La relazione docente-discente è qualcosa che è vivificata dalla fiducia reciproca, e così dicasi anche per le relazioni fra pari (docente-docente, discente-discente): questa sono le persone che di solito creano un gruppo di lavoro, un team, un Dojo o una community di qualsiasi tipo.
All'interno di questo insieme, una comunicazione trasparente risulta una dinamica di grande supporto per i propri membri, esperti o alle prime armi che siano.Tuttavia un tale tipo di comunicazione non è per nulla facile da mantenere, perché è frequente ci siano aree nelle quali essere diretti può risultare complicato, talvolta urticante... a volte si teme di offendere le persone alle quali ci rivolgiamo, oppure semplicemente non abbiamo il coraggio e/o la forza di affrontare la possibilità di disappunto e contrasto altrui.
Allora, da che mondo e mondo (e così anche nei gruppi che praticano Aikido), le nostre "sofferenze" non andremo necessariamente a esprimerle nel luogo più adatto, ma in quello che ci sembra più comodo, o - come minimo - meno pericoloso.
Se durante una lezione il Sensei, un Senpai o semplicemente un compagno di pratica attua un comportamento che non ci va a genio, o dice una cosa che ci vede discordi ... credete sia più facile affrontare la cosa vis a vis, con il diretto interessato ("volevo dirti che non mi è piaciuto come mi hai trattato"...), oppure inizieremo a parlarne PRIMA con il nostro compagno di pratica preferito, quello con il quale è nata amicizia e feeling?
E se (o quando) la cosa diventasse ancora più fastidiosa, ci limiteremo a "confessare" i nostri problemi con il nostro amico/a preferenziale... o inizieremo un vero e proprio "sondaggio" dietro le quinte, alla ricerca di altre persone che potrebbero pensarla come noi, al fine di tastare il polso della nostra micro-collettività, ed al limite ingrossare le fila della protesta per avere più voce in capitolo, nel momento in cui la cosa dovesse essere discussa in modo esplicito?Se il Senpai XYZ mi tratta male, ma credo sia solo un MIO problema... facilmente lo terrò per me, non mi oserò dirgli nulla ed inizierò ad evitare ogni rapporto, o a somatizzare ogni contatto che sarò costretto ad avere con chi non apprezzo particolarmente; dal momento in cui, invece, dovessi rendermi conto che 2/3 dello spogliatoio la pensa esattamente come me... beh, allora in questo caso mi sentirei più forte, e mi parrebbe che ciò cambi le cose.
Davanti al Senpai potrei dire: "Guarda che non mi piace come mi tratti... e non piace nemmeno ai restanti 2/3 del nostro gruppo, quindi NON è solo un mio problema!".Questa dinamica è abbastanza comune, e direi anche umanamente comprensibile: il punto però non è questo, ma che per arrivare ad avere "il gruppo dalla nostra" ci sarà già stata una forma di scissione, uno schieramento... fra chi la pensa come "noi" (e fa bene) e chi invece no (e fa male).
Questo risultato è ottenibile SOLO con una rapportazione NON trasparente, talvolta basata sul GOSSIP ("lo sai dove lo hanno visto la sera scorsa? Sembra che andasse a donnacce...!"), o comunque sulla manipolazione che permette a qualcuno di "raccimolare" il seguito che gli occorre per sentirsi in una posizione più forte rispetto alla questione che non ha avuto il coraggio di affrontare in modo DIRETTO... e quando era ancora PICCOLA, aggiungerei anche!Questa è una dinamica in grado di mandare veramente a PEZZI qualsiasi gruppo organizzato, per alti e nobili che potessero essere le sue prospettive e scopi.
Ed ha livelli di gravità differenti, a seconda di chi prova ad adottarla: faccio qualche esempio...
