lunedì 19 gennaio 2026

Aikido e come far cessare le guerre

Sappiamo tutti che questo 2026 è iniziato il 3 gennaio con l'America che attacca il Venezuela e ne rapisce il suo Presidente: un gesto indifendibile sotto il punto di vista del diritto internazionale, ma di certo una notevole dimostrazione di potenza muscolare!

E se ci fosse solo Trump che sbarella sarebbe già grave, ma purtroppo non è solo: sbarella Putin in Ucraina, sbarella Netanyahu in Palestina, sbarella Xi Jinping a Taiwan, gli Ayatollah in Iran...

Sono più o meno tutti atti muscolari, che - in barba a qualsiasi convenzione internazionale - mirano ad accaparrarsi vantaggi militari, risorse naturali, accordi commerciali di una nazione sulle altre, tacitare il dissenso popolare.

Sotto questo punto di vista, l'umanità non sembra cresciuta molto da quando un villaggio ne attaccava un altro per saccheggiarlo dei suoi averi: quando la depredazione e l'assenza del rispetto di ogni forma di diritto diventa la normalità, regnano il caos e l'anarchia più totale.

Ma non ci eravamo evoluti?

Abbiamo forse congegni più sofisticati, tecnologia più avanzata... ma se l'evoluzione si misura in capacità di costruzione di una comunità globale, basata su valori etici... allora NO, ci siamo evoluti proprio poco!

Mascheriamo solo i nostri istinti primordiali di supremazia sotto merletti e ricami appositamente creati per non far cogliere in quale stato primitivo continuiamo a vivere...

Ogni forma di supremazia su qualcun altro, che sia questi una persona o uno Stato poco importa, necessità di credere ad alcuni presupposti:

- se non sono in grado di piegare al mio volere Tizio, Caio e Sempronio... allora posso essere percepito come debole; viceversa se ci riesco sono percepito come "forte";

- se non sono in grado di piegare al mio volere Tizio, Caio e Sempronio... allora uno di loro potrebbe piegare al suo volere me;

- faccio di tutto per piegare al mio volere Tizio, Caio e Sempronio... perché loro non lo possano fare con me;

- nella narrazione di Tizio, Caio e Sempronio io sono "il cattivo", mentre nella mia io sono "il buono"... e i "cattivi" sono loro...

Ciascuno di questi presupposti implica che ci siano risorse LIMITATE, in un contesto nel quale "mors tua vita mea"... e tutti i soggetti cercano di sopravvivere, di stare a galla... o anche di comandare, PURTROPPO a discapito dei diritti, del welfare o anche della sopravvivenza stessa di qualcun altro.

Solo che noi NON viviamo in questo mondo qui, CREDIAMO solo di viverci e che esso sia così!

Nei giorni dopo capodanno, mi è capitato di scambiare alcuni pensieri con una Aikidoka olandese, che si chiedeva COME far terminare questa barbarie diffuse, partendo dalla sensazione di completa impotenza di un individuo dinanzi alle decisioni dei grandi attori internazionali della scena mondiale.

Beh, per me la soluzione è ovviamente l'Aikido, perché ho dedicato l'intera vita a studiare questa disciplina e credo di averne colto (almeno) alcuni degli aspetti più importanti...

In Aikido l'avversario ci SERVE, nel senso più autentico del termine: ci è utile ad affrontare un conflitto in modo tale che noi - attraverso questa esperienza - si sia in grado di migliorare noi stessi.

SE questa operazione ci riesce, forse - ancora meglio - QUANDO ci riesce, non possiamo fare altro che rispettare, preservare e ringraziare il nostro avversario... per tutto ciò che di importante siamo riusciti ad ottenere per noi ATTRAVERSO l'esperienza che abbiamo vissuto con lui.

Non stiamo cercando di diventare più forti di lui, ma migliori del noi che lo ha incontrato quando lo saluteremo per allontanarcene. Le sue risorse rimarranno SUE, le nostre rimarranno NOSTRE, ma grazie all'incontro ciascuno sarà stato in grado di fare la differenza nel come le utilizza.

Parafrasando la situazione in Venezuela: se fossi l'America, non cercherei di mettere le mani su uno stato che da solo possiede circa il 17% delle riserve petrolifere mondiali... ma tenterei di capire come utilizzare al meglio le MIE, per essere all'altezza di guardare il Venezuela diritto negli occhi in merito a riserve energetiche.

E se fossi il Venezuela, nell'incontro/scontro con l'America, potrei pensare a come essere all'altezza di tutto ciò nel quale quest'ultima pare essermi superiore.

Si usa l'avversario come uno SPECCHIO, quindi... ed io ed uno specchio siamo un sistema che INTERAGISCE, non nel quale c'è una barriera, un setto, che divide chi è più forte da chi è più debole, chi è più ricco da chi è più povero... e via discorrendo.

