Parla di alieni che stanno per invadere la terra e tutte quelle altre cose che fanno parecchio audience da 70 anni a questa parte... però è basata su una questione fisica attualmente ancora irrisolta per davvero, chiamata proprio "il problema dei 3 corpi".
Di cosa si tratta?
Una conseguenza evidente del fatto che, ogni volta che la scienza attuale si occupa di questioni legate alla gravità, mostra di non averci ancora capito un benamato ciufolo di niente...
Esiste infatti una formula, della "Legge di gravitazione universale" che lega in modo matematicamente certo l'influenza gravitazionale di 2 corpi che interagiscono fra loro. È proprio da questa formula che ricaviamo infatti il valore dell'accelerazione di gravità g, pari a 9,81 m/s^2.Non disponiamo attualmente tuttavia di una formula CHIUSA che lega l'interazione reciproca di 3 corpi, da cui il nome del "problema" suddetto.
In realtà però le cose stanno messe molto peggio di così... poiché la costante di gravitazione universale G (= 6,674 30 · N ⋅ m^2 k g^-2) non abbiamo idea da dove provenga e come mai sia così, se non ché... mettendola dentro quella formula con quel valore specifico... a Newton tornavano i conti!
Si, perché è dai tempi di Newton (1643-1727) che siamo fermi al palo su questo argomento...E se affermo che la questione è pure più complicata è perché i corpi che interagiscono fra di loro sono SEMPRE più di 2, nella fattispecie un bel po' più di 2... solo che se le loro masse sono significativamente le une più grandi o più piccole delle altre, ed inoltre sono a grande distanza fra di loro, allora si possono introdurre delle approssimazioni che sembrano non fare così tanto la differenza nei calcoli.
Ma, si sa... approssima di qua, approssima di là, difficile che alla fine il risultato diventi più preciso!
Quindi di 2 corpi che si attraggono sembra che si sappia (quasi) tutto, di 3 corpi non si riesce a trovare una formula chiusa... ed i corpi massivi in gioco sono sempre infiniti: bel casino!
La scienza fa fatica a dire "non ci ho ancora capito un ciufolo", ma io sono un ingegnere e mi hanno insegnato molto bene che fare delle approssimazioni è legittimo, fino a quando poi ci si ricorda che le abbiamo fatte... e non inizio a prendere i risultati dei miei calcoli come se queste non fossero esistite.E voi mi direte: cosa centra questo con l'Aikido?!
Centra, centra...
Sul tatami possiamo essere soli (poche volte) o in compagnia (la maggioranza delle volte): sappiate che la scienza non sa bene come funziona l'interazione fra voi e madre terra già quando siete da soli... quando invece siete in compagnia, ci si salva solo perché la massa dei praticanti sembra trascurabile rispetto a quella del pianeta sul quale facciamo le cadute.Perciò il fatto che le interazioni gravitazionali fra i praticanti sembrano essere trascurabili, non significa che siano inesistenti!
Non tutto quello che è piccolo può essere trascurato solo perché è tale: ad esempio, noi siamo costituiti da atomi, che sono effettivamente PICCOLI... tuttavia non siamo così disposti a rinunciare a parte di essi solo perché occupano poco spazio. I nostri atomi ci servono tutti!
Introduciamo quindi un nuovo parametro, che alla fisica piace ben poco, che è l'INSICUREZZA/INCERTEZZA... derivata dal fatto che non abbiamo ancora una spiegazione esaustiva su tutto.Beh, in Aikido pare che sia più importante imparare ad armonizzarci a questa incertezza, rispetto che avere formule chiuse che contemplino OGNI possibile scenario.
In fondo un avversario è tale se ci attacca QUANDO vuole lui e COME vuole lui: non importa che poi il 70% (per alcuni il 100%) del nostro allenamento sia costituito da katageiko, nel quale sappiamo già tutto prima che accada. Capiamo da soli che questa NON è una situazione realistica, vero?!
Allora, a differenza della razionalità, che prova a tenere ogni variabile sotto controllo... noi facciamo esattamente l'opposto, ovvero proviamo a stare a nostro agio quando questo controllo viene meno e non c'è modo per riprenderlo.
