Prima della pausa estiva - da aprile a giugno, per l'esattezza - ho avuto la possibilità di collaborare con il Prof Giovanni Volpe, che insegna Storia dell'Arte in un istituto Psico-Pedagogico di Torino: grazie al suo supporto, 3 classi (una 3º, una 4º ed una 5º superiore) si sono alternate con alcune mattinate di laboratori sulla gestione del conflitto, Aikido e Meditazione al mio Dojo.
L'esperienza a me è piaciuta molto ed ho avuto anche ottimi feedback da parte dei ragazzi... tuttavia ho anche fatto rispondere loro ad un breve questionario PRIMA di fare l'esperienza, così da comprendere cosa ne sapessero in generale delle attività che si apprestavano a fare.
Una cinquantina abbondante di ragazzi in tutto, bravi ragazzi, puliti, rispettosi, affamati di sapere e di crescita... che però hanno mostrato di possedere solo stereotipi poveri delle Arti Marziali e della Meditazione: "combattimento", "calci volanti", "difesa personale"... "eliminare i pensieri", "stare calmi"... e tutta una serie poco edificante di luoghi comuni e scemenze che propina a riguardo il cosiddetto mainstream.Ciò che mi ha colpito di più però sono state le risposta alla domanda: "Conosci la parola Aikido? E se si, cosa significa per te?"...
Il 99% dell'utenza ha risposto qualcosa di simile a: "No, non so proprio nulla a riguardo"!
Ora...Non siamo più nel 1800, e le informazioni girano abbastanza facilmente, tanto che ciascuno di quei ragazzi con 10 min di ricerche sullo smartphone può diventare più colto di molti Aikidoka navigati a riguardo di questa disciplina: il punto però è... perché essa si conosce ancora così tremendamente poco all'interno delle fasce giovanili?
Molti hanno citato il Judo, altri il Karate o il Kung Fu... magari scrivendo sbagliate queste parole, ma avendo in qualche modo una offuscata idea dell'esistenza di queste discipline, quindi perché NON dell'Aikido?Mi sono fatto alcune lunghe riflessioni in merito... che quest'oggi condivido - almeno in parte - con voi tutti.
I ragazzi conoscono (male) ciò che imparano a scuola e (bene) ciò che compare su mainstream e Social Network: in nessuno di questi luoghi, a meno che una persona non faccia ricerche specifiche ed autonome, compare di default l'Aikido... così come qualsiasi cosa che si riconduca ad esso.
I genitori di questi ragazzi - che hanno più o meno la mia età - forse hanno visto qualche film di Steven Seagal degli inizi, quando non era ancora panzone e si faceva intravvedere per 20 secondi con il keikogi addosso: anche la mia generazione, quindi, non ha avuto grandi chance pubbliche di conoscere l'Aikido... di conseguenza difficile che proponga di conoscerlo alle generazioni attuali!Gli algoritmi odierni ti tempestano di ciò che ritengono ti interessi, una volta che comprendono cosa sia che può trattenere la tua attenzione: ovvio perciò che non appena mi affaccio ad un Social Network a me compaia Aikido da tutte le parti ed in ogni salsa, ma questo è perché ho scelto che la mia vita giri introno a questo... quindi vengo intasato praticamente solo da questo genere di contenuti.
Ma se non accendi la miccia giusta, l'algoritmo esplode un po' dove vuole lui... o peggio, indirizza le tue preferenze e ne sollecita alcune poi non necessariamente a tuo vantaggio reale: in ogni caso è lui che ha scelto per te e non tu che hai indirizzato lui con ciò che ti interessa davvero.
E perché mai una persona dovrebbe cercare una parola come "Aikido" sul Web, così da attrarre l'attenzione degli algoritmi su di essa?Per non essere "etero-diretti" dallo strumento che può finire per farci da padrone, anziché da servo, dico io... ma forse è più comodo farsi riempire di contenuti, anziché cercarci quelli che stimolano di più le nostre curiosità più autentiche.
Già abbiamo le idee ancora molto confuse sul significato ed il ruolo delle Arti Marziali più conosciute, quasi tutte stravolte nei loro valori più tradizionali da un'eccesso di sportivizzazione... figuriamoci se ci viene in mente di informarci su qualcosa che non contiene forme (esplicite) di competizione!
