lunedì 30 marzo 2009

Umorismo e ironia: preziosi Aiki-alleati


Talvolta nel cercare in profondità, nel percorrere un Cammino con impegno e dedizione si incontrano ostacoli e difficoltà di non poco conto...

Ci pare importante in queste ed in altre occasioni poter contare su un'innata capacità dell'Uomo: il senso dell'umorismo e dell'ironia!

Il senso del ridicolo venne definito da Aristotele "ciò che è fuori tempo e fuori luogo, senza pericolo" (perchè con il pericolo sarebbe "il tragico") e abbiamo scorto chi, anche sul tatami è riuscito a far leva su questo potente strumento per mettere in evidenza i numerosi e ilari paradossi che si incontrano sulla Via dell'Arte dell'Armonia e della Pace!

- una caduta tutt'altro che armonica (chi non l'ha sperimentata?!)
- una sincronizzazione ben poco sincronizzata
- una tecnica che riesce peggio di quanto ciascuno potesse anche solo immaginare
- un kata dimenticato
- una incomprensione tra tori e uke più che evidente...

Chiunque pratichi non può sottrarsi da queste piccole grandi frustrazioni, perché fanno parte integrante dell'esperienza di chiunque e del percorso stesso che decidiamo di seguire mediante gli allenamenti.

Così.... senza scoraggiarci troppo, abituiamoci a ridere delle nostre grandi e piccoli limiti umani, in modo da alleggerirli e poterli accettare più facilmente per proseguire verso.... verso il prossimo errore!

Ecco l'esempio di chi con intelligenza ci riesce:



ma è in buona compagnia...

C'è stato anche un simpatico vecchietto che amava sorridere spesso sul tatami, che emanava gioia e non perdeva occasione anche a scherzare su se stesso!

Chi era questo strano Maestro, che la tradizione vorrebbe solo dotato di uno sguardo severo ed un pugno d'acciaio?
Chi era che poteva dire a 85 anni di avere un corpo soffice come una bella donna, molto affascinante specie con i pantaloni calati?...

Scopritelo da soli...



Egli riusciva a parlare con profondità dell'Arte che egli stesso definiva il rimedio più salutare esistente e un vero e proprio servizio per il suo Paese, ma non rinunciava al senso dell'ironia e dell'umorismo su di sé: perchè mai?!

Che ci sia qualcosa di importante dietro la capacità di non prendersi tropo sul serio?
Se lo faceva lui, varrebbe la pena per noi Aikidoka tentare di dare un'occhiata alla cosa!

domenica 22 marzo 2009

22 - 23 novembre 2008: la tecnica della condivisione

Al termine del 2008 si è tenuto alle porte di Roma un interessante evento Aikidoistico, che ha coinvolto numerosi praticanti italiani di quest'Arte.

Per offrire il meritato risalto all'ambiziosa iniziativa era stato appositamente concordato e scritto un articolo per una rivista del settore.

Forse per errore, forse per incuria, questo articolo non è stato poi pubblicato sulla stessa, quindi ci è parso importante recuperarne il testo e proporlo all'attenzione di tutti gli interessati ai mutevoli panorami dell'Aikido italiano.

Ecco di seguito il testo:

"Lo scorso 22 e 23 novembre ad Ostia si è svolto il primo seminario nazionale F.I.J.L.K.A.M. di Aikido multistile: un evento che è probabilmente destinato a lasciare una impronta notevole nel panorama italiano di questa affascinante e poliedrica Arte.
L’Aikido, come è noto, è caratterizzato da un costrutto filosofico, didattico ed etico che non prevede il confronto diretto tra i praticanti tramite gara.

L’Aikido, pur non rinunciando ad una doverosa efficacia marziale, si pone come una sorta di “laboratorio interpersonale” per i suoi “atleti”.

Le tecniche, quelle apprese dagli Insegnanti e scambiate tra praticanti, più che un fine si rivelano il mezzo per aumentare la propria conoscenza di sé, sotto ogni punto di vista, fisico, mentale emotivo, relazionale che sia.

Queste sue peculiarità offrono un’occasione rara di allenamento fine a se stesso, ossia sgombro dall’impellenza di dimostrare a qualcun altro il livello raggiunto, la bravura posseduta o il proprio livello di maestria. Il valore aggiunto è praticare e praticare ancora.

