lunedì 26 maggio 2014

Quanto male possiamo farci in Aikido?

Riflettevamo insieme in Redazione qualche giorno fa su quanto il dolore - la capacità di infliggerlo e/o di sopportarlo - sia uno degli ingredienti indispensabili o meno per diventare bravi Aikidoka...

Le opinioni che si sentono in giro sono molteplici: c'è chi sostiene che una certa quota di dolore nelle tecniche sia inevitabile, in quanto il nostro uke non sa all'inizio bene come "ricevere al meglio" la nostra proposta... e quindi - fino a quando non impara - si farà anche un po' male proporzionalmente alla sua impreparazione.

Anche una sorta di incompetenza in tori può generare dolore nella tecnica per via della sua inesperienza...

C'era però anche chi rimarca come la pratica dovrebbe essere uno scambio nel quale il dolore sia il campanello d'allarme del fatto che qualcosa non sta funzionando a dovere: sia perché uke nell'attacco riesce a fare male al suo tori, sia perché questi per applicare una tecnica gli provoca una sensazione dolorosa.

Non crediamo che l'Aikido sia l'Arte di imporre qualcosa a qualcuno, anche se esso fosse il nostro avversario: se questo fosse il fine, anche le Arti Marziali del passato sarebbero riuscite particolarmente bene nell'intento ed avrebbero quindi reso inutile la nascita della nostra disciplina.

Che qualcosa di doloroso possa avvenire prima o poi, soprattutto se ci esercitiamo con il corpo, è sicuramente qualcosa da mettere in conto... esattamente come una sarta sa di potersi pungere con uno spillo, ed un falegname di tirarsi una martellata su un dito...

Ma il dolore non crediamo possa essere il fine... in risultato da ottenere, tutto qui.

In genere più una persona sente di dover imporre una tecnica, una leva, una proiezione al partner, tanto più rivela forse di essere insicuro in essa e rimanda di non riuscire ad ottenere lo stesso risultato passando per una strada più naturale.


Di un Aikido nel quale uke cade al suolo con una smorfia di dolore, sicuramente preferiamo un altro... nel quale egli viene controllato con altrettanta efficacia, ma dove possa continuare a mantenere il sorriso sulle labbra.

Forse una condizione più difficile da realizzare a parità di "efficacia", ma lo abbiamo visto fare, quindi è possibile!

È però parte della natura umana la limitatezza di comprensione ed il fraintendimento, e noi non siamo sicuramente immuni da tutto ciò.

Nel nostro passato Aikidoistico abbiamo incontrato molti Insegnanti che imponevano le loro tecniche e la bravura nella loro esecuzione era proprio misurata nella quantità di dolore che poteva essere inflitto: "più fa male = più è efficace/è giusta".

Ai tempi di Takeda non abbiamo dubbi che questo potesse essere uno stereotipo piuttosto comune, ma noi siamo ancora li?

Ed in ogni caso, dove è che vogliamo essere? Come ci piacerebbe fossero impostati i nostri paradigmi della pratica?



Il DOLORE può essere un fortuito avvenimento durante la nostra pratica o preferiamo eleggerlo a fedele compagno?

Si intenda: il dolore proprio ed il dolore degli altri sono spesso fenomeni che si confondono fra loro.

Se fossimo neofiti che frequentano un corso di Aikido e provassimo dolore ad ogni tecnica ricevuta, presto impareremmo a non lamentarcene più ed a cercare di restituire analogo trattamento ai nostri compagni...

... ma non per cattiveria o superficialità, quanto semplicemente perché potremmo pensare che è così che SI FA!

Bene... sappia chi si vuole bene e soprattutto ci tiene a praticare a lungo ed in salute che le prime generazioni di Sensei ci hanno offerto un pessimo esempio di comprensione su quanto la nostra disciplina possa essere dannosa, se non frequentata con equilibrio ed attenzione.
Loro stessi erano tutti fisicamente (oltre che a volte mentalmente) distrutti dall'avere esagerato con una pratica dura e punitiva per decenni.

Cadere, cadere e cadere... è un'esigenza, può trasformarsi in un piacere, ma alla lunga creare anche traumi se ripetiamo un gesto non compreso a fondo e per giunta in una modalità poco fisiologica.

Leve portate sempre allo spasimo, tobi ukemi (proiezioni alte)... se ci facciamo imprigionare da questi stereotipi non dureremo a lungo come uke, e verremo presto scansati dagli altri anche come tori.

Tutto si PUO' fare, tutto si DEVE fare... ma con morigeratezza e comprensione su ciò che chiediamo a noi stessi e quindi agli altri.

Dal nostro punto di vista, un Aikido sano è quello che dura a lungo, che può essere quotidiano senza che ciò crei traumi o problematiche di tipo psicofisico... ma anzi, che "curi", che apra il nostro sistema... che porti beneficio e benessere.

Ciò non è contrario all'efficacia, è solo da INTEGRARE con essa, per far si che questi aspetti salutistici non siano più antinomici a quelli marziali... ma polarità diverse e complementari di un tutto armonico.

Gozo Shioda Sensei - solo per fare un esempio famoso - è stato sicuramente un grande marzialista, le sue tecniche sono diventate famose per esplosività e potenza... ma sta di fatto che allo Yoshinkan Honbu Dojo sono tutti rotti (e lo abbiamo visto con i nostri occhi!): ginocchiere, polsiere, fasce di ogni tipo, tutori articolari... era questo ciò che O' Sensei intendeva con Arte dell'armonia?



