lunedì 28 gennaio 2008

反逆人 L'uomo ribelle


Si descrive generalmente il Fondatore dell'Aikido come uno degli ultimi Maestri dell'antica tradizione: un autentico guerriero, filosofo, mistico e poeta che visse nel secolo scorso... le cui gesta sarà difficile che vengano nuovamente eguagliate.

Il mito dell'insuperabilità, tuttavia, ha in sé il grande limite di porre dei confini a priori, che di frequente si rivelano d'ostacolo per un ricercatore serio e motivato.

Se esaminassimo questa figura da un'ottica più insolita, meno "dottrinale" forse, sarebbe invece più semplice cogliere altre sue fondamentali caratteristiche... altrettanto importanti per chi decide di seguire le sue orme impegnative.
Non che ciò che viene raccontato usualmente sul suo conto sia falso (ci sono registrazioni storiche sulle grandi gesta marziali di Morihei, testimoni oculari ancora viventi...), ma cosa accadrebbe se ci proponessimo di dare voce ad alcuni suoi contemporanei? Come avrebbe potuto giudicare O' Sensei un giapponese della sua leva, cresciuto e vissuto nella sua stessa cultura e società?

Probabilmente egli non avrebbe avuto dubbi sulle etichetta da dare: "un uomo ribelle!".
... se non addirittura "un caso disperato"!

Ueshiba si mostrò particolarmente innovatore (e contro corrente) rispetto ad alcune ottiche socio-culturali in voga al suo tempo; facciamo qualche esempio.


- Il rapporto di Morihei con il suo Maestro, Sokaku Takeda:

esso non fu "di stampo tradizionale", potremmo affermare. Dopo un ispirante incontro (1915) ed un periodo passato al suo fianco nell'apprendimento a tempo pieno dell'efficace tecnica marziale (Sokaku aveva in merito una fama che lo precorreva) ed aver ottemperato nella più ferrea tradizione al "servizio completo" delle necessità personali del suo Sensei (ospitandolo, cucinando per lui, curandosi delle sue esigenze economiche...), egli avvertì che stava per prospettarsi l'orizzonte di nuove importanti esperienze (l'incontro con il reverendo Onisaburo Deguchi e con la fede Omoto Kyo), probabilmente in contemporanea ad una presa di coscienza in merito a qualche "divergenza di vedute" del suo imbattibile ed iroso referente (Sokaku aveva fama di guerriero formidabile, ma non pareva avesse particolarmente a cuore lo studio delle leggi dell'universo e/o l'armonia con il proprio avversario, né tanto meno aveva mostrato di volersi curare della integrità fisica di quest'ultimo... staccandogli a volte la testa e recapitandola alla polizia locale, ad esempio).

A questo punto avvenne la separazione dei due (1917): non si può dire la "rottura", in quanto Morihei regalò l'intera sua proprietà immobiliare di Shirataki al suo Maestro e si diresse ad Ayabe... Ma questo non era previsto dalla tradizione che potesse avvenire!

Pare quasi che il Fondatore abbia voluto pagare il pegno della sua libertà, ma si ricordi che un tempo un allievo era legato al suo Maestro fino a quando quest'ultimo non riteneva fosse venuto il momento giusto che il discepolo "camminasse con le proprie gambe", non di certo il contrario.
Sokaku non parve opporsi, ma ora restiamo nel nostro tema: Morihei è andato palesemente contro ciò che la tradizione guerriera permetteva... Cercando una via coerente con il suo pensiero era stato costretto a dividersi da quella del suo insegnante, implicitamente affermando così che quella di Takeda era "UNA strada", non "LA strada" (unica, vera, sola esistente)... Ma stiamo scherzando? Morihei, così, ha forse pensato di poter giungere più in là di quanto il tuo Maestro poteva mostrargli! E' stato un ribelle!


- La presa di posizione rispetto all'accettazione di allievi stranieri:

sarà superfluo ricordarlo, ma un tempo erano gli insegnanti ad esercitare il diritto di accettare o rifiutare un allievo che chiedeva di essere ammesso ai corsi. La cultura nazionalista giapponese, specie poggiante sulle ceneri della una rovinosa sconfitta subita durante il secondo confitto mondiale, non apriva certamente le porte dei suoi tesori "allo straniero", specie se occidentale.

Morihei accettò come allievi interni moltissimi studenti occidentali, fra lo sdegno di alcuni suoi allievi nipponici di alto rango. Egli fu nuovamente innovatore, affermando così che l'Aikido non ha razza o non è destinato a nessuna di esse in particolare, giacché costituisce patrimonio dell'umanità intera. Ma non fu capito e nuovamente etichettato come "ribelle" alla sacra tradizione.
Robert Nadeau Shihan, allievo diretto di O' Sensei ancora in attività, nei suoi racconti spesso rimanda come il Fondatore amasse particolarmente colloquiare con lui, stupendosi che questo straniero si mostrasse molto più interessato a conoscere a fondo la filosofia dell'Arte della Pace che i colleghi nipponici, "bravi solo" a chiedere dettagli geometrici su questa o quella tecnica!
Morihei ha così rischiato che proprio in mano di un disonorevole occidentale finisse tata primizia... Si direbbe incosciente delle responsabilità che si accollava, sprovveduto... oppure nuovamente ribelle!