Sono un principiante, entro in un Dojo è non so proprio nulla del mondo dell'Aikido, del Giappone e di tutte le altre cose a mandorla che facciamo noi più o meno quotidianamente da anni. Alla 1º difficolta (o a alla 2º), facilmente cercherò di confrontarmi con le persone con le quali ho legato di più, che non necessariamente saranno le più sagge, le più autorevoli... o quelle con le quali la problematicità è sorta.É naturale che accada: voglio sapere se il problema sono io, oppure esiste realmente e ci sono finito dentro senza volerlo!
A questo punto, se il compagno al quale faccio una confidenza mi dovesse indirizzare nel migliore dei modi, dicendomi: "Ne hai già parlato col diretto interessato?", oppure "Ne hai già parlato con il Sensei?"... ecco che mi indicherebbe la via più diretta per risolvere i miei problemi o mi indirizzerebbe almeno verso chi potrebbe aiutarmi a risolverli.Se accetta la confidenza (al di là di sentirsi importante, il prescelto, il confessore del gruppo), sta diventando CONNIVENTE di una rapportazione NON diretta, NON chiara e NON supportante né chi ha il problema, né dell'armonia che stiamo cercando di creare fra le persone.
Pensate cosa accade quando a comportarsi in modo non trasparente è proprio un Senpai, se non addirittura il Sensei stesso?! Qui le cose prendono una piega ancora più malata.Se sento un Senpai o il Sensei sparlare di qualcuno, senza che questo qualcuno sia presente ed abbia la possibilità di controbattere... in un istante si svampano tutte quelle belle storielle sulla lealtà, la sincerità, l'onore ed il rispetto!
Inoltre potrei chiedermi: "Ma se dice questo di Tizio, quando lui non c'è... cosa dirà di me, quando sono io quello assente?!"
Sarebbe perlomeno normale avere questo pensiero, non è così!?
Beh, qui viene minata ogni forma di FIDUCIA di chi percorre insieme una strada, anche irta di prove e difficoltà!E guardate che NESSUNO si infila in questo gineprai scegliendolo in modo consapevole: immaginiamo cosa accade quando nel gruppo si lasciano 2 persone che prima stavano insieme, che abbiamo conosciuto come partners... e che ora non lo sono più (è successo quasi una decina di volte nel mio Dojo): il gruppo da SUPPORTO ad entrambi i suoi membri, o si creano le frazioni "pro" uno e "contro" l'altro?
Quando qualcuno ci chiede di schierarci dalla sua parte, abbiamo il coraggio di fare la scelta più matura e non quella che non ci crea meno problemi o imbarazzo nell'immediato?
Immaginate questa situazione...Ci sono i test per il passaggio di grado al Dojo... voi siete i Senpai di chi sta sostenendo l'esame, e vi accorgete che un candidato non sta facendo ciò che - ai vostri occhi - è una prova degna di tale nome... ci va un attimo a pensare: "Quando l'ho fatto io, l'ho fatto meglio... ero più preparato di lui/lei!". Forse è umano "misurarsi" prendendo un'altra persona come riferimento (per quanto questo atteggiamento non c'entri un tubo con l'Aikido).
Criticare può anche essere un valore aggiunto, perché vuol dire che pensate con la vostra testa: ma, dopo questa considerazione, cosa fate...
1) La tenete per voi?
2) Andate dal Sensei e gli chiedete ragione di quello che ritenente essere un calo di pretese nei confronti dei candidati? (così da dargli modo di spiegarvi i suoi perché di tale atteggiamento)
3) Andate a spettegolare con qualcun altro del gruppo qualcosa di simile a "Il Sensei si è ammosciato, una volta era molta era molto più severo ed uno così ai miei tempi lo avrebbe bocciato!"
