lunedì 28 novembre 2011

I bambini che insegnano Aikido...

Fino ad ora su Aikime non erano volutamente mai apparsi troppi riferimenti all'insegnamento di Aikido ai bambini...

Questo era dovuto al fatto che noi non avevamo una esperienza diretta della cosa, che potevamo quindi solo ricevere indirettamente ed elaborare dai rimandi altrui.
Ora le cose sono cambiate e ci è stata data la possibilità di dirigere alcuni corsi per giovani Aikidoka, quindi ci sentiamo più pronti ad affrontare questo importante tema.

Come si insegna l'Aikido ai bambini?
Come lo apprendono meglio loro?

E' una cosa utile lanciarsi in questo genere di attività?

Come sempre riteniamo che la verità talvolta sia paradossale: insegnare l'Aikido ai piccoli (a livello dei suoi principi e filosofie profonde) stiamo costatando essere un'esperienza realmente ostica, anche perché essi ne sanno molto più di noi in materia!

Già... un bambino, per sua natura, vive nella non-resistenza... nella determinazione più caparbia ad ottenere ciò che vuole, nella morbidezza tutt'altro che arrendevole... quindi ha già in sé quel tono rilassato ed energico che tutti gli adulti vanno cercando nella pratica!

Poi un bimbo è anche parecchio anarchico solitamente nel suo comportamento: fa fatica a distinguere il momento del gioco, da quando esso potrebbe diventare pericoloso o poco costruttivo per sé e gli altri...

Gli manca un po' di struttura, la capacità di percorrere una disciplina "auto-imponendosi" un certo atteggiamento... ma per quel che riguarda l'Aikido, la capacità di rispondere spontaneamente nel modo migliore ad una situazione complessa ed imprevista... lui è già 6º dan prima di iniziare il corso!!!

Quindi quale Aikido è necessario insegnargli?

Sicuramente non è sempre buona l'idea di trasformare un bambino in un "piccolo adulto"... in questo caso adottando per loro gli stessi standard previsti per i corsi per i più grandi.

Molto frequentemente i genitori che accompagnano i loro figli ai corsi, chiedono la possibilità di far loro frequentare magari solo una lezione alla settimana... perché al lunedì c'è già catechismo, al martedì calcio, al mercoledì pallavolo, al giovedì skateboard... al venerdì mongolfiera...

Ma vostro figlio non era ancora un bambino?! Ha una settimana più impegnata di un top manager!
Quando nella vita un bambino potrà permettersi di fare semplicemente il bambino?

Con tempo per giocare, per annoiarsi, per non fare proprio nulla di già previsto da qualcun altro?
Se questa esigenza è importante per chi sta crescendo, è forse bene prevedere che permei anche una lezione di Aikido appositamente pensata per "giovani Samurai"!
Il gioco sarà quindi l'elemento portante, trascinante, coinvolgente... e per quale motivo?
Perché mentre si gioca ci si diverte, e mentre ci si diverte si impara molto più velocemente di quando si è "costretti" a farlo da una, più o meno autorevole, fonte esterna.

Ed attenzione, abbiamo parlato di "autorevole", non di "autoritaria"!
Un bimbo è in grado di capire all'istante la differenza fra questi due termini, in quanto starà abbastanza volentieri ad ascoltare (per circa i primi 4 secondi!) i rimandi di un Maestro che gli ispira fiducia, ma ci metterà meno di zero ad eludere e boicottare tutto ciò che gli viene imposto in modo militaresco ed insensato (dal suo punto di vista).

E fa bene!
Queste abilità ed attitudine vanno perse di solito da grandi, e ci abituiamo a trasferire fuori di noi autorevolezze e poteri decisionali che sarebbe bene stessero invece all'interno... diventiamo più facilmente creduloni e pecore che seguono un pastore... che spesso poi si rivela cieco a sua volta, e quindi non proprio ottimale - diciamo - come guida!

I bambini no... posseggono già di natura questo fiuto epidermico, che li aiuta a capire quando è il caso di stare e quando di ribellarsi.
In una lezione di Aikido "all'antica", in cui in Sensei ha ragione per definizione e gli allievi gli devono un rispetto quasi reverenziale i bambini sono maestri nello scoperchiare l'etichetta falsa o vuota... e sono capaci di andare dritti verso la contraddizione che si manifesta loro.

Occhio quindi ad insegnare ai bambini... è un'ottima prova di quanto i vostri principi sono scesi in profondità, rispetto a quanto non credete invece nemmeno voi di possederli! Ai piccoli è difficile mentire.
Questa è una prova sufficiente del fatto che essi sono spesso molto più "inzuppati" di Aikido di quanto non si vorrebbe imporre loro di apprendere...

Ma allora non servono i corsi per piccoli!?
No, no... servono eccome!