- Il cambio di posizione in merito alle dimostrazioni pubbliche dell'Arte:

un tempo non era "fare allievi" il compito principale di un insegnante, anzi... bastavano pochi e buoni per tramandare un insegnamento, sempre nell'attenzione che esso non trapelasse al di fuori delle mura familiari o del proprio Clan. Fare "dimostrazione" pareva un inutile esibizione (poiché la pratica era unicamente occasione di formare se stessi e non c'era dunque nulla da esibire ad altri di ciò), che conduceva anche al pericolo di informare occhi indiscreti della propria attività...

Anche il Fondatore fu per molto tempo di questa idea: poi tuttavia qualcosa in lui cambiò ed egli si aprì all'esibizione della sua Arte anche al grande pubblico, permettendo addirittura ad una troupe cinematografica americana di essere ripreso per il famoso documentario "Rendez Vous with Adventure" (1958).
Nuovo sacrilegio: un occhio impertinente è penetrato nel cuore di uno dei Dojo più rinomati del Giappone...
A cosa pensava O' Sensei!?! A farsi pubblicità oltre oceano? A trovare il modo di farsi copiare o deridere nel modo più plateale possibile? Che impunito ribelle!


- Il saluto rituale eseguito al contrario:

il cerimoniale di ogni apertura e chiusura di lezione, così come di ogni scambio fra partners è da sempre stato normato e caratterizzato da importanti regole di etichetta. I samurai portavano tradizionalmente la katana sul lato sinistro del corpo, quindi veniva loro comodo inginocchiarsi prima con la gamba sinistra e quindi alzarsi prima con quella destra per essere fino all'ultimo pronti a sguainare la spada anche durante questo delicato e rispettoso inchino cerimoniale.
Quando la katana divenne un simbolo ed i praticanti non la vestirono più, il saluto rimase quello di un tempo, ad indice della massima prontezza fisica e mentale a cimentarsi con il repentino e imprevisto. Ogni budoka, Morihei per primo, ha conosciuto ed osservato questo protocollo (Morihiro Saito Sensei si scusava con gli allievi quando una problematica fisica alle ginocchia gli impediva di eseguire il saluto o una tecnica in modo corretto).
Ad un certo punto della sua ricerca però, il Fondatore iniziò ad eseguire il saluto cerimoniale al contrario, ossia piegando prima la gamba destra e rialzandosi con la sinistra...
Scandalo degli scandali! Questo gli costò l'insorgere di numerose polemiche quando venne osservato da maestri di alto rango provenienti da altre estrazioni marziali: che ne era del prezioso reishiki? Che esempio e che formazione poteva quindi offrire ai suoi allievi?
Quando gli fu chiesta ragione del suo "assurdo" comportamento Egli disse che la sua pratica si discostava oramai "dall'arte della guerra", da cui traeva origine il cerimoniale... ed il suo fare era opposto poiché egli ora insegnava "l'Arte della Pace".
Rimandò che gli non riteneva più utile essere pronto ad affrontare in ogni istante un nemico, perchè ai suoi occhi non c'erano più nemici che lo potessero affrontare, non c'erano più nemici da sconfiggere, ma solo individui da abbracciare in una fratellanza che va al di là dei conflitti che potevano apparire determinanti.


- Il Maestro con un principio di "Aiki-arterio sclerosi":

Gaku Homma Sensei, in qualità di testimone oculare, ha raccontato di un bizzarro stratagemma al quale è ricorso O' Sensei in tarda età, durante una dimostrazione dinnanzi ad un pubblico molto numeroso, rumoroso e distratto. Dietro le quinte del vasto locale egli fu microfonato per offrirgli la possibilità di raggiungere il pubblico con la voce durante l'esibizione. Il fonico però raccomandò con calore "all'anziano signore" di non sfiorare assolutamente il microfono per evitare fastidiosissimi fruscii e colpi improvvisi nelle casse stereofoniche dell'impianto di amplificazione.
Poi fu la volta della sua entrata in scena.
O' Sensei si rese conto dell'atmosfera che regnava nel luogo, della sommaria tensione di fondo nella quale si trovava per via di tutti gli eccessivi brusii e chiacchiere che avrebbero rischiato di costellare il suo operato. Quindi si finse "rimbambito": iniziò a manipolare il microfono causando incredibili crepitii nell'audio, con l'espressione di un vecchietto che curiosamente ispeziona "l'aggeggio magico" di cui è stato dotato. Subito una grossa risata si levò dal pubblico che richiamato dal rumore non poté che assistere alla comica scenetta.
La tensione a seguito di quello "sfogo collettivo" subito calò e gli spettatori vennero simpaticamente catturati dalla nuova figura entrata in scena: l'attenzione si spostò naturalmente su di lui, che subito abbandonò la parte di attore per assumere il ruolo di Aikidoka, sorprendendo gli astanti con le sue incredibili prodezze.
Cosa fu O' Sensei... un vecchietto rimbambito o il più fine degli psicologi?
Fu sicuramente un ribelle (almeno dal punto di vista del fonico!).


