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lunedì 15 dicembre 2025

Un grazie a chi ha dato il via alla giostra... ma anche a chi ora la manovra

Ieri era il 14 dicembre, che come ben sapete risulta l'anniversario della nascita del Fondatore dell'Aikido, Morihei Ueshiba (14 dicembre 1883, Kii Tanabe - Wakayama ken)

Sui Social sono tanti gli Aikidoka che hanno ricordato con piacere questa ricorrenza e si è creata spontaneamente la catena di condivisione di "I love Aikido Day" (da un'idea di Ugo Montevecchi Sensei)... e questo è il segno più evidente che il movimento è vivo, presente e riconoscente a chi gli diede vita.

Un attimo dopo, viene quindi spontaneo chiederci DOVE SIAMO a 142 anni dal giorno nel quale quel grande Uomo venne al mondo... ed a circa 90 anni dal conio della parola stessa "Aikido".

Non credo proprio che Morihei Ueshiba sia nato con la precisa idea di inventarsi una disciplina da lasciare poi alle generazioni future... e credo anche che la stessa cosa possa dirsi per qualsiasi fondatore di ogni altro movimento, sia passato, che contemporaneo.

Lui fece "solo" la SUA vita, che lo portò a fare determinate scelte ed a prendere specifiche posizioni in altrettanto specifici ambiti: il desiderio di farsi capo di un movimento che ha ormai preso dimensioni quasi planetarie NON credo proprio fosse fra le sue priorità.

Credo sia accaduto che vivendo e studiando se stesso, egli sia giunto forse per primo a determinate conclusioni che ha considerato "di valore"... e che altri - come noi - si siano riconosciuti e continuino a farlo nella stessa "visione" e prospettiva.

In questo senso, "Morihei Ueshiba è uno di noi"... o "noi siamo dei suoi", ma tutto qui. Eleggerlo "Guru spirituale" è forse qualcosa di poco maturo ed a una posizione che non sono sicuro nemmeno gli avrebbe fatto così tanto piacere, o forse non gliene sarebbe fregato proprio nulla (e non lo sapremo mai).

Vedo O' Sensei sempre più come un TRAMITE, una persona di certo unica e speciale (ma non lo siamo forse tutti?!), che ha indicato una Via di valore... ma che avrebbe esattamente la stessa importanza anche se fosse stata indicata da un'altra persona.

Il messaggio è stato molto potente: "É possibile utilizzare il conflitto per migliorarsi"... il messaggero anche... ma di messaggeri abili ce ne sono tanti, forse molti di più dei messaggi che meritano di essere veicolati sul serio.

E migliorare il mondo, in seconda battuta: ma non perché diventiamo capaci di cambiare ciò che ci sta intorno, quanto perché diventiamo in grado di cambiare noi stessi... e ciò ha un impatto diretto ed evolutivo ANCHE sulla società della quale facciamo parte.

Penso che il mondo lo cambiamo giocando di sponda, cioè... come una sorta di effetto collaterale!

Mi sono sempre meravigliato che una disciplina che possiede un repertorio tecnico così significativo ed evoluto (ordini di grandezza più voluminoso rispetto ad altre) non sia stata "pubblicizzata" dal suo Fondatore per questa sua caratteristica, ma per frasi molto più filosofiche e di carattere spirituale.

Ho molto spesso modo di discutere con Judoka e Karateka, e spesso questi non fanno che ammirare l'ingegno fuori misura che esiste nella pratica FISICA dell'Aikido: una disciplina completamente razionale e completamente intuitiva al contempo... ma il Fondatore ha puntato su altro, diceva che ci avrebbe lasciato la sua creatura "per affraternare/affratellare l'umanità", per fare si che "le società diventino una sola famiglia".

Mica parlava delle varianti dei di sankyo ura o dei kumitachi (che sono veramente un botto)!

Ora: a 90 anni da quando diciamo e pratichiamo "Aikido" la società è più affratellata?

In prima istanza forse verrebbe da dire di NO, perché sussistono stabilmente tutta una importante serie di divisioni e pregiudizi che accompagnano i vari gruppi etnici e la maggioranza di coloro che li compongono...

... però, a guardare meglio, alcune barriere sono venute meno nelle community di coloro che praticano questa disciplina.

Ci si allena insieme indipendentemente da sesso biologico, inclinazioni sessuali, età, etnia, condizione sociale, convinzioni politiche e religiose: ciascuna di questi argomenti è ancora in grado di separare ciò che un tatami scioglie alla velocità di un tocco.

Se praticate da un po', vi sarà sicuramente capitato di recarvi in un'altra città ed incontrare dei perfetti sconosciuti che vi danno un caloroso benvenuto SOLO perché vi unite a loro negli allenamenti, non è vero?

Beh, ci potete letteralmente GIRARE il MONDO se voleste: io sono stato ospitato, almeno un centinaio di volte in Svizzera, Germania, Grecia, Olanda, Francia, Giappone completamente GRATIS da persone che non conoscevo affatto, ma con le quali condividevo la passione per l'Aikido.

Persone che hanno aperto le loro case, spesso consegnandomi una copia del loro mazzo di chiavi, e dicendomi. "Fa come se fossi a casa tua!". Gente che non sapevano chi fossi, ma sapevano che ero li per praticare Aikido.

Affratellate direi, come minimo! Il nonnetto pare ci avesse visto giusto...

Certo: i praticanti di Aikido sono una minoranza numerica rispetto al totale della popolazione, ma generalmente fra loro si guardano un po' meno in cagnesco o con sospetto rispetto ad altri soggetti che non si conoscono.

Poi siamo ancora capaci di essere talebani di un tipo specifico o di una corrente di Aikido pure noi: si da il benvenuto a chi viene da fuori anche perché VIENE a convertirsi all'Aikido giusto, quello buono, quello vero... in poche parole, il NOSTRO!

E qui si vede il forte limite che ancora ammorba i primi 90 anni di pratica: ma diamo tempo che il movimento evolva ulteriormente, cechiamo di essere fiduciosi e positivi!

Io ho perso un po' di verve attivista nel cercare di superare questo impasse, ma che perché mi pare avessi proprio frainteso io stesso le priorità sul da farsi: dovevo cambiare io per sperare di avere un impatto sul mondo... e non cercare di cambiare quest'ultimo attraverso ciò che stavo facendo!

In questo senso, continuo - ogni giorno più motivato - a percorrere la MIA strada, e questo in effetti vedo che aiuta... me in primis, ovviamente; se poi è di giovamento anche ad altri ne sono felice, ma anche in caso contrario non importa e non può, né deve cambire il mio fare.

Percorrere la MIA strada è l'unico atto sensato ed importante che c'è, proprio come fece O' Sensei prima di noi tutti... quindi mentre lo ringrazio di vero cuore per essermi stato di così alta ispirazione da decidere di dedicare l'intera vita allo studio ed alla divulgazione dell'Aikido, voglio ricordarmi che ora è il MIO/NOSTRO momento di fare le cose.

La gratitudine verso chi ci ha preceduto è segno di maturità, ma lo è altrettanto - se non ancora di più - l'accettare il peso delle proprie responsabilità attuali... e comprendere che queste non ce le assumiamo "per riconoscenza" verso qualcun altro che ammiriamo, quanto per debito di coerenza verso noi stessi.


Marco Rubatto








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