lunedì 30 giugno 2008

Arte della Pace e dell'Armonia?


Sovente si è messi dinnanzi alle questioni inerenti l'efficacia dell'Aikido nel caso di un attacco reale, ricevuto per la strada anziché nel Dojo... in un contesto, cioè, dove gli attacchi non sono codificati o preordinati...

Ma siccome esistono molti modi di praticare la nostra Arte, altrettanto spesso si sente parlare di efficacia maggiore di uno "stile" rispetto ad un altro.

Sicuramente Morihei Ueshiba apprese in giovinezza un'Arte Marziale solida ed efficace, nella quale le proiezioni e le leve non venivano sicuramente risparmiate all'attaccante... Sokaku Takeda era rinnomato per le sue tecniche che non lasciavano spazio a replica!

Qualcosa però poi accadde: O' Sensei realizzò di non volere rinunciare a "tanta invincibilità", ma nel contempo non approvava l'idea di diventare il nuovo carnefice del suo attaccante.
Egli realizzò che lui ed il suo attaccante "erano una cosa sola", perciò ferire il proprio avversario era sinonimo di danneggiare se stessi (e viceversa, ovviamente)...
che rispettare il proprio avversario (o colui che riteneva essere tale) non dovesse significare l'accettazione passiva della sua aggressione, ma che lo stornare l'energia alla fonte d'origine non dovesse nemmeno trasformarsi nel punire chi aveva agito impropriamente (per l'ovvia ragione di cui sopra: "punire un altro" = "punire se stessi").
Lo smacco dell'attaccare, essere bloccato senza danno e sforzo, avrebbe potuto essere la migliore azione perché l'aggressore potesse realizzare l'assurdità del suo agire.

Da queste risapute considerazioni, derivano altrettanto noti postulati:

- non è necessario per fare Aikido avere muscoli grossi, essere uomini e di grossa stazza;

- solo se è l'energia dell'attaccante a riatterrarlo, egli stesso potrà realizzare l'insensatezza del suo agire... (se l'aggredito ci mette del suo... sta punendo lui!);

- le leve articolari e le proiezioni servono per rendere l'atro innocuo, non sono da portare allo spasimo anche quando l'aggressore è già inerte;

- l'Aikido serve per riequilibrare il fisico di chi lo pratica, non, alla lunga, per danneggiarlo...


Ora guardiamo insieme questo filmato:



Noto Maestro, 8º Dan, allievo diretto del Fondatore sin dal 1949 e tutt'ora in attività, conosciuto anche per avere tenuto un seminario in Italia.
Ma non è per il suo nome, il suo grado, la sua provenienza o il suo stile che lo presentiamo oggi.
Sicuramente spettacolare la sua esibizione, in una location storica più che onorevole... ma guardiamo ancora i suoi movimenti nei confronti di Uke anche in un altro filmato:




Nulla di personale nei suoi confronti, ma l'esempio calza a pennello per questo genere di pratica:
... si tratta forse di "Aiki-sodomia"?
Si aprano le iscrizioni per divenire suo partner nelle dimostrazioni.
Voi evitereste di attaccarlo per non scoprirvi in fallo con voi stessi... o per paura di morire?

Oltre i momenti di reciproco movimento sincrono, infatti, sono anche più che evidenti:

-numerosi istanti nei quali è forza fisica di Tori a proiettare Uke, non il fluire dell'aggressione di quest'ultimo;

- le leve sono portate fino alle preghiere del partner di smettere (mano che batte sul tatami);

- le proiezioni spesso lasciano il partner, come dire... schiantarsi mezzo tramortito al suolo;

- Uke è molto allenato e pronto a saltare, per non essere ferito... viene un po' trattato come "quella cosa" da scrollarsi di dosso, più che come una parte di se stessi;

- non pare tra Tori ed Uke sia la Pace a farla da padrone... ma nemmeno l'Armonia;

- il "super uomo invincibile" emerge bene, l'Uomo amorevole verso il prossimo nettamente di meno.

Questo è il Bujutsu che precedeva l'Arte dell'Armonia e della Pace, è quella via tradizionale che mirava a uscire indenni da un attacco... o è l'Aikido di O' Sensei?