- Un guerriero che afferma cose "inopportune":

"Avere cura del proprio avversario e trattarlo con la delicatezza che si utilizzerebbe con un neonato" ... "Proiettare gentilmente"...

"Porta i nemici, nel nome della Via, a ritrovare i sensi con parole basate sull’amore". (Doka 58)

"Ogni guerriero riceve in dono la vita, la porta ovunque: Amore è vita, essenza del Divino Progetto". (Doka 61)

... ma stiamo scherzando? Cosa sono queste romanticherie!
"L'avversario ti attacca e tu devi neutralizzarlo nel modo più veloce ed efficace"... "E' lui che ha attaccato, lui ha la responsabilità di ciò che gli accadrà a seguito della sua inopportuna azione!": questo è esattamente ciò che hanno sempre ritenuto fondato le scuole marziali di ogni latitudine prima dell'avvento di O' Sensei.

Egli è invece venuto a portare un altro messaggio, più sottile forse e più difficile da vivere nel quotidiano: "se per salvarti la vita da un assassino lo uccidessi, non cambierebbe in numero degli assassini al mondo". E' forse un modo orientale per dire il ben più famoso "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te", ma quale innovazione nel mondo della ferrea disciplina tradizionale guerriera!
Egli fu ancora una volta ribelle ed uscì dagli schemi per portare l'inedito... e fece bene a giudicare dalla risonanza che l'Aikido sta ottenendo nel mondo!

Non volle divenire bravo come il suo Maestro, ma bravo come la parte più profonda di sé... che con coraggio ha fatto emergere al mondo: non è divenuto "il secondo" dei guerrieri Takeda, ma "il primo dei guerrieri Ueshiba"!

Offerse i suoi insegnamenti anche e soprattutto a coloro che si mostravano più distanti dalle storiche tradizioni che hanno fatto da culla all'Aikido.

Cercò ogni modalità e tecnologia per diffondere il suo pensiero.

Scandalizzò nel sedersi e nel rialzarsi per lanciare un messaggio profondo, non curante del fatto che non sarebbe forse stato colto nella sua essenza dai più (com'è infatti avvenuto).

Fece lo sciocco per avere l'opportunità di mostrare cose intelligenti.

Ebbe il coraggio di portare la parola PACE all'interno "dell'arte della guerra", affiancando alle parole storicamente considerate fondamentali, ossia "efficacia" e "vittoria", anche i più etici termini "incontro" e "scambio".

Per riassumere il tutto con poche parole potemmo dire "si è assunto le proprie responsabilità", discostandosi dalla norma ha corso i suoi rischi... per essere se stesso ha affrontato la possibilità della solitudine, ma non si è uniformato in ciò che non sentiva appartenergli.

Quanto dell'Aikido che ci viene insegnato ha queste caratteristiche?

Quanti Maestri luminari si trincerano dietro la tradizione e dietro una rinomata scuola per far valere il loro curriculum?

Quanti siti internet prospettano il lineage che parte da O' Sensei ed arriva al Dojo-Cho di provincia, quasi a dimostrare una "discendenza divina" acquisita da pure ed accreditate fonti?

Tutto ciò fa parte della storia e della tradizione antecedente ad O' sensei, quindi è comprensibile, ma egli stesso non perpetrò più di tanto la tendenza: il Fondatore non fece così, non c'era praticamente nessuno dietro di lui, se non innanzi tutto se stesso.

Questo atteggiamento lo caratterizzò almeno quanto le sue tecniche e la sua avvincente filosofia, perchè non studiare anche questo?

Si potrebbe commentare: "Ma io non sono mica il Fondatore, di O' Sensei ce n'è stato solo uno!"... ricadendo nuovamente nel mito/trappola dell'insuperabilità.

Fortunatamente Egli non se lo pose troppo seriamente e quindi poté arrivare dove arrivò. Come disse infatti Albert Einstein, suo contemporaneo ("a volte tutti pensano che una cosa sia impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa"), la liberà di pensiero e di azione è la base per portare nel mondo qualcosa di bello che ancora non c'è.

Al solito, la libertà usata male non porta a grandi traguardi si sa: questo può significare che il sentirsi troppo in diritto di apportare liberamente qualsiasi tipo di "modifica" all'Arte può essere molto pericoloso, soprattutto in ambito tecnico. Il pululare di stili personali di secondo o terz'ordine infatti ne è una chiara dimostrazione... ma questo vuole essere uno stimolo di riflessione per l'altrettanto sbilanciata tendenza a conservare e tramandare in modo maniacale ed esclusivo ciò che ci è stato dato: non fu il "metodo Ueshiba", anzi.. se egli stesso l'avesse pensata così, oggi praticheremo una forma di "Takeda Ryu", non Aikido.

Impariamo la lezione della "parabola dei talenti" quindi noi Aikidoka, oltre che le affascinanti tecniche di O' Sensei: non per diventare "un secondo Morihei Ueshiba", ma per essere "i primi noi stessi" che ci sono al mondo.

