Dopo poche parole, ho capito che non cercava il mio Dojo, ma una palestra che fa sport da combattimento che si trova propio di fronte a noi (voleva un corso di Thai Boxe).
Già che eravamo al telefono però, mi ha chiesto quali Arti Marziali si praticassero da noi; alla parola "Aikido", mi ha immediatamente chiesto: "Ma quanto costa?"
Non le ho potuto rispondere come avrei desiderato, quindi mi sono limitato a dirle che questo tipo di informazioni vengono date solo dopo che una persona ci viene a conoscere di persona... cosa che è bastata per farle concludere la chiamata.
Le persone sono ormai abituate a scegliere in modo molto rapido, di solito cavalcando un'ondata emotiva: confrontano le offerte tramite siti Web appositamente creati per paragonare fra loro offerte di prodotti simili... ma tutto ciò, che di per sé potrebbe pure aiutare, non è detto che consenta di fare scelte più consapevoli. Anzi...
Tecnicamente parlano, un corso qualsiasi che si frequenta presso una Associazione Sportiva Dilettantistica (ovvero almeno il 95% dei corsi postivi frequentabili in Italia) NON "costa" proprio nulla, perché ciò che è necessario pagare è una quota di appartenenza e auto-finanziamento ad una realtà associativa.
3 o più persone vogliono andare a fare una gita in montagna: si trovano, si equipaggiano, svolgono l'attività, quindi si suddividono le spese sostenute (trasporto, pasti, eventuali pernottamenti)... non è differente per una ASD, se non ché i soci sono più di 3, è necessario pagare un Tecnico in grado di erogare il corso desiderato ed è necessario ottemperare ad altri numerosi obblighi di legge: ma il socio non "compera nulla", contribuisce a che l'oggetto sociale (cioè quello che c'è scritto sullo statuto) divenga raggiungibile.
Quindi quanto "costa" è una domanda che non ha alcun senso, e non è solo un sofismo linguistico: l'Agenzia delle Entrate fa grossi soldoni quando - intervistando i soci di una ASD - si sente dichiarare che i corsi hanno un "costo"!
Se così fosse (o quando così è), allora le attività proposte NON sarebbero/sono DEFISCALIZZATE, in quanto si trasformerebbero in COMMERCIALI, e quindi costituirebbero un REDDITO D'IMPRESA, sul quale ovviamente è necessario pagare l'IVA.
Quindi se l'Agenzia delle Entrate riesce a dimostrare che l'ASD fa attività commerciali, anzi... se l'ASD non riesce a dimostrare che le sue attività NON rientrano in quelle di tipo commerciale, è la volta che è possibile esigere un tot di IVA evasa dagli importi incassati negli ultimi 10 anni.
Questo vuol dire, per farla veloce, che l'ASD si trova a dover pagare magari all'improvviso 30.000 - 50.000 € e CHIUDE sotto un peso che non è in grado di sostenere (mentre il Presidente, di tasca sua, mette ciò che manca dalla cassa dell'Associazione)!
Nel chiedere perciò quanto COSTA un corso di Aikido - nel senso che intendeva la ragazzetta al telefono - ... uno mostra solo di essere ignorante come una foca monaca!
In un altro senso, invece, molto più importante e profondo... ha senso chiedersi cosa COSTA frequentare un corso di Aikido: quanto impegno ci richiede, che tipo di ingaggio è necessario, cosa è necessario essere disposti ad affrontare questo percorso?
Quanto COSTA a livello di risorse e scelte personali, anche se queste NON fossero minimamente di tipo economico.
Beh, a questa domanda rispondo invece più che volentieri, senza alcun rischio di vedere defiscalizzate le mie attività!
Praticare Aikido COSTA il rischio di rendersi conto che vivevamo in una bolla prima di metterci in discussione, anima, mentre e corpo su un tatami...
L'inabitudine di studiarci, utilizzando il nostro stesso corpo come strumento, fa si che ci si possa raccontare un numero imprecisato di pippe mentali, alle quali credere come se fossero tutte verità del vangelo.
COSTA la fatica di uscire di casa sia quando fa bello, che quando piove, nevica o c'è la nebbia: un appuntamento con noi stessi non può essere mancato o derogato senza una valida ragione. E si scopre con il tempo che "questa valida ragione" è la morte di un parente, lo scoppio di una guerra atomica, un grave incedente, una malattia invalidante ... ovvero cose che per fortuna nella vita non accadono esattamente una volta alla settimana!
COSTA il coraggio di tirare diritto per la propria strada anche se questa sembra piena di limi, difetti ed ostacoli: la frustrazione è uno degli Insegnanti più autentici, severi ed utili che possiamo incontrare... e sul tatami più di una volta mangeremo pane e frustrazione.
COSTA la paura ed il coraggio di guardare solo se stessi ed evitare inutili confronti con chi ci cammina accanto, crescendo insieme ma evitando di entrare in competizione con i risultati (o i limiti) che ci vediamo intorno. Una delle lezioni più ostiche da apprendere, disattesa da molti Aikidoka, ancora un po' troppo impastoiati con il proprio ego.
COSTA l'acquisire la capacità di apprendere da qualsiasi cosa, condizione e situazione, piacevole o spiacevole che risulti, facile o difficile che si riveli, comoda o scomoda che si mostri...
COSTA la presa di coscienza che NON siamo coraggiosi come avremmo creduto di essere, così come non siamo poi così forti, così elastici, così disciplinati, così coordinati, così imperturbabili, così sensibili come avremmo già creduto di essere. E la presa di contatto con la realtà è di solito un prezzo che veramente in pochi sono disposti a pagare, benché risulti l'unico elemento che possa garantire la possibilità di una evoluzione ulteriore.
Non COSTA quindi così poco sto Aikido, anche se non avessimo per niente dovuto mettere la mano al portafoglio!
Siamo spesso incastrati in una società nella quale molte cose sono ACQUISTABILI, e forse una delle caratteristiche di questa disciplina è proprio quella di NON poter essere ottenuta SOLO con i soldi, ma con un ingaggio di tipo personale, che ha caratteristiche perlopiù scomode, come l'impegno la continuità, la resilienza, la focalizzazione, etc.
Ci saranno sicuramente da spendere quattrini in corsi, attrezzature, seminari, viaggi... ma l'Aikido NON entra in noi, né noi entriamo nell'Aikido in funzione di quanto è a fisarmonica o meno il nostro portafoglio!
È interessante notare che quando stiamo facendo una scelta, talvolta usiamo il termine "valutazione", che ha la stessa radice di "valuta"... cioè è come se stessimo dicendo che stiamo pensando o comparando qualcosa con i soldi.
Quando una cosa ci piace, diciamo che è "apprezzabile"... ovvero che possiamo attribuire un prezzo.
Chi non esce dal corto circuito mentale "qualcosa = soldi" non sarà in grado di approcciarsi positivamente ad una disciplina che parte da presupposti e si conclude in paradigmi molto distanti da tutto ciò.
Marco Rubatto
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