Molti Maestri del passato hanno praticato questo tipo di "sollevamento pesi" e lo hanno anche insegnato (gli ultimi della generazione, ancora lo propagandano oggi)... e prima di insegnarlo, sono stati essi stessi sbattuti al suolo, o feriti da una leva portata allo spasimo: sono stati sicuramente grandi tecnici... ma altrettanto buoni esempi di equilibrio per noi?

Ci hanno realmente dimostrato che dopo una vita di Aikido si sta meglio... o piuttosto che dopo tante botte e dolori sparsi in tutto il corpo quando cambia il tempo... ora ci tenevano a restituire "pan per focaccia"?

E' interessante scegliere il proprio Insegnante non solo per la potenza dei suoi kotegaeshi, ma anche per quanto egli sa testimoniare dell'Arte che utilizza.

Pensiamoci perché...

se l'Aikido è l'Arte che non deve consentire di essere picchiati, non deve nemmeno permettersi di picchiare. Essere efficaci è diverso dall'essere giustizieri del proprio io.

Per questo è complicato apprendere: uccidere un leone è più facile che ammaestrarlo...

"Abbiate cura del vostro partner come se fosse un bimbo in fasce"
[O' Sensei, Morihei Ueshiba]

sabato 21 giugno 2008

Patrick Cassidy: il coraggio del cambiamento

Un altro Maestro, un altro argomento su cui riflettere e discutere.

Quest'oggi sotto i nostri riflettori c'è l'esperienza divulgata da Patrick Cassidy Sensei, a pochi giorni dal suo arrivo nel nostro Dojo per il Seminar internazionale che terrà il prossimo fine settimana. Ma non è per questo che scriviamo...

E' piuttosto per quanto crediamo nei contenuto di questo post che lo abbiamo invitato in Italia per la seconda volta...

Non ci interessa infatti tanto la sua storia personale o il suo curriculum (di tutto rispetto, fra l'altro), quanto la capacità che ha mostrato dinnanzi a numerosi fatti che lo hanno intimamente coinvolto in passato... di cambiare... cambiare e poi cambiare ancora, senza rinnegare le sue radici, ma senza fossilizzarsi in esse!

Spesso chi pratica Aikido, "nascendo" in un Dojo o sotto una specifica affiliazione, può convincersi che quella sarà sempre e necessariamente la sua casa, il suo posto, la sua famiglia...
ma si sa, vivendo le cose possono cambiare, anche all'improvviso...

... e ci si può trovare sfrattati, orfani o anche solo semplicemente curiosi di vedere cosa c'è dietro la siepe del proprio recinto.

Nel fare questo ci avventuriamo in un mondo nuovo, magari conosciuto e rassicurante per altri, ma non per noi chi ne fa l'esperienza inedita.

Ci si può quindi attaccare alle proprie radici, assolutizzandone la bontà ineguagliabile... ma già che il passato non sempre torna facilmente (e comunque mai in modo identico), si rischia di diventare una sorta di AMARCORD vivente:

- quando c'era il maestro XXX, quello si che era Aikido!
- ormai è tutta una questione superficiale, non è più come ai vecchi tempi;
- non arriveremo mai al livello di perfezione di YYY, o ZZZ;
- non si rispettano più le tradizioni... etc, etc...

La crescita nella propria Arte si sposa difficilmente con le righe precedenti, giacché "evolvere" esprime proprio l'idea di "cambiare con il tempo" e grazie ad esso.

Patrick Cassidy Sensei ha esattamente interpretato in questo modo la sua idea di Aikido... e ciò ha mosso il nostro vivo interesse.

Dopo due anni di Ingegneria Aeronautica in California e già praticando da alcuni anni Aikido, egli decise di trasferirsi in Giappone, ad Iwama, per apprenderlo direttamente da Morihiro Saito Sensei (scomparso nel 2002)... una delle persone che più stette a contatto diretto e duraturo con il Fondatore.
Cassidy Sensei cercava "le radici"!

Patrick ha quindi trascorso più di sei anni come Uchideshi in Iwama, raggiungendo il 4º Dan, tramite allenamenti fisici alquanto austeri (come la tradizione ha sempre richiesto) e una vita a dir poco spartana.