I nostri bambini sempre più oggi vivono una quotidianità che non fa per loro: diventano incapaci di stare insieme ai loro pari, perché non hanno spesso buoni esempi né dai genitori, né dagli Insegnanti scolastici.
Sono spesso trattati (e quindi si sentono) come pacchi postali, da trasferire da un genitore all'altro, da un luogo all'altro, da un'attività ad un'altra...
Devono addormentare la loro intelligenza davanti a trasmissioni televisive a dir poco insignificanti (spiace dirlo, ma ci pare che ai tempi di Jeeg Robot d'acciaio e Goldrake le cose non risultassero ancora così compromesse!) e devono lautamente ingrassarsi di merendine confezionate poco nutrienti e pieni di sostanze nutrizionalmente morte...

Quindi il Dojo serve loro tantissimo!

E' una splendida occasione di socializzare con i loro pari, di ingaggiare con loro un rapporto basato su collaborazione e fiducia reciproca, hanno la possibilità di esplorare senza limiti invalidanti o preconcetti la loro fisicità ed istinto.
Gli adulti se si sfiorano si chiedono vicendevolmente scusa, ai bambini non accade!

Ma quando avviene questo cambiamento?

Forse quando "l'indotrinamento" risulta completo... quando le peculiarità personali del carattere vengono attenuate o filtrate attraverso la maschera che dobbiamo cucirci addosso per meritare un nostro posto all'interno della società.

Questo è sociologicamente più che comprensibile: il problema è quando con le maschere copriamo anche aspetti importanti e sani... che ci fanno poi soffrire una volta rinchiusi (per sempre?) nell'armadio di quello che non DOBBIAMO essere!

I bambini fortunatamente devono ancora passare per questo occultamento delle possibilità di manifestare se stessi per ciò che sono, quindi un Dojo può insegnare loro il valore di non rinunciarvi mai, nemmeno quando poco più in là nell'esistenza, la società tenterà la sua stupida riprogrammazione consumistica!

Certo che un Dojo può fare questo se è un luogo sano, cioè se è retto da un Maestro sano, preparato e responsabile... uno che tutte queste cose le sa, ed ha gli strumenti per agire su una"materia prima umana" estremamente fragile e potente al contempo: i bambini appunto!

Questa è la ragione per la quale secondo noi, dall'esperienza che stiamo maturando, sarebbe bene che gli Insegnanti di Aikido vedessero più come un traguardo - che come partenza - l'aprire un corso per piccoli!

Bisogna essere preparati, perché non si tratta solo di sapere fare le cadute, conoscere le tecniche e quindi andare (per l'ennesima volta, in perfetto accordo con l'omologazione sociale) ad inculcarle nella testa e nei corpi dei giovani Aikidoka... chi se ne frega di fare una cosa simile!?!

E' necessario avere didattica e conoscenze sia pedagogiche, che psicologiche ed educative... e lo ricordiamo che "educare" significa "tirare fuori", non buttare dentro nozioni o movimenti!

"Per insegnare la matematica a Pierino", insomma... bisogna conoscere innanzi tutto Pierino, prima ancora che la matematica... altrimenti non disporremo del ponte comunicativo in grado di scambiare con lui proposte e feedback.

In Italia non sono moltissimi i corsi di Aikido per bambini, anche se il loro numero ci risulta stia crescendo notevolmente nell'ultimo periodo. L'assenza di gare della nostra Arte né fa qualcosa di non semplice da proporre e pochi hanno ricevuto la formazione adeguata seguendo da vicino così per giovani già ben avviati.

I programmi didattici devono necessariamente essere diversi da quelli utilizzati con gli adulti: le strutture corporee presenti sono ancora nel pieno della formazione, quindi è doveroso eliminare qualsiasi tipo di leva articolare che potrebbe danneggiare questo delicato processo.

Cerchiamo di essere quindi (lo diciamo innanzi tutto a noi stessi!) persone preparate ad accogliere una simile responsabilità e primizia umana!
I piccoli di oggi saranno fra l'altro gli Aikidoka provetti ... ed i Maestri... del futuro, quindi la comunità dell'Aikido (e per esteso la società tutta) tenderebbe a pagare piuttosto cari gli errori causati da attuali Insegnanti inetti!

I bambini sono in tutti i sensi un enorme investimento per tutti, da ciò emerge la necessità di averne una cura particolare. Un tema sul quale essere saggiamente lungimiranti.

I ragazzi spesso giungono al Dojo a 10/11 anni raccontando episodi di bullismo sofferti a scuola, verso i quali i più sensibili non erano preparati: non avevano strumenti adatti ad affrontare simili situazioni...
Nella testa era loro chiaro che diventare prepotenti ed aggressivi a loro volta non era un compromesso al quale fossero disposti a scendere... quindi hanno subito per far concludere la cosa senza "vittime" esterne, ma vittimizzando se stessi ed incamerando rabbia e frustrazione.