Sospendiamo il giudizio e ci permettiamo solo di agevolare la riflessione, anche perché un dolore giustificato dal fatto che da esso si possa apprendere qualcosa... forse può non venire considerato del tutto INUTILE.

Lo è invece - secondo noi - quello che deriva dal fatto che "hanno fatto così con noi, ci hanno detto che si fa così, e quindi adesso noi lo rifacciamo agli altri": questo è davvero l'apoteosi della stupidaggine e della tendenza ad essere pecoroni.

Rispetto a ciò, crediamo che l'Aikido sia qualcos'altro...

lunedì 19 maggio 2014

Insegnare gratis, imparare gratis: una lama piuttosto affilata con la quale è facile tagliarsi

Una relazione fra individui è un processo nel quale le persone trovano una personale motivazione ed arricchimento di qualche natura nel frequentarsi.

L'essere umano non è un animale solitario e quindi dagli albori della società ha cercato di associarsi e di collaborare con i suoi simili, godendo dei privilegi che ciò consente, e patendo dei limiti e restrizioni che questo può comportare.

Nell'insegnamento dell'Aikido, un Maestro offre qualcosa ai suoi allievi, evidentemente perché in ciò ne ha una sua personale fonte di ritorno (non necessariamente di natura economica!).

Così, gli allievi si armonizzano agli insegnamenti del proprio Sensei, perché evidentemente da ciò ne traggono un vantaggio personale e collettivo, che da soli non sarebbe per loro ipotizzabile.

Ci occupiamo quest'oggi del delicato argomento relativo a quanto ciò debba o meno avere una corresponsione di tipo economico, data la particolarità dello scambio che è posto in atto in un Dojo.

Ci verrebbe da scartare a priori la possibilità di puro marketing legato all'Aikido: insegnarlo per la SOLA esigenza di arricchirsi ci pare sminuisca un bel po' tutte quelle filosofie che vengono poi passate per profonde ed importanti... ma una altrettanto seria riflessione, secondo noi, merita anche la bizzarra tendenza - tutta Aikidoistica - di insegnare GRATIS, per il puro gusto di farlo.

Il Sensei, di certo, quando insegna si trova dinnanzi all'esigenza degli allievi di crescere, talvolta passando attraverso gratificazioni, ma anche e perché no, momenti di intensa crisi e ridefinizione esteriore ed interiore... che poi ci risultano essere altrettanto importanti crogioli della maturazione ed evoluzione personale.

Se il Sensei vuole essere pagato per insegnare, è segno che ci troviamo dinnanzi ad un businessman?

O forse è perché egli vuole conferire un valore di scambio, anche di tipo economico, alla sua attività... che egli per primo giudica "meritevole di qualcosa"?

La risposta è tutt'altro che facile, e la lasceremo alla vostra riflessione: sicuramente ci saltano all'occhio alcune tendenze estreme che vale la pena esaminare insieme.

C'è il "venditore di fumo"... che si fa pagare - appunto - perché "vende": il problema a questo giro però non è tanto pagarlo per ciò che fa, ma è piuttosto il fatto che ciò che ci offre in cambio fa acqua da tutte le parti.

Il suo insegnamento è inconsistente o palesemente pataccaro... quindi avergli dato i nostri soldi rafforza la sua millanteria e la nostra stupidaggine nell'esercir fidati di lui!

In questo caso sembrerebbe che il Maestro non sia da pagare...

Poi c'è anche il "maestro missionario" (volutamente scritto con la "m" minuscola):  quello cioè che insegna per un bene superiore, che non ha alcuna possibilità di essere "misurato" in vile danaro. Ma perché poi "vile"?

Il danaro non è forse una forma energetica come tutte le altre? E allora è vile solo se noi lo utilizziamo con tale accezione...

Ma costui - l'Impagabile - è li per noi o per una sua insana necessità egoica ed istrionica... e per una sorta di delirio di onnipotenza nel quale pensa di "aiutare/salvare il mondo"?

Se fosse così, significherebbe che dell'Aikido non ha proprio capito un tubo, in quanto il Fondatore rimandava proprio come non ci fosse nessuno da salvare, e pure nessuno in pericolo, fatta eccezione per chi non è capace di guardarsi dentro... Solitamente il bisogno compulsivo di aiutare gli altri è direttamente proporzionale a quanto uno NON stia bene con se stesso.

Se fosse così, noi il Sensei preferiremmo pagarlo... per toglierci dai piedi simili pagliacci!

Ma c'è anche il "Maestro Fate Bene Fratelli", che è una variante non meno pericolosa dell'Impagabile: questo bizzarro essere è ben coscio di non valere una cicca... e quindi non chiede nulla in cambio, giacché sa bene che a lui non spetterebbe nemmeno di diritto la posizione di insegnante...

... solo che - cosa volete - ci si è trovato per caso/sbaglio... ora non vuole tirarsi indietro perché altrimenti tradirebbe le aspettative dei suoi POCHI allievi (malcapitati)...

... quindi lui QUEL POCO CHE FA... lo fa con tutto "il cuore", condividendo la sua PICCOLA conoscenza... anche solo PER STARE INSIEME (!!!???!!!)

Ma senti un po' ciccio: "Lo sai fare o no il mestiere tuo? Ma non è che ti poni così, perché così almeno non ci si può lamentare di qualsiasi schifezza che ci propini perché è GRATIS?!"

