lunedì 26 ottobre 2026

Salvatore Mergé, il Fondatore ed il pericolo della spiritualità un tanto al kg

Talvolta nella vita le cosa accadono quando è il momento che lo facciano...

Lo scorso aprile, stavo preparando l'intervento per una docenza teorica agli Insegnanti Federali, che si è poi svolto il fine maggio successivo.

Quest'anno il focus è stato rivolto alle dinamiche - sia storiche, che umane - che hanno portato alla differenziazione di così tanti stili e Scuole di Aikido, nonostante esso provenisse da una persona sola, Morihei Ueshiba.

Magari un giorno renderò pubblico questo materiale, staremo a vedere...

La cosa strana è stata che, studiando il lineage e le storie personali dei principali allievi del Fondatore, ho scoperto che i vari chart che rappresentano questo "albero genealogico" non riportavano il nome di Salvatore Mergé, del quale sapevo all'epoca ben poco... ma che rischiava di essere l'UNICO italiano ad avere mai incontrato ed essersi allenato direttamente con O' Sensei.

Li per li, mi sono limitato a cercare qualche sua notizia sul Web, ed ho scoperto che Aikido Italia Network di Simone Chierchini Sensei ci aveva già dedicato un interessante articolo nel 2020, che potrete trovare QUI.

Effettivamente Salvatore Mergé fu sicuramente uno fra i primi occidentali alla corte del Fondatore, almeno una quindicina di anni prima di André Noquet, ovvero negli anni che vanno dal 1937 al 1943, poiché egli si occupava di traduzioni presso l'Ambasciata italiana a Tokyo.

Egli si allenò presso il famoso Kobukan a Ushigome. Probabilmente Mergé fu anche il primo occidentale ad insegnare Aikido fuori dal Giappone: a quanto pare dal 1947, egli introdusse la pratica a Roma, una volta rimpatriato... e ciò costituirebbe per noi un altro inaspettato primato, ovvero quello del primo Paese in assoluto ad essere introdotto allo studio dell’Aikido, oltre il Giappone.

Ma chi era costui?

Nacque a Rocca di Papa il 16 giugno 1899 da Romano Mergé e Giuseppina Tardiola. Partecipò alla prima guerra mondiale, durante la quale rimase ferito. Dopo il rientro a Roma, lavorò come impiegato presso le Ferrovie dello Stato, attività che gli consentì anche soggiorni all’estero.

A partire dagli anni '30, svolse attività di insegnamento della lingua, letteratura e cultura giapponese presso l’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente (ISMEO), per la promozione degli studi orientalistici in Italia. Nello stesso periodo partecipò ad attività di divulgazione culturale, collaborando con l’EIAR per trasmissioni radiofoniche in lingua giapponese.

Nel 1937 fu inviato in Giappone come interprete presso l’Ambasciata d’Italia a Tokyo. Durante il soggiorno approfondì lo studio della cultura giapponese, conobbe Morihei Ueshiba e fu ammesso come sotodeshi al Dojo di quest'ultimo.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 - in quanto membro del personale diplomatico italiano - fu internato dalle autorità giapponesi fino al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Rientrò in Italia nel 1947 e riprese l’attività di insegnamento e divulgazione culturale a Roma, collaborando nuovamente con l’ISMEO. Fu proprio in questo periodo che contribuì alla prima diffusione dell’Aikido in Italia. Morì infine a Roma il 22 gennaio 1965.

Esiste un Dojo a Roma che porta il suo nome e nel sito del quale è possibile leggere alcuni aneddoti inerenti l'incontro fra O' Sensei e Mergé (narrati da quest'ultimo a suoi allievi del corso di giapponese): potrete trovare tutto QUI.

Stiamo parlando di una personalità sicuramente poliedrica ed eclettica: esoterista, orientalista, marzialista, pittore... nella mia esperienza - ed esprimo un giudizio prettamente personale - le persone che si dedicano a molte discipline o sono veri e propri geni... o avrebbero forse fatto meglio a dedicarsi a qualcosa in meno, ma facendolo con maggiore profondità.

Non ci sono prove video o fotografiche (che io conosca) per ritrarre il periodo marzialista giapponese di Mergé e non mi risulta che la sua attività di divulgatore di argomenti spirituali menzioni le esperienze vissute con Morihei Ueshiba (che allora aveva tra i 54 ed i 60 anni)... 

... però l'Avvocato ed Aikidoka Marco Testa - che ringrazio vivamente - partecipando in qualità di discente alla formazione federale dello scorso maggio, mi ha fatto dono di un libro... parte del quale scritto proprio da Salvatore Mergé dal titolo "L'arte di divenire simile agli dei. Insegnamenti iniziatici di Giuliano Kremmerz" (pubblicato postumo con il suo nome iniziatico/pseudonimo di Elis Eliah).

Ho quindi approfittato delle ferie estive per affrontare questo tomo importante, non tanto perché desiderassi diventare simile agli dei... quanto perché avevo piacere di comprendere qualcosa in più del suo autore. Studiare un vaso aiuta a capire qualcosa sul suo vasaio!

Devo dire che questo testo mi ha lasciato abbastanza perplesso, poiché sembra trattarsi del tentativo di divulgare una ricerca che per Mergé doveva essere parte integrante della sua vita: ma come si fa a divulgare l'esoterismo?

Per definizione. ciò che è "esoterico" è nascosto (questo è proprio il significato del termine) e capite bene che se si tratta l'esoterismo in modo tradizionale - ovvero come un insegnamento da rivelare a pochi - non è possibile farne molta divulgazione; al contrario, se si divulga... si svela, ma allora non stiamo più parlando di esoterismo!