L’aspetto più pericoloso di questa dinamica, tuttavia, è quello di chiudersi all’interno del proprio contesto “domestico” di pratica, rinunciando ad incontrare nuovi praticanti, nuovi maestri e stili anche molto differenti da quello che si è soliti frequentare.

La mancanza di sana competizione impedisce, in qualche modo, di provare sul campo l’efficacia del proprio operato, della tecnica appresa, con il rischio di accrescere fuori misura l’abitudine a filosofeggiare su chi abbia l’Aikido più “tradizionale”, più “efficace”, “più vicino alla realtà/verità”, insomma.

Questo lato in ombra ha storicamente portato separazione e tensione fra i gruppi di praticanti che si rifanno a referenti tecnici e maestri differenti, caratterizzati da tecniche e metodologie spesso altrettanto diverse.

La Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali, tuttavia, ha favorito un “esperimento” a cielo aperto senza precedenti sotto questo punto di vista. Il gruppo di praticanti di Aikido che storicamente apparteneva all’Ente ha accolto numerosi altri gruppi di Aikidoka, provenienti da realtà differenti e che chiedevano di divenire parte attiva del ramo Aikido patrocinato dalla Federazione.

Così si è pensato il primo seminario nazionale italiano multi-stile, svoltosi appunto al Lido di Ostia, presso il Centro Olimpico Federale lo scorso 22 e 23 novembre.
Il Direttore Tecnico Nazionale, Maestro Fausto De Compadri, ha guidato l’evento, coadiuvato dagli Insegnanti appartenenti alle diverse realtà.

Un nutrito gruppo di praticanti, circa 450, si sono ritrovati quindi per prendere tutti parte alle diverse lezioni che si susseguivano, curiosi e desiderosi di incontrare gli uni gli altri ed accomunati da un’unica passione: l’Aikido.
Oltre ai Maestri De Compadri ed Aviotti, per l’occasione hanno co-diretto il seminario i Maestri Verona, Masetti, Gonzato, Zulpo, Marionni e Leclerc: gli allievi vedevano avvicendarsi i propri Insegnanti con altri famosi Maestri italiani, forse mai contattati in precedenza.
Le tecniche e gli stili sono stati differenti, ogni Maestro probabilmente ha offerto ai presenti il punto di vista peculiare della scuola che rappresentava e questa, in sé, è una vera novità nell’ambito dell’Aikido del nostro Paese.

Lo è perché Insegnanti ed allievi si sono tutti cimentati in un particolare ed impegnativo allenamento tecnico: quello della convivenza pacifica e rispettosa delle diverse scuole che compongono una realtà costantemente in crescita, quale l’Aikido F.I.J.L.K.A.M.. Sotto questo “unico tetto” si è quindi dato il via all’esperienza di condivisione di valori e scambio costruttivo di idee ed esperienze.

Per la prima volta gli Aikidoka stessi hanno messo da parte la loro proverbiale esigenza di affinazione tecnica, per la quale una scuola è più che sufficiente per l’intera esperienza di una vita, per ritessere le fila di quella filosofia di unione che è anch’essa parte profonda dell’etica dell’Arte praticata.

Il Fondatore, Morihei Ueshiba, per suo stesso dire, non aveva infatti concepito l’Aikido come qualcosa che potesse frammentare le persone, i praticanti tanto meno… quanto come una disciplina in grado di unificarne gli intenti e lo spirito che li anima, anche ben al di là delle metodologie tecniche e pratiche con cui questo viene a porsi in essere.

Il seminario nazionale di novembre, sotto questo punto di vista, si è rivelato un successo di portata realmente vasta, poiché ha gettato le fondamenta di un discorso di integrazione e scambio autentico, pur rispettoso al contempo dei diversi punti di vista e personalità delle scuole che ora hanno intenzione di “camminare insieme”.

Che la diversità sia una caratteristica necessaria allo sviluppo ormai è risaputo in moltissimi ambiti umani (culturali, scientifici, politici…), ma ora è parso evidente anche sul tatami di una disciplina che non prevede la gara nei suoi ranghi. Forse questo proprio perché la diversità permette di rimettersi in gioco, aprendosi al “diverso” ed allo sconosciuto, permette quel confronto che rimane normalmente a frustrarsi nei vagheggiamenti filosofici su chi possieda la verità.