Siamo mica al circolo ricreativo della briscola!
Un tempo gli Insegnanti di Arti Marziali erano persone che consacravano la vita alla propria strada, mica giullari approssimativi "all'Aikidoka Per Caso"!

Anche in questo caso, il Maestro preferiremmo pagarlo eccome - almeno chiarito il valore dello scambio - possiamo almeno pretendere che egli sia ciò che rimanda di essere, pena un calcio immediato nelle Aiki-natiche!

Se non si forma costantemente, se non fai lui stesso la supervisione che pretende di fare così meticolosamente a noi... andiamo a pagare qualcun altro!

Se ci accorgiamo che è approssimativo lo cambiamo, come cambieremmo il fruttivendolo: non è l'Aikido che sarebbe messo a livello di pura merce così facendo, e il danaro sarebbe proprio lo strumento per non far proliferare simili obbrobri.

Sotto questo punto di vista, il Sensei che dispensa insegnamenti-bufala enormi e si trincera dietro al fatto "che lo fa per la Madonna", ci sembra più pericoloso e manipolatorio che il Businessman che invece lo fa dichiaratamente solo per soldi. Quest'ultimo sarebbe sicuramente un materialista, il primo invece proprio uno stronzone!

... almeno, questo è il nostro punto di vista.

Ma veniamo ora ad esaminare la posizione di chi c'è dall'altra parte del bancone: gli allievi... è bene che paghino per praticare Aikido?

Sembrerebbe una consuetudine piuttosto radicata quella di pagare per frequentare un corso o uno stage...

Ma, secondo voi, è coerente che qualcuno possa essere tagliato fuori dallo studio di una simile disciplina perché "non ha i soldi" sufficienti?

Ci sembrerebbe strano, data la portata umana e personale dell'Aikido, ma siamo certi che capiti talvolta.

Fortunatamente, nella nostra area geografica i corsi e gli stage sono particolarmente economici (molto più che in Giappone, nel nord Europa o in America, ad esempio)... e la crisi ha ridotto ulteriormente le quote mensili di palestre e fitness club.

Dieci anni fa, gli stage di Aikido costavano in media il 50% in più di adesso... ma al di là degli accadimenti storici, è bene pagare per poter praticare e ricevere gli insegnanti dal proprio Maestro, o dovrebbe essere qualcosa di gratuito e quindi aperto a chiunque?

Altra domanda tutt'altro che semplice...

I beni essenziali non si dovrebbero mai pagare e qualcuno dice che l'Aikido non rientra fra questi (perché si vivrebbe lo stesso); punti di vista: fortunatamente per noi - crediamo - non è così è la pratica per noi è stata e tutt'ora è veramente crucciale.

Bene, allora GRATIS... Aikido GRATIS per tutti!

Si... però in questo modo non corriamo il rischio che le persone attribuiscano a questa disciplina il valore con la quale la pagano, ossia ZERO?

Abbiamo potuto constatare nella nostra esperienza,  che spesso soprattutto i neofiti provengono da un mondo che li ha abituati a monetizzare tutto ciò che fanno nella vita sociale: si paga per studiare, per divertirsi, per socializzare, per stare in solitudine...

Tutto nella nostra società richiama continuamente il tramite del danaro: le persone che si approcciano all'Aikido tendono quindi - almeno in prima istanza - a trattarlo come qualsiasi altra cosa nella quale si sono imbattuti fino ad allora.

Sotto questo (talvolta malato) punto di vista quindi, più pagano, più ciò che "acquistano" ha valore... e viceversa ovviamente.

Praticare gratis equivarrebbe a porre la nostra disciplina fuori dalla possibilità di essere conosciuta e compresa, poiché fuori prima ancora dal linguaggio comunemente utilizzato per fare scambi di ogni genere.

O' Sensei pagava Takeda Sensei per farsi insegnare da questi... i Dojo tradizionali (anche in Giappone) richiedono agli studenti un pagamento, ma ad un certo punto alcuni di essi accettano di barattare questo contributo con servizi resi alla comunità Aikidoistica della quale si diventa parte integrante.

Un Dojo va mantenuto, pulito, aperto... serve che sia attiva una segreteria, serve qualcuno che fornisca informazioni, diffonda pubblicità e volantini... qualcuno che sia sempre pronto a fare dimostrazioni dove serve, che segua il Sensei nei suoi viaggi fuori porta in qualità di "otomo" (l'uke del Maestro)...

Chi è interessato ad approfondire veramente gli aspetti legati alla pratica baratta quindi volentieri l'intera sua quota di frequenza o parte di essa legandosi a doveri e servizi legati all'Insegnante che frequenta. Di solito queste figure sono uchideshi... una tipologia di studenti ancora non molto diffusa alle nostre latitudini... ma non ancora per molto (work in progress...!).

In buona sostanza, più si diventa "colonne portanti" del proprio Dojo, meno il rapporto con il danaro è stato - anche storicamente - tenuto in alta considerazione.

A quel punto, il Sensei conoscerà molto bene i suoi studenti e di solito non avrà dubbi nel farli praticare eventualmente senza pagare, ad esempio in un periodo della loro vita in cui non avessero la possibilità di farlo.

E' meglio avere sul tatami un buon studente che non può pagare, ma che sfrutta ogni occasione che gli si offre per migliorare, che una mandria di deficienti che pretendono solo senza dare alcunché perché hanno pagato!