Poi però qualcosa a lui accadde, come ai molti che ciecamente percorrono a testa bassa la via che reputano "la migliore che ci sia" (... senza aggiungere "per loro").

Si rese conto che altri tipi di Aikido stavano praticandosi in giro per il mondo e che alcune interessanti caratteristiche di essi non erano facilmente contattabili nella sua strada "tradizionale".

Molti raccontano di aver praticato Aikido per anni e di essere stati sconvolti nell'incontro con un praticante (in genere di un altra scuola) di grado molto basso che mostrava abilità incredibili e superiori alle proprie... tanto da mettere in crisi il valore di ciò che fino ad ora si è fatto.

Molti bloccati dalla presa di un 3º Kyu (per es.) di Saito Sensei, hanno "dimenticato il passato" per donarsi completamente ad Iwama. Molti altri, provenienti da Iwama, sono stati sconvolti dalla fluidità e spontaneità di un 3º Kyu (per es.) di Tissier Sensei... ed hanno tentato di prendere cittadinanza francese...

Sono cose che si sentono raccontare, ma hanno in sé qualcosa di molto caratteristico e, se vogliamo, limitante: sono duali

- o Saito o Tissier
- o Aikikai o
- "QUESTO o QUELLO"...

Non è questo che si può chiamare veramente crescita: il cambiamento ci può in effetti essere stato, ma ora il problema è il taglio netto con le proprie radici, con il proprio passato!

Quando si cambia è segno che non va più bene quello che per anni si è fatto, ma ciò non vuol dire che fosse OGGETTIVAMENTE sbagliato, piuttosto forse non più adatto a quanto si sta per diventare soggettivamente.

Ma non è possibile l'integrazione del passato con il presente?
Esiste il modello "QUESTO & QUELLO"?

Non si può prendere quello che si ritiene nutriente da un sistema, senza buttarlo via o accoglierlo in blocco?

Certo, la tradizione non lo ha mai consentito: io sono il tuo Maestro e ciò che dico non si discute (leggi: "è giusto per ipotesi")... ma siamo veramente ancora li con i tempi?

C'è in effetti un modo di capire cosa è meglio e cosa è peggio: quello che passa indenne il setaccio della storia e si mostra duraturo... è MEGLIO, perchè ha superato molte crisi e battaglie. Quello che vacilla facilmente non può avere molto valore. Non si applica tuttavia bene questo infallibile metodo all'Aikido, però... perchè è ancora un'Arte troppo giovane... la storia si sta costruendo solo ora. E quindi?

Ciascuno è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità: se prendo una strada e poi cambio, le conseguenze ricadranno su di me, nel bene e nel male.

Questo è esattamente il rischio che Patrick Cassidy ha accettato ed accetta di vivere nel portare avanti la sua idea di Aikido... che è sua e solo sua.

Tergiversando in questa sede sulla ragione che lo spinse a cercare "altro" fuori dalla scuola di Iwama, egli ha continuato quindi i suoi studi con altri importanti insegnanti, fra i quali Takeda Yoshinobu (7º Dan), Robert Nadeau (7º Dan), Richard Moon (5º Dan), Peter Ralston e Vernon Kitabu Turner Roshi. Ha coltivato inoltre la pratica dello Yoga, studiando con Junko Tomonaga e trascorrendo più di tre anni in viaggio attraverso India, Nepal e Tibet.

Si è interessato per oltre 20 anni all'Arte giapponese della Cerimonia del Tè, studiando in Giappone con Fukuda Satchiko Sensei ed in California con Fujimoto Sensei.

Questo bagaglio esperienziale è stato quindi messo al servizio di quello che egli ha ritenuto essere il punto nodale del suo interesse, ossia approfondire gli aspetti che riguardano il risveglio ed evoluzione personale di ciascuno.
Si è trasferito dalla California a Montreux (Svizzera francese) in modo stabile nel 2003, ove vive e lavora con il SUO sistema che offre un approccio strutturato agli allievi, ispirato appunto alle questioni inerenti il significato di essere vivi e presenti, che mira ad agevolare il loro personale percorso di crescita e trasformazione.