Ne segue, che la SEPARAZIONE è stata la via battuta fino ad ora, e vediamo in quale atmosfere di insicurezza, pericolo e precarietà ci sta navigando: forse converrebbe provare a seguire qualche prospettiva differente...

Per esempio, quella della CONNESSIONE!

Ma non una connessione grazie alla quale hackerare i siti del nemico, per ottenere di nascosto le sue informazioni sensibili o i suoi soldi: la connessione prevede che la comunicazione avvenga da ENTRAMBE le parti, quindi che sia un dialogo e non un monologo.

Certo, quando instauro un dialogo posso in ogni istante avere la sensazione di non esserne all'altezza: supponiamo che ne instauri uno con un iper-specialista in un settore nel quale io non eccello... sarà difficile "tenergli testa", ovvero fornirgli informazioni utili tanto quanto lui è in grado di fornirne a me.

Se parlate con qualcuno che è una cima in un campo specifico, sembra che ci sia poco da dare e molto da prendere!

Però...

- se c'è molto da prendere, ho già guadagnato qualcosa da questa esperienza;

- se ho paura di non essere all'altezza del dialogo, ciò parla dei miei limiti, ovvero di quello che mi interessa esplorare e conoscere al fine di poterli superare; il mio interlocutore non CREA la mia paura, sono io che gliela rifletto addosso, perché - appunto - è roba MIA!

In Aikido impariamo a CONNETTERCI con l'altro, con l'aggressore e non a porre una SEPARAZIONE fra noi e lui: questo fa sentire nudi, talvolta inadeguati, spesso impreparati rispetto a cosa sarà possibile fare per uscire dall'impasse... ma è proprio li che avviene la magia della crescita.

L'accettazione del rischio di cosa l'altro mi specchia!

Le azioni muscolari - del bullo del quartier o di Trump poco cambia - sono il goffo tentativo di negare questa paura e non un suo tentativo di superamento: fino quando la realtà viene percepita in modo duale non se ne uscirà.

Ci sarà il forte ed il debole, l'attaccante e l'attaccato, il prepotente ed il remissivo, i carnefice e la vittima: per mia fortuna, l'Aikido mi ha insegnato a superare tutto ciò decine di anni fa, e per questo ora lo insegno agli altri.

Nel colloquio con la mia amica olandese, quindi, siamo addivenuti a COSA fare di pratico per porre fine a questa barbarie globale: più persone comprenderanno esperienzialmente questo paradigma, più le masse cambieranno opinione sulla sostenibilità degli interventi "muscolari"... poiché le masse sono composte dai singoli individui.

E quando si aumenta la consapevolezza di un individuo, si è anche agito direttamente sulla massa della quale egli è parte, poiché si innesca un "effetto Maharishi" in grado di generare un'onda di coerenza e armonia che si diffonde nella società.

Quindi, cosa possiamo fare noi che siamo piccole unità insignificanti al cospetto di queste grandi dinamiche internazionali?

Possiamo fare letteralmente TUTTO, anzi, forse DOBBIAMO farlo!

Non ci possiamo nemmeno rendere conto dell'impatto che io, questo Blog o i miei allievi possono avere nella società della quale siamo il tessuto: questo sempre per via della errata sensazione di "separazione" con la quale cresciamo... descrivendo come "indipendenti" sistemi che in realtà sono TUTTI inter-dipendenti, che ci piaccia, ci spaventi o meno.

Un ultima considerazione.

La pre-occupazione, ovvero l'occupazione prima del necessario, di qualcuno di accaparrarsi le risorse di qualcun altro (bulletto di quartiere o Trump di turno che siano) per poter sopravvivere e/o prosperare derivano TUTTE da una forma di ignoranza spirituale... che conta le cose con il lobo sinistro del cervello e fantastica che non ce ne siano per tutti.

Ecco: questa è un'altra assunzione completamente FALSA!

Chi fa un cammino di consapevolezza personale (ma non è il caso né del bulletto di quartiere o del Trump di turno) sa per esperienza diretta che le risorse veramente necessarie ci sono e per tutti, perché si va verso l'essenza e quindi la percezione dell'inutilità di accumulare più del necessario.

Chi vuole accumulare (cibo, risorse, ricchezze) vive ancora nell'incubo che tutti questi beni gli possano venire a mancare o che gli possano essere sottratti "da qualcun altro"... peccato che quel "qualcun altro" altri non risulta che la proiezione esterna di sé, quindi se non voglio essere predatore di nessuno, non ci sarà nessuno che vorrà essere predatore con me... perché è così che funzionano gli specchi.

