lunedì 27 settembre 2021

Aikido e la prospettiva spirituale

Da decenni dicono che "l'Aikido è una disciplina spirituale"... ma esattamente cosa vuole dire questa frase?

Sappiamo tutti che la spiritualità è qualcosa di molto difficile da descrivere, e spesso la confondiamo con la religione - non che questi due ambiti siano così disgiunti, in effetti -, quindi ci siamo chiesti: com'è fatta la parte "spirituale" dell'Aikido?

È necessario diventare shintoisti, recitare i norito (preghiere devozionali) e venerare gli shinigami (spiriti dei morti)... per fare un "Aikido spirituale"?

Secondo le nostre ricerche, niente di tutto ciò.

Innazi tutto chiariamo che la religione spesso nasce come tentativo di interpretare, talvolta di strutturare ed incasellare alcune forme di spiritualità: Morihei Ueshiba nacque, crebbe, visse ed operò in una terra ed in un periodo storico nei quali lo shinto (la religione della vita, "dell'aldiqua") ed il buddismo (la filosofia religiosa "dell'aldilà") in Giappone si fusero ed integrarono... tanto che oggi è molto complicato per i giapponesi stessi sapere quando le loro credenze abbiano un'origine shintoista, e quando invece ce l'abbiano buddista.

Diciamo che sono "shinto-buddisti"!

Ogni religione (lo shinto durante il periodo Meiji divenne la religione di Stato) ha dei riti, delle persone preposte ad officiare questi riti, delle preghiere rivolte alle proprie deità... ed O' Sensei era dedito a pratiche spirituali e religiose miste, provenienti da diverse sue esperienze (l'Oomoto Kyo per citare forse la più famosa e pregnante di esse, ma anche l'appartenenza al Byakko Shinko Kai, la Società della Luce Bianca).

Questi questi riti e preghiere sono la cristallizzazione di alcuni precetti etici e coscienziali, mirati al mantenimento di una vita retta da principi positivi, spesso altruistici, votati al miglioramento del proprio stare al mondo.

Potremmo dire che la spiritualità è ciò che sottostà a tutto ciò, ovvero un movimento che parte dalla coscienza dell'uomo, sin dalla sua comparsa sulla terra: la religione quindi dovrebbe incarnare principi spirituali, ma la spiritualità non ha necessariamente bisogno di una religione, in realtà, per esistere.

La religione è un po' la scatola della quale la spiritualità è il contenuto, oppure la posata che permette di nutrirci del cibo: ne segue che il contenuto può esserci indipendentemente dalla scatola, e il cibo non è meno nutriente se viene mangiato senza le posate.

Come esempio Aikidoistico, se la religione fosse il kihon... la spiritualità potrebbe a nostro dire essere forse paragonata al Takemusu Aiki.

Molti hanno problemi col ki hon, esso si può rivelare quantomai importante per crescere, ma non tutti quelli che hanno solide basi sono capaci di diventare creativi tramite esse.

Ma prendiamo un parallelo fisico, facile da comprendere: il "kuzushi" ( lo "sbilanciamento") è un principio... ogni tecnica di Aikido può avvenire se o perché uke è sbilanciato.

Ne segue che la tecnica è una MANIFESTAZIONE del principio del kuzushi... ma questo processo non vale solo per l'Aikido, ma pure per tute le altre discipline giapponesi tradizionali, come Ju Jutsu, Judo, Karate, Kendo, etc.

Se non c'è kuzushi, molte tecniche diventano inapplicabili... ma non tutte le volte che si manifesta un kuzushi stiamo applicando una tecnica specifica, e questo si vede molto bene nel jiyu waza.

La spiritualità quindi può essere vista come una propensione coscienziale, spesso manifestata attraverso credenze e rituali specifici: se una persona è amorevole, pacifista, propensa alla realizzazione propria ed altrui, umile e con un cuore sereno... è Cristiana, Buddista, Shintoista o Mussulmana?