Quale è la particolarità?

Che egli non si considera più "un Aikidoka di Iwama" (ma è possibile vederlo praticare un solido e preciso ki-hon), ma semplicemente "un Aikidoka", né si identifica perciò in modo esclusivo anche con altre sue esperienze passate... ma le utilizza in modo integrato, per perseguire il fine che egli ha a cuore.

Come sono le sue lezioni, quindi!?

Si praticano tecniche varie, numerose varianti codificate di kumi jo e kumi tachi, proprio come Saito Sensei insegnava, ma viene anche spesso chiesto di fare esercizi di respirazione e di muovere il corpo in libertà al suono di musica melodiosa o ritmata, esprimendo in modo fisico emozioni, stati d'animo o caratteristiche della marzialità.

Lo Yoga viene utilizzato nell'Aiki Taiso... un'esperienza senza dubbio "polivalente"!

Egli si assume in prima persona le responsabilità del suo metodo e chiede con gentilezza a chi si approccia a lui di sospendere temporaneamente il giudizio su quanto viene vissuto sotto la sua guida, precisando che non è la pratica migliore che si possa incontrare, né la più giusta, né che le pratiche di provenienza ("le radici") di chi incontra siano più o meno buone... dice solo che il suo è UN punto di vista, da prendere come tale, cercando di spogliarsi temporaneamente dai propri preconcetti e provando a "cambiare pelle", per un attimo, sicuri che si potrà riprendere la propria quando lo si desidera.

Lo troviamo un approccio onesto e coraggioso, proprio perché non assoluto, né creante dipendenza.

Chi vuole sperimentarlo di persona... lo venga a provare la prossima settimana.
(MESSAGGIO PUBBLICITARIO! AI PRIMI 3 AIKIDOKA CHE CHIAMANO IN OMAGGIO UNA MOUNTAIN BIKE ED UN FORNO A MICROONDE! ^__^)

E' un modo di fare più che altro collaudato dalla storia stessa, perché tutti coloro che sono cresciuti, che si sono realmente evoluti, hanno necessariamente dovuto abbandonare (anche solo temporaneamente) il proprio vecchio recinto, facendo quello che nel Giappone medioevale veniva chiamato "musha-shugyo", ossia il viaggio tradizionale d'apprendistato per ottenere la maturità marziale tramite il confronto con nuovi Dojo, insegnanti e praticanti.

O' Sensei stesso abbandonò la via mostrata da Takeda, per fare maturare la propria.

Anche la “parabola del figliol prodigo” parla di un allontanamento da casa per in cerca di novità altrove e di una riaccoglienza partecipata forse anche proprio in onore dell'esperienza maturata durante questo viaggio.

Una cosa è certa: solo chi si allontana può tornare, ma soprattutto, è certo di muoversi.

Noi crediamo in questo modo di operare, a dispetto di chi maligna il rischio così facendo di non essere mai "né carne, né pesce".

Certo che chi inizia deve ricevere direttive chiare e precise, anche sotto il punto di vista tecnico, ma altrettanto onesto è sottolineare, appena è possibile, quanto esse si possano mostrare relative e dipendenti dal contesto che le emana.

Abbiamo una fortuna: pratichiamo per un sacco di ore tutte le settimane, quindi (anche se le lezioni non basterebbero mai) disponiamo di tempo sufficiente per lavorare su molti aspetti, anche fra loro diversi o in apparente contrasto.

Ci assumiamo quindi le nostre responsabilità, perchè vogliamo evolvere, senza paura di ciò che lasciamo o di ciò che potremmo incontrare... per questo quindi guardiamo con onore e rispetto chiunque segua una suo percorso o un suo credo, felici di poterci ogni tanto confrontare con altri... per prendere coscienza del NOSTRO stesso viaggio.

domenica 15 giugno 2008

昭二 西尾 Shoji Nishio: integratore di esperienze

“Se tieni una posizione naturale, puoi entrare immediatamente quando percepisci che il tuo avversario si sta per muovere. Quando l’avversario si muove tu hai già vinto” [Shoji Nishio]


Shoji Nishio nacque nella Prefettura di Aomori il 5 dicembre del 1927. Nell’età dell’adolescenza si recò a Tokyo per trovare lavoro, poco prima degli anni in cui scoppiò il secondo conflitto mondiale. Iniziò presto a praticare Judo in un Dojo locale, probabilmente per fortificare la sua fragile condizione fisica.