Ecco qual è il vero problema del pagare per gli allievi: che ciò li rende parte di un "contratto" di scambio, secondo il quale l'Insegnante DEVE provvedere alla loro preparazione POICHE' loro hanno versato una quota.

Questo è ovviamente più che giusto e coerente, fatto salvo che talvolta alcuni di essi dimenticano che il Maestro può fare ben poco per loro, se non sono essi in primis a permetterglielo!

Pretendere è qualcosa di sacrosanto nella misura equilibrata con la quale contemporaneamente si è in gravo di donare...

Nelle Arti Marziali, pagare vuol dire avere diritto di sottoporsi ad un insegnamento ed un allenamento, ma da sé ciò non significa che ciascuno di noi sarà capace di trarne il frutto che sperava.

Comprendete che situazione complicata?

Sia il Maestro che l'allievo quindi possono o meno fare uso del danaro... ma ciò può avvenire sia per nobili cause, che per pessime ragioni...

E come si fa a sapere quando GRATIS non significa "malato" e quando DANARO non significa solo "business"?

Buona risoluzione del problema a voi tutti! ^__^

La tendenza attuale è quella di svalutare - nostro dire - a livello economico la nostra disciplina: si parla di qualcosa di importante e formativo, ma sicuramente un'ora di Aikido è pagata di meno di ciò che socialmente è riconosciuto tale (un consulto da uno specialistica in medicina, psicologia, legge, un viaggio,  la visita ad un museo...)

Andare al cinema oggi costa mediamente da 8,00 € a 12,00 € per un'ora e mezzo di intrattenimento: parliamo quindi circa di 5,30 - 8,00 €/h.

Uno stage di Aikido di 6 ore è pagato al massimo 30,00 € attualmente, quindi siamo sui 5,00 €/h (ce ne sono anche di più cari, ormai quasi tutti tristemente però deserti).

Una serata "pizza + cinema + pub" (una cinquantina di euro? anche meno...)  costa in media quasi come la frequenza MENSILE ad un corso bisettimanale di Aikido.

Diciamo che 12 ore di Aikido al mese vengono in media pagate dai 50,00 € ai 60,00 € (max quindi 5,00 €/h, ma ci siamo tenuti larghi).

Nonostante ciò tuttavia, spesso gli allievi sembrano non comprendere come sia necessario impegnarsi con costanza per raggiungere le consapevolezze che loro stessi si auspicano rispetto alla nostra disciplina.

E' segno quindi che hanno perso la connessione con quel "valore" perché pagano troppo poco l'Aikido?

Non sapremmo... ma il rapporto "Aikido-danaro" è una delle questioni più complesse e al contempo interessanti che ci sono, secondo noi.

Lo scorrere del danaro è molto simile all'energia dinamica che si scambiano tori ed uke, mentre l'eccessivo attaccamento ad esso (sia da parte degli allievi che dei Maestri) ci suona come quelle tecniche che ci ostiniamo a portare a termine anche quando abbiamo già compreso che un madornale sbaglio in partenza ne ha compromesso la fattibilità.

Paradossalmente, i soldi fanno forse comprendere al volo quanto bene (o quanto male) i praticanti - e gli Insegnanti nello specifico - siano fino ad ora riusciti a vivere le filosofie dell'arte che praticano nella vita quotidiana!

lunedì 12 maggio 2014

Aiki-sillabario: da qualche parte bisognerà pure iniziare...


 "È vero che studiare non serve a nulla o quasi, ma per capirlo, bisogna aver studiato" [C. M.]

Principali nomi dei ruoli assunti dai praticanti...

- [相手] aite: avversario, rivale, nemico
- [投げ] nage: colui che proietta
- [仕手] shite: protagonista, colui che agisce
- [とり] tori: colui che prende l'iniziativa
- [受け] uke: colui che riceve la tecnica

Principali gerarchie fra i praticanti...

- [副指導員] fuku shidoin: assistente Istruttore
- [後輩] kohai: praticante più giovane nell'attività ed inesperto
- [級] kyu: grado dell'apprendista
- [無段者] mudansha: praticante non possessore di gradi dan
- [有段者] yudansha: praticante possessore di gradi dan
- [先輩] senpai: praticante più datato ed esperto
- [先生] sensei: colui che ha iniziato prima, spesso mal tradotto con "Maestro"
- [指導員] shidoin: Istruttore
- [師範] shihan: persona da imitare, Maestro di alto rango
- [初心者] shoshinsha: principiante

Principali posture del corpo...

- [半身] hanmi: metà del corpo
- [一え身] hitoemi: corpo disposto su una linea
- [三角身] sankakutai/sankakudai: corpo disposto in modo triangolare

Principali tai sabaki (modi di muovere il corpo)...

- [歩み足] ayumi ashi: movimento in cui il piede arretrato supera quello avanzato
- [次々足] tsugi ashi: movimento in cui il piede arretrato non supera mai quello avanzato
- [転換] tenkan: pivot
- [入身回転] irimi kaiten: rotazione entrando
- [入身転換] irimi tenkan: pivot entrando
- [前後切り] zengo giri: tagliare come se le mani fossero una spada in 2 direzioni (davanti e dietro)
- [四の切り] yon no giri:  tagliare come se le mani fossero una spada in 4 direzioni
- [八本切り] happo giri:  tagliare come se le mani fossero una spada in 8 direzioni
[一教運動] ikkyo undo: esercizio solitario del primo principio
- [鳥船運動] tori fune undo: esercizio solitario del rematore

Principali ukemi (modi di "accettare con il corpo", talvolta cadere)...