Non forse a caso Morihei Ueshiba, in età matura, si definiva [常盛] "tsunemori", ovvero "sempre abbondante"... proprio a dimostrazione che chi è in armonia con se stesso, lo è con ciò che lo circonda, e possiede la percezione che tutto ciò di cui abbisogna gli viene dato automaticamente, ed in abbondanza.

Con questo, affermo l'assoluta centralità dei messaggi e delle attività che facciamo nei nostri Dojo e corsi di Aikido: stiamo veicolando all'umanità una prospettiva differente di conflitto e stiamo dando attivamente un esempio concreto del fatto che - nel lungo periodo -  la "legge del più forte" sia qualcosa di omicida e suicida al contempo.

Perché l'accumulo di risorse sbilancia le stesse nella popolazione, ed è un attimo che chi se ne vede sottrarre muova guerra contro "il nemico" che gliele sottrae (o potrebbe farlo): quindi questo comportamento innesca conflitti, non li seda sicuramente.

Il fatto che, in scala microscopica, si creino consapevolezze molto differenti, più sagge ed armoniche è una dinamica importantissima per la scala macro... quindi continuiamo a vivere i valori nei quali crediamo, che è qualcosa di molto concretoun atto di testimonianza importantissimo e - per fortuna nostra - anche molto molto contagioso!


Marco Rubatto






lunedì 12 gennaio 2026

I Dōjo che si moltiplicano: la nuova "famiglia"

Non è solo per ché siamo all'inizio di un nuovo anno di pratica, che iniziamo con un po' di positività, quanto per dare fiato e visibilità ad un fenomeno che credo degno di nota e che potrebbe sfuggire ai più distratti...

Lo scorso week end si è svolto il Kagami Biraki, all'Honbu Dōjo Aikikai, così come nel nostro Dōjo ed in molti altri in giro per il mondo: festa caratteristica dello shintoismo, sia delle usanze dei Samurai del periodo Edo... adottata poi dalle discipline praticano Budō ai nostri giorni. Se voleste approfondire, ne abbiamo parlato QUI ed anche QUI).

Tuttavia non molti Dojo che praticano Judo, Kendo e Karate celebrano questa festa, almeno qui in Italia.

Viceversa, ci sono sempre più Dōjo di Aikidō che invece iniziano a farlo; solo qualche anno fa, questa ricorrenza era invece perlopiù sconosciuta dalle nostre parti.

Per dire il vero, non ci sono nemmeno molti Dōjo di Judo, Kendo e Karate che ci tengono particolarmente a chiamarsi e definirsi propriamente "Dōjo": i loro frequentatori vi si riferiscono per la maggioranza come "palestra" (a parte eccezioni rare come le mosche bianche), forse per la marcata sportivizzazione di questi Gendai Budō... che tende a mettere in secondo piano l'importanza di alcuni elementi di tipo tradizionale.

Abbiamo invece un andamento completamente opposto per quanto concerne l'Aikidō: già dal mio solo parziale osservatorio personale, vedo che ogni anno sul nostro nascono NUOVI Dōjo... ed - attenzione - non solo nuove ASD che si occuperanno di praticare Aikidō... ma veri e propri gruppi che si comperano/affittano un locale ed iniziano ad utilizzarlo quasi esclusivamente per la pratica GIORNALIERA della disciplina, così come si faceva ai tempi di O' Sensei... ed in molti luoghi nel mondo si fa ancora oggi.

Nei i mie primi 5 anni di pratica non sono mai stato in un Dōjo: ero più che convinto che le Arti Marziali dovessero essere studiate in una palestra... perché così avevo iniziato, mi trovavo bene e nessuno mi aveva detto in merito qualcosa di diverso..

Poi ho iniziato a frequentare un luogo che si chiamava "Dōjo", che nacque per il Karate e che era ancora molto propenso a portare avanti alcune dinamiche di tipo tradizionale: già li l'atmosfera era MOLTO differente!

C'erano SOLO Arti Marziali, certo di diversi tipi, ma un'etichetta chiara e severa veniva richiesta a chiunque vi entrasse. Qualche anno più tardi (era circa il 2002), ho messo piede per la prima volta in un luogo pensato e costruito SOLO per la pratica dell'Aikidō... e li le cose cambiarono (migliorando) in modo veramente tangibile e netto, rispetto tutti i luoghi nei quali ero stato fino ad allora.

Da allora, sono stato a praticare in Dōjo in mezzo mondo... anzi, sono stato QUASI solo più in veri e propri luoghi pensati per Aikidō. Mi capita ora, che vado in giro per conto della Federazione, di essere ancora ospitato in qualche Palestra (di nome e di fatto) o in qualche palazzetto dello sport, adibito a Dōjo in occasione di Seminar Regionali e/o Nazionali... ma - per consuetudine - ogni giorno pratico ed insegno nel mio Dōjo, che fra l'altro proprio questo ottobre compirà 10 anni.