Io non ho elementi per giudicare il percorso personale e spirituale di una persona che ho conosciuto solo attraverso un libro e pochi frammenti di notizie trovati sul Web, tuttavia quel poco che credo di avere compreso della spiritualità entra in forte contrasto con ciò che ho letto.

Si fa fatica a parlare coerentemente della spiritualità, poiché il linguaggio comune è uno strumento DUALE, mentre la realtà spirituale è primale, non-duale, non-scissa per definizione di se stessa: ad esempio, nel voler descrivere ciò che non muta, tutte le equazioni matematiche fanno cilecca... poiché esse sono appositamente create per indicare l'andamento delle cose che cambiano, nel tempo o rispetto a qualche altra variabile.

Così per rappresentare una realtà immutabile, si fatica ad utilizzare parole molto duali nella loro essenza più intima: bene e male, verità e falsità, iniziazione, discepolo e maestro...

Ma "bene" e "male" secondo chi? "Verità" rispetto a che cosa?

A me è parso che Mergé intendesse stare al di fuori dai credo religiosi, senza accorgersi che per farlo ne aveva creato uno ennesimo, suo... e del quale non gli era permesso di parlare più di tanto: ho quindi letto 110 pagine nelle quali - in buona sostanza - non si dice nulla di specifico... 

Una sorta di supercazzola mistica, costruita con 1000 promesse al discepolo che finalmente troverà il suo VERO maestro, che si ILLUMINERÀ, che consacrerà la vita intera all'Arte Regia... e compagnia cantante.

Di fronte a questi percorsi iniziatici, si respira sempre un po' il sapore di appartenere ad una ristretta elite di predestinati ad un compito più grande, rispetto al volgo comune: ed a me più monta il senso di predestinazione, più tende a non interessarmi essere tra questi eletti fortunati.

È un po' la piega che prende la Massoneria ed ogni altro Ordine esoterico e Scuola iniziatica. Credo che la spiritualità non abbia bisogno di farci sentire speciali, quanto di farci realizzare che ognuno è speciale un po' a modo suo, perché è unico.

Non ci sono prove che Mergé - che nella vita è giusto che abbia fatto un po' ciò che desiderava - condisse le sue lezioni di Aikido con concetti presi dalla Fratellanza di Myriam, ovvero la scuola alchemica ed ermetica nella quel aveva studiato e divenne poi lui stesso un Maestro accreditato, tuttavia questa tensione verso lo spirituale non ha potuto non farmi pensare a Morihei Ueshiba ed alla forte ricerca compiuta anche da quest'ultimo nel medesimo campo.

O' Sensei aveva la giornata che iniziava e finiva con rituali che ora forse definiremmo "magici", con preghiere propiziatorie ai Kami tutelari, e non c'era un solo enbukai che non esordisse con il misogi del luogo... operazione che serviva per allontanare gli spiriti maligni: non pretese però mai che i suoi allievi lo seguissero in questo percorso personale.

Non so se lo considerasse ineffabile, quindi non comunicabile per definizione... ma di sicuro non ne ha mai fatto un dogma del quale cercare di convincere il prossimo.

Credo che ci siano aspetti che si fanno fatica a condividere senza andare ad urtare il sistema delle credenze degli altri, e se in passato molte volte la religione è stata imposta... beh, di certo non credo sia possibile, né lecito fare la stessa cosa con la spiritualità!

È tutto sommato facile utilizzare la propria posizione di Insegnanti per catechizzare - di fatto - i nostri allievi con ciò che è importante per noi stessi: talvolta non ce ne accorgiamo nemmeno o ci può sembrare di farlo per il loro stesso bene.

Beh, è un attimo invece a lasciare che sia l'ego a parlare ed agire e cercare di trasformarsi in una sorta di "guida mistica" che conosce tutti i segreti dell'universo e teli regala/svende, un tanto al kg, mentre spiega ikkyo e kotegaeshi!

Ho già trovato alcuni Insegnanti di Aikido con il pallino dell'esoterismo for dummies, e non siamo mai andati più di tanto lontani insieme, proprio per come certe "verità" venivano calate dall'alto... e tu dovevi fare la parte di chi diceva signorsì a qualsiasi cosa bizzarra che veniva proclamata. Un allievo non è sempre nella posizione di chiedere spiegazioni o di dissentire mentre è sul tatami con il proprio Insegnante: mi è sembrata quindi particolarmente una vigliaccata approfittarsi di questa dinamica per vendere i proprio deliri mistici.

Forse sono ancora troppo giovane per capire certe cose... e fra qualche anno mi ravvederò e mi buttero pure io sul misticismo spinto un tanto al kg, ma in quest'ultimo caso il Post odierno mi farà da monito agli errori notevoli che io stesso potrei mettermi a compiere (nel caso invece che adesso ci avessi visto fin troppo bene già adesso).

Per mia enorme fortuna, la forma mentis piuttosto concreta che mi ritrovo, mi impedisce di partire per viaggi che non mostrino una correlazione più che pratica nel mio vissuto... quindi continuerò a lavorare ancora un po' con il mio corpo, che sarà anche uno strumento piuttosto semplice ed umile, ma sicuramente anche parecchio autentico.

E poi sarà anche figo essere INIZIATO... ma è altrettanto importante sapere se poi uno è anche FINITO: dualità docet!


Marco Rubatto


PS: il libro in questione è fatto di 3 distinte parti; la prima è una trascrizione degli insegnamenti di Mergé da parte del nipote, Renato De Angelis ed è quella della quale vi ho parlato, voto 5... la seconda è stata scritta da Renato De Angelis, che parla delle proprie esperienze sottili, voto 4... ma la terza è un bignamino degli insegnamenti di Giuliano Kremmerz, mentore di Mergè, e devo dire che quest'ultima parte mi è parsa molto autentica e degna di attenzione, voto 8.





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