Imparare a stare nell'incertezza richiede molto più coraggio che sapere come tenere sotto controllo un avversario: in questo caso i parametri si invertono completamente.Un fisico sbarella se non trova una soluzione al problema dei 3 corpi, perché è costretto a fare delle approssimazioni i cui effetti fa fatica a controllare: un Aikidoka dovrebbe andarci a nozze nel non sapere come fare a fare ciò che dovrà fare!
Per questo gli è richiesto di utilizzare primariamente il lobo cerebrale destro, ovvero quello empatico/creativo... e si vede SPERIMENTALMENTE che spesso è la soluzione a venire da noi, anche quando non abbiamo nessuna idea della forma che essa potrebbe prendere.
Spesso uno scienziato non riesce a fare altrettanto, a meno che non si sogni qualcosa alla notte... perché la sua mente è troppo legata a ciò che già conosce per essere in grado di partorire qualcosa di completamente nuovo... magari in apparenza pure contrastante con ciò che già conosce.
Ecco spiegata la differenza fra pensiero deduttivo e induttivo: il primo va dal generale al particolare (convergenza), partendo da principi o teorie generali per arrivare a conclusioni specifiche e certe (es. matematica), mentre il secondo va dal particolare al generale (divergenza), osservando casi specifici per formulare leggi o ipotesi più ampie e probabili (es. scienze naturali).La deduzione garantisce la verità se le premesse sono vere, l'induzione offre solo conclusioni probabili.
Chiediamoci, perciò, quale spadaccino del medioevo giapponese avesse l'assoluta certezza di uscire indenne da ogni duello che affrontava. Impossibile: se la sarà sempre fatta un po' sotto, mettendo in conto che poteva essere arrivata la sua ora. Accettava questa semplice possibilità e si lanciava nella battaglia.
E non lo faceva solo per "vincere", perché il suo valore aggiunto era innanzi tutto partecipare allo scontro al meglio delle sue capacità: zero aspettative, solo capacità grande di vivere il momento presente: zanshin!
Ed il momento presente - per definizione - è sempre "nuovo", nel senso che è la prima volta che accade... ma è contemporaneamente pure "unico", perché è anche l'ultima volta che accade: l'istante presente succede una volta sola nella storia dell'universo.Il presente NON può essere previsto, ma solo "simulato": si fa finta di poterlo determinare, immaginando una situazione didattica nella quale uke viene ad afferrarmi un polso, mentre io provo ad applicare su di lui la tecnica XYZ.
Ma è una condizione sperimentale UTILE almeno quanto FALSA... e non è corretto che lo ci si dimentichi e si ritenga che in futuro un istante così possa verificarsi sul serio!
Così come non è corretto scordarsi che l'interazione gravitazionale fra corpi non è nulla anche se non siamo in grado di quantificarla, così non è lecito immaginare che una situazione sperimentale impostata da noi debba poi corrispondere ad attimi di vita reale.Il conflitto però al contrario è REALE eccome, e non possiamo decidere noi né quando verrà, né come lo farà e neppure con quale intensità si potrà manifestare; queste cose sono decidibili a priori infatti SOLO in un Dojo...
Ed io come mi relaziono con questi momenti UNICI, mai accaduti prima, che mai accadranno nuovamente in futuro... densi di CONFLITTO?
Saremo al sicuro? Avremo la possibilità di tenere sotto controllo ciò che per definizione non è determinabile più di tanto?
Altro che problema dei 3 corpi: un Aikidoka o è un pollo convinto di determinare (se non sovvertire) l'ordine naturale dell'universo... oppure è una persona che tenta di comprendere come funzionano le cose e quindi si prepara ad accettare di non essere MAI del tutto al sicuro ed in grado di tenere la situazione sotto controllo!!!Pure col rischio di infrangere i sogni più romantici di ogni marzialista: capite che c'è una bella differenza fra queste 2 prospettive?
Una è falsa, l'altra invece è difficile da accettare, quindi richiede vero coraggio... voi come vi ponete di fronte ad esse?
Meglio farsi rapire dagli alieni Trisolariani che accettare la dura realtà?
A vedere come si comporta la comunità internazionale dell'Aikido, a me pare di si: la realtà fa paura, quindi ci si preferisce nascondere dietro a qualche comoda bugia!
Marco Rubatto












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