Se posso, inoltre, do la precedenza agli inviti che mi arrivano da Dōjo già strutturati, benché l'esperienza me la sono fatta soprattutto calcando i peggiori tatami di Caracas...

E cosa c'è in più in un Dōjo dedicato interamente all'Aikidō (o quasi), rispetto ad una palestra di Arti Marziali, o ad un Gym Club o - ancora - ad un luogo pubblico... nei quali si pratica questa disciplina?

Forse l'atmosfera, oltre che alcune caratteristiche legate ai locali, all'arredamento o alle abitudini che vi si creano all'interno.

Per anni sono stato allievo - prima e poi ho insegnante - sia in Palestre, tipo Gym Club, sia in strutture pubbliche (la classica palestra della Scuola Elementare o Media)... quindi NON disdegno assolutamente questi luoghi e penso che al loro interno si possa praticare un ottimo Aikidō: c'è solo spesso il problema di ricreare ad ogni lezione l'atmosfera di un Dōjo, che fra un keiko e l'altro viene perso... per via del fatto che gli stessi ambienti vengono utilizzati da molte persone e per gli scopi più disparati.

Un Dōjo, invece, resta li... e non devi vivificarlo tu quando entri, ma è lui che influenza te!

L'energia e l'atmosfera vengono ad auto-custodirsi, tramite gesti quotidiani semplici ma importanti legati alla tradizione:

- togliersi le scarpe al proprio arrivo;

- tenere un tono di voce basso anche negli spogliatoi;

- fare un inchino sia quando si sale, che quando si scende dal tatami;

- ripiegare con calma e ordine l'hakama dopo ogni allenamento;

- ...

E, sorprendentemente... questi luoghi stanno AUMENTANDO, sia in qualità, che in numero in Italia!

Un paio di volte all'anno circa, diversi visitatori ci raggiungono da altre regioni e permangono al Dōjo per qualche giorno per vederne il funzionamento, e magari per replicare altrove ciò che hanno vissuto in prima persona Torino. Accoglieremo il prossimo gruppo fra sole 2 settimane, per esempio.

Circa un altro paio di volte all'anno, vengo chiamato sia da persone che conosco, sia da chi si mette in contatto con me per avere info generali su COME creare da zero un nuovo Dōjo nel quale praticare Aikidō, sia a livello professionale, sia semi-professionale.

Un Dōjo è un'avventura impegnativa per chi vi si tuffa: ci sono costi fissi che vanno ornati tutti i mesi, oltre a costi straordinari per l'adattamento dei locali che uno trova. Eppure sempre più persone stanno scegliendo la formula di avere un luogo STABILE dedicato all'Aikidō, nonostante i duri tempi che tutti viviamo sotto il punto di vista economico.

E la sfida non è solo costruirne uno... ma più che altro MANTENERLO: questo implica un certo minimo numero di lezioni settimanali, che non possono essere solo 2... ed un gruppo di persone che non può ridursi ad una cerchia di 5 adulti.

Risulta fondamentale includere lezioni GIORNALIERE, magari in differenti fasce orarie e dirette sia ad adulti che a teenagers e bambini... cose che richiedono TEMPO ed ENERGIA, che ovviamente non è sempre compatibile con le vite lavorative della maggioranza degli Insegnanti della disciplina.

Tuttavia piccoli nuovi Dōjo nascono ogni anno, nei luoghi più disparati... segno non solo che la cosa è possibile, ma anche che le persone che ruotano intorno al gruppo prestano volentieri il loro supporto per rendere questa via percorribile.

Un Dōjo non è l'avventura solitaria di un Sensei: non starebbe mai in piedi così... ma richiede la formazione di un gruppo, uno zoccolo duro disposto a fornirsi aiuto reciproco, pur di mandare avanti "una baracca" che interessa a tutti che rimanga viva e funzionate!

Un Dōjo quindi è un'aggregazione di persone che condividono una visione, prima ancora di essere un edificio. La stanza che li contiene si impregna della loro energia, del loro costante impegno, delle loro speranze e dei loro sogni.

E, in questo momento storico, questa dinamica non è MAI STATA così IMPORTANTE: ci troviamo a vivere giorni nei quali la società si sta lacerando... sta perdendo capacità di condivisione, si disinteressa della "res pubblica", ovvero di tutto ciò che costituisce un "noi".

Ha un bel da tuonare il Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno che "la repubblica siamo NOI", ma - evidentemente - a livello popolare c'è stanchezza, sofferenza, sfiducia e malcontento... pure e sopratutto verso le istituzioni.

Un Dōjo perciò risulta un luogo attualmente contro-corrente, nel quale le persone si aggregano ed impegnano per raggiungere insieme uno scopo comune, e facendolo nel modo più tradizionale ed efficace possibile... ovvero assumendosi delle serie responsabilità dirette e concrete!