In questo momento stiamo Insegnando ad un corso per ragazzi nel quale al 100% dei partecipanti è successa questa cosa!

Capite bene cosa l'Aikido possa fare per questi giovani?!
La sua stessa filosofia insegna a cedere, ma non per questo a soccombere: costoro possono trovare in un buon corso le risposte e gli strumenti per evitare di vivere situazioni quotidiane di stress e conflittualità.

Può essere mostrato loro la strada per realizzare di essere coraggiosi (lo sono già, non è necessario insegnare il coraggio!) e quindi per manifestarlo in armonia con la loro altrettanto viva sensibilità e necessità di non nuocere agli altri.

Siamo anche qui per testimoniare che questo già accade adesso e sul nostro territorio.
Fortunatamente diversi progetti scolastici stanno partendo, con Insegnanti che si impegnano (spesso gratuitamente!) a portare l'Aikido nelle scuole elementari, medie e superiori.

Il problema è a volte legato al fatto che pochi Maestri professionisti possono partecipare a questi progetti: i fondi sono spesso inesistenti e quindi è difficile coniugare qualità dell'insegnamento con standard così bassi offerti dalla scuola.

Non è così però ovunque: ci è caro segnalare con orgoglio l'ottimo lavoro che il gruppo Aikido Seishinkan di Ostia Lido sta portando avanti da diversi anni, con risultati tangibili e sorprendenti.

Il Mº Canavacci ha saputo ben far parlare di sé creando un programma di collaborazione con le strutture scolastiche che al momento viene importato anche in altre regioni del nostro Paese!


Quindi ciò che di buono è stato già compiuto si può ripetere, ingrandire ed ulteriormente migliorare!


Ed è con questo feeling che abbiamo accettato di tuffarci a capofitto con la straordinaria esperienza dell'insegnamento ai più giovani... anche se il 95% di loro vivesse l'Aikido "solo" come una pratica molto transitoria.


In quel periodo però qualcosa si sarà realizzato insieme: un enorme scambio: l'Insegnante avrà rafforzato nei piccoli la capacità di autodeterminarsi, di rispettare se stessi e quindi il prossimo...


... mentre loro ci avranno ricordato l'incanto e la magnificenza di chi è capace di essere profondamente, unicamente ed inesorabilmente se stesso, senza compromessi!

lunedì 21 novembre 2011

腹 Hara, la casa dell'equilibrio

Siamo certi che pressoché tutti i praticanti di Aikido... e di Arti Marziali tradizionali hanno sicuramente sentito parlare del "centro addominale" o "hara" in giapponese... ben più di qualche volta.

Soffermiamoci a comprendere di cosa si tratti e perché questi temini siano così frequentemente utilizzati nei nostri ambiti.

Ogni corpo materiale ha un baricentro.
La fisica di Newton, che sappiamo oggi essere assolutamente obsoleta e non veritiera, nel macrocosmo tuttavia riesce a descrivere i fenomeni con una certa semplicità e precisione... perciò a tutti noi è stato insegnato che il "baricentro" è quel punto nel quale è possibile pensare concentrato tutto il peso di un solido.

Il corpo umano è un solido come un altro, non rigido perché è capace limitatamente di deformarsi, ma il principio fisico secondo il quale è possibile immaginare che tutto il peso sia concentrato nel suo baricentro (ed il resto non pesi nulla!) rimane approssimativamente valido.

Com'è noto la posizione di quest'ultimo è una funzione della densità e geometria del corpo in questione, e nel caso degli esseri umani, con buona approssimazione, potrebbe individuarsi proprio nella posizione del cosiddetto "centro addominale" o "hara", ossia sull'asse di simmetria del corpo e pochi centimetri sotto l'ombelico.

Sotto questo punto di vista, più rigoroso e razionalista forse, questo punto rappresenterebbe il luogo nel quale risiede, istante per istante l'intera forza peso della massa che in movimento quando muoviamo noi stessi.

Chiaramente un'Arte Marziale che mira all'acquisizione e miglioramento costanti del proprio equilibrio fisico e contemporaneamente allo sbilanciamento del nostro aggressore non può prescindere dall'importanza di un simile punto.

Se fossimo in grado di spostare il baricentro di chi ci attacca, diverremo co-padroni del suo equilibrio!
Ci fa quindi comodo individuare un punto nel quale immaginare (perché non è che un'immaginazione!) che tutto il peso sia concentrato...

Questo è già molto, ma sicuramente non è tutto, poiché fiumi di inchiostro sono stati dedicati negli anni alla descrizione di una serie di principi e fenomenologie legate alla consapevolezza sulla propria "hara".

In cinese, ad esempio, lo stesso punto si chiama "tan tien" ("seika tanden" in giapponese), ossia "porta del cielo": è noto come le speculazioni razionali non siano state storicamente una caratteristica degli orientali, eppure anch'essi sembrerebbero avere trovato importanti motivi per studiare questo luogo situato poco sotto l'ombelico!

