Accantonato nel Post della settimana scorsa la sciocca tendenza di uke ad una resistenza inutile, sorda ed inproficua, chiediamoci ora se e quando sia il caso che egli ci dia un certo filo da torcere.
Noi abbiamo iniziato a fare alcuni esperimenti al Dojo, e proprio della nostra esperienza che intendiamo parlarvi quest'oggi. Ci sono però alcune questioni da chiarire, prima di passare ai dettagli degli esercizi... Ecco 7 punti che abbiamo trovato molto importanti da considerare insieme:

2) qualsiasi forma di resistenza e pressure test che uke fa su tori NON deve sfociare in inutili forme di competizione, nelle quali uno pensa dell'altro "questa non me la fai", "io ti mando tutto in vacca", etc;
3) qualsiasi forma di resistenza e pressure test che uke fa su tori deve essere concordato fra i due e deve essere proporzionale al livello di entrambi i praticanti;

5) chi vuole sottoporsi a pressure test deve accettare che un po' di frustrazione sia parte del gioco, così come deve scegliere un compagno che sia in grado di dare lui esattamente ciò che a lui serve, ovvero né troppa pressione (generando solo frustrazione inutile), né ovviamente troppo poca.

7) è necessario sfociare in un campo applicativo, nel quale ogni azione NON può avvenire con angoli didattici e precisi, quindi le tecniche saranno più "sporche"... ma questo livello della pratica non è pensato infatti per migliorarne la pulizia!

A) non partire più da un solo attacco concordato, ma da una serie di possibili attacchi entro i quali scegliere a suo piacimento; si può partire da un solo tipo o categoria di attacchi (solo percussioni, solo prese) e poi pensare di integrarli e di offrire una gamma di stimoli molto alta, alla quale crediamo a tori di rispondere in modo più spontaneo possibile; durante questi jiyu waza è molto difficile realizzare una tecnica di protocollo, ma risulta più utile puntare tutto sul ma-ai e sugli sbilanciamenti;

C) poter pensare di "inchiodarsi" in ogni punto dell'azione di tori in cui si percepisce che esso NON sia riuscito ad indurre un buon sbilanciamento. In questo caso, tori fa esperienza di una dose omeopatica di "rifiuto" da parte del compagno... ed impara a familiarizzarci e ad uscirne senza ricorrere alla forza fisica (leggi "farsi salire la carogna");


Nella nostra esperienza, questi tipi di allenamento (separati o concomitanti) fanno crescere molto... ma ci sono dei MA...
È necessaria una grande sensibilità da parte di entrambi, poiché i pressure test hanno senso SOLO per sviluppare le potenzialità di chi vi ci sottopone... e non per Aiki-sodomizzare la gente in modo inutile e per ingrassare il propri ego (sia quello di uke che riesce a mettere in seria difficolta il compagno, sia quello di tori che riesce a superare il test a cui è stato sottoposto): la frustrazione fine a se stessa è - lo ripetiamo - INUTILE, così come la bella/brutta sensazione di avere vinto/perso nei confronti di qualcun altro.

Ribellarsi contro una leva è stupido e pericoloso, specie se il pathos e la tensione crescono e la capacità di preservare l'integrità del compagno rischia di venire meno. Si ricordi in merito il parziale buco nell'acqua del Tomiki Aikido, che nel tentativo di rendere competitiva la nostra disciplina ha fornito parecchio lavoro a fissarti ed osteopatia!
Quindi il pressure testing in Aikido può essere una grande risorsa evolutiva per la pratica, ma va affrontata con grano salis e consapevolezza da parte degli attori che vi si vedono coinvolti: le regole del gioco vanno condivise e va creato un modo per poter dire all'attaccante sia "dammi di più, ce la posso fare", sia "un po' meno, grazie... così è ancora troppo per me".

Uno scritto ovviamente NON rende merito ad anni di studi ed esplorazioni di ambiti così poco "istituzionali", ma crediamo fermamente che ne valga la pena investirci... poiché per troppo tempo gli Aikidoka hanno creduto alle favole e si sono ritagliati spazi fittizi in castelli fra le nuvole.
La pressione mette a nudo chi siamo veramente, indipendentemente da chi o da ciò che ci farebbe comodo pensare di essere...
La filosofia che ha un valore è quella che si è in grado di mettere in pratica in situazioni avverse... Troppo comodo sempre suonarsela e cantarsela solo come ci comoda: della restante siamo quindi poco interessati!
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