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Questo articolo è stato scritto in qualità di "pensiero ad alta voce" e stimolo di riflessione, sulla base di dati storici documentati: nello spirito dei contenuti e seguendo un esempio che credono importante e significativo gli autori sono lieti di assumersi la responsabilità di quanto affermato in conclusione.

Saranno altrettanto lieti di accogliere e condividere i vostri numerosi punti di vista e riflessioni personali in merito.

sabato 26 gennaio 2008

合氣戸籍 Aiki-Censimento: situazione e precisazioni

Ci stanno giungendo numerosi contributi a rinforzo dei servizi da noi offerti: di questo rimandiamo a ciascuno la nostra sincera gratitudine.

Con l'occasione precisiamo che gli eventuali Enti patrocinanti che ad oggi non fossero ancora stati inseriti nella lista apposita sulla colonna di destra rappresentano casi di Realtà semplicemente non conosciute direttamente dalla Redazione: non è quindi, com'è ovvio, nostra intenzione discriminare nessun praticante e nessun Gruppo specifico.

Continuate a segnalarci gli Enti che ancora dovessero mancare e sarà nostra cura, previa verifica di idoneità e reperimento di indirizzo web al quale legare il link, pubblicarli al più presto.

Ricordiamo a tutti coloro che ci scrivono ponendoci precise domande di non farlo in qualità di "Anonimi", poiché non è sempre possibile utilizzare lo spazio comune per rispondere ai singoli, né è possibile rintracciare i curiosi in altro modo, giacché sono intervenuti appunto come "Anonimi"!

La ricezione di nuovi aggiornamenti sui dati del censimento continua fluidamente.
Alcuni Enti ci hanno contattato fornendo nuovi numeri in grado di riscrivere, almeno in parte, il quadro già tracciato.
E' nostra intenzione continuare a fornire un rimando il più possibile aderente alla realtà dell'Arte che ci appassiona, ma per fare questo vi chiediamo cortesemente di dare ai vostri contributi la forma omogenea che viene tracciata di seguito.

Fornite la Redazione di tutti gli strumenti per effettuare nuovamente le elaborazioni, ossia specificate nel modo migliore possibile i dati relativi di ciascun Dojo che ci viene segnalato.

Dati essenziali:
- Nome Dojo
- Località
- Ente (o Enti di appartenenza)
- Nome e grado del Referente

Dati opzionali:
- Indirizzo Dojo
- Riferimenti telefonici (Dojo, telefoni mobili)
- Riferimenti web (indirizzo sito, indirizzo e-mail)
- Ogni ulteriore dato in possesso non compreso fra i precedenti (numero Allievi, gradi
Allievi, anni dall'inizio dell'attività del Dojo...)

Questo si rende necessario giacché i dati che ci fornite non compaiono nei database pubblici (altrimenti sarebbero già stati inclusi nella nostra indagine) ed è corretto che le cifre vengano ricalcolate in modo indipendente dal mittente... sia a nostra cura e sia da chiunque ce ne facesse richiesta, per scongiurare il pericolo di spiacevoli manipolazioni.

Non inviate quindi dati che non volete vengano diffusi!

Le tempistiche con le quali sarà possibile pubblicare un nuovo aggiornamento dei files dipendono dalla velocità con cui ci giungeranno i nuovi dati. Stiamo attualmente attendendo di avere un numero ragionevole di modifiche da apportare, tale da giustificare il ripetersi di tutta l'analisi statistica (poveri noi!). Si stima un paio di mesi. Siate pazienti...

Altre numerose sorprese seguiranno!

lunedì 21 gennaio 2008

情報 Novità: colonna destra

- Aggiunto elenco "Etichette post", per la ricerca degli argomenti ed i link diretti ad essi

- Aggiunti due Enti patrocinanti la pratica in Italia

- Aggiunti tre nuovi "Eventi: gennaio-febbraio '08"

sabato 19 gennaio 2008

受身 Ukemi: un significato profondo

Una delle cose che forse maggiormente colpiscono un profano è il vedere le spettacolari cadute in cui gli Aikidoka sono soliti cimentarsi.

Ukemi... questo termine usuale per chi pratica, viene solitamente tradotto con "caduta", ma in realtà ha un'etimologia più ampia. "Uke" deriva dal verbo "ukeru", ossia "ricevere", mentre "mi" è uno dei modi di dire "corpo"... ukemi quindi è "il corpo che riceve" (nel fotomontaggio a lato: Miles Kessler Sensei e l'autore... che non si sono mai allenati realmente sulle pendici del monte Fuji!).

Solitamente ricevendo una tecnica, si finisce al suolo... perciò ukemi ha largamente assunto il significato dell'atto di cadere; tuttavia il concetto di corpo che riceve è più profondo, poiché si rifà a tutte le occasioni in cui il fisico si adatta, cambia repentinamente per far fronte ad una situazione nuova ed inaspettata, senza opporsi direttamente alla medesima. Potremmo paragonare ukemi all'arte del surfista: egli aspetta la sua onda, e quindi la cavalca aggiustando i suoi equilibri in modo da non contrastare la sua forza (enormemente superiore), ma soprattutto, così da godersi fino in fondo e più a lungo possibile, la bellissima sensazione dell'essere UNO con il mare.