- [前受身] mae ukemi: "caduta" in avanti
- [前受身 後ろ 気持] mae ukemi ushiro kimochi: caduta in avanti, mentre il corpo è rivolto nella direzione opposta
- [後ろ受身] ushiro ukemi: "caduta" indietro
- [横 受身] yoko ukemi: "caduta" laterale
- [十字受身] juji ukemi: "caduta" incrociata

Principali posizioni reciproche fra i partners...

- [立ち技 ] tachi waza: entrambi eseguono la tecnica in piedi
- [坐り技 ] suwari waza: entrambi eseguono la tecnica seduti sul tatami
- [半身半立ち技 ] hanmihandachi waza: tori è seduto sul tatami mentre esegue la tecnica, mentre uke è in piedi

Principali attacchi a mano nuda...

- [片手取り相半身] katate dori ai hanmi: presa ad un polso nella quale i partner hanno la stessa guardia, anche chiamata [反対肩取り] "hantai katate dori" oppure [交差取り] "kosa dori"
- [片手取り逆半身]  katate dori yaku hanmi: presa ad un polso nella quale i partner hanno la guardia opposta
- [片手取り] ryote dori: uke afferra entrambi i polsi di tori
- [諸手取り] morote dori: uke afferra con entrambe le mani un solo braccio di tori, presa anche chiamata [片手両手取り] "katake ryote dori"
- [肩取り] kata dori: presa ad una spalla
- [片 肩取り] ryokata dori: presa ad entrambe le spalle
- [肘取り] jigi dori: presa al gomito
- [袖取り] sode dori: presa alla manica
- [袖口取り] sode guchi dori: presa all'imbocco della manica
- [側面取り] sokumen dori: termine generico che indica una presa fatta di lato
- [胸取り] muna/mune dori: presa al petto (all'altezza del bavero)
- [後ろ両肩取り] ushiro ryokata dori: presa ad entrambe le spalle da dietro
- [後ろ両手取り] ushiro ryote dori: presa ai polsi da dietro
- [後ろ襟取り] ushiro eri kubi dori: presa al colletto
- [後ろ片手胸取り] ushiro katate muna/mune dori: presa al bavero e ad un polso da dietro
- [後ろだいつき] ushiro daki tsuki: presa che cinge il corpo di tori con le braccia da dietro
- [後ろ首絞め] ushiro eri kubi shime: strangolamento al collo stando alle spalle
- [正面打ち] shomen uchi: fendente frontale
- [横面打ち] yokomen uchi: fendente laterale
- [逆横面 打ち] gyaku yokomen uchi: fendente frontale dal lato opposto alla guardia di chi lo sferra, anche chiamato [しうとめんうち] "shutomen uchi"
- [袈裟斬り] kesa giri: attacco che simula un fendente che ricalca la linea del bavero (kesa)
- [中段突き] chudan tsuki: pugno a livello dell'addome
- [下段突き] gedan tsuki: pugno a livello dei genitali
- [上段突き] jodan tsuki: pugno a livello del volto

Principali tipi di tecniche a mani nude...

- [基本技] kihon waza: tecniche di base
- [氣の流れ技] ki no nagare waza: tecniche eseguite con fluidità
- [固め技] katame waza: tecniche di immobilizzazione, anche dette [腕技] "osae waza"
- [投げ技] nage waza: tecniche di proiezione
- [連絡技] renraku waza: tecniche concatenate fra loro, anche dette [関聯技] "kanren waza"
- [応用技] oyo waza: tecniche applicative
- [変化技] henka waza: tecniche varianti
- [返し技] kaeshi waza: contro-tecniche
- [当て身技] atemi waza: tecniche di percussione
- [捨身技] sutemi waza: tecniche di "sacrificio"
- [武器技] buki waza: tecniche a mano armata
- [武器取り] buki dori: tecniche di disarmo

Tecniche fondamentali...

- [体の変更] tai no henko: cambio del corpo
- [諸手取り呼吸方] morote dori kokyu ho: metodo respiratorio conseguente alla presa con due mani del partner
- [坐り技 両手取り呼吸方] suwari waza ryote dori kokyu ho: metodo respiratorio applicato da seduti, di conseguenza ad una doppia presa ai polsi da parte del compagno

Principali tecniche di immobilizzazione...

- [一教] ikkyo: primo principio o immobilizzazione dell'avambraccio, anche definito [腕抑え] "ude osae"
- [二教] nikyo secondo principio o rovesciamento del polso, anche definito [小手回し]kote mawashi
- [三教] sankyo terzo principio torsione del polso, anche definito [小手拈り]kote hineri
- [四教] yonkyoquarto principio o controllo del polso, anche definito [手首抑え] tekubi osae
- [五経] gokyo: quinto principio o immobilizzazione con leva sul braccio, anche definito  [腕のばし] "ude nobashi
- [六教] rokkyo sesto principio, anche definito [肘決め抑え] hiji kime osaeo bloccaggio del gomito, [掖固め]waki katameo bloccaggio al (l'altezza del) fianco, oppure anche [腕拉ぐ]ude hishigi o leva al braccio
- [腕がらみ] ude garami: controllo del braccio

Principali tecniche di proiezione...