Questo mi ricorda molto da vicino un'esperienza che vissi oltre venticinque anni fa, in un contesto molto differente da quello dell'Aikidō: al tempo, ero un allievo di un certo Peter Roche De Coppens, con il quale facevo diversi Seminar all'anno, su argomenti incentrati sulla spiritualità e l'esoterismo.

Il Prof. De Coppens ci teneva molto che si creassero gruppi di lavoro stabili e legati al territorio nel quale vivevamo, così da continuare a trovarsi per praticare insieme gli esercizi che ci indicava (non ne fui mai fatto parte attiva, però), poi - dopo diversi anni - durante un incontro ci informò dei risultati ottenuti dalle decine di diversi suoi gruppi sparsi in tutto il mondo (lavorava principalmente negli Stati Uniti, in Canada ed in Italia).

Il rimando ci sbalordì parecchio: a quanto pare, alcuni di questi gruppi erano divenuti non solo stabili, ma veri e propri baricentri di relazioni ed attività umane. La cosa che sorprese Peter Roche prima, e noi di seguito... fu che il lavoro spirituale che doveva essere stato il cardine della loro realizzazione - paradossalmente - era stato messo in secondo piano dall'utilità pratica di appartenere ad un gruppo di persone delle quali ci si fidava parecchio, visto che se ne condivideva la visione della vita.

Nel proprio gruppo, quando necessario, venivano ad esempio reperite TUTTE quelle figure che risultavano importanti e necessarie nel proprio quotidiano: il medico, il legale, il commercialista, l'artigiano... e quando i gruppi erano privi della persona giusta, si moltiplicavano le RETI SOCIALI che ciascuno metteva a disposizione dei propri amici.

Cercare un idraulico sul Web è una cosa: chiamare il fratello, lo suocero o il professionista di fiducia del tuto compagno di pratica però è completamente diverso!

La forza dell'unione, la capacità di creare una massa inerziale tale da consentire a turno alle singole persone di sentirsi sollevate dal peso della solitudine e della necessità di provvedere a tutto in autonomia è la chiave vincente di una tipologia di "famiglia" nuova, ovvero non formata per legami genetici, ma per prospettive comuni.

E se la società diventa alienante e malata, i singoli rispondono formano nuovi aggregati di cellule SANE, in questo caso interessate a studiare Aikidō, e con esso LORO STESSE!

Un Dōjo è un luogo nel quale ci è concesso condividere sia le nostre migliori energie evolutive, sia le nostre fragilità... certi che si verrà compresi da chi ci cammina accanto, ovvero da chi è toccato da dinamiche molto simili alle nostre. Aggregarsi e perseguire, anche con impegno e fatica, un obbiettivo comune risulta la chiave per uscire da molti impasse che stiamo vivendo, sia a livello personale, che collettivo.

Non mi meraviglia per nulla quindi che - contro a tutte le aspettative pessimistiche del caso - siano proprio cose/dinamiche come i Dōjo a mostrarci in modo naturale che l'Aikidō è in grado di armonizzare fra loro le persone, proprio come diceva un certo Morihei Ueshiba:

"L'Aiki non è una tecnica per combattere o sconfiggere un nemico.

È il modo per riconciliare il mondo e fare degli esseri umani un'unica famiglia"


Marco Rubatto



 



lunedì 22 dicembre 2025

Buone Feste da Aikime!


Eccoci giunti alla pausa invernale del Blog...

Da oggi all'11 gennaio ci prendiamo qualche momento di vacanza, relax e riflessione, per tornare on-line lunedì 12 gennaio 2026.

Ringraziandovi tutti per il vostro costante supporto, auguriamo a ciascuno di voi un periodo altrettanto sereno di pausa da tutto, tranne che da se stessi.

A presto!


Marco Rubatto





lunedì 15 dicembre 2025

Un grazie a chi ha dato il via alla giostra... ma anche a chi ora la manovra

Ieri era il 14 dicembre, che come ben sapete risulta l'anniversario della nascita del Fondatore dell'Aikido, Morihei Ueshiba (14 dicembre 1883, Kii Tanabe - Wakayama ken)

Sui Social sono tanti gli Aikidoka che hanno ricordato con piacere questa ricorrenza e si è creata spontaneamente la catena di condivisione di "I love Aikido Day" (da un'idea di Ugo Montevecchi Sensei)... e questo è il segno più evidente che il movimento è vivo, presente e riconoscente a chi gli diede vita.

Un attimo dopo, viene quindi spontaneo chiederci DOVE SIAMO a 142 anni dal giorno nel quale quel grande Uomo venne al mondo... ed a circa 90 anni dal conio della parola stessa "Aikido".