Da dove si entra attraverso la propria "hara"? In cielo?

Come mai utilizzare un linguaggio così aulico e altisonante per descrivere un semplice punto del corpo umano?

Anche la lingua giapponese attribuisce al termine "hara" alcuni significati particolarmente interessanti da esaminare: "mente unica", "unica vera intenzione", "unico vero motivo"... per citare i più famosi...

Lo Zen classico basa innumerevoli sue pratiche sul rafforzamento della percezione fisica, cinestesica di questo particolare punto: ci sarà qualche cosa di importante legato ad esso!

Iniziamo con una constatazione piuttosto razionale: ogni essere umano è un (mini o maxi) generatore di campo magnetico, in buona sostanza... è come una pila...
Ogni pila è caratterizzata da due poli magnetici, che sono punti questa volta INDIPENDENTI dalla geometria del corpo (infatti se tagliate a metà una calamita, essa avrà due nuovi poli... e se ripetete questa operazione n-volte, per altrettante volte non muterà questa condizione).

Se tracciassimo approssimativamente i poli del campo magnetico umano, uno di essi andrebbe all'incirca a coincidere con la posizione del baricentro corporeo ed anche dell'hara.
Uomini e donne hanno i poli del campo magnetico corporeo invertiti, ma sempre uno all'incirca in mezzo al petto e l'altro poche dita sotto l'ombelico.

Magneticamente parlando quindi esistono hara di due segni diversi (- per la femmina, + per il maschio), ma sono entrambi posizionate nella stessa regione corporea.


Quindi questo punto, in qualche modo, è anche quello nel quale si immagina vengano irradiate (o raccolte) linee di campo magnetico (a seconda della direzione delle linee di campo, che vanno sempre dal polo positivo a quello negativo).
Il campo magnetico, sotto alcune particolari condizioni, diventa un luogo di scambio energetico... quindi, in qualche modo, una PORTA attraverso la quale l'energia può o meno fluttuare.


Questi elementi sono oggigiorno abbastanza facilmente riscontrabili in bibliografia, ma potrebbero avere a che fare con quella "porta del cielo" indicata dai cinesi secoli orsono?

Sappiamo che la qualità della salute di un individuo è una funzione dello stato energetico degli elementi che lo costituiscono: il corpo, la mente (e l'anima - anche se su quest'ultimo c'è ancora molta meno concordanza rispetto ai primi due)... pare quindi particolarmente importante divenire consci dei punti che regolano questo afflusso!

E' come avere a disposizione il controllo sul "rubinetto" del serbatoio della benzina deputata a fare funzionare la nostra macchina, a tutti i livelli...

... funzionare la nostra macchina e sabotare la macchina altrui, se si è consapevoli su come agire sul rubinetto degli altri!

Pare proprio quindi che questo punto sia speciale perché concentri particolarità di tipo più grezzo e fisico (come il peso corporeo) ad altre elementi di tipo più sottile... come la chiarezza del pensiero, la salute psico-corporea: sotto questo punto di vista, chi riesce a mettere le mani su questo "tesoro" ha la garanzia di possedere un elemento di indubbio valore.

Quindi nelle Arti Marziali si cerca di unire "capra e cavoli" e sviluppare la coerente consapevolezza su cosa succede in un punto specifico nel quale non ci sono particolari sensori nel corpo fisico, ma in cui avvengono comunque una marea di processi importanti, tutti legati alla propria capacità di "restare in equilibrio", sia in modo letteralmente fisico, sia in senso più lato... energetico e/o percettivo.

Nelle discipline marziali tradizionali si vive sicuramente in modo volontario un fenomeno di stress piuttosto intenso: l'attacco di un avversario che potrebbe lederci.

La nostra capacità di "mantenere un centro stabile", in ogni senso, viene quindi messa particolarmente alla prova da un simile evento.

Molte volte, la prova di cosa è realmente radicato e solido è affidata ad un terremoto, in grado di destabilizzare un sistema... un edificio... per testarne in qualche modo l'affidabilità.


Gli edifici che reggono ad un simile evento sono generalmente quelli più datati (che hanno esperienza?) e che hanno saputo mantenere un buon compromesso fra stabilità ed adattabilità/capacità di cedere. Quelli troppo cedevoli si accasciano, quelli rigidi si spezzano.

E' così anche per l'essere umano sotto stress: si sbotta e si va in escandescenza o si somatizza una frustrazione che non si riesce ad elaborare o sublimare.

Quindi l'hara può essere messa in diretta connessione con l'equilibrio, in senso stretto e lato, e la capacità di mantenerlo o di farlo perdere: ecco perché tutte le discipline tradizionali le attribuiscono tutta questa importanza!