Da questi dati non riusciamo a comprenderlo bene, poiché potrebbe appartenere a ciascuna di queste correnti religiose, giacché nessuna di queste invita ad essere guerrafondai, propensi alla demolizione propria ed altrui, altezzosa, e con un cuore torbido... Tutti i credo religiosi - pur con le loro differenze distintive - si configurano come mezzo di incontro fra il piano umano ed il piano divino.

Ecco, la spiritualità potrebbe sembrare "il piano divino che parla con se stesso, attraverso il piano umano".

Ecco... e allora cosa vuol dire "l'Aikido spirituale"?

Molte cose insieme, forse: al momento ci piacerebbe stare sul semplice, ed esaminare quelle attitudini slegate da ogni credo religioso specifico, ma sovente richiamate in ciascuno di essi.

- L'OSSERVAZIONE

L'osservazione del semplice fatto che l'universo che abitiamo è governato da alcune leggi, detti "principi"

... che, come in fisica, non sono tanto da dimostrare, quanto è importante prendere atto del solo fatto che essi esistono; questo risulta importante, perché ci induce a pensare che ci sia una forma di intelligenza nascosta dietro alle dinamiche della natura e degli accadimenti... e quindi anche dietro a noi stessi, che siamo parte  di questa natura. Alcuni chiameranno questa intelligenza "Dio", altri "Energia Universale", altri "Filippo"... ci importa poco in realtà come la si chiami, è più importante considerare come il cosiddetto "caos" non sia altro che una parziale ignoranza delle leggi universali.

Il "ran-dori" è un'espressione utilizzata anche in Aikido per "mettere ordine nel caos" / "afferrare il caos", di attaccanti molteplici o meno ora non è il punto: esiste un "caos strutturabile", questo è un principio.


- LA FIDUCIA

Che quando non intravvediamo alcuna legge universale possa essere per una nostra mancanza di consapevolezza, anziché per una vera e propria lacuna di intelligenza dell'universo. In altre parole, le cose vanno come devono andare, perché ha senso che vadano così. Abbiamo scelto la parola "fiducia" anziché "fede", perché quest'ultima è spesso utilizzata in ambito religioso per connotare qualcosa di molto preciso ed in questo contesto non identico a cosa intendiamo noi con l'altra parola.

Si può essere religiosi, e ciò non sarà certo un crimine, anzi... ma questa NON sarà un prerequisito per essere "spirituali" come abbiamo detto poc'anzi: ci sono atei molto più spirituali che eminenti leader religiosi, a nostro parere.


- LA SCELTA

Forse un a delle più importanti caratteristiche dell'essere umano è quella di avere una chance di scelta consapevole nelle azioni che compie; gli animali sono - in qualche modo - legati a seguire unicamente il loro istinto... per noi oltre a questa esiste la possibilità di ragionare e valutare, quindi SCEGLIERE in base ai nostri convincimenti.

La scelta risulta quindi molto importante, perché non solo potrebbero esistere leggi intelligenti nell'universo, ma noi avremmo la possibilità di aderirvi o MENO: questo rende l'uomo - in qualche misura - libero... compresa la capacità di accettare le conseguenze delle decisioni che sceglie.


- LA COERENZA

Con i 3 punti precedenti, ovvero che le nostre azioni dovrebbero specchiare la consapevolezza che le cose non accadono per caso e che quando agiamo "per caso" significa ammettere una certa inconsapevolezza rispetto alla naturale prospettiva di seguire le leggi universali (delle quali talvolta siamo incoscienti o ignoranti).
Se si chiama UNI-VERSO, il cui etimo è "Volto tutto nella stessa direzione", un perché crediamo ci sia di sicuro.