E qui si è trattato per giunta di confronto sereno e rispettoso delle parti che vi hanno partecipato, proprio come richiede l’etica dell’Aikido, Arte che viene espressa attraverso l’incontro, la gestualità ed il movimento del corpo. L’atmosfera era serena durante l’evento, e nonostante i soliti immancabili scettici a priori, i sorrisi sui volti dei praticanti si sono fortunatamente contati numerosi.

L’Italia, grazie alla Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali, sta così ineditamente giungendo ai traguardi di numerose altre Realtà internazionali, quali U.S.A., Giappone, Francia, che già da tempo hanno constatato quanto “l’unione faccia la forza” in termini di perseguimento di fini comunemente utili ed interessanti; che questa prospettiva sia finalmente giunta alla reale portata dell’Aikido, che dice di essere proprio l’Arte della relazione e del confronto pacifico, è una ulteriore questione di importanza non secondaria: è il tentativo pratico di applicare insieme alcuni suoi principi filosofici, che tendono a rimanere sterili se presenti solo sulle pagine dei libri o nei discorsi astratti dei Maestri.

Ci si è uniti ed in 450 si è portata l’etica un po’ più in basso, dove chiunque potesse coglierne i preziosi frutti.
Ad Ostia gli Aikidoka hanno dimostrato che è possibile stare insieme per imparare gli uni dagli altri quello che ancora non si sa, che è bello conoscere realtà e persone di cui non si sapeva nulla, che la tecnica è importante, ma se veicola un principio lo è ancora di più.

Questa esperienza può essere stata interessante perché ha costretto un po’ tutti a rimettersi profondamente in gioco, ritrovandosi nuovamente inesperti dinnanzi ad un movimento mai visto prima, anche magari dopo decenni di pratica.

Si è già capito in vari ambiti umani che questa dinamica risulta fondamentale per la crescita, ma ora è stato sperimentato finalmente anche nel campo dell’Aikido, uscendo dagli schemi falsamente “protettivi” e spesso claustrofobici in cui i praticanti hanno rischiato di rimanere imprigionati. Si è saputo cioè concretizzare uno degli insegnamenti più importanti del Fondatore dell’arte, da lui stesso sintetizzato con “Imapara e dimentica… impara e dimentica”.

Egli forse si riferiva proprio all’importanza fondamentale che l’esperienza è in grado di apportare a ciascun praticante, indipendentemente dal contesto, dalla scuola o dal maestro: tornare eternamente allievi per apprendere con umiltà, senza giudizio ed aspettative a priori.

Non è semplice, ma è importante se si vuole realmente ripercorrere i passi di colui che ha coniato questa profonda disciplina del corpo e dello spirito.
Non è infatti maturo temere di “perdere tempo” con qualcosa che non ci appartiene se realmente da ogni situazione abbiamo l’opportunità di imparare qualcosa che poi potremo utilizzare a nostro beneficio.

Al Lido di Ostia, forse grazie all’autentica maestria dell’intero corpo docente, questo aspetto è stato vissuto in prima persona dalla maggioranza dei presenti, anche senza farne alcuna menzione verbale: tutti hanno provato a mettersi nei panni di tutti, per sentire “dal di dentro” che effetto faceva, per scoprire quali corde del proprio Aikido venivano sollecitate.

È stata un’esperienza importante.

Ora le basi per un discorso di unificazione sono state gettate, ed ai presenti è parso che ciò sia avvenuto nel modo più discreto ed opportuno… non si attende quindi ora altro che compiere insieme i prossimi passi in seno a questo ambizioso progetto.

L’augurio che questo evento fortunato non resti un’occasione estemporanea, ma che con le normali difficoltà e buone opportunità che sicuramente si presenteranno, divenga una consuetudine alla quale non rinunciare in futuro, come sicuramente caldeggiato immaginiamo dalla Federazione stessa, ma crediamo anche che sia responsabilità più o meno diretta di ciascuno di noi Aikidoka, presenti o meno ad Ostia favorire che ciò avvenga.

Tracciato ora un sentiero costruttivo per camminare insieme, tocca a ciascuno di noi scegliere per il futuro di intraprenderlo e lasciare come contributo le orme dei propri zaori (calzature infradito giapponesi), fors’anche mettendo talvolta da parte qualche personalismo, al fine di lavorare insieme ad un progetto comune che ci appassiona tutti: conoscere e praticare l’Aikido".