"Tieni il centro", "prendi il suo centro"... "entra con il centro", "assorbilo nel tuo centro"... sono tutti modi archetipici di riferirsi a processi sia fisici (energia cinetica, forza peso), che sottili importantissimi per le missioni che ci diamo sul tatami e nei Dojo!


... e l'Aikido è appunto una pratica legata all'importanza di agire in equilibrio e per l'equilibrio.
Chi è in questa condizione, con tutto se stesso, non cercherà mai di portare qualcun altro fuori da un tale stato "di grazia"... ma piuttosto cercherà di rendere evidente nell'altro lo "sbilanciamento" dovuto da azioni poco sagge piuttosto.

E' come cercare di rendere visibile quanto l'aggressore sia poco consapevole di questo importante punto, per tendere ad "auto-sbilanciarsi" con la furia stessa del suo attacco che va a vuoto.
Quando uno diventa un poveraccio per via di una sua scelta poco felice, solo un sadico tenderebbe a farlo cadere ulteriormente nel baratro... questo non serve.

Le sue stesse azione lo portano "fuori pista" quindi l'aggredito in Aikido non fa altro che "stare a casa sua", al massimo invitando "a banchetto" il reo-confesso e dargli quindi una mano per consentirgli di rialzarsi da solo al più presto e con le sue stesse gambe.

Il peggiore degli smacchi non consiste nell'essere sbattuto al suolo da chi pontifica di avere un centro stabile... ma finirci per via dei propri azzardi stessi ed essere aiutato da chi abbiamo considerato poc'anzi un nemico!

In questo modo si impara a mantenere la consapevolezza sull'hara, ad acquistare, mantenere o perdere questo centro... tutti modi diversi cioè di poterne constatare in modo esperienziale la sua importante esistenza.

Vi consigliamo vivamente di continuare ad approfondire l'argomento... poiché ci sono moltissime belle pubblicazioni in merito, fra le quali spicca a nostro giudizio HARA di Durckheim Karlfried, Ed. Mediterranee.

Ci sarebbero molte altre informazioni inerenti degne di essere menzionate... pensiamo solo al famigerato rituale di suicidio detto "seppuku" o "hara kiri", il taglio del ventre... ma promettiamo di tornare "sul centro" in un prossimo Post... ed anche ogni volta che pratichiamo Aikido!

domenica 13 novembre 2011

Aiki-messaggi innovativi: 8 - Aikido torinese riunito

Come promesso, ecco i dettagli dell'evento piuttosto innovativo che i nostri Dojo stanno mettendo a punto per il prossimo dicembre!


Al seguente link, così come nella colonna destra del Blog potrete scaricare la brochure del programma completo...

Ci troveremo sul tatami del Dojo di San Mauro Torinese, il più capiente (circa 230 ㎡ per la pratica), insieme a scuole molto differenti fra loro e dalla estrazione Aikidoistica eterogenea.

Ci saranno 8 Insegnanti che si divideranno la docenza di sei ore di pratica (tre al mattino, tre al pomeriggio) ed avranno ciascuno a disposizione 45 minuti di tempo per esporre ai praticanti il loro punto di vista e fornire un proprio contributo al tema comune della giornata "il kuzushi", ossia "lo sbilanciamento".

Ma sarà molto di più di una stage multi-stile... ciascun Maestro si saprà fare allievo per le 5 ore e 15 minuti nelle quali non sarà suo turno fare docenza e coinvolgerà i suoi stessi allievi nelll'iniziativa, in modo che l'esperienza di promiscuità sia a 360º...

Cosa ne salterà fuori!?
E' presto per dirlo... ma le potenzialità sono notevoli...

Solitamente sul territorio coesistono più o meno pacificamente (solitamente MENO PACIFICAMENTE!!!) svariate realtà ed Enti che patrocinano la pratica dell'Aikido, e Torino da lunga data è un luogo incredibilmente multietnico da questo punto di vista.

Momenti di incontro comune, per "co-abitare" lo stesso tatami, anche al di là delle differenze stilistiche sono stati favoriti e incoraggiati da eventi tipo l'Aikimarathon, della quale da anni vi forniamo notizie.

Ad oggi, l'esperimento intentato era però quello di incontrarsi per il piacere di offrire il proprio specifico contributo ad un tema comune, in modo tale che venga incoraggiato il confronto sereno e costruttivo e scoraggiata la critica preconcetta, che nella nostra Arte è un atteggiamento veramente comune e tristemente diffuso!

Conoscersi quindi e frequentarsi, fors'anche solo per una giornata, offrirà la possibilità di constatare che ci sono PERSONE dietro ai vari stili e scuole... e che ciascuno pratica quello che pratica nella convinzione di fare il meglio che può: sia mai che anche da altri cori si possa sentire qualche frammento di melodia che riteniamo intonata!?

L'unico modo che abbiamo per scoprirlo è aprire bene le orecchie e non avere paura di andare ad un concerto!