C'è la paura che incute il mainstream sulla società in apparenza sempre più violenta della quale facciamo parte: evidente che chi ci crede non ha mai studiato molto la storia, né ha fatto molti viaggi in alcune aree specifiche del mondo (come Venezuela o Cambogia): ci sono effettivamente ancora alcuni luoghi del mondo nei quali bisogna fare una certa attenzione quando si esce di casa... ma per fortuna la nostra società non risulta esattamente nelle loro top list."Ma non senti cosa dicono la telegiornale?... Furti, aggressioni, stupri, violenze di ogni genere, ogni giorno!"
Risposta: ovviamente NO che non ascolto ste scemenze, ma in ogni caso la sicurezza personale può essere una strada più che legittima per interessarsi alle Arti Marziali... bisogna tuttavia comprendere in quale ottica lo facciamo e se siamo poi in grado di coglierne il valore, o se cerchiamo una coperta di Linus con la quale ammansire le nostre ansie più inconsce.
Se ho paura per la mia incolumità, provo timore/paura/panico all'idea di essere aggredito/a, magari mi affaccerò ad un corso di Difesa Personale, e se ne incontro uno serio (non impossibile, ma nemmeno così frequente) comprenderò quanto non sia un abito "acquistabile" come i pacchetti vacanza last minute: ci va tempo e costanza ad allenare corpo e mente, altrimenti soccomberemo alla prima pressione seria alla quale saremo sottoposti (sia essa di carattere psicologico o psicofisico).A questo punto le persone si dividono in due macro gruppi: chi crede di avere risolto il suo problema, supponendo di avere acquisto strumenti tali da riuscire ad affrontare l'eventuale pericolo improvviso... e chi è consapevole di non avere veramente poi così voglia, risorse e tempo per affrontare la questione seriamente, ora che si rende conto di quanto sia complessa.
I primi molto spesso credono di avere risolto il problema avendo acquisto la forza ed il metodo per smettere di essere vittima e diventare il carnefice del proprio carnefice... i secondi si rendono conto che in caso di pericolo non possono che rimanerne vittime, e provano a mettersi l'anima in pace.In ogni caso, l'interessamento finisce li... e non si sarà nemmeno scalfito la superficie più esterna di un'Arte Marziali tradizionale: essa infatti è fatta di costanza, lavoro, disciplina, ingaggio, perseveranza, accettazione della frustrazione... tutti elementi che col kakkyo che si imparano in un corso di Difesa Personale di 10 lezioni! Ci vanno anni ed anni...
Nel caso raro nel quale invece l'esigenza di sicurezza spingesse verso un corso di una disciplina marziale tradizionale, possediamo un mindset nel quale l'aggressore è il cattivo/stronzo/fuorilegge e chi si difende è il buono/legittimo/da tutelare: le Arti Marziali - complici i film di Hollywood - sono quindi state rese come l'eroe di turno (ad esempio John Wick) sconfigge "i cattivi" (i boss mafiosi) dopo che questi hanno fatto qualcosa di profondamente ingiusto (gli hanno ammazzato il cagnolino).
Allora c'è He-Man (un energumeno muscoloso con il caschetto di capelli biondi della Carrà) che incenerisce Skeletor, dopo che questi si era impossessato con la violenza del pianeta Eternia: e chi se ne frega se He-Man dovrà essere un po' violento... ha iniziato Skeletor a fare lo stronzo, se le merita tutte ste botte!E ci sono gli Avengers contro Thanos e Trump contro quei "bastardi" dell'Iran: in tutte queste narrazioni c'è un buono che si deve difendere contro i soprusi ingiusti di un cattivo, e lo può fare - a sua volta - nel modo che meglio ritiene, poiché "la vittima ha diritto di reagire e difendersi". Quante cagate...
Molte delle discipline marziali tradizionali sono state rilette secondo questo copione americaneggiante e malato e per nulla corrispondente alla realtà: quindi uno fa Judo per vincere la gara, fa Karate per colpire l'avversario senza poter essere colpito da esso... e così via.
Figuriamoci quanto può essere alla ribalta una disciplina che NON prevede la necessità di attaccare proprio nessuno e che fa della sua filosofia l'esigenza di rispettare sia fisicamente, che psicologicamente il proprio "avversario", tanto da non volerlo nemmeno più considerare tale!Ma a cosa servirebbe mai sta roba?! É veramente inutile... se non ti render nemmeno lontanamente simile ad He-Man, a John Wick, agli Avengers o a Trump...