Marco Rubatto

domenica 15 marzo 2009

剛三塩田 Gōzō Shioda: la potenza nell'essenziale


"Se padroneggiate solidamente le basi, non appena diverrete esperti sarete capaci di produrre una forza sorprendente anche con semplici movimenti”. [Gozo Shioda]

Gozo (Takeshi) Shioda nacque il 9 settembre del 1915 a Yotsuya, in Tokyo.

Suo padre, il Dott. Seiichi Shioda era noto come famoso medico e patriota; Gozo fu il suo secondogenito.
Iniziò in gioventù la pratica del Kendo e del Judo, in cui ottenne la cintura durante la frequenza alle scuole superiori. Egli si accostò all’Aikido dopo essere stato facilmente atterrato da Morihei Ueshiba, O’ Sensei, durante una dimostrazione nel 1932.
All’età di diciassette anni divenne quindi un suo fedele allievo, iscrivendosi al Kobukan Dojo, e studinadovi come uchideshi (allievo interno) per ben otto anni consecutivi e rallentando così i suoi studi presso la Takushoku University.
Egli studiò anche Aiki Jujutsu (in quegli anni va inoltre ricordato che non era ancora chiaro il nome al quale riferirsi all’arte del Fondatore, spesso denominata al tempo Aiki Budo).
In quel periodo, insieme agli altri uchideshi spesso frequentava la vita notturna di Tokyo, provocando frequentemente risse con alcune gang giovanili allo scopo di testare la propria abilità marziale, malgrado il rigoroso divieto dato da Morihei Ueshiba di agire in tal senso.

Durante un incidente, si dice che Gozo e gli uchideshi che erano con lui furono coinvolti in una rissa con una gang di circa trenta yakuza (malviventi giapponesi). Pare che egli fu capace di sconfiggere la gang atterrando il loro capo per primo. Disse poi che questa fu una tattica essenziale per vincere combattere contro numerosi avversari.

Il suo allenamento sotto il diretto insegnamento del Fondatore durò all’incirca una decina di anni.

Fu mandato nel 1937 in Cina come membro dell’Esercito Imperiale Giapponese e durante questo periodo ebbe numerose occasioni di testare sul campo la sua abilità marziale.
In un famoso aneddoto, egli raccontò che stava bevendo in un bar con un suo amico dell’esercito a Shangai, quando quest’ultimo venne coinvolto in un’accesa discussione con un membro locale di una gang, che chiamò altri tre suoi fedeli a dargli man forte. A quel tempo Shangai risultava un luogo fuori dal controllo delle forze dell’ordine e la gang cinese era probabilmente intenzionata ad uccidere i due soldati giapponesi.

Shioda ed il suo amico riuscirono a fuggire velocemente, ma presto furono bloccati dentro una stanza dai quattro malviventi. Nello scontro fisico che seguì, pare che Shioda ruppe il piede di uno degli avversari, il braccio di un altro e ferì un terzo colpendolo con un pugno profondo allo stomaco, affermando poi di avere utilizzato tecniche di Aikido e principi ad esso connessi.

Successivamente egli descrisse questo avvenimento come una sorta di sua "illuminazione” nell’Aikido e dichiarando che sarebbe possibile realmente apprezzare cosa l’Aikido sia soltanto dopo averlo utilizzato in una situazione di vita o di morte come questa [noi dissentiamo da ciò].

Nel 1941 si laureò all’università e venne assegnato ad alcuni incarichi amministrativi durante la Seconda Guerra Mondiale, che lo fecero viaggiare per alcuni anni in Taiwan e nel Borneo.
Ritornò in Giappone dopo la guerra nel 1946 ed, in seguito ad un periodo di allenamento ad Iwama, si esibì in numerose dimostrazioni della sua Arte ai dipartimenti di polizia e alle unità dell’esercito.

Nel 1950 inizio ad insegnare Aikido.

Nel 1954 si esibì all’interno della dimostrazione All Japan Kobudo e vinse il premio per la migliore performance. Questo fu un evento molto importante perché l’Aikido fu notato dalla società giapponese e le persone si interessarono in seguito rapidamente ad esso.
Ciò pose il fondamento per aprire la sua scuola personale, lo Yoshin Kai, ed il suo Dojo personale, supportato da alcuni leader d’affari giapponesi, nel 1955, che chiamò Yoshinkan; esso si trovava nel distretto Tsukudo Hachiman di Tokyo.