Non credo proprio che Morihei Ueshiba sia nato con la precisa idea di inventarsi una disciplina da lasciare poi alle generazioni future... e credo anche che la stessa cosa possa dirsi per qualsiasi fondatore di ogni altro movimento, sia passato, che contemporaneo.

Lui fece "solo" la SUA vita, che lo portò a fare determinate scelte ed a prendere specifiche posizioni in altrettanto specifici ambiti: il desiderio di farsi capo di un movimento che ha ormai preso dimensioni quasi planetarie NON credo proprio fosse fra le sue priorità.

Credo sia accaduto che vivendo e studiando se stesso, egli sia giunto forse per primo a determinate conclusioni che ha considerato "di valore"... e che altri - come noi - si siano riconosciuti e continuino a farlo nella stessa "visione" e prospettiva.

In questo senso, "Morihei Ueshiba è uno di noi"... o "noi siamo dei suoi", ma tutto qui. Eleggerlo "Guru spirituale" è forse qualcosa di poco maturo ed a una posizione che non sono sicuro nemmeno gli avrebbe fatto così tanto piacere, o forse non gliene sarebbe fregato proprio nulla (e non lo sapremo mai).

Vedo O' Sensei sempre più come un TRAMITE, una persona di certo unica e speciale (ma non lo siamo forse tutti?!), che ha indicato una Via di valore... ma che avrebbe esattamente la stessa importanza anche se fosse stata indicata da un'altra persona.

Il messaggio è stato molto potente: "É possibile utilizzare il conflitto per migliorarsi"... il messaggero anche... ma di messaggeri abili ce ne sono tanti, forse molti di più dei messaggi che meritano di essere veicolati sul serio.

E migliorare il mondo, in seconda battuta: ma non perché diventiamo capaci di cambiare ciò che ci sta intorno, quanto perché diventiamo in grado di cambiare noi stessi... e ciò ha un impatto diretto ed evolutivo ANCHE sulla società della quale facciamo parte.

Penso che il mondo lo cambiamo giocando di sponda, cioè... come una sorta di effetto collaterale!

Mi sono sempre meravigliato che una disciplina che possiede un repertorio tecnico così significativo ed evoluto (ordini di grandezza più voluminoso rispetto ad altre) non sia stata "pubblicizzata" dal suo Fondatore per questa sua caratteristica, ma per frasi molto più filosofiche e di carattere spirituale.

Ho molto spesso modo di discutere con Judoka e Karateka, e spesso questi non fanno che ammirare l'ingegno fuori misura che esiste nella pratica FISICA dell'Aikido: una disciplina completamente razionale e completamente intuitiva al contempo... ma il Fondatore ha puntato su altro, diceva che ci avrebbe lasciato la sua creatura "per affraternare/affratellare l'umanità", per fare si che "le società diventino una sola famiglia".

Mica parlava delle varianti dei di sankyo ura o dei kumitachi (che sono veramente un botto)!

Ora: a 90 anni da quando diciamo e pratichiamo "Aikido" la società è più affratellata?

In prima istanza forse verrebbe da dire di NO, perché sussistono stabilmente tutta una importante serie di divisioni e pregiudizi che accompagnano i vari gruppi etnici e la maggioranza di coloro che li compongono...

... però, a guardare meglio, alcune barriere sono venute meno nelle community di coloro che praticano questa disciplina.

Ci si allena insieme indipendentemente da sesso biologico, inclinazioni sessuali, età, etnia, condizione sociale, convinzioni politiche e religiose: ciascuna di questi argomenti è ancora in grado di separare ciò che un tatami scioglie alla velocità di un tocco.

Se praticate da un po', vi sarà sicuramente capitato di recarvi in un'altra città ed incontrare dei perfetti sconosciuti che vi danno un caloroso benvenuto SOLO perché vi unite a loro negli allenamenti, non è vero?

Beh, ci potete letteralmente GIRARE il MONDO se voleste: io sono stato ospitato, almeno un centinaio di volte in Svizzera, Germania, Grecia, Olanda, Francia, Giappone completamente GRATIS da persone che non conoscevo affatto, ma con le quali condividevo la passione per l'Aikido.

Persone che hanno aperto le loro case, spesso consegnandomi una copia del loro mazzo di chiavi, e dicendomi. "Fa come se fossi a casa tua!". Gente che non sapevano chi fossi, ma sapevano che ero li per praticare Aikido.

Affratellate direi, come minimo! Il nonnetto pare ci avesse visto giusto...

Certo: i praticanti di Aikido sono una minoranza numerica rispetto al totale della popolazione, ma generalmente fra loro si guardano un po' meno in cagnesco o con sospetto rispetto ad altri soggetti che non si conoscono.

