lunedì 11 dicembre 2017

Ki de panza, kokyu de sostanza!

 Siamo quest'oggi tra il serio ed il faceto nell'occuparci di un tema piuttosto importante e delicato al contempo... ovvero il luogo nel corpo dal quale in Aikido dovrebbe maggiormente risiedere l'energia vitale, l'hara!

Le anche sono ciò che muove il resto del corpo, e bla, bla, bla...

Il movimento dovrebbe essere "centralizzato", e bla, bla bla...

... ma non dovrebbe solo essere una questione meramente fisica, c'è di più!

L'hara [腹] o seika tanden [臍下丹田] - il centro viscerale - è in tutta la tradizione orientale considerato un punto (immateriale, posto circa 4 dita sotto l'ombelico) molto molto importante per la dimora e la profanazione del ki. Questo punto viene anche chiamato "seika no itten".

Esso sarebbe più correttamente da chiamarsi kikai tanden [気海丹田]... ed in questa sede avverrebbero le interazioni con le energie basali che provengono all'uomo direttamente dalle forze vitali più profonde della natura collegate con il senso della vita e della morte.

Il seika tanden è poi intimamente correlato all'hara... che per i giapponesi è sia una zona fisica, ma anche un concetto che identifica la connessione fra l'atteggiamento posturale del corpo in correlazione con l'atteggiamento e la disposizione d'animo e l'espressione della qualità della vita interiore di una persona.

Dal punto di vista della capacità di movimento dinamico del corpo nelle arti marziali giapponesi, l'hara ed in particolare seika no itten, costituiscono la sede psicofisica della presenza mentale del praticante, il quale porta in questa sede il centro della propria stabilità psicofisica e della generazione dei propri movimenti corporei.

Questo è il centro vitale dell'uomo anche secondo il Buddhismo Zen  [禅].
Questo centro vitale, localizzato alla base della hara, compendia quelle funzionalità che nella tradizione induista sono attribuite ai due chakra inferiori: muladhara ed svadhishthana.

Per la conaca, esistono altri due centri immateriali importanti: il chudan tanden [中段丹田] - centro mediano - e il jodan tanden [上段丹田] - centro superiore -, dei quali però non ci occuperemo quest'oggi.

L'addome prominente era ed è nell'immaginario nipponico - ed orientale in generale - sinonimo di "tanto ki/vitalità/salute/saggezza/consapevolezza".

Prova di ciò sono le rappresentazione di Budda, che viene sempre rappresentato come un uomo bello paffuto, con una ventrazza niente male... solo che la storia ci parla di lui come un principe che, rinunciato al suo trono, s'incammina a cercare se stesso e l'illuminazione attraverso un duro percorso di mortificazione e rinunce quando aveva 29 anni, e che ottiene quando ebbe  35 anni (nel 530 a.C.) ... dopo essere stato 7 settimane in meditazione sotto un albero di fico a Bodh Gaya: difficile quindi essere diventati grassi nel mentre!

Perché allora lo rappresentano panzone?

Perche apunto il basso ventre diviene un SIMBOLO!

Per la cronaca avvenne esattamente la stessa cosa ad O' Sensei... che fu rappresentato come un nonno piuttosto dotato da pancetta da birrozzo scatenato, quando egli in realtà era divenuto abbastanza pelle ed ossa in età avanzata!

É importante essere fisicamente ben piantati per fare bene Aikido?

Certo che no quindi ovviamente; resta tuttavia un dato di fatto che gli Insegnanti di Aikido tendono spesso alla rotondità... rispetto ai loro omologhi di altre discipline simili.

In Aikido la forza fisica dovrebbe essere ridotta al minimo, così come l'impegno esclusivamente prestazione del corpo, ed in questo senso allora possiamo capire che, con il sopraggiungere dell'età e con un movimento meno accentuato rispetto alla gioventù, i chili di troppo tendano ad accumularsi come accade a chiunque altro.