- [入身投げ] irimi nage: proiezione entrando
- [十字投げ] juji nage: proiezione a forma di "10", o incrociata
- [回転投げ] kaiten nage: proiezione circolare
- [呼吸投げ] kokyu nage: proiezione con la potenza del respiro
- [腰投げ] koshi nage: proiezione d'anca
- [四方投げ] shiho nage: proiezione nelle quattro direzioni
- [小手返し] kotegaeshi: torsione/rovesciamento del polso
- [岩石落し] ganseki otoshi: caduta rovinosa
- [切り落し] kiri otoshi: caduta generata da un taglio
- [隅 落し] sumi otoshi: caduta nell'angolo

Principali pratiche con l'avversario armato e disarmi...

- [短刀取り] tanken dori: presa del coltello dell'avversario, anche chiamata "tanto dori"
- [刀取り] tachi dori: presa della spada
- [杖取り] jo dori: presa del bastone
- [銃剣取り] juken dori: presa della baionetta
- [槍取り] yari dori: presa della lancia
- [杖持ち投げ技] jo mochi nage waza: proiettare uke sull'intenzione di quest'ultimo di bloccare il jo di tori, questa pratica è anche chiamata [杖投げ] "jo nage"

Principali pratiche solitarie con il bokken (spada di legno)...

- [一の素振り] ichi no suburi: primo esercizio di base
- [二の素振り] ni no suburi: secondo esercizio di base
- [三の素振り] san no suburi: terzo esercizio di base
- [四の素振り] yon no suburi: quarto esercizio di base
- [五の素振り] go no suburi: quinto esercizio di base
- [六の素振り] roku no suburi: sesto esercizio di base
- [七の素振り] shici no suburi: settimo esercizio di base
- [前後切り] zengo giri: tagli in 2 direzioni (davanti e dietro)
- [四の切り] yon no giri: tagli in 4 direzioni
- [八本切り] happo giri: tagli in 8 direzioni

Principali pratiche solitarie con il jo (bastone di legno)...

- [直突き] choku tsuki: colpo di punta diretto
- [返し突き] kaeshi tsuki: colpo di punta rovesciato
- [後ろ突き] ushiro tsuki: colpo di punta indietro
- [突き下段返し] tsuki gedan gaeshi: colpo di punta e risposta bassa
- [突き上段返し打ち] tsuki jodan gaeshi uchi: colpo di punta e risposta alta con un fendente
- [正面打ちこみ] shomen uchi komi: fendente frontale
- [連続打ちこみ] renzoku uchi komi: fendenti in successione
- [面打ち下段返し] menuchi gedan gaeshi: fendente con risposta bassa
- [面打ち後ろ突き] menuchi ushiro tsuki: fendente e colpo di punta all'indietro
- [逆横面後ろ突き] gyaku yokomen ushiro tsuki: fendente dal lato opposto e colpo di punta all'indietro
- [片手下段返し] katate gedan gaeshi: risposta bassa con una mano
- [片手遠間打ち] katate tooma uchi: fendente lontano con una mano
- [片手八の字返し] katate hachi no ji gaeshi: risposta a forma di 8 con una mano
- [はっそ返し打ち] hasso gaeshi uchi: risposta "hasso" e fendente
- [はっそ返し突き] hasso gaeshi tsuki:  risposta "hasso" e colpo di punta
- [はっそ返し後ろ突き] hasso gaeshi ushiro tsuki:  risposta "hasso" e colpo di punta all'indietro
- [はっそ返し後ろ打ち] hasso gaeshi ushiro uchi:  risposta "hasso" e fendente all'indietro
- [はっそ返し後ろ[払い] hasso gaeshi ushiro barai:  risposta "hasso" e spazzata all'indietro
- [左流れ返し打ち] hidari nagare gaeshi uchi: risposta fluida a sinistra con un fendente
- [右流れ返し突き] migi nagare gaeshi tsuki: risposta fluida a destra con un colpo di punta
- [前後突き] zengo tsuki: colpi di punta in 2 direzioni
- [四の突き] yon no tsuki: colpi di punta in 4 direzioni
- [八本突き] happo tsuki: colpi di punta in 8 direzioni
- [六の杖型] roku no jo kata: sequenza codificata di 6 movimenti di jo
- [十三の杖型] jusan no jo kata: sequenza codificata di 13 movimenti di jo
- [三十一の杖型] sanjuichi no jo kata: sequenza codificata di 31 movimenti di jo


Principali pratiche a coppia con il bokken...

- [剣合わせ] ken awase: armonizzazioni con la spada di legno, anche dette [剣のりあい] "ken no riai"
- [組太刀] kumi tachi: combattimenti codificati con la spada di legno
- [氣結びの太刀] ki musubi no tachi: esercizio con le spade "annodate" dal ki, anche chiamato [音無しの剣] "otonashi no ken", ossia "le spade che non fanno rumore"

Principali pratiche a coppia con il jo...

- [杖合わせ] jo awase: armonizzazioni con la spada di legno, anche dette [杖のりあい] "jo no riai"
- [組杖] kumi jo: combattimenti codificati con la spada di legno

Principali pratiche a coppia con bokken e jo insieme...