Gli Insegnanti presenti daranno tutto per essere innanzi tutto accordati fra loro... ed è questo ciò che solitamente risulta più carente nelle iniziative simili: tanti solisti non fanno un necessariamente un bel concerto...

Chi viene ed insegna invece si dice disponibile a provarci e si impegna a praticare e condividere con gli altri l'antico e sempre nuovo gusto di farlo.
Coinvolgerà il suo giro in modo da contagiare gli Aikidoka più della voglia di conoscere i propri vicini di casa anziché giudicare ciò che non conosce in prima persona...

Certo ci va coraggio, e se ce la possibilità che da questo primo incontro non nascano immediatamente amicizie solide... ma se non si inizia mai, come pretendere che un giorno ciò accada?

Ci va coraggio, voglia autentica di mettersi in gioco ed in relazione...

Ma pratichiamo un'Arte che ha connotati marziali piuttosto accesi, quindi sarà il caso di iniziare a sviluppare questo coraggio... questa voglia di stare con gli altri e la fiducia che il prossimo non necessariamente è li per fregarci...

Apprenderemo sicuramente qualcosa gli uni dagli altri e invitiamo chi di voi fosse di zona a venirci a trovare in questo primo esperimento Aikidoistico ed umano.

Ueshiba Sensei crediamo che apprezzerebbe lo spirito con cui ci riuniremo per festeggiarlo!


lunedì 7 novembre 2011

Un Maestro che impara!? A dicembre da noi si!

"Maestro, come si fa questa tecnica?"
"Maestro, come comprendere i principi filosofici dell'Aikido!?"
...
"Maestro... quale deve essere il mio prossimo passo per giungere... all'illuminazione!?"

... eh, certo che ad un Insegnante talvolta spetta l'arduo compito di sciogliere matasse ben complicate o frugare dubbi parecchio ostici, se vogliamo!

Poi un Maestro sa con la sua esperienza che spesso la cosa migliore non è quella di rispondere in maniera chiara ed inequivocabile, quanto mettere gli allievi nelle condizioni migliori perché essi stessi possano trovare la strada che li porta a conoscere e quindi a superare gli ostacoli che trovano sul loro cammino.

Il Maestro migliore non crea dipendenza, quello che risponde in modo stereotipato, univoco... in virtù di una sua presunta posizione illuminata, invece alimenta la convinzione che possa esistere una sorta di verità unica ed ultima, identica per tutti... e che combinazione deve essere evidentemente fuori strada chi non la trova - paro paro - identica alla sua!

In realtà, sia psicologicamente che sociologicamente, non è per nulla banale la dinamica con la quale un Insegnante si pone nel confronto dei  propri allievi.

Ad esempio: si capisce bene da chi essi possono imparare qualcosa...  dal loro Maestro, ovviamente... ma da chi impara quest'ultimo?

Se fosse già arrivato ad "imparare l'imparabile" significa che egli sarebbe fuori dal processo di apprendimento stesso... quindi sarebbe una pessima guida per coloro che ci sono ancora (fortunatamente) piuttosto coinvolti e più spesso impantanati!

Poi questa è un'ipotesi pressoché ridicola, che per nulla ha un riscontro nella realtà: O' Sensei stesso sembra abbia affermato in punto di morte che stava andando a praticare Aikido altrove... NON ad INSEGNARE, ma a praticare, quindi AD APPRENDERE!

Non serve poi indagare più di tanto su quanto ciascuno di noi in realtà sa già da solo: è sempre possibile evolvere, migliorare o cambiare il proprio punto di vista, quindi arroccarsi nella posizione del "GIA' ARRIVATO" serve solo a prendersi in giro e magari ad estendere l'ushiro katame (leggi "presa per il c__o") a qualche sfortunato studente, che è arrivato da così poco da non aver avuto ancora il tempo di accorgersene.

D'altronde sapere l'etimologia dei termini che utilizziamo talvolta è veramente utile: la parola giapponese "Sensei" non significa "Maestro" o "Insegnante"... come spesso viene tradotto dalle nostre parti per comodità... ma indica "colui che ha iniziato prima (un percorso)", e che quindi ovviamente è più avanti in esso.
Non indica però che la sua strada sia terminata!

Questo è segno evidente che per bravo e dotato che sia anch'egli ha iniziato da "babbano" per poi divenire, passo dopo passo, ciò che ora gli si riconosce... ma soprattutto che è ancora a sua volta in cammino lungo questo sentiero.

In un certo senso, "si può solo raggiungere un Maestro quando egli è morto", quando cioè per definizione non può più agire ed ulteriormente migliorare... in quanto se continua la propria evoluzione, non ce modo per chi ha iniziato dopo di lui di tenergli testa, perché si arriverà nel nostro oggi a comprendere ciò che a lui era chiaro nel suo ieri!


Cosa succede però se un Insegnante si crede "arrivato" e utilizza il suo tempo a pontificare?