Da allora, il Dojo ha cambiato alcune volte la sua sede ed ora è situato in Kami-Ochiai, Shinjuku, vicino alla stazione di Ochiai sulla linea Tozai della metropolitana di Tokyo.

Ricordiamo che il fatto che si trovi nel medesimo quartiere rispetto all’Aikikai Hombu Dojo non è sinonimo di poter raggiungere a piedi una struttura a partire dall’altra, in una città quale Tokyo i cui distretti approssimativamente si estendono all’incirca dell’equivalente di una nostra piccola cittadina.

Il nome del suo Dojo, “Yoshinkan”, era lo stesso che usò precedentemente il padre, amante del Budo, per il suo Dojo personale. Shioda affermò di aver continuato ad utilizzare questo nome in sua memoria. Il Signor Todo Kato, suo nonno materno, prese questo nome dai caratteri contenuti nella frase Gu o mamori kokorozashi o utsusazu mokumoku toshite sono kami o yashinau, che significa Coltivate il vostro spirito silenziosamente, ma non dimenticando di essere [solamente] degli sciocchi”, dal poema intitolato Saikontan.

Questa è l’origine del nome dello stile personale di Shioda Sensei, oggi conosciuto internazionalmente come Yoshinkan Aikido.
Tale disciplina è nota come uno stile duro e dinamico di pratica delle proprie tecniche, ma fedele agli ideali di pace e di armonia perpetrati da O’ Sensei.

Shioda Sensei sviluppò nel 1957 il programma Senshusei per i reparti della polizia metropolitana di Tokyo.

Nel 1961 ricevette il 9° Dan direttamente da Morihei Ueshiba Sensei, mentre nel 1983 ricevette il grado “Hanshi” (termine meritorio che si rifà alla tradizione feudale guerriera samurai) dall’International Budo Federation.

Nel 1985 ricevette il 10° Dan ed il titolo “Soke” proprio da quest’ultima Federazione e nel 1988 fu richiesto come consulente per l’Aikido al suo interno.

Scrisse numerosi libri in giapponese (i cui due, “Aikido Dinamico” e “Aikido Totale”, sono tradotti in italiano e presenti nella bibliografia di Aikime della colonna di destra).

Shioda Sensei è apparso nella seconda Friendship Demonstration del 1986 dalla quale è tratto il seguente filmato, divenendo noto come uno degli Aikidoka più fieri, potenti e vigorosi della storia.




Nel 1990 fondò l’International Yoshinkan Aikido Federation (AYF), insieme a suo figlio, Yasuhisa Shioda, che ne è ora alla guida, allo scopo di supportare e favorire la diffusione di Istruttori internazionali Yoshinkan (ufficialmente in Italia rappresentati dal Dojo Yoshinkan Firenze).

Shioda Sensei lavorò duramente nella sua vita per la diffusione e lo sviluppo dell’Aikido per quarant’anni, sino alla fondazione dello Yoshinkan.

Il 17 giugno 1994, in seguito ad un trattamento medico, si spense serenamente all'età di settantotto anni.

Il suo Aikido è stato tramandato a numerosi istruttori che ora cercano appassionatamente di diffondere lo Yoshinakan Aikido in tutto il globo, supportando la crescita di questo gruppo, che ora conta circa 150 Dojo affiliati alla Federazione Internazionale Yoshinkan al di fuori del territorio giapponese.

Nel 2008 Yasuhisa Shioda Sensei, ha fondato la AYF, Aikido Yoshinkai Foundation, per unire le realtà giapponesi ed internazionali dell’Aikido Yoshinkan, in memoria del sogno del padre.

Numerose persone famose hanno visitato lo Yoshinkan Hombu Dojo, inclusi Mike Tyson ed il senatore USA Robert Kennedy con sua moglie nel 1962, il Principe e la Principessa Hitachinomiya nel 1965, e la Principessa Alexandra nel 1965. L’Imperatore attuale, allora Principe Ereditario ha visitato il Dojo nel 1987, trascorrendo molto tempo con Shioda Gozo Kancho durante una riunione privata ed osservando una dimostrazione speciale.