I principiante solitamente trovano nelle cadute uno dei principali scogli della loro pratica: un Aikidoka però passa circa il 50% del suo tempo a cadere sul tatami e a rialzarsi per poi rendere il favore al suo compagno... quindi è fondamentale per gli insegnanti insistere molto sul continuo allenamento delle cadute. Ma perchè tanta osticità ad apprenderle?!

Fin da piccoli ci è stato ripetuto che "non si sta per terra", che "per terra è sporco", che "quando uno cade a terra rischia di farsi male"... tutti questi condizionamenti non aiutano certo a prendere una confidenza immediata con il suolo: ci vuole tempo... tempo per apprendere nuovamente il piacere e la fiducia di rapportarci con ciò che ci sostiene.

Anche la società nella quale viviamo manda chiari messaggi: in basso ci sarebbero le "cose" sporche e rozze (i piedi, i vermi, anche l'Infermo è stato spesso rappresentato come sotterraneo), mentre in alto troverebbero posto solo le "cose" importanti, pure, belle, meritevoli (la testa, lo sguardo, il cervello - spesso confuso con la mente -, le farfalle... dio stesso, che dimorerebbe "nell'alto dei cieli"). Anche questo fatto non aiuta a convincerci che si può stare bene, al sicuro... ci si può addirittura divertire a piedi in su e testa in giù.

L'Aikido però chiede spesso di cambiare prospettiva nell'approccio alle realtà solite: ukemi è sicuramente un clamoroso esempio di questo.

La capacità di adattare velocemente la postura del proprio corpo al fine di minimizzare o annullare il danno subito a causa delle circostanze (in kaeshi waza, addirittura, di ribaltare la situazione a proprio favore) è estremamente importante nelle arti marziali.

Ma c'è un'altro ambito nel quale pare che ukemi venga simbolicamente a dare il suo prezioso contributo...

Parliamo di quelle situazioni nelle quali la resistenza che ci viene opposta è molto maggiore di quella che noi stessi possediamo, di quando veniamo "sbattuti a terra", ossia "abbattuti" da un'inaspettata presa di posizione degli eventi: questo ambito si potrebbe chiamare vita.

L'Aikido ci insegna a non opporre eccessiva resistenza, ad "accettare" di essere sbilanciati, fino anche a cadere al suolo. Insegna però anche come farlo nel modo più innocuo, nel rispetto cioè di chi subisce l'evento... ed, oltre tutto, a rialzarsi repentinamente in piedi dopo di esso e tornare ad agire.

E' un'immagine curiosa se paragonata a quella delle paure di insuccesso che ciascuno di noi prova nelle azioni che compie: l'Aikidoka attacca ed a seguito di questo finisce al suolo, ma non molla... cade in modo spettacolare e subito si rialza e ritorna nel suo intento. Solo la stanchezza lo ferma, non la possibilità di fallire o di farsi male.

Che nella vita ci siano delle "cadute" è implicito, nessuno ne è immune: il valore aggiunto potrebbe essere quindi quello di cercare di capire come farsi meno male possibile e ritornare a tentare un'altra volta... anzichè evitare che accada. Entri in un Dojo chi vuol avere materiale ed esempi in abbondanza su cui riflettere e da integrare nel proprio vissuto.

mercoledì 16 gennaio 2008

Aikido e medicina cinese

La plurimillenaria cultura cinese è stata ormai riconosciuta in modo popolare quale depositaria di importanti conoscenze mediche, ancora non del tutto indagate e/o comprese dalla scienza moderna.

La tesi che nel corpo umano sia percorso da numerosi canali energetici, precisamente tracciabili nell'anatomia è stata un tempo alla base della diagnosi e della conseguente cura di ogni tipo di malessere e malattia (e lo è ancora oggi). All'interno di questi canali, detti meridiani scorrerebbe (in caso di salute) o ristagnerebbe (in caso di patologia) una forma di energia, in Cina chiamata Chi (o Qi)... e dalla quale si è nel tempo delineato il concetto nipponico di Ki, noto a tutti gli Aikidoka.

Pur non essendo questa la sede per un approssimativo riassunto sulla medicina cinese, è importante ricordare che al giorno d'oggi, nonostante la scienza non abbia potuto trovare traccia fisica della realtà di questo assunto, essa stessa conferma che il corpo umano "pare comportarsi" come se queste ramificazioni energetiche effettivamente esistessero e fossero operanti.

La bontà dell'agopuntura, un tempo tanto avvolta da polemica, oggi è fuor di dubbio, tant'è che numerosi Servizi Sanitari Pubblici si appoggiano a Centri che se ne occupano... quando tale pratica non è addirittura prevista al loro interno.