Quando la guerra finì, la pratica delle Arti Marziali era severamente contrastata dalle forze di occupazione e il famoso Kodokan, sede centrale del Judo, aveva cessato ogni attività.
Con il rimpatrio dei soldati in Giappone dopo il conflitto, gradualmente le attività al Kodokan ripresero con regolarità e l’allora giovane Shoji fu in grado di ricominciare il suo addestramento nel Judo. Egli con costanza procedette negli esami, ricevendo il 4° Dan, ma si scoprì poco dopo rispetto a questa disciplina insoddisfatto, a causa dei compromessi operati sulle tecniche dell’Arte nell’ottica del suo adattamento sportivo alle competizioni.

Verso la fine del 1940, come supplemento al suo addestramento nel Judo, Shoji Nishio iniziò ad allenarsi nel Karate, sotto il famoso Yasuhiro Konishi (1893 – 1983), fondatore del Shindo Jinen Ryu. Praticò Karate fino al 1952, ma trovò anche questa Arte limitata per le stesse ragioni di carattere competitivo. In quegli anni era stata avviata una forte iniziativa per modificare le tecniche tradizionali del Karate di Okinawa in modo da ricondurre questa Arte a conformarsi con le discipline del Budo moderno - in primis il Judo ed il Kendo - che erano state convertite in discipline sportive a carattere agonistico.

Il fato volle tuttavia che ci fosse una stretta connessione tra Konishi Sensei ed il Fondatore dell’Aikido, che risaliva fin dagli inizi del 1930, quando Morihei Ueshiba insegnava al Kobukan Dojo. A quel tempo Konishi Sensei , dopo essersi allenato sotto la guida dei principali maestri di Karate di quel tempo (Gichin Funakoshi, Chojun Miyagi, Kenwa Mabuni e Choki Motobu), si addestrò con austerità per diversi anni con O’ Sensei, che considerava "il più grande artista marziale che avesse mai incontrato".

Nel 1952, uno degli istruttori più anziani del Dojo di Konishi Sensei, un certo Toyosaku Sodeyama Sensei, disse al venticinquenne Shoji di avere incontrato un artista marziale "che era come un fantasma", riferendosi a Morihei Ueshiba.
Nishio più tardi commentò:

"Ero stupito che potesse esserci qualcuno che nemmeno Sodeyama Sensei riuscisse a colpire.

Era O’ Sensei… Comunque, io vidi l’Aikido ed immediatamente mi iscrissi al Dojo. Mi era stato detto di andare a vedere l’Aikido, ma non sono più tornato al Karate!".

Il giovane Nishio si unì quindi al neonato Aikikai Hombu Dojo, anche spinto dall’entusiasmo di Sodeyama Sensei. Nel Dojo di Tokyo in quel periodo c’erano pochi studenti ed una coppia di famiglie sfollate dalla guerra che ancora vivevano nello stabile. L’insegnamento era svolto principalmente dal figlio di Morirei Ueshiba, Kisshomaru Sensei, e da Koichi Tohei Sensei e consisteva in un numero relativamente piccolo di tecniche; circa la metà del tempo di pratica nel Dojo - di cui solo una parte disponeva di tatami - era dedicato alle tecniche suwari waza.

Nishio Sensei descrive le condizioni spartane di quei primi giorni dell’Aikikai così:

"Non c’era nessuno e qualche volta mi allenavo con la spada e poi andavo a casa. Eravamo fortunati ad essere cinque persone. Era un periodo in cui tutti i Giapponesi erano affamati e solo persone che si potrebbero definire fanatiche delle Arti Marziali potevano venire! La gente che arrivava era gente che aveva fatto arti come il Judo ed il Karate, ma pensavano che li dovesse esserci qualcosa di più, qualcosa di più profondo di quelle Arti. Così ognuno veniva dopo aver provato qualcos’altro. Non c’era nessuno che avesse esperienza solo di Aikido. Questo non era motivo di preoccupazione. Oggi, quando le persone imparano solo Aikido, molti sono assaliti da dubbi".