Poi siamo ancora capaci di essere talebani di un tipo specifico o di una corrente di Aikido pure noi: si da il benvenuto a chi viene da fuori anche perché VIENE a convertirsi all'Aikido giusto, quello buono, quello vero... in poche parole, il NOSTRO!

E qui si vede il forte limite che ancora ammorba i primi 90 anni di pratica: ma diamo tempo che il movimento evolva ulteriormente, cechiamo di essere fiduciosi e positivi!

Io ho perso un po' di verve attivista nel cercare di superare questo impasse, ma che perché mi pare avessi proprio frainteso io stesso le priorità sul da farsi: dovevo cambiare io per sperare di avere un impatto sul mondo... e non cercare di cambiare quest'ultimo attraverso ciò che stavo facendo!

In questo senso, continuo - ogni giorno più motivato - a percorrere la MIA strada, e questo in effetti vedo che aiuta... me in primis, ovviamente; se poi è di giovamento anche ad altri ne sono felice, ma anche in caso contrario non importa e non può, né deve cambire il mio fare.

Percorrere la MIA strada è l'unico atto sensato ed importante che c'è, proprio come fece O' Sensei prima di noi tutti... quindi mentre lo ringrazio di vero cuore per essermi stato di così alta ispirazione da decidere di dedicare l'intera vita allo studio ed alla divulgazione dell'Aikido, voglio ricordarmi che ora è il MIO/NOSTRO momento di fare le cose.

La gratitudine verso chi ci ha preceduto è segno di maturità, ma lo è altrettanto - se non ancora di più - l'accettare il peso delle proprie responsabilità attuali... e comprendere che queste non ce le assumiamo "per riconoscenza" verso qualcun altro che ammiriamo, quanto per debito di coerenza verso noi stessi.


Marco Rubatto








lunedì 1 dicembre 2025

Il valore pedagogico del Budō

Con estremo rammarico, ho notato che i Post meno letti del Blog sono proprio quelli che hanno qualche contenuto culturale più accentuato rispetto ad altri.

Basterebbe questo per comprendere quanto, anche fra gli Aikidoka, serpeggi "un'ignorantezza" mica da ridere... e questo andazzo può cambiare solo leggendo, frequentando gente più colta di noi o assistendo ad eventi dai quali imparare qualcosa di più... che come "stortare" qualche polso.

Allora oggi niente scritto... vi beccate solo il video integrale della conferenza (un'ora e mezza, mettetevi comodi...) della scorsa settimana, annunciata nel Post di qualche tempo prima, che ha fatto SOLO 47 visualizzazioni, quando in media sono almeno 150-200 (vergogna!)



Rischiando pure di sembrare spocchioso, faccio quindi mio il kuden di Paolo Cevoli Sensei: "Se volevo parlare con dei coglioni, parlavo coi miei... e non stavo qui a perdere del tempo".

É necessario cambiare andazzo, collettivamente parlando, altrimenti ammettiamo di meritare il baratro del quale tanto siamo tanto bravi a lamentarci di essere finiti.


Marco Rubatto


PS: lunedì prossimo Aikime sarà chiuso per "immacolata concezione"... in ricordo di quella festa shintoista nella quale Amaterasu Omikami apparve ad O' Sensei, rivelandogli che egli avrebbe fatto Ikkyo senza sbagliare mai il timing dell'omote.


lunedì 24 novembre 2025

Tecnica: la forma che INforma e ci fa cambiare

In Aikido studiamo un botto di tecniche e tecnicismi.

Sembrerà strano, ma la tecnica è INVERSAMENTE proporzionale alla consapevolezza che si possiede, quindi... più studio la tecnica di qualcosa, più sto ammettendo di non conoscere questo qualcosa così bene.

Immaginate una ricetta di cucina: sono una scarpa ai fornelli, ma seguendo tutte le indicazioni di Suor Germana o di Giallo Zafferano riesco a cucinare anche piatti piuttosto complessi, tramite istruzioni chiare, tecniche precise e specifiche.

Immaginate le istruzioni di montaggio della Lego, o dell'Ikea: sono "manuali tecnici", che spiegano come comporre un elemento complesso, a partire dai suoi elementi costituenti. Le istruzioni ci sono perché da soli non è detto che saremmo in grado di giungere allo stesso risultato.

Ora per: se per 3 anni di fila cucinassimo la stessa ricetta, montassimo lo stesso armadio o costruissimo la stessa macchinina giocattolo... siamo certi che avremmo ancora bisogno di "manuali tecnici"?

Forse no, perché la "forma" che abbiamo ripetuto più e più volte... ci avrà INformato, ossia ci ha fatto apprendere le sue caratteristiche essenziali.

E non ci ha solo informato sulle caratteristiche della tecnica stessa, ma anche - e sopratutto, direi - sulle nostre CARATTERISTICHE ed i nostri LIMITI.