Palliativo al dolore... tecnica di riequilibrio del sistema nervoso... molte cose sono state dette, ma una cosa è certa: la teoria dei meridiani, sebbene non dimostrata, ha dato un riscontro positivo apprezzabile dalle sue applicazioni in campo medico. Ma la scienza è abituata a cose di questo genere.

Un esempio per tutti: è stato supposto che la materia stessa sia formata da
particelle elementari infinitesimali, non perchè queste siano state sperimentalmente scoperte, ma per spiegare i fenomeni osservabili... delle quali esse, esistendo sarebbero causa. Particelle "teoriche" per spiegare realtà oggettive: proprio come l'idea dei meridiani spiega, ma non dimostra, gli effetti di aghi posizionati sapientemente lungo il corpo. Quindi è nato prima l'uovo occidentale o la gallina cinese?

Noi siamo però qui a parlare di Aikido... a che prò questa parentesi "storico-culturale"?

Presto detto: nel considerare diverse realtà a sé stanti risulta difficile trovare attinenza fra le varie tradizioni... ma, esaminando i dati in modo comparato, il quadro che si forma è ben diverso.

Sono stati a fianco riportati i tracciati di quattro famosi meridiani energetici della medicina cinese all'interno del corpo umano (meridiano "Maestro del Cuore", meridiano "Triplice Riscaldatore", meridiano "del Cuore" e meridiano "dell'Intestino Tenue").

Senza entrare nel dettaglio delle loro caratteristiche, subito un aspetto dovrebbe colpire un Aiki-occhio allenato: tutto il katame waza (ossia le tecniche di immobilizzazione, quali Ikkyo, Nikyo, Sankyo, Yonkyo Gokyo e Rokkyo), sia omote che ura, utilizza, sollecita, stimola e interagisce direttamente con questi percorsi.

Più in generale, dato che la maggioranza delle tecniche di Aikido vengono ad interessare le braccia dell'attaccante, questi "meridiani" sarebbero anche il luogo di lavoro ed espressione di shi ho nage, kote gaeshi, kokyu nage, kaiten nage, juji nage, ude garami... e di molte altre famose forme da noi tutti praticate.

La domanda e lo stimolo, scopo principale di queste pagine, è quindi: se i risultati terapeutici dell'applicazione della teoria dei meridiani corporei (non solo agopuntura, anche Shiatsu, ad esempio) è quasi unanimamente riconosciuta... che dire di una pratica come l'Aikido che è solita focalizzarsi, stimolare, massaggiare, manipolare gli stessi luoghi dei loro passaggi?

Questo discorso è stato per semplicità focalizzato sui meridiani che interessano le braccia, ma se fosse ampliato ai percorsi di quelli che scorrono lungo la colonna, le anche... il centro corporeo, tanto caro ai nostri discorsi?

Un saggio un giorno disse: "la pace sta alle nazioni, come la salute sta al corpo"... intendendo forse che pace e salute sono concetti correlati ed infondo simili, rispecchianti un particolare stato di armonia, riferita ora al macro (continenti, stati e nazioni), ora al micro (corpo umano, psiche). Non si sa se sia effettivamente così, ma a noi piace pensare che il compito dell'Aikido sia grande, perciò amiamo riferirci ad esso come l'Arte della Pace, dell'Armonia e della Salute (O' Sensei ha sicuramente da insegnare qualcosa sulla longevità qualitativa, mediante il suo esempio!).

Forse sul tatami riceviamo già i nostri piccoli ed inconsci trattamenti Shiatsu, le digitopressioni ed i movimenti strutturati delle catene ossee, che si pagano profumatamente dagli specialisti addetti ai lavori...
Forse è così... forse no, ma se qualcosa di buono giungesse dal toccarsi come l'Aikido insegna, è meraviglioso pensare che, con il continuo scambio dei ruoli, ciascuno restituirebbe immediatamente il beneficio al proprio "terapeuta"... in un massaggio continuo, vicendevole e profondo, fino ai canali in cui i Cinesi dell'antichità credevano risiedesse l'energia della vita stessa.

giovedì 10 gennaio 2008

Trasformazioni di energia

Spesso si sente dire che l'Aikido è basato sulla possibilità di "ritorcere" contro l'avversario l'energia con la quale egli stesso attacca. Si è soliti essere però vaghi nell'indagare sulle origini e caratteristiche di questa "energia"... anche perchè il termine si presta a ricoprire svariate sfumature. E' oggi chiaro e descrivibile di cosa si tratti se essa viene interpretata come manifestazione di origine fisica e/o mentale... mentre, quando viene chiamata in campo una fenomenologia di origine spirituale, non si ha un preciso ed univoco schema di riferimento al quale riferirci... generalmente, quindi, ogni cultura interpreta "l'oggetto misterioso" alla luce della propria specifica tradizione spirituale. Il Giappone si parla di Ki, termine che se viene tradotto con "energia" assume forse un significato improprio o, quantomeno, limitato.

Nell'incontro fra tori e uke (o nage) sono quindi molte le energie esprimibili... ma ora non rivolgiamo lo sguardo alla loro tipologia, ma alle possibilità di trasformazione che esse manifestano. Ovviamente, tutto appare più esemplificabile e chiaro per esseri (anche) materiali, come gli uomini, quando l'oggetto osservato è esso stesso di origine fisica, perciò utilizzeremo uno strumento di questa natura.