Il Fondatore passava la maggior parte del suo tempo ad Iwama, al tempo in cui Nishio si unì all’Aikikai, quindi passò più di un anno e mezzo prima che egli potesse vedere di persona per la prima volta O' Sensei in azione.

Ciò che lo impressionò maggiormente della tecnica di Ueshiba era la velocità fulminea nell’utilizzo della spada. Nishio Sensei era convinto che l’Aikido fosse il giusto percorso marziale per lui, ma allo stesso tempo, egli trovò delle imperfezioni nei suoi metodi di pratica, specialmente dopo aver visto l’incredibile lavoro di spada di Ueshiba e notando l’assenza di tecniche di spada nel bagaglio dell’Arte, così come gli veniva insegnata.

Per rimediare alla cosa, Nishio iniziò lo studio dello Iaido (Muso Jikiden Eishin Ryu) con il 10° Dan Shigenori Sano nel 1955, e quindi Jodo (Shinto Muso Ryu) con il famoso Takaji Shimizu (1896 – 1978). Ciascuna di queste Arti contribuì ad aumentare la sua conoscenza delle armi e a suo dire completò il suo addestramento di Aikido.

Non tutti però a quel tempo condivisero le personali necessità che lo condussero alle sue escursioni nelle altre Arti Marziali; il suo Aikido iniziò perciò ad acquisire uno stile unico.

Egli era anche insoddisfatto della relativa debolezza delle tecniche di proiezione dell’Aikido, che comprendevano principalmente irimi nage, shi ho nage e kote gaeshi. Poco alla volta, egli sviluppò il proprio repertorio innovativo di tecniche che comprendevano proiezioni di anca (koshi waza), basate sulle sue esperienze passate nel Judo. Allo stesso modo, egli incorporò sistematicamente modelli di atemi nei movimenti di spada per facilitare l’impostazione e l’esecuzione delle tecniche. Nishio concepì anche una didattica che comprendesse jo e ken integrati alle tecniche a mani nude, utilizzando la sua vasta esperienza con le armi.

Il suo sistema presenta pochi punti in comune con il più diffuso metodo codificato da Morihiro Saito Sensei.

Iniziò l’insegnamento nell’anno 1955 e raggiunse il grado di 5° Dan nel 1958, dopo solo sei anni di pratica. Va detto che storicamente, nei primi anni dell’Aikido, questa non era una cosa del tutto eccezionale e molte delle figure principali degli anni ‘40 e ’50, come Koichi Tohei Sensei, Morihiro Saito Sensei, Seigo Yamaguchi Sensei, Michio Hikitsuchi Sensei - e numerosi altri -, venivamo promossi rapidamente.

Nishio iniziò ad insegnare sempre più spesso all’esterno e a frequentare sempre meno l’Hombu Dojo. Egli era impiegato alla Zecca giapponese durante il giorno ed insegnava la sera in varie zone di Tokyo e dintorni.

La rete dei Dojo di Nishio praticava metodi che erano spesso visti come una deviazione dagli standard dell’Hombu Dojo, basato principalmente sugli approcci di Kisshomaru Ueshiba e Koichi Tohei. Mantenne comunque stretti legami con la sede centrale dell’organizzazione, partecipando regolarmente a grandi dimostrazioni ed eventi sociali. Il Fondatore e suo figlio apparivano spesso come ospiti alle lezioni nei Dojo affiliati di Nishio.

Quando egli lasciò il suo lavoro alla Zecca nel 1980 era 8° Dan Aikikai di Aikido, 7° Dan di Iaido Nihon Zendoku, 6° Dan di Kodokan Judo e 5° Dan di Karate Shindō Jinen Ryu.