Lo sappiamo bene, tuttavia ad alcune persone interessa di più studiarsi e conoscersi, magari in condizioni di stress, omeopatico o intenso che sia, ma che non hanno alcuna spinta verso uno stereotipo macista, nel quale la violenza viene sconfitta con altra violenza.
Se uno non approva la violenza, si sente titolato a non accettarne dagli altri, ma non desidera diventare un violento a propria volta per evitare i piedi in testa di terzi: potremmo definirla una prospettiva "pacifista"... ed un po' più filosofica, forse.
Ma qui incontriamo nuovamente lo iato fra chi vuole diventare un santo, un illuminato o un filosofo - di solito immaginato più come topo da biblioteca - e chi investe sulla forza e prestazione, perché esercita il suo corpo... non importa se rimanendo scemo!Qualcuno ci vieta di fare sia l'una che l'altra cosa?
L'Aikido è la disciplina che - più di altre - abbatte il limite della dualità, ma interessa a qualcuno conoscere esprerienzialmente cosa si nasconda dietro ai binomi bene/male, vittima/carnefice, intellettuale/fisico, spirituale/materiale, nemico/alleato...?
C'è chi vuole comprendere il fenomeno della connessione, poiché intuisce che quella che sono in grado di avere con qualcun altro specchia la qualità della connessione che ho con me stesso: va quindi a cercare la persona con la quale è più complicato avere trasporto ed empatia, ovvero il proprio nemico... e si confronta con esso per studiarsi, non per vincere una medaglia.
Di solito, quando faccio presente questi concetti, gli occhi dei presenti si illuminano un tot: perché poi quindi queste persone si accontentano che restino semplicemente "bei concetti"?
Lo dico senza timore di essere smentito: perché abbiamo paura di credere nei nostri sogni, abbiamo paura di realizzare quanto siamo potenti se puntiamo tutto sul nostro intuito, temiamo di esperire la connessione con il prossimo e quindi con la nostra natura più autentica... che è tutt'altro che materiale.Quindi rifuggiamo a gambe levate - mediamente parlando - da una disciplina che potrebbe suggerirci uno storytelling differente da quello al quale ci hanno abituati, sin dalla più tenera età.
Gia, perché siamo - sempre generalmente parlando - animali addomesticati, ammaestrati a pensare in un certo modo, a comportarci secondo regole condivise, ma difficilmente scelte dal singolo: viviamo in gabbie preparate per noi e quindi autoalimentate da noi stessi.
Non temo nemmeno di passare troppo da complottista se affermo che tutto ciò fa buon gioco a chi ci governa: si chiama "divide et impera", e viene applicato - da sempre nella storia - dai governi di tutto il globo... un processo secondo il quale il singolo va fatto sentire una monade, sola, separata ed impotente rispetto al contesto che lo contiene.L'Aikido, quindi, non conviene al singolo che non ha voglia di mutare la sua condizione di "schiavo" di se stesso... e non conviene a chi comanda questi chiavi, se attraverso questa disciplina si dovessero creare consapevolezze condivise, non poi così banali da tenere sotto controllo!
Ed ecco che la disciplina viene cercata da pochi, non compare nei contenuti previsti per un grande pubblico, non viene finanziata, anche perché non è una fonte sulla quale è possibile al momento instaurare fonti di lucro notevoli. É troppo semplice e diretta... trasformativa, pericolosa per il mantenimento di uno status quo che non piace alla maggior parte delle persone, ma per difendere il quale ci hanno insegnato a combattere fino all'esaurimento.
Ora mi ricordo che Franco Battiato, in una sua celebre canzone del 2004, ci ricordava che "le aquile non volano a stormi"... non lo hanno mai fatto e forse non lo faranno mai, perciò risulta forse più che naturale che certe discipline risultino sempre un po' di "nikya"... perché di nicchia sono gli esseri umani che usano il cervello, il cuore e che vogliono realizzare loro stessi in questa vita.Direi che il top sarebbe rimanere se stessi a fare ciò che ci ispira, come molti di noi hanno sempre fatto proprio praticando l'Aikido: non siamo qui per salvare il mondo, che se avrà voglia troverà il modo di salvarsi da solo.




















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