Che gli allievi più attenti si accorgeranno di una sua "staticità" di fondo e lo eguaglieranno nel giro di breve, per poi lasciarselo alle spalle ed avere quindi bisogno di un nuovo riferimento dal quale attingere nuove ispirazioni per proseguire il cammino.

Quindi un Maestro DEVE continuare ad apprendere, se vuole dichiararsi tale... ed infatti tendenzialmente ciascun Insegnante di altro rango si appoggia a sua volta a "Sensei ancora più Sensei"per poter fare la differenza.

... e ciascuno di coloro che lo fanno hanno ben chiaro che la propria fonte, sebbene rimanga pressoché la stessa, ha sempre qualcosa di nuovo da dare la volta successiva che verrà contattata: questo è proprio il frutto del lavoro continuo che un autentico Maestro fa innanzi tutto per la sua coscienza, piuttosto che per timore di essere eguagliato da qualcun altro o di non avere più mercato.

Ma cosa accade quando non è più possibile riferirsi a qualcuno più in alto di noi per apprendere?


Non ci risulta che Morihei Ueshiba utilizzasse sedute spiritiche per chiedere i dettagli di nuove tecniche a Sokaku Takeda!

Egli aveva imparato ad "auto-apprendere", continuando ad accettare l'incontro con l'ignoto e ad utilizzare questa possibilità per trarre esperienze inedite e quindi imparare cose nuove sul Budo, sulle sue tecniche, sull'incontro con gli altri e sul distillare nuova linfa vitale dalla propria semplice quotidianità.

Eh... si, anche i Maestri quindi imparano eccome... forse anzi sono quelli che continuano ad imparare più di tutti, perché a differenza degli allievi, dovrebbero già aver scelto autonomamente di dedicare il proprio futuro a questo processo infinito, indipendentemente dai risultati che si potranno ottenere o dallo sforzo necessario per realizzarli.

Però questo modo di vedere non è così attuale ed universalmente applicato nel mondo dell'Aikido, anzi: solitamente gli Insegnanti di un certo grado iniziano solo più a tenere seminari per gli altri ed a fuggire occasioni per mettersi in gioco in prima persona, nel ruolo che non dovrebbero mai aver smesso di amare... quello dei praticanti!

Già, perché un Maestro è innanzi tutto, prima di tutto e per tutto il tempo in cui frequenterà il tatami "un praticante"... e se dovesse riuscire a continuare ad amare questa sua doppia natura Insegnante/allievo probabilmente saprà trasmettere un sacco di passione fra i suoi studenti, indicando loro che la strada non ha fine, ma che si farà comunque sempre più interessante.

Noi di Aikime questa cosa la sappiamo bene, ma solo perché abbiamo avuto modo di apprenderla sul campo (niente "rivelazioni divine"!) ed abbiamo compreso di non essere fortunatamente i soli, quindi ci siamo fatti promotori di una iniziativa innovativa che vedrà per la prima volta la luce il prossimo 10 dicembre 2011.

Di cosa si tratta?

Abbiamo la fortuna di vivere nell'entourage torinese, luogo dal quale passa parecchio Aikido e notevole   pratica di qualità si è ormai resa stabile e frequentabile per merito di diverse Associazioni, Scuole e stili differenti.

Abbiamo quindi deciso di organizzare una giornata di pratica insieme che coinvolga le principali realtà dell'Aikido torinese e dell'interland cittadino in occasione del compleanno di O' Sensei.

E dove sta la novità?
Uno stage multi-stile si è già visto, insieme ai suoi pregi ed ai suoi difetti...

Le news saranno legate al fatto che ciascun Insegnante che interverrà avrà modo di offrire il proprio contributo personale, stilistico, didattico e filosofico intorno ad uno ed un solo argomento comune - scelto da noi -, che farà da tema portante di tutta la giornata.

Per offrire una vasta gamma di punti di vista differenti sono quindi state invitati Insegnanti provenienti ad esempio dall'Aikikai d'Italia, dal Progetto Aiki, dal Ki Aikido, dall'Iwama Ryu e Takemusu Aikido, dall'Iwama Shin Shin Aikisurenkai... e da ancora altri indirizzi stilistici. Ogni fonte distinta avrà qualcosa di proprio e caratteristico da dire per contribuire al lavoro comune.

Ma questo non è tutto: a ciascun Insegnante abbiamo richiesto di mostrare la sua naturale propensione ad apprendere, in modo che i nostri allievi non abbiano solo la possibilità di vedere affrontato uno stesso tema da angolature differenti, ma che possano anche percepire fattivamente che i Maestri sono i primi ad avere voglia di mettersi in gioco e di praticare ciò che gli altri colleghi suggeriscono.

Sarebbe disfunzionale chiedere una cosa del genere agli allievi, se poi questi ultimi dovessero realizzare che gli Insegnanti sono i primi a non essere in grado di fare la stessa cosa!