La 1) è forse la più rinunciataria, da attuare SOLO se questa cosa non vi ha turbato nel profondo; la 2) è l'atteggiamento più coraggioso e MATURO, poiché se non siete d'accordo con qualcosa è SANO che lo facciate presente e vi assumiate la responsabilità di ciò che pensate (compreso anche l'impatto di ciò che vi potrebbe essere risposto!)La 3) è la più comoda e deleteria per un gruppo, invece. Si cercano "alleati" per far entrare dalla finestra ciò che non riuscite a comunicare dalla porta principale: questo atteggiamento crea "sotto-gruppetti" che vivono nella penombra, tipo gli scarafaggi... e che ufficialmente non dissentono mai, anche se hanno una certa dose di malcontento che serpeggia dentro.
Di solito quest'ultimo atteggiamento è anche il responsabile delle SCISSIONI dei gruppi e delle persone che abbandonano il Dojo sbattendo la porta. Sembra incredibile, ma è così!
Una volta non sono d'accordo sull'andamento degli esami, non lo manifesto, spettegolo un po', ma mando giù...Un'altra volta non sono d'accordo con ciò che viene proposto a lezione, ma non lo manifesto, spettegolo un po', ma mando giù...
Un'altra volta ancora sono contrariato dall'atteggiamento che qualcuno ha tenuto con me o con qualcun altro del gruppo: non lo manifesto, spettegolo un po', e mando ancora giù.
Capite bene che questa continua "somatizzazione" fa si che, ad un certo punto, la misura sia colma e si esploda... anche malamente, in una sorta di "ribellione generale", che mi impedisce di ingoiare le mie difficoltà per l'ennesima volta.A questo punto, il disagio non potrà essere più nascosto, ma non si avranno le proprie parole migliori per discuterne con chi di dovere: questi (ignaro di tutto ciò che è accaduto all'interno della persona che gli sta dinnanzi) si vedrà piovere tonnellate di problemi misti a cacca, inaspettatamente ed all'improvviso... e si renderà conto di dover risolvere questioni spinose, delle quali nemmeno sospettava l'esistenza.
Il Senpai, il Sensei o il Responsabile di turno non sarà messo quindi nella condizione migliore per operare, e potrebbe andare sulla difensiva, ad esempio rimproverando: "Ma perché non me l'ha detto prima?!"
La persona che invece non è mai stata chiara nella comunicazione sarà letteralmente alla frutta con la sua pazienza, della quale ha abusato troppo in passato: non sarà disposta a sopportare un grammo di più, dimenticandosi che è stato propio il suo atteggiamento ambiguo a ridurlo in quello stato.
E così tutti volevano agire per il meglio (di tutti), ma alla fine l'incomprensione prende il sopravvento e manda a gambe all'aria anche degli ottimi progetti e delle promettenti partnership!
Come si evita tutto ciò?
NON è possibile evitare il fenomeno, in sé... ma è invece fattibile creare "zone cuscinetto", che servono a raccogliere un disagio, a farlo emergere e - così facendo - a ridurne (se non addirittura azzerarne) la portata distruttiva, trasformandolo in un'occasione di crescita collettiva.Questo è fare Aikido con la vita, altro che limitarsi ad un buon kotegaeshi...!
Una comunicazione TRASPARENTE, per quanto sia complicata da instaurare nei momenti più delicati, risulta un ottimo supporto per tutti i membri della community... dall'ultimo neofita, al Sensei stesso.
Non solo i neofiti, infatti, hanno dei problemi/disagi che fanno fatica a manifestare: immaginate il caso diametralmente opposto, ovvero quello di un Insegnante che ha BISOGNO di chiedere aiuto ai propri allievi rispetto ad una problematica che sta vivendo, ma non lo fa perché teme di essere visto nella sua fragilità, di perdere credibilità verso i suoi discenti... perché è orgoglioso, o semplicemente perché si vergogna...
Nulla di più inutile; la comunicazione TRASPARENTE serve in ogni caso e ad ogni livello della scala gerarchica: comprenderlo prima possibile ci metterà al sicuro da spiacevoli fallimenti nei rapporti ai quali tanto teniamo e sui quali puntiamo e facciamo affidamento.Marco Rubatto