- [剣対杖合わせ] ken tai jo awase: armonizzazioni con la spada di legno, anche dette [剣対杖のりあい] "ken tai jo no riai"


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Vi abbiamo presentato in precedenza circa 160 vocaboli strettamente legato all'Aikido cosiddetto "tradizionale", ossia a quel corpo tecnico più o meno condiviso da numerose Scuole e stili che si occupano della nostra disciplina.

Questa scarna ed imprecisa lista - le cui traduzioni non hanno alcuna pretesa di essere letterali o esaustive - è stata estrapolata per gentile concessione del nostro Capo Redattore, Marco Rubatto, dal suo primo volume "Aikido: didattica e pratica"... che contiene invece un glossario con oltre 900 vocaboli sullo stesso argomento...

E non è che neppure quello posa dirsi esaustivo!

... ma da qualche parte bisognerà pure iniziare, e quindi noi abbiamo ritenuto utile condensare in un solo Post una possibile base terminologica essenziale con la quale impratichirsi in Aikido.

Se siete principianti quindi, avrete bisogno di qualche anno per conoscere e sapre praticare ciascuna delle parole elencate precedenti sul tatami.

Se siete Insegnanti invece, non dovremmo avervi dello nulla di così nuovo (a meno delle inevitabile sfumature locali differenti che potrebbero esserci)...

... se invece ancora, pur insegnando, ignoraste il significato della maggioranza delle cose scritte sopra... beh, allora in questo caso fatevi alcune domande... ed eventualmente datevi anche le relative risposte... alla Marzullo!

Non che l'Aikido possa essere ridotto a conoscere e saper applicare con il corpo le cose scritte in precedenza... ma è vero che bisognerà pur iniziare da qualche parte... per approfondirne la nomenclatura e comprenderne le strutture tecniche!

Ci sentiamo di diffidare un po' da coloro che preferiscono non studiare ed utilizzare termini giapponesi nella nostra disciplina: è vero che essa va adattata al contesto storico ed alle latitudini in cui siamo oggi...

... ma è altrettanto vero che conoscere le radici storiche e culturali delle pratiche che facciamo non può che agevolare l'approfondimento dell'Aikido, senza che per fare questo ci sia richiesto di dimenticarci di essere italiani, per la maggioranza cattolici... e così dicendo.

L'approfondimento delle radici, anche terminologiche e tecniche, che utilizziamo sul tatami non è un fine, né dovrebbe essere una gabbia o una fonte di frammentazione ulteriore: è piuttosto un trampolino di lancio per fare ciò che questa fase possa essere presto "sublimata"... per procedere oltre.

L'Aikido è un sistema psico-fisico-tecnico-etico-filosofico-culturale-spirituale complesso e completo, e come tale andrebbe trattato ed approcciato.

Sapere bene l'alfabeto ci consente di diventare poeti, così come conoscere buoni ingredienti diventa indispensabile per cucinare una ricetta di successo!

lunedì 5 maggio 2014

Il bosone di Ueshiba, ovvero ciò che manca all'Aikido per stare in piedi

Sappiamo tutti che la scienza si basa sulla ricerca di modelli teorici in grado di descrivere la realtà, che diventano "leggi" nel momento in cui sono comprovati in laboratorio.

Per questa ragione, già a metà degli anni '50, ci si rese conto che le teorie scientifiche del Modello Standard (una congettura matematica in grado di spiegare l'interazione di 3 delle 4 forze fondamentali note: le interazioni forte, elettromagnetica e debole) rischiava di non stare in piedi, a meno di non congetturare l'esistenza teorica di una particella, il famoso "Bosone di Higgs"... che mantenesse in piedi il modello che iniziava a fare acqua da tutte le parti.

Si teorizzò l'esistenza dei questa particella che avrebbe salvato la baracca teorica utilizzata allora dai fisici della materia nel 1964... quindi da allora si è cercato in tutti i modi di trovare la sua presenza anche mediante gli esperimenti di laboratorio...

... tanto che nel 2012 si ebbe addirittura la sensazione di avere finalmente trovato qualcosa che poteva assomigliare al Bosone tanto cercato...

Tuttavia ancora i fisici sono lungi dal poter affermare con sicurezza di avere identificato ed isolato il Bosone di Higgs; attualmente gli ultimi dati ufficiali recitano: "È stata confermata la scoperta di una particella con le caratteristiche del Bosone di Higgs, anche se i dati disponibili non sono ancora completi"...

Che in linguaggio scientifico si traduce con: "Speriamo vivamente di avere trovato ciò che cercavamo, altrimenti la giostra casca a pezzi da sola e non possiamo farci niente!".

Non male per una sicurezza scientifica!

L'unica delle verità è che gli scienziati sono piuttosto lontani dalla possibilità di comprensione della struttura fine con la quale è stato ordito il nostro universo...

In analogia a ciò, vogliamo quest'oggi interessarci a quale potrebbe essere quel "Bosone di Ueshiba" che rende l'Aikido tale... cioè che ne garantisce la qualità DOC e che allontana ogni dubbio di essere di fronte ad un'altra cosa.

Che O' Sensei abbia appreso le Arti Marziali da svariate fonti accreditate è fuori di ogni ragionevole dubbio al giorno d'oggi: si è riusciti a tracciare abbastanza precisamente la cronologia delle sue frequentazioni.

Il suo bagaglio tecnico più importante è probabilmente dovuto all'incontro con Sokaku Takeda e con il Daitō-Ryū Aikijūjutsu che quest'ultimo gli insegnò: c'è poco da fare... l'Aikido ebbe un'origine notevolmente influenzata dalle Arti Marziali tradizionali giapponesi!