Divenuto libero di dedicarsi totalmente all’insegnamento dell’Aikido, espanse le sue attività al di fuori del Giappone, ed in particolare compresero frequenti viaggi in Scandinavia, negli Stati Uniti, ed in vari paesi europei, fra i quali la Francia venne prediletta. Nishio Sensei mantenne per circa 20 anni un programma di insegnamento attivo che comprendeva regolari viaggi all’estero, ma il graduale peggioramento della sua salute lo obbligò a diminuire l’attività negli ultimi anni della sua vita.

Scrisse il libro "Aikido: Yurusu Budo" ("Il Budo dell’Accettazione"), pubblicato da Aiki News, nel quale presenta i principi chiave della sua arte attraverso l’esposizione delle tecniche di gyaku hanmi, ai hanmi katate dori, sode dori, kata dori menuchi, shomen uchi, e yokomen uchi. Vengono descritte in questo documento storico sia le tecniche a mani nude, che le loro versioni con jo e ken.

Una serie di 9 video vennero realizzati in quegli anni, attualmente commercializzati in formato DVD (1 - gyaku hanmi katate dori, 2 - ai hanmi katate dori, 3 - shomen uchi, 4 - yokomen uchi, 5 - ryote dori, 6 - sode dori, 7 - kata dori menuchi, 8 e 9 - tecniche di spada).

Nishio Sensei generò una nuova scuola di Iaido contenente movimenti derivanti dall’Aikido, denominata Aiki Toho Iaido o Nishio-Ryu Iai.

Egli durante la cerimonia del Kagami Biraki del 2003 ricevette l’onorevole premio di Budo Kyoryusho dalla Federazione Giapponese di Budo per il suo contributo allo sviluppo ed alla diffusione dell’Aikido in tutto il mondo nell’arco della sua lunga carriera marziale.

Il Maestro ci ha lasciati il 15 marzo del 2005, all’età di 77 anni, per una forma cancerogena letale ed i funerali si sono svolti in forma privata, all’esclusiva presenza dei suoi familiari.

Ulteriori notizie in merito alla metodologia di allenamento e filosofia personale di questo grandissimo Maestro e praticante di Aikido sono disponibili in italiano nell’articolo di Aikido Journal “Shoji Nishio (1927-2005): Genio innovativo dell’Aikido” (Traduzione di Gianni Canetti).


Per l’enorme contributo innovativo allo studio ed alla divulgazione dei principi dell’Aikido, Shoji Nishio Sensei di diritto può essere posto fra i “grandi” del mondo del Budo moderno.


domenica 8 giugno 2008

Aikimarathon: una buona idea

Cos'è una buona idea?

E' qualcosa che viene in mente a qualcuno per primo... a volte così meritevole e capace da volerla condividere subito con gli altri, senza pensare ai vantaggi che ne potrebbe trarre, alle critiche che potrebbe causare, ai profitti realizzabili.

In questo senso, ci viene da affermare che una buona idea è venuta l'anno scorso ad alcuni Aikidoka torinesi, che si sono ritrovati per organizzare e dare vita alla prima Aikimarathon mai registrata.

Di cosa si tratta?
Presto detto: del progetto di praticare Aikido ininterrottamente dall'alba al tramonto.
La manifestazione, l'anno scorso appena sfioratada chi scrive queste righe, si è rivelata quanto mai semplice, originale ed innovativa al contempo.

In una location immersa nel verde, nella prima periferia cittadina, ci si è trovati per praticare lezioni da 50 minuti che si susseguivano a pause di10 minuti, dalla mattina alla sera.

Gli allievi Aiki-Maratoneti venivano muniti di una scheda riassuntiva delle lezioni previste nell'arco della giornata... ciascun partecipante faceva vidimare la sua presenza all'insegnante che aveva tenuto la corrispondente lezione... così, man mano che la giornata procedeva, venivano accumulati "punti" per vincere la maratona. Al termine delmanifestazione, la persona con più ore sul tatami (che aveva saltato
meno lezioni) si è aggiudicato la vittoria (per la cronaca, a vincere è stato un Aikidoka classe 1943, che ha partecipato a tutte le 14 ore, con una Aikidoka - per galanteria non si dice l'età - anche lei partecipe a tutte le lezioni previste).
Una Aiki-spaghettata ha poi sancito la chiusura dell'Evento.