Ciascuno infatti avrà il suo momento per insegnare e tutto il resto del seminar per sperimentare di persona il contributo offerto dagli altri Maestri.
Niente stage quindi caratterizzato dal proprio momento di splendore e quindi dalla possibilità di defilarsi dal tatami e giudicare in modo critico e svalutativo l'operato altrui!...
Ne abbiamo già visti troppi!

Si verrà per imparare a lavorare insieme e fare tesoro dell'esperienza altrui, che proprio perché diversa dalla nostra avrà sicuramente qualche elemento istruttivo da fornire.

Poi c'è un'altra novità: non solo i nostri studenti del Dojo beneficeranno della possibilità di essere condotti da diverse guide e potranno cogliere il buono che ciascuna offrirà, ma anche gli allievi di ciascuna di esse avranno questa possibilità e sono anzi invitatissimi a farlo!

Il fare rete è infatti una decisione comunitaria, non tanto solo di chi intende essere aperto al prossimo!

Abbiamo richiesto agli Insegnanti ospiti di coinvolgere in modo diretto la propria scuola ed i propri allievi, cosicché lo scambio avvenga veramente a tutti i livelli ed in modo circolare:

... Maestri che si esercitano con altri Maestri nell'arte di condividere la docenza supportandosi a vicenda, allievi che si ingaggiano a praticare con altri allievi, mai incontrati prima forse... benché vicini di Dojo probabilmente sul territorio.

Insomma se l'Aikido è l'Arte di apprendere da tutta l'esperienza e la pratica del rapportarsi sano con chiunque, il 10/12 p.v. noi avremo enormi opportunità di apprendimento e di evoluzione singola e collettiva!

Se questo progetto dovesse avere un buon risultato, potrebbe essere un modello da importare in altre realtà analoghe a quella torinese.
Chiarire le "regole del gioco" prima ancora di invitare i diversi giocatori è fondamentale perché non si creino malintesi di fondo... così come iniziare a frequentarsi lo è altrettanto per dare valore al lavoro altrui, senza escluderlo a priori perché differente dal nostro.

E' chiaro che una cosa del genere può interessare solo a coloro (parliamo ora degli Insegnanti) che sono riusciti a non mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, credendo una qualche forma di superiorità divina del loro operato o dell'Ente per il quale essi operano regolarmente.

Ad esempio la richiesta di gravitare intorno ad un tema comune è fondamentale per evitare una sterile tentazione ad ostentare quanto si è bravi in ciò che riteniamo di saper fare.

Chi accetta lo fa sottoscrivendo in toto le caratteristiche dell'evento: spiegherà ciò che sa in argomento XY, si impegnerà a praticare (salvo cause di forza maggiore concordate con gli organizzatori) nella rimanenza del tempo sul tatami - evitando di fare il "Maestro Bis" che elargisce preziose perle di saggezza in una "lezione nella lezione" -, coinvolgerà direttamente la suo scuola ed i propri ragazzi... insomma, avrà piacere di condividere lo spirito stesso dell'iniziativa ed ampia occasione di mostrarlo!


Fortunatamente già parecchi ospiti d'eccellenza hanno già confermato la loro presenza - siamo onorati da ciò!- ed a breve avremo pronta una locandina ufficiale dell'evento che ne illustra le caratteristiche.
Sarà il benaccetto chiunque di voi vorrà unirsi a noi in questo interessante esperimento Aikidoistico ed umano, ovviamente!

Siamo certi che provare ogni tanto a calarsi nella pelle degli altri incoraggi un bel bagno di umiltà e rilassa quella tendenza inutile al giudizio a priori di ciò che non conosciamo.


Ciò non significa perdere la propria personalità e prospettive, infatti tornando fra le proprie mura, ogni dinamica solita potrà riprendere regolarmente... ma che gusto nuovo avrà una volta aver sperimentato cosa di buono c'è fuori dalla propria porta!

Aikime si fa quindi mediatore di questo incontro inedito di una realtà polimorfica e difficile, per alcuni versi... anche perché negli anni abbiamo avuto modo di constatare quanto, pur in diverse modi di esprimerlo attraverso la pratica, queste idee siano condivise da un sacco di belle persone, allievi ed Insegnanti.

Non resta altro quindi che mostrarlo in pratica con la capacità di stare insieme accomunati dal piacere e la passione per l'Arte che ciascuno dichiara di amare febbrilmente: l'Aikido!

A breve saremo in grado di offrirvi dettagli maggiori su tutto, oggi avevamo solo l'esigenza di fare una riflessione insieme sul tema del "Maestro che apprende", quello che cioè comprende la preziosa strada per non inaridire e continuare a fare una preziosa differenza lungo il cammino proprio ed altrui.

I Maestri da noi insegnano, apprendono... in poche parole "scambiano".

Buon apprendimento a noi stessi ed a tutti voi!