C'è però anche una buona percentuale di docenti che però si lascia proprio un po' andare... ed approfitta della propria posizione per NON allenarsi più così intensamente: non è quindi tanto più una questione di hara e di ki... ma proprio di cotechini e panettoni di troppo!!!

Non c'è dubbio che l'essere ben piazzati (non per forza "grassi"!) aiuti non poco comunque, anche perché più si riesce a sfruttare l'energia cinetica del proprio compagno e quella relativa alla propria inerzia, più l'interazione in Aikido avviene in modo quasi "gratuito" per tori, sotto il punto di vista energetico.

Ma torniamo ad occuparci dell'hara e dell'energia vitale che in esso è contenuta.

Il nostro Aikido tende per forza ad esordire come qualcosa da percepire e da svolgere a livello FISICO, talvolta anche con un certo impegno e ruvidità nei primi tempi di allenamento.

Nel tempo questa sensazione tende però a mutare e - con il crescere delle capacità percettive - la pratica diviene molto più interna, pur continuando ad essere fatta a livello fisico.

L'utilizzo consapevole del kikai tanden e dell'hara fa si che questo connubio "interno-esterno" sia fattibile.

Potremmo dire che la centralizzazione del movimento e la percezione di un punto "coscienziale" nel nostro corpo sia il naturale sviluppo ed evoluzione di qualcosa nato "in periferia" di noi stessi.

A questo punto, le reazioni comuni sono 2 e piuttosto antinomiche fra loro: c'è chi tende ad ignorare questo passaggio e a rimanere ad un livello superficiale della pratica... e chi invece si immerge nel nuovo mondo interiore da esplorare, tanto da perdere quasi i legami con la fisicità che hanno permesso questa evoluzione.

Noi crediamo che - come al solito - sia anche però possibile tenere una forma di equilibrio fra queste due posizioni estreme.

Il fisico ci ha porta verso l'interiotà, quindi l'interiore ora può essere manifestato nel fisico!

Come spesso accade quindi ricadiamo in una sorta di paradosso, nel quale la saggezza orientale può essere "tangibile" solo attraverso la pratica e l'esperienza personale... a meno che non ci si accontenti di essere creduloni e prendere per buono ciò che c'è scritto nei libri o ciò che afferma il BIG hara di turno!

NON approdare - anche dopo decenni - ad una percezione essenziale  quindi più sottile di ciò che si pratica, rimanendo quindi smanettoni dei polsi e delle spalle altrui ci pare sinceramente un grosso limite per il praticante attuale... che ha bisogno di riprove del suo impegno e - soprattutto - giustamente necessita di poter percepire la bontà del proprio operato, specie a lungo termine.

Approdare però ad una dimensione "sublime" che ci tagli fuori dalla possibilità di comunicare con gli altri con il linguaggio che essi abitualmente adottano ci sembra altrettanto limitativo.

Anziché ricercare perle di saggezza giapponesi da qualcuno che parla giappaliano, potemmo quindi innanzi tutto diventare noi stessi il laboratorio delle nostre azioni sul tatami (magari anche non solo sul tatami...) e sentire come e se esse ci trasformino, cambino la nostra pratica... come essa tenta ad andare verso l'essenziale e quindi a ripristinare quella connessione con il centro vitale che forse il quotidiano ci aveva fatto perdere.

A quel punto sceglieremo cosa farcene di questo ki...

Noi una scelta l'abbiamo personalmente già fatta, fondando l'Hara Kai, che si potrebbe simpaticamente tradurre con "l'Associazione della Ventrazza": non si tratta di una confraternita di oversize, ma di un gruppo di persone che lavora ogni giorno per studiare la connessione ki-mente-corpo-coscienza-movimento... e constatiamo molto spesso come questo sia una vena molto prolifica da seguire ed approfondire.

Chi comunque ha bisogno di soluzioni più spicce e meno impegnativo si senta comunque fortunato: i cenoni di Natale e Capodanno sono alle porte... una bella botta di vita all'hara potremo presto darcela tutti!






Nessun commento: