lunedì 16 febbraio 2026

Dove e quando finiscono gli stili di Aikido?

Non tutti sanno come nacquero i diversi stili di Aikido che abbiamo tutt'oggi sul territorio nazionale e/o internazionale, ma è bene comunque fare una sana riflessione sulla loro direzione e destino...

Dal 2008, Aikime ha cercato di essere un luogo nel quale ogni espressione tecnica dell'Aikido potesse sentirsi ben accetta: ero inesperto, ma avevo già compreso quanto potesse essere divisivo l'aspetto legato alla tecnica, alla didattica, e quindi anche allo stile che ciascuno era solito frequentare.

Non che ora creda che le cose siano molto cambiate, ma ho quella ventina di anni in più trascorsi quotidianamente sul tatami, che mi permettono di aggiungere qualche considerazione in più rispetto ad allora.

Innanzi tutto gli STILI sono qualcosa di completamente sconosciuto ed "inutile" per un principiante assoluto... il quale, se vuole fare Aikido, cercherà il luogo più vicino e che ha orari compatibili con il suo menage settimanale, magari a quote abbordabili per il proprio portafoglio.

Non cerca un corso di Iwama Ryu, piuttosto che di Ki Aikido, Kobayashi Ryu o Aikikai: non sa nemmeno cosa significhino "queste strane parole"!
Ciascuno degli approcci che ho menzionato ha qualcosa di unico ed importante da offrire, ma il principiante lo ignora e quindi è mosso da altro: se proprio andasse in cerca di una Scuola specifica sarà perché un amico gli avrà consigliato di fare così, in base all'esperienza di quest'ultimo... 

Ma parliamo di "fidarsi" delle referenze che ci vengono date, non di scegliere in base ad una specifica forma di bisogno o consapevolezza.

Ergo: all'inizio gli stili non servono a niente!

Vediamo però ora dove finiscono questi "stili": oggi è ancora molto forte la polarizzazione fra i praticanti, quindi difficile che un allievo che segue Christian Tissier si rechi ad uno stage di Hitorira Saito (e viceversa, ovviamente). Ciascuno resta nel suo piccolo o grande ovile... ed è già tanto se riesce a seguire una corrente specifica in modo un po' decente!

D'altronde, il tempo dedicato alla pratica è veramente esiguo per il 95% dei praticanti di Aikido occidentali.

Però, però, però... 

Se - o quando - si accetta di approfondire maggiormente il valore aggiunto delle singole Scuole, si comprende che le varie proposte hanno tutte un certo senso logico, ma che spesso si sono occupate di aspetti DIVERSI di una stessa pratica. Tutti abbastanza importanti, fra l'altro, per restituire un quadro completo della stessa.

Il Fondatore, infatti, era uno solo... anche se della sua proposta sono stati colti aspetti peculiari molto differenti da chi lo ha conosciuto e frequentato; lo abbiamo detto molte volte su queste pagine...

Il futuro però cosa ci riserva?

Sulla base dell'esperienza che ho maturato in un ambiente multi-stile come la Federazione o come l'Evolutionary Aikido Community: questi "stili" sono destinati con il tempo a contaminarsi, e quindi anche un po' a "morire"... in un certo senso.

Infatti, ogni rappresentante di questa o quella corrente ha costruito una identità sulla base di due fattori ben specifici:

- cosa aveva compreso che gli altri non avevano capito altrettanto bene; e questi saranno i tratti più determinanti si uno "stile" o di una "didattica" specifica;

- sul proprio carisma personale; amplificando anche parte del proprio subconscio ed inconscio, comprese le ombre e le inconsapevolezze delle quali ciascuno soffre (ad un livello più o meno intenso), come - ad esempio - manifestazioni inutili dell'ego.

Il primo fattore è degno di nota, poiché una consapevolezza acquisita e trasmessa consente a tutti quelli che vengono dopo di acquisirla e trasmetterla a loro volta... senza dover inventare e reinventare l'acqua calda altre 200 volte.

Quella cosa specifica la sai?

- se SI, bene;

- se NO, vai a studiarla con chi l'ha sa e può insegnartela.

Non importa a quale aspetto dell'Aikido ci si stia riferendo: tecnico, filosofico, tradizionale, spirituale... funzionano tutti nello stesso modo; c'è chi ti può dare cosa ti interessa o ti manca, e chi non è in grado di farlo perché manca pure a lui/lei.

L'aspetto del carisma, invece, lascia un po' il tempo che trova... perché rischia di inghirlandare qualcosa di importante con aspetti che invece sono caratteristici della persona che insegna quell'aspetto... ma che non centrano un tubo con la disciplina.

Christian Tissier Shihan, per esempio, è il tipico caso che sta costruendo parte della storia dell'Aikido, almeno in occidente: molte Scuole si rifanno alla sua linea e sono testimone di prima mano della bontà e qualità dei suoi insegnamenti.

Però è francese - non che questo sia da considerarsi di per sé una colpa, ben inteso - e da francese, ha inzuppato tutta la nomenclatura dell'Aikido di francesismi che non hanno il benché minimo senso in giapponese: tutti quei "nagé" con sto accento farlocco NON rendono migliore la pratica di nessuno.

D'altronde gli americani - per esempio contrario - tendono a dire "kotegaishi", perché leggono "i", la "e"... ma questo non fa grande il loro kotegaeshi solo perché lo pronunciano ad minkyam.

Quindi un conto è cosa facciamo sul tatami, un conto è quanto la nostra lingua, cultura, ego, carisma hanno influenzato cosa facciamo sul tatami: il primo aspetto può essere importante per qualcun altro, oltre che per noi... il secondo è preferibile che si limiti  a vivere e poi morire con noi.