Morihei Ueshiba tuttavia ebbe notevoli esperienze personali legate alla spiritualità, all'introspezione, alla preghiera, oltre che allo studio della poesia, filosofia e tradizione del resto del globo (dai Vangeli, al Libro Tibetano dei Morti...).

Ne fu sicuramente influenzato e qualcosa cambiò rispetto alla sua prospettiva di pratica ed insegnamento delle Arti Marziali: l'Aikido sembra il risultato più notevole di questo cambiamento.

Ora noi siamo qui a chiederci: cosa fa dell'Aikido una pratica DIVERSA dalle discipline praticate in precedenza?

Qual è quel "quid" che lo distingue dal Daitō-Ryū Aikijūjutsu?

Se riuscissimo a rispondere in modo esauriente e definitivo a questa domanda, avremo forse individuato ed isolato il "Bosone di Ueshiba"!

Il problema è che, come i colleghi fisici della materia, pure i praticanti ed insegnanti di Arti Marziali di oggi hanno tutt'altro che chiaro questo processo, infatti non sono spesso nemmeno d'accordo su ciò come l'Aikido dovrebbe essere definito!

Ci sono coloro che rimandano in continuazione le radici marziali della nostra disciplina, quindi l'efficacia, l'etichetta, la connessione con la tradizione... e bla, bla, bla...

Anche su queste pagine ne abbiamo spesso parlato: ma quindi che cosa caratterizza l'Aikido rispetto alle discipline dalle quali trae origine?

Se fosse solo una questione tecnica, qual è il confine che separa il jū jutsu da ciò che pratichiamo?

L'intenzione che poniamo nelle tecniche?

Il fatto che cerchiamo di non fare del male al nostro aggressore?
Lo sbattiamo a terra, ma siccome sopravvive senza danni permanenti, allora è differente dalle antiche arti, che cercavano di uccidere con un solo movimento?

L'Aikido è forse una sorta di jū jutsu GENTILE?

Non crediamo proprio...

Allora è forse "l'arte della pace e dell'armonia", nel quale il conflitto è bandito a priori e giudicato violento ed inutile... una pratica tesa a formare uomini migliori, che imparano ad interagire in modo costruttivo ed integrante?

Sicuramente O' Sensei si è espresso anche in questo senso, sia negli insegnamenti verbali, che scritti (mentre STRANAMENTE non ha lasciato praticamente nulla di altrettanto preciso detto o scritto sulla mera tecnica)... ma siamo sicuri che sia tutto qui?

Una specie di motivational per Giovani Marmotte, imbevuto di Francescanesimo... alla "volemose bene?

Se così fosse, allora non ci sarebbe più ragione di un allenamento serio, coinvolgente e duraturo... basterebbe un qualsiasi movimento newagiano: ce ne sono miriadi che hanno un proclama simile!

Evidentemente non è tutto così semplicistico: cosa distingue l'Aikido da un ambiente buonista nel quale vigono regole dogmatiche di rispetto e compassione?

Forse elementi analoghi a quelli che non ne fanno una semplici rivisitazione non violenta delle mortali Arti Marziali del passato.

Una cosa è certa: Morihei Ueshiba è stato uomo dei pochi marzialisti del passato ad approcciarsi in modo esplicito ad una disciplina fisica e spirituale che coinvolgesse il praticante nella sua totalità, ci verrebbe da dire "nella sua multi-dimensionalità"... con tutti i pro ed i contro che ciò può far scaturire.

I "pro" sono di certo quelli di supportare l'individuo a conoscersi nella propria interezza (fisica, mentale, emotiva, spirituale, animica...), mentre i "contro" sono la difficoltà maggiore di definire con precisione questo intero processo.

Così come i fisici spererebbero di isolare il Bosone di Higgs perché non franasse loro la teoria che collega con efficacia l'interazione delle forze elettromagnetiche, forti e deboli... così i marzialisti stanno altrettanto in vano di definire inequivocabilmente quella particolarità che distingue l'Aikido da quanto ci fu in passato, senza che esso possa scadere in cosa non ci piacerebbe avere fra le mani in futuro.

E come mani nessuno trova mai nulla di definitivamente certo?

Piuttosto semplice, anche se per dire ciò bisogna discostarsi dai metodi scientifici attualmente riconosciuti come validi...

Perché sia la trama più intima dell'universo, che le radici più profonde che rendono l'Aikido qualcosa di unico, vanno ricercate nei livelli di coscienza e di consapevolezza con i quali ci si rapporta con queste "cose": più il nostro sguardo cambia nel leggere il mondo che ci circonda, più è possibile interpretare la realtà in modo diretto, personale e veritiero.

Gli intermediari (quelli cioè che si vogliono sostituire a noi per dirci come stanno veramente le cose), sono necessari fino al momento in cui ciascuno di noi non intende andare a guardare "con i propri occhi", con la propria coscienza.

Che ciascuno si trovi il proprio Bosone di Ueshiba, se ne ha bisogno... e che sia affare suo difendere una teoria fino a quando più lo aggrada: è così pregnante e soddisfacente vivere una realtà che ci fa evolvere di giorno in giorno, che quasi quasi diventa superflua questa ostinazione puerile a voler per forza far quadrare i conti di un problema divinamente complesso!