Si rumoreggiò che lo Yoshinkai non adottasse un programma di allenamento compatibile con i principi dell’Aikido, giudicandolo antiquato ed eccessivamente aggressivo e che Shioda Sensei fosse un ribelle che tradì i principi di Morihei Ueshiba Sensei, che non visitò mai di persona lo Yoshinkan Dojo.

In realtà non ci fu mai una reale separazione di Gozo Shioda dall’Aikikai Hobu Dojo, nel quale spesso si recò per alcune dimostrazioni.

Senza dubbio si deve a questa carismatica figura uno straordinario sviluppo e diffusione della cultura sull’Aikido negli anni che seguirono la Seconda Guerra Mondiale, in cui O’ Sensei lavorava più silenziosamente ad Iwama, facendo includere il nome di questo Maestro ad honorem nella rosa dei grandi praticanti della storia di questa disciplina.


lunedì 9 marzo 2009

Aiki-messaggi innovativi: 2 - World Dojo


Di solito le nostre ricerche ed approfondimenti riguardano realtà italiane ed il nostro lavoro mira alla creazione di dialogo e scambio attraverso le Aiki-Realtà di casa nostra....

... ma questa volta una coraggioso messaggio innovativo per l'Aikido ci giunge da oltralpe, e ci è sembrato notevolmente importante interessarcene per continuare ad esplorare l'evoluzione che la nostra Arte sta avendo nel mondo.

Il progetto si chiama "World Dojo" ed è stato coniato da Patrick Cassidy Sensei e dai membri del suo Dojo di Montreux, nella Svizzera francese. Da anni noi frequentiamo personalmente Patrick Sensei e lo invitiamo a tenere seminari nel nostro Dojo (il prossimo in Italia sarà appunto a fine marzo), quindi siamo stati informati direttamente dell'avvio di questo progetto, le cui bozze e prospettive ci paiono realmente interessanti.

Di cosa si tratta?

Si tratta di utilizzare la tecnologia per creare una rete di contatti (internazionali, in questo caso) fra praticanti di Aikido di ogni grado, federazione, scuola e tipo.
Ciò che accomuna le persone alle quali viene proposta la partecipazione a World Dojo è la simile volontà di percorrere una propria strada in seno all'Aikido in modo serio, sereno, aperto allo scambio con altre persone che fanno altrettanto.

Non è richiesto un grado specifico, poiché viene reputato importante che ciascun livello di consapevolezza possa esprimersi all'interno della rete che si viene a creare e si ritiene che ogni esperienza, piccola o grande che sia, abbia sempre un suo valore aggiunto nell'essere condivisa.

Non è richiesta l'appartenenza ad una determinata scuola o stile di pratica, poiché si ritiene che il valore aggiunto dell'interdisciplinarità sia fondamentale per supportare l'evoluzione di questa Arte, che il dialogo inter-stile sia la naturale conseguenza dei principi che ciascuno prova ad applicare sul proprio tatami.

Non è richiesto di essere fisicamente vicini, perché si sa che ciascuno può percorrere strade analoghe anche a grande distanza da altri.... che ciascuno ha la sua vita ed i suoi impegni, ma questo non è in contrasto con la possibilità di viaggiare insieme ai propri compagni di percorso, specie ora che la tecnologia si è diffusa al punto da supportare queste attività in modo assolutamente ordinario.
Un PC, una connessione Web, una chiamata internazionale con Skype (gratuita!) e la possibilità di parlare un po' inglese o francese.... sono tutto ciò che serve per partecipare al progetto..

Sono stati pensati diversi livelli di interazione dei partecipanti a seconda dell'ingaggio che ciascuno vuole avere nei meeting con gli Aiki-compagni...

C'è un costo previsto per la partecipazione, ci sono incontri per i partecipanti al progetto, sia una volta all'anno nello stesso luogo fisico, che mensilmente o bimestralmente tramite telefono o video-conferenza.

A che cosa può servire una cosa simile?

Al piacere o anche alla necessità di poter condividere il proprio percorso insieme ad altri in cammino in direzioni analoghe e compatibili: talvolta la scoperta di un membro può efficacemente essere messa a disposizione degli altri compagni, talvolta ancora le esigenze ed i bisogni di qualcun altro possono essere ascoltati dalla Comunity che si viene a creare, traendo così consigli e suggerimenti che da soli sarebbe stato più ostico trovare.