Mentre provo, infatti, a ripetere la tecnica di Aikido mostrata dal mio Insegnante, oppure mentre provo a cucinare ciò che vedo descritto nel ricettario o montare quello che viene descritto dalle istruzioni... mi imbatterò certamente nei limiti che posseggo nel muovermi, nel comprendere e nel mettere in pratica concretamente nel modo migliore ciò che credo di avere compreso.

Direttamente, quindi, la tecnica mi aiuta nella costruzione della forma... ma indirettamente parla di me e della condizione psico-fisico che posseggo, anche in questo senso quindi mi "informa".

Attraverso un pattern, inizio e poi continuo ad incamerare informazioni sia sullo schema stesso, che su di me... ed ogni volta mi approssimo meglio allo schema proposto perché si ampliano ed evolvono anche i ricettori che utilizzo per valutare l'aderenza o lo scostamento dal modello in studio.

Avete presente quando vi sembra che sul tatami "non vi venga più niente"?

Si che ce lo avete presente... è una delle condizioni più comuni di un praticante di Aikido!

Beh, verrebbe da chiedersi come mai che accade così di frequente e pressoché a tutti: è una sensazione - li per lì - spiacevole, è vero, ma che testimonia una evoluzione della quale spesso non siamo consapevoli.

Viviamo con frustrazione il fatto che, da un certo punto in poi, la nostra tecnica ci sembra fare schifo, essere piena di imperfezioni e sbavature... ma non ci rendiamo conto di essere semplicemente in grado di cogliere aspetti e sfumature che fino a poco prima ci rimanevano celate.

La tecnica faceva molto probabilmente già schifo prima, ma non eravamo capaci di rendercene conto... mentre ora lo siamo, quindi abbiamo subito una sorta di upgrade sensoriale, un aggiornamento ed evoluzione della nostra capacità e profondità nell'osservare le cose.

"Fare la forma" quindi ci rende più capaci di comprenderne gli elementi costituenti, quasi indipendentemente dalla forma nella quale ci stiamo allenando... e sopratutto AFFINA noi e le nostre capacità auto-percettive.

La PNL direbbe che è cambiata (in meglio) la "mappa del territorio"...



In questo senso, la TECNICA è quello STRUMENTO che affina i nostri STRUMENTI mentre la utilizziamo: questa è un'ulteriore argomentazione (se ce ne fosse ancora bisogno) a sostegno della tesi che essa NON è il fine del nostro allenamento.

In un universo in continua mutazione naturale, qualcosa di "fisso" come uno schema è improbabile e sicuramente - in qualche modo - contro natura: tuttavia questa è proprio la caratteristica delle istruzioni dell'Ikea, delle ricette di cucina e dei kata di jo...

Tutto il katageiko prevede schemi fissi, all'inizio addirittura rigidi, almeno in apparenza. Ci si attiene al "copione" marziale, tanto che a volte esso viene confuso con una ipotetica realtà di combattimento, facendoci delle figuracce clamorose con al flessibilità e la mutevolezza tipiche di chi combatte veramente!

Gli schemi NON servono però per essere replicati sulla strada: sono utili per permetterci di continuare a CAMBIARE al loro interno, come per altro è la nostra natura fare. Avendo un riferimento "fisso" infatti è più facile orientarsi, specie quando il territorio è ampio... e sarebbe molto facile perdersi.

Con le stelle una tempo i marinai attraversavano i mari, proprio perché esse costituivano un punto di riferimento CERTO: ammirare le stelle è poetico, dipingere le stelle è artistico... USARLE per spostarsi è conferire loro una UTILITÀ pratica, risolve i problemi di chi non può contare su un navigatore.

E più informazioni su noi stessi saremo stati in grado di prendere, MENO sarà necessaria la ripetizione di un determinato movimento o la realizzazione di pattern suggeriti dall'esterno.

La ripetizione risulta UTILE solo se CONSAPEVOLE, poiché quando diventa automatismo risulta priva di quella presenza che consente ogni volta di notare una sfumatura nuova ed arricchente sia di cosa stiamo facendo sia - e sopratutto - di noi stessi.

É drammaticamente vero che, alla fine, la tecnica non serve proprio a niente quando si acquisisce una certa consapevolezza: il paradosso è che per arrivare a comprenderlo è spesso necessaria proprio un tot di pratica tecnica...

Quindi portiamo pazienza e costruiamo lentamente le forme migliori (perché l'importante è sottoporsi a questo genere di allenamento, ma ricordiamoci che ci sono forme biomeccanicamente più funzionali di altre!) con lo scopo di non averne alcun bisogno quanto prima possibile... quando la nostra mappa coinciderà con il territorio dell'Aikido.


Marco Rubatto