Facciamo di certo fatica ad agire con coerenza fra ciò che sentiamo dentro e come percepiamo il mondo fuori, infatti l'AUTENTICITÀ non è certo merce comune ai nostri giorni, e sicuramente essa viene presto meno quando siamo in conflitto... ma se OSSERVIAMO che esiste un'intelligenza della quale possiamo SCEGLIERE di fare parte o meno e se abbiamo FIDUCIA che ciò non cambia anche quando le nostre prospettive si annebbiano... possiamo dire di agire e vivere in modo "spirituale".

Se poi uno vive (e pratica Aikido) secondo simili prospettive... perché crede così di fare in terra la volontà di Amaterasu Omikami, di Brahman, di Zoroastro, di Odino o di Dio Padre Onnipotente, o di uno che semplicemente si comporta coerentemente con ciò che sente dentro a sé... sinceramente ci importa poco: avremo davanti in ogni caso una persona "spirituale" con la quale interagire.

Quindi come stabilire se l'Aikido che state praticando ha connotazioni "spirituali" o meno?

Semplice:

- se l'ambiente di pratica vi accompagnerà a guardarvi dentro, è probabile che lo sia;

- se l'ambiente di pratica vi suggerisce di non lagnarvi nelle difficoltà, ma pensare a cosa di buono possiamo apprendere da esse, è probabile che lo sia;

- se l'ambiente di pratica vi esorta a non essere due persone differenti "fuori dal tatami" e "dentro il tatami"... ma a far si che ci sia una forma di coerenza fra le prospettive che assumente nei 2 contesti differenti, è probabile che lo sia;

- se l'ambiente di pratica vi forza ad aderire a culti e credenze specifiche per potersi/vi connotare come "spirituale", potreste trovarvi in un luogo molto poco consapevole: O' Sensei NON ha mai imposto a nessuno i suoi culti, le sue credenze e le sue pratiche spirituali personali;

- se la spiritualità viene misurata in pratiche misticheggianti, nelle quali la ritualistica assume toni necessariamente predominanti ed esotici, è facile che siate guidati da uno che non conosce la spiritualità a sua volta.

Il bello della spiritualità è che è universale, quindi - indipendentemente dal vostro cammino personale - sarete in grado di riconoscere un'altra persona intenta a camminare sul proprio cammino.

Un esempio semplice, quanto significativo: San Francesco d'Assisi -Patrono d'Italia - è considerato un santo molto importante alle nostre latitudini, ma in India è considerato un grande Yogi... anche se li vi è un'altra cultura, ed un'altra tradizione spirituale (l'induismo).

Dal nostro punto di vista non è nemmeno obbligatorio che l'Aikido sia per forza vissuto o connotato in modo spirituale: ciascuno faccia un po' come crede e sente più consono per sé.

Risulta però un elemento importante oggi, soprattuto per il contesto socioculturale in cui viviamo e per le crisi che esso sta continuando ad affrontare: la spiritualità parla di coscienza e questa parla di spiritualità, ovvero della nostra natura più intima ed autentica... assumere una prospettiva spirituale quindi ci consente di arrivare a livelli di lettura della realtà ulteriori a quelli che di solito i più utilizzano quotidianamente.

La spiritualità, in qualche modo, è in grado di cambiare la mappa del territorio in cui viviamo, conferendogli una dimensione aggiuntiva e preziosa che aiuta moltissimo a comprendere le dinamiche che non hanno spesso (ancora) una spiegazione altrimenti.

Come diceva spesso Peter Roche De Coppens, è addirittura possibile che in futuro, che chi non avrà sviluppato una visione spirituale delle cose provi la stessa sensazione di handicap di chi ai giorni nostri non è capace a leggere o a scrivere.

Ma non dobbiamo diventare spirituali per evitare che ci accada qualcosa di spiacevole, quanto per il sano desiderio di sapere chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo.... e perché siamo qua.

Risolvere l'Enigma della Sfinge diventa l'unica cosa sensata da fare, ad un certo punto... cosa dalla quale dipendono tutto ciò che possiamo fare o esperire nel nostro breve passaggio terreno.



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