Questo processo di scambio non viene particolarmente favorito di solito, se non all'interno delle mura del proprio Dojo o della propria piccola cerchia di Aiki-frequentazioni!

Ciascuno di noi, solo per il fatto di praticare Aikido, è naturalmente inserito in un processo di esplorazione dell'Arte, di sé, del prossimo.
I dubbi, le incertezze, i problemi, le conquiste ed i traguardi raggiunti sono quindi non identici, ma simili e paragonabili a quelli di chi compie un analogo processo
.

Pensiamo per esempio agli Insegnanti: sovente viene insegnata loro una buona tecnica, non necessariamente un metodo rispetto all'insegnamento stesso. Magari si "copia" il modo di fare del propri Maestri, perpetrandolo sui propri allievi... ma si incorre sicuramente in problematiche inedite, dinamiche di gruppo sconosciute e diverse dalla logica di funzionamento di un kotegaeshi!

C'è chi teme di sbagliare ad apportare innovazioni a ciò che ha ereditato, c'è chi teme troppo poco di farlo e compie errori grossolani per inesperienza in ciò che fa. Dai risultati spesso si riconosce la bontà del proprio agire, ma quanto sarebbe utile potersi confrontare con una rete di persone di esperienza analoga e diversa, che stanno compiendo i nostri stessi passi in un'altra area del mondo?!
Pensiamo anche agli allievi: di sicuro sarà capitato a molti di avere difficoltà a praticare con un certo tipo di persona e di trovare invece confortevole l'allenamento con qualche altro compagno.... cosa si nasconde li dietro? Semplice simpatia e antipatia o qualcosa di più?

Cosa fare quando un momento di Aiki-crisi sopraggiunge? Abbandonare la pratica? Forzarsi alla frequenza al Dojo?

In questi casi, cosa può essere più opportuno fare: parlarne con l'Insegnante? Tenersi dentro il tutto.... o magari girare la dinamica ad un gruppo che lavora insieme e condivide le proprie esperienze?

Spesso di dice che una gioia condivisa è moltiplicata, mentre una pena condivisa è dimezzata: World Dojo aiuterà a creare una sorta di "famiglia di persone accomunate per intenti", che si sentono libere di scambiarsi impressioni, successi e difficoltà del loro comune procedere verso l'Aikido.

Questo percorso sarà supportato da personale competente che ha il ruolo di moderatore all'interno della rete e che vanta esperienza nel mondo educativo e psicologico: sarebbe a dire che ci sarà chi si è formato appositamente per favorire e massimizzare il profitto degli scambi all'interno della cerchia dei partecipanti al progetto... in modo che il ritrovo non sia un momento di confronto disordinato e improduttivo, ma qualcosa di mirato e coerente, che va nella direzione di fornire supporto e condivisione ai membri, in ambito didattico, emotivo, tecnico, esperienziale.... magari spirituale per chi lo vorrà.

Connettersi con la realtà Aikidoistica che ci circonda è, a parer nostro, qualcosa di estremamente importante e vitale da un certo livello di consapevolezza in poi, soprattutto per chi vuole aprirsi al mare delle possibilità reali già attualmente disponibili su qualche tatami, senza rimanere inevitabilmente limitati e ingabbiati dalle dimensioni limitate del proprio.

Crediamo che saranno simili progetti in futuro a permettere una collaborazione essenziale alle future generazioni di Aikidoka.

Aikime, nel suo piccolo, già da qualche mese ha visto fiorire il "Gruppo Aikime" su Facebook, che ora conta quasi OTTANTA membri, composti da praticanti che vanno dal 6º Kyu al 6º Dan, appartenenti alla maggior parte delle Scuole presenti nel nostro Paese,e che possono così conoscersi, re-incontrarsi, discutere, eventualmente aiutarsi. Non c'è una regia in tutto ciò, ed i membri sono lasciati liberi di organizzare la loro eventuale interazione, ma è già un esempio reale di rete Web in continua crescita.

Rimandiamo gli interessati al link del sito Aikido Montreux, da cui l'iniziativa sta prendendo piede e ricordando che a fine mese sarà possibile in Italia incontrare direttamente il capo-progetto, Patrick Cassidy Sensei nel nostro Dojo.

lunedì 2 marzo 2009

Come valutare un Dojo


Quest'oggi vi proponiamo la traduzione di un interessante articolo di recente comparso su Aikido Journal e firmato da Bill Witt Shihan, 7º Dan Takemusu Aikido Association.