Fra 20 anni, se un allievo italiano di Tissier toglierà tutti gli accenti sballati con i quali è cresciuto, continuando a mantenere il buono che il suo Insegnante gli ha trasmesso e lo trasmetterà a sua volta (le pronunce in italiano sono le più simili a quelle giapponesi, e chi ha studiato un po' questa lingua lo sa bene)... lo "stile Tissier" starà morendo?

Di sicuro, la nomenclatura tecnica di un "Iwamaista" (che ha imparato direttamente dal giapponese) e di un "Tissieriano" tornerebbero ad essere più simili, pur continuando ad avere forse differente tecniche consistenti nella pratica: in questo senso le differenze fra gli stili tenderanno ad affievolirsi.

Ecco quindi la differenza fra i principi ed i loro contenitori momentanei, ovvero sia le tecniche, che i grandi Maestri che ce le hanno fatte conoscere. Quelli quindi che scimiottano un gesto stilistico tipico di una corrente...

- gli allievi di Tada Sensei che sembra che buttino via l'umido quando proiettano qualcuno, solo perché il loro Maestro finisce spesso con un braccio alzato;

- gli allievi di Tissier Sensei che ritraggono il jo dopo avere colpito, o stanno in seiza con un ginocchio alzato durante il saluto, solo perché lo hanno visto fare al loro Boss;

- gli allievi di Saito Sensei che cercano di imitare persino il kiai del loro mentore, perché così il loro Aikido è più figo, più tradizionale, più originale, più... più, più insomma;

- gli allievi di Tamura Sensei che devono per forza rendere qualsiasi cosa oscura e complicata, perché il loro Maestro diceva che "la via te la devi trovare da solo";

- gli allievi di Kobayashi Sensei che orpellano sto meguri come se nell'Aikido non ci fosse niente altro;

- gli allievi di Tohei Sensei che saltellano ogni 2x3 come se gli fosse entrata una cavalletta nelle mutande.

Beh, queste cose li fanno sentire forse più vicini a chi li ha ispirati (ed umanamente è comprensibile), ma diventare brutte copie di una grande persona non ci rende purtroppo (o meno male) grandi a nostra volta!

Cerchiamo di avere un Aikido la cui profondità sia commensurabile a quello di Tada, Tissier, Saito, Tamura, Kobayashi o Tohei... anziché rendere queste figure delle macchiette da scimmiottare come decerebrati.

Più ci allontaniamo dalla fonte di chi faceva "in un certo modo", più quel suo fare resta se risulta significativo e si dissolve se invece era solo un'espressione dell'ego personale, se non addirittura dell'inconsapevolezza di quell'individuo.

Quindi un Aikido "immaturo", ai suoi esordi, ha consentito che si creassero un sacco di stili perché oltre a seguire la luna, molti hanno iniziato ad adorare il dito che la indicava. Però più l'Aikido evolve e prende consapevolezza di se stesso, meno avremo bisogno di questa illusione adolescenziale di essere "nel posto migliore" rispetto a tutti quelli che ci sono.

Afferma così, infatti, solo chi è ancora molto insicuro di sé... e deve raccontarsi una storiella che lo fa stare più tranquillo possibile.

Gli esseri umani avranno sempre una loro bio-diversità, visto che non sono mai nati due individui identici in tutto da quando esistiamo su questo pianeta, quindi anche l'Aikido verrà SEMPRE interpretato in modo differente da ogni capo scuola, ma questo non sarà sufficiente a creare più delle divisioni "stilistiche", almeno non come le intendiamo adesso.

Prendiamo ad esempio l'ACQUA: c'è n'è di solida, liquida ed aeriforme... dolce di montagna o di lago, salata di mare, di pura e di pesantemente inquinata, di potabile e di non potabile... però ciascuno di queste forme differenti di acqua sarà costituita da 2 molecole di idrogeno ed una di ossigeno, indipendentemente da tutte le altre condizioni al contorno.

Più procediamo nella storia, più diventiamo consapevoli di ciò che accomuna e di ciò che differenzia due tipologie di acqua, o due Scuole di Aikido: ed in diversi momenti della vita avremo forse bisogno di differenti tipi di acqua o di pratica sul tatami... ma questo non ci farà dire che l'acqua di mare è meglio o peggio dell'acqua di montagna o che l'Aikido di Saito è meglio o peggio di quello di Tissier (come invece molti pensano ancora oggi).

Forse ragioneremo in base a: "Ora mi è utile?" oppure "Risuona con me al momento?"... e credo sia importante che chi avrà voglia e passione di guidare il movimento in futuro dovrà mostrare una discreta capacità di muoversi in TUTTI gli ambiti della disciplina, non solo in quello che preferisce o che gli risulta più naturale seguire.

Questo fa la differenza fra il cliente che entra in una pasticceria e sceglie le paste che preferisce sul bancone per portarle alla cena con parenti ed amici... ed il pasticcere che sta dietro il bancone... che deve essere in grado di preparale tutte, e che anzi sarà più apprezzato tanto quanto sarà in grado di incontrare i gusti di chiunque entri nel suo negozio.

Pensate che sarà molto differente in Aikido?

Per me è già così da un pezzo, ed ho continuo modo di constatare che differenza faccia... ma non voglio convincere nessuno: siate pure talebani di questo o di quel metodo, anche io per anni lo sono stato ed ora mi rendo conto che dovevo passare per quella esperienza per comprenderne il limite.

Marco Rubatto



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