Ogni cultura, così come possiede una propria tradizione spirituale specifica, ha una versione più o meno analoga di giocattolo con il quale fare divertire i propri bambini: si tratta di una sorta di molla, una lunga spirale variopinta, che ha la caratteristica di muoversi con particolare effetto quando viene lasciata cadere da un luogo più alto ad uno più basso, come le gradinate di una scala. In Italia questo gioco forse non ha un nome specifico, ma lo si può trovare anche al giorno d'oggi su qualche bancarella: solitamente è fatta di plastica, con sopra stampigliato "Made in Taiwan". Bene o male ciascuno di noi ha un'idea di cosa si tratti... chissà se ci sono Aikidoka che non hanno perso il gusto di giocarci?!

Questo bizzarro strumento ha la caratteristica di accumulare in sé l'energia cinetica "di una prima spinta" e di esprimerla nuovamente, per effetto della forza di gravità, fino a quando "ci sono gradini" nella scala sulla quale si gioca...

La molla è semplicemente qualcosa di inerte, che se messa in moto possiede però un'innata capacità di non perdere nulla dell'energia iniziale e di continuare a trasformarla da cinetica a potenziale, quindi nuovamente in cinetica... ab libitum.

Per analogia, se l'attaccante fosse "la scala" e chi riceve la tecnica fosse "il giocattolo", questi si lascerebbe attraversare completamente dall'impulso ricevuto, restituendolo in egual misura... inalterato. Se l'aggressione avvenisse con energia pari a 100 (appositamente scritto senza unità di misura), tori lascerebbe passare questa quota su di sé, restituendola "al prossimo gradino".
Gli Aikidoka quindi, non solo si allenerebbero per trasformare ciò che ad essi giunge, ma anche per (ri-) dirigere il fenomeno verso la sua fonte e causa: nell'esempio di cui sopra ciò sarebbe visualizzabile con una molla che precipita nel gradino sottostante per effetto della spinta iniziale... ma che quindi, proprio a causa di ciò... torna sul gradino precedente, a riportare "le cose" come all'inizio dell'azione.

Potrebbe essere questa una rappresentazione efficace degli scambi che possono avvenire fra tori ed uke?

Sicuramente sarà comune l'esperienza del rialzarsi a seguito di una caduta: noi tutti sappiamo che la facilità con cui ciò avviene è funzione di quanto permettiamo all'energia dell'azione di trasformarsi grazie a noi ed attraverso il nostro corpo. Se questa era alta e noi sappiamo recitare bene "la parte della molla", ritornare in piedi è un qualcosa di automatico, privo di sforzo...

Questo però è quanto si riferisce ad un piano materiale, fisico: si potrebbe pensare altrettanto del piano mentale, emotivo (...spirituale)?

Se la molla non dissipasse realmente energia (in realtà ne dissipa), avremmo inventato il "motore perpetuo", cioè quello che, una volta messo in funzione, procede "senza consumare benzina": la fisica afferma con certezza che ciò è impossibile e che non potrà mai avverarsi...
ma potremmo noi considerare l'Aikido il tentativo di realizzare con noi stessi questo utopico progetto? ... sicuramente utopico, vista la fatica che spesso si compie per realizzare una tecnica!?

La ricerca di buoni modelli di rappresentazione delle realtà che studiamo continua imperterrita, ma se anche questo tentativo possiede qualcosa da trasmettere... afferiamola al volo e non dimentichiamo la lezione più grande che esso può venire a darci, ossia: quanto Aikido ci è potuto passare tra le mani da bambini, quando nemmeno ipotizzavamo che avesse questo nome!

martedì 8 gennaio 2008

合氣戸籍 Aiki-Censimento Updated!

Aggiunti nuovi Dojo, eliminati alcuni errori di trascrizione dei nominativi, aggiornati i link con i data-base degli Enti patrocinanti: questo ed altro ancora nel nuovo file aggiornato, sempre consultabile e scaricabile nella colonna di destra alla voce "Aiki-Censimento".

venerdì 4 gennaio 2008

W la discordia

Benedetta sia la discordia... che ci permette di fare Aikido!
Già, non dimentichiamo, l'unica possibilità di applicazione della nostra Arte è la spiacevole occasione di trovarci in un conflitto, in una situazione nella quale le opinioni sono divergenti. Chi mi attacca vorrebbe forse uccidermi... io non sono d'accordo: questo forse è il più antico, ma autentico, dei conflitti di interesse.

Ciò posto, dovrebbe essere naturale per un Aikidoka "stare sotto attacco" o in una situazione di tensione... che culmina, appunto nell'espressione pacifica dell'Aikido stesso.