Indipendentemente dall'estrazione tecnica di questo Maestro (uno dei primi ad allenarsi direttamente sotto la direzione di Morihiro Saito Sensei ad Iwama), la sua esperienza gli consente sicuramente di avere un punto di vista privilegiato sulle dinamiche che interessano ogni Aikidoka, prima fra tutte: il metodo migliore per valutare la qualità dei Dojo con i quali veniamo a contatto.

Segue l'articolo...

"Nel corso degli anni una delle domande comuni fatte dagli allievi è, "Come posso valutare un Dojo?" Per chi non possiede esperienza nelle arti marziali questa può risultare un'operazione piuttosto intimidente.

Per me l'operazione fu facile.
Ero a Tokyo e la prima persona che ho veduto, quando ho camminato nel Dojo, era O' Sensei.
Il mio ragionamento per unirmi (alla sua scuola) fu che non è frequente nella vita potersi associare (direttamente) con il Fondatore di un movimento.

Inoltre mi sono immaginato che la qualità dell'allenamento dovesse essere alta.
Questi furono due test di verifica eccellenti per operare questa scelta e fui più che gratificato da entrambi i presupposti.

Anni più tardi, mentre stavo insegnando, la gente sarebbe entrata nel Dojo e mi avrebbe fatto esattamente la stessa domanda.
La mia esperienza fu così unica che era difficile rispondere a chi stesse sinceramente provando a trovare un termine di paragone di un Dojo rispetto ad un altro, poiché le nostre situazioni erano veramente differenti.

Una sera dopo la pratica, vari di noi stavano sedendo con il mio Sensei e gli facemmo questa stessa precisa domanda. Senza esitare, egli rispose che c'erano tre cose da cercare:

1. Funzionano le tecniche del Sensei?
Questo è difficile da valutare, se non avete esperienza nelle arti marziali.
Tuttavia, chi si è addestrato un minimo in qualsiasi arte marziale dovrebbe potere vedere se i principi di base del movimento e dell'equilibrio vengono applicati (correttamente).

2. Sembra che gli studenti si allenino con gioia?
È importante allenarsi con uno spirito allegro. Quelli di noi che possiedono anni di esperienza apprezzano l'occasione addestrarsi insieme. Si diverte il Sensei durante la lezione?
Per contro, gli allievi sembrano cupi (severi) o impauriti?
Se pensate alle vostre proprie esperienze educative, gli insegnanti che avete apprezzato maggiormente (erano quelli che) rendevano divertente l'apprendimento.

3. Qualcuno si prende cura dei nuovi allievi?
A questo punto l'osservazione diventa personale.
Notate se gli allievi più esperti si stiano addestrando con gli allievi principianti, perché questa sarà la situazione alla quale voi dovreste unirvi.
Gli allievi più esperti si stanno prendendo cura dei nuovi allievi addestrandosi (con essi) in modo da offrire loro supporto ed in sicurezza?
Il Sensei offre attenzione personale ai nuovi arrivati?
I principianti sono segregati in lezioni speciali nelle quali si addestrano soltanto con altri principianti?
Mediante l'integrazione con gli allievi più esperti in una lezione normale, il principiante impara più rapidamente, ottiene preparazione personale ed avverte l'entusiasmo che la genera la pratica dell'Aikido.

Quella sera, come Sensei ha sviscerato ogni domanda, è diventato chiaro che cosa avremmo dovuto fare come giovani sensei futuri per dare il benvenuto alle persone nei nostri Dojo.
Da quel momento in poi ci siamo avvicinati in modo diverso al nostro addestramento nel Dojo. Non stavamo solo più apprendendo tecniche. Ora stavamo notando come Sensei aveva insegnato nel Dojo, che era qualcosa che noi davamo per scontato in precedenza.
Ci ha fatto allenare con le persone più nuove per aiutarli e prenderci cura di loro.
Le sue risposte erano sempre state là, ma ora eravamo coscienti di esse."

Ecco il link al testo originale.
Pur non volendo com'è noto promuovere nessuna Scuola o Ente su altri, vi ricordiamo che l'Autore di questo articolo terrà il suo primo seminario in Italia i prossimi 24, 25 e 26 aprile 2009, come da brochure scaricabile dalla colonna di destra di Aikime.