Le caratteristiche di un raduno diquesto tipo sono state innovative, a nostro giudizio per le seguenti ragioni:

- il costo di partecipazione è stato simbolico a fronte dell'enorme possibilità di pratica (14 ore complessive);

- gli insegnanti si alternavano liberamente, anche provenendo da estrazioni tecniche differenti, in modo tale da apportare continuo stimolo ai partecipanti;

- le lezioni erano studiate nella consapevolezza che numerose ore potevano essere già trascorse dall'inizio ed altrettante avrebbero potuto separare i partecipanti dalla fine: il rispetto per il fisico quindi è stata una priorità di non poco conto;

- i partecipanti sono stati coinvolti in una forma amicale "competitiva", pur praticando un'Arte intrinsecamente non competitiva per definizione... e ciò è avventuo nel più completo rispetto di questo assunto;

- gli insegnanti hanno rimandato, alternandosi fra loro, di non essere loro stessi in competizione... come spesso invece accade... offrendo ai partecipanti un esempio sano di applicazione di principi etici vissuti;

- il ritrovarsi perl'Aikido, all'insegna dell'Aikido e nulla più... volendo quasi mettere in mostra chi era desideroso di farne di più è stato un altro messaggio importante lanciato ai presenti, sottolineante quanto ogni Aikidoka maturo già ben comprende, ossia che non c'è mai voglia, tempo e passine in eccesso per la pratica e l'apprendimento dell'Arte che cirapisce;

- [DOVEROSA INTEGRAZIONE DEL 09/06/08] l'intero incasso dell'Evento è meritevolmente stato devoluto a favore di un'Associazione per la cura e tutela delle persone Diversamente Abili.

Una buona idea quindi!

Il Post non è, al solito, pensato perfare nomi e cognomi, ma siccome la manifestazione anche quest'anno si svolgerà ad Alpignano il 20/07/2008, non possimao che augurare ai suoi Organizzatori un sempre crescente riscontro della loro meritoria opera.

Continuate così!

lunedì 2 giugno 2008

Aikido Trailer

Ultimamente si realizzano e distribuiscono per le sale cinematografiche di tutto il globo film biografici di ogni tipo: moltissimi personaggi della storia sono fatti rivivere per essere resi noti al grande pubblico, per essere studiati meglio, rivisitati ed anche reinterpretati in chiave moderna...
Così negli anni abbiamo potuto ad esempio ammirare le gesta del famoso matematico John Nash (A Beautiful Mind), delle Regine Elisabetta d'Inghilterra (The Queen) e Maria Antonietta di Francia (Marie Antoinette), di Alessandro Magno (Alexander), del musicista Ray Charles (Rey), del mancato Nobel per la Pace Mahatma Gandhi... ma anche dei fuoriclasse sportivi Mohammed Alì (Alì) e del "Pibe de Oro" (Maradona - La mano de dios)...

Noi quindi potremmo aspettarci che, se non proprio George Lucas o Steven Spielberg, qualche Aiki-Regista un giorno decida, perché no, di ricordarsi di un bimbo giapponese nato nel dicembre del 1883 a Tanabe, nella prefettura di Wakayama.

Questo personaggio infatti negli anni sviluppò una forma di Budo a quel tempo sconosciuta, ma anche un'Arte etica, morale ed efficace, che ha cambiato la vita di molti altri esseri del pianeta... in meglio.
La sua opera ancora adesso continua, sull'onda lunga di ciò che egli ci ha lasciato da studiare, verificare e sviluppare.
Sarebbe un sacrilegio rappresentare questa dedizione in un film?
Sarebbe comprensibile ed apprezzata dal grande pubblico?
E dagli Aikidoka stessi?

Difficile rispondere con esattezza.
Una cosa è certa: fino a quando questo non dovesse avvenire (e se avvenisse, speriamo lo faccia qualitativamente!) saremo noi il film dell'Aikido, rivolto agli spettatori che si affacciano ai nostri Dojo per conoscerlo.
Noi i registi, gli attori principali, le comparse... gli stunt-man!



La lezione ha inizio: "ciak, si gira"... manteniamo alto l'audience fino ai titoli di coda del saluto finale!