nulla al mio avversario perché lui ed io siamo la stessa cosa... devo permettergli di fare a me ciò che desidera?

NO.

Perché anche se lui lede me sta mancando di rispetto a quell'unica entità che in noi si manifesta con due individualità apparentemente separate e ben distinte.

Quindi NON devo ledere l'altro, ma NON devo permettere che mi leda: come si fa?

... Semplice, ma non facile: si fa Aikido! 

Questa disciplina è creata per mettere insieme la prospettiva concreta con quella spirituale, quindi le tecniche marziali sono utilizzate per far si che l'aggressore non sia in grado di lederci, tuttavia la parte "spirituale" è quella che vuole impedirci di farlo soccombere per ottenere il primo benefit, che si rivelerebbe quindi solo e sempre parziale.

La visione è quella di una realtà che è solo FINTAMENTE duale (io/lui...), ma che si rivela UNITARIA e perciò non scindibile, e nella quale sacrificare una parte a beneficio dell'altra NON è qualcosa di accettabile, in nessuno dei due casi.

Deve finire pari, semplicemente perché se a livello manifesto la realtà è duale... ad un livello più alto o più profondo invece è primale: quindi VINCERE significa far si che non ci sia più possibilità, né ragione di combattere. Questo si chiama "descalation del conflitto"... ed è talvolta complicato sposarlo come pratica quotidiana, però è un investimento che lascia un profumo leggero ed una sensazione sana, al contrario del suo opposto esaminato poco prima.

Sembra che l'uniVERSO abbia, appunto un suo VERSO, una direzione... e che questa sia UNA sola: l'Aikido potrebbe avere colto questa direzione naturale e può quindi essere utilizzato per vivificarla nel nostro quotidiano, specialmente quando ci troviamo immersi in un conflitto di qualche tipo.

Quando va tutto bene è più facile rimanere in pace con tutto e tutti, ma quando ci sentiamo in pericolo è altrettanto veloce e comune tornare al "mors tua vita mea"... Ora però sappiamo esistere un'alternativa per chi è stanco di diventare un carnefice perché non vuole più essere una vittima: vieni a praticare Aikido, poiché la riconciliazioni degli opposti è una PRATICA concreta, non solo una insieme di belle parole filosofiche!


Marco Rubatto





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