Le tendenze naturali dell'uomo tuttavia sono altre... e nella fattispecie principalmente altre tre:

1 - subire passivamente un attacco, sperando che poi l'attaccante si stanchi e smetta;
2 - fuggire dall'aggressione, sperando che l'attaccante non abbia l'intenzione di lanciarsi all'inseguimento;
3 - attaccare, a propria volta, con più violenza di quella ricevuta... in modo da intimidire l'aggressore, convincendolo della sua inferiorità ed inducendolo a smettere almeno per paura che la situazione possa rovesciarsi a suo svantaggio.

Nel mondo degli animali gli esempi di questi atteggiamenti si sprecano:

1- il camaleonte, il riccio, il gambero... stanno fermi, aspettando che passi "la bufera";
2 - la gazzella scappa dalle fauci del leone, confidando nell'elevata capacità di correre;
3 - il gatto, il serpente, l'orso... si gonfiano o si ergono maggiormente durante la lotta, per intimidire l'avversario con la propria possenza e quindi presunta pericolosità.

E l'Aikidoka come si pone rispetto al sopraggiungere di un attacco?
Forse opta per una "via di mezzo": rifiuta di riceverlo passivamente, ma non fugge... sta sufficientemente vicino all'attacco stesso, ma non per contrattaccare più forte... è alla fine, se è sufficientemente abile, pone quiete al centro del conflitto, controllando la forza aggressiva... evitando di essere da essa leso ed evitando anche di ledere l'attaccante.

E' chiaro scopo di queste pagine, scritte solo da Aikidoka, utilizzare nello stesso modo le parole negli scambi sul Web. Come dichiarato all'inizio delle nostre attività (cfr. post "Etichetta" del 7/11/07), questo luogo virtuale è stato creato per proporre stimoli, confronti, condividere le proprie posizioni... ascoltare quelle degli altri allo scopo di un mutuo arricchimento. E' assolutamente vietata ogni forma di svalutazione reciproca, anche se si risultante da opinioni in disaccordo, punti di vista differente dal proprio.

Quest'oggi la redazione si è vista costretta a rimuovere un post che conteneva, in un turpiloquio notevole, solo giudizi gratuiti, non supportati da alcuna argomentazione. L'accesso ai lettori è per ora stato mantenuto libero, tenendo tuttavia presente che si renderà necessario l'intervento di un servizio di moderazione maggiore qualora l'immaturità di qualcuno tendesse all'unica cosa che non è consentita in questo spazio: la svalutazione.
Troviamo altre vie per esprimere la discordia, che come già detto, sta di per sè simpatica agli Aikidoka appassionati... anche perchè l'efficacia dei provvedimenti è in grado da sola, così come una buona tecnica richiede, di sedare immediatamente un tentativo poco felice di attacco.

"Aikido wa ichiban budo desu"
"l'Aikido è prima di tutto un'arte marziale"
soleva dire un famoso Maestro.

Gli Aikidoka, quindi, sappiano essere marzialmente "fermi", oltre che pacifisti... così come si è deciso qui di fare.

martedì 1 gennaio 2008

2008: un anno da tatami

Parrebbe che l'anno alle porte possa essere l'ideale per una nuova sfida a ciascuno dei cultori dell'Aikido. Lo è stato anche in passato, ma gradualmente ora sempre più, man mano che la confidenza con l'Arte di Ueshiba viene stretta e man mano che essa si intreccia più profondamente con le vite di ciascuno di noi... può anche venire sempre più naturale una riflessione sulla pratica che ci accompagnerà in questo nuovo periodo.

"Un anno da tatami" potrebbe essere interpretato come "un anno nel quale praticare più Aikido", cosa senza dubbio interessante e salutare per molti di noi, soprattutto per chi ancora esita a ricavarsi con costanza i propri spazi personali e si ritrova relegato in una sorta di "Aiki-limbo"... cioè a dimenticare ciò che si apprende ancora prima che una successiva lezione consolidi le nozioni faticosamente guadagnate...

Ma "un anno da tatami" potrebbe essere visto anche come un periodo nel quale non fare più Aikido, bensì farlo meglio. Migliorare la qualità della nostra pratica è senza dubbio un obiettivo altrettanto importante e saggio quanto quello di incrementarne le occasioni. Meno distrazione, disimpegno... più focalizzazione attenta nel qui ed ora fanno di un ora di allenamento una pietra preziosa, il valore della quale si riscuote sempre e anche a lungo nel futuro.

Ed in fine "un anno da tatami" vuole essere l'augurio di un'estensione dei nostri luoghi di pratica, così che l'Aikido possa essere praticato soprattutto al di fuori del tradizionale tatami... oppure, similmente... che ciascuno di noi possa immaginare il tatami estendersi ovunque si vada e che le giornate che vivremo possano essere considerate esse stesse "un Dojo", nel quale apprendere e tenere alte le filosofie pacifiste che tanto ci appassionano quando siamo vestiti da giapponesi.

Buon anno quindi!... Buon anno anche ad Aikime, che a poco più di due mesi dalla nascita ha visto avvicendarsi sulle sue pagine oltre 1000 persone. Continua nella tua missione di Aiki-occhio attento sulla realtà che amiamo: noi proveremo a fare "cose belle" legate all'Aikido, così che il tuo sguardo incontri realtà che meritano di essere guardate volentieri!